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Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
Updated: 2 hours 17 min ago

Air Italy, Filt Roma-Lazio: liquidazione compagnia scelta scellerata

Thu, 20/02/2020 - 17:46
"Stamattina abbiamo partecipato insieme ai lavoratori e alle lavoratrici di Air Italy al presidio sotto il ministero delle Infrastruttture e dei trasporti". Così, in una nota, la Filt Cgil Roma e Lazio. "Riteniamo scellerata la decisione della proprietà di porre in liquidazione la compagnia aerea e conseguentemente comunicare i licenziamenti a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici. Anche questa ennesima vicenda dimostra l’incapacità di chi dirige le aziende nel nostro Paese che, in assenza di politiche industriali programmatorie e di prospettiva, rifuggono dalle loro responsabilità scaricando sui lavoratori e le lavoratrici i propri fallimenti".   "L’industria del trasporto aereo in Italia è stata completamente abbandonata dalla politica. C’è l’assoluta necessità di intervenire: oltre che a dare certezze agli addetti del settore, occorre rilanciare un segmento strategico per il Paese con ampie opportunità di crescita economica e sviluppo tecnologico. La politica deve uscire dall’attuale stato di sonnolenza e intervenire sulle dinamiche industriali, non solo quando lo impone un’emergenza come quella attuale. Il ruolo della politica è quello di prendere decisioni per il bene della comunità, condividendo percorsi e obiettivi con gli altri soggetti titolati. Non ci possiamo accontentare delle solite rassicurazioni o delle continue azioni di contenimento. Lo si deve alle tante professionalità che quotidianamente operano negli scali italiani e nelle compagnie aeree", aggiunge la Filt.   "Le risposte di oggi al presidio dei lavoratori, preoccupati per il loro futuro, potrebbero essere un primo passo, se inserite coerentemente all’interno di un ragionamento più complessivo, volto a risolvere definitivamente crisi di sistema, come quelle che attualmente riguardano la compagnia di bandiera Alitalia, Air Italy e di tutte le aziende dell’indotto che operano all’interno degli scali aeroportuali. Per tali ragioni, riteniamo di assoluta importanza l’azione di sciopero in programma per Il 25 febbraio, che in assenza di risposte concrete ci porterà a ulteriori azioni di conflitto", conclude il sindacato.  

Storie di ordinario sfruttamento giornalistico

Thu, 20/02/2020 - 17:08

Un euro a pezzo, o poco più. È quanto veniva pagata Paola Marras dalla testata Notizie.it per il suo lavoro ‘a cottimo’ da giornalista professionista, per un totale di 4.680,16 euro lordi (3.389 pezzi) in 18 mesi, cifra che non basta nemmeno per pagare un affitto. Questo è avvenuto sino a quando la donna, dopo il licenziamento che risale allo scorso ottobre, ha deciso di segnalare quello che può essere a pieno titolo definito un caso di sfruttamento del lavoro. Non solamente, alla giornalista – che vive in Sardegna e lavorava per un’azienda che ha sede a Milano – erano assegnati turni di 40 ore settimanali con l’obbligo di garantire la continua reperibilità via e-mail. La vicenda è emersa anche grazie all’interessamento della Slc Cgil regionale – in particolare di Sassari e Olbia – e della Cgil nazionale, in virtù anche di una lettera inviata da Paola Marras al segretario generale Maurizio Landini.

La mia è una classica storia di quello che viene chiamato caporalato giornalistico – dice Marras da noi intervistata –. Un sistema di sfruttamento ormai entrato in vigore da alcuni anni e che rischia di trasformare il giornalismo da ‘quarto potere’ in ‘quarto podere’. Ho 39 anni e vivo in una casa vacanza che è dei miei genitori, in provincia di Sassari. Da lì facevo il telelavoro, quindi non lavoravo certo per vivere, visti i 4.600 euro. Mi sono resa conto che la via era quella di resistere finché potevo, fino a quando non avrei trovato un altro lavoro, oppure di denunciare, perché oltretutto dovrebbe essere obbligatorio per noi giornalisti denunciare le irregolarità. Quindi mi sono rivolta al sindacato”.

La giornalista racconta le sue condizioni di lavoro non solamente economiche ed emergono tratti che avrebbero del ridicolo se non appartenessero a un quadro tragico, come ha notato la protagonista: “Avevo un turno da otto ore al giorno, ma venivo pagata a cottimo, 1 euro lordo per pezzi inizialmente di un minimo di 3.500 battute, divenute poi 2.000, e dico battute anche se in realtà venivo pagata a parole. È quasi comico: nel conteggio non erano considerate parole le cosiddette stop word, vale a dire le preposizioni, gli articoli, le congiunzioni… Ad esempio, se facevo un articolo su Lucio Dalla, il cognome del cantante non mi veniva conteggiato in quanto preposizione articolata, lo stesso se era su Di Maio o Kim Iong Un”.

Marras spiega la decisione di dire ‘basta’ non solamente con la consapevolezza che a 39 anni non si può avere un lavoro che non consenta di vivere, di pagare un affitto, le utenze e tutto ciò che serve per la sopravvivenza: “L’ho fatto perché in questa situazione ci troviamo in migliaia e mi sono rivolta al sindacato per far capire che questo non è il grido d’aiuto di una singola persona, ma è un mal costume troppo diffuso. L’ho fatto per cercare di passare il messaggio: quando la gente legge una notizia anche su smartphone, deve pensare che ci può essere dietro uno schiavo moderno, esattamente come avviene ora quando si compra un arancio. L’Fnsi – conclude la giornalista - mi ha ribattezzata ‘il paziente zero’, colui che identifica la malattia che sta ammorbando l’intero settore, e sono contenta che la Federazione della stampa e la Cgil si stiano organizzando contro il caporalato giornalistico”.

