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Decreto Imprese, 400 miliardi contro la crisi

lun, 06/04/2020 - 21:48

“Una potenza di fuoco” l’ha definita il premier Conte. Tradotto, 400 miliardi di euro da destinare alle imprese equamente divisi: 200 per il mercato interno e altrettanti per potenziare l’export. Al termine di un travagliato consiglio dei ministri, il premier Conte annuncia le nuove misure, un bazooka di liquidità che si aggiunge ai 350 miliardi del Cura Italia: "Raccoglieremo i frutti dei sacrifici". Tra le altre misure: garanzia del 90% sui prestiti fino a 5 milioni alle Pmi. Stop a tasse e contributi ad aprile e maggio per imprese e partite Iva che hanno perso fatturato a marzo. Estensione del golden power per difendere gli asset dell'Italia e pagamenti della Pubblica amministrazione più veloci.

Il ministro dell’Economia Gualtieri ha specificato che i miliardi da erogare sono garantiti “per prestiti fino al 90% garantiti dallo Stato senza limiti di fatturato, per imprese di tutti i tipi. Potranno arrivare al 25% del fatturato delle aziende”. Rispondendo poi alle domande dei giornalisti, il presidente del consiglio ha anche annunciato che ad aprile è in arrivo un altro decreto, questa volta, calibrato su esigenze di protezione sociale: “Stiamo lavorando per un intervento corposo da realizzare questo mese per tutte le categorie in sofferenza. Questa emergenza è anche di natura economica e sociale”. In questa nuova misura ci saranno interventi di protezione sociale per tutte le persone vulnerabili.

Nel decreto di aprile aiuti a colf e badanti, ma serve di più

lun, 06/04/2020 - 19:23

Un passo avanti positivo per colf e badanti escluse dagli ammortizzatori sociali. Questo pomeriggio (6 aprile) il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, ha tenuto una videoconferenza sulla situazione del lavoro domestico alla quale hanno partecipato Domina, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs, Federcolf, Fidaldo e Assindatcolf. “Nel decreto aprile - spiega il ministro al termine dell’incontro - prevederemo una forma di ammortizzatore sociale per le lavoratrici e i lavoratori del settore, tutelandoli anche in caso di malattia o quarantena”. Già oggi, ha ricordato Catalfo, i datori di lavoro possono usufruire della sospensione dei versamenti previdenziali e assistenziali prevista dal decreto Cura Italia.

“Il riscontro ricevuto oggi dalla Ministra Catalfo è stato positivo, sono stati annunciati provvedimenti specifici nel decreto di aprile anche per colf e badanti, così come da noi richiesto”. Questo il commento della segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti e della segretaria generale della Filcams Cgil Maria Grazia Gabrielli al termine della videoconferenza.

“La vasta platea di lavoratori e lavoratrici di questo settore (850mila in regola, per l’88% donne di cui il 70% immigrate) deve poter contare - affermano le due dirigenti sindacali - su un ammortizzatore, oltre che sui dispositivi di sicurezza a garanzia della propria salute e delle famiglie per le quali operano, continuando così a garantire una significativa risposta di tutela e assistenza nell'ambito del welfare familiare”.

“Ora serve affrontare più complessivamente le criticità di questo settore lavorativo, a partire - concludono Scacchetti e Gabrielli - dalle misure di contrasto al lavoro sommerso, attraverso sia percorsi di regolarizzazione sia con misure di sostegno alle famiglie”.

Sono due milioni le persone impiegate in lavori di cura, e solo 860mila di loro sono in regola, iscritte agli elenchi dell’Inps. 

Due categorie sindacali della Cgil sono scese al fianco di colf e badanti in questi giorni. Una, dal lato dell’utenza, è lo Spi, il sindacato dei pensionati. L’altra, dal lato della rappresentanza, è la Filcams, la federazione dei servizi. Le due organizzazioni “chiedono interventi urgenti a governo, Regioni e Comuni”, si legge in una nota unitaria, per affrontare e risolvere tre priorità: “Le mascherine a carico delle lavoratrici e difficili da reperire”, il servizio reso “senza contratti e in condizioni di irregolarità”, la mancanza di ammortizzatori sociali. Per Spi e Filcams occorre sostenere immediatamente “il mondo sommerso delle collaboratrici domestiche e delle badanti, per lo più donne e straniere, la maggior parte delle quali operano nelle case degli anziani e rappresentano un pezzo importante del welfare italiano e un supporto indispensabile per le nostre famiglie”.

Per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale (prima richiesta), i sindacati indicano come si debbano superare le “soluzioni artigianali”: “Dovrebbero essere garantiti dalle istituzioni regionali e comunali, visto che sono necessari a evitare la diffusione del contagio in un contesto particolarmente a rischio come quello familiare, dove vivono anche anziani in condizioni spesso di non autosufficienza”. La seconda richiesta riguarda la “regolarizzazione delle posizioni in nero attraverso un sistema di incentivi e di detrazioni per le famiglie”. La terza richiesta, infine, verte sull’accesso agli ammortizzatori sociali, da cui queste lavoratrici sono state finora ingiustamente escluse, per sostenere chi di loro si è ritrovata senza lavoro a causa della diffusione del coronavirus”.

Nessuno l’ha più ascoltata. Morta a 28 anni la cantante anti-regime

lun, 06/04/2020 - 19:13

Eppure nel mondo si continua a morire, ma il covid-19 non è l’unica ragione. Helin Bolek aveva 28 anni, anche se il suo corpo, ormai emaciato, ne dimostrava molti di più. L’attivista e cantante del gruppo musicale turco Grup Yorum è morta, dopo 288 giorni di sciopero della fame. Denunciava le persecuzioni politiche in Turchia, l’assenza di libertà di manifestare il proprio pensiero come artisti. Sulla band, 25 album e oltre due milioni di copie vendute, c’è un veto di Stato, che impedisce loro di esibirsi da diversi anni. Il governo Erdogan li accusa di appartenere a un’organizzazione terroristica e ha intentato diverse cause a loro carico.

“Avete ucciso una donna di 28 anni”. Ibraim Gorcek, chitarrista del “Grup Yorum”, fatica molto prima di pronunciare queste parole, nel video diffuso sui social che annuncia la morte della giovane donna. Appare magrissimo, lui continua a non mangiare, ora anche in memoria del sacrificio di Helin Bolek. Erano stati trasferiti in ospedale l’11 marzo, contro la loro volontà. Helin non ne è più uscita, non viva. La band Grup Yorum aveva iniziato lo sciopero della fame nel 2019 per opporsi ai provvedimenti sempre più restrittivi, anche in campo culturale, del governo Erdogan. Alcuni di loro erano stati arrestati e poi scarcerati alla fine dell’anno, ma avevano deciso di proseguire lo sciopero. Altri due componenti del gruppo, Bahar Kurt e Baris Yüksel, l'avevano terminato dopo 190 giorni.

