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Aggiornato: 4 hours 13 min fa

Decreto crescita, per la Cgil «non ci siamo»

Gio, 21/03/2019 - 18:08

Il decreto crescita predisposto dal Governo, "a doppia mano" tra il ministero dell'Economia e dello Sviluppo economico, "non presenta le misure necessarie a dare veramente una spinta all'economia. Piuttosto contiene misure in continuità con quelle fatte dai governi precedenti". Lo ha affermato la segretaria confederale della Cgil, Gianna Fracassi, al termine dell'incontro al Mise, lo riporta l'agenzia Agi.

Quello odierno è stato soltanto un "tavolo informativo", ha detto Fracassi, nel corso del quale ai sindacati è stata presentata "una sintesi su cui non si può intervenire". "Grosse novità non ce ne sono a parte la banca pubblica dell'investimento - ha aggiunto la segretaria Cgil - che però non abbiamo capito se sarà contenuta nel decreto oppure no. Oggi ci hanno detto solo il titolo".

Fracassi riferisce anche che il governo ha parlato di 500 milioni che provengono dal fondo sviluppo e coesione e di altre risorse che "dovranno essere trovate". Secondo la Cgil le misure indicate "non riescono a dare risposte alle grandi necessità del Paese". Per questo i sindacati hanno chiesto di "aprire da qui alle prossime settimane un confronto serio e approfondito sui temi dello sviluppo". Tra i punti critici, la mancanza di misure per il Sud, di politiche industriali, di individuazione di filiere strategiche: "Ci hanno risposto - ha concluso - che ci saranno altri tavoli".

«Le modifiche al codice appalti riaprono la strada all'illegalità»

Gio, 21/03/2019 - 17:31

"Il decreto che avrebbe dovuto sbloccare i cantieri e far ripartire le opere si rivela un semplice bluff da parte del Governo, che lo utilizza, invece, per colpire e disarticolare il codice degli appalti negli aspetti più essenziali, che sono la prevenzione, il contrasto alla corruzione e alla penetrazione delle mafie, l'applicazione del principio di concorrenza e trasparenza, la tutela dei diritti dei lavoratori". Così in una nota i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello e Tiziana Bocchi.

"Nel decreto - spiegano i dirigenti sindacali - non vi è nessuna norma di accelerazione per l'utilizzazione degli investimenti, in quanto nessuna modifica è stata fatta per limitare i tempi dei processi autorizzativi e burocratici (Cipe, consiglio superiore dei lavori pubblici, valutazione di impatto ambientale). Le modifiche al codice, dal punto di vista della tempistica - sottolineano - non avranno nessun impatto immediato sulle opere bloccate, in quanto interesseranno esclusivamente i nuovi bandi di gara i cui effetti ci saranno, nella migliore delle ipotesi, tra quattro, cinque anni, ma ancor peggio è che ancora, dopo una discussione di mesi, non esiste un elenco di opere per una effettiva ed immediata cantierizzazione dei lavori".

In particolare, Massafra, Cuccello e Bocchi criticano alcuni aspetti: "Si ritorna al criterio del massimo ribasso fino alla soglia di 5.500.000; si accrescono i livelli di discrezionalità aumentando le soglie per l'affidamento diretto e allargando le procedure negoziate senza bando di gara; si aggira la norma del limite del subappalto ed i possibili controlli antimafia, facilitando l'assegnazione dei lavori ai cosiddetti consorzi stabili; si evita anche l'obbligatorietà della terna in fase di gara persino nelle categorie di lavori più esposte ad infiltrazione mafiosa; si riporta la direzione dei lavori sotto l'ombrello del contraente generale compromettendo la trasparenza delle prestazioni essendo contemporaneamente controllore e controllato; di fatto si smantella il ruolo e la funzione dell'Autorità Anticorruzione; non si interviene efficacemente per la riduzione e qualificazione delle stazioni appaltanti".

"Esprimiamo dissenso e preoccupazione per un Paese che rimane bloccato nello sviluppo e nella crescita, oltre ad essere contrari al provvedimento adottato che contrasteremo in tutte le sedi opportune", concludono i tre sindacalisti. 

Ippodromo, incontro fra Slc e Comune di Palermo

Gio, 21/03/2019 - 17:20

Incontro oggi, 21 marzo, al Comune di Palermo sulla vicenda dell'Ippodromo. Al centro, la predisposizione del bando di gara per la gestione dell'impianto sportivo. L'Slc Palermo ha espresso all’assessore al bilancio, Roberto D’Agostino, la propria preoccupazione, sottolineando l'importanza che il bando di gara venga emesso dall'amministrazione comunale in tempi brevissimi, “per ridare alla città un'importante realtà sportiva e culturale dalle grandi potenzialità, al contempo, salvaguardando il perimetro occupazionale”.

Allo Slc, il neoassessore D’Agostino ha ribadito la volontà del Comune di lavorare per far sì che l’ippodromo della Favorita venga riaperto. Si sta lavorando su un progetto di massima e per la predisposizione del bando. “Le perizie effettuate dal Comune hanno rilevato, però, la necessità di alcuni interventi alla struttura, sia nell’area delle scuderie che nell’area delle tribune – dichiarano il segretario generale Slc Palermo, Maurizio Rosso e il segretario provinciale Slc, Massimiliano Fiduccia –. Dopo mesi di attesa, il sindacato registra positivamente l’impegno dell’amministrazione a tutela dei lavoratori che rappresenta. Aspettando il bando, torneremo a sollecitare l'amministrazione”.

 

Zucchero: una filiera da salvare

Gio, 21/03/2019 - 17:04

Una storia lunga tredici anni, nata con la riforma comunitaria del settore bieticolo-saccarifero nel 2006 e non ancora finita. È la crisi del settore dello zucchero, che in Italia ha portato dopo la riforma europea alla chiusura di sedici zuccherifici su diciannove e che ora rischia di mettere a repentaglio anche i pochi presidi produttivi rimasti. La storia del settore, in realtà, è molto più longeva: la trasformazione della barbabietola in zucchero cristallizzato è uno dei processi più importanti e innovativi scoperti a inizio Ottocento. Una vera e propria rivoluzione, che permise a intere comunità di sottrarsi dal ricatto delle grandi potenze colonizzatrici che detenevano il controllo assoluto della canna da zucchero importata dalle colonie oltreoceano.

