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Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
Aggiornato: 1 hour 32 min fa

Cgil Terni: solidarietà a donna aggredita, ritrovare responsabilità

Lun, 22/01/2018 - 18:13

"Il tema della violenza sulle donne rimane centrale soprattutto in giornate come questa". Lo afferma Valentina Porfidi, responsabile Welfare della Cgil di Terni, che spiega: "L’ennesimo atto di violenza avvenuto ieri nei confronti di una donna ternana di 47 anni, la cui unica colpa è stata quella di uscire dal lavoro e di recarsi presso la sua auto parcheggiata, è la testimonianza di quanto sia necessario un comportamento responsabile, inclusivo che metta al bando la violenza nelle relazioni".

"Esprimiamo solidarietà e vicinanza a questa donna e nostra concittadina", aggiunge la sindacalista. "Vorremmo non sentire anche per questo episodio parole come :” se l’è cercata” oppure “doveva stare piu’ attenta” o ancor peggio” chissà come era vestita?”…Vogliamo rimarcare e affermare con forza che il colpevole non è la donna, ma l’uomo. Che esso sia italiano, comunitario o extracomunitario, bianco o nero - aggiunge la sindacalista -. Il linguaggio, le parole o le battute che quasi inconsapevolmente si utilizzano, sia in questi casi, ma anche nel linguaggio comune, sta sfuggendo di mano".

 

"È necessario - conclude - ricomporre una società basata sul rispetto reciproco e ricreare un concetto di città vivibile, con un'adeguata illuminazione e magari pensare ad una differente organizzazione dei parcheggi gratuiti e a pagamento del centro cittadino, superando zone ghetto. Il determinarsi di ambienti sicuri e ben organizzati è indispensabile affinché si possa vivere la città di giorno e di notte, per uomini e donne".

Sbagliato il calcolo della pensione, tribunale condanna l'Inps

Lun, 22/01/2018 - 18:05

Quattro operai metalmeccanici palermitani (tre della Intelit e uno della Sielte) in mobilità, quando hanno maturato il diritto di andare in pensione, vincono una causa contro l'Inps per la rideterminazione del loro assegno previdenziale. L'Inps, nel calcolo, aveva preso a riferimento l'indennità del periodo della mobilità. Invece, secondo i giudici della sezione lavoro del tribunale di Palermo, il conto va fatto sulla base della retribuzione effettiva percepita prima della mobilità. Ai lavoratori sarà riconosciuta la differenza non percepita: 37.600 euro in totale.

“È una sentenza storica, che riconosce un importante diritto in materia di pensione negato dall'Inps. Tantissimi altri lavoratori nelle stesse condizioni potranno rivendicare questo diritto”, dicono il segretario generale della Cgil Palermo, Enzo Campo, e gli avvocati legali convenzionati con il patronato Inca, che hanno seguito il caso, Paolo Palma e Armando Sorrentino.

I giudici Luisa Trizzino e Matilde Campo, con due diverse sentenze, hanno accolto i ricorsi presentati dagli avvocati Palma e Sorrentino e ristabilito la corretta interpretazione della norma, che ha istituito l'indennità di mobilità (articolo 3, comma 4 bis della legge 223 del 91). Il tribunale ha riconosciuto che la retribuzione da prendere a base per il calcolo della pensione, per il lavoratore che matura il diritto ad andare in quiescienza, durante un periodo di mobilità di durata superiore a un anno, è quella dei dodici mesi di lavoro precedenti l’inizio del trattamento di mobilità. L'Inps, che aveva dato una differente interpretazione alla norma, è stato condannato a corrispondere ai ricorrenti la differenza tra la pensione erogata e quella dovuta. Uno dei lavoratori avrà 22.534,71 euro, gli altri tre 8.127,19 euro, 2.651,36 euro e 4.366,56 euro ciascuno.

“Verosimilmente l'Inps non ha applicato il diritto riconosciuto nella sentenza nei confronti di tutti i lavoratori, a prescindere dalla categoria di appartenenza - aggiunge l’avvocato Palma, presidente, tra l’altro, dell’Adap, associazione degli avvocati previdenzialisti -. Chi vuole opporsi ha tre anni e 300 giorni di tempo, da quando ha ricevuto il provvedimento di liquidazione della pensione. È possibile recarsi al patronato per le verifiche”.

Sempre secondo la norma, nei casi in cui nell'anno solare non risultino retribuzioni, si fa riferimento all'anno immediatamente precedente, dove risulti percepita una retribuzione per un periodo continuativo di lavoro. Se andando indietro ci sono periodi di cig, si procede ancora a ritroso nel tempo. Inoltre, le retribuzioni accreditate figurativamente dovranno essere rivalutate anno per anno, anche in base agli indici di variazione delle retribuzioni contrattuali del settore di appartenenza, rilevati dall'Istat.

 

Cagliari: sindacati, interventi urgenti su Porto Canale

Lun, 22/01/2018 - 17:59

 

La preoccupazione resta alta ma dall'incontro che si è svolto nel pomeriggio tutti i soggetti coinvolti sono usciti con l'impegno di difendere e rilanciare lo sviluppo del Porto Canale cagliaritano. "Abbiamo avuto rassicurazioni - hanno detto i segretari Cgil, Cisl e Uil di Cagliari Carmelo Farci, Ignazio Usai e Gianni Olla - anche se continuiamo a essere preoccupati per la prospettiva dei posti di lavoro e per il complessivo rilancio del porto industriale ". 

Si tratta di un'infrastruttura importante per tutto il territorio di Cagliari e della Sardegna "ma - hanno sottolineato Farci, Usai e Olla - ha necessità di interventi urgenti come l'adeguamento dei servizi e delle dotazioni portuali, a partire dalle nuove gru, la definizione di un regime fiscale agevolato, una verifica puntuale dei costi di ancoraggio, tutti quei fattori che possono realmente concorrere ad agevolare la ripresa dei traffici, attrarre investimenti e rendere il Porto Canale competitivo". L'auspicio di Cgil, Cisl e Uil è che questi interventi vengano realizzati in tempi stretti e che se ne possa discutere fattivamente già nel prossimo incontro, che il responsabile della Regione si è impegnato a convocare al più presto.

Soil Geo, licenziati i 14 dipendenti di un'azienda del sequestro Troia

Lun, 22/01/2018 - 17:05

Licenziati i 14 dipendenti della Soil Geo, azienda sotto sequestro da ottobre 2012, operante nel campo delle trivellazioni e consolidamento terreni. L'azienda, appartenuta all'imprenditore Sergio Troia, ha chiuso i battenti dopo che i nuovi amministratori giudiziari Mauro Mascellaro e Giuseppe Polizzotto, subentrati a settembre alla precedente gestione, hanno ravvisato una crisi aziendale sul piano economico e finanziario. Tant'è, che l'azienda non è stata più in condizione di operare. Pertanto, è stata messa subito in liquidazione.