Helin, invece, era salita sulle alture di Istanbul, nel quartiere Armutlu. Qui si trovano le cosiddette "case della morte”, dove si ritrovano le attiviste che intendono attuare lo sciopero della fame fino a morire. Alcune settimane fa, delle squadre di polizia hanno fatto irruzione, portando via Helin e il chitarrista per ricoverarli in ospedale, dove i degenti vengono nutriti con la forza. Alcune organizzazioni, come Istanbul Medical Doctors, Artists Assembly e Artists Initiative avevano già lanciato l'allarme lo scorso 20 gennaio, ma non è servito a salvare la vita della giovane cantante turca. Né è servito a fermare le intimidazioni del governo nei confronti della band. Concerti vietati dal 2015, come l’annuale appuntamento “Turchia indipendente”, che nel 2018 il gruppo era riuscito a tenere via internet. Ripetute incursioni al centro culturale di Istanbul Idil di Okmeydani, dove la band si esibiva. A ogni “visita” della polizia, gli strumenti musicali venivano distrutti o requisiti,  le partiture e i libri di musica danneggiati.

“Grup Yorum” era stato fondato nel 1985, da quattro studenti dell'università di Marmara. Fare musica era il loro modo di prendere parte alle lotte della popolazione turca per la giustizia e la libertà, coniugando la vena di protesta con le melodie tradizionali. Cantavano in turco, curdo, arabo e circasso, in tutte le lingue parlate in Anatolia. Ora, che Helin Bolek non c’è più, sui social circola un loro live in Istanbul di qualche tempo fa. Il palco è enorme, la piazza gremita. Cantano in turco. Solo due parole non sono state tradotte e il gruppo, insieme a migliaia di spettatori, le canta in italiano, a squarciagola: “Bella ciao”. 

Bella Ciao...#HelinBolekhttps://t.co/0FBOpcizjd

— Sotiris cho (@sotiris_cho) April 3, 2020

“Il padrone in Jaguar” ci ripensa: reintregrata la bracciante licenziata

lun, 06/04/2020 - 19:04

Sono state ventiquattro ore di tam tam in rete. Tra post, articoli e commenti. Una lavoratrice cacciata all’improvviso con un semplice “vatinni a casa” solo per aver avuto a che dire con un capomastro. Un’immagine da fine ottocento, spaccato di un’Italia dove ci sono padroni che viaggiano in jaguar e uomini e donne che per tirare a campare sono costretti ad accettare ogni ricatto. Stavolta, però, la strada non è stata segnata. La donna che aveva paura di rientrare al lavoro e che forse si sarebbe accontentata di recuperare i soldi del sottosalario non è rimasta sola. Prima ha avuto la forza di contattare il sindacato e poi è stata letteralmente travolta da un’ondata di solidarietà, scatenata dalla denuncia del segretario della Cgil ragusana che non aveva esitato a postare la sua indignazione sui social e a raccontare a noi di Rassegna (QUI l’articolo) come funzionavano le cose per gran parte degli imprenditori di Vittoria, patrunazzi li aveva definiti “con un volume d’affari altissimo e milionario” ma privi di strumenti competitivi e competenze, concentrati solo a ritagliare margini di profitto sullo sfruttamento dei lavoratori. 

Lui scrive, denuncia, risponde alle nostre domande ed evidentemente il tam tam arriva fino alle orecchie del padrone.L’uomo chiama Scifo, si giustifica, dice che non si è trattato di un licenziamento ma “di una sospensione di 4/5 giorni” che aveva impartito lui stesso verbalmente. Il sindacalista non demorde: in quel modo è illegittima pure la sospensione. La conversazione – racconta Scifo è dura ma pacata ed educata. Ma soprattutto è una marcia indietro. Alla fine il titolare del magazzino agricolo, uno dei più grandi nel distretto del pomodoro, ci ripensa: la lavoratrice è stata reintegrata già questa mattina.

Un risultato importante – commenta il sindacalista - che segna un punto nella lotta di liberazione dalla schiavitù del bisogno che costringe le persone alla sottomissione, a discapito della propria dignità.” E magari sarà pure una goccia d’acqua nell’oceano, ma è una vittoria a Vittoria, in una delle terre dello sfruttamento, arrivata veloce grazie alla fiducia e alla solidarietà. A una donna che ha avuto il coraggio di contattare il sindacato e a un sindacato che, come sempre, ha provato, collettivamente, a cambiare le cose. “Serve l'impegno e la responsabilità di tutti, anche delle lavoratrici e dei lavoratori ai quali tocca fare la propria parte, essere solidali e uniti. Serve l'impegno e l'aiuto delle istituzioni, spesso assenti soprattutto quando si parla della difesa dei più deboli. Serve infine un’alleanza tra giusti, imprese, sindacati, lavoratori e cittadini. Così possiamo farcela, per noi ma soprattutto per i nostri figli e il futuro del Paese.” conclude Scifo  comunicando la buona notizia e ringraziando tutti quelli che hanno sostenuto questa lotta tanto social quanto reale. 

Autostrade: sindacati, serve soluzione in ambito nazionale a tutela occupazione

lun, 06/04/2020 - 19:00

“Nonostante le smentite della ministra dei Trasporti e del Governo, continuano ad avvicendarsi notizie su una possibile soluzione del contenzioso governo Autostrade per l’Italia, con l’acquisizione delle quote di maggioranza della società da parte di una cordata capeggiata da una società tedesca”. Così i Segretari generali Stefano Malorgio, Salvatore Pellecchia, Claudio Tarlazzi di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, che proseguono: “le infrastrutture autostradali sono un asset sensibile, vitale e strategico per il Paese e al di là della loro alta redditività, devono rimanere comunque nella disponibilità dello stesso. Per questo motivo tale ipotesi non è oggi accettabile e costituirebbe un atto grave ed ingiustificato, aggiungendo nuovi squilibri in un momento così grave per l’Italia, impegnata a controllare l’espandersi del Covid-19, che l’ha costretta a interrompere tutte le attività non essenziali”.

