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Aggiornato: 5 hours 46 min fa

Uno sblocca-appalti finanziario per la ripresa

Lun, 17/06/2019 - 12:12

Fillea e Cgil chiamano a raccolta economisti, esponenti del mondo delle imprese e del sistema bancario per affrontare il tema dei temi per il settore delle costruzioni, cioè la necessità di dare vita ad una vera politica industriale per il rilancio del settore, che per il sindacato è l’unica vera strategia in grado di sbloccare concretamente i cantieri e ridare impulso all’intera economia italiana.

Importanti gli ospiti del convegno promosso dal sindacato, che si è volto oggi, 17 giugno, presso il Centro congressi Frentani di Roma: dall’economista Marcello Minenna al presidente della Banca Imi Gaetano Miccichè e a Gianluca Verzelli, di banca Aletti-Gruppo Banco Bpm, dall’amministratore delegato Impregilo Pietro Salini al presidente Lega Coop Produzione e Servizi Carlo Zini, ai segretari generali delle categorie di trasporti e metalmeccanici Cgil Stefano Malorgio e Francesca Re David, con relazione del segretario generale Fillea Alessandro Genovesi e conclusioni del segretario generale Cgil Maurizio Landini.

“Questa iniziativa è fondamentale perché si innesta in un momento storico estremamente difficile per il Paese, e perché tenta di superare le 48 ore di orizzonte temporale che è purtroppo l'orizzonte che mi sembra da anni stia caratterizzando l'interazione tra istituzioni e stakeholders in Italia”. Con queste parole l’economista Marcello Minenna ha inziato il suo intervento al convegno.

In Italia, ha continuato, il deficit è stato usato sulla spesa corrente e questo non è valutato positivamente dall’Unione europea nel documento sulla procedura d’infrazione, soprattutto per quanto riguarda il reddito di cittadinanza e quota 100. Il tema centrale, per Minenna, però, resta “la drastica riduzione della spesa in investimenti”. Il Paese, in realtà, “va modernizzato su diversi fronti e bisogna saper cogliere le occasioni, mettendo anche in discussione la nostra architettura valutaria”. Perché la crisi e poi l'arrivo dello spread hanno messo in difficoltà, sul fronte della competitività, la nostra industria bancaria e manifatturiera.

 

Una ricetta per uscire da questo circolo vizioso, però, secondo Minenna ci sarebbe: “Bisogna considerare alcuni aspetti chiave, come la ricchezza finanziaria delle nostre famiglie, che è in crescita, ma che certifica una certa paura ad investire”. “Non sto parlando di una patrimoniale o di un prelievo sui conti correnti – ha detto –, ma della necessità che questa ricchezza vada reindirizzata e tutelata, perché è il petrolio del nostro paese”. I paesi arabi, infatti, “si sono arricchiti quando si sono appropriati della catena del valore connessa alla loro materia prima”, mentre la nostra materia prima è in questo momento “fuori del controllo della nostra classe dirigente e della nostra capacità di fare sistema”.

In realtà, con pochi passi, si potrebbe “riavviare un gran pezzo dell'economia e dell'industria delle costruzioni”. Bisogna però, per Minenna, “creare un nuovo rapporto banca-stato-impresa-risparmio-collettività, per riconnettere i vari pezzi del paese”. Tanto più che l'Italia è oggi “nuovamente al centro di un enorme traffico logistico che viene dall'Est”, una “grande occasione per la nostra modernizzazione e una retroazione positiva lo sviluppo dell’intero paese”.

In sintesi, si tratterebbe di creare una sorta di sblocca-appalti finanziario. Le varie infrastrutture strategiche da sviluppare vedrebbero infatti le banche partecipare conferendo crediti deteriorati, “non vendendoli o svendendoli a società che non a caso sono chiamate società avvoltoi”, ma a società in cui lo Stato possa conferire i diritti concessori cartolarizzati”. Le società con questi asset “si potrebbero quindi rivolgere al mercato con dei titoli che sono addirittura più sicuri dei titoli di Stato italiani, e che potrebbero alimentare il mercato di liquidità, supportare i fondi pensione, fondi negoziali e anche alcuni investitori privati”. Tutto ciò potrebbe essere fondamentale per la ricapitalizzazione del sistema delle costruzioni, “perché consentirebbe al mondo delle imprese delle costruzioni di entrare nell'ambito delle garanzie di Stato, oggi precluse”.

Per far ciò serve, però, un interlocutore politico affidabile, secondo Minenna, perché “l’incertezza di indirizzo fa aumentare il nostro spread. Basterebbe dare su certe questioni un segnale chiaro, un indirizzo puntuale, per ridimensionare determinati apprezzamenti di rischio da parte dei mercati”. La nostra industria – ha concluso Minenna – merita una stabilità di indirizzo per poter riuscire a competere in un mercato sempre più globalizzato. Quello che serve è un sovranismo europeo, per riuscire a consentire una maggiore competitività globale del nostro paese che ha veramente ancora tante frecce al suo arco”.

Giustizia a metà

Lun, 17/06/2019 - 12:05

Le categorie nazionali del pubblico impiego di Cgil Cisl e Uil hanno proclamato lo sciopero nazionale dei lavoratori del ministero della Giustizia per il prossimo 28 giugno, data l’assenza di soluzioni e confronto col ministro Bonafede, e l’immobilismo sulla road map di interventi stabiliti e condivisi dal 2017 con il dicastero. Particolarmente grave la situazione negli uffici giudiziari del Lazio, dove già mancano oltre mille unità. “Abbiamo denunciato da tempo – commentano le categorie regionali Fp Cgil, Cisl Fp, UilPa – la crisi occupazionale attuale e il preoccupante quadro delle fuoriuscite, aumentate dall’ingresso di quota 100. Solo nel distretto di Roma a inizio 2019 si registrava già il 23 per cento in meno del personale previsto”. 

Dalla Cassazione alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, alla Procura generale della Repubblica presso la Suprema Corte: in tutti gli uffici giudiziari centrali di Roma le carenze vanno dal 40 al 100 per cento, come nel caso del Tribunale superiore delle acque. Dai cancellieri agli assistenti giudiziari, dagli operatori a tutte le altre figure indispensabili per il funzionamento degli uffici, per ogni profilo si registrano vuoti che già oggi mettono a rischio le aperture. Al netto dei 903 assistenti giudiziari che saranno assunti rapidamente dalle graduatorie in vigore, le 4.200 unità per tutta Italia previste con i prossimi concorsi non saranno altro che una goccia nel mare se, solo nel 2019, andranno in pensione oltre 7.000 dipendenti, che supereranno i 10.000 entro il 2021.

“Oltre a un piano triennale che preveda più assunzioni – proseguono i sindacati – di pari urgenza è intervenire sulla valorizzazione delle professionalità in servizio, ovvero chi si è fatto carico negli anni di responsabilità anche maggiori rispetto al proprio ruolo, attraverso progressioni giuridiche, cambi profilo e passaggi di area, oltre al riconoscimento economico, per chi registra stipendi tra i più bassi del comparto, attraverso un sistema premiale trasparente, adeguato e aggiornato. Manca anche, in alcuni casi, trasparenza nella gestione delle risorse decentrate e quindi nella corretta distribuzione del fondo, così come ancora è necessario vigilare per la corretta applicazione degli istituti del nuovo ccnl e molto va corretto, sempre in termini di trasparenza nel controllo della distribuzione delle risorse, nel nuovo sistema di misurazione e valutazione delle performance”.

Tema prioritario è anche quello della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro: stanze ingombre di fascicoli, locali con impianti di aerazione inadeguati, continua manutenzione. Per aerare le stanze, ad esempio, al Tribunale civile di via Giulio Cesare si tengono le finestre aperte, su zone trafficate e conseguenti rumori ambientali. Peggio ancora, alla Corte d’appello di Roma e all’ufficio Nep è di questi giorni il ritorno dell’allarme legionella, periodica costante dell’edificio. 

“Mentre sono in corso gli interventi – sottolineano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Roma e Lazio –, i lavoratori non possono utilizzare acqua dei rubinetti, servizi igienici, aria condizionata: abbiamo richiesto l’attivazione dei controlli medici per certificare la salute di chi possa essere venuto a contatto con il batterio. Condizioni complessivamente critiche, che mettono a serio rischio la salute e il benessere di chi già opera con sovraccarichi di lavoro ormai ogni giorno. Una giustizia a metà allontana sempre di più gli investimenti. Dal ministro Bonafede ci aspettiamo impegni precisi e interventi organici: ridurre così una delle funzioni strategiche, svalutando in primis il lavoro, vorrebbe dire lasciare che il Paese si fermi”.

Dl dignità: Cgil, nessun intervento senza un confronto 

Lun, 17/06/2019 - 11:29

“Nessun intervento legislativo che operi nuovamente sul decreto dignità e in particolare sui contratti a termine può essere realizzato senza confronto con le parti sociali. Si affrontino e risolvano prima le tante vertenze aperte, e si effettui la necessaria manutenzione del decreto rafforzando i percorsi di stabilizzazione dei lavoratori con la contrattazione nazionale”. È quanto si legge in una nota della Cgil in merito alle ipotesi avanzate dalla Lega su un disegno di legge di modifica al decreto dignità. 

“Dopo alcuni mesi dalla sua attuazione – spiega la confederazione – le criticità che avevamo espresso inizialmente si stanno purtroppo materializzando, come sulla mancata scelta di apporre la causale fin dall’inizio del contratto, altrettanto sull’assenza di una causale per picchi programmabili, così come sull’impossibilità di affidare alla contrattazione nazionale una declinazione delle causali concordata”.

