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Aggiornato: 4 hours 15 min fa

«Vogliamo un'Italia libera dalle mafie»

Gio, 21/03/2019 - 07:46

“Per ricordare le innumerevoli vittime innocenti di mafia, insieme a Cisl e Uil saremo presenti in tutte le manifestazioni. Il messaggio che diffonderemo unitariamente sarà: vogliamo tutta un’altra Italia, libera dalle mafie, libera dall'illegalità, libera dal lavoro sfruttato". Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra, annunciando la partecipazione della Cgil alla Giornata della Memoria, che si tiene oggi (giovedì 21 marzo) in tutta Italia. La giornata è promossa da Libera, Avviso pubblico, in collaborazione con  la Rai - Responsabilità sociale e sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. 

La piazza principale è Padova. “Passaggio a Nord Est, orizzonti di giustizia sociale”, questo il tema che accompagna la mobilitazione, durante la quale i familiari di vittime innocenti delle mafie saranno presenti nella città veneta e nei tanti luoghi dove si svolgerà la manifestazione. Durante la giornata saranno letti i circa mille nomi di vittime innocenti delle mafie, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore, hanno compiuto il loro dovere. Il corteo parte alle 7 dal Park Piazzale Boschetti e arriva al Prato della Valle, dove alle ore 12 è previsto l'intervento finale di Luigi Ciotti. Dalle 14.30 alle 17, infine, in otto sale della città di Padova si svolgeranno i seminari tematici. Sul sito di Libera sono segnalati gli eventi che si svolgeranno in tutto il paese.

#DonCiotti #21Marzo #memoriaeimpegno pic.twitter.com/BTLea1nITh

— libera contro mafie (@libera_annclm) 17 marzo 2019


“Le mafie e la corruzione – riprende Massafra – sono oggi emergenze nazionali, veri e propri cappi al collo che impediscono lo sviluppo economico e produttivo del nostro Paese; minano la credibilità delle nostre istituzioni e della politica; contribuiscono a generare disuguaglianza sociale; offrono lavoro basato sullo sfruttamento, se non addirittura sullo schiavismo. Operano così un controllo sociale del territorio che determina regressione democratica e soffocamento delle libertà sociali e individuali”. Per questo, aggiunge il segretario confederale, chiediamo al Parlamento e al governo "di porre al centro dell’azione politica la questione del contrasto alle mafie e alla corruzione. In particolare ribadiamo con forza la nostra netta contrarietà al tentativo di abbassare il rigore e di rendere opache le gare d’appalto. Occorre la massima trasparenza per combattere quel sodalizio perverso fra corruzione e mafie che si annida negli appalti. Inoltre serve potenziare e riorganizzare l’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), e rendere subito operativo il Fondo per il sostegno al reddito dei lavoratori delle aziende sequestrate”.

Incontro col governo: l'obiettivo è la «crescita»

Gio, 21/03/2019 - 06:53

Si conclude la tornata degli incontri “tecnici” tra governo e sindacati. Il 15 marzo il primo, sullo “sblocca cantieri”, giudicato da Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl molto deludente. Il secondo sul salario minimo, il 20 marzo, valutato positivamente dalla Cgil nazionale. E per oggi (giovedì 21 marzo) il terzo, con appuntamento alle ore 15 a Roma, presso la sede del ministero dello Sviluppo economico (per la Cgil partecipa la vicesegretaria generale Gianna Fracassi). Il tema è la “crescita”, sul quale il governo sta approntando un apposito decreto, di cui circolano le prime bozze, contenente una serie di misure fiscali e per il rilancio degli investimenti sia pubblici sia privati. Il decreto dovrebbe andare di pari passo con il Documento di economia e finanza (Def), che l’esecutivo si è impegnato a presentare entro il 10 aprile.

Per quanto riguarda la parte fiscale, il decreto dovrebbe prevedere incentivi per le piccole e medie imprese (con la reintroduzione del superammortamento) e in materia di ricerca e sviluppo (con la proroga dell’attuale credito d’imposta), sostegni all’edilizia, agli interventi antisismici e all’efficienza energetica, oltre a misure relative alle piattaforme digitali e al cosiddetto “rientro dei cervelli”. La sezione per il rilancio degli investimenti privati, invece, contemplerebbe nuove linee di intervento per le medie imprese, misure specifiche per il settore turistico e per quello idrico, minibond per le piccole aziende, nuove risorse in favore degli investimenti coperti dalla legge Sabatini (tecnologie digitali), e altre misure riguardanti cartolarizzazioni, dismissioni immobiliari e fondo di garanzia per la prima casa. Per gli investimenti pubblici, infine, il “grosso” delle misure interesserebbero la materia degli appalti (tutte orientate alla semplificazione, alla flessibilità procedurale e anche direttamente alla sospensione di alcune norme), cui si aggiungerebbero interventi sui contenziosi, sulla responsabilità per danno erariale, sul partenariato pubblico-privato e sui controlli dei mercati elettronici.

Cgil, Cisl e Uil porteranno al tavolo con il governo i contenuti della piattaforma unitaria, a sostegno della quale si è svolta il 9 febbraio la grande manifestazione di Roma. Una piattaforma che rilevava come la legge di bilancio non desse “risposte adeguate alla situazione del Paese”: una finanziaria “insufficiente e recessiva”, che ha “tagliato 6,4 miliardi di euro ai fondi per gli investimenti pubblici, quando sono proprio gli investimenti la prima leva dell’economia italiana per generare una crescita sostenuta, rinnovare il modello di sviluppo e creare nuova occupazione”. Una finanziaria, inoltre, che non ha “diminuito la pressione fiscale sul reddito da lavoro dipendente e da pensione, rinunciando così ad agire sulla domanda interna”, considerando anche che “l’equità del sistema e la lotta all’evasione non si realizzano introducendo la flat tax e riproponendo il sistema dei condoni”.

