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Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
Updated: 1 hour 13 min ago

Ex Aferpi: Jsw chiede un rinvio di 4 mesi

Fri, 24/01/2020 - 18:18

Quattro mesi in più per presentare il piano industriale per il rilancio dell'impianto siderurgico ex Aferpi a Piombino (Livorno): è la richiesta inviata venerdì 24 gennaio, giorno previsto per la presentazione, da Jsw Steel Italy ai firmatari dell'accordo di programma tra cui la Regione Toscana. In una nota Fim Fiom e Uilm confermano che "è stata richiesta ufficialmente una proroga di quattro mesi indicando che la presentazione del piano industriale è vincolata al fatto di avere risposte certe e definitive, non promesse di massima, sui temi ancora sul tavolo".

"Ancora una volta - scrivono i sindacati - i lavoratori di Piombino si vedono costretti a subire le conseguenze economiche e una prospettiva di totale incertezza a causa delle responsabilità di soggetti che non rispettano gli impegni sottoscritti". I sindacati annunciano "assemblee in fabbrica per organizzare un'iniziativa pubblica da svolgersi la prima settimana di febbraio" e "mettere ad un tavolo tutti i soggetti di fronte ai cittadini e lavoratori". 

"Da una parte abbiamo l'azienda che non ha ancora rispettato nessuno degli impegni sottoscritti - continuano Fim, Fiom e Uilm - gli investimenti sulla laminazione, gli smantellamenti, la presentazione del progetto per la nuova acciaieria elettrica entro i 18 mesi previsti. Dall'altra - aggiungono - abbiamo un Governo nazionale che pensa solo alle proprie beghe interne ed alle campagne elettorali regionali. L’ennesimo ministro dello Sviluppo Economico che snobba la vertenza del secondo polo siderurgico italiano delegato alla scarsa attenzione del vice capo di gabinetto. Infine - insistono le sigle dei metalmeccanici - una Politica Locale e Regionale troppo attenta a polemizzare tra loro in perenne campagna elettorale".

"Entro la fine della prossima settimana si terranno le assemblee in fabbrica con tutti i lavoratori per organizzare un'iniziativa pubblica da svolgersi nella prima settimana di febbraio - concludono Fim, Fiom e Uilm -  e puntiamo in qualche modo a fare ciò che non sta svolgendo il Governo: mettere ad un tavolo tutti i soggetti di fronte ai cittadini e lavoratori. Per questo motivo coinvolgeremo azienda, Regione, sindaci del comprensorio, sindacati e tutte le Istituzioni, consci che questo territorio merita quel rispetto che fino ad oggi è mancato e chiunque sceglierà di non essere presente, o di non contribuire a proporre soluzioni, dovrà assumersene le proprie responsabilità".

Conad, formalizzato il licenziamento per 817 dipendenti

Fri, 24/01/2020 - 17:18

Conad formalizza la procedura di licenziamento per 817 dipendenti in varie sedi e annuncia che entro giugno 2020 tutta la vertenza si dovrà concludere. "Questa procedura di mobilità, che non è una sorpresa, rappresenta l’inizio della fine di Auchan e Sma - scrive in una nota la Filcams Cgil -. Margherita Distribuzione, la nuova denominazione sociale che ha unito tutte le ex società della multinazionale francese sotto il controllo della Bdc del finanziere Mincione e del consorzio Conad, non arriverà al 2021, anzi probabilmente entro giugno 2020 tutto dovrà concludersi".

In pratica, secondo il sindacato, Conad "si sta scegliendo, per interessi commerciali o immobiliari, la parte di rete vendita che preferisce, il resto è sul mercato e se non trova a breve acquirenti verrà abbandonato. Ai lavoratori in esubero - continua la Filcams Cgil - l’unica strada che offre l’impresa è un incentivo al licenziamento o un percorso di outplacment".

Ai 817 dipendenti messi alla porta, vanno aggiunti, poi, ricorda ancora il sindacato, i lavoratori della logistica e dei servizi, sia diretti che in appalto. "Lavoratori che l’impresa sta trattando come fantasmi e che potrebbero essere almeno altri 500 da nord a sud - spiega la Filcams - Perché se la testa dell’impresa viene meno anche per questi lavoratori il destino rischia di essere segnato".

Inoltre, ricorda sempre il sindacato, ci sono ancora molti punti vendita fuori dal perimetro di interesse di Conad e deve ancora essere avviata la riorganizzazione degli Ipermercati, il tutto in attesa dell’esito delle procedure con l’antitrust. Ieri intanto si è concluso il passaggio di ramo d’azienda dei sei punti vendita verso Esselunga, "i lavoratori coinvolti sono gli unici che in tutta questa vertenza esultano", sottolinea la Filcams.

L’annuncio dello svuotamento delle sedi, oltre a mettere nel panico 817 persone, esplicita che la vertenza precipiterà velocemente”, dichiara Alessio Di Labio, segretario nazionale della Filcams Cgil. “Su questo anche il ministero dello Sviluppo Economico e il ministero del Lavoro dovranno finalmente responsabilizzarsi e avere un ruolo attivo e non di semplici spettatori”.

Di seguito il dettaglio dei licenziamenti previsti da Conad nelle varie sedi.

Rozzano  456    Roncadelle   47    Vicenza   27    Offagna  40    Ancona  33    Roma  41    Catania 13    Altri uffici distaccati  160   TOT. 817  

 

Arif, lavoratori di nuovo in piazza

Fri, 24/01/2020 - 17:08

Le segreterie regionali di Fai, Flai e Uila annunciano una giornata di mobilitazione dei lavoratori, con contestuale sit-in di protesta, da tenersi venerdì 31 gennaio, presso la presidenza della Regione Puglia, a partire dalle 9.30. Al centro della protesta, diverse questioni, che ineriscono, soprattutto, l’iter attivato dal management Arif, volto alla stabilizzazione del personale impiegatizio a tempo determinato.

