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Anziani e terremotati, a Roma per chiedere aiuto

منذ 2 hours 10 min

Sante Sebastiani pronuncia il suo nome – così, come registrato all’anagrafe – più di un anno dopo averci guidato per la prima volta tra le strade tortuose e innevate della Valle dell’Alto Aterno. Siamo in provincia dell’Aquila e Santino, come lo chiamano tutti qui, 67 anni, iscritto alla Cgil per la prima volta più di 40 anni fa, per anni responsabile dell’ufficio di collocamento di Montereale, è il segretario della Lega territoriale dello Spi Cgil. La carica indica che è un pensionato che continua a darsi da fare su un territorio che in otto anni è stato letteralmente devastato da due terremoti: quello del 6 aprile 2009 e gli altri che si sono succeduti dal 23 agosto 2016.

“Abbiamo organizzato un pullman per essere domani (17 dicembre, ndr) a Roma per denunciare le nostre tribolazioni. Qui la ricostruzione è partita solo per i danni del primo sisma. I terremoti di Amatrice e del Centro Italia sono stati ancora più rovinosi, ma la ricostruzione è ferma al palo. Manca un coordinamento di forze politiche e sociali che faccia pressione sui centri di potere”.

In questa regione, la comunità principale vive a Montereale. A mezz’ora di strada, dopo aver risalito l’altipiano, c’è Campotosto, un borgo sulle sponde dell’omonimo lago. Per Santino “queste zone hanno una grande vocazione turistica, però si sono spopolate perché, dopo il secondo terremoto, i giovani, che già prima non avevano grandi prospettive, sono emigrati, andati via”.

Amatrice dista 16 chilometri. Tre ore di sentiero segnato dagli alpini con le cime della Laga a fare da corollario per entrambi i versanti. Anche a Campotosto è l’associazionismo a sopperire alle tante assenze dello Stato. “Qui sono rimasti solo i vecchi, al palo, a fare i guardiani. Sono degli eremiti. Sono stati abbandonati a se stessi. Non hanno nemmeno con chi parlare. Ci sono frazioni isolate dove le persone passano la giornata dentro casa, da sole, con la televisione accesa, e fuori non trovano nessuno. È un qualcosa di orribile. Vivono alla giornata e sperano che un giorno arrivi un grande politico che faccia risorgere queste zone”.

Qui però va sempre peggio. Tutto è carente. Santino racconta come fin dal terremoto dell’Aquila i servizi siano stati drasticamente ridotti: “Gli impiegati hanno fatto richiesta di trasferimento e non sono stati sostituiti”. Al presidio sanitario, il geriatra viene una volta al mese: “Se quel giorno manca il medico, per essere visitati bisogna attenderne un altro mese”. Da tempo Santino si adopera per ottenere un servizio navetta che accompagni le persone sole, che non hanno l’auto o che non possono più guidare, per aiutarle nei loro bisogni. E non riesce a nascondere la propria indignazione quando riflette su come lo Stato continui a ritirarsi di fronte a questi cittadini che vorrebbero tornare in tempi ragionevoli a una pseudo-normalità.

“Il colmo – rivela Santino – sono le banche: a Montereale ne abbiamo due che non concedono mutui alla gente del posto, in particolare ai giovani, perché dicono che se costruiscono o comprano casa, questa si svaluterebbe immediatamente”. E tutto resta immobile.

Adidas, 42 licenziamenti a Monza, Padova e Roma

منذ 3 hours 9 min

Il colosso mondiale dell’abbigliamento sportivo Adidas ha annunciato 42 licenziamenti, di cui 35 nella sede del Centro direzionale di Monza (che ospita 277 addetti, in larghissima parte impiegati), i rimanenti sette nelle sedi di Padova e Roma. “Il provvedimento s’inserisce in un piano europeo che prevede complessivamente 500 esuberi”, spiega al quotidiano Avvenire Matteo Moretti (Filcams Cgil Monza e Brianza): “Nel mercato italiano non ci sono problematiche nelle vendite, nel 2018 Adidas ha registrato il 15 per cento in più di fatturato. Per l’ultimo trimestre 2019, inoltre, si parla del 40 per cento in più, con notevole incremento dei dividendi per gli azionisti. Il grosso dei tagli riguarderebbe il comparto finanziario, con il trasferimento delle attività in Portogallo, praticamente una delocalizzazione”. Entro breve è previsto un incontro con la multinazionale tedesca, l’obiettivo dei sindacati è convincere l’azienda a ritirare gli esuberi. “Stiamo mettendo in campo – conclude Moretti – iniziative a sostegno dei lavoratori, coinvolgendole il ministero dello Sviluppo economico e le istituzioni territoriali, come il Comune e la Regione Lombardia, per salvaguardare l'occupazione”.

Niente stipendi alla Mr Job, 17 dicembre sciopero

منذ 3 hours 53 min

Da circa un mese la cooperativa Mr Job, una delle principali cooperative di logistica e facchinaggio in Italia e massima rappresentante di Agci (una delle tre centrali cooperative confluita in Aci) e che occupa circa 1.030 lavoratori in Emilia Romagna di cui circa 700 operanti sul territorio modenese, è entrata in una crisi irreversibile.

“Tale situazione – spiegano in una nota i sindacati, Filt Cgil Modena, Fit Cisl Emilia Centrale e Uiltrasporti Modena e Reggio Emilia – è stata generata da errate operazioni che hanno causato una crisi di liquidità che impedisce alla Mr Job di garantire la propria continuità operativa. Nel contempo tale situazione ha generato la certezza del mancato pagamento degli stipendi di novembre che dovrebbero essere erogati ai lavoratori questa settimana”.

