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Fim, Fiom e Uilm: un'assemblea contro la crisi

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Per fermare le crisi industriali e occupazionali, far ripartire gli investimenti, riformare ammortizzatori sociali, la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro”. Sono i temi ambiziosi, fondamentali per il futuro dell’intero paese, di cui si discute oggi (20 novembre) all’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati organizzata da Fim, Fiom e Uilm che si svolge a Roma, al teatro Ambra Jovinelli, a partire dalle 10. Oltre alle lavoratrici e ai lavoratori, prenderanno la parola dal palco anche i segretari generali delle tre categorie: Marco Bentivogli (Fim Cisl), Francesca Re David (Fiom Cgil), Rocco Palombella (Uilm Uil).

La manifestazione rappresenta il seguito ideale della mobilitazione iniziata il 31 ottobre con le due ore di sciopero e le assemblee, e in concomitanza con l'avvio della trattativa per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici.

Uno sciopero e una mobilitazione “necessari nei confronti delle imprese, del governo e del Parlamento per contrastare le crisi aziendali”, scrivono Fim, Fiom e Uilm in una nota, sottolineando come “sono 160 i tavoli di crisi aperti che non vedono al momento spiragli di risoluzione. È necessario che nell’agenda politica ritorni al centro l’impresa e il lavoro, attraverso gli investimenti pubblici e privati, per il rilancio della crescita economica e sociale e la salvaguardia dell’occupazione e la tutela della salute e sicurezza”.

Quello che invece nella realtà accade sembra invece andare in un’altra direzione: “Nel Paese stiamo assistendo a una situazione insopportabile: aumentano il ricorso agli ammortizzatori sociali e gli annunci di chiusure di interi stabilimenti in tutti i settori dall’elettrodomestico alla siderurgia, all’automotive, all’elettronica, all’informatica fino alle istallazioni; i processi di ristrutturazione troppo spesso garantiscono redditività alle imprese scaricandone il prezzo sui lavoratori”.

Contemporaneamente, “aumentano gli infortuni e le morti sul lavoro. Una situazione non più accettabile. È necessario investire nella transizione industriale che fermi la chiusura di stabilimenti e investa sulle persone che lavorano a partire dai grandi gruppi, le multinazionali fino alle piccole imprese”.

Come scrive Francesca Re David, segretaria generale della Fiom, in un editoriale su Imec: “C’è una bugia che da un paio d’anni s’aggira per l’Italia: dice che la ‘grande crisi’, che dagli Stati Uniti e dalle speculazioni finanziarie ci è arrivata addosso nel 2008, è ormai superata. Forse sarà vero per i giochini della finanza, non certo per l’economia reale, per l’industria, per le lavoratrici e i lavoratori”.

Anche senza considerare la recente stagnazione tedesca “e dopo che i soli metalmeccanici in un decennio hanno perso oltre 300.000 posti di lavoro, attualmente sono più di 200.000 i lavoratori dell’industria italiana che rischiano la disoccupazione, mentre la cassa integrazione nei primi sei mesi dell’anno è aumentata del 78%, perché gli ammortizzatori sociali continuano a essere il principale – o unico – strumento con cui si affrontano le crisi aziendali”.

Nel dibattito non potrà mancare ovviamente il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Dopo centinaia di assemblee, la consultazione certificata delle lavoratrici e dei lavoratori ha avuto un esito positivo: hanno infatti detto sì alle richieste di Fim, Fiom e Uilm il 96 per cento dei votanti. La trattativa è dunque partita e si tratta, va ricordato, della prima piattaforma unitaria dal 2008. Una piattaforma molto ambiziosa: “Con questi contenuti – ha detto Re David – la trattativa che ci attende sarà impegnativa, il confronto sarà difficile, il contratto ce lo dovremo conquistare”.

Ex Ilva: Re David (Fiom), non andremo a incontro convocato da ArcelorMittal

mar, 19/11/2019 - 17:59

“Pur considerando infondata la procedura formale avviata da Arcelor Mittal, con cui intende recedere dall’affitto con obbligo d'acquisto dei siti ex Ilva, l’incontro che avevamo richiesto si è già svolto al ministero dello Sviluppo economico lo scorso 15 novembre. Quindi, riteniamo di non dover partecipare all’esame congiunto convocato dall’azienda per venerdì 22 novembre". Lo dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil.

 

 

 

Palermo, medici veterinari convenzionati in piazza il 20/11

mar, 19/11/2019 - 17:50

Manifestano domani alle 9,30 in piazza Ziino (Palermo) i medici veterinari della specialistica convenzionata. Sono 51 a Palermo e 343 in tutta la Sicilia e lavorano nel dipartimento di sanità pubblica veterinaria delle Asp nelle tre aree di appartenenza. Chiedono innanzitutto l'incremento dell'orario di lavoro, con l'obiettivo delle 38 ore settimanali. E propongono, per risolvere le criticità sanitarie e commerciali del settore zootecnico, di poter accedere, con una quota di riserva del 40-50 per cento  per gli specialisti che ne fossero interessati,  ai concorsi pubblici per la dirigenza. 

