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Actualizado: hace 4 hours 4 min

Cotral Spa, sindacati: Roma Multiservizi non rispetta le regole

Vie, 15/11/2019 - 10:08

"Ancora Roma Multiservizi spa dietro il mancato rispetto delle regole": la denuncia arriva dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti di Roma e Lazio che accusano la società di non voler procedere all'assunzione alle stesse condizioni dei lavoratori addetti ai servizi di pulizia e igiene ambientale degli uffici e del parco mezzi di Cotral Spa.

"Durante gli incontri di confronto all'Ispettorato territoriale e in sede sindacale, le dichiarazioni di un taglio del 30% non lasciano spazio a interpretazioni diverse - affermano i sindacati - Riteniamo inapplicabile un taglio del genere, su un appalto dove nella stessa gara sono stati inseriti servizi aggiuntivi che prima erano svolti soltanto a chiamata".

Ma oltre a questo, da verifiche effettuate sui singoli depositi, ai sindacati risulta che le lavorazioni svolte sono anche superiori ai parametri contrattuali dei singoli lavoratori, che a volte devono anche rendersi disponibili a lavoro supplementare per terminarle. "A ciò si aggiunge - insistono Filcams, Fisascat e Uiltrasporti - la quantomeno anomala situazione che sul Lotto 1 della stessa gara, affidato al consorzio CNS, i lavoratori sono stati assunti alle stesse condizioni".

"Come organizzazioni sindacali abbiamo avviato lo stato di agitazione del personale presente nell'appalto e preannunciato azioni di lotta e protesta sindacale - concludono i sindacati - Con questa presa di posizione da parte dell'Ati Roma Multiservizi e Rekeep spa, è forte il rischio che il servizio non parta regolarmente mettendo in difficoltà tutta l'utenza delle rete di trasporti Cotral spa sul territorio Roma Latina e Frosinone".

Poligrafici in sciopero al Tirreno

Vie, 15/11/2019 - 08:36

Hanno scioperato i poligrafici del "Tirreno" per l'intero turno di lavoro della giornata di giovedì 14 novembre, per protestare contro il piano industriale del gruppo editoriale Gedi che prevede un esubero di 30 persone. Nel tardo pomeriggio i lavoratori si sono recati anche davanti al Palazzo Pancaldi dove era in programma un'iniziativa pubblica ("L'alfabeto del futuro") lanciata dallo stesso gruppo editoriale Gedi.

I lavoratori hanno dato vita a un presidio di protesta con tanto di striscioni e bandiere. Alcuni esponenti del gruppo Gedi hanno accettato di avere un breve colloquio con una delegazione di lavoratori: "Ci state rubando il futuro" è stato il messaggio dei poligrafici. "L'azienda - ha ribadito Graziano Benedetti, segretario generale Slc-Cgil provincia di Livorno - deve fare marcia indietro, il piano industriale che prevede 30 esuberi è irricevibile. Livorno non può perdere altri posti di lavoro. La nostra battaglia è appena iniziata". 

Emergenza costruzioni: sindacati in 100 piazze

Vie, 15/11/2019 - 07:24

A distanza di otto mesi dallo sciopero generale, i lavoratori delle costruzioni tornano in piazza con Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil per chiedere il rilancio del settore. L’appuntamento è per oggi, 15 novembre 2019, con iniziative in 100 piazze italiane, presidi, volantinaggi, incontri con le istituzioni per ribadire la richiesta al governo di intervenire con scelte chiare e misure concrete che riportino il settore al centro della politica, rilanciando così la competitività e la produttività di tutto il Paese.

“Sarà l’ennesima occasione per illustrare le nostre proposte – spiegano i segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Vito Panzarella, Franco Turri, Alessandro Genovesi – a partire dall’urgenza di attivare una vera politica industriale per i settori dell’edilizia e dei materiali da costruzione, indispensabile a dare risposte definitive alla crisi nel settore”.

È chiaro il messaggi da #Roma #Cagliari #Palermo? #ApriteiCantieri ‼️‼️#15novembre mobilitazione nazionale #FenealFilcaFillea edili in #100piazze #aTestaAlta #NoiNonCiFermiamo ! pic.twitter.com/D5SxzAJp4w

— filleacgil (@filleacgil) November 14, 2019

I sindacati chiedono “il rilancio delle infrastrutture, la riqualificazione e messa in sicurezza del territorio, la riforma delle pensioni e del fisco, un impegno più forte sulla legalità con il rafforzamento del Durc e della congruità, l’attuazione della patente a punti, un inasprimento delle pene, una reale riforma del codice degli appalti, che riduca il ricorso al subappalto e il numero delle stazioni appaltanti e favorisca il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”.

“Chiediamo un confronto con il governo visto che aspettiamo ancora una convocazione dai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico. E invece giudichiamo positivamente il confronto già avviato con il ministero delle Infrastrutture. Dopo gli annunci delle scorse settimane - proseguono i segretari generali degli edili Cgil, Cisl e Uil - vogliamo capire i tempi e le modalità con cui si vuole intervenire per affrontare quella che è una vera e propria ‘emergenza costruzioni’, che in 11 anni di crisi, la più drammatica dal dopoguerra, ed in assenza di una idea di politica industriale ha lasciato sul terreno 120 mila imprese chiuse e 800mila operai senza lavoro. Rimettere in moto il settore, da sempre volano per la ripresa economica, vuol dire non solo lavoro per centinaia di migliaia di persone e ossigeno per un indotto enorme ma dare al paese infrastrutture moderne, edifici e territori riqualificati, riducendone i consumi e mettendoli in sicurezza dai rischi sismico ed idrogeologico. Far ripartire le costruzioni vuol dire far ripartire l’intera economia del paese”.