Dal canto suo l’azienda si difende sostenendo di non essere l’ennesimo giornale, ma una tech company nel mondo dell’informazione con metriche e moltiplicatori da tech company, appunto, e non da giornale. Nella sostanza però poco cambia e il caso non si può neppure dire isolato, come sottolinea Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi: “Ci sono decine e decine di giornalisti che capitano in situazioni con editori senza scrupoli, senza nessuna tutela dei propri diritti. È una situazione francamente vergognosa. Non solo umilia i singoli, ma mette a rischio l’articolo 21 della Costituzione, perché quando le persone sono strumentalizzate, sfruttate, private dei loro diritti diventa difficile esercitare il lavoro del cronista. Da qui la decisione – grazie anche al coraggio della giornalista che ha rotto il muro del silenzio – di assisterla legalmente e di denunciare questo caso, arrivando anche a un’iniziativa pubblica, perché dietro di lei ci sono decine di casi simili che noi vogliamo portare all’attenzione del ministero del Lavoro, degli organi di vigilanza, anche del sottosegretario Martella che ha aperto un tavolo sull’equo compenso, impossibile da riconoscere quando i diritti minimi possono essere violati come accaduto a Marras”.

Per il presidente della Fnsi “è importantissimo avere il coraggio di denunciare, ma le persone non vanno mai lasciate sole: perciò è fondamentale che questa azione sia portata avanti insieme dalle organizzazioni sindacali, per dare forza non solamente a a tutti coloro che vorranno rompere il muro dell’omertà. Ed è necessario che anche il governo si faccia sentire. Non ci possono essere zone di impunità, zone franche, e non si può nemmeno accettare il tentativo di rovesciare le responsabilità per chi denuncia tentando di metterlo dalla parte del torto. Ogni qualvolta, per usare un’espressione forte, boia e vittime non vengono definiti si apre una situazione di pericolo. Ecco perché è necessario essere presente con forza dietro Paola Marras, perché forse può essere un elemento determinante che fa sentire ad altre persone che possono denunciare perché non saranno lasciate nella solitudine che spesso impedisce di parlare. È un piccolo caso – conclude Giulietti – destinato a diventare un grande caso. Forse è il momento di pensare a un’iniziativa pubblica di denuncia che veda insieme i vertici di Fnsi e Cgil”. Paola Marrras al momento è in attesa che la causa da lei intentata abbia un esito e intanto vive “da precaria, ancora una volta, alla giornata... sperando nella provvidenza”.

 

Industria alimentare, interrotta trattativa per il rinnovo

Thu, 20/02/2020 - 16:54

Dopo l’ennesima 'due giorni' di negoziato, si sono interrotte le trattative per il rinnovo del ccnl dei lavoratori dipendenti dell’industria alimentare, scaduto il 30 novembre 2019, che interessa oltre 400.000 lavoratori. 

Ne danno notizia le segreterie nazionali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, che stigmatizzano il comportamento della controparte, Federalimentare, che in sei mesi di trattative, non solo non ha dato risposte soddisfacenti alle richieste sindacali su salario e welfare, ma non ha neppure voluto affrontare adeguatamente temi, quali formazione, classificazione, comunità di sito, giovani e ricambio generazionale che, in un contratto di valenza quadriennale, dovrebbero avere grande importanza anche per il futuro delle imprese.

La delegazione trattante delle tre sigle ha già definito le prime iniziative di mobilitazione dei lavoratori, con il blocco degli straordinari e di tutte le flessibilità a partire da sabato 22 febbraio, assemblee in tutti i siti produttivi e tre attivi unitari interregionali (a Milano, Roma, Napoli) per il 2 marzo. Nei prossimi giorni saranno definite ulteriori azioni di lotta.

Sirti Palermo, stato di agitazione

Thu, 20/02/2020 - 16:53

 

Proclamato  lo stato di agitazione alla Sirti. La segreteria Fiom e le Rsu della Fiom hanno inviato una lettera all'azienda per chiedere un incontro. “L'agitazione è stata proclamata dopo che i lavoratori hanno chiesto di aver confermato alcune notizie circolate su subappalti affidati dalla Sirti. Il responsabile locale del personale non ha ricevuto le Rsu, rimandandoli i rappresentanti dei lavoratori al responsabile nazionale – dichiarano Francesco Foti, della Fiom Cgil Palermo, Giuseppe Calascibetta e Giuseppe Romano Rsu di Sirti -. L'azienda vuole sottrarsi al confronto con i suoi dipendenti, che chiedono spiegazioni? Per lo stato di crisi, la Sirti ha ottenuto contratti di solidarietà per metà dei suoi 145 lavoratori, con una perdita economica dalle 110 alle 300 euro al mese. E' inammissibile che da un lato si applica  la solidarietà, facendo perdere salari ai lavoratori, e dall'altro si appaltano a ditte terze lavori che possono essere fatti dai propri lavoratori. Se in tempi celeri  non avremo risposte, tuteleremo i lavoratori affiancando azioni di lotta”. 

Sanità: sindacati pronti a riaprire lo stato d'agitazione

Thu, 20/02/2020 - 16:27

“La situazione della sanità umbra è critica, i lavoratori non ce la fanno più, ma i tanti problemi che avevamo segnalato ad ottobre, aprendo la vertenza regionale, sono ancora tutti lì. È tutto fermo". È un vero e proprio grido d’allarme quello lanciato oggi, giovedì 20 febbraio, dai sindacati Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl, riuniti in assemblea con delegate e delegati sindacali delle varie aziende sanitarie dell’Umbria, presso l’ospedale di Pantalla. 

"Alle ormai ben note carenze di personale – hanno sottolineato i sindacati –, si aggiunge il blocco totale della contrattazione integrativa e il nulla di fatto sulla stabilizzazione dei precari. Ad esempio, nella Usl Umbria 2 - è stato ricordato - ci sono 347 lavoratrici e lavoratori con contratto a tempo determinato, un numero del tutto inaccettabile”. Ma c’è di più. Ormai - hanno testimoniato nei loro interventi alcuni delegati - cominciano a mancare in alcuni importanti presìdi ospedalieri anche strumenti e materiali sanitari basilari, come il gel per le ecografie, per non parlare della manutenzione ordinaria, assolutamente carente, ad esempio nell’azienda ospedaliera di Perugia, oppure della cucina, clamorosamente sotto organico.

Non certo migliore la situazione dell’azienda ospedaliera di Terni, dove tra infermieri, oss e amministrativi - è stato detto - mancano circa 200 unità di personale. Un altro esempio preoccupante, stavolta riferito alla Usl Umbria 1, è quello dell’ospedale di Assisi, dove operano in tutto solo 10 Oss. I sindacati, che lunedì scorso hanno scritto all’assessore regionale Luca Coletto, chiedendo una convocazione immediata, sottolineano il 'muro di gomma' che incontrano quando provano a confrontarsi con i commissari: “Ci dicono che hanno le mani legate, perché tutto dipende dalla Regione – denunciano le tre sigle –; per questo, non è più rinviabile un intervento diretto di palazzo Donini per uscire da questa impasse”. 