Nelle due settimane intercorse dalla conoscenza di questa situazione, esplosa come un “fulmine a ciel sereno”, i sindacati di settore Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti sono stati impegnati a tutti i livelli e su tutti i territori regionali (la cooperativa occupa lavoratori anche sui territori di Parma, Reggio Emilia, Bologna e Ferrara) e provinciali per “mettere in sicurezza” le retribuzioni dei lavoratori attraverso la normativa dell’obbligazione solidale, che consente di richiedere il pagamento diretto, in caso di azienda in appalto inadempiente, al committente stesso.

“Sono 53 in totale i committenti presso cui operava Mr Job, di cui 35 insistenti sul territorio modenese – continuano i sindacati –. Ad oggi molti di questi hanno dato risposte positive e per circa 800 lavoratori nell’arco dei prossimi giorni (da oggi al 23 dicembre) le retribuzioni e la tredicesima saranno garantite dall’intervento e dal pagamento diretto da parte del committente. Rimane al momento fuori una platea ancora molto ampia di persone (oltre 200) operanti in cantieri e presso committenti che ad oggi non hanno risposto o che hanno formalizzato la loro indisponibilità al subentro in surroga, che non ha alcuna certezza di ricevere la propria retribuzione oltre a non avere certezza di continuità operativa e lavorativa”.

Per questi motivi sabato 14 dicembre scorso è stata svolta un'assemblea provinciale unitaria che ha deciso di dare inizio alle “inevitabili iniziative di protesta”, dichiarando uno sciopero di tutti i lavoratori di Mr Job operanti presso i cantieri che ad oggi sono rimasti silenti e da quei committenti che non hanno dato sin qui disponibilità ad assumersi la responsabilità dei pagamenti.

È previsto pertanto già da domani, martedì 17 dicembre 2019, una iniziativa di sciopero (che potrà continuare nei prossimi giorni) con presidio davanti a Confindustria Modena (che associa la maggior parte dei committenti), in via Carlo Zucchi (per temporaneo spostamenti dei locali di Confindustria), dalle ore 10 alle ore 12, “per sollecitare – spiegano i sindacati – un intervento deciso e una rapida soluzione che consenta anche a questi lavoratori di avere una risposta in tempi brevi e traguardare, almeno in questo frangente, un sereno Natale, in attesa di conoscere cosa accadrà per quanto concerne la continuità occupazionale sui cantieri, vista l’impossibilità della prosecuzione nell’attività da parte di Mr. Job”.

Lamorgese: assunzioni forze dell'ordine in provvedimento ad hoc

منذ 4 hours 16 min

“Le assunzioni nelle forze dell'ordine non saranno nel maxiemendamento alla manovra che esce oggi”. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, a Roma in occasione dell'evento per i 20 anni del Silp Cgil. Il ministro ha invitato i sindacati a “non preoccuparsi”: “Le assunzioni sono previste e verranno inserite in un provvedimento ad hoc in tempi brevi”. (edn)

Landini: chiudono i porti, ma i giovani se ne vanno

منذ 4 hours 47 min

“Hanno chiuso i porti, ma si sono dimenticati di chiudere gli aeroporti, perché la gente se ne sta andando. Il problema è investire nel nostro Paese, rimettere al centro la qualità del lavoro”. Parola di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ospite ieri sera (15 dicembre) di Che tempo che fa su Rai2. Landini, rispondendo a una domanda di Fabio Fazio, ha portato l'attenzione sul grande problema dei giovani italiani costretti ad emigrare per poter lavorare.

“Sono stato sia al Nord Italia che al Sud dove c'è il caporalato, lo sfruttamento dei migranti che viene fatto da quelli con la pelle bianca; il caporalato si combatte dando dignità e diritti a tutte le forme di lavoro. A chi in questi anni ha agito sulla paura voglio ricordare – ha aggiunto Landini – che purtroppo sono di più i giovani italiani che se ne sono dovuti andare dal nostro Paese perché non trovano lavoro piuttosto che gli stranieri che vengono da noi. Capisce quante balle che hanno raccontato in questi anni?”.

Il segretario Cgil ha anche parlato delle vertenze aperte, tra cui quella drammatica aperta nel gruppo Unicredit. “Lì non c'è crisi – ha detto Landini –. Mi assumo la responsabilità di quello che sto dicendo. Avere di fronte un'azienda come Unicredit che fa degli utili e che dice che per dividere ancora di più questi utili licenzia delle persone è per me una follia inaccettabile”.

Per il leader sindacale “non è accettabile che si possa pensare che le persone tornano a essere una merce che può essere comprata e venduta; se un'azienda fa degli utili, li deve reinvestire possibilmente per creare nuovo lavoro, non semplicemente per aumentare i dividendi”.

“Penso che fare l'imprenditore non sia fare la finanza – ha detto ancora Landini –. Fare l'imprenditore è usare la propria intelligenza, correre dei rischi, investire insieme ai lavoratori. Quando c'è un imprenditore che pensa che per aumentare i suoi dividendi deve licenziare delle persone, dovrebbero essere anche altri imprenditori che gli dicono che quelle cose lì non si fanno, che non è quello il modo di fare l'imprenditore”.  

«Non siamo invisibili»: i pensionati umbri manifestano a Perugia e Terni

منذ 4 hours 52 min

Scenderanno in piazza anche in Umbria, come sta avvenendo in tutta Italia, le pensionate e i pensionati di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, per ribadire che “non sono invisibili” e protestare contro l’indifferenza del governo e del Parlamento di fronte alle giuste rivendicazioni di 16 milioni di italiani, che sono appunto le pensionate e i pensionati del nostro Paese. 

L’appuntamento è per domani, martedì 17 dicembre, alle ore 10.00, sotto le prefetture di Perugia e Terni, dove Spi, Fnp e Uilp terranno due presìdi e raccoglieranno le firme a sostegno di una legge nazionale per la non autosufficienza. Al termine dei presìdi i sindacati chiederanno inoltre di essere ricevuti dai prefetti per illustrare le ragioni della mobilitazione: la richiesta di estensione della 14esima per gli assegni più bassi, una rivalutazione dignitosa delle pensioni, un fisco più giusto anche per gli anziani che attualmente sono gravati da una tassazione più pesante di quella del lavoro dipendente e, appunto, una legge nazionale sulla non autosufficienza.

