Rassegna.it

اشترك ب تلقيمة Rassegna.it Rassegna.it
Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
آخر تحديث: منذ 5 hours 53 min

Infrastrutture, un Paese diviso

خميس, 11/07/2019 - 17:16

“Se ci troviamo di fronte ad un Paese diviso dal versante delle opportunità di lavoro, dal versante della fruizione effettiva dei diritti, questo Paese è ancora più diviso se lo guardiamo dal versante delle connessioni materiali”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella, introducendo il convegno “Mezzogiorno questione nazionale. Quali scelte per lo sviluppo e le infrastrutture?”, promosso a Napoli dalla Filt Cgil.

“Abbiamo bisogno - ha aggiunto Schiavella - di riunire il Paese, di superare le diseguaglianze anche dal versante infrastrutturale. Senza un sistema infrastrutturale e logistico forte, senza reti che guardino all’obiettivo strategico di ricollocare, come è necessario che sia, l’Italia al centro del Mediterraneo e quindi Napoli e la Campania al centro di questo progetto, sarà difficile che il Paese riparta”. “L’iniziativa di oggi - ha concluso - pone al centro queste questioni, è molto importante che una categoria nazionale, come la nostra federazione dei trasporti, abbia voluto lanciare questa riflessione e abbia voluto farlo da questa città”.

“Dopo la grande manifestazione che unitariamente abbiamo fatto il 22 giugno a Reggio Calabria, adesso, con queste iniziative - ha affermato il vicesegretario generale nazionale della Cgil, Vincenzo Colla - dobbiamo chiarire quale modello di sviluppo vogliamo nei territori, quali sono le loro esigenze e fare dello sviluppo una vertenza, per avere le infrastrutture e quindi creare lavoro. Non ci possiamo permettere di avere dei giovani laureati che se ne vanno dal meridione e di avere una demografia piatta”.

“Fare questa discussione - ha aggiunto Colla - vuol dire ridisegnare il Paese. Non c’è un’Italia che regge se non c’è un Sud che regge, quindi il tema dell’unità del nostro Paese è fondamentale. Il Sud e l’Italia devono essere un hub di tutto il Mediterraneo”. “La nostra storia - ha continuato Colla - sono i porti, che sono sempre stati un patrimonio per il nostro Paese e che adesso senza infrastrutture rischiano di morire. Se muoiono i porti, muore la possibilità di fare sviluppo, di fare le filiere e le catene del valore. Per il manifatturiero non essere in grado di trasportare merci diventa un problema di costi, che diventerebbero insostenibili. Non dimentichiamo poi che questo Sud è un bellissimo territorio, il turismo fa il 15 per cento del pil, crescerà moltissimo nei prossimi anni, perché la mobilità permette di contaminarsi, la mobilità è libertà, è relazione. Il turismo diventa così anche un’idea di come noi ci rapportiamo con gli altri Paesi”.

“Basta dire ‘Padroni in casa nostra’, noi - ha concluso Colla - abbiamo bisogno di stare più che mai con gli altri, siamo un Paese trasformatore, non abbiamo materie prime e quindi se ci chiudiamo in casa nostra diventiamo un paese subordinato, contoterzista e povero. Noi dobbiamo essere un paese culturalmente più aperto, abbiamo le possibilità di intrecciare con gli altri, con un mondo che si sta muovendo”.

Fondazioni liriche, il 15 luglio presidio al Mibact contro la precarietà

خميس, 11/07/2019 - 17:12

"Il precariato interessa in modo pesante anche le Fondazioni lirico-sinfoniche. Temiamo che le parole espresse dal ministro, in audizione al Senato, non si traducano in una reale riduzione di questo fenomeno che mina la qualità delle produzioni che devono basarsi sulla stabilità come aveva già indicato il maestro Toscanini, che aveva individuato proprio nella stabilità l’elemento fondamentale per la qualità dello spettacolo". Così dichiara Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil che annuncia il presidio di protesta dei lavoratori delle Fondazioni il 15 luglio davanti al Mibac, via del Collegio Romano 27, dalle ore 10 alle ore 12.30.

"Corpi di ballo ormai residuali, orchestre in cui il professore di musica non sa chi si siederà al suo fianco, prove ridotte per risparmiare, tecnici serali che lavorano tutto il giorno ma sono precari, laboratori scenografici sempre più vuoti e in dismissione per arrivare financo agli amministrativi che lavorano da precari da moltissimi anni - denuncia Bizi -. Se non si modificheranno le norme del DL 95/2019 in sede di conversione in legge, se non si troveranno risorse per la stabilizzazione sarà tutto un bluff e il precariato dilagherà ulteriormente."

Inoltre il decreto non esaurisce le problematiche delle Fondazioni liriche. "Un ccnl sottoscritto nel lontano 2014 non ha ancora ottenuto le autorizzazioni della Corte dei Conti. Perché? E’ un ccnl a costo zero, chiede soltanto di trasferire parte della contrattazione di secondo livello nel primo livello, anche per impedire le incursioni del legislatore che in questi anni ha inteso risolvere la crisi agendo sui diritti e sui salari dei lavoratori".

Per questo le sigle "hanno organizzato un presidio di protesta dei lavoratori dipendenti dalle Fondazioni il 15 luglio prossimo davanti al Mibac, via del Collegio Romano 27 dalle ore 10 alle ore 12.30", conclude la sindacalista.

Cgil Roma e Lazio: istituzioni lavorino insieme per azioni di lungo periodo

خميس, 11/07/2019 - 16:44

“Come abbiamo sempre auspicato, la collaborazione istituzionale è l’unica via per provare a chiudere in maniera corretta il ciclo dei rifiuti nella capitale e nel Lazio”. Così, in una nota, Natale Di Cola, segretario della Cgil di Roma e del Lazio. “Adesso, dopo i primi effetti positivi dovuti all'ordinanza della Regione Lazio e all’attività straordinaria di Ama per recuperare l’emergenza a Roma – continua –, non bisogna perdere l’occasione per mettere in campo soluzioni strutturali che portino a una gestione virtuosa dei rifiuti nella capitale e in tutta la regione. Emergenze come quella di queste settimane non sono più tollerabili”.

“Registriamo con grande favore l’apertura di Acea a intraprendere una partnership industriale con Ama per costruire gli impianti necessari a chiudere il ciclo dei rifiuti nella nostra regione – spiega Di Cola –. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: servono investimenti e un governo pubblico per invertire la rotta su un settore strategico per lo sviluppo dell’economia. Avere impianti di proprietà pubblica in numero congruo a rendere autosufficiente l’area metropolitana di Roma e l’intera regione Lazio per tutte le frazioni merceologiche, compreso il residuo che va negli impianti di smaltimento, permetterebbe di aumentare la redditività delle aziende già presenti e renderebbe autonome dai privati le aziende pubbliche del settore. Per favorire le aggregazioni di aziende o settori di attività c’è bisogno di una cabina di regia che coinvolga la Regione e tutti gli altri enti locali, partendo da Roma Capitale”.

La Regione dunque “non si limiti esclusivamente a un'azione regolatrice: può avere un ruolo determinante per stimolare soluzioni gestionali positive, così come avvenuto per Lazio Ambiente. L’autosufficienza in termini di impiantistica renderebbe anche sostenibile l’indispensabile sviluppo della raccolta differenziata”.