A inizio del Novecento erano più di mille gli zuccherifici in tutta Europa, nel 1960 solo in Italia c’erano 78 insediamenti industriali e 33 società saccarifere attive. Poi una progressiva e inesorabile dismissione produttiva, culminata con la riforma del 2006 e la fine delle quote zucchero nell’autunno del 2017. L’Italia, di fatto, è il Paese europeo che ha pagato il prezzo più alto, riducendo del 70% la propria quota di produzione e non riuscendo a convertire gli zuccherifici ad altre destinazioni produttive, così come previsto dalla legge 81/2006, con la conseguente perdita più di diecimila posti di lavoro (tra fissi e stagionali) e un bacino bieticolo di centinaia di migliaia di ettari.

Oggi sono tre gli zuccherifici attivi. Due nel bacino emiliano romagnolo e uno in Veneto. Fanno riferimento a due società, Sadam (ex Eridania) e Coprob, quest’ultima storica cooperativa di bieticoltori che aggrega più di cinquemila soci agricoli. Sadam ha deciso già da tempo di riconvertire il proprio stabilimento per la produzione di bioplastiche, una iniziativa figlia anche della recente cessione del marchio Eridania al gruppo francese Cristal Union, mentre Coprob ha recentemente confermato i due stabilimenti anche per la campagna di trasformazione nel 2019. Una scelta importante, fortemente voluta anche dai sindacati di categoria che in questi anni stanno provando a difendere strenuamente i posti di lavoro e la strategicità della filiera bieticolo-saccarifera.

L’Italia, infatti, è il terzo consumatore di zucchero in Europa, con un consumo pari a 1,8 milioni di tonnellate l’anno ma gran parte di questo zucchero non viene consumato né sui banconi dei bar né nelle case degli italiani. Più del 60% è destinato alla trasformazione industriale agroalimentare, costituendo l’ingrediente fondamentale di tutti i prodotti del tanto decantato ed elogiato Made in Italy agroalimentare. In sostanza lo zucchero è l’insostituibile carburante di uno dei comparti industriali più importanti del nostro paese, che ha recentemente superato i 50 miliardi di prodotti esportati all’estero. Abbandonare le circa 300.000 tonnellate attualmente prodotte in Italia, oltre all’ulteriore danno occupazionale, significherebbe costringere tutto il comparto dell’industria di trasformazione alimentare a comprare l’ingrediente fondamentale dai principali competitors, ovvero i francesi e i tedeschi.

Sta proprio qui una delle ragioni della crisi del settore. Dopo la fine delle quote, a fronte anche di un'ingiustificabile indifferenza della Commissione europea, il mercato europeo dello zucchero ha visto un progressivo (e prevedibile) crollo dei prezzi, calato in pochi mesi di circa il 40%, passando da circa 550 euro a tonnellate a scarse 300. Contestualmente le aziende leader sul mercato hanno cominciato una campagna molto aggressiva di sovrapproduzione con evidenti intenti speculativi, che ha portato una sovrabbondanza di offerta di zucchero raffinato sul mercato. La conseguenza? Un ulteriore calo del prezzo dello zucchero e ingenti perdite per le aziende medio piccole, in particolare italiane, spagnole, polacche e dell’area balcanica.

Una vera e propria guerra commerciale fatta di pratiche di concorrenza sleale, finalizzate a rafforzare la posizione di mercato dei grandi gruppi francesi e tedeschi, che si è consumata nell’indifferenza (o forse complicità…) dei governi nazionali e della commissione europea. Ma quando si gioca d’azzardo c’è il rischio di perdere, e infatti in questa vicenda a perdere è l’intera Europa, vittima dei singoli egoismi nazionali. Alla sovrapproduzione dei gruppi francesi e tedeschi hanno risposto con la stessa moneta i produttori indiani, thailandesi e brasiliani, che hanno inondato il mercato mondiale di zucchero bianco a prezzi ancora più bassi di quelli prodotti in Europa, facendo leva sul basso costo del lavoro. Esito? Una crisi dell’intero comparto in Europa che non sta risparmiando nessuno, grandi e piccoli produttori, con migliaia di posti di lavoro a rischio. Sud Zucker, azienda tedesca leader in Europa, ha recentemente annunciato la chiusura di quattro stabilimenti. Saint Louise Sucre, importante e storico gruppo francese ha annunciato una ristrutturazione altrettanto dolorosa.

In sostanza dopo anni di non governo del mercato e di liberismo sfrenato i nodi sono arrivati al pettine. La Commissione europea ha istituito infatti, su richiesta del governo italiano per la seconda volta in tre anni, un gruppo esperti di alto livello che entro la prossima estate dovrà fornire le raccomandazioni necessarie per affrontare la crisi di settore. Una storia simile a quanto successo in altri settori, come ad esempio nel lattiero-caseario. La competizione internazionale, la deregolamentazione del mercato e la svalutazione del lavoro, hanno messo sotto pressione importanti filiere produttive, facendo emergere con chiarezza la necessità di nuovi strumenti di regolazione del mercato. Ormai anche nelle stanze degli eurocrati della commissione questo argomento non è più un tabù.

È chiara l’idea di un sostanziale fallimento di alcune riforme strutturali, come quella dell’organizzazione comune del mercato dello zucchero del 2006. Il sostegno all’ammasso privato, la deroga al principio della libera concorrenza (così come previsto dall’articolo 222 del regolamento) e la possibilità dei singoli paesi di intervenire con finanziamenti diretti a sostegno della filiera senza subire procedure di infrazione dalla Commissione relativamente agli aiuti di Stato (così come si sta discutendo nelle bozze per nuova Pac), sono tutte proposte avanzate da tempo dal sindacato europeo di settore (Effat), su proposta dei sindacati di categoria italiani, a partire dalle proposte elaborate dalla Flai Cgil per la tutela dei presidi produttivi saccariferi e delle relative maestranze.

