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Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
Aggiornato: 2 hours 31 min fa

Provocazione fascista contro la Cgil di Pavia

4 hours 45 min fa

Questa notte sul portone della Camera del Lavoro di Pavia, sono stati affissi due manifesti e uno striscione a firma Forza Nuova. "Si tratta del secondo attacco neofascista nel corso di quest’anno". Lo riferisce lo stesso sindacato, in una nota.

"Il messaggio che hanno cercato di veicolare attraverso questi volantini, che hanno colpito noi ed altri luoghi della città, è un tentativo di falsificare la storia e sono dimostrazione di una non conoscenza della stessa - secondo l'organizzazione -. Le sedi della Cgil rappresentano, storicamente, un luogo di risposta individuale e collettiva al bisogno di tutte e tutti i cittadini, a prescindere dal colore della pelle e dalle scelte personali, nonché un presidio territoriale democratico contro qualsiasi forma di fascismo e razzismo e a tutela della nostra Costituzione".

Il sindacato quindi aggiunge: "Non ci fermeranno certo le intimidazioni e continueremo nelle denunce e nella difesa dei lavoratori, dei pensionati e dei senza diritti. Mentre c’è chi pensa a demolire, noi continuiamo a costruire".

Ferie forzate a un tecnico, condannata la Tim

5 hours 16 min fa

La sezione lavoro del Tribunale di Palermo, con sentenza numero 3268, ha condannato la Tim per avere imposto le ferie a un lavoratore. La causa è stata patrocinata dalla Slc, il sindacato delle telecomunicazioni, con la difesa affidata all'avvocato Pietro Vizzini del foro di Palermo. 

I fatti, riferisce il sindacato, risalgono al dicembre del 2013: un tecnico, dipendente della sede Tim palermitana, avendo chiesto nel mese di ottobre con congruo anticipo di poter fruire di un periodo di cinque  giorni di ferie a fine anno, "si è visto respingere la richiesta senza che mai gli fossero state formalizzate le esigenze tecnico-organizzative che ne impedivano la disponibilità". Da parte sua, l'azienda "ha   sostenuto che nel mese di dicembre il lavoratore doveva fruire solo di tre giorni di ferie e ha imposto i cinque  giorni in un periodo non richiesto dal lavoratore".

“Riteniamo deprecabile – dichiara Fabio Maggio, della Slc Cgil Palermo - il comportamento della più grande azienda di telecomunicazioni italiana nell’operare in barba al contratto di lavoro e alle norme di legge, validando gli atteggiamenti vessatori dei propri funzionari, che continuano a farla franca solo perché pochi lavoratori hanno il coraggio e la tenacia di andare fino in fondo. Considerato il fermento del mercato delle telecomunicazioni e lo scenario incerto sul futuro della rete, ribadiamo a Tim che le sfide non si vincono avendo i lavoratori contro”.

Camusso, risposta governo a Ue non è giusta

5 hours 50 min fa

"La risposta del governo all'Europa non è la risposta giusta rispetto alle obiezioni né rispetto allo sviluppo del Paese". A dirlo è il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, commentando la lettera dell'esecutivo alla Commissione europea sulla manovra. "Il problema non è un numero in sé, ma a cosa serve il 2,4 per cento", afferma Camusso: "Non mi pare ci siano cambiamenti dell'impostazione della manovra sugli investimenti, sul lavoro e lo sviluppo. Il dibattito con l'Europa potrebbe durare all'infinito, anche perché l'economia è in rallentamento e questo fornisce argomenti all'Europa". Per Susanna Camusso "si può fare una politica espansiva, e sbaglia l'Europa a non riconoscerlo, ma non deve essere fatta solo di spesa. Serve una scelta di investimenti per generare lavoro, e il piano di investimenti non significa solo grandi opere, ma opere per la tenuta del Paese sotto tutti i profili".

Filt Roma-Lazio: solidarietà a volontari Baobab

6 hours 7 min fa

"Esprimiamo piena solidarietà alle volontarie e ai volontari del Baobab e a tutti gli esseri umani sgomberati da piazzale Maslax ieri mattina, 13 novembre. Esseri umani. Perché di questo si tratta e come tali dovrebbero essere considerati, prima di qualsiasi ruspa o rivendicazione d'illegittimità". Così, in un comunicato, la Filt Cgil di Roma e del Lazio .

"Il Baobab è un centro 'non ufficiale', è vero, ma come tale agisce proprio in assenza dello Stato. Un centro che si occupa perlopiù di migranti transitanti, che desidererebbero andare altrove, che vive di donazioni volontarie e di quotidiane dimostrazioni di civiltà in questa città fortemente problematica e che avrebbe ben altre priorità a cui destinare risolutezza di azione. Uno spazio in cui queste persone avevano garantiti un pasto, una coperta, un minimo di assistenza medica", prosegue la nota sindacale.

"Gioire di quel che è accaduto ieri, per l’ennesima volta, rivendicarlo oltretutto, in assenza di soluzioni alternative, è fuori da ogni nostra comprensione e giustificazione e non porterà che ad accentuare la percezione del problema 'sicurezza'. Una pagina nera per Roma, città aperta da sempre. Anche per questo, aderiamo convintamente e parteciperemo con tutte le nostre strutture alla manifestazione del 1° dicembre per chiedere un cambio di passo al Comune di Roma e per contrastare il decreto Salvini”, conclude il sindacato.