Il sindacalista quindi prosegue: “Investire sulla chiusura del ciclo dei rifiuti stimolando la formazione di aziende pubbliche o partnership tra aziende pubbliche per la chiusura del ciclo porterebbe effetti benefici alle comunità in termini ambientali e sociali con una conseguente diminuzione dei costi delle tariffe e maggiori garanzie per i lavoratori impegnati. Le istituzioni non perdano questa occasione. La crisi dei rifiuti le ha unite nell’emergenza. Si lavori adesso per costruire azioni di lungo periodo che riportino sotto l’egida del pubblico, anche nella nostra regione, un vero sviluppo dell’economia circolare”.

Ladisa, revocate le multe alle lavoratrici

خميس, 11/07/2019 - 16:21

Oggi (11 luglio) si è svolto, presso gli uffici del Comune di Genova, un incontro tra la Filcams Cgil di Genova, l’assessorato competente e i vertici Ladisa. L’azienda, che per il Comune di Genova si occupa di ristorazione scolastica, aveva scaricato su due dipendenti le multe ricevute dall’amministrazione per alcune inadempienze. Dopo una serie di mobilitazioni e grazie al coinvolgimento dei capigruppo, nell’incontro di oggi si è arrivati alla risoluzione della vertenza con il ritiro delle multe da parte di Ladisa alle dipendenti e con la restituzione di quanto già addebitato. Lo riferisce la Filcams genovese, in una nota. 

La Filcams, “che da subito ha contestato l’agire dell’azienda che non si è mossa nel perimetro del contratto nazionale di lavoro, ringrazia tutte le lavoratrici che hanno mostrato in questi mesi la propria solidarietà alle colleghe e all’azione sindacale – spiega la sigla –. Con questa vertenza la Filcams ha rivendicato e sancito un principio fondamentale che non tutela solo le due lavoratrici interessate alla vertenza, ma tutte le lavoratrici e i lavoratori del settore: non si possono scaricare le sanzioni che le committenze effettuano alle aziende sulla schiena di chi lavora”.

«No easy riders», la campagna arriva a Firenze e Napoli

خميس, 11/07/2019 - 16:16

Approda a Napoli e Firenze la campagna nazionale #NoEasyRiders, promossa dalla Cgil, in otto città italiane, per costruire insieme ai ciclofattorini, impegnati ogni giorno a bordo dei loro mezzi per le piattaforme delle consegne di cibo a domicilio, un futuro di dignità, diritti, tutele e sicurezza.

Nel capoluogo partenopeo l'appuntamento è per domani, venerdì 12 luglio, dalle ore 19,30 alle 22, davanti al McDonald’s di piazza Garibaldi. Saranno presenti, tra gli altri, Tania Scacchetti, segretaria confederale Cgil, Silvia Simoncini, della segreteria nazionale Nidil,Walter Schiavella, segretario generale Cgil Napoli, Nicola Ricci, segretario generale Cgil Campania. La Cgil scende in strada per essere accanto ai lavoratori del food delivery affinché non restino soli e sappiano che il sindacato è da mesi in campo con proposte legislative e contrattuali. "In Italia - ricorda il segretario generale di Nidil Napoli e Campania, Andrea Pastore - sono ben 29 le piattaforme online che si occupano di food delivery, sul territorio napoletano sono una decina le aziende che si occupano di consegna a domicilio di cibo e altri generi. Più della metà di tutto il comparto è gestita dalle quattro società più grandi (Just Eat, Uber Eats, Deliveroo, Glovo), per un totale di che oscilla intorno ai 1000/1500 lavoratori ad alto ricambio, le aziende sono per lo più gruppi multinazionali che solo in rarissimi casi hanno sede legale nel nostro Paese".

“L’appoggio incondizionato della Cgil Napoli – si legge in una nota della segreteria della Camera del Lavoro metropolitana - e delle sue categorie alla associazione territoriale dei riders, ha consentito di interloquire con i lavoratori e scoprire che dietro di essi esistevano sfruttamento e deprivazione dei diritti. Per questo motivo la Camera del lavoro di Napoli insieme a Nidil Napoli, Filt Cgil Napoli e Campania, Filcams Campania e Napoli e le strutture nazionali hanno deciso di andare nei luoghi di lavoro, come la Cgil ha sempre fatto”.

Firenze, città che ha visto in questi mesi diverse iniziative di mobilitazione e contrattazione dei rider accanto alla Cgil, sempre venerdì 12 luglio sono in programma tre volantinaggi dalle 18 alle 20 (con Nidil Cgil, Filt Cgil, Filcams Cgil e Cgil) in alcuni dei luoghi di lavoro “tipici” per i ciclofattorini fiorentini: davanti al Burger King e al Mc Donald’s in piazza Adua, davanti all’American Dinner in via Guelfa 43, davanti al Runner Pizza in via Baracca. “Per noi - afferma la Cgil - è chiarissimo che queste prestazioni lavorative sono a carattere dipendente, è quindi fondamentale che rientrino nei contratti collettivi nazionali, a partire da quello della logistica”. “Inoltre - aggiunge la Cgil - tutto il mondo del lavoro deve avere stessi diritti e protezioni sociali, come una retribuzione equa, il diritto al riposo, alle ferie, al Tfr, alla disconnessione, alla previdenza, alla salute e alla sicurezza”.

“Un lavoro senza stipendio, senza sicurezza, senza dignità è un lavoro in salita, un lavoro che non può circolare per le strade del nostro Paese. Alle imprese chiediamo di scommettere su un modello di sviluppo in cui vengano garantiti i diritti dei lavoratori, al governo - conclude la Cgil Toscana - chiediamo di fare quello che promette da mesi”.

È morto Bruno Papignani, storico leader della Fiom Emilia Romagna

خميس, 11/07/2019 - 16:04

È morto a 65 anni Bruno Papignani, storico leader della Fiom Emilia Romagna. L'ex segretario regionale era malato da tempo. Iscritto alla Fiom nel 1974, quando lavorava alla Menarini Autobus di Bologna, nel ’77 è diventato delegato e poi dirigente dei metalmeccanici della Cgil, per poi ricoprire il ruolo di segretario generale prima di Bologna, poi dell'Emilia Romagna. A livello nazionale ha ricoperto diversi incarichi dirigenziali, l'ultimo quello di responsabile nazionale della cantieristica. 

Papignani aveva lasciato il ruolo di segretario regionale dell'Emilia Romagna lo scorso 9 maggio, quando la sclerosi polmonare non gli permetteva più di svolgere il suo lavoro. In quell'occasione scriveva che la Fiom gli aveva insegnato “che non esistono soluzioni improvvise e miracolose, bisogna (come sempre) lottare anche quando le probabilità di vincere sono limitate”. Papignani ha dedicato i suoi ultimi giorni di vita a un’associazione che raccoglie fondi contro la sclerosi polmonare a cui ha devoluto i proventi di un piccolo e bel libro di racconti, Il canto del Cutimone, scritto nei giorni del ricovero ospedaliero.

