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Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
Aggiornato: 3 hours 28 min fa

Candy, i lavoratori approvano l'accordo

Mar, 18/09/2018 - 18:25

Nella giornata di oggi, 18 settembre, si è svolto in Candy il referendum sull’ipotesi di accordo sottoscritto il 4 settembre in Assolombarda a Monza. Le lavoratrici e i lavoratori di Candy hanno approvato l’accordo con il 65%. Così il segretario generale della Fiom Monza e Brianza, Angela Mondellini: “Siamo molto soddisfatti che le lavoratrici e i lavoratori di Candy abbiano espresso un giudizio favorevole. Da mesi discutiamo di un’impostazione che tuteli tutta l’occupazione e metta in sicurezza lo stabilimento di Brugherio”. Paolo Mancini, coordinatore Rsu della Fiom ha aggiunto: “Abbiamo compiuto un atto di grande coraggio e solidarietà che tutela il nostro posto di lavoro oggi, ma anche in prospettiva futura”

Cremona, operaio di 48 anni cade dal tetto e muore

Mar, 18/09/2018 - 18:13

Un operaio di 48 anni di Mozzanica (Bergamo) ha perso la vita dopo essere caduto da un tetto della cascina Torrianelli, dove stava lavorando, a Camisano, in provincia di Cremona. Nello stabile erano in corso lavori di ristrutturazione. A quanto si apprende, l’uomo è precipitato da un'altezza di circa dieci metri ed è morto prima che arrivassero i soccorsi dall'ospedale maggiore di Crema

“Quella della mancata sicurezza nei luoghi di lavoro sta divenendo una vera e propria emergenza provinciale – commentano i sindacati di Bergamo – alla quale tutti i soggetti interessati devono con urgenza prestare la massima attenzione, attivandosi per diffondere con maggiore determinazione la cultura della sicurezza e per rimarcare l’importanza della formazione, in particolare nell’utilizzo dei dispositivi individuali”.

“In attesa dei risultati delle indagini da parte degli organismi competenti che ci auguriamo identifichino cause e responsabilità – prosegue la nota –, non possiamo che ripetere ciò che diciamo da tempo: perdere la vita sul lavoro in questo modo è del tutto inconcepibile. Come sindacato non ci stancheremo mai di far sentire la nostra voce, in momenti così drammatici per il lavoro nella nostra provincia. Continueremo anche nell’importante compito di sensibilizzare datori di lavoro e lavoratori, giorno per giorno, cantiere per cantiere, fabbrica per fabbrica. Intanto, siamo vicini alla famiglia della vittima. Ci mettiamo a disposizione per valutare eventuali azioni, anche giudiziarie, se ritenute necessarie”.

Il 28 settembre, in occasione della Terza giornata territoriale sulla sicurezza, Cgil, Cisl e Uil, alla presenza delle istituzioni bergamasche, dibatteranno e si confronteranno ancora una volta su quanto è stato fatto e su cosa sia necessario e urgente fare.

Leggi razziali, 80 anni dopo il nemico è l'indifferenza

Mar, 18/09/2018 - 17:52

Il 18 settembre 1938 Benito Mussolini annunciò a Trieste l’avvenuta promulgazione delle leggi razziste. Ottanta anni dopo, martedì 18 settembre 2018, l'Anpi ha voluto ricordare quel giorno, "il giorno dell’infamia, nel luogo ove questa infamia si è fatta carne, sangue e morte", alla Risiera di San Sabba.

In occasione della cerimonia, organizzata dall'Anpi del Friuli Venezia Giulia, la senatrice Liliana Segre ha scritto: “Io ricordo quei giorni. Avevo otto anni, ascoltai la notizia della promulgazione dei decreti che stabilivano 'la necessità assoluta e urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola fascista'. Per me fu un trauma realizzare che ero stata 'espulsa' dalla scuola. Perché? Che cosa avevo fatto? Che sistema è mai quello in cui una 'legge' può stabilire una cosa del genere?".

"Oggi a ottanta anni dalle leggi razziali e a settanta dalla Costituzione e dalla Dichiarazione universale – ha scritto ancora Segre – non dobbiamo stancarci di operare per costruire una memoria collettiva salda e civile, indispensabile a contrastare quell’ignavia e quell’indifferenza che sempre sono dietro le pagine più nere dell’umanità”.

Anche Carla Nespolo, presidente di Anpi nazionale, ha voluto inviare un messaggio in occasione dell'anniversario: "Dalla Liberazione in poi l’Italia e l’Europa hanno ritrovato la via della pace e del progresso economico e sociale, e la città di Trieste è tornata ad essere un ponte fra storie, culture, lingue e popoli diversi. Ma oggi, sia pure in altre forme, sta tornando nel nostro Paese e in parte del continente il vento mortale del razzismo e della discriminazione".

