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Aggiornato: 1 hour 21 min fa

Visentini: «Democrazia europea a rischio»

Mer, 22/05/2019 - 11:09

“L'Unione Europea e la nostra democrazia sono sotto attacco e le prossime elezioni europee saranno un punto di svolta che ci condurrà o verso un'Europa più sociale o verso il declino dell'Unione stessa”. Con queste parole Luca Visentini, segretario generale della Ces, la Confederazione dei sindacati europei (Etuc è l'acronimo in inglese), ha aperto la sue relazione al 14esimo congresso dell'organizzazione, che si sta svolgendo a Vienna.

“Vediamo crescere i partiti dell'estrema destra, i nazionalisti e persino i neo-fascisti – ha detto Visentini – e siamo preoccupati per quello che sta succedendo in Ungheria, in Polonia e nel mio paese, l'Italia, ma anche in Francia, nel Regno Unito con la Brexit, in Germania con l'Afd, in Spagna con Vox e via dicendo”.

“Siamo molto preoccupati – ha aggiunto il segretario della Ces – per le politiche contro il lavoro e contro i sindacati del governo austriaco e questa è la ragione per cui abbiamo deciso, insieme alla ÖGB, la confederazione sindacale austriaca, di tenere il nostro congresso a Vienna, per dimostrare la solidarietà dell'intero movimento europeo ai nostro colleghi e per sostenere la loro lotta contro il governo austriaco di estrema destra. E non nascondiamo la nostra soddisfazione nel vedere il crollo di questo governo, con l'Austria che andrà presto ad elezioni – ha proseguito Visentini – anche se non è rassicurante che ciò accada a causa della corruzione”.

Il segretario Ces ha sottolineato come sia noto che molti dei partiti dell'estrema destra europea siano corrotti e spesso “influenzati da paesi e forze che sono al di fuori dell'Ue” e che vogliono “la dissoluzione del progetto europeo”. Tuttavia, è auspicio del sindacato che i governi espressione di queste forze cadano per ragioni politiche, per la loro “retorica basata sull'odio” e che i popoli “reagiscano in ogni paese contro il fascismo e la xenofobia, in difesa della democrazie e della giustizia sociale”.

Perché ad essere a rischio, secondo il segretario Ces, non sono solo i diritti civili, ma anche quelli sociali. “Prima di tutto la libertà di associazione, di organizzazione e di contrattazione collettiva, che sono pilastri della democrazia”, ha detto Visentini. Eppure, questi “sentimenti negativi” crescono anche “tra i lavoratori, persino tra i nostri iscritti – ha sottolineato – ma faremmo un grave errore se li condannassimo per questo, al contrario abbiamo la responsabilità di comprendere le cause di tutto ciò”.

E allora, secondo Visentini, bisogna guardare alle “ferite lasciate dalla crisi”: disoccupazione, disuguaglianze, povertà ed esclusione sociale, che minano “la fiducia delle persone nel futuro”. “Dobbiamo restituire il futuro alle persone”, ha detto ancora il segretario Ces, “un futuro per i lavoratori di oggi e per i loro figli. Un futuro in cui tutti possano avere un lavoro dignitoso, un salario giusto, accesso a diritti e protezioni uguali per tutti, a una casa, a un sistema sanitario, alla scuola e alla formazione”. Che poi, è “il modello europeo del quale siamo stati orgogliosi per decenni”.

E allora, secondo Visentini, la democrazia europea è a rischio, proprio perché l'Ue ha perso la sua “anima sociale”. Non a caso lo slogan scelto per il congresso della Ces è proprio: “Vogliamo un'Europa più giusta per i lavoratori”, un'Europa “basata su democrazia e giustizia sociale, lavoro di qualità, salari più alti, e una transizione sostenibile ad un'economia digitale e senza carbone”.

Questo richiede “un nuovo contratto sociale”, perché quello vecchio è stato rotto “dalla crisi e dall'austerità”, “sfruttando i lavoratori e mettendoli gli uni contro gli altri”, “dando alla libertà economica più peso che ai diritti sociali”. Un primo importante risultato in questa direzione è rappresentato, secondo Visentini, dal Pilastro europeo dei diritti sociali, del quale il sindacato europeo “è molto orgoglioso”, visto che erano oltre 10 anni che l'Ue non produceva nuova legislazione sociale e che questa “è il risultato di pressioni e negoziazione”.

Visentini ha poi concluso il suo intervento parlando del sindacato europeo: “Un movimento forte e vitale – ha detto – nonostante le sfide poste dalla crisi e dalle politiche di austerità che hanno distrutto milioni di posti di lavoro. Molti continuano a sostenere che i sindacati sono superati, organizzazioni antiche incapaci di interpretare i cambiamenti nella società e nel lavoro. Ma in realtà i sindacati sono una delle fondamenta della democrazia, fondamenta su cui ora vogliamo costruire un rinnovamento”.

 

Sanità privata, 23 maggio presidio al ministero

Mer, 22/05/2019 - 11:02

La mobilitazione dei lavoratori della sanità privata non si ferma: per giovedì 23 maggio è previsto un presidio a Roma, davanti alla sede del ministero della Salute. "Andremo avanti fino alla firma del nuovo contratto”, spiegano i segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio (Natale Di Cola), Cisl Fp Lazio (Roberto Chierchia) e Uil Fpl Roma e Lazio (Sandro Bernardini), annunciando la nuova tappa del percorso di mobilitazione che vede i 25 mila operatori della sanità accreditata regionale in lotta da anni per il rinnovo del ccnl. L'appuntamento è alle ore 9.30 presso la sede del dicastero (in lungotevere Ripa 1).

“Il servizio sanitario si regge per buona parte sulle spalle di questi lavoratori”, rimarcano i segretari regionali di categoria: “È anche grazie a loro che in questa regione, come nel resto del Paese, a tutti i cittadini è assicurato il diritto alla salute. Ma a differenza dei colleghi del pubblico, a fronte dello stesso servizio, ai lavoratori della sanità privata da 12 anni si nega il legittimo rinnovo del contratto. È inaccettabile. E lo faremo capire anche al ministro della Salute”. I segretari generali territoriali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl spiegano che “dal 2007 la condizione di lavoro nelle strutture sanitarie accreditate ha fatto registrare nient’altro che segni meno: meno diritti, meno salario, meno tutele. Di segno positivo solo gli anni passati ad aspettare”.

