Rassegna.it

اشترك ب تلقيمة Rassegna.it Rassegna.it
Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
آخر تحديث: منذ 10 hours 27 min

Ricci (Cgil Campania): bene intesa navigator e piano Mezzogiorno

خميس, 17/10/2019 - 13:44

“Il ministro per Sud, Giuseppe Provenzano, apre la giornata con due buone notizie: la firma, da parte del presidente della Regione Campania, dell’intesa per l’assunzione dei 471 navigator e l'incontro con Cgil, Cisl e Uil per il Piano del Mezzogiorno”. A dirlo, il segretario generale della Cgil Campania, Nicola Ricci.

“Ora occorre accelerare per la stabilizzazione dei precari storici dell'Anpal e mettere a sistema i fondi per il Mezzogiorno, per i quali la strada obbligata è quella dell'applicazione della clausola sul 34% degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno. Quando la politica ricerca il dialogo e il confronto per la soluzione di annose vertenze – afferma il dirigente sindacale – i risultati si ottengono. Un ulteriore sforzo, da parte della Giunta regionale, potrebbe adesso essere quello di avviare un tavolo permanente per le politiche attive del lavoro e per monitorare le crisi in atto”. 

Fp Cgil: accuse gravissime, ma non generalizzare su Polizia penitenziaria

خميس, 17/10/2019 - 12:59

“Accuse gravissime e, se confermate, da condannare senza alcun tentennamento”. È quanto afferma la Fp Cgil Polizia Penitenziaria in merito all'arresto di sei agenti in servizio presso la Casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino che si sarebbero resi protagonisti di torture e violenze nei confronti dei detenuti. Con questa accusa stamattina il nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria ha eseguito un’ordinanza, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino, con la quale è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari nei loro confronti.

“Non possiamo tollerare in alcun modo – è la posizione della Fp Cgil – che servitori dello Stato perpetuino violenza. Allo stesso tempo i fatti di Torino non possono inficiare un corpo, quello della Polizia Penitenziaria, che tra mille difficoltà, che vanno dalla carenza di organico alle difficili condizioni di lavoro, espleta il compito previsto dall'articolo 27 della Costituzione e rimane un presidio di legalità. Continuano a consumarsi immani tragedie tra gli agenti di Polizia penitenziaria, figlie di precarie condizioni di salute determinate dalle difficili condizioni di lavoro. Il fenomeno dei suicidi tra gli agenti di Polizia Penitenziaria ne è una prova e il governo deve risposte”.

Nelle carceri italiane, tra gravi carenze di organico, sovraffollamento di detenuti e precarie condizioni in cui queste versano, si vive una vera e propria emergenza. “C'è bisogno – conclude la nota sindacale – di portare al centro dell'agenda politica del Paese la questione carceraria, lo stato in cui versano gli istituti penitenziari e, con loro, le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno svolgono un'attività difficile e complicata. Persone che avrebbero bisogno di maggiori tutele e attenzioni, a partire da un sostegno psicologico, come da tempo rivendichiamo, proprio in ragione del lavoro che svolgono”.

Flai Sicilia, Tonino Russo è il nuovo segretario generale

خميس, 17/10/2019 - 12:56

Tonino Russo, 51 anni, di Monreale, è il nuovo segretario generale della Flai Sicilia, categoria dei lavoratori dell’agroindustria. Lo ha eletto l’assemblea generale del sindacato, con 66 voti a favore, un contrario, un astenuto. Subentra ad Alfio Mannino, da luglio scorso diventato segretario generale della Cgil Sicilia. All’assemblea ha partecipato il leader nazionale Flai, Giovanni Mininni.

Nella categoria, Russo ha percorso tutte le tappe, da delegato di base e capolega, da segretario provinciale a componente della segreteria regionale, fino all’ultimo incarico nella segreteria nazionale Flai, per cui è stato responsabile dei settori agricoltura e forestazione. Le riforme della forestale, dei consorzi di bonifica e dell’Esa: questi, i temi al centro delle dichiarazioni programmatiche del neosegretario generale. Ma anche quelli della “banca della terra”, per “dare opportunità di lavoro ai giovani” e dell’attuazione delle “rete del lavoro agricolo di qualità”, giungendo alla firma di un protocollo, con il fine “di combattere tutte le forme di sfruttamento del lavoro e il caporalato che ancora esistono nella nostra Regione", ha sottolineato il nuovo leader sindacale.

Fucilate sui braccianti, 21 ottobre presidio a Latina

خميس, 17/10/2019 - 12:43

Manifestazione lunedì 21 ottobre a Latina dei lavoratori agricoli per denunciare le condizione di sfruttamento e caporalato che migliaia di braccianti sono costretti quotidianamente a subire. La dimostrazione (con appuntamento alle ore 16 in piazza della Prefettura, dove una delegazione sindacale chiederà un incontro con il prefetto Maria Rosa Trio) è stata indetta da Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, dopo il grave episodio di giovedì 10 ottobre a Terracina (Latina), dove un imprenditore agricolo 35 enne è stato arrestato in flagranza di reato mentre con un fucile a pompa sparava verso i “suoi” lavoranti indiani per spronarli a impegnarsi di più.

Nettissima la condanna di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil nazionali nei confronti di “uno pseudo datore di lavoro che, nell'ambito dello sfruttamento sistematico di un gruppo di lavoratori indiani, ha pensato di regolare i rapporti di lavoro tramite l'uso sistematico delle minacce e dei ricatti, arrivando perfino a utilizzare un fucile”. Per i sindacati si tratta di “un episodio estremo, che colpisce in particolare la comunità indiana, ma che si inserisce in un clima di intimidazione che spesso i lavoratori agricoli tutti, italiani e stranieri, subiscono da parte di un sistema che coinvolge imprenditori compiacenti a caporali e a organizzazioni di tipo malavitoso”. Da qui la decisione di indire la manifestazione per denunciare “il degrado della situazione e la necessità di reagire in maniera coordinata e determinata da parte di tutte le parti sociali, le istituzioni locali, a partire dagli organi di controllo delle varie strutture operanti nel territorio”.

Per Flai, Fai e Uila i fatti di Terracina sono “l'ennesima dimostrazione che gli appelli del sindacato a intervenire in modo più costante contro lo sfruttamento dei braccianti non sono allarmismo, ma la constatazione quotidiana di un fenomeno sottovalutato dalle istituzioni”. I sindacati sollecitano dunque governo e Parlamento “ad attuare quanto chiediamo da tempo su trasporto dei lavoratori, alloggi, controlli e ispezioni. Altro strumento indispensabile è la Rete del lavoro agricolo di qualità, che a Latina non funziona e in molti territori non è ancora stata realizzata. Tutti elementi fondamentali per applicare la legge 199 nella sua interezza, e per fare prevenzione a tutto campo contro caporalato e sfruttamento”.

Per Stefano Morea, dirigente della Flai Cgil di Frosinone e Latina, l'arresto dell'imprenditore agricolo “è un fatto agghiacciante: quel fucile puntato contro quegli operai dobbiamo sentirlo puntato contro la nostra tempia”. L’esponente sindacali sottolinea come “l'utilizzo di ‘caporali’, le minacce a mano armata, le condizioni dei lavoratori nei luoghi che li accoglievano, ci facciano inorridire, nonostante da decenni la Cgil pontina, quasi in totale solitudine, denunci le gravi condizioni di sfruttamento degli operai agricoli”.  

Il lavoro di denuncia fatto in questi anni dalla Cgil e dalla Flai ha portato sul territorio “l'attenzione necessaria, producendo una serie di strumenti, non ultima la legge regionale dello scorso agosto”. Il rammarico, conclude Stefano Morea, è che “la Sezione territoriale per il lavoro agricolo di qualità, prevista dalla legge 199 del 2016, non viene convocata da tempo dalla direzione provinciale dell'Inps di Latina, nonostante le continue richieste delle organizzazioni sindacali”.