Sulla necessità di una riforma fiscale basata sulla progressività delle imposte è più volte intervenuto il segretario generale della Cgil. “Va messa in campo una riforma che riduca la tassazione per quelli che pagano già e che intervenga anche su tutte le forme di ricchezza che oggi esistono, da reddito e non solo. Ognuno deve pagare in base a quello che guadagna e alle sue proprietà”, ha detto Landini: “È evidente che da noi c'è una questione di diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza. È sotto gli occhi di tutti che chi era ricco è diventato ancora più ricco e chi era povero si è impoverito ancora di più. La risposta non è la flat tax, che fa soltanto aumentare questi squilibri”. Per il leader sindacale, dunque, è necessario “ridurre il peso delle tasse sul lavoro dipendente e sui pensionati, aumentando le detrazioni e rivedendo il sistema delle aliquote”.

Allo stesso tempo bisogna rilanciare gli investimenti. “Senza un piano straordinario di investimenti pubblici e privati non si creano posti di lavoro, oggi abbiamo più che mai necessità di impiegare risorse per rimettere in moto il Paese. L’esecutivo invece ha ridotto gli investimenti, soprattutto per il Sud e per il mondo pubblico, e ha chiuso i cantieri”, ha spiegato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Evidenziando un punto che sembra essere sfuggito ai più: “Nella legge di stabilità hanno messo le poste per l’aumento dei salari nel pubblico impiego. Stando a quelle cifre, l’incremento sarà di 14 euro lordi nei prossimi tre anni. Non si rendono conto che così facendo offendono se stessi e i lavoratori, non si rendono conto che il lavoro pubblico è cultura e assistenza alle persone, è diritto alla salute e inclusione sociale, è solidarietà e crescita del paese”.

Acciaierie Ast di Terni, si sciopera per il futuro

Gio, 21/03/2019 - 06:50

Si torna a scioperare all'Ast, le acciaierie di Terni di proprietà della multinazionale ThyssenKrupp (circa 2.400 dipendenti diretti e altri 2 mila nell’indotto). La Rsu ha infatti proclamato per oggi (giovedì 21 marzo) quattro ore di sciopero per ogni turno. La protesta è stata decisa a fronte della mancata convocazione da parte del governo di un nuovo incontro, che il vicecapo di gabinetto Sorial aveva preso l'impegno di fissare entro la metà di marzo.

“Siamo di fronte a un piano industriale di forte ridimensionamento dell'intero sito, che ne mina la strategicità”, spiega Massimiliano Catini, coordinatore della Fiom Cgil all'interno della Rsu: “Ast-Thyssen continua a parlare dell'importanza di Terni, ma nei fatti procede in direzione opposta. E poi si ripetono ogni giorno atteggiamenti aziendali inaccettabili, scelte unilaterali e provocazioni”. Nel comunicato di sciopero diramato dalla Rsu si parla senza mezze misure di “atti intimidatori, minacce, continue lettere di richiamo e provvedimenti disciplinari”, che “non fanno altro che inasprire i rapporti con i lavoratori”. Accanto a questo c'è il grave problema degli infortuni, che “continuano a ripetersi”.

Ma a far scattare lo sciopero è stata anche la situazione di 30 lavoratori con contratti di somministrazione che sono in scadenza a fine mese. “Contratti che verranno trasformati direttamente dalle agenzie interinali attraverso lo staff leasing, di fatto eludendo il decreto dignità”, denuncia ancora la Rsu di Ast. Infine, ma certamente importante, c'è la partita del contratto integrativo, rispetto al quale la Rsu denuncia le “mancate risposte dell'azienda”, stigmatizzando al contempo “i mancati riconoscimenti professionali a operai, impiegati, quadri, facenti funzione e categorie speciali”.

“Saputo dello sciopero, ieri l'azienda ci ha convocati – racconta ancora Massimiliano Catini – e ha fatto anche alcune aperture, ma siamo sempre lì, ai buoni propositi. E visto che più di una volta alle promesse non sono seguiti i fatti, abbiamo deciso di confermare lo sciopero”. Sciopero che sarà così articolato: oggi, 21 marzo, braccia incrociate dalle 10 alle 14, dalle 18 alle 22 e poi, nel turno di notte, dalle 02 alle 06. Venerdì 22 marzo toccherà alla quarta squadra, che incrocerà le braccia dalle 10 alle 14. Impiegati e quadri delle aree interessate seguiranno i reparti di appartenenza con quattro ore a fine turno.

Acciaierie Ast di Terni, si sciopera per il futuro

Gio, 21/03/2019 - 06:50

Si torna a scioperare all'Ast, le acciaierie di Terni di proprietà della multinazionale ThyssenKrupp (circa 2.400 dipendenti diretti e altri 2 mila nell’indotto). La Rsu ha infatti proclamato per oggi (giovedì 21 marzo) quattro ore di sciopero per ogni turno. La protesta è stata decisa a fronte della mancata convocazione da parte del governo di un nuovo incontro, che il vicecapo di gabinetto Sorial aveva preso l'impegno di fissare entro la metà di marzo.

“Siamo di fronte a un piano industriale di forte ridimensionamento dell'intero sito, che ne mina la strategicità”, spiega Massimiliano Catini, coordinatore della Fiom Cgil all'interno della Rsu: “Ast-Thyssen continua a parlare dell'importanza di Terni, ma nei fatti procede in direzione opposta. E poi si ripetono ogni giorno atteggiamenti aziendali inaccettabili, scelte unilaterali e provocazioni”. Nel comunicato di sciopero diramato dalla Rsu si parla senza mezze misure di “atti intimidatori, minacce, continue lettere di richiamo e provvedimenti disciplinari”, che “non fanno altro che inasprire i rapporti con i lavoratori”. Accanto a questo c'è il grave problema degli infortuni, che “continuano a ripetersi”.