Di Cola, Chierchia e Bernardini promettono di non fermarsi "finché non costringeremo l’imprenditoria sanitaria, Aris e Aiop per prime, a rovesciare il risultato di questa equazione perversa. Continueremo a fare ogni genere di pressione su politica e istituzioni affinché cambino le regole del gioco: niente soldi pubblici a chi non rinnova i contratti, niente accreditamento a chi fa dumping contrattuale, niente servizio pubblico a chi non rispetta norme e contratti”. In conclusione, i sindacati sottolineano che “il nostro obiettivo non cambia: sanità pubblica e privata, stesso salario, stessi diritti. Sarà una delle rivendicazioni centrali che porteremo in piazza l’8 giugno alla manifestazione nazionale unitaria a Roma. Vogliamo un contratto giusto, con più retribuzione, più tutele e più riconoscimento professionale”.

Incidenti lavoro, muore operaio edile a Napoli

Mer, 22/05/2019 - 10:40

È morto dopo aver battuto violentemente la testa in seguito alla caduta da una scala. L’incidente sul lavoro è avvenuto martedì 21 maggio a Villaricca (Napoli); la vittima è un operaio edile di 64 anni, Arturo Cecere, residente a Giugliano (Napoli). L'uomo stava eseguendo dei lavori in muratura, la dinamica dell'incidente è ancora al vaglio dei Carabinieri. L’operaio è stato subito soccorso e accompagnato prima all'ospedale San Giuliano di Giugliano e poi all'ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove è deceduto dopo alcune ore.

Euroricambi (Bologna), approvato contratto integrativo

Mer, 22/05/2019 - 09:53

Approvata dai lavoratori l’ipotesi di rinnovo del contratto aziendale Euroricambi scaduto il 31 dicembre scorso. Alta è stata la partecipazione al voto: dei 403 dipendenti dell’azienda erano presenti nei giorni delle votazioni 364 lavoratrici e lavoratori; hanno votato in 263 (72,2 per cento degli aventi diritto), i sì sono stati 220 (pari all’86 per cento dei voti validi), i contrari 37, schede bianche e nulle 6. Fiom Cgil e Fim Cisl di Bologna e la Rsu di Euroricambi, esprimono "piena soddisfazione in merito al risultato del referendum e ringraziano tutte le lavoratrici e i lavoratori per la fiducia accordata. Con l’accordo Euroricambi prosegue una importante stagione di rinnovo della contrattazione aziendale nelle imprese metalmeccaniche bolognesi, per la complessità dei temi affrontati, per le sperimentazioni e le innovazioni contenute nella contrattazione e per la qualità della contrattazione sul salario".

Iniziamo dal salario: si è convenuto un aumento del premio di risultato, che passa dai 2.200 euro medi del precedente accordo a 2.500 euro medi annui, con un anticipo certo di 1.300 euro annui, che aumenta a 1.400 euro dal quarto anno di vigenza dell’accordo. Oltre all’aumento dell’indennità turno, si è introdotta inoltre una indennità di produttività strutturale in paga oraria non assorbibile, per i lavoratori inquadrati con qualifica di operai, pari ad un valore di 21 euro al mese, che aumenta a 30 euro al mese dal 1° gennaio 2022. Inoltre viene confermato il capitolo “risorse per lo studio”, che prevede una quota di 200 euro/anno a famiglia per le famiglie dei lavoratori con figli minorenni.

L’accordo aziendale investe su un rafforzamento delle relazioni sindacali, con la previsione di un sistema di confronto tra azienda e sindacato e consegna molti strumenti di gestione alla Rsu e ai lavoratori, oltre a intervenire sulle condizioni di lavoro. Viene infatti introdotta la Commissione tecnica bilaterale, formata in modo paritetico da Rsu e direzione aziendale, per affrontare preventivamente temi riguardanti l’organizzazione del lavoro e la formazione, potendosi avvalere di volta in volta anche della partecipazione sia di esperti esterni sia di lavoratori che operano nelle aree interessate alle materie oggetto del confronto.

Altro tema importante è quello degli appalti, con l’impegno di un esame preventivo con la Rsu nell’eventualità di cambio appalto, e la garanzia dell’applicazione dei contratti nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, escludendo quindi la presenza, dentro Euroricambi, di “contratti pirata”. In materia di conciliazione tra tempo personale e tempo di lavoro, viene concordato l’innalzamento della percentuale del part time dal 5 al 6 per cento e viene inoltre prevista la possibilità di sforare quella percentuale per i casi cosiddetti d’urgenza a fronte di gravi e comprovati motivi. Si è convenuto inoltre di dare attuazione a quanto previsto dal ccnl in materia di ferie e par solidali, rendendo possibile per i lavoratori di donare a titolo gratuito le ferie e permessi retribuiti dell’anno precedente, anche con un contributo in termini di ore da parte dell’azienda, a favore dei colleghi che debbano prestare assistenza a figli minorenni che, per le particolari condizioni di salute, necessitano di cure costanti.

Anche in materia di diritti sindacali è importante aver stabilito che la raccolta di tutti i contratti aziendali sarà messa a disposizione di tutti i lavoratori e le lavoratrici sul portale aziendale e che tutti i nuovi assunti in Euroricambi avranno un incontro con i delegati Rsu – retribuito e in orario di lavoro -, come “welcome” in azienda e come momento per la formazione in merito ai contenuti della contrattazione aziendale sottoscritta dal sindacato in fabbrica.

Prof sospesa, manifestazione nazionale a Palermo

Mer, 22/05/2019 - 08:36

“Dalle scuole di tutta Italia, dai docenti e dagli studenti, arrivano in queste ore numerose risposte di solidarietà nei confronti di Rosa Maria Dell’Aria”. Così Flc Cgil, Unione degli studenti e Rete degli studenti medi, commentando il caso della professoressa dell’Istituto tecnico industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, sanzionata dall’Ufficio scolastico provinciale per aver “consentito” agli studenti di evidenziare analogie tra le leggi razziali del 1938 e l'attuale decreto sicurezza. “In un clima politico inasprito – continua il sindacato - in cui il diritto di critica viene sistematicamente violato, sono tantissime le manifestazioni, le petizioni, i comunicati contro quello che rappresenta un chiaro attacco alla libertà di insegnamento e alla libertà di espressione di insegnanti e studenti”.

Una vasta mobilitazione, dunque, che ha visto martedì 21 maggio nelle scuole di tutta Italia il "Teacher Pride", ossia la lettura (nella prima ora di lezione) degli articoli 21 e 33 della Costituzione, accompagnato dalla realizzazione di assemblee e momenti di discussione sull’accaduto. E che vedrà venerdì 24 maggio a Palermo terrà l’iniziativa nazionale “#liberidinsegnare #liberidimparare”, che si caratterizzerà con una grande assemblea aperta e una fiaccolata. Contemporaneamente, altre iniziative analoghe si svolgeranno a livello locale in tutta Italia.