Ora a chiedere interventi urgenti sono anche le associazioni europee degli industriali e degli agricoltori, che nell'audizione presso il gruppo esperti di alto livello a cui la Flai Cgil ha partecipato lo scorso 19 marzo, alla presenza dei rappresentanti della Commissione e dei 27 Paesi della Ue, hanno lamentato il lassismo della Commissione mentre fino a pochi mesi fa continuavano a sostenere che "ci avrebbe pensato il mercato". Adesso sarà necessario che ci pensino i governi (tra cui anche quello italiano) e la Commissione che sarà istituita dopo le prossime elezioni europee. Toccherà a loro dare una risposta a un quesito che i sindacati pongono da tempo, ovvero: in che modo le istituzioni vogliono provare a salvare la strategicità della produzione saccarifera e i posti di lavoro? Nel frattempo, come Flai, continueremo a mettere in campo tutte le iniziative di lotta necessarie affinché non siano i lavoratori a pagare il prezzo di scelte politiche sbagliate e confuse.

Roberto Iovino e Raffaele Ferrone sono sindacalisti della Flai Cgil nazionale

Assegni familiari per i somministrati: «Sentenza storica»

Gio, 21/03/2019 - 16:35

Dopo un lungo contenzioso giudiziario la Corte di Cassazione sezione Lavoro ha sancito (con la sentenza n. 6870 dell’8 marzo 2019) il diritto all'assegno al nucleo familiare per i lavoratori in somministrazione assunti a tempo indeterminato, anche nei periodi di fruizione dell'indennità di disponibilità (cioè nei periodi non lavorati).

Una sentenza che nasce da un'iniziativa di Nidil Cgil di Bergamo che, nell’ottobre del 2010, ha presentato il primo ricorso. “È un risultato storico per il Nidil Cgil provinciale - commentano la segretaria generale di Nidil-Cgil provinciale Paola Redondi e Mauro Rossi, che nove anni fa guidava la categoria - Siamo particolarmente orgogliosi e soddisfatti, visto che proprio da qui, da Bergamo, nell’ottobre del 2010, è partito il primo ricorso e poi è seguito l'appello per garantire anche ai lavoratori somministrati un diritto importante”.

“Si concretizza con questa sentenza il lavoro avviato parecchi anni fa, insieme all’avvocato Loredana Baschenis” proseguono i due sindacalisti di Bergamo, Redondi e Rossi. “Invitiamo chi si trovi a lavorare a tempo indeterminato per le Agenzie per il lavoro a rivolgersi ai nostri sportelli per tutte le informazioni e la consulenza su questa novità. Le nostre strutture sono a disposizione di tutti coloro che si sono visti negare nel tempo il loro legittimo diritto a percepire l'assegno al nucleo familiare nei periodi di disponibilità. Nelle prossime settimane partirà anche una campagna per informarli”.

Teuco: lavoratori beffati dal ministero

Gio, 21/03/2019 - 16:22

Fino a pochi anni fa era un punto di riferimento per la produzione delle piscine per yacht (di cui era leader indiscussa di mercato), vasche da bagno, idromassaggi, docce di alta gamma. Un gioiello delle Marche. Poi il lento declino, la chiusura sopraggiunta nel 2017 e la dichiarazione di fallimento, l’anno successivo. Ormai non ci sono più spiragli per salvare la Teuco di Montelupone (Macerata). Ma qualcosa per gli ex lavoratori ancora si può fare, e non è un dettaglio da poco: “Riconoscere gli ultimi due mesi di ammortizzatori sociali che in deroga erano stati stanziati dal ministero, permetterebbe ad alcuni di raggiungere la soglia per andare in pensione e a tutti gli altri di ricevere anche l’ultima parte di retribuzioni e contributi cui avevano diritto. Ma lo stesso ministero che ci aveva garantito di stare dalla parte dei lavoratori, li ha revocati e adesso non vuole ascoltarci”. Lo spiega a Rassegna Sindacale Romina Maccari, della Filctem di Macerata, che ha seguito tutta la vicenda negli ultimi anni.

Stiamo parlando di un’azienda che nel periodo d’oro contava circa 400 dipendenti ed era un vanto per il territorio marchigiano. La lenta crisi con lunghi periodi di cassa integrazione ha sfoltito il personale fino ad arrivare ai 110 dipendenti licenziati con la chiusura definitiva a giugno 2018. “Le abbiamo provate tutte – spiega la sindacalista – ma ora ci rimane da condurre quest’ultima battaglia: chiediamo al ministero di convocarci al più presto al tavolo che era stato promesso per gestire gli ultimi due mesi di ammortizzatori negati. Ricordo che si tratta di soldi già a bilancio e che dunque spettano agli ex dipendenti per concludere questa vicenda almeno con un briciolo di dignità. Se alla fine non vorranno darci nemmeno questo, abbiamo almeno in coraggio di dircelo”.

A sostegno delle richieste dei sindacati e dei lavoratori c’è anche un atto ufficiale: l’interrogazione parlamentare presentata lo scorso ottobre a Montecitorio da Guglielmo Epifani (Leu) per chiedere spiegazioni sulla marcia indietro del ministero. Così ha risposto il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon: “Ogni cessazione di attività aziendale ha inevitabilmente un impatto sociale pesante all’interno del territorio in cui si colloca il capitale umano colpito, come in questo caso la provincia di Macerata. Per questo motivo, vorrei ribadire che le vite dei lavoratori della Teuco e delle loro famiglie rappresentano una preoccupazione costante per questo governo, impegnato sin dal suo insediamento nel cercare di migliorare le situazioni occupazionali e la dignità dei lavoratori, riducendo il precariato e aumentando le tutele di tutte quelle categorie di lavoratori maggiormente esposti”. Fino a concludere: “Il governo sta ponendo la più alta attenzione anche con la disponibilità all'apertura di un tavolo di confronto nelle opportune sedi istituzionali”.