“L’Umbria è una delle regioni italiane con il tasso di anzianità più elevato – affermano Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil dell’Umbria – e questa è certamente una buona notizia, ma al tempo stesso porta con sé inevitabilmente problemi legati in particolare alla condizione di non autosufficienza che interessa molte persone anziane e le loro famiglie. Per questo una legge nazionale per la non autosufficienza è assolutamente necessaria, non solo in difesa delle persone più vulnerabili, ma anche per i loro cari e i loro congiunti, perché sappiamo bene come la presenza di una persona non autosufficiente in famiglia sia una delle condizioni che può far scivolare interi nuclei familiari in condizioni di povertà e disagio sociale”.

“Anche se in Umbria abbiamo ottenuto ormai da dieci anni una legge regionale su questo tema – concludono i sindacati dei pensionati –, il suo finanziamento, appena 4 milioni di euro l’anno, ottenuti tramite un faticoso confronto con la Regione, sono oggi assolutamente insufficienti. Ecco perché serve una legge nazionale, che deve tra l’altro garantire anche i livelli minimi delle prestazioni”. 
 

Unicredit: Landini, azienda licenzia per dare dividendi ad azionisti

منذ 5 hours 23 min

“In Unicredit non c'è crisi. Avere di fronte un'azienda che fa degli utili e che dice che per dividere ancora di più questi utili licenzia delle persone è per me una follia inaccettabile”. A dirlo è stato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, intervenuto domenica 15 dicembre alla trasmissione Che tempo che fa sulla Rai: “Non è accettabile che si possa pensare che le persone tornino a essere una merce che può essere comprata e venduta. Se un'azienda fa degli utili, li deve reinvestire possibilmente per creare nuovo lavoro, non semplicemente per aumentare i dividendi”. Per l'esponente sindacale, “fare l'imprenditore non vuol dire fare la finanza: fare l'imprenditore vuol dire usare la propria intelligenza, correre dei rischi, investire insieme ai lavoratori. Quando c'è un imprenditore che pensa che per aumentare i suoi dividendi deve licenziare delle persone, dovrebbero essere anche gli altri imprenditori a dirgli che quelle cose non si fanno, che non è quello il modo di fare l'imprenditore”.

ArcelorMittal, si apre una settimana decisiva

منذ 6 hours 20 min

La settimana che si apre è per ArcelorMittal piena di scadenze sia giudiziarie sia industriali. Inizia oggi (lunedì 16 dicembre) il cronoprogramma per lo spegnimento dell'altoforno 2, dopo l'ordine di esecuzione del giudice Francesco Maccagnano del 10 dicembre scorso, che ha rifiutato a Ilva in amministrazione straordinaria la proroga chiesta per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza. Sembra ormai certo che martedì 17 dicembre verrà depositata al Tribunale del riesame l'impugnazione contro il no alla proroga, in modo che i giudici possano esaminarla già il 30 dicembre. Se il Riesame ribaltasse il verdetto di Maccagnano, dando a Ilva più tempo per i lavori, il cronoprogramma di fermata e spegnimento dell'impianto verrà subito stoppato.

Sabato 14 dicembre il custode giudiziario dell'area a caldo Barbara Valenzano ha tenuto la prima riunione con i tecnici di ArcelorMittal, i rappresentanti di Ilva in amministrazione straordinaria e gli avvocati riguardo lo spegnimento dell’altoforno 2. Il cronoprogramma è pronto e vede una serie di azioni progressive, a carico sia di ArcelorMittal sia dell'impresa Paul Wurth, che termineranno intorno al 20 gennaio con lo stop dell'impianto. Il custode Valenzano, inoltre, entro martedì 17 dicembre deve fare una relazione al giudice Maccagnano su tre aspetti: le modalità di custodia dell'impianto nel periodo che precede lo spegnimento; i tempi entro cui, ad altoforno spento, Ilva può adempiere alle prescrizioni della Procura del 7 settembre 2015 “allo stato non ancora adempiute”; l’implementazione di “ogni più utile modalità di custodia tale da assicurare che - a partire dal 14 dicembre 2019 - l'altoforno 2 non sia più utilizzato”.

La giornata di oggi (lunedì 16 dicembre), inoltre, vede anche l’incontro a Roma tra la multinazionale indiana, il negoziatore incaricato dal governo, il presidente Saipem Francesco Caio e i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria. Si continua a trattare con l'obiettivo di arrivare a un accordo sulla nuova Ilva, quindi su un nuovo piano industriale. Il traguardo è ancora lontano, ma l’ottimismo sembra prevalere. “Noi partiamo dall'accordo che c'è già, firmato da tutti, che non prevede esuberi, ma investimenti e otto milioni di tonnellate di acciaio: quella è la base della discussione da cui partire”, spiega il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, sottolineando che “va bene che ci sia un ingresso dello Stato e che ci siano anche progetti e programmi che ragionano su migliori e nuove tecnologie, ma deve essere chiaro a tutti che va salvaguardata l'occupazione”.

Sul fronte industriale, l'approdo cui punta il governo è quello di fare di Ilva un'acciaieria sostenibile, con una produzione che si basi su otto milioni di tonnellate annue e che abbia un mix impiantistico fatto dall'attuale ciclo integrale, rivisto e ammodernato, e dall'uso del preridotto di ferro e del forno elettrico. Questi ultimi proprio per ridurre le emissioni. Sul piano occupazionale, l’esecutivo intende salvaguardare al massimo gli attuali posti di lavoro (10.700 nel gruppo, di cui 8.200 a Taranto), minimizzare gli esuberi e ricorrere, per la gestione della crisi di mercato, ad ammortizzatori sociali come la cassa integrazione. L'operazione sarebbe infine sostenuta da una partecipazione pubblica in affiancamento ad ArcelorMittal.

