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Auchan-Conad: sindacato, la preoccupazione resta altissima

جمعة, 14/02/2020 - 18:30

Resta altissima la preoccupazione per il futuro occupazione dei 725 lavoratori coinvolti nel passaggio da Auchan a Conad, dopo il primo incontro, oggi (14 febbraio) a Roma, con la Margherita Distribuzione, che ieri ha annunciato l’apertura della procedura di cassa integrazione per crisi. Un primo confronto dopo mesi di attesa che viene però giudicato interlocutorio dai sindacati che hanno chiesto informazioni più specifiche sulla procedura e un incontro al Mise.

“C’è poca chiarezza sull’operazione complessiva e la comunicazione improvvisa della cassa integrazione desta molta preoccupazione - ha detto la segretaria regionale Filcams Cgil Nella Milazzo - ,anche se oggi al tavolo l’azienda ha spiegato che la scelta è propedeutica agli interventi di ristrutturazione che tutti i punti vendita dovranno affrontare da qui a qualche mese”. Da qui la richiesta di ulteriori chiarimenti e l’auspicio che il Mise convochi un tavolo in tempi stretti. Oltre alla cassa integrazione, Margherita Distribuzione si è detta pronta ad attivare incentivazioni all’esodo e ricollocazioni sulla rete Conad.

"Restiamo in attesa del giudizio dell’antitrust - ha detto il segretario Fisascat Cisl Giuseppe Atzori - con l’obiettivo, il prima possibile, di entrare nel merito della negoziazione che riguarda la nostra regione, per dare risposte ai lavoratori da mesi incerti sul futuro”.

La settimana del lavoro

جمعة, 14/02/2020 - 18:27

Un altro colpo al Jobs Act: il Comitato europeo dei diritti sociali accoglie le contestazioni della Cgil. Dopo il pronunciamento interviene il segretario generale, Maurizio Landini: "Ora riapriamo la discussione. Serve il reintegro per i licenziamenti ingiusti".

Il 13 febbraio l'ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva ha incontrato Cgil, Cisl e Uil. I sindacati confederali hanno accolto a Corso d'Italia il leader brasiliano, che ribadito: "Non mi arrenderò". Nella stessa giornata, sempre a Roma, si è svolto l'incontro tra delegati e dirigenti sindacali di Slc e Fiom per affrontare il dramma del lavoro in appalto collaborando tra categorie: appalti e diritti negati, una ferita da curare. Incontro governo-sindacati sul tema delle pensioni, le organizzazioni chiedono risposte sulle risorse disponibili.

L'assemblea generale della Cgil di Bologna ha chiesto in un ordine del giorno la verità sui mandanti, gli esecutori e i depistaggi relativi all’omicidio di Giulio Regeni e ha invitato a sottoscrivere l'appello di Amnesty International: "Liberate Patrick Zaki". Un'altra forte presa presa di posizione arriva da Anpi, sindacati, partiti e associazioni: appello contro fascismi, razzismi e guerre.

Accordi, scioperi e vertenze
Scoppia il caso Air Italy: l'azienda va in liquidazione, il sindacato chiede garanzie. Il 25 febbraio sarà sciopero nazionale del trasporto aereo. Unicredit annuncia seimila esuberi, per la Cgil inaccettabile. Migliaia in cassa integrazione, al via la trattativa Auchan-Conad. Ericsson licenzia ancora, 150 esuberi. Vende e dimezza il personale: scoppia il caso Adler. Irideos, firmato il contratto integrativo. Legno, il 21 febbraio sarà sciopero generale.

ANALISI, OPINIONI E APPROFONDIMENTI

Appalti e diritti negati, una ferita da curare
di Davide Orecchio
    
Il film / La fabbrica che ha vinto l'Oscar
di Emanuele Di Nicola

Catania, la crisi del welfare in una città in dissesto
di Rosa Maria Di Natale

Rider e welfare aziendale, il vecchio che avanza?
di Giuliano Guietti

Maria Michetti, vivere e lottare per un mondo migliore
di Emiliano Sbaraglia

Vertenza Alpitel: difendiamo lavoro e salario
di Simona Caleo

Sviluppo insostenibile senza la ricerca
di Roberta Lisi    

Cile, le cause del risveglio sociale sono profonde
di Susanna Camusso e Sergio Bassoli

Piano per il Sud: Cgil, alcune misure positive da implementare

جمعة, 14/02/2020 - 18:26

“Un Piano che prevede un orizzonte pluriennale e contiene alcune misure positive, in parte già contenute nella piattaforma unitaria Cgil, Cisl, Uil che, se pienamente applicate, potranno aiutare lo sviluppo del Mezzogiorno soprattutto rispetto alla capacità di spesa delle amministrazioni pubbliche”. Così la Cgil nazionale commenta il ‘Piano Sud 2030’ del Governo presentato oggi dal Presidente del Consiglio Conte e dai Ministri Provenzano e Azzolina in conferenza stampa a Gioia Tauro.

“Buona parte delle risorse per il Piano - sottolinea la confederazione - dovranno derivare, infatti, dalla riprogrammazione e dall’accelerazione della spesa del Fondo Sviluppo e Coesione e dei fondi europei SIE, così come dalla piena attuazione della clausola del 34% degli investimenti pubblici ordinari da garantire alle regioni del Sud”.

“Il progetto del governo è articolato nei contenuti e nei tempi e necessita di un lavoro continuativo di implementazione e di coordinamento. Per questo - conclude la Cgil - chiediamo che il Ministro Provenzano riprenda quanto prima il confronto con le organizzazioni sindacali sulle misure annunciate e sugli ulteriori interventi necessari per lo sviluppo del Mezzogiorno”.

Ospedale Cardarelli, assemblea per riunificare i diritti

جمعة, 14/02/2020 - 18:18

"I processi economici, sociali, produttivi di questi anni hanno prodotto una grande frammentazione del lavoro. Ciò che prima era riunito all’interno di un’unica unità produttiva, oggi è disperso sul territorio e, all’interno della stessa, è disperso in mille forme di impiego, in una catena produttiva frammentata tra mille imprese, appalti e subappalti". Lo ha detto il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella, intervenendo all'assemblea degli iscritti Cgil che si è tenuta all'ospedale Cardarelli. "Nel territorio - ha ricordato Schiavella - le trasformazioni sociali hanno reso le persone più sole, più abbandonate, più fragili e conseguentemente hanno alimentato paure e contrapposizioni. Quindi, nel territorio da un lato, nel luogo di lavoro dall’altro, riunificare è il verbo che va usato".

"In un grande ospedale come il Cardarelli - secondo Schiavella - questi processi si sono sentiti in maniera ancora più forte, anche per effetto delle politiche messe in campo in questi anni di riduzione della spesa sociale e sanitaria, del blocco delle assunzioni, delle tante limitazioni che la sanità napoletana e campana ha subito, producendo separazioni, frammentazioni e solitudini. Rimettere insieme le diverse tipologie di lavoro, rimettere insieme le diverse aziende che oggi sono impegnate nell’assistenza diretta ai malati, attraverso gli operatori della sanità pubblica, i lavoratori delle mense, dei servizi di vigilanza, della logistica, delle manutenzioni che fanno comunque tutti parte di una macchina produttiva che ha come obiettivo un bene primario, costituzionalmente garantito, come la salute, è un elemento da cui vogliamo partire per migliorare la qualità di quel prodotto salute e con essa la qualità del lavoro di chi quel prodotto contribuisce a costruirlo". "La sfida che lanciamo da questa assemblea - ha concluso Schiavella - è una piattaforma da sottoporre ai lavoratori, al confronto unitario e da tradurre in una azione negoziale che abbia come obiettivo riunificare il lavoro e riunificare i diritti".