In mancanza di una risposta immediata, i sindacati sono pronti a riaprire lo stato di agitazione: “I lavoratori e i cittadini dell’Umbria non intendono più assistere a questo immobilismo, che mette in ginocchio un sistema sanitario di eccellenza come il nostro – hanno concluso le tre sigle –. Se ci sono le risorse per pagare tantissimi straordinari - e ci sono -, se ci sono le norme che permettono di fare le assunzioni - e ci sono -, cosa stiamo aspettando?”. L’assemblea di Pantalla è stata anche l'occasione per i sindacati di presentare e approfondire la piattaforma predisposta a livello nazionale da Cgil, Cisl e Uil per il rinnovo del ccnl del comparto sanità (2019-21) che in Umbria interessa quasi 10.000 addetti.  

Rai Pubblicità, firmato l'accordo nazionale sullo smartworking

Thu, 20/02/2020 - 16:24

Il 18 febbraio è stata firmata l'ipotesi di accordo per lo SmartWorking fra Raipubblicità (la concessionaria di pubblicità del Gruppo Rai) e le organizzazioni sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil. L’accordo prevede la possibilità di lavoro agile per una platea che, nella prima fase di sperimentazione, interesserà almeno il 20% dei dipendenti di Rai Pubblicità, per poi allargarsi in una fase successiva a buona parte dell'intera popolazione aziendale.

L'adesione individuale del dipendente è a 1 giorno a settimana in modalità smartworking, con la messa a disposizione da parte dell'azienda di tutto il materiale tecnico e informatico necessario per il lavoro da remoto. Si prevede inoltre il diritto alla disconnessione per il dipendente, inteso sia come assenza di obbligo alla reperibilità fuori dalla fascia oraria prevista per la prestazione, sia come rispetto integrale degli orari di lavoro contrattualmente previsti. Il dipendente in smartworking avrà inoltre diritto al buono pasto e potrà esercitare la propria attività da casa, o, in alternativa, da qualsiasi altro luogo idoneo al suo esercizio.

Nell'accordo sono inoltre richiamate tutte le garanzie in tema di salute e sicurezza del lavoro e quelle previste da Legge 300 in tema di diritti sindacali e assenza di controllo a distanza. I sindacati "valutano con soddisfazione l'accordo raggiunto, non soltanto perché si riscontrano positivi avanzamenti in tema di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per le lavoratrici e i lavoratori che saranno coinvolti, ma anche perché lo smartworking, ora e in modo più marcato nel prossimo futuro, può rappresentare una risposta efficace ai grandi cambiamenti che stanno investendo il mondo del lavoro. Per queste ragioni - concludono -, in attesa del giudizio delle lavoratrici e dei lavoratori che saranno chiamati a votare questa ipotesi di accordo, le tre segreterie nazionali si adopereranno affinché questo accordo possa essere replicato in altre aziende del settore dell’emittenza pubblica e privata".

Air Italy: Malorgio (Filt), garantire continuità occupazionale

Thu, 20/02/2020 - 15:43

“Bisogna fare presto”. Così il segretario generale Filt Cgil, Stefano Malorgio, dopo l'incontro con la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli su Air Italy, sottolineando che “in ogni caso bisogna lavorare per mettere in campo tutte le misure utili a garanzia dei lavoratori e della continuità occupazionale”.

“Da questa gravissima crisi se ne può uscire se si affronta come una crisi di sistema di tutto il settore del trasporto aereo, dovuta a un’assenza ventennale di regole che ci ha ridimensionati nel mercato globale del settore. Contestualmente all'elaborazione di una strategia di sistema, serve urgentemente rifinanziare il fondo di solidarietà del trasporto aereo. Per tutte queste ragioni, la mobilitazione continua il 25 febbraio con lo sciopero nazionale del settore”, conclude il dirigente sindacale.

 

Approvato il Piano nazionale contro il caporalato

Thu, 20/02/2020 - 15:36

Prevenzione, vigilanza e contrasto, uniti a protezione, assistenza e reinserimento socio-lavorativo per le vittime. È quanto prevede il primo Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato (2020-2022), approvato il 20 febbraio a Roma presso il ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

Guardiamo con soddisfazione al piano triennale interministeriale, redatto anche con la partecipazione delle parti sociali. È stato messo a punto in maniera corale un lavoro ambizioso, che affronta in modo organico le tante problematiche che si sovrappongono nelle azioni di prevenzione e contrasto del caporalato. È stato avviato il percorso giusto, ora si può alzare l’asticella delle battaglie contro lo sfruttamento, nessuno ha più alibi per non agire”. Lo affermano in una nota Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil (i sindacati del settore) dopo essere intervenuti alla riunione del tavolo contro il caporalato svolta oggi presso il ministero del Lavoro.

La titolare del dicastero, Nunzia Catalfo, ha illustrato come il piano “abbracci ogni aspetto del problema, definendo un articolato modello di governance che passa appunto dal Tavolo”.

Il Piano è il frutto della collaborazione di tutte le istituzioni impegnate a livello centrale, regionale e locale contro lo sfruttamento e il caporalato, riunite nel Tavolo presieduto dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e aperto anche ad associazioni di categoria, sindacati e terzo settore. Il Tavolo, inoltre, è supportato dall'International Labour Organization nell'ambito di un programma di sostegno alle riforme strutturali (Srsp) finanziato dalla Commissione europea.

Partendo da una mappatura dei territori e dei fabbisogni di manodopera agricola, il Piano affianca interventi emergenziali e interventi di sistema o di lungo periodo, seguendo 4 assi strategici: prevenzione; vigilanza e contrasto; protezione e assistenza; reintegrazione socio-lavorativa.

