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Updated: 13 hours 50 min ago

Parma, protestano gli autisti degli appalti Amazon

10 hours 43 min ago

Nei magazzini Amazon di Bologna, Parma e Cesena da cui partono i pacchi che contengono gli acquisti fatti on-line per tutta l'Emilia-Romagna, più di 200 autisti lavoravano in appalto alle dipendenze di Alma SpA, che è stata protagonista di una maxi evasione contributiva a seguito della quale la ditta è stata sequestrata e poi commissariata. I lavoratori sono transitati ad un'altra società appaltatrice tramite accordo sindacale, ma senza che gli venissero corrisposti gli ultimi stipendi e il Tfr. Visto il commissariamento della società Alma e l'apertura di una procedura concorsuale che congela il patrimonio dell'azienda, i lavoratori della provincia di Parma, tramite la Filt Cgil e la Fit Cisl, si sono rivolti alla società committente Amazon per richiamarla alle proprie responsabilità verso il committente, vincolato dalla responsabilità solidale prevista dalla legge a garanzia dei crediti dei lavoratori.

"Dopo una prima e immediata risposta con cui Amazon si impegnava al pagamento diretto ai lavoratori, avendo anche in mano le ultime fatture emesse da Alma per i servizi resi - spiegano in una nota Filt Cgil e Fit Cisl - non solo la multinazionale non ha dato seguito agli impegni presi, ma ha chiuso il dialogo coi lavoratori, diversamente da molte altre società committenti della stessa Alma su tutto il territorio nazionale, che invece hanno saldato subito i crediti dei lavoratori. Ciò nonostante, i lavoratori non hanno interrotto il servizio nei magazzini, che prosegue tutt'ora in tutta la regione (domenica compresa)".

Il nuovo appaltatore si è reso disponibile ad anticipare una parte delle future spettanze, viste le difficoltà economiche in cui i lavoratori sono venuti a trovarsi, ma la situazione rimane irrisolta perché una mensilità e mezzo ed il TFR dovuti non sono stati corrisposti. "Insomma - insistono i sindacati - è sempre e soltanto la stessa vecchia storia del committente che non conosce la vera natura dell'appaltatore, e quando questa viene svelata il committente cerca di sottrarsi all'unica forma di tutela che il nostro ordinamento riconosce ai lavoratori in appalto".

Per protestare contro questa situazione insostenibile, oggi, 21 maggio 2019, i lavoratori di Parma daranno vita ad un presidio dalle ore 18.00 davanti al magazzino di via Bruno Buozzi 26, a San Polo di Torrile, insieme alla Filt Cgil e Fit Cisl, per chiedere ad Amazon, nella sua qualità di committente e quindi, per legge, responsabile in solido, di provvedere immediatamente al pagamento di quanto ancora dovuto dal proprio appaltatore Alma SpA.

Parmareggio (Modena), 22 maggio sciopero interinali

12 hours 22 min ago

Incrociano le braccia mercoledì 22 maggio i lavoratori, in prevalenza donne, del cantiere “Abc della Merenda”, dentro Parmareggio di Modena, per chiedere la modifica del contratto nazionale di lavoro applicato e miglioramenti normativi in base alla piattaforma di sito presentata unitariamente un anno fa. Lo sciopero è promosso dai sindacati di categoria Filcams, Filt e Nidil Cgil di Modena. E’ previsto un presidio davanti ai cancelli della Parmareggio (via Polonia, 30) dalle ore 9.30 alle 12.

Le 40 lavoratrici che si occupano del confezionamento delle merende Parmareggio – arrivando mediamente a 80, con punte di 120 nei picchi produttivi e con forte utilizzo di lavoratori interinali – sono infatti dipendenti sia di Coopservice, che gestisce in appalto questa attività all’interno di Parmareggio, sia lavoratrici in somministrazione dell’agenzia Archimede. Lavoratrici e sindacati chiedono nelle trattative, in corso ormai da oltre un anno, di "modificare l’applicazione contrattuale, ovvero di passare dal contratto multiservizi al contratto alimentare e delle merci-logistica che corrispondono alle mansioni effettivamente svolte dai lavoratori e dalle lavoratrici. Applicando il contratto multiservizi, l’appaltatore risparmia infatti a seconda del livello e dell’anzianità di servizio dai 100 ai 300 euro mensili a lavoratore (rispetto al contratto merci-logistica) e dai 300 ai 500 euro (rispetto al contratto dell’industria alimentare)".

Già a gennaio è stato aperto lo stato di agitazione per rivendicare l’appropriata applicazione contrattuale, cui hanno fatto seguito incontri con Coopservice senza però arrivare a soluzioni condivise. "Coopservice - spiega la Cgil modenese - aveva infatti proposto di arrivare a una modifica del contratto in un arco triennale che è stata considerata inaccettabile. Coopservice non è disposta a trattare su diversi istituti della piattaforma, a cominciare dalla stabilizzazione dei lavoratori precari, la gestione della flessibilità degli orari e gestione delle linee di produzione. Inoltre, sono stati effettuati degli straordinari mentre erano aperti gli ammortizzatori sociali, senza alcun accordo con le organizzazioni sindacali. Coopservice è anche responsabile di un forte clima di tensione interno con le maestranze che ha raggiunto livelli non più tollerabili. Le Rsa vengono palesemente disconosciute dai responsabili di cantiere, e sono messi in atto atteggiamenti intimidatori (una Rsa è stata zittita malamente da un capocantiere), spesso non sono rispettate anche le pause fisiologiche, con i ritmi di lavoro massacranti sulle linee".