“Nonostante i giorni drammatici che tutti stiamo vivendo - proseguono i tre segretari - è necessario assumersi la responsabilità di pensare a come far ripartire il paese, una volta passata l’emergenza sanitaria. Sollecitiamo dunque il governo a giungere in tempi celeri ad una soluzione definitiva di ambito nazionale della vertenza Aspi, perché è urgente aprire una nuova pagina, che metta al sicuro il futuro occupazionale di tutti i dipendenti, che in tale clima di incertezza stanno subendo anche le drammatiche conseguenze del crollo del traffico autostradale”.

Troppe aziende forzano la riapertura in Veneto. La denuncia della Fiom di Padova

lun, 06/04/2020 - 18:57

Nella giornata odierna, il dato registrato di richieste di cassa integrazione è arrivato a 36883 dipendenti della media e grande industria metalmeccanica per un totale di circa 1038 aziende, e circa 7511 dipendenti del comparto artigiano metalmeccanico padovano. Lo fa sapere la Fiom di Padova che rilancia anche l'allarme sulla forzatura delle deroghe.

Oggi, infatti, sono diverse le aziende metalmeccaniche che nella nostra provincia hanno deciso per la riapertura, decidendo unilateralmente la ripresa lavorativa. Chi ha ripreso con il silenzio assenso del Prefetto, chi ha cambiato il codice Ateco e chi dice di essere parte di una filiera di produzioni essenziali.

Alcune aziende che hanno ripreso, anche se parzialmente, le attività sono la Elbi, la Zilmet, la Varem e la Arneg da domani. La Fast, la Valvitalia, la Lincoln Electric, la Hiref, la Criocabin, la Columbia, la Schneider, la Uniflair, la OCS operano a regime ridotto, mentre la De Angeli prodotti, la Abb, la Brembana&Rolle, la Maschio Gasparso e la Mib Italiana non hanno mai sospeso le attività, se non per qualche giornata o per sciopero. Inoltre è necessario segnalare che ci sono sul territorio molte aziende non conosciute dal sindacato che hanno ripreso a lavorare.A Padova e provincia si stima che le aziende che oggi hanno ripreso a lavorare coinvolgano fra i 10.000 e i 15.000 lavoratori.

 “Ancora una volta le imprese del Veneto si distinguono per l’unilateralità delle decisioni e per non voler rispettare le decisioni istituzionali nell’interesse di tutti. Credo che sia inutile che continuino con questo atteggiamento e questo comportamento perché, quando si dovrà discutere su quando e come si ripartirà, sarà assolutamente necessario che arrivino ad un punto di mediazione con le istituzioni e con il sindacato nell’interesse comune. Per noi saranno imprescindibili la salute, la sicurezza, l’occupazione e il salario.” Ha dichiarato questo pomeriggio il segretario generale della Fiom di Padova, Loris Scarpa.

Fp Cgil e Uil Fpl medici non aderiscono allo stato di agitazione virtuale

lun, 06/04/2020 - 18:13

La Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn e la Uil Fpl Medici, Veterinari e Dirigenti sanitari non aderiscono allo stato di agitazione virtuale proclamato dagli altri sindacati di categoria. "Questo momento storico - affermano - richiede la massima vicinanza degli operatori sanitari ai cittadini, oltre ad uno straordinario impegno delle organizzazioni sindacali in un confronto continuo con Regioni e Governo. Il nostro ruolo ci impone di agire con la responsabilità che questo drammatico momento richiede. Non ci possiamo permettere di aggiungere ulteriori motivi di disagio e preoccupazione agli operatori che oggi sono impegnati sul campo a fronteggiare la Covid 19. Il nostro posto è nelle aziende e nei territori a combattere per dare risposte, una protesta virtuale non è quello che serve, ciò di cui abbiamo bisogno è che la politica agisca".

Ogni giorno, affermano Andrea Filippi della Fp Cgil e Roberto Bonfili della Uil Fpl, "anzi ogni ora dall'inizio di questa emergenza, siamo sul campo con le nostre confederazioni, in ogni reparto e sul territorio vicini alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità, per sostenerli e difenderli nello straordinario sforzo che li vede impegnati in una lotta che nessuno si aspettava di dover affrontare e per la quale non eravamo preparati. Non è tempo di dichiarare lo stato di agitazione, è tempo di mettersi ancora di più a disposizione dei cittadini e dei lavoratori e di pretendere con forza che venga applicato in tutti i luoghi di lavoro il protocollo di intesa sottoscritto da Cgil Cisl e Uil con il Ministero della Salute per garantire la sicurezza degli operatori sanitari".

Per uscire insieme da questa tragedia, proseguono Filippi e Bonfili, "la sicurezza dovrà essere il tema principale anche nei prossimi mesi. Oggi però dobbiamo prepararci ad affrontare un'altra enorme sfida, quella della cosiddetta 'fase 2' nella quale, per tornare lentamente ad una vita 'normale', dovremo essere in grado di gestire i nuovi casi e prevedere la diffusione del contagio. Dovremo essere in grado di accelerare il percorso diagnostico a domicilio e nelle Rsa, nei luoghi dove la gente vive, per iniziare precocemente la terapia e tutto ciò richiederà un totale ripensamento della funzione e dell'organizzazione della medicina territoriale. La sfida sarà vinta solo se il territorio sarà in grado di dare quelle risposte efficaci che la fase 2 richiederà, sollevando gli ospedali dall'enorme carico assistenziale a cui sono ancora oggi sottoposti", concludono.

Lettera aperta dei ricercatori della Rottapharm Biotech di Monza

lun, 06/04/2020 - 18:09

Proprio nel momento in cui da più parti si fanno gli elogi della scienza e dei ricercatori, c'è chi licenzia. Lo fanno sapere i ricercatori della società Rottapharm Biotech di Monza, il cui titolare il dottor. Rovati, ha annunciato “alleanze mondiali per la ricerca contro il coronavirus”. Una notizia che ha lasciate interdette le organizzazioni sindacali, "L'annuncio infatti arriva come una doccia gelata nel bel mezzo di una trattativa, che sta gestendo la procedura di licenziamento collettivo di ben 76 lavoratori su 86 (praticamente tutti). Tale comportamento è grave, scorretto e provocatorio. Correttezza vuole che i fatti rilevanti siano oggetto di discussione al tavolo sindacale di trattativa e che ad esso vengano riportati tutti i fatti salienti, in modo da poter comporre un oggettivo quadro della situazione, in cui inserire la vicenda della procedura. Appare evidente come l'azienda stia giocando la partita su più tavoli: il tavolo dei licenziamenti con i sindacati e il tavolo degli investimenti e del nuovo piano industriale con altri partner. Sulla vicenda sono stati gli stessi ricercatori dell'azienda a scrivere una lettera aperta per documentare i fatti per come sono andati veramente.