L'autonomia senza diritti si chiama secessione

6 hours 21 min fa

Nonostante l'utilità di un sistema istituzionale decentrato, in tutte le regioni italiane devono essere garantiti i diritti fondamentali e i livelli essenziali delle prestazioni sociali e di quelle che riguardano sanità, non autosufficienza, istruzione, sistema integrato, lavoro e ambiente. È di questo che si è discusso oggi, 14 novembre, nella sede della Cgil nazionale a Roma, durante una conferenza stampa sull'autonomia differenziata (attuazione dell’articolo 116 terzo comma della Costituzione), a cui hanno partecipato il segretario generale Susanna Camusso e quello confederale Rossana Dettori.

“La ragione per cui abbiamo organizzato questa iniziativa - ha affermato Dettori - è che siamo profondamente preoccupati dal sostanziale silenzio che c'è intorno al tema del regionalismo differenziato. Il governo ci sta lavorando, la questione è presente nel “contratto” tra Lega e Movimento 5 Stelle, eppure la stampa non ne parla e i cittadini non ne sanno nulla”.

L'applicazione non controllata dell'articolo 116 della Costituzione, invece, per la Cgil avrà conseguenze molto gravi “sull'esigibilità dei diritti dei cittadini di questo Paese, sia sui diritti di cittadinanza che su quelli sociali”. Nella richiesta di applicazione dell'autonomia avanzata dalla Regione Veneto, infatti, per Dettori “c'è un principio non condivisibile”, perché “contraddice la costituzione e si avvicina pericolosamente al secessionismo. La richiesta di autonomia, tra l'altro, arriva ora da 13 regioni. Ma, se tutto ciò dovesse trovare compimento, senza aver prima definito dei livelli essenziali delle prestazioni per tutti i cittadini del Paese, il rischio è di avere 20 regioni differenti”.

È quello che già succede sui livelli essenziali nella Sanità, e in altri campi come possono già sperimentare molti cittadini. ”Noi - ha continuato Dettori- siamo particolarmente preoccupati per l'istruzione, le cui disuguaglianze diventerebbero strutturali”. E lo stesso vale per l'ambiente, “si pensi a i condoni e alla gestione delle infrastrutture”. Il rischio per la Cgil è dunque “il caos istituzionale”. Anche per quanto riguarda il lavoro, “un diritto che dovrebbe essere in capo ad ogni cittadino, e che rischia di diventare un'opportunità, regolata addirittura da contratti regionali”.

“Una scelta come quella che si delinea in Veneto e in Lombardia avrebbe degli impatti pesanti anche sull'economia di un Paese che vive una situazione molto delicata- ha poi detto Susanna Camusso -. Per una via silenziosa, si stanno trattando questioni importanti che hanno effetti sul bilancio nazionale”.

Per Camusso, l'Italia è già un Paese con molte disuguaglianze che crescono, ma c'è anche un problema che riguarda lo sviluppo: “L'autonomia differenziata senza controllo potrebbe determinare una concorrenza sleale, e determinare una diversa attrattività del lavoro da una regione all'altra. Quindi saremmo di fronte a un doppio svantaggio per alcune aree.” Il segretario generale della Cgil si stupisce “di come non ci si accorga che le disuguaglianze rallentano l'economia nazionale”, e del fatto che anche gli amministratori del Mezzogiorno si accodino a questo vento secessionista. Un'autonomia incontrollata, infatti, porterebbe a un aumento di disuguaglianze che già esistono. “Sull'istruzione - ha continuato Camusso - sarebbe una divaricazione non nuova, ma che creerebbe differenze anche in prospettiva. Mentre oggi, pur con limiti evidenti e grosse difficoltà, l'Italia garantisce un principio di eguaglianza, sia nell'accesso ai sistemi di formazione sia per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori”.

“L'idea dei contratti regionali nella scuola - ha concluso Camusso - aprirebbe infatti un problema sulla libertà di insegnamento, che piegherebbe il diritto all'istruzione alla contingenze delle singole situazioni regionali. Bisogna invece spiegare ai cittadini che non si parla di ingegneria istituzionale, ma di questioni che incidono sula vita delle persone e sulla situazione economica del Paese”. B Quindi “bisogna stare all'erta”. Perché “il federalismo è una cosa, la secessione è un'altra. Alcune materie non possono essere differenziate”.

Adi-Flc : 17 novembre assemblea nazionale precari

6 hours 25 min fa

Si terrà sabato 17 novembre, presso l’aula A del dipartimento di Scienze biochimiche de la 'Sapienza' a Roma, l'assemblea nazionale dei precari dell'università indetta da Flc Cgil e Adi, che da maggio portano avanti la piattaforma "Stesso lavoro, stessi diritti. Perchè noi no?", che mette al centro un intervento strategico sul comparto università, dopo anni di tagli.