“Colpisce la solerzia dell’amministrazione nel procedere contro una docente 'colpevole' di aver interpretato il proprio ruolo professionale per promuovere cultura, spirito di iniziativa, pensiero critico e senso civico, secondo il compito che la Costituzione affida alla scuola pubblica”, ha spiegato nei giorni scorsi la Flc Cgil nazionale: “In un Paese dove si lasciano morire le persone in mare, si sanziona chi salva vite, si escludono dalle mense bambini in condizioni di povertà, soprattutto se stranieri, si introducono grembiulini, telecamere e altri strumenti di controllo coercitivo, risulta fuori dal coro, quindi evidentemente inaccettabile, la voce di una lavoratrice, docente della scuola dello Stato, che nel suo lavoro mette cuore e testa, impegnandosi in prima linea per educare alla cittadinanza attiva e consapevole, offrendo agli studenti gli strumenti per capire e per cambiare il mondo”.

Anche la Cgil e la Flc Palermo hanno espresso preoccupazione per il clima di tensione che vede al centro le istituzioni scolastiche del territorio palermitano “e che tende a indebolire l'autonomia scolastica e la libertà di insegnamento”. Il riferimento è non solo al caso della professoressa Dell'Aria, ma anche a quello di un dirigente scolastico dell'Ipsea che ha revocato l'autorizzazione a una manifestazione programmata nella sua scuola perché rischiava di essere connotata politicamente. “Troppo spesso il personale della scuola viene insultato, deriso, denigrato, da personaggi più o meno noti, che dimenticano che un docente, nell'esercizio delle sue funzioni, rappresenta un pubblico ufficiale, quindi le istituzioni”, hanno dichiarato il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo e il segretario generale Flc Cgil Palermo Franca Giannola: “Questi comportamenti non fanno che diminuire e depotenziare l'autorevole funzione sociale e il ruolo degli educatori e dell'istituzione scuola, più in generale. In entrambi i casi nel mondo della rete si sono scatenate le esternazioni, in una gara in cui ciascuno si sente autorizzato a chiedere provvedimenti disciplinari nei confronti dei docenti, fino al licenziamento”.

RadioArticolo1, i programmi di mercoledì 22 maggio

Mer, 22/05/2019 - 08:14

RadioArticolo1, i programmi di mercoledì 21 maggio:

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con Giorgio Sbordoni
  • ore 10:00 - Piazza del lavoro - I Giusti dell’accoglienza. Una scuola media, per la campagna di Gariwo, ha “adottato” coloro che salvarono decine di vite nel naufragio di migranti del 2013 a Lampedusa. Interviene Vito Fiorino, proprietario della barca che raccolse i sopravvissuti. A cura di Simona Ciaramitaro
  • ore 10:30 - Radio Fillea - Le isole isolate. Lo stato dell'arte nel mondo delle costruzioni in Sicilia e in Sardegna. Con i segretari regionali Fillea Cgil, Mario Ridulfo e Erika Collu. A cura di Simona Ciaramitaro
  • ore 11:05 - Italia Parla - Liberi di insegnare, liberi di imparare. La mobilitazione per l'immediato ritiro della sanzione alla professoressa Rosa Maria Dall'Aria. Parla Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil
  • ore 11:30 - Elleesse - Esseri Umanitari. Intervengono Rossella Miccio, Emergency; Carlotta Sami, Unhcr; Valerio Neri, Save the Children. A cura di Stefano Milani
  • ore 12:00 - Gierreesse - Giornale Radio Sociale
  • ore 12:05 - Elleradio - Vertenze in primo piano. Intervengono Natale Colombo, segretario nazionale Filt; Marcello Salbitani, segretario Filt Venezia; Alessandro Cambi, segretario Nidil Modena; Marco Bottura, segretario Flai Modena; Roberto Alosi, segretario Cgil Siracusa. A cura di Giorgio Sbordoni
  • ore 13:00 - Gierreelle - Giornale radio del Lavoro
  • ore 15:00 - Consumeradio - Google elimina Android; e i consumatori? Con Roberto Tascini, Adoc - Gli oneri che gonfiano la bolletta. Interviene Rosario Trefiletti, Centro studi Indagini3 - Le api vanno salvate. Parla Federica Ferrario, Greenpeace Italia. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 15:30 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato
  • ore 15:35 - Elleservizi - Il prezzo di una vita. Interviene Silvino Candeloro, collegio di presidenza Inca Cgil
  • ore 15:45 - Senioradio - Ludopatici compulsivi. Interviene Beatrice Moretti, segretaria generale dello Spi Cgil di Latina e Frosinone
  • ore 16:00 - Gierreelle - Giornale radio del Lavoro
  • ore 16:05 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato 
  • ore 16:45 - Ellemondo - Il paradosso inglese. Con Brexit ancora in alto mare, gli inglesi si preparano al voto europeo. Interviene Andrea Malpassi, Inca
  • ore 17:00 - Ellecult - Daltrocanto. Il lavoro in musica e parole. Slalom di precarietà. In studio Montone, cantautore. A cura di Maurizio Minnucci
  • ore 17:30 - Scaffale lavoro - Dai banchi e dalle officine. Un romanzo del Novecento. Con Gaetano Sateriale, Ediesse. A cura di Emiliano Sbaraglia
  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

Servizi pubblici locali: Colla (Cgil), urgente colmare il divario

Mar, 21/05/2019 - 19:37

Contrastare il divario che esiste fra le “due Italie” e superare il forte ritardo con gli altri Paesi europei (Spagna, Francia, Germania, Regno Unito) nella gestione dei servizi pubblici locali. Questo l’obiettivo dell’ampio confronto avviato dalla Cgil sulla base di un rapporto di ricerca presentato oggi (21 maggio) alla presenza delle Authorities. “Dobbiamo ricucire i territori – ha detto il vicesegretario generale della confederazione, Vincenzo Colla – e in questo contesto è prioritario avviare nel Sud un processo di aggregazione dei servizi, oggi molto frammentati, con la partecipazione di tutti i soggetti istituzionali e imprenditoriali”. A questo fine, Colla ha difeso, ad esempio, il modello positivo dell’Acquedotto pugliese, così come anche il dossier aveva rilevato, indicandolo come soggetto industriale da cui partire nel Mezzogiorno.

Quanto al quadro legislativo, non sono mancate le preoccupazioni per il rischio che alcuni provvedimenti in discussione – a partire dal disegno di legge Daga – possano modificare in negativo il quadro che regola oggi il settore. In particolare sono tre i punti di maggiore attenzione: il pericolo che, con un’ulteriore frammentazione, si vada incontro a una deindustrializzazione del comparto idrico; il rischio che con l’entrata in vigore - oggi rinviata al 31 dicembre - dell’articolo 177 del codice degli appalti le aziende dei servizi (gas, rifiuti ed elettricità) possano essere obbligate a esternalizzare l’80 per cento dell’attività e del personale con ricadute negative sia sulla sicurezza degli impianti industriali e domestici che sull’occupazione e la qualità del lavoro. Da ultimo, la paventata riduzione del fondo nazionale dei trasporti che finirebbe per incidere sulla tenuta economica delle aziende di Tpl.