Una protesta supportata dalla Fp Cgil Palermo, tra le sigle che fanno parte della federazione che raggruppa i veterinari specialisti ambulatoriali (Fespa). “Chiediamo – dicono i veterinari convenzionati - che il nostro accordo collettivo nazionale sia attuato in tutte le sue parti normative e chiediamo l’incremento orario per far sì che la trasformazione di cui abbiamo goduto non si  areni a un semplice part-time ma giunga a una stabilizzazione vera e propria, a tempo pieno”.

Una richiesta che dall'ultima protesta, nel 2008, non è mai stata esaudita. I più penalizzati sono i medici veterinari convenzionati dell'Istituto zooprofilattico, che hanno un carico di appena 7 ore settimanali. Altri lavorano per 14 o 18 ore e sono pochissimi, neanche una decina, quelli stabilizzati a 32 o 38 ore. “Con questo esiguo monte orario non riusciamo a garantire livelli essenziali di assistenza e di prestazioni”, dichiara Catia Scollo, coordinatore regionale dell'area medico veterinaria della Federazione degli specialisti ambulatoriali (Fespa).

Una situazione di disagio che riguarda in pratica tutti veterinari che, da oltre un ventennio, lavorano nei macelli, negli allevamenti zootecnici, si occupano di qualità e sicurezza alimentare, di salubrità e biosicurezza,  di controllo delle malattie trasmissibili, di acquacoltura, apicoltura, randagismo, farmaco-sorveglianza e antibiotico resistenza.  “Palermo e la Sicilia sono indietro rispetto a quanto richiesto in ambito nazionale e comunitario e cioè l’eradicazione totale da alcune malattie  come brucellosi e tubercolosi, i cui livelli preoccupanti sono rilevati dal piano regionale integrato 2015/2018.”.

In Sicilia, secondo la Federazione degli specialisti ambulatoriali,  la proposta di incrementare le ore a tutti i medici veterinari specialisti, così come fatto in altre regioni del meridione, e in Campania in particolare, porterebbe anche a un risparmio  in termini di costi sanitari di ospedalizzazione e di indennizzo. “E porterebbe alla presa in carico della gestione della governance sanitaria da parte di medici veterinari specialisti che, assieme ai colleghi della dirigenza – aggiunge la Fespa - con competenza e passione, vorrebbero essere parte attiva di un nuovo modo di fare sanità pubblica".

Per permettere alle varie Asp siciliane di raggiungere obiettivi indispensabili Fespa chiede di redistribuire le ore non ancora assegnate e resesi disponibili a seguito dei pensionamenti e delle ore lasciate libere per il passaggio di medici specialisti alla dirigenza e  propone di avviare le procedure concorsuali prevedendo una riserva del 40-50 per cento dei posti messi a concorso ai medici veterinari specialisti. Così facendo, si avvierebbe un percorso virtuoso che permetterebbe di rimodulare  e ridistribuire le ore che verrebbero utilizzate per portare a completamento gli specialisti ambulatoriali rimasti tali. Così facendo, nel giro di pochi anni potremmo riuscire veramente a riprogrammare i servizi in tutte le Asp, con la visione a lungo raggio del turn over ormai imminente. La dedizione del lavoro portato avanti in questo decennio – conclude Catia Scollo- e i risultati sanitari ottenuti meritano il giusto riconoscimento”.

Casa: una nuova questione abitativa

mar, 19/11/2019 - 17:00

 A cinquant’anni dagli scioperi del 1969 per il diritto alla casa e contro il caro affitti, Cgil, Cgil, Uil hanno rilanciato, con l’iniziativa di oggi (19 novembre) al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, il dibattito sul diritto all’abitazione presentando una piattaforma rivendicativa dal titolo: ”La casa: una nuova ‘questione abitativa”.

A dare il senso del disagio abitativo di oggi, alcuni dati illustrati nel corso del dibattito: l’edilizia pubblica rappresenta solo il 4% del patrimonio abitativo e 650 mila sono le domande inevase presso i Comuni e gli ex Iacp; 4 milioni di giovani tra i 25 e i 39 anni risiedono ancora nella famiglia di origine. Un disagio che per Cgil, Cisl, Uil è “stato determinato e ampliato dalla mancanza di politiche adeguate nel settore, dal progressivo arretramento dello spazio pubblico, dalla carenza di fondi”.

Per questo, secondo la vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi, e i segretari confederali di Cisl e Uil Giulio Romani e Ivana Veronose, “è indispensabile un rinnovato protagonismo sindacale”. Nella piattaforma unitaria presentata oggi vengono quindi lanciate alcune proposte concrete: incremento dell’offerta residenziale pubblica; all’edilizia sociale a costi sostenibili; la rigenerazione delle città e la riqualificazione delle periferie; il rifinanziamento con adeguate risorse al Fondo di sostegno all’affitto; misure fiscali in grado di calmierare il mercato privato degli affitti attraverso la riduzione dei canoni; l’istituzione di una cabina di regia nazionale con la partecipazione delle parti sociali, delle agenzie comunali per la casa e l’osservatorio della condizione abitativa.