"Il Cardarelli - ha sottolineato il segretario generale della Cgil Campania, Nicola Ricci - è una eccellenza della sanità campana, dove vivono molte contraddizioni e difficoltà. Il 18 febbraio prossimo avremo un incontro in Regione. Vorremmo che si parli di come superare la centralità del ruolo dell'ospedale e puntare sulla medicina territoriale, per evitare assalti ai pronto soccorso. Per quanto riguarda il problema dei precari della sanità, sono stati indetti i concorsi pubblici, ci sono le graduatorie, occorre dare risposte a questi lavoratori grazie ai quali sono stati garantite le prestazioni essenziali ed è stato soddisfatto il diritto dei cittadini a una buona sanità".

"Abbiamo presentato in questa assemblea - ha affermato Ivana Galli, segretaria confederale Cgil concludendo i lavori - la piattaforma che riguarda la contrattazione inclusiva all'ospedale Cardarelli di Napoli. L'obiettivo è quello di aprire una vertenzialità su temi che aggregano e che mettono insieme i diritti dei lavoratori degli appalti che sono in questo sito ospedaliero e non solo, ma anche servizi comuni per iniziare un percorso di integrazione, per rimettere al centro la qualità dei diritti e, dal punto di vista contrattuale, avviare una contrattazione di anticipo che deve servire a ricomporre ma soprattutto deve intervenire sulla catena degli appalti e dei subappalti. E' intollerabile che, in un sito produttivo, ci siano condizioni così dispari che mortificano la qualità e le condizioni di tanti lavoratori, in particolare dei tanti precari".

L'assemblea è stata aperta dall'intervento di Rosalba Cenerelli, della segreteria Cgil di Napoli.

Caporalato: Fiatti (Flai Cgil), bene sezione territoriale rete lavoro agricolo di qualità a Bari

جمعة, 14/02/2020 - 18:13

“L’istituzione della sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità a Bari ci vede molto soddisfatti, con Bari la Puglia si presenta come l’unica regione in cui in tutte le province è stato istituito questo importante istituto”. Lo dichiara Davide Fiatti, Segretario nazionale Flai Cgil. “Le sezioni territoriali rappresentano uno strumento fondamentale al reale contrasto al lavoro nero, allo sfruttamento e ai drammatici fenomeni di caporalato; nonché un importante mezzo di prevenzione. Per questo come Flai Cgil, dal livello nazionale a quello territoriale, continueremo a lavorare affinché le Sezioni Territoriali siano istituite in tutte le province d’Italia”. “Applicare in tutte le sue parti la Legge 199/2016 – conclude Fiatti - significa anche sostenere la realizzazione delle Sezioni Territoriali, per garantire un corretto incrocio tra domanda e offerta di lavoro e agire in modo capillare ed efficace sul territorio”.

Trasporto aereo, il 25 febbraio sarà sciopero nazionale

جمعة, 14/02/2020 - 17:44

Sciopero nazionale di 24 ore di tutto il personale del trasporto aereo per martedì 25 febbraio: lo hanno proclamato i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo di fronte alla "grave crisi che imperversa nel settore - si legge nella proclamazione - e al proliferare di situazioni di pesante crisi industriale" come Air Italy e Alitalia. A questo si aggiunge il nodo dell'annullamento del finanziamento del Fondo di solidarietà del trasporto aereo che contribuisce ad integrare i redditi dei lavoratori posti in ammortizzatore sociale.

Si tratta del terzo stop nazionale dal luglio scorso, cui si aggiungono gli scioperi di numerose aziende del settore. “Lo stop delle attività di Air Italy e di Ernest Airlines sono inaccettabili e sono purtroppo solo l’inizio del tracollo. Nonostante la situazione gravissima, ancora non ci è giunta una convocazione urgente dai ministri De Micheli, Patuanelli e Catalfo”, dichiarano unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl TA, che proseguono: “sono mesi che, inascoltati, stiamo lanciando l’allarme sullo stato di abbandono in cui riversa il trasporto aereo, giunto ormai a un livello di emergenza tale da essere sull’orlo della incontrollabilità.

“È urgentissima una convocazione interministeriale ai massimi livelli – proseguono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl TA – e chiediamo che anche il presidente del Consiglio Conte si attivi, visto il silenzio dei suoi ministri”. “Occorre affrontare subito l’emergenza del settore, dotarlo dei necessari ammortizzatori sociali, trovare soluzioni alle crisi aziendali, anche Alitalia, regolare il mercato e fare sistema per salvare questa parte rIlevante dell’economia italiana”. “Non c’è più tempo, già dalle prossime settimane molti lavoratori verranno licenziati. La politica svolga il proprio ruolo”, concludono i sindacati.

«Alla mia piccola Sama», nata sotto le bombe di Aleppo

جمعة, 14/02/2020 - 17:26

Waad Al-Kateab ha 26 anni e studia marketing all’università di Aleppo, quando prende in mano per la prima volta la sua telecamera per filmare le proteste contro il regime di Assad, a cui prende parte. Nel 2016 i suoi video per Channel 4 News, intitolati “Inside Aleppo”, vincono un Emmy per la copertura delle notizie dell’ultim’ora. Sotto le bombe si innamora, si sposa, dà alla luce Sama, alla quale il film è dedicato. Un diario emozionante della guerra civile in Siria, che ha per protagoniste una madre e sua figlia. Così nasce il documentario “Alla mia piccola Sama”, che la giornalista firma insieme al regista Edward Watts. Presentato in anteprima a Milano, con il patrocinio di Amnesty International Italia, è distribuito in sala da Wanted Cinema. Ne abbiamo parlato con Simona Malagoli, della Wanted Cinema, che lo distribuisce in Italia

Com’è nato l’incontro con questo piccolo gioiello?

Il merito è della fondatrice di Wanted Cinema Anastasia Plazzotta, che è sempre alla ricerca di gioielli. È stata lei a scovarlo, Wanted si caratterizza proprio per la ricerca e la proposta sul mercato italiano di un cinema ricercato. “Alla mia piccola Sama”, nel titolo inglese “For Sama”, ci è stato proposto dalla venditrice internazionale, con una tale enfasi e un tale calore che Anastasia ne è stata catturata. Noi abbiamo già distribuito altri due titoli sull’argomento, sappiamo che è un tema difficile da presentare al pubblico italiano e per questo eravamo anche spaventati, ma Anastasia si è lasciata convincere. Da allora in poi è stato tutto un susseguirsi di splendide conferme di quella scelta.

Forse la forza di questo documentario è proprio la sua verità, nel senso letterale che ha questa parola. La regista sceglie di riprendere la sua vita sotto le bombe. Lo spettatore non vede quasi mai le immagini da “news”, gli scontri ad Aleppo, ma quello che gli viene offerto è un racconto in soggettiva della vita di Waad in quel periodo, da resistente, giornalista, moglie e madre.

Credo che sia questo il focus. Il documentario è stato criticato perché non è un racconto oggettivo della guerra, ma è proprio questa la sua vera forza. È il racconto di una mamma che nel 2012, da giovanissima studentessa ad Aleppo, comincia a filmare le prime rappresaglie. In un secondo momento diventa una reporter di guerra, che documenta ciò che vedono i suoi occhi, infine una protagonista in prima linea della guerra civile. Il punto di vista è sempre il suo personale, con tutto quello che vive in questi cinque anni, persino il suo matrimonio con uno dei medici che lei filmava come testimone della rivoluzione. E poi la sua scoperta di essere incinta, la gravidanza, il diventare mamma. Da questo momento in poi, il film si trasforma in un racconto a sua figlia, perché possa comprendere la scelta, sua e del padre della bambina, di rimanere con una creatura così piccola in un territorio martoriato dalla guerra.

Da neomamma questo film fa un certo effetto, ma credo che queste considerazioni potrà condividerle chiunque abbia un figlio e vedrà il documentario. Waal Al-Kateab si concentra per gran parte del documentario nel riprendere la sua bambina, il modo in cui la piccola Sama vive il suo primo anno di vita sotto le bombe, da rifugiata in un ospedale. E come lei tanti altri bambini. In questi anni, siamo stati abituati dalla cronaca a immagini come quelle del bambino con la maglietta rossa riverso sulla spiaggia, o quella del bambino che portava cucita in tasca la sua pagella. In questa storia i bambini li vediamo vivi, mentre agiscono in quel contesto di guerra da cui provengono.