Già nella relazione del responsabile nazionale Cgil del settore, Gabriele Valeri, era stata evidenziata la debolezza dell’assetto industriale e della dimensione di gran parte delle aziende del Mezzogiorno e di alcune importanti realtà romane quali Ama (rifiuti) ed Atac (Trasporti): “Dobbiamo superare le eccessive differenziazioni fra i territori su tariffe ed efficienze dei servizi, a tutto svantaggio del Sud ma anche di alcune zone del centro, come nella capitale dove l’azienda dei rifiuti, l’Ama, non è stata in grado neanche di presentare il bilancio per l’anno 2017, e dove l’Atac, (trasporti comunali) accusa per lo stesso anno perdite per 120 milioni di euro”.

Esperienze significative – insieme a inefficienze per problemi specifici dei vari servizi, quali ad esempio la difficoltà nell’individuare l’allocazione dei siti per lo smaltimento dei rifiuti – sono state illustrate negli interventi dei segretari generali di categoria e delle maggiori strutture della Cgil che hanno rilevato la diffusa e positiva ripresa degli investimenti nella maggior parte dei territori. “Prioritario – ha rimarcato nelle conclusioni il vicesegretario Colla – è che il Sud non perda altro terreno. Nell’era della digitalizzazione non possiamo più consentire l’esistenza di un gap cosi marcato che porta alla migrazione di intere generazioni di giovani. Ciò sarà possibile se si riuscirà a pianificare nuovi investimenti nelle reti materiali ed immateriali che assicurino un progetto di economia circolare, l’utilizzo delle energie alternative, e realizzino lo sviluppo sostenibile di cui abbiamo bisogno”.

La Cgil Basilicata in campo contro l'autonomia differenziata

Mar, 21/05/2019 - 18:15

Si terranno giovedì 23 maggio a Potenza e a Matera le iniziative promosse dalla Cgil Basilicata per dire no all’autonomia differenziata. Davanti alle scuole e all’università è previsto il volantinaggio e la raccolta firme per l’appello nazionale dei sindacati e dell’associazionismo a un generale e forte impegno civile e culturale, affinché si fermi il pericoloso processo intrapreso con l’autonomia differenziata e si avvii immediatamente una confronto con tutti i soggetti istituzionali e sociali. A Matera appuntamento alle ore 9 all’ospedale Madonna delle grazie e all’Università della Basilicata (via Lanera). A Potenza appuntamento alle ore 12.30 al liceo Scientifico Galileo Galilei e all’Università di Basilicata (Macchia Romana).

Gli appuntamenti rientrano nella campagna nazionale di sensibilizzazione “Prima i diritti uguali per tutti”: dal 21 al 24 maggio quattro giorni di presidi, volantinaggi e dibattiti per dire che l’autonomia delle regioni, così come immaginata, romperà il vincolo di solidarietà del Paese e aumenterà i divari esistenti.

“La Cgil non è contraria al decentramento – afferma il segretario generale Cgil Basilicata Angelo Summa - ma non ci può essere un Paese con cittadini di serie A e di serie B, come non è accettabile ogni ipotesi di regionalizzazione dell’istruzione e di reclutamento del personale con contratti regionali. Il Governo vuole riconoscere maggiore autonomia ad alcune regioni, noi vogliamo che siano ridotte le disuguaglianze e garantiti a tutti i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione (salute, istruzione, lavoro, mobilità, tutela dell’ambiente), a prescindere dal territorio in cui si vive. Finché questi non verranno assicurati con i livelli essenziali delle prestazioni, con le leggi di principio e con un adeguato sistema di perequazione delle risorse, il progetto di autonomia differenziata determinerà solo un aumento delle già insostenibili diseguaglianze sociali e territoriali, e la Cgil non può che dire no".

"Ancora oggi – prosegue Summa - nonostante si tratti di una materia così impattante sull’assetto costituzionale del nostro Paese, il tema dell’autonomia differenziata sta passando inosservato. Non si conoscono i suoi effetti che pure arrivano da lontano, dalle riforme che hanno connotato gli ultimi 20 anni, dal Titolo V in avanti,  fino alla questione meridionale che è irrisolta. Se il provvedimento andrà in porto – annuncia Summa - 23 materie, tra cui diritti fondamentali quali istruzione e sanità, saranno commisurati al territorio in cui un cittadino vive. Ciò significa che il gettito fiscale legato al trasferimento dello Stato alle regioni non dipenderà più da un criterio proporzionale. E la Basilicata, nel Mezzogiorno, rischia di più. Una piccola regione di 573mila abitanti rischia di perdere la sua connotazione. Pensiamo alla  sanità – precisa Summa - Se la Basilicata ha avuto fino a questo momento un trasferimento pari a 1 miliardo e 40 milioni di euro sulla base del principio della fiscalità, del Pil e della capacità differenziale della regione, avrà molti milioni in meno e non potrà assicurare la già complessa rete ospedaliera".

La scuola diventa regionale, il personale viene assunto e pagato dalle regioni, i concorsi si bandiscono su base regionale, perfino la valutazione del sistema farà capo alle regioni. Così il segretario: "È la fine del diritto all’istruzione come diritto sociale individuale da esercitare in maniera uguale indipendentemente dal luogo in cui si risiede ed è la fine della coesione sociale e dell’unità culturale del Paese, di cui la scuola è il primo presidio. In questo quadro risultano inaccettabili gli intenti della Ministra Bongiorno di istituire un reclutamento regionale e di mettere lacci e lacciuoli ai lavoratori nello spostamento da sede di servizio ad un’altra. Noi ribadiamo al governo il nostro “no” a qualsiasi ipotesi di regionalizzazione della scuola e dell’istruzione. Si rispettino i patti sottoscritti, si smetta di agitare un tema divisivo e disgregatore dell’unità del Paese, si pensi al bene di quelle istituzioni che garantiscono diritti costituzionali fondamentali per la crescita e lo sviluppo della persona".

Summa quindi prosegue: "La nostra idea di autonomia, che è fondata sui principi della nostra Costituzione, è ben altra: garanzia del diritto all’istruzione per ogni alunno in maniera uguale in ogni angolo del Paese attraverso la determinazione dei livelli essenziali delle prestazione in materia di istruzione e legge di principi nazionale per un’autonomia regolata e basata sulla leale collaborazione, intesa come intervento dello Stato a supporto delle aree più svantaggiate".