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Fca logistica, licenziate sei lavoratrici

mar, 19/11/2019 - 16:47

Le lavoratrici e i lavoratori della logistica di Cassino che lavorano nell'area industriale di Melfi (30 più 10 somministrati ex Logistica meridionale), nei mesi scorsi sono state costrette a licenziarsi, per poi essere riassunte con contratti di apprendistato sotto indicazione aziendale e con la complicità di alcune sigle sindacali.

"Continuiamo a sostenere che il contratto di apprendistato è uno strumento utile all'inserimento al lavoro e per l'avvio di un percorso di formazione, con finalità di assunzione per chi è in assenza di impiego. Pertanto, non può essere utilizzato per dei lavoratori che già da tanti anni esercitano il loro lavoro, avendo già acquisito la loro professionalità. Gli sgravi fiscali non possono essere il motivo per cui i lavoratori devono avere un contratto precario. Il risultato di questa operazione è il licenziamento di sei lavoratrici della logistica Cassino con la motivazione della perdita di commessa, cosa peraltro strana, in quanto la commessa con la Yazaki, che fornisce per la Fca di Melfi, scadrà a giugno 2020". Così Giorgia Calamita, della segreteria Fiom Basilicata.

"I lavoratori della logistica vivono a stretto contatto con quelli dell'indotto Fca Melfi, assunti con il contratto dei metalmeccanici, mai applicato. Manca il riconoscimento dei livelli, dello straordinario, del fondo Cometa e Metasalute, delle maggiorazioni di turno, del premio di produzioni. Continua il  peggioramento delle condizioni di lavoro e di sicurezza, nel silenzio e nella complicità della ditta committente ex Logistica meridionale e di alcune sigle sindacali. A tutti i livelli, siamo impegnati affinché si metta fine a una logica delle imprese di superare la competizione del mercato con la contrazione dei costi, che produce arretramento e riduzione dei diritti a scapito dei lavoratori, senza alcun risultato sul futuro industriale, produttivo e occupazionale. Occorre investire su innovazione tecnologica, qualità, ricerca, seguendo le trasformazioni del mercato dell'industria", prosegue la dirigente sindacale.

"Nel continuare il nostro impegno per costruire una vertenza per tutti i lavoratori della logistica dell'area industriale di Melfi, che possa finalmente riconoscere i diritti uguali per tutti e che dia garanzia occupazionali, nel denunciare la logistica Cassino per i licenziamenti delle lavoratrici, chiederemo un incontro all'azienda presso l'Ispettorato del lavoro per rimuovere i licenziamenti", conclude la Fiom Basilicata.

Porto di Cagliari: Filt, sviluppi positivi

mar, 19/11/2019 - 15:48

“Consideriamo importante la discussione svolta oggi al tavolo interministeriale, da noi fortemente richiesto, ma aspettiamo che si traducano in atti concreti gli impegni presi sull’istituzione di Zes, zona franca doganale e sul superamento dei vincoli paesaggistici, in vista della call internazionale che ha necessità di essere sostanziata da elementi concreti, insieme agli investimenti di 94 milioni previsti per le infrastrutture, che rendano appetibile il porto industriale di Cagliari”: lo ha detto la segretaria Filt Cgil Cagliari, Massimiliana Tocco, che stamattina ha partecipato al tavolo a Roma.

“L’auspicio è che i soggetti coinvolti lavorino all’unisono per promuovere e rilanciare il porto di transhipment, come importante motore di sviluppo per il territorio di Cagliari e per tutta la Sardegna”, ha aggiunto la dirigente sindacale, sottolineando che “l’attuale fase di sostegno al reddito dei lavoratori ha proprio l’obiettivo di accompagnarli verso il riavvio delle attività portuali e che l’auspicio è che possano rientrare al lavoro al più presto”. Quindi, la Filt attende ulteriori sviluppi positivi e conseguenti agli affidamenti presi oggi da tutti i soggetti che, a vario titolo, hanno partecipato al tavolo.

Franco Tosi (Milano): Fiom, annunciati cig e 47 esuberi

mar, 19/11/2019 - 14:14

“A distanza di due settimane dall'ultimo incontro presso il ministero dello Sviluppo economico, la Franco Tosi ha ufficializzato la richiesta di un periodo di cassa integrazione straordinaria per 12 mesi, oltre a 47 licenziamenti sui 177 lavoratori oggi occupati. Richiesta che arriva peraltro dopo un periodo di 52 settimane di cassa integrazione ordinaria che terminerà nei prossimi giorni”. A dirlo è Mirco Rota, segretario della Fiom Cgil nazionale, ricordando che il 5 novembre scorso il ministero aveva demandato, presso la sede di Regione Lombardia, la continuazione del confronto sindacale con “l'obiettivo del mantenimento del perimetro aziendale e occupazionale dell'azienda”, in coerenza con quanto dichiarato nell'incontro ministeriale del 29 marzo 2019 (“il vicecapo di gabinetto, ingegner Giorgio Sorial, ha sottolineato che rispetto agli ultimi incontri si registrano dei progressi nella soluzione della complessa vicenda aziendale. Ha concluso la riunione invitando la società e le organizzazioni sindacali a un confronto continuo al fine di salvaguardare il livello occupazionale e l’attività produttiva”).

