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Aggiornato: 5 hours 42 min fa

Cgil Basilicata: obiettivi occupazione, welfare, industria 4.0 e Matera 2019

Ven, 21/04/2017 - 19:37

Misure sull’occupazione, welfare, industria 4.0, Matera 2019. Questi gli obiettivi della Cgil Basilicata emersi oggi (21 aprile) al direttivo della Cgil Basilicata che si è svolto a Potenza nella sede dell’organizzazione sindacale di via del Gallitello. “Il quadro che emerge della Basilicata, così come fotografato dall’ultimo rapporto Ires Cgil, è in chiaro scuro -  ha detto il segretario generale Cgil Basilicata Angelo Summa durante la sua relazione introduttiva - Ci sono delle timide riprese soprattutto a livello occupazionale ma non siamo ancora fuori dalla crisi. L’occupazione che segnala un segno positivo è quella del lavoro indipendente, una risposta alla crisi ma che riguarda ancora un lavoro poco strutturato e che andrebbe meglio analizzato. Non si tratta solo di investire risorse ma di investirle meglio. In una regione che invecchia sempre più ed è povera di welfare c’è l’esigenza di dare risposte ai bisogni crescenti dell’assistenza agli anziani e alle fasce di età da 0 a 6 anni, creando nuova occupazione. C’è l’esigenza di rendere le nostre imprese più competitive e di puntare su innovazione e cultura, sull’industria 4.0 e su Matera 2019 come traino per tutta la Basilicata. A oggi - ha continuato – a distanza di un anno dalla marcia del lavoro dei 10.000 siamo di fronte a un governo regionale che ancora deve dare risposte”.

Un’attenzione particolare è stata destinata alla questione petrolio in Basilicata. “Siamo di fronte a un tema delicatissimo – ha detto Summa – e a una situazione molto critica. Una chiusura improvvisa e definitiva del Centro Oli di Viggiano avrebbe gravi conseguenze sull’economia lucana e sull’ambiente. È per questo che noi da anni abbiamo denunciato le gravi inadempienze del governo regionale e dell’organo preposto al controllo, l’Arpab, chiedendo controlli più stringenti e trasparenza. L’Eni in Basilicata ha fatto da controllato e da controllore e ciò ha comportato quanto successo: la prima chiusura del Centro Oli il 30 marzo dello scorso anno e la diffida della Regione Basilicata, oggi, con la nuova conseguente chiusura.

Come Cgil Basilicata continuiamo a sostenere il passaggio della transazione energetica, consapevoli che l’attività estrattiva non potrà protrarsi oltre i prossimi vent’anni, riattualizzando gli impegni scritti negli anni precedenti ed i limiti stabiliti per una attività sostenibile e nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini. Andare oltre significherebbe consumare tutto il suolo di cui la Basilicata dispone, i monti, l’acqua, che sono altre risorse su cui investire. I tre anni del governo Pittella hanno dato carta bianca all’Eni, a partire dall’articolo 38 dello Sblocca Italia, dimenticando il contributo che la Basilicata già ha dato al nostro Paese”.

Nel corso dell’assemblea, in cui  sono stati inoltre ricordati gli ultimi attentati terroristici in Europa  e rimarcato un impegno per la pace e la solidarietà nei confronti di chi è vittima di guerre, è stato ampiamente sottolineato nelle conclusioni del segretario nazionale Roberto Ghiselli  l'ok definitivo del Senato che dà valore di legge al decreto del 17 marzo sull'abolizione dei voucher e la reintroduzione della responsabilità solidale negli appalti. Un successo della Cgil e l’inizio di un nuovo percorso, verso la legge di iniziativa popolare Carta dei diritti universali del lavoro incardinata in Parlamento, un processo di riaffermazione e di modernizzazione dei diritti e della cultura del lavoro che richiede la ricerca di una condivisione quanto più ampia possibile. Lo stesso Ghiselli ha illustrato lo stato del confronto con il Governo in materia di previdenza evidenziando  l’impegno della CGIL  in una simmetrica visione di lavoro e pensioni, con lo Stato perno della previdenza pubblica. Un punto prioritario nella trattativa è sicuramente quello relativo alle giovani generazioni. Carriere discontinue, ingresso ritardato nel mondo del lavoro, basse retribuzioni comportano la necessità di introdurre correttivi al sistema pensionistico finalizzati ad una solidarietà interna attraverso la Pensione contributiva di garanzia. Un percorso articolato, dunque, quello avviato con la sottoscrizione del verbale di sintesi dello scorso 28 settembre, rispetto al quale continueremo a misurarci con grande attenzione ed impegno per consolidare e rafforzare il rapporto con i nostri lavoratori e  pensionati.

Ferrara, muore giovane pescatore a Goro

Ven, 21/04/2017 - 19:28

Apprendiamo dai mezzi di stampa della tragica morte del ragazzo appena maggiorenne, causata dall’incidente tra imbarcazioni da pesca occorso stamane (21 aprile, ndr) nella marineria di Goro, in provincia di Ferrara. Ci uniamo innanzitutto al dolore della famiglia, cui rivolgiamo le più sentite condoglianze della Flai Cgil dell’Emilia Romagna, per la gravissima perdita subita". Così il sindacato in una nota. Si tratta dell’ennesimo incidente sul lavoro accaduto nel settore della pesca, che si contraddistingue per la pericolosità delle attività lavorative e la gravità degli incidenti stessi, come denunciato dalla Flai a più riprese negli ultimi anni. "Rimaniamo per ora in attesa di conoscere di più sulla dinamica e sulle cause dell’incidente di Goro da parte delle istituzioni, che in queste ore stanno svolgendo le indagini sull’accaduto. Esiste peraltro già un luogo nel quale confrontarsi tra istituzioni, associazioni e sindacati di settore sulle dinamiche degli infortuni nel settore della pesca, per analizzarli e tentare di evitarli: fin dal 2015 è costituito un Tavolo permanente per la Salute e Sicurezza nella pesca, coordinato dalla Capitaneria di Porto. Il confronto – conclude la Flai – dovrebbe riprendere a breve, analizzando proprio le fasi lavorative necessarie alla pesca alle vongole in valle".