"Alla base di questo percorso, atto a chiudere la 'querelle' stabilizzazioni, c’è l’ormai famoso piano di fabbisogni, che dovrebbe mettere, nero su bianco, le esigenze dell’Agenzia in materia di risorse umane, indispensabili per la sua operatività. Nella riunione sindacale del 3 gennaio scorso, Fai, Flai e Uila avevano condiviso con il commissario Ranieri la necessità di effettuare una ricognizione documentale per ciascun lavoratore, finalizzata a verificare i requisiti in possesso di ognuno per l’accesso alle procedure previste dall’articolo 20 del comma 1-2 del dlgs n° 75/2017. Avevano, altresì, richiesto (con una missiva) la nomina del responsabile unico del procedimento, così come previsto dalla ex legge 241/1990", si legge in una nota unitaria delle tre sigle di categoria.

In assenza di chiarimenti da parte del commissario Ranieri, il 20 gennaio le segreterie regionali hanno inviato una comunicazione formale, con cui si chiedevano al presidente Emiliano ragguagli sull’operato dell’agenzia e sull'orientamento dell’amministrazione regionale verso l’applicazione della contrattazione di tipo pubblicistica, pur nella consapevolezza della vigenza di norme regionali, quali la legge regionale n° 3/2010, norma istitutiva dell’Arif stessa.

Perciò, i segretari regionali chiedevano un confronto urgente, al fine di chiarire le posizioni e gli orientamenti in campo, in merito al tipo di contratto da applicare, anche alla luce delle numerose richieste d'incontro per l’avvio di una trattativa per il rinnovo dello stesso contratto regionale idraulico-forestale. A fronte di tale richiesta d'incontro, rimasta disattesa, i sindacati annunciano una giornata di sciopero per venerdì 31 gennaio.

Cuneo fiscale: nel Lazio giù le tasse per 1,5 milioni

Fri, 24/01/2020 - 16:38

Saranno poco meno di 1.5 milioni i contribuenti del Lazio che beneficeranno del taglio delle tasse concordato dal governo con Cgil, Cisl e Uil. "Questo è un risultato importante, ma deve essere il primo passo di una più complessiva riforma fiscale imperniata sulla progressività e che promuova lo sviluppo", commenta in una nota la Cgil di Roma e del Lazio. 

Il 70% dei lavoratori dipendenti della regione beneficerà del taglio delle imposte per i lavoratori dipendenti. In particolare, quasi 450 mila lavoratori della fascia tra 26 mila e 40 mila euro si aggiungeranno al milione e 50 mila di percettori del bonus di 80 euro (che vedranno comunque aumentato lo sgravio in busta paga). 

"Ora ci aspettiamo che lo stesso percorso venga avviato con il confronto con i sindacati anche dagli enti locali del territorio - commenta la Cgil - Roma rimane infatti una delle città italiane dove si pagano più tasse e sono tantissimi i Comuni di tutte le province laziali dove negli ultimi anni sono state aumentate le addizionali comunali. Nel Lazio inoltre le addizionali Irpef sono tra le più alte".

Secondo il sindacato, serve "un'azione delle amministrazioni locali per dare una risposta anche ai pensionati (oltre un milione e mezzo nella regione) attualmente esclusi dalla norma nazionale. "Un'ingiustizia che va sanata a livello nazionale, ma che dovrà trovare risposte anche nel territorio", conclude la Cgil di Roma e Lazio. 

La settimana del lavoro

Fri, 24/01/2020 - 15:49

Appello della Cgil in vista del voto del 26 gennaio in Emilia Romagna: "Invitiamo le nostre iscritte e i nostri iscritti a scegliere una regione solidale e inclusiva, una rete di servizi diffusi e integrati, una sanità efficiente e pubblica, un'idea di sviluppo sostenibile". Landini all'Europarlamento in un appuntamento promosso dall’Inca insieme all’associazione Itaca: ci si preoccupa degli immigrati, mai degli emigrati. Sanremo, dopo le polemiche sulla presenza di Junior Cally, Cgil, Cisl e Uil invitano la Rai a riflettere sul ruolo del servizio pubblico. Secondo l'Osservatorio dell'Inps nel 2019 sono stati autorizzati 259 milioni di ore di cassa integrazione, in aumento del 20% su base annua. Per la Cgil occorre rivedere gli ammortizzatori.

"Spegniamo la guerra, accendiamo la pace". Il 25 gennaio è la giornata di mobilitazione internazionale per la pace. Lanciata dal movimento pacifista statunitense contro l’attacco all’Iran, è stata ripresa in 19 paesi e rilanciata in Italia. Iniziative in 40 città.

Anche quest'anno si ricorda il giorno di Guido Rossa. La Camera del lavoro di Genova commemora l'operaio dell'Italsider che il 24 gennaio 1979 fu assassinato dalle Br. Incontro con Landini. Il mini-doc di RadioArticolo1. All'ex Ilva di Genova, durante le celebrazioni, fischi e contestazioni all'ad Lucia Morselli. I lavoratori iscritti alla Fiom hanno aperto un lungo striscione con scritto "Pacta servanda sunt". Drammatica notizia da Padova, operaio suicida dopo il licenziamento. Era stato accusato dall'azienda di abusare della 104. Si è impiccato a un albero. Bomba a Brindisi, ancora terrore in Puglia. È l'ennesimo attentato che si verifica dall'inizio dell'anno nella regione, dopo i gravissimi e ripetuti episodi di Foggia.