RadioArticolo1, i programmi di martedì 21 maggio

12 hours 41 min ago

RadioArticolo1, i programmi di martedì 21 maggio:

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con Giorgio Sbordoni
  • ore 10:00 - Work in news - I servizi pubblici a rete. Interviene Gabriele Valeri, Cgil - Territorio, crisi e prospettive. Con Filippo Ciavaglia, Cgil Perugia - Politiche eque e solidali. Parla Giorgio Benincasa, Cgil Carpi. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 10:30 - Fare Flai - Braccia incrociate. Sciopero per difendere il lavoro a La Preferita di Parma. Interviene Antonio Gasparelli, segretario generale Flai Cgil provinciale - Non c'è più tempo. In Basilicata, sui forestali i sindacati chiedono un incontro urgente alla giunta regionale. Con Vincenzo Esposito, segretario generale Flai Cgil regionale  
  • ore 11.00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 11:05 - Speciale - Autonomia, effetti e ricadute sull’Italia e il Mezzogiorno. Diretta della Tavola rotonda. Intervengono i segretari generali Nicola Ricci, Cgil Campania; Cgil Puglia, Pino Gesmundo, Cgil Puglia; Elena Lattuada, Cgil Lombardia; Angelo Sposato, Cgil Lombardia; Adriano Giannola, presidente Svimez; Ettore Cinque, assessore al Bilancio Regione Campania; Mario Cosimo Loizzo, presidente Consiglio regionale Puglia; Rosetta D’Amelio, la coordinatrice della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali d’Italia. Coordina Enzo D’Errico, direttore del Corriere del Mezzogiorno. Conclusioni Rossana Dettori, segretaria nazionale Cgil    
  • ore 13:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 15:00 - Consumeradio - Famiglie sotto sfratto. Interviene Emiliano Guarneri, Sunia Roma – MiVino. Con Massimo Acanfora, Altreconomia - Morosità? Dipende. Parla Ottavio Marzaioli, Movimento consumatori. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 15:30 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato
  • ore 15:35 - Elleservizi - Premio alla nascita. L'Inps comunica di aver realizzato la versione mobile del servizio. Interviene Giuseppe Colletti, Inca Cgil
  • ore 15:45 - Memoradio - Pietre d'inciampo. Spolverare la memoria. Interviene Adachiara Zevi, presidente Associazione Arte in memoria, curatrice dell'evento. A cura di Emiliano Sbaraglia
  • ore 16:00 - Gierreelle - Giornale radio del Lavoro
  • ore 16:05 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato - 
  • ore 17:00 - Ellecult -
  • ore 17:30 - Piazza del lavoro - I padroni della terra. Interviene Andrea Stocchiero, Focsiv. A cura di Simona Ciaramitaro   
  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

Tutti a terra: sciopero generale del trasporto aereo

13 hours 17 min ago

Piloti e assistenti di volo di Alitalia, Blue Air e Blu Panorama, tecnici della manutenzione e personale di terra delle compagnie, addetti all’handling, al catering e alla gestione aeroportuale. Tutti in sciopero oggi (martedì 21 maggio) per protestare contro la drammatica situazione del trasporto aereo. La protesta, indetta da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo, è la seconda del settore, dopo lo sciopero di quattro ore del 25 marzo scorso. Previsto anche un presidio, a partire dalle ore 10, presso le partenze nazionali del terminal 1 dell’aeroporto di Roma Fiumicino. Alitalia ha già fatto sapere di aver cancellato la metà dei voli sia nazionali sia internazionali programmati per oggi, oltre ad alcuni voli nella serata del 20 maggio e nella prima mattina del 22 maggio.

“La situazione del settore, strategico per il Paese, continua a vivere una fase di accentuata dicotomia: da un lato una costante crescita di passeggeri e di voli, dall’altro un proliferare di situazioni fallimentari”, spiegano i sindacati: “Alla base dello sciopero c’è la situazione Alitalia, arrivata alla fase conclusiva della procedura di amministrazione straordinaria senza che nulla lasci presagire, al di là delle dichiarazioni d'intenti, una chiusura senza impatto sull’occupazione, in termini di esuberi e tagli al costo del lavoro”.

Ma la vicenda dell’ex compagnia di bandiera non è l’unica causa. “C’è la questione del Fondo di solidarietà del settore, che ha permesso di gestire le crisi passate e che deve servire per accompagnare quelle in atto, che viene ridotto dal provvedimento del governo sulle pensioni nel tempo e nella quantità economica”, proseguono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo: “Manca anche una concreta legislazione nazionale per il sostegno del settore, che contrasti il dumping contrattuale e che preveda l'applicazione del contratto del trasporto aereo e di regole chiare, a salvaguardia dell'occupazione e dei salari”.

“La protesta è indetta per la grave situazione occupazionale del trasporto aereo”, spiega il segretario nazionale della Filt Cgil Fabrizio Cuscito, ricordando le questioni al centro della vertenza generale: “Il rinnovo del contratto nazionale di settore, una legislazione di sostegno che renda nel nostro Paese il ccnl riferimento minimo normativo e retributivo per tutti i lavoratori del settore, il finanziamento strutturale del Fondo di solidarietà del trasporto aereo”. E poi la questione Alitalia: “Siamo di fronte all'ennesima proroga, anche piuttosto lunga, che sposta la soluzione del problema a dopo le elezioni, esattamente quello che doveva essere evitato. C'è in ballo il lavoro di oltre 11 mila persone e di tutto l'indotto, è sempre più necessario e urgente che il governo, dopo quasi un anno di rinvii, batta un colpo”.

Sul dossier Alitalia intanto è sceso il silenzio. Il governo ha nuovamente prorogato, stavolta a sabato 15 giugno (la scadenza era fissata al 30 aprile), la presentazione dell'offerta da parte delle Ferrovie dello Stato. Il 10 maggio scorso, intanto, Fs ha presentato il proprio piano industriale 2019-2023, dove però manca il capitolo Alitalia. “Siamo in una fase negoziale”, ha spiegato l’amministratore delegato Gianfranco Battisti: “Se poi l’operazione dovesse concludersi, il piano sarebbe adattato per Alitalia, ma nei suoi pilastri non cambierebbe di molto”.

Il nodo è sempre quello della compagine azionaria. Nel capitale entreranno sicuramente le Ferrovie dello Stato, la cui offerta è stata annunciata il 31 ottobre scorso, che intendono acquisire non più del 30 per cento. Il partner industriale individuato è l’americana Delta Airlines, che ha confermato l’adesione per il 15 per cento della compagnia. Un altro 15 per cento proverrà dal ministero dell’Economia, utilizzando i proventi per gli interessi (stimati in 145 milioni di euro) sul prestito-ponte di 900 milioni concesso ad Alitalia dopo il commissariamento del 2 maggio 2017. Sommato tutto, si arriva al 60 per cento del capitale. Manca dunque un 40 per cento, pari a una cifra di circa 300 milioni di euro.

