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Centrale Enel La Spezia, incontro positivo

lun, 27/01/2020 - 18:23

Soddisfazione dei sindacati dopo l’incontro al Mise, con la sottosegretaria Todde, fra tutte le parti coinvolte nella riconversione energetica della centrale Enel a carbone di La Spezia. “L’incontro è andato bene”, ha detto il vicesegretario generale della Cgil, Vincenzo Colla, incontrando i lavoratori delle varie sigle sindacali venuti a Roma dalla centrale di La Spezia a  presidiare la strada antistante il ministero dello Sviluppo. “Bisogna uscire dal clima di perenne campagna elettorale e dire la verità ai lavoratori ed ai cittadini di quei territori” ha proseguito Colla, per il quale dal quel ‘tavolo’ di trattativa è emersa con nettezza la volontà governativa di risolvere la partita a livello di politica nazionale. 

Un’assunzione del problema che ha confermato alle delegazioni presenti di Cgil, Cisl, Uil, delle categorie nazionali e locali di Filctem, Uiltec e Flaei, e delle altre associazioni presenti, il piano energetico nazionale precedentemente illustrato e necessario per la produzione energetica e la competitività del Paese. Terna, presente al tavolo, ha ribadito che la dismissione della centrale a carbone è subordinata alla garanzia della sicurezza energetica per il Paese che, in questa fase tecnologica, non può prescindere dall'utilizzo del gas. Quindi, per i sindacati, il 2025 rimarrebbe una data solo ipotetica per l’uscita dal carbone, se non si metteranno subito in campo le procedure necessarie. I sindacati hanno unitariamente ribadito perciò la necessità di una riconversione dell'area che acceleri l'uscita dal carbone e che sia opportunità di investimenti e sviluppo sostenibile per il territorio, con le necessarie ricadute occupazionali, per coniugare sviluppo del territorio e tutela dell'ambiente e della salute. 

Cgil, Cisl Uil e le loro categorie chiedono quindi che Enel rivesta un ruolo attivo anche per attrarre investimenti nell'area
“Serve un progetto di prospettiva che contempli investimenti in settori strategici, nelle rinnovabili e nelle nuove tecnologie” scrivono i sindacati in una nota in cui ribadiscono di aver chiesto al governo che si faccia parte attiva nella convocazione di un tavolo dove la vicenda Spezzina sia parte delle strategie energetiche nazionali, in modo da superare la sterile contrapposizione politica a livello locale”.
Cgil, Cisl Uil, Filctem, Uiltec e Flaei auspicano infine che ai futuri tavoli sia presente anche Confindustria.

Sevel di Atessa, riparte impianto dopo incidente mortale

lun, 27/01/2020 - 17:58

La Sevel di Atessa (Chieti) può rimettere in funzione la parte di impianto del reparto Lastratura che lo scorso 3 gennaio ha causato la morte del giovane operaio Cristian Terilli, 29 anni, di Pignataro Interamna (Frosinone), manutentore esterno. Lo ha deciso il pm Serena Rossi, della procura di Lanciano, che non ha però disposto, per adesso, il dissequestro dell'area interessata, in attesa che i periti concludano gli adempimenti.

In ogni caso, grazie allo sblocco disposto dal pm, in un paio di giorni la Sevel potrebbe rimettere in funzione l'impianto che consentirebbe di riprendere a pieno ritmo la produzione del furgone Ducato, 1.200 pezzi al giorno, e interrompere, dopo quattro settimane consecutive, la cassa integrazione a rotazione per 700 lavoratori. L'ultima cig, partita oggi, scade domenica 2 febbraio.

Parola d'ordine, rigenerare

lun, 27/01/2020 - 17:23

Venerdì 31 gennaio prende il via ufficialmente l'attività dell'associazione Nuove Ri-Generazioni, con un convegno nazionale al Centro congressi Frentani di Roma, che vedrà la partecipazione, tra gli altri, del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, e del segretario generale della Fillea, Alessandro Genovesi.

Nuove Ri-Generazioni, promossa dalla Fillea e presieduta dal presidente Gaetano Sateriale - che coordinerà il  lavoro di un comitato scientifico composto da esperti del settore, urbanisti, ricercatori, docenti universitari - nasce per essere un luogo di ricerca e allo stesso tempo di proposta sui temi dello sviluppo sostenibile. Essa vuole contribuire a far crescere una cultura della sostenibilità, offrendo strumenti di lettura e approfondimento, stimolando politiche orientate al green building, alla rigenerazione urbana, al recupero delle periferie urbane, promuovendo azioni concrete e vertenze nel territorio per avviare progetti pilota, a partire dalle grandi aree urbane più degradate.

Tutti confermati i partecipanti all'evento, inclusi il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, l'architetto João Nunes, il sindaco di Moncalieri, Paolo Montagna, il vicepresidente dell'Ance, Filippo Delle Piane, il Presidente Ispra, Alessandro Bratti, il segretario nazionale Fillea Graziano Gorla. Inoltre, saranno illustrati da Benedetto Truppa (Fillea Roma) e Augusto Paolucci (Fillea Umbria) due progetti che vedono la presenza della Fillea e di Nuove Ri-Generazioni. Progetti che, insieme ad altri su cui l'Associazione è impegnata, sarà possibile visionare sul sito www.nuoverigenerazioni.eu, prossimamente on line.
 

Pensioni: questioni irrisolte, sfide future

lun, 27/01/2020 - 17:13

La Rivista delle Politiche Sociali dedica il Tema del numero 3/2019 alle pensioni. I curatori, Matteo Jessoula e Michele Raitano, insieme agli autori dei contributi che compongono la sezione monografica del volume, offrono una lettura dell’attuale situazione, alla luce di un percorso di riforme e modifiche normative che ha attraversato gli ultimi dieci anni, e nel contempo alzano lo sguardo sul futuro pensionistico degli italiani.

La prima considerazione critica segnalata dai curatori è che il dibattito sulla riforma delle pensioni si è polarizzato in contrapposizioni meramente politiche, senza affrontare in modo approfondito le reali debolezze dell’attuale assetto previdenziale e senza indicare le misure necessarie ad affrontarle, restando per lo più limitato a discutere di “quota 100” o della “legge Fornero”. Perciò, sostengono, è necessario riavviare un dibattito serio sulla tutela della vecchiaia e sul sistema pensionistico in Italia.