Tornando alle vicende giudiziarie, è certo che all'udienza del 20 dicembre al Tribunale di Milano sarà chiesto al giudice un nuovo rinvio circa l'esame del ricorso cautelare urgente depositato da Ilva in amministrazione straordinaria. Con quest'atto, poco più di un mese fa, Ilva (in qualità di proprietaria degli impianti) si era opposta al recesso dal contratto di fitto notificato da ArcelorMittal. C’è già stata una prima trattazione del ricorso cautelare (ex articolo 700 del Codice di procedura civile) lo scorso 27 novembre: in quella sede gli avvocati chiesero un aggiornamento, poi stabilito dal giudice al 20 dicembre, dichiarando che era in corso una trattativa. Ma entro il 20 dicembre non si farà in tempo ad arrivare all'accordo, per cui c’è bisogno di altro tempo.

Tirrenia: Filt, il quadro prospettato è allarmante

جمعة, 13/12/2019 - 18:32

“Preoccupazione per l’insieme delle determinazioni, di breve e medio periodo, prospettate dal management aziendale”. Ad affermarlo è il segretario nazionale della Filt Cgil Natale Colombo sulla riorganizzazione di Tirrenia, spiegando che “il quadro prospettico che ci ha fornito la compagnia sugli scenari aziendali è sicuramente allarmante ed intempestivo, coniugando necessità organizzative immediate ed elaborazioni riferite agli scenari strettamente legati alla scadenza della convenzione ministeriale sulla continuità territoriale”.

“Nei prossimi giorni - afferma infine Colombo - saranno valutate tutte le iniziative necessarie a fare chiarezza soprattutto sulla gara per la continuità territoriale dove il vincolo della clausola di salvaguardia sociale rappresenta un caposaldo irrinunciabile”.

Bergamo: accolte le richieste dei sindacati sull'addizionale Irpef

جمعة, 13/12/2019 - 17:27

“Soddisfatti delle scelte operate che rispecchiano, in larga misura, le nostre indicazioni e le nostre richieste”: così, oggi, 13 dicembre, le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno commentato un’importante comunicazione ricevuta da parte del sindaco di Bergamo e del vicesindaco sulla destinazione di parte delle risorse aggiuntive che verranno incamerate a seguito dell’aumento dell’addizionale comunale Irpef.

“Ferma restando la verifica dei testi finali del bilancio, che sarà approvato a breve dal Consiglio comunale - commentano i tre segretari generali Gianni Peracchi per la Cgil, Francesco Corna della Cisl e Angelo Nozza della Uil - possiamo dirci soddisfatti di alcune scelte operate che rispecchiano le nostre indicazioni e richieste, avanzate in una ‘delicata’ circostanza e che confermano la consuetudine del sindacato confederale a non sottarsi all’assunzione di responsabilità".

Oltre ai contenuti è apprezzabile, per i sindacati, la scelta di coinvolgere e di avviare un confronto con le parti sociali. "Il confronto negoziale a livello territoriale può produrre, come in questo caso, effetti positivi per i nostri iscritti e per la popolazione più in generale - affermano ancora i tre segretari - Il confronto con il capoluogo può essere un valido contributo anche come schema di relazioni sindacali e di buone prassi. A tal proposito evidenziamo  positivamente i risultati raggiunti dal Comune di Bergamo nel recupero dell’evasione fiscale. Condividendo le linee di indirizzo e l’utilizzo di parte delle risorse derivanti dal nuovo gettito, riteniamo necessario proseguire il dialogo costruttivo intrapreso anche per ciò che riguarda le infrastrutture e i servizi alla persona in generale”.

 

Pisa: lavoratori dell'igiene ambientale in agitazione

جمعة, 13/12/2019 - 16:54

Un appalto vinto con un ribasso del 6% e l'idea che a pagare questa differenza possano essere i lavoratori attraverso un cambio di contratto a loro svantaggio: non più quello dell'igiene ambientale, ma quello del Multiservizi. Succede a Pisa (e in vari comuni limitrofi) dove la procedura aperta per l'affidamento dei servizi di raccolta differenziata e trasporto dei rifiuti è stata vinta dall'unico soggetto che ha presentato un'offerta, offerta che però, come detto, penalizza i lavoratori. 

A denunciarlo è la Cgil di Pisa, insieme alle categorie Filcams e Fp, che sottolinea come non si sia tenuto conto della precisa indicazione contenuta nel bando di gara in cui si prevede che sia applicato il contratto dell'igiene ambientale, così come da accordo stipulato con Cgil Cisl e Uil di Pisa, insieme alle categorie di riferimento, il 5 settembre scorso. "Di fronte ad una palese violazione di quanto sottoscritto - scrive il sindacato - e, della esplicita indicazione nell'offerta di un contratto nazionale differente da quello di settore (Fise/Utilitalia), Cgil, Filcams Cgil e Fp Cgil di Pisa chiedono a Geofor di non aggiudicare la gara a queste condizioni. In caso contrario, facendo seguito allo stato di agitazione in atto (proclamato il 6 dicembre scorso), verranno messe in atto tutte le forme di mobilitazione necessarie".
 

L’Emilia Romagna di fronte alle sfide del cambiamento

جمعة, 13/12/2019 - 16:40

Molti occhi sono puntati in questi giorni sull’Emilia Romagna: l’elezione del Consiglio regionale, che si terrà il 26 gennaio 2020, ha assunto significati che vanno molto al di là di un normale voto amministrativo. Il prossimo 16 dicembre, nel corso di una presentazione pubblica alla quale parteciperà tra gli altri anche Stefano Bonaccini, presidente uscente della Regione, nonché candidato alla riconferma, Ires Emilia Romagna offrirà come ogni anno la propria fotografia della realtà regionale.

