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Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
Aggiornato: 4 hours 8 min fa

L'isola delle opere incompiute

Lun, 24/07/2017 - 18:33

Sono 142 le opere incompiute in Sicilia. “Uno schiaffo ai siciliani e ai lavoratori” dice la Fillea Cgil dell’isola, autrice della denuncia (su dati del ministero delle Infrastrutture). I contributi già stanziati valgono oltre 416 milioni di euro, mentre ulteriori 207 sarebbero necessari per il loro completamento. Il caso più eclatante? Il finanziamento di 22 milioni di euro al Comune di Aragona per il potenziamento dell’accessibilità alla strada statale 189 di altri Comuni dell'hinterland, dove, a fronte di risorse già interamente stanziate, i lavori non sono ancora iniziati.

“Sono tutte opere strategiche che riguardano la viabilità, e in generale l'innalzamento della qualità della vita, che è assurdo restino bloccate” spiega il segretario generale Franco Tarantino. Per non parlare del lavoro edile, sottolinea l’esponente sindacale, che “va sempre più evaporando, pur in presenza di consistenti stanziamenti che potrebbero dare risposte occupazionali di una certa rilevanza". A questo punto, aggiunge, servono “interventi radicali per mettere la burocrazia di fronte alle proprie responsabilità”.

Ma le opere incompiute non sono soltanto nella viabilità. Dieci sono gli interventi programmati per il completamento di aree industriali e artigianali: lo stanziamento è di circa 63 milioni, cui devono aggiungersene altri 35. Otto sono gli interventi programmati per la sicurezza del territorio: 90 milioni sono stai già stanziati, ne mancano poco più di 4 per chiuderli. Infine, ci sono le azioni messe in campo per case popolari, Peep (Piani di edilizia economica popolare, case di riposo e centri immigrati, che non possono essere ultimate se non si reperiscono altri 62 milioni di euro.

“Il banco di prova può essere il Patto per la Sicilia, che può consentire, a fronte di risorse certe, tempi certi per la realizzazione delle opere, individuando chiaramente i responsabili dei ritardi” illustra Tarantino. C’è, infine, la grande preoccupazione per la mancanza di lavoro. “Negli ultimi dieci anni – conclude il segretario generale Fillea Sicilia – abbiamo perso 86 mila posti di lavoro. Un numero altissimo, che dovrebbe richiamare a una maggiore attenzione la politica regionale e locale”.

Flc-Inca Sardegna: sancito un diritto negato per anni

Lun, 24/07/2017 - 17:48

Anche gli insegnanti impiegati nel progetto Iscol@ con contratti di collaborazione coordinata e continuativa (cococo), così come gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio, hanno diritto all’indennità di disoccupazione: è il primo risultato ottenuto dalla lunga battaglia che ha visto in prima fila la Flc e l’Inca Cgil, insieme all’associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (Adi) e che ha portato al riconoscimento di un diritto ingiustamente negato per anni a tutto il personale cococo del settore pubblico.

I criteri e le modalità per ottenere l’assegno sono stati definiti dall’Inps in una circolare del 19 luglio, che recepisce quanto prescritto dal provvedimento di legge sul lavoro autonomo non imprenditoriale. “È un passo avanti importante – ha detto il segretario regionale Flc, Ivo Vacca – perché garantisce la Dis-coll a una categoria di lavoratori sinora doppiamente svantaggiati, da una parte, per la loro condizione di precarietà, dall'altra, per l’ingiusta negazione di un sostegno al reddito per i periodi di non lavoro”. La Flc resta comunque impegnata nella rivendicazione verso l’applicazione del contratto nazionale della scuola.

Agli oltre mille insegnanti del progetto Iscol@ e ai ricercatori dell’università va l’invito a rivolgersi agli uffici di Flc e Inca per inoltrare al più presto la pratica: la domanda, infatti, deve essere presentata all’Inps, per via telematica, entro 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di collaborazione (per gli assegnisti il contratto di lavoro deve scadere dopo il 1° luglio). Per accedere al beneficio, i lavoratori devono essere iscritti in via esclusiva alla gestione separata e avere versato contributi almeno per tre mesi, nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno che precede la conclusione del cococo, per il quale si chiede l’indennità.

 

Sardegna: Flai, no a contratti regionali di comparto

Lun, 24/07/2017 - 17:31

"La Regione Sardegna cerca il modo di tenere in vita una proposta per revisionare l’articolo 48 della legge istitutiva dell’agenzia Forestas, approvata l’anno scorso, allo scopo di soddisfare l’incauta promessa d'inquadrare i lavoratori forestali nel contratto dei dipendenti diretti della Giunta". Così la Flai Sardegna in un comunicato.

"Tutto ha inizio con una demagogica petizione, con cui si chiedeva di far applicare agli oltre 6.000 dipendenti di Forestas il contratto collettivo dei dipendenti regionali, anziché quello proprio del settore lavorativo di appartenenza, con l’aspettativa di trarne grandi benefici. “In realtà, si tratta di un inganno propinato ai lavoratori: infatti – spiega Rita Poddesu, segretaria generale Flai Sardegna –, invece di migliorare, le condizioni contrattuali e salariali dei lavoratori rischiano di peggiorare e si vorrebbe precostituire per via legislativa un modo per dare mano libera alla direzione aziendale nella gestione del personale e dei carichi di lavoro, senza rispetto per le professionalità acquisite e senza una normativa adeguata al settore lavorativo. Tale contraddizione non si può risolvere attraverso il contratto dei dipendenti regionali: ai lavoratori dovrebbe essere applicato un contratto che ancora non esiste, distinto e adatto alle attività forestali, che però non può competere ai consiglieri regionali di negoziare e sottoscrivere”.

