La Cassa integrazione ordinaria

QUALI IMPRESE POSSONO CHIEDERLA?

Ecco la lista: imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas; cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quella degli operai delle imprese industriali; imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco; cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato; imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film; imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato; imprese addette agli impianti elettrici e telefonici; imprese industriali degli enti pubblici; imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini; imprese industriali e artigiane esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo.

IN QUALI CASI?

Ai dipendenti delle imprese sopra indicate che siano sospesi dal lavoro o effettuino prestazioni di lavoro a orario ridotto è corrisposta l’integrazione salariale ordinaria per:

  • situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai dipendenti, incluse le intemperie stagionali;
  • situazioni temporanee di mercato.

PER QUANTO TEMPO?

Le integrazioni salariali ordinarie sono corrisposte fino a un periodo massimo di 13 settimane continuative, prorogabile trimestralmente fino a un massimo complessivo di 52 settimane. Qualora l’impresa abbia fruito di 52 settimane consecutive, una nuova domanda può essere proposta per la medesima unità produttiva solo quando sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa.
L’integrazione salariale ordinaria relativa a più periodi non consecutivi non può superare complessivamente la durata di 52 settimane in un biennio mobile.
Tali limiti (52 settimane consecutive e complessive nel biennio mobile) non trovano applicazione in caso di interventi determinati da eventi oggettivamente non evitabili.
Non possono essere autorizzate ore di integrazione salariale ordinaria eccedenti il limite di un terzo delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell’unità produttiva mediamente occupati nel semestre precedente.

COME FUNZIONA?

L’impresa deve comunicare preventivamente alle rappresentanze sindacali aziendali o alla rappresentanza sindacale unitaria, nonché alle associazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, le cause di sospensione o di riduzione dell’orario di lavoro, l’entità e la durata prevedibile, il numero dei lavoratori interessati.
A tale comunicazione segue, su richiesta di una delle parti, un esame congiunto della situazione. L’intera procedura deve esaurirsi entro 25 giorni dalla data della comunicazione dell’impresa.
In caso non sia differibile la sospensione o la riduzione dell’attività produttiva, l’impresa comunica la durata prevedibile della sospensione o riduzione e il numero dei lavoratori interessati. Se la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro è superiore a 16 ore settimanali si procede, a richiesta di una delle parti (impresa o associazioni sindacali) da presentarsi entro 3 giorni, a un esame congiunto in ordine alla ripresa della normale attività produttiva e ai criteri di distribuzione degli orari di lavoro. La procedura deve esaurirsi entro i 5 giorni successivi a quello della richiesta.
All’atto della presentazione della domanda di concessione di integrazione salariale deve essere data comunicazione dell’esecuzione degli adempimenti sindacali previsti.
L’impresa deve presentare la domanda di concessione in via telematica all’INPS; nella domanda devono essere indicati la causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro e la presumibile durata, i nominativi dei lavora- tori interessati e le ore richieste. La domanda deve essere presentata entro 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.
Qualora la domanda venga presentata dopo il termine indicato il trattamento di integrazione salariale coprirà solo un periodo di una settimana rispetto alla data di presentazione. L’eventuale danno ai lavoratori determinato dalla omessa o tardiva presentazione della domanda è a carico dell’impresa che è tenuta a corrispondere ai lavoratori stessi una somma di importo equivalente all’integrazione salariale non percepita.
ontro il provvedimento di rigetto Contro della domanda di trattamento di integrazione salariale è ammesso ricorso, entro 30 giorni dalla comunicazione da parte dell’INPS.