“Abbiamo ribadito - proseguono i sindacati - che su un milione di lavoratori agricoli il 90% è a tempo determinato e necessita di costanti azioni di tutela. A tutti i lavoratori, attraverso la contrattazione, possiamo garantire dignità, strumenti di welfare, lavoro in sicurezza, ma occorre togliere qualsiasi margine di azione ai caporali, che spesso organizzano pacchetti ‘all inclusive’ e offrono a chi cerca lavoro anche alloggi, trasporti e servizi, il tutto nella totale illegalità. Va affrontata in particolare la condizione di tanti migranti divenuti irregolari, che quando lavorano lo fanno in nero e non possono avvalersi degli strumenti offerti dallo Stato. Se sono stimati 400 mila sfruttati, non si può continuare a fare finta di niente, a queste persone va riconosciuta dignità, va data la possibilità di emergere nella legalità”.

“Sarà necessario - concludono Fai, Flai e Uila - valorizzare maggiormente, tramite il piano triennale, anche gli enti bilaterali, importanti presidi territoriali che oltre alla formazione dei lavoratori e alla sicurezza sul lavoro possono essere rilevanti per una gestione più trasparente del mercato del lavoro, come prevede la L. 199/16, e non è più rinviabile l’istituzione, in tutte le province, delle Sezioni Territoriali della Rete per il lavoro agricolo di qualità. Per questo è necessario che tutte le istituzioni preposte si attivino immediatamente e dalle parole si passi alle azioni concrete”.

I sindacati hanno affrontato durante gli interventi anche il tema della futura Pac (politica agricola comune, ndr) e della gestione dei Psr (programmi di sviluppo rurale, ndr): “Siamo preoccupati, perché servirà un lavoro politico importante per includere nella futura politica agricola comune e nella gestione dei Psr criteri di condizionalità sociali, che penalizzino le imprese che non rispettano le regole e non applicano i contratti. Ė un lavoro che va fatto a monte e incide non poco sui fenomeni di lavoro nero e sulle speculazioni delle agromafie”.

I quattro assi strategici saranno declinati in 10 azioni prioritarie:
1. Un sistema informativo con calendario delle colture, dei fabbisogni di manodopera e altri dati e informazioni sviluppato e utilizzato per la pianificazione, gestione e monitoraggio del mercato del lavoro agricolo.
2. Gli interventi strutturali, investimenti in innovazione e valorizzazione dei prodotti migliorano il funzionamento e l'efficienza del mercato dei prodotti agricoli.
3. Il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, l'espansione del numero delle imprese aderenti e l'introduzione di misure per la certificazione dei prodotti migliorano la trasparenza e le condizioni di lavoro del mercato del lavoro agricolo.
4. La pianificazione dei flussi di manodopera e il miglioramento dell'efficacia e della gamma dei servizi per l'incontro tra la domanda e l'offerta (Cpi) di lavoro agricolo prevengono il ricorso al caporalato e ad altre forme d'intermediazione illecita.
5. Pianificazione e attuazione di soluzioni alloggiative dignitose per i lavoratori del settore agricolo in alternativa a insediamenti spontanei e altri alloggi degradanti.
6. Pianificazione e attuazione di soluzioni di trasporto per migliorare l'offerta di servizi adeguati ai bisogni dei lavoratori agricoli.
7. Campagna di comunicazione istituzionale e sociale per la prevenzione e sensibilizzazione sullo sfruttamento lavorativo e la promozione del lavoro dignitoso.
8. Rafforzamento delle attività di vigilanza e contrasto allo sfruttamento lavorativo.
9. Pianificazione e attuazione di un sistema di servizi integrati (referral) per la protezione e prima assistenza delle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura e rafforzamento degli interventi per la loro reintegrazione socio-lavorativa.
10. Realizzazione di un sistema nazionale per il reinserimento socio-lavorativo delle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura.

Tissone (Silp), dopo la nostra azione qualcosa si muove

Thu, 20/02/2020 - 15:26

"Il ministro della Funzione pubblica, Fabiana Dadone, ha riunito oggi i vertici delle forze di polizia, delle forze armate e dei vigili del fuoco per dare avvio al percorso che condurrà, dopo il necessario confronto con le organizzazioni sindacali, ai rinnovi contrattuali". Lo afferma il segretario generale del Silp Cgil, Daniele Tissone. "Appena due mesi fa a Roma - spiega -, durante il convegno nazionale dedicato ai 20 anni del Silp, il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese aveva pubblicamente risposto ai nostri solleciti annunciando un prossimo avvio delle trattative. Adesso - aggiunge il segretario - il nostro impegno e i nostri sforzi saranno finalizzati a far sì che sul contratto ci sia una discussione, vera non solo per quel che riguarda la parte economica, ma anche e soprattutto per ciò che concerne l'impianto normativo rimasto fermo per il personale in divisa, ormai da troppi anni".

Rotabile ferroviario: Fiom-Fim-Uilm, il governo dov'è?

Thu, 20/02/2020 - 15:04

"Si era resa necessaria una mobilitazione straordinaria, partita dai territori maggiormente esposti e approdata a Roma, per convincere il ministero del Lavoro a riaprire il tavolo sui benefici previdenziali per le lavoratrici e i lavoratori del settore rotabile ferroviario. Una delegazione composta da Rsu e strutture di Fim, Fiom e Uilm era stata ricevuta il 21 dicembre scorso, a margine del presidio nazionale, dalla sottosegretaria Francesca Puglisi, che si era impegnata all’apertura di un tavolo di confronto per giungere a una celere e definitiva soluzione. Confronto che, al momento, si è esaurito in un solo incontro - quello del 21 gennaio -, alla presenza di una folta delegazione istituzionale, in cui abbiamo di nuovo precisato i termini della vertenza, originata da una legge del 2016, che non trova applicazione, a partire dai lavoratori del bacino ex Firema, che dal 1° gennaio, oltre a non essere collocati in pensione, avendo esaurito tutti gli ammortizzatori a disposizione, sono privi di qualsivoglia copertura reddituale". Così Fiom, Fim e Uilm nazionali in una nota unitaria.

“Avevamo apprezzato, durante l’incontro, la determinazione del ministero circa l’individuazione di una soluzione in tempi brevi e ci aspettavamo, come dichiarato al tavolo, una riconvocazione in tempi brevi. Così non è stato. Nonostante i nostri ripetuti solleciti a oggi non siamo in presenza di alcun riscontro da parte della sottosegretaria, mentre gli emendamenti promossi da Cgil, Cisl e Uil nel decreto 'Milleproroghe' sono stati cassati. Non ci stiamo. Serve rispetto per gli addetti del settore e per i loro rappresentanti sindacali. Allora riparte la mobilitazione, con presìdi e richieste d’incontro presso le Prefetture, affinché si dia seguito agli impegni presi e si trovi, finalmente, una rapida e definitiva soluzione a questa annosa vertenza”, dichiarano Ferdinando Uliano, Pietro Locatelli e Andrea Farinazzo, responsabili nazionali per Fim, Fiom e Uilm.