Ma a far scattare lo sciopero è stata anche la situazione di 30 lavoratori con contratti di somministrazione che sono in scadenza a fine mese. “Contratti che verranno trasformati direttamente dalle agenzie interinali attraverso lo staff leasing, di fatto eludendo il decreto dignità”, denuncia ancora la Rsu di Ast. Infine, ma certamente importante, c'è la partita del contratto integrativo, rispetto al quale la Rsu denuncia le “mancate risposte dell'azienda”, stigmatizzando al contempo “i mancati riconoscimenti professionali a operai, impiegati, quadri, facenti funzione e categorie speciali”.

“Saputo dello sciopero, ieri l'azienda ci ha convocati – racconta ancora Massimiliano Catini – e ha fatto anche alcune aperture, ma siamo sempre lì, ai buoni propositi. E visto che più di una volta alle promesse non sono seguiti i fatti, abbiamo deciso di confermare lo sciopero”. Sciopero che sarà così articolato: oggi, 21 marzo, braccia incrociate dalle 10 alle 14, dalle 18 alle 22 e poi, nel turno di notte, dalle 02 alle 06. Venerdì 22 marzo toccherà alla quarta squadra, che incrocerà le braccia dalle 10 alle 14. Impiegati e quadri delle aree interessate seguiranno i reparti di appartenenza con quattro ore a fine turno.

Cgil Roma-Lazio: bene approvazione legge sui rider

Mer, 20/03/2019 - 18:15

"Apprendiamo che il Consiglio regionale del Lazio ha approvato la legge sui rider. È una buona notizia e un passo avanti che va nella giusta direzione, frutto di un lavoro condiviso tra Regione e parti sociali. Ora attendiamo la piena applicazione del contratto della logistica anche per i rider, al fine di estendere pieni diritti contrattuali a questa categoria di lavoratori". Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio.

Cgil Roma-Lazio: bene approvazione legge sui rider

Mer, 20/03/2019 - 18:15

"Apprendiamo che il Consiglio regionale del Lazio ha approvato la legge sui rider. È una buona notizia e un passo avanti che va nella giusta direzione, frutto di un lavoro condiviso tra Regione e parti sociali. Ora attendiamo la piena applicazione del contratto della logistica anche per i rider, al fine di estendere pieni diritti contrattuali a questa categoria di lavoratori". Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio.

Cgil Basilicata: cordoglio per la vittima sul lavoro a Policoro

Mer, 20/03/2019 - 18:06

"Esprimiamo il nostro cordoglio alla famiglia del lavoratore vittima del tragico incidente sul lavoro, oggi a Policoro. In attesa che vengano fatte le indagini del caso, chiediamo a chi di competenza di esercitare maggiori azioni di controllo e prevenzione. Non è possibile morire di lavoro. Siamo di fronte a una vera e propria emergenza in Basilicata, cui si può mettere fine solo unendo le forze e mettendo in campo azioni concrete. È il momento che la politica e le istituzioni facciano la loro parte e che il mondo datoriale garantisca il rispetto delle norme e restituisca il giusto valore alla sicurezza nei luoghi di lavoro, mettendo questo aspetto al primo posto rispetto al profitto, che sembra essere l’unico obiettivo perseguibile da parte delle imprese". È quanto afferma Angelo Summa, segretario generale Cgil Basilicata.

Salario minimo: sindacati e governo fanno il primo passo

Mer, 20/03/2019 - 18:01

L'incontro sul salario minimo, al ministero del Lavoro tra sindacati e governo, ha dato avvio il negoziato. Questo in sostanza il messaggio condiviso da Cgil, Cisl e Uil al termine della riunione di oggi (20 marzo) a Roma. Lo riferisce l'agenzia Agi. L'esecutivo, secondo le sigle, ha iniziato dunque a riconoscere il valore della contrattazione.

"È stato un tavolo positivo - ha dichiarato Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil -, perché è stata espressa la volontà di costruire con le parti sociali un provvedimento che valorizzi il ruolo e la centralità del contratto nazionale e non lo depotenzi".

"L'elemento importante dell'incontro di oggi è l'esplicito e forte riferimento alla contrattazione collettiva nazionale e per questo il tavolo continua". Così il segretario confederale Cisl, Luigi Sbarra. Per Tiziana Bocchi, segretaria confederale della Uil, "il confronto continua, nei prossimi giorni saremo riconvocati sempre in sede tecnica".

Sul tavolo, hanno spiegato i sindacati, il dicastero ha messo il disegno di legge 658, ovvero il testo che prevede un salario minimo orario non inferiore a 9 euro. I sindacati da parte loro hanno confermato la richiesta di dare valore legale ai minimi contrattuali e di dare attuazione alle intese sulla rappresentanza. Sia il ministero del Lavoro che i sindacati, riferisce sempre l'Agi, hanno concordato sulla necessità di maggiori controlli e vigilanza sul lavoro nero e sui contratti pirata. 

Il nodo del ddl sul salario minimo

Il disegno di legge (proposto dalla senatrice Nunzia Catalfo) stabilisce una paga oraria minima di 9 euro al lordo degli oneri contributivi e previdenziali: il trattamento economico sarebbe di volta in volta adeguato nel tempo, e verrebbe applicato a tutti i contratti di lavoro subordinato e parasubordinato, comprese le collaborazioni coordinate e continuative (sul tema va anche segnato il ddl 310, proposto dal senatore Mauro Laus del Pd: la paga minima è sempre di 9 euro, ma al netto degli oneri). Una proposta che, fin dal primo annuncio, ha incontrato forti perplessità da parte di sindacati e imprese, che semmai intendono rafforzare ed estendere il ruolo della contrattazione. 