Un dibattito che – seppur inevitabilmente condizionato da confronto e “scambi” tra le forze sociali (e oggetto di competizione politica) – “non può prescindere da elementi fattuali e di conoscenza empirica”. Come spiegano sempre i curatori, “i contributi raccolti in questa sezione tematica muovono da due domande fondamentali. Qual è lo stato dell’arte del sistema pensionistico italiano, quali i problemi aperti e le criticità da affrontare? Quali provvedimenti – con riferimento a quali principi ed entro quali cornici valoriali – si possono ipotizzare al fine di modellare un sistema pensionistico che persegua congiuntamente sostenibilità economica, sociale e politica?” .

Il primo articolo, di Chiara Ardito, Giuseppe Costa e Roberto Leombruni, esamina l’adeguatezza del sistema pensionistico italiano a fronte delle diseguaglianze di salute, in particolare concentrandosi sull’aspettativa di vita. Questione dirimente per costruire un sistema equo. Nel secondo articolo, Michele Raitano tratta la questione dell’adeguatezza delle prestazioni. Con una valutazione sugli effetti reali del sistema contributivo (è vero che “tutti riceveranno pensioni di importo molto limitato”?), presentando dati circa l’effettiva accumulazione di contributi nella prima parte della carriera da parte delle giovani generazioni e proponendo alcune possibili misure per le prestazioni future, in particolare su una “pensione di garanzia” previdenziale, basata sulla storia lavorativa, come soluzione preferibile rispetto a una prestazione assistenziale.

A seguire, il contributo di Matteo Jessoula, che valuta lo stato di realizzazione dell’architettura pensionistica a due pilastri, sostenuta da governi diversi, ma sempre con una serie di interventi di tipo incrementale. Jessoula aggiorna i dati statistici al 2019 e confronta il modello a due pilastri italiano con quello di altri Paesi, mettendo in evidenza i rischi di un cattivo “incastro” tra previdenza pubblica e integrativa in Italia, che si riflette sia sull’adeguatezza delle prestazioni che sull’equità complessiva del sistema.

Dal canto loro, Massimo Baldini, Carlo Mazzaferro e Stefano Toso si concentrano sul più recente provvedimento incluso nella riforma Di Maio-Salvini: la pensione di cittadinanza, osservando che in Italia gli anziani sono già beneficiari di un’ampia serie di trasferimenti monetari di tipo assistenziale e che la rete di protezione contro il rischio di povertà tra gli anziani non è frutto di un disegno coerente.

Si concentra sulla tutela dell’indicizzazione, mostrando i limiti del sistema attuale, e indica le linee guida della piattaforma sindacale – in particolare sulla rivalutazione e sulla tassazione dei redditi da pensione – l’articolo di Raffaele Atti, segretario nazionale Spi Cgil. Che precede l’altro contributo di un rappresentante del mondo sindacale, quello di Roberto Ghiselli (segretario confederale Cgil), il quale offre una prospettiva più ampia, ripercorrendo gli interventi sulle regole previdenziali italiane in una prospettiva di medio periodo. Dopo tante modifiche – a volte incrementali, altre assai contraddittorie – Ghiselli raccomanda di abbandonare logiche emergenziali, spesso condizionate da convenienze elettorali, e di ricostruire, come propone il sindacato confederale, un sistema previdenziale organico, “stabile, coerente, sostenibile economicamente e socialmente nel medio-lungo periodo”.

Chiude la sezione il contributo di Mattia Guidi e Igor Guardiancich, che presentano un’analisi quantitativa sulla relazione tra il semestre europeo, l’attuale sistema di governance economico-sociale e le decisioni politiche nazionali che riguardano le pensioni. Utilizzando un dataset originale, gli autori codificano le raccomandazioni riguardanti la politica previdenziale per singolo Paese dal 2011 al 2016 e rielaborano dati della Commissione europea sulle principali misure di riforma delle pensioni realizzate nei Paesi membri.

La sezione Attualità del fascicolo, “Prime valutazioni del reddito di cittadinanza”, ospita due articoli: uno dedicato alle prime evidenze quantitative sulla diffusione del sussidio Rdc, di Giovanni Gallo e Massimo Baldini, e l’altro che ospita una riflessione sui meriti e sui limiti della misura, di Elena Granaglia.

Chiudono il volume due approfondimenti: “Disuguaglianze territoriali nel sistema sanitario italiano”, di Nicola Giannelli, e “Restaurare l’ordine naturale: il movimento per un’internazionale dell’oscurantismo e della reazione”, di Sandro Gallittu.

Stefano Cecconi è direttore de La Rivista delle Politiche Sociali

 

Whirlpool: il 29 gennaio tutti i lavoratori a Roma

lun, 27/01/2020 - 16:09

In occasione dell'incontro fissato al Mise per il 29 gennaio alle ore 14, i lavoratori della Whirlpool di Napoli si sposteranno a Roma per "fare pressione" per una soluzione alla loro vertenza. Sono attesi più di 300 lavoratrici e lavoratori, che presidieranno il ministero dello Sviluppo economico in attesa dell'esito dell'incontro, "auspicando che il Governo porti al tavolo una proposta concreta e risolutiva", dichiara in una nota Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom Cgil.

Per la Fiom, "l'unica soluzione possibile per il sito produttivo è il mantenimento della produzione di lavatrici di alta gamma a Napoli, inserendo ulteriori modelli per la saturazione nell'ambito di quanto previsto dall'accordo del 2018". "Se il ministro Patuanelli, il 29 gennaio, non sarà in grado di far modificare la posizione alla multinazionale, si aprirà una nuova fase di mobilitazione straordinaria territoriale e nazionale per riportare la vertenza a Palazzo Chigi".

"Sulla vertenza di Napoli si misura la credibilità del Governo - insiste Tibaldi - in riferimento allo strapotere delle multinazionali, che con arroganza mettono in discussione gli accordi siglati con l'esecutivo e le parti sociali, alle politiche industriali, e al mantenimento dell'apparato produttivo nel Mezzogiorno”, conclude la dirigente sindacale.

 

Contratto sanità privata, l'Aiop fa saltare il rinnovo

lun, 27/01/2020 - 16:00

"Una vera e propria vergogna. L'arrivo dei falchi di Aiop fa saltare il tavolo di trattative per il rinnovo del contratto 16/18 della Sanità Privata". A denunciarlo sono i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli e Michelangelo Librandi,  aggiungendo che: "In avvio della non stop che doveva chiudere una vertenza lunga 13 anni per il contratto, il cambio di delegazione di Aiop ha rimesso in discussione una trattativa arrivata ad un punto ormai avanzato sia sulla parte economica che normativa".