Fp Cgil Veneto: Ivan Bernini è il nuovo segretario generale

Thu, 20/02/2020 - 14:24

Ivan Bernini è il nuovo segretario generale Fp Cgil Veneto. L'assemblea generale della Fp Cgil del Veneto lo ha eletto questa mattina. 50 anni, di cui otto passati alla guida della Funzione pubblica di Treviso, Bernini proviene dall'Ulss euganea di Padova. Nel 2004 è entrato nella segreteria della Funzione pubblica di Treviso, con delega alla sanità, e nel 2012 ne è divenuto segretario generale. Alla direzione della Funzione pubblica Cgil regionale subentra a Daniele Giordano, ora impegnato nelle segreterie veneziane della Fp e della confederazione.

All'atto dell'elezione (presenti i segretari della Cgil del Veneto e della Fp nazionale, Christian Ferrari e Serena Sorrentino) Bernini si è detto consapevole dell'importanza del nuovo incarico che lo porta a condurre una delle più importanti categorie della Cgil veneta: non solo per numero di iscritti, ma anche per le tematiche (a partire dalla sanità, fino ai vari settori pubblici) e le sfide da affrontare per la qualità del lavoro pubblico, dei servizi ai cittadini e del welfare in regione.

Bertani: Filt Livorno, lavoratori senza stipendio né Naspi

Thu, 20/02/2020 - 13:59

“Senza stipendio e senza Naspi: ciò che sta succedendo ai novanta dipendenti delle ditte Gvg e Alfa è inconcepibile. Le ditte in questione avevano in subappalto dalla Unilevel di Roma il servizio di movimentazione e stoccaggio auto per la Bertani, azienda appaltante. Il 31 gennaio scorso Unilevel ha deciso di disdire con due anni di anticipo il contratto d'appalto con Bertani: dieci giorni più tardi, Gvg e Alfa si sono di conseguenza dichiarate impossibilitate a proseguire il servizio e così le lavorazioni sono terminate”. Così Giuseppe Gucciardo, segretario generale Filt Cgil Livorno.

Adesso i novanta addetti di Gvg e Alfa sono disoccupati e non hanno ancora riscosso lo stipendio di gennaio. La situazione sta diventando sempre più critica: ci sono gli affitti e i mutui da pagare. Gvg e Alfa si stanno comportando come società fantasma: di loro non si ha più notizia, sono sparite nel nulla. Bertani si era dichiarata disponibile a fare da garante per gli stipendi: fino a oggi, però, non abbiamo ricevuto risposte concrete, l'azienda si sta trincerando dietro a un preoccupante silenzio. Il sospetto è che si stia solo cercando di guadagnare tempo”, rileva il dirigente sindacale.

“Oltre al danno, però, c'è anche la beffa. Risulta infatti che i novanta dipendenti non abbiano per il momento diritto neanche alla Naspi, a causa di alcune inadempienze da parte di Gvg e Alfa dal punto di vista previdenziale: tutto ciò sarebbe emerso a seguito di alcuni accertamenti da parte dell'Inps. I lavoratori sono pronti a mobilitarsi: chiedono risposte concrete e veloci. Abbiamo già chiesto un incontro urgente al prefetto. Il futuro di queste persone è incerto. A quanto si capisce, ci sarebbe una trattativa avanzata per reintegrare la maggior parte di esse in una società in via di creazione: l'auspicio è che tutto vada a buon fine e che si dia una risposta occupazionale al maggior numero di addetti possibili”, aggiunge il sindacalista.

“Non resta però che evidenziare quanto questa vicenda rappresenti una sorta di ‘storia infinita’, con un fine non lieto. È dal 2016, infatti, che Bertani terziarizza il servizio di movimentazione e stoccaggio auto. In questi anni si sono alternate ben cinque imprese. Distorsioni contrattuali, irregolarità contributive, difficoltà a recuperare i salari: a pagare i costi più alti sono sempre stati i lavoratori”, conclude il sindacato.

Part time ciclico verticale, l’Inps perde ancora

Thu, 20/02/2020 - 13:22

Il tribunale di Lecce ha sancito il diritto di una lavoratrice iscritta e assistita dalla Filcams Cgil a vedersi riconosciuta l’anzianità previdenziale per 52 settimane, comprensive quindi anche dei periodi di sospensione “involontaria” dal lavoro alle quali è costretta. Ne dà notizia il sindacato chiedendosi “quanti soldi dei cittadini dovranno ancora essere buttati prima che il governo e l’Inps si decidano a riconoscere un diritto che l’Europa, la Corte di giustizia europea e tutti i tribunali italiani hanno sancito”.

“Nonostante l’ennesima sconfitta – prosegue la Filcams –, l’Inps e il governo continuano a non dare seguito e a non rispettare gli impegni”. Il mancato adeguamento delle normative italiane alle direttive europee “provoca danni alle lavoratrici e lavoratori che si trovano nella condizione paradossale di dover lavorare 50 anni per maturarne 40 di anzianità pensionistica”, rileva il sindacato, sottolineando inoltre lo “spreco di denaro pubblico per il pagamento delle spese processuali delle cause che puntualmente l’Inps ha perso, sta perdendo e perderà. Per queste ragioni è necessario che il governo e l’Inps intervengano per sanare e sancire un diritto di tante lavoratrici e lavoratori”.

“Se non ci saranno gli interventi che richiediamo da troppo tempo, la Filcams continuerà a mettere in campo le iniziative di denuncia e contrasto e a intensificare le cause per vedere riconosciuto ad ogni lavoratrice e lavoratore il diritto dovuto”, conclude la nota del sindacato.