Tutta questa operazione continua a tenere ancora bloccato il rinnovo contrattuale atteso da anni da tutto il personale di Forestas. “Anche in commissione consiliare – spiega la dirigente sindacale – abbiamo espresso contrarietà alla proposta di legge in discussione, perché di fatto il proposito è quello di cancellare il ccnl per farne uno regionale di comparto, che rischia di cambiare l’inquadramento previdenziale dei lavoratori, con la conseguenza di rendere impraticabile la riassunzione dei semestrali e trimestrali”.

Esprimendo netta contrarietà a tale proposta di legge, la Flai chiede che sia riconosciuta la centralità del contratto dei forestali, comprese le sue nuove tabelle salariali, che siano aumentati i fondi per il rinnovo del Cirl integrativo, che siano avviate subito le selezioni per dare le qualifiche spettanti ai lavoratori e che si proceda con la stabilizzazione dei precari.

“Quello che viene proposto in Sardegna – dichiara Ivana Galli, segretaria generale Flai – ci preoccupa e soprattutto ci appare un tentativo di aggirare le vere questioni che interessano i lavoratori forestali, in primis il rinnovo del contratto e la stabilizzazione dei precari. Ma c’è di più: il pericolo è che si abbia un effetto 'valanga' e che si vadano a strutturare dei contratti regionali in tutte le regioni meridionali, con la conseguenza di far perdere ogni valore al ccnl e creare quell’effetto 'spezzatino', che in più occasioni abbiamo detto di voler scongiurare. Non sono simili soluzioni quelle atte ad affrontare la vertenza forestali, che non si può risolvere con interventi mirati unicamente ad attaccare il contratto nazionale e quindi le peculiarità del lavoro dei forestali”.

 

Sanità, parte il confronto per rinnovo contratto Aiop Aris

Lun, 24/07/2017 - 17:12

 

Avviato il tavolo congiunto Aiop Aris per il rinnovo del contratto collettivo nazionale della sanità privata e del socio-sanitario Rsa. A darne notizia sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, aggiungendo che: “In premessa, le parti hanno espresso la volontà di voler concludere in tempi brevi i rinnovi dei contratti, mantenendo distinte le due filiere della sanità privata e del socio sanitario, ferma restando la necessità di procedere ad un loro adeguamento economico e normativo, che valorizzi le professionalità e le competenze che in questi anni hanno portato le strutture ad erogare servizi di eccellenza”.

Come Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, aggiungono, “dopo aver espresso soddisfazione per la riunificazione del tavolo contrattuale abbiamo sinteticamente illustrato i contenuti principali della piattaforma unitaria. In particolare abbiamo sostenuto, in coerenza con le posizioni assunte in avvio del negoziato per il rinnovo dei Ccnl pubblici, la necessità di destinare le risorse economiche che deriveranno dal contratto al sostegno dei redditi delle lavoratrici e dei lavoratori privilegiando la crescita degli stipendi tabellari”.

Inoltre, proseguono le categorie di Cgil, Cisl e Uil, “abbiamo altresì evidenziato l’esigenza di avviare un confronto sulla previdenza complementare, data la sua rilevanza per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori. Si è anche convenuto con le controparti sulla necessità di affrontare  altri temi quali le relazioni sindacali e l’assetto ordinamentale, la conciliazione dei tempi di vita-lavoro e, più in generale, l’aggiornamento delle parti normative”. Per quanto riguarda la possibilità di prevedere forme di welfare contrattuale, osservano Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, “si è convenuto di affrontare il tema una volta definito il quadro complessivo delle risorse a disposizione per il rinnovo contrattuale. La riunione si è conclusa con l’impegno a calendarizzare, a partire dal mese di settembre, una serie di incontri finalizzati alla prosecuzione della trattativa”.

Roma e Lazio: cresce solo il lavoro super precario

Lun, 24/07/2017 - 17:12

Roma e Lazio: la situazione occupazionale è drammatica e sono sempre meno i lavoratori che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Sono i dati che emergono dall'' Osservatorio sul precariato dell’Inps. Il differenziale tra attivazioni e cessazioni, infatti, registra un'ulteriore contrazione, arrivando a una riduzione complessiva di 13.601 unità. Crescono ancora, invece, i rapporti di lavoro a termine che arrivano al 71,2% del totale delle attivazioni.

"Purtroppo, come risulta dalle comunicazioni obbligatorie per l’anno 2016, - commenta Donatella Onofri, segretaria della Cgil di Roma e del lazio - la durata massima del 58,3% dei contratti a termine è stata di 30 giorni. Di questi, il 38,4% (in valore assoluto 512.967) di un solo giorno. Molti di questi lavoratori (il 2,37%, secondo le comunicazioni obbligatorie) hanno avuto nell’arco dell’anno più di un contratto. Ciò significa che vengono conteggiati più volte nelle percentuali degli occupati. Si tratta di persone che difficilmente raggiungeranno il numero minimo di settimane per accedere a un ammortizzatore sociale, come ad esempio la Naspi, e anche se lo raggiungessero l’importo dell’assegno sarebbe ridicolo".

Per questo per Onofri occorre uscire "dall’ipocrisia e, come afferma anche l’Ocse, non si computino, tanto per fare un esempio, chi ha un contratto di lavoro inferiore ai 6 mesi o chi ha un contratto part-time inferiore al 50% delle ore. Solo così si avrebbe una fotografia reale della società in cui viviamo e si potrebbe ragionare, senza impostazioni ideologiche e senza difendere a prescindere il Jobs act, sulle soluzioni".

"Le bugie - sottolinea Onofri - hanno le gambe corte. Sostenere ancora oggi che si sono creati posti di lavoro significa allontanarsi dalla realtà. La condizione del lavoro a Roma e nel Lazio sta diventando insostenibile. Si attivi subito uno specifico tavolo tra Governo, Regione, Comune e parti sociali per invertire la tendenza".