Marittimi: sindacati, bene impegno Mit su rinnovo titoli navigazione

Ven, 21/04/2017 - 18:44

“Soddisfatti dell’esito dell’incontro al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti sui corsi direttivi per il personale navigante”. Così Filt Cgi, Fit Cisl e Uiltrasporti sul lavoro dei marittimi sottolineando che “si conferma l’apertura all’individuazione di soluzioni che salvaguardino il rispetto delle professioni e dei lavoratori alla luce degli obblighi imposti dalle normative nazionali ed internazionali”.

“Abbiamo accolto – spiegano le tre Federazioni confederali dei trasporti – l’impegno del Ministero ad elaborare un verbale conclusivo del tavolo tecnico sulla nuova circolare sostitutiva di quella vigente e per un giudizio più preciso siamo in attesa degli atti che verranno prodotti”.

“Il confronto – aggiungono infine Filt, Fit e Uiltrasporti – rimane aperto sulle altre materie oggetto delle nostre rivendicazioni come il collocamento della gente di mare, i lavori usuranti e gravosi e la copertura economica dei costi”.

25 aprile: manifestazione Anpi anche a Catania, aderisce la Cgil

Ven, 21/04/2017 - 18:36

Anche Catania celebrerà il 72° anniversario della Liberazione del 25 aprile (1945-2017) con una manifestazione organizzata dall'Anpi, comitato provinciale di Catania sui temi “Lavoro, accoglienza, no alle guerre, no alle mafie”. Il programma prevede per martedì 25 un concentramento alle ore 9.30 in piazza Stesicoro, con conclusione in piazza Machiavelli. All'iniziativa aderisce la Cgil di Catania.

“Dopo la straordinaria vittoria referendaria che ha salvato la nostra Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza – si legge nel manifesto dell'Anpi dedicato alla manifestazione – oggi più che mai abbiamo il dovere di difendere il lavoro gravemente attaccato dalle scellerate politiche degli ultimi governi (riforma Fornero e Jobs Act); di contestare il decreto Minniti per garantire a tutti l'accoglienza nel nostro Stato democratico e multietnico; di condannare la guerra e ogni forma di intervento armato che semina la morte e la militarizzazione del territorio; di affermare che non esiste libertà democrazia senza una lotta agli intrecci mafiosi nella società”.

Industria dell'auto: governo e Fca senza strategie

Ven, 21/04/2017 - 17:50

“Con industrie di tali dimensioni, in altri paesi parlano i governi. Quello che manca in Italia è una strategia. E allo stesso tempo serve un piano industriale specifico per Fca. Due temi collegati per i quali non c'è un tempo infinito. Di lavoro da fare ce n'è molto”. Così il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha chiuso un'assemblea della Fiom con i lavoratori Fca che si è svolta a Napoli. “Non c'è dubbio – ha osservato – che gli operai siano preoccupati, come dobbiamo essere seriamente preoccupati per le alleanze internazionali che si stanno determinando in particolare in Europa rispetto alle quali Fiat è esclusa. Come sempre, si pone un tema al quale Fiat è sfuggita, cioè quale sia il piano industriale, quali sono i modelli che si produrranno”. Una necessità che emerge anche alla luce delle ultime dichiarazioni dell'amministratore delegato del gruppo Sergio Marchionne, per il quale la produzione di Panda dal 2018 non sarà più negli stabilimenti di Nola e Pomigliano d'Arco, ma in Polonia.

Nel quadro generale della contrattazione, non solo in Fca, i due grandi temi su cui insistere, ha osservato il leader della Cgil, sono salario e democrazia. Quanto al primo, Camusso ha ricordato che i lavoratori italiani sono quelli che guadagnano meno a parità di condizioni rispetto al resto d'Europa e che in questi ultimi anni i nostri salari si sono rapidamente impoveriti. Uno scenario in cui “il lavoro povero – ha aggiunto l'esponente della Cgil – non ha avuto alcun beneficio, nemmeno dai famosi 80 euro”. Insieme a questo va contrastata la scelta politica di voler sostituire il salario con il welfare, “dove welfare mescola i buoni benzina e sanità integrativa, mettendo a rischio l'universalità del nostro sistema sanitario. Vale anche per la formazione”. Secondo tema di ordine generale, la democrazia: “Come dice la Carta dei diritti universali del lavoro, dobbiamo introdurre un elemento per misurare le controparti, cosa peraltro fondamentale in Fca. La frattura verticale delle associazioni datoriali è evidente e indebolisce i contratti”. Senza dimenticare che “Fca è diventata troppa piccola per essere un produttore globale. Quello nato come un processo di grande industrializzazione, favorito al tempo dal governo Obama, oggi non trova molte porte aperte. I nostri governi non fanno politica industriale di questo tipo ormai dagli anni 90”.

Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini nel suo intervento ha ricordato che “siamo in una fase di grandi cambiamenti per il settore delle auto, e non solo in Italia. Ma, a differenza di quanto accade in altre realtà, “i governi che si sono susseguiti si sono limitati sempre a dire che erano d'accordo con tutto ciò che veniva proposto dal gruppo, anche quando si trattava di cose diverse, ogni sei mesi o ogni anno. Rispetto al 2018 l'azienda ne sta dicendo tante – ha aggiunto –. Il capo della finanziaria che controlla tutto il gruppo ha dichiarato che non ci sarà neanche più Marchionne dal 2019. Quindi è chiaro che siamo in una fase di grandi cambiamenti". Ma senza, appunto, denuncia il sindacalista, un’indicazione strategica preciso su cosa avverrà. A questo proposito, “aver annunciato che la nuova Panda si farà in Polonia, senza dire qui quale nuovo modello ci sarà, dovrebbe preoccupare tutti”.

"Mi pare – ha argomentato il leader della Fiom – che adesso ci sia un silenzio preoccupante, perché il settore dell'auto in tutto il mondo è in una fase di grandissima riorganizzazione e concentrazione e Fca ha bisogno strategicamente di fare un'altra alleanza. In più sussiste tutto il problema che riguarda i nuovi prodotti". Landini ha poi ribadito la preoccupazione per gli stabilimenti di Nola e Pomigliano d’Arco: "Prima di fare mobilitazioni generali vorremmo poter discutere sulle nuove strategie e su cosa succede nella produzione dell'auto e su tutto il settore della componentistica". La prospettata cessione della produzione dei modelli Panda alla Polonia "è un tema che dovrebbe essere oggetto di una discussione che coinvolga direttamente il governo e che chiarisca le scelte del gruppo. Credo che tutto dovrebbero riflettere sul fatto che ridurre i diritti e i salari, come è avvenuto, non serve a far ripartire l'economia. Anzi, serve semplicemente a far stare peggio chi lavora e a far arretrare il paese".

Dividendo Italmobiliare, Genovesi (Fillea): emblema di ingiustizia

Ven, 21/04/2017 - 17:40

“Siamo di fronte ad un esempio emblematico, al paradigma delle diseguaglianze sociali presenti nel nostro paese e nella filiera delle costruzioni”: questo il commento amaro di Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, alla notizia dell’approvazione da parte dell’assemblea degli azionisti di Italmobiliare, di proprietà della famiglia Pesenti, di un dividendo pari ad 1 euro per azione per l’esercizio economico del 2016, anno in cui, ricorda il segretario “è stata perfezionata la vendita di Italcementi al gruppo Heidelbergcement".

"Leggendo la notizia – commenta Genovesi – non possiamo non pensare alla gestione da parte dei Pesenti degli esuberi, ai 430 lavoratori in cassa integrazione e alla decisione di rinunciare ad investire nel tessuto produttivo e manifatturiero di un paese e del territorio, badando solo agli aspetti finanziari”.

Italcementi negli anni “si era distinta per innovazione di processo e di prodotto, ma la proprietà ha preferito la strada del miglior investimento, mostrando di aver perso qualunque legame con quel ruolo sociale dell'impresa nella società, di cui per tanto tempo aveva saputo tenere alta la bandiera, abbandonando così non solo una tradizione ma anche tutte quelle persone che con i loro saperi hanno contribuito alla storia ed alla ricchezza di Italcementi", attacca il sindacalista.

"Da parte nostra - conclude Genovesi - continueremo a impegnarci per estendere la protezione sociale e per ricollocare a livello occupazionale tutte quelle persone che con il loro lavoro hanno consentito oggi agli azionisti di brindare al favoloso dividendo”.

Umbria, sindacati esclusi da osservatorio criminalità

Ven, 21/04/2017 - 17:21

 

"È semplicemente inaccettabile che all’interno dell’Osservatorio regionale sulla criminalità organizzata e l’illegalità non siedano Cgil, Cisl e Uil, le tre organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori e le lavoratrici dell’Umbria", così in una nota unitaria.

"Sono anni che denunciamo la gravissima situazione di crescente illegalità e aggressione mafiosa nella nostra regione, fenomeni che si ripercuotono in maniera pesantissima sulle persone che rappresentiamo. Pertanto restiamo sconcertati nel vedere che al tavolo insediatosi ieri, 20 aprile, accanto alle associazioni e ai rappresentanti delle imprese, sieda la Cisal, un sindacato scarsamente rappresentativo, già chiamato in causa da Cgil, Cisl e Uil davanti alla direzione provinciale del lavoro, per vari casi di dumping contrattuale" continua il comunicato. 

"Il fatto è tanto più grave visto che Cgil, Cisl e Uil avevano individuato e comunicato il nominativo di un rappresentate unitario, completamente ignorato da parte del consiglio regionale. Crediamo che il presidente della Commissione d’inchiesta Giacomo Leonelli, peraltro segretario del Pd regionale, e più in generale la Regione Umbria abbiamo compiuto un gravissimo atto di totale mancanza di rispetto e considerazione nei confronti di Cgil, Cisl e Uil e delle centinaia di migliaia di cittadini umbri che esse rappresentano", conclude la nota. 

 

«Stabile precariato», il 23 aprile appuntamento a Perugia

Ven, 21/04/2017 - 16:52

 

Un appuntamento fisso, ormai dal 2014, quello che la Cgil di Perugia, insieme al Nidil (categoria della Cgil che tutela i lavoratori precari e somministrati), organizza in questo periodo dell’anno per incontrare iscritti, simpatizzanti e cittadini. Quest’anno si chiama “Stabile precariato” ed è una rappresentazione che metterà insieme musica, teatro e approfondimento, proprio sui temi del lavoro precario. L’appuntamento è in programma domenica 23 aprile presso il Circolo Arci S.Erminio di Perugia.

“Stabile precariato” è una rappresentazione scritta ed interpretata da Carlo Albè, che si avvale della collaborazione di Mattia Nardin (alla chitarra). Lo spettacolo, al termine del quale è previsto un buffet, è gratuito e aperto a tutti. L’appuntamento, presso il circolo perugino, è alle ore 18. Sarà presente il segretario generale della Cgil di Perugia Filippo Ciavaglia, quello del Nidil provinciale Massimo Fraolo e altri rappresentanti della Cgil.