“A quasi cinque anni dal sequestro Troia, veniamo a conoscenza, dopo il confronto con i nuovi amministratori, che l'azienda ha accumulato debiti e che il capitale sociale è stato depauperato – dichiara Piero Ceraulo, della segreteria Fillea Palermo –. Abbiamo chiesto di procedere a un piano di ristrutturazione aziendale, attingendo agli ammortizzatori sociali. Ma l'azienda non ha voluto saperne”.

Secondo la Fillea, la Soil Geo, nel campo delle trivellazioni del suolo, avrebbe potuto trovare spazio nei cantieri del passante e dell'anello ferroviario. “Ma l'azienda non ha voluto partecipare agli appalti, ritenendo di essere ormai fuori mercato – aggiunge il sindacalista –. Sta di fatto, che l'appalto l'ha vinto poi un'azienda che ha chiesto in prestito pezzi di macchinari alla Solgea. La Fillea proseguirà con l'acquisizione di tutte le informazioni possibili. Chiediamo alla sezione misure di prevenzione del tribunale di fare un accertamento in merito al buco di bilancio, che si è creato negli ultimi anni e di cui siamo venuti a conoscenza solo adesso”.

Nell'accordo sottoscritto tra Fillea e liquidatori, il sindacato ha chiesto l'inserimento di 24 mesi di clausola di salvaguardia per i lavoratori in caso di cessione ad altre aziende interessate all'acquisizione societaria o all'affitto aziendale, un'indennità aggiuntiva per il danno causato dal licenziamento e il pagamento in anticipo dei periodi di cassa integrazione. Quando nel 2012 la Soil.Geo è andata in amministrazione giudiziaria, sono stati congelati tutti i debiti e l'azienda è ripartita da zero.

“Era in una condizione di vantaggio per poter riscuotere i crediti e rimettersi sul mercato. Tenere in vita un'azienda di questo tipo è già difficile per un imprenditore. Affidare l'azienda a persone senza alcuna esperienza nel settore è stata una sconfitta – commentano i lavoratori –. Il risultato è stato che l'azienda è diventata sempre meno competitiva e si è autoesclusa dal mercato. Non sono stati più acquistati i ricambi per i macchinari e il parco macchine si è depauperato. Fin quando l'azienda non è uscita da qualsiasi ambito lavorativo, riducendo sempre più il numero di nuove commesse e limitandosi a esaurire quelle passate. Nell'agosto 2017, quando è subentrato il nuovo amministratore, ha trovato i conti in una situazione disastrosa”.

 

Femminicidio, ancora una vittima in Campania

Lun, 22/01/2018 - 17:04

“Solo ieri avevamo letto con sgomento e preoccupazione i dati riportati dal quotidiano La Stampa e relativi all'incidenza, troppo bassa, con le quali le donne denunciano abusi e violenza. E oggi ci ritroviamo a dover salutare ancora una nuova vittima” è il commento della Cgil Campania alla notizia della morte di Nunzia Maiorano, donna di 41 anni morta per mano del marito a Cava de’ Tirreni, nel salernitano. “Siamo di fronte a un fenomeno troppo vasto; ad una strage che appare senza fine: il pericolo è nella quotidianità di tante, troppe donne che devono farsi forza, uscire allo scoperto e sapere che hanno una rete pronta a supportarle e proteggerle dalla violenza contro cui si stanno ribellando e di cui hanno diritto a liberarsi” continua la Cgil Campania.

“Non possiamo però non rilevare che – sottolinea l’organizzazione sindacale – alcune sentenze come quella di Vicenza (ma non solo) non aiutano le donne a farsi aventi, vanificando gli sforzi dei tanti che sono impegnati nel contrasto alla violenza e alla disparità di genere. È troppo immaturo esprimere giudizi sulla dinamica dell’omicidio che però appare come il fatale esito di una lite familiare. Allo sconforto per la vittima si associa quello per la sorte dei piccoli, oramai orfani della madre e con un padre attualmente ricoverato in gravi condizioni in ospedale". 

"Chiediamo che quei bambini non siano lasciati soli dalle istituzioni, che gli sia garantita la possibilità di vivere dignitosamente e che gli sia dato tutto il conforto e il supporto necessario ad elaborare e superare un dramma che di certo segnerà per sempre le loro vite e, nonostante tutto andare avanti. Chiediamo – conclude la Cgil - a tutte le forze politiche, istituzionali, associative, culturali di non cedere di un passo e di rafforzare con azioni sempre più serie e concrete l’impegno contro la violenza sulle donne. Siamo in prima linea nel contrasto ad un fenomeno ancora troppo diffuso e nell'aiutare le donne a uscire dal silenzio ”.

Ilva: Fiom, negoziato riprende il 30 gennaio

Lun, 22/01/2018 - 15:51

"La Fiom e la Cgil hanno comunicato l'indisponibilità, per impegni precedentemente presi, a partecipare al tavolo tecnico sull'Ilva di Taranto, posticipato dal Mise alla data del 29 gennaio prossimo; in considerazione anche del fatto che la trattativa Ilva è in una fase interlocutoria, non essendo ancora entrata nel vivo in merito alle questioni della piena occupazione, del piano ambientale e del piano industriale. Per la Fiom il negoziato riprende il 30 gennaio”. Lo dichiarano le tute blu Cgil in una nota.

Operaio scivola e muore in una cava

Lun, 22/01/2018 - 15:45

È caduto nel fondo di una scarpata da un'altezza di 11 metri mentre stava ripristinando la recinzione di una cava di travertino a Rapolano Terme (Si). Così ha perso la vita un 36enne di origini bosniache residente ad Asciano, sulle Crete Senesi. L'uomo è stato subito soccorso dai sanitari del 118 e trasportato in codice rosso con l'elisoccorso Pegaso all'ospedale di Siena, ma poi è morto per le gravi ferite riportate nella caduta.

“Come denunciamo a vari livelli, purtroppo ormai di continuo – scrive la Fillea Cgil di Siena in una nota – quello della sicurezza nei luoghi di lavoro è un tema che coinvolge tutti i settori e tutti i lavoratori. Per quanto riguarda il settore dell’edilizia, e in particolare quello delle cave, si registra un record in negativo di infortuni e decessi rispetto alle ore lavorate. Si tratta di una piaga senza fine che non mostra alcuna contrazione".

"Gli strumenti più importanti che abbiamo a disposizione per invertire questa infinita tragedia – sottolinea il sindacato degli edili – sono la prevenzione, la formazione e la consapevolezza del rischio. Ma queste vanno accompagnate da un sistema di controllo più organizzato tra i vari enti proposti. Proprio anche per questo abbiamo già chiesto un incontro con il Prefetto di Siena, che ci ha dato la sua più completa disponibilità a incontrarci giovedì mattina”.