“Non siamo contrari come concetto ma, visto che tra l'80 e il 90 per cento dei lavoratori italiani è coperto dai contratti nazionali, noi proponiamo di rendere quei contratti erga omnes, che valgano cioè per tutti”. Per il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, insomma, basterebbe recepire gli accordi interconfederali: “In questo modo, oltre al salario, anche altri aspetti come le ferie diventerebbero per legge i minimi sotto cui non si può andare, minimi non fatti dal Parlamento, ma dalla contrattazione tra le parti”. L’esponente sindacale pone anche in evidenza che “se il Parlamento stabilisce un salario che prescinde dalla contrattazione, e che può essere persino più basso dei limiti contrattuali, questa diventa una norma di legge che contrasta la contrattazione collettiva”. La Cgil, invece, si muove nell’ottica del rafforzamento della contrattazione: “In questa chiave abbiamo anche chiesto di misurare la rappresentanza dei sindacati, così che gli accordi abbiano validità generale. Eravamo d'accordo tutti, sindacati e confederazioni. Il governo doveva fare la convenzione con l'Inps per accedere ai dati che certificassero gli iscritti al sindacato e i contratti applicati dalle aziende. Ma l'esecutivo ha bloccato tutto. E poi viene a raccontare che ci sono privilegi e non c'è rappresentanza”.

I sindacati hanno espresso le loro perplessità nell’audizione in commissione Lavoro al Senato che si è tenuto il 12 marzo scorso. “Una norma di legge che si proponga di fissare un salario minimo orario legale per tutti i lavoratori dipendenti deve innanzitutto stabilire il valore legale dei trattamenti economici complessivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro”, si legge nella memoria consegnata ai parlamentari.

Salario minimo: sindacati e governo fanno il primo passo

Mer, 20/03/2019 - 18:01

L'incontro sul salario minimo, al ministero del Lavoro tra sindacati e governo, ha dato avvio il negoziato. Questo in sostanza il messaggio condiviso da Cgil, Cisl e Uil al termine della riunione di oggi (20 marzo) a Roma. Lo riferisce l'agenzia Agi. L'esecutivo, secondo le sigle, ha iniziato dunque a riconoscere il valore della contrattazione.

"È stato un tavolo positivo - ha dichiarato Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil -, perché è stata espressa la volontà di costruire con le parti sociali un provvedimento che valorizzi il ruolo e la centralità del contratto nazionale e non lo depotenzi".

"L'elemento importante dell'incontro di oggi è l'esplicito e forte riferimento alla contrattazione collettiva nazionale e per questo il tavolo continua". Così il segretario confederale Cisl, Luigi Sbarra. Per Tiziana Bocchi, segretaria confederale della Uil, "il confronto continua, nei prossimi giorni saremo riconvocati sempre in sede tecnica".

Sul tavolo, hanno spiegato i sindacati, il dicastero ha messo il disegno di legge 658, ovvero il testo che prevede un salario minimo orario non inferiore a 9 euro. I sindacati da parte loro hanno confermato la richiesta di dare valore legale ai minimi contrattuali e di dare attuazione alle intese sulla rappresentanza. Sia il ministero del Lavoro che i sindacati, riferisce sempre l'Agi, hanno concordato sulla necessità di maggiori controlli e vigilanza sul lavoro nero e sui contratti pirata. 

Il nodo del ddl sul salario minimo

Il disegno di legge (proposto dalla senatrice Nunzia Catalfo) stabilisce una paga oraria minima di 9 euro al lordo degli oneri contributivi e previdenziali: il trattamento economico sarebbe di volta in volta adeguato nel tempo, e verrebbe applicato a tutti i contratti di lavoro subordinato e parasubordinato, comprese le collaborazioni coordinate e continuative (sul tema va anche segnato il ddl 310, proposto dal senatore Mauro Laus del Pd: la paga minima è sempre di 9 euro, ma al netto degli oneri). Una proposta che, fin dal primo annuncio, ha incontrato forti perplessità da parte di sindacati e imprese, che semmai intendono rafforzare ed estendere il ruolo della contrattazione. 

“Non siamo contrari come concetto ma, visto che tra l'80 e il 90 per cento dei lavoratori italiani è coperto dai contratti nazionali, noi proponiamo di rendere quei contratti erga omnes, che valgano cioè per tutti”. Per il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, insomma, basterebbe recepire gli accordi interconfederali: “In questo modo, oltre al salario, anche altri aspetti come le ferie diventerebbero per legge i minimi sotto cui non si può andare, minimi non fatti dal Parlamento, ma dalla contrattazione tra le parti”. L’esponente sindacale pone anche in evidenza che “se il Parlamento stabilisce un salario che prescinde dalla contrattazione, e che può essere persino più basso dei limiti contrattuali, questa diventa una norma di legge che contrasta la contrattazione collettiva”. La Cgil, invece, si muove nell’ottica del rafforzamento della contrattazione: “In questa chiave abbiamo anche chiesto di misurare la rappresentanza dei sindacati, così che gli accordi abbiano validità generale. Eravamo d'accordo tutti, sindacati e confederazioni. Il governo doveva fare la convenzione con l'Inps per accedere ai dati che certificassero gli iscritti al sindacato e i contratti applicati dalle aziende. Ma l'esecutivo ha bloccato tutto. E poi viene a raccontare che ci sono privilegi e non c'è rappresentanza”.

