Fondi Pensione

FONDI COMPLEMENTARI

Essa è nata con lo scopo di integrare la previdenza pubblica. Quest’ultima, infatti, rischia di non riuscire a mantenere l’equilibrio necessario fra i contributi ricevuti e le prestazioni pensionistiche versate, a causa dei mutamenti concernenti la popolazione degli ultimi decenni: infatti, mentre la qualità della vita è migliorata e la popolazione anziana (che percepisce la pensione) è aumentata, le nascite sono fortemente diminuite e con esse il numero di lavoratori attivi che, versando i contributi, finanziano le prestazioni previdenziali. È risultato necessario, pertanto, integrare il sistema pubblico obbligatorio con forme previdenziali che mirino a garantire alle future generazioni livelli più elevati delle pensioni.

Essa trova la propria disciplina nel d.lgs. 252/2005, emanato in attuazione della legge delega 243/2004, con la quale il legislatore si è prefisso l’obiettivo di sviluppare su larga scala la previdenza complementare incentivandone il finanziamento mediate la devoluzione del Tfr.

Il decreto legislativo citato ha operato una riforma complessiva della previdenza complementare, disponendo in un unico testo normativo tutta la disciplina della materia.
La riforma è poi entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2007, per effetto della Legge 296/2006, art. 1, c. 749. 

Le forme di previdenza complementare – che possono essere collettive ed individuali – possono essere attuate mediante:
 

  • fondi pensione negoziali (chiusi) istituiti in base ad un accordo collettivo e limitati a categorie in esse individuate;
  • fondi pensione aperti non destinate a categorie limitate di aderenti; possono essere ad adesione individuale o collettiva;
  • contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale (cd. PIP) ad adesione esclusivamente individuale.

Le forme pensionistiche complementari devono essere iscritte in un apposito Albo, tenuto dall’apposita commissione di vigilanza (COVIP) e ad esse possono aderire, oltre ai lavoratori subordinati, anche i lavoratori a progetto, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, i soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro e colore che svolgono lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari.

La previdenza complementare è alimentata mediante la contribuzione dei soggetti beneficiari, che devono versare somme di denaro al fondo prescelto.
La riforma del 2005, al fine di incentivare detta contribuzione, ha chiarito che il finanziamento delle forme pensionistiche complementari possa avvenire sia attraverso il versamento di contributi volontari a carico del lavoratore o del datore di lavoro, sia con il conferimento del TFR maturando.
In relazione al TFR, la scelta spetta al lavoratore, secondo modalità precisate dalla legge di riforma.

Entro 6 mesi dall’assunzione, se avvenuta successivamente al 1° gennaio 2007 (i lavoratori già in servizio all’entrata in vigore della riforma hanno dovuto esprimere la scelta entro il 30/06/2007), il lavoratore dipendente del settore privato deve effettuare la scelta di adesione o meno alla previdenza complementare. 
A tale scopo, il datore di lavoro deve fornire al lavoratore adeguate informazioni sulle diverse opzioni; il datore di lavoro è altresì tenuto a fornire al lavoratore appositi modelli tramite i quali operare la scelta e a conservare gli stessi compilati dal lavoratore, al quale ne rilascia copia controfirmata per ricevuta (D.M. 30 gennaio 2007). 

Pertanto, il lavoratore può:
 

  • decidere di aderire alla previdenza complementare, indicando il fondo pensione prescelto e dichiarando la propria volontà di conferirvi a titolo di contribuzione il Tfr maturando (assenso esplicito); l’adesione determina l’automatica iscrizione del lavoratore alla forma indicata e godrà di tutti quei diritti di informazione e partecipazione alla forma previdenziale cui ha aderito;
  • decidere di non aderire, dichiarando espressamente il proprio diniego (rifiuto esplicito) e optando per il mantenimento del Tfr maturando presso il proprio datore di lavoro; in tal caso, il prestatore di lavoro può sempre successivamente revocare tale scelta e conferire il Tfr ad un fondo pensione complementare.
     

Qualora il lavoratore lasci passare inutilmente i 6 mesi di tempo previsti dalla legge, l’adesione al fondo pensione categoriale avviene automaticamente, e comporta la devoluzione integrale e obbligatoria del Tfr maturando (silenzio – assenso). 

Il datore di lavoro, in mancanza di scelta esplicita, è obbligato a trasferire il Tfr maturando del dipendente al fondo pensione individuato secondo i criteri definiti dall’art. 8, c. 7, lett. b, D.Lgs. 252/2005 e, in particolare, secondo il seguente ordine:
 

  • forma pensionistica collettiva stabilita dal CCNL
  • fondo previsto da accordo aziendale;
  • fondo a cui hanno aderito a maggior parte dei lavoratori dell’azienda;
  • FondINPS, ossia al fondo pensione costituito presso l’INPS per far confluire le quote di TFR maturando di coloro ce non hanno fatto alcuna scelta e non possono accedere ai fondi di cui sopra. L’adesione può avvenire solo in via individuale).
     

La scelta relativa alla previdenza complementare comporta per i lavoratori una trasformazione del regime concernente il Tfr. 