Cgil: «Insensate due manifestazioni per il 25 aprile»

Ven, 21/04/2017 - 16:36

"La scelta di svolgere due manifestazioni in occasione della giornata del 25 aprile è assolutamente insensata, anche alla luce di ciò che sta accadendo nel mondo, alle minacce incombenti. In tutte le città italiane si è trovato il modo di celebrare questo anniversario, uno dei più importanti per la storia del nostro paese, all'insegna dell'unità", così in una nota la Cgil di Roma e Lazio.

"A Roma, la Capitale d'Italia, questo percorso unitario viene invece messo in discussione. Un errore gravissimo – continua la nota –. Invitiamo tutti a partecipare al corteo promosso dall'Anpi, concepito nel rispetto degli ideali della Resistenza, perché i venti di guerra che soffiano inesorabili sul mondo dovrebbero far riaprire proprio in un'occasione come questa il dibattito sulla pace e la comunione dei popoli invece che affogarlo in polemiche tanto inutili quanto dannose".

"La decisione del Pd di non partecipare alla manifestazione è poi del tutto incomprensibile e rischia di collocare il partito al di fuori delle forze politiche che si riconoscono nei valori fondanti la nostra Repubblica", conclude la nota.

Issr: lavoratori in presidio il 27 aprile

Ven, 21/04/2017 - 16:12

I lavoratori precari dell’Istituto statale Sordi di Roma (Issr) saranno in presidio il giorno 27 aprile, dalle ore 9,30 alle 14,00, in Largo Bernardino da Feltre (di fronte al Miur. La mobilitazione è stata organizzata da Nidil Cgil. A seguito di alcune richieste d’incontro, il 15 marzo scorso, NIdiL nazionale ha ottenuto un colloquio in cui ha sottoposto al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca tutte le tematiche dell’Issr, "sottolineando l’urgenza di intervenire in una situazione in cui ci sono lavoratori da sempre privi delle garanzie offerte dai contratti di tipo subordinato e attualmente senza stipendio".

"Ad oggi, non sono pervenute risposte sul futuro di questa struttura. NIdiL ha deciso quindi di indire un sit-in di protesta davanti al Ministero, per accendere i riflettori sulla condizione lavorativa del personale e per denunciare le gravissime difficoltà finanziarie dell'Istituto. Una protesta rumorosa per rompere il silenzio".

Kcs (To): Fp vince causa per corretto inquadramento

Ven, 21/04/2017 - 16:01

Ieri, giovedì 20 aprile, il Tribunale del Lavoro di Torino ha accolto il ricorso della Fp Cgil contro la cooperativa Kcs. stabilendo che il corretto inquadramento per gli operatori socio sanitari è il livello c2. "Questo è il risultato di una lunga e complessa vertenza, che ha visto per l'ennesima volta il sindacato costretto a rivolgersi ad un organo giudiziario a causa della totale mancanza di risposte da parte della cooperativa in questione, unica - dal 2009 ad oggi - a non applicare il corretto livello contrattuale sul territorio piemontese", si legge in una nota della Fp Cgil.

"Si tratta solo del primo passo di un cammino che porterà il sindacato di categoria a far ottenere a tutti gli operatori socio sanitari il corretto inquadramento contrattuale che, fino ad oggi, ha fatto perdere loro una somma di 400-500 euro annuali per un totale di quasi 4000 euro complessivi", conclude il comunicato.

Professioni sanitarie, sindacati: così non va bene

Ven, 21/04/2017 - 15:51

Sospendere il percorso di approvazione dello schema di accordo tra governo, regioni e province autonome sulla definizione delle attività delle professioni sanitarie del Servizio sanitario nazionale e convocare urgentemente Cgil Cisl Uil per dare avvio a un percorso che miri alla piena valorizzazione delle professioni sanitarie. A chiederlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, in una nota inviata in data odierna al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e alla Conferenza permanente Stato-Regioni.

Nel merito, rilevano le categorie di Cgil, Cisl e Uil, “lo schema di accordo si occupa esclusivamente di definire il perimetro delle attività riservate alle professioni sanitarie, ex legge 42/1999, senza peraltro declinarle, tralasciando di occuparsi anche di quelle riservate alle professioni mediche, nonostante l’Accordo del 2013 fosse rivolto indistintamente a tutte le professioni sanitarie. Riteniamo pertanto che i contenuti non siano attinenti alle finalità dell'accordo e che si voglia attuarlo in modo non condivisibile né nel merito né nel metodo”.

Inoltre, sottolineano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, “la formulazione che è stata scelta, oltre che troppo generica, è anche incompleta, non tenendo conto dei titolo equipollenti o equivalenti, e, complessivamente, non definendo alcunché di nuovo (né tantomeno di innovativo) rispetto al quadro oggi esistente. Si rischia così di ingarbugliare ancor di più il complesso scenario della regolazione della vita professionale, lavorativa ed organizzativa in sanità, che è bisognoso di ben altro per adeguare le proprie potenzialità di risposta efficace ai veri bisogni di salute dei cittadini”.

È mancato, inoltre, per i sindacati “un confronto con Cgil Cisl Uil, certamente interessate al provvedimento per i riflessi che esso sarà in grado di produrre per le lavoratrici e i lavoratori e per il sistema sanitario, proseguendo nella direzione che abbiamo condiviso anche nell’accordo del 30 novembre scorso in merito al riconoscimento del ruolo del sindacato e l'impegno del governo a ripristinare opportune relazioni sindacali, che avrebbe potuto consentire di valutare complessivamente ed in maniera approfondita la proposta di oggetto”. 