Multiservizi, 80 licenziamenti nelle utenze non domestiche

Thu, 20/02/2020 - 12:51
Nell’ambito dell’appalto utenze non domestiche la società capofila, Roma Multiservizi (di proprietà al 51% di Ama e controllata dal Comune di Roma), comunica la scelta di licenziare 80 lavoratori, appellandosi alla mancata emissione del nuovo bando e rifiutando inspiegabilmente la proposta di proroga da parte di Ama. “È inaccettabile – dichiarano Natale Di Cola, segretario Cgil Roma e Lazio, e Giancarlo Cenciarelli, segretario generale Fp Cgil Roma e Lazio –, è l’ennesima azione di Roma Multiservizi, di cui non si comprendono le vere finalità, che s'inserisce nella complessa vicenda dei contenziosi tra partecipate e Comune, le cui conseguenze ricadono direttamente sul livello dei servizi e viene pagato da lavoratori e cittadini”.

“Oggi (20 febbraio, ndr) in Consiglio – in cui si discuterà proprio del tema partecipate – la sindaca Raggi prenda una posizione chiara a tutela del lavoro e del servizio pubblico e mantenga gli impegni presi più volte a tutela dei livelli occupazionali, intervenendo subito, affinché Roma Multiservizi ritiri la procedura di licenziamento. Al contempo, Ama acceleri sulla pubblicazione del nuovo bando che, per le utenze non domestiche, come abbiamo sempre contestato, non ha prodotto gli effetti dichiarati sul servizio e ha causato più di un problema ai lavoratori, presi anche come bersaglio mediatico di ciò che non andava nell’assegnazione del servizio. I lavoratori non possono essere utilizzati come pedine nei rapporti di forza tra soci, partecipate e Roma Capitale. L’interesse pubblico e la tutela del lavoro devono prevalere: ci aspettiamo già oggi un intervento politico deciso in tal senso, altrimenti dai prossimi giorni partirà una forte mobilitazione dei lavoratori”, concludono i due dirigenti sindacali.

Fusioni bancarie, la preoccupazione resta alta

Thu, 20/02/2020 - 11:54

Le presentazioni dei piani industriali ai sindacati qualche giorno fa (il 14 e il 17 febbraio) da parte di Unicredit e Ubi (Piano Stand alone) sono state l'anteprima dell'operazione, annunciata da Intesa Sanpaolo, di acquisizione di Ubi tramite offerta pubblica di scambio. L’operazione coinvolge anche Bper in un accordo di acquisizione di sportelli nelle aree dove l'unione tra le due banche porterà a una quota di mercato superiore a quanto consentito dall'autorità Antitrust. Piani e movimenti che complessivamente toccano banche con quasi 200 mila dipendenti. “Tali operazioni non possono che preoccupare i lavoratori del settore e il sindacato”, commentano Fisac Cgil Marche e Cgil Marche, che avevano già espresso preoccupazioni per le ricadute dell’annunciato piano di ristrutturazione del Gruppo Unicredit sul personale bancario e sull’economia della regione Marche.

La banca – spiegano le due organizzazioni sindacali – ha annunciato una chiusura complessiva nazionale di 450 filiali con esuberi per oltre 6 mila dipendenti entro il 2023, ricorrendo espressamente anche alla mobilità professionale e territoriale dei dipendenti. Nelle Marche, Unicredit ha circa 460 dipendenti con una quarantina di sportelli (di cui già 28 con servizi ad operatività ridotta); di questi, due sportelli sono in chiusura nel prossimo mese. Molto più complessa l'operazione in Ubi, che nelle Marche rappresenta tra il 25 e il 30% della quota di mercato. In questo caso si presentano due scenari, un piano industriale concepito Stand Alone (di fatto superato lo stesso giorno della sua presentazione) che prevede oltre 2.030 esuberi, 2.360 riqualificazioni professionali e la chiusura di 175 sportelli (con ovvie problematiche anche di mobilità)”.

Il Piano di Intesa prevede, a regime, 5.000 uscite volontarie compensate da un 50% di nuove assunzioni e la cessione di 400-500 sportelli a Bper di cui 44 potrebbero essere concentrati nelle Marche. “Da un lato – commentano Fisac e Cgil – si annunciano chiusure di sportelli in linea di continuità con la riduzione di servizi e desertificazione bancaria nelle Marche: erano 1.206 nel 2010, passati poi a 844 nel 2018, pari al -30% (dati Bankitalia), ulteriormente scesi nel 2019 a 825 (dati elaborati dalla Fisac nazionale) soprattutto a discapito dei piccoli centri e delle zone montane colpite dal terremoto. Dall'altro lato, nel caso la proposta Intesa fosse accettata, si prevederebbe nelle Marche la cessione di numerosi sportelli inclusi dipendenti a Bper, per il momento senza alcuna indicazione chiara circa il loro futuro e le modalità di passaggio”.

Le organizzazioni sindacali “esigono ulteriori dettagli dell'operazione e vigileranno affinché non vi siano impatti negativi sui lavoratori, territori e sulle loro popolazioni. Inoltre le fuoriuscite volontarie dovranno essere accompagnate da nuove assunzioni sul territorio, ma anche mantenute le lavorazioni nei locali centri direzionali e nelle unità decentrate senza ricorso ad esternalizzazioni. Ricordiamo – concludono Fisac e Cgil Marche – infine che le Marche sono una regione che ha già pagato in termini occupazionali in passato, subendo una riduzione, tra il 2011 e il 2018, di quasi del 30% degli occupati nel settore credito passando da 9.072 (dati Banca d’Italia) a 6.406 contro una media nazionale di diminuzione della popolazione bancaria del 13,3%”.

Genova, il 25 febbraio presentazione libro "La strage silenziosa" sui morti d'amianto

Thu, 20/02/2020 - 11:32

Martedì 25 febbraio alle ore 17 presso il salone del Municipio VII Ponente in piazza Sebastiano Gaggero 2 a Voltri si terrà la presentazione del libro La strage silenziosa. Genova e i morti d’amianto, storia di una battaglia operaia. La Cgil ha deciso di pubblicare questo volume per diverse ragioni. La prima, per far conoscere l’immensa tragedia operaia che ha coinvolto la nostra città, con migliaia di decessi per esposizione all’amianto. La seconda per ridare dignità a quanti hanno subìto l’inchiesta della magistratura che è durata quasi 10 anni e che ha inquisito non chi ha avuto la responsabilità di tanti morti, ma le vittime. La terza per ricostruire la storia di una battaglia operaia e quella della Cgil nel portarla avanti. La quarta per conoscere la verità e ottenere giustizia.