"Il confronto - specifica la delegazione sindacale - si è arenato a causa di affermazioni gravissime della controparte come 'non ci si può fidare degli assessori' e 'non ha rilevanza l'accordo fatto al Ministero della Salute'. Inoltre, l'affermazione perentoria dei falchi di Aiop di far saltare tutto a meno che le organizzazioni sindacali non accettino il ricatto di inserire una clausola compromissoria per la quale il datore di lavoro, se insoddisfatto delle intese regionali, possa decidere di non erogare tutti gli aumenti contrattuali, appare costruita ad arte per far saltare il tavolo".

"Chiediamo - concludono i segretari di Cgil Cisl e Uil - di bloccare subito gli accreditamenti alle strutture e di essere convocati, già nelle prossime ore, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e dal Ministero della Salute. Riparte fin da ora la nostra mobilitazione".

Tribunale condanna Abb, illegittima l'esternalizzazione

lun, 27/01/2020 - 15:48

A dicembre 2017, Abb ha deciso di esternalizzare le attività oil&gas epc alla società Arkad, operazione che ha coinvolto circa 200 dipendenti delle sedi di Genova e Sesto San Giovanni. L'esternalizzazione è avvenuta attraverso un accordo separato, non sottoscritto dalla Fiom, del 28 dicembre 2017.

Il Tribunale di Genova, con sentenza 24 gennaio 2020, ha ritenuto illegittimo il trasferimento del ramo d’azienda e ha condannato Abb a ripristinare i rapporti di lavoro dei lavoratori ricorrenti, con il rispettivo inquadramento professionale allora riconosciuto, e con efficacia giuridica e economica dal 1° gennaio 2018.

Dichiara Mirco Rota, responsabile Fiom per Abb: "Da subito, abbiamo sostenuto che l’esternalizzazione non riguardava un vero ramo d’azienda, era solo un’operazione di Abb per liberarsi delle attività, ma soprattutto di 200 dipendenti. Operazioni cui il gruppo ha fatto ricorso diverse volte, liberandosi di molti lavoratori e consegnandoli spesso ad aziende con discutibili prospettive aziendali". 

Il sindacalista quindi aggiunge: "Per noi, si tratta di un risultato sindacale importante, non solo per una tutela verso i lavoratori, ma perché interviene su un modus operandi aziendale assolutamente non condivisibile".

Appalti senza diritti, la Fiom dice basta

lun, 27/01/2020 - 15:11

La Fiom Cgil lancia una grande iniziativa sugli appalti che dovrà giungere a una mobilitazione. L’occasione è stata fornita dal direttivo e dal dibattito che si sono svolti oggi (27 gennaio) nella sede della Cgil nazionale a Roma, dal titolo “Linea d’appalto”, una linea che tiene insieme diritti, salari, sicurezza e legalità. “I lavoratori del settore sono la prima frontiera degli ultimi – sostiene Barbara Tibaldi, segretaria nazionale del sindacato dei metalmeccanici –, subiscono un ricatto continuo e hanno meno strumenti per organizzarsi. Loro dovranno essere al centro non solamente della contrattazione, ma anche di una grande questione politica nazionale da porre al governo. Oggi la maggior parte dei lavoratori in appalto è in realtà in subappalto e a guadagnarci è la malavita, spesso su funzioni dello Stato”.

Nel percorso indicato è prevista la richiesta di un incontro con le parti datoriali e con il governo, così da non trattare singolarmente le circa 160 vertenze per le quali sono stati aperti altrettanti tavoli al ministero dello Sviluppo economico, perché è in un’ottica complessiva che bisogna invece battere sul chiodo della parità di diritti e di salario per tutti i lavoratori (in appalto e non), dell’abolizione delle norme sul massimo ribasso, della limitazione degli stessi appalti e subappalti. Senza contare le implicazioni nel campo della sicurezza, vista l’ampia percentuale di lavoratori colpiti da infortuni, spesso di grave entità.


video di Ivana Marrone

Come spiega la segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David, in ambito metalmeccanico la vicenda degli appalti “ha un impatto su due profili: quello legato ai servizi pubblici e alle funzioni pubbliche (ospedali, università, scuole, telecomunicazioni) sottoposti alle tensioni del settore; e poi quello delle imprese che si sono riorganizzate mandando in appalto moltissime attività che prima erano interne, arrivando a tagliare diritti e salari e portando a frammentazione e precarietà”. È dunque arrivato il momento di “riunificare nella rappresentanza quello che è stato frantumato”, chiarisce la dirigente sindacale.

L’annoso problema del sistema degli appalti ha di per sé un carattere ampio che abbraccia più categorie. Ecco perché, dalla segreteria nazionale della Cgil, Giuseppe Massafra conferma la proposta della Fiom di operare di concerto con le altre federazioni. “Su questi lavoratori si scarica l’abbassamento dei costi da parte delle imprese – ricorda – ed è per questo che bisogna lavorare sulla contrattazione nei luoghi di lavoro come sul codice degli appalti, un testo certo migliorabile, ma messo fortemente in discussione dal cosiddetto decreto sblocca cantieri che ha peggiorato le condizioni di lavoro, ha ampliato i subappalti e l’utilizzo del massimo ribasso e ridotto i bandi di gara. Ora è quindi prioritario intervenire sulla contrattazione in una logica confederale che metta insieme tutti i sistemi produttivi”.

Sindacati, solidarietà ad autista Amtab aggredito

lun, 27/01/2020 - 14:16

"In un paese civile la sicurezza di cittadini e lavoratori dovrebbe essere una priorità dello Stato che si avvale delle forze dell’ordine e del sindaco, chiamato a collaborare negli ambiti di competenza dell’ente locale per il miglior espletamento della funzione della sicurezza pubblica. Ogni giorno leggiamo sui giornali, quotidianamente nei notiziari delle televisioni locali e nazionali trovano spazio fatti di violenza subiti dai lavoratori dell’Amtab spa di Bari, ma, nonostante ciò, i fatti si ripetono e sono in costante aumento". Così Giuseppe Guagnano, segretario generale Filt Cgil Puglia, Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia, e Gigia Bucci, segretario generale Cgil Bari.