"In queste ore di definizione della legge di Bilancio, ancora una volta, si assiste all’assenza di una minima idea di come affrontare l’annosa questione di dare un presente stabile e una valorizzazione professionale a decine di migliaia di precari dell’università. Flc e Adi chiedono che il governo stanzi le risorse adeguate per avviare un piano straordinario di reclutamento dei ricercatori e dei docenti precari dell’università (il reclutamento di soli mille Rtd non basta) e che venga avviato subito l’iter per una riforma del pre-ruolo, che semplifichi la giungla dei contratti precari e garantisca salari e diritti giusti, mettendo fine allo sfruttamento di assegnisti, borsisti, docenti a contratto, Rtd, dottorandi", si legge in una nota della Flc.

"L'assemblea nazionale servirà a dare voce a queste istanze e ad aprire una fase di rivendicazione durante la discussione della legge di Bilancio, attraverso il confronto con le singole realtà degli atenei e con le rappresentanze del Miur, delle commissioni competenti e del Parlamento. L’obiettivo è proseguire con una fase di mobilitazione diffusa e capillare, decidendo forme e modalità che allarghino la partecipazione a tutte le realtà di ricercatori e docenti precari, ai coordinamenti spontanei nati in questi anni e incontrati in questi mesi nelle numerose assemblee svolte negli atenei da Nord a Sud", conclude il comunicato sindacale.

Napoli, riunificare il lavoro e difendere i diritti

6 hours 36 min fa

"Il primo tema che abbiamo di fronte riguarda gli strumenti da individuare per provare a riunificare e comporre il lavoro, da quello povero o poverissimo all'altissima specializzazione. Il punto di caduta, in questa fase, è stato sicuramente quello dei diritti. Perché, a partire dalle questioni di natura contrattuale, abbiamo registrato un arretramento". Lo ha detto Gianna Fracassi, segretaria confederale Cgil, concludendo il quinto congresso della Cgil di Napoli. "In questi anni - ha affermato Fracassi - abbiamo utilizzato due strumenti: da un lato la Carta, che è l'ipotesi di ricomposizione sul lato dei diritti del mondo del lavoro, dall'altro, ma non la abbiamo usata molto, la contrattazione inclusiva, che molti interventi al congresso hanno richiamato. La contrattazione inclusiva è il cuore della confederalità, perché provi a dare una risposta ai bisogni dei lavoratori in contesti complessi, a partire da una dimensione confederale, che non vuol dire confederazione vs categorie, ma l'assunzione da parte delle categorie della dimensione confederale nella definizione degli strumenti contrattuali". 

"Un altro tema - ha aggiunto Fracassi - è sicuramente quello dello sviluppo. Occorre avviare una riflessione sui temi del Mezzogiorno, sugli strumenti per poter rimettere in campo un'idea, una visione, un progetto che oggi non riscontriamo nella legge di bilancio. Sostanzialmente si fanno proroghe di strumenti che hanno dimostrato largamente la loro inefficacia". "Allora - ha continuato - che cosa dovrebbe fare una Camera del Lavoro come quella di Napoli? Sicuramente, e qui c'è anche un'idea unitaria in campo, rimettere sul tappeto elaborazioni, idee, progetti, ma anche una vertenza, a partire dalle Zes fino alla gestione dei fondi strutturali, fino al lavoro che si pò fare rispetto alla reindustrializzazione di aree del territorio. Un compagno intervenendo ieri diceva che solo la Cgil può mettere in campo un progetto di lungo periodo. E' vero, ne sono convinta. Anche perchè sia la dimensione nazionale, sia la dimensione regionale che territoriale, scontano un problema e cioè il dover fare i conti purtroppo con progetti di breve respiro legati sempre di più alla dimensione del consenso spicciolo. La legge di bilancio ne è un esempio. Nella dimensione progettuale che prova anche ad andare un po' oltre, la nostra organizzazione ha un ruolo fondamentale e una Camera del Lavoro come questa si deve far carico di un progetto di questa natura, sostenendolo anche con la vertenza, possibilmente unitaria". 

"La terza questione che va affrontata - secondo Fracassi - è: che cosa significa oggi essere una Camera del lavoro in un contesto complesso come quello di Napoli. Oltre giustamente al tema del reinsediamento, che è un tema serissimo, anche alla luce delle difficoltà che ci possono essere sul lato economico, il punto vero è come la reinterpretiamo in questa fase in cui abbiamo da un lato disintermediazione, frammentazione e tante volte assenza della politica, e dall'altro, la nascita di movimenti su grandi temi sociali dei diritti, penso al movimento delle donne piuttosto che all'antirazzismo e all'antifascismo". "Io penso - ha concluso Fracassi - che il nostro ruolo, in questa fase molto difficile politica e storica, debba essere quello di provare a costruire le larghe alleanze che ci consentano di determinare, portare avanti, ricostruire un terreno democratico costituzionale". 

