Rassegna.it

Abbonamento a feed Rassegna.it Rassegna.it
Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
Aggiornato: 4 hours 23 min fa

Lotto 5 Frosinone-Latina: Consiglio di Stato dà ragione alla Filcams

Lun, 10/12/2018 - 14:00

Il Consiglio di Stato, sezione VI, lo scorso 29 novembre ha emesso un decreto “che possiamo definire storico per le lavoratrici e i lavoratori occupati nei servizi di pulizia, ausiliariato e di ripristino del decoro degli istituti scolastici di ogni ordine e grado”. Così la Filcams Cgil, in una nota.

Dopo la sentenza del Tar Lazio sezione di Latina dello scorso 8 novembre, che ha confermato quanto sostenuto dalla Filcams di Roma Lazio in ordine all’allarme sociale prodotto dai comportamenti di Ma. Ca. nella gestione dell’appalto – culminato con le mancate retribuzioni da luglio 2017 a tutt’oggi, pur garantendo da parte delle maestranze la continuità del servizio –, anche il Consiglio di Stato ha accolto le ragioni della Filcams Cgil.

Il decreto emesso, infatti, recita quanto presentato nella propria memoria dalla Filcams Cgil: “[…] la condotta di Ma.Ca s.r.l. oltre ad essere lesiva del disposto costituzionale di cui all’art. 36 appare in contrasto con i generali doveri di correttezza e buona fede che devono essere osservati nei rapporti negoziali, e provoca stati di agitazione dei lavoratori con il rischio della interruzione del servizio, i quali ricevono a fronte delle attività rese buste paga con un netto pari a 0 euro o a poche decine di euro; […]”; in funzione di tali ragioni il Consiglio di Stato ha sentenziato che “[…] in un’ottica di complessiva e bilanciata valutazione degli interessi contrapposti, la soluzione di assicurare la continuità del servizio, insieme con la migliore tutela dei lavoratori ad esso addetti, può essere perseguita soltanto attraverso l’esecuzione dei provvedimenti impugnati[…]”. 

Nei fatti, quindi, il decreto conferma che di fronte ai contestati inadempimenti sollevati dal sindacato, il Miur aveva operato correttamente nel dare indicazioni alle scuole di procedere all’assegnazione temporanea con carattere di urgenza ad altre società, nell’ambito della predisposizione di una gara-ponte per l’assegnazione dei servizi a un nuovo operatore fino a giugno 2019. Il risultato conquistato, grazie all’ottimo lavoro degli avvocati Matilde Bidetti e Carlo De Marchis Gomez, è importantissimo perché permette di continuare a dare sostegno, tutela e giustizia ai circa 1.000 addetti che operano nelle scuole di Frosinone e Latina, ed è altrettanto importante perché afferma che deve essere perseguito il rispetto del valore sociale del lavoro negli appalti, quale condizione per la prosecuzione del contratto di appalto stesso. 

"Inoltre – spiega la sigla –, il decreto riconosce il ruolo delle organizzazioni sindacali quali soggetti titolati ad agire anche sotto il profilo legale per far rispettare il valore sociale del lavoro al pari dei committenti. Anzi, in questo caso la Filcams Cgil inserendosi nella causa ha determinato l’affermazione di tale principio permettendo al Miur e all'Avvocatura di Stato di far prevalere le proprie ragioni. Questo è un ulteriore positivo pronunciamento che riconosce gli sforzi della Filcams Cgil a tutti i livelli e premia la tenacia con cui le lavoratrici e i lavoratori del Lotto 5 hanno continuato a denunciare le gravissime irregolarità presenti nella gestione dell’appalto gestito da parte dell’Ati Ma.Ca. – Servizi Generali-Smeraldo – non arrendendosi alle soverchierie ed esortando il Miur ad intervenire per ristabilire la legalità”.   

Ora il ministero dell’Istruzione, da parte sua, “deve proseguire speditamente all’assegnazione della gara-ponte per il Lotto 5 e le scuole di Frosinone e Latina, procedere con il pagamento in surroga per permettere alle lavoratrici e ai lavoratori e alle loro famiglie di festeggiare dignitosamente le prossime festività natalizie”.

Leonardo Campi Bisenzio: 12 dicembre sciopero e presidio

Lun, 10/12/2018 - 13:33

Mercoledì 12 dicembre i lavoratori di Leonardo (ex Finmeccanica) della sede di Campi Bisenzio (Firenze) saranno in sciopero dalle 7.45 alle 10.00 con presidio davanti ai cancelli. “Chiediamo risposte in merito alle prospettive, agli investimenti industriali e ai nuovi assetti organizzativi annunciati pubblicamente. In questa situazione di completa incertezza sul piano industriale e di mancanza di comunicazione delle scelte strategiche, il sito di Campi Bisenzio, per la sua frammentazione divisionale, rischia di essere tra i più penalizzati. È necessaria una maggiore centralità dello stabilimento campigiano all'interno del gruppo e maggiori investimenti su prodotti e risorse”. Così in una nota la Rsu insieme a Fim, Fiom e Uilm di Firenze. 

“Lo stabilimento è caratterizzato da più linee di business (elettrottica, comunicazioni professionali, strumenti satellitari) che, con l’attuale organizzazione del lavoro, non fanno sinergia e dipendono da programmi di responsabilità di altri stabilimenti. I successi, anche recenti, dei prodotti progettati e realizzati nello stabilimento sono la dimostrazione dell'antico saper fare della manifattura fiorentina, capace di coniugare importanti competenze intellettuali a quelle manuali, come ad esempio i sensori di assetto che hanno portato la sonda della Nasa ‘Insight’ su Marte. Una realtà da valorizzare che deve essere messa nelle condizioni di lavorare al meglio. È giunto il momento di nuovi e sostanziosi investimenti”, conclude il comunicato.

Firenze, il 15 dicembre chiude l'hotel Tornabuoni Beacci

Lun, 10/12/2018 - 13:21

A Firenze il 15 dicembre chiude il Tornabuoni Beacci, storico hotel a 4 stelle di Via Tornabuoni. “Ancora una volta a Firenze la rendita rischia di vincere la partita a scapito del lavoro. La chiusura è stata decisa, infatti, dal fondo americano Hines, proprietario del grande palazzo, dove oltre all'hotel hanno sede anche Burberry e Tiffany, e concordata con il gestore dell'hotel, la Tornabuoni Beacci Srl”, si legge in una nota della Filcams fiorentina.

Per Filcams Cgil Firenze “si tratta di una mera operazione immobiliare che rischia di consumarsi sulla pelle dei 16 lavoratori dell'hotel (4 diretti e 12 in appalto), i quali, dal 16 dicembre, potrebbero trovarsi senza prospettive per il loro futuro. Ecco perché oltre alla denuncia, attraverso il tavolo di crisi della città metropolitana di Firenze, convocato per domani, abbiamo chiesto alle istituzioni cittadine di intervenire perché chiunque subentrerà nella gestione dovrà garantire la continuità occupazionale di tutti i lavoratori”.

“Siamo tutti d’accordo nel dire che bisogna puntare su un turismo di qualità per uno sviluppo sostenibile del territorio, è giunta l'ora di passare dalle parole ai fatti”, termina il comunicato.
 

Roma, 14 dicembre presentazione 16° Rapporto Diritti globali

Lun, 10/12/2018 - 12:39

Venerdì 14 dicembre alle ore 14 presso la Cgil nazionale, sala Santi, Corso d’Italia 25, a Roma, verrà presentata la 16a edizione del Rapporto sui Diritti globali dal titolo “Un mondo alla rovescia”, realizzato dall’Associazione Società Informazione, promosso dalla Cgil e pubblicato da Ediesse, con l’adesione di numerose altre organizzazioni. Il rapporto prende in esame i processi connessi con la globalizzazione e le sue ricadute sotto il profilo sociale, economico, geopolitico e ambientale; è articolato in capitoli tematici con una panoramica generale e con un focus di approfondimento sugli argomenti più rilevanti e attuali dell’anno. Il tutto corredato da cronologie dei fatti, dati statistici, riferimenti bibliografici e web. 

A illustrarlo e commentarlo vi saranno, tra gli altri: Fausto Durante (coordinatore Area politiche internazionali Cgil), Luca De Fraia, (segretario generale aggiunto ActionAid Italia), Giuseppe De Marzo (Coordinatore Rete dei numeri pari), Patrizio Gonnella (presidente nazionale Antigone), Alessandro Metz (Armatore nave Mediterranea), Sergio Segio (curatore del Rapporto, direttore di Associazione Società Informazione).