Sì, a volte senza rendersi conto pienamente di quello che accade intorno a loro. Vivono l’orrore come se fosse la loro quotidianità. Spesso, infatti, il punto di vista scelto dalla regista è quello di lei come mamma, che osserva questi bambini costretti a subire un conflitto di cui non sono responsabili, ma del quale pagano le conseguenze. Molte mamme mi hanno detto di avere paura a vedere “For Sama” e chi poi lo ha visto lo ha definito un racconto straziante, che apre il cuore in due. Il film però è anche un inno alla vita, loro sono dei sopravvissuti. Il fatto che lei oggi possa andare in giro a raccontare questa storia insieme a suo marito e alle sue due figlie, la fa sentire una testimone fortunata, miracolata e per questo grata. Il film si apre veramente a un inno di speranza e di vita, che è proprio la vita di Sama. Il suo nome vuol dire cielo, speranza, ed è l’inno di una sopravvissuta.

La vita è il filo conduttore di tutto il documentario, lo sarà anche nel finale (che non sveliamo). La stessa Waad Al-Kateab ha scritto nelle note di regia: “ho capito che ero più affascinata dal catturare storie di vita e umanità, piuttosto che concentrarmi sulla morte e la distruzione.

Si, e lo ha fatto in un modo meraviglioso, tra il mostrare l’orrore, attraverso delle scene fortissime, e il filmare il modo in cui loro restano attaccati al territorio in cui desiderano proseguire la loro vita. Questo è, secondo me, il punto di forza di “For Sama”, perché di documentari sulla guerra ne sono stati fatti tantissimi ma la differenza, in questo caso, la fa il punto di vista di una mamma che spiega alla figlia perché restare, un punto di vista che non tutti, forse, possono comprendere.

A proposito di questo, Waad dice a Sama che vuole realizzare questo diario perché lei da grande possa capire le scelte dei suoi genitori. Tra le scene più strazianti c’è quella di un parto sotto le bombe. Una donna arriva in ospedale ferita, procedono a un cesareo d’urgenza. Lo spettatore vede il corpicino senza vita del bambino e prova un senso di disperazione. Poi, in pochi decisivi secondi, i medici riescono a rianimarlo. Se pensiamo a tutte le scene di guerra già viste e le confrontiamo con questa, la differenza sta nell’empatia. La maggior parte degli spettatori non sa cosa vuol dire vivere sotto le bombe, ma ha familiarità con il momento del parto.

Quella è una scena fortissima. Lo è anche quella della madre che vuole allattare il suo bambino morto. Ogni volta che rivedo il film mi colpisce, perché quella scena è l’essenza dell’incontro tra la vita e la morte. Noi occidentali abbiamo visto il conflitto attraverso i tg, ma queste sono scene a cui non siamo abituati e che ti riportano a una quotidianità che è la stessa vissuta da noi, ma in tutt’altra dimensione. Siamo abituati alla gioia del parto, ma in quella scena ne vediamo uno diverso, non sappiamo come andrà a finire, ci tiene appesi fino all’ultimo secondo. Io ho amato il film dalla prima visione e continuo ad emozionarmi ogni volta che lo rivedo.

 

Bolognetta-Lercara, firmati i contratti di affidamento

جمعة, 14/02/2020 - 17:21

Sono stati firmati oggi, 14 febbraio, alla presenza del vice ministro delle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, i due contratti di affidamento per il completamento dei lavori della Bolognetta-Lercara (Palermo), sospesi dopo la crisi del consorzio Cpc. Le due società affidatarie sono la romana Tria srl e il consorzio bolognese Consital. Trial e Consital dovranno completare due lotti a testa dei sette complessivi in cui è suddiviso il cantiere. Dovranno essere realizzati 10 km da Bolognetta al bivio Manganaro e altri 8 km in direzione Lercara. In totale 18 km sui 32 km dell'intera opera, per 16 milioni di euro.

Rimane da affidare, nel giro di breve tempo, la parte centrale dell'infrastruttura. "Si attende la verifica da parte della prefettura delle certificazioni antimafia delle due società e i lavori potranno partire tra fine marzo e i primi di aprile", affermano i segretari generali di Fillea Cgil Palermo Piero Ceraulo, di Filca Cisl Palermo Trapani Francesco Danese e il segretario Feneal Uil tirrenica Ignazio Baudo. I sindacati hanno chiesto anche un impegno, "una volta ravviato il cantiere, per il riassorbimento dei 61 operai edili e dei dieci impiegati della Bolognetta scpa, una delle società controllate che stavano svolgendo i lavori" e una proroga della cigs, scaduta il 10 febbraio.

Lucha y Siesta e Casa delle donne: Cgil in piazza

جمعة, 14/02/2020 - 17:14

"Martedì 18 febbraio, alle ore 16, saremo in piazza del Campidoglio insieme alle attiviste della 'Casa Internazionale delle donne' e di 'Lucha y Siesta' per difendere le loro 'case' ancora a rischio chiusura, trasferimento, svendita, distacco delle utenze". Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio.

"Non ci stancheremo di ripetere che quegli spazi vanno preservati, difesi, tutelati e valutati dalle istituzioni competenti per il valore sociale, politico e inclusivo che rivestono, in primis per le donne in cerca di aiuto, riscatto, autonomia e in secondo luogo per le cittadine e i cittadini" - continua la nota - . Siamo lieti di apprendere che la sindaca Raggi abbia incontrato, nella giornata di ieri, le componenti del direttivo della Casa internazionale delle donne, dopo ben 412 giorni dall'inizio della vicenda, per l'apertura di una trattativa che riguarda la proposta di transazione economica dell'immobile. Ci sembra perciò ancora più importante essere presenti alla mobilitazione del 18 febbraio in piazza del Campidoglio, che sarà una 'piazza aperta' a tutte le associazioni, cittadine e cittadini convinti che gli spazi di libertà vadano difesi".

 

La nuova Regione a guida Lega taglia il Tpl

جمعة, 14/02/2020 - 16:56

Un taglio da 3,5 milioni di euro al trasporto pubblico locale, a partire presumibilmente dal primo di aprile. È il biglietto da visita della nuova giunta regionale dell'Umbria, a guida Lega, confermato oggi, 14 febbraio, anche dall'azienda Busitalia, che effettua il servizio nella regione, in un incontro con le organizzazioni sindacali di settore.  

Si tratta di un taglio ben più consistente di quello effettuato dalla precedente giunta lo scorso anno, nel periodo estivo, ma che aveva già prodotto enormi disagi per utenza e personale in una regione di certo non ben collegata come l'Umbria. "Pur non disponendo ancora di un quadro tecnico dettagliato - spiegano i sindacati umbri dei trasporti, che hanno subito aperto una vertenza unitaria - è facile presumere che il taglio si concentrerà in modo pesante nel periodo estivo e in concomitanza delle festività, inoltre colpirà tutte quelle corse a bassa frequentazione di grande valenza sociale, utili a collegare i centri di una regione a bassa densità come la nostra".

In sostanza, i sindacati temono risvolti negativi a più livelli: "Avremo periferie ancora più isolate, chi giungerà da turista in Umbria nel periodo estivo e in concomitanza delle festività non avrà adeguata offerta di trasporto, le condizioni dell’aria di molte nostre città già ai limiti di inquinamento consentiti, peggioreranno e si priveranno i cittadini Umbri, statisticamente sempre più anziani, di un servizio essenziale".

Per queste ragioni i sindacati, Filt Cgil in testa, parlano di "scelta scellerata, condita dall’atteggiamento tutt’altro che disponibile dell’assessore, che ha di fatto estromesso i lavoratori e le proprie rappresentanze dalla partita. Ancora una volta, abbiamo avuto conferma di quanto stava accadendo dall’azienda Busitalia e non dalla Regione, che, fatto salvo un primo ed unico incontro avvenuto ormai tempo fa, non ha più ritenuto utile confrontarsi sul tema".