Pasta Zara, firmato accordo per rilancio aziendale

6 hours 49 min fa

Dopo alcuni mesi di trattative, Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil sono giunte a un accordo con il gruppo Pasta Zara per il rilancio delle attività industriali e per la gestione del piano concordatario che dovrà prevedere una sostanziale riduzione del costo del lavoro, oltre a un generale miglioramento delle efficienze produttive. L’azienda ha annunciato che sarà prevista, una volta approvato il piano dall’assemblea dei creditori, la cessione di un ramo d’azienda, nello specifico lo stabilimento di Muggia (Trieste) a un importante player mondiale il cui nome è ancora coperto da riservatezza, mentre gli stabilimenti di Riese Pio X e Rovato rimarranno in capo al gruppo Pasta Zara. Fai, Flai e Uila giudicano "positiva l’intesa raggiunta, anche a fronte delle richieste iniziali di Pasta Zara che prevedevano drastici tagli anche di istituti legati al contratto nazionale".

L’accordo prevede la sospensione del pagamento del premio per obiettivi per tutta la durata del piano concordatario, mentre rimangono invariate le indennità legate ai turni pattuite nei vari siti produttivi; per quanto riguarda lo stabilimento di Riese Pio X è previsto l’avvio del ciclo continuo con un conseguente incremento del personale. Viene inoltre costituito un coordinamento nazionale delle Rsu con il compito di monitorare l’avanzamento del progetto legato al piano concordatario e di ridefinire, al raggiungimento del 10 per cento dell’Ebitda un eventuale nuovo premio per obiettivi anche prima della scadenza del piano stesso. Sul piano occupazionale si dovrà avviare in sede locale un confronto solo per l’area impiegatizia di Riese Pio X con lo scopo di salvaguardare i livelli occupazionali.

Foodora passa a Glovo, ma ci rimettono i Co.co.co

7 hours 40 min fa

In questi giorni nel settore del food delivery è stata annunciata la vendita di Foodora a Glovo ed è trapelata la volontà di Glovo di non dare continuità ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati da Foodora con quasi 2mila rider in tutta Italia. Risultato: a Firenze circa 200 ciclofattorini resteranno senza lavoro dal primo dicembre, quando saranno scaduti i loro co.co.co.

"Si tratta di ragazzi e ragazze, giovani e anche meno giovani, studenti o ciclofattorini a tempo pieno - spiegano in una nota Ilaria Lani e Aldo Iacona del Nidil Cgil Firenze - Per continuare a lavorare, se vorranno, potranno solo partecipare alle selezioni di Glovo, senza nessuna garanzia di continuità occupazionale, e sperare di vincerle all’interno di una gara con nuovi sistemi di ranking. Qualora fossero scelti da Glovo, vedrebbero in ogni caso peggiorare le proprie condizioni di lavoro, in quanto non avrebbero un co.co.co, ma una collaborazione occasionale pagata a cottimo".

“Foodora ha ceduto a Glovo l’intero pacchetto commerciale, dai ristoranti ai dati sulle App fino ai clienti, ma non i lavoratori che in quanto co.co.co non hanno nessuna garanzia: un panino per queste aziende vale più dei lavoratori in carne ed ossa - denunciano i due sindacalisti di Nidil - È inaccettabile, per questo abbiamo scritto alla Regione Toscana affinché apra un tavolo di crisi sulla vertenza, così come abbiamo scritto ai vertici locali di Foodora per chiedere un incontro”. 

NidiL Cgil, insieme ai ciclofattorini fiorentini, organizzerà un flash mob in una piazza del centro di Firenze per venerdì 16 novembre. Ma la vertenza è nazionale e i sindacati confederali hanno chiesto alle aziende coinvolte e alla nuova proprietà di aprire un confronto per valutare gli effetti della vendita/passaggio di proprietà sui lavoratori coinvolti, sia sull'occupazione sia sulla tipologia del rapporto di lavoro. Chiamato in causa anche il Ministero, affinché avvii su questa vicenda un confronto specifico fra aziende e sindacati che deve avere come obiettivo la continuità ai rapporti di lavoro e il non peggioramento delle attuali condizioni economico-normative.

Pernigotti, l'obiettivo è scongiurare la chiusura

8 hours 33 min fa

Lo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure (Alessandria) ha annunciato la chiusura, che si tradurrà nel licenziamento di 100 persone. Per questo il tavolo convocato per giovedì 15 novembre al ministero dello Sviluppo Economico a Roma assume un'importanza fondamentale. La richiesta dei sindacati è quella di concedere la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori dell'azienda, non per cessazione di attività, ma per riorganizzazione. 

"Solo così possiamo prevedere delle prospettive senza distruggere anni di storia - spiega Marco Malpassi, segretario della Cgil Alessandria - E poi bisogna 'costringere' l'azienda (la proprietà è del gruppo turco Toksöz, ndr) a cedere il marchio. Le istituzioni ci devono dare una mano, per salvaguardare il Made in Italy". "Lo stabilimento è stato definito un ramo secco da tagliare - continua Malpassi - per questo il cambiamento della causale della cigs è l'unica strada".