“Se da un lato – sottolinea la Cgil – riscontriamo la stabilizzazione di buona parte delle figure più professionalizzate, dall’altro assistiamo, soprattutto tra le mansioni più fungibili, a un aumento del turn over piuttosto che alla stabilizzazione delle professionalità con contratto a termine o in somministrazione. Siamo di fronte quindi a un utilizzo spregiudicato delle imprese delle varie forme di assunzioni precarie”.

Le numerose vertenze, di questi mesi, hanno evidenziato per il sindacato di corso d’Italia “la necessità della continuità occupazionale per molti lavoratori che deve essere affrontata solo attraverso la maggiore stabilizzazione all’interno dei cicli produttivi. La precarietà va superata sia per garantire la qualità della vita dei lavoratori che la qualità produttiva delle nostre aziende, e quindi – conclude la Cgil – per lo sviluppo più generale del Paese”.

Aggressione al pronto soccorso: Fp Cgil Perugia, episodio gravissimo

Lun, 17/06/2019 - 10:56

“L’aggressione subita nei giorni scorsi da un infermiere al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia è un fatto purtroppo non nuovo, ma del tutto intollerabile”. Ad affermarlo in una nota è Tatiana Cazzaniga, segretaria generale della Fp Cgil di Perugia. 

“Condanniamo fermamente l’episodio ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà al lavoratore, colpevole di aver semplicemente chiesto qualche minuto di pazienza a un familiare che gli chiedeva informazioni su un ricoverato. Oltre a punire il colpevole della violenza – continua Cazzaniga – crediamo che sia necessario aprire una riflessione sul fatto che gli operatori della sanità ed in particolare quelli dell’emergenza sono sempre più sottoposti a pressioni e rischi, anche a causa di un ormai cronico sotto-dimensionamento del personale".

Su questo tema fondamentale, "anche in vista della stagione delle ferie estive – aggiunge la segretaria – abbiamo già chiesto come Fp Cgil l’apertura di un confronto con le aziende sanitarie del territorio, sottolineando che in questo quadro già complicato il blocco dei concorsi non aiuta. Noi pensiamo che nella massima trasparenza e nel severo rispetto delle regole i concorsi vadano fatti al più presto”.  

Il ruolo di Napoli per il Sud: 18 giugno attivo Cgil, Cisl e Uil

Lun, 17/06/2019 - 10:49

Il ruolo di Napoli per lo sviluppo del Mezzogiorno. È il tema dell'attivo dei quadri e dei delegati Cgil Cisl Uil di Napoli in programma domani, martedì 18 giugno alle ore 9,30, presso il Complesso Monumentale Santa Maria la Nova (via Santa Maria la Nova, 44 - Napoli). Si discuterà di infrastrutture e recupero urbano, reti, produzione e innovazione, partendo dalle proposte contenute nella piattaforma unitaria per lo sviluppo della città metropolitana. 

L'attivo si svilupperà in tre sessioni. La prima, dedicata a infrastrutture e recupero urbano, prevede gli interventi di Walter Schiavella, segretario generale Cgil Napoli, Pietro Rinaldi, capo gabinetto Città Metropolitana, Federica Brancaccio, presidente Acen, Andrea Cuccello, segretario Cisl nazionale. Nella seconda si parlerà di produzione e innovazione, con Gianpiero Tipaldi, segretario generale Cisl Napoli, Enrico Panini, vicesindaco Comune Napoli, Gaetano Manfredi, Rettore Università Federico II, Ivana Veronese, segretaria Uil nazionale. La terza sessione sarà dedicata alle reti, con Giovanni Sgambati, segretario generale Uil Napoli, Mario Calabrese, assessore trasporti Comune Napoli, Pietro Spirito, presidente Autorità Portuale, Vincenzo Colla, vicesegretario generale Cgil nazionale. Previsto l'intervento del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris e della Rsu della Whirlpool di Napoli.

“Cgil Cisl Uil di Napoli – si legge in una nota dei sindacati – intendono concorrere al rilancio delle politiche di sviluppo del Mezzogiorno anche attraverso il rilancio della loro azione rivendicativa sulla piattaforma unitaria per lo sviluppo della Città Metropolitana. L’Area Metropolitana di Napoli, con le sue emergenze e con le sue opportunità, resta la leva prioritaria su cui fare forza per rilanciare lo sviluppo dell’intero Mezzogiorno e, quindi, dell’intero Paese”.

#BolognaPride, la Cgil c’è

Lun, 17/06/2019 - 10:32

“La Cgil Camera del lavoro metropolitana di Bologna parteciperà attivamente anche quest’anno al Bologna Pride previsto per sabato 22 giugno, e si impegna a sensibilizzare delegati e iscritti per pratiche concrete nei luoghi di lavoro a favore della tolleranza e dell’inclusione sociale”. Lo afferma il sindacato in una nota.

“Negli anni – si legge – abbiamo visto crescere la nostra consapevolezza e anche la partecipazione ad appuntamenti come quello del Pride, ricevendo riconoscimento e ringraziamento da parte dei tanti e delle tante nostre iscritte, iscritti e militanti che hanno visto la Cgil al loro fianco, una Cgil che si muove coerentemente sul piano dei diritti e delle libertà.

Mediterraneo Requiem, in memoria delle vittime del mare

Lun, 17/06/2019 - 09:58

Il 24 giugno alle ore 21, nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma, verrà eseguito il Requiem di Fauré op.48 per soli, coro e pianoforte. L'evento – organizzato dal comitato nazionale fondazioni lirico sinfoniche e dal Teatro Baretti di Torino – intende offrire alla cittadinanza un momento di raccoglimento e riflessione sulla tragedia dei migranti che quotidianamente muoiono nei nostri mari.

Artisti del coro provenienti dai teatri Petruzzelli di Bari, Comunale di Bologna, Lirico di Cagliari, Maggio Musicale Fiorentino, Carlo Felice di Genova, San Carlo di Napoli, Regio di Parma, Opera di Roma, Regio di Torino, Fenice di Venezia, Arena di Verona e dall'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con le voci soliste di Valentina Escobar eCarmelo Corrado Caruso, saranno diretti dal Maestro Fabio Biondi e accompagnati al pianoforte da Alberto Galletti.

Precederanno l'esecuzione del Requiem alcune letture a cura di Davide Livermore e interpretate dalle attrici e dagli attori di Facciamolaconta. La serata sarà aperta da un’introduzione di Alessandro Gilioli e da un saluto di Alessandro Bertani, vice presidente di Emergency.

Tutti gli artisti partecipano a titolo gratuito. L'evento è reso possibile dal contributo di Usb, Slc Cgil di Roma, Fistel Cisl Lazio, Ecor Natura sì, Scuola Facilitatori, dall'autofinanziamento dei lavoratori e grazie a donazioni di cooperative, associazioni e singoli cittadini. L'ingresso è gratuito. Le offerte libere saranno devolute a Emergency.

Poste, un mese di sciopero degli straordinari

Lun, 17/06/2019 - 09:32

“Sciopero di ogni prestazione straordinaria e aggiuntiva, dal 18 giugno al 17 luglio, per tutto il personale di Poste Italiane in Emilia Romagna”. Ne danno notizia Giuseppe Ledda e Francesco Miceli della Slc Cgil Emilia Romagna. “Ci saremmo aspettati un confronto di merito serio, dopo il ripetersi di incontri senza sostanziali passi in avanti, con un’azienda riluttante ad affrontare le istanze sindacali oggetto del conflitto, tematiche che non possono essere rimandate a lungo”, affermano i due sindacalisti.

Tra i punti di criticità, “la carenza di personale nei settori del recapito, della logistica e negli uffici postali, testimoniato dal ricorso continuo al lavoro straordinario; il mancato rispetto dell’orario di lavoro con straordinari non pagati; carichi di lavoro nel recapito che comportano un’intensificazione della prestazione lavorativa; le pressioni commerciali e i distacchi reiterati nella sportelleria; l’esternalizzazione di servizi di trasporto al Cmp”.

“Il risanamento dei conti realizzato e decantato dall’azienda – sottolineano gli esponenti della Slc – si è giovato della collaborazione e dei sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori, che oggi meritano delle risposte immediate. Come Slc riteniamo sia arrivato il momento di aprire un percorso di rivendicazione sindacale, a partire dai luoghi di lavoro, che metta al centro le condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori sempre più disagiate, intervenendo sull’organizzazione del lavoro nel rispetto degli accordi sottoscritti”.

Gli appuntamenti dal 17 al 22 giugno

Lun, 17/06/2019 - 09:28

Sciopero con presidio davanti alla sede delle Poste in via Simeto a Cagliari oggi, lunedì 17 giugno, dalle 9 e 30 alle 13. La mobilitazione organizzata da Filcams, Fisascat e Uiltrasporti coinvolge oltre cento lavoratrici della Manitalidea, società di Ivrea che ha in appalto i sevizi di pulizie degli uffici postali di Oristano, Sud Sardegna e Cagliari, e non paga gli stipendi da due mesi.

Sempre oggi, 17 giugno, dalle ore 15, presso il Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio di Reggio Calabria, è in programma l'iniziativa dal titolo “Verso la manifestazione nazionale del 22 giugno”, a cui saranno presenti il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, il segretario generale della Cgil di Reggio Calabria-Locri Gregorio Pititto, il segretario generale della Cgil della Piana di Gioia Tauro Celeste Logiacco, il segretario della Cgil Calabria Gigi Veraldi. Le conclusioni della discussione saranno affidate al segretario nazionale Emilio Miceli.