Infatti:
 

  • se il lavoratore aderisce, volontariamente o per effetto del silenzio-assenso, alla previdenza complementare, tale decisione è irrevocabile e dovrà devolvere obbligatoriamente il Tfr maturando al fondo pensione. Al termine del rapporto di lavoro pertanto non gli verrà corrisposto il Tfr, ma riceverà, a decorrere dalla data di maturazione dei requisiti per il diritto al trattamento pensionistico, una pensione integrativa nella forma di una rendita periodica; se l’adesione proviene da un lavoratore con rapporto in corso al 1° gennaio 2007, il Tfr maturato precedentemente sarà corrisposto in regime di retribuzione differita alla cessazione del rapporto;
  • se il lavoratore non aderisce alla previdenza complementare, continuerà a maturare il Tfr che sarà liquidato in regime di retribuzione differita al temine del rapporto.
     

Un regime particolare è previsto per quei lavoratori con rapporto già in essere al 29 aprile 1993, che hanno la possibilità di trasferire anche solo una parte del Tfr maturando, con le seguenti modalità:
 

  • i soggetti che al 1° gennaio 2007 erano già iscritti ad una forma pensionistica complementare possono decidere di contribuire al fondo con la stessa quota versata in precedenza mantenendo presso il datore di lavoro la quota residua di Tfr. In tal caso, per i lavoratori di aziende con più di 49 dipendenti, il residuo Tfr è trasferito dal datore di lavoro al Fondo Tesoreria Inps;
  • i lavoratori che al 1° gennaio 2007 non erano iscritti ad una forma pensionistica complementare possono scegliere di trasferire il Tfr futuro a una forma pensionistica complementare, nella misura fissata dagli accordi collettivi o, in assenza, in misura non inferiore al 50%.
     

In entrambi i casi resta ferma la possibilità di incrementare la quota di Tfr futuro da versare alla forma pensionistica complementare.

La riforma ha inciso anche per quanto riguarda la funzione di riserva di liquidità che il Tfr ha svolto nei confronti delle imprese. Le quote venivano infatti accantonate presso il datore di lavoro per tutta la durata del rapporto e, salvo anticipazioni, venivano materialmente corrisposte solo al termine del rapporto di lavoro.

Ora invece, l’adesione dei dipendenti alle forme pensionistiche complementari comporta l’obbligo per i datori di lavoro di versare mese per mese la quota di retribuzione accantonata a titolo di Tfr al fondo pensione cui il lavoratore aderisce. 
Peraltro, anche nel caso in cui il lavoratore non aderisca alla previdenza complementare, nelle aziende con almeno 50 dipendenti, il datore perde di fatto la disponibilità di tali quote dovendole conferire ad un apposito fondo (c.d. Fondo Tesoreria) istituito dalla Legge 296/2006 presso la Tesoreria dello Stato e gestito dall’Inps.

Il Fondo Tesoreria erogherà le prestazioni secondo le modalità previste dall’art. 2120 c.c. 

Per ottenere il Tfr, il lavoratore deve presentare un’unica domanda al datore di lavoro che provvede alla liquidazione del Tfr in misura integrale. 

Il datore riscatterà quanto anticipato al Fondo attraverso conguaglio delle quote di Tfr da versare al Fondo Tesoreria e, in caso di incapienza, dei contributi dovuti all’Inps.

L’entità della posizione individuale dipende dalla contribuzione versata, consistente per lo più nel conferimento del TFR a cui può essere aggiunto un eventuale altro contributo.
Le somme incamerate vengono investite secondo politiche di investimento mirate e soggette comunque alle direttive del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il diritto alla pensione complementare è subordinato alla maturazione dei requisiti per il trattamento pensionistico obbligatorio e occorre aver maturato 5 anni di partecipazione alle forme complementari.
Quanto alla modalità di erogazione, essa avviene mediante una redita a carattere continuativo e periodico, a meno che il destinatario della prestazione non voglia l’intera liquidazione del capitale.

FONDI COMPLEMENTARI DEL SETTORE METALMECCANICO.

logo artifond

  • Artifond Fondo pensione intercategoriale nazionale per i lavoratori dipendenti del settore artigiano. Da Aprile 2011 ARTIFOND è confluito nel fondo FONTE.

riferiemnti

http://www.fondofonte.it/

http://www.artifond.it/

logo comenta

  • Comenta. Fondo pensione complementare per le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici dell'industria privata e dell'installazione di impianti.

riferiemnti

http://www.cometafondo.it/

logo cooperlavoro

  • Cooperlavoro. Fondo pensione per i lavoratori soci e dipendenti delle cooperative di lavoro.

riferiemnti

http://www.cooperlavoro.it/

logo fondapi

  • Fondapi. Fondo nazionale Pensione complementare per i lavoratori e le lavoratrici delle piccole e medie aziende.

riferiemnti

http://www.fondapi.it/

logo fonte

  • Fondofonte. Fondo Pensione Complementare per i dipendenti da aziende del terziario (commercio, turismo e servizi)

riferiemnti

http://www.fondofonte.it/

logo previlabor

  • Previlabor. Fondo nazionale Pensione complementare per i lavoratori e le lavoratrici delle imprese che hanno sottoscritto con le organizzazioni sindacali CGIL - CISL - UIL accordi di lavoro collettivi regolanti prestazioni previdenziali complementari.

riferiemnti

http://www.previlabor.it/