"In sostanza - affermano ancora i sindacati - i tagli si faranno, concordati tra azienda, Regione e Comuni, mentre i lavoratori e i cittadini sono unicamente chiamati a pagarne le conseguenze". A fronte di questa situazione i sindacati umbri del trasporto hanno confermato lo stato di agitazione del personale: "Come organizzazioni dei lavoratori siamo pronte a difendere il trasporto pubblico locale umbro con la mobilitazione e chiediamo a tutti gli utenti, gli studenti, i pensionati, gli abbonati di sostenerci in questa battaglia".
 

Un appello contro fascismi, razzismi e guerre

جمعة, 14/02/2020 - 11:40

“Un pessimo inizio dell’anno in cui celebriamo il 75° anniversario della Liberazione: aggressioni e violenze di natura fascista e discriminatoria; segnali di nuove tensioni e guerre. Si reiterano azioni criminali che vedono protagonisti elementi associati a gruppi della destra radicale che si ispirano alle idee del fascismo, del nazismo, di un nuovo e pericolosissimo razzismo”. Inizia così un appello contro fascismi, razzismi e guerre lanciato da Anpi, Cgil, Cisl, Uil, Libera, Arci, Partito Democratico, Acli, Aned, Articolo Uno, Gruppo Abele, Anppia, Istituto Alcide Cervi, Ars, Coordinamento democrazia costituzionale, Fivl, Articolo 21, Libertà e Giustizia, Uisp, Sinistra Italiana, Partito della Rifondazione comunista. “Lanciamo un appello al Paese – si legge nel testo – per un più forte, determinato ed unitario impegno civile, sociale e politico: per contrastare neofascismo, razzismo ed esclusione; per lottare per la pace, la libertà, i diritti, la democrazia, a 75 anni dalla Liberazione; per il pieno rispetto della Costituzione repubblicana; per sostenere il disarmo ed ogni forma di solidarietà con le vittime delle guerre. In nome di un valore troppe volte trascurato e tradito: il valore dell’umanità”.

Di seguito il resto dell’appello:

Razzismo e discriminazione sono la matrice di tante aggressioni e violenze fisiche o verbali di cui sono state e sono vittime migranti, ebrei, rom, persone senza fissa dimora, persone di diverso orientamento sessuale o di diversa scelta politica. In questo quadro maturano anche femminicidi, violenze, sessismi contro le donne e la loro libertà. Una recente, allarmante indagine rivela che una rilevante parte della popolazione nega o minimizza la Shoah. Eppure la legge Mancino sancisce penalmente ogni pratica discriminatoria “per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi”. C’è un’emergenza culturale che richiede un impegno senza precedenti. Rinnoviamo la richiesta, sostenuta da centinaia di migliaia di firme, di scioglimento delle organizzazioni neofasciste in base alla XII Disposizione finale della Costituzione e alla legge Scelba. Le risposte sono state finora sbagliate ed inadeguate, tollerando l’intollerabile.

Chiediamo al governo attuale e al ministro dell’Interno di intervenire con chiarezza e risolutezza per garantire i principi di libertà, democrazia, solidarietà, rispetto delle diversità. In questo quadro chiediamo di abrogare o modificare radicalmente i recenti decreti sicurezza riconducendoli nell’alveo dei valori della Costituzione e della Carta europea dei Diritti Umani. La tragica situazione dei conflitti in tutto il mondo, e in particolare in Medio Oriente, pone all’ordine del giorno la lotta contro guerre ed escalation, come ripetutamente richiesto anche negli appelli di Papa Francesco contro l’economia di guerra e la corsa al riarmo. La guerra chiama la guerra. Basta! Ci rivolgiamo in particolare all’Ue, troppe volte teatro di scelte contrastanti fra i suoi Stati membri, facendo venir meno il suo impegno per la pace, il disarmo, la promozione dei diritti umani, la democrazia.

Chiediamo con fermezza il rispetto del multilateralismo a guida Nazioni Unite ed in questo quadro chiediamo al governo italiano e all’Ue politiche ed interventi coordinati al fine di rompere la spirale delle tensioni e dei conflitti per costruire una pace stabile e duratura. In tanti, giovani, sindaci, protagonisti del mondo della cultura, dell’ambientalismo, dell’associazionismo e delle istituzioni, si sono già mobilitati in molte forme in queste settimane e in questi mesi: c’è un’Italia grande e plurale che difende e rilancia i principi costituzionali, la forza della democrazia, il valore della partecipazione. Ora è il momento per tutti e per ciascuno di superare ogni residua rassegnazione ed indifferenza.

Milleproroghe, Falcinelli (Filctem): su Pitesai e codice appalti non ci siamo

جمعة, 14/02/2020 - 11:31

Il segretario generale della Filctem, Marco Falcinelli, interviene criticamente su due temi contenuti nel Milleproroghe: "la sbagliata proroga per la realizzazione del Pitesai (inerente al rilascio di concessioni per la coltivazione di idrocarburi, ndr), e il continuare a prendere tempo sull’art.177 del Codice degli appalti per la distribuzione di elettrica e del gas invece di pensare alla sua cancellazione".

Questi interventi legislativi rischiano di affossare il sistema elettrico e dell’estrazione del gas in Italia”: non usa mezzi termini il segretario generale della Filctem. Il prolungamento, a data da destinarsi, del Pitesai rischia d’essere il colpo mortale all’economia estrattiva italiana. “Non attuare il Pitesai – insiste Falcinelli - significa dire che l’Italia non ha bisogno del gas naturale. Con questo fare ‘melina’ si impediscono gli investimenti necessari al Paese per rafforzarne la sicurezza, diminuirne la dipendenza estera e permettere proprio quella transizione energetica necessaria alla via ‘Verde’, di cui tanto si parla ma che nessuno vuole seriamente intraprendere, incuranti della crisi di perdita di posti di lavoro che si andrebbe inevitabilmente a generare”.

“La proroga al 2021 del art.177 del codice degli appalti – spiega inoltre il segretario generale della Filctem Cgil - è l’ennesima dimostrazione dell’incapacità decisionale su temi strategici per il Paese. Rimandare al 2021 non risolve il problema: l’unica soluzione è cambiare profondamente la norma escludendo i servizi di distribuzione a rete del gas e dell’elettricità. Il rischio è la sicurezza del mantenimento del servizio e dell’occupazione, entrambi elementi di garanzia in realtà delicate come i settori in questione”.

Questa sarebbe una vera e propria destrutturazione di questi sistemi per come sono stati fino ad oggi concepiti, inseguire questo sconvolgimento tramuterà la parte migliore di realtà, per la quasi totalità a controllo pubblico, in centrali d’appalto che, esternalizzando, non potranno affidarsi delle capacità di una professionalità altamente specializzata sulla questione della distribuzione. Per quanto riguarda il Pitesai invece, affosseranno un territorio, quello ravennate, che avrà conseguenze per l’intero sistema Paese. Per questo non escludiamo una grande mobilitazione nazionale”: ha concluso Falcinelli.

Lula: « Non mi arrenderò»

جمعة, 14/02/2020 - 10:05

Luiz Inácio Lula da Silva è arrivato in Italia. È il primo viaggio all’estero dopo il rilascio. Dopo una lunga ed esasperante prigionia servita a tenerlo lontano dalle presidenziali poi vinte dall’estrema destra di Jair Bolsonaro. 580 giorni in carcere mentre l’opinione pubblica mondiale e le piazze si riempivano al grido di “Lula libero” e lui resisteva alle accuse e alla privazione di affetti e libertà.

Arriva in Italia Lula e visita papa Francesco. Un incontro riservato e a porte chiuse. Dopo va a casa. Perché il sindacato, in fondo, per lui come per tutti, altro non è che questo. A Corso d’Italia lo aspettano quelli che negli anni della libertà e dell’impegno sindacale prima e politico poi gli sono stati affianco, sono gli stessi che nei 19 mesi di prigionia non hanno mai smesso di chiederne la liberazione. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil sono visibilmente emozionati. Ma non c’è stanza né corridoio della confederazione che non sia in fermento.