I sindacati hanno espresso le loro perplessità nell’audizione in commissione Lavoro al Senato che si è tenuto il 12 marzo scorso. “Una norma di legge che si proponga di fissare un salario minimo orario legale per tutti i lavoratori dipendenti deve innanzitutto stabilire il valore legale dei trattamenti economici complessivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro”, si legge nella memoria consegnata ai parlamentari.

Il mondo del lavoro tra umano e non umano

Mer, 20/03/2019 - 17:55

Intelligenza artificiale e mondo del lavoro. L’obiettivo, per i prossimi e non lontanissimi anni, si potrebbe riassumere in una formula: “collaborazione sì, prevaricazione no”. Per i lavoratori si profila uno scenario pieno di incognite e rischi. Dalla sostituzione/robotizzazione delle mansioni al controllo sull’organizzazione del lavoro, con ricadute sulla privacy. Non è, però, un orizzonte necessariamente o esclusivamente catastrofico. Non è una distopia al cento per cento. Si scorgono ampi spazi di intervento e negoziazione, come risulta da un breve ma esauriente studio (Artificial intelligence: a game changer for the world of work) pubblicato dall’European trade union institute (Etui), l’istituto di ricerca del sindacato europeo Ces. Spazi che non collimano affatto col “film” nel quale i robot, software e hardware, prendono il controllo del pianeta.

“L'intelligenza artificiale cambierà le regole del gioco e promette di rivoluzionare il nostro modo di lavorare e di vivere – scrive Aida Ponce Del Castillo, senior researcher presso la foresight unit dell’Etui e autrice dello studio –. Essa innescherà la creazione di nuovi modelli di business e porterà a una nuova e molto diversa organizzazione del lavoro e a nuovi modelli di gestione”. Ma, per la ricercatrice, “in questo nuovo mondo l'acquisizione di competenze tecniche e la riqualificazione non saranno sufficienti”. Ciò che servirà ai lavoratori sarà una vera e propria alfabetizzazione IA, ossia conoscerla quanto basta “per potersi affermare in un ambiente di lavoro profondamente diverso”, così da “anticipare il modo in cui l'intelligenza artificiale potrebbe trasformare la loro carriera e il loro ruolo”.

Inoltre, prosegue la studiosa, “il processo decisionale automatizzato da algoritmi farà sempre più parte della nostra vita. I lavoratori dovranno capire come funzionano gli algoritmi e come vengono prese le decisioni automatizzate, per avere la possibilità di contestarle in caso di decisioni sbagliate o parziali”. Stando alla ricerca Etui, in questo caso l’accesso al codice o la trasparenza degli algoritmi non sarà l’aspetto più importante da rivendicare: “Ciò che serve è il diritto di intervenire e agire se il codice prende una decisione dannosa per un individuo”.

Infine “data la natura polivalente dell’IA e il fatto che si interseca con tante altre tecnologie, lo sviluppo di un solido quadro etico è una necessità assoluta. Questo quadro deve affrontare seriamente l'impatto dell'IA su alcuni diritti fondamentali dei cittadini e dei lavoratori, come la privacy, la dignità e la non discriminazione”, conclude lo studio.

Il contesto europeo e la legislazione

In ambito europeo, una comunicazione della Commissione (Intelligenza artificiale per l’Europa) è stato un primo passo per “lo sviluppo di un sistema di governance” del fenomeno. Nel 2018-2010 la Commissione aumenterà gli investimenti in IA a 1,5 miliardi di euro (+70%). La Commissione ha inoltre indicato una priorità educativa: “la sfida – spiega lo studio Etui – consiste nell'affrontare le questioni relative all'istruzione, alla formazione e allo sviluppo delle competenze; ciò include l'aiuto ai lavoratori in posti di lavoro che probabilmente scompariranno o saranno trasformati e la formazione di un maggior numero di specialisti dell'intelligenza artificiale per nuovi profili professionali”.

“L'anno scorso – spiega Ponce Del Castillo a rassegna.it – la Ue ha costituito un gruppo di esperti di alto livello per sviluppare linee guida etiche per un’IA affidabile. Avrebbero dovuto essere pronte nel marzo 2019. Mi auguro che la Commissione europea individui le lacune normative specifiche in cui sono necessarie norme per l'intelligenza artificiale. Già ora posso segnalare alcune direttive e regolamenti da rivedere, in modo che le loro disposizioni siano adattate per tener conto degli sviluppi relativi alla IA: la legislazione generale sulla protezione dei dati, la direttiva sulla sicurezza dei prodotti, la direttiva sulla responsabilità per prodotti difettosi, la direttiva sulla sicurezza sul lavoro e il regolamento sui dispositivi medici”.

Ma le linee guida non bastano. La ricercatrice è convinta che sia “giunto il momento di fornire orientamenti normativi. Abbiamo già il Gdpr (il Regolamento generale sulla protezione dei dati, entrato in vigore in tutti gli Stati membri lo scorso maggio 2018, ndr), che tocca l'IA. I principi del Gdpr potrebbero essere incorporati di default nei sistemi di IA per garantire la privacy e la sicurezza. Anche il Regolamento ci dà una serie di diritti che gli individui possono utilizzare per proteggere i loro dati personali. Tuttavia mancano regole certe su chiarezza, responsabilità e assistenza ai decisori politici”. Un sistema normativo perspicuo non può essere superato da “linee guida etiche sviluppate da un piccolo gruppo di persone”.