Se Milano riparte dal «modello Expo»

Lun, 22/01/2018 - 15:39

Un tavolo tecnico operativo permanente sulla sicurezza, sul modello di quanto messo in moto per l'Expo del 2015: è questo il risultato scaturito dalla riunione che si è tenuta in prefettura a Milano, convocata dopo l'incidente alla Lamina, dove hanno perso la vita quattro operai. Il tavolo, che si riunirà lunedì 29 gennaio, inizierà da un'analisi della situazione. "Per capire dove i controlli dovranno insistere e per realizzare un'analisi e una condivisione dei dati – ha spiegato il sindaco Giuseppe Sala, che ha sottolineato come al tavolo siederanno tecnici –. È stato fatto poi un richiamo perché le risorse non sono sufficienti, quindi è stato chiesto a tutti di fare uno sforzo su questo, di mettere più risorse e uomini al lavoro".

L'idea è dunque quella di ricostruire un tavolo come quello di Expo, che era sempre operativo e dove le persone garantivano un controllo continuo, che ha consentito di evitare incidenti. "L'obiettivo sarà anche quello di arrivare a un protocollo d'intesa fra tutto gli enti interessati – ha detto il prefetto di Milano, Luciana Lamorgese –. Non sarà un tavolo ampio come quello di oggi perché uno più ristretto può garantire maggiore sintesi per i nostri obiettivi".

"Dobbiamo affrontare il fatto che Milano ha il peggior dato sugli infortuni nel panorama lombardo", ha ricordato a margine dell'incontro odierno il segretario della Camera del lavoro, Massimo Bonini. I "tagli delle risorse fatti in questi anni si ripercuotono sul fatto che ci sono meno controlli. La precarietà aumenta l'insicurezza sui luoghi di lavoro" ha denunciato ancora. C'è accordo con il sindaco su "un modello che coinvolge tutti gli attori sociali, il modello  Expo", perché "ha funzionato" in quanto "metodo partecipativo". Commentando poi lo stanziamento annunciato dalla Regione: "Non basta dire che vengono aumentate le risorse, bisogna anche intervenire concretamente. Abbiamo segnalato che gli studenti vanno a lavorare nelle imprese senza cultura della prevenzione: casi di infortunio ci sono già stati in altri territori. Bisogna correggere il tiro".

“È stato più politico che operativo il confronto che si è svolto oggi in prefettura", affermano in una nota unitaria i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm Milano, Christian Gambarelli, Roberta Turi e Vittorio Sarti: "Un confronto in cui tutti hanno ribadito la volontà di intervenire per evitare drammi ma nell’ambito delle rispettive competenze e delle risorse già previste Non è stata accolta la nostra proposta sulla necessità di costituire, in via straordinaria e per un periodo definito, un team/task force con l'obiettivo di verificare il rispetto delle norme/procedure, prioritariamente per le attività ad alto rischio secondo il codice Ateco. Abbiamo ribadito la necessità di atti concreti e immediati, sottolineando anche che i lavoratori precari, quelli degli appalti e gli studenti in alternanza scuola lavoro, sono i soggetti maggiormente a rischio".

"Abbiamo posto anche il problema – aggiungono – di come garantire al più presto la ripresa dell’attività produttiva alla Lamina Spa, per evitare che al lutto si sommi il rischio della perdita del posto di lavoro. Alle lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici che venerdì 19 hanno scioperato e manifestato e che ringraziamo – conclude la nota –, noi proporremo una campagna straordinaria di assemblee nei luoghi di lavoro, per raccogliere dati, problematiche, esigenze. Valuteremo con attenzione e rigore le indicazioni e le eventuali proposte che scaturiranno dal tavolo tecnico in prefettura. Ma una cosa deve essere chiara: non ci accontenteremo di parole e intensificheremo l’azione di segnalazione e denuncia delle inadempienze e delle criticità con l’obiettivo di vedere risultati concreti nei luoghi di lavoro.”

Siena: operaio muore in una cava
ARCHIVIO Un corteo per chiedere più sicurezza

#LaCuraDeiDiritti, Fp Cgil: 23 gennaio diretta facebook su visite fiscali

Lun, 22/01/2018 - 14:37

Nuove regole per le visite fiscali in caso di assenza da lavoro per malattia. Se ne parlerà domani, martedì 23 gennaio, a ‘La cura dei diritti’, il servizio di domande e risposte, promosso dalla Fp Cgil, attraverso una diretta Facebook e dedicato alle lavoratrici e ai lavoratori della sanità, dalle 19 alle 19.30, sulla pagina Facebook della Fp Cgil sanità, raggiungibile qui: fb.me/fpcgilsanita.

"Un appuntamento, quello di domani, dedicato ai cambiamenti introdotti dall’entrata in vigore - il 13 gennaio scorso - del nuovo regolamento sulle visite fiscali e sulle modalità di accertamento delle assenze dal servizio. È possibile inviare le domande, commentando sotto il post di annuncio della diretta, inviando sempre alla pagina dei messaggi privati, scrivendo a sanita@fpcgil.it oppure a commento della diretta del 23 gennaio. I nostri due esperti, Antonio Marchini, Fp Cgil nazionale, e l’avvocato Michele Bonetti, si occuperanno di fornire le risposte e le informazioni sul nuovo regolamento nel corso della diretta", si legge in una nota sindacale.

#LaCuraDeiDiritti è un servizio di assistenza legale e sindacale rivolto agli addetti della sanità, promosso dalla Funzione pubblica Cgil. Oltre alle dirette Facebook, si completa con i due numeri di telefono attivi - 348/5867595 o 342/8535863 dal lunedì al venerdì, 9:30-13 e 15:30-19:30 -, per fornire assistenza legale totalmente gratuita e con la e-mail dedicata, sanita@fpcgil.it.

 

Cultura e legalità per rilanciare la Calabria

Lun, 22/01/2018 - 14:25

Una regione ritenuta marginale, ma che potrebbe avere occasioni di rilancio. Una terra di forti contraddizioni, con migliaia di emigranti e un patrimonio culturale e naturalistico ricco ma quasi sconosciuto.Un territorio che ha perso buona parte del suo tessuto produttivo anche se possiede università importanti che potrebbero essere la leva di un nuovo sviluppo. La Cgil ha deciso di puntare i riflettori sulla Calabria per rilanciare il tema del Mezzogiorno, tanto che il segretario generale Susanna Camusso passerà due giorni lì, il 23 e il 24 gennaio, protagonista di diverse iniziative. “Il lavoro la cultura e la legalità saranno al centro”, ha spiegato Angelo Sposato, segretario generale della Cgil Calabria, ai microfoni di RadioArticolo1.  