La domanda da porsi, dunque, è come fermiamo questa situazione. "L’unico modo – conclude Summa - è allargare la partecipazione e offrire un’alternativa a questo disegno scellerato che vuole rompere l’unità nazionale. È necessario un nuovo patto di coesione tra nord e sud del Paese da rilanciare con coraggio, un coordinamento delle regioni del sud attraverso una visione comune e un patto di investimenti comuni. È su questo che dobbiamo sfidare senza cedere a slogan di chi viene in Basilicata spacciandosi per sovranista quando in realtà è portatore di una radicata cultura nordista.

Abbiamo bisogno di un piano di investimenti nazionale, nell’applicazione dell’art. 119 del federalismo della legge 42 sui costi standard in base al quale un servizio deve costare nella stessa maniera a Potenza come a Milano. In tutto questo c’è però una nuova consapevolezza, a partire da alcuni sindaci meridionali che hanno avviato ricorsi contro l’iniqua distribuzione delle risorse. La prima udienza è fissata il 22 maggio davanti al Tar del Lazio. Una battaglia di giustizia sociale ma anche con l’obiettivo di far recuperare voce e dignità al Mezzogiorno”.

Morto sul lavoro a Piacenza, 3 giugno attivo unitario Fiom, Fim e Uilm

Mar, 21/05/2019 - 18:05

Intorno alle 8:00 di oggi, 21 maggio 2019, nell’officina della Petrol Raccord spa di via Trebbia a Calendasco, Piacenza, un uomo di 68 anni - operaio in pensione e impiegato con contratto “a chiamata” - è rimasto vittima di un infortunio mortale, schiacciato da un pesante stampo di acciaio. Per cause ancora in corso d’accertamento, la lastra gli è caduta addosso all'improvviso. "Ai parenti vanno le nostre condoglianze e la nostra piena messa a disposizione in un momento così tragico". Lo affermano Fiom, Fim e Uilm, in una nota congiunta.

"Questa mattina siamo stati sul posto di persona - riferiscono le sigle -. Lo abbiamo fatto per renderci conto di cosa fosse successo e soprattutto per stare vicino ai colleghi sgomenti e distrutti di fronte alla morte di una persona stimata e ben voluta oltre ogni immaginazione. La forza, in momenti come questo, si trova sostenendosi gli uni agli altri. L’azienda conta oltre 80 dipendenti nel sito produttivo, ed insieme ai lavoratori abbiamo deciso di convocare nei prossimi giorni un’assemblea aziendale. Questi tragici fatti, inoltre, ci hanno spinto a convocare un attivo unitario dei delegati Fiom, Fim, Uilm della Provincia di Piacenza per lunedì 3 giugno 2019".

"Tutti abbiamo un ruolo nella sicurezza sul lavoro - concludono -. E proprio per ridurre i rischi e far sì che non si ripetano infortuni mortali sul lavoro occorre rilanciare l’azione di consapevolezza sul tema che passa da: assemblee aziendali, attivi unitari e dallo sciopero del 14 giugno che ha salute e sicurezza sul lavoro al centro della piattaforma rivendicativa". Questo, siamo convinti, "è certamente il momento della riflessione e del silenzio. Ma non basteranno mai le lacrime per cambiare le cose, serve da parte di tutti uno “scatto” sulla sicurezza sul lavoro. Da subito, tutti insieme, ognuno per la sua parte: dobbiamo fermare qui e ora una spirale di morte sul lavoro che somiglia a un bollettino di guerra anche per il territorio piacentino - che solo il 1° maggio ha vissuto una tragedia del tutto analoga a quella del 21 maggio. Tutti siamo coinvolti nella sicurezza sul lavoro. E a partire proprio dal mondo del lavoro dovrà essere rilanciato un percorso di consapevolezza che richiami ognuno alle proprie responsabilità: aziende, istituzioni e tutti noi. Mai più tragedie sul lavoro. Mai più".

L'eredità di Marielle: il Brasile che resiste

Mar, 21/05/2019 - 17:47

Mȏnica Benicio è la vedova di Marielle Franco, la consigliera del municipio di Río de Janeiro, nera, lesbica, femminista, militante dei diritti umani, uccisa all’età di 39 anni il 14 marzo del 2018. Benicio, architetta di professione, nata e cresciuta in una favela, ha raccolto il testimone dalla sua compagna, diventando il riferimento della resistenza contro il governo Bolsonaro. In questi giorni è a Barcellona per raccogliere il Premio Lgtb Marielle Franco & Monica Benicio dalle mani della Federazione dei servizi ai cittadini di Comisiones Obreras della Catalogna. La incontriamo nella sede del Centre Lgtbi del Comune di Barcellona, inaugurata nel gennaio scorso. Sulla sua maglietta, un interrogativo, “Who killed Marielle?”, lo stesso da cui prende le mosse la nostra intervista.

Rassegna Chi sono i mandanti dell'assassinio di Marielle?

Benicio È la domanda che tutti si fanno, a 14 mesi dalla sua uccisione. Gli esecutori sono stati arrestati, ma ancora non sappiamo chi sono i mandanti. Per questo vado in giro per il mondo, per avere un appoggio internazionale, perché si possa finalmente dare un volto a chi ha fatto assassinare Marielle e scoprire le ragioni di quel crimine. La democrazia del Brasile ha bisogno di queste risposte. Chi ha ucciso Marielle, lo ha fatto nel contesto di uno Stato che è estremamente razzista, maschilista, Lgbtfobico. Il corpo di Marielle è il corpo di una donna negra, cresciuta in una favela, lesbica, perciò è un corpo che si può buttar via. Marielle è stata scelta come un obiettivo, meglio: come un simbolo. La sua uccisione è un crimine politico.

Rassegna Si parla molto in Brasile dell'attività violenta delle milizie. Di cosa si tratta?

Benicio Le milizie sono gruppi paramilitari, composti da agenti della Polizia dello Stato. Possono attuare in servizio o al di fuori di questo. La milizia oggi occupa spazi di potere, la famiglia Bolsonaro ha rapporti con dei miliziani, anche se questo non significa che Bolsonaro abbia una relazione diretta con l’assassinio di Marielle. Certamente ci sono alcune coincidenze e queste devono essere investigate.

Rassegna Le milizie c’erano anche prima di Bolsonaro, ma adesso la violenza è di dimensioni enormi.