Sulla questione torna in nostro aiuto lo studio Etui, che afferma nettamente: “le preoccupazioni sulla relazione tra IA e le disuguaglianze sociali e lavorative sono molteplici. Poiché le regole della tecnologia stanno cambiando, è necessario promulgare disposizioni di legge, se vogliamo evitare situazioni simili alla débâcle di Cambridge Analytica”.

IA e mondo del lavoro: i fattori che “cambiano il gioco”

Il vero problema, quando si ragiona sull’intelligenza artificiale, è che è molto difficile prevedere come andrà a finire la storia. Ma questo riguarda un po’ tutte le storie, in fondo. Lo studio Etui sottolinea come l’esame dello “schema storico dell'automazione” e le “stime sulle perdite di posti di lavoro non abbiano ancora fornito una previsione affidabile. In effetti, il problema principale quando si cerca di capire l'impatto dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro è proprio questa incertezza”. Insomma è “difficile prevedere quali lavori, compiti e competenze saranno potenzialmente influenzati, sia positivamente che negativamente, dall'intelligenza artificiale e dalla sua evoluzione”. Una certezza, però, c’è: “La futura architettura del mercato del lavoro sarà più frammentata ma anche più interconnessa”.

L’istituto di ricerca del sindacato europeo ritiene che la IA, “più che semplicemente rimodellare i singoli posti di lavoro o le posizioni, porterà a una nuova e molto diversa organizzazione del lavoro e a nuovi modelli di gestione. Si creerà uno stato di iperconnessione. I lavoratori avranno a che fare con grandi quantità di dati provenienti da canali diversi. I processi saranno eseguiti ad alta velocità e gli algoritmi potranno prendere decisioni”. In sintesi: “I lavoratori dovranno trovare il loro posto in questo insieme di esseri umani e non umani”.

Dato questo orizzonte, diventerà fondamentale “garantire la partecipazione dei lavoratori alla riprogettazione dell'architettura del luogo di lavoro”. Inoltre, suggerisce sempre l’analisi di Ponce Del Castillo, “data la rapidità dei cambiamenti legati all'IA, l'informazione e la consultazione deve diventare una pratica più intensa, consolidata e coerente nella vita delle imprese”.

L’alfabetizzazione IA dei lavoratori

L’istituto di ricerca del sindacato europeo segnala l’urgenza di “investimenti significativi in materia di riqualificazione dei lavoratori, in tutti i settori e a tutti i livelli”. Cosa ancora più importante, come si diceva sopra, “i lavoratori devono diventare alfabetizzati all'IA, devono cioè essere in grado di comprendere il ruolo dell'IA e il suo impatto sul loro lavoro. Questo – precisa lo studio – implica imparare a lavorare con l'IA e anticipare e visualizzare come l'IA trasformerà carriere e ruoli in un'azienda”.

Una simile alfabetizzazione IA richiede “competenze informatiche, l’attitudine a comprendere, elaborare e manipolare dati (con la consapevolezza delle limitazioni del caso), l’identificazione e la soluzione dei problemi legati all'IA”. Richiede un “pensiero logico e computazionale, e in generale l'acquisizione della capacità di vivere ed evolvere in un nuovo mondo”.

Sembra quasi che, di fronte all’insorgere di supermacchine e superintelligenze artificiali, uomini e donne, lavoratrici e lavoratori, saranno chiamati anche loro a “superarsi”, applicando a sé stessi una prerogativa in cui finora la specie umana ha primeggiato: l’evoluzione e l’adattamento.

Sul piano delle relazioni industriali, una chiave sindacale per governare tutto questo “movimento” sarà, precisa sempre l’Etui, “l’integrazione nei contratti collettivi delle disposizioni relative allo sviluppo dell'alfabetizzazione IA per i lavoratori”.

Insomma, l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un'opportunità per promuovere il dialogo sociale e la partecipazione dei lavoratori. Ma non sarà un quadro un po’ troppo ottimistico? Va bene non farsi prendere da disperazioni distopiche, ma nemmeno da esaltazione utopistica… Al riguardo, ad ogni modo, Ponce Del Castillo “pensa positivo”, e spiega a rassegna come il dialogo sociale e la contrattazione siano “una necessità urgente. I lavoratori devono negoziare accordi con i datori di lavoro sull'applicazione delle tecnologie, su quali tecnologie vengono scelte e per quali compiti, e anche capire quali posti di lavoro e mansioni vengono sostituiti o creati. Un'altra opportunità è quella di negoziare le future possibilità di lavoro, esaminando quali nuovi posti di lavoro possiamo aspettarci che vengano creati”.

Potrebbe andare a finire molto male?

Torniamo per un momento allo scenario Matrix. Macchine al governo. Computer che prendono il comando. I cosiddetti rischi legati all’IA (evidente eufemismo). “Alla domanda sul futuro dell'IA – leggiamo nello studio Etui – 550 esperti di alto livello hanno condiviso il seguente parere:

c'è il 50% di probabilità che l'intelligenza meccanica di alto livello (definita come un livello di intelligenza tale che una macchina possa svolgere la maggior parte delle professioni umane almeno quanto un essere umano medio) esisterà entro il 2040-2050, fino a raggiungere il 90% di probabilità entro il 2075, con sistemi che dovrebbero passare a un livello di superintelligenza entro meno di 30 anni. Interrogato sull'impatto potenziale di una tale evoluzione, circa uno su tre degli specialisti ha indicato che tale impatto si rivelerà ‘cattivo’ o ‘estremamente cattivo’ per l'umanità”.