Catania, il nuovo anno porta lo sciopero generale

Lun, 10/12/2018 - 12:17

Dissesto: Catania verso lo sciopero generale. Lo hanno annunciato Cgil, Cisl, Uil e Ugl provinciali: “Si tratterà di una protesta ampia e non simbolica. L’obiettivo è duplice: chiedere se e come il governo nazionale interverrà a sostegno della città con i fondi richiesti dalla giunta Pogliese e dalle forze sindacali e sociali, conoscendo gli esatti importi e i tempi di erogazione”. 

È questo, in breve, l’esito dell’attivo unitario tenutosi stamattina nel Salone Russo di via Crociferi 40; tre ore di confronto serrato in compagnia anche delle centrali cooperative, con l’idea ben chiara che il dissesto “non può essere un evento gestito senza la concertazione reale e non ancora applicata come si dovrebbe. È anche urgente prevedere una razionalizzazione complessiva della spesa evitando danni lineari e macelleria sociale”. 

I sindacati vogliono anche “capire come l’amministrazione comunale vorrà concretamente affrontare il Piano di risanamento e recuperare l’evasione fiscale. Il dissesto non durerà poco, ma tutto il tempo necessario per ottenere nuove liquidità e studiare misure di recupero che coinvolgeranno un terzo dell’economia cittadina, in primis quella sociale, ma anche delle imprese, dell’impiego pubblico, delle partecipate, e del mondo culturale”.

“Lo sciopero generale non è considerato un obiettivo finale ma di partenza per una seconda fase più dura e consapevole di una lotta sindacale e sociale – dichiarano i quattro segretari generali Giacomo Rota, Maurizio Attanasio, Enza Meli e Giovanni Musumeci –. Ci sono molte domande che attendono risposta: al netto dei contributi cosa accadrà da gennaio in poi? Quanto i catanesi sono veramente consapevoli delle conseguenze che si consumeranno sulla propria pelle? Il rischio rimozione potrà solo peggiorare l’impatto finale. Ecco perché rimanere uniti, insieme ai lavoratori e ai cittadini tutti, è l’unica possibilità per fare il bene di Catania”.

Una grande battaglia per la stabilizzazione

Lun, 10/12/2018 - 12:00

“Il mondo è cambiato, e il nostro lavoro è diventato più difficile, oltreché per le azioni degli avversari, per il mutare delle condizioni del lavoro stesso. Qui sta il fondamento della contrattazione inclusiva e della sua ‘necessità oggettiva’, e qui stanno anche – credo – le timidezze, le pigrizie e i ritardi che giustamente il documento ‘Il lavoro è’ segnala. Ora è giunto il momento di una grande battaglia per la stabilizzazione, spero a valle della firma del contratto nazionale”. È uno dei passaggi cruciali della relazione con la quale il segretario generale di Nidil Cgil, Claudio Treves, ha aperto il congresso nazionale che si svolge a Napoli (10-12 dicembre). Al centro del dibattito, i cambiamenti legati all’innovazione tecnologica che crea nuove precarietà – dagli e-commerce come Amazon ai riders – insieme alle criticità storiche del mercato del lavoro italiano, con due parole chiave: inclusione e riscatto. Una sfida enorme per la categoria che da vent’anni in Cgil rappresenta e tutela i lavoratori atipici: somministrati, collaboratori e autonomi, da cui giungono al sindacato richieste sempre più pressanti.

Nidil si presenta al congresso forte di 104.368 iscritti – ben 40 mila in più rispetto al precedente – dopo quasi 400 assemblee, molte delle quali svolte insieme alle categorie. “È la dimostrazione – osserva Treves – che non è vero quanto pontificano i mitici ‘esperti di sindacato’, a volte ex sindacalisti, secondo i quali noi saremmo inesorabilmente novecenteschi e pertanto incapaci e inadeguati a rappresentare il cosiddetto nuovo che avanza. Balle, per dirla in modo spiccio. Con fatica, perché niente ci è regalato, ma è proseguito in tutti questi anni un lavoro di estensione e consolidamento della nostra rappresentanza, dimostrata da oltre cento Rsa e Rsu che operano nella somministrazione”. In effetti non è banale ricordare che le categorie che hanno chiuso il tesseramento 2017 col segno positivo sono Nidil, Filcams e Flc, ossia le antenne della Cgil nei settori dove maggiore è il ricorso al lavoro precario e temporaneo. “Siamo nelle condizioni di misurarci con l’evoluzione dei tempi; che non lo facciamo ancora adeguatamente è chiaro a noi per primi, e dovrebbe essere oggetto di questo congresso interrogarsi su come farlo”.

Un segno positivo, sottolinea il dirigente sindacale, “è il superamento tra noi di antiche discussioni sui titolari di partite Iva, che molto prosaicamente possiamo considerare lavoratori il più delle volte deboli, ma comunque bisognosi di essere in primis informati, molto spesso sostenuti riguardo agli adempimenti. Là dove si riesce contrattualmente, dobbiamo includerli nei sistemi di tutela esistenti”. Ma al di là di questo, aggiunge Treves, “non possiamo più permetterci di navigare ogni categoria come se fossimo in universi paralleli, inconsapevoli degli effetti di sistema delle nostre firme. Il vecchio criterio di definizione ‘merceologica’ delle sfere d’applicazione dei contratti nazionali va ripensato. E dato che i patti si firmano in due, occorre rilanciare con determinazione l’idea della verifica e certificazione della rappresentanza dei datori di lavoro come delle organizzazioni dei lavoratori: è un’esigenza “di sistema” e non una fisima di qualcuno. Confindustria lo ha convenuto, Confcommercio lo sostiene da tempo, non resterebbe che farlo promuovere dalla politica”. 


Un momento della relazione introduttiva di Claudio Treves

A tal proposito, il giudizio sul governo è molto duro. “Dobbiamo inchiodarlo a rendere conto di quanto sta facendo, costruire su questo lo spazio per far scattare le mobilitazioni”, incalza il dirigente sindacale. Perché a suo giudizio i tre nodi più cari alla Cgil – decreto dignità, quota 100 e reddito di cittadinanza – tradiscono completamente le aspettative. Manca, poi, “un’azione normativa di salvaguardia dall’invasività della tecnologia, non solo rispetto al lavoro, ma alla vita stessa, che valga a monte della distinzione tra lavoro dipendente e non, superando in questo modo le sentenze di Torino e Milano sui riders di Foodora, la quale assorbita da Glovo può tranquillamente eludere i vincoli comunitari di informazione e salvaguardia dell’occupazione”. Sempre a proposito dell’esecutivo, sono da stigmatizzare sia le politiche sull’immigrazione (“qui il governo mostra il suo lato peggiore, siamo oltre il livello di guardia”) sia quelle sul Mezzogiorno legate alla legge di bilancio e al dilagare delle richieste di autonomia, nelle quali si giunge persino a ipotizzare contratti collettivi regionali: “Si dimostra una volta di più l’importanza della piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, che rappresenta davvero un’alternativa progettuale al disegno governativo”.

Una parte importante della relazione, si diceva, è dedicata al prossimo rinnovo contrattuale. “Innanzitutto va rimarcata la costruzione della piattaforma e la conduzione del negoziato, svolte entrambe in modo unitario fino alla fine. Va invece ascritto alla miopia delle controparti se il negoziato si è trascinato per due anni”. Ora comunque, sottolinea Treves, “si profila un rinnovo che ha al centro la continuità occupazionale da conseguire da un lato rideclinando le tutele dei rapporti a tempo determinato e dall’altro rafforzando quelle dei tempi indeterminati, promuovendo la possibilità per le nostre strutture di costituire accordi in cui la continuità occupazionale si realizzi anche con il sostegno della bilateralità contrattuale. Nelle prossime settimane – annuncia l’esponente della Cgil – contiamo di concludere il negoziato: dobbiamo lanciare una grande campagna a livello nazionale sulla stabilizzazione dei lavoratori in somministrazione, anche per evidenziare il valore pratico, oltreché politico, del futuro augurabile rinnovo”.