“Il tema del Sud riparte dalla Calabria - ha continuato Sposato -, un tema che abbiamo ripreso anche nell'ultimo comitato direttivo nazionale. Cercheremo di avanzare delle proposte per tentare di risalire la china. La Calabria è un ottimo punto di partenza per questa discussione, perché ha mille risorse che molto spesso non vengono utilizzate al meglio. Quindi vogliamo mettere in campo una serie di proposte concrete, mentre la protesta l'abbiamo già messa in atto il 16 novembre scorso con 6000 persone in piazza. Riprenderemo i temi affrontati alle giornate del lavoro di Lecce, cercando di attualizzarli e contestualizzarli.”

Tra le proposte della Cgil ci sono soprattutto il Piano per il lavoro e la zona economica speciale. Due progetti, spiega il segretario calabrese, che verranno proposti in settimana anche alla giunta regionale. “Iniziamo finalmente a discutere di investimenti col governo, sperando anche che in quest’ultimo scorcio di legislatura l'esecutivo nazionale punti su un piano di investimenti, a partire dal porto di Gioia Tauro. La zona economica speciale di Gioia Tauro prevede infatti anche il porto di Corigliano e  quello di Crotone, dove si possono insediare nuove attività produttive e quindi dare valore al sistema dell'impresa calabrese. Si possono utilizzare anche le partecipate nazionali, e poi dobbiamo valorizzare le nostre filiere agroalimentari e quelle archeologiche e culturali. Per la Calabria abbiamo proposto di creare un grande piano di messa in sicurezza e di prevenzione dell'assetto idrogeologico  che possa creare lavoro. Infine dobbiamo aprire finalmente un tavolo per la stabilizzazione del precariato. Le risorse ci sono, vanno messe a sistema”.

Tutto ciò potrebbe fermare l’emorragia di giovani di cui soffre la regione. “Noi perdiamo 10000 abitanti all'anno - ha concluso Sposato - e 5000 sono ragazzi. Il rischio è che fra 50 anni saremo mezzo milione di abitanti in meno. Abbiamo una dispersione scolastica molto elevata anche nella scuola dell'obbligo e il primato negativo di giovani tra i 18 e 24 anni che non studiano e non lavorano. È chiaro che il ruolo della formazione e dell'università diventa centrale. Ma diventa anche importante creare le condizioni perché si formi una connessione tra le università e il sistema imprenditoriale calabrese. Bisogna fare in modo che le università diano un'opportunità, serve una legge sul diritto allo studio regionale, per evitare la dispersione scolastica e le infiltrazioni  criminali.”

 

L’iniquità verticale dell’indennità di accompagnamento

Lun, 22/01/2018 - 14:11

Il testo che segue è la sintesi dell’articolo pubblicato nella sezione Tema del n.3-2017 della Rivista delle Politiche Sociali. Gli abbonati possono leggerlo qui in versione integrale. Questo è invece il link alla rubrica che Rassegna dedica alla stessa Rivista

Nel quadro dei processi di invecchiamento della popolazione e di mutamento delle strutture familiari, le politiche di long term care (Ltc) volte alla copertura dei bisogni di cura delle persone disabili e non autosufficienti, sono divenute cruciali e lo saranno sempre più in prospettiva. Nel panorama delle politiche Ltc italiane, l’indennità di accompagnamento rappresenta lo strumento principale, che monopolizza circa un terzo della spesa del settore.

L’indennità di accompagnamento prevede l’erogazione di una somma fissa liberamente spendile (per il 2017: 515,43 euro mensili) alle persone con invalidità civile al 100%, unicamente sulla base di un accertamento delle condizioni psicofisiche, definite in primo luogo come “impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore e inabilità nel compiere gli atti quotidiani della vita senza un’assistenza continua”.

Introdotta negli anni ottanta come misura a sostegno dei disabili adulti, nel corso del tempo è andata a coprire principalmente i bisogni di cura della popolazione anziana (gli over 65 rappresentano circa i tre quarti dei beneficiari). La centralità crescente assunta dall’indennità di accompagnamento nel supporto dei bisogni di cura della popolazione anziana spiega anche il motivo per cui, a partire dai primi anni Duemila, l’espansione di questa misura è stata molto significativa, con un incremento del 75,5% nel numero di beneficiari dal 2000 al 2015 (Inps 2016).

La collocazione della misura, in un’ottica comparata europea, mette tuttavia in evidenza diversi profili di criticità, da cui conseguono esiti negativi sul terreno dell’appropriatezza, efficienza ed equità. Il primo elemento è rappresentato dall’assenza di uno strumento standardizzato di valutazione del bisogno tramite strumenti e scale ad hoc. Questo si ripercuote sui tassi di copertura della misura che, infatti, variano notevolmente all’interno del territorio nazionale, sino a triplicare in alcune province i valori minimi riscontrati soprattutto nelle aree del Nord e in alcune zone del Centro Italia.

Un secondo aspetto critico riguarda l’assenza di una differenziazione nell’importo riconosciuto ai soggetti beneficiari della misura, ponderato all’intensità del bisogno assistenziale. L’importo rimane lo stesso per tutti i beneficiari, nonostante l’estrema varietà del bisogno di cura che può variare da condizioni di lieve limitazione dell’autonomia ad altre di totale allettamento e richiesta h 24 di cura e assistenza. Tale assetto determina un forte elemento di iniquità “verticale”, che peraltro non sembra trovare analogie nel panorama europeo, dove l’importo dei benefici a sostegno dei costi di cura per persone non autosufficienti è sempre differenziato in base al grado di gravità del bisogno.

Al tempo stesso, l’impostazione universalistica della misura, indipendente dal reddito dei beneficiari – un aspetto comunque in linea con l’esperienza della gran parte dei Paesi europei (eccetto il caso francese) – vincola la possibilità di riconoscere sostegni più elevati a chi presenta una maggiore intensità del bisogno, sia da un punto di vista funzionale che economico. Infine, un terzo elemento critico riguarda le modalità di erogazione della misura. Il trasferimento dell’indennità di accompagnamento al beneficiario avviene, infatti, senza fornire alcun supporto, consulenza e informazione, nonché al di fuori di dispositivi, come la stesura di un piano assistenziale individuale, in grado di individuare le modalità più efficaci di intervento a copertura del bisogno di cura.

Non solo. L’indennità viene erogata senza introdurre alcun vincolo, e relativo eventuale controllo rispetto all’utilizzo delle risorse. Essa va quindi a integrare il reddito disponibile secondo una logica esclusivamente “risarcitoria”, che appare lontana dagli scopi di una misura finalizzata alla cura. Il mancato inquadramento della misura all’interno di dispositivi di presa in carico, oppure di dispositivi che ne vincolino l’utilizzo a specifiche prestazioni di cura, se da un lato garantisce la piena libertà di scelta dei beneficiari rispetto all’impiego delle risorse trasferite, dall’altro lato favorisce diffusamente un utilizzo distorto: non solo a mera integrazione del reddito familiare, ma anche per il reperimento irregolare di assistenti familiari, alimentando così il mercato sommerso della cura.