Mamoli, Fiom Milano: primi segnali di ripresa aziendale. Male la Regione

Lun, 24/07/2017 - 16:59

"A un anno dal licenziamento di 40 dipendenti della Mamoli e dalla successiva acquisizione dello storico stabilimento di Lacchiarella da parte della multinazionale svizzera Franke si registrano i primi ma importantissimi segnali di ripresa dell'azienda, che ha incrementato la produzione e diversificato gli ordini anche verso il mercato estero". Ne dà notizia la Fiom di Milano. Che aggiunge: "Ci auguriamo che questo trend positivo prosegua e si traduca in assunzioni stabili e nella possibilità di riprendere la discussione sindacale su contratto integrativo e premio di risultato. In compenso, facendo un bilancio tra promesse fatte e impegni presi dalle istituzioni locali, in particolare da Regione Lombardia, il risultato è pari allo zero: i lavoratori licenziati, dopo aver incassato la solidarietà dell’Assessore Aprea, sono stati abbandonati al loro destino,  mentre i percorsi formativi di Afol non hanno prodotto neppure un posto di lavoro".

"Forse è giunta l’ora di discutere del modo a dir poco 'leggero' in cui la politica affronta il problema dei licenziamenti e della disoccupazione, limitandosi quando va bene a dispensare vuote parole di solidarietà e a proporre percorsi formativi senza sbocchi lavorativi concreti. Nel caso della Mamoli di Lacchiarella, e purtroppo non solo, i lavoratori licenziati nell'indifferenza delle istituzioni rischiano di andare ad allungare la già lunga fila dei nuovi poveri".

Fincantieri, Fiom: governo intervenga per difendere industria italiana

Lun, 24/07/2017 - 15:55

"La debolezza mostrata da subito da parte del governo nel contrastare l’iniziativa di Macron su Fincantieri sta producendo il risultato peggiore per l’Italia che, partita con Fincantieri che aveva acquisito dal Tribunale fallimentare il 66,8% di Stx France, rischia di ritrovarsi con una società al 50%, con il diritto di veto dei francesi", così in una nota Fabrizio Potetti, responsabile Fiom Cgil per Fincantieri.

Per Potetti si stratta di "un’operazione che cambia radicalmente di segno a favore dei francesi e che, a questo punto, proprio in considerazione della debolezza mostrata da chi per il governo si è occupato del dossier, pone diversi problemi. Per la Fiom Cgil l’arretratezza e inadeguatezza delle infrastrutture italiane per quanto riguarda i bacini, piccoli e insufficienti a costruire navi di grandissime dimensioni, sono un problema enorme che va affrontato urgentemente da governo, Regioni e la stessa Fincantieri".

"Inoltre il nuovo equilibrio trovato dovrà chiarire anche cosa succederà nel campo della costruzione delle navi militari, viste le tecnologie fornite da Leonardo/Finmeccanica a Fincantieri sulle Fremm, le fregate costruite su un progetto congiunto Italia-Francia, e gli interessi francesi di Dcns e Thales su queste stesse forniture. Questa delicata partita, tutta giocata a favore dei francesi, dovrebbe aprire una discussione più ampia su quanto sta avvenendo a livello europeo sulle difficoltà incontrate dalle società italiane nelle acquisizioni all’estero e, di contro, nella estrema arrendevolezza nella difesa delle nostre poche e ultime grandi società", continua la nota.

"Il governo cambi decisamente impostazione e pretenda reciprocità nelle operazioni di carattere europeo, a maggior ragione nel momento in cui si discute di una integrazione dell’industria della difesa. È necessario difendere le nostre produzioni e le professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori italiani di Fincantieri, per questo come Fiom Cgil avvieremo una grande campagna di sensibilizzazione su questi temi", conclude Potetti.

 

Roma Multiservizi: 25 luglio conferenza stampa dei sindacati

Lun, 24/07/2017 - 15:47

Domani 25 luglio, alle ore 11:30, si terrà presso la sede della Cgil di Roma e del Lazio di via Buonarroti 12 (6° piano) una conferenza stampa "per denunciare la gravità delle scelte compiute da Roma Capitale sulla vertenza relativa a Roma Multiservizi. I 4 mila lavoratori che operano in 536 scuole romane (nidi, materne, professionali) occupandosi di pulizia e sanificazione degli edifici scolastici, vedono infatti il proprio futuro lavorativo sempre più incerto". Così, in una nota, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti di Roma e del Lazio. "La gara d’appalto a doppio oggetto indicata da Roma Capitale – continua la nota – causerà delle diseconomie e dei disservizi per i cittadini romani svalorizzando la professionalità acquisita dai dipendenti. Domani, insieme alle Rsa, valuteremo tutte le iniziative di lotta a salvaguardia dell'occupazione".

La Cgil piange la scomparsa di Antonio Granata

Lun, 24/07/2017 - 13:37

Si è spento a Roma domenica 23 luglio Antonio Granata, 59 anni, storico dirigente della Cgil. Ha lavorato a lungo nei territori, come segretario generale della Cgil Calabria, della Flai Calabria e della Camera del lavoro Pollino Sibaritide Tirreno, per poi passare in Cgil nazionale.

Nella giornata di oggi (lunedì 24 luglio) si è tenuta presso la sede della Cgil nazionale, alle ore 11, una commemorazione alla presenza dei familiari e della segretaria confederale. Il segretario generale Susanna Camusso, nel suo intervento, ha ricordato il grande impegno di Granata per il miglioramento delle condizioni di lavoro e la sua attività incessante contro la povertà e la disoccupazione. La società Edit.Coop e la redazione di Rassegna Sindacale si uniscono commossi al ricordo.