“Adesso tutto questo è messo pesantemente in discussione e il ministero non può far finta di non vedere quello che rischia di accadere”, prosegue Rota: “Anche perché ci risulterebbe che l’autorizzazione alla vendita di un'area ridotta sarebbe stata disposta dal ministero, assumendosi così la responsabilità di quanto sta accadendo e contraddicendo nei fatti le dichiarazioni fatte in sede di incontro”. La procedura avviata è inoltre “in netto contrasto con l'accordo sindacale del giugno 2015, sottoscritto sia da Regione Lombardia sia dal ministero, anche se negli anni l'azienda ha continuato in modo persistente a non volerlo applicare. Più volte il Tribunale di Busto Arsizio ha dovuto sanzionare l'azienda rispetto al tema del frazionamento aziendale, garantendo il reintegro dei lavoratori”.

Con questo atto l'azienda di Legnano (Milano) “punta a perseguire esclusivamente i propri interessi, a discapito di un progetto di rilancio delle attività industriali e con una forte diminuzione degli occupati, tutto questo anche a seguito della procedura di vendita di area ridotta che in questi mesi come Fiom abbiamo sempre contestato”, conclude il segretario nazionale: “Una vendita che risponde agli interessi della proprietà scaricando sui lavoratori pesanti conseguenze. Come Fiom, insieme ai lavoratori, valuteremo tutte le iniziative necessarie per impedire questo scempio industriale ai danni di chi ci lavora”.

Incidenti lavoro, muore operaio senegalese a Palermo

mar, 19/11/2019 - 12:27

“Purtroppo continua l'impatto pesante dei morti sul lavoro in un anno orribile per Palermo, città in cui  aumentano le vittime e le denunce di infortunio. In questo caso a colpire ancora di più è l'età del lavoratore e la modalità nella quale la tragedia è avvenuta”. A dichiararlo è Francesco Piastra, segretario della Cgil Palermo, chiedendo sia fatta luce al più presto sulle circostanze che hanno provocato l'incidente di oggi (martedì 19 novembre) nell'autofficina di via Ugo la Malfa nella quale ha perso la vita un giovane gommista di 18 anni di origine senegalese, ucciso dall'esplosione di un grosso pneumatico. “Ci chiediamo se l'azienda rispettava e applicava le norme in materia di sicurezza e protezione e se al lavoratore, vista la giovane età, era stata fornita la formazione adeguata", aggiunge Piastra: "Ma è un interrogativo amaro, perché purtroppo, nonostante le norme, l'applicazione delle regole sulla sicurezza è bassa, e nella nostra realtà si continua a registrare un'alta incidenza di morti sul lavoro”.

La Cgil Palermo chiede alle forze dell'ordine impegnate negli accertamenti e alla magistratura di acclarare tutte le responsabilità: “Alla luce di quanto emergerà, la Cgil si riserva di valutare la costituzione di parte civile dell'organizzazione sindacale nel processo”. Anche l'ufficio migranti della Cgil Palermo prende posizione. “Speriamo che non sia un altro caso di sfruttamento del lavoro,  sappiamo che a Palermo tanti ragazzi lavorano in condizioni disagiate e senza l'applicazione di contratti di lavoro  o con contratti non adeguati", dichiara il responsabile Bijou Nzirirane: "Siamo vicini alla comunità senegalese, che si trova a dover affrontare una vicenda così grave e alla famiglia, alla quale esprimiamo le nostre condoglianze e tutta la nostra solidarietà”.

Flai, negare i cambiamenti climatici è un errore imperdonabile

mar, 19/11/2019 - 11:50

"Il maltempo che sta investendo l'Italia in questi giorni è sempre più la dimostrazione dei cambiamenti climatici in atto, intense precipitazioni in brevi periodi di tempo e periodi di siccità. E il nostro Paese, con le sue fragilità determinate da cementificazione selvaggia, deforestazione, mancata pianificazione dello sviluppo territoriale e urbano, e dalla mancata prevenzione, a ogni catastrofe di questo tipo reagisce con difficoltà. Per non contare i danni alle produzioni agricole e alimentari, in termini economici e occupazionali". A dirlo è Tina Balì, segretaria nazionale della Flai Cgil, intervenuta oggi (martedì 19 novembre) su Radio Articolo 1.