Casa: Cgil e Sunia chiedono a Regione Sicilia misure per far fronte alla morosità incolpevole

lun, 06/04/2020 - 18:08

Sono almeno 150.000 in Sicilia le famiglie che hanno una casa in affitto sul mercato privato e che non riescono o non riusciranno più a pagare il canone perché, in conseguenza dell’emergenza Coronavirus, o hanno perso il lavoro o hanno subito una forte diminuzione del reddito. Anche sul fronte del settore pubblico si registrano forti ritardi nel pagamento degli affitti per il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglia . Lo segnalano in una nota congiunta la Cgil e il Sunia siciliani, rilevando che “La Regione siciliana, a differenza del Lazio e dell’Emilia Romagna, non ha ancora messo in campo nessun intervento per far fronte all’ aggravarsi dell’emergenza abitativa ”. E che “pochi e insufficienti sono gli interventi messi in atto da alcuni comuni”. “I cosiddetti morosi incolpevoli – osservano i segretari regionali della Cgil e del Sunia Alfio Mannino e Giusy Milazzo -rispetto a prima dell’emergenza sanitaria sono cresciuti a dismisura”. I due esponenti sindacali esprimono preoccupazione per i mesi a venire, quando a fine giugno scadrà il blocco degli sfratti. I sindacati, che già all’inizio della crisi avevano chiesto lo stanziamento di un fondo utile a sanare le morosità, e, sul fronte dell’edilizia pubblica, misure per sostenere le famiglie in difficoltà , tornano a sollecitare al governo regionale interventi sia per il settore privato che per quello pubblico, in aggiunta alle misure chieste al Governo nazionale .” Riteniamo- concludono Mannino e Milazzo- che le famiglie siciliane già provate dall’epidemia e dalla perdita del reddito e dell’occupazione abbiano il diritto di non perdere la casa.

Fiom Cgil Milano: le aziende riaprono anche senza autorizzazione

lun, 06/04/2020 - 18:03

Aumentano i contagi, il numero delle morti è sempre a tre cifre, ma molte aziende riprendono l’attività dopo aver richiesto l'autorizzazione al Prefetto, dichiarando la produzione  funzionale ad assicurare la continuità della filiera delle attività “essenziali” indicate dal governo. La denuncia arriva dalla Fiom Cgil Milano, che ricorda come purtroppo il virus non si fermi davanti ai portoni delle fabbriche: altri due metalmeccanici hanno perso la vita nei giorni scorsi a causa dell'infezione da Covid-19, Mario Perrone, di 57 anni, operaio manutentore della Siram di Milano e Fabrizio Crispiatico, 48 anni, impiegato dell'Electrolux di Solaro.

“Mentre nel nostro territorio il contagio continua a mietere vittime, decine di aziende riaprono dopo aver inviato la richiesta al Prefetto – dichiara Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano -. Fino a quando il Prefetto, a fronte di eventuali controlli, non decide, possono continuare le attività. Mentre alcune, pur avendo ricevuto il provvedimento di sospensione, sono ancora aperte. E per chi viola la norma non ci risultano sanzioni”.

La situazione è paradossale: come cittadini se usciamo e violiamo la legge rischiamo multe salate, mentre se lo fa un'azienda non rischia nulla. Al sindacato risulta inoltre che se un lavoratore viene fermato mentre sta andando al lavoro e da un controllo emerge che la sua azienda non è tra quelle che possono rimanere aperte, lui viene sanzionato e l’azienda no. “Oggi abbiamo segnalato al Prefetto di Milano un nuovo elenco di imprese che, a nostro parere, non rientrano tra le produzioni consentite o che non rispettano quanto contenuto nel Protocollo condiviso – aggiunge Turi -: sono solo la punta di un iceberg, molti lavoratori, infatti sono combattuti tra la paura di perdere il posto e il timore per la loro salute”.

Coronavirus, Cgil e Cisl: "Situazione case di riposo Calestano e Monticelli Terme fuori controllo"

lun, 06/04/2020 - 17:55

Cisl Fp Parma Parma e Piacenza e Fp Cgil Parma, che dalla prima ora hanno evidenziato le criticità relative al rischio contagio nelle strutture protette, lanciano l’ennesimo segnale di allarme rispetto all'emergenza Coronavirus nelle case di riposo per gli anziani: una strage silenziosa che coinvolge molte, troppe strutture anche sul nostro territorio, assumendo dimensioni ormai fuori controllo. In particolare le due sigle puntano l'attenzione sulla "CRA Villa Margherita di Calestano, gestita dalla cooperativa Quadrifoglio, e sulla Residenza al Parco di Monticelli Terme, gestita da Coopselios, e la cui situazione è ormai vicina ad un punto di rottura - scrivono Cisl e Cgil -: nella prima 13 anziani ospiti su 34 sono purtroppo deceduti in pochissimo tempo e ad oggi non si conoscono i numeri reali dei contagi tra gli anziani e i lavoratori, mentre nella struttura di Monticelli sono deceduti 21 anziani da quando è iniziata l'emergenza Covid 19, ma ben 25 da inizio anno. Ad oggi ci sono 7 ospiti ricoverati in ospedale e dei 31 rimasti in CRA solo 8 sono risultati negativi all'ecografia ai polmoni, senza contare che anche 4 operatori di Monticelli sono positivi e nella struttura ancora non vengono fatti i tamponi al personale. Così come gli operatori della casa di riposo di Calestano - che ancora non sanno se sono positivi o no al virus - il tampone o il test sierologico sono ancora solo una speranza".

"I sindacati di categoria - prosegue la nota - ritengono sia giunto il momento della trasparenza nei confronti dei familiari degli ospiti e dei lavoratori, che continuano, minuto dopo minuto, a lavorare con dispositivi di protezione individuale probabilmente insufficienti a garantire se stessi e gli utenti assistiti. Quanti tamponi sono stati effettuati sugli anziani? Quanti e quando sono risultati positivi? Quando verranno fatti i test sierologici sui lavoratori? - chiedono le organizzazioni sindacali -. A fronte di un evoluzione così tragica e di un'espansione così violenta dell’emergenza all’interno delle CRA di Calestano e Monticelli, risulta indispensabile che le autorità preposte compiano un cambio di passo concreto ed efficace in termini di qualità e quantità per mettere finalmente in sicurezza sia gli operatori che tutti gli utenti delle strutture". 