Questo è un libro crudo dove i racconti di vita operaia si intrecciano con quelli legati all’inchiesta, un libro che fa parlare anche chi non c’è più e che tenta di ricostruire in modo semplice e diretto una storia che nasce nella Genova del dopoguerra e che arriva sino ai giorni nostri. La storia è quella di una città legata al suo porto e alla storia delle partecipazione statali, la grande industria che fece di Genova una delle tre città del triangolo industriale, insieme a Milano e Torino. Quella storia è finita da tempo, ma la vocazione industriale resiste e con essa la classe operaia e portuale che ancora è motore trainante dell’economia, non solo locale. Il testo fotografa una realtà complessa, a partire dagli anni cinquanta, quando i prodotti di amianto vengono utilizzati in maniera diffusa e che non termina con la sua messa al bando, ma va oltre sino ad arrivare ad oggi. Interverranno gli autori Marco Grasso e Marcello Zinola, il segretario generale dello Spi Cgil di Genova Antonio Perziano, due testimoni Livio Verdi e Alessandro Rela, rispettivamente ex dipendenti Ansaldo e Ilva.

Fp e Filcams, 21 febbraio iniziativa su contrattazione negli appalti pubblici

Thu, 20/02/2020 - 10:56

“Formazione. Conoscenza. Azione. Per praticare la contrattazione inclusiva negli appalti pubblici”. Questo il titolo dell’iniziativa promossa da Filcams Cgil e Fp Cgil in programma domani (venerdì 21 febbraio) a Roma presso la sede della Cgil nazionale (Salone Giuseppe Di Vittorio) in corso d’Italia 25 a partire dalle ore 10.

L’iniziativa, rivolta ai segretari regionali, di area metropolitana e all’apparato politico nazionale di Filcams e Fp, avrà inizio alle ore 10 con l’introduzione affidata alle due segretarie generali: Maria Grazia Gabrielli della Filcams Cgil e Serena Sorrentino della Fp Cgil.

Seguiranno poi alcuni contributi: ‘Il ruolo della Pa nel ciclo degli appalti’ a cura di Luca Lobianco e ‘Gli operatori privati del terziario/servizi negli appalti pubblici e gli strumenti normativi a supporto della contrattazione con le Pa’ a cura di Pierdanilo Melandro. Al termine dei contributi, spazio agli interventi. Mentre le conclusioni, previste alle ore 13.30, saranno a cura della segreteria confederale nazionale: Ivana Galli, Giuseppe Massafra e Tania Scacchetti.

Legno-arredo: è sciopero generale

Thu, 20/02/2020 - 09:30

Venerdì 21 febbraio sarà sciopero generale di 8 ore delle lavoratrici e dei lavoratori, dipendenti diretti ed interinali, del settore legno-arredo industria. A proclamarlo lo scorso 10 gennaio le sigle sindacali del settore Feneal Filca Fillea, dopo la rottura delle trattative con Federlegno per il rinnovo del contratto nazionale di categoria, scaduto il 31 marzo del 2019 per circa 150 mila lavoratori.

“Abbiamo deciso di scendere in piazza con 4 manifestazioni interregionali a Milano, Treviso, Pesaro e Bari – dichiarano le segreterie nazionali - per dire no all’aumento della precarietà e alla riduzione dei diritti. I 150mila lavoratori del settore aspettano risposte da quasi un anno e non meritano il trattamento riservato finora da una controparte che intende affermare un modello di impresa basato non sulla qualità del lavoro, sugli investimenti, sulla professionalità e sul benessere organizzativo, ma sulla riduzione dei costi e su una gestione unilaterale dell’organizzazione del lavoro. Noi non ci stiamo".

"L’abbandono del tavolo - proseguono i sindacati - è stato un atto gravissimo che mostra una scarsa considerazione delle relazioni industriali, mentre siamo convinti che le nuove sfide sui mercati si vincano puntando all’innovazione e sul governo delle trasformazioni produttive, investendo in capitale umano, pagato il giusto e con le adeguate tutele e protezioni, e rafforzando la partecipazione dei lavoratori. Chiediamo un contratto che redistribuisca risorse adeguate ai lavoratori – concludono i sindacati – difendendo la qualità del lavoro e garantendo un forte sistema di relazioni industriali nell’ottica della partecipazione e del benessere organizzativo.”

Il centro antiviolenza entra in fabbrica

Thu, 20/02/2020 - 08:23

Costruire percorsi di contrasto alla violenza di genere all'interno del luogo di lavoro, attraverso momenti di confronto costruttivo e concreto con chi di questi fenomeni si occupa quotidianamente: è questo il senso dell'iniziativa, di carattere contrattuale, che la Filctem Cgil di Parma ha costruito insieme all'azienda Davines, leader nel settore della cosmetica, che si è resa a disponibile a collaborare con le rappresentanze sindacali per fornire gli spazi, le agibilità e il supporto necessario.

Così, nella giornata di martedì 18 febbraio, il centro antiviolenza di Parma, la struttura che assiste le donne vittime di violenza maschile, è potuto entrare in fabbrica ed incontrare le lavoratrici e i lavoratori di Davines. "Siamo molto felici - ha dichiarato Stefania Bollati, della dirigenza Davines, in apertura di incontro - di essere pionieri, come azienda del territorio, in questa esperienza di consapevolezza e condivisione di una realtà, quella del Centro Antiviolenza, ancora troppo sconosciuta, se non per quelle persone che per le loro dolorose vicende l'hanno incontrato. L'associazione svolge un fondamentale ruolo di tutela verso le donne, e siamo orgogliosi di potere fare da amplificatori di questo messaggio anche in un'ottica di informazione e prevenzione. A tale proposito, auspichiamo di vedere ai quattro incontri programmati una massiccia presenza di uomini".