In conclusione, il passaggio sul congresso Cgil. Per quel che riguarda i voti, l’andamento della categoria rispecchia quello generale: il documento “Il lavoro è” ha raccolto il 98,34 per cento dei consensi, a fronte dell’1,66 per cento di “Riconquistiamo tutto”. Treves ne parla da segretario uscente, precisando alla platea che si chiude qui il suo percorso sindacale lungo 46 anni, per raggiunti limiti d’età, secondo le disposizioni statutarie. Oltre quattro decenni di impegno nella Cgil, i primi tre da esterno, poi ininterrottamente nell’organizzazione dal dicembre del 1976. “Confermo qui – precisa – che nel direttivo confederale ho sostenuto con convinzione la proposta di Maurizio Landini e dell’attuale segreteria, salvo le uscite statuariamente previste, quale futuro segretario generale e segreteria per questa Cgil e per questi tempi”. Ma il suo commiato vuole essere soprattutto un richiamo all’unità: “Ciò che la Cgil non potrà mai smarrire è la sua natura di casa comune plurale di visioni, esperienze e sensibilità: il punto, perdute le affiliazioni di partito sempre meno presenti anche tra i nostri iscritti, è come saper far comunicare queste diversità in una ricerca costante della sintesi. Questo è ciò che è mancato in queste settimane, ed è questo che va testardamente ricercato, non nel senso banale di distribuzione di posti, ma nel senso alto di sentirsi un collettivo, in cui a ciascuno è richiesto di esprimere i propri convincimenti senza mai farli diventare monolitici, ma sempre aperti agli avanzamenti di una discussione collettiva. Se vogliamo rifarci ai nostri padri nobili, questo è l’insegnamento di Bruno Trentin, e sta, starà a tutti noi, a tutti voi esserne degni”. 

LEGGI ANCHE
Il programma del congresso
Lo speciale di Rassegna

Parma ricorda Alceste De Ambris

Lun, 10/12/2018 - 11:43

Nell'84° anniversario della sua morte, la Cgil di Parma (in collaborazione con Anppia e Associazione mazziniana) ricorda oggi (lunedì 10 dicembre) Alceste De Ambris. L'appuntamento è presso il Cimitero della Villetta. De Ambris fu segretario della Camera del lavoro di Parma fra il 1907 e il 1908 e diresse lo sciopero delle bustaie e lo sciopero agrario, le lotte da cui prese le mosse l'identità collettiva del sindacato nella provincia. Alla commemorazione intervengono Massimo Bussandri (segretario generale Cgil Parma), Guido Guiducci (Associazione mazziniana Parma) e Roberto Spocci (presidente Anppia Parma).

Alceste De Ambris nasce a Licciana, in Val di Magra, nel 1874, compie gli studi al Liceo Pellegrino Rossi di Massa ove insegnava Giovanni Marrani; a metà degli anni novanta si trasferisce a Parma per iscriversi alla facoltà di legge, studente a Parma aderì, assieme a Luigi Campolonghi, ai moti per il rincaro della farina e del pane (1898) e nello stesso anno fu chiamato alle armi a La Spezia. Negli stessi inizia l’attività giornalistica collaborando a “Il Piccolo Corriere” e, con Campolonghi, a “La Terra”

Emigra in Brasile per fuggire ad una condanna. Il primo esilio in Brasile è poco conosciuto agli europei, qui incontrò Teresina Carini, nativa di Fontanellato, il gruppo socialista d’Alcibiade Bertolotti e la Lega Democratica Italiana. In Brasile Alceste è ospite dei fratelli Angelo ed Alfredo, il primo commerciante di caffè ed il secondo redattore dell’Agenzia d’Informazione Havas, entrambi emigrati nel 1894.

Nel 1900 esce “L’Avanti” diretto da Bertolotti e De Ambris vi cura la rubrica “In Arte” e s’interessa di problemi sindacali tanto che è attaccato perché favorevole alla nascita di una Camera del lavoro paulista d’indirizzo rivoluzionario. Gli attacchi lo spingono a dimettersi e si concentra sulla pubblicazione de L’Almanacco socialista del 1902. Con l’affermazione della questione sindacale nel contesto paulista De Ambris assume la guida de “L’Avanti” esautorando il gruppo riformista, ma nel 1903, a seguito di una denuncia è costretto ad imbarcarsi, sotto falso nome, per tornare in Italia Rientrato in patria, dal 1903 al 1908, si dedica all’attività sindacale: dapprima come segretario della Camera del Lavoro di Savona (1903) e, successivamente, quale Segretario della Federazione Bottigliai (Livorno 1904).

Nel 1905 torna al giornalismo con la “Gioventù socialista” assieme a Michele Bianchi e Paolo Orano e funge da corrispondente da Roma del periodico “La Terra” fondato da Pietro Bologna. Nel 1907 è a Milano per occupare un posto da dirigente nel gruppo sindacalista dello PSI. In minoranza al Congresso delle Camere del Lavoro (Milano, 29 settembre -1° ottobre 1906) che sancì la nascita della Confederazione Generale del Lavoro rimase isolato anche al IX Congresso Nazionale dello PSI.

La svolta, per De Ambris, è rappresentata dalla nomina a segretario della Camera del lavoro di Parma nel febbraio 1907 pochi mesi prima della rottura con la Confederazione Generale del lavoro e la fondazione del periodico “L’Internazionale”.

L’azione del sindacalista è tesa alla ricerca d’unità fra i lavoratori della terra, con un marcato carattere egualitario della lotta e nel coinvolgimento dei lavoratori ausiliari, precedentemente esclusi dalle organizzazioni sindacali. Lo sciopero agrario del 1907, che si concluse con una netta vittoria, un successo dell’agitazione delle bustaie, scatenò il desiderio di rivincita delle organizzazioni padronali che contestarono gli accordi e dichiararono guerra all’organizzazione dei lavoratori; scontrandosi nel 1908 con un’intransigenza senza pari dell’Agraria, guidata da Lino Carrara ed Ennio Tardini, ricorrendo a crumiri e bande armate che costituiranno il modello per le organizzazioni padronali del primo dopoguerra.

Dal canto suo De Ambris e l’organizzazione camerale mettono in campo un’organizzazione militarizzata della lotta con una perfetta mobilitazione: staffette, pentole comuniste, accoglienza dei figli degli scioperanti in altre città non trascurando la ricerca di solidarietà all’agitazione; a questo proposito fanno fede le numerose offerte economiche per sostenere lo sciopero: citiamo, a titolo di esempio, quelle della Lega degli operai di Paterson, dell’Orchestra del Covent Garden, quelle di numerose Logge massoniche e non ultima la sottoscrizione della Federazione del Lavoratori della terra.

Parma nell’immaginario dei diseredati diventa la terra promessa: la nuova Israele.

Ma l’epilogo si ha il 20 giugno mentre De Ambris è nella bassa parmense per sostenere lo sciopero viene fatta scattare una provocazione utilizzando i volontari lavoratori che si conclude con numerosi arresti.

De Ambris riesca a sfuggire all’arresto nascondendosi per tre giorni, poi esce dalla città di nascosto per espatriare clandestinamente con un’automobile messa a disposizione dalla famiglia dell’industriale Edilio Raggio (quello della fornitura di carbone alle ferrovie dello stato) guidata dal figlio Carlo, amico di Luigi Campolonghi.

De Ambris dopo la fuga scelse nuovamente la via del Brasile; “L’Internazionale” andò in crisi nonostante gli sforzi di sostituire i latitanti e gli arrestati: Amilcare De Ambris, Angelo Faggi, Paolo Mazzoldi, Maria Rygier, Umberto Pasella e Michele Bianchi.

Nel secondo esilio brasiliano De Ambris ebbe la direzione del periodico “La Tribuna Italiana” che andò in crisi nel 12 febbraio 1910, nel maggio dello stesso anno inaugurò il monumento a Garibaldi arringando la folla contro la monarchia ed il clericalismo vaticano.

Nel 1911 è a Lugano ospite d’Angelo Oliviero Olivetti che gli offrì la collaborazione a “Pagine Libere” mentre continuava la collaborazione a “L’Internazionale”: ricordiamo la durezza dell’intervento su l’eccidio di Langhirano: “con una buona browing in tasca il diritto del cittadino si tutela assai meglio che con le sassi”.

Non va dimenticata la forte campagna antimilitarista per la spedizione di Libia con la più imponente manifestazione dell’epoca: cinquantamila persone giunte da tutto il paese.