"Ricordo che allora, nel 1938 - ha aggiunto Nespolo - si avviò l’infernale meccanismo che prima negò i diritti civili e sociali, e poi negò il diritto alla vita. Oggi, con voi, rinnoviamo l’impegno solenne che l’intero popolo italiano ha contratto con la sua Costituzione, che recita: ‘Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’”.

Multiservice Firenze, 19 settembre lavoratori in sciopero contro i licenziamenti

Mar, 18/09/2018 - 17:23

Domani mercoledì 19 settembre i lavoratori della filiale fiorentina della Multiservice faranno sciopero dalle 10 alle 14: nell’occasione, dalle 11 alle 13 è previsto un presidio in piazza Duomo a Firenze sotto la sede della Regione, in concomitanza dell'incontro istituzionale sulla vertenza.

La società in questione, fa sapere la Fiom Cgil Firenze, "ha comunicato il licenziamento di tutti i dipendenti dal 1° dicembre prossimo. Tali licenziamenti sono stati motivati come conseguenza del trasferimento dell'attività di verifica degli impianti termici dal Comune di Firenze, ente presso il quale operano in appalto, alla Regione Toscana, e quindi tutti e 15 i lavoratori saranno licenziati senza possibilità di reimpiego in altre attività all'interno della società".

"Nonostante le rassicurazioni ricevute in passato in maniera informale dagli enti interessati circa il mantenimento e la prosecuzione dell'occupazione, a fine novembre tutti i lavoratori saranno licenziati con conseguente depauperamento della professionalità di persone che da 15 anni operano in questo servizio", termina la nota.

Appalti Fs: Toscana, 24/9 sciopero per mancato rinnovo ammortizzatori

Mar, 18/09/2018 - 16:40

Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fast Ugl Toscana hanno proclamato la seconda azione di sciopero, per l’intera giornata del 24 settembre, per i lavoratori degli appalti ferroviari delle pulizie, a seguito del mancato rinnovo degli ammortizzatori sociali, secondo quanto definito dal dl 148/15.

"Tutto ciò, avviene in uno scenario dove le aziende del gruppo Fs, che finora non hanno mai dichiarato diminuzioni di lavoro, sviluppano gare che vengono affidate con ribassi eccessivi, cambi continui delle imprese affidatarie, frammentazione in lotti sempre più piccoli che rendono difficile il mantenimento del livello occupazionale e mancate applicazioni delle clausole sociali", affermano le diverse sigle dei trasporti.

"I posti di lavoro a rischio sono circa duemila, su una platea di circa diecimila occupati a livello nazionale, e ad oggi il governo, cui da tempo chiediamo di trovare le misure necessarie atte ad evitare quello che rappresenterebbe un vero e proprio dramma sociale, non è intervenuto. Inoltre, sempre all'esecutivo chiediamo la pubblicazione delle tabelle di costo del settore, strumento necessario per evitare la sciagura dei ribassi eccessivi", continuano i sindacati regionali.

"Anche in Toscana ci saranno pesanti ricadute occupazionali, in quanto avremo decine di lavoratori in esubero (quasi 50, su un totale di 700 addetti). Tutto questo, avviene in uno scenario che da circa quattro anni avrebbe dovuto vedere un aumento del numero dei lavoratori, grazie all’assegnazione del nuovo servizio di pulizia a bordo treno, che invece, a causa di gare assegnate con ribassi eccessivi, ha prodotto solo precariato e in futuro produrrà esuberi", concludono le varie organizzazioni di categoria.

 

Ferrari: Fiom, bene puntare sull’ibrido, ora serve confronto

Mar, 18/09/2018 - 16:08

“In merito alle dichiarazioni del nuovo Ceo di Ferrari Auto, Louis Camilleri, all’Investor Day della casa del Cavallino apprendiamo con favore la decisione del management di implementazione sull’auto ibrida”. Lo affermano in una nota Michele De Palma (segretario nazionale Fiom e coordinatore del gruppo Fca-Cnh) e Cesare Pizzolla (segretario della Fiom modenese). “La transizione all’ibrido – sottolineano i due sindacalisti – richiede un coinvolgimento di tutte le rappresentanze sindacali, compresa la Fiom, per governare le modifiche organizzative da apportare e migliorare la qualità del lavoro”.

In vista della scadenza del contratto, le tute blu hanno presentato ai lavoratori della Ferrari una piattaforma chiedendo l’apertura di nuove relazioni sindacali in cui prevalga il confronto. “Una piattaforma – spiegano De Palma e Pizzolla – nata da un’inchiesta tra i lavoratori di tutti gli stabilimenti a livello nazionale, compresa Ferrari Auto, in cui circa 10 mila lavoratori hanno dato il loro contributo”.

Sul fronte strettamente finanziario, i dati forniti dal Ceo su fatturato e utili da conseguire nel 2022 “sono sicuramente importanti e in crescita, pur discostandosi dalle previsioni di Marchionne che riportavano un superamento di 2 miliardi di euro di utile”. La Fiom “ritiene fondamentale il rilancio di un costante confronto che può darsi solo in un continuo scambio informativo e di valorizzazione del ruolo centrale dei lavoratori. Ci aspettiamo una convocazione urgente – conclude la nota – per confrontarsi sulle nuove scelte relative all’ibrido e le modalità organizzative con cui si vogliono raggiungere gli obiettivi del piano industriale”.