In sala ci sono anche tanti brasiliani che vivono in Italia. Sono gli attivisti del Comitato Lula Livre, sostenitori del PT, simpatizzanti della CUT. Cantano quando sentono che quello che continueranno a chiamare sempre Presidente sta per entrare: “Lula, il popolo è con te”. C’è anche una bambina, mascotte del movimento, che gli consegna un disegno e un messaggio. Lui si commuove e l’abbraccia.

Tutti, in fondo, vogliono dirgli la stessa cosa. Vogliono dirgli grazie per aver avuto la forza di resistere e di continuare a lottare. E vogliono promettergli che nella difesa difficile della democrazia continueranno sempre a essere al suo fianco. Lula ricambia perché anche nei momenti più bui, in quella cella di Curitiba, non si è mai sentito solo. Poco prima, in una stanza al quarto piano, Maurizio Landini gli ha regalato una litografia di Rosa Luxemburg, donna, ebrea, polacca, comunista assassinata nel 1919 in una Germania che detestava le sue idee rivoluzionarie. Lulaprende la parola e lo fa alla sua maniera. Rivoluzionaria anche quella.

Racconta il suo incontro con Papa Bergoglio, il legame che li unisce: il desiderio di stroncare le disuguaglianze e quello di difendere un pianeta sempre più a rischio. Attacca le destre senza confine, il populismo, il fascismo, un virus che si sposa con una leadership globale dove i personalismi e gli autoritarismi non riescono a nascondere una sostanziale insignificanza. Ma il suo è soprattutto il racconto di una lunga storia. Cita i suoi rapporti con i sindacati italiani fin dagli anni ’80; l’incontro che non dimenticherà mai con Enrico Berlinguer. Una lunga serie di aneddoti che hanno come protagonisti Lec Walesa, Kofi Annan e persino George W. Bush: “Ottieni rispetto solo quando sei tu il primo a rispettare te stesso” dice. In ogni parola che spende c’è il richiamo alla dignità e alla difesa degli ultimi.

Il suo saluto, alla fine, è un arrivederci. Lula, il presidente operaio che è stato a capo del sindacato dei metallurgici, che ha fondato insieme a Chico Mendes il Partito dei lavoratori, che ha guidato il Brasile dal 2002 al 2010, è un uomo tutt’altro che piegato dagli avvenimenti degli ultimi anni. “Sono un settantaquattrenne – dice - ma ho l’energia di un ventenne. Non mi arrenderò”.

«Liberate Patrick Zaki»

جمعة, 14/02/2020 - 09:38

Immediata liberazione di Patrick George Zaki e verità sui mandanti, gli esecutori e i depistaggi relativi all’omicidio di Giulio Regeni. Lo chiede con forza – con un ordine del giorno –  l’Assemblea generale della Cgil di Bologna dove studia il giovane ricercatore e attivista per i diritti umani. Zaki è stato arrestato l’8 febbraio scorso in occasione del suo rientro in Egitto per un periodo di vacanza. Patrick frequenta il Master internazionale dell’Unibi in Studi di Genere e delle Donne – Gemma – ed è, in particolare, impegnato sul versante dei diritti di genere e di espressione delle differenze sessuali.

"Secondo le leggi egiziane la detenzione preventiva si può protrarre per 15 giorni ed è reiterabile, quindi potrebbe durare molto più a lungo. A Patrick sarebbero state contestate le sue attività a favore dei diritti umani e, come affermano i suoi avvocati, le imputazioni riguarderebbero 'la diffusione di false notizie che disturbano l’ordine sociale', 'incitamento a protestare per minare l’autorità dello Stato', 'incitamento alla destituzione del Governo' e lui sarebbe già stato sottoposto a torture e 'picchiato, sottoposto a scosse elettriche e minacciato' nel corso degli interrogatori", si legge nell'odg.

"Le accuse si legano alla sua collaborazione con l’associazione egiziana “Iniziativa egiziana per i diritti delle persone" (Eipr). In realtà appaiono messe sotto accusa le legittime attività di informazione, di denuncia, commento, critica e che mostrano il lato oscuro di quel potere che già abbiamo avuto modo di vedere nel caso di Giulio Regeni", contnua la Cgil.

Già il giorno dell’arresto di Patrick, la Cgil di Bologna è scesa in piazza con tutta la città, con l’Università di Bologna, con le Istituzioni, con Amnesty International e le altre organizzazioni che si sono prontamente mobilitate. L’Assemblea generale della Cgil di Bologna "nel riaffermare la necessità che i rapporti politici ed economici esistenti nei confronti dell’Egitto a livello nazionale e locale non prescindano dalla richiesta stringente di un pieno rispetto in quel Paese dei diritti umani universali e fa proprie sia la richiesta avanzata dal Rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini e la posizione espressa dal Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli che ha richiamato l’Unione Europea a svolgere un ruolo attivo nella vicenda".

La Cgil invita infine a sottoscrivere l’appello di Amnesty International "per il rispetto dei diritti umani universali e affinché Patrick George Zaki possa ritornare sano e salvo qui a Bologna per proseguire i suoi studi e perseguire la sua personale libertà. Intendiamo ricordare che anche il caso di Giulio Regeni aspetta di essere chiarito e risolto per le responsabilità da individuare e per la giustizia da rendere a Giulio e alla sua famiglia".

Palermo, il sindacato di strada nei panifici

جمعة, 14/02/2020 - 09:01

Il sindacato di strada tra i panifici. Iniziativa itinerante della Flai Cgil Palermo nei panifici di Palermo e Villabate per parlare di diritti, tutele e del rinnovo del contratto dell'artigianato, area alimentare e panificazione. Per due giorni, si è  svolto un volantinaggio, organizzato dalla Flai palermitana, con la partecipazione di Flai Cgil Sicilia, a Palermo tra le  principali aziende della panificazione e a Villabate incontrando  i lavoratori dei  piccoli panifici, a conduzione familiare.

Due giorni di incontri con titolari, panettieri, banconisti e artigiani dei laboratori per presentare il progetto di un “sindacato di strada” che si reca nei posti di lavoro, per portare a conoscenza dei lavoratori le misure previste dalla legge nel settore della panificazione e venire incontro alle esigenze degli operatori del settore.    

In Italia il 67 per cento della produzione manifatturiera è artigianale. A Palermo, secondo l'ultimo censimento 2018 della Flai nazionale, operano almeno 2 mila imprese di artigianato alimentare, di cui un migliaio è rappresentato da panifici.  “Interagire con il  mondo dell'artigianato alimentare non sempre è facile per il sindacato perché si tratta spesso di realtà a conduzione familiare e dove è presente  un'alta diffusione di lavoro nero – dicono Valentina Pantanella e Giusi Madonia, della Flai Cgil Palermo -.  Siamo riusciti a incontrare i lavoratori dei panifici e a parlare loro di tutele contrattuali, previdenziali e dei servizi a loro disposizione,  come il fondo per l'assistenza sanitaria, erogati dal sindacato e dagli enti bilaterali,  di cui spesso non sono a conoscenza e che non utilizzano malgrado i fondi a disposizione”.  

L'iniziativa di incontro tra il sindacato dell'agroindustria e il settore della panificazione proseguirà con altri incontri informativi.  “I lavoratori devono capire che per loro sono previste determinate prestazioni e sapere cosa possono ottenere dal punto di vista contrattuale – aggiungono Pantanella e Madonia – In questo momento è in corso la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dell'artigianato, in cui rientra la panificazione,  scaduto il 31 dicembre 2018. È utile conoscere la piattaforma e le  proposte avanzate per promuovere lo sviluppo e l'ammodernamento del settore agroalimentare, strategico per l’economia del nostro Paese e per la realtà palermitana. A Palermo ci sono tante eccellenze nel settore e il sindacato di strada  della Flai vuole stare accanto ai lavoratori per tutelare diritti e occupazione”.