SCIOPERI E VERTENZE
"Basta morti sul lavoro": è sciopero sul Terzo Valico. Dopo l'ennesimo infortunio mortale che ha colpito un autista di 52 anni, i lavoratori delle province di Genova e Alessandria, impegnati nei cantieri dell'opera, incrociano le braccia per quattro ore per turno. Pulizia scuole, in piazza per il lavoro. In tanti al presidio romano di Montecitorio. Oltre 3.000 rischiano l'esclusione e 4.700 metà stipendio. Filcams: “L’internalizzazione è positiva, ma l'epilogo sarà drammatico se non verranno trovate soluzioni”. Volti e storie delle lavoratrici e dei lavoratori. Fisco, manifestazione 6 febbraio. I sindacati, dopo il successo della protesta dei lavoratori delle agenzie fiscali del 23 gennaio, rilanciano: “Servono interventi su occupazione, salario e organizzazione. Tirrenia chiude e trasferisce, sciopero in vista. Esuberi Alpitel, proposti i contratti di solidarietà. Vertice a Milano tra azienda e sindacati, dopo l'avvio della procedura per 100 licenziamenti. Blu Jet, adesione allo sciopero oltre il 90%. Fermi i lavoratori che operano sullo stretto di Messina. Edilizia, Ance aderisce al Fondo Sanedil, sospesa la mobilitazione del 7 febbraio.   SINDACATO Scuola, i sindacati incontrano la ministra Azzolina: attuare le intese o riparte mobilitazione. Sanità, primo protocollo contro le aggressioni. È stato firmato in Emilia Romagna da sindacati e Regione. 

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ANALISI, INCHIESTE, APPROFONDIMENTI

Usa, la guerra al sindacato costi quel che costi
di Davide Orecchio

Suicidi tra le forze dell'ordine, dobbiamo fare di più
di Daniele Tissone

Il lavoro in Puglia, paghe basse e donne penalizzate

Cuneo fiscale, in Veneto beneficio per 800.000 lavoratori

Coronavirus: bloccata vendita pacchetti turistici in Cina

Fri, 24/01/2020 - 15:28

"Il governo cinese ha disposto lo stop alla vendita di pacchetti turistici interni e internazionali da parte di tutte le agenzie di viaggio. Da giorni, è alto l’allarme per la patologia polmonare che si sta diffondendo nel paese e le autorità locali stanno adottando misure di contenimento - come l’interruzione dei collegamenti in uscita dalla città di Wuhan, centro originario dell’epidemia, e la sospensione della circolazione dei mezzi pubblici - che dimostrano la gravità della situazione". Così Federconsumatori in un comunicato.

"Inoltre, il blocco della vendita dei pacchetti pone un problema per coloro i quali abbiano programmato un soggiorno in queste settimane e che ora, comprensibilmente, si interrogano su come tutelare la propria sicurezza. Purtroppo, la normativa vigente prevede il diritto al rimborso solo in caso di sconsiglio da parte del ministero degli Esteri, ma, al momento, non è stato emesso alcun provvedimento e la Farnesina si limita a raccomandare 'di posticipare tutti i viaggi nell’area di Wuhan'. Considerando le recenti evoluzioni della situazione, è necessario che il ministero intervenga subito, fornendo ai cittadini indicazioni chiare ed esaustive e disponendo lo sconsiglio, per fare in modo che i cittadini non vengano lasciati in questa zona grigia, privati del diritto al rimborso", continua Federconsumatori.

"Bloccando la vendita dei tour, il governo di Pechino ha mandato un segnale chiarissimo e la Farnesina ha il preciso dovere di regolarsi di conseguenza, adottando tutti i provvedimenti necessari. Mentre continuiamo a monitorare la vicenda, per ulteriori informazioni invitiamo comunque gli utenti a rivolgersi alle nostre sedi o a contattare lo sportello Sos turista, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13, al numero 059.251108 o all’indirizzo mail info@sosvacanze.it", conclude Federconsumatori.

Automotive, il cambiamento va guidato

Fri, 24/01/2020 - 15:21

L’assemblea delle delegate e dei delegati della Fiom Cgil del settore automotive – che si è svolta oggi 24 gennaio a Roma – è partita dal tema centrale della mobilità per lanciare una vertenza nazionale nel settore. Si tratta di una mobilità “complessivamente intesa, come possibilità delle persone di potersi spostare e come produzione della mobilità stessa”, ha spiegato Michele De Palma, della segretaria Fiom, nel suo intervento. “C’è un dato impressionante – ha proseguito –: da gennaio a novembre 2019 le ore di ammortizzatori sono ammontate a circa 42 milioni, coinvolgendo 23-24 mila lavoratrici e lavoratori: senza questi ammortizzatori, avremmo quindi migliaia di occupati in meno e non so quante aziende”.

La Fiom Cgil vuole partire dalla situazione di crisi per avanzare proposte al governo e alle altre sigle sindacali e “provare a riportare al centro una capacità, che in Italia c’è, di saper immaginare, creare e produrre auto che siano ovviamente dentro la rivoluzione tecnologia e nell’innovazione, dal punto di vista ecologico e della sicurezza”.

 

Le politiche governative sono state richiamate anche nelle parole della segretaria generale del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, Francesca Re David, la quale ha ricordato che “l’Industria dell’automotive nel suo complesso, in particolare Fca e indotto, ha centinaia di migliaia di lavoratori” e “non occuparsi in modo strutturale di questo tema, lasciare che siano le multinazionali a decidere le politiche del settore, vuole dire perdere sovranità sul Paese e non decidere dove stiamo andando”.

