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Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
Aggiornato: 4 hours 11 min fa

Filt a Rfi: per ditte appaltatrici serve obbligo di formazione sicurezza

Ven, 22/03/2019 - 12:56

“Nella riunione della sede permanente della sicurezza di Rfi, già calendarizzata per il prossimo 28 marzo, chiederemo di conoscere le ragioni e la dinamica degli incidenti”. Lo afferma la Filt Cgil a seguito dei due gravi incidenti sul lavoro che hanno coinvolti due operai di due ditte in appalto per conto di Rfi a Milano e ad Orte, spiegando che “chiederemo soprattutto se tutte le condizioni di sicurezza siano state adottate nello svolgimento delle attività previste”.

“Siamo vicini alle famiglie - prosegue la Filt - ed in attesa delle determinazioni della magistratura inquirente riteniamo intollerabile continuare a contare gravi incidenti sul lavoro. Siamo preoccupati dal continuo verificarsi di incidenti che coinvolgono lavoratori di ditte appaltatrici ai quali, probabilmente, potrebbe non essere fatta una formazione adeguata ai rischi che si corrono giornalmente esercitando le proprie attività. La sicurezza sui luoghi di lavoro - spiega infine la Filt - deve essere una condizione imprescindibile e si rendono necessarie azioni mirate ad elevare gli standard di sicurezza sul lavoro anche attraverso controlli più puntuali della committenza sulle imprese appaltatrici, anche con l’introduzione di misure più restrittive per prevenire simili tragedie”.

Sanofi, una gestione delle pari opportunità certificata

Ven, 22/03/2019 - 11:39

Il gruppo farmaceutico Sanofi, presente in oltre 100 Paesi con oltre 100 mila lavoratori, è all’avanguardia nel settore dei farmaci e della ricerca terapeutica. In Italia, è una delle principali realtà industriali del settore farmaceutico, con oltre 2.500 collaboratori (di cui la metà nel comparto produttivo) e un’unità di ricerca clinica che dal nostro Paese gestisce tutta l’area dell’Adriatico. È presente sul territorio nazionale con la sede principale a Milano, un ufficio istituzionale e la sede della propria divisione vaccini a Roma. L’azienda fornisce un importante supporto all’economia del Paese grazie all’intensa attività dei suoi siti produttivi distribuiti sul territorio nazionale: Anagni (Frosinone), Origgio (Varese), Scoppito (L’Aquila), Brindisi.

Ma questa grande azienda può vantare un altro elemento peculiare che la caratterizza: la presenza e l’attenzione alle donne. Sanofi è stata di recente premiata con il Bollino rosa dal Winning Women Institute, un importante riconoscimento che per la prima volta in Italia certifica la gestione delle pari opportunità nelle imprese. Ne abbiamo parlato con Laura Bruno, direttore delle Risorse umane di Sanofi Italia dal 2010, che ha fatto il punto della situazione.

Quali doveri hanno oggi le imprese nei confronti delle donne?

A mio avviso, i doveri ineludibili sono in particolare tre. Il primo è la valorizzazione delle donne secondo un criterio di meritocrazia: le aziende che ragionano su risultati e talento finiscono per favorire le competenze femminili. Il secondo compito è quello di creare un ambiente di lavoro capace di favorire la diversità. Servono imprese con una cultura aperta. Infine è necessario un ambiente che sia rispettoso dell’equilibrio tra la vita lavorativa e quella famigliare.

Ci racconta le iniziative realizzate da Sanofi in questa direzione?

Stiamo lavorando sul tema della diversity da molti anni. Siamo intervenuti sull’ambiente di lavoro e sulla flessibilità: ormai in azienda non c’è obbligo di timbratura, i lavoratori passano solo all’entrata per ragioni di sicurezza, è responsabilità del singolo segnalare un’assenza. Da quattro anni abbiamo introdotto lo smart working, una pratica che funziona negli uffici e anche presso i siti produttivi per il personale delle funzioni di supporto: solo a Milano ne usufruiscono circa 300 colleghi, di cui il 73% è donna, lavorando da casa due giorni a settimana. Siamo molto attenti al tema del welfare: rispetto al contratto nazionale abbiamo permessi in più per la cura dei figli e le visite mediche, abbiamo lavorato insieme alle Rsu per definire le misure. Riteniamo centrale la salute: abbiamo il fisioterapista in ufficio, il check-up per tutti i collaboratori, ,che le donne utilizzano molto per restare sempre controllate. In materia di servizi, c’è la possibilità di avere il farmacista in azienda più le convenzioni esterne con i negozi. Poi il supporto dedicato ai figli: sono previsti campus mentre i genitori lavorano, si può portare la cena a casa dalla mensa, è possibile uno scambio vacanze con colleghi di altri Paesi. Abbiamo da sempre un sostegno psicologico, con la possibilità di usufruire di assistenti sociali, un meccanismo di assistenza per gli anziani.

Per arrivare a un sistema di pari opportunità, naturalmente, la formazione gioca un ruolo essenziale.

Certo. Noi abbiamo un comitato diversity interno che lavora costantemente su questo tema. Più del 50% della formazione (specie quella finalizzata alle skills di leadership) è rivolta alle donne, che così accedono alle stesse possibilità degli uomini in termini di crescita. Ci sono processi di mentoring per le più giovani, che vengono seguite dalle colleghe più esperte.

Avete appena ricevuto il Bollino rosa del Winning Women Institute. Qual è il valore di questo premio?

Si tratta di un riconoscimento importante per tutta l’attività svolta e, soprattutto, è la certificazione da parte di un ente terzo. Non è stato facile ottenerlo: per molti giorni sono state fatte analisi in azienda, verificati gli stipendi delle figure femminili e il numero di donne promosse. Il bollino è quindi molto prestigioso.

Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Continuare a lavorare sul tema del pay gap, il divario salariale tra donne e uomini, un grande nodo che sarà al centro del nostro impegno nei prossimi anni. Poi abbiamo l’obiettivo della parità di genere entro il 2025: per quell’anno vogliamo raggiungere la piena parità in termini di posizioni apicali a livello di Gruppo. Siamo sulla buona strada: in Italia abbiamo il 30% di donne nel comitato dirigente, il 43% nelle funzioni di business, cifre superiori alla media nazionale.

Entrando in una riflessione generale, oggi quali sono le maggiori criticità per le donne sul mercato del lavoro?

Anche se si affaccia nella società una “nuova generazione di papà”, un tema è sicuramente lo sbilanciamento nella cura della famiglia. Manca il supporto dei colleghi maschi, e così ricade sulle donne l’onere della cura dei figli e degli anziani. Poi c’è il problema del pregiudizio: spesso si dice che le donne siano brave nell’ascolto e meno nei ruoli di business, ma non è affatto così. Il rischio di questa convinzione sbagliata è che poche ragazze si avvicinino alle discipline economiche, anche se le nuove generazioni stanno recuperando. Quello dell’incentivazione alle materie STEM è un impegno che abbiamo anche verso le nuove generazioni fuori dall’azienda. Andiamo nelle scuole per orientare le bambine e ragazze verso le discipline scientifiche ed economiche, proponendo le nostre colleghe come role model.

Perché le aziende devono scommettere sulla leadership femminile?

Il vantaggio è legato alla politica della diversità. Avere un approccio aperto nella cultura aziendale genera più valore: nel mondo attuale, che è molto dinamico e liquido, le donne hanno una grande capacità di resilienza, ascolto e anticipazione del cambiamento, tutte qualità più alte rispetto ai colleghi maschi. Una leader donna, dunque, può portare un vantaggio anche in prospettiva.

Le voci delle lavoratrici

A raccontare la situazione dell’azienda sono poi le lavoratrici, tre donne che lavorano in Sanofi Italia in sedi diverse e con mansioni differenti tra loro. Simona Giudici è team leader della Clinical Study Unit, lavora negli uffici della sede di Milano. “Sono biologa, ci occupiamo di studi clinici e di sviluppare nuove molecole – esordisce –. La situazione delle donne nell’Unità di Ricerca Clinica è assolutamente positiva. La ricerca clinica è prettamente femminile: basti dire che la mia unità conta l’80% di donne, c’è un’attenzione alla nostra componente molto elevata”. L’azienda riconosce il merito: “Io sono madre di tre figli, sono cresciuta molto in Sanofi, naturalmente mi sono impegnata per raggiungere la mia posizione: se lavori bene, vieni riconosciuto”.

Un altro elemento essenziale è l’orario flessibile. “Spesso non è facile conciliare tutto, tra i vari impegni familiari come riunioni a scuola dei figli e visite mediche, in questo Sanofi pone una forte attenzione: ho flessibilità in entrata e uscita, sono stata tra le prime a utilizzare lo smart work, uso abitualmente le possibilità offerte dall’azienda, a partire dal campus a cui partecipano i miei figli da anni”. Le donne in azienda portano un valore aggiunto: “Abbiamo caratteristiche diverse dagli uomini: per esempio la ricerca clinica richiede massima attenzione e precisione al dettaglio, un’attività che forse è più adatta alle donne. Inoltre noi donne abbiamo una maggiore attitudine alle relazioni sociali, ecco un altro valore”. Nel mercato del lavoro italiano, infine, “per le donne c’è stato sicuramente un miglioramento, ma bisogna fare di più: serve maggiore attenzione, anche da parte dello Stato che dovrebbe intervenire”.

Sulla stessa linea è Valentina Inguscio, responsabile del Centro di ricerca biotecnologica nello stabilimento di Brindisi. “L’occupazione femminile in Italia è aumentata, certamente, ma ci sono ancora molti passi da fare – spiega –. Nella mia azienda, invece,  la situazione è a uno stadio molto più avanzato, perché nel tempo è stata costruita una reale impostazione di parità tra uomini e donne. Non a caso Sanofi ha ricevuto il Bollino Rosa: per la prima volta ci viene riconosciuto ufficialmente l’impegno in tema di pari opportunità”.

“Guido l’attività di ricerca e sviluppo dello stabilimento, che si occupa di sviluppare  processi fermentativi a partire dal ceppo microbico, purificazioni chimiche e analitici – prosegue la lavoratrice –. Ho 34 anni e già alla mia età ho ricevuto in carico una forte responsabilità. È il modo migliore per sentire la fiducia dell’azienda nei miei confronti. Nello svolgimento del lavoro quotidiano “non mi sono mai sentita trascurata”, e “nel futuro spero di continuare così, sulla strada della parità di genere”.

Il sentimento comune è quello della valorizzazione delle donne all’interno dell’azienda. Lo conferma anche Lorena Ciotti, capo turno del reparto liquidi orali, nello stabilimento Origgio. “Lavoro al confezionamento produttivo come capo turno – esordisce –: mi sento stimata, vengo ascoltata e presa in considerazione quando si tratta di prendere iniziative”. Anche nel suo caso, è particolarmente vantaggiosa la scelta aziendale della flessibilità: “Ho un figlio di due anni e mezzo e spesso non è facile gestire famiglia e lavoro, così l’orario flessibile offre una serie di possibilità in più nella conciliazione dei tempi”.

Anche secondo lei le competenze femminili rispondono meglio a una serie di necessità richieste dall’azienda: “Alcune fasi del nostro lavoro richiedono una capacità organizzativa molto sviluppata, che le donne sono in grado di garantire di più rispetto agli uomini”. Uscendo da Sanofi e riflettendo sul mercato del lavoro nel nostro Paese, a suo avviso, “nell’occupazione delle donne si sono fatti passi avanti, ma c’è ancora da lavorare. Vedo difficoltà nel raggiungere i piani alti, spesso nei colloqui chiedono se una ragazza è madre o ha intenzione di avere bambini”. Al contrario in Sanofi, conclude la lavoratrice, la presenza delle donne “viene estremamente valorizzata”.

Inps: sindacati, si assuma nuovo personale

Ven, 22/03/2019 - 10:54

“Cgil, Cisl e Uil sono consapevoli che l’introduzione della pensione con ‘quota 100’ e del reddito di cittadinanza hanno generato un aumento significativo del lavoro in carico all’Inps. L’esigenza di rispondere ai cittadini che stanno richiedendo queste prestazioni dovrà essere gestita senza penalizzare gli altri lavoratori e pensionati”. A scriverlo, in un comunicato congiunto sono i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Ignazio Ganga e Domenico Proietti.

I sindacalisti sottolineano la necessità “che l’Istituto di previdenza garantisca in ogni caso la tempestiva liquidazione di tutte le prestazioni con particolare attenzione a quelle di notevole rilevanza sociale, come l’ape sociale o la pensione anticipata per i precoci”, prestazioni “che assicurano una pensione a lavoratori ritenuti meritevoli di tutela, come i disoccupati o chi ha gravi disabilità e gli ammortizzatori sociali”.

Cgil, Cisl e Uil chiedono, quindi, che siano sbloccate al più presto, “come più volte richiesto”, le assunzioni di nuovo personale.

Inps: sindacati, si assuma nuovo personale

Ven, 22/03/2019 - 10:54

“Cgil, Cisl e Uil sono consapevoli che l’introduzione della pensione con ‘quota 100’ e del reddito di cittadinanza hanno generato un aumento significativo del lavoro in carico all’Inps. L’esigenza di rispondere ai cittadini che stanno richiedendo queste prestazioni dovrà essere gestita senza penalizzare gli altri lavoratori e pensionati”. A scriverlo, in un comunicato congiunto sono i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Ignazio Ganga e Domenico Proietti.

I sindacalisti sottolineano la necessità “che l’Istituto di previdenza garantisca in ogni caso la tempestiva liquidazione di tutte le prestazioni con particolare attenzione a quelle di notevole rilevanza sociale, come l’ape sociale o la pensione anticipata per i precoci”, prestazioni “che assicurano una pensione a lavoratori ritenuti meritevoli di tutela, come i disoccupati o chi ha gravi disabilità e gli ammortizzatori sociali”.

Cgil, Cisl e Uil chiedono, quindi, che siano sbloccate al più presto, “come più volte richiesto”, le assunzioni di nuovo personale.

Fisco: Cgil, procedere con riforma catasto

Ven, 22/03/2019 - 10:45

“Siamo convinti che una riforma del catasto possa garantire più equità ed efficienza, per questo apprezziamo le parole espresse dal direttore dell'Agenzia delle Entrate, Generale Antonino Maggiore”. Così, in una nota, Cristian Perniciano, responsabile delle politiche fiscali della Cgil nazionale.

“L'adesione delle rendite catastali ai valori di mercato – aggiunge – è un passo necessario per il riordino delle imposte sul patrimonio immobiliare, ed è precondizione per giungere a un’imposizione, anche patrimoniale, davvero progressiva”.

“È importante che questa necessaria riforma, tecnicamente pronta, non sia lasciata in un cassetto. Invitiamo quindi il governo – conclude Perniciano – ad ascoltare il suggerimento espresso dal direttore, in audizione in commissione di vigilanza, di ridurre gli elementi di iniquità determinati oggi dalla distanza tra valori e redditi di mercato e quelli catastali”.
 

Air Italy, 25 marzo sciopero per intera giornata

Ven, 22/03/2019 - 10:45

Lunedì 25 marzo si fermano per 24 ore i piloti e gli assistenti di volo di Air Italy. “Siamo stati costretti ancora una volta allo sciopero per ribadire la richiesta di cambio di passo nelle relazioni industriali, perché le criticità contrattuali e operative per i piloti e gli assistenti di volo sono ormai diventate insostenibili”, spiegano Filt Cgil, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo: “Il contratto di lavoro aziendale è ormai obsoleto, ed è improcrastinabile che Air Italy si sieda al tavolo di contrattazione di rinnovo del ccnl del trasporto aereo”. Filt Cgil, Uiltrasporti e Ugl si dicono infine “preoccupati per il drastico rallentamento dei programmi di crescita e sviluppo della compagnia, che a oggi non vede alcun significativo segnale, nonostante gli annunci passati di Air Italy e Qatar Airways. Ora siamo in attesa che ci venga presentato il nuovo piano industriale per i prossimi anni”.

Fisco: Cgil, procedere con riforma catasto

Ven, 22/03/2019 - 10:45

“Siamo convinti che una riforma del catasto possa garantire più equità ed efficienza, per questo apprezziamo le parole espresse dal direttore dell'Agenzia delle Entrate, Generale Antonino Maggiore”. Così, in una nota, Cristian Perniciano, responsabile delle politiche fiscali della Cgil nazionale.

“L'adesione delle rendite catastali ai valori di mercato – aggiunge – è un passo necessario per il riordino delle imposte sul patrimonio immobiliare, ed è precondizione per giungere a un’imposizione, anche patrimoniale, davvero progressiva”.

“È importante che questa necessaria riforma, tecnicamente pronta, non sia lasciata in un cassetto. Invitiamo quindi il governo – conclude Perniciano – ad ascoltare il suggerimento espresso dal direttore, in audizione in commissione di vigilanza, di ridurre gli elementi di iniquità determinati oggi dalla distanza tra valori e redditi di mercato e quelli catastali”.
 

Air Italy, 25 marzo sciopero per intera giornata

Ven, 22/03/2019 - 10:45

Lunedì 25 marzo si fermano per 24 ore i piloti e gli assistenti di volo di Air Italy. “Siamo stati costretti ancora una volta allo sciopero per ribadire la richiesta di cambio di passo nelle relazioni industriali, perché le criticità contrattuali e operative per i piloti e gli assistenti di volo sono ormai diventate insostenibili”, spiegano Filt Cgil, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo: “Il contratto di lavoro aziendale è ormai obsoleto, ed è improcrastinabile che Air Italy si sieda al tavolo di contrattazione di rinnovo del ccnl del trasporto aereo”. Filt Cgil, Uiltrasporti e Ugl si dicono infine “preoccupati per il drastico rallentamento dei programmi di crescita e sviluppo della compagnia, che a oggi non vede alcun significativo segnale, nonostante gli annunci passati di Air Italy e Qatar Airways. Ora siamo in attesa che ci venga presentato il nuovo piano industriale per i prossimi anni”.

Contratto sanità: sindacati, tempo è scaduto

Ven, 22/03/2019 - 10:30

“Il tempo che abbiamo concesso a governo e Regioni sta per scadere, e se non si vedranno a brevissimo risposte tangibili e soddisfacenti le reazioni dei sindacati e dei singoli dirigenti medici e sanitari in ogni sede di lavoro saranno sorprendenti”. A dirlo è l'Intersindacale medica, che riunisce le organizzazioni della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria (Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fassid, Fp Cgil medici e dirigenti Ssn, Federazione veterinari e medici, Uil Fpl, Veterinaria sanitaria Cisl medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici).

“Il 13 marzo, dopo mesi di stallo e uno sciopero revocato sulla promessa del ministro della Salute, inevasa da due mesi, di attivare un tavolo di confronto tra sindacati, governo e Regioni, siamo stati convocati dall'Aran”, ricorda l'Intersindacale: “Avevamo immaginato che il tempo concesso avrebbe prodotto qualche soluzione ai diversi nodi irrisolti che bloccano un rinnovo atteso da dieci anni. La riunione del 13 marzo non ha partorito altro che un ipotetico appuntamento a oggi, 21 marzo”.  Conclude così la nota: “Oggi però l'Aran non ci ha convocati e questo, se ce ne fosse stato ulteriore bisogno, denuncia inequivocabilmente una clamorosa impreparazione di governo e Regioni su un tema che sta incentivando il disagio dei sanitari che cercano vie di fuga dagli ospedali e dai servizi (‘quota 100’) e allunga le liste d'attesa e il disagio dei cittadini, che il ministro Grillo attribuisce disinvoltamente all'intramoenia”.

I ghetti uccidono, ancora un morto a San Ferdinando

Ven, 22/03/2019 - 10:08

I ghetti continuano a uccidere. Un’altra vita spezzata a San Ferdinando, a causa dell’ennesimo incendio, che questa volta è divampato nella nuova tendopoli ampliata da poco per accogliere le persone sgombrate dal vecchio ghetto e che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto essere ignifuga. Sconosciuto per ora il nome della vittima. A prendere fuoco una delle tende a sei posti nell’insediamento realizzato dalla Protezione civile e gestito dalla Caritas che si trova a poca distanza dall'ex baraccopoli recentemente smantellata dopo che in poco meno di un anno a causa degli incendi hanno perso la vita tre braccianti.  Il 16 febbraio scorso un incendio era costato la vita al 29enne senegalese, Moussa Ba. In precedenza, il 2 dicembre 2018, Surawa Jaith era morto alla vigilia del suo diciottesimo compleanno e il 27 gennaio era morta Becky Moses, 26enne nigeriana.

“Il nuovo campo, a poche centinaia di metri dalla vecchia baraccopoli che ha visto la morte di tre giovani migranti e smantellata anche grazie alla nostra mobilitazione, non è la soluzione. Si è passati da una situazione precaria a una situazione altrettanto precaria, e questo incidente lo dimostra”. Lo affermano in una nota congiunta il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra e la segretaria generale Cgil della piana di Gioia Tauro Celeste Logiacco.

“Non possiamo continuare a gestire sole le emergenze, occorrono soluzioni strutturali che – spiegano i due dirigenti sindacali – garantiscano sicurezza, dignità e diritti ai migranti che vivono nella tendopoli. Scelte parziali portano ad alimentare solo nuove condizioni di degrado. Occorrono quindi soluzioni che favoriscano processi d’integrazione e stabilità per queste persone che ogni giorno provano a sopravvivere in una condizione di estrema precarietà fatta di sfruttamento lavorativo e disagio sociale”.

“Il governo nazionale, la Regione Calabria e la Città metropolitana devono farsi carico di queste difficoltà mediante atti concreti volti a superare definitivamente questa drammatica e insostenibile situazione e ogni criticità, per dare risposte immediate e per mettere fine a quella che è diventata ormai purtroppo una tragedia sistematica”, concludono Massafra e Logiacco.

Trasporto aereo, confermato lo sciopero del 25 marzo

Ven, 22/03/2019 - 09:57

“Confermato lunedì 25 marzo lo sciopero nazionale di 4 ore nel trasporto aereo con un presidio a Roma presso il ministero dei Trasporti”. A proclamarlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo, spiegando che “la situazione occupazionale del settore, strategico per il Paese, è estremamente grave”. “Alla base dello sciopero – spiegano unitariamente le quattro organizzazioni sindacali – c’è la situazione della legislazione che regola il settore che ha incentivato una competizione spinta tra le compagnie che si è scaricata, attraverso la possibilità di pratica di forme estreme di dumping contrattuale, sui lavoratori. A questo si aggiunge la situazione di Alitalia, arrivata alla fase conclusiva dell’amministrazione straordinaria, il cui esito non è affatto scontato, con molti addetti in cassa integrazione. Inoltre mancano certezze e risorse adeguate al Fondo di solidarietà del settore che ha permesso di armonizzare le crisi precedenti”.

“Chiediamo – spiegano i sindacati – il varo di una concreta legislazione di sostegno, che contrasti il dumping contrattuale presente nel settore, prevedendo il contratto nazionale come riferimento minimo retributivo e normativo per poter operare negli aeroporti italiani, tanto per le imprese di terra che per le compagnie con base in Italia. Serve un quadro regolatorio chiaro a salvaguardia della concorrenza leale, dell'occupazione e dei salari”. “La protesta – ricordano infine Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo – coinvolgerà piloti e assistenti di volo, tecnici della manutenzione e personale di terra delle compagnie aeree e gli addetti all’Handling, al Catering e delle gestioni aeroportuali”.

Trasporto aereo, confermato lo sciopero del 25 marzo

Ven, 22/03/2019 - 09:57

“Confermato lunedì 25 marzo lo sciopero nazionale di 4 ore nel trasporto aereo con un presidio a Roma presso il ministero dei Trasporti”. A proclamarlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo, spiegando che “la situazione occupazionale del settore, strategico per il Paese, è estremamente grave”. “Alla base dello sciopero - spiegano unitariamente le quattro organizzazioni sindacali - c’è la situazione della legislazione che regola il settore che ha incentivato una competizione spinta tra le compagnie che si è scaricata, attraverso la possibilità di pratica di forme estreme di dumping contrattuale, sui lavoratori. A questo si aggiunge la situazione di Alitalia, arrivata alla fase conclusiva dell’amministrazione straordinaria, il cui esito non è affatto scontato, con molti addetti in cassa integrazione. Inoltre mancano certezze e risorse adeguate al Fondo di solidarietà del settore che ha permesso di armonizzare le crisi precedenti".

"Chiediamo – spiegano i sindacati – il varo di una concreta legislazione di sostegno, che contrasti il dumping contrattuale presente nel settore, prevedendo il contratto nazionale come riferimento minimo retributivo e normativo per poter operare negli aeroporti italiani, tanto per le imprese di terra che per le compagnie con base in Italia. Serve un quadro regolatorio chiaro a salvaguardia della concorrenza leale, dell'occupazione e dei salari”. “La protesta - ricordano infine Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo - coinvolgerà piloti e assistenti di volo, tecnici della manutenzione e personale di terra delle compagnie aeree e gli addetti all’Handling, al Catering e delle gestioni aeroportuali”.

Norcia, inziativa dei sindacati sulla ricostruzione

Ven, 22/03/2019 - 09:51

I 15 comuni umbri colpiti dal sisma del 2016 si trovano di fronte ad una fase al tempo stesso delicata e decisiva: la fase dell’emergenza si è sostanzialmente conclusa ma la ricostruzione non è iniziata. Grovigli burocratici, conflitti di competenze e organici inadeguati sono nodi che vanno sciolti al più presto per far partire i cantieri e ricostruire in sicurezza e nella legalità.

Questa è la sfida che lanciano Cgil, Cisl e Uil territoriali verso quello che sarà il più grande cantiere d’Europa e che comporta la concretizzazione di un progetto di sviluppo economico e sociale per tutta l’area della Valnerina. Di questo si discutereà a Norcia domani, sabato 23 marzo, con inizio alle ore 10 a Norcia presso la sala Castellina, con l’introduzione di Elisabetta Masciarri (segreteria Cgil di Perugia), gli interventi di Andrea Russo (responsabile territoriale UIL), della dott. Francesca Pazzaglia (dirigente Usr Umbria), del Comitato rinascita per Norcia, delle associazioni del mondo dell’impresa, dei sindaci del territorio e dei cittadini. Concluderà, quest’importante iniziativa, Ulderico Sbarra (segretario generale Cisl Umbria).

Fonti rinnovabili e risparmio energetico: ecco le detrazioni

Ven, 22/03/2019 - 09:27

Avete svolto interventi di recupero del patrimonio edilizio finalizzati al risparmio energetico oppure all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia? Se la risposta è sì, occorre sapere che per beneficiare della detrazione del 50 per cento è indispensabile inviare una comunicazione all’Enea. L’obbligo di inviare i dati relativi a questo tipo di interventi, introdotto dalla legge di bilancio 2018, è finalizzato a monitorare e valutare l’effettivo risparmio energetico conseguito a seguito dei lavori realizzati sugli edifici. L’Enea, incaricata del monitoraggio, elabora le informazioni trasmesse dai contribuenti, inviando successivamente una relazione sui dati raccolti ai ministeri dello Sviluppo economico e dell’Economia, alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano.

Il 21 novembre scorso l’Enea ha aggiornato il proprio sito internet per consentire l’inoltro on line dei dati. L’invio deve avvenire di regola entro 90 giorni a partire dalla data di ultimazione dei lavori o del collaudo.

E’ possibile inviare la comunicazione relativa sia agli interventi conclusi nel 2018 che nel 2019:

  • per gli interventi la cui data di fine lavori (o di collaudo) ricade nel periodo compreso tra 1° gennaio e 21 novembre 2018, il termine dei 90 giorni (in scadenza il 19 febbraio 2019) è stato prorogato in un primo tempo al 21 febbraio e successivamente al 1° aprile;
  • per gli interventi la cui data di fine lavori è compresa tra 1° gennaio e 11 marzo 2019, il termine di 90 giorni per la trasmissione dei dati decorre dall’11 marzo.

Le comunicazioni vanno inviate attraverso il sito https://detrazionifiscali.enea.it/, scegliendo bonus casa 2018 o 2019.

Cosa succede se la comunicazione non viene inviata nei termini? La normativa non ha espressamente previsto la decadenza dal diritto alla detrazione in caso di omessa o tardiva trasmissione dei dati all’Enea. Pertanto, in questo caso, siamo ancora in attesa di un pronunciamento da parte dell’Agenzia delle entrate.

È anche utile sapere che la comunicazione dei dati all’Enea non deve essere presentata per qualsiasi intervento di recupero del patrimonio edilizio, ma solo per i lavori finalizzati al risparmio energetico o all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia, realizzati anche in assenza di opere edilizie propriamente dette e per i quali, ai fini dei benefici fiscali, è indispensabile acquisire idonea documentazione attestante il conseguimento del risparmio energetico.

La comunicazione dovrà essere presentata anche in caso di acquisto di elettrodomestici di classe energetica A+ finalizzati all'arredo dell'immobile oggetto di ristrutturazione, nonché di classe A in caso di forni, a condizione che per le spese sostenute nel 2018 i lavori di ristrutturazione siano iniziati a partire dal 1° gennaio 2017, mentre per le spese sostenute nel 2019 i lavori siano iniziati a partire dal 1° gennaio 2018.

A disposizione dei lettori l’elenco dei lavori che obbligano all’invio della comunicazione, valido per le spese sostenute nel 2018 e 2019.

Il contribuente può autonomamente comunicare i dati all’Enea (è indispensabile possedere un indirizzo mail) oppure può rivolgersi a un Caaf Cgil che, oltre a garantire informazioni e assistenza per l’invio dei dati, potrà fornire un servizio di consulenza su adempimenti e documentazione da conservare al fine di beneficiare delle detrazioni del 50 e del 65 per cento.

Se gli investimenti non fanno incrementare il Pil nazionale

Ven, 22/03/2019 - 08:01

Sebbene ci sia del vero quando si sostiene che la minore crescita del Pil nazionale rispetto alla media europea sia imputabile alla dinamica degli investimenti fissi lordi e, in particolare, agli investimenti nei beni capitali, qualcosa non funziona nella narrazione dominante. Dobbiamo pur spiegare perché la recente crescita degli investimenti legata agli incentivi pubblici (2015), non abbia permesso un aumento del Pil coerente. Quanto è profondo il disaccoppiamento tra investimenti e crescita del Pil? Tanto. Per offrire solo alcuni dati tratti dal recente report “Economia in breve” di Banca Italia (marzo 2019), si osserva che la crescita degli investimenti fissi lordi tra il 2015 e il 2018 è stata pari al 13,5%, mentre la dinamica del Pil è pari a un misero 4,5%.

Se da un lato la crescita della domanda di consumo legata ai salari è modesta (M. Gallegatti, http://sbilanciamoci.info/salari-piu-alti-contro-leutanasia-delleuro/, e  L. Birindelli, Retribuzioni e mercato del lavoro: l’Italia a confronto con le maggiori economie dell’Eurozona, ed. Fondazione Di Vittorio, marzo 2019), rimane ancora senza risposta la minore crescita del Pil, nonostante la ragguardevole crescita degli investimenti che in via indiretta e diretta hanno beneficiato della “Nuova Sabatini”, del super ammortamento, del credito di imposta per la ricerca e sviluppo e del patent box, degli incentivi alle start up e alle piccole e medie imprese innovative – si tratta di quasi 10 miliardi strutturali –. Se dobbiamo valutare la dinamica degli investimenti privati, soprattutto se comparati al periodo antecedente gli incentivi fiscali, il risultato è più che buono. Non abbiamo recuperato le posizioni del 2007, ma il segno è certamente positivo.

Cosa non ha funzionato allora? Per affrontare il tema degli investimenti dobbiamo innanzitutto ricordare che questi sono domanda quando le imprese decidono di utilizzare una parte del proprio bilancio per acquistare nuovi beni capitali, ma sono anche offerta quando alcune imprese producono i beni capitali. Se domanda e offerta si equivalgono, tutto il sistema Paese guadagna in termini di nuova occupazione, valore aggiunto e competitività. Il primo e non banale aspetto è dato dalla dinamica degli investimenti come domanda e come produzione di beni capitali. La produzione di beni capitali è sistematicamente più contenuta della dinamica della domanda. Il saldo commerciale tra Italia e Germania per questa particolare voce della bilancia commerciale è infatti sistematicamente negativa e peggiora man mano che crescono gli investimenti delle imprese.

Sul punto si ricorda anche che la Germania ha un avanzo commerciale nei beni capitali e intermedi con tutti i Paesi europei. Quindi gli investimenti in quanto tali non sono una condizione sufficiente per conseguire un aumento del Pil. Ma se il quadro generale è preoccupante, la dinamica sottesa lo è ancora di più. Grazie al lavoro di due studenti (S. Beretta ed E. Camisana), coordinati dai professori S. Lucarelli e A. Variato, si osserva anche che gli investimenti italiani non sono guidati dalla crescita del Pil nazionale, piuttosto dalla crescita del reddito tedesco. Non solo: sebbene la crescita del reddito tedesco faccia crescere le importazioni dei beni di consumo nazionali, questa non è sufficiente per conseguire un avanzo. Evidentemente, l’avanzo commerciale italiano è per lo più conseguito con i Paesi extra Ue o con i Paesi Ue più poveri.

La correlazione negativa degli investimenti nazionali con il reddito italiano è, quindi, la manifestazione di un’economia export led, ma su beni e servizi a minor valore aggiunto. In “Euro al capolinea?” (R. Bellofiore, F. Garibaldo, M. Martàgua), un libro che consiglio a tutti di leggere, si suggerisce la tesi della “centralizzazione senza concentrazione”, ma forse vi si sottovaluta la potenza di comando dell’industria tedesca. In effetti, più che di dipendenza tecnologia nazionale, mi sembra più opportuno parlare di irrilevanza dell'industria nazionale per la parte nobile della produzione (capitale e intermedi), o meglio ancora di una gerarchizzazione della produzione e del commercio internazionale.

Sostanzialmente, la Germania conduce lo sviluppo in tutta l’euro area, imponendo la propria tecnica e lasciando ad altri le esportazioni meno nobili. Inoltre, il consolidamento tedesco nei beni strumentali verso oriente ha lo stesso segno di quello condotto con l’Europa, ma in questo caso gioca da partner, perché non può inimicarsi un miliardo di persone. Ovviamente, la Cina non è l'Italia, perché si misura con la Germania proprio nei beni capitali e intermedi; la Germania pensa di costruire un asse con l’oriente pensando di poter rimuovere il problema della domanda europea e gioca in grande; quello che non ha compreso è che la Cina gioca ancor più in grande della Germania.

Tra la politica industriale nazionale e quella tedesca c’è poi un’ulteriore differenza: l’Italia utilizza la detassazione; la Germania finanzia progetti mirati. Vista la difficoltà della prossima manovra economica del Paese, la ricerca di una maggiore efficacia dell’aiuto pubblico alle imprese è una condizione necessaria.

Roberto Romano è docente del dipartimento Economia dell'Università di Bergamo

Acqua: un diritto umano universale

Ven, 22/03/2019 - 07:00

La Giornata mondiale dell'acqua, il 22 marzo di ogni anno, celebra l'acqua come diritto umano. Il tema di quest'anno è "Non lasciare nessuno indietro", una riformulazione della promessa centrale dell'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Il goal 6 degli obiettivi Onu impegna le nazioni a garantire, entro il 2030, l'accesso universale all'acqua potabile e ai servizi sanitari e igienici per tutti. Ancora oggi, però, miliardi di persone vivono senza acqua sicura e ad essere più colpiti sono soprattutto i soggetti più deboli, i bambini, i rifugiati, le popolazioni indigene, i disabili e le fasce più povere della popolazione. È quanto si legge in una nota della responsabile Politiche per il clima e per l'ambiente della Cgil nazionale, Simona Fabiani.

"Garantire accesso universale all'acqua potabile significa un servizio di acqua gestito in sicurezza: acqua accessibile nei locali, disponibile quando necessario e priva di contaminazioni - osserva -. Per non lasciare nessuno indietro, anche nel nostro Paese, c'è ancora molto da fare. Tanto per cominciare in Italia non è ancora riconosciuto per legge il diritto al quantitativo minimo vitale di 50 litri al giorno. Per quanto riguarda la qualità delle acque sul nostro Paese, pende un parere motivato della Commissione europea del 24 gennaio 2019 per aver disatteso gli obblighi comunitari sulla qualità delle acque destinate al consumo umano e per aver lasciato che, in alcune zone, i parametri per l'arsenico e il fluoruro venissero superati".

Inoltre la Corte di giustizia di Lussemburgo il 31 maggio 2018 ha condannato l'Italia a pagare una multa di 25 milioni di euro e una penalità di oltre 30 milioni, per ciascun semestre di ritardo per la completa messa a norma, a causa del mancato rispetto delle norme comunitarie in materia di depurazione e trattamento delle acque reflue. "Il cambiamento climatico sta avendo conseguenze sempre più impattanti nel nostro Paese", aggiunge Fabiani. L'Annuario 2018 dell'Ispra ci segnala che il 2017 è stato il secondo anno più secco dal 1961, la quantità di pioggia caduta in media nel 2017 è stata del 22% inferiore alla norma. La temperatura media in Italia è stata di +1,3°, superiore di 0,1° rispetto alla media globale.

I dati, continua la Cgil, "rendono evidente l'urgenza di contrastare il cambiamento climatico con misure adeguate di decarbonizzazione, anche per attenuare gli effetti che l'innalzamento della temperatura ha in termini di riduzione della risorsa idrica e siccità. Allo stesso tempo, tenuto conto dei cambiamenti già in atto, servono misure di adattamento e misure per preservare questa risorsa indispensabile alla vita che è l'acqua. È intollerabile che le reti idriche in Italia abbiano una dispersione media superiore al 40%. Le perdite idriche devono essere eliminate, servono misure per l'uso razionale della risorsa sia a livello privato che in agricoltura e nell'industria, servono interventi per il recupero e la raccolta delle acque e un sistema solidale e connesso di reti idriche che consenta di fare fronte alle criticità".

Per questo in occasione della giornata la Cgil ricorda e rilancia il proprio impegno, assunto anche nella piattaforma per la contrattazione per lo sviluppo sostenibile. "In questa piattaforma affermiamo che la nostra contrattazione per il lavoro, l’ambiente, il clima e il territorio sarà vincente solo se sarà frutto di un'azione integrata che tenga assieme sviluppo, ricerca di piena occupazione, rispetto del pianeta e diritti umani". Sul tema idrico, inoltre,  la Cgil "si è impegnata a sviluppare la contrattazione a tutti i livelli di programmazione per migliorare la qualità dell'acqua, ridurre in modo rilevante le perdite delle reti, promuovere un uso razionale dell'acqua, raggiungere uno stato ambientale buono per tutti i corpi idrici, potenziare e adeguare gli acquedotti, le reti, gli impianti di depurazione e fognari". La contrattazione dovrà anche promuovere l'utilizzo sicuro delle acque reflue, la realizzazione di piccoli invalsi per la raccolta delle acque e l'interconnessione degli impianti e delle reti idriche, la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico e il contrasto al fenomeno dell'erosione delle coste, la valorizzazione dell'economia del mare e la mobilità fluviale.

Nella contrattazione collettiva nazionale, nei contratti di filiera, aziendali di sito e di bacino, la Cgil "è impegnata a contrattare l'organizzazione del lavoro, al fine di includere specifiche disposizioni ambientali per sostenere una riconversione ecologica e sostenibile delle produzioni - conclude -, per esempio inserendo fra i parametri della produttività, l'uso razionale della risorsa con la riduzione dell'impronta idrica della produzione e l'economia circolare, insieme a una formazione improntata alla sostenibilità".

RadioArticolo1, i programmi di venerdì 22 marzo

Ven, 22/03/2019 - 06:56

RadioArticolo1, i programmi di venerdì 22 marzo:

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con Davide Colella
  • ore 10:00 - Work in news - Pesca equa in Europa. Con Michele Rossi, Flai Cgil Toscana - Le leggi del lavoro delle donne. Parla Luisa Rasero, Cgil Asti - Sportello antiviolenza. Interviene Valentina Cicirello, Life and Life. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 10:30 - Credito al lavoro - Corte Europea, si potevano salvare le banche. Con Giuliano Calcagni, Fisac Cgil
  • ore 11:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 11:05 - Economisti erranti - Un nuovo fisco per salvare il Paese. Con Cristian Perniciano, Cgil; Enzo Russo, Università La Sapienza
  • ore 11:30 - Elleesse - Il paradiso del fisco. Interviene Misha Maslennikov, policy adivor su giustizia fiscale di Oxfam
  • ore 12:00 - Gierreesse - Giornale Radio Sociale
  • ore 12:05 - Elleradio - L'acqua è un diritto di tutti e per tutti. Intervengono Paolo Pezzati, Oxfam; Stefano Polesello, Cnr-Irsa; Duccio Facchini, Altreconomia; Fulvio Farnesi, Federconsumatori Toscana; Paolo Carsetti, Forum italiano dei Movimenti per l'acqua; Giuseppe Grauso, Rete Civica Ato3; Fausto Zermani, Consorzio Bonifica Piacenza. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 13:35 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 15:00 - Lavoro pubblico - #EuCare. Presentata al Parlamento Europeo la rete dei servizi per l’immigrazione - Mineo chiusa ci costa cara. Con Nicoletta Grieco, responsabile Fp Cgil internazionale
  • ore 15:30 - Memoradio - 75mo Anniversario della strage delle Fosse Ardeatine. In studio Aladino Lombardi, segretario generale Anfim, l'Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri. A cura di Emiliano Sbaraglia
  • ore 16:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
    ore 16:05 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato
  • ore 16:30 – Ellemondo - Il mappamondo del lavoro
  • ore 17:00 - Jailhouse rock, storie di musica, carcere e lavoro. A cura di Susanna Marietti e Patrizio Gonnella, associazione Antigone
  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

«Trenitalia desertifica la Calabria»

Ven, 22/03/2019 - 06:52

Le politiche di Trenitalia stanno “desertificando” la Calabria. Si leva alta la voce di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti Uil, Ugl Af e Slm Fast Confsal, che hanno indetto per oggi (venerdì 22 marzo) lo sciopero di otto ore (dalle 9 alle 17) dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato della Calabria. “Da anni contestiamo la mancanza di investimenti di Fs e le scelte politiche dei governi nazionali che hanno reso marginale la nostra regione. Anche quest'ultimo governo non ha invertito la rotta”, spiega Antonello Gangemi, responsabile della Filt Cgil calabrese: “Con la stessa determinazione vogliamo sottolineare anche le responsabilità che ha la Regione nel trasporto. La Calabria è l'unico ente regionale a non aver sottoscritto con Trenitalia il contratto di servizio, con gravi conseguenze sui servizi, sul materiale rotabile, sui lavoratori e sugli utenti”.

I sindacati denunciano che le politiche di Trenitalia, mirate “all'accentramento delle attività ferroviarie, hanno condotto all'ulteriore spoliazione della Calabria, ridimensionando di fatto il perimetro aziendale e trasformando l'ex compartimento di Reggio in un vero e proprio deserto ferroviario, con pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali”. Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Af e Slm Fast Confsal lamentano anche “l'insufficiente politica di assunzioni adottata dalla società, che avrebbe destinato alla regione un numero di risorse esiguo rispetto agli esodi di personale dell'ultimo decennio”.

Ma ci sono aspetti ancora più concreti e immediatamente percepibili alla base di questo sciopero. “Chiediamo maggiori garanzie per la sicurezza dell'esercizio ferroviario con l'immediato ripristino del carro soccorso sia a Paola sia a Catanzaro Lido, e un piano di assunzioni per macchinisti e capitreno nel comprensorio cosentino (Sibari, Cosenza e Paola), oltre che manutentori per l'officina di Reggio Calabria”, prosegue Gangemi. Il segretario Filt evidenzia la necessità di “costituire a Paola un impianto di piccola manutenzione mediante assunzioni mirate e di potenziare l'impianto di verifica, di costituire un presidio di bordo a Paola e di riaprire il polo amministrativo di Cosenza”.

Antonello Gangemi sottolinea anche l’esigenza “di rispettare gli accordi nazionali sui turni e di portare ulteriori commesse per la Onma di Catanzaro” e di attuare “investimenti sul materiale rotabile per soddisfare la richiesta di mobilità nella regione”. Per l’esponente sindacale, insomma, occorre prendere coscienza che “la Calabria deve essere tenuta in considerazione da Ferrovie, respingendo con forza il tentativo di far passare come importanti risultati le briciole di investimenti che hanno portato la nostra regione nelle condizioni marginali in cui si trova. Adesso bisogna invertire la rotta, cambiare registro. Lo sciopero ha questo obiettivo”.

Ultimo giorno di cigs in Alitalia: si cerca un accordo

Ven, 22/03/2019 - 06:50

E così siamo arrivati all’ultimo giorno. Scade infatti oggi (venerdì 22 marzo) la cassa integrazione in Alitalia, e sempre oggi azienda e sindacati si riuniscono a Roma (appuntamento alle ore 10 presso il ministero del Lavoro) per trovare un accordo. La compagnia aerea sollecita una nuova tornata di cigs, prorogando quella attuale per altri sei mesi, quindi fino al 23 settembre prossimo. Ma il numero dei dipendenti coinvolti è molto alto: la proposta aziendale riguarda una platea di 1.010 persone, di cui 70 assistenti di volo, 90 comandanti e ben 850 addetti di terra. Un numero troppo alto per Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, che ne chiedono una consistente riduzione. Ma sul tavolo di confronto non c’è solo la cassa integrazione: i sindacati reclamano con forza quel “piano industriale” promesso da mesi, che dovrebbe rilanciare la società. E confermano lo sciopero generale del trasporto aereo indetto per lunedì 25 marzo,

I due vertici plenari tenutisi fin qui (il 6 e il 18 marzo), cui si sommano anche alcuni incontri “tecnici” che si sono svolti la settimana scorsa, non hanno portato ad alcuna intesa. Anzi, le parti sono rimaste molto distanti. “Esprimiamo preoccupazione – hanno affermato i sindacati al termine dell’incontro del 18 marzo scorso – perché venerdì (oggi, ndr) è l'ultimo giorno per un accordo, e c'è la necessità di abbassare i numeri della cassa integrazione. Rinnoviamo, inoltre, la richiesta per un nuovo incontro al ministero dello Sviluppo economico sul piano industriale che le Ferrovie stanno mettendo a punto per Alitalia”. Il segretario nazionale della Filt Cgil Fabrizio Cuscito ha evidenziato che “l'unico settore dove diminuisce la richiesta, rispetto alla precedente cassa, è quello che riguarda gli assistenti di volo, che però come i piloti sono ormai ‘spremuti’ in termini di produttività. Aumentano invece i numeri tra il personale di terra, anche alla luce di 255 persone in meno nell'organico, e sono confermati i numeri tra i comandanti”. Per Cuscito la situazione della trattativa Alitalia “appare più complicata di quello che ci vogliono far credere. Chiediamo elementi di novità, che finora non ci hanno dato, soprattutto devono esserci sviluppo per la nuova compagnia, zero esuberi e nessun taglio contrattuale”.

Se la cassa integrazione è il problema più urgente, il piano industriale di Alitalia è la grande questione ancora irrisolta. Una questione che si è complicata ulteriormente, a causa del ritiro di Easyjet dalla possibile nuova compagine dell’azienda. “A seguito delle conversazioni con Ferrovie dello Stato e Delta Airlines per la creazione di un consorzio che valutasse le opzioni per le future operazioni di Alitalia, abbiamo deciso di ritirarci dal processo”: così lunedì 18 marzo la compagnia britannica ha comunicato il suo abbandono. Una posizione ribadita il giorno seguente da Lorenzo Lagorio, country manager per l’Italia: “Abbiamo sempre detto che un accordo si sarebbe raggiunto se fosse stato operativamente, commercialmente e strategicamente fattibile. Purtroppo, nonostante tutti gli sforzi, non siamo riusciti a trovare un accordo che soddisfacesse queste condizioni”.

La situazione attuale, dunque, vede l’impegno di Ferrovie dello Stato, con una quota che sarà al massimo del 30 per cento. “Riteniamo che Alitalia possa essere un’opportunità. Ci sono grandi aspettative, ma aspettiamo di finire gli incontri che stiamo portando avanti con gli operatori”, ha dichiarato mercoledì 20 marzo l'amministratore delegato Gianfranco Battisti, asserendo di credere “in un’operazione industriale per intercettare tutti i flussi di traffico”. Riguardo alla presentazione del piano industriale, fortemente richiesto dai sindacati e promesso per il 31 marzo prossimo, Battisti ha affermato che “qualche giorno di slittamento è possibile, ma sicuramente prima di Pasqua lo presenteremo”.

Accanto a Ferrovie, con il ritiro di Easyjet, è rimasta solo Delta Airlines. Nei giorni scorsi, durante un incontro con i vertici di Fs, la compagnia statunitense ha ribadito la propria partecipazione. “Continuiamo a esplorare – si legge in una breve nota firmata dal chief executive officer Ed Bastian – modalità di lavoro con Ferrovie dello Stato e a mantenere la nostra partnership con Alitalia in futuro. Le discussioni rimangono in corso, essendo Alitalia un partner di Delta da lungo tempo”. La quota dell’aviolinea di Atlanta è per ora del 10 per cento, con un impegno di circa 100 milioni di euro, ma Ferrovie starebbe lavorando, assieme all’advisor Mediobanca, per cercare di raddoppiare nel medio termine la partecipazione.

Al capitale azionario della nuova compagnia parteciperà anche il ministero dell’Economia, cui spetterà il 15 per cento con la conversione del prestito ponte concesso ad Alitalia. Ma tanta parte del capitale resta da coprire. L’amministratore delegato di Ryanair, Michael O Leary, ha nuovamente confermato di non voler investire in Alitalia, e nuovi partner internazionali per ora non si vedono. Il resto, dunque, dovrebbe ricadere su capitali pubblici e sulle aziende a partecipazione statale. Ma anche qui la situazione è poco confortante: Leonardo (ex Finmeccanica) si è sfilata da tempo, Poste Italiane (per bocca del suo ad Matteo Del Fante) ha annunciato il 19 marzo che “non c’è alcun progetto di aprire un dossier specifico su Alitalia”. Fincantieri potrebbe prendere una quota, mentre Cassa depositi e prestiti si è detta disponibile solo per l'acquisto di nuovi velivoli. Intanto il tempo passa, la compagnia è commissariata da due anni e l’ottimismo sbandierato dal governo non trova per ora alcuna giustificazione.

Sullo sfondo, infine, resta lo stop nazionale di quattro ore di lunedì 25 marzo, indetto da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporto aereo, che coinvolgerà, a eccezione dei controllori di volo, tutti gli addetti del settore (piloti e assistenti di volo, tecnici della manutenzione e personale di terra delle compagnie aeree, addetti all’handling, al catering e alle gestioni aeroportuali). “Alla base dello sciopero – spiegano i sindacati – c’è la situazione Alitalia, il cui esito non è affatto scontato, con circa 1.500 addetti ancora in cassa integrazione e la mancanza di un riscontro su alcune criticità gestionali e altre legate al costo del lavoro”. Le organizzazioni denunciano anche “la mancanza di certezze e di risorse adeguate al Fondo di solidarietà del settore, che ha permesso di gestire le crisi passate e che deve servire per accompagnare quelle in atto, causate dalla mancanza di regole che sta determinando crisi aziendali in tutti i comparti, mettendone a rischio l’occupazione”. Filt, Fit, Uiltrasporti e Ugl rimarcano pure la “mancanza di una concreta legislazione nazionale per il sostegno del trasporto aereo, che contrasti il dumping contrattuale e che preveda l’applicazione del contratto di settore e di regole chiare a salvaguardia dell'occupazione e dei salari”.

Morte di 2 partigiani, Galgani (Cgil Firenze): giorno di lutto, 23/3 saremo a presidio antifascista

Gio, 21/03/2019 - 18:15

“Siamo di nuovo a lutto per la scomparsa di partigiani". Lo scrive la segretaria generale di Cgil Firenze Paola Galgani, commentando la morte dei partigiani Cipriani e Jona. "Purtroppo il tempo non si può fermare - osserva la sindacalista - ma ci possiamo e dobbiamo assumere l’impegno a lottare ogni giorno per difendere i princìpi della nostra democrazia per cui hanno combattuto. Nel nome della lotta ai fascismi vecchi e nuovi, sabato la Cgil di Firenze sarà al presidio antifascista in piazza delle Carceri a Prato”.