Oltre ai 100 lavoratori direttamente coinvolti, ci sono 150 interinali che non hanno paracaduti. "Ci auguriamo che giovedì al tavolo convocato al ministero dello Sviluppo economico a rappresentare l'azienda ci sia un interlocutore autorevole - ha dichiarato il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino - Bisogna agire nell'immediato; tra le prime richieste che come Regione avanzeremo c'è il cambiamento di causale della cassa integrazione straordinaria, non per cessazione di attività, come richiesto dalla proprietà, ma per ristrutturazione, quindi con investimenti per lo stabilimento".

Ma c'è di più. La Regione Piemonte, attraverso la finanziaria Finpiemonte, verificherà "la possibilità di acquisire dalla Toksoz il marchio Pernigotti, i suoi brevetti e lo stabilimento di Novi Ligure". La Giunta darebbe mandato a Finpiemonte "di individuare un soggetto che rilevi l'azienda e garantisca la produzione in Piemonte. Spetterà inoltre a Finpiemonte definire le clausole contrattuali a tutela della continuità aziendale in Piemonte e dei livelli occupazionali". E' l'impegno preso con l'approvazione all'unanimità dell'ordine del giorno "La Regione acquisisca il marchio Pernigotti", a prima firma Gianluca Vignale (Mns). Sempre all'unanimità gli odg di Valter Ottria (Leu) e di Domenico Ravetti (Pd). Nell'ordine del giorno di Vignale si ricorda che nel 2013 una procedura simile stata seguita per il marchio Sandretto e che anche in altre occasioni la Regione Piemonte "è intervenuta acquisendo rami di azienda o marchi in liquidazione o in fase di chiusura e che è tutt'ora vigente una delibera della Giunta che dà mandato al Finpiemonte di procedere in tal senso".

Bologna, gli organici di polizia si restringono anziché aumentare

9 hours 19 min fa

A fronte di un incremento di organico di 6 lavoratori di polizia per tutta la provincia di Bologna sono previsti almeno il doppio di poliziotti che andranno in pensione tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Lo denuncia il Silp Cgil provinciale di Bologna. "Al momento - scrive il sindacato di polizia - il ‘governo del cambiamento’ si sta rivelando, per quel che riguarda la sicurezza, il governo del ‘cambianiente’. I rinforzi promessi nella nostra provincia arriveranno solo nei prossimi mesi e soprattutto sono di gran lunga inferiori rispetto ai pensionamenti già previsti". 

Il Silp di Bologna osserva che, con il turn over al 55% previsto dal D.Lgs 150/09 (legge Brunetta) gli uffici della provincia avevano già subito un notevole calo soprattutto per quanto riguarda il controllo del territorio e l’attività investigativa. "Infatti - scrive il sindacato - solo per fare alcuni esempi, l’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico è passato dalle 231 unità del 2008 alle 197 attuali, la Squadra Mobile è passata dalle 112 unità del 2008 alle 106 odierne, la Digos dalle76 unità del 2012 alle 55 attuali, per non parlare dei commissariati cittadini e distaccati che nel corso di dieci anni hanno perso complessivamente 45 poliziotti su un totale di 242 operatori attualmente in servizio. Tutto questo inserito in un contesto, quello della legge di bilancio, che non prevede risorse e novità per i poliziotti, nonostante le promesse e gli annunci”.

“Per questo abbiamo lanciato una campagna di mobilitazione nazionale - afferma Pierluigi Leri, segretario provinciale del sindacato di polizia Silp Cgil di Bologna - con lo slogan trasformato in un hashtag #cambiamolamanovra. Infatti, le risorse previste dal governo nella legge di bilancio sono sostanzialmente in continuità col passato e per quel che riguarda le assunzioni si riparte dalle 7.500 nuove unità nel triennio già programmate e finanziate dalla vecchia manovra”.

“Non solo - aggiunge il sindacalista -, per il nostro contratto di lavoro, che scade a fine anno, gli stanziamenti previsti, che vanno da 1.100 milioni nel 2019, 1.425 milioni nel 2020 fino a 1.775 milioni nel 2021, permetteranno un modesto incremento stipendiale pari a 31 euro lordi per il prossimo anno. 15, 20 euro netti. Una miseria e un affronto intollerabili. Anche per quel che riguarda il riordino interno delle carriere, che dovrebbe servire a migliorare l’efficienza degli apparati, sono previsti appena 70 milioni di euro che si sommano ai 20 milioni. Cifre irrisorie”.

Ericsson, braccia incrociate contro il taglio lineare dei costi

9 hours 20 min fa

Giovedì 15 novembre si fermano i lavoratori Ericsson su tutto il territorio nazionale. Slc Cgl, Fislet Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni hanno proclamano uno sciopero di due ore, dalle 9.00 alle 11.00, perché nonostante le dichiarazioni dei vertici di Ericsson sulla crescita, l'azienda ha annunciato la disdetta di tutti i contratti aziendali dal 1974 ad oggi.

Gli effetti saranno pesanti per le tasche dei dipendenti. I sindacati parlano di “tagli, economici e normativi assolutamente ingiustificati”. Si va dalla riduzione dei ticket alla riduzione del valore di voci di trasferta, dalla reperibilità al taglio delle ore di permesso alla gestione di ferie maturate, dal telelavoro al rimborso chilometrico, alle ore aggiuntive, fino ad arrivare alla soppressione della 14° mensilità.