Per Re David “è arrivato il momento che il Governo faccia quanto non trascura da decenni e ricominci a fare politiche industriali”. Il sindacato, ha aggiunto, è deciso a porre “il tema di una vertenza automotive che attraversi l’intero Paese”. Chiare le parole della segretaria generale anche sulla specifica situazione di Fca: “In Italia non abbiamo più una grande industria automobilistica, perché Fca è statunitense e si sta andando verso una grande fusione. Quindi, se non si decide ora cosa succede negli stabilimenti produttivi italiani e cosa ne sarà delle eccellenze e dell’indotto, ci troveremo solo a trattare le conseguenze”.

Decine le delegate e i delegati intervenuti da tutta Italia che hanno portato nei loro interventi le specificità delle realtà territoriali, ma anche la richiesta di una visione e di un piano complessivo che interessi il settore dell’automotive e in generale il futuro dell’industria del nostro Paese. Per la segreteria nazionale della Cgil è intervenuto Emilio Miceli: “Sulla base delle acquisizioni scientifiche l’auto del futuro non avrà motore e nemmeno conducente, è quindi sui tempi della transizione energetica, sulla nuova concezione di macchina come oggetto, che dovremo misurarci fino in fondo. Si sta progettando un modo diverso di concepire la mobilità, attraverso una forte automazione, un processo di innovazione tecnologica spinto, un collegamento attraverso le reti. È questa è la sfida e il tema che ci troviamo di fronte”.

Spegniamo la guerra, accendiamo la pace

Fri, 24/01/2020 - 14:07

Domani, 25 gennaio è la Giornata di mobilitazione internazionale per la pace. In Italia e nel mondo migliaia di persone occuperanno le piazze per chiedere alle istituzioni, ai politici, ai grandi della Terra di fermare le guerre, di disarmare l’economia, di rispettare e di ascoltare le voci e le legittime richieste dei popoli in rivolta per la pace, la democrazia e la giustizia sociale in Medio Oriente e nel resto del mondo.

La giornata internazionale è stata lanciata dal movimento pacifista statunitense contro l’attacco di Trump all’Iran, ripresa in 19 Paesi e rilanciata in Italia, dove si terranno iniziative, promosse da un vastissimo coordinamento di 335 organizzazioni, in 40 città.

“Dagli Stati Uniti, dalle piazze dell’Iran, dell’Irak, della Siria, dell’Egitto, dell’Algeria, della Palestina, della Libia - si legge in un comuncato -, in modi diversi, arrivano forti i messaggi di voglia di farla finita con le guerre, con le guerre per procura combattute tra piccole e grandi potenze sulla pelle dei popoli”.

“Se la guerra divide, mette gli uni contro gli altri, generando morti e distruzioni - continua la nota -, la pace unisce e genera democrazia e sicurezza per tutti. Chi non capisce questo, chi non accetta questo semplice principio di convivenza e di diritto universale, non può governare nessun paese al mondo, per il bene dei propri cittadini e per il bene di tutta l’umanità. Spegnere la guerra è un dovere, accendere la pace è il nostro impegno, di ogni giorno e in ogni azione”. Al governo italiano e all’Europa la rete chiede “gli atti concreti di pace e di disarmo indicati dettagliatamente nell’appello di convocazione”.
 

Nel mondo, son moltissime le manifestazioni organizzate negli Stati Uniti, manche in Brasile, così come in Australia, fino al Giappone, alla Nuova Zelanda, all'Uganda o alla Corea. Nel nostro Paese sono previste iniziative a: Alba, Asti, Avellino, Aviano, Bologna, Brescia, Brindisi, Cagliari, Casalecchio di Reno, Cirò Marina, Como, Cremona, Faenza, Ferrara, Firenze, Genova, Ivrea, , La Spezia, Massa, Messina, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Piacenza, Pistoia, Reggio Emilia, Rho, Roma, Ostia, Rovereto, Sassari, Scicli, Spoleto, Torino, Venezia Mestre, Verona, Vicenza.

Il lavoro in Puglia, paghe basse e donne penalizzate

Fri, 24/01/2020 - 13:15

Un Paese fortemente diviso, che negli anni della crisi ha visto ampliarsi lo storico divario territoriale Nord-Sud, non solo in termini di reddito ma anche per molteplici aspetti della vita sociale ed economica. E una Puglia che, pur vantando indicatori migliori delle altre regioni del Mezzogiorno, fa i conti con un peggioramento della qualità del lavoro e il rischio di un declino demografico legato da un lato al calo delle nascite, dall’altro a una emigrazione che in larga parte riguarda i giovani e soprattutto quelli più istruiti. A fronte di un sistema produttivo ancora fatto prevalentemente di piccola e piccolissime imprese con scarsa propensione all’innovazione e bassa domanda di lavoro qualificato.

La denuncia: occupazione cresce ma peggiora qualità del lavoro
È questo in sintesi lo scenario che emerge dall’analisi del Bes 2019 dell’Istat (il Rapporto sul benessere equo e sostenibile), una analisi in chiave regionale fatta da Elisa Mariano e Giuseppe Lollo per la Fondazione Rita Maierotti, il primo lavoro dopo la nuova organizzazione regionale che si è data il centro studi e archivio storico. “Una base dati utile a noi per conoscere come cambia la struttura occupazionale in termini qualitativi e su quella base misurare le nostre proposte e avanzarle agli attori istituzionali e politici”, afferma il segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo. “I numeri confermano quello che il nostro sindacato denuncia da tempo, avendo una presenza capillare nei luoghi di lavoro e nei territori. Che l’occupazione aumenta, ed è un bene, ma cresce il lavoro povero e precario, soprattutto a tempo determinato e part-time, quindi con bassi salari. Non è questo che serve al Sud e alla Puglia per rilanciare i consumi interni, frenare l’emorragia demografica, rafforzare il sistema economico”.