“Quel che fa rabbia – osserva oggi l’esponente della Filctem – è la decisione di revocare il periodo di copertura della cassa integrazione con una data retroattiva: praticamente l’hanno bloccata il 19 giugno 2018, quando mancavano appena undici giorni alla sua conclusione, con effetto però a partire dal 20 aprile, quindi due mesi prima. Abbiamo fatto manifestazioni, siamo andati dal Prefetto, abbiamo coinvolto i sindaci dei Comuni interessati. Da due settimane i lavoratori stanno mandando tutti i giorni una mail al ministero per chiedere una risposta. Che sia anche un ‘no’, ma ce lo devono dire in faccia”. Intanto quelle parole del sottosegretario sono rimaste sulla carta e il tavolo non è mai stato convocato. “Su questo però non ci arrendiamo – conclude Maccari –. Stiamo pensando a nuove iniziative di protesta, anche un presidio a Roma davanti al ministero. Vedremo. Chiediamo solo dignità per questi lavoratori e il rispetto delle promesse”.

Giordano Vini (Cuneo), 26 marzo sciopero

Gio, 21/03/2019 - 13:43

“La decisione dell’azienda Giordano Vini di Alba (Cuneo) di affidare, a partire dal 1° aprile, la commessa del servizio clienti a Comdata ha avuto come conseguenza immediata la richiesta di trasferimento a Ivrea dei 41 addetti al call center, rappresentando di fatto il licenziamento mascherato di 41 lavoratori”. A dirlo sono Slc e Flai Cgil, Fistel e Fai Cisl, e Uila Uil che, nell’ambito delle iniziative volte a impedire i licenziamenti, hanno proclamato per martedì 26 marzo lo sciopero di tutti i dipendenti. In contemporanea con lo sciopero è prevista una manifestazione ad Alba, in piazza Duomo alle ore 14, durante la quale una delegazione di lavoratori sarà ricevuta dal sindaco di Alba. In seguito i lavoratori si sposteranno a Diano d’Alba dove è previsto un incontro con il sindaco e la giunta comunale. È inoltre già previsto per mercoledì 27 marzo, alle ore 15, il secondo incontro presso l’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte con tutte le parti coinvolte.

Giordano Vini (Cuneo), 26 marzo sciopero

Gio, 21/03/2019 - 13:43

“La decisione dell’azienda Giordano Vini di Alba (Cuneo) di affidare, a partire dal 1° aprile, la commessa del servizio clienti a Comdata ha avuto come conseguenza immediata la richiesta di trasferimento a Ivrea dei 41 addetti al call center, rappresentando di fatto il licenziamento mascherato di 41 lavoratori”. A dirlo sono Slc e Flai Cgil, Fistel e Fai Cisl, e Uila Uil che, nell’ambito delle iniziative volte a impedire i licenziamenti, hanno proclamato per martedì 26 marzo lo sciopero di tutti i dipendenti. In contemporanea con lo sciopero è prevista una manifestazione ad Alba, in piazza Duomo alle ore 14, durante la quale una delegazione di lavoratori sarà ricevuta dal sindaco di Alba. In seguito i lavoratori si sposteranno a Diano d’Alba dove è previsto un incontro con il sindaco e la giunta comunale. È inoltre già previsto per mercoledì 27 marzo, alle ore 15, il secondo incontro presso l’assessorato al Lavoro della Regione Piemonte con tutte le parti coinvolte.

Lavoro: Cgil, inizio anno non rassicurante

Gio, 21/03/2019 - 13:15

“Un inizio anno non rassicurante, anzi: aumentano considerevolmente sia la cassa integrazione, in particolare quella straordinaria, che la disoccupazione. Il governo, da troppo tempo latitante sul tema delle politiche per lo sviluppo e per la creazione di nuova occupazione, non può non prendere in esame questi dati”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti in merito ai dati resi noti quest’oggi dall’osservatorio Inps sulla cassa integrazione. 

“Quanto rilevato a gennaio 2019 dall’istituto – prosegue Scacchetti – evidenzia una crescita allarmante della disoccupazione del 13,4% su base annua” e secondo la dirigente sindacale “questo dato conferma il flop del decreto dignità poiché, in assenza di crescita, non sta determinando alcun beneficio. Ciò è dimostrabile – sottolinea – dal numero delle domande di licenziamento di dicembre, pari a 201.267, di cui il 98,5% sono state richieste di Naspi”. “A febbraio 2019 aumentano anche le ore di cassa integrazione richieste, del 91,1% su gennaio 2019 e del 25,6% su febbraio 2018. Tutti dati – aggiunge – che confermano la gravità delle condizioni generali del sistema produttivo nel nostro Paese, con il rischio non solo di una nuova fase di stagnazione, ma di un vero e proprio rallentamento”.

Per la segretaria confederale “servono quindi, come proposto unitariamente da Cgil, Cisl e Uil nella piattaforma, investimenti pubblici e privati e provvedimenti concreti che rendano le infrastrutture, materiali e immateriali, immediatamente cantierabili. Inoltre, serve attivare immediatamente un piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione e – conclude Scacchetti – rivedere l’infruttuosa pratica degli incentivi favorendo interventi urgenti che creino lavoro reale e stabile”.

Fiom, 5 aprile assemblea Rls a Padova

Gio, 21/03/2019 - 12:30

“Credici. La salute e la sicurezza prima di tutto”, questo il titolo dell'Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati Fiom Cgil alla salute e sicurezza sul lavoro, che si tiene a Padova il 5 aprile prossimo. L'appuntamento è alle ore 10 presso il Four Point Sheraton (corso Argentina 5). Introduce Maurizio Marcelli, responsabile ufficio Salute e sicurezza della Fiom Cgil nazionale. Conclude Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil.

Assegni familiari, per i somministrati le stesse regole

Gio, 21/03/2019 - 11:43

I lavoratori in somministrazione assunti a tempo indeterminato hanno diritto all'assegno al nucleo familiare anche nei periodi di fruizione dell'indennità di disponibilità. Lo ha sancito la Corte di Cassazione Sezione Lavoro con la sentenza n. 6870 dell’8 marzo 2019 dopo un lungo contenzioso giudiziario. “Vengono così riconosciute le ragioni di Nidil Cgil e Inca Cgil che, attraverso il patrocinio congiunto di un lavoratore somministrato di Bergamo, hanno sempre sostenuto l'infondatezza della posizione dell'Inps, che nel tempo ha di fatto discriminato i lavoratori in somministrazione rispetto alla generalità dei lavoratori subordinati”. Ne danno notizia le due organizzazioni.