Benicio Nei primi tre mesi di quest’anno ci sono state 443 persone uccise nello Stato di Río. In particolare nella capitale c’è una situazione di estrema barbarie, un’escalation di violenza che lo Stato legittima. L’attuale governatore di Río de Janeiro è chiaramente un fascista, persone come lui passano alla politica attraverso l’esperienza nelle milizie, che sono molto articolate nel territorio, soprattutto nelle aree più povere e popolate. È stato denunciato all’Onu e all’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani, per violazione dei diritti umani e per aver autorizzato agenti di polizia che erano con lui a bordo di un elicottero a sparare sulla folla. Sparare dagli elicotteri è diventata un’attitudine molto diffusa a Río de Janeiro, soprattutto sugli abitanti delle favelas.

Rassegna Come si fa la resistenza democratica ai tempi di Bolsonaro?

Benicio In molti modi. Lo scorso 15 maggio c’è stata una mobilitazione del settore scolastico, perché Bolsonaro vuole ridurre del 30% le risorse destinate all’istruzione. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le manifestazioni degli studenti, mentre è intensa anche la mobilitazione contro la riforma previdenziale del governo.

Rassegna Negli ultimi tempi, soprattutto tra i giovani universitari, è molto in voga il termine “balbúrdia”. Che cosa significa?

Benicio La resistenza in Brasile è soprattutto frutto dell’iniziativa del movimento femminista, di quello Lgbt e di quello giovanile. Oggi c’è una notevole capacità di resilienza contro il governo, perché è così violento che la gente non può che rispondere mediante la mobilitazione. Una delle forme di resistenza si realizza attraverso l’ironia. La parola balbúrdia significa baraonda. Quando il ministro la propose per annunciare i tagli contro il caos nelle università, allora il movimento se ne appropriò, dicendo che la vera balbúrdia era rappresentata dalla gestione del governo Bolsonaro.

Rassegna È un po’ quello che avete fatto quest’anno con il carnevale.

Benicio L’ultimo carnevale è stato quello che negli ultimi anni ha fatto registrare la maggiore partecipazione popolare in termini di mobilitazione politica. C’è stata una manifestazione molto grande contro il governo Bolsonaro, contro il prefetto di Río de Janeiro, che è un fondamentalista religioso, e in favore della campagna per avere giustizia dell’uccisione di Marielle. In molte delle componenti in cui si è articolata la sfilata gli interventi politici si sono intrecciati alle scene di naturale allegria tipiche della festa che si tiene ogni anno nella nostra città. Allo stesso tempo, si è vista un’enorme quantità di persone fermarsi per prestare attenzione a quanto si diceva, un fatto completamente atipico nella storia del carnevale. Lungo tutto il percorso della sfilata si è notato un grande rispetto per la memoria di Marielle.

Rassegna Lei ha affermato che essere donna e Lgbt è un atto di resistenza.

Benicio In Brasile c’è un’espressione dispregiativa per etichettare una donna lesbica, che è sapatão. Come nel caso di balbúrdia, oggi c’è un processo nella comunità Lgbt che ridà un nuovo significato alle parole, facendole proprie. E adesso rivendicare il termine sapatão rappresenta un atto politico, non più come qualcosa di cui vergognarsi. E se qualcuno per la strada mi apostrofa in questo modo, lo ringrazio, perché per me è come se fosse un elogio. La verità è che il Brasile è il Paese al mondo in cui viene uccisa più gente Lgbt, per questo nel movimento si rispetta il diritto delle persone a non voler fare outing per ragioni di sicurezza personale. Così mentre il contesto è sempre più violento, il movimento Lgbt si rafforza sempre di più, non rinunciando nel contempo a essere solidale nei confronti di chi non può o non vuole uscire allo scoperto.

Rassegna Qual è l’eredità di Marielle Franco?

Benicio Marielle difendeva i diritti umani. Il suo corpo rappresentava tutte le espressioni di diritti umani che si manifestano in Brasile: la negritudine, l’essere femminista, l’appartenere al collettivo Lgbt, la provenienza dalle favelas e la militanza a favore delle persone più povere. L’eredità di Marielle è come una convergenza di molte lotte. Ma per me la maggiore espressione del suo lascito consiste nell’essere un simbolo di resistenza e di speranza nella costruzione di una società più giusta e più egualitaria.

Rassegna Ha paura?

Benicio La notte del 14 marzo del 2018, quando hanno assassinato la mia compagna Marielle, ho perso tutte le ragioni per aver paura.

Stop alla proroga per Radio Radicale

Mar, 21/05/2019 - 16:59

Sono stati tutti bocciati gli emendamenti al decreto crescita per salvare, con la proroga della convenzione, Radio Radicale. “Lo stop alla proroga è un fatto grave. Si deve fare di tutto per garantire all’emittente il diritto e la possibilità di continuare a svolgere il suo ruolo di informazione libera”, commenta la Cgil in una nota.

“Radio Radicale – sottolinea il sindacato di Corso d’Italia – oltre al ruolo fondamentale di servizio pubblico, ha anche il grande merito di non essersi mai sottratta all’impegno di raccontare il lavoro, di aver dato sempre voce alle rappresentanze sociali del nostro Paese. E la Cgil ha sempre avuto ascolto, anche quando la sua era una voce diversa e, magari, divergente da quella del Partito Radicale”.

“Si deve fare di tutto – conclude la Cgil – per trovare immediatamente una soluzione per prorogare la convenzione con il Mise ed evitare la chiusura della Radio. Sarebbe un danno enorme per il pluralismo dell'informazione, per la libertà e per tutto il Paese”.

Air Italy: Filt, incontro al Mise su piano o mobilitazione

Mar, 21/05/2019 - 16:56

“Dopo le pessime notizie riguardo alla continuità territoriale con Olbia, su Air Italy siamo molto preoccupati per la situazione della compagnia e per il possibile impatto occupazionale sulla Sardegna”. Così il segretario nazionale Filt, Fabrizio Cuscito, sulla compagnia, a seguito della possibile rinuncia alle rotte da e per Olbia, aggiungendo che “a breve ci attendiamo, come richiesto più volte, una convocazione da Mise e Mit, in modo che la compagnia e le istituzioni possano spiegarci quali solo le intenzioni sul piano industriale e qual è la prospettiva occupazionale per la compagnia e per il territorio sardo. Non più tardi di un anno fa, ci era stato prospettato un piano industriale di sviluppo e addirittura nuove assunzioni. Invece, oggi ci troviamo a mettere addirittura in discussione molti posti di lavoro e questo è inaccettabile, dopo tutti i sacrifici fatti dai lavoratori. In assenza di tempestive notizie positive sull'occupazione, la mobilitazione è l’unica alternativa”.