In questi sei mesi e mezzo dall’offerta di Fs non si sono fatti avanti nuovi investitori. Dopo i no di Poste Italiane, Cassa depositi e prestiti, Leonardo, Eni, Fincantieri e altre società partecipate a entrare nel capitale azionario di Alitalia, sono arrivati anche quelli di Atlantia (holding della famiglia Benetton, che controlla Aeroporti di Roma e Autostrade per l’Italia) e del gruppo Toto (già attivo in Air One). Le speranze si erano appuntate in particolare su Atlantia, ma a gelarle ci ha pensato il fondatore del gruppo Luciano Benetton, in una intervista a Repubblica: “Mi sono informato: non c'è stato nessun incontro, nessuna proposta, niente di niente”.

Lecce, la Cgil non firma il 'Patto per la sicurezza'

Mon, 20/05/2019 - 19:21

La Cgil Lecce non firma il “Patto per la sicurezza urbana e per la promozione e attuazione di un sistema di sicurezza partecipata e integrata” tra Prefettura, Comune e Regione. Ad annunciarlo è la segretaria generale del sindacato leccese, Valentina Fragassi, che spiega in una nota come l’appuntamento si collochi in un momento temporale sbagliato, a ridosso della tornata elettorale per il rinnovo dell’Europarlamento, del Consiglio comunale e del sindaco di Lecce.

"Senza contare che uno dei soggetti firmatari, il Comune di Lecce, è commissariato - continua Fracassi - sarebbe stato probabilmente più corretto attendere l’esito delle imminenti elezioni amministrative, anche per dare maggiore legittimità democratica ai contenuti del protocollo. Inoltre, ci sembra inopportuna la firma del Patto alla presenza del ministro, pochi minuti prima del tour elettorale che lo stesso, in qualità di leader della Lega, ha ampiamente preannunciato in città: la Cgil non presta il fianco alla propaganda elettorale".

Secondo Fracassi, inoltre, la Cgil è stata invitata "a mettere una firma frettolosa, senza un coinvolgimento vero, che avrebbe presupposto una fase di ascolto ed elaborazione che ora come allora è mancata del tutto". "Da una lettura veloce del documento inviatoci oggi alle 14 - prosegue la segretaria - appuriamo che nelle premesse del Patto si sottolinea come il tema della sicurezza debba 'necessariamente accompagnarsi ad una affermazione dei principi di legalità, anche attraverso una più incisiva ed integrata azione di vigilanza in materia di tutele nel lavoro, con particolare riferimento al rispetto delle normative contrattuali e previdenziali e delle leggi sulla sicurezza sul lavoro'. Un passaggio che nel testo non è approfondito, se non in tre righe a pagina 14, in cui si immaginano azioni di prevenzione di ogni illegalità in danno dei lavoratori. Un buon proposito, insomma: avremmo gradito un’attenzione ben più marcata", sottolinea Fragassi.

"Del resto - continua la dirigente sindacale - per questa organizzazione sindacale è difficile sottoscrivere un documento che, nelle sue premesse e nei suoi riferimenti legislativi si inquadra nella cornice formata anche dal decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, ossia quel decreto-Salvini che ha smantellato il sistema dell’inclusione sociale e dell’accoglienza dei migranti, aumentando disoccupazione ed insicurezza reale e percepita nel paese. Ringraziamo il prefetto per l’invito. Allo stesso confermiamo la nostra disponibilità a portare un contributo nel merito dei contenuti del protocollo, superando ogni speculazione elettorale", conclude la segretaria della Cgil leccese. 

Genova, Anpi e Cgil: no a comizio Casa Pound

Mon, 20/05/2019 - 18:59

"Apprendiamo con sdegno l'ennesimo tentativo di infangare la storia e la memoria della nostra città, Medaglia d'oro al valor Militare per la Resistenza. Proprio a pochi giorni dalle celebrazioni dei fatti del 30 giugno del 1960 quando Genova scese in Piazza contro la convocazione del congresso del MSI, presieduto da Carlo Basile, responsabile della deportazione di migliaia di lavoratori genovesi, CasaPound vorrebbe concludere la campagna elettorale per le europee in una piazza di Genova". Così in una nota Camera del Lavoro e Anpi di Genova. 

"La Camera del lavoro di Genova e l'Anpi di Genova non possono rimanere indifferenti e accettare che la nostra città possa essere una vetrina per chi usa violenza, paura e razzismo per imporre idee contrarie alla civile convivenza. Siamo quindi a richiedere agli enti preposti di valutare l'opportunità di tale manifestazione. In caso contrario saremo pronti a manifestare la nostra contrarietà", concludono Anpi e Cgil. 

Filcams Bergamo: mense e pulizie al massimo ribasso

Mon, 20/05/2019 - 18:19

A salari già modesti, si aggiungono sempre più di frequente tagli all’orario di lavoro, con l’ovvia conseguenza di ridurre ulteriormente anche la busta paga: accade negli appalti dei servizi di mense e pulizia, dove le lavoratrici, a ogni cambio di società, devono fare i conti con la stessa mole di lavoro da svolgere, ma in minor tempo e a fronte di un compenso minore. Un fenomeno che riguarda tutto il paese, compresa la provincia di Bergamo, come testimonia in una nota la Filcams Cgil provinciale.

“La riduzione del monte ore per queste lavoratrici incide, spesso, sia sulle condizioni di lavoro che sulla qualità del servizio – afferma Mario Colleoni, segretario generale Filcams Bergamo –. Quello degli appalti di mense e pulizie è un settore dove migliaia di dipendenti, oltre ad attendere da anni il rinnovo del proprio ccnl, si ritrovano con appalti continuamente aggiudicati al massimo ribasso che, inevitabilmente, vengono declinati in una riduzione delle ore di lavoro, in un aumento dei carichi e in una diminuzione di reddito”.