Tornando al fatto di cronaca, le indagini degli agenti del commissariato di Terracina sono partite dalla segnalazione di cinque braccianti agricoli di origini indiane che imputavano al loro datore di lavoro ripetute minacce, anche con colpi di armi da fuoco, per spronarli ad accelerare la raccolta e la lavorazione dei prodotti. Alcuni dei lavoratori, in particolare, avevano rinunciato all'impiego scatenando l'ira dell'imprenditore. Quest'ultimo, nella serata dello scorso 10 ottobre, all'ennesimo licenziamento di uno dei suoi operai (peraltro privo di permesso di soggiorno) ha reagito presentandosi presso l'alloggio dei braccianti, determinato a dar loro una “lezione”: ha così fatto ripetutamente fuoco all'indirizzo di alcuni braccianti, senza colpirne nessuno. L'uomo ha poi minacciato gli stranieri puntando loro l'arma alla gola.

I poliziotti, giunti sul posto, hanno fatto irruzione nella villa dell'imprenditore che, alla vista degli agenti, non ha opposto resistenza. Ma alla richiesta degli operatori di esibire il fucile a pompa legalmente detenuto, in un estremo tentativo di eludere le investigazioni, ha cercato di simulare il furto. I successivi accertamenti hanno consentito di individuare i complici che lo avevano aiutato a disfarsi dell'arma, che è stata rinvenuta e sequestrata. L'imprenditore dovrà ora rispondere dei reati di sfruttamento del lavoro, minaccia aggravata con l'utilizzo di arma da fuoco, lesioni personali, detenzione abusiva di munizionamento e omessa denuncia di materie esplodenti.

Plastic tax, ricadute di 138,77 euro annui a famiglia

خميس, 17/10/2019 - 12:33

"Condividiamo e riteniamo apprezzabile l’impegno del governo verso una svolta all’insegne della sostenibilità della nostra economia. Ci dispiace constatare, però, come abbia scelto di seguire la strada dettata dalle emergenze, senza fare scelte coraggiose e investire sul futuro, secondo la logica del 'meglio una tassa oggi che un incentivo per il domani'. Rientra in quest’ottica la plastic tax, la tassa di 1 euro al kg, che verrà imposta sugli imballaggi di plastica, a partire dal 1 giugno 2020, secondo quanto predisposto nella manovra". Così la Federconsumatori in una nota.

"L'imposta graverà sui cittadini, che dovranno fare i conti con prodotti rincarati dai maggiori costi sugli imballaggi. Il nostro osservatorio nazionale ha calcolato che, se questa tassa, com'è facilmente ipotizzabile, verrà scaricata in larga parte sui prezzi finali dei prodotti con imballaggi in plastica, ogni famiglia dovrà far fronte a una maggiorazione della spesa di 138,77 euro annui. Quello che più di tutto ci preoccupa, è che questa tassa non contribuirà, a nostro avviso, a una reale svolta: per indurre sul lato della produzione un incisivo cambiamento nella scelta dei materiali degli imballaggi è necessario incentivare la riconversione della plastica verso produzioni riciclabili", rileva Federconsumatori.

"Inoltre, è fondamentale prevedere misure di contrasto al packaging eccessivo: a volte, prima di arrivare a scartare un prodotto, ci troviamo di fronte a vere e proprie 'matrioskeì d'imballaggi, dannose per l’ambiente, oltre che spesso inutili. Intanto, il 2030 si avvicina, e ci aspettiamo dal governo politiche industriali coerenti, in grado di determinare una riconversione verde dell'economia: è ora d'incentivare i comportamenti virtuosi di cittadini e imprese, per imprimere un reale, decisivo e necessario cambiamento", conclude il comunicato.

Marche, non è una regione per donne

خميس, 17/10/2019 - 12:09

I dati sulle forze di lavoro nelle Marche, relativi al secondo trimestre dell’anno, resi pubblici recentemente dall’Istat e rielaborati dalla Cgil, mettono in luce nuovi e preoccupanti scenari se si osservano con un’ottica di genere. Se l’occupazione femminile è sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il numero delle lavoratrici dipendenti scende prepotentemente a 210 mila unità, ovvero 10 mila in meno rispetto al 2018 (-4,5%): un calo nettamente superiore a quello dei lavoratori dipendenti maschi, comunque preoccupante (-2,4%). Fatta eccezione per il commercio, settore nel quale le lavoratrici dipendenti sono stabili, le stesse diminuiscono in tutti gli altri settori, dall’industria manifatturiera (-7,1%) ai servizi (-4,7%) e all’agricoltura e anche nelle costruzioni.

Torna così a salire in modo rilevante anche il numero delle donne in cerca di lavoro: 33mila, +12,6% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, il che porta il tasso di disoccupazione femminile nelle Marche a 10,7%. "Dunque, siamo di nuovo a due cifre: il dato più alto delle regioni del Centro dove, peraltro, la disoccupazione femminile diminuisce. Numeri che preoccupano e che si sommano a quelli di vecchie diseguaglianze dure da superare tra donne e uomini sul lavoro” , dice Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche.

Nei giorni scorsi, il Consiglio regionale ha fatto l’importante scelta della doppia preferenza di genere: una scelta che dà valore e sostanza alla democrazia paritaria. Ora, Istituzioni, forze sociali ed economiche uniscano le loro forze per costruire un Paese a misura di donne”. Insiste l'esponente Cgil: “Le donne, anche nella nostra Regione, continuano a fare i conti con un lavoro che non c’è, o è un lavoro instabile, precario o comunque di bassa qualità che si accetta per mancanza di alternative. Lavori con orari sempre più ridotti, anche a poche ore la settimana, con part time troppo spesso involontari che rendono parziali anche paghe e diritti”.

Secondo la dirigente sindacale, “questi numeri vanno aggiunti a quelli delle tante, troppe lavoratrici madri che lasciano il lavoro alla nascita di un figlio: l’anno scorso nelle Marche sono state 866: quindi, ogni 12 bambini che nascono c’è almeno una lavoratrice che lascia un lavoro stabile, spesso costretta a una scelta obbligata per le difficoltà che incontra sul lavoro o per la mancanza di una rete adeguata di servizi accessibili e sostenibili economicamente. Ad esse, si sommano le tante lavoratrici precarie, per le quali un figlio significa spesso non veder rinnovato il contratto di lavoro”.

Insomma, per Barbaresi "si parla tanto di conciliazione tra tempi di vita e lavoro, ma spesso lo si fa in modo retorico e declinandolo solo al femminile, finendo per riportare le donne a casa ad accudire figli e genitori anziani. Intanto, in questi anni, abbiamo assistito al proliferare di bonus di ogni genere: bonus bebè, bonus nido, bonus mamme, ovvero politiche di monetizzazione dei bisogni, che hanno finito per sottrarre risorse necessarie a garantire un sistema adeguato di welfare. In sostanza - insiste la segretaria Cgil - le priorità sono due: affermare la cultura della condivisione delle responsabilità familiari tra uomini e donne e garantire una rete adeguata e strutturata di servizi, da quelli per l’infanzia a quelli per anziani e non autosufficienti”, aggiunge la sindacalista.

Part time, lavoro precario, carriere interrotte per il lavoro di cura, sono solo alcuni dei fattori che contribuiscono agli enormi divari retributivi tra donne uomini, tanto che nelle Marche le donne percepiscono mediamente 15 mila euro lordi l’anno, cioè 7 mila in meno rispetto agli uomini, pari al 32% in meno. "A oltre 40 anni dalla legge sulla parità sul lavoro, c’è ancora tanto da fare perché il vero valore delle donne sul lavoro venga effettivamente riconosciuto - conclude Barbaresi - Per questo, è necessario che la contrattazione, da quella nazionale e decentrata, sociale e territoriale, ponga al centro le reali condizioni di vita e lavoro, l’organizzazione del lavoro, il riconoscimento di competenze e professionalità, la retribuzione e la necessaria ricomposizione del lavoro sempre più discontinuo e parziale e anche un sistema di welfare adeguato. Perché si possa costruire un Paese a misura di donne”.