“Ciao Bruno, grazie di tutto”, è il messaggio con cui la Fiom di Bologna dà l'annuncio su Facebook della sua morte. “La sua storia costruita su militanza, passione, intelligenza, forza e cuore si è arricchita anche di grande dignità e sobrietà nell’affrontare anche questa ultima e difficile fase della sua vita. Un grande sindacalista, un grande compagno e una grande persona che ha determinato una pagina importante della storia della Fiom e che ci lascia un’eredità politica e morale enorme”: così lo ricorda Samuele Lodi, segretario generale Fiom Emilia Romagna. La Fiom dell’Emilia Romagna, aggiunge, “unitamente a tutte le compagne e i compagni dei territori e dei luoghi di lavoro si vogliono stringere alla famiglia convinti del fatto che Bruno, la sua vita, le sue azioni e le sue parole rimarranno vive anche in futuro e continueranno ad accompagnare tutti nel difficile cammino dell’emancipazione e della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Cordoglio anche dalla Cgil Emilia Romagna. Il segretario generale, Luigi Giove, esprime in una nota "grande dolore per la scomparsa del compagno Bruno Papignani. Oggi ci ha lasciati un grande dirigente sindacale che ha segnato un tratto significativo della nostra storia. Ci stringiamo alla sua famiglia".

Whirlpool, il 12 luglio lavoratori al Teatro San Carlo

خميس, 11/07/2019 - 16:04

Domani 12 luglio, dalle 17 e 30, le lavoratrici e i lavoratori della Whirlpool di Napoli, impegnati nella vertenza con la multinazionale americana, saranno al Teatro San Carlo di Napoli, in via San Carlo 98, per l'iniziativa di solidarietà “I lavoratori del Teatro San Carlo insieme ai lavoratori Whirlpool”.

Per la Fiom nazionale sarà presente Barbara Tibaldi, segretaria nazionale e responsabile per il settore degli elettrodomestici: “in un luogo dove si celebrano arte e bellezza domani, insieme ai lavoratori del teatro, celebreremo, con la nostra storia, il nostro coraggio! Nel difendere lo stabilimento Whirlpool, difendiamo Napoli e con lei il Sud. Questa generosa città lo ha capito e i lavoratori non sono soli”. Nel frattempo, l'incontro di trattativa previsto per oggi è stato spostato in prima battuta al 19 luglio per “improrogabili impegni istituzionali del ministro”, poi al 24 luglio come richiesto dall'azienda.

Marche senza figli, 2018 record minimo storico

خميس, 11/07/2019 - 15:36

Anche nelle Marche nascono sempre meno bambini e la denatalità cresce a ritmi preoccupanti. È quanto emerge dai dati forniti dall’Istat ed elaborati dalla Cgil Marche. Nel 2018 nelle Marche sono nati 10.171 bambini: record minimo storico. Rispetto all’anno precedente sono nati 498 bambini in meno (-4,7%) mentre, nell’ultimo quinquennio, sono diminuiti di 2.462 unità (-19,5%). Il calo delle nascite rappresenta un fenomeno nazionale, che peraltro ha assunto un carattere strutturale, ma il trend di denatalità registrato nelle Marche nel quinquennio è decisamente più alto sia di quello nazionale (-14,5%) che di quello delle altre regioni del Centro (-18,4%).

Diminuiscono i figli nati da genitori italiani (-5,1% rispetto al 2017 e -18,0% rispetto al 2013) ma, ormai da diversi anni, diminuiscono soprattutto i nati da almeno un genitore straniero (-2,4% e -26,7%); questi ultimi costituiscono il 15,8% dei bambini nati nelle Marche, mentre la percentuale di cittadini stranieri residenti nelle Marche è del 9,0% (sostanzialmente stabile negli ultimi 10 anni).

Prosegue anche la tendenza alla diminuzione della fecondità: nel 2017 il numero medio di figli per donna nelle Marche scende a 1,25. Valori particolarmente preoccupanti se si considera che una popolazione, senza movimenti migratori, per rimanere costante nel tempo dovrebbe avere mediamente 2,2 figli per coppia.

Contestualmente, nel 2018, i decessi nelle Marche sono 17.175, ovvero quasi il doppio delle nascite, in diminuzione rispetto all’anno precedente (-6,9%), ma in crescita nel quinquennio (+1,8%).

A questi dati vanno aggiunti quelli di coloro che lasciano le Marche per l’estero: 4.994 persone nel 2018, in aumento rispetto all’anno precedente (+6,4%), che costituiscono un numero rilevante anche considerando che si tratta solo della punta dell’iceberg di tutti coloro che emigrano all’estero: l’Istat, infatti, rileva solo coloro che hanno effettuato il cambio di residenza. Negli ultimi 5 anni, coloro che hanno lasciato le Marche per l’estero sono stati complessivamente 23.026: un numero impressionante soprattutto se si considera che tra di loro ci sono tantissimi giovani, soprattutto laureati, in cerca di migliori prospettive di lavoro e di vita.

A fine 2018, la popolazione marchigiana complessiva ammonta a 1.525.271 abitanti, ovvero 6.482 in meno rispetto all’anno precedente e 27.867 in meno rispetto al 2013: quindi è come se in un anno fosse sparito un comune come Pollenza o Pergola e, in un quinquennio, una città più grande di Falconara Marittima o Porto S. Elpidio.

Trend che consolida un forte squilibrio demografico con la riduzione delle nuove generazioni e l’aumento della popolazione anziana.

Il calo della popolazione non è più compensato neanche dalla componente straniera: negli ultimi 5 anni, la diminuzione dei cittadini stranieri è 5 volte più elevata di coloro che hanno la cittadinanza italiana. Infatti, i cittadini stranieri sono diminuiti del 6,3%, mentre coloro che hanno la cittadinanza italiana sono l’1,3% in meno.

Secondo Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche, “questi dati evidenziano come l’Italia cresca sempre meno sia demograficamente sia economicamente. È un Paese bloccato e ciò rende sempre più evidente la necessità di affrontare il tema della denatalità con misure strutturali a sostegno della maternità e paternità, a partire da un’adeguata rete di servizi per l’infanzia, che superino l’inefficace politica dei bonus”.

Ma soprattutto, per Barbaresi, “occorre garantire adeguate prospettive di lavoro e reddito; lavoro stabile con retribuzioni adeguate per consentire soprattutto ai più giovani di formare una famiglia e decidere di avere dei figli”.

Ma, conclude Barbaresi, “a fronte del calo delle nascite e dell’invecchiamento progressivo della popolazione, sono altrettanto necessarie misure a sostegno di una popolazione sempre più anziana, a partire da interventi per la non autosufficienza”.

Le gabbie salariali amplierebbero le disuguaglianze

خميس, 11/07/2019 - 15:24

Le gabbie salariali sono sinonimo di diseguaglianza e di divisione. Un disegno che non ha come fondamento la solidarietà: lascia indietro i più poveri e favorisce i più ricchi. Per questo ci siamo battuti per la loro abolizione e ci batteremo sempre affinché non vengano ripristinate”. Così la Cgil commenta l'ipotesi avanzata dalla Lega di differenziare i salari nell'ambito della riforma delle autonomie.
 