Ater Roma, Fp: arresti conseguenza di una denuncia della stessa azienda

Mar, 18/09/2018 - 15:58

L'inchiesta in corso sugli alloggi popolari, che ha portato ieri all’arresto di due dipendenti dell'Ater di Roma, è frutto di una denuncia che la stessa Ater, negli anni scorsi, ha presentato alla Procura di Roma. È un caso di autotutela da parte dell’amministrazione che ha agito per sradicare comportamenti devianti e pratiche elusive. Lo sottolinea in una nota la Fp Cgil di Roma e Lazio.

“Un principio fondamentale del lavoro pubblico – si legge in una nota – è il rispetto della legge, prima condizione per l'esercizio delle proprie funzioni, in particolare quando queste sono rese nell’interesse pubblico e soprattutto quando riguardano la vita dei cittadini e il diritto fondamentale ad avere una casa. A questo siamo chiamati come cittadini e a questo siamo obbligati come dipendenti pubblici tutti. Le responsabilità individuali saranno accertate dall’azione giudiziaria, ma dobbiamo evitare che questo offuschi il lavoro dei tanti lavoratori che onestamente, ogni giorno, mettono la loro professionalità e le loro competenze al servizio del bene pubblico”.

“Legalità e trasparenza – prosegue la nota – si ottengono rinforzando la macchina organizzativa e facendo emergere, come in questo caso, le zone d'ombra. Ci auguriamo che il percorso avviato dall’Ater in questa direzione faccia ancora passi avanti, con il primario obiettivo di dare risposte ai bisogni sociali delle fasce di cittadini che ne hanno diritto, e tutelare il patrimonio edilizio pubblico, che è risorsa di tutti”.

Gioco legale: crisi occupazionale anche in Puglia

Mar, 18/09/2018 - 15:51

“Dopo il caso del Piemonte, che avevamo segnalato i primi giorni di agosto, anche in Puglia si fanno sentire le conseguenze sull'occupazione nel settore del gioco legale per effetto delle misure messe in campo dalle Regioni sul settore”. Inizia così la nota della Filcams Cgil. Il sindacato di categoria, insieme a Fisascat e Uiltucs, ha scritto alla Regione e al ministero. Sono 800 i punti vendita destinati alla chiusura secondo le prime stime, con una perdita di posti di lavoro molto consistente.

Le organizzazioni sindacali hanno chiesto alla Regione Puglia di aprire un tavolo che affronti le conseguenze occupazionali della legge regionale, che entrerà in vigore a dicembre. Per la Filcams “è necessario che le misure di contrasto agli abusi del gioco siano realizzate tenendo conto della salvaguardia occupazionale e delle legalità. Per questo la nostra organizzazione sindacale, insieme a Fisascat e Uiltucs, ha chiesto l'attivazione di un tavolo al ministero delle Sviluppo, al quale chiediamo di esercitare un ruolo di regia a fronte dell'enorme crisi occupazionale che si sta venendo a creare”, conclude la sigla.

Università di Bologna: lavoratori appalti costretti ad assemblee in strada

Mar, 18/09/2018 - 15:30

Dal 1° ottobre all’Università di Bologna si assisterà al cambio appalto per il servizio di pulizie: tra i 150 e i 200 lavoratori impiegati a tenere in ordine aule, uffici, bagni e sale dell’Ateneo più antico d’Europa. Purtroppo, però, l’azienda uscente Rekeep (ex Manutencoop) e l’Università di Bologna non sono riusciti a trovare in nessuno dei dipartimenti sparsi per la città una sala per consentire le assemblee dei lavoratori. Assemblee, peraltro, previste in orari (alle 7 del mattino) in cui le sale sono ancora vuote, come confermato da lavoratori e studenti. “Così Filcams, Fisascat e Uiltrasporti – si legge in una nota unitaria –, hanno convocato i lavoratori in strada: questa mattina, 18 settembre, si è svolta la prima nutrita assemblea in piazza di Porta Saragozza. Domattina, sempre alle 7, ci troveremo nuovamente insieme alle lavoratrici e ai lavoratori in piazza Puntoni, davanti alla mensa universitaria. E la prossima settimana si replica, con le stesse modalità se necessario”. 

Solo nel Bolognese il cambio appalto coinvolge quasi 200 lavoratori, “in una situazione complessa nella quale l’azienda uscente non rispetta il contratto nazionale collettivo di riferimento. Suo specifico obbligo era presentare la lista degli addetti interessati al cambio appalto entro 15 giorni dal cambio, ma ad oggi non è stata fatta pervenire alle organizzazioni sindacali alcuna comunicazione, e all’azienda subentrante alcunché. Così come un obbligo era trovare un luogo adatto per garantire il diritto dei lavoratori a riunirsi in assemblea sul luogo di lavoro. Cosa che, purtroppo, non è avvenuta”, continua il comunicato.