"Continuare a negare i cambiamenti climatici e i loro effetti devastanti - ha argomentato - è un errore strategico imperdonabile. Potremmo discutere sulle cause che determinano, ma mettere in dubbio i cambiamenti equivale a non volersi prendere le responsabilità su quello che sta succedendo, non intervenire e dunque continuare ad approcciarci a questo genere di eventi come fossero casuali". La Flai Cgil ritiene "pericolosissimo per l'incolumità delle persone e la salubrità dei territori non avviare un grande piano di prevenzione che mitighi gli effetti disastrosi di questo mix che i cambiamenti climatici e il dissesto idrogeologico stanno presentandoci. Occorre uscire dalla logica emergenziale che ogni anno costa vite umane e miliardi di euro e avviare una fase di rigenerazione del territorio" e quindi "come primo passo, bisogna ridefinire le modalità con cui lo Stato intende agire nei confronti di queste calamità". 

Concia, varata la piattaforma per il rinnovo

mar, 19/11/2019 - 11:48

Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil hanno varato a Bologna la piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del settore della Concia, scaduto il 31 ottobre scorso, e che riguarda circa 22.600 addetti in più di 1800 imprese. La piattaforma sarà immediatamente inviata ad Unic (Unione nazionale industria conciaria), l’associazione di settore aderente a Confindustria, per iniziare il più presto possibile le trattative.

La richiesta salariale dei sindacati è di 130 euro (D2) nel triennio 2019 - 2022. Sempre per quanto riguarda il miglioramento delle condizioni economiche, Filctem, Femca, Uiltec chiedono di incrementare l’attuale l’elemento di garanzia retributiva dagli attuali 4 euro su base mensile a 250 euro da riconoscere annualmente in un'unica soluzione per le aziende che non fanno contrattazione di 2° livello.

Il welfare contrattuale – ribadiscono le tre organizzazioni sindacali nella piattaforma - è una scelta strategica di lungo periodo ed agisce su tutele importanti per le lavoratrici e i lavoratori. In questo quadro i sindacati chiedono di dare avvio all’assistenza sanitaria Integrativa attraverso l’adesione a SANIMODA, con un contributo interamente a carico delle Aziende. In caso di mancata adesione, invece, la penalizzazione per le aziende è pari a 25 euro.

In relazione allo sviluppo di PREVIMODA (il fondo di previdenza integrativa del settore) chiediamo di elevare il contributo calcolato sul trattamento economico mensile a carico delle aziende e di promuovere le adesioni attraverso informazioni periodiche da dare ai dipendenti non iscritti.

Per la parte normativa, diversi sono i temi di modifica degli assetti contrattuali per un generale avanzamento del settore, a partire dalla questione del dumping contrattuale. Questione ritenuta di straordinario rilievo per il settore e che ha ricadute devastanti sotto il profilo sociale permettendo l’evasione delle norme sulla sicurezza del lavoro, del consumatore e dell’ambiente. Bisogna, dunque, affrontare e contrastare i molteplici aspetti della concorrenza sleale, che si collocano al di sotto dei costi minimi contrattuali, che inquinano l’ambiente e non rispettano le leggi. I sindacati chiedono, inoltre, la riscrittura dell'inquadramento, prevedendo l'introduzione di figure professionali adeguate in cui venga riconosciuta la crescita professionale e la polivalenza.

Infine, per quanto riguarda permessi per lutto o grave infermità, si richiede che venga riconosciuta una giornata retribuita in caso di decesso del convivente nonché per il decesso di figli/e del convivente, genitori, fratelli e sorelle del coniuge o del convivente. Le segreterie nazionali di Filctem, Femca, Uiltec si sono dette soddisfatte per l’ampia partecipazione e il dibattito avuto nelle assemblee dei lavoratori che hanno contribuito a migliorare il testo della piattaforma.

ArcelorMIttal: Colla (Cgil), Italia non può permettersi di perderla

mar, 19/11/2019 - 11:19

"L'Italia non si può permettere di perdere l'Ilva: siamo un Paese manifatturiero, se l'acciaio lo dobbiamo comprare dai cinesi, dai turchi o dai tedeschi, mi sembra evidente cosa avviene alla filiera competitiva del nostro Paese". A dirlo è il vicesegretario generale della Cgil Vincenzo Colla: "Questo governo ha fatto un errore che deve rimediare. Non si può andare in Parlamento e fare un ordine del giorno per dire che si toglie la manleva, che è la condizione dell'accordo fatto tra Stato, impresa e organizzazioni sindacali: è inaccettabile. Non arriverà nessuno lì se togliamo la manleva, perché non è stata messa a Mittal, è stata messa ai commissari, perché anche i commissari non sarebbero arrivati lì". Per Vincenzo Colla "il governo deve dire a Mittal che abbiamo un accordo, quell'accordo è importante e deve essere rispettato".