Oggi, 17 giugno, a partire dalle 8.30 i dipendenti dell'azienda "Fontana di Papa', sciopereranno e si riuniranno in un sit-in nel parcheggio antistante la storica cantina sociale. Il Cda aziendale – spiegano i sindacati - ha deliberato il deposito di un'istanza di fallimento presso il tribunale di Velletri. In un territorio già falcidiato dalle numerose crisi industriali verrà auindi meno un'altra storica azienda e questo comporterà un ridimensionamento delle attività agricole e di vitinivicoltura.

Alche il Convegno “Per un vero sblocca cantieri, una proposta di politica industriale di sistema”, è in programma per oggi, lunedì 17 giugno, dalle ore 10 alle 14, presso il Centro Congressi Frentani di Roma. Promosso da Fillea e Cgil nazionali, vedrà la partecipazione di: Alessandro Genovesi, Marcello Minenna, Andrea Bignami, Stefano Malorgio, Gaetano Miccichè, Francesca Re David, Pietro Salini, Carlo Zini e Maurizio Landini.

È slittato, per ragioni burocratiche, lo sciopero generale dei lavoratori della sanità privata lombarda. Doveva essere il 5 giugno, invece, la protesta per il rinnovo del contratto nazionale, che manca da oltre 12 anni è stata spostata a domani, martedì 18 giugno. Confermato anche il presidio unitario regionale, dalle ore 9.30 alle 13.30 davanti alla sede di Assolombarda a Milano (via Pantano 9).

Un mese di sciopero degli straordinari è previsto poi dal 18 giugno al 18 luglio. Interessa i lavoratori di Poste Italiane: nelle Marche, sono 3.355. Lo sciopero è stato proclamato da Slc Cgil, Failp Cisal e Confsal Com per motivi legati alla carenza di personale e alle politiche aziendali che non hanno considerazione per le Marche alle prese con grandi difficoltà, sia per la mancanza di personale sia per la stessa organizzazione del lavoro.

Sempre martedì 18 a Napoli, presso il Complesso Monumentale Santa Maria la Nova alle ore 9.30 è in programma anche un'iniziativa unitaria dal titolo ‘Il ruolo di Napoli per lo sviluppo del Mezzogiorno’ a cui partecipa il vicesegretario generale della Cgil Vincenzo Colla.

Ancora martedì 18 giugno, ma a Roma, presso la Cgil nazionale, in Corso d’Italia, sala G. Di Vittorio dalle ore 10 è prevista l'iniziativa organizzata da Cgil ed Euromil dal titolo ‘Sindacati dei militari, la riforma necessaria’. Partecipano il segretario generale della Cgil Maurizio Landini e il segretario confederale Giuseppe Massafra.

Si parlerà invece del Fondo per la non autosufficienza e delle risorse destinate agli anziani nel seminario di mercoledì 19 giugno promosso dallo Spi Cgil di Modena. L’incontro è rivolto ai propri volontari e attivisti per valutare le risorse messe a disposizione dalla regione Emilia Romagna e quelle nazionali e valutare la distribuzione in relazione alla popolazione anziana. A presentare i dati sarà Daniela Bortolotti della segreteria regionale dello Spi Emilia Romagna. L’appuntamento è alle ore 9.30 e sino alle 13 presso la sala 1° maggio della Cgil di Modena (piazza Cittadella, 36).

Sempre il 19 giugno, dalle ore 10 alle ore 17.30 nella Sala Santi della Cgil nazionale, in Corso d’Italia 25 a Roma, si terrà un convegno intitolato “Fecondazione medicalmente assistita e gestazione per altri: la possibilità di un figlio nel 2019”. Negli scorsi mesi, l’Associazione Luca Coscioni, Famiglie arcobaleno, l’Associazione certi diritti e l’Ufficio nuovi diritti della Cgil da un lato, e il portale Articolo29 dall’altro, hanno prodotto due bozze di regolamentazione non in contrapposizione tra loro ma complementari su questi temi. Nell’incontro i due testi saranno presentati e messi a disposizione dei parlamentari che riterranno di farli propri.

Continuano poi gli appuntamenti seminariali a numero chiuso per delegati sindacali della Fiom Cgil Piemonte progettati con Collettiva e Sbilanciamoci. L’obiettivo è conoscere la realtà dei fatti, dotarsi di un punto di vista autonomo a partire dalla rappresentanza dei lavoratori. Dopo gli incontri dell'11 febbraio, del 4 marzo, del 1° aprile e di fine maggio, questa settimana, il 19 giugno è il turno del seminario “La decrescita fa felice gli operai? Sui punti di contatto -politici, culturali e operativi - tra la teoria e il programma della “decrescita” con il miglioramento della condizione operaia nelle fabbriche. Partecipa Serge Latouche.

Partono poi il 20 giugno e andranno avanti fino al 23 le quattro giornate di 'Avanti Pop', la festa nel cuore della Spezia organizzata dalla Cgil. Segna un significativo salto di qualità l’edizione 2019 che si terrà al Palco della Musica ai giardini Pubblici. Quattro giorni di poesia, parole, libri e cibo per giovani di ogni età, come recita lo slogan che campeggia sui manifesti di questa edizione.

Sempre giovedì 20 giugno a Bologna, presso la Regione Emilia Romagna, Sala Guido Fanti alle ore 10 è in programma l'iniziativa della Cgil e Cgil Emilia Romagna dal titolo ‘Le implicazioni della sentenza della Corte di Cassazione sul processo Aemilia’. Per la Cgil nazionale partecipa il segretario confederale Giuseppe Massafra.

Ancora giovedì 20, ma a Roma, presso l'Università degli Studi Link Campus University, Sala Antica Biblioteca alle ore 10 ci sarà la presentazione del libro ‘Democrazia e Crescita. Una proposta per uscire dalla trappola del debito’ di Gianfranco Leonetti e Umberto Triulzi. Partecipa il vicesegretario generale della Cgil Vincenzo Colla.

Sempre per giovedì 20 giugno il Ministero dello sviluppo ha riconvocato il tavolo sulla verenza Auchan-Conad. Sono molte le preoccupazioni e le richieste di Filcams, Fisascat e Uiltucs alle imprese, soprattutto quella di definire il perimetro della vertenza: sono coinvolti circa 18.000 lavoratori tra sedi, punti vendita e logistica, a questi si aggiungono migliaia di lavoratori in appalto e in franchising a cui è dovuta la stessa attenzione.

Dopo l'incontro di martedì scorso a Taranto con ArcelorMittal, che ha chiesto la cassa integrazione dal 1° luglio per 1.400 addetti dello stabilimento pugliese. Fiom, Fim e Uilm hanno annunciato un nuovo incontro a Taranto, giovedì 20 giugno alle ore 9, per continuare il confronto sulla cassa integrazione.

Cgil, Cisl, Uil e Cisal del Teatro Regio di Torino verranno ricevuti dalla sindaca del capoluogo piemontese, Chiara Appendino, che è anche presidente della Fondazione Teatro Regio il 21 giugno. Parteciperà anche l’assessora alla cultura di Torino Francesca Leon. All’ordine del giorno: le garanzie sul futuro del teatro. I lavoratori sono sul piede di guerra e minacciano lo sciopero. Il 21 è in calendario anche la riunione del Consiglio d’Indirizzo del teatro, che si è insediato a fine maggio.

La settimana si chiude con la manifestazione nazionale unitaria di Cgil, Cisl e Uil del 22 giugno a Reggio Calabria. Una mobilitazione nazionale nel Sud, nella convinzione che proprio dal Mezzogiorno si deve ripartire per unire il Paese e rivendicare la centralità del lavoro come leva per contrastare le profonde diseguaglianze sociali, economiche e territoriali che attraversano l’Italia. Per i sindacati, col governo si è perso un anno di lavoro, visto che il ministro dell’Economia Tria ha annuncia solo la scorsa settimana la necessità di un Piano per il Mezzogiorno. Le proposte dei sindacati sono invece contenute nella piattaforma unitaria: investimenti per la prevenzione, manutenzione e messa in sicurezza, per le opere infrastrutturali materiali e sociali, in particolare per sanità, servizi sociali e istruzione. Ma anche un nuovo modello di governance delle politiche industriali e di sviluppo, la valorizzazione della ricerca e il rafforzamento delle amministrazioni pubbliche. Infine, è fondamentale rendere operative le Zone economiche speciali e sostenere politiche su sicurezza, lotta al lavoro irregolare e forte azione di contrasto alla criminalità.

Lavoro pubblico, il buco nero

Lun, 17/06/2019 - 09:00

Uscite per quota 100, mancato turn over, precarizzazione degli addetti e gestione dissennata delle (scarse) politiche di assunzione. Il lavoro pubblico – da anni oggetto di una campagna mediatica di attacchi ingiustificati – non se la passa troppo bene. E, insieme ai lavoratori, a subire i danni maggiori sono i cittadini, quelli che ogni giorno hanno bisogno di servizi essenziali per la loro vita. I dati che emergono dall’analisi del Conto annuale del personale realizzata dalla Ragioneria generale dello Stato sono drammatici: il personale precario è aumentato nel corso degli ultimi dieci anni del 72,2% nei ministeri e del 39,8% negli enti locali.