L'Istituto di previdenza, infatti, attraverso un'interpretazione restrittiva delle norme, in questi anni ha negato il diritto all'assegno, ritenendo che, nella mancanza del presupposto dello svolgimento dell'attività lavorativa, l'indennità percepita dai lavoratori non avesse natura retributiva e, di conseguenza, non fosse applicabile la disciplina. La Cassazione, invece, con questa sentenza riconosce il diritto all'assegno, sostenendo che il rapporto giuridico fra l'Agenzia per il lavoro e il lavoratore si realizza anche nei periodi di disponibilità. Confermata, dunque, la natura retributiva dell'indennità di disponibilità, peraltro già gravata da contribuzione previdenziale piena.

“Il nostro auspicio – concludono Nidil e Inca – è che ora l'Istituto recepisca al più presto la decisione della Corte di Cassazione, riformando il proprio approccio interpretativo e ristorando nel loro diritto tutti quei lavoratori che nel corso di questi anni hanno subìto una grande ingiustizia. Le strutture sindacali Cgil sono a disposizione di tutte quelle lavoratrici e quei lavoratori somministrati che si sono visti negare nel tempo il loro legittimo diritto a percepire l'assegno al nucleo familiare nei periodi di disponibilità. Nelle prossime settimane partirà una campagna per informarli che è possibile richiedere la prestazione che, prima di questa sentenza, sembrava loro interdetta”.

Mafia, Gesmundo (Cgil Puglia): a Brindisi una piazza bellissima

Gio, 21/03/2019 - 11:02

“Una straordinaria piazza piena di giovani, lavoratori, pensionati, amministratori, associazioni e semplici cittadini, quell’antimafia sociale che deve fare rete sempre, ogni giorno, per contrastare sul piano culturale prima di tutto, e per chi ha ruoli e competenze sul piano operativo, l’azione della criminalità nella nostra regione”. È quanto afferma il segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, presente alla manifestazione regionale indetta quest’anno a Brindisi in occasione della Giornata della Memoria e dell’impegno promossa da Libera.

“Soprattutto al Sud e nella nostra regione, la legalità è il presupposto per creare condizioni tali da attrarre investimenti e creare nuova occupazione. La presenza di organizzazioni criminali è invece un deterrente in tal senso, inquina le economie locali, sottrae risorse alla collettività, produce insicurezza nei cittadini e sfiducia nelle istituzioni. Un’indagine che abbiamo commissionato ha misurato in 5,5 miliardi di euro ogni anno la quota di ricchezza che le economie illegali sottraggono a tutti, ai cittadini, alle imprese”, ha continuato il dirigente Cgil.

A creare terreno fertile per le organizzazioni criminali “le condizioni di arretratezza e la mancanza di lavoro. Le mafie sfruttano il bisogno e la disperazione di tante persone. A pagare un prezzo altissimo sono i lavoratori coinvolti in questi circuiti criminali, in termini di sicurezza e salari. Serve la forte presenza dello Stato: sul versante del controllo e della repressione dei fenomeni mafiosi, ma anche sostenendo la crescita sociale ed economica dei territori del Mezzogiorno. Il buon lavoro, stabile, sicuro, ben retribuito, toglie dal ricatto di accettare un’occupazione qualunque essa sia, chiunque sia l’intermediario o il datore di lavoro. È un antidoto a ogni forma di illegalità e per questo rivendichiamo per le nostre regioni più lavoro e soprattutto più lavoro di qualità”, termina il comunicato.

Blutec: Pagliaro (Cgil), sconcerta l'assenza della Regione

Gio, 21/03/2019 - 10:56

“L’assenza del governo regionale, oggi, a Termini Imerese sconcerta. Non ci possono essere giustificazioni, quando in piazza vanno lavoratori da troppo tempo in difficoltà, nell’ambito di una vertenza che è simbolo del declino industriale che sta investendo l’intera Sicilia”: lo dice Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia, che partecipa al corteo che si sta svolgendo nella città per chiedere risposte per il territorio e per i lavoratori, a partire da quelli dell’indotto oggi senza ammortizzatori sociali. “Da anni – aggiunge Pagliaro – siamo impegnati in questa vertenza e in quella per la ripresa dell’industria in Sicilia, mi auguro che la partecipata manifestazione di oggi risvegli coscienze che sembrano assopite, che sappiano poi mettere in campo un’adeguata azione politica”.

Montepulciano, tegola sui dipendenti di Autogrill

Gio, 21/03/2019 - 10:42

Montepulciano. Dopo la complicata trattativa sindacale conclusasi a tarda notte il 29 ottobre 2018, con cui Autogrill e sindacati si erano rispettivamente impegnati sul ricorso alla cassa integrazione a fronte di una ristrutturazione importante della struttura con conseguente riapertura entro il 1° ottobre 2019 dello storico locale di Montepulciano, una nuova e pesante tegola è caduta sulla testa dei dipendenti di Autogrill.

“Nell'ultimo incontro sindacale – spiegano Filcams Cgil e Fisascat Cisl – la direzione aziendale ha comunicato ufficialmente che non è ancora pronto il progetto di ristrutturazione e che non è più in grado di mantenere l'impegno di riapertura precedentemente preso, posticipandolo presuntivamente alla primavera 2020. Tale rinvio è molto grave perché denota una sottovalutazione delle problematiche di ristrutturazione che francamente non ci aspettavamo da una società strutturata e organizzata come Autogrill Italia e perché apre uno scenario preoccupante sulle sorti degli oltre 40 dipendenti della struttura che rischiano di subire un ampio vuoto temporale di copertura degli ammortizzatori sociali con conseguente incertezza sul destino occupazionale”.

Le organizzazioni sindacali hanno espresso la loro delusione e il loro disappunto per il venir meno degli impegni presi dalla società. Previsto un nuovo incontro con l'azienda per chiarire nel dettaglio gli sviluppi e le conseguenze sui dipendenti, “che non possono subire anche il gravoso invio in trasferte forzate nella rete autostradale italiana”.

Dopo tale incontro, qualora non scaturiscano soluzioni condivise, i sindacati sono pronte a mettere in atto “tutte le iniziative di mobilitazione e mediatiche che si rendessero necessarie”.