ArcelorMIttal: Fiom Genova, Parlamento e politica hanno fallito

mar, 19/11/2019 - 10:56

“Gli ultimi fatti dimostrano che il tribunale di Milano e il presidente Mattarella hanno esercitato un intervento di supplenza rispetto a una politica pasticciona e incapace”. A dirlo è il segretario generale della Fiom Cgil di Genova Bruno Manganaro, in una conversazione con il quotidiano Il Secolo XIX. “Un’anomalia di questa società italiana, che però si traduce nel primo atto concreto capace di fermare Mittal”, aggiunge l’esponente sindacale: “Questo primo segnale non significa che il problema è risolto, ma dimostra che gli atti concreti servono e che Parlamento e politica hanno fallito. Attendiamo di conoscere l’esito degli incontri previsti con le istituzioni locali”.

Arval Scandicci: sciopero per la lavoratrice madre sospesa

mar, 19/11/2019 - 10:14

Arval (Scandicci, 500 addetti circa) nei giorni scorsi ha sospeso in attesa di licenziamento una lavoratrice, part time, madre di due figli, in quanto “esubero” nella riorganizzazione di un reparto. Unica alternativa, per lei, trasferirsi a Milano: stupisce che una azienda grande come Arval non trovi un ricollocamento nel territorio, nonostante rapporti sindacali decennali e un integrativo che tutela le lavoratrici madri.

Ieri, 18 novembre, l'assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori ha condannato duramente la decisione dell'azienda, confermata anche dopo le dure prese di posizione della Rsu e dei sindacati. La Rsu nell’occasione ha proclamato lo stato di agitazione col blocco immediato degli straordinari, mettendo in campo tutte le iniziative sindacali atte a far tornare indietro l'azienda su questa decisione, considerata assurda da Rsu e sindacati. 

E stamani si è svolto uno sciopero (alta adesione) di due ore con presidio davanti alla sede Arval di Scandicci. "Si è trattato del primo sciopero in questa azienda - spiega Chiara Liberati della Filcams Cgil di Firenze - C’erano tanti colleghi e colleghe della lavoratrice in questione, vedere questa massiccia solidarietà è importante e non banale. Se queste sono le modalità che usa l’azienda, fanno preoccupare i lavoratori e le lavoratrici che ora si chiedono chi sarà il prossimo o la prossima".

 

Metalmeccanici: manifestazione all'Ambra Jovinelli a Roma

mar, 19/11/2019 - 09:59

Fim, Fiom, Uilm, i sindacati dei lavoratori metalmeccanici, si sono dati appuntamento domani, mercoledì 20 novembre, dalle ore 10 al Teatro Ambra Jovinelli (via Guglielmo Pepe 45 - Roma), per una grande assemblea nazionale delle delegate e dei delegati per fermare le crisi industriali e occupazionali, far ripartire gli investimenti, riformare gli ammortizzatori sociali, e per la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro.

La manifestazione si inserisce nell'ambito della mobilitazione cominciata lo scorso giovedì 31 ottobre con le due ore di assemblee in sciopero ed in concomitanza con l'avvio della trattativa per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici. Una mobilitazione nei confronti delle imprese, del Governo e del Parlamento per rimettere al centro l'industria e il lavoro. 

"I metalmeccanici - si legge in una nota di Fim, Fiom e Uilm - ritengono sia necessario investire nella transizione industriale per fermare la chiusura di stabilimenti e investire sulle persone che lavorano a partire dai grandi gruppi, le multinazionali, fino alle piccole imprese, affinché si assumano la responsabilità della salvaguardia dell’occupazione e del miglioramento delle condizioni di lavoro attraverso l’innovazione".

Sda (Firenze), premio di risultato per i drivers in appalto

mar, 19/11/2019 - 09:47

Raggiunto da Filt Cgil e Uiltrasporti un importante accordo per i drivers in appalto a Sda a Campi Bisenzio (Firenze). L’accordo riguarda le tre aziende presenti e circa un centinaio di lavoratori: per la prima volta si stabilisce un premio di risultato per questi lavoratori, sulla base di parametri certi, che supera i mille euro annui al raggiungimento degli obiettivi.

Il tutto nel percorso iniziato negli ultimi anni e che ha portato all’applicazione del Contratto nazionale Logistica per le aziende in appalto all’interno di Sda, migliorando significativamente le condizioni dei lavoratori drivers. “È il primo passo per l’applicazione della Piattaforma Regionale Merci Integrativa che prevede la contrattazione di secondo livello anche nelle aziende in appalto per i grandi player della logistica, lavoreremo perché a breve si arrivi alla definizione di altre intese anche negli altri appalti in Toscana”, dice la Filt Cgil Toscana.

Diritto alla casa: 50 anni fa lo sciopero generale

mar, 19/11/2019 - 09:30

Ricorre oggi, 19 novembre 2019, il 50°anniversario dello sciopero generale proclamato nel 1969 da Cgil Cisl Uil per il diritto alla casa e contro il caro affitti. E proprio oggi, a Roma, le organizzazioni sindacali si incontreranno per una giornata di riflessione nazionale nella quale interverranno Gianna Fracassi della segreteria nazionale Cgil e Daniele Barbieri segretario Sunia nazionale. 