"Stato, sindaco, azienda, dove siete? La domanda se la pongono i lavoratori dell’Amtab, che da tempo lamentano la situazione di pericolo con cui sono costretti a convivere durante l’esercizio della loro professione; una professione carica di responsabilità, quella dell’autista, del verificatore dell’ausiliario della sosta, che necessita di grande attenzione e concentrazione, ma che invece viene espletata nel terrore delle aggressioni, dei maltrattamenti, nella totale insicurezza. Ogni giorno che si conclude in maniera indenne è un sospiro di sollievo", continuano i dirigenti sindacali.

"Da parte nostra, piena solidarietà all’operatore d'esercizio che il 26 gennaio è stato massacrato con calci e pugni per aver tentato di far rispettare il regolamento aziendale a bordo di un autobus dell'Amtab. Rabbia, costernazione, abbandono, sono le parole adatte a rappresentare lo stato d’animo di chi, rivolgendosi a coloro che sono preposti alla tutela e alla sicurezza della propria vita, in cambio ricevono nulla. Sono anni, infatti, che chiediamo agli organi in indirizzo di controllare o di essere più presenti su alcuni quartieri periferici", proseguono i sindacalisti.

"A vario titolo, abbiamo chiesto di prevedere interventi strutturali da attuare sugli autobus, in modo da rendere sicuro il posto dell’autista, poichè le telecamere, montate e pubblicizzate ormai da tempo, sembra non funzionino ancora tutte. Abbiamo ripetutamente segnalato luoghi, ore, linee a rischio; ciononostante, le violenze si ripetono puntualmente negli stessi luoghi, nelle stesse ore e sulle stesse linee", aggiungono i rappresentanti Cgil.

"Per i motivi suddetti, per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica, nell’interesse dei lavoratori dell’Amtab e degli stessi cittadini, scongiurando il timore che possano accadere episodi più gravi, proclamiamo lo stato d'agitazione dei lavoratori e chiediamo alle istituzioni provvedimenti atti a contrastare tale fenomeno. Pertanto, ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare per individuare congiuntamente le soluzioni possibili e praticabili e, in assenza di riscontro, vi preannunciamo che lo stato d'agitazione proseguirà con altre iniziative a tutela della sicurezza dei lavoratori che rappresentiamo", concludono i tre esponenti sindacali.

Riforma delle pensioni, inizia un confronto serio

lun, 27/01/2020 - 13:53

Sulle pensioni si è “avviato un confronto serio, un inizio importante che va nella direzione di rispondere alla nostra piattaforma”. Con queste parole il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha commentato l’esito del primo incontro sulla riforma delle pensioni tenutosi questa mattina (27 gennaio) a Roma tra sindacati e ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. Prosegue Landini: “Abbiamo convenuto che questi incontri di carattere tecnico avranno una verifica politica a marzo, perché ci interessa che la direzione sia chiara: non vogliamo qualche aggiustamento di qualche parte della legge Fornero, vogliamo una vera e propria revisione della legge che dia stabilità al sistema nei prossimi anni e che sia in grado di dare risposte a partire dai giovani e dalle donne che sono le più penalizzate in questi anni”.

Febbraio sarà il mese degli incontri tecnici. Il 3 le parti si occuperanno delle pensioni di garanzia dei giovani, il 7 febbraio dei pensionati, il 10 della flessibilità, il 19 febbraio di previdenza complementare. La data dell’incontro sulla non autosufficienza è ancora da definire. Landini sottolinea che “in tutti questi incontri saranno presenti rappresentanti del ministero dell'Economia, perché stiamo parlando di questioni che riguardano aspetti economici molto importanti”. Per il leader della Cgil “servono regole comuni, ad esempio di uscita flessibile dai 62 anni, ma servono anche misure che riconoscano le differenze tra uomini e donne così come per i lavori gravosi. Quest'anno – prosegue Landini – il governo vuole fare una discussione sul Def nel mese di aprile, quindi fare questa verifica a marzo sull'insieme della questione previdenza significa avere chiara la strada che vogliamo percorrere”.

Il tavolo sulle pensioni si apre dopo il risultato raggiunto sul cuneo fiscale, ma Landini ha ricordato anche gli altri impegni nel calendario del dialogo tra governo e sindacati: “il 30 avremo l'incontro con il ministro del Mezzogiorno, perché l'altro tema che va aperto è quello degli investimenti per il rilancio dello sviluppo. Nelle prossime ore sarà fissato l'incontro sul tema degli esodati che abbiamo posto e sul part time verticale, tema che doveva essere oggetto della legge di stabilità ma poi è stato tolto. Abbiamo ribadito che va trovata una soluzione”.

 

L'incontro odierno è stato importante soprattutto per stabilire un metodo, mentre non si è entrati nel dettaglio della discussione. Lo ha detto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, sottolineando che è importante che il governo voglia discutere con il sindacato su questo tema. “È stato stabilito un metodo di lavoro, ha detto, non ci sono proposte del governo. La modifica della legge Fornero si può fare se ci sono i soldi per farlo. Ci batteremo per farlo”.

È un primo passo significativo sia di condivisione vera, sia di partecipazione per ridefinire le regole. Finalmente parte il confronto, si passa dalle parole ai fatti”. Lo dice Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl. “Abbiamo ribadito le nostre posizioni e le nostre idee, serve un sistema di equità tra le generazioni e serve un modello che dia stabilità alle regole del sistema pensionistico – ha aggiunto –. Serve una pensione di garanzia per i giovani”. Per Sbarra “è urgente un confronto con il governo in vista del Def, per la piena rivalutazione dei trattamenti pensionistici e per finanziare una legge sulla non autosufficienza”.

La ministra Catalfo ha giudicato l’incontro “molto positivo”, ha ricordato l'avvio dei tavoli tecnici e ha annunciato per oggi la nomina della commissione di esperti che accompagneranno il percorso di riforma, a partire dalle misure per la flessibilità in uscita. Nella terza commissione, quella che dovrà valutare l'impatto economico delle proposte, ci saranno esperti di Inps, Mef, ministero della Funzione pubblica e ministero del Lavoro. “I costi – ha concluso – li valuteremo in itinere”.