 

Sciopero partecipate Roma 25 ottobre, adesione pensionati

خميس, 17/10/2019 - 11:25

Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilpensionati di Roma aderiscono allo sciopero di venerdì 25 ottobre delle società partecipate, denunciando lo stato di degrado in cui versa la Capitale. "La crisi delle partecipate è solo la punta dell'iceberg", scrivono i sindacati dei pensionati: "Domenica scorsa una anziana donna è stata ricoverata in ospedale per la caduta tra i sacchi della spazzatura nel tentativo di arrivare al cassonetto. Scuole e spazi pubblici sporchi, sull'orlo di una emergenza sanitaria che rischia di colpire tutta la cittadinanza, in particolare anziani e bambini. Bloccato il servizio di trasporto per disabili, ancora chiusure di stazioni metro e tagli alle linee di trasporto che collegano le periferie della città. Aspettiamo da tre anni il piano dei servizi sociali, la mancanza di risposte da parte di questa amministrazione grava pesantemente sulle fasce già disagiate della popolazione. Le proposte avanzate dal sindacato su tutti questi temi rimangono inevase".

Nel 2019 tanta cassa integrazione

خميس, 17/10/2019 - 11:11

Forte impennata della cassa integrazione a settembre 2019: nel mese all'Inps sono arrivate richieste per 17.194.330 di ore, con un aumento del 51,9% sullo stesso mese del 2019 e del 168,2% rispetto ad agosto. Tra gennaio e settembre 2019 sono state chieste 186.618.956 di ore, con un aumento del 16,27% grazie a una crescita della cig straordinaria (quella per crisi e ristrutturazioni) del 37,41%.

Solo nel mese di settembre le richieste per la cassa straordinaria sono state pari a 11.521.573 ore, con un aumento del 99,16% rispetto allo stesso mese del 2018. Solo abbastanza stabili le richieste per la cassa ordinaria e residuali invece quelle per la cassa in deroga (20.967 con un -30,85%). Se si guarda all'intero anno le richieste di cassa integrazione straordinaria sono state 115.351.264 con una crescita del 37,41% mentre quelle di cassa ordinaria sono state 70.068.646 con un calo del 4,02%. Le ore autorizzate agli operai sono state 141.152.217 (+27,35%) mentre quelle autorizzate agli impiegati sono state 45.466.739 (-8,46%).

Avr (Reggio Calabria), sciopero 6-8 novembre

خميس, 17/10/2019 - 10:48

Sciopero da mercoledì 6 a venerdì 8 novembre dei lavoratori della Avr, l’azienda incaricata della raccolta rifiuti di Taurianova (Reggio Calabria). A motivare la protesta di Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel, che segue lo stop già realizzato il 7 ottobre scorso, la mancata corresponsione da ben quattro mesi degli stipendi, nonostante le continue rassicurazioni della società. “A oggi – scrivono i sindacati – ci risulta che una nutrita componente di lavoratori, circa 50, non hanno ancora percepito la mensilità di luglio”.

Whirlpool, a Napoli scatta la protesta dei lavoratori

خميس, 17/10/2019 - 10:41

Un centinaio di lavoratori della Whirlpool si è radunato in piazza Municipio a Napoli, in attesa che la piazza si riempia e possa cominciare il corteo verso via Santa Lucia, dove ha sede la giunta regionale campana. Nonostante la prospettiva, più che mai vicina, di una chiusura dello stabilimento di via Argine, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, annunciata dall'azienda per il prossimo 1° novembre, il clima tra i partecipanti al corteo non è teso. I manifestanti grande striscione a fondo blu con la scritta bianca "Rsu Whirlpool" e bandiere dei sindacati Fim, Uilm e Fiom alla testa del corteo. Tutt'intorno al gruppo, blindati delle forze dell'ordine, per accompagnare la protesta che partirà di qui a poco. A palazzo Santa Lucia non troveranno il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, fuori per altri impegni, ma saranno comunque ricevuti, anche alla luce della proposta di creare condizioni favorevoli per far proseguire l'attività produttiva avanzata dalla Regione, pronta a investire fino a 20 milioni.

"Siamo pronti a tutto – dicono gli operai che hanno già manifestato occupando l'autostrada A3 nei giorni scorsi –; la Regione sta facendo la sua parte, anche il governo deve farla. Whirlpool è patrimonio di tutti, non può finire una storia così importante". Lo stabilimento della multinazionale, che produce lavatrici da decenni, è attualmente fermo. Il brutto sogno dei 420 lavoratori della Whirlpool di Napoli dura ormai da 138 giorni e rischia di trasformarsi presto in un ancora più amaro risveglio. Il 31 maggio scorso è cominciato lo stato di agitazione e il presidio, dopo l'annuncio da parte dell'azienda di procedere a una cessione di ramo d'azienda. Com'è noto, Whirlpool cessa l'attività produttiva a Napoli il 1° novembre. A nulla è servito l'incontro a palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli: l'azienda è rimasta sulla sua posizione, ritenendo le misure proposte dal governo non risolutive e non in grado di incidere sulla profittabilità del sito partenopeo nel lungo periodo, né sulla competitività del gruppo nella regione Emea. "La totale chiusura e l'indisponibilità del gruppo di cercare soluzioni coerenti con l'accordo mette di fatto a rischio la tenuta del piano industriale e il futuro di oltre 5 mila lavoratori in tutta Italia", denuncia Francesca Re David, segretario generale Fiom.

Il comportamento di #Whirlpool è inaccettabile, il Governo deve costringere l’azienda a venire allo scoperto. Serve una convocazione urgente del tavolo al #Mise. Ministro Patuanelli ci dica quali sono “atti unilaterali” che saranno intrapresi dal Governo.@RedavidF a @RaiStudio24 pic.twitter.com/QLA1WzurAL

— Fiom-Cgil nazionale (@fiomnet) October 17, 2019

Le principali tappe della vertenza

25 ottobre 2018: i sindacati siglano l'accordo sul piano industriale, che contempla 250 milioni di investimenti. Inoltre, per recuperare i volumi produttivi a Napoli, prevede che alcune produzioni di Comunanza vengano spostate a Napoli e nello stabilimento lombardo passi la produzione di lavasciuga fatta in Polonia. 

31 maggio 2019: si tiene un incontro tra sindacati e azienda sull'andamento del piano. In quella occasione l'azienda proietta una slide con la X sul sito di Napoli. I sindacati, temendo che lo stabilimento venga ceduto, organizzano un presidio al Mise. L'azienda sostiene che il business delle lavatrici non è sostenibile e che lo stabilimento di Napoli registra perdite di 20 milioni: l'unica strada è la riconversione.

4 giugno: parte il tavolo al Mise.

11 giugno: l'allora ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, firma tre atti di indirizzo destinati alle direzioni competenti dei rispettivi ministeri e a Invitalia con cui richiede la revoca dei finanziamenti concessi, nel corso di questi anni, a Whirlpool, qualora la multinazionale non mantenga gli impegni sottoscritti nel 2018.

25 giugno: governo e sindacati ottengono dall'azienda che non vi sarà alcuna chiusura, nessun disimpegno e la piena occupazione dei lavoratori. 