“Per tutte queste ragioni, e considerati i pochi giorni che ci separano dal cambio appalto, le organizzazioni sindacali chiedono a Rekeep di rispettare il contratto nazionale e presentare l’elenco dei lavoratori impiegati nell’appalto così da garantire il mantenimento dei livelli occupazionali”, dicono i sindacati.

Codice rosso per la sanità italiana

Mar, 18/09/2018 - 15:18

A Salerno, il 19 settembre si apre l'assemblea nazionale di Cgil, Cisl e Uil sulla salute dal titolo “Salute, diritti, lavoro, sviluppo. L'Italia che vogliamo”. È un'iniziativa unitaria, e “questo è un fatto molto importante. Così come importante è il titolo, che richiama il diritto dei cittadini di stare in buona salute, non essere curati. Allo stesso tempo c’è il richiamo al lavoro degli operatori nei servizi sanitari e dell'indotto, così come allo sviluppo. Perché la sanità non è solo spesa”. A dirlo, ai microfoni di RadioArticolo1 è Rossana Dettori, segretaria confederale della Cgil.

La sanità, secondo la Cgil non è infatti “un cappio al collo sul bilancio del paese”. Tutt'altro: “La sanità, se i governi lo vogliono davvero, può essere un volano per lo sviluppo. Perché mantenere in salute la gente significa spendere meno. Questo è il primo obiettivo che dovrebbe avere qualsiasi governo, dato che ogni euro speso in sanità produce 0,50 centesimi di risorse in più e lavoro per l'industria”.

Se venisse fino in fondo rispettato l'articolo 32 della Costituzione, che sancisce la salute come diritto di cittadinanza, la Sanità potrebbe insomma cambiare volto all'economia di questo paese, rendendolo al contempo più giusto. “Tra l’altro – ha spiegato Dettori – l’iniziativa cade nell’anno in cui si celebra il quarantesimo anniversario dell'approvazione della legge 833, che istituisce il Servizio sanitario nazionale. Grazie alla mobilitazione di cittadini, operatori, parti sociali e operai si arrivò a questa grande riforma. Man mano, però, si è persa l'idea dell'universalismo, perché oggi non c'è più un diritto universale alla salute”.

Ma c’è di più. Perché “il fatto che la salute non sia un diritto uguale per tutti si è insinuato anche nella cultura di massa, nella testa dei cittadini”. L’idea che un diritto “possa essere differenziato a seconda delle condizioni di dove si nasce e dove si vive, o di quanto si guadagni, è terribile”. Con l'assemblea nazionale unitaria di Salerno, quindi, i sindacati vogliono “rimettere al centro l’idea che bisogna superare e non accettare le disuguaglianze che oggi esistono nell'accesso dei livelli di assistenza”. Livelli che “non sono garantiti in tutto il paese, soprattutto al Sud”. Anche se pure in diverse regioni del Nord “abbiamo cittadini di serie A e di serie B, dato che l'accesso al Servizio sanitario nazionale e la garanzia della presa in carico del cittadino non è uguale ovunque”.

Il primo problema da risolvere per Dettori è dunque “quello delle risorse da immettere sul fondo sanitario nazionale, per garantire la piena applicazione dei livelli essenziali a tutti i cittadini, giovani, adulti, anziani e migranti. Perché in questo campo non si può lasciare indietro nessuno”. “Quello italiano – ha concluso – rimane uno dei sistemi sanitari migliori, grazie agli operatori che continuano a garantire un'ottima qualità rispetto alle prestazioni che vengono erogate. Ma ormai abbiamo 20 modelli sanitari diversi. È questo il dramma: le regioni più ricche sono state in grado di garantire di più, il Sud è stato invece sottoposto a pesantissimi piani di rientro, anche perché partiva molto svantaggiato rispetto alla presenza delle strutture, dell'innovazione e dell'articolazione territoriale. Sono questi gli aspetti su cui bisogna intervenire subito”.

 

Napoli, di povertà si muore

Mar, 18/09/2018 - 14:06

“Quanto accaduto ieri a Napoli, con il suicidio premeditato di una intera famiglia a causa dello stato di indigenza, grida vendetta”, secondo Cgil e Fp Napoli e Campania. L’esplosione, avvenuta in uno dei quartieri spagnoli, che ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre due era infatti “una tragedia evitabile in uno stato di diritto che assiste i suoi cittadini, soprattutto quelli in condizioni di grave disagio”.

Lo dicono con chiarezza  Ileana Remini (Cgil Campania), Federica Fiocca (Fp Cgil Napoli e Campania) e Giuseppe Mele (Cgil Napoli), in una lettera inviata agli assessori alle Politiche sociali di Regione Campania e Comune di Napoli. “Nel nucleo familiare in questione – viene sottolineato – c’erano tre disabili senza alcun tipo di assistenza né sociale né sanitaria, abbandonati a se stessi dalle istituzioni che avrebbero dovuto prevederne l’inclusione”.