"Dopo i licenziamenti, le cessioni, i contratti di solidarietà, i tagli effettuati già nel 2013 - affermano Slc Cgl, Fislet Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni in una nota -, si continua”. Anche se, nel frattempo, “sono cambiati lo scenario economico e le prospettive di crescita”. L'azienda, insomma, porta avanti una “politica depressiva volta al taglio lineare dei costi, dove per costi s’intende, la retribuzione diretta e indiretta dei dipendenti."

Questa politica aziendale, continuano le sigle sindacali, non riduce soltanto il trattamento economico, “ma mortifica il personale, lo demotiva, reitera un clima di cui davvero non abbiamo più bisogno”.

Lo stop del 15 novembre, quindi servirà anche a spingere la Ericsson “a discutere di crescita, di redistribuzione, di premio di risultato e di valutazione delle performance”. Ai lavoratori serve infatti “formazione e aggiornamento professionale continuo”, “nuove assunzioni”, e “porre fine al mobbing nei confronti dei 50enni e alle continue delocalizzazioni di attività”.

"I dipendenti Ericsson hanno bisogno di tranquillità - hanno concluso i sindacati-, fiducia, condivisione di obiettivi, motivazione”. Slc Cgl, Fislet Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni hanno detto un no unitario, da Napoli, Roma, Milano e Genova a quanto proposto. “Questa è l’occasione di dire basta al management Ericsson. Per queste ragioni proclamiamo lo sciopero”, per dire “forte e con chiarezza, che non siamo d’accordo”.

Sasa (Bolzano), 20 novembre sciopero

10 hours 27 min fa

Si fermano martedì 20 novembre per l'intera giornata lo sciopero dei 320 dipendenti della Sasa di Bolzano, l'azienda di trasporto pubblico urbano ed extraurbano. A motivare la protesta, indetta dalla Filt Cgil, la cronica mancanza di personale e il peggioramento dei turni di lavoro. "In novembre abbiamo riscontrato ancora una volta un aumento dell'orario e un peggioramento dei turni", spiega la segretaria generale Anita Perkmann: "Le segnalazioni e le proposte della Rsu sono sempre state ignorate, lo sciopero è rimasto l'ultimo strumento per dare un segnale forte all'azienda". Perkmann evidenzia che "le condizioni di lavoro stanno aggravandosi di mese in mese e sempre più autisti si dimettono. L'azienda ammette di non trovare autisti e di essere sotto organico, peggiorare però le condizioni di lavoro non è d'aiuto. Il rischio è che scappino anche i nuovi assunti, visto che i salari in Sasa sono tutt'altro che allettanti, parliamo infatti di 1.300 euro come stipendio d'ingresso".

Flc Sicilia: indetto stato agitazione ex co.co.co.

10 hours 42 min fa

"Proclamiamo lo stato di agitazione dei 500 lavoratori siciliani ex co.co.co. della scuola, affinché il governo nazionale sani la loro posizione nella prossima legge di Bilancio". A dirlo è Graziamaria Pistorino, segretaria della Flc Cgil Sicilia: "Da circa sei mesi questo personale vive una condizione di difficoltà poiché percepisce uno stipendio di 677 euro. Ciò perché il percorso di stabilizzazione a loro riservato ha ridotto l'orario di lavoro a sole 18 ore settimanali. Quella che doveva essere la soluzione a uno stato di precarietà ultradecennale si è trasformata in un problema di sopravvivenza". Il sindacato chiede la stabilizzazione di tutti gli 800 lavoratori, di cui 500 in Sicilia, e "non di 600 come proposto dal ministero dell'Istruzione, attraverso un incremento delle dotazioni organiche del personale amministrativo e tecnico. Personale oggi carente, di cui le scuole in Sicilia hanno molto bisogno. Inoltre, chiediamo la piena equiparazione del personale ex co.co.co. al resto del personale scolastico all'interno delle operazioni di mobilità".

RadioArticolo1, i programmi di mercoledì 14 novembre

11 hours 19 min fa

RadioArticolo1, i programmi di mercoledì 14 novembre:

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con D. Colella
  • ore 10:00 - Work in news - Perché noi no? Con Tito Russo, Flc Cgil - Formazione continua. Parla Claudia Ferri, Fiom Cgil - Politicamente scorretto.  Interviene Antonella Micele, Avviso Pubblico Emilia-Romagna. A cura di Patrizia Pallara
  •  ore 10:30 - Radio Fillea - Padre e figlio le vittime della strage infinita. Con Francesco Bardinella, Taranto - Esuberi per Astaldi e Bacino Sud. Interviene Andrea Pace, Roma e Lazio - Il Terzo valico attende. Parla Fabio Marante, Liguria. A cura di Simona Ciaramitaro
  • ore 11:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 11:05 - Elleesse - La politica delle ruspe. Intervengono Andrea Costa, coordinatore Baobab Experience; Eleonora Camilli, Redattore sociale; Roberto Viviani, volontario; Christian Raimo, assessore III municipio
  • ore 11:25 - Gierreesse - Giornale Radio Sociale
  • ore 11:30 - Speciale - In diretta la conferenza stampa sull'autonomia differenziata. Partecipano il segretario generale della Cgil Susanna Camusso e la segretaria confederale Rossana Dettori
  • ore 13:00 - Gierreelle - Il giornale radio del lavoro 
    ore 15:00 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato
  • ore 15:35 - Elleservizi -
  • ore 15:45 - Senioradio - Esperimenti metropolitani. Interviene Massimo Bonini, segretario generale della Camera del lavoro. A cura di Paolo Andruccioli
  • ore 16:00 - Speciale - XII congresso Calabria. I lavoro è. Conclusioni di Roberto Ghiselli, segretario nazionale Cgil
  • ore 17:00 - Scaffale Lavoro - La rivista di politiche sociali. Il welfare italiano 40 anni dopo. Con  Stefano Cecconi, direttore. A cura di Emiliano Sbaraglia
  • ore 17:30 - Daltrocanto. Il lavoro in musica e parole - Cancionero, il vecchio incontra il nuovo nella tradizione. Con Nico Casu e Gianluca Dessì, musicisti. In studio Maurizio Minnucci. A cura di Antonia Fama
  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

«Smantellano la sanità»: assemblea a Roma

11 hours 21 min fa

“Assunzioni, specializzazioni e contratti: questi i nodi che rischiano di mettere in crisi il Servizio sanitario nazionale e che non vengono affrontati, se non in minima parte, dalla manovra”. Così Andrea Filippi, segretario nazionale della Fp Cgil Medici, presenta la mobilitazione di camici bianchi, veterinari e dirigenti sanitari che va avanti già da tempo, e che oggi (mercoledì 14 novembre) vede svolgersi un’assemblea pubblica a Roma. L’appuntamento è alle ore 10 presso il cinema Nuovo Olimpia (via in Lucina 16), cui sono stati invitati ministri, presidenti delle Commissioni di Camera e Senato, esponenti delle Regioni e responsabili sanità di tutti i gruppi politici.

“Denunciamo lo smantellamento del Servizio sanitario nazionale e le diseguaglianze conseguenti, in atto da oltre dieci anni grazie ai precedenti governi, cui l’esecutivo in carica pare non volere porre rimedio”, scrive l’intersindacale medica (Fp Cgil medici, Cisl medici, Uil Fpl, Anaao Assomed, Cimo, Fvm, Fassid, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici) in un comunicato unitario. I sindacati segnalano “il peggioramento delle condizioni di lavoro nelle strutture sanitarie, che mette a rischio la sicurezza delle cure”, nonché l’assenza da dieci anni “del contratto di lavoro, con gravi danni organizzativi, economici e previdenziali”. L’intersindacale, infine, rileva pure “la mancanza delle assunzioni necessarie a far fronte all’esodo in corso” e “l’incertezza del futuro dei giovani lasciati fuori dalla formazione post laurea”.

Già da qualche settimana medici, veterinari e dirigenti sanitari sono in stato di agitazione, che consiste nel blocco degli straordinari, nell’astensione dalle attività non comprese nei compiti di istituto, nella richiesta da parte dei dirigenti di usufruire di tutti i giorni di ferie accumulate, nel pagamento di tutti i turni di guardia eccedenti l’orario contrattuale e nell’organizzazione di assemblee nei luoghi di lavoro. L’assemblea pubblica è anche propedeutica allo sciopero nazionale di venerdì 23 novembre (era stato proclamato per il 9 novembre, poi slittato), che vedrà presìdi e manifestazioni in tutta Italia.

“Nel 2019 alla sanità arriveranno solo 1,14 miliardi e 4 miliardi e mezzo in tre anni”, riprende Andrea Filippi: “Questo non è nulla di più di quanto già previsto dalla precedente legge di bilancio del governo Gentiloni, e niente di comparabile a quanto serve“. Il segretario nazionale della Fp Cgil Medici pone in evidenza la questione delle borse di specializzazione: “Ne sono previste solo 900 per quattro anni, per una spesa di 20 milioni euro l’anno, praticamente sono briciole. È noto, invece, che di borse di specializzazione, rispetto al fabbisogno su tutto il territorio nazionale, ne servirebbero almeno 2.500. Stiamo parlando di una cifra di 100 milioni, che sono indispensabili per evitare la desertificazione dei reparti. Di fatto si continua ad affogare la sanità e chi vi lavora”. Filippi, infine, sottolinea anche che “nulla c’è sul contratto dei medici scaduto da dieci anni e nulla c’è sulle assunzioni necessarie per garantire il ricambio generazionale dopo anni di blocco del turnover”.

Tmb Italia, la protesta non si ferma

Mar, 13/11/2018 - 17:53

Prosegue lo sciopero dei lavoratori di Tmb Italia, che incrociano le braccia da lunedì 5 novembre. Venerdì 16 novembre alle ore 12 l'azienda ha deciso di incontrare le delegazioni sindacali della Fiom di Palermo e di Catania nella sede catanese della federazione dei metalmeccanici. Ma la protesta non si ferma.