24 luglio: l'azienda illustra cinque opzioni per garantire la salvaguardia dello stabilimento di Napoli. Tra le ipotesi presentate, la prosecuzione del confronto sugli investimenti nei prodotti di alta gamma, lo spostamento in Italia alcune produzioni realizzate all'estero e l'individuazione di una nuova mission per il sito di Napoli, attraverso la realizzazione di un nuovo prodotto. Di Maio annuncia la presentazione di un decreto che permetterebbe a Whirlpool di accedere a una decontribuzione nei prossimi 15 mesi, con sgravi fiscali sugli oneri relativi ai contratti di solidarietà. Il dl metterebbe a disposizione 10 milioni per il 2019 e 6,9 milioni per il 2020.

1° agosto: l'azienda dichiara, dopo un incontro al Mise, che la riconversione è l'unica soluzione per il sito di Napoli. Whirlpool Emea presenta le sue analisi sulle tre principali opzioni per il sito: nuovi e ulteriori investimenti nel settore Premium; il trasferimento della produzione dall'estero e una nuova missione per lo stabilimento di Napoli.

2 settembre: l'azienda in una nota comunica che il decreto legge sulle crisi aziendali è una misura insufficiente e l'unica soluzione per lo stabilimento Whirlpool di Napoli è avere una nuova missione produttiva.

17 settembre: l'azienda annuncia ufficialmente la volontà di cedere il ramo d'azienda alla svizzera Prs (Passive refrigeration solutions, una startup che detiene un brevetto di container autorefrigerati). Il Mise parla di decisione "grave", che "disattende gli impegni" dell'azienda con il governo. Contrari i sindacati.

19 settembre: il coordinamento sindacale unitario Fim, Fiom, Uilm proclama due settimane di mobilitazione in tutti gli stabilimenti e una manifestazione nazionale.

21 settembre: il ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli lancia un ultimatum: prima ritirino la procedura di cessione, poi si discute.

3 ottobre: l'azienda in una nota sottolinea che il piano dell'azienda svizzera Prs per la reindustrializzazione del sito di Napoli è un progetto solido, facendo notare che le organizzazioni sindacali non sono mai stati disponibili a un confronto.

4 ottobre: sciopero dei lavoratori di tutti gli stabilimenti e manifestazione nazionale a Roma. Una delegazione sindacale incontra il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli, che annuncia lo spostamento del tavolo a palazzo Chigi.

9 ottobre: incontro tra il premier Giuseppe Conte, il ministro Patuanelli e i segretari generali di Fiom, Fiom, Uilm. Il premier riferisce che l'azienda è pronta a sospendere la cessione dello stabilimento di Napoli fino al 31 ottobre e a proseguire il confronto. Per i sindacati, non è stato compiuto alcun passo avanti: l'unica strada da percorrere è la produzione di lavatrici come prevedevano gli accordi. L'azienda conferma la disponibilità a riprendere il confronto con governo e parti sociali e, in attesa della convocazione, conferma la sospensione della procedura di cessione fino e non oltre la fine del mese.

15 ottobre: Conte e Patuanelli incontrano a palazzo Chigi l'ad di Whirlpool Italia Luigi La Morgia. L'azienda "vista l'impossibilità di una discussione sul merito del progetto di riconversione e i mesi di incontri che non hanno portato ad alcun progresso nella negoziazione", annuncia che procederà alla cessazione dell'attività produttiva il 1° novembre. I lavoratori di Napoli scendono in piazza, i sindacati proclamano 2 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti Whirlpool e si dicono pronti a nuove mobilitazioni.

Conad-Auchan, sindacati sardi preoccupati per rischio 'spezzatino'

خميس, 17/10/2019 - 08:55

Non piace ai sindacati il primo approccio di Conad in quella che è ormai una vera e propria vertenza sul passaggio dei 18.600 lavoratori, più l’indotto, e 260 punti vendita - dei quali 750 in Sardegna e quattro ipermercati a Cagliari, Sassari e Olbia - dalla multinazionale Auchan Retail-Sma al consorzio di concessionari e soci: prima reazione all’ostilità già conclamata da parte di Conad, lo sciopero nazionale Filcams, Fisascat e Uiltucs in programma il 30 ottobre, che sfocerà in una manifestazione a Roma sotto il ministero dello Sviluppo economico (in concomitanza con l’incontro programmato) e nei quattro presidi davanti agli ipermercati di Cagliari (Pirri e Santa Gilla), Sassari e Olbia.

La mobilitazione è stata decisa dopo la rottura consumata nella trattativa sul passaggio dei primi 109 punti vendita, per i quali Conad ha negato le tutele occupazionali e contrattuali dei 5.700 lavoratori, disdettando subito l’integrativo senza nemmeno impegnarsi a contrattare il nuovo modello di organizzazione del lavoro. E se il buongiorno si vede dal mattino, allora ecco le ragioni dell’immediata reazione sindacale, con un primo sciopero per l’intero turno di lavoro nei punti vendita ancora Auchan e Sma, nei 109 già oggetto della cessione del ramo d’azienda e in tutti gli appalti e servizi coinvolti.

“Siamo più che preoccupati per i 750 lavoratori della Sardegna – hanno detto i segretari regionali Nella Milazzo (Filcams) e Giuseppe Atzori (Fisascat) –, perché sappiamo soltanto che l’ipermercato di Santa Gilla dovrebbe passare alla cooperativa Conad Nord-Ovest, mentre sugli altri c’è totale incertezza”. Il rischio è che si compia l’ennesimo 'spezzatino' a danno dei lavoratori che, sino ad oggi, operavano dentro un unico gruppo. Auchan e Conad, infatti, sono due realtà completamente diverse: una multinazionale a gestione fortemente centralizzata, la prima, un consorzio di concessionari e soci, anche piccoli, la seconda. Il modello Conad si fonda sull’affidamento della gestione operativa a società terze, delle quali la cooperativa proprietaria detiene una quota consistente.

Non a caso, Filcams, Fisascat e Uiltucs nazionali rivendicano un intervento del Mise per una gestione unitaria della vertenza: “Deve sorvegliare e verificare la reale fattibilità del piano, perché se Conad è una buona alternativa alle difficoltà di Auchan, lo deve essere per tutti e non solo per alcuni pezzi, e se ci sono soggetti interessati all’acquisto di quelle reti vogliamo garanzie e certezze anche da parte loro”. Il riferimento va a quanto annunciato da Conad sulla cessione a terzi, senza esplicitare a chi e a quali condizioni, di parti di reti. “Non accettiamo che vengano scaricate le criticità sui vari territori e sulle spalle dei lavoratori; invece, chiediamo che l’intera operazione sia gestita in modo unitario con una azione forte del ministero e il coinvolgimento diretto delle cooperative che fanno capo al consorzio”, concludono i sindacati.

 

«Piano per il Sud», sindacati incontrano il governo

خميس, 17/10/2019 - 08:29

"Piano per il Sud": questo il titolo dato al proprio progetto dal ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano, che oggi (giovedì 17 ottobre) ne discuterà i dettagli con i sindacati. L'appuntamento è alle ore 9.30 a Roma, presso la sede di Palazzo Chigi (in largo Chigi 19). Per la Cgil partecipa la vicesegretaria generale Gianna Fracassi.

Al governo i sindacati sottopongono le proposte contenute nel documento sulle priorità per il rilancio del Mezzogiorno firmato con Confindustria martedì 15 ottobre. Le parti sociali, infatti, condividono l’idea che "il ritorno dell’Italia su uno stabile sentiero di crescita sia strettamente legato al rilancio economico e sociale del Mezzogiorno, che rappresenta un pezzo importante dell’economia nazionale ma che mostra forti divari con le due principali leve di sviluppo, l’impresa e il lavoro, ancora sottoutilizzate, e con alcuni fra i principali fattori di sviluppo, come le infrastrutture e la capacità della pubblica amministrazione, con ampi margini di miglioramento".