"L'accordo con Davines rappresenta - ha spiegato Tommaso Poletti, della segreteria Filctem Cgil Parma - un punto di partenza molto importante, di cui si deve dare atto alla società e che auspichiamo possa avere seguito anche in altre realtà". "Ringrazio l'azienda - ha rincarato Lisa Gattini, segretaria generale Cgil Parma - per aver voluto ospitare questo evento non usuale. Era infatti uno degli obiettivi che le organizzazioini sindacali si erano poste da tempo: portare nei luoghi di lavoro una riflessione seria e concreta per contrastare molestie e violenze, in particolare verso le donne, che sono le più colpite. Esistono infatti ancora molte resistenze e tabù a trattare questi argomenti, nonostante accordi confederali in materia che noi vorremmo fossero recepiti in tutte le aziende". Dello stesso avviso Maritria Coi, segretaria generale della Filctem Cgil Emilia Romagna , che con il suo intervento all'incontro di Parma ha voluto sottolineare l'importanza di questa conquista contrattuale.

La parola è andata poi a Samuela Frigeri e Arianna Gatti del Centro Antiviolenza di Parma, che hanno catturato l'attenzione dei lavoratori e delle lavoratrici Davines, suddivisi in misura pressochè paritaria tra donne e uomini, illustrando l'attività svolta dall'associazione e dalla struttura, approfondendone la storia, che affonda le sue origini nei movimenti delle donne, le metodologie di presa in carico, i dati di accesso e i relativi effetti delle violenze anche dal punto di vista socio-sanitario, sociale e lavorativo. Il Centro tornerà in azienda con altri incontri che verranno calendarizzati nelle prossime settimane.

Sangemini e Rocchetta: acque (minerali) agitate

Thu, 20/02/2020 - 08:02

“Devono capire che noi non siamo azioni che si comprano e si vendono in borsa, siamo persone in carne ed ossa e pretendiamo il rispetto della nostra dignità”. Parla con la determinazione e la rabbia di chi non intende mollare Riccardo Liti, operaio della Sangemini, storica fabbrica di acque minerali con sede nel paese omonimo (San Gemini) in provincia di Terni. Parla a una platea composta da altri lavoratori, ma anche da tanti politici, o meglio “politicanti”, come li chiama lui più volte, accusandoli di aver fatto troppe “promesse da bar” in questi anni difficili.

Liti è in cassa integrazione come i suoi colleghi della Sangemini. Quindi, da uno stipendio di circa 1600 euro si vede sottrarre ogni mese 250 euro. “Così non si va più avanti”, grida ancora dal palco del teatro comunale di San Gemini, dove il sindaco ha convocato un consiglio aperto, al quale partecipano i lavoratori, i rappresentanti istituzionali nazionali e regionali, i sindacati, ma non la proprietà. Quella famiglia Pessina (la stessa che ha chiuso l'Unità per capirci) che ha acquisito acqua Sangemini nel 2014, attraverso concordato, per soli 16 milioni di euro e con azzeramento dei debiti.

“Da mesi chiediamo insieme alle nostre segreterie nazionali di confrontarci con loro – spiega Michele Greco, segretario generale della Flai Cgil dell'Umbria – ma sono totalmente latitanti. Intanto, la fabbrica rischia di ritornare a uno scenario drammatico come quello del 2014. Non c'è liquidità e l'impressione è che la proprietà punti a uno spacchettamento del gruppo (Acque minerali d'Italia, che oltre a Sangemini possiede molti altri marchi e conta circa 450 dipendenti, ndr) con alcune cessioni che sarebbero già in corso”.

Che fine farebbe in questo scenario lo stabilimento Sangemini, con i suoi 84 dipendenti? Non si sa. All'ultima richiesta d'incontro, avanzata dalle segreterie nazionali dei sindacati Flai, Fai e Uila, la proprietà ha risposto con un rinvio di altri 10 giorni, gli ultimi che i lavoratori sono disponibili a concedere.

“La misura è colma – insiste Riccardo Liti, che oltre ad essere operaio è delegato Rsu per la Flai Cgil – devono capire che questa è la nostra fabbrica e abbiamo già fatto enormi sacrifici per salvarla, ma ora non siamo più disponibili a sottostare a giochetti finanziari che guardano ad interessi che sono opposti ai nostri. Noi vogliamo salvare questo marchio storico, ma come possiamo farlo se in fabbrica manca tutto, dai tappi alle etichette? Sono sei mesi che non facciamo uscire una bottiglia di vetro – continua Liti – eppure era proprio il vetro su cui avremmo dovuto puntare stando all'accordo che abbiamo sottoscritto nel 2018 e che ci è costato tanti sacrifici”.

A questo punto tra i lavoratori comincia anche a serpeggiare l'idea che forse si potrebbe fare meglio senza “l'ingombro” di imprenditori che hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza: “Abbiamo già fatto vedere in passato che sappiamo autogestire la fabbrica, lo abbiamo fatto per oltre 8 mesi, con ottimi risultati – dice ancora Liti – quindi, se ce ne sarà bisogno, siamo pronti a metterci in prima linea per la nostra fabbrica e a percorrere tutte le strade utili a salvare il lavoro e la produzione”.

Intanto, dall'altra parte dell'Umbria, a Gualdo Tadino, un altro storico marchio di acque minerali, Rocchetta, vive difficoltà completamente diverse. “Paradossalmente qui sarebbero pronti investimenti ingenti, circa 30 milioni di euro, che sarebbero indubbiamente importanti per il territorio – spiega ancora Michele Greco, segretario della Flai Cgil – ma tutto è bloccato per un contenzioso legale sulla proprietà dei pozzi e sui diritti di attingimento”. Il sindacato, che non vuole entrare nel merito giuridico della questione, ha però le idee chiare sull'assoluta necessità di scongiurare qualsiasi ipotesi di disinvestimento da parte di Rocchetta. “Per questo abbiamo già chiesto un incontro urgente alla proprietà e alla Regione – continua Greco – affinché si prenda in mano la situazione e si conduca rapidamente a soluzione, senza far ricadere ancora una volta sui lavoratori il peso di una situazione sulla quale non hanno alcuna responsabilità”.

Due casi diversi, uno stesso territorio e, soprattutto, un'esigenza comune: fare presto. “Non c'è più tempo – conclude Greco – perché la stagione estiva è già alle porte e perdere quel treno potrebbe essere, soprattutto per Sangemini, letale. Ecco perché chiediamo alle istituzioni e alla politica meno passerelle e più fatti concreti. Gli imprenditori vanno richiamati alla loro responsabilità. Parliamo di acqua, un bene pubblico, gli strumenti per esercitare un potere di certo non mancano”.