Alla luce di questo, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl chiedono “la sospensione del percorso di approvazione dello schema di Accordo e ritengono necessaria e non più procrastinabile la convocazione urgente di Cgil Cisl Uil per dare avvio a una riflessione congiunta che si sviluppi in un percorso più ampio e teso a realizzare, al contempo, anche la piena valorizzazione delle professionalità sanitarie. Una discussione che - concludono - dovrà essere stabilmente collegata all'immediato rinnovo del contratto per produrre i risultati che da tempo rivendichiamo”.

Reddito da disuguale cittadinanza: ecco perché è necessario

Ven, 21/04/2017 - 15:35

Sul reddito di cittadinanza regna sovrana una spessa coltre di false credenze. La prima è quella secondo cui esso avrebbe il gravissimo difetto di dare allo stesso modo ai ricchi e ai poveri; dunque, sarebbe iniquo e avrebbe effetti redistributivi nulli. Si dimentica che il reddito di cittadinanza deve essere finanziato e che il peso del suo finanziamento ricade interamente sui più ricchi, con la conseguenza che per essi l’introduzione di quel reddito si risolverebbe in una perdita netta.

Se si chiedesse perché i ricchi devono pagare (molto) e prendere (poco) anziché pagare direttamente la differenza netta, una risposta – non l’unica – sarebbe che il doppio movimento permette di rendere visibili due principi essenziali: che tutti i cittadini, anche i ricchi, hanno diritto – in quanto tali – a un reddito (e tra poco, riflettendo sulle ragioni del reddito di cittadinanza questo punto diventerà più chiaro); che i più ricchi devono rendere possibile l’erogazione universale del reddito di cittadinanza.

È una falsa credenza anche che il reddito di cittadinanza finirà per legittimare e universalizzare il parassitismo e per negare l’opportunità fondamentale del lavoro. Per dubitare di queste credenze basta riflettere su quanti lavorano pur avendo un reddito familiare su cui contare. In realtà, disponendo di un reddito, molti potrebbero sentirsi inclusi nella cittadinanza e stimolati a cooperare anche attraverso l’impegno di lavoro.

Quanto ai possibili fondamenti di un reddito di cittadinanza, per orientarsi a individuarli è utile riflettere sul fatto che non tutti beneficiano dei rendimenti che derivano da risorse comuni e che spesso vi sono vantaggi che non sono il frutto dello sforzo individuale. Il primo esempio è quello della terra e di altre risorse naturali; ci sono poi i beni ricevuti in eredità, almeno per la dimensione relativa al beneficio per gli eredi e i vantaggi dovuti al caso che accompagna il gioco della domanda e dell’offerta; c’è anche il mancato riconoscimento che il prodotto marginale dipende da come è organizzato il lavoro di squadra, dalle dimensioni dell’impresa, dalle dotazioni di investimenti e di infrastrutture, tutti fattori non riconducibili all’impegno di chi si appropria di quel prodotto.

Tali risorse andrebbero ripartite fra tutti; infatti, l’appropriazione di alcuni a danno di altri rappresenta una vera e propria espropriazione. Il loro valore, peraltro, dipende da molte circostanze, ma in linea di principio corrisponde a quello che si è disposti a pagare per esse e che può variare in funzione di numerose variabili. Per esempio, Warren Buffet ha lucidamente riconosciuto di avere avuto la “fortuna di vivere in un momento e in un Paese in cui i suoi talenti erano particolarmente apprezzati – talenti che in altri contesti potrebbero non avere alcun valore”.

Ma due altre ragioni che ci paiono sottovalutate nella riflessione pubblica spingono nella direzione, se non di un reddito di cittadinanza pieno, di una misura a esso assai vicina. La prima si basa sul fatto, accertato, che in tutti i Paesi le origini familiari condizionano le prospettive di vita individuale e in alcuni di essi (tra i quali il nostro) chi proviene da background peggiori può soffrire di rilevanti svantaggi. Naturalmente, a tali svantaggi corrispondono i vantaggi di cui gode un altro segmento della società. Dunque, per alcuni cittadini l’appartenenza alla società è più svantaggiosa che per altri, indipendentemente dai loro comportamenti e ciò sembra costituire una valida ragione per prevedere un istituto che compensi questo svantaggio.

Se l’uguaglianza di opportunità richiede di compensare gli effetti delle circostanze negative (cioè svantaggi di cui non si è responsabili), allora sarebbe la stessa uguaglianza di opportunità a richiedere un intervento nella direzione del reddito di cittadinanza. Chi deve pagare per questo? I più ricchi, è la risposta immediata. Si potrebbe osservare che non tutti i ricchi godono del vantaggio a cui corrisponde lo svantaggio di molti altri. Ma a questa osservazione si può replicare che, nell’impossibilità di procedere a una precisa individuazione dei beneficiari, chiamare tutti i ricchi a partecipare al finanziamento di questa misura compensativa costituisce una soluzione ragionevole e per molti versi giusta. In qualche modo, infatti, la società ha premiato i ricchi ed è perciò giusto che essi indennizzino gli svantaggiati.

In fondo, i filantropi così ammirati per il loro comportamento, invariabilmente dicono di avvertire l’esigenza di restituire qualcosa alla società che ha consentito loro di essere così ricchi. A chi è più giusto restituire se non a coloro che sono stati svantaggiati da quella stessa società? La filantropia, peraltro, redistribuisce secondo le preferenze dei donatori, che spesso portano a privilegiare attività che nulla hanno a che fare con la compensazione dei più svantaggiati (si pensi alle donazioni ai musei); d’altro canto, essa espone a rischi elevati di non coordinamento fra i diversi interventi.