Per questo ritengono che l’attuale fase economica necessiti di uno sforzo ulteriore di promozione di investimenti, pubblici e privati, orientati all'innovazione e alla sostenibilità, al potenziamento delle infrastrutture, alla competitività, all'inclusione sociale e al miglioramento dei servizi pubblici per imprese e cittadini: "Individuano, infatti, nello sviluppo economico e sociale e nella creazione di opportunità di lavoro di qualità la strada prioritaria per il superamento dei divari e il contrasto alla povertà".

Tale azione, per Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, deve puntare a determinare le condizioni per lo sviluppo economico, occupazionale e sociale dei territori; moltiplicare numero e risultati delle imprese ad alto contenuto di innovazione, di investimenti e di conoscenza, che possano costituire un crescente bacino di richiesta ed assorbimento di nuovo lavoro qualificato; migliorare la qualità della vita dei cittadini meridionali.

Sindacati e imprese individuano cinque ambiti di intervento: il rilancio degli investimenti pubblici, per rafforzare la dotazione e la qualità delle infrastrutture meridionali, a partire da quelle di trasporto, logistica e mobilità e per la tutela dell’ambiente e l’assetto del territorio, e per il miglioramento dei servizi alle imprese (rifiuti, energia, banda larga…) e ai cittadini (innanzitutto salute e istruzione); l’incremento delle opportunità di lavoro generate da uno sviluppo sostenibile e dal rafforzamento dei servizi pubblici, soprattutto a beneficio di giovani e donne, anche per contrastarne l’abbandono dei territori. "Ciò attraverso investimenti pubblici e privati per la creazione di nuovo lavoro, a partire dalla green economy - scrivono -, il miglioramento degli strumenti di incentivo all'occupazione stabile che devono essere orientati prioritariamente al tempo pieno, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, un migliore incontro tra domanda e offerta di lavoro e lo sviluppo delle competenze dei lavoratori. Parimenti si dovrà favorire una positiva soluzione dei processi di crisi industriale aperti presso il ministero dello Sviluppo economico".

Fondamentale è inoltre l’innovazione, l’irrobustimento, la sostenibilità, l’apertura internazionale e la crescita dimensionale delle imprese, anche attraverso strumenti come il credito d’imposta per gli investimenti e la garanzia pubblica, e il potenziamento della relazione tra università ed impresa, per favorire trasferimento tecnologico e digitalizzazione dei processi produttivi; il rafforzamento del sistema di istruzione e di formazione nel Mezzogiorno, attraverso un piano che fissi obiettivi di miglioramento a medio termine di innalzamento delle competenze, di riduzione dell’abbandono, di rafforzamento dell’istruzione tecnica e universitaria, di ampliamento dei servizi educativi dell’infanzia e del tempo pieno; una pubblica amministrazione da rafforzare per gestire e attuare efficaci politiche di sviluppo (a cominciare dalla politica di coesione) e garantire i livelli essenziali delle prestazioni nei servizi: tale obiettivo dovrà essere perseguito tramite la formazione ed il potenziamento degli organici con un piano di assunzioni stabili e attraverso specifici piani di rafforzamento amministrativo e organizzativo (finanziati con risorse per la coesione), finalizzati a migliorare l’organizzazione delle amministrazioni coinvolte.

Le parti, poi, "individuano in un incremento della spesa ordinaria e nella accelerazione della spesa aggiuntiva (nazionale e comunitaria) la fonte finanziaria per sostenere questa azione. A tal fine, ritengono utile l’attuazione effettiva della “clausola del 34 per cento” e la sua estensione al complesso del settore pubblico allargato, un migliore coordinamento della programmazione e dell’attuazione degli interventi finanziati con risorse per la coesione, e la loro eventuale riprogrammazione, ove necessaria".

I firmatari, infine, "richiamano l’opportunità dello scorporo della spesa per investimenti dal Patto di stabilità europeo e la necessità di una adeguata disponibilità di cassa per i relativi capitoli di spesa (fondo di sviluppo e coesione e cofinanziamento nazionale) nella prossima Legge di bilancio. Propongono l’istituzione di una cabina di regia tra governo e Regioni, aperta al confronto con Confindustria, Cgil Cisl e Uil, con il compito di accompagnare, a livello nazionale, sovra-regionale e regionale, la corretta attuazione della strategia".

RadioArticolo1, i programmi di giovedì 17 ottobre

خميس, 17/10/2019 - 08:24

RadioArticolo1, i programmi di giovedì 17 ottobre:

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con Giorgio Sbordoni
  • ore 10:00 - Work in news - Fiaccolata per la sicurezza. Con Umberto Colombo, Cgil Varese - È il momento della Resistenza. Interviene Massimo Tassinari, Cgil Area Nord modenese - Incontri diversi. Parla Andrea La Malfa, Arci Trentino. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 10:30 - Spazio Filcams - Magazzino Opel di Fiumicino, riaperto il licenziamento per 62 lavoratori. Con Claudio Ricci, Filcams Roma e Lazio - “L’azienda non rispetta il contratto”: la protesta dei lavoratori Cobec. Interviene Maria Teresa Sassu, Sassari. A cura di Maurizio Minnucci
  • ore 11:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 11:05 - Speciale - Ruolo del sistema finanziario assicurativo del Mezzogiorno. In diretta da Bari la tavola rotonda “Il patto per il Sud è possibile?” Partecipano Rosario Giacomo Strano, Chief operating officer Intesa San Paolo, Francesco Giordano, Co-Ceo Commissione Banking Western Europe Unicredit; Giovanni Luca Perin, Chief Hr e organization officer Generali; Pierluigi Stefanini, presidente Gruppo Unipol; Pier Paolo Baretta, sottosegretario Mef; Giuliano Calcagli, segretario generale Fisac Cgil. Modera Andrea Greco, giornalista La Repubblica. Conclusioni Maurizio Landini, segretario generale Cgil
  • ore 13:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 15:00 - Consumeradio - Luce e gas, seduzioni e promesse. Parla Alessandro Voci, Sos Tariffe - Rifiuti italiani in Polonia. Con Giuseppe Ungherese, Greenpeace - Una food policy per Roma. Interviene Fabio Ciconte, Terra! A cura di Patrizia Pallara
  • ore 15:30 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato - 
  • ore 15:35 - Elleservizi -
  • ore 15:45 - Scaffale Lavoro - Il coraggio e la follia. Ritorno a Mostar. Con Enisa Bukvic, autrice. A cura di Emiliano Sbaraglia
  • ore 16:00 - Gierreelle - Giornale radio del Lavoro
  • ore 16:05 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato -
    ore 17:00 - Ellecult – Daltrocanto. Il lavoro in musica e parole. Premio Parodi, la world music in scena a Cagliari. Interviene Elena Ledda, direttrice artistica. A cura di Maurizio Minnucci
  • ore 17:30 - Piazza del lavoro - L’emergenza clima è una realtà non un’opinione. Con Annalisa Corrado, Kyoto Club. A cura di Simona Ciaramitaro
  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

Treofan: sindacati, la proprietà si sottrae al confronto

أربعاء, 16/10/2019 - 19:02

L'incontro programmato per il 15 ottobre, ancora una volta, ha registrato l'assenza della proprietà, in quanto la stessa ha chiesto un rinvio in data 10 ottobre, giustificato dalla impossibilità di presentare il piano di reindustrializzazione per Battipaglia. Lo afferma una nota di Filctem, Femca e Uiltec locali.

"Su pressione sindacale l'incontro si è svolto ugualmente - scrivono - per fare il punto della situazione per verificare i piani industriali del gruppo. Nella sala commissioni del Mise si sono avvicendati i vari interventi a partire dal responsabile delle crisi industriali, delle segreterie nazionali e territoriali delle categorie e delle Rsu. L'occasione è stata ritenuta comunque utile dalle parti per preparare il tavolo del 29, analizzando il contesto aggiornato, alla luce degli ultimi accadimenti che riguardano gli stabilimenti di Battipaglia e Terni".