Anpal servizi, stabilizzati tutti i precari

جمعة, 14/02/2020 - 08:54

Dopo una complessa trattativa, è stata raggiunta l’ipotesi di accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Anpal servizi SpA per la stabilizzazione dei precari storici, che sarà sottoposta lunedì prossimo 17 febbraio in assemblea alle lavoratrici e ai lavoratori. "Le parti esprimono la propria soddisfazione per la conclusione positiva della trattativa, che realizza l’obiettivo della stabilizzazione dei precari storici di Anpal servizi, rafforzando le politiche attive del lavoro e il ruolo dell’Agenzia nazionale", si legge in una nota.

Appalti e diritti negati, la ferita da curare

خميس, 13/02/2020 - 18:00

Quattrocentosessanta metalmeccanici, all’Enel di Civitavecchia, lavorano in circa 20 aziende del “sistema” degli appalti per una centrale che nel 2025 dovrà uscire dal carbone e convertirsi al gas. Non sanno quale sarà il loro futuro tra pochi anni, dopo la conversione energetica. Il loro presente, invece, sono ferie forzate e cassa integrazione, lunghi periodi di pausa alternati a settimane di superlavoro, con picchi di 79 ore, ossia 16 ore al giorno, perché “Enel ti fa lavorare così”. La loro situazione, “drammatica”, l’ha raccontata oggi, 13 febbraio, Silvio Scalamandrè, Rsu Fiom della Centrale di Civitavecchia, nel corso di un’assemblea sul sempre più feroce mondo del lavoro in appalto organizzata a Roma da Slc Cgil e Fiom Cgil di Roma e Lazio. Un appuntamento nel quale le due categorie hanno dialogato e avviato un percorso di azione condivisa, mettendo in comune storie di quotidiana regressione della qualità del lavoro, dei diritti, della legalità. Mettendo fianco a fianco delegati abituati già, e spesso, a lavorare assieme nei siti produttivi. Storie di appalti e subappalti, appunto, che riguardano ormai tutti i settori del mondo del lavoro, dai cantieri alle telecomunicazioni, dai call center, all’informatica, ai servizi. 

Storie come quella di Italpost, un’azienda privata di servizi postali che ha perso da un giorno all’altro la commessa di consegna multe appaltata dal Comune di Roma, e il danno è ricaduto tutto sulle spalle dei suoi lavoratori, ha spiegato il delegato Slc Roberto Bruno. Storie come quella del call center Covisian, ora “traslocato” in Comdata: l’ha raccontata Valerio Antoniucci, Rsu Cgil “ufficialmente” fino a novembre 2019, ma continua a esercitare la sua funzione sindacale e “colleghi e compagni - spiega - mi danno retta”. In questo caso, nel cambio di appalto, la clausola sociale - ossia quella norma che dovrebbe garantire il riassorbimento occupazionale del personale dall’impresa uscente a quella subentrante - non “è bastata a tutelare i lavoratori”, racconta Antoniucci: “Molti di loro non sono rientrati nel perimetro occupazionale, hanno rischiato il licenziamento. Altri hanno rinunciato al posto e adesso vivono di Naspi (l’indennità di disoccupazione), perché per età anagrafica e situazione familiare non erano in grado di affrontare uno spostamento quotidiano di 35-40 chilometri verso la nuova sede di lavoro”. Magari per lavorare 20 ore a settimana, dovendosi pagare la benzina e sacrificando tempo di vita.

Anche l’informatica, come ha raccontato Marta Minielli, Rsu Fiom di Capgemini, vive in pieno l’emergenza: orari di lavoro dilatati, outsourcing all’estero, “contratti assurdi”. La parola chiave è “frammentazione”: dei livelli contrattuali e dei diritti. Sebbene in un settore ad alto valore tecnologico, “la qualità del prodotto non importa, anzi peggiora. Basta che il costo del lavoro sia basso”. E quindi si appalta la produzione ad aziende esterne senza curarsi delle condizioni occupazionali di chi ci lavora. E cosa dire di Tim? 45 mila dipendenti in tutta Italia, eppure il costo del lavoro incide solo per 2,5 miliardi sul suo fatturato, mentre il 60% se lo prende la voce “acquisto di beni e servizi” (8,5 miliardi), ossia un modello produttivo imperniato su di una giungla di appalti e fornitori esterni. Mentre i lavoratori Tim - in questa partecipatissima assemblea romana rappresentati da Fabio Di Russo, Rsu Slc Cgil - chiedono una politica industriale e serietà a un’azienda chiamata alla sfida dell’innovazione digitale. Infine c’è il caso Sirti: azienda in appalto di installazioni telefoniche, e in piena vertenza. Riepiloga Mauro Magnozzi (Rsu Fiom): “Abbiamo da poco scongiurato 833 licenziamenti, ma la situazione è tornata delicatissima. Sirti subappalta a sua volta in una competizione sfrenata sui prezzi dove chi subentra assume a condizioni sempre peggiori. E’ da 20 anni che va avanti questa storia - ricorda Magnozzi - e, da 13 mila dipendenti, Sirti è scesa a 4 mila”.

E’ spettato a Carlo Podda, segretario generale della Slc Roma e Lazio, ricordare che quella delle esternalizzazioni è una storia lunga, iniziata alla fine degli anni ‘70 e, nella pubblica amministrazione, al termine degli anni ‘90. Si è ormai affermata come “pratica prevalente” l’aggiudicazione di servizi (ossia di lavoro) “al massimo ribasso”. “Il sistema pubblico non considera il lavoro un fattore decisivo, ma un mero costo” e - causa la mancata vigilanza della Consip - ha preso sempre più piede la pratica dei contratti pirata. “Una follia cui dobbiamo porre fine”, ha detto Podda, suggerendo che il sindacato chieda al governo nazionale, e ai governi regionali, la sottoscrizione di un Patto sugli appalti. “Nel settore metalmeccanico - ha detto invece Fabrizio Potetti, segretario generale Fiom Roma e Lazio - i lavoratori in appalto sono ormai la maggioranza”. Tutti gli argini che si sono posti (Codice degli appalti, clausola sociale) “hanno delle falle” e possono essere “aggirati nelle gare di appalto”. Potetti ha ricordato che le Regioni Piemonte e Toscana hanno raggiunto “ottime intese” sulla clausola sociale, e ha invitato la Regione Lazio a fare altrettanto, “mantenendo le promesse fatte”. Mentre il segretario generale di Cgil Roma e Lazio, Michele Azzola, l’ha sintetizzata così: “E’ in corso da decenni una guerra dei ricchi contro i poveri. Attraverso la leva degli appalti, in Italia, è stata fatta la peggiore riduzione dei diritti dei lavoratori nella storia recente”. E l’aspetto perverso del meccanismo - prosegue Azzola - è che “le imprese cattive”, quelle che pagano poco e non tutelano i lavoratori, che licenziano e sfruttano, “cacciano le imprese buone”, in una “situazione lacerata” che la Cgil nel suo complesso è chiamata a sanare, con l’obiettivo di “riconquistare il diritto al lavoro dignitoso” per tutti.

Una discussione drammatica, insomma, seppure consapevole e progettuale, quella avvenuta oggi, che secondo Fabrizio Solari (segretario generale Slc Cgil) “è lo specchio di un modello produttivo” scelto dalle imprese italiane, da sempre “poco illuminate”. Un modello che in alcuni casi di appalto (vedi l’80% dei call center esternalizzati) è “mera intermediazione di manodopera”. Qualcosa che un tempo, in Italia, era vietato per legge. Un modello che per Solari si può “distruggere” (o almeno provarci) in modi diversi: “Agendo sul versante della committenza, oppure tramite la legge”. Ma per il segretario Slc l’azione più importante è quella “contrattuale”, insieme all’ottenimento di una legge sulla rappresentanza: “Contratta e ha diritto di applicare quel contratto chi, dai due lati del tavolo, è maggiormente rappresentativo”.