Rai pubblicità, Slc Roma-Lazio: adesione totale

Lun, 24/07/2017 - 13:02

“Dai primi dati in nostro possesso, sembrerebbe che la protesta a Rai pubblicità sia perfettamente riuscito anche a Roma, con un'adesione pressoché totale di lavoratori e lavoratrici, in linea con i dati che arrivano dalle altre sedi”. Così, in una nota, Dino Oggiano e Alessio Pasqualitti, segretari della Slc Cgil di Roma e del Lazio.

“Lo sciopero è stato indetto per protestare contro la mancata erogazione del premio di risultato 2016 e il rinnovo dello stesso per il 2017 e 2018, che si aggiungono al mancato rinnovo del contratto, scaduto da 43 mesi, e alle persistenti  incertezze riguardanti il futuro occupazionale, alla luce delle recenti riorganizzazioni. In considerazione del valore di Rai Pubblicità, vera e propria cassaforte dell'azienda radiotelevisiva, in quanto concessionaria pubblicitaria del servizio pubblico, auspichiamo che l’azienda receda da posizioni di inutile, quanto sterile rigidità, che impediscono di arrivare a un accordo sostenibile per i lavoratori e in grado di favorire i recuperi di produttività auspicati dall'azienda”, affermano i due dirigenti sindacali.

Perugina, lavoratori e sindacati: «Serve una mobilitazione generale»

Lun, 24/07/2017 - 12:35

“Quello che vogliamo lanciare oggi è un appello alla città e al territorio: la Perugina non riguarda solo i lavoratori, ma la nostra comunità nella sua interezza. Abbiamo bisogno che la cittadinanza, le forze politiche, le istituzioni facciano muro contro il tentativo di Nestlé di cambiare le carte in tavola e assestare un colpo durissimo alla fabbrica simbolo di Perugia e del cioccolato in Italia”. A tre giorni dall’importante appuntamento di Roma, con il tavolo nazionale sulla vertenza al ministero dello Sviluppo economico (27 luglio, ore 11), la Rsu dello stabilimento di San Sisto e i sindacati, Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil dell’Umbria, lanciano un appello alla mobilitazione generale. La giornata di giovedì, con lo sciopero di otto ore proclamato dai sindacati e due manifestazioni – una, a Roma sotto il Mise, con almeno 200 lavoratori che raggiungeranno la capitale, l’altra, davanti ai cancelli della fabbrica a San Sisto – rappresenterà un passaggio decisivo.

“Abbiamo bisogno che la vertenza assuma il suo carattere naturale – spiegano Michele Greco (Flai), Dario Bruschi (Fai) e Daniele Marcaccioli (Uila), insieme ai rappresentanti Rsu, Luca Turcheria e Fabiano Rosini – che è quello di vertenza a carattere nazionale, finalizzata a chiarire le intenzioni di Nestlé verso il nostro Paese. Per questo – hanno aggiunto i rappresentanti dei lavoratori – chiederemo al governo d'intervenire su due fronti: richiamare la multinazionale al rispetto dell’accordo del 2016, che prevedeva il rilancio della fabbrica attraverso gli investimenti e non certo un taglio di 340 posti di lavoro, e mettere a disposizione gli strumenti necessari per la gestione dell’accordo stesso da un punto di vista sociale”.

Secondo i sindacati, la variabile fondamentale in questo momento è il tempo. “Sgomberato il campo da interpretazioni fantasiose, rispetto a quello che è scritto nero su bianco nel piano che abbiamo sottoscritto con Nestlé un anno fa – hanno spiegato sindacati e Rsu –, dove si parla di riassorbimento degli esuberi pre accordo (circa 180) e d'impatto sociale zero del piano stesso, è evidente che gli investimenti di carattere tecnologico e le strategie di marketing, finalizzate all’incremento dell’export e alla controstagionalità, hanno bisogno di un periodo congruo per andare a regime. Ecco perché abbiamo bisogno di ammortizzatori sociali che coprano un periodo più lungo di quello previsto dall’attuale normativa, ridotto all'osso dopo l’entrata in vigore del Jobs act”.

Le soluzioni, secondo i confederali, ci sono, e vanno solo individuate e messe in campo. A quel punto, però, bisognerà chiedere a Nestlé di giocare a carte scoperte. È fin troppo chiaro, infatti, che la strategia della multinazionale è cambiata, per ragioni che esulano dalla mera vicenda Perugina: “Si tratta di dinamiche di livello mondiale – come le ipotesi di vendita dell'intero settore confectionery di Nestlé – che hanno portato il management europeo, e a cascata quello italiano, a rivedere la propria linea di azione, tentando – hanno spiegato Flai, Fai e Uila – di piegare l’accordo su Perugina ai propri interessi di breve periodo, cioè tagliare i costi fissi attraverso i licenziamenti”.

“Ma Perugia non si farà prendere in giro così”, hanno assicurato i rappresentanti dei lavoratori, ricordando che dopo anni di sostanziale disinteresse di Nestlé verso l’Italia, fu proprio la Rsu Perugina a smuovere le acque, presentando nel 2015 il 'Piano industriale degli operai', con proposte concrete sul rilancio della fabbrica e di Perugia come 'capitale mondiale del cioccolato'. Ebbene, sottolineano le tre sigle, da quella proposta è scaturito il piano, che non solo non prevedeva esuberi, ma, anzi, ne garantiva il riassorbimento attraverso 60 milioni d'investimenti. “Ora non aspettiamo altro che il rispetto di quegli impegni – hanno concluso sindacati e Rsu – e se servirà del tempo per realizzarli, bene, che si trovino gli strumenti per prenderci questo tempo. Di certo, non si può pensare che il rilancio della Perugina si faccia sulla pelle dei lavoratori. Questo, noi non lo permetteremo”.  