“C’è da chiedersi – prosegue il sindacalista – come sia possibile accettare tali ribassi e come questo possa avvenire anche per appalti gestiti dalla Regione Lombardia su piattaforma Arca, senza che il 'Pirellone' detti regole minime per la tutela dei diritti di chi lavora e per i diritti dei malati, quando gli appalti sono quelli degli ospedali. Chi svolge questo tipo di lavoro è spesso un precario a tutti gli effetti, nonostante il ccnl di riferimento preveda altre condizioni per il passaggio da una società all’altra: ogni dipendente dovrebbe essere assunto dal nuovo datore di lavoro alle stesse condizioni del contratto precedente. Ciò non accade”.

Uno degli ultimi esempi che il sindacato segnala, è quello dell’appalto per la mensa negli ospedali di Treviglio e Romano di Lombardia, dove Markas srl ha assunto il personale con una riduzione dell’orario di lavoro pari al 22%. “Questo avrà ripercussioni, anche sotto il profilo contributivo per le lavoratrici. Molte di loro non saranno nelle condizioni di raggiungere le 52 settimane di versamento minimo annuo per maturare la pensione – aggiunge il dirigente sindacale –. Negli appalti ospedalieri sussiste, poi, la delicata problematica legata alla qualità del servizio: i pazienti rischieranno di avere standard di pulizia non adeguati, a fronte del fatto che alle lavoratrici viene richiesto di pulire le stesse metrature con tempi notevolmente ridotti rispetto a quanto accadeva dieci anni fa. Ribadiamo, perciò, la necessità di vigilare sulla gestione degli appalti, ponendo particolare attenzione sia alle condizioni dei lavoratori che a quelle degli utenti. Nonostante si tratti di settori strategici per il Paese, l’attenzione, anche da parte della politica, risulta essere oggi ridotta. Una tendenza che deve cambiare”.

Prima i diritti per tutti

Mon, 20/05/2019 - 18:14

“Viviamo in un Paese in cui ancora oggi i diritti fondamentali non sono esigibili per tutti. Non esistono soltanto differenze tra Nord e Sud, ma anche all’interno delle stesse aree territoriali. Un esempio per tutti è quello della mobilità sanitaria, cioè le persone costrette a spostarsi lontano da casa per essere curate. Un problema che coinvolge trasversalmente tutto il Paese. Ma i temi in ballo sono tantissimi: istruzione, servizi per la prima infanzia, tutele comuni su ambiente e paesaggio, sicurezza sul lavoro, contratti”. Così Giordana Pallone, che per la Cgil si occupa di riforme e assetto istituzionale, spiega in una intervista a Rassegna Sindacale il senso della campagna nazionale che si terrà dal 21 al 24 maggio sull’autonomia differenziata: quattro giorni di presìdi, volantinaggi e dibattiti per dire che l’autonomia delle Regioni, così come immaginata dal governo, romperà il vincolo di solidarietà del Paese e aumenterà i divari esistenti.

Rassegna L’autonomia differenziata voluta da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna è uno dei tanti temi che dividono il governo. Ora pare che il provvedimento a trazione leghista sia in qualche modo rinviato a dopo le elezioni. Intanto, però, si parla solo per slogan. Ma i contenuti?

Pallone Saremmo ben felici di avere un testo ufficiale sul quale discutere, ma non c'è. Questo è uno degli elementi più inquietanti: la mancanza di trasparenza da parte del governo. Per adesso conosciamo il tenore delle richieste delle tre regioni interessate, in particolare di Veneto e Lombardia per noi irricevibili. Ma di come stia procedendo la trattativa si sa ben poco.

Rassegna Servono dei paletti, su questo la posizione della Cgil è chiara. Ma da parte del sindacato non c’è contrarietà a priori rispetto al decentramento, giusto?

Pallone Esatto. Il punto, secondo noi, è semplicemente conservare e migliorare un quadro unitario di riferimento che sia comune per tutti. Per dirne una, il diritto all’istruzione deve essere garantito in misura uguale, è impensabile che il tempo pieno della scuola primaria si possa fare solo in determinati territori e non in altri. Questo, però, solo se prendiamo atto che stiamo parlando di un diritto generale e decidiamo di contrastare e ridurre la povertà educativa. Un quadro nazionale, appunto.

Rassegna Prima accennavi alla mobilità sanitaria. Puoi farci qualche altro esempio dei rischi che si corrono per il diritto alla salute?

Pallone La mobilità sanitaria già ci dimostra chiaramente quanto l’autonomia possa aumentare i divari esistenti. Al resto ci pensa, purtroppo, il progressivo svuotamento di risorse che sta subendo la sanità pubblica, con una spesa pro capite che oggi in Italia è già sotto la media Ocse. Per fortuna, nonostante questo, il nostro servizio sanitario resta tra i migliori al mondo. Quel che serve sono gli investimenti, non i tagli.

Rassegna Ci saranno ripercussioni anche per l’ambiente?

Pallone C’è l’esempio del Veneto che chiede di avocare a sé alcune competenze. L’anno scorso la Corte Costituzionale ha respinto una legge regionale sull’uso delle cave perché derogava norme di tutela nazionale. Ha potuto farlo perché la competenza esclusiva è dello Stato, e la singola Regione non può dare minori garanzie. Se ci fosse stata l’autonomia differenziata, ciò non sarebbe stato possibile. Due anni fa, sempre la Corte ha bocciato un'altra legge sulla valutazione dell’impatto ambientale che abbassava livelli e tutele. Insomma, ci sono dei limiti oltre i quali non si dovrebbe poter andare. Per non parlare dei contratti di lavoro: il pericolo è che si arrivi a fare dei contratti regionali per la sanità e l’istruzione.

Rassegna Quali dovrebbero essere, secondo la Cgil, i cardini di questa discussione sull’autonomia differenziata?

Pallone Innanzitutto, occorre rivedere l’assetto istituzionale nel suo insieme e l’equilibrio tra i vari livelli, senza dimenticare che sono della partita anche gli enti locali. Il fatto è che siamo ancora nella fase attuativa della famosa riforma del Titolo V della Costituzione. E questo ci porta al secondo punto importante per noi: bisogna colmare l’assenza di alcune leggi quadro per disciplinare la legislazione concorrente. Norme che siano in grado di fissare, per esempio, le percentuali di consumo del suolo o l’ordinamento scolastico. In altre parole, la definizione di livelli essenziali minimi e non solo in campo sanitario, ma nell’istruzione, nelle politiche sociali, nell’assistenza. Non è una cosa da poco: significherebbe rendere esigibili quei diritti in modo uniforme, non certo sminuirli. Ripeto: se il tempo pieno è un diritto, significa che poi devo stabilire un numero di posti a fronte della popolazione degli alunni, quindi quanti insegnanti servono, come strutturare le mense...