Questi dati sono da leggere in parallelo con la contrazione generale dei dipendenti pubblici. Eccone alcuni: gli enti pubblici non economici hanno perso il 27,6% degli addetti, gli enti locali il 16,8%, i ministeri il 18,4%, la sanità il 6,2%. Ma di casi se ne potrebbero riportare tanti. L’Inps, ad esempio – a cui è toccata ora anche la patata bollente del reddito di cittadinanza – è sotto organico di 6.000 unità e non può assumere perché c’è il blocco. Anche ipotizzando che i concorsi vengano sbloccati al più presto, le immissioni, se va bene, potranno arrivare nel 2021. Nel frattempo in carenza di personale l’istituto taglia le sedi territoriali, il che vuol dire meno servizi per le persone.

Per completare un quadro già così sconfortante bisogna aggiungere l’età sempre più avanzata degli addetti che ha raggiunto una media di 50,6 anni e che è destinata a peggiorare, visto che secondo le previsioni nel 2022 circa 900 mila dipendenti pubblici saranno ultrassessantenni. “In queste condizioni – spiega Alessandro Purificato, dirigente della Fp Cgil – già aver mantenuto un livello adeguato di servizi ha del miracoloso”.

Ora poi è arrivata quota 100. Sia chiaro, è un bene che chi ne ha diritto usufruisca di questa possibilità; il punto, aggiunge il sindacalista, “è che negli anni non c’è stata una politica assunzionale adeguata che potrebbe ora permettere una risposta efficace a queste fuoriuscite”. Secondo i calcoli dei sindacati, a riforma Fornero invariata, nei prossimi due anni ci sarebbero comunque stati già 500 mila pensionamenti (146 mila solo nel corso del 2019), più altri 120 mila nella scuola. Insomma, in 36 mesi un quarto dei dipendenti pubblici uscirà e l’effetto di quota 100 – anche se ancora non è possibile stimarne con precisione le conseguenze – sicuramente agirà da moltiplicatore con i risultati per i servizi che tutti possono facilmente immaginare.

A riforma Fornero invariata nei prossimi due anni ci sarebbero stati 500.000 pensionamenti. Con quota 100 il dato sarà molto più alto

La mancanza di una seria e programmata politica di assunzioni – con le relative risorse – è stata una delle critiche più forti che i sindacati hanno mosso alla legge di bilancio. “È vero che il turn over è tornato a livelli standard – riprende Purificato –, tuttavia ci sono realtà come quelle dei ministeri dove gli effetti delle eventuali assunzioni si sentiranno solo molto più in là nel tempo, creando così un gap rispetto alle uscite. Sapendo infatti che potranno assumere soltanto a novembre, le amministrazioni tenderanno a far partire i concorsi più avanti nel tempo”. C’è poi un altro aspetto che preoccupa i sindacati e che riguarda gli enti locali: anche quando hanno avuto negli scorsi anni possibilità più elevate rispetto ad altre amministrazioni di rimpiazzare le uscite, hanno assunto quantità molto più basse di lavoratori rispetto a quanto era possibile. “L’esempio eclatante è quello dello scorso anno – sottolinea il sindacalista della Fp Cgil –, quando era già possibile coprire totalmente il turn over, mentre in media gli enti locali hanno assunto solo per il 47 per cento, il che probabilmente si spiega con le difficoltà finanziarie che li ha spinti a utilizzare quelle risorse per tappare altri buchi”.

Beni culturali a perdere
Tra i comparti più colpiti dal mix letale che abbiamo descritto c’è sicuramente quello dei beni culturali, che pure dovrebbe essere uno dei fiori all’occhiello di questo paese. A oggi i sindacati stimano una carenza di personale in tutta Italia di 3.260 unità che arriverà addirittura a quota 8.380 del 2021, il che equivale addirittura al 43,6 per cento del personale. Un’emorragia imputabile ai soliti colpevoli: mancato turn over e pensionamenti. Un esempio tra i tanti, ma particolarmente eclatante, è quello che viene dalla Puglia. Il cahier de doléances ce lo squaderna davanti Matteo Scagliarini, delegato del Polo museale pugliese e da poco eletto al Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici: “Il castello di Trani ormai funziona solo con due lavoratori per turno, sei in totale, il che mette a rischio la sua apertura. A Canne della Battaglia abbiamo solo tre operatori e l’apertura è garantita solo per quattro giorni la settimana; stesse difficoltà per il Castello di Manfredonia e Siponto. A Castel del Monte siamo riusciti a tamponare un po’ l’emorragia di addetti ricorrendo a personale Ales. E poi c’è il museo archeologico di Taranto, il Marta, che, rispetto a un organico di 87 unità, ha effettivamente in servizio solo 47 addetti, sette dei quali andranno in pensione quest’anno. Per sostituirli si parla già di volontariato”. Da tempo il sindacato ha aperto una vertenza con la Regione, un tavolo di confronto per cercare di integrare il personale, ma i risultati ancora non si vedono.

Nel settore dei beni culturali la carenza di personale nel 2021 arriverà a oltre 8.000 unità

Ma c’è anche dell’altro. La politica dei beni culturali non è finalizzata soltanto alla valorizzazione – il che presuppone appunto un numero sufficiente di addetti per rendere fruibili i luoghi della cultura –, ma anche alla cura e alla tutela del patrimonio. In Puglia, presso la sovrintendenza unica, è attivo un laboratorio di restauro tra i più importanti del paese: “Ebbene – attacca Scagliarini –, entro fine anno dei nove operatori altamente qualificati che vi operano ne rimarrà solo uno: una restauratrice assunta con l’ultimo concorso”. Lo stesso Marta ha un laboratorio di restauro molto importante e anche in questo caso quasi tutti gli addetti andranno in pensione nei prossimi mesi.

I medici pensionati della sanità
“I medici pensionati richiamati in servizio sono la dimostrazione palese di un sistema sanitario a un passo dal collasso”. La denuncia di qualche settimana fa è stata del segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Andrea Filippi, a commento di una notizia di cui molto si è parlato sulla stampa. Che aggiungeva: “Operatori, Aziende sanitarie e Regioni, tutti si sono accorti delle gravi carenze di medici nei servizi sanitari, tranne il governo”. E così le Regioni si ingegnano per tappare i buchi: in Piemonte si inseriscono nei pronto soccorso i medici di famiglia, in Toscana si ricorre a quelli senza specializzazione, fino ad interventi sicuramente più critici immaginati da Liguria e Veneto; in Molise si è addirittura pensato di ricorrere all’Esercito. Una situazione insostenibile anche per i medici in servizio. La Fp Cgil denuncia turni di lavoro massacranti e diritto alle ferie e alla malattia sempre più a rischio.

“Nella mia Regione – ci dice Pierangelo Rovere, Fp Veneto e dirigente medico in piena attività – siamo ormai a una situazione da ‘codice rosso’, per usare una metafora sanitaria. Stimiamo una carenza di 300 medici, ma certo richiamare in servizio i pensionati è solo un palliativo. D’altro canto bisogna vedere quanti accetteranno. Un famoso chirurgo di Padova in pensione ha detto esplicitamente che lui non rientra per farsi comandare da un quarantenne rampante”. Ma siccome la fantasia creativa non ha limiti, ci racconta il dirigente medico, “in Veneto si pensa di ricorrere anche a équipe volanti fatte di chirurghi e anestesisti che si spostano dove c’è bisogno. Naturalmente non è la soluzione giusta: sia per gli operatori, che si trovano a lavorare in condizioni non adeguate, sia per i pazienti, visto che in questo modo la qualità del servizio fatalmente si abbassa”.

La Fp Cgil denuncia turni di lavoro massacranti e diritto alle ferie e alla malattia sempre più a rischio

Ma non potrebbero questi motivi giustificare l’autonomia differenziata, cioè la competenza esclusiva richiesta da alcune Regioni come il Veneto in alcune materie tra cui la sanità? Le Regioni più ricche potrebbero pensare di trattenere una parte del gettito e pagarsi più efficacemente i propri servizi. “Non credo – risponde Rovere –. In Veneto negli anni passati non è che siano stati adottati tutti i provvedimenti e le misure utili per far sì che non si arrivasse a questa situazione. Non sono state attivate per esempio tutte le specializzazioni necessarie per coprire questi buchi. Ma non solo: si sono ridotti i posti letto negli ospedali pubblici, mentre sono aumentati nel privato. Se poi prendiamo in considerazione il Piano socio-sanitario, questo prevedeva un’integrazione tra ospedale e territori, con potenziamento delle strutture sul territorio, il che però non è accaduto. Insomma, non credo che in materia di sanità la Regione Veneto abbia rappresentato in questi anni un esempio virtuoso”.

Torino, c’era una volta un Comune virtuoso
Torino un tempo era una delle città del Nord più efficienti e meglio amministrate per i servizi offerti ai propri cittadini. “Purtroppo ormai è soltanto un ricordo – dice Claudio Mastellotto, funzionario del Comune –. Già da un po’ siamo in carenza di personale, ma ora, con i pensionamenti di quota 100, i buchi si allargheranno a tutti i livelli, dai dirigenti fino al personale esecutivo. La situazione economica non permette assunzioni, ma credo che se non si farà qualcosa presto si andrà al collasso. Anche perché l’età media del personale è alta, si assesta sui 55 anni. Purtroppo il confronto con l’amministrazione è assai difficile”. Anche qui i numeri sono impietosi. Nei prossimi due anni – senza contare quota 100 che ancora non è stimabile quantitativamente – andranno in pensione 2.000 dipendenti. Nell’arco degli ultimi vent’anni l’amministrazione è passata da 13.500 a poco più di 9.000 lavoratori.