Veneto, a Mira la pastasciutta antifascista dello Spi

Lun, 24/07/2017 - 12:30

Lo Spi Cgil del Veneto ha organizzato ieri a Mira, in provincia di Venezia, la pastasciutta antifascista. Si tratta, ha spiegato il segretario generale dei pensionati Cgil, Ivan Pedretti, in un post su Facebook, di "un'iniziativa importante che ha visto la partecipazione di tante persone e che si è tenuta in occasione dell'anniversario della caduta del regime. In tutto il Veneto si sono registrati nelle ultime settimane molteplici episodi di intolleranza verso gli immigrati, a Chioggia è stata scoperta una spiaggia nera dedicata alla memoria di Mussolini,  Forza Nuova ha sfilato a Padova mentre a Verona gli ultras della squadra di calcio hanno lanciato cori inneggiando a Hitler".

Si tratta, ha attaccato Pedretti, di "episodi agghiaccianti, ripetuti e preoccupanti, che ci hanno obbligato a stare ancora una volta in piazza e in mezzo alla gente per riaffermare i principi antifascisti su cui si basa la nostra democrazia. Tutto questo non è piaciuto a Matteo Salvini, che non ha perso occasione per attaccarci e per offrire una sponda politica ai razzisti e ai nostalgici veneti".

"Fino a quando - conclude il sindacalista - nel nostro Paese ci saranno uomini politici come lui che giocano con la storia per un pugno di voti neri e intolleranti noi non ci fermeremo e continueremo a lavorare perché l'antifascismo sia un valore condiviso e perché la storia non sia riscritta. Salvini se ne faccia una ragione".

Ericsson licenzia ancora, lavoratori in piazza

Lun, 24/07/2017 - 11:46

Ericsson nella serata di venerdì licenzia 200 lavoratori a Roma e 61 a Genova, e il sindacato scende sul piede di guerra. L'azienda ha fatto recapitare le lettere di licenziamento alla fine della scorsa settimana, avviando così la quattordicesima procedura di licenziamento che prevede 315 esuberi complessivi. 

“Semplicemente una vergogna", commenta Riccardo Saccone, segretario generale della Slc Cgil di Roma e del Lazio, che ha indetto stamattina un presidio davanti alla sede capitolina dell'azienda. Per protestare contro le 61 comunicazioni di congedo inviate via mail a Genova, invece, i dipendenti hanno bloccato il casello autostradale di Genova-Cornigliano che immette nella A10. I lavoratori si sono riuniti davanti alla sede aziendale al parco tecnologico degli  Erzelli e poi in corteo hanno raggiunto il casello. Con loro  anche una rappresentanza dei dipendenti di Esaote e di Wind3. 

"Nel settore - continua Saccone - sa dicembre a oggi stanno registrando licenziamenti massivi, segno di un inquietante cambio di strategia delle aziende di un settore che, pur fra mille difficoltà, si distingue ancora per fatturati e ricavi di tutto rispetto. Ma soprattutto una vergogna per il governo di questo paese che, ancora una volta, ha dimostrato di non essere in grado di fermare processi di ristrutturazione violenti messi in atto da aziende multinazionali che scaricano a turno sulle proprie filiali il peso delle loro incapacità”

“Il governo - secondo la Slc - al di là dei proclami da cinegiornale Luce, non ha saputo fare altro che destrutturare la legislazione giuslavorista del paese senza predisporre alcun serio piano di sviluppo. Questa vicenda infatti è anche frutto della totale assenza di guida e di idee sullo sviluppo delle reti di comunicazione irtaliane. Sono anni ormai che manca una vera regia in un settore strategico come questo e quanto avvenuto venerdì in Ericsson non è che una prova di tutto ciò .

Questo è un altro brutto colpo anche per il tessuto produttivo di Roma e di Genova, che vede svanire ulteriori alte professionalità. Tutto questo, per il sindacato, “è intollerabile”. Nelle prossime ore la Slc valuterà con grande attenzione quali risposte dare a Ericsson e all'intero comparto delle telecomunicazioni che, ricorda Saccone “vede il contratto di lavoro bloccato da tre anni e centinaia di licenziamenti collettivi. Se questo deve essere uno dei settori del futuro c'è davvero poco da stare allegri".

Titan Brakes, primo accordo per la ricollocazione del personale

Lun, 24/07/2017 - 11:04

Raggiunto un primo accordo per il ricollocamento del personale dopo l'acquisto, da parte di Titan Brakes, della Lpr che intende trasferire tutte le attività a Piacenza. Ne danno notizia in un comunicato Fiom Bologna e Rsu Titan Brakes. Titan Brakes è nata a gennaio 2016, dallo scorporo del ramo “freni” di Titan Italia, ed era fino ad oggi partecipata al 50% da Titan Italia e al 50% da Lpr (azienda piacentina che occupa a San Nicolò di Piacenza oltre 600 dipendenti e sempre inserita nel settore dei sistemi frenanti). Titan Brakes oggi occupa a Valsamoggia, nello stabilimento di via Confortino, 34 lavoratori e lavoratrici.

Il nuovo amministratore di Titan Brakes ha comunicato nel corso dell’incontro del 12 luglio l’intenzione di spostare la produzione e tutte le attività a San Nicolò di Piacenza. "La Rsu e la Fiom di Bologna hanno innanzitutto ricordato che l’azienda con questa dichiarazione sta, di fatto, disapplicando i piani industriali concordati anche in sede istituzionale con l’accordo firmato in Regione il 5 dicembre 2014, dopo una lunga vertenza, che prevedevano il mantenimento delle produzioni del settore “freni” a Valsamoggia (anche perché era evidente la possibile e imminente vendita dell’attuale stabilimento Titan) e un investimento in nuovi macchinari per un valore di 500.000 euro", ricorda un comunicato Fiom-Rsu.