In vista delle elezioni viene posta la candidatura protesta di De Ambris, sostenuta da un gruppo di repubblicani e di massoni di sinistra (fra cui spiccava Alfredo Bottai) che lo videro eletto al Parlamento come il primo deputato sindacalista del Regno (23 ottobre 1913).

Nel 1914 al Congresso camerale di Parma si ha la svolta strategica con la decisione di coniugare alle battaglie vertenziali ed economiche quelle morali ed istituzionali. La nuova impostazione fu messa a punto in una riunione ristretta alla presenza di De Ambris, Corridoni, Masotti e Giuseppe Di Vittorio.

Da battaglie di carattere parziale si tenta di passare ad un movimento complessivo.

Ad Ancona, il 9 maggio 1914, in occasione di un comizio pro Antonio Moroni ci furono scontri con tre morti: inizia la Settimana Rossa; nonostante le mobilitazioni in tutto il paese la mancanza di un centro direttivo fece fallire lo sbocco rivoluzionario degli eventi.

Il conflitto mondiale, iniziato il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’impero austro-ungarico al regno di Serbia vide il nostro con un atteggiamento inizialmente neutralista e successivamente favorevole all’ingresso in guerra dell’Italia con i temi del celebre discorso di Milano del 18 agosto 1914: I sindacalisti e la guerra. Conferenza di Alceste De Ambris, apparsi ne “L’Internazionale” del 22 agosto 1914. Fu appunto De Ambris a consacrare la data della rottura fra l’esperienza tradizionalmente pacifista del movimento operaio e libertario ed a fissarla come l’inizio di una nuova stagione rivoluzionaria: il fatto bellico diventava il potente acceleratore del processo rivoluzionario. Nasce il fascio d’azione rivoluzionaria interventista (11 dicembre), propaganda rivoluzionaria sul fronte interno e nell’esercito affiancata da un’associazione segreta flessibile da adattarsi alle condizioni oggettive.

All’entrata in guerra dell’Italia De Ambris parte volontario e viene assegnato, con il grado di caporale, al 2° Rgt. Artiglieria da fortezza, batteria Falconara di stanza a La Spezia. De Ambris incarna la frattura della cultura rivoluzionaria a partire dalla prima guerra mondiale.

La sua adesione all’intervento ne vide la figura oscillare fra quella dell’eroe del proletariato e quella del traditore parafascista. Sottovalutato rimane l’originalità del suo antifascismo nell’esilio francese. Cioè la matrice mazziniana e preindustriale del sindacalismo deambrisiano.

Il rapporto – andato in crisi – con il movimento operaio parmense non si ricuce neanche durante il biennio nero.

In De Ambris si legano i miti del Risorgimento incompiuto con quello prometeico della missione rivoluzionaria quale vocazione politica. Dopo l’esperienza fiumana, sarà Capo di Gabinetto di D’Annunzio e l’estensore della Carta del Carnaro, e all’indomani delle barricate si recherà a Gardone, assieme a Luigi Campolonghi, per convincere il Comandante a dare una soluzione alla crisi italiana. D’Annunzio si dichiarava disposto a porsi alla testa di tutte le forze del “rinnovamento nazionale” da convocarsi a Roma, progetto che vedeva coinvolto anche Giuseppe Di Vittorio, per il 4 novembre. Progetto che costrinse Mussolini ad anticipare i tempi dell’insurrezione fascista.

Dopo la nomina di Mussolini a presidente del Consiglio De Ambris si prodigò nel tentativo della Costituente sindacale, trovando l’adesione di Rinaldo Rigola e Giuseppe Di Vittorio tentativo che vide lo scatenarsi di una campagna denigratoria nei suoi confronti.

Il terzo esilio, stavolta in Francia, De Ambris lo iniziava alla soglia dei cinquant’anni, dove nel 1926 sarà privato della cittadinanza italiana. In Francia fonda la Lega per i diritti dell’uomo di cui ricoprirà la carica di segretario generale ed organizzerà il convegno di Nerac da cui nacque la concentrazione antifascista.

Nel 1930, scrivendo a Livio Ciardi, si esprimerà chiaramente contro il regime: “perché il fascismo ha capito che io di certo pane non ne mangio fui e sono nemico del fascismo e tale resterò fino al mio ultimo giorno”. De Ambris morirà a Brive il 9 dicembre 1934.

Alessandro Roveri dalle colonne de “L’Unità” (7 giugno 1977) salvava dalla condanna storica proprio De Ambris e Di Vittorio entrambi “lontanissimi dalle suggestioni irrazionalistiche e vitalistiche come dal visceralismo antidemocratico ed antisocialista che furono altrettanti correnti del largo fiume che sfociò nel 28 ottobre 1922”.

Il secondo, Di Vittorio, attento all’immedesimazione con la propria terra e la propria gente, alla stretta aderenza ai bisogni reali delle masse, all’unità ed alla disciplina nell’organizzazione, la ferma volontà di lottare (l’ottimismo della volontà) mentre il primo, De Ambris, più attento alla funzione mobilitante del mito che all’analisi materiale dei bisogni reali.

Occorreva riportare il sindacalismo rivoluzionario nella storia del movimento operaio e socialista sottolineando l’alternanza nella leadership delle masse fra i sindacalisti rivoluzionari ed i riformisti.

Molti storici hanno sottolineato le forme pre-marxiste dell’associazionismo operaio, cioè la matrice mazziniana e pre-industriale del sindacalismo deambrisiano ed il fallito tentativo di riadeguare “metodi, linguaggi e prospettive rivoluzionarie ottocentesche al contesto della nuova società del primo dopoguerra”.

Il 27 settembre 1964 il busto di bronzo dello scultore Carlo Corvi fu posto sul sepolcro di De Ambris insieme alla lapide con l’epitaffio di Luigi Campolonghi (1876-1944): “Alceste De Ambris / scrittore tribuno combattente / fiero conduttore di moltitudini / Licciana 1874 – Brive 1934 / rifiutò gli agi e si curvò sulla miseria / per consolarla e redimerla / nato italiano morì cittadino del mondo / errante cavalier de l’ideale /esule /si fermò qui /onde la pietra che ne / sigilla le spoglie /non il sogno /grida nel suo nome: / amore ai ribelli – giustizia ai tiranni”.

Cgil Cisl Uil: su tetto assunzioni in sanità indiscrezioni inaccettabili

Lun, 10/12/2018 - 11:26

“Misure inaccettabili, che introducono una disparità tra regioni e, di conseguenza, una diversificazione nell'esigibilità del diritto alla salute”. Così Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl commentano le indiscrezioni di stampa, che riportano fonti governative, secondo le quali sarebbe in arrivo un tetto di spesa per le assunzioni di personale sanitario diversificato tra regione e regione.

“Se dovessero essere confermate queste misure – proseguono – ci troveremmo di fronte a una intollerabile diversificazione che determinerà una ulteriore esplosione delle diseguaglianze in termini di diritto alla salute. Per queste ragioni, in attesa del confronto che ci sarà oggi tra governo e sindacati, sulla legge di bilancio, ribadiamo le priorità relative non solo allo sblocco del turn over ma, soprattutto, all'adozione di un piano straordinario di nuova e stabile occupazione”.

“Bisogna concretamente riaffermare il valore della pubblica amministrazione, così come recita la piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, come cerniera tra cittadini, imprese e servizi e quindi fondamentale strumento per accompagnare le politiche per la crescita e lo sviluppo nel paese. Per queste ragioni sollecitiamo il governo a smentire queste indiscrezioni che, al contrario, se dovessero essere confermate oggi durante l'incontro troveranno la nostra ferma e determinata opposizione”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

Il «contribuente Caaf»: ecco l'identikit

Lun, 10/12/2018 - 11:19

Nel 2015 si sono rivolti ai Caaf Cgil, per compilare il modello 730 per la dichiarazione dei redditi, ben 2 milioni 640 mila contribuenti. Ma chi sono, dove vivono, quanti anni hanno? A tracciarne l’identikit, insieme a molte altre informazioni (di cui daremo notizia in altri prossimi articoli) è il report “I dati fiscali del modello 730 dall’archivio Caaf Cgil (anni d’imposta 2013-2015)”, realizzato dalla Fondazione Di Vittorio (e curato da Francesca Carrera, Beppe De Sario e Giuliano Ferrucci). Lo studio, redatto per conto e in collaborazione con il Consorzio nazionale Caaf Cgil, contiene la ricostruzione di un quadro analitico basato su complessive (nel triennio) 8 milioni 425 mila osservazioni. Offre uno spaccato di straordinario interesse della condizione economica e dei comportamenti di spesa di una parte significativa della popolazione residente, utile alla comprensione degli effetti delle politiche fiscali e dei redditi sul tessuto vivo del Paese.