I lavoratori delle sedi siciliane dell'azienda partenopea che si occupa di manutenzione di impianti elettrici continueranno nel frattempo a scioperare. La Fiom ha inviato oggi due lettere all'assessorato regionale Attività produttive e all'Ispettorato territoriale di Palermo di via Praga, chiedendo un incontro urgente per capire come l'azienda intende proseguire e per affrontare la situazione dei lavoratori, “che stanno attraversando uno stato di grande sofferenza economica".  

“I ritardi di questi mesi nell'erogazione degli stipendi sarebbero dovuti, secondo quando dice l'azienda, ai mancati pagamenti della committente Telecom Italia per i lavori nel settore radiomobile – dichiarano Francesco Foti e Nunzio Cinquemani, segretari Fiom Cgil Palermo e Catania - Pertanto abbiamo chiesto una convocazione della massima urgenza, alla presenza anche della stazione appaltate, per dare una risposta ai lavoratori che stanno protestando da più di una settimana  per sollecitare le dovute retribuzioni, dopo mesi di acconti”.

I lavoratori hanno ricevuto ieri il saldo degli stipendi di agosto e attendono adesso il mese di settembre, più una serie di istituti contrattuali. “L'azienda aveva chiesto di interrompere lo sciopero. Ma i lavoratori hanno risposto di no. Anche perché – aggiungono Foti e Cinquemani – i dipendenti  stessi ci hanno riferito con allarme di avere visto durante lo sciopero lavoratori inviati dall'azienda dalle sedi Tmb della Campania e dalla Calabria per sostituire i lavoratori in sciopero. Oggi tutte le attività sono state sospese in attesa della convocazione di venerdì. L'incontro servirà a fare chiarezza anche sui paventati comportamenti dell'azienda che, qualora confermati, risulterebbero in  palese violazione dello statuto dei lavoratori (legge 300)”.

Elezioni Rls a Mirafiori, stravince la Fiom

Mar, 13/11/2018 - 17:38

Nettissima affermazione della Fiom Cgil alle votazioni per i rappresentanti dei lavoratori della sicurezza alla Costruzione Stampi di Mirafiori. Alla lista delle tute blu Cgil è andato il 65,8 % dei voti, il 55% in più rispetto alle ultime elezioni di tre anni fa. "È un risultato straordinario - commentano Edi Lazzi, segretario provinciale della Fiom e Bruno Ieraci responsabile della Costruzione Stampi per la Fiom - frutto dell'impegno dei delegati interni della Fiom. Il lavoro svolto di rappresentanza delle condizioni materiali è riconosciuto dalle lavoratrici e dai lavoratori. Questo è un segnale importante all'azienda e alle altre organizzazioni sindacali, anche alla luce del rinnovo del Contratto Specifico di Lavoro applicato in Fca. La Fiom-Cgil è pienamente legittimata e rappresentativa, quindi bisognerà tenerne conto e aprire una trattativa con pari legittimità, priva di pregiudizi e con lo scopo di andare a migliorare e correggere il contratto Fca a partire dal salario e dal ruolo dei delegati interni".

Casinò di Saint Vincent: la Cgil chiede il ritiro dei licenziamenti

Mar, 13/11/2018 - 17:16

"In seguito al via libera al concordato preventivo del Casinò di Saint Vincent chiediamo che Cm Service srl ritiri la procedura di licenziamento collettivo". E' quanto si legge in una nota della Cgil Valle d'Aosta in merito alla procedura di licenziamento collettivo avviata per 18 lavoratori (tutti gli addetti al servizio) operanti nell'appalto pulizie del Casino di Saint Vincent a causa della crisi finanziaria della casa da gioco. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un incontro all'azienda e convocheranno il 15 novembre l'assemblea dei lavoratori.

"Unitariamente, come sindacati, abbiamo già fatto una richiesta di incontro alla Cm Service - afferma Isabelle Buillet, segretaria regionale della Filcams Cgil -  Restiamo perplessi dalla richiesta di licenziamento collettivo ancora la situazione economica del Casinò, come di pubblico dominio, non è ancora chiara".

Asili nido: Fp Cgil Palermo esclusa dal tavolo negoziale

Mar, 13/11/2018 - 16:55

“La Fp Cgil, che nelle scorse settimane è intervenuta varie volte, lanciando anche un appello per chiedere il proseguimento del servizio pubblico dei due asili nido comunali, è stata ancora una volta esclusa da un incontro tra l'assessore Rosi Pennino, una delegazione sindacale e le ex lavoratrici della cooperativa Nido d'argento”. Lo afferma Michele Morello, della Funzione pubblica Cgil Palermo, che giudica “scorretto” il comportamento dell'assessore.

“Siamo stati accusati a mezzo stampa di essere stati assenti dal tavolo delle trattative – aggiunge il sindacalista –. A scanso di equivoci, ribadiamo che, ancora una volta, non siamo stati interpellati e nemmeno convocati alla riunione odierna, che esclude dalla discussione decine di lavoratori. Ancora una volta, denunciamo un comportamento antisindacale. Ci riserviamo d'intraprendere un'azione legale, a tutela dei nostri iscritti e delle prerogative di rappresentanza, che la legge 300/70 attribuisce alla Cgil”.