"Di fronte a questa situazione come Fiom e Rsu, e anche con un mandato pieno ricevuto dall’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici svoltasi subito il 13 luglio, abbiamo chiesto che Lpr e Titan – anche avvalendosi del lavoro di Confindustria Emilia Centro – attivino un piano vero e credibile di ricollocazione in aziende industriali nel territorio di tutto il personale che decida di non accettare un trasferimento definitivo a San Nicolò di Piacenza", continua la nota.

"Un primo impegno in tal senso è stato assunto in un apposito verbale di accordo sottoscritto il 18 luglio scorso e approvato a larghissima maggioranza dai lavoratori nel corso dell’assemblea sindacale che si è svolta il 19 luglio. Da oggi tutti siamo impegnati ad avviare da subito il progetto di ricollocazione, perché nessuno deve essere lasciato indietro", conclude la nota.

Università Salerno, continua agitazione personale pulizie

Lun, 24/07/2017 - 10:51

Non si placa l’agitazione del personale addetto alle pulizie dell’Università degli studi di Salerno. "In attesa della nuova convocazione da parte della Prefettura dopo l’ennesima richiesta di rinvio inviata dall’azienda Gioma Facility Management - affidataria del servizio - ed esattamente nelle ore in cui avrebbe dovuto svolgersi il tentativo obbligatorio di conciliazione, le maestranze a partire dalle ore 10.00 di oggi, 24 luglio, manifestano con un presidio pacifico presso il Rettorato dell’Università, chiedendo di poter aggiornare il Magnifico Rettore circa le attuali condizioni dell’appalto". Lo comunica in una nota la Filcams Cgil di Salerno.

“A ingenerare ulteriore tensione ha contribuito certamente la notizia di stampa, risalente a qualche giorno fa, secondo cui non solo gli animi delle lavoratrici e dei lavoratori si sarebbero ormai rasserenati, ma addirittura risulterebbe già sottoscritta la proroga dell’affidamento per i prossimi tre anni - continua la Filcams - La presenza dei lavoratori al presidio e l’assenza di ogni atto formale relativo alla proroga sul sito istituzionale della Fondazione sono la migliore smentita a una notizia volta a far passare sotto silenzio quanto in realtà sta continuando quotidianamente ad accadere presso il Campus, attraverso una silenziosa lotta per il ripristino delle condizioni salariali e di dignità che esattamente un anno fa sono state offese e mortificate”.

Tod's, quasi un plebiscito per la Filctem

Lun, 24/07/2017 - 10:43

La Filctem Cgil di Fermo è il primo sindacato alla Tod’s di Sant’Elpidio a Mare con il 76,08% delle preferenze espresse dai lavoratori nelle elezioni per il rinnovo delle Rsu. Filctem Cgil e Femca Cisl, hanno ottenuto rispettivamente, su un totale di 138 voti validi, 105 voti la Filctem Cgil ottenendo 5 seggi e 33 voti la Femca Cisl alla quale è andato 1 seggio. Un risultato storico per la Filctem Cgil di Fermo che, per la prima volta in Tod’s, si aggiudica 5 seggi su 6, frutto di un grande lavoro svolto della Rsu uscente e dai candidati eletti.

"Questo grande risultato ci consegna un mandato forte da parte delle lavoratrici e lavoratori, che ci vedrà impegnati nel rapporto con l’azienda, principalmente su 2 fronti – dichiara il segretario generale della Filctem Cgil di Fermo, Alessandro De Grazia –. Il primo quello della contrattazione aziendale di secondo livello, tema sul quale ad oggi non abbiamo purtroppo nessuna apertura da parte della proprietà, che ha preferito negli anni elargire welfare aziendale e premi unilateralmente, senza mai cogliere l’importanza di questo strumento, quello della contrattazione aziendale che, attraverso l’individuazione di obbiettivi condivisi, introduca un sistema premiale che, da una parte migliori le performance produttive e di qualità del prodotto, dall’altra renda partecipi le lavoratrici e i lavoratori delle scelte e di percorsi aziendali".

Il secondo obbiettivo riguarda invece l’orario di lavoro, "oggi strutturato sul classico spezzato di 8 ore con 2 di pausa a pranzo. Abbiamo già avanzato, nel corso dell’ultimo incontro con l’azienda , la nostra proposta di ridurre ad un ora la pausa pranzo, visto che i lavoratori hanno a disposizione la mensa aziendale. Questo consentirebbe un miglioramento del rapporto tra tempi di vita e lavorativi da una parte, dall’altra all’azienda, un importate risparmio dal punto di vista energetico", continua la sinacalista.

"Siamo pronti al dialogo e al confronto, auspicando delle aperture da parte dell’azienda che, siamo certi, saprà cogliere l’importanza degli spunti proposti. Diego Della Valle ha fatto, della qualità della vita dei propri dipendenti, un suo cavallo di battaglia, almeno nelle sue dichiarazioni, per questo siamo convinti che, attraverso una nuovo e ritrovato sistema di relazioni industriali, attraverso lo strumento della contrattazione aziendale, potremo avvicinare le distanze tra le parti raggiungendo insieme importanti risultati, che qualificherebbero ulteriormente il mondo Tod’s", conclude De Grazia.