Francesca Re David, segretario generale Fiom Cgil, ha invece sottolineato che “gli appalti non sono un settore, ma una modalità organizzativa”, e che ormai riguardano tutta l’industria metalmeccanica, non solo il comparto dei servizi. Anche grandi gruppi come Leonardo e Fincantieri “vivono di appalti”, ha ricordato Re David. Mentre la maggior parte delle multinazionali che fanno impresa in Italia accettano solo “lavoratori somministrati, così possono imputarli come acquisti di beni e servizi e non come costo del lavoro”. Per la segretaria Fiom sono “saltati i diritti minimi”, ma per difenderli e recuperarli il sindacato deve continuare ad “agire sul terreno della legge e dei contratti”, e deve “mettere insieme i lavoratori di più categorie”, come accaduto in questa assemblea, perché i “coordinamenti dei delegati e la rappresentanza di sito sono decisivi”.

Concludendo l’incontro, Maurizio Landini ha chiarito che il sindacato sta ponendo le basi: “E’ un inizio di discussione”. Il segretario generale della Cgil ha ipotizzato l’utilità e la necessità di un “coordinamento” tra categorie della confederazione che “apra vertenze” con le imprese e con le istituzioni. Ma ha chiarito che la “battaglia” sugli appalti si può combattere solo se si capisce che “riguarda tutti i lavoratori”, anche quelli che “lavorano in aziende che, a loro volta, si avvalgono di appalti”. E’ una battaglia sulla quale si misura uno dei mandati dell’ultimo congresso Cgil, quello a realizzare una contrattazione inclusiva - ha incalzato Landini - ossia il compito di “qualificare la contrattazione”, che oggi non include troppi lavoratori indifesi. Probabilmente - ragiona Landini - “non è sufficiente il coordinamento tra categorie e confederazione”, ma bisogna trovare una nuova “forma di organizzazione e di rappresentanza dei vari soggetti che vogliamo tutelare”. Il segretario Cgil ha fatto l’esempio delle grandi lotte contrattuali dell’Autunno caldo, la stagione del ‘69 operaio: allora si consumò “il passaggio dalle commissioni interne ai consigli di fabbrica”, e nacque “una rappresentanza eletta direttamente dai singoli lavoratori, e che rispondeva non alle organizzazioni ma ai lavoratori stessi”. 

“Se ragioniamo di appalti - ha chiarito Landini - dobbiamo dare un luogo di rappresentanza comune a tutti i lavoratori”. E’ insomma un appello a “sperimentare” e a perseguire uno degli obiettivi principali dell’azione sindacale, quello di “ricostruire legami di solidarietà”. “Ma la solidarietà tra uguali è facile, mentre quella vera avviene quando chi sta meglio aiuta chi sta peggio”. A questo, ha aggiunto il leader della Cgil, si dovrà accompagnare “l’azione contrattuale”, la costruzione di “una nuova titolarità contrattuale” riconosciuta dalle imprese. Ma occorre anche cambiare le leggi. Portare avanti la battaglia per l’abolizione del Jobs act e per una legge sulla rappresentanza. Perché senza una legge che consenta l’attività sindacale nel “nuovo” mondo dell’economia e del lavoro - conclude Landini - “una battaglia rischiamo di non poterla fare”. “Costruire una cultura politica che rimetta al centro la qualità del lavoro”: è la nuova trincea del sindacato. Per salvare tutte quelle lavoratrici e quei lavoratori abbandonati nella terra di nessuno degli esclusi, e che stanno diventando, gradualmente, ingiustamente, la maggioranza. Un esito che nessun sindacato e nessun Paese civile può permettere né tollerare.

La fotogallery, S. Caleo
Appalti senza diritti, la Fiom dice basta, S. Ciaramitaro

Catania, la crisi del welfare in una città in dissesto

خميس, 13/02/2020 - 17:27

A Catania, città in dissesto, sono soprattutto i numeri a dipingere il quadro di crisi di un welfare che non garantisce a sufficienza anziani, minori, disabili, cittadini in difficoltà economiche. Una possibile soluzione a breve termine? 

Secondo la Cgil passerebbe dal rilancio dei Pac (Piani di azione per la coesione), dal reale coordinamento di tutte le risorse nazionali o europee disponibili, dall'agire con trasparenza a partire dai bandi. Ma soprattutto passerebbe dal recupero delle evasioni fiscali e dal saper ascoltare i bisogni dei cittadini, senza pregiudizi. 

È questo in sintesi il messaggio dei lavori di oggi su "Il Welfare a Catania: diritti, concertazione, efficienza" organizzati da Cgil, Spi e Fp Cgil al Palazzo della Cultura è coordinato dalla segretaria confederale Rosaria Leonardi che si sono aperti con un appello del segretario generale della Cgil, Giacomo Rota: "Bisogna continuare la concertazione in questa città. Abbiamo bisogno che Catania viva una nuova stagione di apertura", rivolgendosi soprattutto all'assessore comunale ai Servizi sociali Giuseppe Lombardo, presente in sala.

L'amministrazione deve trovare il coraggio di scommettere sul dialogo. Occorre un salto di qualità anche nostro ma occorre soprattutto programmare la ripresa, coinvolgendo tutte le parti sociali. Forse potrebbe occorrere una legge speciale per Catania, la più grande città d'Italia non capoluogo di regione, oggi in dissesto". Ma ecco i dati più utili a comprendere lo stato di salute del welfare nel capoluogo etneo.

Catania è una delle 3 città italiane con la più alta percentuale di minori in povertà assoluta: il 17,22%. Secondo l'Istat, è anche una delle 3 città con la più alta percentuale di famiglie in potenziale disagio. La metà delle famiglie vive con un reddito inferiore ai 15 mila euro. I disoccupati dai 14 ai 25 anni sono il 41,6%, il tasso di disoccupazione è del 18,8% di cui il 21% femminile ed il 18% maschile. I cosiddetti Neet, coloro i quali non hanno e non cercano occupazione sono il 40%. 

Nella provincia di Catania sono in pagamento 38.330 prestazioni di reddito di cittadinanza e 4.357 di pensione di cittadinanza per un totale di 42.687 prestazioni. Le persone coinvolte per il reddito di cittadinanza sono 105.825, per la pensione di cittadinanza 4.903, per un totale di 110.728 soggetti. "Sono questi i dati sconfortanti - commenta Giuseppina Rotella, della segreteria confederale - che ci rappresentano la situazione del disagio nel nostro territorio. A Catania, come in tutta la Sicilia, i Pac Infanzia e Anziani hanno dato una boccata di ossigeno ai servizi sociali forniti dai comuni. Servizi la cui continuità doveva essere assicurata con fondi del bilancio comunale". Per la sindacalista "i fondi Pac dovevano servire soltanto ad avviare i servizi. Finiti tali fondi gli asili nido hanno chiuso, gli anziani non hanno più l’assistenza domiciliare e le lavoratrici si sono ritrovate senza lavoro e senza stipendio. Facciamo un appello che parte da Catania, perché si trovi una soluzione nazionale e i Pac vengano rifinanziati".

Oggi Catania conta 9 asili comunali con 66 educatrici e 53 ausiliari, un asilo ex Pac sta per essere aperto nella zona di Acquicella ed un altro aprirà a breve al viale Tirreno. In totale i posti disponibili sono 480, il servizio funziona grazie  al sistema della compartecipazione delle famiglie. Un asilo a Librino è attivo con un progetto finanziato dalla legge 285 come supporto alla genitorialità. Tale servizio è rivolto ai bambini da 3 mesi a 3 anni per 10 bambini per 10 mesi. Il centro Mary Poppins ospitava a scuola 190 alunni, oltre a 100 bambini e ragazzi al centro diurno. Dal 1º gennaio è chiuso il centro diurno ed il numero dei bambini e ragazzi che frequentano la scuola è sceso a 150. Il futuro di questo importante servizio è  piuttosto incerto. 

Stessa sorte degli asili nido hanno avuto gli spazi gioco dei Pac. A lanciare un accorato appello all'assessore comunale Lombardo per la riapertura dell' asilo nido di Viale Tirreno è stata proprio la segretaria Cgil, Rosaria Leonardi: " È un'assoluta priorità: le lavoratrici attendono da mesi e ci sono molti iscritti. Segno che la struttura è attesa dai cittadini".