Il 19 novembre del 1969 i sindacati confederali proclamarono lo sciopero generale, con una manifestazione a Milano. La giornata di lotta riuscì pienamente e nel Paese si registrarono milioni di astenuti dal posto di lavoro. Questo sciopero si basava sulle politiche di Stato sociale della Cgil, tra cui casa, pensioni, sanità e fisco. Sulla spinta delle maggiori categorie industriali, e di tantissimi lavoratori bisognosi di acquistare o cercare casa in affitto, le confederazioni presentarono al governo Rumor una piattaforma sul problema casa che sostennero con lo sciopero. E il successo di questa iniziativa segnò una svolta: venne introdotto l’equo canone, che recepito in legge rimarrà in vita sino al 1994, venne avanzato per la prima volta il principio della giusta causa per lo sfratto dell’inquilino, e si stabilirono concrete forme di contributi alimentati da un fondo pubblico per coloro che intendevano acquistare casa. Nacquero successivamente anche i sindacati inquilini delle tre Confederazioni. 

"A Bologna, da tempo si affronta il tema casa in termini di filiera - afferma Sonia Sovilla, segreteria della Camera del lavoro metropolitana di Bologna - Servono tante e diversificate risposte perché il bisogno cambia e cresce, come cambia il contesto economico e sociale della nostra città. In particolare, anche nella 'ricca' Bologna si abbassano significativamente i redditi, soprattutto tra i giovani. Giovani che la nostra città ha urgente bisogno di trattenere su questo territorio, perché il futuro demografico è di forte preoccupazione". 

"Come organizzazioni sindacali confederali, e sindacati degli inquilini - continua la sindacalista - stiamo lavorando su un accordo quadro che metta insieme fondo per affitto, case di transizione e finalmente completa messa a disposizione di tutto il patrimonio Erp. C'è molto ancora da fare, a partire dalla soluzione sullo scandaloso inutilizzo del patrimonio pubblico, spesso di proprietà di ministeri che si disinteressano completamente dell'emergenza abitativa tutta scaricata sugli enti locali. Ci auguriamo che questo sia un punto nodale di discussione in una giornata con questo significato, che non a caso ricordiamo".

25 novembre: a Genova iniziativa rivolta alle scuole

mar, 19/11/2019 - 09:05

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne la Camera del lavoro di Genova, insieme all’Associazione White Dove, organizza per il giorno 25 novembre dalle ore 9.00 alle ore 12.00 presso il salone Governato della Cgil di Genova in Via San Giovanni D’Acri 6 un’iniziativa dal titolo “L’educazione all’affettività sui banchi di scuola” La giornata prevede la proiezione di alcuni cortometraggi realizzati nell’ambito del progetto ‘Five Men’ che si propone di sviluppare strategie di comunicazione per trasmettere agli uomini e ai ragazzi un messaggio chiaro di ‘tolleranza zero’ per tutte le forme di violenza contro le donne. In particolare si propone di creare consapevolezza sul tema coinvolgendo positivamente uomini e ragazzi facendoli diventare protagonisti del cambiamento.

L’appuntamento rientra tra le iniziative realizzate insieme al centro White Dove (Sportello di ascolto e di prima accoglienza dedicato agli uomini autori di violenza nelle relazioni affettive) che, insieme al Centro per non subire violenza onlus, offre la propria consulenza anche presso la sede della Camera del Lavoro.

L'Ilva non si spegne, il dialogo può ripartire

mar, 19/11/2019 - 08:05

ArcelorMittal accoglie l'invito del Tribunale di Milano e sospende per il momento le procedure di spegnimento degli impianti di Taranto, il cui cronoprogramma (annunciato il 15 novembre scorso) prevedeva il blocco totale degli altoforni per metà gennaio. La multinazionale franco-indiana, dunque, rimane in attesa della prima udienza sul ricorso d'urgenza presentato dai commissari dell'ex Ilva, fissata per il 27 novembre.

L'annuncio è arrivato nella serata di lunedì 18 novembre, mentre era da poco iniziato al Quirinale l'incontro tra il presidente Mattarella e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo). Per venerdì 22 novembre, intanto, è in calendario un incontro a Roma, alle ore 18.30 presso la sede di Palazzo Chigi, tra il governo, rappresentato dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, con i vertici di ArcelorMittal.

Gli altiforni, dunque, per ora non si spegneranno. A seguito della richiesta dei commissari al Tribunale di Milano, volta all'ottenimento di provvedimenti provvisori relativi all'acciaieria di Taranto, ArcelorMittal “prende atto e saluta con favore la decisione del Tribunale di non accogliere la richiesta di emettere un'ordinanza provvisoria senza prima aver sentito tutte le parti” e “seguirà l'invito del Tribunale a interrompere l'implementazione dell'ordinata e graduale sospensione delle operazioni in attesa della decisione del Tribunale”.