Radioarticolo1, i programmi di lunedì 24 luglio

Lun, 24/07/2017 - 10:23

lunedì 24 luglio 2017

  • ore 10:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con S. Milani
  • ore 10:30 - Daltrocanto. Il lavoro in musica e parole - Work in jazz
  • ore 11:00 - I giusti del lavoro - La cultura costruisce legalità. Intervista a Claudio Fava, Commissione Parlamentare Antimafia
  • ore 11:30 - Elleesse - Codice ong: la grande impostura. Interviene N. Sergi, Link 2007
  • ore 12:00 - Gierreesse - Giornale Radio Sociale
  • ore 12:05 - Scaffale lavoro - Il governo della povertà ai tempi della (micro)finanza. Interviene M. Fama, autore. A cura di E. Sbaraglia
  • ore 12:30 - Lavorare in casa d'altri. Con M. Carpinetti, Ebincolf e M. Ceciliano, badante. In studio S. Gomez, Filcams
  • ore 13:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 15:00 - Consumeradio - Rispettoso, rurale, possibilmente a piedi. Con A. Del Prete, Crea; E. Nicoli, giornalista
  • ore 15:30 - Tempi Moderni. Il lavoro in 3D - Filmare il lavoro oggi. In studio E. Di Nicola. A cura di A. Fama
  • ore 16:00 - Ellemondo - #StopCETA. Intervista appello all'attivista indiana Vandana Shiva
  • ore 16:30 -
  • ore 17:00 - Senioradio - Un’estate di sport per gli anziani. Con M. Gasparetto, Rovigo; F. Magno, Martina Franca; F. Brienza, Roma. In studio I. Maiorella
  • ore 17:30 - Piazza del lavoro - Con i migranti costruiamo l'Italia di domani. Parla A. Riccardi, Comunità di Sant'Egidio
  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

Foggia: sgomberato il «ghetto dei bulgari», ma il problema resta

Lun, 24/07/2017 - 08:50

Lo sgombero del cosiddetto 'Ghetto dei bulgari' alle porte di Foggia avvenuto nella giornata di giovedì scorso pone fine a l’ennesima vergogna del territorio foggiano. Un ghetto che ospitava ogni anno tra quattrocento e seicento persone a seconda dei periodi, molti dei quali venivano impiegati in Capitanata come operai agricoli per la raccolta del pomodoro ed in agricoltura in genere.

Ce ne sono almeno dieci di luoghi simili sparsi su tutto il territorio provinciale. Secondo Antonio Gagliardi, segretario generale della Flai-Cgil Puglia e Daniele Iacovelli, segretario generale Flai-Cgil di Foggia, i ghetti foggiani messi insieme arrivano a contare anche duemila presenze. Poi ci sono i villaggi spontanei, che nascono in casolari abbandonati, dove si aggregano gruppi formati mediamente da venti famiglie: qui vivono altre migliaia di persone, in condizioni igieniche e sanitarie terribili ed ai limiti della sostenibilità.

Dopo lo sgombero del ghetto di “Rignano”, quello dei bulgari è il secondo in poco meno di un anno. "Un fatto positivo - scrivono i due sindacalisti pugliesi - che evidenzia una maggiore attenzione delle istituzioni al fenomeno". Lo sgombero del “Ghetto dei Bulgari” era azione necessaria che anche la Flai-Cgil chiedeva da tempo. "Si tratta di uno dei ghetti dalle condizioni sanitarie più gravi e dove erano presenti circa un centinaio di bambini - continuano Gagliardi e Iacovelli - e ciò, sicuramente, non era più tollerabile".

Ora probabilmente le famiglie si sono spostate nei casolari abbandonati o in altri ghetti della Capitanata. Dunque il vero problema - secondo la Cgil - non è risolto: "Gli sgomberi vanno sostenuti individuando situazioni idonee che realizzino la piena accoglienza degna di questo nome - affermano ancora i segretari di Flai Puglia e Foggia - servono azioni concrete da parte delle Istituzioni, a cominciare dalla Regione Puglia, in grado di attivare politiche per il trasporto dedicato con modalità specifiche ai lavoratori italiani e stranieri; politiche per l’intermediazione regolare della manodopera da affidare a soggetti abilitati in grado di creare il nodo territoriale previsto dalla Rete del lavoro agricolo di qualità, punto cruciale attraverso il quale favorire l’incontro tra domanda e offerta". Dunque, per la Cgil, accoglienza, intermediazione, trasporto sono gli elementi da sottrarre a chi illecitamente sfrutta ed egemonizza il lavoro in agricoltura, "come i caporali e gli imprenditori che, a loro volta, ne fanno uso” 

Da due settimane è partita la nuova iniziativa della Flai-Cgil di sindacato di strada, denominata 'Ancora in Campo'. E girando per le campagne della provincia foggiana appare chiaro che i bulgari che raccolgono i pomodori siano moltissimi. "La domanda che ci poniamo allora è questa - insistono Gagliardi e Iacovelli analizzando i dati medi che emergono dagli elenchi anagrafici dell'Inps. - come è possibile che i cittadini bulgari che lavorano in agricoltura dalla metà di luglio sino alla metà di settembre, solo considerando la raccolta del pomodoro, lo facciano per cinque o sei giorni? È plausibile una cosa del genere? E’ possibile che solo il sindacato si ponga questa domanda?”.

Nel solo comune di Lesina, dei 199 bulgari presenti negli elenchi anagrafici, ben 122 hanno una media di 4 giornate di lavoro annui, un "dato scandaloso", secondo il sindacato, eppure un fenomeno ciclico che si ripete ogni anno. “Ciò chiama in causa in modo inequivocabile l’attività di controllo che, nonostante i primi risultati concreti legati alla Legge 199 del 2016, risulta ancora poco calibrata e sicuramente insufficiente - affermano ancora i sindacalisti della Flai Cgil -  Anche se questi cittadini bulgari non vivono più nei ghetti, saranno comunque utilizzati come manodopera in agricoltura nelle campagne nel periodo del pomodoro e non solo, sottopagati, sfruttati, con salari che non superano mai i trenta euro giornalieri, per una media di nove ore di lavoro almeno, a fronte di cinquantatre euro giornalieri lordi previsti per sei ore e trenta".