Rispetto alla media nazionale, la città di Catania non registra invece dati catastrofici in termini di invecchiamento della popolazione, come ha sottolineato nella sua relazione il segretario dello Spi, Carmelo De Caudo. Gli anziani, cioè i cittadini dai 65 ai 100 anni, sono dunque il 21,10% su una popolazione complessiva di 311 620 persone (una curiosità: i nostri centenari al momento sono 74). 

 "La media del reddito mensile dei pensionati è di circa 1000 euro al mese, - dice De Caudo - gli anziani che vivono in case in affitto sopportano un carico di spese mensili per locazione e tasse locali sui rifiuti, di circa 500 euro mensili e ciò equivale dunque a dire che questi anziani spendono così, almeno, il 50 per cento del reddito complessivo familiare".

Veniamo ai servizi. A Catania, il costo delle case di riposo per anziani è troppo alto: lo Spi Cgil riferisce di rette di circa 1.285 euro, quelle di una casa protetta arrivano a 1.606 euro. Al momento il Comune di Catania assiste 211 anziani ricoverati in 15 strutture convenzionate, tra casa di riposo, alloggio e case protette che sopperiscono ai bisogni dei meno abbienti; "per il resto, la città è piena di strutture private, per le quali non è facile reperire il dato dei soggetti ricoverati, che sicuramente affrontano dei costi sostenibili solo dalla popolazione agiata, cioè, da una fortunata minoranza", riporta lo Spi.

In questo panorama desolante il Comune di Catania non possiede una “casa di riposo comunale” che invece costerebbe molto meno al pubblico. In sostanza, le spese pubbliche non sono adeguate al fabbisogno della popolazione più anziana.

È poi vero che solo recuperando l’enorme evasione dei tributi si potrà realizzarsi il recupero sul fronte delle risorse economiche da destinare al Welfare. Ma il Comune di Catania nel 2019 ha recuperato solo 3.163 euro di tributi evasi, 3.447 euro nel 2018. Non è andata meglio negli anni precedenti.

E gli operatori sociali? Ad inquadrare  lo status quo è toccato al segretario generale della Fp Cgil, Turi Cubito; Catania che aveva 9 asili nido con fondi Comunali e tre con fondi ex Pac, "nonostante gli sforzi sostenuti è riuscita a mantenere undici dei dodici asili e questo sta comportando inevitabilmente la riduzione del numero di ore per le addette, ausiliarie ed educatrici. L’incertezza del mantenimento del servizio e la mancata programmazione per tempo dell’apertura ha determinato fra i cittadini sfiducia nel servizio pubblico  legato anche al fatto che 9 asili sono stati aperti ad ottobre inoltrato e due che prima erano finanziati dagli ex fondi Pac stanno vedendo l’apertura in questi giorni".

All'incontro sono intervenuti anche il presidente della Confcooperative Catania, Gaetano Mancini, la presidente di Legacoop Sicilia orientale Debora Collecchio, il segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino ("Non possiamo accettare che ci sia un divario enorme tra la politica e i corpi intermedi, tra i bisogni di questa regione e l'agenda politica del mese", ha detto riferendosi all'atteggiamento delle istituzioni sui temi sociali), Don Piero Sapienza della Diocesi di Catania, e Giuseppe Lombardo, assessore comunale alla Famiglia e alle Politiche sociali.

L'assessore Lombardo in particolare ha confermato la sua volontà a continuare il confronto con i sindacati e ad avviare una fase di programmazione condivisa soprattutto sulle opportunità offerte dalla legge 328 che potrebbe rappresentare una nuova soluzione alla mancanza di fondi comunali, mentre sui Pac non ci sono notizie sulla fase di post scadenza istituzionale.

Ha concluso lavori il segretario confederale della Cgil nazionale, Roberto Ghiselli. "L' Italia non è mai uscita dalla crisi e ha le sue debolezze strutturali. Tutto resta a carico della famiglia e delle badanti, un fenomeno quest'ultimo con tutte le sue contraddizioni". 

"Il problema dei comuni in dissesto non autorizza che essi debbano rinunciare alla programmazione e ai suoi obiettivi, anzi, Il dissesto non può  diventare un alibi. Al primo posto deve tornare più che mai  la programmazione, la concertazione, la selettività, anche sui tagli che si è costretti a fare", ha detto.

Fiom Basilicata, solidarietà ai lavoratori della Plastiche Melfi

خميس, 13/02/2020 - 17:08

L’attivo dei delegati Fiom Cgil Basilicata settore Automotive, insieme alla segreteria regionale della Fiom Basilicata, esprimono solidarietà ai lavoratori della Plastiche Melfi in lotta per la difesa dei loro posti di lavoro. “I lavoratori della Plastiche Melfi (gruppo Sapa) – si legge in una nota sindacale – continuano la mobilitazione per difendere il lavoro e chiedere che la politica prenda una posizione definitiva nella vertenza al fine di assicurare una continuità produttiva e occupazionale allo stabilimento lucano che ha le professionalità e le potenzialità per fornire prodotti di qualità a un mercato interessato da trasformazioni profonde che necessitano di essere governate”. I delegati Fiom “auspicano che la vertenza abbia una conclusione positiva confermando i piani industriali presentati ufficialmente in Confindustria alle organizzazioni sindacali con il ripristino delle produzioni nel sito”.

 

Colussi, la Flai Cgil Umbria promuove l’accordo

خميس, 13/02/2020 - 17:04

“Il primo punto di sicuro avanzamento è il riconoscimento del 50% di maggiorazione sul lavoro domenicale. Lavorare di domenica è una condizione di per sé disagevole, è un sacrificio che i lavoratori della Colussi hanno sempre affrontato con assoluta dedizione. L'incremento ottenuto ha lo scopo di valorizzare questa disponibilità e di renderla una vera e propria straordinarietà. L’ideale per i lavoratori sarebbe, infatti, un ciclo lavorativo ‘normale’ a parità di volumi”. A dirlo è Michele Greco, segretario generale della Flai Cgil dell'Umbria, Ieri, 12 febbraio 2020, dopo l’incontro che si è tenuto ieri (13 febbraio) con il comitato degli iscritti Flai Cgil della Colussi in cui è stata approfondita punto per punto l'ipotesi d’accordo sottoscritta in Confindustria lo scorso 4 febbraio e che sarà sottoposta il prossimo 17 febbraio al voto dell'assemblea dei lavoratori.

La seconda questione di merito è l’incremento del 20% dell’indennità sul notturno, che passa dal 30% ex ccnl al 37% per tutti i lavoratori e per tutte le notti. “Questa condizione – prosegue Greco – è stata fin dall’inizio centrale nella posizione della Cgil che ha sempre sostenuto che qualsiasi incremento avrebbe dovuto avere efficacia su tutte le notti e in ugual modo. Per noi è prevalsa l’idea dell’uguaglianza tra i lavoratori, soprattutto in riferimento ai part-time, che avrebbero pagato lo scotto maggiore di un'eventuale differenziazione. Infine, sempre in riferimento ai part time, c'è la grande questione di merito, che va a rispondere ad una richiesta sempre avanzata negli ultimi anni: finalmente il premio di produzione a questa categoria di lavoratori verrà riconosciuto in maniera proporzionale all'effettivo lavoro svolto”.

Da sottolineare, infine, il premio complessivo per il 2019 ottenuto dai sindacati, che arriverà fino a 800 euro a lavoratore, di cui 100 per coloro che sono iscritti o si iscriveranno al fondo di previdenza integrativa Alifond. “Il punto politico a nostro avviso è questo – afferma ancora Greco - siamo di fronte ad un accordo di avanzamento per i lavoratori dopo tanti accordi di natura difensiva in Colussi e non solo. Un segnale importante che vuole invertire la tendenza all’interno dello stabilimento con una nuova turnazione, più lineare e meno soggetta a scelte estemporanee, che stabilizza il rapporto vita-lavoro per i lavoratori e soprattutto per le lavoratrici. Una organizzazione del lavoro che tende a valorizzare il fattore umano in termini di competenza e di responsabilità, e su questo punto la nostra posizione è che a fronte di queste innovazioni la formazione e il giusto riconoscimento sono essenziali per il buon esito”.