“Da anni – precisa il sindacato – chiediamo che si proceda a una vera integrazione sociosanitaria basata sui bisogni dei cittadini; da mesi gli operatori che si occupano di assistenza sociale e sanitaria vedono tagliati i propri orari di lavoro a causa di una ‘evidentemente presunta’ carenza di utenti; come è possibile che invece vi siano decine di famiglie a Napoli e in Campania fuori dal monitoraggio?”.

“Napoli e la Campania – conclude la lettera – hanno bisogno di un piano di intervento straordinario di lotta alla povertà e al disagio sociale, di welfare e servizi sociosanitari efficienti, di una regia pubblica e di istituzioni presenti e collaborative”.

Per questo Fp e Cgil chiedono un tavolo di confronto congiunto “che affronti l’emergenza sociale a Napoli, ripartendo dai bisogni, senza tatticismi politici; il disastro non può più aspettare presunte tregue elettorali”.

 

Thyssen conferma: la Ast di Terni «non è strategica»

Mar, 18/09/2018 - 13:39

Thyssenkrupp ritiene lo stabilimento di Terni non strategico, ma non intende cederlo. È quanto emerso dall'incontro tenuto al ministero dello Sviluppo economico, con istituzioni locali, organizzazioni sindacali e management di Thyssenkrupp, sulla situazione della Acciai speciali Terni. Al tavolo erano presenti esponenti del Mise, Catiuscia Marini, presidente Regione Umbria, Andrea Giuli, vicesindaco di Terni, Peter Sauer e Kerstin Göcke, responsabili comunicazione esterna di Thyssenkrupp, Massimiliano Burelli, amministratore delegato di Ast, i rappresentanti nazionali e territoriali di Fim, Fiom e Uilm. 

L'incontro era stato richiesto da istituzioni locali e sindacati per discutere, alla presenza del management di ThyssenKrupp, della situazione di Acciai speciali Terni, anche alla luce delle notizie delle ultime settimane sulla riorganizzazione settoriale del gruppo tedesco. L'azienda, pur apprezzando gli obiettivi raggiunti in coerenza con il piano industriale 2014-18, ha confermato la non strategicità come asset del sito ternano ma, allo stesso tempo, la non volontà, nell'immediato, di procedere alla messa in vendita di Ast.

“Alla luce delle dichiarazioni aziendali in sede ministeriale – hanno dichiarato Mirco Rota, coordinatore Fiom per la siderurgia, e Claudio Cipolla, segretario generale Fiom Terni – abbiamo espresso la nostra evidente preoccupazione. Se per Thyssen lo stabilimento non è strategico, lo è per noi, per i lavoratori del sito e dell'indotto e per tutto il territorio provinciale. Dichiarare che lo stabilimento non è strategico – continuano i due dirigenti sindacali – può avere conseguenze negative sul piano degli investimenti e delle prospettive industriali, in un mercato molto competitivo che ha bisogno di strategicità nella sua conduzione”.

Per questo, concludono i due sindacalisti, “abbiamo sollecitato sia Thyssen sia il governo ad affrontare fin da subito il tema del piano industriale, in scadenza a fine anno, a partire dagli investimenti e dai mercati di riferimento, nonché dei delicati aspetti ambientali che impattano sullo stabilimento e sul territorio. Infine, anche alla luce degli ultimi infortuni mortali, abbiamo spronato l'azienda a un confronto di merito che, con efficacia e celerità, intervenga sugli aspetti più delicati del processo produttivo”.

Il ministero aggiornerà l'incontro non appena Thyssen avrà definito la struttura manageriale e saranno disponibili i dati a conclusione dell'anno fiscale, in chiusura a fine mese.

Strage Castel Volturno: Cgil Campania, mobilitazione contro camorra e razzismo

Mar, 18/09/2018 - 13:07

“Il 18 settembre 2008 furono trucidati sei uomini. Erano innocenti. Erano africani. Furono uccisi da colpi esplosi dalla camorra, come segnale di supremazia su quel territorio che per tanti anni è stato terra di nessuno, terra di speculazioni, degrado, abusi edilizi, sfruttamento, spaccio, latitanza. Insomma, terra di camorra, da prima che arrivassero i neri”. È quanto ricorda, in una nota, Elisa Laudiero, della segreteria Cgil Campania.

“Oggi, dopo dieci anni – sottolinea la dirigente sindacale –, ancora ci troviamo ad affrontare il dibattito su Castel Volturno, così come sul resto del paese, partendo dal solito ‘Io non sono razzista, però questi sono troppi’, senza affrontare il reale problema che affligge le nostre terre, ormai da Sud a Nord, in varie forme: la criminalità organizzata”.