“Un primo risultato importante: ora non c'è tempo da perdere”. Questo il commento del leader della Cgil Maurizio Landini al termine dell'incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Landini ha sottolineato che il sindacato ha rappresentato al capo dello Stato le “preoccupazioni per una vertenza non semplice, che riguarda tutto il Paese. L’esponente sindacale ha affermato che Mattarella ha compiuto un “atto eccezionale” nel ricevere i sindacati e discutere di crisi aziendali, il che “significa che anche il presidente condivide l'eccezionalità della situazione e la necessità che si trovi una soluzione in tempi rapidi".

Maurizio Landini ha poi ricordato che Cgi, Cisl e Uil hanno chiesto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte “di convocare la proprietà e le organizzazioni sindacali perché ArcelorMittal deve revocare il suo provvedimento, discutendo al tavolo come si applica l'accordo così come è stato firmato”. Secondo il segretario generale “il governo deve ripristinare tutte le condizioni legislative che c'erano all'atto dell'accordo. È il momento della responsabilità: credo sia sotto gli occhi tutti che questo significa dare un futuro al Paese, che vuol dire essere capaci di produrre acciaio senza inquinare e senza perdere un posto di lavoro”. 

No al caporalato, tutti in marcia a Giugliano

mar, 19/11/2019 - 06:45

Una marcia “contro il lavoro nero per un lavoro vero”. È quella che si tiene oggi (martedì 19 novembre) a Giugliano (Napoli), allo scopo di “declinare l’obiettivo della legalità nella vita quotidiana delle persone, in una nuova prospettiva di futuro per i giovani e per tutto il territorio”. A organizzarla è il “Coordinamento per lo sviluppo e il lavoro”, promosso da Cgil Napoli, Flai Cgil, Libera Campania, Legambiente Campania, Polis e molte altre associazioni giovanili del territorio e organizzazioni del mondo cattolico. La partenza è fissata per le ore 10 da piazza Matteotti: il corteo, dopo aver attraversato il centro cittadino (corso Campano, piazza Annunziata, via Pirozzi, via Palumbo), raggiungerà piazza Gramsci dove si tengono un flash mob e un intervento del segretario generale della Cgil di Napoli Walter Schiavella.

“La marcia di Giugliano diventa ancora più importante dopo la scoperta dei 43 lavoratori a nero segregati da un imprenditore a Melito in un locale privo di ogni minimo standard di sicurezza e vivibilità”, spiega Schiavella: “È necessario intensificare i controlli e mettere in piedi una task force che coinvolga istituzioni, forze dell’ordine e organi ispettivi, in grado di individuare situazioni di questo tipo e colpire i responsabili”. Per l’esponente sindacale “non si può, come ancora troppo spesso accade, continuare a considerare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro un costo o solo un adempimento normativo, seguitando a morire di lavoro nei ventunesimo secolo”.

Il segretario generale della Cgil di Napoli evidenzia che “il lavoro nero priva gli uomini e le donne dei loro diritti fondamentali, rende più insicura e precaria la vita dei lavoratori italiani e stranieri, crea un’economia e una società malate. È la negazione di ogni idea di sviluppo che caratterizza il nostro Paese ed è alla base della crisi morale, sociale ed economica che abbiamo di fronte”. La marcia, conclude Walter Schiavella, deve essere quindi “l’occasione per promuovere una vasta azione informativa, di denuncia e di rivendicazione, per cominciare a costruire un altro futuro”.

Cinzia Massa, della segreteria Cgil di Napoli, sottolinea che “quest’anno è stato purtroppo contrassegnato da numerosi morti sul lavoro: un bollettino drammatico che non può essere più trascurato e in cui anche l’area giuglianese, dove ad agosto nelle campagne di Varcaturo ha perso la vita Pasquale Russo, non è stata risparmiata”. Per l’esponente sindacale “il lavoro nero, lo sfruttamento, le condizioni di totale insicurezza, la lesione dei diritti sono alcuni degli elementi che vogliamo denunciare insieme a tutti i cittadini. Per questo motivo, e per dare dignità a questo territorio spesso bistrattato e dimenticato, si è costituito il Coordinamento per lo sviluppo e il lavoro, contro il lavoro nero e lo sfruttamento”.

Lavoratrice madre sospesa in attesa di licenziamento

lun, 18/11/2019 - 18:15

Arval (Scandicci, 500 addetti circa) nei giorni scorsi ha sospeso in attesa di licenziamento una lavoratrice, part time, madre di due figli, in quanto “esubero” nella riorganizzazione di un reparto. Unica alternativa, per lei, trasferirsi a Milano. "Stupisce che una azienda grande come Arval non trovi un ricollocamento nel territorio, nonostante rapporti sindacali decennali e un integrativo che tutela le lavoratrici madri - afferma Chiara Liberati, della Filcams Cgil di Firenze -. Oggi l'assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori ha condannato duramente la decisione dell'azienda, confermata anche nonostante le dure prese di posizione della Rsu e dei sindacati". 

"La Rsu ha proclamato quindi lo stato di agitazione che porterà al blocco immediato degli straordinari, ed a mettere in campo tutte le iniziative sindacali atte a far tornare indietro l'azienda su questa assurda decisione", conclude Chiara Liberati.