“Una proposta anacronistica e sbagliata - prosegue la Confederazione - che non va nella direzione giusta, ossia quella di favorire lo sviluppo e la crescita del Paese. Le uniche strade percorribili sono l’aumento dei salari per tutti, attraverso la contrattazione, e la riduzione dell’imposizione tributaria per i lavoratori e per i pensionati. Solo così si potranno favorire i consumi e l’economia potrà ripartire”.  “Con le gabbie salariali si rischia invece - conclude la Cgil - l’inasprimento dei conflitti sociali con la creazione di nuovi disallineamenti e l’incentivazione delle emigrazioni con il conseguente abbandono di interi territori”.

“Rimettere le gabbie salariali significa ampliare ancora le disuguaglianze tra le regioni, accentuare le divisioni tra le aree più ricche del Paese e quelle in cui vi sono desertificazione industriale e difficoltà economiche”. A dirlo è la segretaria confederale della Cgil Ivana Galli: “Si affronta il problema dall'inverso, dalla parte sbagliata, per far ripartire l'economia e i consumi si dovrebbe fare il contrario. Bisognerebbe investire e garantire diritti uguali a tutti”. Per l'esponente sindacale le gabbie salariali avrebbero l'effetto di favorire l'emigrazione, contribuendo “all'abbandono di interi territori, con gravi conseguenze sociali e ambientali”.

La segretaria confederale Tania Scacchetti aggiunge che la Cgil “ha sempre contestato le gabbie salariali e difeso l'unitarietà della contrattazione collettiva”. Per Scacchetti “l'idea di tornare a ‘piccole patrie’ non è assolutamente condivisibile. Abbiamo piuttosto il bisogno di rilanciare la contrattazione e non di creare nuovi disallineamenti, nuove disuguaglianze territoriali, che sono già elevate. Abbiamo bisogno di unificare il Paese”.

“No easy riders”, 12 luglio volantinaggio a Firenze

خميس, 11/07/2019 - 15:09

Per costruire insieme il futuro dei ciclofattorini, un futuro di dignità, diritti, tutele e sicurezza, parte da Bari, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino la campagna “No easy riders”, promossa dalla Cgil: tra le vie di queste città sono in programma numerose iniziative e volantinaggi e nell’occasione verranno distribuiti ai riders i braccialetti di sicurezza ad alta visibilità. A Firenze, città che ha visto in questi mesi diverse iniziative di mobilitazione e contrattazione dei rider accanto alla Cgil, per domani venerdì 12 luglio sono in programma tre volantinaggi dalle 18 alle 20 (con Nidil Cgil, Filt Cgil, Filcams Cgil e Cgil) in alcuni dei luoghi di lavoro “tipici” per i ciclofattorini fiorentini: davanti al Burger King e al Mc Donald’s in piazza Adua, davanti all’American Dinner in via Guelfa 43, davanti al Runner Pizza in via Baracca.

La Cgil scende quindi in strada, dando continuità alle iniziative già svolte sul territorio di protesta contro le piattaforme e di sollecitazione di tutte le istituzioni ad intervenire sul fenomeno di sfruttamento assoluto di questi lavoratori, per essere accanto ai lavoratori del food delivery affinché non restino soli e sappiano che il sindacato è da mesi in campo con proposte legislative e contrattuali: “Per noi – afferma la Cgil – è chiarissimo che queste prestazioni lavorative sono a carattere dipendente, è quindi fondamentale che rientrino nei contratti collettivi nazionali, a partire da quello della logistica”. “Inoltre – aggiunge la Cgil – tutto il mondo del lavoro deve avere stessi diritti e protezioni sociali, come una retribuzione equa, il diritto al riposo, alle ferie, al Tfr, alla disconnessione, alla previdenza, alla salute e alla sicurezza”.

“Un lavoro senza stipendio, senza sicurezza, senza dignità è un lavoro in salita, un lavoro che non può circolare per le strade del nostro Paese. Alle imprese chiediamo di scommettere su un modello di sviluppo in cui vengano garantiti i diritti dei lavoratori, al governo – conclude la Cgil – chiediamo di fare quello che promette da mesi”.

Donne e giovani: la Sicilia del futuro

خميس, 11/07/2019 - 15:09

Alfio Mannino è il nuovo segretario della Cgil siciliana. Lo ha eletto l’assemblea generale con 119 voti a favore, 16 contrari e 3 astenuti. Il nuovo leader della Cgil regionale è nato in Germania, “ma la differenza che c'è tra ieri e oggi – ha detto nel corso della sua intervista su RadioArticolo1 – è che allora quando si partiva si migrava verso la Germania, ora invece siamo in una condizione nella quale chi va via dalla Sicilia difficilmente ha nel proprio orizzonte quello di ritornare in questa terra: si tratta di una grossa perdita di capitale umano non indifferente per la nostra terra”.

Partire per trovare condizioni migliori. “Ed è per questo – ha raccontato – che per quanto ci riguarda in mare non ci sono migranti, non ci sono rossi, gialli, neri: in mare ci sono persone da salvare. Quindi è del tutto inaccettabile che persone che scappano da miseria, fame e carestie vengano utilizzate per fare propaganda politica. Abbiamo invece il dovere e l'obbligo di garantirgli un porto sicuro e di farli sbarcare. Poi è chiaro che il fenomeno dell’immigrazione non lo risolve soltanto in Italia e quindi vi è la necessità di una riforma complessiva a partire dal regolamento di Dublino”.

Nel corso del suo intervento Mannino ha stigmatizzato anche la chiusura del Cara, con la conseguente perdita del lavoro degli operatori di Mineo: “Certamente il Cara era una risposta sbagliata a un problema reale che c'era in quel territorio, però noi pensavamo che si poteva rafforzare la politica degli Sprar, cosa che non è avvenuta perché l'idea di questo governo non è quella di risolvere e affrontare il problema, ma di soffiare sul fuoco e alimentare le paure e le insicurezze dei cittadini. Il risultato è stato che noi abbiamo centinaia e centinaia di migranti che bivaccano per la Sicilia e operatori che sono a casa licenziati”.

Quanto ai temi che riguardano specificamente il futuro della Sicilia, “non c'è dubbio che la legalità e la lotta alla mafia sono i presupposti per costruire una Sicilia migliore” ed è centrale anche la questione che riguarda giovani e donne: “Quando l'occupazione femminile si ferma al 29,2% significa che hai un capitale umano che non viene messo a reddito e a valore per il rilancio di questa terra. A partire dal Piano per il lavoro, la Carta universale dei diritti del lavoro, e il Piano straordinario per il lavoro giovanile e femminile credo che possiamo costruire un modello di sviluppo e di crescita che parta proprio dal lavoro delle donne e dei giovani”.

Rispetto ai settori su cui puntare, per il sindacalista il modello di sviluppo della Sicilia non può prescindere da agricoltura e turismo, però è anche vero che una grande regione con 5 milioni di abitanti non può non avere un apparato produttivo che si basi anche sull'industria. Ovviamente deve essere un'industria che parte dalle proprie vocazioni, che attraverso processi di innovazione abbia una riconversione verso le politiche ambientali.