Di seguito un elenco delle principali iniziative in programma:
ABRUZZO
 Pescara manifestazione regionale Piazza Unione, davanti all’Assessorato ai Lavori Pubblici, ore 9:30.
BASILICATA Brienza (Potenza), presidio ore 13:00 in viale Stazione, presso il piazzale antistante la base cantiere Vittadello (impresa esecutrice dei lavori variante Brienza). Potenza, volantinaggio presso Piazza Prefettura e Regione Basilicata.
CALABRIA Catanzaro, ore 10:00 presidi davanti la prefettura. Presidi nelle piazze di periferia: provincia di Cosenza, a Serricella di Acri, Sant’Agata di Esaro e Morano Calabro; provincia di Catanzaro, a Borgia e Girifalco.
CAMPANIA Napoli ore 10:00 presidio davanti la sede Giunta Regionale Palazzo Santa Lucia. Avellino, Benevento, Caserta, Salerno presidi presso le rispettive prefetture a partire dalle 10:00.
EMILIA ROMAGNA ore 9:30 presidio regionale a Bologna, piazza Franklin Delano Roosevelt.
FRIULI VENEZIA GIULIA Trieste presidio dalle 11:00 in piazza Oberdan, presso la sede della Regione ed incontro con capigruppo.
LAZIO Roma ore 9.30 p.zza Santi Apostoli Prefettura, Rieti svincolo Miciliano, Latina, Rotonda Borgo Piave.
LIGURIA Manifestazione a carattere regionale ore 9:00 presso la Sede della Regione della Liguria (a Genova), con corteo alle ore 11:00 fino alla Prefettura.
LOMBARDIA Manifestazione e presidio regionale sul ponte della strada statale n. 36 (del Lago di Como e dello Spluga) di Annone Brianza in corrispondenza del km 41,200 dalle ore 10:00 alle ore 12:30. Incontri con Prefetti di ogni singolo territorio.

MARCHE Ancona presidio regionale con volantinaggio ore 9:30 Piazza Roma, richiesto incontro al presidente della Regione.
MOLISE Manifestazione Regionale a Campobasso presso Giunta regionale via Genova, 11, ore 9:30.
PIEMONTE Alessandria, Cuneo, Novara, Torino: presidi presso le Prefetture dalle ore 10:00.
PUGLIA Bari, Brindisi, Foggia, Lecce presidi davanti alle Prefetture a partire dalle 10.00. A Taranto presidio nel centro storico e conferenzastampa, ore 10:00.
SARDEGNA Presidio regionale ore 10:00 Cagliari, viale Trento 69 Assessorato ai Lavori Pubblici.
SICILIA Palermo Assemblea pubblica Piazza Politeama ore 09:30. Catania, Messina, Trapani, Ragusa, Caltanissetta, Agrigento, Enna:  presidio e volantinaggio davanti alle prefetture ore 09:30. Siracusa: “Horror tour delle opere incompiute” ore 9:00.
TOSCANA Firenze presidio in Piazza Duomo 10:00 davanti Regione Toscana. Arezzo e Livorno: presidio davanti la prefettura.
TRENTINO Presidio a Trento, ore 10:00 in Piazza Dante, davanti al Palazzo della Regione.
UMBRIA Norcia, presidio regionale in piazza San Benedetto (presso il centro di valorizzazione) ore 10:30.

ArcelorMittal insiste: altoforni verso lo spegnimento

Jue, 14/11/2019 - 16:29

Il cronoprogramma delle fermate annunciate dall’amministratore delegato Lucia Morselli nell’incontro di oggi (14 novembre) con le Rsu dello stabilimento di Taranto “configura la possibilità di dismissione dell’impianto di Taranto con ricadute drammatiche sul futuro ambientale e occupazionale e con ripercussioni su tutti gli stabilimenti del gruppo”. A dirlo è la segretaria generale della Fiom Francesca Re David. Gli stop programmati sono questi: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio, nonché la fermata di Agglomerato, Cokerie e centrale termo elettrica quando gli altoforni si spegneranno.

Alla luce di queste novità “l’incontro di domani (15 novembre, ndr) al ministero dello Sviluppo economico con ArcelorMittal, che abbiamo più volte richiesto e sollecitato, assume un rilievo particolare”, spiega la sindacalista. Che poi aggiunge: “Alla presenza del governo nessuno potrà limitarsi a una semplice presa d’atto della fuga di ArcelorMittal dalle responsabilità e dagli impegni assunti con l'accordo del 6 settembre 2018. Il governo deve togliere ogni alibi ad ArcelorMittal”. Per la Fiom quelle responsabilità e quegli impegni rappresentano “altrettanti vincoli inderogabili non solo nell'esercizio della rappresentanza delle condizioni e dei diritti dei lavoratori di tutto il gruppo e dell'indotto, ma per le prospettive industriali del Paese”.

Al centro del confronto di domani ci sarà la procedura ex articolo 47 di retrocessione dei rami d'azienda. L'appuntamento è alle ore 15. Sull’argomento è tornato anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini: “Al Mise ci sarà il primo incontro con la presenza dell’azienda. La situazione è difficile e i tempi delle decisioni devono essere rapidi. Per noi non ci sono le condizioni per recedere dal contratto, per noi ArcelorMittal deve applicare tutte le parti del contratto.Non voglio perdere neanche un posto di lavoro – ha detto ospite di Tagadà su La7 –. Non è una discussione accettabile quella sugli esuberi. Lì si deve continuare a produrre acciaio, garantendo la salute di cittadini e lavoratori”.

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Fp Cgil, 26 novembre a Roma iniziativa 'Respect' su violenza verbale

Jue, 14/11/2019 - 16:13

"Respect! L'importanza dei linguaggi e dei comportamenti nel contrasto alla violenza di genere.". È il titolo dell'iniziativa promossa dalla Funzione Pubblica Cgil in programma a Roma martedì 26 novembre presso la Cgil nazionale in corso d'Italia 25 alle ore 16.30. All'indomani della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, la Fp Cgil vuole riflettere su un aspetto specifico, ovvero il crescente utilizzo di forme di violenze verbali, esplicitate in diverse modalità, nella vita privata come in quella pubblica, tanto sul lavoro quanto nei piccoli ambienti di vita personale.

Per farlo la categoria che rappresenta le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici della Cgil promuove un confronto con la partecipazione di Susanna Camusso, responsabile politiche di genere per la Cgil; Monica Martinelli, fondatrice della casa editrice Settenove per la prevenzione della violenza di genere; Graziella Priulla, sociologa e saggista, già docente all'Università di Catania nel Dipartimento di scienze politiche e sociali; Serena Sorrentino, segretario generale Fp Cgil Nazionale. A moderare la discussione Flavia Fratello, giornalista de La7

L'iniziativa, grazie a RadioArticolo1, verrà trasmessa in diretta Facebook dalle 16.30 di martedì 26 novembre sulla pagina della Funzione Pubblica Cgil nazionale e su quella della webradio della Cgil.