La seconda ragione riguarda la possibilità di accedere a redditi elevatissimi, approfittando di circostanze che consentono di fruire gratuitamente di alcuni essenziali input. Quando questi input riguardano l’attività quotidiana dei cittadini il problema assume aspetti speciali. Il riferimento è all’utilizzo dei dati personali come fonte di guadagno per chi controlla la rete. Le nostre attività quotidiane diventano occasione di profitto per la domanda che di tali dati esiste e che si manifesta principalmente, ma non soltanto, in ambito pubblicitario. I nostri dati servono, oramai, anche a orientare le campagne elettorali oltre che a indirizzare numerosi ambiti di ricerca, molti dei quali hanno lo scopo ultimo di influenzare i nostri comportamenti.

Siamo di fronte a un nuovo caso di “espropriazione” del cittadino nei confronti di quelle che dovrebbero essere risorse comuni e quindi a un possibile ragionevole fondamento per un trasferimento di cittadinanza. Anche in questo caso la società può intervenire a correggere il problema alla fonte. In alternativa, la soluzione consiste in un reddito non condizionato allo stato di povertà. Queste considerazioni mirano soprattutto ad attrarre l’attenzione su aspetti delle società contemporanee che possono aggravarsi con il tempo in assenza di antidoti adeguati – e alla ricerca dei quali non sembra che vengano dedicati gli sforzi richiesti. Basti pensare ai rischi di disoccupazione strutturale connessi allo sviluppo dell’automazione.

Per articolare una proposta operativa sono necessari, naturalmente, molti approfondimenti e occorre prendere in considerazione numerosi altri aspetti, a iniziare da quello relativo all’opportunità di chiedere ai beneficiari una contropartita sotto forma di impegno lavorativo. La questione è complessa, perché il trasferimento ha la sua giustificazione nella compensazione di uno svantaggio e, dunque, null’altro dovrebbe essere necessario per ottenerlo. Ma forse è ragionevole chiedere un minimo di reciprocità sotto forma di impegno a lavorare da parte di chi non lavora.

Una richiesta che avrebbe maggior senso se i lavori disponibili – grazie anche a un illuminato intervento dei governi – fossero “decenti”. Alla sua base potrebbe esservi un ragionamento di questo tipo: la compensazione per lo svantaggio è rappresentata dal benessere aggiuntivo che il reddito consentirà al netto della disutilità del lavoro che viene richiesto – e viene richiesto in quanto la reciprocità va salvaguardata e, dunque, ciascuno deve dare “qualcosa” alla società.

Ma i dettagli su cui riflettere sono anche altri. Chi sono gli svantaggiati cui la compensazione si rivolge? Come si caratterizza una “reciprocità equa”? Con quali imposte deve essere finanziato il trasferimento? Come deve essere reso compatibile con altri interventi personalizzati sulla base dei diversi bisogni individuali (età e condizioni di salute)? Dunque, c’è molto su cui riflettere. Ma è bene farlo nella massima chiarezza possibile, soprattutto degli obiettivi che si intendono perseguire e delle ragioni che li giustificano.

Per muovere in questa direzione è indispensabile liberarsi da pregiudizi e confusioni. E per iniziare a farlo potrebbe essere utile trovare un termine migliore di reddito di cittadinanza. Forse basterebbe aggiungere un aggettivo o poco più: reddito da disuguale cittadinanza.

Maurizio Franzini è professore ordinario di Politica economica alla Sapienza, Università di Roma; Elena Granaglia è professore ordinario di Scienza delle finanze all’Università di Roma Tre

Megale (Fisac), governo restituisca poteri ad Anac

Ven, 21/04/2017 - 15:05

"Il pesante intervento di riduzione dei poteri dell’Anac, effettuato da mano indistinta in Consiglio dei ministri, comporta conseguenze normative così gravi da imporne l’immediato annullamento". A dirlo è il segretario generale della Fisac Cgil Agostino Megale, ribadendo che "la lotta alla corruzione nel nostro paese deve continuare a rappresentare una priorità nell’agenda politica e dell’azione amministrativa". Megale auspica "che quanto accaduto possa essere archiviato rapidamente come un singolo incidente di percorso cui il governo deve al più presto porre rimedio".

Risulta alla stessa maniera incomprensibile, conclude il segretario Fisac, "la soppressione dell’emendamento inerente il trattamento giuridico ed economico del personale di Anac, personale che non può continuare a operare in un limbo normativo inaccettabile. Deve essere questa l’occasione per far rientrare l’Anac a pieno titolo tra le Autorità indipendenti di regolazione e controllo di cui alla legge 481/95, assicurandole finalmente la necessaria autonomia e indipendenza".

Seta (Modena), 24 aprile sciopero

Ven, 21/04/2017 - 14:59

Si svolge lunedì 24 aprile lo sciopero dei lavoratori di Seta spa, l’azienda modenese del trasporto pubblico locale. Lo stop, promosso dai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Autoferrotranvieri e Faisa Cisal, sarà per l’intera giornata di lavoro. È anche previsto un presidio dei lavoratori davanti all’ingresso del deposito bus (strada Sant’Anna 210) dalle ore 8.30 alle 12.30.

Lo sciopero di lunedì 24 fa seguito a quello del 20 marzo scorso nell’ambito della difficile vertenza con la direzione di Seta “sui temi quali il ricorso massiccio allo straordinario, la scarsa manutenzione e vetustà dei mezzi, i problemi di sicurezza a bordo dei mezzi per cittadini e lavoratori”. I sindacati non accettano poi “le insinuazioni dei vertici di Seta sull’aumento delle assenze per malattia dei mesi scorsi, poiché l’azienda ha tutti gli strumenti per verificare assenze anomale e adottare i provvedimenti del caso. L’azienda continua invece a non affrontare il vero problema del massiccio ricorso allo straordinario, dei doppi turni e dei mancati riposi per gli autisti. Una parte consistente di autisti sono costretti a turni fino a 15 ore, di cui 13 alla guida dei mezzi”.