Montepulciano, tegola sui dipendenti di Autogrill

Gio, 21/03/2019 - 10:42

Montepulciano. Dopo la complicata trattativa sindacale conclusasi a tarda notte il 29 ottobre 2018, con cui Autogrill e sindacati si erano rispettivamente impegnati sul ricorso alla cassa integrazione a fronte di una ristrutturazione importante della struttura con conseguente riapertura entro il 1° ottobre 2019 dello storico locale di Montepulciano, una nuova e pesante tegola è caduta sulla testa dei dipendenti di Autogrill.

“Nell'ultimo incontro sindacale – spiegano Filcams Cgil e Fisascat Cisl – la direzione aziendale ha comunicato ufficialmente che non è ancora pronto il progetto di ristrutturazione e che non è più in grado di mantenere l'impegno di riapertura precedentemente preso, posticipandolo presuntivamente alla primavera 2020. Tale rinvio è molto grave perché denota una sottovalutazione delle problematiche di ristrutturazione che francamente non ci aspettavamo da una società strutturata e organizzata come Autogrill Italia e perché apre uno scenario preoccupante sulle sorti degli oltre 40 dipendenti della struttura che rischiano di subire un ampio vuoto temporale di copertura degli ammortizzatori sociali con conseguente incertezza sul destino occupazionale”.

Le organizzazioni sindacali hanno espresso la loro delusione e il loro disappunto per il venir meno degli impegni presi dalla società. Previsto un nuovo incontro con l'azienda per chiarire nel dettaglio gli sviluppi e le conseguenze sui dipendenti, “che non possono subire anche il gravoso invio in trasferte forzate nella rete autostradale italiana”.

Dopo tale incontro, qualora non scaturiscano soluzioni condivise, i sindacati sono pronte a mettere in atto “tutte le iniziative di mobilitazione e mediatiche che si rendessero necessarie”.

Blutec, lavoratori in corteo a Termini Imerese

Gio, 21/03/2019 - 09:59

È in corso a Termini Imerese il corteo de sindacati che oggi attraversa la cittadina a 35 chilometri da Palermo per chiedere al governo la riapertura di un tavolo al Mise con Fca e la conferma degli ammortizzatori sociali per i dipendenti della Blutec.

Nonostante il tempo incerto, in centinaia sono in marcia. Tra gli slogan scanditi c'è “lotta dura contro la chiusura”, e “Musumeci dove sei?”, facendo riferimento al mancato intervento del presidente della Regione, oltre che al ministro del Lavoro Di Maio. L'obiettivo è, in effetti, mantenere alta l'attenzione sulla vertenza dopo che lo stabilimento è stato sequestrato nei giorni scorsi insieme agli altri della stessa società, i cui vertici sono stati arrestati per malversazione ai danni dello Stato. Un primo risultato della manifestazione, però, è stato già ottenuto. La Fiom nazionale, tramite il suo account Twitter, ha fatto sapere che il Mise ha convocato per il 9 aprile un incontro.

Con #Blutec per il futuro dell’industria e del lavoro a Termini Imerese. ‘#Musumeci dove sei’ scandiscono i #lavoratori chiedendo l’intervento del presidente della #Regione e di #DiMaio. @fiomnet @RedavidF @Depalma_michele @cgilnazionale pic.twitter.com/EqIL2xxS6k

— CGIL PALERMO (@CGILPalermo) 21 marzo 2019

A preoccupare i lavoratori, un migliaio tra 700 ex Fiat più altri 300 dell'indotto, è il futuro tra un piano industriale mai decollato e lo scandalo che ha travolto i vertici dell'azienda. Il corteo, con concentramento alle poste di Termini bassa, dopo aver attraversato il centro, con le saracinesche dei negozi abbassate in segno di solidarietà, si fermerà in piazza Duomo.

Molti lavoratori indossano felpe blu con il logo della Lancia Ypsilon, ma ci sono anche studenti, ex operai in pensione, semplici cittadini, e ancora delegazioni da tutta la Sicilia di Fim, Fiom e Uilm, Cgil Cisl e Uil provinciali e regionali. Nutrita anche la rappresentanza dei sindaci del territorio, tra cui quello di Termini Imerese, il vicesindaco di Cefalù e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

IN STRADA PER IL LAVORO
È partito il corteo a Termini Imerese dei lavoratori #Blutec e dell’indotto per chiedere al #Governo la riapertura di un tavolo al #Mise con #Fca e la conferma degli ammortizzatori sociali. A concludere sarà @RedavidF. La #Fiom c'è! @Depalma_michele pic.twitter.com/kWj24sWpBN

— Fiom-Cgil nazionale (@fiomnet) 21 marzo 2019

“La convocazione per il 9 aprile al Mise deve servire a dire qual è il futuro per lo stabilimento e per i lavoratori. C’è un commissario che non può essere un commissario liquidatore, vogliamo sapere qual è il piano industriale con cui andare avanti, altrimenti è a rischio anche la cassa integrazione”: lo dice Francesca Re David, segretaria generale nazionale della Fiom Cgil oggi a Termini Imerese per il corteo dei lavoratori Blutec e dell’indotto. Le fa eco Roberto Mastrosimone, segretario della Fiom Sicilia. “Deve essere – dice – un tavolo di svolta per i mille lavoratori interessati, i 700 ex Fiat e i 300 dell’indotto”. Re David aggiunge: “Il punto è ricominciare a produrre, finora abbiamo avuto montagne di piani, ma nessun prodotto. Ci vuole quindi un soggetto industriale e al riguardo Fiat si deve assumere le sue responsabilità, come anche il governo nazionale deve fare la sua parte”. La segretaria Fiom aggiunge che “occorre investire per arrestare il processo di deindustrializzazione in atto in Sicilia e i soldi devono servire non per le speculazioni finanziare, ma esclusivamente per il rilancio industriale, come chiede questa piazza che dopo ben sette anni vede ancora insieme i lavoratori ex Fiat e dell’indotto”.