Quella che si avvicina alla scadenza elettorale è una regione per molti aspetti virtuosa, con vere e proprie punte di eccellenza, anche in campi diversi da quelli più noti – sanità, scuola d’infanzia e welfare in genere –. Ma non è certo, semmai ce ne fossero, una regione che si può permettere il lusso di dormire beata sugli allori, perché le criticità non mancano e riguardano anche temi cruciali.

La crescita dell’economia regionale nel triennio 2016-2018 è stata tangibile, complessivamente il Pil è cresciuto di quasi il 5%, oltre un punto in più della media nazionale. Anche nel 2019, in presenza di un’evidente frenata dell’economia nazionale ed europea, l’Emilia Romagna sarà probabilmente la regione italiana a crescere di più (+0,5% secondo le stime più recenti).

La crescita di questi anni è dovuta soprattutto all’ottimo andamento delle esportazioni, soprattutto di macchine, apparecchiature e mezzi di trasporto, un andamento che continua a essere molto positivo anche in un anno difficile come il 2019, tanto da rappresentare ormai circa il 42% del Pil regionale, una quota enorme, soprattutto se si considera che solo dieci anni fa, nel 2009, era di poco superiore al 27%. Questo incremento è emblematico del profondo cambiamento in corso nel sistema economico e produttivo regionale, connotato anche da una forte riduzione del numero delle imprese e dalla contestuale crescita della loro dimensione media.

Il boom delle esportazioni è stato accompagnato anche – nel triennio citato – da una netta ripresa degli investimenti, certo complessivamente insufficiente a tornare ai volumi pre-crisi, ma particolarmente indirizzata alla ricerca e sviluppo, tanto che l’Emilia Romagna primeggia con larghezza sempre maggiore tra le regioni italiane per numero di addetti in questo specifico campo e ha ormai quasi raggiunto la regione storicamente leader tra quelle italiane, il Piemonte, per incidenza della spesa in ricerca e sviluppo sul Pil.

Altro fattore determinante della crescita degli ultimi anni è stato certamente il turismo: dal 2015 al 2018 gli arrivi e le presenze sono costantemente aumentati anno su anno, benché anche in questo caso il 2019 (dati relativi ai primi 8 mesi) segnali un’inversione di tendenza e un calo nelle presenze, soprattutto nelle località costiere.

In questo quadro, il mercato del lavoro ha registrato dal 2014 un aumento sensibile degli occupati, proseguito anche nel primo semestre 2019. Il loro numero totale ha raggiunto valori mai toccati in precedenza, neanche prima della crisi. Nonostante questa crescita, tuttavia, i disoccupati, pure in calo, restano molto più numerosi rispetto al periodo pre-crisi: nel 2018 erano ancora quasi il doppio rispetto al 2008. Inoltre, e soprattutto, l’aumento degli occupati non trova piena corrispondenza nell’incremento delle ore lavorate.

A ciò concorrono diversi fattori: il ricorso alla cassa integrazione, specie straordinaria, tornato a crescere nell’ultimo anno; l’aumento della quota di contratti temporanei, giunta quasi a toccare nel 2018 il 18% di tutto il lavoro dipendente, anche se nel 2019 questa tendenza sembra essersi in parte arrestata con un lieve recupero del lavoro a tempo indeterminato; infine, la forte espansione del part time, che ha già superato nel 2018 quella stessa quota del 18%, ma in questo caso sul totale degli occupati.

Quindi più occupati, ma con meno ore di lavoro per ciascuno: questo è confermato anche dai dati delle dichiarazioni dei redditi, che nel 2017 conoscono, nella media pro-capite dei lavoratori dipendenti, un calo come non avveniva dal 2009, e da quelli Inps, che confermano come ancora nel 2018 circa un terzo di loro abbia una retribuzione annua inferiore ai 15 mila euro.

Accanto agli aspetti di carattere più direttamente economico e lavorativo, ci sono poi due altri grandi capitoli densi di problematiche per il futuro: quello demografico e quello ambientale. Sul primo aspetto, l’invecchiamento della popolazione appare sempre meno efficacemente arginato dai flussi migratori esteri e interni, nonostante l’Emilia Romagna resti sul fronte estero la regione con la maggiore incidenza di popolazione immigrata (il 12,3% della popolazione) e sul fronte interno quella che più di ogni altra attrae giovani laureati. Questo pone una serie di problemi inediti, basti pensare al numero crescente di anziani che vivono soli.

Sul versante dell’ambiente e del territorio le criticità derivano da un lato dalla particolare fragilità idrogeologica di una regione nella quale non c’è Comune che non sia classificato a elevata pericolosità franosa o alluvionale e, dall’altro, da un livello di inquinamento dell’aria che deriva dalla collocazione in una delle aree geografiche, la Pianura Padana, più chiuse e quindi più inquinate d’Europa. Né possono essere soddisfacenti in proposito alcuni timidi segnali positivi, quali la tendenziale riduzione delle polveri sottili presenti nell’aria, le ormai ridotte variazioni anno su anno del consumo di suolo, la minore produzione di rifiuti e l’incremento della raccolta differenziata.

Insomma, il quadro generale ci indica che gli anni a venire saranno ancora difficili: il rallentamento dell’economia sarà fortemente intrecciato a grandi processi di cambiamento sotto l’impulso della rivoluzione tecnologica, ma anche di drammatiche emergenze ambientali e demografiche.

L’Emilia Romagna si presenta di fronte a queste sfide sicuramente con carte da giocare che altri non hanno, anche grazie agli effetti positivi del metodo praticato e delle scelte adottate nell’ambito del Patto regionale per il lavoro. Ma si presenta anche con vecchie e nuove fragilità che la obbligano a ritrovare la propria antica capacità di guardare oltre l’immediato, di sapere innovare in modo anche radicale, ma senza venir meno a quell’idea di coesione sociale, a quei principi di equità e di giustizia sociale, a quella capacità di integrazione che ne costituiscono da decenni i valori fondanti.

