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Aggiornato: 3 hours 18 min fa

Cgil, con Tso a clochard torna vecchia logica manicomiale

Ven, 18/01/2019 - 17:42

“Si ripropone un uso improprio della psichiatria, che obbligava al ricovero non solo i malati di mente, ma anche le persone con disagio sociale”. Così la Cgil Nazionale e la Cgil Roma e Lazio commentano l’ipotesi ventilata dal Comune di Roma di prevedere il Trattamento Sanitario Obbligatorio per i senza fissa dimora che rifiutano il ricovero per l’emergenza freddo.

“La legge 180, attuando il dettato costituzionale, ha abolito - ricorda la Cgil - proprio le norme sui ricoveri coatti e regolato, per situazioni eccezionali e solo in caso di malattia mentale, l’uso del TSO; nulla è ovviamente previsto per i clochard. Per assistere le persone in condizione di estrema emarginazione, per prevenire le tragiche morti che avvengono in strada, bisogna offrire prestazioni sociali per garantire dignità e diritti: alloggio, cibo, vestiti, calore, e non privarle della libertà personale”.

“L’amministrazione capitolina - conclude la Cgil Nazionale e la Cgil Roma e Lazio - farebbe meglio ad ascoltare le associazioni impegnate da anni ad assistere le persone senza fissa dimora e non improvvisare soluzioni di emergenza che invece di affrontare e superare i problemi creano conseguenze ancor più dannose”.

Blutec Tito, lo sciopero continua

Ven, 18/01/2019 - 17:40

I lavoratori della Ingegneria Italia di Tito Blutec, azienda che produce a Potenza per Fca, hanno deciso in assembleari proseguire lo sciopero che va avanti da tre giorni con un’adesione totale. "Le organizzazioni sindacali, con i lavoratori, chiedono con forza che venga superato questo stato di abbandono - si legge in una nota di Fiom Cgil e Fim Cisl della Basilicata - che si traduce in un continuo e inarrestabile peggioramento delle condizioni di salario, di salute e di sicurezza e soprattutto in gravi incertezze occupazionali".

"Durante le assemblee - proseguono i sindacati - si è deciso di proseguire con le azioni di lotta affinché si apra un vero confronto sindacale, nel rispetto delle richieste legittime dei lavoratori e del sindacato, che ad oggi puntualmente vengono disattese dall’azienda, è necessario dare risposte concrete, ormai non più rinviabili su salario, salute e sicurezza e piano industriale .

 

Dunque, prosegue lo sciopero con assemblea permanente davanti ai cancelli, "per valutare - concludono Fiom e Fim - le diverse e ulteriori azioni di lotta da mettere in campo per chiudere una vertenza che possa ridare diritti e dignità a tutti i lavoratori"

Miceli (Filctem Cgil): pronti allo sciopero generale

Ven, 18/01/2019 - 17:19

“Apprendiamo da fonti ufficiose che il Governo non intenderebbe mantenere gli impegni assunti ed annunciati di modifica delle norme contenute nell’art. 177 del Codice Appalti. Se ciò fosse confermato numerose primarie aziende dei settori elettrico e gas sarebbero ridotte a mere stazioni appaltanti, con gravi conseguenze per diverse migliaia di lavoratori che vedrebbero precarizzata la propria condizione lavorativa, con una significativa perdita di diritti e quote salariali, fino alla perdita di moltissimi posti di lavoro”. Ad affermarlo è Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil.

“Anche la qualità dei servizi - continua - sarebbe messa a rischio dalla frammentazione delle attività verso aziende magari prive delle competenze, delle risorse e del know how necessario a garantire la sicurezza energetica del Paese, la competitività, il più avanzato supporto alle necessità di famiglie e imprese”.

“I lavoratori ed il sindacato – conclude Miceli - non possono accettare una scelta sbagliata gravida di conseguenze così drammatiche per i lavoratori, per il sistema produttivo e per le famiglie italiane. Se il Governo ed il Parlamento non correggeranno l’articolo 177, proseguirà la mobilitazione dei lavoratori con durissime azioni di lotta ed arriveremo presto allo sciopero generale dei settori interessati”.

Matera 2019, troppe promesse non mantenute

Ven, 18/01/2019 - 16:19

A gennaio 2019, all’inizio dell’importante e prestigioso appuntamento di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, la condizione complessiva in cui versano la città e tutta la Basilicata "rasenta l’incredibile". È quanto si legge in un dettagliato dossier di analisi e proposte preparato dalla Cgil Basilicata e dalla Cgil di Matera. Il sindacato ha consegnato il documento, accompagnato da una lettera, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte in occasione dell’inaugurazione di Matera Capitale europea della cultura.

"Sono state eluse le aspettative e le potenzialità che offriva la designazione a capitale europea della cultura 2019 – si legge nel dossier Cgil – di costruire e rilanciare lo sviluppo socioeconomico di Matera e della Basilicata, che presentavano e presentano percentuali negative strutturali e rilevanti di reddito medio, disoccupazione, povertà, spopolamento ed emigrazione intellettuale".

"A nulla sono servite le chiare, precise e continue denunce sollevate da molti soggetti rappresentativi del mondo sindacale, imprenditoriale, professionale e culturale", prosegue la Cgil, che denuncia "l’isolamento ed i ritardi infrastrutturali storici materiali e immateriali che rendono difficile lo sviluppo di Matera e di tutta la Regione Basilicata".

"La città di Matera è ormai consapevole che gli interventi collegati all’importante obiettivo e la conseguente costruzione di politiche di sviluppo, ad oggi, non soddisfano appieno le aspettative indispensabili per garantire l’accoglienza turistica, lo sviluppo urbano, la realizzazione delle infrastrutture e dei contenitori culturali utili per costruire il 2019 ed il futuro".

"Purtroppo, gli interventi sul recupero e realizzazione dei beni culturali e delle strutture collegate allo sviluppo culturale, sono in netto ritardo tanto che la maggior parte non sarà fruibile per la Capitale europea della cultura 2019".

“La designazione di Matera è solo l’ultimo riconoscimento delle conquiste civili, culturali e sociali di una città che ha sempre interpretato in maniera decisa i valori della democrazia e del rispetto dei diritti delle persone, come testimoniano la medaglia d’argento al valore militare per ricordare i martiri del 21 settembre 1943, in cui tanti materani insorsero contro l’occupazione nazista, e la medaglia d’oro al valore civile”. E’ quanto si legge nella lettera che accompagna il dossier, firmata da Angelo Summa (Cgil Basilicata) e da Eustachio Nicoletti (Cgil Matera).

“Purtroppo – prosegue la lettera -, non possiamo esimerci dall’ignorare la persistenza dei problemi gravi che rendono di stringente attualità la ‘questione meridionale’: la disoccupazione, specie giovanile, e l’emigrazione – compresa quella intellettuale - continuano a essere le spie più preoccupanti di un disagio sociale diffuso e di un territorio minacciato dall’abbandono. Per queste ragioni, con spirito costruttivo e con tenacia politica, democratica e civica, abbiamo voluto documentare le nostre preoccupazioni, corredando la lettera al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio con un dossier che fotografa l’attuale condizione di Matera e in parte della Basilicata, con l’individuazione dei problemi irrisolti e con l’indicazione di proposte e suggerimenti, che riteniamo dover avanzare quale contributo del mondo del lavoro alla rigenerazione della nostra terra e al rinascimento delle nostre popolazioni”.

Le preoccupazioni del sindacato “derivano dai persistenti ritardi strutturali e infrastrutturali, materiali e immateriali, che rischiano di vanificare il tanto auspicato sviluppo economico e occupazionale della nostra regione, consapevoli altresì del fatto che a partire dall’1 gennaio 2020, quando i riflettori internazionali si spegneranno sulla nostra città, si riproporranno in tutta la loro interezza e acutezza le questioni che hanno determinato l’inequivocabile ritardo nella programmazione degli interventi per la realizzazione delle infrastrutture e dei servizi, la cui inadeguatezza e talvolta anche mancanza è in palese contrasto con le ambizioni di Capitale europea della cultura”, conclude la lettera.

Filcams Calabria: Giuseppe Valentino eletto nuovo segretario

Ven, 18/01/2019 - 14:58

Passaggio di consegne, questa mattina, nella Filcams Calabria: Giuseppe Valentino è stato eletto nuovo segretario della categoria regionale, succedendo, così, a Luigi Scarnati. L’elezione è avvenuta alla presenza della segretaria generale della Filcams, Maria Grazia Gabrielli, e del segretario generale della Cgil Calabria, Angelo Sposato.

Manovra: Conte incontra Cgil, Cisl e Uil

Ven, 18/01/2019 - 13:47

È iniziato l'incontro a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Al centro del confronto la manovra economica e i decreti approvati in Consiglio dei ministri su reddito di cittadinanza e 'quota 100'. Per il governo è presente anche il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.

Alstom, incertezza e confusione

Ven, 18/01/2019 - 13:43

Assemblee oggi, 18 gennaio, a Bologna presso lo stabilimento Alstom, sul progetto di fusione con Siemens Mobility, dopo l'incontro a Milano, di martedì 15 gennaio, con la direzione italiana. L'Autorità antitrust europea, su sollecitazione degli enti Antitrust di Belgio, Olanda, Regno Unito e Spagna, ha infatti chiesto alle due società di cedere, a non meglio precisati concorrenti, alcune attività nei settori “segnalamento” e treni ad alta velocità.

Le due società hanno quindi proposto di cedere alcune attività. Per quanto riguarda il “segnalamento” le aziende hanno proposto la cessione delle attività di Etcs di Interlocking in Spagna, Grecia, Danimarca, Romania e Croazia. Queste operazioni avranno ripercussioni sugli organici italiani in una misura stimata dalla direzione tra i 20 e i 30 addetti, cioè le persone che con competenze e responsabilità specifiche collaborano a questi progetti e prodotti in quei paesi. Per quanto riguarda l’alta velocità, invece, Alstom e Siemens Mobility hanno proposto di cedere il Velaro, il treno ad alta velocità di Siemens o, in alternativa, il Pendolino, treno nato e prodotto a Savigliano.

Secondo i sindacati, l’ipotesi di cessione delle attività del Pendolino avrebbe impatti negativi per le attività italiane a partire dalla progettazione (che sta sviluppando la nuova versione, lo Smart Pendolino) e dalla produzione che sta consegnando il Pendolino evo, fino alle attività di manutenzione che vengono svolte a Nola, Roma San Lorenzo e a Venezia. Le ripercussioni sullo stabilimento bolognese sarebbero principalmente a proposito del settore segnalamento e di conseguenza i 30 trasferiti per i quali non c'è certezza né sul proseguimento del rapporto di lavoro né su una nuova sede di lavoro. A ciò si aggiunge che la cessione del prodotto a un concorrente lascia dubbi e incertezze su come proseguiranno i progetti fino ad ora seguiti nel sito bolognese.

“Ci troviamo in una situazione di incertezza che durerà fino a quando la Commissione europea si esprimerà sulla fusione, parere che comunque dovrà essere formalizzato entro il 18 febbraio 2019 – dichiarano Fim e Fiom –. A questo proposito, oltre alle assemblee, svolte oggi, abbiamo richiesto un incontro urgente al Mise per un confronto sulle politiche industriali conseguenti alle possibili decisioni della Commissione per autorizzare la fusione, ma anche per prepararsi agli effetti della riorganizzazione che la nuova società predisporrà”.

“Esprimiamo – dichiarano Fim e Fiom – grande preoccupazione sul futuro industriale del sito bolognese, poiché cedere un'attività così rilevante a un concorrente di fatto rischia di indebolire la centralità di quel settore all'interno del gruppo. Saremo come sempre a fianco dei lavoratori per tutelare l'occupazione”.

 

Cgil Palermo, eletta nuova segreteria

Ven, 18/01/2019 - 13:03

È stata eletta dall'assemblea generale la nuova segreteria della Cgil Palermo. Dopo il congresso che il 20 ottobre scorso ha confermato Enzo Campo alla guida della Cgil palermitana, il 17 gennaio è stato ufficializzato il nuovo esecutivo che affiancherà per i prossimi anni il segretario generale. 

Il nuovo gruppo dirigente è stato eletto con oltre il 90 per cento dei consensi. Due i nuovi ingressi. Della squadra entrano a far parte Francesco Piastra, dall'aprile del 2015 segretario generale della Fillea Cgil Palermo e in precedenza segretario della Fiom Cgil Palermo, che ha seguito in questi anni tutte le vertenze del mondo edile e del comparto metalmeccanico, e Anna Maria Tirreno, cancelliere presso il giudice di pace di Palermo, da anni nel direttivo della Fp Cgil e della Cgil Palermo, già componente della segreteria Fp con delega alla Giustizia, Stato, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici e componente della delegazione nazionale trattante del ministero di Grazia e Giustizia.

Riconfermati nell'incarico la segretaria Cgil Alessia Gatto, dipendente del call center di Almaviva, che ha seguito in questi quattro anni i settori del mercato del lavoro, delle politiche sociali, giovanili, territoriali e di genere, e Calogero Guzzetta, segretario d'organizzazione, ex segretario generale della Flc Cgil Palermo, responsabile delle politiche organizzative, dei migranti, del coordinamento dei servizi e dei rapporti con Sunia, Federconsumatori e Auser.  

L'elezione è avvenuta alla presenza del segretario generale Cgil Sicilia Michele Pagliaro. “Da Palermo – ha detto il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo – andremo in tanti alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil del 9 febbraio a Roma per sottolineare con la nostra presenza che la legge di bilancio del governo ha lasciato troppe questioni irrisolte a partire dallo sviluppo del Mezzogiorno, dai temi del lavoro, delle pensioni, del fisco, delle infrastrutture”. 

“Col nuovo esecutivo proseguiremo l'impegno per la crescita e lo sviluppo di Palermo e della nostra provincia – ha proseguito Campo –. Apriremo una fase di vertenzialità territoriale e sociale a partire dalla sanità, con un monitoraggio delle strutture ospedaliere esistenti. Quello delle strade invivibili, con interi comuni isolati, è un altro dei temi che non può più essere tralasciato, assieme a quello degli investimenti per le infrastrutture. Tra i nostri obiettivi prioritari il reinsediamento dell'industria manifatturiera, i servizi che possono diventare risorse, dall'acqua ai rifiuti, e il tema della precarietà, non solo di chi non ha un lavoro, ma di chi ha un lavoro povero, come i tanti impiegati nelle cucine degli alberghi o dei ristoranti del percorso arabo-normanno che, dietro le luci della ribalta, prendono 3 euro l'ora per un lavoro di otto, dieci ore al giorno”.

Cgil Abruzzo Molise, eletta la nuova segreteria

Ven, 18/01/2019 - 12:56

Paolo De Socio, segretario generale della Camera del lavoro territoriale della Cgil Molise, esprime “profonda soddisfazione per l’elezione della nuova segreteria regionale Cgil Abruzzo-Molise”. I due segretari, Franco Spina e Rita Innocenzi, proposti dal segretario generale Carmine Ranieri, sono stati eletti ad amplissima maggioranza nel corso dell’Assemblea generale che si è tenuta a Pescara il 17 gennaio scorso.

“All’intera segreteria – prosegue De Socio – va l’augurio di buon lavoro e in particolare al molisano Franco Spina, punto costante di riferimento in questi anni della Cgil e di migliaia di lavoratori, giunga un caloroso in bocca al lupo per il prestigioso incarico e per un proficuo lavoro all’interno di questa nuova esperienza che porterà sicuramente buoni frutti per la realtà interregionale voluta con determinazione dalle diverse strutture territoriali e camerali della Cgil dell’Abruzzo e del Molise”.

“Il lungo e partecipato percorso congressuale della Cgil – ricorda De Socio – è ormai in via di conclusione e il prossimo 25 gennaio, con il congresso nazionale di Bari, si determinerà anche il successore di Susanna Camusso alla guida del sindacato confederale. In questo particolare contesto socio-politico e culturale, dove i processi di disintermediazione vengono maldestramente proposti da diverse compagini politiche, la Cgil, pur tra tante difficoltà, con il coinvolgimento di centinaia di migliaia di lavoratori e pensionati e con numerosissimi incontri e assemblee, ha dato dimostrazione che i percorsi e i confronti democratici, sebbene comportino tempi lunghi e impegno laborioso che solo la passione può sostenere, sono il miglior antidoto alle derive autarchiche e/o populiste”, conclude De Socio.

Camusso, manovra ciclica e che crea stagnazione

Ven, 18/01/2019 - 12:52

“Il reddito di cittadinanza e quota 100 ci dicono che non c'è una risposta sul tema degli investimenti e della creazione di lavoro. Se poi lo unisco alle clausole di salvaguardia, direi che le prospettive per il Paese sono al minimo della sussistenza, alla logica del pane e acqua rispetto alle risposte che sarebbero necessarie”. A dirlo è il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, commentando con le agenzie di stampa la manovra finanziaria del governo. “Se poi consideriamo anche il calo della produzione industriale, direi che siamo in una fase delicata di arretramento. Si tratta di una manovra totalmente ciclica, che crea stagnazione, invece che contrastarla”.

Intervenendo poi nello specifico provvedimento relativo a “quota 100”, il leader sindacale ha rimarcato che “la dinamica di ‘quota 100’ nel pubblico impiego, mantenendo il blocco ai nuovi ingressi a novembre, significa che siamo di fronte a una grande operazione di riduzione del personale della pubblica amministrazione, in particolare nella sanità, che ha già una grave difficoltà di organico”. Riguardo al reddito di cittadinanza, Camusso ha evidenziato che è “uno strumento complicatissimo, che non include le marginalità e le povertà”, sottolineando anche che lo strumento rivela “un atteggiamento che dovrebbe preoccupare tutti, quello cioè di utilizzare l'erogazione di una misura assistenziale per determinare modelli di comportamento delle persone, che non è un modo per affrontare il tema della libertà e delle diversità”.

Anche la Cgil in marcia contro la camorra

Ven, 18/01/2019 - 12:48

"Sabato 19 gennaio saremo in piazza per dire basta alla violenza e alla camorra, per ribadire che le strade della nostra città appartengono alle persone perbene che vogliono lavorare e vivere onestamente e senza paura. Chiediamo risposte vere alla politica locale e nazionale". A lanciare l'appello alla vigilia della marcia anti-camorra, in programma a Napoli, sono la Camera del lavoro partenopea e le tante associazioni che hanno aderito alla mobilitazione, dopo le bombe intimidatorie che sono state fatte esplodere nel territorio afragolese negli ultimi venti giorni. Il corteo partirà alle ore 9,30 da Piazza Gianturco, dove si trova il busto del Maresciallo D'Arminio, vittima innocente di camorra, per raggiungere piazza Municipio.

"Uno dei nostri obiettivi – precisa il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella – è garantire sicurezza ai cittadini, contrastando il disagio sociale e costruendo coesione e giustizia attraverso l’istruzione, la cultura, i servizi e soprattutto il lavoro. Per sconfiggere la camorra, bisogna dare lavoro al Sud. Stiamo raccogliendo diverse adesioni e chiediamo alle istituzioni, alle associazioni impegnate sul territorio, ai lavoratori, ai cittadini, ai pensionati, di essere in piazza con noi per un'importante battaglia di civiltà".

Alla mobilitazione hanno aderito la masseria Antonio Esposito Ferraioli, Anpi, Uil, Confesercenti Campania, Casa del popolo Afragola - Società di mutuo soccorso, associazione Kairos, opera Don Calabria scout, Agesci Afragola 3, Forum dei giovani di Caivano, associazione Don Peppe Diana, Legambiente Afragola, Auser, Federconsumatori, Protezione civile 'Aquile' di Casoria, circolo 'Enrico Berlinguer' di Casoria, cooperativa 'Un fiore per la vita', 'La bottega del nonno', associazione Cantiere giovani di Frattamaggiore.

Nulla di fatto per Hammond, chiusura confermata

Ven, 18/01/2019 - 12:24

Il primo incontro tra azienda e sindacati si è concluso con una fumata nera. Adesso si aspetta il secondo, previsto per mercoledì 23 gennaio. La situazione della Hammond Power Solutions di Marnate (Varese), società attiva nella produzione di trasformatori ad alta tensione, è ancora molto grave. Sul tavolo l’annuncio della multinazionale canadese, comunicato il 18 dicembre scorso, di chiudere l’impianto entro il prossimo marzo, procedendo al conseguente licenziamento dei 40 dipendenti.

La decisione, motivata dalla proprietà con un cambio di strategia aziendale (la fuoriuscita dal mercato italiano e, in prospettiva, da quello europeo) e divulgata direttamente dall’amministratore delegato della società Bill Hammond, è fortemente avversata dai sindacati. “Tutto è accaduto in modo veloce e inatteso”, spiegano Rino Pezone (Fiom Cgil) e Ilaria Campagner (Fim Cisl): “Dopo l’assunzione di un nuovo dipendente il giorno prima, gli auguri di buon Natale e la volontà di modificare il contratto di lavoro in senso migliorativo, è arrivata la doccia gelata. Ma non si cancella un'impresa tirando una riga, come se fosse una mera voce di un elenco. Qui ci sono persone con famiglia, ma c'è anche la storia di un'azienda presente sul territorio da 40 anni”.

Il vertice di lunedì 14 gennaio ha fortemente deluso Rsu e sindacati. “Riteniamo insufficienti le risposte fornite sulle reali motivazioni riferite alla decisione presa di chiusura”, spiegano in una nota: “Ancora più grave è che non ci sia ancora una risposta ufficiale sia sul ritiro dei licenziamenti sia sul ritiro della procedura di fine attività, indipendentemente da eventuali proposte di vendita in atto”. I lavoratori, riunitisi il giorno seguente in assemblea, hanno comunque deciso di dare fiducia all’azienda, permettendole di effettuare le consegne degli ordini. “L’incontro del 23 gennaio – concludono Fiom e Fim Varese – è cruciale per avere risposte serie e certe. Se così non fosse, dal giorno successivo partiranno delle azioni di mobilitazione”.

Cagliari, appalto rifiuti: avvio a stabilizzazione precari

Ven, 18/01/2019 - 12:15

L’accordo firmato lo scorso 11 ottobre tra sindacati territoriali (Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel e dalle Rsu) e le aziende che si occupano dell’appalto per la raccolta differenziata, affidato dal Comune di Cagliari all’Associazione temporanea di imprese DeVizia Transfer, Cooplat, Econord, stabilisce che in casi di necessità d'integrazione della pianta organica le stesse aziende attingeranno prioritariamente dall’elenco dei lavoratori già impiegati a tempo determinato: lo chiariscono i sindacati, ricordando che quell’accordo è arrivato proprio in seguito alla procedura di raffreddamento attivata dai sindacati per risolvere la questione delle necessarie stabilizzazioni dei lavoratori, impegnati da anni nell’appalto dell’igiene ambientale.

L'intesa sottoscritta, giudicata positivamente da tutte le organizzazioni e dai lavoratori, ha dato luogo all'avvio di un percorso di stabilizzazione, che ha già prodotto una decina delle assunzioni programmate e sul cui completamento i confederali sono impegnati a vigilare. Non a caso, ieri pomeriggio, nel corso di un incontro tra sindacati e l’assessore comunale Claudia Medda, sono stati chiariti i contenuti dell’accordo, che dovrà trovare pieno compimento in prospettiva.

 

Flai Cgil: lavoratrice del Caseificio San Pio di Pomezia reintegrata nel posto di lavoro

Ven, 18/01/2019 - 11:26

“Lo scorso 15 gennaio, il tribunale di Velletri ha accolto il ricorso di una lavoratrice iscritta alla Flai Cgil e licenziata il 31 gennaio 2015 dal Caseificio San Pio di Pomezia”. Così, in una nota, il segretario generale della Flai Cgil Roma Sud Pomezia Castelli Gianfranco Moranti.

"La lavoratrice - continua - si era rivolta immediatamente al sindacato contestando il licenziamento perché illegittimo e chiedendo tramite il nostro legale la reintegrazione nel posto di lavoro (ex art 18 L.300/70), pur essendo il caseificio un’azienda con meno di 15 dipendenti". "Il giudice del lavoro - precisa - ha accertato il radicale difetto di contestazione dell’infrazione determinando l’inesistenza dell’intero procedimento disciplinare, l’insussistenza del fatto materiale e, quindi, l’applicazione della tutela reintegratoria (ex art.18 e successiva modifica). Di fatto al Caseificio San Pio è stata ordinata la reintegrazione della lavoratrice nel posto di lavoro, condannandolo al pagamento integrale della retribuzione e della contribuzione dalla data del licenziamento della lavoratrice a quello dell’effettivo reintegro, oltre agli interessi della parte retributiva e alle spese legali”.

Giornata della Memoria, la Cgil Perugia incontra i giovani

Ven, 18/01/2019 - 11:22

La storia ci insegna che quando l’egoismo sociale arriva al parossismo si aprono conflitti violenti che quasi sempre vedono gli ultimi scagliarsi contro gli ultimi. È partita da questa riflessione la discussione che la Cgil e lo Spi hanno proposto oggi a Perugia alle studentesse e agli studenti della scuola Cavour Marconi Pascal, nel percorso di avvicinamento alla Giornata della Memoria. Un confronto tra generazioni, coordinato abilmente da Patrizia Venturini, dello Spi Cgil, che, partendo dalla storia, ha provato ad indagare il presente, attraverso vari contributi, da quello di Amedeo Zupi dell’Anpi, a quello di Matias Cravero, coordinatore regionale della Rete degli Studenti medi, dal presidente della Provincia di Perugia, Luciano Bacchetta, al segretario generale della Cgil di Perugia, Filippo Ciavaglia. 

“Come ogni anno abbiamo voluto utilizzare l’appuntamento della Giornata della Memoria per confrontarci con studenti e studentesse e provare a costruire una riflessione che partendo dalla storia arriva al presente, alle distorsioni della nostra società e ad una narrazione malata che mette appunto gli ultimi contro gli ultimi - ha detto Ciavaglia nel suo intervento - È la disuguaglianza crescente, oggi, il vero nemico da combattere. E in quest’ottica il lavoro resta l’elemento unificante fondamentale alla base della nostra convivenza democratica”. 

Bluetec, continua lo sciopero

Ven, 18/01/2019 - 11:13

I lavoratori Ingegneria Italia di Tito società soggetta a coordinamento e direzione da parte della Blutec continuano la loro protesta, da tre giorni, contro una direzione aziendale inaffidabile che "persevera nello disattendere qualsiasi tipo di impegno preso con il sindacato e con i lavoratori in diversi tavoli, da quello nazionale a quello di stabilimento con la Rsu, e persino quello ministeriale, mettendo in serie difficoltà i lavoratori al limite della umiliazione, che vivono in un perenne stato di abbandono", si legge in una nota della Fiom e Uilm Basilicata.

I lavoratori sono in sciopero ormai da tre giorni, "con un'adesione totale, questa volta l'azienda si è dimenticata di pagare gli stipendi, i lavoratori non hanno avuto nessuna informazione sull'accredito dello stipendio. Da 18 mesi la stessa azienda si è dimenticata di versare le quote fondi complementari Qualche giorno fa la stessa azienda si era dimenticata di pagare le bollette delle energia elettrica per lo stabilimento e i lavoratori non hanno potuto svolgere la loro attività lavorativa. Il sindacato ritiene insostenibile avere relazioni sindacali con la Blutec, che continua a negare i diritti fondamentali dei lavoratori con il risultato di un continuo  peggioramento delle condizioni di salario, di salute e di sicurezza e incertezze occupazionali", continua il comunicato.

I sindacati chiedono all'azienda risposte su salario (manca l'erogazione buoni pasto, l'erogazione Metà Salute e del Fondo Cometa, del Tfr per i lavoratori che hanno accesso alla pensione ed oggi anche dello stipendio mensile), salute e sicurezza  (manca la fornitura di mezzi di protezione idonei, è assente la messa in sicurezza dello stabilimento e degli impianti, pessime le condizioni microclimatiche all'interno dello stabilimento), piano industriale (nuove produzioni che garantiscano la saturazione dell'occupazione, promesse e mai arrivate).

Le organizzazioni sindacali Fim e Fiom e i delegati "nell'esprimere un giudizio negativo sui mancati impegni da parte dell'azienda che rendono la situazione dei lavoratori davvero critica dichiarano di continuare le azione di lotta, proclamando ulteriori  8 ore di sciopero per il giorno 18 gennaio 2019 con assemblea permanente davanti i cancelli per definire ulteriori azioni sindacali da intraprendere con tutti i lavoratori che aspettano ormai da troppo tempo risposte concrete e un vero riconoscimento dei diritti negati".

Treofan, 19 gennaio manifestazione a Battipaglia

Ven, 18/01/2019 - 10:45

Si svolge sabato 19 gennaio a Battipaglia (Salerno), alle ore 9.30 in piazza Amendola, una manifestazione dei lavoratori dello stabilimento della Treofan organizzata da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil. "Forte sarà la partecipazione - spiega un comunicato - cui aderiranno anche i rappresentanti delle istituzioni e tanti cittadini, tutt’insieme per scongiurare la chiusura di questo importante sito industriale. A rischio sono circa 160 posti di lavoro, diretti e dell’indotto. Un ennesimo colpo che andrebbe a minare la già fragile tenuta complessiva dell’area industriale. Alla manifestazione aderiranno, inoltre, anche i lavoratori dello stabilimento Treofan di Terni, coinvolti nella vertenza".

I sindacati ricordano che "gli incontri tenutisi la settimana scorsa al ministero dello Sviluppo economico hanno dato esito negativo. La presenza non autorevole della Treofan al tavolo ha, infatti, lasciato intendere che l’azienda, produttrice di film di plastica in polipropilene, non ha alcun interesse a preservare l’attività produttiva in Italia. Dimostrando, quindi, un atteggiamento non rispettoso verso i propri dipendenti, le organizzazioni sindacali, i rappresentati delle istituzioni nazionali e locali. Va ribadito che questo disinteresse ha avuto inizio con il passaggio di proprietà del gruppo europeo Treofan al gruppo indiano Jindal". Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil concludono affermando che "dopo il fermo dei lavori allo stabilimento di Battipaglia e dopo il trasferimento di produzioni e clienti dal sito Treofan di Terni, sia in quello tedesco della stessa Treofan sia nello stabilimento Jindal di Brindisi, la tenuta del gruppo, almeno di parte italiana, è a rischio. Tutto questo va immediatamente fermato”.

Mondelez, sottoscritto contratto integrativo

Ven, 18/01/2019 - 10:41

Sottoscritto l’accordo di gruppo Mondelez. "Dopo un percorso lungo e articolato, l’accordo ha messo insieme le tre realtà che prima contrattualmente erano separate, ossia lo stabilimento di Capriata d’Orba (ex Saiwa), Fattorie Osella e la sede di Milano e la rete vendita. Un unico accordo che ora si riferisce a tutto il gruppo che conta poco più di 1.000 lavoratori e che darà più forza di rappresentanza anche oltre i confini italiani”. A dirlo è Angelo Paolella della Flai Cgil nazionale, precisando che sul premio è stato sottoscritto un aumento a regime di 300 euro (+17 per cento), che incrementerà quello messo in palio nel quadriennio 2018-21 di 670 euro.

“Negli anni Mondelez ha ridotto la propria presenza produttiva e quindi anche occupazionale", continua Paolella: "La scelta di unificare i contratti integrativi è anche la risposta a questa tendenza che col confronto e le relazioni, così come definite nell’accordo sottoscritto, vogliamo invertire. Oltre ai temi classici quali sistema di relazioni, formazione, sicurezza, occupazione, appalti e organizzazione del lavoro, un capitolo importante è quello delle pari opportunità e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Elasticità oraria, smart working, servizio disbrigo pratiche quotidiane procedono con un paragrafo importante che è quello della 'genitorialitá serena', dove ci sono molte novità. Un congedo al lavoratore padre di due settimane da calendario dalla nascita del figlio, supporto fattivo al rientro dalla maternità e possibilità di esenzione temporanea dal lavoro notturno alle mamme oltre i tre anni del figlio, un permesso annuo retribuito per malattia del figlio fino ai 12 anni e l’incremento di due giornate di tutti i permessi del ccnl per le situazioni di gravità dei familiari. Inoltre, tre giorni all’anno di permesso per visite mediche per se stessi, i familiari e anche i genitori ultra sessantacinquenni non autosufficienti”.

Amat (Palermo): Nidil, prolungare contratto interinali

Ven, 18/01/2019 - 10:35

All'Amat di Palermo, che ha annunciato l'arrivo di nuovi mezzi più tecnologici e a minor impatto ambientale, Nidil Cgil pone l’interrogativo del personale che dovrà stare alla guida dei nuovi autobus, sollevando il caso dei 100 interinali con il contratto scaduto. Già da diversi mesi infatti il presidente di Amat Cimino, ammettendo la carenza di personale, ha annunciato nuove assunzioni. Per circa 18 mesi, a partire dal 2017, l’azienda ha utilizzato 100 lavoratori interinali che hanno garantito il servizio, ma il loro contratto è scaduto ormai da agosto e non c’è ancora traccia né dell’atteso nuovo concorso né di un nuovo bando per la somministrazione di autisti. “Chiediamo ai vertici dell’Amat e alle autorità cittadine e regionali, Orlando e Musumeci, presenti alla presentazione dei nuovi mezzi, quali siano le tempistiche e le modalità per sopperire alla mancanza di personale" dichiara Andrea Gattuso, segretario generale di Nidil Cgil Palermo: "Ci sono 100 autisti, personale qualificato e con esperienza, pronti a riprendere servizio attraverso un nuovo periodo di somministrazione di lavoro, tra questi una trentina di lavoratori è da luglio senza lavoro e senza ammortizzatori sociali". Gattuso aggiunge che la richiesta "rimane quella che al più presto i 100 autisti possano riprendere servizio e che allo stesso tempo venga pubblicato il bando di concorso già più volte annunciato, un bando che sia aperto a tutti e che metta l’Amat nelle condizioni di assicurare un servizio di trasporto adeguato alle esigenze di una città come Palermo”.

Azienda e territorio, il vero cuore del lavoro

Ven, 18/01/2019 - 09:40

Presentazione oggi (venerdì 18 gennaio) a Roma del "Primo rapporto sulla contrattazione di secondo livello", realizzato da Cgil e Fondazione Di Vittorio. L’appuntamento è alle ore 10 in corso d’Italia 25. Partecipano Pierangelo Albini (direttore Area Lavoro e welfare Confindustria), Tiziana Bocchi (segretaria confederale Uil), Fulvio Fammoni (presidente Fondazione Di Vittorio), Franco Martini (segretario confederale Cgil), Luigi Sbarra (segretario generale aggiunto Cisl), Tiziano Treu (presidente Cnel) e il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. La presentazione del rapporto è a cura di Nicoletta Branchini, Beppe De Sario e Salvo Leonardi.

Il tema più presente è quello del premio di risultato: l’entità media è di 1.400 euro, la diffusione è prevalente nelle imprese del Nord, in quelle manifatturiere e in quelle di più grandi dimensioni. A fornire questi dati è il “Primo rapporto sulla contrattazione di secondo livello”, frutto della collaborazione tra l’area delle Politiche contrattuali della Cgil nazionale e la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Un lavoro capillare ed esaustivo, che intende approfondire questo cardine del sistema di relazioni industriali, illuminandone copertura, dinamiche e contenuti reali. Un lavoro che seguiterà nel tempo, visto che quest’archivio sarà negli anni numericamente implementato con un percorso di raccolta costante e di analisi della contrattazione decentrata.

“Il secondo livello parla del lavoro nella sua concreta condizione, di come viene organizzato, delle condizioni nelle quali si svolge, di quanto viene valorizzato e remunerato”, spiega Franco Martini, segretario confederale della Cgil, nella presentazione al rapporto: “Il secondo livello è quello nel quale la dignità del lavoro e delle persone assume connotati sempre più soggettivi ed è, dunque, il terreno sul quale il sindacato è chiamato a costruire i nessi di coerenza tra le tutele generali acquisite dalla contrattazione collettiva e la storia quotidiana delle donne e degli uomini vissuta sul luogo del lavoro”. Per Martini, dunque, nessun sindacalista “pienamente consapevole della propria funzione, potrebbe considerare la contrattazione di secondo livello un optional, ma il vero cuore della propria missione”.

Il rapporto, dunque, si deve all’istituzione di un Osservatorio congiunto tra Cgil e Fondazione Di Vittorio. “L’archivio degli accordi avvia un percorso di raccolta sistematica e analisi della contrattazione decentrata”, spiegano nell’introduzione i ricercatori Nicoletta Brachini, Beppe De Sario, Salvo Leonardi: “L’obiettivo è realizzare un sistema informativo con caratteristiche di sistematicità, standardizzazione, integrazione orizzontale e verticale”. Questo primo rapporto “adotta soprattutto un approccio quantitativo ‘a tappeto’, che a partire dai testi ha esplorato i temi contrattati nel periodo, le caratteristiche delle aziende protagoniste e degli attori sindacali impegnati nella contrattazione”. Una ricognizione capillare, dunque, che consentirà con il tempo “di affinare il processo e gli strumenti di acquisizione e di analisi dei documenti, in vista della prossima edizione del Rapporto e di approfondimenti e focus qualitativi”.

Caratteristiche generali
I contratti analizzati nel report (sia aziendali, cioè siglati da imprese, gruppi o unità produttive; sia territoriali, per lo più provinciali), sono 1.700, e sono stati sottoscritti nel triennio 2015-2017. Per la quasi totalità (91 per cento) sono accordi integrativi, mentre limitata è la quota di quelli difensivi (8 per cento) e che trattano di deroghe (ex art. 8). I settori più rappresentati sono la manifattura (38 per cento), il terziario (29) e i servizi (17 per cento).

Il Primo Rapporto sulla Contrattazione di Secondo livello su basa sul lavoro di un Osservatorio permanente costituito tra #Cgil e #FondazionediVittorio . Si basa sull’analisi di 1700 accordi. pic.twitter.com/ZT3EPd1JaP

— CGIL Nazionale (@cgilnazionale) 18 gennaio 2019

Dal punto di vista geografico le regioni del Nord (27 per cento) sono le più prolifiche: in particolare spiccano Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte. Segue il Centro Italia (14 per cento), trascinato da Toscana e Lazio, infine il Sud (11), il cui apporto è nel complesso decisamente più limitato. Assai consistente (il 47 per cento degli accordi presi in esame) è la presenza di aziende “multiterritoriali”, ovvero attive in più regioni o sul piano nazionale.

“La dimensione territoriale vede un Sud sempre più a rischio di marginalizzazione”, riprende il segretario confederale Martini: “Se la contrattazione di secondo livello perdesse quella sua potenziale funzione di motore per lo sviluppo e si esaurisse nella sola o prevalente funzione di redistribuzione del reddito, attraverso i premi di risultato, è chiaro che il Mezzogiorno verrebbe tagliato fuori o, al massimo, quel rischio polarizzazione si tradurrebbe in un pericoloso dualismo, con il Sud condannato alle deroghe contrattuali e il Nord destinatario della ripartizione delle risorse”.

La quasi totalità dei contratti porta la firma di Cgil, Cisl e Uil, ma sono frequenti anche i documenti siglati da sindacati di base e autonomi di categoria. Le singole federazioni sono rappresentate in maniera piuttosto equilibrata (con la sola eccezione, per la natura di questi accordi, di Nidil e strutture confederali). Infine, la dimensione delle aziende: le grandi imprese sono le più rappresentate (31 per cento), seguite dalle medio-grandi (28) e dalle medie (27).

Temi contrattati
A farla da padrone è il trattamento economico, in particolare l’istituto del premio di risultato (pdr), presente nel 63,7 per cento degli accordi
. A determinarne la notevole ricorrenza è anche la possibilità di detassare l’importo erogato grazie alla legge 208/2015 (contenuta nella legge di stabilità del 2016): oltre tre quarti delle intese sul premio prevede un riferimento alla detassazione. Il pdr, la cui entità media si attesta intorno ai 1.400 euro, è più diffuso negli accordi delle imprese del Nord, in quelle manifatturiere e di più grandi dimensioni. “A questo si intreccia – spiegano i ricercatori Nicoletta Brachini, Beppe De Sario, Salvo Leonardi – la diversa articolazione dei criteri per la determinazione degli obiettivi da conseguire: di fatto la leva principale sembra essere quella dei parametri improntati a redditività, produttività e presenza, mentre più limitati sono fattori quali la partecipazione dei lavoratori, l’efficienza e l’innovazione”.

Su spinta della nuova normativa fiscale, l’implementazione del premio di risultato si lega spesso a quella del welfare integrativo (tema presente nel 26 per cento delle intese). Nel complesso, il welfare che emerge dalla contrattazione ha un profilo multidimensionale, ma non è scevro da aspetti problematici: ad esempio nelle funzioni che assolve, ossia se input nel benessere organizzativo e dei lavoratori, o fattore puramente “parasalariale”. Da segnalare, infine, che le tematiche relative al welfare integrativo (declinato come welfare aziendale e welfare di natura contrattuale richiamato negli accordi) aumentano nel corso degli anni del 4,4 per cento.

Il secondo aspetto ricorrente (53,4 per cento degli accordi) è legato a relazioni e diritti sindacali: l’incidenza più significativa va alle voci del coinvolgimento e della partecipazione, in primis i diritti di codeterminazione/esame congiunto e di consultazione, o anche l’istituzione di osservatori e commissioni paritetiche. “Il tema del coinvolgimento e della partecipazione – riprendono Brachini, De Sario e Leonardi – si conferma quale componente fondamentale dei sistemi aziendali e territoriali delle relazioni industriali, anche se sarebbe necessario approfondire ulteriormente questo aspetto per potere capire quanto sia effettivo questo coinvolgimento e non una mera concessione formale”. Anche la questione della bilateralità risulta preminente: trattando di contrattazione decentrata, le ricorrenze relative a quest’aspetto sono limitate quasi esclusivamente agli accordi territoriali e, di conseguenza, si concentrano nei settori della manifattura e dell’agricoltura.

Il terzo più presente (35,5 per cento) è quello relativo all’orario di lavoro (in particolare orario aziendale, turnistica, straordinario, lavoro domenicale e festivo), mentre più rara è la trattazione di forme e modalità flessibili di orario, diffuse perlopiù nelle aziende più grandi e nel manifatturiero. Il quarto (29,9 per cento) verte su inquadramento (frequente soprattutto tra gli accordi territoriali del settore agricolo) e formazione: quest’ultima è molto diffusa, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di formazione professionale raramente orientata all’innovazione tecnologica od organizzativa.

Il quinto tema più diffuso nella contrattazione integrativa è quello relativo a occupazione e rapporti di lavoro (27,5 per cento), grazie soprattutto ai riferimenti alle diverse forme contrattuali utilizzate in azienda e alla loro regolazione. Gli accordi territoriali del settore manifatturiero, in particolare dell’edilizia, trattano frequentemente anche di appalti. Circa un quarto degli accordi che trattano di assunzioni a termine s’intrecciano a modalità e procedure per la stabilizzazione di questi contratti. “Un’ultima considerazione – precisano i ricercatori – può essere fatta rispetto agli accordi che trattano il tema del part time, di frequente legato alla possibilità di trasformare l’orario da tempo pieno a tempo parziale, considerata come misura di conciliazione vita-lavoro per le madri lavoratrici”.

Meno rappresentati sono i temi relativi all’organizzazione del lavoro (come prestazioni di lavoro e assetto organizzativo, presenti quasi esclusivamente nelle grandi aziende), a politiche industriali e crisi aziendali (quest’ultimi perlopiù accordi difensivi, frequenti nelle aziende che forniscono servizi, caratterizzate anche dai cambi appalti, e nel terziario), a diritti e prestazioni sociali, ad ambiente, salute e sicurezza (preminenti sono gli aspetti della prevenzione, e di designazione e prerogative dei rappresentanti sindacali).