Rassegna Questo però ci porta al solito ritornello dei detrattori. Ci sono le risorse per farlo?

Pallone Sgombriamo il campo dagli equivoci. Stiamo parlando di una procedura spinta dalla retorica leghista dei soldi veneti che devono andare solo ai veneti. Al di là del fatto che si andrebbe in contrasto con la progressività fiscale stabilita dalla Costituzione, non si possono mettere in discussione le regole minime di solidarietà per un Paese che si definisca tale. A chi invece usa l’altra retorica, quella di basarsi solo sulla spesa storica, facciamo notare che neanche così si risolvono i problemi, ma al contrario si cristallizzano le disuguaglianze esistenti, se non addirittura aumentano. Se in una città del Sud la spesa storica per un certo capitolo è zero, l’anno prossimo sarà ancora zero. È ovvio che così peggiorano le cose. Quello che bisogna fare, ripeto, è il contrario, partire cioè dai livelli assistenziali non ancora fissati. Solo così, infatti, potremo garantire diritti uguali in tutto il territorio nazionale.

Cgil e Anpi Genova: no al comizio di CasaPound

Mon, 20/05/2019 - 18:13

"Apprendiamo con sdegno l'ennesimo tentativo di infangare la storia e la memoria della nostra città, Medaglia d'oro al valor Militare per la Resistenza. Proprio a pochi giorni dalle celebrazioni dei fatti del 30 giugno del 1960 quando Genova scese in Piazza contro la convocazione del congresso del MSI, presieduto da Carlo Basile, responsabile della deportazione di migliaia di lavoratori genovesi, apprendiamo dalla stampa che  giovedì prossimo CasaPound vorrebbe concludere la campagna elettorale per le europee in una piazza di Genova". Così, in una nota congiunta la Camera del lavoro di Genova insieme all'Anpi.

La Cgil e l'Anpi dunque "non possono rimanere indifferenti e accettare che la nostra città possa essere una vetrina per chi usa violenza, paura e razzismo per imporre idee contrarie alla civile convivenza. Siamo quindi a richiedere agli enti preposti di valutare l'opportunità di tale manifestazione. In caso contrario - avvertono - saremo pronti a manifestare la nostra contrarietà".

Fillea: «Altro che sblocca cantieri, siamo all’ammazza operai»

Mon, 20/05/2019 - 17:40

“Da domani chiamiamolo col suo vero nome: decreto sblocca caporali o decreto ammazza operai”. È il commento al vetriolo di Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea, all’approvazione dell’emendamento allo sblocca-cantieri che esclude d'indicare, in sede di gara, in modo separato il costo del lavoro e i costi della sicurezza. “Siamo a un regalo vero e proprio a caporali e imprenditori senza scrupoli. Non pensavamo che un testo di riforma già così brutto - perciò lo avevamo chiamato sblocca porcate - potesse produrre un vero e proprio accanimento contro i lavoratori, i loro diritti, la loro sicurezza”.

Attualmente, prosegue il dirigente sindacale, “il Codice degli appalti obbliga - con l’articolo 95. c. 10, che rinvia agli art. 97-23 - a indicare quando si partecipa alla gara, in modo separato, i costi della manodopera e gli oneri della sicurezza, escludendo questi ultimi da ogni possibile ribasso. Questo, per varie ragioni, ovvie ai più: avere visibilità specifica sulle diverse voci che riguardano i lavoratori, a partire dai contratti collettivi applicati e relativi salari, ma soprattutto per evitare che si possa esercitare, surrettiziamente, il massimo ribasso sulla formazione o sui dispositivi di protezione individuale, cioè che si possa risparmiare sulla vita umana".

"Con l’emendamento approvato – prosegue il leader della Fillea –, tutto finisce nel calderone del minor prezzo e quindi tutto diviene meno chiaro, meno identificabile e soprattutto tutto diviene comprimibile. L’effetto sarà più lavoro nero e grigio, più insicurezza, più illegalità, facendo prosperare caporali e imprenditori senza scrupoli. È una norma omicida, non si potrebbe definire in altro modo. Anche per questo, assieme a Filca e Feneal e con Cgil, Cisl e Uil, “il 28 maggio saremo in piazza Montecitorio per dire no al ritorno alla legge della giungla, a difesa dei diritti e della vita di migliaia di lavoratori edili e non solo”.

Per un'Unione aperta e inclusiva

Mon, 20/05/2019 - 17:12

In vista del congresso della Ces e delle elezioni europee di domenica 26 maggio, i quattro segretari dei sindacati di Baden Wuettemberg, Catalogna. Verne e Lombardia, le quattro regioni considerate le più forti d’Europa dal punto di vista economico, hanno deciso di fare un appello comune al voto per un’Unione diversa. Di questo ha parlato ai microfoni di Italia parla, la rubrica quotidiana di RadioArticolo1, Elena Lattuada, leader della Cgil lombarda.

 

“Abbiamo rapporti consolidati con le regioni ‘motore’ dell’Europa – ha spiegato la dirigente sindacale – e spesso abbiamo discusso fra noi cosa significhi parlare oggi di sviluppo e della condizione dei lavoratori, ritenendo che l’Ue dovesse ricoprire un ruolo centrale anche nelle politiche regionali, nel nome dell’idea che è il luogo della democrazia e della convivenza civile. Pensiamo che l’Europa debba essere rafforzata cambiandola, e in tale direzione va anche tutto il movimento sindacale all’interno dell’Unione. Gli anni della crisi hanno dimostrato che la redistribuzione della ricchezza, ma anche delle opportunità di natura sociale, sono mutate profondamente. Ed ecco allora che bisogna ripartire da lì, della riduzione delle diseguaglianze, che vuol dire costruire le condizioni per un’equità e per una pace sociale, temi che per noi sono di grande rilevanza e vanno raggiunti obbligatoriamente”.