“Gli indicatori selezionati – spiega Elisa Mariano – lungi dall’essere esaustivi, descrivono comunque come sta cambiando il mercato del lavoro e sono importanti perché proprio il Bes è diventato un parametro di riferimento con cui si misura la qualità delle politiche messe in campo e quindi base di confronto con le istituzioni, che va oltre il solo Pil o situazione reddituale. Così come per il lavoro non tiene conto soltanto dell’indicatore, pur cruciale, con cui siamo abituati a confrontarci, e cioè quello del livello di occupazione. Per inquadrare correttamente le evoluzioni in corso nel mercato del lavoro occorre allargare lo sguardo anche alla qualità del lavoro e alle dimensioni da cui è determinata, come la stabilità, la sicurezza, la retribuzione, la corrispondenza tra mansione svolta e competenze”.

Il lavoro in Puglia: paghe basse, occupati sovraistruiti, donne penalizzate
L’occupazione cresce nella regione dell’1,3% per un tasso del 49,4%. Ma clamorosa è la differenza di genere: se infatti il tasso di occupazione degli uomini è simile alla media italiana (63,7%) le donne si fermano al 35,6%. Gli indicatori che misurano la conciliazione tra vita e lavoro mostrano una difficoltà da parte delle donne con figli piccoli ad entrare nel mondo del lavoro. E sempre le donne sono le principali vittime del part-time involontario: complessivamente in Puglia interessa il 14% dei lavoratori (era l’8,9% nel 2010) mentre tocca quota 23,7 se si analizza invece il solo dato femminile. Il dato medio del part-time al Nord si attesta a livelli più bassi 10,3%, così come più facilmente nel settentrione chi è impegnato in lavori precari vede stabilizzare il proprio rapporto. Al Nord la percentuale è del 17,6% al Sud il 10,8%. In Puglia gli occupati con lavori a termine da almeno cinque anni solo il 24,6%.

Elementi qualitativi che trascinano verso il basso anche le retribuzioni: nella regione i lavoratori con bassa paga (si intende con una retribuzione oraria inferiore a 2/3 di quella media) sono il 18,3% (dato Italia 10%). E ancora una volta le donne sono le più penalizzate, per loro la percentuale è del 23,4.

Un elemento legato alla scarsa innovazione che caratterizza il sistema produttivo (la spesa per ricerca è lo 0,8% del Pil, la propensione alla brevettazione del 12,3% contro una media Italia del 75,8) determina anche un numero alto di occupati sovraistruiti – 24,1%, erano il 17,8% nel 2010 - ossia che possiedono un titolo di studio superiore a quello posseduto per svolgere la stessa professione. A dimostrazione della bassa qualità di domanda di lavoro che arriva dalle imprese e che spinge anche tanti giovani laureati ad emigrare: ogni mille laureati 23,9 lasciano la Puglia.

“Lo spaccato che emerge dai dati analizzati, incrociati con le crisi produttive aperte – 59 fascicoli già aperti al tavolo della task force regionale -, le preoccupazioni per Ilva, Bosch, Banca Popolare di Bari solo per citare le ultime e più importanti vertenze, la riduzione degli investimenti da parte delle grandi imprese nazionali a gestione pubblica – penso a Eni, Fincantieri, Enel, Fs, Anas – ci dice che va irrobustito il sistema produttivo”, afferma Gesmundo. “Servono ingenti investimenti pubblici per il Mezzogiorno, in primis in infrastrutture e ricerca per sostenere quell’innovazione che renda più competitive le imprese, capaci anche di rispondere a quella offerta di lavoro qualificato che spinge ad emigrare. Abbiamo proposto alla Regione un tavolo di contrattazione preventiva per provare ad anticipare le crisi, vogliamo già iniziare a discutere di come ancor più qualificare la spesa dei fondi strutturali per la prossima programmazione, con un’attenzione particolare al settore agroalimentare che ha pagato i ritardi del Psr. Così come vanno date risposte sul piano del welfare e dei servizi socio assistenziali soprattutto a quella parte di popolazione più debole, a chi vive con paghe o pensioni basse. La Cgil c’è sempre stata con le sue proposte, vorremmo la stessa preoccupazione e attenzione a questi dati anche da parte degli altri attori sociali e della politica. Non c’è la fa il Nord senza il Mezzogiorno, non ce la fa il Paese senza i giovani e senza buona occupazione: stabile, sicura, ben retribuita”.

Anche Perugia in piazza per la pace

Fri, 24/01/2020 - 12:09

Anche Perugia scende in piazza per la pace, domani, sabato 25 gennaio. "Spegniamo la guerra, accendiamo la Pace!” è il titolo scelto per la giornata di mobilitazione internazionale, promossa in Italia dalla Rete della Pace (che vede la Cgil tra gli aderenti insieme ad un folto gruppo di reti e associazioni), contro le guerre e le dittature che affliggono milioni di persone nel mondo. L’appuntamento è alle ore 18:00 in piazza IV Novembre. 

“Non possiamo stare a guardare. Dobbiamo gridare il nostro no alla guerra, alla sua preparazione, a chi la provoca per giustificare la produzione e la vendita di armi. Guerre che, - si legge nell’appello alla mobilitazione - in ogni momento, possono fare da miccia ad un conflitto globale tanto più preoccupante per il potenziale degli armamenti nucleari oggi a disposizione dei potenti del mondo. Le vittime innocenti dell'aereo civile abbattuto "per errore" da un missile, dimostrano una volta di più che la guerra è un flagello per tutti, nessuno può chiamarsi fuori, siamo tutti coinvolti. Manifestiamo il nostro sostegno alle popolazioni, vere vittime delle guerre, a chi si rivolta da Baghdad a Teheran, da Beirut ad Algeri, da Damasco, al Cairo, a Gerusalemme, a Gaza”. 