A Battipaglia lo stabilimento è ormai fermo dal 18 dicembre del 2018, che vede i circa 60 lavoratori in cassa integrazione straordinaria, fino al mese di marzo 2020; il lavoro della società di advisor con il compito trovare soggetti interessati alla reindustrializzazione del sito, è continuato durante tutta l'estate; senza avere avuto la possibilità di entrare nel merito, a causa dell'assenza dell'azienda e conseguentemente di Vertus, al tavolo è emersa la presenza di alcune manifestazioni di interesse di altrettante società. "Non si è potuto quindi parlare di piani industriali - continuano le sigle -, di occupazione dei lavoratori, della posizione di Jindal rispetto alla cessione degli asset industriali".

La situazione produttiva dello stabilimento di Terni è risultata molto incerta, per quanto riguarda le prospettive future. "È stata inoltre portata a conoscenza del tavolo la presenza di una preoccupante comunicazione aziendale che annuncia che dal 1 gennaio che il prodotto di punta dello stabilimento di Terni sarà commercializzato sul mercato con il marchio Jindal, non più Treofan, e che lo stesso sarà prodotto anche negli altri stabilimenti europei del gruppo. L'esclusività del prodotto in oggetto che rappresenta oggi l'80% della produzione, ha finora garantito la marcia a ritmo serrato degli impianti, tanto da mettere in difficoltà la gestione delle ferie e il ricorso a prestazioni straordinarie, visti i carichi di lavoro".

Nell'ambito della discussione, inoltre, "si è denunciato il ritardo della realizzazione del piano prospettato dall'azienda per l'anno 2019, nei tavoli precedenti, in termini di investimenti economici e assunzioni annunciate del personale. Nel merito l'azienda non ha rispettato gli impegni sul rapporto tra unità lavorative e volumi prodotti, negando i trasferimenti intercompany dei lavoratori di Battipaglia in cigs a Terni, prima annunciati e poi non realizzati, senza alcuna giustificazione. Motivo di una ulteriore preoccupazione aggiuntiva è dato dalla legislazione in corso di approvazione, contenuta nel Def, che inserisce un'imposta aggiuntiva sugli imballaggi da fonte fossile, che rischia nel breve periodo di accelerare la riduzione della domanda sul mercato italiano ed europeo, mettendo a rischio l'intera filiera produttiva e l'indotto del Boop in Italia".

Questo preoccupa per tutti gli stabilimenti Jindal presenti sul territorio nazionale: "Non è più tollerabile per i lavoratori l'atteggiamento irrispettoso adottato fino ad ora dalla società. Dopo circa 12 mesi di vertenza sono stati disattesi incontri ed impegni assunti nazionali e locali. Cosa ancora più grave è stato di non avere mai potuto incontrare la nuova proprietà dopo la scellerata cessione da parte di De Benedetti. E pensare che ieri, dopo avere declinato l'incontro in Italia Mr Jindal era in Europa esattamente a Francoforte in riunione con i vertici aziendali di Treofan, uno schiaffo ai lavoratori ed al governo Italiano".

Il sindacato quindi conclude: "Come delegazione sindacale abbiamo chiesto al Mise di trasferire direttamente alla proprietà, che nell'incontro programmato per il 29 ottobre i lavoratori e le organizzazioni si attendono risposte chiare sui progetti e piani industriali futuri che mettano gli stabilimenti presenti nel nostro Paese in condizioni di lavorare, produrre ed essere maggiormente competitivi anche sullo scenario internazionale. In assenza di tutto ciò, la risposta dei lavoratori sarà determinata e proporzionale all'atteggiamento aziendale e coinvolgerà tutti i dipendenti di Jindal/Treofan presenti sul nostro territorio nazionale".

Call center Call&Call, la clausola sociale salva 423 posti di lavoro

أربعاء, 16/10/2019 - 18:58

Buone notizie per centinaia di lavoratori impegnati sulla commessa Enel Mercato Libero nel call center Call&Call di Casarano. Tutti e 423 i lavoratori conserveranno il posto di lavoro grazie all’applicazione della clausola di salvaguardia sociale. Covisian, colosso subentrato nella importante commessa, ha infatti garantito il passaggio dei lavoratori a partire dal 1° novembre 2019.

Oggi, 16 ottobre 2019, a Roma, dopo un lungo e proficuo confronto, si è raggiunto l’accordo per l’applicazione della clausola sociale in seguito al cambio di appalto. La norma prevede la prosecuzione dei rapporti di lavoro già esistenti in caso di successione di imprese negli appalti con il medesimo committente e la protezione dei trattamenti economici e normativi contenuti nei contratti collettivi.

L’intera forza lavoro impegnata su Enel Mercato Libero passerà da Call&Call a Covisian. L’importante traguardo è annunciato da Tommaso Moscara, Gianni Bramato e Ennemesia Cazzetta, congiuntamente alla rappresentanza sindacale unitaria dell’azienda. I sindacalisti sottolineano il risultato conseguito. I dipendenti passati in Covisian mantengono infatti l’Articolo 18, gli scatti di livello, l’anzianità di servizio, il monte ore individuale. E il posto di lavoro vicino all’abituale sede di lavoro, sempre nella zona industriale di Casarano.

Secondo Moscara, Bramato e Cazzetta, “la clausola sociale è stata una vera e propria conquista per il mondo dei call center. Nel tempo, mantenendo i lavoratori legati alle commesse, sarà possibile riqualificare un settore che per molti anni è stato in sofferenza anche a causa dalle gare al massimo ribasso, con effetti negativi sul costo del lavoro e sui lavoratori”.

I lavoratori di Call&Call passeranno in Covisian dal prossimo 1° novembre, mantenendo perciò saldo il perimetro dei diritti acquisiti negli anni e continuando a svolgere la medesima attività per lo stesso committente, Enel Mercato Libero appunto.