“L’amministrazione – spiega Mastellotto – prevede una discesa numerica del personale a quota 7.500, con tutto ciò che ne deriverà sull’efficienza dei servizi offerti ai cittadini”. Per il nostro interlocutore gli effetti di queste carenze già si cominciano a vedere, per esempio nella manutenzione del verde pubblico, nella cura dei viali alberati e anche nei controlli di sicurezza degli edifici privati e pubblici, a partire dalle scuole, “con i tecnici che sono sempre di meno. Ma anche l’edilizia ne soffre: ripetiamo correttamente che le opere devono ripartire, ma se i tempi per le autorizzazioni e gli adempimenti burocratici si allungano per la carenza di personale tecnico, allora è difficile che ciò avvenga”.

Assistenti sociali, allarme sociale
Recentemente il Cnoas (il Consiglio nazionale dell’ordine degli assistenti sociali) ha lanciato un allarme dolorosissimo sulla condizione in cui versano gli assistenti sociali, “pochi e anziani, nonché spesso vittime di feroce violenza”. Anche in questo caso la carenza di organico assume proporzioni drammatiche: nei prossimi mesi, tra quota 100 e pensionamenti già previsti, abbandoneranno il servizio 5.000 addetti.

A Napoli mancano gli assistenti sociali e non sono previste assunzioni

Un allarme condiviso da Dario Russo, assistente sociale del Comune di Napoli, che attacca: “Gran parte del personale è stato assunto negli anni 80 e quindi, al di là di quota 100, si sapeva benissimo che ci saremmo trovati in queste condizioni. A Napoli siamo in piena emergenza, abbiamo aperto un tavolo col Comune per cercare di arginare – anche con spostamenti di personale – questa situazione. Stiamo utilizzando questa sede di confronto anche per migliorare le condizioni di lavoro (che spesso sono pessime), la sicurezza degli operatori, le infrastrutture: ci sono sedi che versano in condizioni insostenibili”. Resta però il fatto sostanziale che, prosegue Russo, “sia per quest’anno sia per il prossimo non si prevedono assunzioni. Se tutto va bene, se ne riparla nel 2021”. Lavorare in queste condizioni è difficile: “Ogni operatore – ricorda l’assistente sociale – ha in carico mediamente cento persone, che poi sono anche di più perché gli interventi riguardano l’intero nucleo familiare”. 

Non serve neanche sottolineare come quello degli assistenti sociali sia un lavoro delicatissimo a cui si è aggiunto un ulteriore carico legato all’entrata in vigore del reddito di cittadinanza. I soggetti particolarmente svantaggiati, quelli cioè che non potranno essere avviati al lavoro o a un percorso formativo più standard, saranno “affidati” proprio agli assistenti sociali per il Patto d’inclusione che comprende una gamma di interventi di tipo essenzialmente sociale. Così come sta accadendo per i centri per l’impiego. “Con la differenza – puntualizza Purificato – che in questo caso non è previsto alcun investimento in termini di nuova occupazione. Le assunzioni potranno solo essere a tempo determinato e per un massimo di due anni. E siccome le risorse economiche sono state stanziate, non si capisce perché in questo caso non sia stato fatto. Credo sia stata una scelta politica quella di non investire in questo segmento”. Una scelta, come capita sempre più spesso di questi tempi, difficilmente comprensibile.

L'inchiesta in podcast

La Cgil in udienza privata da papa Francesco

Sab, 15/06/2019 - 16:06

Una delegazione della Cgil guidata dal segretario generale, Maurizio Landini, e della Flai-Cgil (il sindacato dei lavoratori agro-alimentari), insieme all’Associazione Romana Studi e Solidarietà, rappresentata dal Vice Presidente Manuel Sanchez, e al Presidente dell’associazione Elpis, oltre che direttore dell’Istituto Massimo, Padre Giovanni La Manna, sono stati oggi (15 giugno) ricevuti in udienza privata da sua Santità Papa Francesco.

Al Pontefice la Cgil e le due associazioni hanno illustrato le azioni di solidarietà che insieme hanno sviluppato nel corso del 2018, che hanno portato a donare all’elemosineria vaticana, tramite il Cardinal Konrad Krajewski, quattro tir di derrate alimentare da donare ai bisognosi.

Al Pontefice, il segretario della Cgil ha illustrato le molte azioni di solidarietà, di tutela e di promozione dei diritti nel e del lavoro, di accoglienza nei confronti dei migranti che la Cgil ha sviluppato e ha intenzione di incrementare nel progetto “Sindacato di strada” di cui la Flai-Cgil è capofila.

A sua Santità, il segretario della Cgil ha confermato l’intenzione di proseguire la collaborazione con le due associazioni, allargandola alle molte culture sindacali per incrementare la solidarietà nei confronti dei poveri, dei bisognosi e dei diseredati, a partire da azioni concrete e dal basso, ricevendo dal Pontefice incoraggiamento e approvazione, in particolare nella rivalutazione del lavoro e nel contrasto al considerare i lavoratori come merce.

Nel corso dell’incontro, amichevole e cordiale, si sono stigmatizzate le ideologie della paura e della divisione e condiviso il pericolo di derive autoritarie.

A Sua Santità la Cgil ha portato in dono la “Carta dei diritti Universali del Lavoro”.

Teatro dell'Opera: sindacati, no a ricandidatura Fuortes

Ven, 14/06/2019 - 18:48

"Respingiamo fermamente l’ipotesi della riconferma del sovrintendente del teatro dell'Opera di Roma, Carlo Fuortes, ed esprimiamo forte preoccupazione per la situazione economica e gestionale di una delle istituzioni culturali più importanti di Roma Capitale". È quanto dichiarano, im una nota, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fials Cisal di Roma e Lazio e la Rsu del teatro dell'Opera. "Pur apprezzando l’incremento della vendita dei biglietti e aumento di pubblico anno su anno, ascrivibile soprattutto all’impegno e la professionalità di tutte le lavoratrici e i lavoratori del teatro – continua il comunicato –, analogo apprezzamento non si può riconoscere al lavoro svolto dal sovrintendente, nonostante le sue trionfali affermazioni. L’aumento dello stock debitorio, derivato anche dal mancato versamento delle quote Irpef per il biennio 2015/16, certifica un’incapacità gestionale, nonostante i finanziamenti pubblici. L’enorme contezioso economico, causato anche dai licenziamenti individuali illegittimi, a lui ascrivibili, è aumentato come riportato nei bilanci consuntivi. Si continuano a violare le norme di legge e contrattuali sulla determinazione di una nuova pianta organica, utile se fatto per assorbire l’enorme quantità di precari, oggi presenti in teatro".

"Il nostro timore – proseguono le sigle di categoria – è che se nei prossimi anni non ci sarà una discontinuità gestionale e la Fondazione continuerà ad accumulare debiti, sarà a rischio il futuro di centinaia di lavoratrici e lavoratori. È inaccettabile che ci si vanti dei risultati raggiunti e non ci si preoccupi di restituire ai lavoratori oltre 1,5 milioni dell’integrativo aziendale, che doveva rimanere sospeso per il solo biennio 2015-16, in cambio del ritiro della procedura di licenziamento collettivo di coro e orchestra. Di fatto, il pareggio di bilancio si realizza esclusivamente sulle spalle dei lavoratori. Non è più rinviabile un confronto con la sindaca Virginia Raggi e il ministro dei Beni e delle attività culturali, Alberto Bonisoli, per affrontare le numerose e datate criticità gestionali della Fondazione. Qualora anche questo invito venisse declinato, informeremo i cittadini romani e, oltre allo stato di agitazione già in atto, metteremo in campo azioni dimostrative e di mobilitazione, a tutela della lavoratrici e lavoratori e della più importante istituzione culturale della Capitale".

Fontana di Papa, sciopero il 17 giugno

Ven, 14/06/2019 - 18:47

"Lunedi 17 giugno, a partire dalle 8.30, i dipendenti dell'azienda Fontana di Papa, sciopereranno e si riuniranno in un sit-in nel parcheggio antistante la storica cantina sociale". Così, in una nota, Gianfranfo Moranti, della Flai Cgil di Roma sud Pomezia Castelli. "Il Cda aziendale - continua - ha deliberato il deposito di un'istanza di fallimento presso il tribunale di Velletri. In un territorio già falcidiato dalle numerose crisi industriali verrà meno un'altra storica azienda e questo comporterà un ridimensionamento delle attività agricole e di vitinivicoltura. Ancora una volta a pagare saranno i dipendenti che rimarranno senza lavoro. Purtroppo, molti di essi, essendo operai agricoli, non avranno diritto all'indennità di sostegno al reddito, l'Aspi".

Dopo lo sciopero delle tute blu, prossima tappa a Reggio Calabria

Ven, 14/06/2019 - 17:23

Prosegue la mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil, per dare un futuro al lavoro e chiedere al governo un cambio di passo nelle politiche economiche e fiscali, iniziata il 9 febbraio scorso con la manifestazione di Roma a piazza San Giovanni. Dopo lo sciopero di oggi dei metalmeccanici e le tre manifestazioni a Milano, Firenze e Napoli, il prossimo appuntamento di Cgil, Cisl e Uil è per sabato 22 giugno a Reggio Calabria, dove si svolgerà la manifestazione nazionale unitaria ‘Ripartiamo dal Sud per unire il Paese’ per rivendicare una seria politica industriale, investimenti, e rilancio del Mezzogiorno. Il corteo partirà da piazza De Nava alle ore 9.30 e raggiungerà, percorrendo Corso Garibaldi, Piazza Duomo, dove, dalle ore 11, prenderanno la parola, i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Oggi le manifestazioni di Milano, Firenze e Napoli sono state partecipatissime. Ed è stata altissima l'adesione allo sciopero in tutta la categoria, con punte del 100% in molte realtà. In base ai dati diffusi dalla Fiom, nei grandi gruppi si rilevano dati eccezionali, a partire da Leonardo, dove hanno aderito allo sciopero circa il 70% dei lavoratori (50% per gli impiegati e tra l'80 e il 95% per gli operai); Arcelor Mittal, tra l'80 e il 90% di adesione, con Genova ferma; Whirlpool, astensione media dell'85%, con punte del 100% negli stabilimenti di Varese e Napoli. 