Un pensionato su 3 sotto i mille euro
Giù le tasse sul lavoro 
Video: la lotta paga

Palermo, «Vie dei diritti»: intitolata strada a Nicolò Azoti

lun, 27/01/2020 - 12:59

“Oggi si conclude una fase e se ne apre un'altra. Chiediamo al Comune di Palermo di continuare con le intitolazioni di strade nei quartieri affinché tutti i 69 dirigenti sindacali trucidati nelle province siciliane possano avere un luogo della memoria a Palermo. Palermo, con le strade dedicate ai protagonisti del movimento sindacale uccisi, continua a essere un punto fermo nel contrasto alla mafia”. Lo ha dichiarato il segretario generale Cgil Palermo, Enzo Campo, alla cerimonia conclusiva delle “Vie dei diritti”, durante l'intitolazione dell'ex via dell'Ermellino a Nicolò Azoti, segretario della Camera del Lavoro di Baucina, ucciso il 21 dicembre 1946, cinque mesi prima della strage di Portella della Ginestra.

Alla cerimonia erano presenti, oltre al segretario Cgil Enzo Campo, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il sindaco di Baucina Fortunato Basile e la figlia del sindacalista, Antonella Azoti. Il segretario Cgil ha ricordato tutti i nomi dei sindacalisti ai quali sono state intitolate in poco più di un anno 19 strade a Palermo. La prima intitolazione delle “Vie dei diritti”, manifestazione portata avanti dalla Cgil Palermo assieme al Comune di Palermo, risale al 5 dicembre 2018, quando Largo del Camoscio è stato intestato a Giuseppe Puntarello, segretario della Camera del Lavoro di Villabate, ucciso il 4 dicembre del '47. Strada dopo strada, ricorrenza dopo ricorrenza, è stata trasformata la toponomastica del quartiere di Bonagia.

“Oggi il ciclo delle vie dei diritti si conclude nel ricordo di Nicolò Azoti, dirigente sindacale che nella sua Baucina organizzava i lavoratori che lottavano perché si applicassero le leggi per le terre incolte o malcoltivate, che dovevano essere affidate ai braccianti poveri – ha detto Enzo Campo – Fu trucidato come tanti altri dirigenti sindacali, braccianti e contadini che ora in questo quartiere vengono ricordati come partigiani della libertà e costruttori della nostra Costituzione. La memoria del movimento contadino, dei tanti che hanno lottato per la giustizia, la dignità, la libertà, per la terra, è fondamentale per l'appartenenza a una comunità".

Quando si intitolano strade e piazze e si celebrano il ricordo e la memoria, ricorda Campo, "non si guarda solo al passato di migliaia di uomini e donne che hanno combattuto per il lavoro e i diritti ma si parla alla condizione presente: ora come allora il tema fondamentale era ed è il lavoro, la possibilità delle persone di emanciparsi e di vivere dignitosamente con il proprio lavoro”.

La Cgil, per dare seguito alle “Vie dei diritti”, sta portando alle stampe anche un “Calendario della Memoria”, da distribuire anche in versione e-book alle scuole. E aprirà una Camera del lavoro nel quartiere. “I sindacalisti sono stati essi stessi la prima Carta costituzionale perché diedero ai contadini coscienza dei loro diritti, ancora prima che la Costituzione fosse sancita – ha detto Antonella Azoti, che aveva 4 anni quando il padre venne ucciso –. Per tanti anni questi morti sono stati confinati nell'oblio, sono rimasti solo nel ricordo dei loro familiari, un ricordo coltivato quasi di nascosto, tra le pareti domestiche. Ma questa non è memoria, è solo sofferenza, il lutto ha bisogno di essere condiviso, serve un percorso di ricucitura delle ferite per il suo superamento. Noi questo non l'abbiamo avuto. Per me la condivisione è arrivata sotto l'albero Flacone, dopo la strage. E per nessuno dei sindacalisti uccisi c'è stata giustizia. La memoria storica per questo diventa per noi l'unica forma di giustizia”.

“Dopo la strada, tassello prezioso per la memoria – ha aggiunto Antonella Azoti – adesso è importante far conoscere al quartiere la storia di questi nuovi inquilini, i loro progetti di cambiamento, il contesto nel quale furono uccisi. La memoria in questo modo diventa attiva ed efficace, e gli incontri con le associazioni, le scuole, i circoli si trasformano in occasione utile per parlare di lavoro e delle necessità degli abitanti. E così i sindacalisti uccisi potranno continuare ad avere un ruolo nella nostra realtà”.

Spettacolo e cultura, Cgil Puglia: bene modifiche al programma 2020

lun, 27/01/2020 - 12:24

La Slc e la Cgil Puglia esprimono "soddisfazione per l’accoglimento delle proposte di modifiche al programma straordinario 2020 per le attività di spettacolo e cultura, avanzate della nostra organizzazione nel corso del confronto con l’assessora Loredana Capone. In particolare apprezziamo lo sforzo nel rendere più celeri le tempistiche di pubblicazione dei bandi, riconducendoli all’anno solare, e la semplificazione della relativa modulistica. Inoltre, nell’ambito del finanziamento 2019, sono stati armonizzati i criteri delle azioni 2 e 3, utilizzando gli stessi del finanziamento del 2020. Auspichiamo, per il futuro, un rinnovato impegno dell’amministrazione regionale nel definire al meglio la qualità delle commissioni giudicatrici che, a nostro parere, dovrebbero comprendere figure di eccellenza in ambito artistico e culturale".

"Ci riserviamo di esprimere un giudizio più articolato dopo aver osservato le effettive ricadute dell’azione regionale in un settore che riteniamo strategico in quanto produce occupazione per centinaia di maestranze artistiche e tecniche e rappresenta un importante volano di sviluppo culturale ed economico per la Puglia", termina la nota.

Cgil, Cisl e Uil E. Romagna: una vittoria della democrazia

lun, 27/01/2020 - 11:08

“Le elezioni di ieri sono state una grande vittoria della democrazia, con i cittadini emiliano-romagnoli tornati in massa a decidere il futuro di questa regione”. Così in una nota Cgil, Cisl e Uil dell'Emilia Romagna. “Ha votato il 67,68% degli aventi diritto al voto, 30 punti in più rispetto alla precedente consultazione del 2014. Complimenti al presidente Stefano Bonaccini per il risultato ottenuto, che gli consente di poter proseguire in questo nuovo secondo mandato le politiche messe in campo nella scorsa legislatura”, commentano i sindacati.