ArcelorMittal, sciopero di 8 ore a Legnaro (Padova)

Jue, 14/11/2019 - 15:33

Nell'ambito delle iniziative di protesta contro la decisione di ArcelorMittal di avviare la procedura di disimpegno degli stabilimenti ex Ilva domani, venerdì 15 novembre, è stato proclamato uno sciopero di 8 ore a Legnaro, in provincia di Padova. Questa iniziativa si inserisce all'interno del pacchetto di 24 ore di sciopero proclamato dalle segreterie nazionali di Fim-Fiom-Uilm.

Sempre domani, nel pomeriggio, è stato convocato alle 15.30 il tavolo al ministero dello Sviluppo economico con le organizzazioni sindacali e l'azienda. Le risultanze dell'incontro saranno ovviamente oggetto di valutazione per le decisioni da assumere sulla modulazione delle iniziative di mobilitazione e di lotta.

Autonomia, «ancora non ci siamo»

Jue, 14/11/2019 - 15:22

“Apprezziamo il metodo adottato dal Ministro Boccia, che ha previsto un confronto con le parti sociali, e l’impegno da lui assunto di porre come prioritaria la necessità di una cornice normativa entro cui procedere e di identificare strumenti di perequazione efficaci volti a ridurre i divari territoriali”. Lo afferma la segretaria confederale della Cgil Rossana Dettori commentando l’incontro di ieri con il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Francesco Boccia. Tuttavia, il sindacato ritiene che la bozza di legge quadro presentata “non sia ancora sufficiente a rispondere alle problematiche poste dai percorsi di attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, per garantire la coesione nazionale e l’esigibilità dei diritti civili e sociali fondamentali in tutti i territori”.

Per la Cgil “è fondamentale che le legge preveda la definizione delle norme di principio nei cui confini possa essere esercitata l’autonomia, norme da cui far derivare i Livelli Essenziali delle Prestazioni. La determinazione di questi ultimi - sottolinea Dettori - non può essere affidata solo ad una figura commissariale, e non può limitarsi a fotografare l’esistente”.

Inoltre “è indispensabile che nel provvedimento siano individuate le risorse aggiuntive necessarie a realizzare una perequazione finalizzata a ridurre gli attuali divari garantendo a tutti i diritti sociali. Se invece il processo continuerà nei limiti delle risorse già stanziate - sostiene la dirigente sindacale - il riequilibrio tra territori avverrà verso il basso anziché verso l’alto come dovrebbe”. “Continueremo a seguire con attenzione il prosieguo del confronto tra il ministro e le regioni per esprimere la nostra valutazione definitiva, e auspichiamo - conclude la segretaria confederale - si possa realizzare un confronto con le parti sociali anche sui termini delle singole trattative”.

"Non ci siamo". È poi il commento della Flc. "Per la vaghezza dei principi che vincolano le future intese - continua il sindacato della conoscenza della Cgil -, non ci siamo per l'indeterminatezza dei tempi di individuazione dei Livelli essenziali delle prestazioni che diventano non una precondizione ma un optional, non ci siamo sulle prerogative del Parlamento che sembrano declassate alla funzione di consultazione, non ci siamo sulla modalità di determinazione dei Lep (che non possono essere equivalenti a obiettivi di servizio) la quale deve scaturire da un confronto di massa e non da una semplice elaborazione di un ufficio ministeriale".

"Non ci siamo - conclude -  soprattutto su un punto di domanda che ha bisogno di una precisa risposta: la scuola e l'istruzione in che modo vengono tenute fuori da questo processo? Se non si esce da questa indeterminatezza e se non si risponde a questa domanda, ogni passo è un passo fatto verso il baratro della disgregazione e del secessionismo".

Emilia Romagna, il lavoro va alle urne

Jue, 14/11/2019 - 14:47

Il 26 gennaio prossimo i cittadini dell'Emilia Romagna saranno chiamati alle urne per rinnovare il consiglio regionale. È un appuntamento elettorale importante per gli equilibri politici nazionali, che si svolge però in un territorio che ha tentato di resistere alla crisi e che che negli ultimi due anni ha cercato di ripartire con performance migliori di altre regioni, ma in cui la Banca d'Italia registra comunque segni d'indebolimento nella seconda metà dell'anno scorso. “Siamo stati molto più reattivi nel contesto di crisi. Prima di altre abbiamo accelerato una ripresa che è stata prevalentemente trainata dall'export e dalle imprese di qualità. Oggi, però, avvertiamo pericolosi segnali di rallentamento che derivano dal quadro internazionale”, conferma ai microfoni di RadioArticolo1 Luigi Giove, segretario generale della Cgil dell'Emilia Romagna.

“Il nostro principale partner commerciale resta la Germania - continua Giove -, un Paese che ha subito un forte rallentamento della produzione industriale e fa venir meno l'apporto di componentistica delle nostre imprese. In ogni caso l'Emilia Romagna continua ad avere performance superiori rispetto alla media nazionale, ma soffre anche il più generale rallentamento dell'economia nazionale. Quando il Pil italiano si ferma intorno allo zero, pur essendo un territorio in crescita, anche qui il rallentamento è forte e significativo. E fa sentire anche i suoi effetti dal punto di vista occupazionale. Non è un caso se la cassa integrazione straordinaria e per riorganizzazione a settembre sia aumentata del 70% annuo”.

Domani (15 novembre) ci sarà anche la mobilitazione di tutti i lavoratori dell'edilizia. In Emilia Romagna, dopo 2 anni di ripresa del settore, i primi sei mesi del 2019 sono tornati a registrare un rallentamento. “Nelle costruzioni c'è stato un vero e proprio terremoto - conferma Giove -. Questa era la patria delle grandi cooperative edili, che sono praticamente scomparse tra il 2010 e il 2011. Abbiamo assistito ad amministrazioni controllate, fallimenti e grandi chiusure. In collaborazione con l'istituzione regionale, però, abbiamo saputo gestire gli effetti sociali di questa catastrofe”. Oggi che il comparto sembrava poter ripartire, invece, “il raffreddamento generale dell'economia ha avuto ripercussioni sul futuro delle costruzioni”. La Cgil conferma quindi che alcune opere infrastrutturali “che sono già state approvate e finanziate”, devono “essere immediatamente cantierate, come la bretella Campogalliano-Sassuolo, il passante autostradale bolognese e il raccordo della Cispadana”. Per Giove bisogna poi “dare gambe alla legge regionale sull'urbanistica, che si pone come obiettivo il consumo suolo zero, ed è un grande investimento di rimessa a sistema delle reti e dell'edilizia urbana”.