Alle ore 19.00, sempre domani, sabato 25 gennaio, la mobilitazione si sposterà nella vicina piazza della Repubblica per ricordare, a 4 anni dalla sua scomparsa, Giulio Regeni con una fiaccolata promossa da Amnesty International.  

Giustizia, 29 gennaio iniziativa su esecuzione penale esterna

Fri, 24/01/2020 - 11:38

'Fuori a metà - L'altra pena, fuori dalle mura'. La Funzione Pubblica Cgil promuove per mercoledì 29 gennaio a Roma presso la sede della Cgil nazionale in corso d'Italia 25 dalle ore 9.30 un appuntamento per mettere al centro il rilancio dell'esecuzione penale esterna, alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, del segretario generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, e del segretario confederale della Cgil, Giuseppe Massafra.

A introdurre i lavori della giornata, il segretario nazionale della Fp Cgil, Florindo Oliverio. Seguiranno gli interventi di Sonia Baldetti (Assistente sociale), Lucia Castellano (Dirigente generale esecuzione penale esterna), Gianmario Gazzi (Presidente del Consiglio nazionale dell'ordine degli assistenti sociali), Giuseppe Massafra (Segretario confederale Cgil), Giuseppe Merola (Poliziotto Penitenziario), Marco Patarnello (Magistrato di sorveglianza), Teresa Saetta (Assistente sociale), Gemma Tuccillo (Capo dipartimento per la giustizia minorile e di comunità). Ci saranno poi i saluti istituzionali del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, e la conclusione dei lavori affidata al segretario generale della Funzione Pubblica Cgil, Serena Sorrentino.



Suicidi tra le forze dell'ordine, dobbiamo fare di più

Fri, 24/01/2020 - 11:12

Il nuovo anno è iniziato così come è terminato il vecchio: 6 suicidi tra gli appartenenti alle forze di Polizia nelle prime 3 settimane del 2020. Sono numeri che preoccupano e che generano tra gli addetti ai lavori, gli esperti e anche qualche opinionista il mantra: bisogna fare di più.

Il Silp Cgil, che da sempre su questo tema è in prima linea ed è protagonista al tavolo nazionale per la prevenzione e la gestione del disagio per il personale della Polizia di Stato, ritiene che qualcosa si stia facendo, ma che tutto questo non basta. Perché il primo obiettivo deve essere quello di interrogarci su cosa noi possiamo fare e facciamo al nostro interno per migliorare le condizioni di vita e di lavoro del nostro personale.

Lamentarsi ogni qualvolta accade un fatto del genere, come quello recentemente avvenuto a La Spezia, non serve a nulla. Come sindacato, da diversi anni e ancor prima che il fenomeno assumesse le dimensioni e l’interesse attuali, abbiamo affrontato in maniera concreta il tema promuovendo seminari itineranti con esperti anche di fama mondiale affinché si iniziasse a parlare, anche al nostro interno, di un tema ritenuto per molto tempo scomodo.

La professione dell’operatore di Polizia è stressante per definizione in quanto il background medio del poliziotto deve risultare di un livello più alto rispetto al resto della popolazione. Nel repertorio delle donne e degli uomini in divisa, dove la morte esiste, può essere necessario usare legittimamente la forza sfoderando un’arma o utilizzando la violenza per vincere, per esempio, una resistenza. Ciò può valere durante una rissa come nel corso di un servizio di ordine pubblico senza parlare dell’imprevedibile che, nel nostro lavoro, è sempre in agguato. In tali contesti, nelle professioni con alto contenuto di stress e di aiuto alle persone, debbono concretamente esserci cose da fare e alcune si stanno già facendo. Penso, ad esempio, alla modifica dell'articolo 48 del nostro regolamento di disciplina, quello che prevede il ritiro della pistola, delle manette e del tesserino, che porterà su nostra forte richiesta all'istituzione di un articolo 48 bis quale forma efficace di tutela per il personale che dovesse attraversare un momento di disagio emotivo di qualsivoglia natura.

Bisogna inoltre continuare a lavorare sulla formazione del personale sanitario che deve essere omogenea e realistica rispetto al contesto concreto che vivono le donne e gli uomini in divisa, con una necessaria implementazione del numero degli psicologi di Polizia da affiancare all’equipe medica. I casi di suicidio, bisogna dirlo con chiarezza, originano da sofferenze che possono essere legate alle condizioni e all'organizzazione del lavoro, ma anche a situazioni personali e familiari complesse (pensiamo ad esempio ai debiti, alla questione del gioco d'azzardo, alle malattie etc.). Occorre quindi puntare anche sull'informazione al lavoratore, con un cambio di mentalità necessario perché anche il poliziotto può trovarsi in difficoltà e, oltre ad essere aiutato, deve farsi aiutare.

Esiste inoltre il tema della sorveglianza sanitaria, con il quale è aperto il confronto tra sindacati e amministrazione, aspetto che necessita di necessari paracadute, oggi mancanti, su dove e come impiegare il personale non più in grado di svolgere servizi operativi. Le problematiche sono ovviamente tante e non è possibile riassumerle tutte al meglio in questa sede: al fondo resta la questione di un lavoro, quello del poliziotto, che fa parte delle professioni di primo soccorso e che conduce a precoce usura nel tempo. Perché se è vero che si entra sani tra le forze dell’ordine non è sempre vero che lo si rimanga per il resto del servizio. Tanto più, che le forme di maggior stress si annidano spessissimo tra le tipologie del servizio ordinario, e risiedono nella carenza di personale, nei turni di servizio che vanno oltre l’orario previsto, oltre al fatto di risultare in molti casi disagevoli, nella carenza di mezzi e strumenti tali da poter svolgere la professione al meglio.