“I 14 Caaf regionali e macroregionali della Cgil, attraverso il proprio Consorzio nazionale, rappresentano la prima realtà tra i Centri di assistenza fiscale del nostro Paese”, spiega il presidente del Consorzio nazionale Mauro Soldini, precisando che “dall’anno scorso queste strutture hanno dato il via alla raccolta sistematizzata dei dati provenienti dai modelli 730”. La banca dati, che si alimenta di questa raccolta, contiene ora le quasi nove milioni di dichiarazioni dal 2014 al 2016: “uno strumento che consente di analizzare e condividere tutti i numeri presenti nelle dichiarazioni, ovviamente nel pieno rispetto della normativa sulla privacy”. Entro la fine di quest’anno, inoltre, la banca dati si arricchirà di ulteriori 5,2 milioni di dichiarazioni relative agli anni fiscali 2016 e 2017 (modelli 730 del 2017 e 2018), portando a quasi 14 milioni le dichiarazioni presenti. “Ne consegue – conclude Soldini – il consolidamento dei dati in un arco temporale di cinque anni, che potrà dare inizio alla produzione e all’analisi di scenari d’indagini in modalità dinamiche, di verifiche sulle modifiche strutturali delle variabili demografiche e di approfondimento sulle rilevanze caratteristiche socio-economiche”.

Veniamo allora alla ricerca, operata appunto su 2 milioni 640 mila contribuenti, pari al 13,3 per cento del totale. Partiamo dal “genere”: la differenza tra i sessi è minima, con una leggera prevalenza (51,6 per cento) dei maschi. “Un dato interessante sulle differenze di genere si evince dall’analisi delle dichiarazioni congiunte”, spiega la ricerca: “I contribuenti, infatti, si dividono in contribuenti ‘dichiaranti’ e contribuenti ‘coniugi’, dove i primi presentano il modello 730 per se stessi ed eventualmente, in caso di dichiarazione congiunta, per il coniuge, mentre i secondi aggiungono la loro dichiarazione a quella del dichiarante nella dichiarazione congiunta. A ogni dichiarazione congiunta, dunque, corrispondono due contribuenti: un dichiarante e un coniuge”. Nel 2015, le dichiarazioni congiunte sono 306 mila (pari al 13,1 per cento del totale), cui corrispondono 612 mila contribuenti: le donne rappresentano il 79 per cento dei contribuenti coniugi, mentre gli uomini soltanto il 21.

Interessante è il dato sull’età. La categoria degli over 64 è la più rappresentata (39,5 per cento), seguita dalla classe d’età 45-64 anni (37 per cento). Due classi d’età, precisa il report, che, “rispetto all’universo di riferimento, risultano sovra-dimensionate”: nel collettivo Caaf rappresentano il 76,5 per cento del totale, mentre nell’universo dei contribuenti italiani soltanto il 67,3 per cento. Da notare, inoltre, il dato dei contribuenti nati all’estero (cioè cittadini italiani rientrati in Italia e persone straniere residenti nel nostro Paese), che sono l’8,2 per cento del totale.

Passiamo ora alla distribuzione regionale. A rivolgersi ai Caaf sono soprattutto i contribuenti del Nord Italia: in particolare quelli dell’Emilia Romagna (17,9 per cento), seguiti da Lombardia (15,4) e Veneto (11,8). Lo studio rileva che, rispetto all’universo delle dichiarazioni 730, “le regioni del Sud (e il Lazio) risultano sotto-rappresentate a vantaggio di alcune regioni del Nord (Emilia Romagna e Veneto) e del Centro (Toscana e Marche), dove le strutture di assistenza fiscale della Cgil sono più capillari”.

Concludiamo con l’analisi della condizione familiare dei contribuenti. La maggior parte dei contribuenti (60,6 per cento) è coniugato e poco più del 16 per cento dichiara il coniuge a proprio carico. Quasi il 60 per cento dei contribuenti Caaf non ha familiari a carico, mentre poco più di un quinto (22,6 per cento) ne dichiara uno e poco meno di un quinto (18,2) due o più familiari a carico. Ultimo dato da riportare è quello relativo ai contribuenti con figli disabili, che sono poco più dell’1 per cento.

La banca dati dei Caaf Cgil rappresenta una miniera preziosa di informazioni e consente di condurre studi e simulazioni su misure e provvedimenti mirati di carattere fiscale. Si tratta di un lavoro originale in quanto è la prima volta che i dati vengono elaborati con una finalità volta a fornire suggerimenti e indicazioni utili all’azione sindacale e politica sulle tematiche relative a redditi, equità fiscale e politiche di welfare.

Il governo del «cambianiente»

Lun, 10/12/2018 - 10:05

Viviamo un momento molto delicato come Polizia di Stato. Le tensioni sociali sono in crescita, l'impegno contro le mafie e la criminalità comune assorbe tantissime energie, il personale è costantemente in diminuzione per via dei pensionamenti che non sono compensati dalle nuove assunzioni, le lavoratrici e i lavoratori in divisa lamentano la mancanza di risposte in termini di risorse, contratto, riordino interno delle carriere e previdenza. Non a caso, provocatoriamente, abbiamo scritto e detto che a oggi, almeno per il nostro comparto, il governo cosiddetto del “cambiamento” assomiglia piuttosto al governo del “cambianiente”.

Abbiamo lanciato da tempo tre importanti campagne mediatiche attraverso alcuni hashtag sui social: #diamoinumeri, per denunciare le carenze di organici dei nostri uffici; #cambiamolamanovra, per chiedere risorse e assunzioni nella legge di bilancio; #riordinosimanoncosi, la più datata, per ottenere modifiche concrete alla riforma interna dei ruoli e delle qualifiche. Dal vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, non sono arrivate finora risposte reali perché ai proclami e agli slogan non corrispondono fatti concreti nei provvedimenti di legge che devono tradurre in moneta sonante la richiesta di maggiore sicurezza che arriva dal Paese. Se il ministro pensa di regalare più sicurezza aumentando il numero di armi in circolazione tra i cittadini, dando la possibilità di sparare a chiunque entri in casa e magari indossando polo e felpe con scritte Polizia di Stato e Vigili del Fuoco, sia in contesti ufficiali sia in iniziative di partito, come avvenuto anche sabato scorso a Roma, allora siamo davvero sulla cattiva strada. Una strada che non porta da nessuna parte e che rischia di deludere le aspettative di tanta gente che in buona fede ha votato per i partiti che sostengono l'attuale governo. Siamo quasi tentati di lanciare una nuova campagna sui social: #menofelpepiufatti.

Manca poco alla definitiva approvazione della legge di bilancio. Il Parlamento, se vuole, può ancora fare molto per le forze dell'ordine. Il Silp Cgil tenterà fino all'ultimo di cambiare le cose e i poliziotti democratici, se non saranno mantenute almeno alcune delle tante promesse fatte, sono pronti a scendere in piazza e a esprimere il proprio dissenso. Su una cosa bisogna essere chiari, contrariamente a una certa narrazione tanto cara proprio al titolare del Viminale: poliziotti, carabinieri, penitenziari, finanzieri, vigili del fuoco e militari non “sostengono” questo governo, come non hanno mai sostenuto quelli passati. Noi serviamo solo la Costituzione e le leggi. Nessuno ci tiri per la giacchetta. Anche se indossa le “nostre” polo.

Daniele Tissone è il segretario generale del Silp Cgil

Autoguidovie (Pavia), 12 dicembre sciopero

Lun, 10/12/2018 - 09:26

Sciopero di quattro ore (dalle 10 alle 14) mercoledì 12 dicembre degli autisti di Autoguidovie, la società di trasporto urbano ed extraurbano di Pavia. A motivare la protesta di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Faisa, i turni definiti “massacranti”, la cronica mancanza di personale, la riduzione delle corse, il costo maggiorato dei biglietti, il mancato pagamento degli straordinari agli impiegati, le soste di ore ai capolinea di Milano, l'esternalizzazione del servizio in Oltrepo e il licenziamento definito “immotivato” di lavoratori in prova.