Mannino ha poi denunciato l’assenza di un’interlocuzione con il governo regionale: “Abbiamo la percezione che non abbia la consapevolezza della profondità della crisi economica e sociale che attraversa la regione”. Fatto evidente poiché “nessuna delle riforme che erano necessarie sono state messe in campo. Chiediamo di provare intanto a dare efficienza all'azione amministrativa per sbloccare tutte quelle risorse che già oggi sono disponibili e che sono funzionali allo sviluppo e alla crescita economica di questa regione”.

Infine, per il segretario generale della Cgil siciliana “bisogna provare a rimettere al centro il lavoro, la qualità del lavoro. Perché da noi il lavoro che c’è è povero. E abbiamo la necessità di costruire un welfare che partendo dai bisogni degli anziani, dei disabili e dei giovani possa dare una risposta positiva alle persone”.

ArcelorMittal, 12 luglio sciopero appalti-indotto a Taranto

خميس, 11/07/2019 - 14:56

Sciopero venerdì 12 luglio dei lavoratori degli appalti e dell'indotto della ArcelorMittal di Taranto, in seguito alla tragedia verificatasi nella serata di mercoledì 10 sullo sporgente portuale, dove una tromba d'aria ha provocato la caduta in mare di una gru e dell'operatore che era a bordo. "Lo abbiamo denunciato in tutte le forme possibili, continuiamo e continueremo a gridarlo: diritto al lavoro uguale per tutti, sicuro e senza rischi", dicono Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Fit Cisl, Uiltrasporti e Uiltucs: "Il silenzio assordante delle aziende e delle istituzioni a tutti i livelli è ormai inaccettabile. La sicurezza è un diritto, non può essere messo in discussione e non è in vendita".

Liguria, Cgil: Regione punti a formazione mirata

خميس, 11/07/2019 - 13:17

La Cgil ligure risponde all’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono che, invitato a parlare alla conferenza di organizzazione della Cisl, ha detto che nella cantieristica all’orizzonte ci sono ben 6 mila posti di lavoro nei prossimi 10 anni,e che c’è un problema sulla formazione. "Sui posti di lavoro non possiamo che essere felici, sulla formazione invece, tralasciando il gusto per la semplificazione che spesso caratterizza l’eloquio del dottor Bono, vorremmo fare alcune considerazioni", scrivono in una nota  Federico Vesigna, segretario generale Cgil Liguria, e Claudio Croci, segretario generale Flc Cgil Liguria.

"La partita, strategica per un territorio che ospita tre cantieri e una sede, va giocata sui tavoli giusti. Crediamo fondamentale ragionare di rapporto tra formazione e lavoro, più che di giovani svogliati. Non è la prima volta che sollecitiamo Regione Liguria ad operare concretamente, attraverso gli strumenti già oggi a sua disposizione, per realizzare quell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, un lavoro non povero, ma stabile e qualificato. E lo vogliamo fare ancora una volta, perché se l’amministratore delegato di Fincantieri ha ragione allora vuol dire che la Regione non ha saputo costruire quella rete di relazioni che serve a formare per tempo, e non in logica emergenziale, nuovi lavoratori".

"È il momento di riparlare di Its, di poli tecnico professionali, di una reale sinergia tra istruzione tecnica e professionale e formazione professionale. Di mettere in campo, in una parola, una vera politica regionale sull’istruzione e la formazione e il loro rapporto con il mondo del lavoro. La nostra organizzazione, ai livelli confederali e di categoria regionali, è pronta al confronto. E’ ora di recuperare il tempo perso", conclude la nota.

Novamont, un gruppo all'insegna dei Green Jobs

خميس, 11/07/2019 - 13:09

Identikit del gruppo

Novamont è una realtà industriale che nasce dalla scuola di Scienza dei materiali Montedison, creata per realizzare l’ambizioso progetto di alcuni ricercatori provenienti dal grande gruppo chimico: l’integrazione tra chimica, ambiente e agricoltura. Nata nel 1989, oggi è il leader mondiale nel settore delle bioplastiche compostabili e nello sviluppo di bioprodotti biodegradabili da fonti rinnovabili. La sede centrale del gruppo è nella città di Novara. Ha uno stabilimento produttivo a Terni e laboratori di ricerca e sviluppo a Novara e Piana di Monte Verna (Ce). Svolge la sua attività attraverso delle aziende consociate a Porto Torres (Ss), Adria (Ro), e Patrica (Fr). È attiva all’estero con sedi in Germania, Francia e Stati Uniti e con un ufficio di rappresentanza a Bruxelles (Belgio). Attraverso i propri oltre 30 distributori è presente in tutto il mondo.

Nel 2018 Novamont ha chiuso con un turnover di circa 238 milioni di euro e investimenti costanti in attività di ricerca e sviluppo, pari a circa il 5% del proprio fatturato. La mission del gruppo è sviluppare materiali e bioprodotti volti a salvaguardare le risorse naturali e ottimizzare la raccolta differenziata del rifiuto organico, attivando bioraffinerie nei territori e fornendo soluzioni applicative che garantiscano lungo tutto il ciclo di vita un uso efficiente delle risorse con vantaggi sociali, economici e ambientali di sistema. Il Mater-Bi è l’innovativa famiglia di bioplastiche nata dalla ricerca Novamont: è biodegradabile e compostabile secondo lo standard europeo EN13432 e altri standard internazionali, garantisce caratteristiche e proprietà d’uso del tutto simili alle plastiche tradizionali. Non solo bioplastiche: Novamont realizza anche altri prodotti da fonti rinnovabili, ideati per la tutela di acqua e suolo: biolubrificanti, bioerbicidi e ingredienti per cosmesi. Il modello di sviluppo guarda alla costruzione di ponti tra comparti diversi e alla creazione di valore diffuso grazie alla collaborazione con tutti gli attori della filiera: dall’agricoltura alla ricerca, dall’industria al settore dei rifiuti, dalle istituzioni locali alla società civile.

Guidata da questi princìpi Novamont promuove un approccio alla bioeconomia basato sull’uso efficiente delle risorse rinnovabili e sulla rigenerazione territoriale, partendo dalle aree locali e creando impianti primi al mondo grazie all’applicazione di tecnologie proprietarie e alla riqualificazione di siti industriali non più competitivi o dismessi per generare nuove filiere, nuovi prodotti e nuovi posti di lavoro. Oltre ad essere una realtà industriale, Novamont è anche un centro di ricerca che copre un’ampia gamma di competenze e specializzazioni, con attrezzature che vanno dalla scala di laboratorio agli innovativi impianti pilota. Nel corso degli anni ha sviluppato cinque tecnologie proprietarie per la produzione di bioplastiche e bioprodotti, creando sinergie tra diverse aree di studio (area bioplastiche, area biotecnologica, area agronomica, area chimica organica). Detiene un portafoglio di circa 1.800 tra brevetti e domande di brevetto.