Errori di calcolo, criminalità informatica, sistemi superintelligenti che prendono il controllo e si trasformano in minacce esistenziali per l’umanità, equilibrio tra autonomia e controllo e uso potenziale dell'IA per minare i diritti dei lavoratori: l’elenco dei pericoli non è breve. Nel meno nocivo degli scenari, l’intelligenza artificiale diventa l’ennesimo strumento contundente nelle mani del capitale, e non è il caso di augurarselo. Nel mondo del lavoro – ammonisce l’Etui – “le preoccupazioni sono ovvie e si riferiscono a come il lavoro può cambiare o addirittura scomparire se sostituito da un sistema di IA. Anche quando queste situazioni estreme siano evitate, lavorare in un ambiente in cui sono presenti sistemi di IA aumenta il rischio di uso improprio o abuso, in particolare nei casi di monitoraggio e sorveglianza sul posto di lavoro o in pratiche discriminatorie come il punteggio o il profiling. In questo caso, la gestione dei dati è fondamentale e la distinzione tra dati personali e non personali è essenziale”.

Abbiamo chiesto a Ponce Del Castillo quale sia, secondo lei, il rischio maggiore o più probabile: la perdita di posti di lavoro o il controllo di sistemi superintelligenti che, a loro volta, non sono controllati da esseri umani? Ed ecco la risposta della ricercatrice: “Stiamo già vivendo alcune tendenze. Una tendenza è la riduzione del personale, in quanto i sistemi automatizzati sono più redditizi degli esseri umani, che richiedono stipendi. Un'altra tendenza sono i modelli di business basati sui dati. I sistemi superintelligenti o autonomi sono ancora lontani, ma non possiamo ignorare il fatto che nel mondo esistono potenti aziende in grado di posizionarsi tra l'IA e i dati e le decisioni individuali. Il che potrebbe portare a uno scenario in cui l'IA o qualche sistema superintelligente alla fine avrà un'ultima parola sulla vita delle persone. I sindacati devono tenere questo aspetto nel loro radar”.

Privacy e algoritmi: avanti popolo

Tutto si può fare, tranne che restare in attesa passiva. Torniamo allo studio. Al rischio di ripeterci, ricapitoliamo quanto scritto sopra: “I lavoratori devono sapere come vengono raccolti, conservati, trattati, diffusi ed eventualmente venduti i loro dati personali e come possono essere utilizzati (potenzialmente contro di loro) i dati relativi al loro comportamento sul lavoro. In altre parole, i lavoratori e gli individui che lavorano in ecosistemi complessi devono diventare ‘attenti alla privacy’. Ciò – spiega sempre l’Etui – dovrebbe essere garantito da contratti collettivi che in alcuni casi stanno già iniziando ad adattarsi ai cambiamenti digitali. In futuro questi accordi dovrebbero includere clausole relative alla sorveglianza, alla geolocalizzazione dei profili comportamentali, alla verifica umana dei processi che utilizzano l'IA”.

Questo approccio, però, “protegge solo i lavoratori organizzati, non quelli che lavorano tramite piattaforme online, i cosiddetti gig workers. In questo caso la rappresentanza dei lavoratori deve essere ripensata in modo che la loro voce possa essere ascoltata”.

Quanto al “processo decisionale algoritmico”, fenomeno che riguarda già il presente di milioni di lavoratori dalla logistica ai servizi, “la preoccupazione è che gli algoritmi saranno sempre più integrati nei processi decisionali, senza alcun intervento umano. In questo tipo di contesto, i lavoratori devono essere in grado di comprendere come è stata presa una decisione automatizzata e, in caso di decisioni parziali o dannose, devono essere in grado di contestarle”. C’è chi sostiene che questa opacità debba essere contrastata seguendo le indicazioni date dal movimento del codice aperto: il codice, la parte più "trasparente" dell'algoritmo, dovrebbe essere accessibile, sostengono. Altri si concentrano sull’importanza dei dati forniti all’algoritmo.

Per l’Etui “la scelta delle opzioni di cui sopra non è la posta in gioco principale; è piuttosto la capacità dell'individuo interessato di dare un senso ad una decisione ed eventualmente di contestarla. Per fare questo, il codice e i dati sono importanti, ma anche altre informazioni (da dove provengono i dati, la loro accuratezza, completezza e possibili distorsioni) sono molto utili".

Il mondo del lavoro tra umano e non umano

Mer, 20/03/2019 - 17:55

Intelligenza artificiale e mondo del lavoro. L’obiettivo, per i prossimi e non lontanissimi anni, si potrebbe riassumere in una formula: “collaborazione sì, prevaricazione no”. Per i lavoratori si profila uno scenario pieno di incognite e rischi. Dalla sostituzione/robotizzazione delle mansioni al controllo sull’organizzazione del lavoro, con ricadute sulla privacy. Non è, però, un orizzonte necessariamente o esclusivamente catastrofico. Non è una distopia al cento per cento. Si scorgono ampi spazi di intervento e negoziazione, come risulta da un breve ma esauriente studio (Artificial intelligence: a game changer for the world of work) pubblicato dall’European trade union institute (Etui), l’istituto di ricerca del sindacato europeo Ces. Spazi che non collimano affatto col “film” nel quale i robot, software e hardware, prendono il controllo del pianeta.

“L'intelligenza artificiale cambierà le regole del gioco e promette di rivoluzionare il nostro modo di lavorare e di vivere – scrive Aida Ponce Del Castillo, senior researcher presso la foresight unit dell’Etui e autrice dello studio –. Essa innescherà la creazione di nuovi modelli di business e porterà a una nuova e molto diversa organizzazione del lavoro e a nuovi modelli di gestione”. Ma, per la ricercatrice, “in questo nuovo mondo l'acquisizione di competenze tecniche e la riqualificazione non saranno sufficienti”. Ciò che servirà ai lavoratori sarà una vera e propria alfabetizzazione IA, ossia conoscerla quanto basta “per potersi affermare in un ambiente di lavoro profondamente diverso”, così da “anticipare il modo in cui l'intelligenza artificiale potrebbe trasformare la loro carriera e il loro ruolo”.