Assurdi anche “i provvedimenti disciplinari verso i lavoratori che hanno rifiutato di effettuare straordinari per problemi familiari, e sono stati sanzionati con cinque giorni di sospensione”. I sindacati sono anche stupiti del fatto che “a fronte del cambio di orario dei bus nei giorni pasquali, non sia stata data alcuna informazione agli utenti. Ciò dimostra anche un’evidente scarsa attenzione alle esigenze dell’utenza”.

I vertici di Seta, conclude la nota, la smettano “di buttare fumo negli occhi ai cittadini, fornendo una visione travisata del servizio alla quale credono solo loro. È necessario invece che Seta, e anche Amo, rispondano delle mancate comunicazioni agli utenti sulle pensiline, ultima quella di Pasqua, e non utilizzare semplicemente il sito per le variazioni orarie. Seta dovrà rispondere ai cittadini in caso arrivassero sanzioni economiche per omessa comunicazione. Soprattutto, la direzione aziendale di Seta smetta di lanciare temi che solo un tavolo di relazioni  industriali può affrontare. Infine, l’azienda non può continuare a tenere in ostaggio il tavolo di armonizzazione sulla contrattazione di secondo livello insieme a Reggio Emilia e Piacenza”.

Landini: silenzio preoccupante sul futuro dell'auto

Ven, 21/04/2017 - 14:59

Siamo in una fase di grandi cambiamenti per il settore delle auto, e non solo in Italia. Ma, a differenza di quanto accade in altre realtà, “i governi che si sono susseguiti si sono limitati sempre a dire che erano d'accordo con tutto ciò che veniva proposto dal gruppo, anche quando si trattava di cose diverse, ogni sei mesi o ogni anno". Così, Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, nel corso del convegno napoletano dal titolo emblematico di “Ci siamo. La Fiom in Fca”.

"Rispetto al 2018 l'azienda ne sta dicendo tante – ha aggiunto –. Il capo della finanziaria che controlla tutto il gruppo ha dichiarato che non ci sarà neanche più Marchionne dal 2019. Quindi è chiaro che siamo in una fase di grandi cambiamenti". Ma senza, appunto, denuncia il sindacalista, un’indicazione strategica preciso su cosa avverrà. A questo proposito, "aver annunciato che la nuova Panda si farà in Polonia, senza dire qui quale nuovo modello ci sarà, dovrebbe preoccupare tutti.

"Mi pare - ha argomentato il leader della Fiom - che adesso ci sia un silenzio preoccupante, perché il settore dell'auto in tutto il mondo è in una fase di grandissima riorganizzazione e concentrazione e Fca ha bisogno strategicamente di fare un'altra alleanza. In più sussite tutto il problema che riguarda i nuovi prodotti".

Landini ha poi ribadito la preoccupazione per gli stabilimenti di Nola e Pomigliano d’Arco: "Prima di fare mobilitazioni generali vorremmo poter discutere sulle nuove strategie e su cosa succede nella produzione dell'auto e su tutto il settore della componentistica".

La prospettata cessione della produzione dei modelli Panda alla Polonia, ha sottolineato, "è un tema che dovrebbe essere oggetto di una discussione che coinvolga direttamente il Governo e che chiarisca le scelte del gruppo. Credo che tutto dovrebbero riflettere sul fatto che ridurre i diritti e i salari, come è avvenuto, non serve a far ripartire l'economia. Anzi, serve semplicemente a far stare peggio chi lavora e a far arretrare il Paese".

Salute e sicurezza, 27 aprile iniziativa Cgil, Cisl, Uil, Ilo

Ven, 21/04/2017 - 14:48

Giovedì 27 aprile, alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e sicurezza del lavoro e del Worker’s memorial day, si terrà a Roma l’iniziativa seminariale di Cgil, Cisl, Uil e Ilo “Garantire la salute e la sicurezza di ogni posto di lavoro nell’Unione Europea: legislazione, contrattazione collettiva e dialogo sociale”. L’appuntamento è alle ore 9.30 presso la sede italiana dell’Ilo (in via Panisperna 28).

I temi al centro del seminario saranno di carattere internazionale ed europeo, ma anche relativi alle questioni al centro del dibattito nazionale in materia prevenzionistica. Si evidenzierà il lavoro svolto e i risultati sino ad oggi raggiunti con il contributo del sindacato italiano ed europeo in tema di revisione della Direttiva cancerogeni, e si discuterà delle prospettive e degli sviluppi in ambito comunitario e delle strategie di tutti gli attori in favore della prevenzione, a cominciare dalle Istituzioni e dalle organizzazioni dei lavoratori. Inoltre verrà affrontato il nodo della necessità per il nostro paese, unico in Europa a non aver ancora compiuto questo importante passo, di avere finalmente una Strategia nazionale sulla salute e sicurezza sul lavoro al fine di programmare azioni di prevenzione in sinergia tra tutti i protagonisti del sistema tripartito.

All’iniziativa parteciperanno il direttore della Sezione Italiana dell’Ilo Gianni Rosas; i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Franco Martini, Giuseppe Farina e Silvana Roseto; la segretaria confederale della Ces Ester Lynch; Antonio Cammarota della Direzione generale Occupazione e affari sociali, Sezione Ohs, della Commissione europea; il presidente della Commissione Lavoro della Camera dei deputati Cesare Damiano.