“Non si tiene conto nelle valutazioni – secondo l'esponente Cgil – che quel mescolamento tra crisi economica, occupazionale, sociale e culturale, con la criminalità organizzata e il malaffare, crea i presupposti di una vera e propria polveriera sociale, pronta a esplodere da un momento all'altro. È tempo che il ministro degli Interni si occupi dei reali problemi del paese e inizi a combattere la criminalità organizzata, matrice di economie sommerse, lavoro nero, violenze e repressioni, invece di continuare ad acuire i problemi, fomentando odio e razzismo e continuando ad alimentare la guerra del povero al più povero”.

“Che il ministro inizi a rendersi conto di quanto è pericoloso il lavoro nero – conclude la sindacalista –, il caporalato, le economie sommerse in mano alla criminalità organizzata, e non quanto i neri siano una minaccia per l'Italia, perché qui si può essere ostaggio della camorra, a prescindere dal colore della pelle. Inoltre, è necessario che tutte le forze democratiche del paese s'impegnino per una grande mobilitazione nazionale contro camorra e razzismo”.

Grande crisi, 10 anni dopo l’incantesimo è ancora spezzato

Mar, 18/09/2018 - 13:01

Il 15 Settembre 2008 è la data convenzionalmente associata all'inizio dell'ultima Grande crisi finanziaria e alla Grande recessione (anche se, nel corso dell'anno e mezzo precedente, vi erano stati in vari Paesi diversi fallimenti di istituti finanziari), i cui effetti si sono propagati fino a oggi. Quel giorno venne dichiarato l'avvio della procedura fallimentare del quarto gruppo bancario di investimento statunitense, Lehman Brothers, travolto dalle perdite legate alla crisi dei mutui immobiliari.

La Grande recessione ha definitivamente spezzato l'incantesimo di un mondo globale armonioso, cioè l'ordine – promosso e propagandato – del cosiddetto “Consenso di Washington” (e ha indotto l'insorgenza di movimenti politici tendenzialmente intolleranti verso le istituzioni democratiche). Persino Alan Greenspan, già presidente della Federal Reserve e acceso sostenitore dell'economia di mercato, ha dovuto ammettere il suo stato di incredulità davanti al fatto che, “un sistema il quale aveva funzionato per 40 anni eccezionalmente bene” fosse giunto al collasso. In realtà, durante i 40 anni cari a Greenspan – quelli connotati dalla liberalizzazione e deregolazione dei flussi di capitale – non è che le crisi finanziarie fossero scomparse.

La crisi del 2008, però, per il suo carattere sistemico, nonché per la sua ampiezza e profondità, andava a smentire tutta la pluridecennale retorica relativa all'efficienza del mercato che – dilatato fino a coprire la dimensione globale e supportato dai più recenti ritrovati della tecnologia delle comunicazioni e dell'ingegneria finanziaria – avrebbe dovuto assicurare una crescita economica ininterrotta ed equilibrata.

È noto che le economie capitalistiche si basano sul debito. Anche quando – nell'ambito del relativo quadro regolatorio – l'intermediazione finanziaria si svolge in modo abbastanza fluido, succede con ricorrenza che alcuni tipi e quantità di titoli finanziari diventino insostenibili. Nell'ambito del mercato, si compiono valutazioni errate, oppure le condizioni di mercato mutano repentinamente o, ancora, le informazioni a disposizione degli operatori sono distorte. In presenza di uno shock, le aspettative dei creditori si modificano al ribasso e le attività finanziarie possono essere cedute per ripianare le perdite.

Peggio ancora, se uno shock è generalizzato e si temono perdite ingenti, subentra il panico. I debitori vanno incontro a perdite di ricchezza e contrazione delle prospettive economiche e i creditori si catapultano in una corsa alla chiusura delle loro posizioni finanziarie. Se il mercato è aperto al mondo (e, come si sa, l'apertura dei mercati è stato uno dei tratti distintivi della globalizzazione liberista), le incertezze prima riportate si propagano molto facilmente, come un virus contagioso. Un'epidemia diviene una pandemia.

Euforia, panico e crolli sono endemici in un sistema basato sui mercati privati. Ecco perché il “Consenso di Washington”, con i suoi corollari di innovazioni nel campo finanziario (come le cartolarizzazioni e gli strumenti derivati), intensa deregolamentazione a livello nazionale e mutamento di indirizzo delle politiche pubbliche (abolizione delle restrizioni ai movimenti dei capitali) non poteva mancare di rivelarsi l'incubatore di rischio sistemico e della peggiore crisi avutasi dopo quella del 1929.

Eppure, a dieci anni dalla nuova conferma dell'instabilità intrinseca del capitalismo globale – e specialmente del settore finanziario – molto poco è stato fatto all'indirizzo di una seria riforma. Addirittura il presidente Usa Donald Trump, pur essendo egli il prodotto e l'emblema planetario della “reazione popolare” – seppure di destra – ai guasti della globalizzazione, e che si prodiga in un ripiegamento verso politiche protezionistiche e di chiusura, ha, fin dal suo insediamento, annunciato appoggio incondizionato alla deregolamentazione del settore finanziario, inoltrandosi fino al drastico ridimensionamento dei timidi interventi regolatori fatti approvare da Barack Obama (il Dodd-Frank Wall Street reform and consumer protection Act). E analoghe constatazioni possono farsi per le altre aree del mondo (perfino in Cina prevale un orientamento rivolto a un'ulteriore e piena liberalizzazione del mercato finanziario).

