Ammortizzatori sociali in deroga

Gli ammortizzatori sociali in deroga sono trattamenti di sostegno al reddito che vengono concessi in via temporanea e mediante specifici interventi normativi, a favore di settori produttivi o di soggetti che sarebbe esclusi dalla tutela ordinaria prevista contro eventi quali l’interruzione o la sospensione del rapporto di lavoro.
Gli strumenti in esame hanno, quindi, lo scopo di fornire forme di sostegno del reddito anche in tutti quei casi in cui i lavoratori sospesi dall’attività lavorativa o licenziati non possano accedere alle forme ordinarie in quanto non appartenenti ai settori per cui le forme di assicurazione ordinarie sono previste.
Tali interventi sono stati elaborati in tempi relativamente recenti e si sono sempre posti come regimi transitori e contingenti, in vista di una riforma generale degli ammortizzatori sociali giunta nel 2012 con la legge 28.06.2012 n. 92 (cd. riforma Fornero).
Tale legge, per quel che qui interessa, ha rinnovato il potere del Ministero del Lavoro (in concerto con il Ministero dell’Economia) di introdurre ulteriori forme di ammortizzatori in deroga per il periodo 2013-2016. Tale rinnovo è stato concesso per consentire agli istituti e alle modifiche introdotte con la Riforma Fornero di entrare a pieno regime.
Il principale ammortizzatore sociale di questo tipo è la cd. Cassa integrazione in deroga.

Cassa integrazione in deroga

Le forme di Cassa integrazione in deroga trovano riscontro normativo nell’art. 2, comma 36, della Legge n. 203/2008, nell’art. 19 della Legge 2/2009, nell’art. 7-ter della L. 33/2009 e, da ultimo, nella L. 92/2012 cd. Riforma Fornero.
In particolare, l'articolo 2, comma 36 della Legge n. 203/2008 aveva stabilito che, nel limite complessivo di spesa di 600 milioni di euro, per l'anno 2009, a carico del Fondo per l'occupazione, il Ministro del lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze, potesse disporre, sulla base di specifici accordi governativi e per periodi non superiori a dodici mesi -in deroga alla vigente normativa - la concessione, anche senza soluzione di continuità, di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilità e di disoccupazione speciale, anche con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali.
L’articolo 19, comma 9-bis, della Legge 2/2009 aveva poi attribuito al Ministero del Lavoro il potere di assegnare quota parte dei fondi disponibili direttamente alle Regioni o alle Province, nelle more della definizione degli accordi con le Regioni e al fine di assicurare la continuità di trattamenti e prestazioni.In data 12 febbraio 2009, il Governo, le Regioni e le Province autonome avevano poi concluso un Accordo per la gestione degli ammortizzatori sociali in deroga nel biennio 2009-2010.
A tal fine, lo Stato si era impegnato a stanziare risorse nazionali per 5,35 miliardi (di cui 1,4 dal fondo per l’occupazione e 3,95 dal fondo per le aree sottoutilizzate), mentre le Regioni avrebbero contribuito per 2,65 miliardi, a valere sui programmi regionali FSE.
Sulla base di questo Accordo erano stati stipulati gli accordi tra il Ministero del Lavoro e le singole Regioni. Nell’ambito di essi, le parti hanno stabilito che alla Regione sarebbe spettato il finanziamento del 30% dell’importo erogato, fermo restando l’onere a carico dei fondi nazionali per quanto riguarda il restante 70%, nonché l’intero costo legato alla contribuzione figurativa.
Pertanto, l’autorizzazione della concessione dell’ammortizzatore in deroga è stato affidato alla Regione o, per le Regioni Liguria, Puglia, Marche, Abruzzo, Sardegna alla rispettiva Direzione Regionale del Lavoro, che decide sulle domande presentate dalle aziende.
Successivamente, questo meccanismo di intervento è stato poi reiterato di anno in anno.
Da ultimo, la Riforma Fornero, all’art. 2 commi 64-67, ne ha previsto un ulteriore rinnovo per il periodo compreso fra il 2013 ed il 2016, al fine di garantire la graduale transizione verso il regime delineato dalla riforma stessa in relazione agli ammortizzatori sociali.
In particolare, la legge 92/2012 stabilisce che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle finanze, possa disporre la concessione, anche senza soluzione di continuità, di trattamenti integrazione salariale e di mobilità in deroga alla normativa vigente e anche con riferimento a singoli settori produttivi o specifiche aree regionali.
Tale concessione deve avvenire sulla base di specifici accordi. per periodi non superiori a 12 mesi e comunque nei limiti delle risorse finanziarie stabilite per questo fine (nel rispetto delle autorizzazioni di spesa previste dall’art. 2 comma 65 L. 92/2012).
Peraltro, gli interventi così concessi possono essere prorogati con decreto del Ministro del lavoro di concerto con quello dell’Economia, purché ciò avvenga sulla base di specifici accordi governativi, per periodi non superiori ai dodici mesi e sempre nei limiti previsti.
In tal caso, tuttavia, la misura dei trattamenti è ridotta:

  • del 10% in caso di prima proroga;
  • del 30% in caso di seconda proroga;
  • del 40% in caso di proroghe successive. Inoltre, in quest’ultima ipotesi, il trattamento può essere concesso solo qualora il lavoratore frequenti specifici programmi di reimpiego, anche miranti alla riqualificazione professionale.

Dal punto di vista procedurale, in attuazione del comma 3 dell’articolo 7 ter della Legge 33/2009, la Regione trasmette all’Inps, in via telematica, le informazioni relative alle autorizzazioni concesse, comprensive dell’indicazione dell’utilizzo del fondo regionale a livello di singola impresa.
Alla ricezione del provvedimento di autorizzazione l’Inps procede al pagamento della prestazione, in relazione alla disponibilità dei Fondi, previa acquisizione mensile dalle imprese dei dati retributivi necessari per la liquidazione del trattamento.
L’articolo 7-ter della Legge cit. prevede, al comma 3 che in via sperimentale per il periodo 2009-2010, in attesa dell’emanazione dei provvedimenti di autorizzazione dei trattamenti di integrazione salariale in deroga con richiesta di pagamento diretto, l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) è autorizzato ad anticipare i relativi trattamenti sulla base della domanda corredata dagliaccordi conclusi dalle parti sociali e dell’elenco dei beneficiari, conformi agli accordi quadro regionali e comunque entro gli specifici limiti di spesa previsti, con riserva di ripetizione nei confronti del datore di lavoro delle somme indebitamente erogate ai lavoratori.
La domanda deve essere presentata all’INPS dai datori di lavoro in via telematica, secondo le modalità stabilite dal medesimo Istituto.
Le Regioni trasmettono in via telematica all’INPS le informazioni relative ai provvedimenti autorizzatori dei trattamenti in deroga e l’elenco dei lavoratori, sulla base di apposita convenzione con la quale sono definite le modalità di attuazione, di gestione dei flussi informativi e di rendicontazione della spesa.
L’arco temporale di applicazione della normativa sopra citata è determinato dagli eventi di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro compresi tra il 1° gennaio 2009 ed il 31 dicembre 2010.
Per maggiori informazioni si possono visitare i siti delle Regioni