Servizi per l'impiego, allarme sicurezza in Umbria

Ven, 21/04/2017 - 14:44

I locali dei servizi per l’impiego dell’Umbria, in particolare quelli di Perugia, versano in "gravissimo stato di abbandono” e le condizioni igieniche e di sicurezza in cui sono costretti quotidianamente a lavorare gli operatori sono “precarie”. La denuncia arriva Fp Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl e dalla Rsu che in una lettera indirizzata alla Regione Umbria e alle altre istituzioni competenti hanno voluto ribadire tutte le criticità che restano in essere per i lavoratori di questo fondamentale servizio. 

Tra i problemi denunciati nella missiva c’è l’assenza di un presidio di uscieri, "con la conseguenza che nei locali destinati al back office e front office può accedere chiunque ed in qualsiasi orario, dai bene ai male intenzionati”; c’è poi il fenomeno delle "aggressioni verbali da parte di alcuni utenti, con chiare minacce di aggressioni fisiche”, favorite dalla brevissima distanza tra gli operatori e gli utenti stessi; la pavimentazione dei locali è deteriorata, in quanto piena di “rattoppi” che creano "pericolo per l’incolumità degli operatori ed utenti”; e infine, i locali vengono puliti "in modo assolutamente blando da parte del personale addetto alle pulizie”. Nella lettera i sindacati ricordano anche che presso il Tribunale di Perugia, Sezione penale, si è svolta l'udienza del processo a carico di un "facinoroso", "abitudinario frequentatore dei suddetti locali, allontanato dalle forze di sicurezza in quanto fautore di escandescenze comportamentali”.

A fronte di questa situazione sindacati e Rsu chiedono di "porre immediatamente rimedio a queste incresciose situazioni, che si protraggono da più di due anni, al fine di permettere un sereno approccio all’utenza da parte degli operatori ed evitare episodi tragici come quello accaduto alla sede regionale del Broletto di qualche anno fa”. Si precisa, conclude la missiva inviata alle istituzioni, che ogni "evento dannoso per la salute e la sicurezza dei lavoratori e degli utenti sarà imputato alla responsabilità oggettiva in capo ai datori di lavoro, come stabilito dalla normativa sulla salute e sicurezza nei luoghi lavoro”. Con il tema sicurezza nei luoghi di lavoro cresce ulteriormente la tensione tra i lavoratori e le lavoratrici dei centri per l’impiego che potrebbe portare - avvertono i sindacati - anche nei prossimi giorni, in assenza di risposte da parte della Regione, ad iniziative di mobilitazione.

Lavoratori somministrati in stato di agitazione

Ven, 21/04/2017 - 14:16

Sono in stato di agitazione i lavoratori in somministrazione che operano nell'ambito della pubblica amministrazione. Lo hanno proclamato Felsa Cisl, Nidil Cgil e Uiltemp che contestano "l’esplicita esclusione dei lavoratori in somministrazione dalle procedure concorsuali che puntano al superamento del precariato nella PA". Tale decisione, per i sindacati, "viola le legittime attese dei lavoratori somministrati e comprime arbitrariamente la discrezionalità delle amministrazioni tutte, in ordine alla corretta acquisizione del personale, ai fini del buon funzionamento dell’Amministrazione, nel rispetto delle norme costituzionali". 

Le sigle si riservano, nei tempi e nelle modalità previste dalla legge, "di proclamare lo sciopero dei lavoratori somministrati presso la PA nel caso in cui non ci fosse una risposta positiva alla richiesta effettuata. Lo stato di agitazione proclamato non avrà alcun impatto sui diritti degli utenti dei servizi pubblici essenziali". 

Fp Cgil Liguria: Fulvia Veirana è la nuova segretaria generale

Ven, 21/04/2017 - 13:05

Fulvia Veirana è stata eletta segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil Liguria dall’assemblea generale della categoria, riunitasi ieri (20 aprile) presso la Cgil di Genova e Liguria di Via d'Acri, alla presenza di Serena Sorrentino Segretaria Generale Fp Cgil. Veirana sostituisce Vladimiro Furini, giunto a fine mandato, e al quale è andato il ringraziamento del sindacato per gli anni trascorsi alla guida di una tra le categorie più grandi della Cgil. 

Fulvia Veirana, sposata e con due figli, nel 1996, dopo alcuni lavori precari, entra all’Ipercoop di Savona. Inizia così una lunga gavetta sindacale che la porta ad essere eletta una prima volta in qualità di delegata Cgil nella rappresentanza sindacale unitaria. Nel 2000 viene eletta coordinatrice regionale Cgil delle rappresentanze sindacali unitarie Ipercoop della Liguria, mentre l’anno successivo entra a far parte del Comitato Direttivo della Filcams savonese. Senza lasciare il posto di lavoro, nel 2002 entra nella segreteria della categoria. Il distacco sindacale arriva nel 2003 e nel maggio del 2006 viene eletta Segretario Generale Filcams Savona. Sono anni segnati dall’avvio della contrattazione integrativa regionale Iperliguria con la stabilizzazione dei lavoratori precari, del protocollo sulla trasformazione delle aree “ex Metalmetron” e del sostegno al reddito nel settore. Nel 2008 viene eletta Segretaria Generale della Fp Cgil di Savona e cinque anni dopo, nel giugno 2013 viene eletta una prima volta a Segretario Generale della Camera del Lavoro di Savona, carica che le viene confermata nel Congresso dell’anno successivo. Dopo una breve parentesi politica in occasione della campagna per le elezioni amministrative regionali, torna a lavorare in Coop nel settore del prestito sociale. Alla fine del 2016 viene nuovamente chiamata in Cgil ed in particolare in funzione pubblica dove si occupa di sanità.