Bioeconomia e occupazione

La bioeconomia è stata definita dalla Commissione Europea come un’economia che usa le risorse biologiche rinnovabili, provenienti dalla terra e dal mare, o i rifiuti come punto di partenza per la produzione industriale, alimentare e mangimistica, energetica. Si tratta di uno dei settori più vitali e innovativi dell’economia, con grandi potenzialità di crescita: nell’Unione Europea nel 2015 ha generato un’occupazione di oltre 18 milioni di persone. A livello italiano, secondo i dati pubblicati nel 2019 da Intesa Sanpaolo con riferimento al 2017, l’insieme delle attività connesse alla bioeconomia ha generato un’occupazione superiore ai due milioni di persone, rappresentando il 7,7% in termini di occupati sul totale dell’economia italiana. Per quanto riguarda Novamont, nel 2018 il gruppo ha chiuso con più di 600 persone, il 20% delle quali dedicate alla ricerca.

Rivitalizzazione dei siti produttivi e valorizzazione dei lavoratori

Novamont promuove un approccio alla bioeconomia basato sull’uso efficiente delle risorse rinnovabili e sulla rigenerazione territoriale. La strategia parte dalle aree locali e crea impianti che diventano primi al mondo, grazie all’applicazione di tecnologie proprietarie e alla riqualificazione di siti industriali non più competitivi o dismessi con l’obiettivo di generare nuove filiere, nuovi prodotti e nuovi posti di lavoro. La reindustrializzazione di siti non più competitivi è infatti uno dei tre pilastri fondamentali del modello di sviluppo di Novamont, che guarda alla bioeconomia come a un fattore di rigenerazione territoriale. Ne sono un esempio Mater-Biotech, la società del gruppo nata dalla riconversione di un sito dismesso in Veneto nel primo impianto industriale dedicato al mondo per la produzione di biobutandiolo attraverso processi fermentativi; Mater-Biopolymer, stabilimento situato nel Lazio che produce biopoliesteri biodegradabili e frutto della riconversione di un impianto dedicato alla produzione di PET; il Centro ricerche per lo Sviluppo di biotecnologie industriali di Piana di Monte Verna, risultato della riconversione di un centro di ricerca farmaceutico dismesso. Questo tipo di approccio genera impatti sociali molto positivi in termini di occupazione, intervenendo in quelle aree industriali che hanno subìto la crisi economica o sono in procinto di entrarvi, consentendo invece una loro ripresa e il ripristino delle condizioni lavorative. In tutti i casi in cui il gruppo è stato coinvolto nella riconversione di siti dismessi, grande attenzione è stata data infatti alla valorizzazione del personale esistente, preservando e valorizzando le risorse umane e le loro competenze.

Le competenze e i profili

Il tema della formazione e delle competenze sono centrali nello sviluppo di un settore che per definizione fa della multidisciplinarietà la sua stessa essenza. Questa considerazione vale per la bioeconomia in senso ampio, e nello specifico per Novamont che opera nell’ambito della chimica verde: quel settore della bioeconomia che utilizza materie prime rinnovabili di origine agricola per realizzare una nuova generazione di prodotti e composti chimici a basso impatto per l’ambiente e per la salute. Si tratta di un settore che integra diversi comparti, dall’agricoltura alle biotecnologie, alla chimica, senza dimenticare l’aspetto economico, che sta alla base di ogni attività imprenditoriale. Alla luce di ciò, quello che caratterizza le figure professionali della bioeconomia, e nello specifico di Novamont, è la combinazione di una forte competenza tecnica, con una visione multidisciplinare che permette di gestire progetti complessi. Per arrivare ai suoi importanti risultati Novamont ha sviluppato, negli anni, un approccio sistemico altamente interdisciplinare, creando molte partnership e coinvolgendo diversi settori della ricerca: dalla sintesi dei polimeri alla scienza dei materiali, alle tecnologie di trasformazione delle plastiche, alla chimica organica applicata alle materie prime rinnovabili, alle biotecnologie bianche, all’ingegneria chimica, all’efficienza energetica, all’agronomia, alla microbiologia e alla genetica delle piante, all’ecologia dei prodotti e dei sistemi fino alla gestione dei rifiuti.

Agli aspetti professionali va legato anche un altro tema fondamentale, ovvero l’adesione al modello di sviluppo che l’azienda promuove: è quindi estremamente importante che venga abbracciata la mission dell’azienda, che non è solo quella di realizzare prodotti, ma soprattutto di impattare positivamente sull’ambiente e sulle problematiche sociali. La transizione verso un modello che mette al centro la sostenibilità e la bioeconomia circolare non può prescindere da una formazione multidisciplinare, sia in termini di competenze che di visione, che consente a manager, imprenditori, investitori, accademici e istituzioni di comprendere fino in fondo il valore del capitale naturale e della stabilità sociale e di includere una nuova cultura della sostenibilità nei loro piani industriali e di sviluppo.

La centralità della formazione

Per supportare questa transizione è quindi fondamentale un processo di formazione, soprattutto del management: non soltanto in termini di nuove competenze, ma proprio in ottica di creare un’educazione alla complessità, per comprendere la molteplicità di fattori (come ad esempio l’impatto ambientale e sociale) che si integrano tra loro e pensare con approccio multidisciplinare, coniugando cultura tecnica e umanistica. È quindi importante sviluppare le competenze per presidiare questi fattori, ma anche sapere come gestirli nella loro globalità. Per promuovere questo modello Novamont ha realizzato negli anni percorsi di formazione continua delle risorse umane, sia dal punto di vista tecnico che in termini di visione, consentendo lo sviluppo di conoscenze tecnico-scientifiche nel settore della bioeconomia. Per raggiungere questi risultati sono rilevanti le collaborazioni con primarie realtà di ricerca italiane e internazionali, le esperienze di lavoro in affiancamento ad esperti di ricerca industriale e project management e una costante pianificazione e management strategico di progetti di ricerca industriale.

Novamont ha sviluppato al suo interno a partire dal 1996 oltre 400 attività formative per giovani ricercatori e figure esperte, oltre a numerosi percorsi formativi multidisciplinari attivati su progetti complessi in collaborazione con università, centri di ricerca, istituti pubblici e fondazioni bancarie. Nel corso del 2018 sono state attivate 14 collaborazioni, sotto forma di borse di studio, tirocini curricolari ed extracurricolari e alternanza scuola lavoro, in campi molto diversi tra loro: chimica, relazioni internazionali, biotecnologia, giurisprudenza, agraria. Come esempio di collaborazione continuativa in ambito formazione, Novamont è partner del Master in “Bioeconomy in the circular economy” (Biocirce), promosso da quattro atenei italiani (Università di Milano-Bicocca, Università degli studi di Napoli Federico II, Università degli studi di Torino e Università di Bologna) in collaborazione con le imprese e il mondo della finanza. Il percorso di studi, supportato anche da altri soggetti direttamente collegati al mondo della bioeconomia, come il Cluster Spring, il Cluster Clan e Assobiotec, è giunto alla sua terza edizione e rappresenta il primo master interdisciplinare e internazionale finalizzato a formare figure professionali specializzate nel settore della bioeconomia circolare, sull’uso responsabile e sostenibile delle risorse rinnovabili e dei processi biotecnologici.