“Adesso dobbiamo continuare a percorrere un lavoro già intrapreso in questi ultimi anni, puntando sulla qualità del lavoro e sulla qualità dei servizi. Serve sin da subito una squadra competente, all’altezza delle importanti sfide che ci attendono da qui al 2025, così come è urgente una discussione che porti alla scrittura di un nuovo Patto per il lavoro. Cgil, Cisl e Uil dell’Emilia Romagna sono pronte fin da subito ad aprire il confronto e ad affrontare questa nuova fase politica, economica e sociale che attende l’Emilia Romagna”, termina la nota.

Vite di minori tra il reato e la pena

lun, 27/01/2020 - 10:23

Maria Teresa Spagnoletti, ora in pensione, è stata giudice del Tribunale per i Minorenni di Roma, incrociando per decenni nelle aule di giustizia le vite di ragazzi e ragazze spesso invisibili ai nostri occhi, di cui non conosciamo nulla, se non qualche riga di giornale in fondo alla cronaca, prima di sparire in pochi attimi e per sempre dalla memoria di ciascuno di noi.

In questo libro per i “Materiali” dell’editore Ediesse, dal titolo Il mio territorio finisce qui. Vite di minori tra il reato e la pena (pp. 112, €13), la sua esperienza di magistrato viene trasferita nella pagina senza cedere alla retorica, né a una morale fine a se stessa, bensì attraverso una scrittura che restituisce le storie di adolescenti alle prese con esistenze complicate che però nel tempo possono evolversi positivamente, quando le istituzioni riescono a svolgere anche un ruolo di recupero e sostegno, offrendo alternative valide e concrete al concetto di detenzione inteso non soltanto quale sinonimo di punizione, data l’età dei protagonisti. Perché i protagonisti di questo volume sono loro, sono i volti sconosciuti di venti persone dalla provenienza più varia, le cui vicende vengono suddivise in quattro gruppi distinti: le misure cautelari, la messa alla prova, l’esecuzione della pena tra carcere e misure alternative, le misure di sicurezza.

Dopo le brevi ma incisive prefazioni di Luigi Berlinguer e Don Gino Rigoldi, e un’intervista rilasciata dalla stessa autrice all’avvocato Anna Di Loreto, troviamo ad esempio il racconto di Admir che, arrivato in Italia a tre anni dalla Macedonia, inizia una lunga serie di collocamenti in strutture civili per minori sino a quando, nel 2007, torna nella terra natale alla ricerca della mamma, che però non riesce a trovare. Rientrato nel nostro Paese, e divenuto maggiorenne, bussa di nuovo, e con forza, alla porta dell’Istituto Penale per Minorenni in cerca di accoglienza, perché “questa è casa mia”.

Arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, Admir comincia a entrare e uscire dal carcere per adulti, dove costruisce con gli operatori lo stesso tipo di rapporto che, da minorenne, aveva rappresentato l’intero tessuto esistenziale precedente. Uscito definitivamente nel 2016, come riferisce l’assistente sociale che lo ha seguito in questo tortuoso percorso, il carcere ha rappresentato per Admir l’unico contesto nel quale è riuscito a vivere, proteggendolo da se stesso, dalla sua solitudine, e da quanto fuori, a partire dall’abbandono paterno, non poteva essergli d’aiuto. Un caso paradossale quello descritto, accanto al quale nel libro se ne aggiungono altri, ognuno con la propria specificità, e in ognuno dei quali entrano in gioco altre figure e diverse possibilità di soluzione dall’esito non necessariamente scontato, anzi a volte sorprendente e a lieto fine.

Se può ritrovarsi un elemento comune in tutte queste storie, è certamente la componente umana, che emerge non soltanto dalla figura di Maria Teresa Spagnoletti, “severa ma giusta”, come la definiscono i “suoi “ ragazzi, ma di molti (non tutti) che lavorano ogni giorno in un settore all’interno del quale le sfumature sono talmente tante, e spesso così impercettibili, da richiedere una sensibilità nei confronti dell’altro che nella vorticosa società autoreferenziale di oggi tendiamo sempre più a perdere.

In appendice al volume, alcune lettere delle ragazze e dei ragazzi al giudice Spagnoletti, che dedicano particolare attenzione alla notizia del suo pensionamento, quasi venisse a mancare un punto di riferimento, una guida riconosciuta dal punto di vista non solo istituzionale ma familiare; quelle famiglie che per chi quelle lettere le scrive spesso non sono mai esistite o, se ci sono state, hanno soltanto peggiorato condizioni di vita già da loro compromesse. 

Ulteriore testimonianza di un mondo, il mondo dei minori tra il reato e la pena, per molti versi, e per molti di noi, ancora tutto da scoprire.

Reddito di inclusione, 29 gennaio presentazione rapporto

lun, 27/01/2020 - 10:20

Mercoledì prossimo, 29 gennaio, l'Alleanza contro la Povertà in Italia, di cui la Cgil è soggetto fondatore, presenterà a Roma la ricerca “Il Reddito di Inclusione (ReI). Un bilancio - Il monitoraggio della prima misura nazionale di contrasto alla povertà” (Maggioli Editore), condotta con il sostegno di Fondazione Cariplo.

Con questo volume l’Alleanza si propone di non disperdere gli apprendimenti sul contrasto alla povertà emersi a livello locale grazie al Reddito di inclusione e di promuovere un dibattito basato su dati empirici raccolti a livello nazionale.

L'appuntamento è mercoledì alle ore 15, presso la sede di Acri (via del Corso 267). All’evento parteciperanno Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo, Cristiano Gori, professore di politica sociale all'Università di Trento e responsabile scientifico della ricerca, Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la povertà e presidente di Acli, e Raffaele Tangorra, segretario generale del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Per la Cgil nazionale sarà presente la segretaria confederale Rossana Dettori.

«L’Emilia-Romagna ha lanciato un segnale»

lun, 27/01/2020 - 10:20

Il giorno dopo la vittoria di Bonaccini alle regionali in Emilia Romagna, anche in Cgil si tira un sospiro di sollievo. Il sindacato regionale s’era esposto in campagna elettorale, lanciando un appello al voto contro sovranismi, odio e paure. La vittoria del centro-sinistra è stata quindi una boccata d’ossigeno. Ne è convinto Luigi Giove, segretario generale della Cgil emiliano-romagnola. “Matteo Salvini e la Lega – dice – hanno tentato di rendere questa campagna elettorale tossica. E lo hanno fatto soprattutto negli ultimi giorni, con quella citofonata al Pilastro di Bologna e con la terribile manifestazione di Bibbiano. Questi gesti hanno probabilmente convinto gli ultimi indecisi che era arrivato il momento di dare un segnale dalle urne. Al di là della vittoria di alcuni partiti politici, è stata soprattutto una certa cultura politica a prevalere”.