I bisogni crescenti della popolazione, e le prospettive di sostenibilità del welfare state, rendono sempre più cruciale un intervento volto ad allineare il disegno ai principali schemi europei, così da migliorarne il grado di equità ed efficacia nel sostegno ai bisogni della popolazione disabile e non autosufficiente. A questo proposito, è possibile identificare almeno quattro punti principali per una riforma dell’indennità di accompagnamento. Il primo rimanda alla necessaria individuazione di strumenti oggettivi di valutazione del bisogno, in grado di cogliere la multidimensionalità del bisogno stesso, limitando i fenomeni di discrezionalità e diversificazione esistenti nelle pratiche di valutazione. Il secondo riguarda la necessaria introduzione di elementi di graduazione della misura in relazione ai livelli di disabilità, in grado di superare l’attuale impostazione flat. Il terzo punto rimanda alle modalità di utilizzo dell’indennità, che nell’impostazione attuale hanno favorito lo sviluppo del fai da te familiare, con forte coinvolgimento delle reti familiari (e in primis della componente femminile), espansione del sommerso, dequalificazione del lavoro di cura.

Un ultimo punto riguarda la possibilità di ridurre l’iniquità verticale dell’indennità di accompagnamento, cioè assicurare un sostegno più elevato a chi presenta bisogni funzionali ed economici maggiori, attraverso l’introduzione di variazioni nel sostegno in base alla condizione economica dei beneficiari. Nei principali paesi europei (eccetto la Francia), l’accesso a programmi di Ltc, così come la definizione del beneficio, non richiede alcuna valutazione del reddito disponibile dei potenziali beneficiari. La considerazione di questa dimensione, tuttavia, potrebbe, realizzare un’allocazione più equa delle risorse dell’indennità stessa, disincentivando peraltro comportamenti opportunistici da parte di beneficiari non in condizione di reale bisogno.

Marco Arlotti è ricercatore in Sociologia economica al Politecnico di Milano; Andrea Parma è assegnista di ricerca presso il dipartimento di Architettura e Studi urbani del Politecnico di Milano; Costanzo Ranci è professore di Sociologia economica al Politecnico di Milano

Lina Fibbi: Miceli (Filctem), raro esempio di abnegazione e impegno

Lun, 22/01/2018 - 13:50

“Una partigiana e una prestigiosa dirigente sindacale dei tessili della Cgil, tra le personalità più nobili del sindacalismo italiano. Costruttrice della democrazia e dei diritti di questo Paese. La sua vita è stata un raro esempio di abnegazione e impegno per una società più giusta”. Così ha detto Emilio Miceli, segretario generale della Filctem, appresa la notizia della morte di Lina Fibbi.

Tagina: stipendi non pagati e futuro incerto, è sciopero

Lun, 22/01/2018 - 11:29

Un'altra azienda storica del territorio, altri 200 lavoratori appesi al filo dell'incertezza. E un elemento che ritorna: ancora una volta il problema non è il mercato, la mancanza di commesse o la capacità produttiva e tecnologica, ma gli assetti societari e la capacità (oltre che la volontà) della proprietà di sbloccare una situazione di stallo sempre più pericolosa. Siamo alla Tagina di Gualdo Tadino (Pg), importante azienda (circa 200 dipendenti) del settore ceramico, uno di quelli in crescita nel 2017 e con buone prospettive per il futuro. Ma nonostante questo, il ritratto di questa ennesima vertenza umbra – regione sempre più martoriata – ricalca per molti tratti quello di un'altra vicenda che si svolge a pochi chilometri di distanza, quella della Nardi di San Giustino.

Anche qui i lavoratori da oggi (22 gennaio) sono in sciopero. Anche qui mancano diversi soldi nelle tasche degli operai, due stipendi e un pezzo consistente di tredicesima, mentre le buonuscite promesse ad alcune decine di dipendenti che se ne sono andati su base volontaria nei mesi scorsi non sono mai arrivate. Ma soprattutto, anche qui manca totalmente la chiarezza sul progetto futuro.

Per questo oggi, 22 gennaio, i lavoratori della Tagina hanno incrociato le braccia e sono scesi in piazza Martiri, sotto la sede del Comune, dove sono intervenuti i loro rappresentanti sindacali (Filctem Cgil e Femca Cisl) oltre alle confederazioni, per poi incontrare, tutti insieme, invadendo pacificamente il consiglio comunale, il sindaco di Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti, e cercare di fare fronte comune per salvare un patrimonio occupazionale che in questo territorio – siamo nella fascia appenninica, quella dell'ex Merloni per capirci – è enorme.

Ma quale potrebbe essere una pssibile via d'uscita? Sindacati e Comune vedono l'unico sbocco possibile in una cessione dell'azienda ad investitori seri di carattere industriale, visto che – come ha rimarcato lo stesso sindaco Presciutti – c'è, almeno a parole, la volontà di vendere e pure quella di comprare. La pazienza dei lavoratori però è arrivata al limite perché, come si leggeva in uno dei cartelli in piazza, “speranza e fiducia non si mangiano”.

E allora l'obiettivo prioritario è quello di “stanare” i possibili acquirenti per avere garanzie sul progetto futuro, e al tempo stesso spingere l'attuale proprietà ad accelerare i tempi, anche perché la cassa integrazione, attualmente attivata, scadrà tra sole 8 settimane. In quest'ottica viene ritenuto importante dai sindacati l'incontro in programma in Regione Umbria giovedì 25 gennaio, quando, tra l'altro, nei corridoi del Broletto (sede dell'ente a Perugia) i rappresentanti sindacali dei lavoratori di Tagina si incroceranno con quelli dei lavoratori della Nardi, visto che anche per quella vertenza è in programma un tavolo nell stesso giorno.

Fino a quel giorno la mobilitazione proseguirà: "Abbiamo deciso di avviare un presidio permanente davanti ai cancelli - spiega Euro Angeli, segretario della Filctem Cgil di Perugia - perché abbiamo bisogno di mantenere alta la pressione, con l'obiettivo di arrivare all'incontro in Regione, al quale parteciperanno anche i soci, e fare quei passi avanti concreti che finora non sono arrivati. Ecco perché abbiamo chiesto ai lavoratori di venire anche loro a Perugia giovedì per portare la loro voce direttamente a chi finora sembra volerla ascoltare". 

“Se la nostra comunità non reagisce e fa fronte comune in difesa del lavoro, un lavoro che ha una storia importante come quello della Tagina, o della Merloni, se non siamo in grado di darci un progetto politico di uscita da questo angolo, allora il futuro è segnato”, ha detto intervenendo in piazza il segretario generale della Cgil dell'Umbria, Vincenzo Sgalla. “Come segretario della Cgil, ma vale anche per Cisl e Uil, partecipo a tutte le manifestazioni come questa, ci mancherebbe – ha aggiunto Sgalla - ma il nostro obiettivo non può essere solo quello di portare solidarietà. Noi abbiamo un altro compito, quello di dire, con rabbia e determinazione, che queste vertenze vanno risolte nell'ambito di un progetto complessivo per l'Umbria, perché se continuiamo a difenderci pezzetto per pezzetto seguiteremo a scivolare. E non ci resta più molto margine prima di precipitare”.  