Giornale di Sicilia, Slc: no a smantellamento

خميس, 11/07/2019 - 13:03

Giornale di Sicilia, Cgil: “No allo smantellamento e al trasferimento della produzione a Messina.  Le istituzioni si mobilitino per chiedere all'azienda  piani industriali per consolidare il lavoro a Palermo”. “Abbiamo incontrato il sindaco di Palermo per cercare soluzioni alla drammatica vertenza che rischia concretamente di svuotare il Giornale di Sicilia con la scelta di portare la produzione del quotidiano  a Messina. Questo è il dramma dei 31 esuberi dei poligrafici annunciati dall'azienda Ses società editrice della Gazzetta del Sud:  creare un polo unico nella città dello Stretto, dove già il Giornale di Sicilia viene stampato. Per  Palermo è gravissimo:  significa perdere un pezzo fondamentale della sua cultura”. Così Maurizio Rosso, segretario generale della Slc di Palermo.

 “I lavoratori poligrafici – aggiunge Rosso - hanno fatto altri due giorni di sciopero per fare conoscere a tutti il dramma che stanno vivendo e per sottolineare ai cittadini,  al sindaco, alla  regione e a tutte le istituzioni il depauperamento culturale che  ammanta sempre più questa città. La Slc continuerà nella sua lotta spasmodica perché oltre alle necessità che riguardano la sopravvivenza dei lavoratori  siano garantiti, in una società civile e libera,  gli strumenti fondamentali dell'accesso alla cultura e al diritto all'informazione, alla stregua di tutte le città europee. Ci appelliamo a tutte le istituzioni, e al presidente della Repubblica, per obbligare l'azienda  a investimenti concreti  e piani industriali seri che possano consolidare e radicare il lavoro a  Palermo”. 

Ires Cgil: l’Umbria si conferma regione di bassi salari

خميس, 11/07/2019 - 12:25

"Il recentissimo rapporto nazionale Inps conferma le valutazioni dell’Ires Cgil Umbria sulle differenze salariali che purtroppo sono diventate un dato strutturale della nostra regione". Così Mario Bravi, presidente dell'istituto. I lavoratori full time dell'Umbria hanno percepito nel 2018, una media di 23.273 euro lordi mensili, contro una media nazionale pari a 27.648 euro (-16%). "Si conferma dunque sostanzialmente un problema salariale in Umbria, più rilevante di quello che si manifesta a livello nazionale. Nel caso invece dei lavoratori part time, il salario medio umbro (11.516 euro) è superiore alla media nazionale (10.658). In questa seconda situazione, però, il dato è meno indicativo visto che non si conosce con precisione la situazione delle ore lavorate.
Le differenze in negativo tra Umbria e Italia si evidenziano anche rispetto alla retribuzione media giornaliera che è di 95 euro in Italia e di 87 in Umbria. Per quanto riguarda i lavoratori full time la differenza è ancora più evidente: 108 euro in Italia e 91 in Umbria", si legge in una nota di Bravi.

Altro dato interessante che emerge dal rapporto Inps è relativo alle domande di “Quota 100” per quanto riguarda il pensionamento. Le domande in Umbria (dato aggiornato al 30 giugno 2019) sono state complessivamente 2.160, in netta maggioranza presentate da uomini (1.560 contro 654). "Questo dato mette in evidenza un primo grande limite di 'Quota 100', che penalizza le lavoratrici, che hanno percorsi previdenziali più discontinui rispetto ai maschi. Inoltre, 1.423 domande provengono dal settore privato e 737 dal settore pubblico. Gli importi medi mensili nel settore privato sono pari a 1.701.334 lordi, inferiori di 162 euro mensili rispetto alla media nazionale, mentre nel settore pubblico, gli importi medi mensili si attestano a 2.341 euro lordi mensili, superiori di circa 100 euro alla media nazionale. In ogni caso, l’utilizzo di “Quota 100” si dimostra inferiore alle prospettive e alle attese che si erano determinate", si legge nel comunicato.

ArcelorMittal: Fiom, tragico incidente che poteva essere evitato

خميس, 11/07/2019 - 11:00

"Un altro tragico incidente sul lavoro allo stabilimento ex Ilva di Taranto che poteva essere evitato. Una tromba d'aria si è abbattuta su Taranto e la cabina della gru è precipitata scaraventando in mare un lavoratore. È sconcertante che la tragedia di oggi avvenga con le stesse modalità e con la stessa gru dell'incidente mortale avvenuto nel 2012". A dirlo è la segretaria generale della Fiom Cgil Francesca Re David: "Naturalmente la magistratura accerterà le responsabilità penali dell'incidente di oggi, ma non ci spieghiamo come si possa lavorare con l'allerta meteo a 40 metri di altezza".

L'odissea di Borgo Mezzanone, ancora uno sgombero

خميس, 11/07/2019 - 10:45

Quarto sgombero nel corso del 2019 per Borgo Mezzanone, a pochi chilometri da Foggia: l'insediamento di baracche nato accanto al Cara per richiedenti asilo in cui i migranti vivono o che sono state trasformate in luoghi di ritrovo o intrattenimento. Critico però il giudizio della rete delle associazioni della provincia di Foggia, istituitasi nel Marzo 2019 (tra le quali anche la Flai Cgil), che "esprime preoccupazione e contrarietà". Per le associazioni, infatti, "azioni di sgombero senza alternative razionali, condivise e consolidate aggravano la condizione delle persone esponendole ulteriormente a situazioni di marginalità sociale, discriminazione, sfruttamento e precarietà. Queste azioni non incidono in alcun modo sulla presenza dei ghetti e anzi, rafforzano la catena dello sfruttamento e acuiscono le fragilità di cui questo territorio già strutturalmente soffre".

"Queste azioni di forza – continua la nota –, rappresentano solo una soluzione fittizia che non argina lo sfruttamento dei lavoratori nei campi, né offre soluzioni concrete per l’accoglienza dignitosa dei lavoratori stagionali e per il diritto all’abitare della popolazione stanziale. Da diversi decenni, sul territorio della provincia di Foggia vivono, ormai stabilmente, alcune migliaia di uomini e donne, principalmente negli insediamenti informali diffusi in tutta la provincia. Le soluzioni finora attuate dalle istituzioni, sono risultate del tutto inefficaci perché estemporanee, rispondenti ad una logica meramente emergenziale e prive di qualunque soluzione alternativa di lungo termine".

Insomma, "pur nella consapevolezza dell’insostenibilità delle condizioni di vita all’interno degli insediamenti informali e senza sottovalutare il rischio di incendi e nuovi morti, manifestiamo la nostra ferma opposizione ad azioni di sgombero che non tengano assolutamente conto dei diritti delle persone e dei lavoratori e non agiscano sulle cause del fenomeno". La rete provinciale delle associazioni, come già espresso durante il Consiglio Territoriale per l’immigrazione, ricorda di aver elaborato un documento di proposte multidisciplinari che sarà reso pubblico e discusso durante il prossimo consiglio. Le soluzioni sul piano abitativo esistono: ristrutturazione di alloggi su beni pubblici o in disponibilità pubblica, recupero e autorecupero di immobili abbandonati e di aree a rischio di spopolamento, promozione di azioni finalizzate a favorire gli affitti e il cohousing".