Giuliano Guietti è presidente Ires Emilia Romagna

Milano: i lavoratori si fermano in ricordo di Shirley

جمعة, 13/12/2019 - 16:08

"A distanza di una settimana dal grave incidente di Milano, che ha visto coinvolti un autocarro Amsa con un filobus Atm e di fronte alla terribile tragedia che ne è derivata, il primo pensiero non può che andare a Shirley, alla sua famiglia e ai suoi cari, così come a tutte le persone coinvolte nella tragedia. Un ulteriore pensiero va all’angoscia ed al dolore dei colleghi alla guida dei mezzi che, loro malgrado, e con dinamiche diverse, sono stati coinvolti in questa disgrazia". Così la Filt-Fit-Uiltrasporti-Fp Cgil di Milano e Lombardia in una nota.

"Su questo drammatico episodio, com’è doveroso, le autorità preposte dovranno approfondire le cause, le circostanze ed eventuali responsabilità che hanno portato all’incidente. In ogni caso, è importante porre la questione sulla presa di coscienza dei fattori di rischio presenti nella circolazione stradale di Milano, delle molteplici situazioni che quotidianamente siamo chiamati a vivere, costantemente, senza esclusioni, in una città sempre più frenetica", continua il comunicato sindacale.

Secondo i sindacati, "Investire ancora di più nella sicurezza non è un costo, ma è un elemento fondamentale per poter erogare servizi delicati come i nostri, limitando al massimo i fattori di rischio. Abbiamo tutti una grande responsabilità - aggiungono le sigle dei lavoratori dei trasporti - ognuno di noi, in base al proprio ruolo e responsabilità, è chiamato a fare il massimo nel proprio ambito lavorativo perché si riducano al massimo i potenziali pericoli. È necessario, ora più che mai, che la cittadinanza rinsaldi il proprio rapporto con i lavoratori di Amsa e Atm, da sempre vicini alle persone e quotidianamente impegnati in un servizio di enorme valore per la collettività".

Come segno di cordoglio e rispetto, nella giornata di sabato 14 dicembre, in concomitanza con l’inizio dei funerali di Shirley Calangi, i lavoratori di Atm effettueranno una fermata simbolica alle 15, accompagnata da un minuto di silenzio, mentre il personale Amsa si fermerà in corrispondenza della fascia di turno del mattino.

La settimana del lavoro

جمعة, 13/12/2019 - 15:58

È stata una settimana di mobilitazione per Cgil, Cisl e Uil: i sindacati confederali hanno manifestato il 10 e 12 dicembre a Roma, in piazza Santi Apostoli, ribadendo le loro richieste in vista dell'approvazione della legge di bilancio. Nella protesta del 10 è intervenuto dal palco il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: “Ricostruiamo il Paese a partire dal lavoro”. Nell'appuntamento del 12 ha parlato il segretario confederale Tania Scacchetti: “Rimettere al centro la questione salariale”. Le storie di quattro lavoratori. Le foto delle iniziative. Il prossimo appuntamento è fissato per martedì 17 dicembre, sempre nella capitale e con le stesse modalità.

Sulla legge di bilancio si mobilitano anche i pensionati. Dall'11 dicembre presìdi davanti alla Camera per sostenere le richieste della piattaforma unitaria: “Non siamo invisibili”. I vigili del fuoco sono scesi in piazza il 12 dicembre con un messaggio all'esecutivo: servono ulteriori risorse. Nel frattempo proseguono i tavoli di confronto tra governo e sindacati: il premier Conte incontra le sigle sui temi di pubblico impiego e Sud. Nel primo caso “ci sono risorse per i rinnovi, ma ancora insufficienti”, secondo la Cgil, nel secondo viene prevista una cabina di regia dedicata al Mezzogiorno che partirà a gennaio. I sindacati delle costruzioni incontrano il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli: “Le nostre richieste per rilanciare il settore”.

Sempre più complessa è la situazione dell'ex Ilva, ovvero la principale crisi industriale italiana innescata dall'annuncio di abbandono di ArcelorMittal. Conto alla rovescia per lo spegnimento dell'altoforno 2, Re David (Fiom): “Neanche il governo conosce le intenzioni dell'azienda”. In cassa integrazione sono finiti 3.500 dipendenti. Il 10 dicembre è stato il giorno dello sciopero degli operai con manifestazione a Roma “contro un piano irricevibile”. Le storie: Giovanna la prima licenziata, l'ex operaio: “Basta ricatti” (video). Tutto sulla vertenza.

Sono passati cinquant'anni dalla strage di Piazza Fontana. Nell'anniversario del 12 dicembre 1969 si è tenuta una grande manifestazione a Milano, c'era anche Maurizio Landini: “In piazza per difendere la democrazia”.

Accordi, scioperi e vertenze
Consorzi di bonifica, arriva l'accordo per il rinnovo. C'è l'intesa anche per Anas, aumento di 120 euro. È sciopero in Alitalia: “Il governo rispetti gli impegni”. Scoppia il caso Tirrenia, mille posti a rischio. Torino, una vertenza per invertire il declino. “Sotto l'albero vogliamo lo stipendio”: la protesta dei lavoratori Customer 2 Care all'Aquila. Safilo annuncia 700 esuberi, scatta lo sciopero.