"Le segreterie provinciali di di Cisl Fp e Fp Cgil quindi tornano a chiedere il rispetto dei Protocolli della Regione, oltre che di essere tempestivamente aggiornate dell’evoluzione dell’emergenza interna alle Case Residenza Anziani da parte dell’AUSL, e sollecitano una accelerazione nella somministrazione dei tamponi e dei test seriologici a tutela e in favore di tutto il personale operativo e di tutti gli ospiti rimasti. Chiedono infine che il personale sia dotato di tutti gli strumenti di sicurezza idonei: gli anziani non sono malati di serie B e gli operatori socio-sanitari non possono essere lasciati soli nell'affrontare questo dramma sociale e umano", conclude la nota.

Per molti lavoratori sarà impossibile dimostrare il contagio

lun, 06/04/2020 - 17:34

Il contagio da coronavirus è equiparato ad infortunio sul lavoro, ma ottenere la tutela Inail non sarà per tutti la stessa cosa. E’ quanto denuncia Silvino Candeloro, del collegio di Presidenza Inca, commentando la tanto attesa circolare dell’Inail, n. 13 del 3 aprile, pubblicata dopo numerose sollecitazioni da parte del sindacato e del Patronato della Cgil, pur considerandola “un primo atto applicativo” delle disposizioni contenute nel decreto legge “Cura Italia”, n. 18 del 17 marzo scorso, “assolutamente necessario”, “una prima certezza per la tutela individuale di lavoratori e lavoratrici coinvolti, loro malgrado, nella pandemia da Covid-19”.  

Secondo l’Inca, restano da chiarire molti aspetti, a cominciare dalla classifica delle categorie per le quali l’istituto prevede la presunzione semplice dell’origine professionale dell’infezione e il riconoscimento delle prestazioni economiche, previste dalla normativa antinfortunistica. “Nell’attuale situazione pandemica – scrive l’Inail -, l’ambito della tutela riguarda innanzi tutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, aggravato fino a diventare specifico”, per i quali “vige la presunzione semplice di origine professionale, considerata appunto la elevatissima probabilità che gli operatori sanitari vengano a contatto con il nuovo coronavirus”. Vale a dire, si dà per scontato il nesso causale tra l’infezione da Covid e il lavoro svolto, sollevando il lavoratore dall’onere della prova.

La presunzione semplice di origine professionale viene riconosciuta anche ad altre attività lavorative che comportano il costante contatto con il pubblico/utenza, come quelli che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, eccetera.

Pur non considerando la lista “non esaustiva”, l’Inail precisa che per quei casi, “anch’essi meritevoli di tutela, nei quali manca l’indicazione o la prova di specifici episodi contagianti o comunque di indizi gravi ‘precisi e concordanti’”, che rendono problematica l’identificazione delle precise cause e modalità lavorative del contagio, l’accertamento medico-legale seguirà l’ordinaria procedura privilegiando essenzialmente i seguenti elementi: epidemiologico, clinico, anamnestico e circostanziale”.

In questi casi, la circolare dell’Inail specifica che spetta al medico, al quale è arrivata la segnalazione del contagio da Covid-19, certificare, oltre la data dell’evento, la data di astensione dal lavoro per inabilità assoluta, per quarantena o permanenza domiciliare fiduciaria del lavoratore, conseguente al contagio da virus, anche le cause e circostanze, la natura della lesione e il rapporto con le cause denunciate.

“Una prova quasi impossibile – commenta Candeloro – che rischia di escludere dalla tutela Inail molti lavoratori che nell’esercizio delle loro funzioni hanno contratto il virus”.

“Sarebbe stato più idoneo – aggiunge Candeloro – incoraggiare il lavoratore a segnalare al medico l’evento infortunistico e rendere più agevole al medico la compilazione del certificato d’infortunio, delegando all’Inail l’onere di provare che il contagio non sia avvenuto in occasione di lavoro”. 

Sottoposti a questa procedura così complicata rischiano di finire, per esempio, spiega il Patronato della Cgil, il personale delle case di riposo, nonostante il forte contagio rilevato quotidianamente dalla protezione civile, e i taxisti, le cui condizioni di lavoro impediscono di mantenere la distanza minima di sicurezza (tra guidatore e passeggero), escluse dalla presunzione semplice di origine lavorativa dell’infezione da Covid-19.

Per l’Inca altrettanto critico rischia di essere il trattamento di tutti quei casi “di dubbia competenza Inail/Inps, indicati dall’Istituto assicuratore nella stessa circolare. Alcuni territori – riferisce Candeloro - ci segnalano situazioni che stanno complicando il trattamento di alcune pratiche: per formalizzare la denuncia di infortunio, l’Inail fa richiesta di un certificato medico ad hoc, oltre a quello di malattia da Covid-19, redatto dal medico di base e inviato all’Inps”.

“Non ci è dato comprendere il senso e i motivi di tale richiesta”, commenta il Patronato della Cgil. “Infatti, in questi casi, anche in base all’ultima circolare Inail del 3 aprile 2020, la questione dovrebbe essere affrontata e risolta semplicemente applicando quanto contenuto nella convenzione Inps/Inail, che è proprio finalizzata a semplificare gli adempimenti per il riconoscimento delle prestazioni economiche, posta dalla legge a carico dei due Istituti e alla velocizzazione dell’iter di definizione di tali casi. Per questo chiediamo all’Inail di chiarire la questione con le proprie sedi territoriali e di essere coerente con quanto contenuto nella circolare”.

“In un momento così difficile per tutti i lavoratori – conclude Candeloro – sarebbe auspicabile che si rendessero straordinariamente semplici le denunce di infortunio, come richiederebbe la situazione emergenziale nella quale viviamo. Sarebbe un segnale di forte di vicinanza ai tanti lavoratori che nonostante le restrizioni continuano a garantire servizi essenziali a tutti i cittadini”.

#restiamosicuri: campagna di ascolto di Cgil Emilia Romagna

lun, 06/04/2020 - 17:00

Al via domani, martedì 7 aprile, la campagna di ascolto della Cgil Emilia Romagna #restiamosicuri, rivolto alle lavoratrici e ai lavoratori della regione che hanno bisogno di informazioni sui temi della salute e della sicurezza sui posti di lavoro, in seguito ai rischi da Coronavirus. Il numero telefonico dedicato 0514199396 è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.00 e dalle ore 14.30 alle 18.00.