Adesioni allo sciopero al 100% si sono avute, tra gli altri, alla Blutec di Potenza, alla Calpark di Cosenza, alla Sacim di Piacenza, alle Ognibene, Valvoil, Corghi, Argotractors e Dieci di Reggio Emilia. E poi a Lecco, alla Carcano Antonio, tra gli operai della Fiocchi e dell'Alstom ferroviario, alla Tecnocap e alla Gilardoni. A Pavia alla Mitsubishi e alla Busi. A Padova alla Carraro, alla Toffac, alla Zf, all'Abb. A Venezia alla Slim Fusina Rolling, alla Pometon, alla Faces, alla Wellding 2bi. 

Ancora più numerose gli stabilimenti con adesioni tra l'80 e il 100%. Ne citiamo alcuni come l'Acciai speciali Terni, l'Isringhausen di Chieti, le Acciaierie Valbruna di Bolzano, le Ferriere Nord di Potenza, molte fabbriche di Bologna, dalla Lamborghini alla Ducati Motor, alla BredamenariniBus. E ancora all'Alfa acciai di Brescia, all'Avio di Brindisi, alla Berco e alla Fox di Ferrara, alla Electrolux, alla Bonfiglioli e alla Marcegaglia di Forlì, alla Titan di Modena, alla Sidel di Parma, alla Celbo di Piacenza, alla Metalsider di Ravenna, alla Brevini Dana e all'Interpump di Reggio Emilia, alla Verni&Fida di Rimini, alla ex Lames e all'Arinox di Genova, alla Bombardier di Savona, tra gli operai della Tenaris e della Same di Bergamo, alla Pikdare di Como, alla Diotallevi di Pesaro, alla Belleli di Mantova, alla Johnson electric di Asti, alla Lagostina di Novara, alla Federal Mogul di Torino, alla Rossi di Lecce, negli appalti Enel del Sulcis, alla Ge/Nuovo Pignone di Firenze, alla Pierburg di Livorno, alla Kme di Lucca, tra gli operai della Piaggio di Pisa, all'Acc Wanbao di Belluno, alla Fiamm di Verona, alla Laverda di Vicenza.

I dati aggiornati con le adesioni allo sciopero anche negli altri turni di lavoro sono pubblicati e in continuo aggiornamento sul sito della Fiom.

Sciopero metalmeccanici, grande partecipazione dalla Basilicata

Ven, 14/06/2019 - 17:22

Grande partecipazione della Fiom Cgil Basilicata allo sciopero dei metalmeccanici che si è svolto a Napoli. Dalla Basilicata sono partiti quattro pullman. Al corteo, oltre al segretario generale Fiom Cgil Basilicata, era presente anche il segretario generale della Cgil Basilicata Angelo Summa.

A determinare la protesta è la sempre maggiore incertezza sul futuro, vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore dell’occupazione, l'aumento degli infortuni e degli incidenti mortali. Per la Fiom "lavoro e investimenti devono essere rimessi al centro dell’agenda politica. Sono 160 i tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo economico (erano 138 a gennaio), mentre sono passati da 80 a 280 mila i lavoratori che rischiano di perdere il posto, secondo l’esito delle vertenze. Anche l’utilizzo della cassa integrazione in aprile è aumento del 78 per cento rispetto all'anno prima".

“Tante le vertenze che investono la Basilicata – affermano Summa e Ricotta - come quelle del futuro di Fca e di Ferrosud. Da Napoli il monito ad adottare politiche industriali che puntino all’innovazione, allo sviluppo e alla salvaguardia dei livelli occupazionali. Basta con le campagne elettori permanenti. La condizione dei lavoratori e del lavoro nel nostro Paese è drammatica. Senza politiche industriali adeguate in Basilicata non può esserci futuro e assisteremo a una progressiva desertificazione produttiva. Altro che cambiamento, qui si sta gradualmente entrando dentro un vortice inarrestabile di perdita di pezzi importanti della industria italiana. Anche in Basilicata i rischi di perdere importanti presidi industriali è ormai un rischio sempre più concreto, dalla Ferrosud all’automotive. Bardi apra subito un confronto per poter dotare la Basilicata di un piano strategico per il nostro sistema industriale e produttivo”.

Genovesi, «per sbloccare i cantieri serve una politica industriale»

Ven, 14/06/2019 - 16:48

Il vero “sblocca cantieri” non è quello targato giallo-verde, che allenta i controlli e allenta le briglie in una vecchia ottica derogatoria di stampo neo-liberista (e poco importa se poi arriva un po’ di malaffare). Il vero sblocca-cantieri è quello che si propone come obiettivo il rilancio di una vera politica industriale di sistema in cui l’intervento pubblico e il capitale privato giocano un ruolo essenziale non solo, appunto, nello sbloccare le opere, ma anche nel puntare a un’industria moderna che compete sulla qualità dei materiali, dei processi e, naturalmente, del lavoro. Unico modo, questo, per il rilanciare l’economia italiana.

Questo il nocciolo della relazione introduttiva di Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, al convegno organizzato a Roma e a cui è stato dato un titolo emblematico: “Per un vero sblocca cantieri. Una proposta di politica industriale di sistema” che vede la partecipazione di economisti, esponenti del mondo delle imprese e del sistema bancario. Una proposta forte che, come spiegherà Genovesi, ha il suo nocciolo in uno “sblocca cantieri finanziario, nella possibile doppia veste di un Fondo nazionale Banche-Cassa depositi e prestiti che agisca anche tramite una specifica ‘società veicolo’”. Un’operazione finanziaria, certamente, ma a patto che al termine “finanziario” si tolga quell’accezione negativa a cui gli sviluppi degli ultimi anni ci hanno abituato: una finanza, cioè, che serva a fare industria, a rafforzare le imprese e la qualità del lavoro.

Nel suo intervento, prima di arrivare al cuore della proposta, Genovesi ha ripercorso quello che è accaduto nel settore delle costruzioni negli ultimi anni. A partire dall’interlocuzione col precedente governo sul superamento delle Leggi Obiettivo che sarebbe poi diventato il programma da 150 miliardi denominato “Connettere l’Italia”, evidenziandone “i punti di forza e le debolezze”. Tra i punti di forza, ha ricordato il sindacalista, “un’idea di programmazione di medio periodo con la selezione delle priorità”, la centralità dell’intermodalità, la strategicità dei porti e della cura del ferro, la necessità di dare “una funzione industriale nuova alle grandi stazioni appaltanti, a partire da Anas e Rfi”.

Accanto a questo, però, vi erano anche alcune criticità, importanti da rilevare perché spesso rappresentano una zavorra che ancora pesa sull’intero sistema: “La prima – ha scandito il sindacalista – era l’assenza di una stringente e corretta interpretazione dell’art. 30 c.4 del Codice, relativamente al fatto che se vuoi un lavoro di qualità, devi investire sulla corretta applicazione dei Ccnl, sulla lotta al dumping come lotta al meccanismo del massimo ribasso”. La seconda criticità stava nel fatto che, per quanto importanti siano il ruolo di Anas e Rfi, mancava e manca una strategia per ridurre le stazioni appaltanti (ben 30.000, ndr), qualificandone però l’azione”. Infine, ma non per importanza, “l’assenza di interventi mirati per affrontare una fragilità finanziaria (e quindi una sovraesposizione debitoria) che avrebbe potuto colpire diversi grandi player del settore – vittime del circuito vizioso tra crescente incidenza dei crediti deteriorati nei bilanci bancari, irrigidimento dei requisiti patrimoniali, congiuntura sfavorevole, ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni”. Insomma, “vedemmo prima di altri che, in assenza di un intervento politico deciso delle banche e dello Stato, avremmo anche potuto aggiudicare le opere, ma poi avremmo fatto fatica ad avviare o completare i cantieri”.

Come si vede, sono questioni irrisolte e sul quale i sindacati hanno chiesto un’interlocuzione al nuovo governo. Come è andata lo sappiamo: non c’è stato alcun ascolto – nonostante l’Avviso Comune siglato con l’Ance nel luglio del 2018 – e “mentre si disquisiva di fantomatiche ‘analisi costi benefici’ o si trasformavano le grandi opere in oggetto di scontro elettorale, siamo giunti allo sciopero generale, unitario e dell’intera filiera, del 15 marzo scorso”.

Nel frattempo, ha ricordato il leader della Fillea, di tempo se ne è perso tanto. I grandi player del settore versano in grandi difficoltà e “ai problemi di Trevi si sono aggiunti quelli di Tecnis, Glf, Condotte, Astaldi, Cmc e dei loro indotti e fornitori”. Il tutto con “migliaia di lavoratori a rischio, professionalità di altissimo livello che ci invidiano nel mondo, cantieri bloccati e opere che vanno a singhiozzo”. E proprio a questo punto “mentre noi chiedevamo una politica industriale, rivendicavamo l’esigenza di avere grandi aziende, più solide per competere nel mondo, il Governo ci ha risposto con il decreto di riforma del Codice Appalti. Un decreto su cui il giudizio della Cgil e dell’intero movimento sindacale è noto. Così come è nota la contrarietà delle principali associazioni ambientaliste e di quelle impegnate contro le mafie”.