La Cgil, però, stima che le unità lavoro “continuino ad aumentare” e prevede che “continueranno a crescere anche per il prossimo anno”. I dati sugli occupati, però, “sono meno importanti di quelli relativi alle unità lavoro e le ore lavorate” che sono “ancora leggermente in crescita”. Dal punto di vista della qualità del lavoro, invece, “abbiamo esattamente i problemi che ci sono nel resto d'Italia”, con un “incremento a dismisura” della precarietà, della durata dei rapporti e nell'orario di lavoro”. Questo significa che la maggioranza delle imprese imprese emiliano-romagnole, “non sta facendo un investimento sul lavoro e sulle professionalità”.

“A noi – ha concluso Giove - piacerebbe che in vista del voto del 26 gennaio si discutesse di quale futuro vogliamo dare a questa regione, piuttosto che di altre discussioni che non riguardano il nostro territorio. In Emilia Romagna sono stati sottoscritti importanti accordi per la nascita di grandi imprese, oppure per mantenere la testa e il cuore di grandi imprese nel territorio. Sono queste le condizioni per creare occupazione di qualità, e contestualmente dobbiamo continuare ad essere attrattivi. È questa la discussione che ci interessa fare in vista delle elezioni regionali”.

 

Filt Basilicata: Lugi Ditella è il nuovo segretario generale

Jue, 14/11/2019 - 14:22

È stato eletto oggi a Potenza, alla presenza del segretario generale Filt, Stefano Malorgio, e del segretario generale Cgil Basilicata Angelo Summa, il nuovo segretario generale Filt Basilicata, Luigi Ditella. Proveniente dal settore delle ferrovie, 42 anni, succede a Franco Tavella, eletto segretario generale Spi Cgil Campania.

“I punti salienti che mettiamo in campo in un momento così delicato per i trasporti della nostra Regione sono quelli della difesa territoriale, per quanto riguarda il gruppo delle Ferrovie dello Stato, mentre per sul trasporto pubblico locale chiediamo che ogni attore rispetti i propri impegni. A proposito della logistica, comparto in forte crescita, stiamo mettendo in piedi tutte le azioni necessarie affinché i diritti di questi lavoratori vengano adeguatamente rispettati”, ha sottolineato il dirigente sindacale.

 

Torino e Gioia Tauro: secondo appuntamento gemellaggio camere del lavoro

Jue, 14/11/2019 - 14:09

Lunedì 18 e martedì 19 novembre la Cgil di Torino incontrerà la Cgil di Piana di Gioia Tauro per il secondo appuntamento del gemellaggio fra le due Camere del lavoro, con la presenza del segretario generale Maurizio Landini. Il primo appuntamento si è svolto lo scorso 22 giugno, in occasione della manifestazione nazionale unitaria di Reggio Calabria, quando Torino e Piana di Gioia Tauro avevano organizzato un'iniziativa comune sui temi della legalità e dell'accoglienza. Due territori lontani geograficamente ma con problemi comuni che riguardano la scarsa occupazione, il peggioramento delle condizioni di lavoro, e dove l'accoglienza dei migranti è messa a dura prova dalle leggi di questo paese. In un contesto in cui ogni anno l'incidenza delle economie irregolari sottrae alla ricchezza collettiva miliardi di euro, i reati estorsivi e la pervasività delle mafie è a livelli insostenibili, la legalità è il presupposto per qualsiasi ipotesi di sviluppo vero, sostenibile, giusto. E il sindacato e la Cgil intendono svolgere fino in fondo la propria parte su ognuno di questi fronti. Molto fitto il calendario degli appuntamenti delle due delegazioni torinese e calabrese, guidate dalle rispettive segretarie, Enrica Valfrè e Celeste Logiacco. Il 18 gli incontri a Torino e in provincia con le realtà associative di volontariato onlus che operano nel campo dell'accoglienza, di promozione della solidarietà e di lotta alle mafie. Martedì 19 l'incontro con i sindaci delle valli valdesi e il presidente della diaconìa valdese, mentre nel pomeriggio all'Auditorium Baralis di Pinerolo ci sarà l'Assemblea generale della Cgil di Torino, i cui lavori saranno conclusi dal segretario generale Cgil, Maurizio Landini.

L'aerospace è in crescita, ma Dema licenzia comunque

Jue, 14/11/2019 - 14:05

Praticamente un dipendente su tre: 213 su 733. È questa la richiesta di esuberi fatta dal gruppo Dema, società attiva nel mercato delle aerostrutture e dei velivoli civili controllata dal fondo d’investimenti Bybrook, che lavora all’80 per cento per conto di Leonardo, Strata e Bombardier. Il 30 ottobre scorso l’azienda ha annunciato i tagli nei quattro siti di Brindisi (due impianti), Somma Vesuviana (Napoli) e Paulisi (Benevento), con una procedura da attivarsi entro la metà del mese di novembre. Il tavolo di confronto al ministero dello Sviluppo economico per ora non ha portato soluzioni, i sindacati chiedono una nuova convocazione al dicastero.

Nell'ultimo incontro con sindacati e governo, Dema (e le sue aziende controllate Dar, Dcm e Cam) ha evidenziato come, in un settore comunque in crescita, la situazione del gruppo sia difficile poiché gravata da un indebitamento pesante, non più compatibile con gli assetti attuali. La perdita di bilancio è pari a 82 milioni di euro in tre anni. Il gruppo ha rimarcato come questa situazione di particolare criticità dal punto di vista finanziario si ripercuota anche sul processo di sostenibilità industriale. Da qui la decisione di operare una riorganizzazione, della durata di quattro anni, con la conseguente riduzione complessiva del personale dipendente. Raggiunto l’equilibrio finanziario, a partire dal 2021-2022 l’azienda prevede il recupero di una parte degli esuberi.