“Dal 2008 ad oggi, ad aver molto pagato sono stati lavoro, diritti, salari, orari, scatenando una competizione al ribasso fra i lavoratori dei paesi Ue, testimoniata dal fenomeno delle delocalizzazioni, vissuto con grande drammaticità, che spesso l’Ue non ha saputo frenare. Come sindacato lombardo, abbiamo tenuto aperto il dialogo con tutte le organizzazioni sindacali europee, avviando diversi progetti e costruendo reti, formazione, alleanze anche con le sigle di quei paesi che hanno agito con più concorrenza: mi riferisco ai sindacati polacco e slavo. Ne parleremo ovviamente in sede Ces nei prossimi giorni, perché il tema è di assoluta attualità. Dobbiamo recuperare una soglia di dignità e di valorizzazione del lavoro e delle condizioni economiche, una sorta di salario di riferimento a livello Ue”, ha detto la sindacalista

“Il tema della contrattazione rimane un imperativo categorico per le misure che attengono ai rapporti di lavoro diretti fra sistema dei lavoratori e sistema delle imprese, ma anche delle politiche del governo e dell’Unione. Una questione che riguarda Italia ed Europa è quella della disoccupazione, che da noi ha assunto connotati drammatici e impedisce lo sviluppo. Sotto tale punto di vista, credo sia necessario operare una forte critica sulle politiche Ue in materia, così come in chiave interna occorra far ripartire gli investimenti pubblici, se si vuole rilanciare il Paese. Se guardiamo i quattro ‘motori’ dell’Europa, che rappresentano le quattro aree più industrializzate e più forti del continente, ci accorgiamo che l’Ue viaggia a più velocità. E anche i tassi di disoccupazione sono direttamente connessi con i tassi di attività. Italia e Spagna hanno poi il problema della disoccupazione giovanile. Dunque, il problema è continuare a spingere nel rapporto con le istituzioni nazionali, affinché ci siano politiche d’investimento. Ma dovrà essere anche compito del nuovo Parlamento Ue, che ci auguriamo più forte e meno nazionalista di quanto non appia nel nostro Paese”, ha concluso Lattuada.            

 

Teacher Pride, partecipa anche Siena

Mon, 20/05/2019 - 16:31

Anche la provincia di Siena aderisce al Teacher Pride, la mobilitazione in difesa della libertà d'insegnamento che si svolgerà domani, martedì 21 maggio, alle ore 11, in tutta Italia.

L'iniziativa, promossa da un gruppo di docenti di un liceo di Ostia, è una delle tante reazioni che si sono scatenate a seguito della sospensione della docente dell'Istituto tecnico di Palermo, accusata di mancata sorveglianza sul lavoro dei suoi studenti che avevano accostato il decreto sicurezza dell'attuale governo alle leggi razziali.

La protesta prevede che alle 11 tutte le lezioni siano sospese e che gli insegnanti leggano alla propria classe gli articoli 21 e 33 della Costituzione italiana, quelli che riguardano la libertà di espressione e di insegnamento.

“Appena giunta la notizia del Teacher Pride ci siamo attivati per diffondere l'iniziativa tra i docenti del nostro territorio – spiega Anna Cassanelli, segretaria provinciale della Flc Cgil – perché riteniamo molto importante protestare per quanto è successo. Si tratta infatti di un fatto che ha una rilevanza globale: i docenti devono sentirsi liberi nello svolgere il proprio lavoro e la Costituzione tutela la loro autonomia di insegnamento oltre che la libertà di pensiero. Il loro ruolo consiste nell'accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita, fornire loro le basi per sviluppare un pensiero critico e libero, in quest'ottica l'insegnante di Palermo avrebbe dovuto essere premiata, non sanzionata”.

Piemonte, il 23 maggio iniziative a sostegno di Rosa Maria dell'Aria

Mon, 20/05/2019 - 15:43

Tutti i sindacati della scuola invitano i docenti, il personale delle scuole, le Rsu, studenti, genitori e tutta la cittadinanza a dare sostegno alle iniziative unitarie nei territori del Piemonte, a partire dai presìdi che si terranno giovedì 23 maggio, in solidarietà a Rosa Maria Dell'Aria. Per Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal, Gilda Unams “la libertà di insegnamento è un bene fondamentale in una società democratica, un bene universale e prezioso. Quando si pongono limiti, siamo in presenza non di una cura, non di sintomi, ma di una malattia, in corso, che diventa rapidamente infettiva. Quello che è accaduto a Palermo non deve ripetersi”.

Per i sindacati della scuola la docente palermitana “è stata sottoposta a un provvedimento ingiusto e dannoso di sospensione dall'insegnamento per aver svolto il proprio lavoro” e si uniscono nel sostenere l'immediato ritiro della sanzione, denunciando il carattere di censura che riguarda tutti gli insegnanti, le allieve e gli allievi e la scuola nel nostro Paese. Per dire no e per affermare il principio costituzionale della libertà di insegnamento e la libertà, giovedì 23 maggio ci saranno presìdi a Cuneo davanti all'Ust, corso De Gasperi 40, alle ore 15.00; a Novara davanti all'Ust, via Greppi 7, alle ore 15.00; a Torino davanti alla Prefettura, piazza Castello, alle ore 18.00; a Vercelli davanti alla Prefettura, via San Cristoforo 3, alle ore 16.00.

Marche, domande per quota 100 inferiori alle previsioni del governo

Mon, 20/05/2019 - 15:08

Pensioni: sono 3.799 le domande di pensione presentate nelle Marche per Quota 100, ovvero per andare in pensione anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi. È quanto emerge dai dati dell’Inps aggiornati al 13 maggio scorso ed elaborati dalla Cgil Marche. Se si osservano i dati per provincia, emerge che 1.468 domande provengono dalla provincia di Ancona, pari al 38,6% di tutte le domande a livello regionale, 765 da Pesaro Urbino (20,1%), 723 da Macerata (19,0%), 564 da Ascoli Piceno (14,8%) e 279 da Fermo (7,3%).