Al di là delle singole perniciose norme di cui si è parlato (ritorno al massimo ribasso, aumento del subappalto e così via), a essere sbagliato è il messaggio che questa norma sottintende: “Perché sembra dire che il problema che oggi abbiamo non è un problema industriale, non è un problema di investimenti pazienti, di solidità finanziaria, ma è solo un problema di regole e che quindi, liberato il mercato da lacci e lacciuoli tutto tornerà a girare”. Ma “per quanto importanti possano essere le politiche regolatorie – e a nostro parere al massimo potremmo chiamarle “deregolatorie” – esse non possono sostituirsi alle politiche industriali”.

Ed è proprio qui, su questa necessità, che s’innesta la proposta dello “sblocca cantieri finanziario”, che prende spunto da alcune idee lanciate da Marcello Minenna in un editoriale apparso sul Sole 24 Ore. La situazione da cui si parte è, come si diceva, drammatica. Solo a considerare le 25 opere contenute nel Def 2016 tra opere ferroviarie, stradali, metropolitane “stiamo parlando di cantieri bloccati, in sofferenza o a rilento che interessano 24.500 potenziali addetti diretti, 70 mila con l’indotto per un importo complessivo di oltre 12 miliardi congelati – sottolinea Genovesi –. Se ci riferiamo ai cantieri coinvolti dalle difficoltà delle prime 5 grandi aziende in concordato parliamo di 60 cantieri grandi e medi, si tratta cioè di 10 miliardi di lavori che diventano 13 con quelli revocati per un totale di quasi 23 mila lavoratori a rischio e di centinaia di milioni di euro su cui sono in sofferenza appaltatori e fornitori”.

Insomma, è evidente che ci troviamo di fronte a dati di sistema non risolvibili con qualche pannicello caldo deregolatorio. I nodi da sciogliere, secondo Genovesi, sono essenzialmente quattro: “Come rimettiamo in pista le imprese che, per crisi finanziaria e di liquidità, rischiano di tenere fermi i cantieri”; “come lo si fa riducendo l’esposizione debitoria a tutela tanto di chi viene comprato che di chi potrebbe acquisire”; “come fare tutto ciò consapevoli che le grandi quantità di crediti chiamano in causa anche la tenuta del sistema bancario”; come si coglie, infine, “questa occasione per un riposizionamento industriale delle aziende di costruzioni, che nel tempo si sono allontanate dalla loro missione di costruire per diventare soggetti finanziari”.

Le risorse per uscire da questa situazione ci sono. Da un lato, “l’oro nero rappresentato dagli oltre 1.400 miliardi di risparmi privati, di cui un terzo, lo ricordo sempre, è nel Sud”, dall’altro il ruolo pubblico dello Stato innovatore. Il riferimento esplicito è alla Cassa Depositi e Prestiti, proprio alla luce del suo piano industriale 2019-2021 che, ricorda Genovesi, si basa sul “passare dalla logica di finanziatore alla logica di programmazione”. Nel piano sono individuati “203 miliardi da attivare nei prossimi 3 anni, di cui 111 di risorse proprie e 92 miliardi da investitori privati ed istituzionali”,  “funzionali alla riorganizzazione del portafoglio di Gruppo su una logica industriale e per settore di attività”.

“Ecco allora che vi sono tutte le condizioni per una proposta esplicitamente sostenuta dal sindacato – pensando anche allo stesso Progetto Italia lanciato da Salini – per una nuova stagione di politiche industriali, con un’idea di programmazione degli investimenti pubblici e privati a medio periodo, contro ogni logica speculatoria”, ha rimarcato il segretario generale della categoria delle costruzioni della Cgil.

Di qui, “tecnicamente”, la proposta di cui si diceva all’inizio: “Uno ‘sblocca cantieri finanziario’, nella possibile doppia veste di un Fondo nazionale Banche-Cdp che agisca anche tramite una specifica ‘società veicolo’, da un lato sostenendo le svalutazioni delle banche che trasformano i crediti in partecipazione azionaria, dall’altra ripatrimonializzando le imprese di costruzioni con risorse della Cdp, partecipando, di volta in volta e coinvolgendo sempre forti partner industriali, anche alla Governance”.

Un intervento di questo tipo per Genovesi può essere “occasione per una riorganizzazione interna delle grandi aziende, dei loro processi, delle loro articolazioni operative, della corretta valorizzazione delle professionalità, della riduzione delle sperequazioni che, inutile girarci intorno, vedono un rapporto anche salariale tra operai e impiegati da un lato, quadri e soprattutto dirigenti dall’altro molto alto, profondamente squilibrato, mortificante in diversi casi”.

Per evitare equivoci il sindacalista ha ribadito che questa operazione finanziaria “deve essere al servizio di un forte posizionamento industriale” e che in questo modo “non stiamo sostenendo altre operazioni finanziarie o la mera remunerazione di dividendi futuri”. Non solo: “Si accetti una nuova politica dell’intervento pubblico, del rapporto pubblico-privato, con una definizione diversa di cosa deve essere oggi aiuto di Stato. Si torni cioè a guardare con favore quello Stato che, pur nelle regole di mercato, sia soggetto attivo, soggetto innovatore”.

Infine, dopo aver analizzato, nei suoi aspetti positivi e nelle questioni ancora aperte il Progetto Italia di Salini (rispetto al quale Genovesi chiede (un confronto sindacale sul piano industriale e sulla riorganizzazione – direi quasi il riequilibrio – dei processi interni e delle diverse figure professionali”), Genovesi si è soffermato sul tema dell’indotto. Se è vero, infatti, che, in tutto il mondo sono meno di 30 le imprese che hanno il 90% delle grandi opere, è anche vero che “salvare le grandi imprese e qualificarne l’indotto non è alternativo a una politica mirata per le nostre piccole e grandi imprese”.

E proprio per le Pmi la Fillea chiede “strumenti ad hoc che avviino soprattutto una nuova stagione di rigenerazione diffusa dell’edilizia privata e pubblica, anche con strumenti finanziari specifici. Pensiamo alla cedibilità bancaria totale e cumulabile dei vari bonus per ristrutturazioni, risparmi energetici, anti sismico. Che poi è l’80% del mercato delle costruzioni. Il futuro dell’edilizia privata è nella rigenerazione, nel green building”.

Insomma, ha concluso Genovesi, “mettere due politiche diverse e anzi complementari, perché una rafforza l’altra, in alternativa è un errore concettuale ancor prima che economico. Sarebbe come dire che le grandi opere sono in alternativa alla messa in sicurezza del territorio, ad una nuova politica di edilizia scolastica o sanitaria. Per un Paese fragile ed in ritardo come il nostro servono entrambi, vanno fatte entrambe le politiche e queste si devono parlare in un rapporto virtuoso”.

Svizzera, migliaia in piazza per lo sciopero delle donne

Ven, 14/06/2019 - 16:46

Centinaia di migliaia di donne sono scese in piazza in tutta la Svizzera per chiedere una piena parità di diritti rispetto agli uomini. Le immagini che arrivano dalle diverse citta' e che rimbalzano sui media internazionali raccontano un'onda viola - questo il colore scelto dalle manifestanti - con marce e giganteschi raduni nei centro. "Nel 2019 - ha detto a Swissinfo una delle organizzatrici, Clara Almeida Lozar - stiamo ancora cercando l'uguaglianza. La cultura del sessismo fa parte della vita quotidiana in Svizzera, e' invisibile e ci siamo cosi' abituati che non ci accorgiamo nemmeno che c'e'". 

Solidarity with women's strike today in #switzerland
We support their struggle for equal pay and all other requests
Solidarietà con lo sciopero delle donne in Svizzera per parità di salario e molto altro#CiSiamo pic.twitter.com/43tUavFmpi

— FPCGILInternational (@fpcgil_internaz) 14 giugno 2019

"Esigiamo rispetto per il nostro lavoro e pari opportunità; tolleranza zero contro il sessismo e le molestie nei confronti delle donne;
stop alla violenza sulle donne", si legge nelle motivazioni dello sciopero esposte dal sindacato elvetico Unia. "La discriminazione salariale aumenta, invece di diminuire una volta per tutte - prosegue il sindacato -. Le ultime cifre pubblicate dalla Confederazione per il mese di gennaio 2019 indicano un aumento della differenza salariale non spiegabile attraverso il grado di formazione o di responsabilità (disparità salariale discriminatoria). Più donne lavorano in un ramo professionale, più bassi sono i salari. Nei cosiddetti rami femminili, come le cure e l’assistenza, il mestiere di parrucchiere o il commercio al dettaglio, i salari sono generalmente bassi e non bastano, o bastano a malapena, per vivere". 

A salari bassi corrispondono pensioni basse: "Spesso - prosegue Unia - le donne lavorano a tempo parziale con frequenti interruzioni della carriera professionale a causa degli obblighi familiari. A questo si aggiunge un salario il più delle volte inferiore a quello degli uomini. Una simile situazione si ripercuote negativamente sulle loro pensioni, per cui la discriminazione prosegue anche nella vecchiaia".