“Termini Imerese ancora una volta si è stretta intorno ai lavoratori dell’ex Fiat e dell'indotto. Una manifestazione di migliaia di persone, con sindaci, studenti, lavoratori di altri comparti, delegazioni da tutta la Sicilia insieme perché Termini Imerese è il simbolo di una Sicilia che non si rassegna. Qui oggi si è manifestato per il lavoro, per l’innovazione contro le speculazioni finanziarie e l’illegalità. Un primo risultato della manifestazione di oggi è arrivato da Roma: il Mise ha convocato per il 9 aprile il tavolo sulla vertenza Blutec”. Lo dichiara in una nota Michele De Palma, segretario nazionale Fiom Cgil e responsabile automotive. “Sono otto anni che le lavoratrici e i lavoratori chiedono certezze sul loro futuro occupazionale – continua –, di fronte a piani industriali che non si sono mai concretizzati. E nonostante la Fiom ai tavoli ministeriali abbia sollevato il problema della mancata realizzazione del piano industriale e del contratto di sviluppo. La vertenza coinvolge complessivamente 1.000 lavoratori, di cui 700 ex Fiat più altri 300 dell'indotto, ma considerando il resto degli stabilimenti la vertenza si allarga a tutta Italia e a circa 2.000 lavoratori dal Piemonte all’Abruzzo, fino alla Basilicata”.

La convocazione del tavolo generale del governo, per De Palma, “è un atto importante in cui avremo la possibilità di un confronto con il commissario e Invitalia oltre alle istituzioni.
La “vertenza Termini Imerese” è riaperta: bisogna dare continuità ai progetti in essere, ma oggi occorre cercare nuovi soggetti industriali per far ripartire la produzione. È necessario che le commesse a partire dai Doblò elettrici siano confermate”. Fca ha una responsabilità oggettiva a cui il ministero dello Sviluppo economico aveva già richiamato la proprietà – conclude –. Gli arresti e i comportamenti della proprietà dimostrano che le istituzioni di questo Paese devono sostenere i lavoratori difendendo investimenti e innovazione, garantendo la legalità al riparo dalle speculazioni”.

(aggiornato alle 14.53)

Blutec, lavoratori in corteo a Termini Imerese

Gio, 21/03/2019 - 09:59

È in corso a Termini Imerese il corteo de sindacati che oggi attraversa la cittadina a 35 chilometri da Palermo per chiedere al governo la riapertura di un tavolo al Mise con Fca e la conferma degli ammortizzatori sociali per i dipendenti della Blutec.

Nonostante il tempo incerto, in centinaia sono in marcia. Tra gli slogan scanditi c'è "lotta dura contro la chiusura", e ”Musumeci dove sei?”, facendo riferimento al mancato intervento del presidente della Regione, oltre che al ministro del Lavoro Di Maio. L'obiettivo è, in effetti, mantenere alta l'attenzione sulla vertenza dopo che lo stabilimento è stato sequestrato nei giorni scorsi insieme agli altri della stessa società, i cui vertici sono stati arrestati per malversazione ai danni dello Stato. Un primo risultato della manifestazione, però, è stato già ottenuto. La Fiom nazionale, tramite il suo account Twitter, ha fatto sapere che il Mise ha convocato per il 9 aprile un incontro.

Con #Blutec per il futuro dell’industria e del lavoro a Termini Imerese. ‘#Musumeci dove sei’ scandiscono i #lavoratori chiedendo l’intervento del presidente della #Regione e di #DiMaio. @fiomnet @RedavidF @Depalma_michele @cgilnazionale pic.twitter.com/EqIL2xxS6k

— CGIL PALERMO (@CGILPalermo) 21 marzo 2019

A preoccupare i lavoratori, un migliaio tra 700 ex Fiat più altri 300 dell'indotto, è il futuro tra un piano industriale mai decollato e lo scandalo che ha travolto i vertici dell'azienda. Il corteo, con concentramento alle poste di Termini bassa, dopo aver attraversato il centro, con le saracinesche dei negozi abbassate in segno di solidarietà, si fermerà in piazza Duomo.

Molti lavoratori indossano felpe blu con il logo della Lancia Ypsilon, ma ci sono anche studenti, ex operai in pensione, semplici cittadini, e ancora delegazioni da tutta la Sicilia di Fim, Fiom e Uilm, Cgil Cisl e Uil provinciali e regionali. Nutrita anche la rappresentanza dei sindaci del territorio tra cui quello di Termini Imerese, il vicesindaco di Cefalu' e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

IN STRADA PER IL LAVORO
È partito il corteo a Termini Imerese dei lavoratori #Blutec e dell’indotto per chiedere al #Governo la riapertura di un tavolo al #Mise con #Fca e la conferma degli ammortizzatori sociali. A concludere sarà @RedavidF. La #Fiom c'è! @Depalma_michele pic.twitter.com/kWj24sWpBN

— Fiom-Cgil nazionale (@fiomnet) 21 marzo 2019

"La convocazione per il 9 aprile al Mise deve servire a dire qual è il futuro per lo stabilimento  e per i lavoratori. C’è un commissario che non può essere un commissario liquidatore, vogliamo sapere qual è il piano industriale con cui  andare avanti, altrimenti è a rischio anche la cassa integrazione”: lo dice Francesca Re David, segretaria generale nazionale della Fiom Cgil oggi a Termini Imerese per il corteo dei lavoratori Blutec e dell’indotto. Le fa eco Roberto Mastrosimone, segretario della Fiom Sicilia. “Deve essere - dice -  un tavolo di svolta per i mille lavoratori interessati, i 700 ex Fiat e i 300 dell’indotto”. Re David aggiunge. “Il punto è ricominciare a produrre, finora abbiamo avuto montagne di piani ma nessun prodotto. Ci vuole quindi un soggetto industriale e al riguardo Fiat si deve assumere le sue responsabilità, come anche il governo nazionale deve fare la sua parte”. La segretaria Fiom aggiunge che “ Occorre investire per arrestare il processo di deindustrializzazione in atto in Sicilia e i soldi devono servire non per le speculazioni finanziare ma esclusivamente per il rilancio industriale, come chiede questa piazza che dopo ben sette anni vede  ancora insieme i lavoratori ex Fiat e dell’indotto”.