A livello nazionale sono 132 mila coloro che hanno presentato domanda per Quota 100, il 92% delle quali tramite i patronati. La stragrande maggioranza di coloro che hanno presentato la domanda per andare in pensione con Quota 100 sono di uomini, mentre solo una domanda su quattro viene presentata da donne.

“Si tratta di numeri inferiori alle previsioni fatte dal governo”, dichiara Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche. Sulla base del trend delle domande finora presentate e accolte a livello nazionale, la Cgil stima che nel triennio Quota 100 coinvolgerà solo un terzo delle persone previste dal governo. Ciò significa che le risorse impegnate saranno utilizzate solo in parte, come peraltro è già accaduto per altre misure come per l’Ape social, precoci, esodati, lavori usuranti, opzione donna.

“Si parla di Quota 100 – aggiunge Barbaresi –, ma chi non ha almeno 38 anni di contributi deve comunque aspettare la pensione di vecchiaia, e questo esclude soprattutto i lavoratori più deboli, che hanno meno contributi o carriere lavorative più discontinue, a partire dalle donne, come anche i dati confermano”. “Inoltre, Quota 100 rappresenta un ulteriore provvedimento a termine che non modifica in alcun modo la Legge Fornero e non affronta in maniera strutturale i nodi del sistema previdenziale”, aggiunge la sindacalista.

“Per questo, riteniamo che siano urgenti interventi strutturali, come quelli proposti nella piattaforma che il sindacato ha presentato unitariamente al governo per garantire la flessibilità in uscita per tutti dopo 62 anni di età, o con 41 anni di contribuzione e interventi che tengano conto della specifica condizione delle donne, dei lavoratori discontinui, di coloro che hanno svolto lavori precoci, gravosi, usuranti. Necessaria poi l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia per i giovani”, osserva Barbaresi.

Aggiunge poi Elio Cerri, segretario generale Spi Marche che “il 1° giugno i pensionati di Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza, in una manifestazione nazionale a Roma, in piazza S. Giovanni, per testimoniare la loro insofferenza e insoddisfazione nei confronti di un governo che finora non ha voluto ascoltare le loro richieste su pensioni, sanità, assistenza, fisco e le cui politiche hanno penalizzato milioni di persone anziane”.

Diritti sociali in Europa, 6 giugno convegno

Mon, 20/05/2019 - 14:52

“Il Pilastro europeo dei diritti sociali: dai princìpi all'esigibilità?”: questo il titolo del convegno che si tiene giovedì 6 giugno a Roma, presso la sede della Cgil nazionale. Presiede Susanna Camusso, responsabile delle Politiche europee e internazionali. Intervengono Lorenzo Fassina, responsabile Ufficio giuridico Cgil; Salvatore Marra, Area Politiche europee e internazionali; Giovanni Orlandini, docente Università di Siena; Silvia Borelli, docente Università di Ferrara; Andrea Allamprese, docente Università di Modena e Reggio Emilia e Ufficio giuridico Cgil; Stefano Giubboni, docente Università di Perugia. Conclusioni a cura di Tania Scacchetti, segretaria confederale Cgil.

Cagliari: 16 maggio, iniziativa Cgil e Anpi su Costituzione

Mon, 20/05/2019 - 14:39

Si parlerà di Costituzione, giovani e lavoro insieme al presidente emerito dell’Anpi nazionale Carlo Smuraglia nel dibattito organizzato, giovedì 23 maggio dalle 16 all’ex Vetreria di Pirri, dalla Camera del lavoro Cgil di Cagliari e l’Anpi provinciale, insieme alle associazioni studentesche Eureka e Udu.

Sarà l’occasione per discutere – attraverso gli spunti forniti dal libro a cura di Smuraglia, La Costituzione. 70 anni dopo – della mancata attuazione di tante parti della Carta e di come applicare il suo dettato. Il dibattito, al quale partecipa il segretario della Camera del lavoro Cgil Carmelo Farci, sarà alimentato dalle domande del presidente provinciale dell’Anpi Antonello Murgia e degli studenti. Lo rende noto la Cgil sarda in una nota. 

L’iniziativa, organizzata nel quadro delle celebrazioni del 25 aprile e in preparazione del 2 giugno, si concluderà con un apericena e, intorno alle 19 e 30, con il concerto del gruppo rock folk Casa del Vento.

La pericolosa deriva del nuovo decreto sicurezza

Mon, 20/05/2019 - 13:51

“Se il primo decreto sicurezza, poi convertito in legge, ha operato una torsione pericolosamente autarchica di stampo pressoché razzista e securitario, il decreto sicurezza bis che sarà proposto in Consiglio dei ministri può assumere tratti da ‘regime’”. Lo affermano il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra e Nicola Marongiu, coordinatore dell’area welfare del sindacato, commentando quanto emerso dai testi anticipati dagli organi d’informazione. Lo schema in queste ore al vaglio del cosiddetto pre-consiglio, affermano i due dirigenti della Cgil, “è ancora quello di intervenire in materia di immigrazione (attraverso i primi tre articoli) e di ordine pubblico nei successivi. La scelta è intensificare la ‘guerra’ ai migranti, infliggendo ulteriori provvedimenti persecutori nei confronti di coloro che prestano soccorso e di contrastare ogni forma di dissenso politico, attraverso l’inasprimento di misure tese a limitare ogni situazione che possa diventare occasione di contestazione”.

Stando alle anticipazioni, il primo articolo del nuovo decreto introdurrebbe multe da 3.500 a 5.500 euro per ogni persona tratta in salvo in mare e la sospensione della licenza di navigazione in caso di reiterazione del “reato” a quegli armatori che dovessero prestare soccorso a naufraghi “migranti”. “In poche parole – affermano Massafra e Marongiu – si nega un dovere non solo stabilito dagli accordi internazionali vigenti, ma soprattutto dal codice della navigazione”. Un fatto “gravissimo sul piano etico, morale oltre che giuridico, perché criminalizza di fatto il salvataggio delle vite umane”.