Rassegna Tu sei anche residente a Bibbiano, il paesino al centro di buona parte del dibattito della campagna elettorale...

Giove Io vivo lì da più di venti anni. E so che Bibbiano è il tipico paese emiliano, dove le cose funzionano e la gente è cordiale e accogliente. La Lega ha voluto trasformarlo in un luogo di mostri, ma la comunità ha reagito. Lo ha fatto in piazza con le sardine, e poi nelle urne col voto. Così facendo ha scacciato non solo la Lega, ma una certa idea di politica fatta solo di paura e di nemici. Io sono molto soddisfatto anche di questo, della reazione democratica di uomini e donne che hanno dimostrato un senso civico che mi fa sperare per il meglio.

Rassegna Ma quella di Bonaccini è stata anche la vittoria del buongoverno e delle buone relazioni che si sono create tra istituzioni e parti sociali. In Emilia Romagna, negli ultimi anni, questo modo di agire insieme ha prodotto risultati importanti come il Patto del lavoro del 2015.

Giove Quello è stato un risultato importante. Non è un caso se per 5 anni siamo stati ai vertici delle classifiche per export, Pil, valore aggiunto e occupati. E non è un caso se insieme a Cisl e Uil abbiamo proposto alle forze politiche che si sono presentate alle elezioni di stipulare un nuovo patto.

Rassegna Quali sono gli obiettivi del sindacato nella prossima legislatura?

Giove Ora è il momento di continuare questo lavoro, e di andare in profondità sulla qualità del lavoro e sulle retribuzioni. Dobbiamo anche implementare i servizi pubblici, nel sociale e nella sanità. Dopo aver raggiunto importanti risultati su Pil, export e occupazione, bisogna redistribuire la ricchezza in maniera più equa rispetto al passato. Dobbiamo puntare alla natura dei posti di lavoro, che sono spesso precari o part time involontari. Bisogna mirare alle tre grandi sfide che segneranno il futuro della Regione: la rivoluzione digitale, la difesa dell’ambiente e la crescita demografica. Questi temi, se interpretati per il verso giusto, possono davvero migliorare il lavoro e la vita di molti.

Rassegna L’Emilia Romagna può essere un modello per il resto del Paese?

Giove Quando hai la disoccupazione al 10%, la devi ridurre. Quando l’hai ridotta, devi andare oltre. Non possiamo riposarci dopo lo scampato pericolo. Se siamo arrivati al fotofinish con questa destra è perché evidentemente ci sono dei problemi da affrontare. Ma credo che il metodo emiliano-romagnolo possa davvero rappresentare un riferimento per il centro-sinistra e per l’Italia intera. Abbiamo dimostrato che vogliamo continuare a essere una regione europea, integrata, solidale e sostenibile. E possono esserlo anche le altre”.

Sanità, Fp Medici: no Tar Sicilia a stabilizzazione medici pessima notizia

lun, 27/01/2020 - 09:19

La bocciatura da parte del Tar della Sicilia del percorso di stabilizzazione dei medici precari del 118, con le sentenze del 14 e 15 gennaio scorso, rappresenta una “pessima notizia”. A dichiararlo è il coordinatore nazionale della Fp Cgil Medici della Medicina generale, Francesco Masotti, aggiungendo che: “Non possiamo che esprimere la nostra preoccupazione per le centinaia di medici precari che complessivamente garantiscono i servizi di emergenza-urgenza”.

Il provvedimento di stabilizzazione, prosegue il dirigente sindacale, “servirebbe a colmare un'autentica disuguaglianza sociale, intesa come differenza ingiusta e pregiudizievole per tutti quei medici che, seppure in assenza dello specifico titolo di formazione, stanno mantenendo da anni in piedi un servizio, quello dell'emergenza-urgenza, che altrimenti sarebbe naufragato, privando così i cittadini di prestazioni di primaria importanza, in base alle quali è misurata la qualità dell'intero servizio sanitario”. Inoltre, aggiunge, “non condividiamo affatto la linea intrapresa dal sindacato maggiormente rappresentativo della categoria, che al contrario vuole negare il diritto alla stabilizzazione di questi colleghi precari. E meraviglia ancora di più questa presa di posizione, perché espressa da un sindacato medico che vede fra le proprie fila dirigenti e iscritti che svolgono anche la funzione di presidenti degli ordini provinciali che, pertanto, per il loro ruolo dovrebbero rappresentare e tutelare tutti gli iscritti”.

La Fp Cgil Medici, al contrario, “rilancia la proposta di individuare un percorso di stabilizzazione per questi medici, che, in analogia a quello individuato per la dirigenza sanitaria con la legge Madia, consenta loro uno sbocco occupazionale e dia, così, anche un futuro dignitoso alle loro famiglie. Questo non vuol dire approfittare di scorciatoie normative o di sedicenti ‘sanatorie’, ma al contrario avviare in trasparenza percorsi che riconoscano le esperienze acquisite in anni di lodevole servizio offerto alla cittadinanza. È urgente un decreto del governo per trovare una soluzione non più rinviabile”, conclude Masotti.
 

Segre: «Il razzismo è ormai sdoganato»

lun, 27/01/2020 - 08:28

“Quando mi chiedono come mai oggi c'è di nuovo il razzismo, l'antisemitismo, io dico che ci sono sempre stati, solo che non era arrivato il momento storico, politico, in cui ripresentarsi con questi slogan. I corsi e i ricorsi storici non li ho inventati, sono una verità. Adesso questi sentimenti si possono di nuovo esprimere. Sono stati sdoganati”. Lo ha detto ieri la senatrice a vita Liliana Segre, ospite a Che tempo che fa, in occasione del Giorno della memoria, che si celebra oggi, 27 gennaio. 

È una data per non dimenticare, un monito. Il 27 gennaio, in tutto il mondo, si ricorda l'orrore dell'Olocausto del quale furono vittime milioni di ebrei, sterminati nei campi di concentramento nazisti. Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60° armata del “1° Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev, impegnate nell'offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, abbatterono i cancelli di Auschwitz.