In questa fascia oraria i sindacalisti della Cgil sono a disposizione per rispondere a dubbi, domande e quesiti. Tra le altre: quali sono le norme igieniche e di sicurezza da seguire sul luogo di lavoro; come comportarsi se si è immunodepressi o affetti da altre patologie; che cosa fare se si sono avuti contatti stretti con persone affette da Covid-19; a chi rivolgersi per una corretta applicazione delle norme sanitarie sul posto di lavoro; cosa fare nel caso in cui si dovesse contrarre il Coronavirus sul luogo di lavoro; a chi rivolgersi perché la propria azienda applichi il protocollo sanitario sindacati-aziende-governo (e cosa prevede);  come svolgere in azienda la funzione di addetto al primo soccorso o al servizio antincendio, nel caso in cui non sia stata fatta tutta la formazione obbligatoria necessaria.

Cgil, Cisl, Uil: rispetto legalità, chiarimenti su sospensione Durc

lun, 06/04/2020 - 16:26

Il governo deve fornire dei ''chiarimenti su un messaggio'' dell'Inps, interpretativo del decreto Cura Italia, in riferimento alle procedure di sospensione del Durc. Lo chiedono unitariamente i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello e Tiziana Bocchi in una nota: “Dobbiamo impedire che all'attuale crisi sanitaria faccia seguito un'altrettanta grave crisi economica – si legge -. Il nostro Paese deve far ripartire l'insieme delle attività produttive, facendo leva sui principi di trasparenza e legalità, invalicabili anche in un contesto di emergenza”. Per questo, i sindacalisti si sono rivolti al ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo e al presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, chiedendo come mai l'Istituto di previdenza ''abbia scelto di retrodatare la verifica della regolarità contributiva di 120 giorni dal 31 gennaio 2020''. L'articolo 103 del decreto legge, infatti, non prevede la retroattività ma che 'tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020'. ''In alcuni settori come l'edilizia e i servizi, significherebbe - avvertono Massafra, Cuccello, Bocchi- rimettere in bonis una serie di imprese la cui irregolarità dipende da aspetti che afferiscono al salario dei lavoratori e alla sicurezza, in evidente contrasto con la ratio delle stesso decreto 'Cura Italia''. Per i segretari confederali “scenari di questo tipo potrebbero aprire la strada, in particolare nel settore degli appalti, ad una serie di contenziosi anche con la pubblica amministrazione che rischierebbero di rallentare ulteriormente alcuni processi in questo momento necessari. Il rischio di spalancare le porte ad una serie di operatori economici, la cui irregolarità afferisce a questioni che poco attengono all’emergenza sanitaria in corso, potrebbe generare un serio danno alle imprese sane e ai diritti dei lavoratori”. Secondo i sindacalisti è necessario tenere alta la guardia nell’introdurre strumenti che allentino la presa in tema di trasparenza e legalità “soprattutto in un momento così delicato, in cui non siamo tutti impegnati solo su come far fronte all’emergenza, ma soprattutto su quale direzione dare allo sviluppo del Paese”.

Federconsumatori: nuove speculazioni da Coronavirus

lun, 06/04/2020 - 15:37

Mascherine vendute a prezzi stratosferici, costi di beni primari alle stelle, improponibili tariffe funerarie.  Alla lista delle speculazioni sull’emergenza Covid-19 si aggiunge una nuova voce: gli avvocati senza scrupoli che promettono risarcimenti a favore dei parenti di malati o di vittime del Coronavirus che volessero intentare cause contro i medici. “Un vero e proprio atto di sciacallaggio che fa leva sul dolore, sullo sconforto e spesso sulla rabbia dei familiari, promettendo loro facili e sicuri guadagni a anticipo zero – spiegano da Federconsumatori -. Per fortuna, sono molte le associazioni di medici e avvocati che si sono schierate contro questa pratica, a nostro giudizio intollerabile e abietta. Invitiamo anche i cittadini a diffidare da chi promette facili vittorie tentando di lucrare sulla pandemia”.

L’associazione ricorda che la tutela in ambito sanitario è un diritto primario ma c’è un tempo per ogni cosa: minacciare in questo modo medici, operatori sanitari e strutture ospedaliere che stanno affrontando una situazione di emergenza a rischio della loro stessa salute e spesso della vita è inaccettabile. “Per questo siamo pronti a interpellare l’ordine forense, il consiglio distrettuale di disciplina e l’Agcm, per segnalare le false promesse e i tentativi di sciacallaggio – conclude Federconsumatori -. Ciò non toglie che qualsiasi forma di tutela che si sta discutendo in Parlamento non può naturalmente inibire l’iniziativa dei familiari e dei singoli cittadini dal promuovere azioni, in presenza di fatti dolosi e di colpe gravi”.

Scuola, c'è il decreto. La maturità sarà online

lun, 06/04/2020 - 14:36

Il consiglio dei Ministri, con poche modifiche rispetto alle bozze trapelate nelle ultime ore, ha approvato il decreto scuola che si concentra – come largamente previsto – sulla gestione del finale di anno scolastico, in particolare per quanto riguarda le classi finali dei diversi cicli. Unica variabile, poco probabile, rimane la possibilità molto remota che si torni a scuola il 18 maggio. Ma andiamo con ordine. Nel caso in cui, appunto, non si tornasse a scuola per quest’anno, agli esami di maturità saranno ammessi tutti, ma non tutti promossi: la prova sarà online e verrà valutata da una commissione tutta interna. Per la terza media, si prenderà in considerazione la tesina (già prevista negli anni passati) e naturalmente i voti presi prima dell’interruzione. Ovviamente si continuerà, fino agli esami, con la didattica online.

Se si dovesse rientrare a scuola entro il 18 maggio, gli esami di maturità saranno “un po’ più” canonici: prova di italiano, di indirizzo ma non a carattere nazionale, e colloquio. In questo caso, anche i ragazzi della scuola media sosterranno un esame che sarà però decisa dalla scuola.

Gli studenti che frequentano invece gli anni intermedi saranno tutti promossi, le eventuali alcune saranno recuperate il prossimo anno: una soluzione intermedia tra chi auspicava una promozione “totale” e chi invece propendeva per una valutazione “normale” che comprendesse anche le bocciature. In ogni caso, pur senza bocciature, l’impegno dei studenti nel seguire la didattica a distanza – seppur appunto non vincolante per la promozione – verrà preso in considerazione e valutato.

Per quanto riguarda il prossimo anno scolastico – sia esso tradizionale o in modalità online – l’inizio è previsto per il primo settembre.

Sulle misure che riguardano l'anno in corso un primo commento positivo arriva dagli studenti, che sottolineano come "ricalcano in buona parte le proposte che la nostra organizzazione e il Forum delle associazioni studentesche avevamo presentato al ministero in queste settimane", scrive in una nota Federico Allegretti, coordinatore nazionale della Rete degli studenti medi - ed è bene che la Ministra si sia posta in ascolto delle nostre istanze, dimostrando sensibilità davanti alle organizzazioni che con serietà e competenza hanno lavorato per costruire proposte credibili."