“L’azienda ha dichiarato la volontà di procedere alla definizione di un piano industriale di cui mancano gli investimenti, le linee di prodotto e gli asset produttivi specifici per tutti i siti”, spiega Claudio Gonzato, responsabile nazionale Fiom Cgil per il gruppo: “In questo contesto non è accettabile che, in una situazione che appare più difficile rispetto alla ristrutturazione di tre anni fa, con molti obiettivi 'bucati' rispetto al piano del 2017, siano i lavoratori a pagare il prezzo maggiore con la dichiarazione di esuberi da parte dell’azienda”. Per l’esponente sindacale “è chiaro che per cogliere le opportunità che il mercato offre serve una solidità che oggi l'azienda non ha. Ognuno dovrà fare la propria parte, ma per condividere un percorso servono un quadro chiaro, a partire dal piano industriale, e investimenti da parte dell'azionista, non iniziative unilaterali che non potranno consentire una discussione serena e compatibile con scelte che garantiscano il rilancio dell'azienda”.

Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil evidenziano, anzitutto, l’urgenza di esplorare “tutte le condizioni e le possibilità alternative ai licenziamenti, a partire dalla verifica per l’utilizzo di ammortizzatori sociali conservativi”. All'azienda chiedono di “declinare nel dettaglio per i singoli siti il piano industriale e il piano degli investimenti che dovrebbero sostenere il salvataggio dell’azienda e il suo rilancio di prospettiva”. I sindacati sollecitano anche l’identificazione di “azioni dedicate per i lavoratori coinvolti dal processo riorganizzativo di tre anni fa, e che oggi, con la conclusione della cassa integrazione e la Naspi, rischiano di essere esclusi definitivamente da qualsiasi soluzione, rimanendo senza alcuna prospettiva lavorativa”.

Lunedì 11 novembre Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil, Fismic, Ugl e Cobas hanno simbolicamente occupato per due ore (dalle 17 alle 19) la sala consiliare del Comune di Brindisi. “Più che un piano industriale, è stato posto in essere un mero calcolo matematico che prevede il licenziamento di 213 persone”, hanno detto i sindacati, sollecitando l’azienda anche a chiarire “il destino dei dipendenti della Dcm che sono coloro che, a oggi, hanno pagato il prezzo più alto in seguito all'acquisizione della Gse e al successivo piano Drago”. Quest'ultimo, è bene ricordarlo, era il piano illustrato da Dema ai sindacati nel momento dell’acquisizione di Gse, avvenuta poco meno di due anni fa tramite asta giudiziaria (la Gse era infatti fallita), che prevedeva il reintegro di tutto il personale attraverso percorsi di riqualificazione e di momentanea cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione. I 190 lavoratori ex Gse sono stati così suddivisi: 110 in Dar, 80 in Dcm in cassa integrazione da due anni, con scadenza a gennaio 2020, e al momento senza alcune prospettiva certa di lavoro.

“La tensione nei cassaintegrati è altissima”, spiega il segretario generale della Fiom Cgil di Brindisi Angelo Leo: “Il timore di passare in regime di Naspi, nonostante il passato accordo Drago dell’ex amministratore Starace, che prevedeva un loro graduale reintegro lavorativo in Dar, sia cessato di fatto, con la fuoriuscita dell’ex amministratore”. Per l’esponente sindacale Dema ha presentato “un semplice piano di rientro finanziario basato sul taglio delle teste, rigettato da tutte le organizzazioni sindacali di Puglia e Campania, dallo stesso governo, che ha richiesto a Dema di rivedere e presentare un nuovo credibile piano industriale, e dalle due Regioni”. Angelo Leo, in conclusione, ha sottolineato che “solo un piano di rilancio produttivo industriale potrà scongiurare gli esuberi annunciati: il settore aerospace è in crescita, le maestranze del nostro territorio sono professionalmente all'altezza di affrontare qualsiasi sfida sul piano delle competenze”.

(mt)

Enel, 5 dicembre sciopero appalti metalmeccanici a Torrevaldaliga

Jue, 14/11/2019 - 14:05

Sciopero di 8 ore distribuito su più turni, giovedì 5 dicembre, con una manifestazione al ministero dello Sviluppo economico (ore 9.30-13) per i lavoratori degli appalti metalmeccanici della centrale di Torrevaldaliga Nord e cantieri collegati. Ne danno notizia Fiom Cgil e Uilm Uil di Civitavecchia. “La trasformazione energetica – spiegano i sindacati in una nota – deve poter garantire il futuro a centinaia di lavoratori e la prospettiva per un intero territorio. Il gas, oltre a essere comunque una fonte fossile, azzererebbe i posti di lavoro tra i metalmeccanici dell’indotto, che passerebbero dai 460 attuali ad appena qualche decina. Altra disoccupazione – osservano – che si aggiungerebbe a tutti i posti di lavoro già persi negli ultimi anni. La riconversione deve essere un processo condiviso e sostenibile per l’occupazione e per l’ambiente. Un progetto alternativo per Civitavecchia, che non lasci per strada nessuno e che dia prospettive di sviluppo anche alla città. Enel non può decidere per tutti: i lavoratori hanno già dato tanto, è il tempo del rispetto e delle tutele”.

Edili in tre piazze toscane

Jue, 14/11/2019 - 13:52

“Rilanciare il settore delle costruzioni per rilanciare il Paese”: è lo slogan della mobilitazione nazionale (hashtag #atestaalta) lanciata da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil che si svolgerà domani (venerdì 15 novembre) con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione su questo settore – e sui suoi lavoratori – non uscito dalla crisi e di spingere istituzioni e categorie a intervenire pesantemente per dare una svolta più che mai necessaria.

In Toscana i tre sindacati hanno organizzato tre presìdi dalle 10 alle 12. I manifestanti indosseranno delle pettorine arancioni da lavoro, con lo slogan dell’iniziativa, create ad hoc per l’occasione: a Firenze in piazza Duomo davanti alla sede della Regione Toscana, ad Arezzo (piazzetta Poggio del Sole, dove sarà esposto un grande pannello che riepiloga lo stato dei lavori sulla E78) e Livorno (piazza dell’Unità d’Italia) davanti alla Prefettura.

Nel presidio di Firenze saranno illustrate le cifre di dieci anni di crisi dell’edilizia in Toscana (posti di lavoro persi, imprese sparite, percentuale degli addetti a partita iva), i numeri su quanto vale in termini economici lo sblocco dei grandi cantieri regionali (e quanti nuovi posti di lavoro porterebbe), le proposte in campo per rilanciare il settore.