Tutto ciò oltre al tema dell'arma in dotazione che, come sappiamo, rappresenta un problema specifico dei corpi in divisa, essendo lo strumento più utilizzato per gli eventi suicidari. Alla luce di tutto questo il sindacato c'è, è presente e continuerà ad esserlo. Il tavolo sul disagio che abbiamo fortemente voluto e ottenuto al Dipartimento della pubblica sicurezza, con alcune risposte che stanno arrivando e altre che sollecitiamo con forza ogni giorno, dovrà essere ancor più produttivo. In generale, bisogna lavorare di più su questo versante. Perché la salute dei poliziotti e il loro benessere psicofisico sono una priorità. Per loro stessi, per le loro famiglie, per i colleghi che prestano servizio accanto a loro, per il cittadino che deve sapere che chi svolge questo lavoro è sano oltre che lucido.

Daniele Tissone è segretario generale del Silp Cgil

Ex Ilva, parla l'ad, operai lasciano il capannone 

Fri, 24/01/2020 - 10:59

Contestazione nei confronti dell'ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli, all'interno stabilimento ex Ilva di Genova durante le celebrazioni per il 41esimo anniversario della morte di Guido Rossa, l'operaio e sindacalista ucciso dalle Br il 24 gennaio del 1979. Una parte dei lavoratori ha abbandonato in segno di protesta il capannone in cui si stava svolgendo la cerimonia quando ha preso la parola dal palco l'ad di Arcelor Mittal. A fianco al palco un altro gruppo di operai iscritti alla Fiom Cgil ha aperto un lungo striscione con scritto "Pacta servanda sunt", in riferimento all'accordo di programma del 2005 che prevedeva il mantenimento dei livelli occupazionali e salariali in cambio della chiusura degli impianti a caldo dello stabilimento di Cornigliano. Al termine dell'intervento dell'ad Morselli, che ha raccolto pochi applausi e molti fischi, i lavoratori sono tornati all'interno dello stabilimento.


La contestazione. (video Dire)

Fisco, manifestazione il 6 febbraio

Fri, 24/01/2020 - 09:34

Una "massiccia e sentita partecipazione dei lavoratori delle Agenzie fiscali in occasione del Fisco-day", il blocco per due ore degli uffici che si è tenuto ieri (23 gennaio) con assemblee in tutti i luoghi di lavoro, per rivendicare interventi su occupazione, salario e organizzazione, "il tempo ora è scaduto, tocca alla politica battere un colpo". A fare il resoconto della giornata di ieri sono Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa, Confsal Unsa e Flp, ricordando la manifestazione nazionale in programma il 6 febbraio a Roma davanti al Mef, insieme ad altre nelle maggiori città.

Nella tappa di ieri della protesta, affermano i sindacati, "le lavoratrici e i lavoratori dell'Agenzia delle entrate e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli hanno voluto fare sentire con forza la loro voce affinché la 'vertenza fisco' unitaria abbia positivi sbocchi. In tutti gli uffici sono state ribadite le richieste in merito alla copertura delle forti carenze di personale, alla sollecitazione sul salario accessorio 2018 e 2019, sul superamento dei tetti di spesa per il personale, sugli investimenti economico-finanziari necessari ad implementare un moderno modello organizzativo. In questa situazione sarà impossibile contrastare l'evasione fiscale e garantire equità e servizi adeguati ai cittadini ed alle imprese".

Tra le questioni affrontate nella assemblee, "i lavoratori - spiegano i sindacati - hanno contribuito al dibattito anche sulle questioni riguardanti il rinnovo del Ccnl, un moderno ordinamento professionale, gli intollerabili carichi di lavoro, la distorta applicazione dell'accordo sul telelavoro ed in generale sulle complessive condizioni di lavoro. Riteniamo, ancora una volta, di aver colto nel segno. Basta precarietà, basta ritardi, basta con l'inesistente attenzione della politica sulle drammatiche criticità riguardanti la macchina fiscale e le problematiche dei lavoratori in servizio. Il tempo è scaduto. Solo un primo 'assaggio', al termine delle tante assemblee tenutesi anche nei giorni scorsi, cui seguirà la grande Manifestazione indetta per il prossimo 6 febbraio a Roma. Ora 'tocca' alla politica battere un colpo", concludono.

Guido, le parole e l'azione

Fri, 24/01/2020 - 09:01

 

Wind Tre, lunedì 27 è sciopero

Fri, 24/01/2020 - 07:00

È scontro nella vertenza Wind Tre. I sindacati di categoria si preparano allo sciopero nazionale del 27 gennaio, in un'azienda in cui “ormai la situazione pare esser sfuggita al controllo del management”. L'obiettivo è ottenere chiarezza in una situazione piuttosto nebulosa.

“Sono in piena confusione - affermano la Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil - al mattino annunciano di aver scelto il partner unico con cui approfondire la questione dei data center, lasciando ancora tutto aperto riguardo gli esiti per i lavoratori della possibile operazione”. Alla sera, invece “annunciano per bocca dei due massimi dirigenti del Tecnology, ai lavoratori stessi, che si tratterà di una operazione basata su una finta volontarietà alla fine della quale, se i numeri 'spontanei' non dovessero soddisfare il dirigente 'di giornata' ci sarebbe comunque lo spin-off dei lavoratori interessati”.