Cgil, inaccettabile reintrodurre Co.co.co

Lun, 24/07/2017 - 08:09

"Inaccettabile l’emendamento della senatrice Puglisi che prevede la reintroduzione dei contratti di collaborazione nelle università per alcune tipologie. A pochi giorni dall'inizio del confronto che porterà al rinnovo dei contratti nazionali nel Pubblico Impiego, si torna a mettere in discussione uno degli obiettivi centrali della Riforma Madia, il superamento del precariato nella P.A.”. Così il segretario confederale della Cgil Franco Martini commenta l’emendamento presentato dalla senatrice del Pd al decreto Mezzogiorno.

“L'emendamento della Senatrice Puglisi - sostiene Martini - apre un varco pericoloso, che rischia di vanificare lo sforzo compiuto in questi mesi per realizzare in fase di decretazione le necessarie coerenze con l'accordo Governo - Sindacati del 30 novembre 2016”. “Questa iniziativa - prosegue il dirigente sindacale - è inaccettabile anche sul piano del metodo e appare subalterna alla pressione di alcuni interessi, che spingono al ripristino delle collaborazioni”. 

“Ci sono soluzioni contrattuali che si possono praticare per rispondere alle esigenze organizzative delle università e della P.A., l'idea di risolvere tutto con il ritorno della precarietà di massa è sbagliata. Anziché colpi di emendamenti e decreti legge - conclude Martini - si dia spazio al rinnovo dei contratti”.

Alla nota della Cgil ha poi replicato la senatrice Puglisi: "Ciò che evidentemente si continua a non comprendere - scrive la parlamentare Pd - è che gli Atenei sono istituzioni autonome che hanno specificità proprie per operare nella formazione e nella ricerca e non si possono trattare come un ufficio comunale o del catasto. No ai voucher, no ai contratti di collaborazione...i tutor degli studenti li paghiamo in nero o non li paghiamo affatto?", chiede Puglisi?

Pronta la risposta di Franco Martini per la Cgil: "Sostenere l'assenza di alternative ai contratti di collaborazione, come sembra faccia la senatrice Puglisi, significa avere scarsa nozione delle tipologie contrattuali. Le soluzioni esistono, ma vanno ricercate attraverso la contrattazione, non con emendamenti che stravolgono la normale dialettica fra le parti”, spiega Martini. 

"Esistono i contratti a tempo determinato, oppure quelli in somministrazione - continua Martini - ma il punto non è la disponibilità di alternative alle collaborazioni, bensì la volontà di riconoscere economicamente il valore delle prestazioni e i diritti di chi lavora. Fintanto che si continuerà a inseguire una politica fondata su bassi salari e assenza di diritti, il Paese resterà il fanalino di coda dell'Europa”, conclude.

Aggressioni sui treni, sciopero alla Trenord

Lun, 24/07/2017 - 08:00

Sono ormai sempre più frequenti le aggressioni al personale sui treni. L’ultima è di mercoledì 19 luglio, quando un controllore della Trenord è stato accoltellato sulla linea Piacenza-Milano. I sindacati hanno subito dichiarato uno stop “simbolico” di cinque minuti e chiesto a più riprese all’azienda un incontro per analizzare la situazione della sicurezza nelle ferrovie. Incontro, convocato dalla Regione Lombardia, che la società ha disertato per ben due volte, spingendo Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti a dichiarare lo sciopero di quattro ore per oggi (lunedì 24 luglio). Intanto, alle ore 16, la Prefettura di Milano ha convocato un nuovo incontro con il presidente della Regione Lombardia e l'amministratore delegato di Trenord, che i sindacati auspicano essere risolutivo.

“Occorre definire un piano d’interventi, coordinato con istituzioni, aziende e forze dell'ordine, per garantire una maggiore sicurezza, oltre alla gestione degli episodi di emergenza” spiegano i sindacati: “Il problema è sul tavolo da tempo, ma finora non sono stati individuati percorsi praticabili per arginare le continue manifestazioni di aggressività e violenza. Occorre un progetto coordinato d’investimenti”.

Alla Regione Lombardia, nel confronto avvenuto giovedì 20 luglio, i sindacati hanno esposto tutte le loro necessità.  “A causa del continuo rimpallo di responsabilità tra Trenord e istituzioni competenti – ha rimarcato il segretario generale Filt Cgil Lombardia Stefano Malorgio - la videosorveglianza a bordo treno non è ancora partita. Inoltre il numero delle guardie giurate rimane totalmente insufficiente a garantire il presidio dei treni: sono appena 30 per 2.300 corse, 1.080 capotreni e 1.120 macchinisti”. Malorgio sottolinea anche che “doveva essere già avviato il monitoraggio, per avere dati sulla quantità, le tratte, le linee dove avvengono le aggressioni, potendo così costruire interventi efficaci e tutelare sia i lavoratori sia i passeggeri”. I sindacati chiedono anche un sistema di verifica dei titoli di viaggio prima dell’accesso ai convogli (come altre aziende ferroviarie da tempo svolgono), l’istituzione di una sala operativa a supporto dell’attività del personale a bordo treno e la messa in sicurezza delle stazioni ferroviarie.

Ad accompagnare lo sciopero odierno c’è anche un volantinaggio, spiega il segretario della Filt Cgil Mantova Marzio Uberti, “per dire che difendiamo anche la qualità del servizio e la sicurezza di chi paga il biglietto”. Uberti sottolinea di essere “dispiaciuto di creare disagi, soprattutto in questo periodo di ferie. Ma da Trenord e dalla Regione, che della società è proprietaria e committente, devono arrivare risposte concrete e un piano d'interventi, altrimenti questo sciopero sarà solo il primo di una lunga serie”.