Senza stipendi e tredicesime, sciopero alla Soitek

Lun, 22/01/2018 - 10:52

In sciopero oggi e domani (21 e 22 gennaio) i 30 lavoratori della Soitek, azienda agrigentina ad alta specializzazione impegnata nella realizzazione degli impianti elettrici, tecnologici e antincendio del raddoppio ferroviario Palermo-Punta Raisi. I lavoratori, che avanzano gli stipendi da settembre e la tredicesima, si sono rivolti alla Fiom una settimana fa ed è subito partita la vertenza. Del gruppo fanno parte 18 operai ex Sim, assunti a dicembre dalla Soitek, che aveva dato in subappalto alla Sim i lavori del raddoppio. “Per loro – fa sapere il sindacato – va anche peggio: aspettano le retribuzioni dal mese di luglio da parte della loro precedente impresa fallita nel novembre scorso”.

Stamattina si è svolta un'assemblea retribuita, di due ore, organizzata dalla Fiom, nel cantiere ferroviario di viale Francia. Si è stabilito lo sciopero di oggi dalle 9.30 in poi e per domani un'altra astensione dal lavoro di 8 ore. “Chiediamo un incontro urgentissimo alla stazione appaltante, la Sis – dichiara Francesco Foti, della segreteria provinciale Fiom Cgil Palermo –. È inammissibile che si determinino condizioni del genere, con i lavoratori senza retribuzione, super penalizzati, malgrado un impegno gravoso su un appalto per un'opera importantissima per Palermo gestita dalle Ferrovie dello Stato. Una situazione drammatica, che condanna i lavoratori a patire grossissimi”. Attraverso l'ufficio vertenze della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici ha avviato una discussione con il curatore fallimentare della Sim di Firenze per recuperare le somme spettanti ai 18 lavoratori, rimasti senza 7 mensilità.

«Giù le mani dalla sanità», la Cgil Basilicata si mobilita

Lun, 22/01/2018 - 10:28

A partire da mercoledì 24 gennaio 2018 la Cgil Basilicata darà il via su tutto il territorio lucano alla campagna regionale “Giù le mani dalla sanità” nata per informare su quanto previsto dal riordino del sistema sanitario della Regione Basilicata evidenziandone i punti di criticità e le rispettive proposte della Cgil. Il programma prevede una serie di assemblee nei luoghi di lavoro e volantinaggio. Si parte il 24 gennaio a Melfi alle ore 17 a Palazzo Donandoni, per proseguire il 25 gennaio al centro sociale di Villa d'Agri sempre alle 17, il 26 gennaio all’Auser di Lagonegro ancora alle 17 e il 2 febbraio a Senise. La Fp Cgil contemporaneamente terrà assemblee domani martedì 23 gennaio dalle 12 alle 14 all’ospedale di Lagonegro, il 24 dalle 12 alle 14 all’ospedale di Melfi e il 25 dalle 12 alle 14 all’ospedale di Villa d’Agri.

La vertenza sulla sanità in Basilicata rappresenta per la Cgil una priorità. "È proprio su di essa - afferma il sindacato - che si stanno materializzando, oggi più che mai, tutte le distorsioni di questo governo regionale: a partire da un riordino fittizio, solo finalizzato a tenere in piedi un equilibrio contabile, e privo di una visione programmatica in risposta ai bisogni di salute dei territori, per finire con la precarizzazione del lavoro nella sanità suggellata dal recente bando regionale con il quale si sceglie di introdurre il lavoro interinale nella cura della salute. Una brutta pagina per la sanità lucana, piegata nelle maglie di una lottizzazione senza scrupoli".

“Riformare la sanità partendo dai bisogni dei cittadini, dall’abbattimento delle liste d’attesa e dalla qualità dei servizi. Questo avremmo voluto dal piano di riordino del sistema sanitario regionale – afferma Angelo Summa, segretario generale Cgil Basilicata - E invece stiamo assistendo alla precarizzazione del diritto alla salute e alla precarizzazione del lavoro. Per la prima volta in Basilicata si aprono le porte al lavoro interinale, un lavoro a chiamata, clientelare, che non solo porterà ad una totale svalorizzazione delle professioni sanitarie ma che avrà come conseguenza un abbassamento della qualità dei livelli di assistenza".

Mercificazione del lavoro e fine dei concorsi pubblici significherà anche fine del merito e della speranza di un lavoro stabile e dignitoso per le nuove generazioni lucane: "Un lavoratore precario che non ha sicurezza del futuro e che viene assunto per chiamata diretta e con criteri molto discutibili, e non perché selezionato per il proprio valore, non potrà mai offrire il meglio della propria professionalità né tantomeno sarà incentivato ad investire nella propria formazione considerata anche la temporaneità del rapporto di lavoro”, insiste il dirigente sindacale.

Ciò implica anche una “precarizzazione dei livelli di assistenza, in quanto questa riforma non affronta una riorganizzazione vera che si basi sul bisogno di salute dei cittadini ma sul bisogno ragionieristico di far quadrare i conti con degli artifici giuridico-contabili. Infatti, il riordino del sistema sanitario regionale si basa unicamente su accorpamenti di presidi ospedalieri che unificando i bilanci mascherano i disavanzi. Non si è intervenuti sull’offerta di servizi diversificandola e qualificandola ma, di fatto, si è messo mano alla sanità lucana semplicemente modificando la titolarità giuridica dei presidi ospedalieri territoriali e distrettuali".

Ad esempio, con l’aggregazione al San Carlo di Potenza, unico Dea (dipartimento emergenza-urgenza) di II livello, dei presidi territoriali di Lagonegro, Melfi e Villa D’Agri si è determinata l’attribuzione all’unica azienda ospedaliera regionale di compiti impropri sottraendo energie, in termini di personale e fondi, all’implementazione dei servizi di alta specialità, propri della sua mission. "Dopo avere per anni vantato il merito di essere l’unica regione del Mezzogiorno a non aver mai subito un commissariamento – continua Summa - dopo questo tanto pubblicizzato riordino del sistema sanitario regionale rispondente unicamente all’intento di aggirare norme che impongono piani di rientro ai presidi ospedalieri fuori parametro”.