Cgil-Cisl-Uil: Raggi, Roma non si liquida

أربعاء, 16/10/2019 - 18:27
"L’articolo pubblicato da 'Repubblica', dove si parla di un accordo stipulato tra amministrazione comunale e Roma metropolitane, mette in luce tutte le bugie raccontate dall’assessore Lemmetti sulla vicenda. L’amministrazione, infatti, sigla un'intesa che taglia pesantemente il contratto di servizio alla società (la riduzione del 40% del corrispettivo rappresenta il motivo delle difficoltà attuali dell’azienda e non il fatto che l’azienda è decotta come dice la Sindaca). Lo stralcio di 4 milioni, dovuti dal Comune alla società e cancellati in virtù di un patto che doveva rilanciare la società stessa, evidenziano la volontà dell’amministrazione di portare la società in liquidazione. Intesa che l'amministrazione non ha onorato, non adempiendo a nessuno degli impegni sottoscritti e aspettando che il taglio imposto al corrispettivo determinasse la crisi aziendale". Così, Cgil Roma e Lazio, Cisl Roma Capitale e Rieti e Uil Lazio.   "I consiglieri comunali saranno oggi chiamati a esprimersi sulla liquidazione dell’azienda, operazione che si chiuderebbe con 9 milioni in cassa e 11 milioni di crediti nei confronti del Comune di Roma. Se i consiglieri aderiranno alla richiesta dell’assessore, coronata da bugie conclamate, come la volontà di rilanciare l’azienda stessa (impegni già assunti nell’accordo del 2018 e non onorati), la società sarà posta in liquidazione e ci sarà il concreto rischio di non riuscire a bandire la gara per il rifacimento delle linee A e B della metropolitana, perdendo i finanziamenti stanziati dal governo. Oltre a questo, l’ipotesi di affossare definitivamente la metro C, seppellendo le talpe sotto il Colosseo, non sarà più solo una probabilità. Il costo? Oltre 60 milioni, e non basta scrivere ai dipendenti, attraverso i giornali, per ribadire l’impegno dell’amministrazione su servizi e Partecipate", continua il comunicato sindacale.   "I fatti dimostrano un’altra realtà. In questi tre anni il funzionamento dei servizi è precipitato. Roma è bocciata su tutti i 18 servizi che offre dall’apposita agenzia di controllo, collocando la città in coda alla graduatoria nazionale. Le Partecipate vivono una condizione di mancata definizione di piani operativi, piani industriali e approvazione di bilanci, come mai successo nella storia. A quel punto, il commissariamento della metro C dovrà essere un atto obbligato per il governo, per portare a compimento un’opera importante per la città ed evitare lo spreco di risorse pubbliche", aggiungono le tre sigle sindacali.   "Analogamente, non avere utilizzato le competenze della società per progettare la manutenzione delle linee ferroviarie concesse Roma-Lido e Roma-Viterbo, ha determinato una situazione d’invecchiamento delle infrastrutture non più in grado di garantire il servizio. La Sindaca, che si rivolge con passione ai dipendenti, si trova a dover chiarire quale ruolo gioca nella partita delle Partecipate: se essere corresponsabile delle bugie più volte ripetute dall’assessore al bilancio o essere vittima della gestione di quest’ultimo, che non le ha raccontato la verità. Invitiamo tutti i cittadini ad aderire alla nostra manifestazione del 25 ottobre in piazza del Campidoglio. Roma non si liquida!", concludono i confederali.


 

Siria: Flc, fermare il massacro con ogni strumento

أربعاء, 16/10/2019 - 18:04
Con una lettera indirizzata ai vertici dell’Etuce, il Comitato sindacale europeo dell’educazione, la Flc Cgil invita le organizzazioni aderenti al Comitato a esprimere una posizione di netta condanna della grave situazione dovuta all’avanzata dell’esercito turco, disposta dal presidente Erdogan sui territori abitati dalle popolazioni curde.    “Come organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori dei settori della conoscenza e dell'istruzione, non possiamo non rivolgere il nostro pensiero alle bambine e ai bambini coinvolti nel conflitto e all'esigenza di pace e di convivenza democratica che è implicita nei compiti della scuola”, si legge nella missiva.   La Flc, dunque, in osservanza al valore della pace e al rifiuto della violenza, valorizzando l'insegnamento, l'apprendimento e la ricerca come risorse della pace stessa, di fronte a un attacco che ha già provocato più di 300 vittime e 100 mila sfollati, raccoglie “l’appello di docenti, studenti e personale delle università del Rojava e di Kobane, rilanciato da accademici e personale universitario degli atenei italiani e chiede di sottoporre a tutte i sindacati aderenti a Etuce una risoluzione di condanna per il grave attacco dell’esercito turco alle popolazioni curde e una forte campagna di pressione sui governi e sulle istituzioni europee per cercare di fermare il massacro con tutti gli strumenti a disposizione”.   In conclusione, la Flc chiede che si attivi immediatamente "una decisa azione diplomatica affinchè l’Unione europea promuova l’avvio di azioni internazionali per l’immediata cessazione delle ostilità, il rispetto dei confini e del diritto internazionale”.  

Metalmeccanici, via libera alla piattaforma

أربعاء, 16/10/2019 - 18:02

Può partire il negoziato per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Dopo migliaia di assemblee, svolte nelle scorse settimane per l’illustrazione e la discussione dell’ipotesi di piattaforma, si è infatti conclusa il 15 ottobre 2019 la consultazione certificata delle lavoratrici e dei lavoratori.

Sulla base del voto, la Commissione elettorale nazionale dei sindacati Fim-Fiom-Uilm ha comunicato i risultati quasi definitivi pervenuti dalle strutture regionali. In particolare: il numero di aziende nelle quali si sono svolte le assemblee è risultato pari a 6.104 per un totale di 684.946 dipendenti. Hanno votato 358.184 lavoratori (pari al 74,21% dei presenti nei giorni di votazione) e di questi 338.193 (95,78%) hanno votato Sì e 14.898 (4,22%) hanno votato No. Le bianche sono state 3.560 e le nulle 1.289. Pertanto la Commissione elettorale nazionale ha certificato che la consultazione sull’ipotesi di piattaforma ha dato esito positivo.

“Dopo la larga approvazione dell’ipotesi di piattaforma di Fim-Fiom-Uilm da parte dei lavoratori, ora, a partire dal prossimo 5 novembre, si apre il negoziato con Federmeccanica e Assistal con l’obiettivo da parte delle organizzazioni sindacali di aumentare il salario, estendere i diritti, contrastare la precarietà e migliorare la condizione di vita e di lavoro anche per rilanciare l’industria a partire dal settore metalmeccanico che rappresenta la spina dorsale dell’economia italiana”. Questo il commento delle sigle sindacali, affidato a una nota unitaria. Per le organizzazioni dei lavoratori metalmeccanici “si tratta di rilanciare il lavoro industriale e rivendicare scelte di politica economica e industriale orientate alla predisposizione di maggiori risorse per la crescita, gli investimenti, l’innovazione, la ricerca, oltre al sostegno dei redditi dei lavoratori e delle loro famiglie, attraverso la riduzione del prelievo fiscale che oggi condiziona i risultati contrattuali e frena i consumi”.

I sindacati ricordano che negli anni della crisi, nel settore metalmeccanico, anche per le riorganizzazioni e ristrutturazioni, si è registrata la perdita di 300 mila posti di lavoro, mentre nello stesso periodo il costo del lavoro è rimasto costante e vi è stata una crescita del valore aggiunto, attestatosi nel 2017 allo stesso livello del 2007. Una ricchezza prodotta che non è stata in questi anni redistribuita ai lavoratori con la contrattazione di secondo livello.

In sintesi, le richieste contenute nella piattaforma di Fim-Fiom-Uilm riguardano l’aumento del salario dell’8% sui minimi contrattuali, relativo al periodo 2020-2022, il miglioramento delle relazioni industriali, dei diritti di partecipazione e politiche attive. Altri punti qualificanti della piattaforma: contratto delle competenze, inquadramento, formazione; welfare integrativo; ambiente, salute e sicurezza sul lavoro; mercato del lavoro e appalti; orario di lavoro; diritti e tutele; salario; percorso democratico.

Per il segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli il sì “è la conferma di un forte sostegno per un contratto che deve adeguare i minimi salariali e conquistare più spazio alla promozione della competenza dei lavoratori. Il 5 novembre inizia la trattativa che riguarda 1,6 milioni di lavoratori metalmeccanici. Ci auguriamo un confronto serrato sperando di evitare le ritualità e le dilazioni di tempo che stonano molto con un’idea di rinnovamento contrattuale, le trattative più impegnative meritano faticose ricerche di equilibri. Abbiamo i salari più bassi d’Europa e il Clup più alto, questo deve portare a investire in innovazione e competenze e in maggiore valore del lavoro industriale a partire dalle competenze dei lavoratori”.

Per la segretaria generale Fiom Cgil Francesca Re David è stata “una grande prova di democrazia e di partecipazione. Sono passati 13 anni dall’ultima piattaforma unitaria presentata nel lontano 2006. Sono state tre settimane intense di assemblee”. Il 96% dei consensi “è un primo risultato importante che ci dà una forte legittimazione a iniziare il negoziato con Federmeccanica e Assistal. Sarà una trattativa dura e complicata per una piattaforma ambiziosa che si poggia su 3 cardini fondamentali: aumento dei minimi salariali e redistribuzione della ricchezza, lotta alla precarietà in particolare negli appalti, formazione e inquadramento come tema di valorizzazione del lavoro. L’avvio della trattativa sarà accompagnato da una mobilitazione dei metalmeccanici, a partire dalle crisi industriali aperte, per chiedere al Governo politiche industriali vere e un intervento anche in rapporto alla manovra finanziaria, e per rivendicare la responsabilità delle imprese nazionali e delle multinazionali”.