Elezioni Rsu in Barilla, vince la Flai Cgil

Lun, 10/12/2018 - 09:17

Si sono svolte il 5 e 6 dicembre 2018 le elezioni per il rinnovo delle Rsu in Barilla (stabilimenti di Pedrignano e Rubbiano Bakery). Ottimi i risultati per la Flai Cgil di Parma, che premiano i candidati che si sono spesi per questo passaggio. “Ma oltre ai singoli candidati – ha precisato Antonio Gasparelli, neosegretario generale provinciale della categoria – ritengo che a vincere si stata la squadra Flai, e il lavoro fatto negli scorsi mesi”.

Per Rubbiano, dalle urne viene sostanzialmente confermato il precedente esito, con 3 seggi alla Fai, 2 alla Flai e uno alla Uila, mentre a Pedrignano si registra un risultato storico per la Flai, che oltre alla maggioranza assoluta delle preferenze (459 su 876 votanti, ovvero circa il 60% dei 1.401 aventi diritto) incassa ben 11 delegati, mentre 6 vanno alla Fai e 4 alla Uila.

Cgil, solidarietà ad Anpi per striscione Forza Nuova

Lun, 10/12/2018 - 09:11

“Esprimiamo solidarietà e vicinanza all'Anpi per la provocazione di Forza Nuova, che ha affisso uno striscione volgare e razzista sul cancello della sede vuota dell'Anpi nazionale”. A dirlo è la Cgil nazionale, definendo “intollerabile” quanto accaduto sabato 8 dicembre a Roma. “Il gesto compiuto nei confronti della sede dell'Anpi conferma la pericolosità dell'escalation di rigurgiti neofascisti e razzisti degli ultimi tempi”, conclude la nota: “La Cgil condanna il vigliacco gesto e invita tutte le associazioni e i partiti che si riconoscono nei valori dell'antifascismo a vigilare e a non abbassare la guardia”. 

Livorno, scioperano i lavoratori dei cimiteri comunali

Lun, 10/12/2018 - 09:02

Le segreterie provinciali di Filcams Cgil e Usb di Livorno hanno proclamato per oggi e domani, 10 e 11 dicembre, lo sciopero dei lavoratori dei cimiteri comunali. “L'appalto del servizio scadrà il prossimo 31 dicembre – spiegano in una nota Pieralba Fraddanni, segretaria generale Filcams Cgil provincia di Livorno, e Omar Franconi, Usb Livorno –, ma a oggi non abbiamo alcuna garanzia sulla continuità occupazionale del personale”.

I lavoratori coinvolti – tra cimitero dei Lupi e quello di Antignano – sono poco meno di una ventina. “Il futuro del servizio non è affatto chiaro – continuano Fraddanni e Franconi –. Nei giorni scorsi il consiglio comunale ha approvato una delibera in cui si prevede che anche Aamps potrà gestire una serie di servizi cimiteriali. Quale sarà la sorte dei lavoratori impegnati fino a oggi nei cimiteri? L'amministrazione comunale deve chiarire che tipo di percorso intende intraprendere”.

“I lavoratori dei cimiteri comunali meritano rispetto – concludono i segretari di Filcams e Usb –. Stiamo parlando di persone esperte, da anni impiegate nel settore. I precedenti cambi d'appalto hanno consentito sempre il mantenimento dei livelli occupazionali. Adesso le cose sono cambiate. Il futuro di questi lavoratori è del tutto incerto. All'amministrazione comunale chiediamo chiarezza”.

Silp Cgil Firenze, Antonio Giordano eletto segretario

Lun, 10/12/2018 - 08:51

È stato eletto il 6 dicembre (presso la Sala Dionisi della questura di Firenze) il nuovo segretario generale del sindacato di polizia della Cgil fiorentina. Al termine del congresso provinciale, che ha visto la presenza e gli interventi del questore di Firenze Alberto Intini, del segretario generale della Cgil di Firenze Paola Galgani e del segretario nazionale del Silp Cgil Pierluciano Mennonna, è stato eletto all’unanimità Antonio Giordano, che succede ad Antonio Marrocco, in carica dal 2011.

Antonio Giordano, 46 anni, 22 di servizio in polizia di cui 15 al Reparto Mobile di Firenze, era già nella segreteria provinciale da 8 anni. Obiettivi del suo programma sono il rafforzamento della dignità del lavoro con al centro il lavoratore di Polizia, affermando il valore essenziale delle regole; tutelare il poliziotto nella sfera lavorativa e personale (formazione, sicurezza e protezione sociale) per proiettarlo inclusivamente nella società; garantire la parità di trattamento contrastando ogni forma di discriminazione.

Terzo Valico, è sciopero dopo la morte di un operaio

Lun, 10/12/2018 - 08:25

Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil hanno proclamato per oggi, lunedì 10 dicembre, uno sciopero dei lavoratori del Terzo Valico di Liguria e Piemonte. Lo sciopero è stato dichiarato a seguito dell'incidente sul lavoro avvenuto venerdì in un cantiere dell'Alessandrino dove ha perso la vita un operaio. In concomitanza con lo sciopero le segreterie hanno richiesto e ottenuto un incontro presso le prefetture interessate; a Genova è previsto per le ore 10 di lunedì.

La vittima dell'incidente mortale aveva 57 anni ed era un dipendente della Edilmac, azienda bergamasca che lavora in subappalto. L'incidente è avvenuto durante le operazioni di impermeabilizzazione di un pozzo di aerazione, l'uomo è precipitato dall'alto riportando nella caduta gravi traumi alla testa. 

“Piangiamo un'altra vittima del lavoro non riuscendo a capire come di lavoro, nel 2018, si possa ancora morire”. Così Cgil, Cisl e Uil di Alessandria e di Genova. “Nei prossimi giorni – sottolineano – metteremo in campo quanto necessario per riportare la sicurezza del lavoro e dei lavoratori al centro dell'attenzione e per non dover piangere altri morti”.

Gli appuntamenti dal 10 al 15 dicembre

Lun, 10/12/2018 - 08:12

Il governo incontrerà oggi, 10 dicembre, i sindacati confederali in una riunione in cui ci si occuperà di affrontare le criticità della prossima legge di bilancio 2019. Come noto da diverse settimane, le parti sociali chiedono all'esecutivo di potersi confrontare sulle tematiche d'interesse per i lavoratori, come nel caso della riforma pensionistica e delle nuove misure di welfare in corso di approvazione. Nell’occasione in segretari generali di Cgil Cisl e Uil, Camusso, Furlan e Barbagallo, presenteranno le proposte contenute nella piattaforma unitaria approvata dagli esecutivi il 22 ottobre scorso, e discussa poi con delegati, lavoratori e pensionati attraverso attivi unitari in tutti i territori e assemblee nei luoghi di lavoro.

Il tempo sta scadendo, e ancora non si vedono schiarite all’orizzonte per il sito ex Marcegaglia Buildtech di Taranto. Per questo, vista anche l’imminente scadenza dell’accordo sulla reindustrializzazione, e le richieste di riattivazione del tavolo rimaste senza risposta, una delegazione di lavoratori e di rappresentanti sindacali ha deciso di autoconvocarsi al Mise sempre per oggi, 10 dicembre. Fim, Fiom e Uilm di Taranto sono preoccupati soprattutto della scadenza della cassa integrazione nei primi mesi del 2019.

Al via il V congresso nazionale del Nidil Cgil, la categoria che rappresenta e tutela i lavoratori atipici: somministrati, collaboratori e autonomi che nonostante il loro lavoro “frammentato” avanzano al sindacato richieste di rappresentanza e tutela. L’appuntamento è a Napoli, Centro Congressi Stazione Marittima, da oggi 10 al 12 dicembre. Si incontreranno i 236 delegati, frutto di un iter congressuale che ha registrato 399 assemblee e più di 19 mila voti, di cui il 98,42% a favore del documento “Il lavoro è”. Saranno tre i giorni di dibattito e confronto con al centro i temi del lavoro “non standard” ai tempi dei cambiamenti legati all’innovazione tecnologica che crea nuove precarietà, dagli e-commerce come Amazon ai riders. In apertura, l’intervento del segretario generale Claudio Treves.