Da qui le proposte della Cgil Basilicata: “La riforma del sistema sanitario regionale poteva e doveva essere l’occasione per migliorare la qualità dei servizi offerti e rispondere al meglio al bisogno di salute dei cittadini di Basilicata – dichiara Summa –. Poteva e doveva essere l’occasione per fare nuovi concorsi pubblici selezionando giovani preparati a cui dare la dignità di un lavoro stabile e a cui affidare la cura della salute. Tutto questo avrebbe presupposto una lettura ed analisi puntuale dei bisogni della popolazione partendo dalle attuali criticità che, come nel caso delle liste d’attesa, costituiscono un reale ostacolo per l’accesso alle cure, e da un esame della migrazione sanitaria, verificandone i motivi e le specialità maggiormente interessate dal fenomeno".

"Bisognava pensare – prosegue la nota – a una diversificazione dei servizi offerti che potesse rispondere alle differenti esigenze territoriali e puntare a costruire un modello sostenibile nel tempo, efficace, in grado di offrire servizi di qualità ai cittadini allocando risorse e tecnologie nei presidi territoriali e garantendo qualità, equità e universalità di accesso, principi cardine del nostro sistema di welfare. Si è persa una grande occasione per riformare radicalmente il sistema sanitario regionale in direzione di una valorizzazione dell’assistenza distrettuale e della sanità territoriale. Si è confermato un modello di sanità ospedalocentrica, che manifesterà a breve tutta la sua criticità ed insostenibilità, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista sociale". Andando avanti di questo passo "assisteremo ben presto a una progressiva privatizzazione della sanità lucana – conclude il sindacalista".

Bologna: sindacati, vergognosi banchetti Casa Pound e Forza Nuova

Lun, 22/01/2018 - 10:19

“I vergognosi fatti di cronaca che sabato scorso hanno interessato la nostra città (banchetti di Casa Pound e Forza Nuova posizionati in vari punti del centro storico) sono di una gravità inaudita. Crediamo che associazioni che hanno un chiaro riferimento all'ideologia fascista non debbano trovare spazio nel campo democratico con alcuna iniziativa”. È quanto scrivono Cgil, Cisl e Uil di Bologna in una lettera indirizzata al sindaco Virginio Merola e all'assessore alla Sicurezza Alberto Aitini per chiedere un incontro urgente. I sindacati hanno presentato in uno specifico punto della piattaforma sociale e territoriale la richiesta di trovare un'intesa “per vietare la concessione di spazi a simili movimenti”, conclude la missiva.

Lina Fibbi, una storia partigiana

Lun, 22/01/2018 - 10:11

Figlia di un calzolaio toscano, Lina è ancora una bambina quando la sua famiglia lascia Fiesole ed emigra in Francia per sottrarsi alle persecuzioni e alle violenze fasciste. Era il 1923. Operaia tessile a Lione, a 15 anni decide di iscriversi alla Federazione giovanile comunista francese, poi, a 17 anni, sarà già dirigente dell’Unione delle ragazze francesi nella regione del Rodano. All’inizio della seconda guerra mondiale viene arrestata dalla polizia francese e internata nel campo di Rieucros.

Lo stesso campo ospita Baldina Di Vittorio, che ricorderà: “Rieucros fu per me un'esperienza importante perché lì conobbi decine di militanti di varie nazionalità. In particolare ricordo Teresa Noce (Estella), Giulietta (Lina) Fibbi, Elettra Pollastrini (Miriam), Anna Maria Montagnana (moglie di Mario), le sorelle Pauline e Mathilde, rispettivamente mogli di Andre Marty e di Gabriel Perì, a lungo prestigioso e amato direttore de 'l’Humanite', in quei mesi fucilato dai nazisti a Parigi. E tante compagne tedesche, cecoslovacche, spagnole, ecc. Per alcuni mesi fu internata con noi anche Anita Contini, la compagna di mio padre. Sulla mia sorte papà si rasserenò soltanto quando seppe che vicino a me c’era Estella, una compagna che avevo sempre conosciuto e che voleva bene a tutta la nostra famiglia. In effetti, Estella che pure era nota - oltre che per le sue qualità di combattente e di dirigente del movimento operaio - per il suo carattere difficile, fu molto buona e affettuosa soprattutto con le più giovani, e con me fu particolarmente materna”.

Nel 1941 Lina Fibbi chiede alle autorità francesi di essere rimpatriata. La richiesta viene accolta, ma appena arrivata a Ventimiglia, viene arrestata dalla polizia italiana. Saranno sei mesi di carcere a Firenze, poi, in assenza di prove a suo carico, il provvedimento di due anni d’ammonizione e la sorveglianza speciale.

Con la caduta del fascismo arriva la chiamata a operare nel servizio clandestino del Pci e poi la partecipazione al Comando generale delle brigate Garibaldi. Per anni segretaria della Fiot, la Federazione degli operai tessili della Cgil, diventa deputata del Pci nella quarta e nella quinta legislatura (1963-1972).

Giovanna Barcellona, Ada Gobetti, Lina Merlin, Rina Picolato e io. Eravamo in cinque, sono l'unica rimasta - racconta ancora Fibbi, nel novembre 2003 -. Tutti vogliono sapere il giorno della fondazione dei 'Gruppi di difesa della donna e per l’Assistenza ai Combattenti della Libertà', ma io non ricordo se fu proprio il 13 novembre del 1943, non ricordo se nella casa c’era una stufa rossa, ricordo che ci siamo trovate in un appartamento di Milano, ma allora si era costretti a cambiare le case così spesso che è difficile ricordare. Quello che ricordo con certezza è che non ci incontrammo quel giorno per fondare i Gruppi, non sono cose che nascono in un giorno (il 13, il 15?) per decidere la responsabile (Rina Picolato), il nome definitivo, un documento che contenesse lo scopo e gli obiettivi di questa organizzazione. Da quel momento il nostro compito fu quello di estendere l’organizzazione in tutta l’Italia. Bisognava andare in giro, aiutare le donne, verificare i loro compiti, ma soprattutto prendere contatti con le forze cattoliche, liberali e a poco a poco divenne organizzazione in cui erano rappresentate tutte le forze politiche, ma anche di tante donne che volevano fare qualcosa per cacciare i tedeschi e i fascisti. Secondo me i Gdd hanno rappresentato una delle colonne della Resistenza, infatti anche quelle che non vi erano direttamente organizzate, in qualche modo avevano nei Gruppi un referente. Prendiamo le donne della campagna, sono indubbiamente quelle che hanno dato di più: qualche giorno fa sono andata a Siena, ho incontrato una donna che avrà avuto oltre novant’anni; ebbene, durante la Resistenza aveva nascosto nel suo granaio molti soldati. Arrivarono i tedeschi, le chiesero se nascondeva qualcuno e lei negò. Perquisirono, ma non riuscirono a trovare nessuno. Quante donne come questa contadina hanno nascosto, sfamato soldati, renitenti, partigiani! Questa grande partecipazione ha cambiato le donne, non a caso dai Gdd sono nate l’Udi, il Cif e un impegno serio nelle organizzazioni sindacali”.