"La nostra organizzazione continuerà comunque a monitorare la situazione e gli sviluppi - continua Allegretti - non abbiamo mai creduto nel valore assoluto dell'esame, per questo ci interessa che al di là della maturità gli studenti continuino a recepire le misure di garanzia del diritto allo studio".  

Guardie ai fuochi: Filt, indetto stato d'agitazione nazionale

lun, 06/04/2020 - 13:57

“Stato di agitazione nazionale di tutta la categoria delle guardie ai fuochi”. Ad annunciarlo il segretario nazionale della Filt Cgil Natale Colombo a seguito del licenziamento di due lavoratori da parte della ditta Archimede che al porto di Gela gestisce il servizio di guardie ai fuochi, definendolo “un atto grave, irresponsabile ed inconcepibile in questa fase emergenziale del Paese e nel mancato rispetto delle specifiche limitazioni sui licenziamenti contenute nel decreto governativo”.

Il segretario nazionale della Filt Cgil rileva che “a nulla sono valse le interlocuzioni avviate immediatamente per un ravvedimento, considerando anche che i fatti contestati risalgono a febbraio scorso. Mai avremmo immaginato che l'amministratore della società Archimede, in quanto anche vicepresidente dell'Angaf, l’associazione nazionale di categoria delle guardie ai fuochi, potesse, in questa fase così delicata, calpestare le regole con irriverenza e tracotanza al punto di far saltare la precaria serenità con cui anche questi lavoratori della filiera dei trasporti continuano a garantire le proprie prestazioni per la sicurezza delle lavorazioni del polo petrolchimico di Gela”.

“Una situazione a Gela che, oltre ai licenziamenti - spiega Colombo - sta degenerando anche per gli aspetti gestionali quotidiani, facendo registrare la collocazione in ferie dei lavoratori e ripetute violazioni sulle stringenti norme in materia di sicurezza”. L'esponente sindacale così conclude: “Questi licenziamenti non possono lasciarci impassibili, ma quale ennesimo atto di responsabilità, collocheremo lo sciopero nazionale nella prima data utile appena il Paese ritornerà alla normalità e, nel frattempo auspichiamo che prefettura e Angaf riescano a intervenire su questa incresciosa situazione denunciata”.

Il delirio del Giornale: arricchiamo ancora la sanità privata

lun, 06/04/2020 - 13:51

Quando il privato chiama, la destra risponde, anche se in ballo c’è la salute delle persone. È per questo che oggi il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti sfodera, in prima pagina, il solito attacco alla Cgil: “Delirio Cgil: esulta per lo stop ai tamponi privati”. E ancora: “Stop test nelle cliniche private. La Cgil esalta l’odio di classe. Il sindacato rosso fa bloccare le diagnosi rapide”. Una castroneria dietro l’altra. Perché quello che è stato bloccato dalla Cgil in Umbria è stato il test rapido sugli anticorpi che, al momento, anche secondo la più recente circolare ministeriale – evidentemente non pervenuta a chi ha firmato l’articolo – non può sostituire il tampone per individuare la positività al Covid-19. Quello che può fare, invece, è arricchire le casse dei privati. Ma andiamo con ordine.

Qualche giorno fa una clinica privata di Perugia fiuta l’affare e pubblica un annuncio dando notizia della possibilità di prenotare un test rapido per diagnosticare il coronavirus. Niente tampone. Solo un esame degli anticorpiPrezzo maggiorato rispetto al solito: 70 euro anziché 15. Ma la paura è tanta e fioccano le richieste. Almeno per chi se lo può permettere. Il titolare promette di poterne fare 5 mila. Calcolatrice alla mano sono 350 mila euro.  La Cgil Umbria, scoperta la vicenda, solleva il caso e interpella la Regione e la prefettura. Nel giro di ventiquattro ore partono le ispezioni e alla fine la giunta a trazione ultraleghista decide per lo stop e chiede un chiarimento al Ministero della salute. La risposta arriva a stretto giro: “Allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica”, si legge nel documento, i testi rapidi anticorpali non sono sostitutivi del tampone. Fine. Punto. Sfumano i 350mila euro per la clinica in questione ma evidentemente il giro d’affari sarebbe stato ben più ampio.

“Visto l’enorme ritardo del sistema sanitario pubblico nello screening della popolazione attraverso tamponi e test, alcuni privati si sono mossi per renderli disponibili a pagamento”, scrive Paolo Bracalini sul Giornale di oggi, e si stupisce perché invece di una “medaglia al merito per i privati che sopperiscono così alle inefficienze e ai ritardi del pubblico” siano arrivati i Nas e la Asl. “Sono sconcertato. – risponde Vincenzo Sgalla che guida la confederazione umbra – Noi abbiamo visto degli annunci che pubblicizzavano i test come fossero cioccolatini e ci siamo semplicemente posti un problema che era innanzitutto scientifico, legato al valore di quegli esami diagnostici. Uno screening serio per contrastare il contagio deve essere coordinato, complessivo e articolato. Non certo affidato alle logiche del libero mercato”.

Intanto, però, il piano del ragionamento è stato già piegato. Per il Giornale siamo tornati al vecchio schema: il privato che funziona, il pubblico inefficiente, così sorvola sulla speculazione del costo dei test o sul fatto che in Umbria proprio la Cgil si stia battendo perché le cliniche private facciano la loro parte nel contrasto all’emergenza anziché chiedere la cassa integrazione. “L’assurdo – continua Sgalla – è che sono almeno due settimane che seguiamo la discussione tra la Regione e le strutture private . E siamo noi a sollecitare il coinvolgimento dei privati ma all’interno di un protocollo scientifico e non sulla base della mera voglia di profitto di alcuni”. “È ignobile il comportamento dei privati che cercano di speculare ed è inaccettabile che sulla vita e sulle paure dei cittadini si voglia continuare a fare cassa in un momento così delicato per la salute collettiva”, aggiunge lasegretaria nazionale della Cgil Rossana Dettori

Intanto quello del Giornale è solo l’ultimo attacco. L’assalto è partito dai social: in massa nella notte tra sabato e domenica, sono stati centinaia i commenti al post della Cgil Umbria che annunciava la decisione della Regione. I profili di chi ha scritto si richiamano ai simboli della destra, alcuni sono falsi, altri dichiaratamente sovranisti, pubblicati contemporaneamente, molti pare proprio da Veneto e Lombardia. Invocazioni alla Thatcher, alla Lady di Ferro, ai manganelli sulle gengive dei sindacalisti, al fuoco e alle fiamme per bruciare il sindacato. C’è l’intero bestiario dello squadrismo online che si muove organizzato e compatto. A proposito di odio di classe è possibile che troppo presi dal pericolo socialista i colleghi del Giornale sottovalutino quello fascista. Oppure no.