Per il sindacato, “è davvero impossibile continuare”. Wind Tre gli appare ogni giorno di più “priva di una guida univoca”, “presa dai progetti spot di questo o quel responsabile”. I sindacati continuano a pensare che la vendita completa dei data center sia sbagliata nel merito industriale. “Riteniamo che sia inaccettabile anche nel metodo - affermano -. Sono mesi che si tengono questi lavoratori in un clima di tensione. Ora gli si fa anche lo sfregio della finta volontarietà. Tutto questo continuando a sfuggire dal confronto sul tema più ampio del progetto complessivo sul futuro prossimo”.

I sindacati esigono quindi chiarezza, e lo fanno con uno sciopero “contro le esternalizzazioni e per un piano di sviluppo chiaro e concreto”. Lo stop del 27 gennaio sarà per l’intero turno e ci saranno manifestazioni pubbliche territoriali che “rendano visibile ed evidente il disagio e la preoccupazione che stanno vivendo migliaia di persone”.

Arrivano gli stipendi, sciolto il presidio dei lavoratori Gvg

Thu, 23/01/2020 - 18:17

I lavoratori della Gvg di Livorno hanno deciso di sciogliere il presidio di protesta. Bertani - committente dell'appalto - ha infatti dato garanzia che la prossima settimana tutti i 60 lavoratori riceveranno il loro stipendio. "I lavoratori, con senso di responsabilità, hanno deciso di interrompere lo sciopero e di sciogliere il presidio - si legge in una nota della Filt-Cgil di Livorno - ovviamente continueremo a tenere alta l'attenzione e a seguire da vicino la vicenda". 

Contratto metalmeccanici, la trattativa prosegue. Il 19/2 il prossimo incontro

Thu, 23/01/2020 - 18:03

“Si è svolto oggi l'incontro tra i presidenti e i direttori di Federmeccanica e Assistal e i segretari generali di Fim-Fiom-Uilm nell'ambito della trattativa per il rinnovo del Ccnl". Ne danno notizia le sigle metalmeccaniche in un comunicato unitario: "L'incontro avvenuto a valle di due riunioni plenarie e di commissioni tecniche su salute e sicurezza, politiche attive, formazione e inquadramento, ha confermato l'importanza di arrivare ad un rinnovo del contratto nazionale di lavoro per il sistema delle imprese, per le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici e al contempo per il Paese". "Federmeccanica e Assistal hanno affermato la disponibilità a discutere di tutti i temi presenti nella piattaforma sindacale unitaria senza pregiudiziali - proseguono i sindacati -, pur riconoscendo che allo stato le distanze sono molto ampie su diversi temi e in particolare sulla richiesta salariale. Consideriamo quindi che in assenza di veti a discutere su tutti gli argomenti, la trattativa possa andare avanti". Il prossimo incontro in plenaria si terrà il 19 febbraio.

Padova, operaio suicida dopo il licenziamento

Thu, 23/01/2020 - 17:14

Per l’azienda aveva abusato della legge 104. Per questo lo hanno licenziato. Subito dopo Simone Sinigaglia, operaio quarantenne, dipendente della Ivg Colbachini Spa di Cervarese Santa Croce (Padova), si è impiccato a un albero.

"Un evento così drammatico non può non indurre una riflessione, al di là della singola vicenda su cui va fatta chiarezza fino in fondo da parte degli organismi competenti - scrivono in una nota Aldo Marturano (segretario generale della Cgil Padova) e Luca Rainato (segretario generale Filctem Cgil Padova) - La pratica diffusa delle aziende di assoldare investigatori privati per seguire e controllare i lavoratori è per noi inaccettabile e il fatto che sia legalmente legittima non esime dall'esprimere un giudizio di valore. Noi crediamo che questo sia uno dei sintomi più evidenti dell'imbarbarimento dei rapporti di lavoro, dove sempre più spesso vige la legge del più forte".

"Inoltre - continuano i sindacalisti - si è persa completamente la sensibilità che dovrebbe far valutare gli effetti devastanti che può determinare la perdita del lavoro su una persona che non ha altri mezzi per potersi sostentare. Le donne e gli uomini che lavorano non sono macchine, che si possono spegnere senza che questo determini particolari conseguenze. Sono esseri umani con le loro vite, le loro fragilità, i loro problemi e come tali dovrebbero essere trattati".

Per questo, secondo la Cgil, "anche quando si decide un provvedimento disciplinare, andrebbe sempre rispettato il criterio della proporzionalità e offerta al dipendente la possibilità di rimediare a un eventuale errore". "Sul rispetto della legge, infine, dovrebbero vigilare gli organismi pubblici, non investigatori privati pagati dalle aziende. Aziende che farebbero bene a investire le proprie risorse in ben altre direzioni - conclude il sindacato - Il dramma che si è consumato e che è costato la vita a una persona di appena 40 anni sia almeno di monito per il futuro".

Bergamo, fiaccolata per Giulio Regeni

Thu, 23/01/2020 - 16:52

Il 25 gennaio 2020 saranno passati 4 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni. Dal 2016 l’Italia ha avuto modo di conoscere la storia di Giulio attraverso la testimonianza dei suoi genitori, Paola e Claudio, che senza sosta hanno cercato la verità per la morte del loro figlio in Egitto.

La Cgil di Bergamo aderisce, sabato, alla fiaccolata organizzata da Amnesty International di Bergamo per continuare a chiedere che si arrivi alla verità di quanto accaduto a Giulio. L'appuntamento è in Piazza Giacomo Matteotti (Palazzo Frizzoni) alle ore 19.15.