Qualche mese dopo, nel 1944, nella parte del Paese già liberata dal nazifascismo, su iniziativa del Pci viene costituita l’Udi, Unione delle donne italiane. Negli stessi giorni nell’Italia occupata i grandi scioperi operai danno una forte spallata al regime che crollerà definitivamente meno di un anno dopo. Ricorderà ancora Lina Fibbi: “L’8 marzo 1945 i tedeschi erano inferociti perché erano già in ritirata. […] era la Giornata internazionale della donna. Allora chiedemmo a Longo se avesse qualche idea e lui disse: “mandiamo le donne sulle tombe dei partigiani caduti e facciamo in modo che si possano riconoscere”. Inventammo così il simbolo dell’8 marzo: la mimosa. E fu Longo a inventare la mimosa!1 La scelse perché è un fiore che si trova facilmente […]. E quel giorno, quell’8 marzo 1945, al Cimitero monumentale di Milano c’erano moltissime donne, tutte con la mimosa, e i tedeschi erano impazziti perché non potevano dire niente […] fu un episodio formidabile” (Guido Gerosa, Le compagne, Rizzoli 1979, p. 111).

1Un’altra versione dei fatti sostiene invece che fu Teresa Mattei, che sarà tra le costituenti elette nelle file del Pci nel 1946, a convincere Longo dell’uso della mimosa, mentre il leader comunista avrebbe preferito le violette, già in uso nella Francia del Fronte popolare.

Ilaria Romeo è responsabile dell'Archivio storico Cgil nazionale

Porti: lunedì 22 iniziativa Filt a Bari

Lun, 22/01/2018 - 09:35

Sitiene oggi, lunedì 22, dalle 13.30 presso il Porto di Bari (Terminal Crociere) l’iniziativa della Filt Cgil Puglia e della Filt Cgil Campania “Dal porto all’Autorita’ di Sistema Portuale. Lo sviluppo della portualità tra territorio e globalizzazione” sui nuovi assetti delle AdSP delle due Regioni con l’avvento della “Riforma dei Porti”.

All’iniziativa, aperta dal saluto del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, partecipano Ugo Patroni Griffi, Presidente dell’AdSP del Mar Adriatico Meridionale, Sergio Prete, Presidente dell’AdSP del Mar Ionio, Pietro Spirito, presidente dell’AdSP del Mar Tirreno Centrale e Ivano Russo, dirigente struttura tecnica del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Ad introdurre i lavori la relazione di Maria Teresa De Benedictis e Natale Colombo, rispettivamente Segretari generali della Filt Puglia e della Filt Campania ed in chiusura le conclusioni di Maurizio Colombai della Filt Cgil Nazionale.

“L’iniziativa vuole essere un momento di analisi, confronto e riflessioni sul forte cambiamento in atto nel settore della portualità meridionale con l’obiettivo di rimettere al centro dell’agenda politica del Paese il mezzogiorno e le proprie enormi capacità infrastrutturali, a partire dai porti come di riferimento per lo sviluppo dell’intera filiera logistico e portuale del Paese”

Cresce il lavoro nel Lazio, ma è precario

Lun, 22/01/2018 - 09:22

A Roma e nel Lazio l'unica forma di lavoro che cresce è quella dei contratti a termine. Il lavoro è sempre più precario: bisogna far ripartire il "tavolo" sulla Capitale e promuovere a livello nazionale un'occupazione di qualità. A dirlo è il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio Michele Azzola, sulla base dei dati Inps, Istat e ministero del Lavoro. "I numeri dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps - spiega l'esponente sindacale - ci dicono che nella nostra regione continuano crescere i contratti a termine. Nel solo mese di novembre sono stati il 77,69 per cento del totale dei contratti attivati, portando la media annua al 73,51. Ciò significa tre assunzioni su quattro. Ma attenzione: molto spesso si tratta di più contratti a termine attivati per la stessa persona".

Incrociando i dati emerge inoltre che "la maggioranza di questi contratti ha una durata breve, spesso brevissima: da 1 a 30 giorni per circa il 60 per cento, il 30 per cento dei quali si riduce a un giorno. Questo non è precariato, è qualcosa di peggio: è il trionfo dei lavoretti, e a chi svolge lavoretti non si applicano gli ammortizzatori sociali perché non viene raggiunto il numero minimo di settimane". Michele Azzola rileva anche che parallelamente "si riduce sempre di più il perimetro di coloro che godono di un contratto a tempo indeterminato: nel periodo gennaio-novembre 2017 i contratti a tempo indeterminato non sostituiti sono stati 38.335, un dato significativamente più alto rispetto al 2016, quando nello stesso intervallo di tempo sono stati persi 26.787 posti di lavoro stabile".

Il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio sottolinea anche che "a dispetto delle tante agevolazioni alle aziende, crescono poi troppo poco i contratti di apprendistato ma soprattutto sono insufficienti le trasformazioni". Per quanto riguarda gli stagionali, quella "forte crescita del turismo nel 2017 di cui tanto si parla non trova rispondenza nei contratti stipulati. Si tratta di turismo non accompagnato dal lavoro o siamo forse di fronte a un lavoro sommerso che incrementa i dati già allarmanti dell’Eures, secondo cui nella sola provincia di Roma l’economia non osservata produce un valore aggiunto di 19,2 miliardi di euro, di cui 17,7 derivanti dall’economia sommersa e 1,5 proveniente da quella illegale?".

Questo scenario, conclude Azzola, rende evidente "e non più rinviabile la necessità di invertire la tendenza e restituire dignità al lavoro. Il Jobs Act è miseramente fallito. Le politiche finora attuate sono sbagliate, producono povertà, discriminazione nei luoghi di lavoro e aumentano il divario tra i pochi che hanno tanto e i tanti che hanno poco. Si è arrivati addirittura a negare il diritto al dissenso, a pretendere di lavorare in ambienti salubri e in condizioni di sicurezza. Questo non è più accettabile. La nuova legislatura nazionale e regionale che uscirà dal voto del 4 marzo dovrà reintervenire sulla normativa del lavoro e far ripartire alla svelta il tavolo per Roma e la promozione di un'occupazione di qualità".

Massafra (Cgil), anche i diritti vanno globalizzati

Lun, 22/01/2018 - 09:17

"Negli ultimi venti anni abbiamo vissuto nell'idea che fosse il mercato ad autoregolamentarsi. Quello che è mancato è che non sono stati globalizzati i diritti delle persone. Merci e finanza non hanno più confini, crescono invece le frontiere: quello che è stato perso nella globalizzazione è l'umanità dei processi". A dirlo è il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra, precisando che "di fronte alla paura delle persone non salvaguardate, davanti ai processi di mercato, si determinano chiusure pericolose che stanno facendo rinascere fascismi e nazismi. Rispetto al passato, la difficoltà è la frammentazione della società in cui sono ampliate le disuguaglianze. I diritti universali sono l'elemento unificante".