Il secondo articolo dispone la facoltà di limitare o vietare il transito o la sosta di navi mercantili o unità da diporto o da pesca nel mare territoriale per motivi di sicurezza e di ordine pubblico. “Non risulta difficile – commentano i due sindacalisti – immaginare quali possano essere i motivi di ordine pubblico o di sicurezza se pensiamo alla vicenda della nave Diciotti che ha determinato l’apertura di un procedimento giudiziario per ‘sequestro di persona’. Questo articolo determina una diversa attribuzione di competenze per il ministero delle Infrastrutture operando attraverso un decreto – nella sostanza – una sottrazione di titolarità e di diverso equilibrio tra le funzioni degli organi di governo”.

Nei passaggi successivi si mette in evidenza la volontà di inibire o depotenziare tutte le forme di aggregazione e manifestazione, “magari proprio per impedire o limitare forme di dissenso politico, andando ad irrigidire provvedimenti, ancora in vigore, risalenti addirittura al periodo fascista. L’articolo 4 prevede il potenziamento delle operazioni di polizia sotto copertura, dunque favorendo le infiltrazioni delle forze di polizia in borghese nelle occasioni di mobilitazione e assembramento. L’articolo 5 interviene sul diritto di riunione. Pena fino a un anno di reclusione nei confronti di coloro che partecipano a riunioni (anche in forma privata) ‘in cui vengono commessi reati di devastazione e saccheggio’. Il punto maggiormente critico è l’elasticità di ciò che può essere definibile ‘riunione pubblica’ pericolosa ed è lasciata al questore la facoltà di impedirne la realizzazione per ragioni di ordine pubblico, di moralità o di sanità pubblica, o di prescriverne le modalità di svolgimento”.

La bozza non è ancora stata esaminata dal Consiglio dei ministri, dunque non ha assunto la formulazione di decreto legge. “Ma la sua pubblicizzazione – conclude la nota – sembra una manovra da campagna elettorale e c'è la preoccupazione che possa essere adottato come decreto, quindi pienamente operativo dal giorno della pubblicazione in Gazzetta ufficiale, per poi essere convertito in legge nel percorso parlamentare”.

Trasporto aereo, 21 maggio sciopero e presidio

Mon, 20/05/2019 - 13:39

“Domani (21 maggio), in occasione dello sciopero nazionale di 24 ore del trasporto aereo, dalle 10, si terrà un presidio di lavoratori, presso le partenze nazionali del terminal 1 dell’aeroporto di Fiumicino”. Lo ricorda la Filt Cgil, in merito alla protesta indetta unitariamente a Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo “per la grave situazione occupazionale del trasporto aereo, per dare un futuro certo ai lavoratori di Alitalia, per il rinnovo del contratto nazionale di settore, per una legislazione di sostegno al settore e per il finanziamento strutturale del Fondo di solidarietà del trasporto aereo”.

“Lo sciopero di domani – ricorda infine la Filt Cgil nazionale – coinvolgerà piloti e assistenti di volo di Alitalia, Blue Air e Blu Panorama, tecnici della manutenzione e personale di terra delle compagnie, gli addetti all’handling, al catering e delle gestioni aeroportuali”.

D'Antona, «costruttore di ponti e non di muri»

Mon, 20/05/2019 - 13:20

"Massimo D'Antona è uno di noi, un amico, un punto di riferimento. Dava risposte indicando un orizzonte. Un innovatore profondo, ma mai tentato dal determinismo conclamato da chi cancella i diritti e la dignità del mondo del lavoro''. A dirlo è il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, partecipando alla commemorazione di Massimo D'Antona a vent'anni dalla sua tragica scomparsa, nell'intitolazione dell'Aula XIII di Scienze politiche dell'università La Sapienza di Roma, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

''L'atto di dedicare un'aula a Massimo D'Antona è significativo del fatto che siamo di fronte non solo a una ricorrenza, ma a una persona che ha lasciato un segno indelebile nella storia del nostro Paese", spiega Landini, rimarcando che "D'Antona ci ricorda che l'applicazione della nostra Costituzione è il legame tra il diritto del lavoro e i diritti di cittadinanza". Per il segretario generale Cgil, in materia "di articolo 18 è lecito affermare che fu proprio lui a comprendere, e lo scrisse, che la tutela reintegratoria correttamente intesa è l'unica vera tutela per il lavoratore''.

"D'Antona è stato un giurista sensibile, colto e raffinato, con il tono pacato. Si potrebbe dire che la sua figura somiglia a quella del progettista costruttore di ponti, non di muri", prosegue l'esponente sindacale: "Oggi sentiamo la necessità che il suo messaggio non venga travolto da voci indistinte. Fu ucciso proprio nel giorno dello Statuto dei lavoratori. Per questo la Cgil si schiera sempre contro il terrorismo e l'uso della violenza. Per questo siamo sempre più allarmati della violenza a Casal Bruciato, come quella dei toni utilizzati dalle destre''.

Il segretario generale della Cgil evidenzia anche come Massimo D'Antona abbia dato "un contributo fondamentale alla costruzione della Carta dei diritti, che abbiamo depositato in Parlamento, proprio là dove dice che i diritti dei lavoratori devono essere uguali e garantiti per tutti, a prescindere dal rapporto di lavoro che hanno, e che va promossa una legge sulla rappresentanza che costruisca un rapporto tra la contrattazione collettiva e l'esercizio di chi e come si rappresenta". In conclusione, Landini ha rilevato che la Cgil è presente "anche per ricordare il ruolo fondamentale e decisivo che il movimento sindacale ha dato alla lotta del terrorismo. Quel terrorismo balordo che ha portato via a noi il contributo prezioso di Massimo D'Antona''.

Prof sospesa, 22 maggio manifestazione a Benevento

Mon, 20/05/2019 - 13:15

“Le idee non si processano”, questo il titolo della manifestazione a sostegno della professoressa Rosa Maria Dell'Aria organizzata dalla Cgil Benevento. L'appuntamento è per mercoledì 22 maggio, alle ore 19, davanti alla Prefettura. La Cgil intende “accendere un faro sulla libertà di pensiero e di insegnamento” ed esprimere “solidarietà e vicinanza alla docente”, chiedendo anche “l'immediata revoca dell'ingiusto provvedimento disciplinare, per la difesa degli studenti coinvolti e per la riaffermazione degli inviolabili princìpi della Repubblica italiana”.