 

Porti: Cgil, importante vittoria contro la nave delle armi

Mar, 21/05/2019 - 16:54

“Finalmente la nave delle armi, Bahri Yanbu, ha lasciato il porto di Genova in direzione Alessandria d'Egitto senza aver potuto imbarcare i generatori per uso militare. Una notizia positiva, un’importante vittoria frutto anche della battaglia della Cgil e dei suoi lavoratori che ieri incrociando le braccia e protestando in tutti i porti liguri hanno impedito che il cargo imbarcasse, a Genova e La Spezia, quanto necessario alle operazioni definite dalle Nazioni Unite ‘crimini di guerra’ e fuori dal rispetto dei trattati internazionali”. Così, in una nota, il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra. 

“Fin da subito, assieme alle associazioni, abbiamo denunciato - aggiunge il dirigente sindacale - la gravità di quanto stesse accadendo nei nostri mari. La reazione dei lavoratori della Filt Cgil non si è fatta attendere ostacolando così, con la loro mobilitazione, il trasferimento di armi e munizioni per non essere complici di quello che sta succedendo in Yemen. I porti - ricorda in conclusione Massafra - vanno aperti alle persone e chiusi ai traffici di armi”.

Cgil, 24 maggio in piazza per giustizia climatica

Mar, 21/05/2019 - 15:34

"Venerdì 24 maggio saremo nuovamente in piazza per il secondo sciopero globale per il clima, dopo quello del 15 marzo e dopo l’importante manifestazione in piazza del Popolo del 19 aprile che ha visto la partecipazione dell’attivista Greta Thumberg e l’incontro con il segretario generale della Cgil Maurizio Landini". È quanto si legge in una nota della Cgil nazionale: "La nostra mobilitazione e il nostro impegno non si fermeranno finché i governi, a partire da quello italiano, non agiranno in modo concreto per combattere il cambiamento climatico”.

Per la Cgil “i governi continuano a dimostrare tutta la loro inerzia, e anche quando si è presentata l’occasione di agire, come nell’ultimo Consiglio europeo di Sibiu in cui si è discusso del futuro dell’Europa, hanno scelto di bocciare l’ambizioso piano contro il cambiamento climatico presentato da otto Paesi”. La Confederazione, dunque, rimarca che non c’è più tempo da perdere: "Ora è tempo di agire per la giustizia climatica: è urgente cambiare radicalmente il modello di produzione e di consumo per renderlo sostenibile dal punto di vista climatico e sociale. Investimenti, politiche fiscali, industriali ed economiche devono guardare alla decarbonizzazione, unica strada per disinnescare la potente bomba a orologeria dell’incremento della temperatura globale”.

Cgil-Fp, no a uso strumentale della divisa

Mar, 21/05/2019 - 15:08

“No all’uso strumentale della divisa dei Vigili del fuoco a scopo elettorale”. A chiederlo sono la Cgil nazionale e la Funzione pubblica Cgil Vigili del fuoco, nel denunciare due recenti casi. “La propaganda di Salvini fa scuola”, spiega il sindacato: “Non solo il ministro, il ‘vizio’ di indossare divise a fini propagandistici influenza altri esponenti della Lega. Al comune di Spinea, in provincia di Venezia, il candidato della Lega al consiglio comunale Marcello Gavagnin, a sostegno della candidatura a sindaco di Martina Vesnaver, diffonde santini e video elettorali indossando la divisa di Vigile del fuoco”.

Facendo leva sulla sua professione, fanno sapere Cgil e Fp Cgil Vvf, “Gavagnin viola il regolamento di servizio piegando il corpo a propaganda politica”. Ma non solo, il sindacato punta il dito anche contro una recente iniziativa che ha visto coinvolto il sottosegretario agli interni Stefano Candiani. “Sempre in termini di speculazione politica - affermano - il sottosegretario al Viminale Candiani, nonché esponente della Lega, ha partecipato lunedì scorso a Torino a un convegno, organizzato dal carroccio, radunando intorno a un tavolo Vigili del fuoco in divisa”.

Per queste ragioni, proseguono Cgil e Vigili del Fuoco, “sosteniamo le iniziative parlamentari assunte dal Pd e da Leu che hanno depositato due interrogazioni parlamentari, indirizzate al ministro dell’Interno Salvini, per denunciare quanto accaduto a Spinea. Il ‘Regolamento di servizio del corpo nazionale dei vigili del fuoco’ richiama, infatti, tra i doveri generali del personale, la massima diligenza nell'uso e nella custodia dei dispositivi di protezione individuale, tra i quali rientra l’uniforme da intervento, e dispone di non avvalersi di quanto è di proprietà dell'amministrazione per ragioni che non siano di servizio. Quando a noi viene impedito di manifestare in piazza per denunciare lo stato in cui versa il corpo, c’è chi utilizza l’uniforme a scopi elettorali e inevitabilmente di parte”.

Fp Medici e Sinmevico, sconcertante Tridico su medici fiscali

Mar, 21/05/2019 - 15:03

“Parole sconcertanti nei confronti dei medici fiscali, serve un incontro urgente”. Ad affermarlo sono la Fp Cgil medici fiscali e Sinmevico, in merito a recenti dichiarazioni del presidente dell'Inps Pasquale Tridico che, in occasione di un incontro presso la commissione Lavoro della Camera, ha affermato che, riportano i sindacati, “oggi Inps fa anche le visite fiscali, non era così fino a qualche anno fa, e lo facciamo con medici che prendiamo per strada, a contratti che rinnoviamo di anno in anno

I sindacati esprimono “il loro completo disappunto per la grave disinformazione in tema di visite fiscali, manifestata proprio da chi Inps dovrebbe dirigerla. Di fronte a tale confusione che annulla trent’anni di attività di professionisti medici che con sacrifico e dedizione garantiscono un servizio fondamentale come quello deputato della vigilanza sanitaria dei lavoratori pubblici e privati, siamo costretti a fare chiarezza per tutelare i 1.000 medici fiscali in una fase delicata in cui è in corso una travagliata trattativa per la stesura di una nuova convezione di lavoro”.

L'Inps, infatti, ricordano i sindacati, “effettua le visite fiscali da trent’anni, ai sensi della legge 638/83, con circa 1.000 medici che sono, da oltre 25 anni, inseriti in una lista speciale resa ad esaurimento ai sensi della legge 125/2013 e ricorre ad essi in via prioritaria, ai sensi della legge 147/2013 e del decreto legislativo 75/2017. Sono già disponibili, peraltro, ai sensi della normativa vigente, le risorse destinate esclusivamente per lo svolgimento delle visite fiscali, pari a euro 68 milioni/anno e sono in corso trattative con i sindacati per una stabilizzazione che possa porre fine ai 30 anni di precariato della stessa categoria di medici fiscali”.