“Per me (i 75 anni dalla liberazione, ndr) hanno un significato molto particolare – ha detto poi la senatrice Segre a Radio Vaticana –, perché io non ero lì, ad Auschwitz, quando i russi sono entrati e hanno scoperto quell'orrore. Io già da giorni stavo facendo la cosiddetta ‘Marcia della morte’ che durò mesi. Ho letto dopo la guerra che fummo quasi in 56.000, noi prigionieri dei vari campi, obbligati dai nazisti a lasciare quei luoghi dove stavano arrivando i russi. Quel giorno del 1945 quindi non ero lì: ero su una strada polacca, o su una strada tedesca, che mi trascinavo sulla neve, cercando di farcela ad andare avanti per non morire. Quando sono stata liberata io, ormai era primavera avanzata. Era la fine di aprile, forse i primi di maggio. Sulla liberazione di Auschwitz ho letto solo in un secondo momento, quando sono tornata alla vita cosiddetta ‘civile’. Trovo giusto, però, che quella data sia diventata un simbolo: sicuramente è un modo per fare memoria, è un modo perché nelle scuole si insegni – non so per quanto ancora – che cosa è avvenuto in quel luogo che è stato il peggiore fra tutti i campi di sterminio, se è possibile fare una graduatoria.

L'Onu nel 2005 indicò questo giorno come data ufficiale destinata all'organizzazione di iniziative e celebrazioni perché non si cancelli, e non si possa ripetere, una delle vergogne di cui si è macchiata la Storia e di cui, ancora in tanti, negano l'esistenza.

In Italia furono gli articoli 1 e 2 della legge 20 luglio 2000 n. 211 a definire le finalità del Giorno della memoria. “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria – si legge –, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. In occasione del ‘Giorno della Memoria’ di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

Pensioni, al via il tavolo per la riforma

lun, 27/01/2020 - 08:05

Oggi, dalle 11, al ministero del Lavoro, il ministro Nunzia Catalfo, presiede il tavolo sulla Riforma del sistema pensionistico. La giornata sarà divisa in tre sessioni di incontri con le parti sociali. Prima, in mattinata, è la volta Cgil, Cisl e Uil, poi alle 15 il ministro incontrerà Cisal, Confsal, Usb e Ugl, alle 17,30, infine Cida, Confedir, Cosmed, Codirp, Cgs, Cse, Unadis e Usae. Per la Cgil partecipano il segretario generale Maurizio Landini e il segretario confederale Roberto Ghiselli.

Il confronto con il governo è cominciato il 17 gennaio, con la questione fiscale: all’ordine del giorno c’era la riduzione del cuneo. E al tavolo si è ottenuto un primo risultato. Dopo tanti anni, c'è finalmente un provvedimento che vede l'aumento del netto in busta paga e la riduzione delle tasse sui lavoratori dipendenti: chi aveva il bonus ne vedrà aumentata la cifra da 80 a 100 euro mensili, poi ci sono 4 milioni e mezzo di lavoratori con un reddito da 25 mila fino a 39 mila euro che vedranno crescere le detrazioni e quindi il netto in busta paga. “È un inizio, non abbiamo risolto tutti i problemi, ma sicuramente la strada è quella giusta", aveva precisato il numero uno della Cgil, Maurizio Landini

L’obiettivo di oggi è cambiare la legge Fornero: In un videomessaggio, Landini aveva spiegato quali sono le richieste: “Le lotte e le mobilitazioni dello scorso anno cominciano a produrre risultati, ma dobbiamo essere pronti a riempire le piazze se le nostre richieste non saranno accolte”.


 

Ex Aferpi: Jsw chiede un rinvio di 4 mesi

ven, 24/01/2020 - 18:18

Quattro mesi in più per presentare il piano industriale per il rilancio dell'impianto siderurgico ex Aferpi a Piombino (Livorno): è la richiesta inviata venerdì 24 gennaio, giorno previsto per la presentazione, da Jsw Steel Italy ai firmatari dell'accordo di programma tra cui la Regione Toscana. In una nota Fim Fiom e Uilm confermano che "è stata richiesta ufficialmente una proroga di quattro mesi indicando che la presentazione del piano industriale è vincolata al fatto di avere risposte certe e definitive, non promesse di massima, sui temi ancora sul tavolo".

"Ancora una volta - scrivono i sindacati - i lavoratori di Piombino si vedono costretti a subire le conseguenze economiche e una prospettiva di totale incertezza a causa delle responsabilità di soggetti che non rispettano gli impegni sottoscritti". I sindacati annunciano "assemblee in fabbrica per organizzare un'iniziativa pubblica da svolgersi la prima settimana di febbraio" e "mettere ad un tavolo tutti i soggetti di fronte ai cittadini e lavoratori". 

"Da una parte abbiamo l'azienda che non ha ancora rispettato nessuno degli impegni sottoscritti - continuano Fim, Fiom e Uilm - gli investimenti sulla laminazione, gli smantellamenti, la presentazione del progetto per la nuova acciaieria elettrica entro i 18 mesi previsti. Dall'altra - aggiungono - abbiamo un Governo nazionale che pensa solo alle proprie beghe interne ed alle campagne elettorali regionali. L’ennesimo ministro dello Sviluppo Economico che snobba la vertenza del secondo polo siderurgico italiano delegato alla scarsa attenzione del vice capo di gabinetto. Infine - insistono le sigle dei metalmeccanici - una Politica Locale e Regionale troppo attenta a polemizzare tra loro in perenne campagna elettorale".

"Entro la fine della prossima settimana si terranno le assemblee in fabbrica con tutti i lavoratori per organizzare un'iniziativa pubblica da svolgersi nella prima settimana di febbraio - concludono Fim, Fiom e Uilm -  e puntiamo in qualche modo a fare ciò che non sta svolgendo il Governo: mettere ad un tavolo tutti i soggetti di fronte ai cittadini e lavoratori. Per questo motivo coinvolgeremo azienda, Regione, sindaci del comprensorio, sindacati e tutte le Istituzioni, consci che questo territorio merita quel rispetto che fino ad oggi è mancato e chiunque sceglierà di non essere presente, o di non contribuire a proporre soluzioni, dovrà assumersene le proprie responsabilità".