Parola d’ordine: investire sulla nostra salute

lun, 06/04/2020 - 13:48

Il primo cambio di direzione che si impone al Paese, alla luce della pandemia da Covid-19, è quello nel campo degli investimenti nel settore sanitario. L’emergenza ha portato prepotentemente alla luce le falle del sistema e le conseguenze di una deriva che ha le sue origini negli anni ’90 dello scorso secolo, quando, dopo una politica di tagli, l’andamento degli stanziamenti per la sanità pubblica è stato altalenante, fino ad arrivare al 2010 quando ha avuto luogo una nuova battuta d’arresto, senza poi contare l’esito dimostratosi in questi giorni disastroso della regionalizzazione di un servizio che dovrebbe essere omogeneo su tutto il territorio. Un andamento ben evidenziato dalla Campagna Sbilanciamoci, la rete di 49 organizzazioni della società civile che da vent’anni propone, inascoltata, le proprie Controfinanziarie, messe a punto da economisti e tecnici che partono da priorità diverse da quelle alla base delle leggi di bilancio varate dai governi che si sono succeduti. Giulio Marcon, tra i fondatori di Sbilanciamoci, ricorda che la spesa pubblica per la sanità non è solamente uno strumento per rispondere al diritto alla salute, ma è anche un investimento, perché implica un ritorno economico anche in termini di aumento di prodotto interno lordo, soprattutto se si indirizzano i fondi alla prevenzione e alle cure alternative.

La direzione da intraprendere è quella di un potenziamento sostanziale della spesa per la sanità da destinarsi soprattutto agli ambiti in sofferenza: “Il personale è numericamente carente, soprattutto al Sud, ma non solo. Una massa di medici è andata in pensione e ora urge l’assunzione di 30 mila addetti nel settore sociosanitario - afferma Marcon -. La prevenzione è carente, soprattutto se confrontata con altri Paesi, mentre invece permetterebbe di alleggerire l’affollamento ospedaliero, evitare cure importanti, affaticare il servizio sanitario nazionale, come anche i forti tassi di immigrazione sanitarie anche per interventi d ordinaria amministrazione. Altro ambito, clamorosamente scoperto, nel quale è necessario intervenire è quello che vede coinvolti anziani, disabili e non autosufficienti, affinché non debbano ricorre a cure e assistenza private”. Le carenze del sistema si sono già palesate in altre circostanze, come in Lombardia dove l’insufficienza dei reparti di rianimazioni si è già rivelata in passate epidemie annuali di influenza. Da qui anche la necessità che cade nel campo delle politiche industriali di potenziare la produzione interna di strumenti, attrezzature e farmaci che, lo abbiamo visto in questi giorni con la mancanza di mascherine e ventilatori, siamo poi costretti a importare.

Marcon torna poi al tema degli operatori sanitari e alle loro condizioni di lavoro sulle quali pesa la frammentazione contrattuale, così come nella gran parte dei settori produttivi del nostro Paese. “Non funziona avere lavoratori con contratti differenti, magari con uguali mansioni, che vanno dal tempo determinato, all’indeterminato, alle collaborazioni o alle somministrazioni, come accade negli ospedali”. Per mettere mano a una situazione disfunzionale servono risorse nell’ordine di 32/33 miliardi di euro, si sostiene da Sbilanciamoci, operando anche un confronto con i nostri vicini francesi e tedeschi, i quali spendono in media per la sanità pubblica quasi tre punti di Pil in più rispetto all’Italia (6,5% in Italia e 9,3-9,5% in Francia e Germania).

Rimane il problema del reperimento delle risorse e anche in questo caso la Campagna ha proposte di soluzione, come il dirottamento delle spese militari su quelle per la sanità e, insieme, la lotta all’evasione fiscale. “Una imposizione patrimoniale sopra il milione di euro - dice Marcon - lo ha persino ipotizzato una persona non certo appartenente al radicalismo sinistra come Luca di Montezemolo; lo sforzo ora lo deve fare chi in questi anni ha ingiustamente pagato poche tasse o non le ha pagate per niente, così da poter sostenere economicamente scuola e sanità”. 

Filcams Sardegna, supermercati a Pasquetta e 25 aprile siano chiusi

lun, 06/04/2020 - 13:39

Un appello al presidente della Regione Sardegna Solinas e all'assessore Chessa affinché dispongano che anche nei giorni di festa come Pasquetta e 25 aprile i supermercati restino chiusi. Ad avanzare la richiesta è la Filcams Cgil regionale che richiama anche l’attenzione delle aziende affinché “diano un contributo alla lotta contro il contagio e consentano al personale di usufruire di quelle giornate di riposo e stare a casa insieme alle famiglie”.

La battaglia del sindacato aveva raggiunto un primo risultato con le ordinanze regionali sulle chiusure domenicali obbligatorie, ma è chiaro che, in vista delle festività, è necessario un nuovo intervento per scongiurare aperture inutili e dannose. “I dati dicono che i provvedimenti sul diradamento delle uscite e delle relazioni sociali si sono rivelate efficaci a contenere la diffusione del virus", ha detto la segretaria Nella Milazzo: "Diventa quindi quanto mai necessario non allentare la presa, rischiando di vanificare tutti gli sforzi messi in campo fino a oggi”.

Secondo la Filcams Cgil i lavoratori del settore stanno dando un contributo importantissimo perché garantiscono a tutti i cittadini di poter fare la spesa, ma non gli si può chiedere uno sforzo ingiustificato: “Sappiamo che responsabilmente ci sono negozi che hanno già predisposto la chiusura, ma molti pare abbiano intenzione di restare aperti a Pasquetta e il 25 aprile, una scelta irrazionale in un momento di emergenza come questa”. Da qui la richiesta alla Regione, affinché dia una indicazione univoca a tutti gli esercizi commerciali, anche perché lasciare che "siano i singoli a decidere significa creare una concorrenza tra i piccoli commercianti, meno strutturati per tenere le serrande aperte e la grande distribuzione che ha, invece, maggiori risorse”. La categoria avverte che metterà in atto tutte le azioni necessarie per scongiurare le aperture e ricorda a tutti i lavoratori occupati nel settore che possono negare la loro presenza perché il lavoro festivo non è un obbligo.