Il presidente dell'Inps, prosegue la nota sindacale, “non può non sapere quanto sia prioritario, nella costituzione del polo medico Inps, partire dalla valorizzazione e dalla stabilizzazione di questi 1.000 professionisti. Il presidente, appena arrivato al vertice della struttura, è evidentemente molto male informato da chi nell’istituto da anni pervicacemente conduce una ingiustificata battaglia contro la categoria dei medici fiscali, la cui unica colpa è rintracciabile nell'aver dedicato la propria attività in modo esclusivo a beneficio dell’istituto. Chiediamo un incontro urgente al presidente Tridico – conclude la nota – per informarlo di una situazione che perdura da anni e che evidentemente conosce in modo molto approssimativo”.

Il governo beffa 5 milioni e mezzo di anziani

Mar, 21/05/2019 - 14:47

"Lo avevamo denunciato da tempo e ora ne abbiamo la certezza. Dopo averli definiti avari, il governo beffa ancora 5,5 milioni di pensionati, riprendendosi i soldi che hanno avuto in più di rivalutazione nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, per un totale di 100 milioni. Ovviamente, il tutto avverrà subito dopo le elezioni europee. Fanno come e peggio degli altri".

A dirlo è il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti commentando le disposizioni fornite dall'Inps, in merito al conguaglio sulla rivalutazione delle pensioni. "Alla faccia del cambiamento – conclude Pedretti –. Il 1° giugno i pensionati saranno in migliaia alla manifestazione indetta dai sindacati in piazza San Giovanni, a Roma, anche per denunciare questo ennesimo danno nei loro confronti".

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Il 1° giugno la manifestazione in piazza San Giovanni

Filcams Ferrara, Maria Luisa Cavallini nuova segreteria generale

Mar, 21/05/2019 - 14:39

Maria Luisa Cavallini è stata eletta oggi (martedì 21 maggio) nuova segreteria generale della Filcams Cgil di Ferrara. Succede a Fabrizio Tassinati, che entra nella segreteria confederale della Camera del lavoro di Ferrara.

Filt-Fit-Uiltrasporti Genova: no al comizio di CasaPound

Mar, 21/05/2019 - 14:36

Le segreterie genovesi di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno aderito allo sciopero proclamato dalle proprie strutture nazionali sulle tematiche riguardanti la portualità, per la giornata di giovedì 23 maggio. Le sigle di categoria sono venute a conoscenza che, nella stessa giornata, CasaPound ha deciso di svolgere l'evento di fine campagna elettorale a Genova, città medaglia d'oro per la Resistenza. I portuali locali non ci stanno; per cui, contemporaneamente, è prevista una protesta contro tale irriguardosa decisione. I sindacati hanno come valore fondante l'antifascismo e trovano doveroso essere presenti per manifestare il proprio dissenso.

Cgil Sicilia: mobilitazione per il lavoro e la dignità

Mar, 21/05/2019 - 14:36

La parola d’ordine è mobilitazione: per ottenere dal governo nazionale provvedimenti per rilanciare l’economia e il lavoro nel Mezzogiorno, "per dare una scossa a un’azione politica del governo regionale stagnante”. Lo ha detto Michele Pagliaro al direttivo della Cgil siciliana, riunito oggi a Palermo. Il 22 giugno è in programma la manifestazione nazionale unitaria sul Mezzogiorno, che si terrà a Reggio Calabria. E prima in Sicilia , il 10 giugno, ci saranno le assemblee unitarie di Cgil, Cisl e Uil a discutere di linea e di percorso sindacale a sostegno delle rivendicazioni delle confederazioni.

Prima ancora innumerevoli iniziative nei territori e delle categorie e tra queste quelle per dire no alla cosiddetta “autonomia differenziata”, “che allargherebbe la forbice Nord Sud - ha detto Pagliaro -, facendo venire meno le pari opportunità in ambiti importanti come l’istruzione, la sanità, il mercato del lavoro”. “Al governo nazionale - a suo avviso - chiediamo misure per lo sviluppo, la crescita, l’occupazione ma anche per la dignità delle persone. Quanto alla Regione, vediamo che si continua a galleggiare sui problemi, che rimangono tali e quali, penso ad esempio ai precari, all’emergenza rifiuti, al tema della mobilità e delle ex province".

Si perdono in questo contesto posizioni: le aree interne che si svuotano, ha proseguito, il dissesto idrogeologico continua così come l’emigrazione giovanile, e "tutto ciò è insostenibile se aggiungiamo che anche sul collegato alla finanziaria la regione è ancora bloccata in attesa dell’ok di Roma, cosa di cui rischiano di pagare il prezzo i lavoratori”. Il segretario della Cgil ha sottolineato dunque, davanti al quadro dirigente della sua organizzazione, che “il serrate le fila si rende necessario in una situazione così precaria, per dare una sponda seria e credibile a quanti soffrono di un disagio sociale crescente e alla società civile che vede messe sotto attacco le libertà fondamentali garantite dalla nostra Costituzione e la democrazia. Quello che è accaduto alla professoressa Dell’Aria, alla quale rinnoviamo la nostra solidarietà, - ha aggiunto Pagliaro - è assurdo ed è un sintomo grave, al pari del divieto del Prefetto di Siracusa di manifestare in 12 punti di accesso agli impianti petrochimici. La guardia deve dunque essere alta- ha sostenuto - per contrastare pericolose derive antidemocratiche nel nostro Paese, fomentate da una politica irresponsabile, capace di strumentalizzare tutto”. E alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci questo il monito della Cgil: “La mafia non si combatte con gli spot, né dedicando attenzione particolare, come ha fatto il ministro dell’Interno, in un giorno speciale come il 25 aprile dedicato alla Liberazione del Paese dal nazi-fascismo. La mafia si combatte tutti i giorni con un’azione di governo coerente e costante”.

Baseotto: manifestazione del 22 è una tappa del percorso

“La manifestazione nazionale del 22 giugno sul Mezzogiorno, che si terrà a Reggio Calabria, è solo una tappa di un percorso di lotta avviato il 9 febbraio che, in assenza di risposte da parte del governo riprenderà dopo l’estate, non escludendo anche la mobilitazione di carattere generale”. Così il segretario confederale della Cgil, Nino Baseotto, nel suo intervento al direttivo. Baseotto ha aggiunto: “Si è aperta un’ importante stagione unitaria che non ha precedenti negli ultimi 30 anni e questa va consolidata a tutti i livelli”. Il sindacalista ha inoltre espresso preoccupazione per “il clima di intimidazione e di autoritarismo che si respira nel Paese, tollerante verso i violenti e intollerante verso i deboli o anche verso chi rivendica solo il diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni, si tratti di studenti, di lavoratori, di cittadini. Questa è – ha sottolineato Baseotto - una pericolosa deriva e c’è da chiedersi se ci sia un nesso tra questa preoccupante recrudescenza e le voci che dicono che gli ultimi sondaggi darebbero in calo il partito del ministro degli Interni”.