Si apre sempre oggi, 10 dicembre a Roma, presso lo Sheraton Roma Hotel, il VII Congresso nazionale della Flai Cgil. I lavori dureranno fino al 12 dicembre. Si inizia alle 14, con la relazione della segretaria generale Ivana Galli, seguirà la presentazione di una ricerca a cura della Flai, Fondazione Di Vittorio e Tecné, “I consumi alimentari delle famiglie”. Alle 18.30 l’intervento di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil. L’11 dicembre, oltre agli interventi e al proseguo dei lavori congressuali, segnaliamo la tavola rotonda “Europa. Immigrazione quale futuro”. Il 12 dicembre ci saranno le conclusioni di Giuseppe Massafra, segretario confederale della Cgil.

Sempre oggi, 10 dicembre, in tutto il mondo si celebrerà il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani: la Carta scritta, dopo due guerre mondiali e cento milioni di morti, per dire basta a tutti gli atti di barbarie e spingere l’umanità sulla via della pace. Oggi centinaia di eventi si svolgeranno nelle scuole, università, Enti Locali, strade e piazze di tutta Italia. Segnaliamo alcune iniziative: la Cgil di Catania aderisce alla manifestazione “Diritti a Testa Alta – Fiaccolata per i Diritti” che si svolgerà alle 18,30 in Piazza Università, a Perugia invece 35 associazioni e organizzazioni daranno vita a “Camminiamo Diritti”: appuntamento in piazza IV Novembre dalle ore 17.30, per una manifestazione “festosa” nella quale si alterneranno musica, testimonianze e letture degli articoli della Dichiarazione universale. E intorno alle ore 19.00 fiaccolata conclusiva. A Firenze appuntamento alle 18:30 in Piazza Santa Maria Novella. Alle 19 si accenderanno candele per illuminare la Piazza.

Ancora per oggi, alle 15 a Livorno, è stata organizzata un’iniziativa del coordinamento donne della Cgil dal titolo “Non solo proposta Pillon, il cammino delle donne tra indifferenza e aggressività.

Fillea Cgil Filca Cisl Feneal Uil hanno proclamato per oggi, 10 dicembre, lo sciopero dei lavoratori del Terzo Valico di Liguria e Piemonte. Lo sciopero è stato dichiarato a seguito dell'incidente sul lavoro avvenuto venerdì in un cantiere dell'Alessandrino dove ha perso la vita un operaio. In concomitanza con lo sciopero i sindacati hanno richiesto ed ottenuto un incontro presso le Prefetture interessate che a Genova è previsto per le ore 10 di stamattina.

Dopo ultima assemblea soci del 21 novembre. La vertenza su Industria Italiana Autobus è stata aggiornata all’assemblea dei soci che ci sarà domani, 11 dicembre, per capire quale sarà il futuro dei lavoratori di Bologna e Flumeri. Invitalia nell’ultimo incontro ha confermato il proprio impegno insieme a Leonardo sul rilancio produttivo e industriale grazie alla ricapitalizzazione. Ferrovie dello Stato non ha ancora deciso se entrare nella società. La Fiom chiede che sia riconvocato il tavolo al Mise per un incontro con la nuova compagine proprietaria, con Ferrovie dello Stato, per avviare il confronto sul piano di investimenti.

Il 27° congresso della Fiom Cgil Nazionale si terrà dal 12 al 15 dicembre al Palacongressi di Riccione. I lavori inizieranno mercoledì 12 dicembre alle ore 14.30 con la relazione della segretaria generale Francesca Re David. Seguiranno gli interventi degli ospiti. Il pomeriggio di venerdì 14 dicembre è previsto l'intervento della segretaria generale della Cgil Susanna Camusso. Il congresso terminerà sabato 15 dicembre con le conclusioni di Francesca Re David. Durante le giornate, oltre al dibattito congressuale, sono previste tavole rotonde tematiche.

Sempre mercoledì 12 dicembre, alle ore 17, Cgil e Uil di Genova saranno in piazza, davanti alla Prefettura, per dire basta al declino di un territorio sempre più povero e in difficoltà. I sindacati promuovono la crescita sociale ed economica del territorio, di fatto, abbandonato alle promesse e alle illusioni di un governo in perenne campagna elettorale. Lavoro e sviluppo sono le priorità che i sindacati hanno individuato, perché Genova non ha bisogno di annunci, ma di fatti concreti, di una svolta significativa per rinascere e per poter crescere.

Convocazione al Mise dei sindacati, sempre mercoledì 12 dicembre, per la vertenza Alitalia. I punti sui quali Filt Cgil, Uiltrasporti e Ugl Ta chiedono di fare luce sono: “Proroga per la restituzione del prestito ponte di 900 milioni, al momento sostegno fondamentale per la compagnia di bandiera, stato di avanzamento dei lavori di individuazione del partner straniero, contenuti delle offerte, vincolanti e non, ricevute dai commissari straordinari, piano industriale elaborato da Fs e prospettive reali di investimenti e di sviluppo in termini occupazionali”. Appuntamento alle 11.30, sarà presente il ministro Luigi Di Maio.

Ancora mercoledì 12 dicembre a Reggio Calabria, è previsto un tavolo strategico in regione sulla tendopoli dei braccianti di San Ferdinando. Sarà presente il Presidente della Regione Calabria con i sindacati, per accelerare la predisposizione di moduli abitativi destinati ai migranti che, a migliaia, vivono in condizioni di assoluto degrado e abbandono nella tendopoli di San Ferdinando

Sono in stato di agitazione e sciopereranno per 24 ore il prossimo 13 dicembre, i lavoratori dello scalo marittimo di Termini Imerese dipendenti della Europea Servizi Terminalistici che si occupa di servizi portuali. Nel corso della stessa giornata, t lavoratori terranno un sit in dalle 9 alle 15 davanti la sede dell’Autorità Portuale del Mare di Sicilia Occidentale all’interno del porto di Palermo. A proclamare l’astensione da lavoro sono i sindacati di categoria, Filt Cgil e Fit Cisl Sicilia.

A duecento anni dalla nascita di Karl Marx, è stata organizzata una quattro giorni di cinema, TV, teatro, fumetti, musica e un convegno di studi internazionale. L’iniziativa è organizzata da nutrito gruppo di associazioni, fondazioni e istituti culturali, tra cui la Cgil, la Fondazione Di Vittorio, l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, il Circolo Gianni Bosio, Critica Marxista, il Centro riforma dello Stato, le Fondazioni Basso, Feltrinelli e Gramsci. Appuntamento dal 13 al 16 dicembre al Macro – Museo di Arte Contemporanea di Roma.

I sindacati Cgil Cisl Uil del Lazio hanno annunciato una giornata di sciopero per tutto il personale del settore della Sanità privata per il 14 dicembre, per protestare contro il mancato rinnovo e del contratto. I lavoratori saranno anche in piazza a Roma sotto la sede della Regione Lazio per un manifestazione.

Dopo la giornata di mobilitazione dei “ricercatori determinati”, che si è svolta il 6 dicembre in tante università di tutto il Paese, Flc Cgil, Adi e Link hanno organizzato una manifestazione nazionale a Roma per chiedere al governo di tornare a investire negli atenei italiani. Si terrà venerdì 14 dicembre alle ore 14 a piazza Vidoni. I ricercatori esigono un piano straordinario di assunzioni e una riforma del pre-ruolo che consenta almeno di recuperare nei prossimi quattro anni i circa 20.000 posti di ricercatori e docenti strutturati persi dal sistema nazionale universitario negli ultimi 10 anni.

Il 14 e 15 dicembre, promosso dall'Anpi nazionale, si svolgerà a Roma, a Palazzo Merulana, in via Merulana 121, un convegno internazionale sul tema “Essere antifascisti oggi in Europa – Emergenza democratica: una risposta unitaria e popolare a vecchi e nuovi fascismi”. Al convegno interverranno i rappresentanti di organizzazioni antifasciste e democratiche di 14 Paesi europei. È la prima volta che si dà vita ad un consesso così ampio su questo tema.