"L’assenza di asili nido o il loro costo eccessivo - prosegue il sindacato -, la durata e la rigidità dei tempi di lavoro nonché l’impossibilità di lavorare a tempo parziale mettono a dura prova le famiglie". Inoltre, "invece di introdurre modelli di orari di lavoro che favoriscano la conciliazione tra lavoro e famiglia migliorando così le prospettive di carriera delle donne, le aziende preferiscono affidare gli impieghi dirigenziali agli uomini". Infine "per molte donne il lavoro a turni, su chiamata o con un grado di occupazione estremamente limitato per un salario orario irrisorio è una realtà. Situazioni simili pesano sulla famiglia, ostacolano la conciliazione tra vita familiare e professionale e nuocciono alla salute", conclude l'Unia.

La protesta odierna arriva 28 anni dopo un'analoga iniziativa che vide 500 mila donne scendere in piazza, nel 1991. Le donne in Svizzera promuovono da tempo una campagna per accelerare il passo della parità di genere. Si sono unite a milioni di altre donne in Europa dopo la conclusione della Prima guerra mondiale nel 1918 per chiedere il diritto di voto, che riuscirono però a ottenere solo nel 1971. Ai tempi dello sciopero del 1991 non c'erano donne nel governo elvetico e legalmente non era previsto il congedo di maternità. Da allora alcune cose sono cambiate: ci sono state otto ministri donna nell'esecutivo e il diritto al congedo di maternità è sancito ora per legge. Le donne però guadagnano ancora, in media, il 20 per cento in meno degli uomini, sono sotto-rappresentate nelle posizioni apicali e l'assistenza per l'infanzia resta non solo costosa, ma anche scarsamente disponibile.

Anas Sardegna, avanti con grande lentezza

Ven, 14/06/2019 - 16:29

Si è svolto oggi, 14 giugno, l'incontro tra i segretari  generali di Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Marco Foddai, Giovanni Matta ed Erika Collu, e il capo compartimento Anas della Sardegna Bortolan, per fare il punto sulla situazione delle opere di committenza Anas.

È una soddisfazione a metà quella che esprimono le tre sigle regionali, in relazione a quanto emerso nell'incontro: se da una parte, rispetto alle notizie comparse sulla stampa qualche giorno fa, è stato chiarito che nessuna delle opere in itinere è bloccata, dall'altra, ciò che si registra è un aggiornamento - comunicato al ministero da parte dell'Anas - del contratto di programma sulle tempistiche di appaltabilità per quei progetti la cui gara era prevista entro quest'anno, e che, invece, tranne per i ponti su Rio S.Girolamo e Rio S'ollastu - crollati dopo l'alluvione del 2013 a Capoterra e unici a essere confermati - subiranno uno slittamento.al 2020/21.

Di certo, una condizione che non alleggerrisce per nulla la grande preoccupazione che il sindacato delle costruzioni regionale esprime in relazione alla condizione di forte lentezza in cui permangono le grandi opere, in capo alla più importante stazione appaltante della Sardegna: "Cogliamo favorevolmente la notizia che sulla Ss 125 (Lotto Tortolì) e sulla Ss 195 si è prossimi alla contrattualizzazione con le rispettive imprese subentranti", ma, di certo, rimangono ancora dei nodi critici su alcuni lotti della Sassari-Olbia, sulla 125, sull'intera Ss 131, sulla Sassari-Alghero, sino all'ultima vicenda della risoluzione contrattuale all'impresa aggiudicataria dei lavori di ricostruzione del ponte monti di Pinu, sulla strada Olbia-Tempio, crollato dopo l'alluvione.

"Non vorremmo – aggiungono i sindacati – che si palesasse anche il rischio di un'insufficiente dotazione finanziaria per quelle opere che ancora non hanno completato l'iter di progettazione". A fronte dei ritardi sull’avvio di questi cantieri, si registra una condizione di assoluta emergenza occupazionale delle costruzioni, che, più di tutti, ha pagato caro il prezzo di una crisi che ha espulso - dal 2009 a oggi - più di 30.000 lavoratori sardi, destrutturando ulteriormente l'intero comparto, con ricadute pesanti anche sull'intera filiera dei materiali da costruzione. A questo, si aggiungono altri problemi gravissimi, quali i fenomeni sempre più diffusi del dumping del contratto edile, dei sotto-inquadramenti, oltrechè i fenomeni elusivi nei versamenti alle Casse edili.

Per queste ragioni, il 20 giugno le tre sigle terranno una conferenza stampa e non escludono un'iniziativa di mobilitazione unitaria entro il mese.

Apple, rinnovato l'integrativo aziendale

Ven, 14/06/2019 - 16:21

Il 14 giugno 2019 è stato sottoscritto l’accordo integrativo nazionale per i 1600 dipendenti dei punti vendita Apple, dopo che l’ipotesi di accordo era stata approvata con il 94% dei pareri favorevoli. Netto il miglioramento rispetto all’accordo precedentela retribuzione del lavoro domenicale è aumentata prevedendo una maggiorazione del 50% dalla diciassettesima domenica lavorata. Sono inoltre riconosciuti buoni pasto di 8 euro. È stata confermata la retribuzione del 100% dei primi tre giorni di assenza per malattia fin dal primo evento. Inoltre le assenze per gravi patologie vengono retribuite per ulteriori 60 giorni, oltre i 240 già previsti dal contratto nazionale di lavoro.

Il contratto prevede inoltre un accordo per la gestione della flessibilità dei part time che migliora il ccnl: la flessibilità potrà essere applicata per 22 settimane annue e per massimo 3 giorni all’interno della settimana, le variazioni dovranno essere comunicate con tre settimane di preavviso, eccezionalmente per 5 ordini di servizio settimanali gli orari potranno essere cambiati con 48 ore di preavviso per far fronte ad urgenze organizzative.

L’accordo prevede inoltre che sui temi inerenti l’organizzazione del lavoro domenicale, la flessibilità e le assenze per malattia ci siano momenti di confronto e di monitoraggio a livello territoriale.

La Filcams Cgil e le rappresentanze sindacali degli store di tutta Italia esprimono "soddisfazione per il percorso negoziale e per il risultato ottenuto. L’accordo dimostra che attraverso il dialogo è possibile rispondere alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori e quelle dell’impresa, trovando soluzioni sostenibili in un settore contraddistinto da un’organizzazione del lavoro selvaggia e migliorando il salario dei lavoratori", afferma il sindacato di categoria.

Edili Cgil: ecco il vero sblocca cantieri

Ven, 14/06/2019 - 15:48

Fillea e Cgil chiamano a raccolta economisti, esponenti del mondo delle imprese e del sistema bancario per affrontare il tema dei temi per il settore delle costruzioni, cioè la necessità di dare vita ad una vera politica industriale per il rilancio del settore, che per il sindacato è l’unica vera strategia in grado di sbloccare concretamente i cantieri e ridare impulso all’intera economia italiana.

Importanti gli ospiti del convegno promosso dal sindacato, che si svolgerà il 17 giugno alle ore 9:30 presso il Centro Congresso Frentani di Roma: dall’economista Marcello Minenna al Presidente della Banca IMI Gaetano Miccichè e Gianluca Verzelli di banca Aletti - Gruppo Banco BPM, dall’Amministratore delegato Impregilo Pietro Salini al Presidente Lega Coop Produzione e Servizi Carlo Zini, ai segretari generali delle categorie dei trasporti e metalmeccanici Cgil Stefano Malorgio e Francesca Re David, con relazione del segretario generale Fillea Alessandro Genovesi e conclusioni del segretario generale Cgil Maurizio Landini.

Nel corso del convegno verrà illustrata la proposta sblocca-cantieri del sindacato: “Una proposta articolata di politica industriale che risponde all’esigenza di avere grandi aziende, più solide per competere nel mondo", spiega il leader degli edili Cgil Alessandro Genovesi, secondo il quale da parte del governo c’è stata totale miopia, come dimostrato dal decreto di riforma del Codice Appalti, “su cui il giudizio è unanime da parte di sindacato, associazioni ambientaliste ed antimafia, la stessa Autorità anticorruzione: così non si sbloccheranno le opere ma si renderà il settore facile preda della peggiore legge della giungla”, dice sempre Genovesi.

Per la Fillea è sbagliato e pericoloso l’approccio del governo al tema. “Vogliono convincerci che il problema che oggi abbiamo non è un problema industriale - argomenta sempre Genovesi -, non è un problema di investimenti pazienti, di solidità finanziaria, ma è solo un problema di regole e che quindi, liberato il mercato da lacci e lacciuoli, tutto tornerà a girare. Non è così. Per quanto importanti possano essere le politiche regolatorie – e a nostro parere al massimo potremmo chiamarle de-regolatorie – esse non possono sostituirsi alle politiche industriali, all’esigenza di una regia pubblico-privato sugli investimenti. Rischiamo di sbagliare l’analisi sulla causa della malattia e di fornire al paziente una medicina, amara per i lavoratori, ma dannosa e nociva anche per il Paese”.

Per questo, nel convegno del 17 giugno “parleremo del vero sblocca-cantieri - continua Genovesi -, lo sblocca cantieri finanziario, come lo ha definito Marcello Minenna, per dare corpo a una visione di lungo periodo per le infrastrutture e per gli investimenti nel settore, per stimolare la crescita e creare occupazione buona e di qualità, nel segno della sostenibilità”. Una proposta dunque che vuole affrontare alcuni nodi "in un’ottica di sistema partendo dalle costruzioni ma sperimentando iniziative che potrebbero domani essere esportate anche in altri settori strategici”, conclude Genovesi.

Il convegno sarà trasmesso in diretta streaming, a partire delle 9.30 circa, su RadioArticolo1.