Ma soprattutto nulla è stato fatto per ovviare alla causa strutturale della crisi. Un ipertrofico processo di sostituzione di debito privato rispetto alla dinamica stagnante – o calante – dei redditi da lavoro. Le relazioni industriali sono ovunque troppo sbilanciate a sfavore dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali e i “nuovi lavori” – soprattutto nei servizi –, sebbene caratterizzati dall'impiego delle più moderne piattaforme e tecnologie informatiche, non danno luogo a significativi aumenti di produttività.

Le grandi banche sono state salvate con risorse pubbliche e, grazie all'inondazione dei mercati con denaro a bassissimo costo, le agenzie di rating da loro stesse possedute continuano a pontificare e a tenere sotto ricatto – tramite il possibile declassamento dei titoli – interi Stati “sovrani”, e i corsi azionari delle principali Borse mondiali sono risaliti fino a picchi superiori ai livelli pre-crisi. Altrettanto non può dirsi per quanto concerne i salari e le condizioni di vita della popolazione lavoratrice (con le conseguenze, sul piano politico, che constatiamo anche in Italia). La fine della recessione, con il rilevamento statistico del miglioramento dei dati riguardanti il Pil e la disoccupazione, nonché il miglioramento delle condizioni del sistema creditizio, non implicano che la maggior parte della gente comune stia meglio.

Così, a distanza di dieci anni, si può ricavare che, se la gestione della crisi del 2008 fosse stata improntata a una vera regolamentazione finanziaria ai fini della stabilizzazione del settore e a un indirizzo politico all'insegna della rimozione delle disuguaglianze, avremmo avuto una più genuina ripresa e avremmo avuto gli strumenti per non essere colti impreparati quando sopraggiungerà la prossima crisi.

Cgil, Cisl e Uil scrivono a Di Maio: aprire tavolo

Mar, 18/09/2018 - 12:54

Cgil Cisl e Uil rinnovano, con una lettera inviata oggi al ministro Di Maio, la richiesta di apertura di un tavolo di confronto sugli interventi in materia di mercato del lavoro. “È urgente - si legge nella missiva - che si superi la logica degli interventi a spot, per avviare un confronto sistemico sulle emergenze che gravano sul mondo del lavoro. In particolare nelle prossime settimane migliaia di lavoratori vedranno terminare la copertura garantita dai loro ammortizzatori sociali, senza che, nel frattempo, siano ripartiti adeguati investimenti e processi di riorganizzazione e riconversione produttiva”.

“Occorre - concludono le tre confederazioni - aprire subito un confronto con le parti sociali per risolvere tale situazione, a partire dal superamento delle rigidità delle attuali norme che regolano gli ammortizzatori sociali, oltre che dare credibilità ed efficacia alle politiche attive, decisive per garantire percorsi di ricollocazione e sostegno”.

Violenza Donne: Galli (Flai), solidarietà a Boldrini

Mar, 18/09/2018 - 11:47

“Esprimo solidarietà e vicinanza, da parte di tutta la Flai Cgil, a Laura Boldrini, in occasione dell’inizio del processo per diffamazione nei confronti del sindaco leghista di Pontivrea, Matteo Camiciottoli, il quale, a seguito della notizia degli stupri avvenuti a Rimini nell’agosto 2017, aveva dichiarato di mettere ai domiciliari a casa della Boldrini i responsabili, con seguito di vera e propria istigazione alla violenza”. Lo dichiara in una nota Ivana Galli, segretaria generale Flai Cgil. “Ci auguriamo che il processo possa essere anche l’occasione per una riflessione profonda sul rispetto delle persone, donne e uomini, e sui modi e forme del confronto che non può mai trascendere nell’aggressione violenta, prendendo poi come bersaglio preferito il corpo delle donne. Si tratta di una deriva violenta, che aggredisce le donne e che non è accettabile in nessuna forma”.

Palermo, 24 settembre iniziativa su donne e lavoro

Mar, 18/09/2018 - 10:27

“Il lavoro e l’emancipazione femminile: il ruolo del collocamento pubblico nel settore agricolo”: se ne parlerà lunedì 24 settembre alle 10 all’Auditorium della Rai a Palermo, nel corso di convegno organizzato dalla Flai Cgil Sicilia in ricordo di Lia Pipitone, uccisa dalla mafia il 23 settembre del 1983. Partendo da una vicenda buia di 35 anni fa, la Flai propone una riflessione sulla condizione femminile in Sicilia, con riferimento particolare ai temi del lavoro e della violenza sulle donne e  con un Focus sul lavoro femminile nel settore agroalimentare. Lia Pipitone era una giovane donna, figlia del boss mafioso Antonino Pipitone, che  la mafia decise di eliminare col consenso del  padre perché “colpevole”  di volere vivere in libertà la propria  vita con scelte che , secondo la morale mafiosa, disonoravano la famiglia. La vicenda, dopo un’introduzione del segretario generale della Flai Sicilia Alfio Mannino, sarà ripercorsa negli interventi della scrittrice Maria Albanese, della responsabile del centro antiviolenza “Lia Pipitone” Adriana Argento, della sociologa Linda Grasso.