Nidil, parte il congresso dei lavoratori atipici

Lun, 10/12/2018 - 07:00

Si apre oggi (10 dicembre) il quinto congresso nazionale di Nidil, la categoria Cgil che da vent’anni rappresenta e tutela i lavoratori atipici: somministrati, collaboratori e autonomi che nonostante il loro lavoro “frammentato” avanzano al sindacato richieste di rappresentanza e tutela. L’appuntamento è a Napoli, presso il centro Congressi Stazione Marittima, dal 10 al 12 dicembre (leggi il programma completo). Nel capoluogo campano si incontreranno i 236 delegati per concludere un iter congressuale che ha registrato 399 assemblee certificate e più di 19 mila voti, di cui il 98,42% a favore del documento “Il lavoro è”, e l’1,58% a sostegno del documento “Riconquistiamo tutto!”. Tre i giorni di dibattito e confronto con al centro i temi del lavoro “non standard” ai tempi dei cambiamenti legati all’innovazione tecnologica che crea nuove precarietà, dagli e-commerce come Amazon ai riders, con le criticità storiche del mercato del lavoro e del sistema produttivo italiano.

In apertura l’intervento del segretario generale Claudio Treves a cui seguiranno, durante le tre giornate, le varie fasi del dibattito congressuale e due tavole rotonde di approfondimento: “Sport e Diritti” e “Frammentazione dei cicli lavorativi e contrattazione”. A conclusione, mercoledì 12, è previsto l’intervento della segretaria generale Cgil Susanna Camusso. La prima tavola rotonda, “Sport e Diritti”, prosegue il percorso di indagine sul mondo dello sport, avviato da Nidil con la Slc (comunicazioni) e Cgil nazionale. Lunedì 10 dicembre, alle ore 18.30, verrà presentato, quindi, il primo libro bianco su “Lo sport come lavoro”, frutto dell’impegno congiunto delle strutture sindacali e dell’istituto di ricerche SL&A Turismo e Territorio.

Oltre ai dati più aggiornati su un settore che conta oltre un milione di “addetti” di cui meno del 10% contrattualizzati come lavoratori, lo studio raccoglie i risultati del questionario “Per te lo sport è un lavoro?” lanciato a gennaio 2018.  Ne discuteranno Stefano Landi (SL&A); Fabio Appetiti dell'Associazione calciatori e un rappresentante dell'Associazione allenatori. La seconda tavola rotonda dal titolo “Frammentazione dei cicli lavorativi e contrattazione” è prevista per martedì 11 dicembre alle ore 18,30 con la partecipazione di Dario Guarascio (economista Inapp), Gaetano Sateriale (Cgil) e Tania Scacchetti (segretaria confederale Cgil).

In apertura dei lavori, in ognuna delle tre giornate, verranno proiettati i primi tre episodi della web serie “Storie di precaria follia” a cura del regista Carlo Barbalucca. Al termine dei lavori, nella serata di mercoledì 12 dicembre, l’elezione del nuovo segretario generale della categoria.

«Progresso, civiltà, giustizia». Al via il congresso Flai

Lun, 10/12/2018 - 07:00

Progresso, civiltà, giustizia”: questo è il lavoro, e questo e lo slogan col quale si apre oggi a Roma il settimo congresso nazionale della Flai Cgil, il sindacato di categoria che organizza le lavoratrici e i lavoratori agricoli, forestali, dell’industria di trasformazione alimentare e della pesca. Settori che occupano in totale circa 2 milioni di persone: 400 mila circa nell’industria alimentare e 1 milione in agricoltura, cui si aggiungono almeno 400 mila lavoratori in nero, sottopagati, sfruttati. Sono 60 mila, invece, i forestali; 8000 gli addetti ai Consorzi di bonifica; 25 mila le persone occupate nella pesca; 2000 nell’allevamento; 80 mila nella panificazione.

Gli iscritti alla Flai Cgil, al 2017, sono 272.000; la platea dei delegati al Congresso nazionale sarà di 420 delegati, di cui 229 uomini e 191 donne. Le assise – che si chiuderanno il 12 dicembre – si svolgono presso lo Sheraton Roma Hotel in Viale del Pattinaggio 100.

#10dicembre #Roma VII Congresso nazionale ⁦@flaicgil#illavoroe#progresso #civilta#giustizia pic.twitter.com/iqS5J3XKb1

— FLAI-CGIL (@flaicgil) 5 dicembre 2018

Le tre giornate si articoleranno tra dibattito e incontri tematici. Oggi si comincia con la relazione di Ivana Galli, segretaria generale della Flai. Seguirà la presentazione di una ricerca a cura della Flai, della Fondazione Di Vittorio e di Tecné, “I consumi alimentari delle famiglie”.

Alle 18.30 è previsto l’intervento di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil.

L’11 dicembre è la giornata del dibattito congressuale, con gli interventi dei delegati e delle delegazioni straniere. Nel pomeriggio si terrà una tavola rotonda su “Europa. Immigrazione, quale futuro”, coordinata da Fausto Durante (coordinatore area politiche europee e internazionali Cgil), alla quale interverranno Conny Reuter (segretario generale Solidar), padre Giovanni La Manna (rettore istituto Massimo di Roma), Paolo Naso (docente universitario La Sapienza) e Luca Visentini (segretario generale Ces)

Il 12 dicembre proseguiranno i lavori, fino alle conclusioni di Giuseppe Massafra (segretario confederale Cgil) e alla convocazione dell’assemblea generale che eleggerà il nuovo segretario della federazione.

Il tema principale del nostro congresso è il lavoro. Il lavoro che non c'è, che quando c’è è senza diritti, è fragile, e che va ricomposto”. Lo ha spiegato Ivana Galli in un’intervista a Labitalia. Dal congresso, ha detto Galli, uscirà fuori quella che, per la Flai Cgil, è la 'road map' per fare ripartire il Paese. “Territorio, ambiente, aree interne, contrattazione, contratti di filiere, made in Italy e migranti - osserva Galli - sono i temi che, secondo noi, possono rappresentare il volano per fare ripartire il Paese, far ripartire l'economia che è ferma e per ricomporre il lavoro”.

Un Paese, prosegue la dirigente sindacale, “devastato da una sempre maggiore disgregazione sociale: sono aumentate sempre più le diseguaglianze”. “Ci sono quasi 5 milioni di persone in povertà assoluta nel 2017: è un dato preoccupante, conseguenza della crisi economica che c'è stata nell'ultimo decennio”, avverte.

Da questa crisi si deve uscire, secondo la Flai Cgil, “ripartendo dalle caratteristiche morfologiche del nostro Paese, dalla valorizzazione delle aree interne e del territorio, attraverso strumenti come il Psr (Programma di sviluppo rurale, ndr)”. E il sindacato punta verso una contrattazione sempre più inclusiva. “L'altro tema per noi centrale è la contrattazione. L'anno prossimo abbiamo il rinnovo del contratto più importante, che è quello dell'industria alimentare e cooperazione. Il nostro congresso non può non ripartire da tutto ciò”, conclude Galli.

Serve una task force per pulire la Capitale

Ven, 07/12/2018 - 17:59

"Basta guerriglia sul tema dei rifiuti”: è l'appello che arriva da Michele Azzola e Natale Di Cola, segretari generali della Cgil Roma e Lazio e della Fp Cgil Roma e Lazio. I due sindacalisti, in merito alla complicata vicenda del bilancio di Ama e al braccio di ferro con Roma Capitale, hanno già espresso la nostra soddisfazione. "Bisognava uscire dall’impasse, garantire continuità e salari - dicono - Da adesso, pensiamo che si debba ritornare a parlare di chiusura del ciclo, di rilancio industriale e di condizioni di lavoro. Ma per farlo serve una prospettiva condivisa, una sinergia vera tra livelli istituzionali e un progetto ampio sull’impiantistica e sulla governance del ciclo".

“A tal proposito – continuano i sindacalisti –, non capiamo la posizione assunta dal Partito democratico, che sembra dimenticare quanto condivise siano le responsabilità su una simile situazione. Solo un tavolo nazionale che metta insieme ministero, Regione e Comune può contribuire a risolvere la questione. Di certo, non saranno gli attacchi costanti all’azienda a produrre risultati”.

“Serve una task force per pulire Roma ed evitare che le feste natalizie diventino un altro contraccolpo per la città. La sindaca Raggi convochi un tavolo con Ama, sindacati e municipi per dare all’azienda un quadro generale di criticità. Dagli appalti per le utenze non domestiche all’esplosione dei cumuli raccolti manualmente, è evidente che qualcosa non va, dal punto di vista operativo. Tutti si prendano le proprie responsabilità e lavorino per il bene della Capitale, invece di giocare al tiro a segno”, concludono i due dirigenti sindacali.