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ANALISI, INTERVISTE, INCHIESTE

Agricoltura e migranti, aumentano le “zone senza diritti”
di Davide Orecchio

Contratti pirata, il lavoro al massimo ribasso
di Stefano Iucci

La lezione di Corbyn sull'orario di lavoro
di Fausto Durante

Giovanna, la prima licenziata da ArcelorMittal
di Martina Toti

Quattro storie in piazza: parlano i lavoratori
di Davide Colella

Migranti, il paradigma dell'assedio
di Marcello Maneri, Rps

Antonio Megalizzi, una vita per l'Europa
di Emiliano Sbaraglia

Toscana: infortuni in calo, ma non basta

جمعة, 13/12/2019 - 15:23

“In Toscana gli infortuni sul lavoro calano, ma ancora non basta. Si stanno facendo molte cose per migliorare la sicurezza sul lavoro, ma bisogna fare ancora di più: va rafforzata e diffusa una cultura della sicurezza, della formazione e della prevenzione attraverso la contrattazione preventiva che garantisca la qualità del lavoro. Occorre proseguire nella direzione intrapresa con la Regione, con la massima integrazione tra le sue direzioni, i soggetti istituzionali e le parti sociali: il piano operativo, che parte dall’analisi dei dati e da una selezione ragionata delle priorità d’intervento, è una risposta positiva, e in corso d’opera cercheremo ove possibile anche di migliorarlo”. Sono le parole di Gessica Beneforti (segreteria di Cgil Toscana), a margine del convegno, tenutosi oggi a Firenze, per presentare il rapporto annuale 2019 dell'Inail e il piano operativo 2020 per la sicurezza del lavoro, predisposto dalla Regione.

“Parallelamente – ha aggiunto la sindacalista –, vanno portate avanti le vertenze di livello nazionale, adeguando le risorse per aumentare gli organici all’Ispettorato del lavoro, all’Inps, alla Medicina del lavoro, con l’obiettivo di accrescere prevenzione e controlli, altrimenti è davvero dura. Anche il governo e la politica nazionale devono fare la loro parte”.

Galli (Cgil), Al Sud buste paga e pensioni più leggere

جمعة, 13/12/2019 - 15:16

“Qualunque risposta per il Mezzogiorno e per il Paese deve avere il lavoro al centro. Ci vogliono investimenti, risorse e queste devono essere finalizzate alla creazione di posti di lavoro”. Lo ha detto la segretaria nazionale Cgil, Ivana Galli, intervenendo al direttivo della Cgil Sicilia.

“Oggi si sconta nel Mezzogiorno, rispetto al Centro Nord, un evidente gap per quanto riguarda le retribuzioni. Al Sud, come nel resto del Paese, buste paga e pensioni leggere producono il crollo dei consumi. Su questo, occorre intervenire. Con buste paga e pensioni più pesanti ripartono i consumi e si favorisce la ripresa. Ci vogliono la riforma fiscale, la detassazione degli aumenti contrattuali e il taglio dei cuneo fiscale”, ha affermato la dirigente sindacale.

Per colf, badanti e baby sitter arriva la ‘patente’ di qualità

جمعة, 13/12/2019 - 14:38

Da oggi colf, badanti e baby sitter potranno ottenere la loro certificazione professionale. Grazie all’approvazione della Norma Tecnica Uni 11766:2019, che mette nero su bianco i requisiti minimi che ogni lavoratore domestico deve possedere, sarà possibile sostenere l’esame per il conseguimento di una ‘patente’ di qualità. È quanto comunica Ebincolf, Ente Bilaterale Nazionale del comparto datori di lavoro e collaboratori familiari, promotore dell’iniziativa che ha portato all’approvazione della Norma Tecnica “Assistente familiare, Colf Generico-Polifunzionale, Baby Sitter e Assistente alla persona-Badante" da parte di UNI, l’Ente Italiano di Normazione

“Si tratta di una novità assoluta nel panorama italiano – dichiara Michele Carpinetti, presidente Ebincolf – che colma un vuoto: fino ad oggi, infatti, le competenze professionali di colf, badanti e baby sitter non erano subordinate ad uno specifico percorso formativo e di certificazione di qualità. Da questo momento in poi, invece, chi volesse ottenere il riconoscimento formale di specifiche abilità, conoscenze e competenze potrà sostenere un esame a cui potrà accedere solo se in possesso di determinati requisiti, tra cui avere una conoscenza minima della lingua italiana, aver partecipato ad un corso di formazione di almeno 64 ore per badanti e baby sitter e di 40 ore per colf ed avere una pregressa esperienza lavorativa nel settore”.

“Ebincolf – continua Alessandro Lupi, vice presidente Ebincolf – si candida ora a diventare presso Accredia ente di certificazione accreditato, istituto terzo che avrà il compito di certificare la professionalità e di rilasciare quindi la ‘patente’ di qualità. Solo in questo modo il comparto potrà fare quel salto di qualità che già oggi è nei numeri: pilastro sociale, motore economico e vettore di integrazione ed inclusione. Mancava la professionalità. Con questa norma si va finalmente in quella direzione. Un’occasione per le tante famiglie italiane, oltre 2 milioni, che potranno così avere garanzie maggiori sulla professionalità di chi assiste i propri cari o la propria casa.”

«Siamo tutti sulla stessa barca». Al via la campagna di tesseramento Fiom

جمعة, 13/12/2019 - 14:12

“Siamo tutti sulla stessa barca”. E' il titolo che dà il via alla campagna della Fiom-Cgil per il tesseramento del 2020 in Fincantieri e negli appalti. Il settore della cantieristica navale è in forte crescita produttiva e occupazionale, secondo quanto registra Federmeccanica riferendosi ai primi 8 mesi del 2019. Questo avanzamento produttivo deve favorire il miglioramento delle condizioni dei lavoratori del settore, a partire dal diritto alla rappresentanza. Per questo la Fiom-Cgil si pone l'obiettivo di "estendere ulteriormente la rappresentanza in Fincantieri al frammentato settore degli appalti, nel quale manca una reale parità di trattamento, e che a volte si rivela una vera e propria giungla".

SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA
È il titolo che dà il via alla campagna della Fiom-Cgil per il tesseramento del 2020 in #Fincantieri e negli appalti. pic.twitter.com/P6xaVHbc2U

— Fiom-Cgil nazionale (@fiomnet) December 13, 2019

La campagna di tesseramento dei metalmeccanici Cgil, oltre ai manifesti, è composta da materiali in più lingue, vista la presenza di diverse nazionalità nei cantieri navali. Lo slogan “stessa nave, stessi diritti, più salario, più tutele in Fincantieri e negli appalti” è stato declinato anche in inglese e in lingua bengalese. Nei prossimi giorni la campagna sarà fatta vivere in tutti i cantieri navali. Le priorità della Fiom - ricorda la categoria in una nota - sono "la piena inclusione nel sistema di diritti contrattuali e il rispetto della legalità". 

Tabacco, sindacati a ministero: rinnovare accordi con multinazionali

جمعة, 13/12/2019 - 13:51
Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, insieme ai rappresentanti della Oit (organizzazione interprofessionale tabacco), hanno incontrato la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, per rappresentarle le problematiche del settore, in particolare l’atteso rinnovo delle intese tra il Mipaaf e le multinazionali per l’acquisto di quantitativi annui di tabacco nazionale.   “Abbiamo espresso la nostra preoccupazione – affermano i sindacati –, perché malgrado sia ormai prossimo l’avvio della programmazione produttiva per il 2020, questi accordi sono scaduti e, mentre per alcune realtà del settore sono stati rinnovati, le trattative di rinnovo delle intese con altre multinazionali si sono arenate. Abbiamo chiesto quindi alla ministra di continuare il lavoro che il Mipaaf sta facendo per sbloccare al più presto la situazione e trovare le soluzioni utili al rinnovo di tutti i contratti di acquisto di tabacco italiano. Questi accordi sono molto importanti, perché garantiscono stabilizzazione e certezza produttiva e occupazionale, specialmente femminile, in un settore che molti davano per spacciato ma che, al contrario, ha saputo rialzarsi e tornare a essere competitivo, anche grazie a un lavoro di squadra di tutta la filiera”.   "La produzione italiana di tabacco ha subito una ristrutturazione pesantissima e ha dovuto impegnarsi a fondo per tornare competitiva sul mercato globale. Malgrado la negazione, da parte di Bruxelles, di qualsiasi forma di aiuto diretto e indiretto, a partire dal 2015 e nonostante la concorrenza di numerosi paesi (India, Brasile, Africa australe), dove i costi di produzione e del lavoro sono più bassi e i disciplinari meno rigidi di quelli europei, la filiera del tabacco, complessa, ma ben strutturata e coesa, ha continuato a difendere il lavoro e le coltivazioni e molte aziende hanno saputo mantenere la loro vitalità, puntando su sostenibilità, qualità e aggregazione come punti di forza. Oggi l’Italia, malgrado la fine dei sostegni, è il primo Paese produttore dell’Ue", continuano le tre sigle di categoria.

“La ministra – concludono Fai, Flai e Uila – ha ribadito la volontà a sostenere le istanze della filiera del tabacco, con l’auspicio di chiudere positivamente, e, in tempi brevi, gli accordi con le multinazionali per dare certezze a tutto il sistema”. 

Pesca, servono soluzioni credibili

جمعة, 13/12/2019 - 12:48
"Accogliamo con parziale soddisfazione l’approvazione dell’emendamento alla manovra finanziaria che rinnova, per il prossimo biennio, le misure sociali per i pescatori, obbligati a non lavorare per effetto del fermo biologico. Soddisfazione parziale, perché la misura sociale dei 30 euro è insufficiente a garantire un indennizzo adeguato a compensare il mancato reddito dei lavoratori. Comunque, rimane a carico delle imprese il costo contributivo e, soprattutto, l’iter previsto per l’ottenimento dell’indennità è farraginoso e non assicura certezza nei tempi. Basti pensare che siamo a metà dicembre e, ad oggi, nemmeno l’ombra del decreto interministeriale che avrebbe dovuto impegnare le risorse previste per il pagamento del fermo 2019, determinando nei fatti, non solo il rischio del disimpegno per quest’anno, ma anche nella migliore delle ipotesi ritardi sicuri, di oltre un anno dalla sospensione, nella liquidazione degli indennizzi". È quanto affermano in una nota unitaria Flai Cgili, Fai Cisl e Uila Uil pesca.

"Siamo poi fortemente preoccupati, perché ancora una volta si è scelto di non ascoltare le istanze del sindacato, che da anni chiede per il settore la dotazione di un ammortizzatore sociale strutturato, che intervenga non solo nei casi di fermo biologico ma anche, al pari di quanto accade per l’agricoltura, in tutte le altre fattispecie che causano la sospensione dell’attività lavorativa indipendentemente dalla volontà del datore di lavoro, prima fra tutte quella relativa alle condizioni meteo marine avverse. Quindi, aver previsto per il 2020 e il 2021 tale strumento, ci fa pensare che anche per il prossimo biennio non si voglia affrontare la necessita di un ammortizzatore strutturato", continuano le tre sigle.

"Fra maltempo e regolamenti comunitari che riducono sempre più lo sforzo di pesca, le giornate di lavoro sono notevolmente diminuite, determinando spesso insostenibilità economica per le imprese e rischi per la tenuta occupazionale. La continua emorragia di lavoratori e imprese nella pesca impone l’urgenza di politiche che rimettano al centro la tutela sociale del comparto, se vogliamo evitarne l’estinzione. Per tali ragioni, siamo fortemente convinti che sia urgente ripartire dalla difesa del lavoro e dalla certezza di strumenti efficaci che assicurino continuità di reddito, per far fronte ai molteplici problemi che affliggono il comparto. È indispensabile che il governo individui soluzioni credibili per i nostri pescatori, molte delle quali sono contenute nelle proposte di legge relative al testo unificato del settore ittico che aspettiamo da tanti anni. Nel frattempo, ci dica come intende risolvere la questione del pagamento del fermo 2019. La sensibilità per la tutela dell’occupazione delle attuali ministre delle Politiche agricole e del Lavoro deve potersi tradurre in atti concreti che da troppi anni chiediamo", concludono i sindacati.