"Solo un’adeguata pianificazione di un’azione complessiva su diversi piani interconnessi, finalizzata all’inclusione sociale, abitativa e lavorativa dei migranti può tutelare la dignità e i diritti delle persone e dei lavoratori, nonché favorire lo sviluppo dell’economia locale. Le azioni da intraprendere non sono sgomberi o trasferimenti delle persone come fossero merce, senza alcuna considerazione delle situazioni di vulnerabilità, ma il contrasto al sistema di sfruttamento sul quale si regge l’intera filiera del lavoro agricolo e non solo. Di questo siamo fortemente convinti: le azioni di forza senza alternative reali, amplificano lo stato di sfruttamento", termina il comunicato.

ArcelorMittal: gruista disperso, sciopero immediato

خميس, 11/07/2019 - 09:48

Sciopero immediato in tutto lo stabilimento ex Ilva di Taranto e in ogni realtà aziendale ArcelorMittal indetto da Fim, Fiom, Uilm a seguito della tragedia avvenuta nell'area del porto della fabbrica, agli impianti marittimi, dove, a causa della tromba d'aria che ha colpito la città intorno alle 19.30, una delle gru, la Dm5, è crollata in mare. La protesta, di 2 ore, sarà effettuata con le modalità da definirsi a livello di ogni singolo territorio. Il crollo dell'intero impianto, alto circa 80 metri, ha travolto anche l'operatore che era nella cabina di guida: un dipendente di ArcelorMittal, un 40enne della provincia di Taranto, è finito in mare restando incastrato nella stessa cabina. Ufficialmente risulta ancora disperso, ma ormai sono quasi nulle le speranze di ritrovarlo in vita. Ieri sera, a tarda ora, le ricerche in mare sono state sospese. “Riprenderanno il prima possibile”, ha comunicato ArcelorMittal. A quanto si apprende, la sospensione è stata effettuata per motivi di sicurezza essendoci altre gru in pericolo nella stessa area. Fim, Fiom e Uilm, in aggiunta, hanno dichiarato 2 ore di sciopero da effettuarsi in ogni realtà aziendale ArcelorMittal con le modalità da definirsi a livello di ogni singolo territorio.

Le gru che servono al carico sulle navi dei prodotti finiti e allo sbarco delle materie prime sono su uno sporgente portuale gestito in autonomia dall'ex Ilva. Lo sciopero scattato nelle scorse ore nel siderurgico segue quello che i sindacati hanno indetto il 4 luglio, di 24 ore, per protestare contro la cassa integrazione chiesta dall'azienda per 1.400 lavoratori per 13 settimane. Stavolta, invece, è per una tragedia sul lavoro. Nello stesso luogo, il quarto sporgente del porto, si sono verificate diverse tragedie negli ultimi anni. Nell’estate del 2012, in una situazione assai simile, morì un operaio di 29 anni, Francesco Zaccaria. Nel 2014 un altro incidente con due operai salvi per miracolo. Un anno fa è morto invece Angelo Fuggiano, dipendente di una ditta dell’indotto: stava sostituendo la fune a una gru quando la carrucola si staccò e colpì l’operaio, uccidendolo.

“Ormai da anni – spiegano i sindacati – assistiamo a continui rinvii e mancanza di assunzioni di responsabilità da chi e deputato a garantire la sicurezza della fabbrica dal punto di vista del rispetto della vita umana”. Fim, Fiom, Uilm e Ugl fanno sapere che la forma di protesta messa in atto quest'oggi non terminerà sino a quando azienda, istituzioni locali, regionali e nazionali e organi di controllo, ognuno per il proprio ruolo, forniranno le dovute indicazioni a garanzia dei lavoratori e cittadini di questo territorio: “Chiediamo – dicono ancora le sigle sindacali – l'immediata convocazione di un tavolo istituzionale straordinario che assuma decisioni e provvedimenti che cambino radicalmente lo stato di cose presenti all'interno dello stabilimento siderurgico”.

La crisi Manital si allarga, sciopero in Piemonte

خميس, 11/07/2019 - 07:59

Si fa sempre più aspra la vertenza dei 10 mila addetti del Consorzio Manital, impiegati in appalti pubblici e privati multiservizi per committenze importanti in tutta Italia (ministeri, partecipate statali, ospedali, università e altri), da mesi senza retribuzione. Dopo la “fumata nera” all'incontro romano di lunedì 8 luglio, presso il ministero dello Sviluppo economico, la mobilitazione registra un’accelerazione. Per oggi (giovedì 11 luglio) è previsto lo sciopero dei lavoratori del Piemonte con manifestazione regionale a Ivrea (corteo alle ore 10, con partenza dalla sede Manitalidea, in via Giuseppe Di Vittorio, fino a piazza del Municipio). Per mercoledì 17, analoga mobilitazione nel Lazio.

“La crisi di Manitalidea e dell’intero Consorzio Manital sta interessando migliaia di lavoratrici e lavoratori in tutto il territorio nazionale. L’azienda piemontese, con sede a Ivrea, che in regione occupa non meno di 1.500 persone, da tempo non è in grado di garantire gli stipendi e sta mettendo in ginocchio le già precarie condizioni economiche di migliaia di famiglie”, spiegano in una nota Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti, sottolineando che Manital “continua a non pagare gli stipendi e non dà garanzie sulla continuità e sulle scadenze di pagamento”.

I sindacati piemontesi puntano l’indice anche sulle committenze, ritenute “ugualmente responsabili”, da cui “non giungono interventi a sostegno di chi lavora e che tutti i giorni garantisce servizi e prestazioni”. Aziende private come Telecom, Equitalia e Loro Piana, enti pubblici come Inps, Inail e Guardia di finanza, enti locali come i Comuni di Asti e Biella, “non assumono alcuna decisione e continuano con questi comportamenti a danneggiare solamente chi lavora”. Per i sindacati, in conclusione, i primi a essere “difesi e tutelati devono essere i lavoratori, e le aziende non possono scaricare le loro responsabilità sui più deboli”.

Nell'incontro con il governo dell’8 luglio scorso, i sindacati hanno manifestato il forte dissenso sullo stato di una vertenza che si trascina ormai dal 2017, quando Manitalidea ha dichiarato “difficoltà di riallineamento economico, di fatto ritardando il pagamento delle retribuzioni anche a 90 giorni, retribuzioni già ai limiti della sostenibilità, in media di 650-700 euro al mese”. Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno rilevato che “le soluzioni proposte dalla direzione di Manital e dalle società consorziate nel corso dei mesi trascorsi, a livello territoriale e a livello nazionale, non sono state in grado di dare una soluzione positiva e definitiva alle mancate retribuzioni, segno di una crisi complessiva oramai conclamata e strutturale”.

Per i sindacati è urgente definire “un intervento sinergico, con la regia del ministero dello Sviluppo economico, che impegni anche le committenze a dare seguito a quanto previsto dalle leggi e dai contratti”. Filcams, Fisascat e Uiltucs, dunque, hanno sollecitato “l’attivazione immediata di un tavolo di crisi che definisca un intervento risolutivo e affronti i nodi connessi al pagamento dei salari, sebbene la committenza paghi regolarmente l’appalto di servizio alle società consorziate dove è occupato il 95 per cento della forza lavoro”. A chiusura del vertice, il dicastero ha annunciato la prossima convocazione del Consorzio Manital, cui dovrebbe seguire l’istituzione del tavolo anche con i sindacati, ma finora non sono state fissate date per gli incontri.