“Termini Imerese ancora una volta si è stretta intorno ai lavoratori dell’ex Fiat e dell'indotto. Una manifestazione di migliaia di persone, con sindaci, studenti, lavoratori di altri comparti, delegazioni da tutta la Sicilia insieme perché Termini Imerese è il simbolo di una Sicilia che non si rassegna. Qui oggi si è manifestato per il lavoro, per l’innovazione contro le speculazioni finanziarie e l’illegalità.
Un primo risultato della manifestazione di oggi è arrivato da Roma: il Mise ha convocato per il 9 aprile il tavolo sulla vertenza Blutec". Lo dichiara in una nota Michele De Palma, segretario nazionale Fiom Cgil e responsabile automotive. "Sono otto anni che le lavoratrici e i lavoratori chiedono certezze sul loro futuro occupazionale - continua -, di fronte a piani industriali che non si sono mai concretizzati. E nonostante la Fiom ai tavoli ministeriali abbia sollevato il problema della mancata realizzazione del piano industriale e del contratto di sviluppo. La vertenza coinvolge complessivamente 1000 lavoratori, di cui 700 ex Fiat più altri 300 dell'indotto, ma considerando il resto degli stabilimenti la vertenza si allarga a tutta Italia e a circa 2000 lavoratori dal Piemonte all’Abruzzo fino alla Basilicata".

La convocazione del tavolo generale del governo, per De Palma, " è un atto importante in cui avremo la possibilità di un confronto con il Commissario e Invitalia oltre alle Istituzioni.
La “vertenza Termini Imerese” è riaperta: bisogna dare continuità ai progetti in essere, ma oggi occorre cercare nuovi soggetti industriali per far ripartire la produzione. È necessario che le commesse a partire dai Doblò elettrici siano confermate". Fca ha una responsabilità oggettiva a cui il Ministero dello Sviluppo Economico aveva già richiamato la proprietà - conclude -. Gli arresti e i comportamenti della proprietà dimostrano che le Istituzioni di questo Paese devono sostenere i lavoratori che difendendo investimenti e innovazione, garantendo la legalità al riparo dalle speculazioni.”

(aggiornato alle 14.53)

RadioArticolo1, i programmi di giovedì 21 marzo

Gio, 21/03/2019 - 09:48

RadioArticolo1, i programmi di giovedì 21 marzo:

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con Davide Colella
  • ore 10:00 - Work in news - Vita da precari. Con Giuliana Renelli, Cgil Perugia - Tutela dei risparmiatori. Parla Fabrizio Ghidini, Federconsumatori Parma - La carovana della Terra - Legalità prima di tutto. Interviene Stefano Milani, RadioArticolo1. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 10:30 - Spazio Filcams - Calvin Klein lascia a casa 84 dipendenti. Con Alice Romano, Milano - Marconi Group, lavoratori delle mense senza stipendio. Interviene Nella Milazzo, Cagliari. A cura di Maurizio Minnucci
  • ore 11:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 11:05 - Speciale - Orizzonti di giustizia sociale. In diretta da Padova, la XXIV Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Collegamenti dal corteo e intervento finale di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera
  • ore 13:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 15:00 - Consumeradio - Rimborsi rinviati. Interviene Francesco Luongo, Mdc - Fondo affitti senza ripartizione. Con Daniele Barbieri, Sunia – Romasalvacibo. Parla Lorenzo Leonetti, Grandma. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 15:30 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato - 
  • ore 15:35 - Elleservizi - Al fianco dei migranti. Con Dario Boni del collegio di presidenza.
  • ore 15:45 - Scaffale Lavoro - Novelle artigiane. Il lavoro ben fatto. Con Vincenzo Moretti, sociologo e narratore. A cura di Emiliano Sbaraglia
  • ore 16:00 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato -
    ore 17:00 - Ellecult - Dafne, non solo un film sulla sindrome di Down. Con Carolina Raspanti, attrice - La Scala, sempre meno risorse alla lirica. Interviene Francesco Aufieri, Slc Milano. A cura di Antonia Fama
  • ore 17:30 - Piazza del lavoro - Le politiche della non accoglienza. Con Vincenzo Passerini, scrittore e presidente Cnca Trentino Alto Adige. A cura di Simona Ciaramitaro
  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

Cosmopol Basilicata, 1-2 aprile sciopero

Gio, 21/03/2019 - 08:51

Due giorni di sciopero, lunedì 1° e martedì 2 aprile, per i dipendenti dell'istituto di vigilanza Cosmopol Basilicata. A motivare la protesta, indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, il mancato rispetto dell'accordo sottoscritto presso íl ministero dello Sviluppo economico. I sindacati denunciano che l'azienda "non ha ottemperato a quanto stabilito dall'articolo 12, con riferimento al premio di risultato, dichiarandosi indisponibile a discutere con le organizzazioni in merito alla piattaforma rivendicativa di secondo livello. A oggi, infatti, risulta che la Cosmopol Basilicata non applica quanto disposto nel contratto nazionale di settore in materia di retribuzione mensilizzata, indennità vacanza contrattuale, straordinari (guardie giurate e portieri), festivi, divise, versamento dei fondi previdenziali scelti dai lavoratori mediante modulo consegnato all'azienda. Risulta, inoltre, che l'azienda, nonostante abbia attivato un ammortizzatore sociale, non abbia fatto fruire alle guardie giurate le ferie maturate che hanno ancora un saldo positivo di permessi".

Poste Italiane: Slc, contratto è scaduto a fine dicembre

Gio, 21/03/2019 - 08:35

Bene il bilancio positivo di Poste Italiane, ma il ccnl è scaduto e ai lavoratori va riconosciuto l'impegno. Ad affermarlo è Nicola Di Ceglie, segretario nazionale Slc Cgil, commentando i conti presentati dall'azienda. "Apprendiamo dai media l'ennesimo risultato positivo di bilancio per il 2018 comunicato dall'amministratore delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante. Anche noi siamo soddisfatti di questo ottimo esito, frutto del lavoro quotidiano e della capacità delle lavoratrici e dei lavoratori di mettersi in gioco, accettando sfide sempre nuove come la recente frontiera dell'e-commerce". Tuttavia, prosegue Di Ceglie, "bisogna ricordare a Del Fante che il contratto di lavoro è scaduto il 31 dicembre 2018 e che anche ai lavoratori, coloro che contribuiscono maggiormente a queste ottime performance di bilancio, va riconosciuto lo sforzo fatto in questi anni con un sostanzioso riconoscimento economico".