“Dopo cinque mesi e un importante percorso di consultazione - dichiara il segretario generale Uilm Rocco Palombella - siamo riusciti nei tempi necessari a presentarci alla trattativa con un forte mandato ricevuto dai lavoratori. I 700 mila coinvolti rappresentano il più grande risultato raggiunto nelle consultazioni unitarie per l’approvazione di un’ipotesi di piattaforma di rinnovo. Dal 5 novembre si aprirà una fase negoziale molto impegnativa, considerando anche il quadro economico e industriale in cui si colloca questo rinnovo contrattuale. Siamo convinti che la nostra piattaforma sia in linea con gli accordi fin qui realizzati e si ponga gli obiettivi principali di far recuperare potere d’acquisto ai lavoratori metalmeccanici e rafforzare il welfare contrattuale. Siamo convinti che Federmeccanica e Assistal capiranno le ragioni delle nostre richieste e si predisporranno per avviare, come accaduto altre volte, un confronto leale che abbia lo scopo di raggiungere il rinnovo contrattuale della categoria industriale più importante, fatto indispensabile per la ripresa dei consumi, soprattutto alla luce dei dati economici negativi previsti per i prossimi mesi”.

Gara di solidarietà per il popolo curdo

أربعاء, 16/10/2019 - 17:39

L’Auser ha aderito all’iniziativa di solidarietà con il popolo curdo da parte dell’Arci e di Uoki, l’ufficio d’informazione per il Kurdistan in Italia. RadioArticolo1 ha intervistato sull'argomento il presidente dell’associazione Enzo Costa. “Da sempre, siamo una comunità naturalmente solidale, impegnata sul tema della pace, della legalità, della non violenza, della tutela delle persone di qualunque colore o movimento religioso appartengano. Nell’ambito della questione curda, pensiamo che non sia più sufficiente un comunicato di solidarietà. Per cui abbiamo deciso di avviare una campagna per raccogliere fondi a sostegno delle popolazioni curde sfollate nei territori della Siria, che sono oggetto di attacchi ignobili da parte della Turchia. Parliamo di civili, di donne, uomini, bambini, anziani, che non hanno alcuna colpa se non quella di esser nati in un territorio oggetto di guerra da anni". I fondi, spiega Costa, vengono spediti mediante una piattaforma dell’Arci per costruire scuole, ospedali e aiuti di vario genere. "Uoki poi assicura che gli aiuti arrivino effettivamente alle popolazioni. La campagna è partita domenica 13 ottobre e abbiamo già iniziato a fare i primi versamenti. La manterremo in essere tutto il tempo che sarà necessario”.

Sempre sul versante del conflitto siriano, mentre la comunità internazionale esprime condanne solo a parole nei riguardi della Turchia, c’è chi si attiva per ottenere l’embargo di armi ad Ankara. Tra questi ci sono tre Ong italiane che operano in Kurdistan, a cominciare dalla Aoi, l'Associazione delle Ong italiane, la cui portavoce, Silvia Stilli, ha spiegato sempre a RadioArticolo1 che "il vero nodo è rappresentato dagli impegni già presi con la Turchia a proposito della vendita di armi. Il tema della responsabilità dei Paesi europei è centrale. Per questo siamo convinti che bisogna agire, da un lato, con l'embargo delle armi e, dall’altro, sollecitando l'intervento della Nato. Finora il Consiglio di sicurezza ha invece dato solo un buffetto e nulla più. Non ci sono sanzioni, non ci sono condanne. Sul tema delle trivellazioni di fronte a Cipro, nulla. Per quanto riguarda il nostro lavoro, chiediamo un intervento più deciso da parte della Farnesina nel tutelare la nostra azione in quei luoghi. Lavoriamo su consorzi e piattaforme europee, ma è sempre più difficile farlo". "L’attacco della Turchia – ha chiosato Stilli – va fermato. In questo senso, l’embargo delle armi è fondamentale, se pensiamo che 460 milioni di armamenti italiani sono stati venduti a Erdogan negli ultimi quattro anni”.

Luca Cafagna, membro di "Un ponte per", ha sottolineato le difficoltà degli operatori umanitari a lavorare nelle attuali condizioni, ricordando come "Medici senza frontiere" abbia deciso di  evacuare le sue postazioni e il personale. “Siamo in missione umanitaria dal 2014 a Dohuk, città al confine tra Iraq e Siria, dove abbiamo creato la nostra centrale operativa. Rimaniamo attivi attraverso il nostro staff locale, cerchiamo di aiutare i civili, ma la situazione è drammatica, centinaia di migliaia di sfollati stanno scappano di fronte ai bombardamenti. Sono già stati colpiti due ospedali e diversi nostri addetti sono stati rapiti mentre prestavano soccorsi alla popolazione. Denunciamo violazioni continue sui civili, mentre sta venendo meno la stabilità e la pace che si era trovata nel Nord della Siria". Piani di sviluppo per il sistema sanitario, tutela dei diritti delle donne, questione ambientale: tutto questo è stato spazzato via. "Faccio parte di un’organizzazione che è stata costretta a evacuare, perché la comunità internazionale non ha fatto nulla – ha proseguito Cafagna –. Non è compito nostro dire che cosa devono fare i governi, ma la comunità internazionale deve intervenire al più presto di fronte a questa escalation di guerra. Tutti gli operatori umanitari in Siria sono di nuovo in pericolo, rapiti o colpiti dalle bombe. Lavoriamo in un contesto sempre più difficile e chiediamo che vengano rispettate le convenzioni internazionali di Ginevra”. 

Francesco Vignarca fa parte di Rete disarmo: “Chiediamo l’embargo di armi alla Turchia. Fino a pochi giorni fa, sembrava che l’italia volesse aspettare, in attesa di un embargo europeo. La presa di posizione di Di Maio ora consente di fare un passo avanti verso lo stop ai contratti con la Turchia. Noi vorremmo uno stop definitivo. Anche perché la vendita di armi italiane alla Turchia ha subìto un aumento vertiginoso negli ultimi quattro anni. Abbiamo calcolato 890 milioni di vendita di materiale bellico, con consegne schizzate nel 2017 e 2018. Solo nei primi mesi di quest’anno sono state consegnate oltre 46 milioni di armi e munizioni. Intendiamoci, la Turchia può andare benissimo avanti senza i nostri approvvigionamenti, ma di sicuro un blocco di armamenti la danneggerebbe. L’immobilismo dell’Ue lo leggo con le difficoltà strutturali delle istituzioni europee. In base ai regolamenti, basta un solo Paese su 28 che si oppone e tutto si ferma. Ma sulla questione curda ci vuole una posizione netta e chiara da parte dell’Unione”.

 

 

Shoah: Cgil Roma e Lazio, ricordare è atto di responsabilità

أربعاء, 16/10/2019 - 17:10

"Sono passati 76 anni dal tragico rastrellamento degli ebrei del ghetto di Roma. Una delle pagine più dolorose della storia della città, un evento che ha segnato profondamente la memoria collettiva. Ricordare quel giorno non è solo un atto dovuto e doveroso. È un atto di responsabilità e di consapevolezza. Intolleranza, violenza, razzismo sono pericoli reali e mai debellati. Il nostro impegno è e sarà operare ogni giorno all'insegna dell'accoglienza e per dare sostanza alle parole 'mai più'". Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio