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Aggiornato: 5 hours 56 min fa

Ddl salario minimo, 12 marzo audizione Cgil in Senato

Lun, 11/03/2019 - 09:04

Si svolge martedì 12 marzo, alle ore 11 presso la Commissione Lavoro del Senato (in via degli Staderari 4), l'audizione sui ddl 310 e 658 relativi al salario minimo orario dei rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, Confsal, Usb, Cub, Cobas e Cida. Partecipano le segretarie confederali della Cgil Tania Scacchetti e Ivana Galli.

Integrativo fermo al 2009, sciopero Engineering

Lun, 11/03/2019 - 08:41

Sciopero per l'intera giornata e presidio oggi (lunedì 11) a Roma delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo Engineering. Il sit-in si tiene nei pressi dell'Auditorium Parco della musica, fra via Pietro De Coubertin e via Dorando Pietri (area parcheggio), a partire dalle ore 9. Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil scioperano "contro la proposta insufficiente e inadeguata dell’azienda, che solo in Italia conta 9.500 dipendenti, di aumentare il solo importo del premio di risultato di appena 150 euro lordi annui dopo quasi dieci anni dall’ultimo contratto integrativo e l’indiscutibile crescita di questa multinazionale". I sindacati contestano anche "la decisione dell’azienda di non voler trattare sugli altri punti di carattere economico della piattaforma, come la reperibilità, i buoni pasto, le trasferte e altro". Le tre sigle di categoria, quindi, chiedono "una seria e responsabile apertura della trattativa sul rinnovo del contratto integrativo".

Quello odierno è solo l'ultimo di una serie di scioperi, che ha visto i dipendenti fermarsi anche il 25 settembre, il 19 ottobre, il 4 e il 18 dicembre e il 29 gennaio. La trattativa per il rinnovo non è mai decollata, nonostante, da parte del coordinamento delle Rsu, sia stata dimostrata la piena disponibilità ad avviare un confronto, come dimostra l'accordo siglato nel luglio scorso su una parte dell'intera piattaforma, quella relativa ai punti di carattere normativo, maggiormente richiesti dall'azienda, come lavoro agile, banca ore solidali e telelavoro. L'intesa prevedeva che la discussione proseguisse poi per gli altri istituti contrattuali. "Ma l'amministratore delegato di Engineering, Paolo Pandozy, continua a parlare di un rinnovo a costo zero", dichiarano Angela Biondi e Francesco Foti, della Fiom Cgil di Palermo, una delle sedi principali del gruppo: "Questo comportamento è inaccettabile da parte di un'azienda, come Engineering, che continua a crescere, fattura oltre un miliardo di euro, è presente con una cinquantina di sedi in tutto il mondo, conta oltre 10 mila dipendenti e che, di recente, ha dimostrato di volere continuare a espandersi acquisendo Omnitech IT, una delle aziende più importanti nel panorama italiano sulla cybersecurity”. 

I numeri parlano chiaro: servono investimenti

Lun, 11/03/2019 - 07:28

Nel dicembre scorso il Pil italiano era ancora sotto i livelli pre-crisi (ossia il 2007) di 4,3 punti percentuali: in Germania era a +14,5, in Francia a +9,6, anche in Spagna (che ha agganciato il livello del 2007 nel 2016) era a +5,4. I numeri parlano chiaro, potremmo dire richiamando il sottotitolo dell’iniziativa che si svolge oggi (lunedì 11 marzo) a Roma, presso la sede della Cgil nazionale, alla presenza del segretario generale della Confederazione Maurizio Landini, del segretario generale della Fisac Giuliano Calcagni e del docente di Economia e politica del lavoro dell’Università di Roma Tre Leonello Tronti. I numeri in questione sono stati elaborati dal nostro Isrf Lab, presieduto da Agostino Megale.

La crescita non c’è: la causa principale è la contrazione degli investimenti che arrivano a ridursi di un quarto, in un Paese atavicamente caratterizzato da un livello d’investimenti sotto la media europea. L’occupazione, sul piano quantitativo, è bassa. L’Istat certifica il ritorno ai livelli pre-crisi (23,2 milioni di occupati), ma questo dato, se letto da solo, falsa la realtà. In Italia mancano un miliardo e 300 milioni di ore lavorate, questo vuol dire che rispetto al 2007 mancano ancora un milione di posti di lavoro in termini di unità di lavoro. Neanche le previsioni fatte dal governo indicano un’inversione di tendenza e quindi una crescita occupazionale, mentre su altri aspetti sono sin troppo ottimistiche. Non c’è “cambiamento” (positivo) per il lavoro nelle stime del governo legastellato.

Sul piano qualitativo l’occupazione (oggi è possibile affermarlo sulla base dei dati) è messa anche peggio. Il Jobs act ha fallito: riducendo le tutele non si aumentano i posti di lavoro, lo avevamo intuito e sostenuto nel 2014, oggi lo affermiamo sulla base delle risultanze numeriche. Anche qui i numeri parlano chiaro: nel biennio 2017/2018 l’80 per cento è stato assunto con contratti precari.

Volendo trarre delle prime considerazioni e avanzare delle proposte, assunto che il problema sia l’assenza di lavoro, occorre anzitutto che la missione istituzionale della Banca centrale europea, oltreché l’inflazione al 2 per cento, comprenda la piena occupazione come riconosciuto alla Federal reserve. Rispetto agli investimenti, è necessario un grande piano per la crescita economica e sociale che metta insieme investimenti pubblici e privati, continentali e nazionali.

Poi c’è la questione salariale, che ci accompagna dai primi anni novanta. I salari in Italia non crescono, la contrattazione ha difeso il salario dall’inflazione, ma la bassa crescita della produttività e un fisco eccessivamente oneroso sui redditi da lavoro e da pensione hanno reso il nostro Paese tra i più poveri tra le principali economie europee in termini salariali. I numeri? Stando alle rilevazioni Ocse, un lavoratore tedesco guadagna in media 910 dollari in più al mese rispetto a un lavoratore italiano, un francese quasi 600 in più, e anche gli spagnoli ormai hanno salari medi più alti dei nostri (+150 dollari al mese).

Anche su questo punto, volendo trarre indicazioni dai numeri, possiamo affermare che se il problema è un fisco che penalizza il lavoro serve un piano di grande redistribuzione che sposti il carico fiscale dal lavoro alle grandi ricchezze; se il problema è la produttività servono strumenti in grado di sostenerne la crescita, quindi, ancora, investimenti mirati, e in merito le banche dovrebbero svolgere un ruolo.

Le diseguaglianze sono crescenti e recessive. Il male della diseguaglianza attanaglia la nostra economia e la nostra società sempre più. Lo registriamo da molti punti di vista: tra manager e lavoratori, per cui si arriva all’eccesso in cui una persona (top manager) viene pagata quanto cento persone (lavoratori dipendenti). Vi sono diseguaglianze interne al mondo del lavoro: una donna guadagna mediamente il 20 per cento in meno rispetto a un uomo, un giovane il 21 per cento in meno rispetto alla media (che è di 1.464 euro al mese netti), un precario il 23 per cento in meno, uno straniero comunitario il 18 per cento in meno e uno extra Ue addirittura il 23 per cento in meno. Questo, tanto per fare un’esemplificazione, significa che un giovane lavoratore in dieci anni guadagna circa 40 mila euro in meno rispetto alla media.

E le banche italiane in tutto questo? Anche qui vediamo di far parlare alcuni numeri. Tra il 2011 e il 2018 riducono gli impieghi del 10 per cento, nel Mezzogiorno impiegano meno di quanto raccolgono. Prestano il denaro a prezzi più bassi del passato come conseguenza del Quantitative easing della Bce, ma comunque a prezzi più alti rispetto alle banche francesi: il tasso d’interesse medio applicato alle imprese in Italia è pari al 2,05 per cento, in Francia è 1,74. Si tratta solo di decimali, ma considerati nell’insieme costituiscono uno svantaggio competitivo per le nostre imprese molto consistente, un effetto spread nel privato di cui si parla ancora poco. E a proposito di spread apriamo una parentesi su quello pubblico: il nostro Stato paga decine di miliardi di euro l’anno sul debito, nel 2017 oltre 65 miliardi, il che significa che su ogni lavoratore e pensionato italiano gravano in media circa 600 euro l’anno solo per pagare il costo degli interessi.

Le banche hanno ridotto gli organici (-50 mila bancari in 15 anni), esuberi gestiti dal sindacato di categoria senza licenziamenti, con uscite agevolate volontarie e favorendo le assunzioni con il Fondo per l’occupazione costituito durante la fase di rinnovo dell’ultimo ccnl. Il settore ha operato una forte aggregazione e chiusura dei presìdi fisici, tra il 2008 e il 2017 sono stati chiusi circa 6.700 sportelli. Una cosa le banche non hanno mai smesso di fare: pagare il capitale, usando una terminologia che sembra essere caduta in disuso. Tra il 2006 e il 2018 le banche hanno sempre riconosciuto dividendi agli azionisti, anche quando nel 2011, 2013 e 2016 il sistema ha fatto registrare perdite da capogiro, rispettivamente 22,7, 22 e 19 miliardi di euro. In quegli stessi anni hanno comunque pagato 3,3, 2,4 e 4,8 miliardi di dividendi, attingendo alle riserve e intaccando il capitale. Di certo negli anni delle grandi perdite il sistema ha affrontato, correttamente, la massa di credito deteriorato che la crisi ha generato. I costi di rettifica del credito hanno consentito al settore di essere messo in sicurezza. Al dicembre 2018 le sofferenze nette nel settore ammontavano a 29,5 miliardi di euro, nel dicembre 2016 eravamo all’incredibile soglia di 86,6 miliardi. L’ultimo dato ci dice che siamo al di sotto dei livelli del dicembre 2010, che era di 36,6 miliardi.

Appare chiaro che l’Europa e l’Italia hanno bisogno di un grande piano d’investimenti pubblici e privati per creare buona occupazione. Gli investimenti dovrebbero andare verso la riqualificazione ambientale e l’innovazione. Occorre favorire la crescita salariale perché oggi si può essere poveri pur lavorando, quindi dobbiamo rinnovare i contratti riconoscendo oltre l’inflazione anche la produttività e ridurre le imposte sul lavoro spostando il carico fiscale sulle grandi ricchezze. I numeri parlano, la politica dovrebbe agire.

Nicola Cicala è direttore dell'Isrf Lab della Fisac Cgil nazionale

No agli esuberi, al via la «settimana della lotta»

Dom, 10/03/2019 - 06:51

L’azienda non arretra di un centimetro: vuole gli 833 esuberi, la procedura avviata il 21 febbraio scorso non si blocca. E per i sindacati non c’è più scelta, se non quella di dichiarare la “settimana della lotta”, a partire da oggi (lunedì 11 marzo) fino a venerdì 15. L’incontro di Milano del 28 febbraio scorso presso la sede di Assolombarda, il primo dopo la richiesta di allontanare il 23 per cento del personale complessivo da parte di Sirti, società leader nel settore delle installazioni telefoniche, non è andato bene. “A fronte di una prima apertura a ragionare di strumenti alternativi ai licenziamenti, l’azienda ha respinto le richieste avanzate per una sospensione dei tempi della procedura”, spiegano Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, che si augurano qualcosa possa cambiare nel prossimo incontro con governo e azienda, convocato per martedì 12 marzo a Roma, presso la sede del ministero dello Sviluppo economico.

Ma, a oggi, la posizione della Sirti sembra irremovibile. Da qui la decisione di continuare e intensificare la mobilitazione, mettendo in campo otto ore complessive di sciopero, accompagnate da presidi e assemblee informative nei diversi stabilimenti. La “settimana della lotta” si articola in cinque manifestazioni interregionali, quindi una al giorno, in modo da coprire l’intero territorio nazionale. Oggi (lunedì 11 marzo) si inizia con i lavoratori di Sicilia e Calabria: la protesta si svolge a Catania, con appuntamento alle ore 10.30 sotto la Prefettura, cui convergono i dipendenti Sirti di Carini (Palermo), Catania e Feroleto Antico (Catanzaro).

“All’azienda chiediamo di concordare l’obiettivo esuberi zero per il tramite di ammortizzatori sociali di accompagnamento al pensionamento, l’uso di ammortizzatori conservativi del posto di lavoro, la riduzione dell’utilizzo dei sub-appalti e la riconversione professionale”, spiegano Pietro Locatelli, Marco Giglio e Michele Paliani (coordinatori nazionali Fiom, Fim e Uilm della Sirti): “Al governo chiediamo di convocare tutte le parti a vario titolo coinvolte nel settore per costituire un tavolo nazionale di settore permanente che, a partire da questa drammatica vertenza, possa dare risposte immediate e di prospettiva per la salvaguardia dei posti di lavoro e determinare politiche industriali di tendenza per un settore così strategico per il paese”.

Il 14 febbraio scorso il gigante italiano delle infrastrutture per telecomunicazioni e information technology ha dichiarato 833 esuberi, tra operai e impiegati. Una cifra enorme, pari al 23 per cento del personale (gli addetti complessivi sono 3.692). I licenziamenti toccheranno tutti i reparti, anche se maggiormente colpita sarebbe la business unit Telco (reti di accesso, manutenzioni, radiomobili, reti civili e fibra). A tremare sono i lavoratori di tutte e 30 le sedi della società (controllata dall’agosto 2016 dal fondo d’investimento statunitense Pillarstone): gli esuberi sarebbero 250 in Lombardia, 150 in Campania, 100 in Puglia, oltre 130 nel Centro Italia e in Sardegna, un centinaio nel Triveneto, Emilia Romagna e Marche, un altro centinaio tra Calabria e Sicilia.

“Il governo non può ignorare il ruolo strategico che il settore delle telecomunicazioni ricopre per il Paese e le drammatiche ricadute dal punto di vista occupazionale che il caso Sirti comporta”, ha detto nei giorni scorsi Francesca Re David, segretaria generale della Fiom Cgil. Un primo pacchetto di quattro ore di sciopero è stato già realizzato dal 18 al 20 febbraio a livello territoriale, registrando ovunque un'adesione pressoché totale, seguito da un’altra serie di scioperi che si sono tenuti a scacchiera nei diversi stabilimenti nella prima settimana di marzo.

Fiom, Fim e Uilm nazionali respingono decisamente “un piano di ristrutturazione e riorganizzazione che scarica drammaticamente sui lavoratori le conseguenze di un mercato delle telecomunicazioni senza governo, con scelte aziendali miopi e sbagliate”. I sindacati spiegano che Sirti “ha ricondotto tale decisione alle condizioni di mercato, che hanno generato pesanti perdite finanziarie nell’ultimo biennio, scarsa marginalità e ulteriore frammentazione dei soggetti imprenditoriali concorrenti”.

I sindacati chiedono al governo non solo “un intervento concreto per il mantenimento dell’occupazione nel gruppo, ma anche un confronto permanente sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive del settore, dilaniato da gare assegnate al massimo ribasso e oggetto di una progressiva rivoluzione tecnologica”. Per Fiom, Fim e Uilm “la guerra di posizione tra i maggiori azionisti, interna a Tim, non può essere scaricata sui lavoratori delle installazioni telefoniche. Pur essendo, da anni, in mano ad aziende private, il settore telefonico ha urgente bisogno di un governo pubblico”. In questa chiave, richiamano anche la “paradossale” situazione della Open Fiber, “di fatto una società a partecipazione pubblica, le cui regole d’ingaggio, in termini di gare e di tempistica nei pagamenti, stanno mettendo in crisi gli operatori del settore più strutturati, ovvero quelli con maggiore occupazione e più rispettosi delle tutele previste dalla contrattazione collettiva e della tutela della salute e sicurezza”.

Lecce, lavoratori Sirti verso la «settimana della lotta»

Ven, 08/03/2019 - 17:41

Un’assemblea pubblica molto partecipata quella promossa dalla Fiom di Lecce, presenti tutti e 84 gli operai dello stabilimento Sirti di Galatina che vedono minacciato il proprio posto di lavoro dal piano industriale presentato dall’azienda. Con loro anche una delegazione di colleghi provenienti da Modugno. Si preparano alla «settimana della lotta» gli operai della Sirti che nella sala conferenze del Palazzo della Cultura di Lecce si sono confrontati con il coordinatore nazionale Sirti della Fiom, Pietro Locatelli, la segretaria generale della Cgil Lecce, Valentina Fragassi e la segretaria generale della Fiom di Lecce, Annarita Morea. 

Lo scorso 21 febbraio Sirti ha avviato una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 833 lavoratrici e lavoratori su un totale di 3.692. Sul territorio salentino ciò si tradurrà nel taglio di 32 posti di lavoro su 84. L’assemblea è servita a fare il punto della vertenza. Grazie alla mobilitazione dei lavoratori, i sindacati sono stati convocati il 12 marzo al ministero dello sviluppo economico e ieri, giovedì 7 marzo, sono stati ricevuti dalla Regione Puglia, che ha garantito sostegno politico e istituzionale alla vertenza (previsti 99 esuberi sul territorio regionale). Già si affilano le armi per quella che i sindacati hanno definito la settimana della lotta con grandi manifestazioni in programma lunedì (a Catania), martedì (tavolo al Mise), mercoledì (a Bari davanti alla Prefettura), giovedì (a Treviso) e venerdì (a Milano).

La segretaria generale della Cgil di Lecce, Valentina Fragassi, ha sottolineato l’attenzione della Confederazione ad una vertenza particolarmente pesante per il territorio salentino: “Mai come in questo caso registriamo una grave scorrettezza sul piano delle relazioni industriali da parte del Gruppo Sirti. Le motivazioni addotte, ossia quelle finanziarie, sono del tutto inaccettabili. L’assenza di interlocuzione con i sindacati prima di avviare una procedura così dolorosa e spedita è una mancanza di rispetto innanzitutto nei confronti dei lavoratori che hanno costruito questa azienda. Invito i lavoratori a non fermarsi, a restare compatti per non dare modo all’azienda di spaccare il fronte della protesta”.

Annarita Morea ha spiegato l’esito del tavolo regionale di ieri e stigmatizzato il comportamento dell’azienda: “Sirti ha una storia centenaria e mai aveva avviato in maniera così violenta una vertenza che taglia 833 posti di lavoro. Sono bastate un paio di settimane per passare dal sogno di espansione sul territorio, visti gli investimenti nella nuova sede di Galatina, all’incubo della recessione. Appare chiaro l’intento degli azionisti, che vogliono tagliare il costo del lavoro. A nostro avviso Sirti non deve dismettere l’attività di manutenzione, perseguendo la via del subappalto. Dopo aver acquisito l’appoggio della Regione alla vertenza, ora puntiamo a mettere a rete il sostegno istituzionale a tutela dei lavoratori”, dice la Segretaria Generale della Fiom Cgil Lecce. Anche l’amministrazione comunale ed il deputato Donno hanno garantito sostegno. Un appoggio che si somma a quello dei parlamentari Bellanova e Stefàno che hanno presentato una interrogazione parlamentare sulla vicenda.

Pietro Locatelli chiede al governo l’istituzione di un tavolo di settore, alla presenza dei principali committenti: Open Fiber e soprattutto Tim, “che in queste settimane non si è mai pronunciata sulla vicenda. Occorre capire quali sono le prospettive del settore e prima ancora serve un impegno per sospendere le procedure. Purtroppo il meccanismo del subappalto e il sistema del massimo ribasso mandano a rotoli le professionalità acquisite dai lavoratori Sirti”. Il coordinatore nazionale Sirti della Fiom Cgil ha anche tratteggiato i “quattro obiettivi simultanei e complementari” dei sindacati, proposte che mirano all’obiettivo finale “esuberi zero”: interruzione dei termini temporali della procedura per il tramite di una moratoria sulla decorrenza dei 75 giorni (a partire dai primi 45 in sede sindacale); uscite incentivate e volontarie per accompagnamento alla pensione e comunque con il criterio della non opposizione al licenziamento; tutela del posto di lavoro con ammortizzatori sociali di natura conservativa; riduzione delle attività di sub-appalto.

Genovesi (Fillea): “Priorità è aprire cantieri, non chiuderli”

Ven, 08/03/2019 - 17:30

“La priorità del governo dovrebbe essere quella di aprire i cantieri, di spendere le risorse che ci sono e semmai di aumentare gli investimenti per il rilancio di un sistema infrastrutturale e logistico, degno di un grande Paese industriale. Certo, non di chiudere quei pochi aperti. La posizione sulla Tav è ridicola e di troppa ambiguità. Rischiamo, come Italia, di lasciarci le penne”. Così Alessandro Genovesi, segretario generale Fillea, a latere delle assemblee sindacali che si stanno svolgendo oggi a Brescia, in preparazione dello sciopero generale del 15 marzo.

“Se non riparte l’intera filiera delle costruzioni, se non riparte la domanda, e quindi la produzione di materiali, se non si rende strutturale una politica mirata per incentivare qualità e innovazione - dal cemento al legno, dai laterizi ai lapidei -, non riparte il Paese. Non dobbiamo mettere solo in sicurezza le aziende che sono sopravvissute alla crisi, ma dobbiamo
dare una risposta agli oltre 800.000 lavoratori che nei nostri settori hanno perso l’impiego", continua il sindacalista.

"Per farlo, servono scelte nette e politiche che creino ricchezza, aggredendo i veri motivi della bassa competitività del nostro Paese: costi energetici eccessivamente alti, sistemi infrastrutturali vecchi e poco efficienti, che fanno viaggiare ancora tutte le merci su gomma, scarsa propensione all’innovazione, basso livello d'investimenti. Il problema è questo, non certo i bassi salari o la precarietà nel lavoro", aggiunge il dirigente sindacale.

"Per queste ragioni – conclude il leader degli edili Cgil –, insieme a Filca e Feneal, per il 15 marzo abbiamo proclamato lo sciopero generale dei lavoratori di tutta la filiera delle costruzioni e saremo a Roma per chiedere al governo di cambiare passo e di fare della creazione di lavoro di qualità la priorità dell’agenda politica del Paese”.

Chimica: accordo per il rinnovo delle pmi

Ven, 08/03/2019 - 17:22

Nel pomeriggio di oggi, 8 marzo, tra Unionchimica-Confapi e i rappresentanti sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, è stata raggiunta l'intesa a Roma per l'ipotesi di accordo sul rinnovo del contratto 2019-2022 delle piccole e medie imprese dei settori accorpati chimica, concia, plastica e gomma, abrasivi, ceramica e vetro (oltre 55.000 i lavoratori interessati dipendenti da circa 3.800 piccole e medie imprese), scaduto il 31 dicembre 2018.

L'ipotesi di accordo così sottoscritta – che sarà sottoposta alle assemblee dei lavoratori per l'approvazione – prevede un aumento medio sui minimi di 83 euro per il gomma-plastica; 95 euro per il chimico-concia; 80 euro per ceramica, vetro e abrasivi, tutti settori questi definiti in piattaforma, distribuito in quattro tranche: 1° maggio 2019; 1° maggio 2020; 1° settembre 2021; 1° ottobre 2022.

Nota importante – rilevano i sindacati –, è il superamento delle verifiche degli scostamenti inflativi, saranno per tanto garantiti il saldo degli aumenti (ex ante) e i vari montanti. Per le imprese che non fanno contrattazione di 2° livello, l'intesa prevede l’incremento del 4% sull’elemento perequativo.

Sul capitolo del welfare contrattuale, per quanto riguarda la assistenza sanitaria (Enfea Salute) sono previsti 10 euro (dal 1° gennaio 2019) a totale carico delle aziende. Sulla previdenza complementare (Fondapi) è previsto un incremento dal 1° gennaio 2021 dello 0,1% sempre a carico dell’azienda.

Soddisfatti i sindacati, sul piano delle normative, per la costituzione del delegato alla formazione (in aziende con almeno 100 dipendenti e con Rsu composta da tre delegati) “in possesso di adeguate competenze per la condivisione dei piani formativi aziendali”, e per l’estensione dei permessi non retribuiti per la “malattia dei figli” di età compresa tra i 3 e i 12 anni fino ad un massimo di 8 giorni. Infine, sarà definito un avviso comune a sostegno della lotta contro violenza di genere negli ambienti di lavoro, e saranno inoltre definite linee guida su banca ore solidale e lavoro agile.

Chimica: accordo per il rinnovo delle pmi

Ven, 08/03/2019 - 17:22

Nel pomeriggio di oggi, 8 marzo, tra Unionchimica-Confapi e i rappresentanti sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, è stata raggiunta l'intesa a Roma per l'ipotesi di accordo sul rinnovo del contratto 2019-2022 delle piccole e medie imprese dei settori accorpati chimica, concia, plastica e gomma, abrasivi, ceramica e vetro (oltre 55.000 i lavoratori interessati dipendenti da circa 3.800 piccole e medie imprese), scaduto il 31 dicembre 2018.

L'ipotesi di accordo così sottoscritta – che sarà sottoposta alle assemblee dei lavoratori per l'approvazione – prevede un aumento medio sui minimi di 83 euro per il gomma-plastica; 95 euro per il chimico-concia; 80 euro per ceramica, vetro e abrasivi, tutti settori questi definiti in piattaforma, distribuito in quattro tranche: 1° maggio 2019; 1° maggio 2020; 1° settembre 2021; 1° ottobre 2022.

Nota importante – rilevano i sindacati –, è il superamento delle verifiche degli scostamenti inflativi, saranno per tanto garantiti il saldo degli aumenti (ex ante) e i vari montanti. Per le imprese che non fanno contrattazione di 2° livello, l'intesa prevede l’incremento del 4% sull’elemento perequativo.

Sul capitolo del welfare contrattuale, per quanto riguarda la assistenza sanitaria (Enfea Salute) sono previsti 10 euro (dal 1° gennaio 2019) a totale carico delle aziende. Sulla previdenza complementare (Fondapi) è previsto un incremento dal 1° gennaio 2021 dello 0,1% sempre a carico dell’azienda.

Soddisfatti i sindacati, sul piano delle normative, per la costituzione del delegato alla formazione (in aziende con almeno 100 dipendenti e con Rsu composta da tre delegati) “in possesso di adeguate competenze per la condivisione dei piani formativi aziendali”, e per l’estensione dei permessi non retribuiti per la “malattia dei figli” di età compresa tra i 3 e i 12 anni fino ad un massimo di 8 giorni. Infine, sarà definito un avviso comune a sostegno della lotta contro violenza di genere negli ambienti di lavoro, e saranno inoltre definite linee guida su banca ore solidale e lavoro agile.

Ama paralizzata, lavoratori in appalto vicini allo sciopero

Ven, 08/03/2019 - 17:16

"L’allarme lanciato nelle scorse settimane era purtroppo motivato. Ama è paralizzata, immobile. Nonostante la nostra disponibilità a interrompere lo stato di agitazione per risolvere i problemi più gravi che affliggono l’azienda, l’amministratore unico e direttore operativo Massimo Bagatti non ha nemmeno convocato un tavolo preliminare. Un silenzio e un isolamento imbarazzanti, che non trovano giustificazioni di fronte alla crisi sempre più evidente". Così, in un comunicato congiunto, Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel di Roma e Lazio.

"I lavoratori degli appalti per le utenze non domestiche martedì 12 saranno in assemblea pubblica sotto la direzione di via Calderon De La Barca, dalle 11 alle 14, e sono a un passo dallo sciopero, vista la gestione disastrosa, peraltro pagata anche dai lavoratori Ama, che continuano a dover coprire un servizio esternalizzato. Ad aggravare la situazione, l’introduzione di un nuovo sistema operativo, che ha causato errori nelle buste paga dei dipendenti della partecipata, con perdite economiche non marginali", proseguono le sigle.

"Il Tmb di Rocca Cencia, che è di nuovo al limite, non ha alcun tipo di manutenzione ordinaria. Da un giorno all’altro, rischiamo una nuova emergenza. Le strade tornano a sporcarsi visibilmente. Ci domandiamo quando si sbloccherà questa situazione paradossale, quando avremo un cda vero, quando si uscirà dall’impasse sul bilancio e se l’amministrazione Bagatti intenda, in qualche modo, far funzionare l’azienda o se continuerà a galleggiare. La giunta Raggi dovrebbe finalmente spiegare alla città quale sia la direzione che vuole intraprendere, perché per adesso sembra che si navighi a vista e senza un obiettivo chiaro", concludono i sindacati.

La settimana del lavoro

Ven, 08/03/2019 - 16:36

È la settimana in cui cade l’8 marzo, la Giornata internazionale della donna. Come di consueto sono tanti gli appuntamenti organizzati dai sindacati sul territorio nazionale. A Roma, in particolare, iniziativa sulla contrattazione di genere presso il policlinico Umberto I. L’evento, “Si chiamerà Futura” ha visto interventi di diverse donne lavoratrici, oltre che della segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan, della segretaria confederale della Uil Ivana Veronese e di Susanna Camusso, ex numero uno della Cgil, e ora responsabile delle Politiche di genere della Confederazione. Quasi tutti i giorni ormai vengono funestati da una violenza di genere sempre più intollerabile, che spesso trova alimento in un linguaggio frutto di oscurantismo e pregiudizi. Anche dove la discriminazione non sfocia in atti cruenti e drammatici, continua a produrre diseguaglianze nel mondo del lavoro, con pesanti disparità rispetto agli uomini su salari e carriere. Interessanti anche i dati dello Spi Cgil Veneto. Nella Regione pesante squilibrio di genere anche nelle pensioni: l’assegno degli uomini è il doppio di quello delle donne. Qui tutte le notizie e gli appuntamenti relativi alla Giornata internazionale della donna.

Grande successo della mobilitazione nazionale “People” a Milano: oltre 200.000 persone sono scese in piazza il 2 marzo per un mondo senza muri e senza barriere.

Reddito di cittadinanza al via. Dopo l’audizione in Senato, i sindacati ribadiscono alla Camera le forti perplessità sul provvedimento. I Caf sono comunque pronti a svolgere il proprio compito dopo la convenzione firmata con l’Inps. Di Maio convoca i sindacati per il 13 marzo. Nino Baseotto (Cgil): è l’effetto della nostra mobilitazione. Resta la situazione drammatica di un paese"con il freno a mano tirato”: così Vincenzo Colla, vicesegretario della Cgil, intervistato daRadioArticolo1. Politica: Nicola Zingaretti è il nuovo segretario del Pd. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, gli fa gli auguri e una richiesta precisa: grande attenzione al mondo del lavoro. Nuovo patto per la salute: al via confronto sindacati-Regioni. Cgil-Cisl-Uil: obiettivo centrale ristabilire il rispetto del diritto alla salute dei cittadini, messo in discussione da anni di tagli al Ssn.

LAVORO, SCIOPERI, VERTENZE
Electrolux, la crisi è ormai alle spalle. I sindacati accolgono positivamente il nuovo piano industriale: rafforzata la presenza in Italia. Città del libro, salvi gli 800 posti di lavoro: intesa per il magazzino di Stradella. Invalidi e licenziati, succede alla Mercedes. Due lavoratori del centro logistico di Capena (Roma) con invalidità al 75% sono stati “accompagnati ai cancelli” perché non più utili all’azienda. Bnl, presidio a Roma. I lavoratori sono stanchi. Durissimo il giudizio sul piano di riorganizzazione. Denuncia della Fiom Cgil: alla Fca-Cnhi il premio per i lavoratori è negativo. “Non solo non risponde alla promessa del salario tedesco, ma non raggiunge neanche le quantità economiche ricevute in aziende comparabili, a cui si applica il ccnl e la contrattazione di secondo livello”. Blutec, i dubbi delle tute blu della Cgil: quello presentato è un piano industriale di carta. Integrativo scaduto, continua la protesta alla Belleli EnergyCnr, ancora 850 precari in attesa. Continua la mobilitazione per chiedere la stabilizzazione di tutto il personale dell’ente. Vertenza Alitalia ancora in alto mare, lontano l’accordo sulla cassa integrazione. Pa, 500 mila assunzioniper fermare l'emorragia. Al via la campagna lanciata dalla Fp Cgil. Nei prossimi tre anni si prevedono mezzo milione di uscite, 150 mila delle quali per quota 100. Senza un piano di reclutamento straordinario, sono a rischio servizi fondamentali per i cittadini. Gli assistenti sociali sono una figura in via d’estinzione. Il quadro è desolante: sono pochi e anziani, spesso vittime di violenza. La denuncia della Fp Cgil: carenza di personale (ma anche sovraffollamento) nel carcere romano di Rebibbia. Per i sindacati la situazione è insostenibile. Caporalato, nuovi arresti in Calabria. Eni: trovato il corpo dell'operaio disperso. La tragedia alle 7.45 del 5 marzo, sulla Barbara F, a circa 60 chilometri a largo di Ancona. Dettori (Cgil): “Individuare subito le responsabilità”.

SINDACATO
Eletta la nuova segreteria della Fiom Cgil. Nuovo segretario generale, Giovanni Mininni, e nuova segreteria per Flai Cgil. Un gioco da tavolo sindacale. Trade unions quiz” è stato ideato e messo a punto dal dipartimento formazione e dall’Archivio storico della Cgil, in collaborazione con Udu e Rete degli studenti medi. Si è spento a 85 anni Carlo Bensi, sindacalista e intellettuale della Cgil.

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ANALISI, OPINIONI E APPROFONDIMENTI

A scuola di accoglienza lungo le frontiere
di Carlo Ruggiero

Donne nella Cgil: molto si è fatto, molto rimane da fare
di Ilaria Romeo

La giustizia “fai da te” non è mai la soluzione
di Daniele Tissone

Patto tra generazioni: dal conflitto alla sostenibilità
di Michele Raitano e Giambattista Sgritta

Emulazione e relazioni per mitigare i pregiudizi sull’età
di Angelica Mucchi Faina

Banche: lunedì 11 marzo in Cgil presentazione rapporto Isrf Lab, con Landini

Ven, 08/03/2019 - 16:30

Banche, lavoro e Paese. Sono questi i temi al centro di un convegno che si terrà lunedì 11 marzo, alle ore 11.00, nella sede della Cgil (Sala Santi), in Corso d’Italia, 25 a Roma. Ne discuteranno: Maurizio Landini, segretario generale Cgil; Leonello Tronti, docente Università Roma Tre; Giuliano Calcagni, segretario generale Fisac Cgil. Il dibattito sarà preceduto dalla presentazione del rapporto Isrf Lab (La parola ai numeri: Ccnl, crescita dei salari e dei diritti) a cura di Agostino Megale e Nicola Cicala rispettivamente presidente e direttore dell’istituto.

Umbria Olii, 12 anni dopo l'imprenditore entra in carcere

Ven, 08/03/2019 - 16:25

Dopo oltre 12 anni dalla strage della Umbria Olii - nella quale il 25 novembre 2006, a seguito di una terribile esplosione, persero la vita quattro lavoratori - il titolare dell'azienda di Campello sul Clitunno (Pg), Giorgio Del Papa, entra in prigione. Arrestato e accompagnato nel carcere di Maiano (Spoleto) dove dovrà scontare 4 anni, 9 mesi e 15 giorni di reclusione per omicidio colposo plurimo.

Le vittime dell'incidente - Giuseppe Coletti, Vladimir Todhe, Tullio Mottini e Maurizio Manili, tre operai e un piccolo imprenditore di una ditta in appalto - quel giorno, nonostante fosse sabato, stavano ultimando dei lavori di saldatura sui giganteschi silos dell’azienda di Campello, una delle realtà più importanti a livello europeo nella raffinazione di olii vegetali. Il serbatoio numero 95 saltò in aria spazzando via le vite dei quattro operai. Conteneva esano, un gas altamente esplosivo, del quale i lavoratori ignoravano la presenza. Per spegnere l'incendio i mezzi speciali dei vigili del fuoco arrivati da tutta Italia impiegarono giorni. 

Ma la tragedia di Campello si è distinta dalle tante altre storie di morte sul lavoro per quello che è successo dopo l’esplosione. Ovvero per l'incredibile richiesta di risarcimento che il titolare della Umbria Olii, Giorgio Del Papa, avanzò proprio nei confronti delle vittime (e quindi dei loro eredi): 35 milioni di euro

Queste le parole di Lorena Coletti, sorella di Giuseppe, una delle vittime, rilasciate a Umbria24 dopo la notizia dell'arresto di Del Papa: "Giustizia è fatta, anche se in ritardo, ma come si dice, meglio tardi che mai. Credo che se non ci fosse stato neanche questo, mi sarei sentita umiliata dallo Stato".

DALL’ARCHIVIO
Cgil: resterà per sempre una ferita aperta
Umbria Olii, dieci anni dopo
, F.Ricci

Pavimental-Spea: sindacati ad Atlantia, i lavoratori non si toccano

Ven, 08/03/2019 - 16:14

“Bisogna predisporre piani industriali che possano permettere a Pavimental e Spea di continuare ad operare e competere nel mercato, garantendo così il mantenimento dei livelli occupazionali di queste due eccellenze del settore”. È la richiesta che i sindacati di categoria Feneal, Filca e Fillea hanno avanzato ieri a Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia, nel corso di un incontro sulla situazione di grave crisi delle due controllate, che si occupano per il gruppo Autostrade dei servizi e della manutenzione e realizzazione di infrastrutture.

“La mancata autorizzazione del ministero dei Trasporti e delle infrastrutture all’esecuzione dei lavori di manutenzione della rete autostradale – denunciano i sindacati – non permette di affidare nuovi lavori a Pavimental. Una situazione complessa, che rischia di creare seri problemi, non solo per il mantenimento dei posti di lavoro, in una realtà già caratterizzata dal ricorso alla cassa integrazione, ma anche per la sicurezza dei tanti automobilisti che ogni giorno percorrono le nostre autostrade. Questa fase di stallo non è più tollerabile, e per questo, insieme al coordinamento nazionale dei due gruppi, abbiamo deciso che a partire dal 15 marzo avvieremo una fase di mobilitazione nazionale per non correre il rischio che anche queste eccellenze possano disperdersi".

"A breve – proseguono le sigle delle costruzioni –, chiederemo un incontro urgente agli amministratori delle due società e contemporaneamente un incontro congiunto con i vertici dei ministeri delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico. Intanto, ribadiamo la nostra totale opposizione a qualsiasi procedura che preveda il sacrificio di lavoro e professionalità e l’ulteriore ridimensionamento delle due realtà produttive, che nel panorama delle aziende italiane sono considerate fiori all’occhiello dell’industria delle costruzioni. Un’industria, purtroppo, sempre più in crisi. I lavoratori di Pavimental e Spea non si toccano e hanno già comunicato la loro adesione in massa allo sciopero generale del settore, in programma venerdì 15 marzo con manifestazione a Roma”.

Porto di Genova: il cahier de doleance dei delegati Filt

Ven, 08/03/2019 - 16:01

In data 6 marzo, si è tenuto l’attivo dei delegati Filt Cgil del porto di Genova, dove è stato ampiamente discusso il tema della salute e sicurezza sul lavoro. In particolare, sono emerse le seguenti considerazioni: è stata sottolineata l’importanza che riveste la salute e sicurezza dei lavoratori e, di conseguenza, la necessità di una maggiore attenzione che deve essere posta sulla formazione e sull’informazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) e dei lavoratori.

"Gli ultimi dati forniti dall’Asl sugli infortuni nel porto di Genova sino al 2016 registrano, fortunatamente, una sensibile diminuzione. Però, stiamo notando una serie di situazioni che ci preoccupano e che hanno determinato mancati infortuni gravi. In tale direzione,, dovrebbero essere maggiormente analizzati e inseriti nelle statistiche i 'near miss'. Si ritiene poi legittimo, a differenza di quanto dichiarato da qualche terminalista in incontri ufficiali, che i lavoratori e i loro rappresentanti abbiano pieno diritto a rivolgersi agli enti preposti  per tutelare la sicurezza", affermano i delegati Filt.

"Si ritiene fondamentale che l'Autorità di sistema portuale svolga un vero ruolo di regia (a cui spesso abdica) sui temi della sicurezza e in tal senso si ritiene importante: arrivare alla definizione in tempi brevi di procedure in caso di allerta per condizioni meteomarine avverse. Fare chiarezza e definire le tematiche legate all’organico porto, l’organizzazione del lavoro portuale, che possono avere riflessi anche sugli aspetti della sicurezza. Rendere l’intervento dei Rlss (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di sito) quando richiesto da Rls o addetti, più efficace grazie alla possibilità di avere maggior agibilità e facilità di accesso ai luoghi di lavoro. Sii denuncia l’inaccettabile situazione in cui versano le banchine e gli spazi comuni del porto da ponte dei Mille sino al terminal Messina", concludono i delegati.

Specchidea, licenziamento sindacalista. La replica dell’azienda

Ven, 08/03/2019 - 15:02

In merito alla notizia Filctem: gravissimo licenziamento sindacalista alla Specchidea, pubblicata su rassegna.it il 7 marzo 2019, riceviamo e pubblichiamo quanto segue:

"Egr. Direttore
scrivo per chiederLe di volere cortesemente riportare il punto di vista dell’azienda in merito all’ intendimento – perché di intendimento e non di licenziamento si deve ancora parlare - di Specchidea di rinunciare al contributo professionale della Sig.ra Bocca.

Ritengo infatti doveroso illustrare il punto di vista di un’azienda che, con rinunce e sacrifici, anche miei personali, è ancora presente in un mercato che ha conosciuto e conosce tuttora una pesante crisi.

Un punto di vista supportato esclusivamente da ragioni obiettive e da numeri oggettivi, analiticamente dettagliati nella richiesta di convocazione delle parti ieri inoltrata all’Ispettorato Territoriale del Lavoro per verificare con la Sig.ra Bocca, in un confronto che confidavo sereno, l’eventuale possibilità di individuare una equilibrata soluzione conciliativa.

Dati oggettivi (agevolmente documentabili), ben conosciuti dalla nostra Collaboratrice, affatto pretestuosi come scritto nel Vostro articolo e così riassumibili in base ad una estrema ed edulcorata sintesi: dal 9 maggio 2014 al 30 giugno scorso abbiamo perso il 25% dei collaboratori a seguito di licenziamenti determinati da motivi economici o da dimissioni; abbiamo avuto periodi di Cassa Integrazione; abbiamo dovuto rivedere l’organizzazione delle nostre attività; abbiamo anche soppresso ruoli; abbiamo venduto macchinari non utilizzati e, quindi, destinati alla obsolescenza.

In questa situazione, nonostante negli ultimi 5 anni, vi siano state significative e lunghe assenze di collaboratori e di collaboratrici per malattia, infortunio, maternità o distacco, abbiamo regolarmente operato, evaso i ridotti ordinativi col personale residuo senza necessità di prestazioni straordinarie o di impiego di collaboratori interinali, etc.

Questo il quadro, oggettivo, affatto discriminatorio e affatto condizionato dal ruolo sindacale della Sig.ra Bocca e tantomeno collegato al suo ormai datato licenziamento determinato da motivi disciplinari, nel quale Specchidea si è trovata costretta a valutare la decisione di rinunciare, dopo i colleghi che l’hanno preceduta, anche alla sua collaborazione.

Ritengo infine doveroso aggiungere, per ulteriormente escludere ogni movente ritorsivo come avete scritto, che la Sig.ra Bocca è la dipendente meglio retribuita della Società e che quando me lo aveva chiesto non avevo esitato a prestarle (tra l’altro a titolo personale per non gravare la Società) l’importo che mi aveva chiesto e poi restituito.

Riconoscimenti costantemente intervenuti per i meriti e, al di là delle nostre divergenze, per la stima verso la lavoratrice, e di fronte alla quale mi è sempre stata indifferente la sua adesione o meno ai Sindacati.

I nostri collaboratori, anche quelli aderenti ai Sindacati, potranno confermare che la sola politica perseguita dalla nostra Società, almeno sino a quando è stato possibile, è stata quella meritocratica, senza esclusioni di sorta.

Concludo, confermando di avere preferito la consegna personale della lettera al magari più comodo semplice inoltro con raccomandata in quanto avevo inteso questo gesto come significativo del mio personale rispetto nei confronti della Collaboratrice al di là dei momenti di confronto e delle divergenze di vedute.

Specchidea srl Unipersonale
Elio Giurintano
Amministratore Unico"

Bekaert: Fiom Firenze, 11/3, presidio sotto la prefettura

Ven, 08/03/2019 - 14:51

"Un presidio per ricordare a tutti che 252 lavoratori Bekaert sono ancora in attesa di notizie riguardo al processo di reindustrializzazione dello stabilimento e al pagamento della cassa integrazione, reintrodotta ma ancora non autorizzata dall'Inps". È quanto afferma in una nota la Fiom di Firenze.

In vista dell'incontro al ministero dello Sviluppo economico, convocato il 28 marzo, i metalmeccanici Cgil promuovono un presidio sotto la Prefettura del capoluogo toscano (via Cavour, 1) lunedì 11 marzo, dalle 10.30 alle 12.30. Alle 12.15 una delegazione di lavoratori accompagnata dal segretario generale Fiom, Daniele Calosi, sarà ricevuta dal prefetto.

 

Fs: Filt, bene investimenti Mercitalia

Ven, 08/03/2019 - 14:25

“Prendiamo atto con soddisfazione che gli impegni presi con il piano industriale, presentato nell’ambito del lancio del nuovo polo delle merci di Fs Italiane, iniziano ad essere mantenuti”. Lo afferma la Filt Cgil, in merito alla presentazione da Mercitalia Rail della prima delle nuove locomotiva elettriche, che vanno a rinnovare la flotta della società del gruppo.

“Auspichiamo che questa iniziativa rappresenti la definitiva inversione di tendenza che avevamo chiesto lo scorso mese, anche a tutela e salvaguardia di tutti gli addetti della società”, aggiunge il sindacato.

 

No agli esuberi, al via la «settimana della lotta»

Ven, 08/03/2019 - 14:24

L’azienda non arretra di un centimetro: vuole gli 833 esuberi, la procedura avviata il 21 febbraio scorso non si blocca. E per i sindacati non c’è più scelta, se non quella di dichiarare la “settimana della lotta”, a partire da oggi (lunedì 11 marzo) fino a venerdì 15. L’incontro di Milano del 28 febbraio scorso presso la sede di Assolombarda, il primo dopo la richiesta di allontanare il 23 per cento del personale complessivo da parte di Sirti, società leader nel settore delle installazioni telefoniche, non è andato bene. “A fronte di una prima apertura a ragionare di strumenti alternativi ai licenziamenti, l’azienda ha respinto le richieste avanzate per una sospensione dei tempi della procedura”, spiegano Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, che si augurano qualcosa possa cambiare nel prossimo incontro con governo e azienda, convocato per martedì 12 marzo a Roma, presso la sede del ministero dello Sviluppo economico.

Ma, a oggi, la posizione della Sirti sembra irremovibile. Da qui la decisione di continuare e intensificare la mobilitazione, mettendo in campo otto ore complessive di sciopero, accompagnate da presidi e assemblee informative nei diversi stabilimenti. La “settimana della lotta” si articola in cinque manifestazioni interregionali, quindi una al giorno, in modo da coprire l’intero territorio nazionale. Oggi (lunedì 11 marzo) si inizia con i lavoratori di Sicilia e Calabria: la protesta si svolge a Catania, con appuntamento alle ore 10.30 sotto la Prefettura, cui convergono i dipendenti Sirti di Carini (Palermo), Catania e Feroleto Antico (Catanzaro).

“All’azienda chiediamo di concordare l’obiettivo esuberi zero per il tramite di ammortizzatori sociali di accompagnamento al pensionamento, l’uso di ammortizzatori conservativi del posto di lavoro, la riduzione dell’utilizzo dei sub-appalti e la riconversione professionale”, spiegano Pietro Locatelli, Marco Giglio e Michele Paliani (coordinatori nazionali Fiom, Fim e Uilm della Sirti): “Al governo chiediamo di convocare tutte le parti a vario titolo coinvolte nel settore per costituire un tavolo nazionale di settore permanente che, a partire da questa drammatica vertenza, possa dare risposte immediate e di prospettiva per la salvaguardia dei posti di lavoro e determinare politiche industriali di tendenza per un settore così strategico per il paese”.

Il 14 febbraio scorso il gigante italiano delle infrastrutture per telecomunicazioni e information technology ha dichiarato 833 esuberi, tra operai e impiegati. Una cifra enorme, pari al 23 per cento del personale (gli addetti complessivi sono 3.692). I licenziamenti toccheranno tutti i reparti, anche se maggiormente colpita sarebbe la business unit Telco (reti di accesso, manutenzioni, radiomobili, reti civili e fibra). A tremare sono i lavoratori di tutte e 30 le sedi della società (controllata dall’agosto 2016 dal fondo d’investimento statunitense Pillarstone): gli esuberi sarebbero 250 in Lombardia, 150 in Campania, 100 in Puglia, oltre 130 nel Centro Italia e in Sardegna, un centinaio nel Triveneto, Emilia Romagna e Marche, un altro centinaio tra Calabria e Sicilia.

“Il governo non può ignorare il ruolo strategico che il settore delle telecomunicazioni ricopre per il Paese e le drammatiche ricadute dal punto di vista occupazionale che il caso Sirti comporta”, ha detto nei giorni scorsi Francesca Re David, segretaria generale della Fiom Cgil. Un primo pacchetto di quattro ore di sciopero è stato già realizzato dal 18 al 20 febbraio a livello territoriale, registrando ovunque un'adesione pressoché totale, seguito da un’altra serie di scioperi che si sono tenuti a scacchiera nei diversi stabilimenti nella prima settimana di marzo.

Fiom, Fim e Uilm nazionali respingono decisamente “un piano di ristrutturazione e riorganizzazione che scarica drammaticamente sui lavoratori le conseguenze di un mercato delle telecomunicazioni senza governo, con scelte aziendali miopi e sbagliate”. I sindacati spiegano che Sirti “ha ricondotto tale decisione alle condizioni di mercato, che hanno generato pesanti perdite finanziarie nell’ultimo biennio, scarsa marginalità e ulteriore frammentazione dei soggetti imprenditoriali concorrenti”.

I sindacati chiedono al governo non solo “un intervento concreto per il mantenimento dell’occupazione nel gruppo, ma anche un confronto permanente sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive del settore, dilaniato da gare assegnate al massimo ribasso e oggetto di una progressiva rivoluzione tecnologica”. Per Fiom, Fim e Uilm “la guerra di posizione tra i maggiori azionisti, interna a Tim, non può essere scaricata sui lavoratori delle installazioni telefoniche. Pur essendo, da anni, in mano ad aziende private, il settore telefonico ha urgente bisogno di un governo pubblico”. In questa chiave, richiamano anche la “paradossale” situazione della Open Fiber, “di fatto una società a partecipazione pubblica, le cui regole d’ingaggio, in termini di gare e di tempistica nei pagamenti, stanno mettendo in crisi gli operatori del settore più strutturati, ovvero quelli con maggiore occupazione e più rispettosi delle tutele previste dalla contrattazione collettiva e della tutela della salute e sicurezza”.

Engineering: 11 marzo sciopero con presidio a Roma

Ven, 08/03/2019 - 14:00

Per lunedì 11 marzo è indetto uno sciopero per l’intera giornata delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo Engineering e un presidio nei pressi dell'Auditorium parco della musica di Roma, fra via Pietro De Coubertin e via Dorando Pietri (area parcheggio), a partire dalle 9.

Fim, Fiom e Uilm scioperano "contro la proposta insufficiente e inadeguata dell’azienda, che solo in Italia conta 9.500 dipendenti, di aumentare il solo importo del premio di risultato di appena 150 euro lordi annui, dopo quasi dieci anni dall’ultimo contratto integrativo e l’indiscutibile crescita di questa multinazionale; la decisione dell’azienda di non voler trattare sugli altri punti di carattere economico della piattaforma (reperibilità, buoni pasto, trasferte ecc)".

Quindi, le tre sigle di categoria chiedono una seria e responsabile apertura della trattativa sul rinnovo del contratto integrativo.

 

Otto marzo, a Perugia una rete contro violenza su donne anziane

Ven, 08/03/2019 - 13:51

 

"Non è mai troppo tardi per uscire dalla violenza”: è il messaggio che oggi, venerdì 8 marzo, giornata internazionale della donna, hanno lanciato insieme l’Auser di Perugia, il coordinamento donne Spi Cgil di Perugia e Libera…Mente Donna, l’associazione che gestisce i centri antiviolenza dell’Umbria. La violenza sulle donne anziane è, infatti, un fenomeno troppo sottovalutato, poco conosciuto, ma in realtà molto diffuso. “Una donna over 65 su tre - ha spiegato Franca Gasparri, presidente di Auser Perugia Media Valle del Tevere - subisce violenza, quasi sempre all’interno della famiglia, ovvero dal marito, ma purtroppo anche dai figli. A queste donne vogliamo dire che esiste una rete alla quale rivolgersi per uscire da questa condizione”. 

La rete è naturalmente quella dei centri antiviolenza, ma - come ha spiegato Sara Pasquino, dell’associazione Libera…Mente Donna - “c’è un grande bisogno di sostegno e di servizi, perché le donne che intraprendono percorsi di uscita dalla violenza devono potersi spostare, devono avere una casa, devono avere una condizione economica di indipendenza”. 

Ecco allora che l’otto marzo diventa l’occasione per fare qualcosa di concreto: 750 chilometri di trasporti gratuiti, grazie ai mezzi di Auser (che saranno guidati per l’occasione solo da donne) e un telefono a disposizione, quello del Filo d’argento (0755005666), con l’impegno diretto delle pensionate dello Spi Cgil che risponderanno alle chiamate. “Come sindacato delle pensionate il nostro obiettivo è quello di migliorare la condizione di vita delle persone anziane - ha spiegato Graziella Giammarioli, coordinatrice delle donne Spi Cgil di Perugia - non sempre ci riusciamo, ma certamente ci proviamo e ce la mettiamo tutta. Oggi, con questa iniziativa insieme ad Auser e Libera…Mente Donna sentiamo di fare qualcosa di concreto e tangibile per tutte le anziane vittime di violenza”. 

Intanto, sempre stamattina nella sede Auser di Perugia in via Giovanni Battista Vico, è stata inaugurata una panchina rossa contro la violenza sulle donne, all’interno del “giardino di quartiere” che l’associazione sta costruendo per tutto il vicinato.