Edilizia, Ricci (Cgil Campania): in piazza per chiedere impegni al governo

Jue, 14/11/2019 - 11:56

“Mentre la manovra economica è oggetto di confronto anche sindacale la Cgil sarà in piazza domani e sabato per chiedere al Governo un impegno forte e concreto per il settore dell’edilizia, sbloccando risorse importanti per completare le tante opere ferme e incompiute, e dare respiro ai pensionati”. Così il segretario generale Cgil Campania, Nicola Ricci, annuncia la partecipazione del sindacato alla due giorni di mobilitazione indette dalle categorie degli edili e dei pensionati, in programma domani con “Cento piazze per l’Italia” e sabato al Circo Massimo di Roma con “Invisibili No!”.

Sul fronte dell’edilizia Ricci ha ribadito come siano ancora tante “le opere ferme o incompiute sul fronte della viabilità, delle infrastrutture e dell’edilizia sanitaria soprattutto nelle aree interne della Campania” mentre sul fronte dei pensionati “è prioritario nella nostra regione il superamento delle liste d’attesa e la destinazione di maggiori risorse per la medicina del territorio. In Campania – ha ricordato il segretario generale – la platea dei pensionati che non ha accesso alle cure essenziali è pari ad un quinto della popolazione regionale”.  

Agricoltura senza guida. Le proposte della Cgil Puglia

Jue, 14/11/2019 - 11:46

La strategicità del settore agroalimentare per l’economia e il lavoro in Puglia è nella forza dei numeri. Circa un quinto del prodotto interno lordo regionale deriva dal settore primario e dall’industria della trasformazione alimentare. Gli occupati sono oltre 200 mila tra operai agricoli e dipendenti delle industrie di trasformazione. Allo stesso modo un'importante quota di export è legata ai prodotti agroalimentari. Olio, vino, ortofrutta: è lunga la lista di specialità che concorrono anche a rafforzare il brand Puglia a tutto tondo, basti pensare a quale componente di attrattività rappresentano nella scelta turistica, ma anche come influiscono sulla riconoscibilità e bellezza del paesaggio.

Nonostante ciò, il settore vive forti criticità, è alle prese con calamità naturali, difficili rapporti con industria e grande distribuzione, una mai superata condizione di sfruttamento del lavoro e quindi di una competitività non spesa sul versante della qualità, ma del dumping a danno di salari e diritti. Questi i motivi che spingono la Cgil e la Flai pugliesi a chiedere "una forte presa di coscienza in tutti gli attori sociali e istituzionali".

Se n'è parlato questa stamattina (14 novembre) in una conferenza stampa a Bari alla quale hanno partecipato il segretario generale della Cgil regionale Pino Gesmundo e il segretario generale della Flai Puglia, Antonio Gagliardi. "Rafforzare il settore, spingere all’innovazione e alla qualità – hanno spiegato – significa sostenere l’economia complessiva della regione, aumentarne la ricchezza generale. Ma a fronte delle difficoltà che registriamo sul versante politico e degli innegabili ritardi culturali di parte del mondo delle imprese, vorremmo con quelle virtuose e con una politica più attenta e dialogante sostenere misure per valorizzare l’agroalimentare e predisporre risposte adeguate ai problemi che sta vivendo il settore. Ma ci chiediamo: esiste davvero una consapevolezza del grave momento che l’agricoltura pugliese sta vivendo?".

LE CRITICITA' DEL PIANO DI SVILUPPO RURALE
È questa la domanda che la Flai e la Cgil Puglia si pongono di fronte al disimpegno di migliorare la condizione dell’intero comparto agroalimentare. Il mondo agricolo regionale appare sempre più litigioso dinanzi al disastroso risultato che vede collocata la Puglia all’ultimo posto nella classifica nazionale per la spesa dei fondi comunitari. Il Psr regionale 2014-2020 è ormai nel vortice, trascinato verso il disimpegno automatico delle risorse del Fondo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Stando a quanto certificato da Agea (l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura), oltre 167 milioni di euro tornerebbero nelle casse dell’Unione europea per essere assegnate a regioni considerate più virtuose come la Calabria, che da tempo ha raggiunto gli obiettivi di spesa, perdendo peraltro la possibilità di un cofinanziamento europeo per una spesa di 246 milioni di euro (149 milioni di euro fondo Feasr e 97 milioni di cofinanziamento). Preoccupa soprattutto l’inerzia rispetto alla mancata spesa pubblica per un valore di circa 457 milioni di euro e di misure fondamentali per l’intera economia agricola pugliese a partire dal sostegno per la creazione di nuova imprenditoria giovanile.

IL VALORE ECONOMICO DEL SETTORE AGROALIMENTARE
L’agroalimentare pugliese concorre a realizzare il 20% del Pil regionale. Il valore economico alla produzione generato dal settore nel 2018 si attesta a 4,933 miliardi di euro (fonte Istat); il valore aggiunto, sempre nel 2018, si attesta a 2,841 miliardi di euro (fonte Istat).

L'OCCUPAZIONE
Su questi valori macro-economici si sostiene l’occupazione nel settore agricolo pugliese dove si evidenziano 180.966 operai agricoli (fonte Crea Puglia – dati Inps) censiti negli elenchi annuali dei lavoratori agricoli per il 2018. Dato che rimane sostanzialmente invariato negli ultimi 5 anni (+0,1%). Di questi, 40.846 sono lavoratori stranieri (comunitari ed extracomunitari), in crescita negli ultimi 5 anni con una variazione di +3,1%. Se si pensa che la provincia di Foggia risulta essere la più performante in termini di export con i prodotti dell’ortofrutta, pari al 16%, nel complessivo 23,9%, si comprende quanto sia importante in questo comparto la presenza della manodopera straniera, particolarmente preponderante in termini di valore assoluto, sebbene sia in diminuzione nell’ultimo quinquennio, con una variazione di -9,2%.

I lavoratori agricoli stranieri risultano in forte crescita in provincia di Brindisi (+25%), Lecce (+21,6%) e Bari (+15,8%). Naturalmente parliamo di manodopera straniera, appunto, censita, dietro alla quale non compare la sfera del nero e del sommerso che stime ottimistiche proprio della Flai Puglia attestano a non meno di 15 mila unità (35-40%). "Su questo particolare terreno – insiste il sindacato –, la politica regionale deve impegnare azioni e risorse interloquendo con le parti sociali per sostenere, anche economicamente, la piaga infinita del caporalato e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura, concorrendo a realizzare buone pratiche nel perimetro delle azioni previste dalla legge n. 199/2016".

VERTENZA XYLELLA
Non vi è dubbio che il comparto olivicolo risulta in particolare sofferenza: nell’annata 2018-2019 risulta decisamente significativo il calo -9,3% rispetto all’annata precedente (fonte Istat), in particolar modo dovuto all’effetto Xylella e gelate. Tuttavia, stime ottimistiche fanno ben sperare in un prossimo recupero pari all’80% del dato in perdita. È opportuno ricordare che la Puglia produce il 50% della produzione nazionale. "Se da un lato – prosegue la Cgil – si attende con fiducia che la ricerca e la sperimentazione diano indicazioni definitive sulle varietà resistenti per procedere ai reimpianti (attendiamo i famosi 300 milioni promessi dal governo Conte 1, l’urgenza è senza dubbio quella di accelerare con gli espianti per limitare al massimo l’inarrestabile avanzata della batteriosi. Qui ha un ruolo fondamentale l’Arif, l’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali a cui è stato affidato il compito di realizzare le attività di monitoraggio e contrasto della batteriosi, alla quale andrebbe chiesto di implementare l’attività specifica".

LE RISORSE IDRICHE
Sul tema del “super-intensivo”, ovvero la produzione olivicola con impianti particolarmente versatili in termini di densità e quantità produttiva, è correlato l’elemento della risorsa idrica. In particolare, nel Salento tale risorsa, indispensabile in quantità industriali per la conduzione di impianti “super-intensivi”, confligge con la natura stessa della risorsa che viene emunta dai pozzi le cui falde sono oramai “salinizzate”, fortemente dannose per le produzioni stesse. Di qui la necessità sottolineata dalla Cgil di ragionare in termini di acque affinate che apre il capitolo di quale tipo di impiantistica sarebbe necessaria sul territorio regionale e che coinvolgerebbe, per esempio, la gestione consorzi di bonifica fino all’Ente irrigazione di Puglia, Basilicata e Irpinia.

DIVERSIFICARE, INNOVARE
La Svimez, lo scorso 4 novembre, con la pubblicazione del rapporto 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno, ha attestato che il divario tra Centro-Nord e Sud del Paese continua a crescere certificando un Sud in recessione e dove la Puglia emerge ancora come isola felice. "Ci chiediamo: fino a quando? Gli obiettivi di 'Europa 2020' hanno ripartito un volume economico per la Puglia pari a 1 miliardo e 637 milioni di euro circa per stimolare l’innovazione, incoraggiare la ristrutturazione delle aziende agricole, favorire il ricambio generazionale, 'efficientare' l’uso dell’acqua e l’approvvigionamento da fonti energetiche rinnovabili, sostenere la diversificazione delle produzioni e creazione di nuove piccole imprese favorendo l’occupazione. "Un flusso economico – osserva il sindacato – che invece viene impegnato quasi esclusivamente per garantire mero aiuto a imprese e produzioni senza generare l’effetto moltiplicatore che i fondi strutturali, e in particolare il Psr, possono determinare anche e soprattutto in termini di aumento occupazionale. La somma in pericolo di disimpegno automatico corre anche il rischio, laddove impegnata – pur di risultare tale –, di confermare un utilizzo in assenza di reale e proficuo effetto".

LA PROPOSTA: STATI GENERALI DELL'AGRICOLTURA PUGLIESE
In conclusione, "l’agricoltura pugliese necessita oggettivamente di una maggiore considerazione favorendo la realizzazione, entro la fine dell’attuale legislatura, di una governance efficace da far vivere attraverso un tavolo per le politiche agricole regionali con l’obiettivo di calibrare al meglio gli interventi a sostegno di imprese che guardano alla valorizzazione delle produzioni, all’occupazione e alla sostenibilità ambientale, senza dimenticare il fondamentale apporto che possono realizzare gli  istituti di ricerca e le università, colpevolmente dimenticati". Per Cgil e Flai "è necessario guardare alla prossima programmazione 2021-2027 facendo tesoro degli errori commessi nell’attuale e nei precedenti Psr: occupazione, ricerca, green, semplificazione della burocrazia sono alcuni fondamentali aspetti dove non è più consentito sbagliare se si vuole riconoscere il giusto ruolo a un pezzo dell’economia regionale della quale non si può fare a meno. Per fare tutto questo, però, serve una forte capacità di programmazione politica e una forte coesione sociale. Per questo avanziamo alla Regione la proposta di lanciare gli Stati generali dell’agricoltura pugliese, per discutere insieme delle priorità e degli interventi necessari, portando a valore modelli vincenti e costruendo un sistema calato nella realtà in grado di valorizzare le eccellenze e coniugare la qualità delle produzioni a quella del lavoro. Cgil e Flai Puglia sono come sempre pronti a svolgere il proprio ruolo di rivendicazione e assieme di proposta programmatica".

Genova: chiusura uffici postali, sindacati preoccupati

Jue, 14/11/2019 - 11:39
Si è tenuto martedì scorso, presso il Consiglio regionale della Liguria, un incontro tra i capigruppo consiliari e le organizzazioni sindacali confederali dei pensionati e dei lavoratori delle Poste per chiedere che Poste Italiane rinunci alla chiusura, programmata per il prossimo anno, di sette uffici postali nella nostra città, alla quale si aggiungerà il dimezzamento dell’orario dell’ufficio postale di Pontedecimo.

Gli uffici postali interessati, di cui si prevede la chiusura, sono quelli di Apparizione, Lagaccio, Sestri Ponente, Campi, Sampierdarena (alture), Caricamento (piazzetta Jacopo Da Varagine), a cui si aggiunge, oltre alla 'mezza chiusura' di Pontedecimo, anche lo sportello multietnico di piazza Dante: in tutto, considerando che gli uffici postali attivi a Genova sono 72, le chiusure previste sfiorano il 10% sul totale.