 

Carriero Tecnology, lavoratori ancora in sciopero

Mar, 18/09/2018 - 10:17

Continua lo sciopero dei lavoratori della Carriero Tecnology di Atella, in provincia di Potenza, ancora in attesa delle spettanze arretrate.

“Dopo tre settimane di sciopero – afferma la Fiom Cgil Basilicata - l'azienda continua ad avere un atteggiamento assente e superficiale con gli ultimi due incontri che non hanno portato a nulla di fatto, negando ai lavoratori anche il contratto di solidarietà”.

Il sindacato, “nello stigmatizzare il comportamento dell'azienda, si impegnerà nella tutela sindacale e legale. Assistiamo ancora una volta al modo scellerato di fare impresa a discapito dei lavoratori, nel silenzio assordante delle istituzioni degli enti preposti e di una politica sempre più lontana dagli interessi dei lavoratori”.

«Il nuovo Statuto già esiste, si chiama Carta dei diritti»

Mar, 18/09/2018 - 10:08

Il ministro del lavoro e vicepremier Luigi Di Maio, al termine di un incontro con i vertici di Assolombarda, ha annunciato il varo entro dicembre di un “Codice unico del lavoro”. “Il testo semplificherà la giungla di 140 leggi, in cui ormai non si capisce più nulla", ha detto, e “consentirà a lavoratori e imprenditori di sapere qual è la legge che si applica ai loro problemi è la mia priorità".

A stretto giro è arrivata la risposta del segretario generale della Cgil, tramite il suo account Twitter. Dato che lo steso Di Maio “ha detto che le leggi di iniziativa popolare vanno discusse dal parlamento”- ha scritto Susanna Camusso – il codice di cui parla Di Maio esiste già “è depositato in Parlamento”, ha ottenuto “1,5 milioni di firme” e si chiama “Carta dei diritti universali del lavoro”.

Dice DiMaio: bisogna fare un codice unico del lavoro.Ha detto le leggi di iniziativa popolare vanno discusse dal parlamento. Ministro: il nuovo codice del lavoro e’ già depositato in Parlamento, 1,5 milioni di firme. Si chiama Carta dei diritti universali del lavoro! pic.twitter.com/qyN78Pj8IW

— Susanna Camusso (@SusannaCamusso) 17 settembre 2018

Pomigliano, 56% di sì alla piattaforma Fiom

Mar, 18/09/2018 - 09:36

E’ stata votata dal 56% dei lavoratori dello stabilimento Fca di Pomigliano e Nola l'ipotesi di piattaforma per il rinnovo del contratto specifico realizzata dalla Fiom Cgil. Lo fa sapere lo stesso sindacato dei metalmeccanici, sottolineando che dei 2.576 lavoratori votanti sui 4.622 in organico tra Pomigliano e Nola, ben 2.394 hanno votato sì all'ipotesi di piattaforma rivendicativa per la contrattazione, che ha visto il coinvolgimento di 10mila lavoratori del gruppo Fca-Cnhi, che hanno partecipato alla ricerca sulle condizioni di lavoro e contrattuali di tutti gli stabilimenti del gruppo.

“La grande partecipazione al voto - hanno affermato dalla Fiom di Napoli - dimostra che i lavoratori vogliono decidere sulle scelte che ricadono sulla loro vita lavorativa, soprattutto dopo che sono state disattese le promesse di piena occupazione, migliori condizioni di lavoro e salari tedeschi. I lavoratori di Fca - concludono i metalmeccanici della Cgil - vogliono ritornare ad essere protagonisti e poter decidere attraverso il voto, così come avviene per i metalmeccanici a cui viene applicato il contratto Nazionale di lavoro”.

Le assemblee svolte a Nola e Pomigliano,che hanno anticipato il voto hanno per il sindacato un significato particolare. Proprio a Pomigliano, infatti, nel 2010 e nel 2011, si è aperta “la questione relativa a uno scambio tra diritti e lavoro”. Ad oggi, le promesse fatte da Fca non hanno trovato conferma in elementi concreti. Nelle assemblee che hanno anticipato il voto si è discusso sia della situazione industriale che di quella occupazionale, ma anche le condizioni di lavoro. Il sindacato ha anche proposto un questionario su cui ha raccolto oltre diecimila risposte per capire le condizioni in cui concretamente si trovano a lavorare gli operai.