Si tratta di uffici situati in quartieri periferici, popolari, disagiati, con una forte componente di popolazione anziana, dove l’ufficio postale non è solo un utile servizio, ma un presidio sociale fondamentale. È stato altresì rilevato che esiste un grave squilibrio ai danni di Genova: a Milano, infatti, le chiusure previste sono 8, su una popolazione residente più che doppia rispetto a Genova; a Roma solo 5, su una popolazione residente complessiva superiore a 2 milioni 800mila persone.

I capigruppo, presente anche l’assessore Berrino, hanno deciso all’unanimità di presentare in Consiglio regionale un ordine del giorno contro la prevista riorganizzazione degli uffici postali. Inoltre, si è deciso che la prima commissione consiliare affari generali, istituzionali e bilancio chieda un incontro con il  responsabile per la Liguria della Cassa depositi e prestiti, azionista di maggioranza di Poste italiane, e con la direzione Liguria del gruppo stesso, per rappresentare le ragioni del territorio e chiedere la messa in discussione dei provvedimenti assunti.

Le sigle dei pensionati hanno espresso soddisfazione per quello che hanno definito un primo passo nella giusta direzione. “Le istituzioni interpellate – hanno affermato Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil – hanno dimostrato di ascoltare le esigenze della popolazione, condividendo le nostre preoccupazioni per un provvedimento che penalizza Genova, andando a ridurre i servizi proprio nelle zone che ne avrebbero maggiormente bisogno”.

Unicredit: Fisac, nuovo piano industriale sia di rilancio

Jue, 14/11/2019 - 11:23

"E' prossima la presentazione del piano industriale di Unicredit. Vogliamo certezza che la banca confermi la sua forte presenza in Italia e che questo sia un piano di rilancio e di sviluppo al servizio del Paese, e non di riduzione di costi". Così il segretario generale della Fisac Cgil Giuliano Calcagni: "Siamo contrari a politiche di chiusura delle agenzie che lascino sguarniti i territori e attendiamo di capire quali saranno le politiche dell azienda in tema di innovazione tecnologica e quali piani formativi intende sviluppare a sostegno dell'attuazione del piano industriale", spiega Calcagni: "Rispetto ai ventilati 10 mila esuberi occupazionali, devo dire che il dato è esorbitante e, se così fosse, sarebbe una mera riduzione di costo. Il piano industriale dovrà assicurare oltre la volontarietà delle uscite previste, la tenuta occupazionale e un adeguato numero di assunzioni nel Mezzogiorno e nelle aree più disagiate del Paese".

Napoli: sindacati pensionati, sosteniamo firme per legge su non autosufficienza

Jue, 14/11/2019 - 11:16

“Sosteniamo la raccolta di firme per una legge sulla non autosufficienza. Una legge di civiltà non solo le persone colpite da patologie invalidante, ma anche le loro famiglie sulle cui spalle non può cadere tutto il peso del sostegno al familiare invalido”. È quanto si legge in una nota diffusa dai sindacati dei pensionati (Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil pensionati) di Napoli ricordando la manifestazione di sabato prossimo (16 novembre) al Circo Massimo, a Roma.

“In Italia – precisa la nota – sono quasi 3 milioni gli anziani non autosufficienti e in Campania, per il concorrere di molti determinanti negativi, l’incidenza di questa condizione sul totale della popolazione con più di 65 anni è maggiore della media nazionale. Un fenomeno simile richiederebbe dalla politica e dalle istituzioni di concepire risposte non riduttive, e investimenti coraggiosi per ripensare un welfare non come costo ma anche come occasione di lavoro per i tanti giovani che non hanno più speranze per il loro futuro”.

Al centro delle rivendicazioni c’è anche “una seria rivalutazione delle pensioni bloccate da anni, contro l’elemosina presente in manovra di 6 euro l’anno. Chiediamo il taglio delle tasse per i pensionati, che le pagano più di tutti perché una pensione non può essere equiparata al reddito da lavoro in quanto è frutto di contributi già pagati in una vita intera di lavoro”.

ArcelorMitttal, 15 novembre incontro al Mise con sindacati

Jue, 14/11/2019 - 11:12

E' stato fissato per venerdì 15 novembre a Roma, presso la sede del ministero dello Sviluppo economico, l'incontro con ArcelorMittal e i sindacati Cgil, Cisl e Uil, accompagnati dalla categoria dei metalmeccanici Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. Al centro del confronto, la procedura ex articolo 47 di retrocessione dei rami d'azienda. L'appuntamento è alle ore 15.

Vigili del fuoco in piazza per diritti e salario

Jue, 14/11/2019 - 10:56

Presidio domani (venerdì 15 novembre) a Roma in piazza Montecitorio dei vigili del fuoco, così come davanti alle prefetture in tutti i territori. Appuntamento alle ore 10 per un'iniziativa promossa da Fp Cgil Vigili del Fuoco, Fns Cisl e Uil Pa Vigili del Fuoco per rivendicare interventi a favore dei componenti del corpo sui diritti e sul salario. Parte così la mobilitazione unitaria dei Vigili del Fuoco che, dopo la giornata di domani, segnerà poi un passaggio successivo il 21 novembre con la giornata nazionale di sciopero di quattro ore, con altre giornate di protesta che seguiranno.

Al centro della vertenza, fa sapere il responsabile nazionale della Fp Cgil vigili del fuoco, Mauro Giulianella: "Una valorizzazione effettiva dal punto di vista retributivo e previdenziale del lavoro, unico ed insostituibile, dei vigili del fuoco; una maggior tutela e garanzia degli infortuni e delle malattie professionali tipiche del lavoro dei vigili del fuoco; un riconoscimento reale della specificità e dell'alta professionalità; risorse adeguate per il rinnovo del contratto di lavoro; potenziamento degli organici del corpo nazionale finalizzato a diffondere il servizio sul territorio e a tutela della sicurezza dei vigili del fuoco".

Obiettivo della mobilitazione è incidere nella legge di Bilancio a sostegno dei vigili del fuoco: "Siamo il solo corpo - aggiunge Giulianella - capace di prestare soccorso in Italia ai cittadini. Per questa nostra nostra caratteristica rivendichiamo la nostra specificità: il nostro lavoro di sicurezza e tutela, unico e insostituibile, deve essere riconosciuto, sul fronte del salario e dei diritti". Appuntamento quindi domani in piazza Montecitorio dalle 10 per la mobilitazione unitaria dei Vigili del Fuoco e in tutti i territori davanti alle prefetture.