Inoltre, prosegue la studiosa, “il processo decisionale automatizzato da algoritmi farà sempre più parte della nostra vita. I lavoratori dovranno capire come funzionano gli algoritmi e come vengono prese le decisioni automatizzate, per avere la possibilità di contestarle in caso di decisioni false o parziali”. Stando alla ricerca Etui, in questo caso l’accesso al codice o la trasparenza degli algoritmi non sarà l’aspetto più importante da rivendicare: “Ciò che serve è il diritto di intervenire e agire se il codice prende una decisione dannosa per un individuo”.

Infine “data la natura polivalente dell’IA e il fatto che si interseca con tante altre tecnologie, lo sviluppo di un solido quadro etico è una necessità assoluta. Questo quadro deve affrontare seriamente l'impatto dell'IA su alcuni diritti fondamentali dei cittadini e dei lavoratori, come la privacy, la dignità e la non discriminazione”, conclude lo studio.

Il contesto europeo e la legislazione

In ambito europeo, una comunicazione della Commissione (Intelligenza artificiale per l’Europa) è stato un primo passo per “lo sviluppo di un sistema di governance” del fenomeno. Nel 2018-2010 la Commissione aumenterà gli investimenti in IA a 1,5 miliardi di euro (+70%). La Commissione ha inoltre indicato una priorità educativa: “la sfida – spiega lo studio Etui – consiste nell'affrontare le questioni relative all'istruzione, alla formazione e allo sviluppo delle competenze; ciò include l'aiuto ai lavoratori in posti di lavoro che probabilmente scompariranno o saranno trasformati e la formazione di un maggior numero di specialisti dell'intelligenza artificiale per nuovi profili professionali”.

“L'anno scorso – spiega Ponce Del Castillo a rassegna.it – la Ue ha costituito un gruppo di esperti di alto livello per sviluppare linee guida etiche per un’IA affidabile. Avrebbero dovuto essere pronte nel marzo 2019. Mi auguro che la Commissione europea individui le lacune normative specifiche in cui sono necessarie norme per l'intelligenza artificiale. Già ora posso segnalare alcune direttive e regolamenti da rivedere, in modo che le loro disposizioni siano adattate per tener conto degli sviluppi relativi alla IA: la legislazione generale sulla protezione dei dati, la direttiva sulla sicurezza dei prodotti, la direttiva sulla responsabilità per prodotti difettosi, la direttiva sulla sicurezza sul lavoro e il regolamento sui dispositivi medici”.

Ma le linee guida non bastano. La ricercatrice è convinta che sia “giunto il momento di fornire orientamenti normativi. Abbiamo già il Gdpr (il Regolamento generale sulla protezione dei dati, entrato in vigore in tutti gli Stati membri lo scorso maggio 2018, ndr), che tocca l'IA. I principi del Gdpr potrebbero essere incorporati di default nei sistemi di IA per garantire la privacy e la sicurezza. Anche il Regolamento ci dà una serie di diritti che gli individui possono utilizzare per proteggere i loro dati personali. Tuttavia mancano regole certe su chiarezza, responsabilità e assistenza ai decisori politici”. Un sistema normativo perspicuo non può essere superato da “linee guida etiche sviluppate da un piccolo gruppo di persone”.

Sulla questione torna in nostro aiuto lo studio Etui, che afferma nettamente: “le preoccupazioni sulla relazione tra IA e le disuguaglianze sociali e lavorative sono molteplici. Poiché le regole della tecnologia stanno cambiando, è necessario promulgare disposizioni di legge, se vogliamo evitare situazioni simili alla débâcle di Cambridge Analytica”.

IA e mondo del lavoro: i fattori che “cambiano il gioco”

Il vero problema, quando si ragiona sull’intelligenza artificiale, è che è molto difficile prevedere come andrà a finire la storia. Ma questo riguarda un po’ tutte le storie, in fondo. Lo studio Etui sottolinea come l’esame dello “schema storico dell'automazione” e le “stime sulle perdite di posti di lavoro non abbiano ancora fornito una previsione affidabile. In effetti, il problema principale quando si cerca di capire l'impatto dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro è proprio questa incertezza”. Insomma è “difficile prevedere quali lavori, compiti e competenze saranno potenzialmente influenzati, sia positivamente che negativamente, dall'intelligenza artificiale e dalla sua evoluzione”. Una certezza, però, c’è: “La futura architettura del mercato del lavoro sarà più frammentata ma anche più interconnessa”.

L’istituto di ricerca del sindacato europeo ritiene che la IA, “più che semplicemente rimodellare i singoli posti di lavoro o le posizioni, porterà a una nuova e molto diversa organizzazione del lavoro e a nuovi modelli di gestione. Si creerà uno stato di iperconnessione. I lavoratori avranno a che fare con grandi quantità di dati provenienti da canali diversi. I processi saranno eseguiti ad alta velocità e gli algoritmi potranno prendere decisioni”. In sintesi: “I lavoratori dovranno trovare il loro posto in questo insieme di esseri umani e non umani”.

Dato questo orizzonte, diventerà fondamentale “garantire la partecipazione dei lavoratori alla riprogettazione dell'architettura del luogo di lavoro”. Inoltre, suggerisce sempre l’analisi di Ponce Del Castillo, “data la rapidità dei cambiamenti legati all'IA, l'informazione e la consultazione deve diventare una pratica più intensa, consolidata e coerente nella vita delle imprese”.

L’alfabetizzazione IA dei lavoratori

L’istituto di ricerca del sindacato europeo segnala l’urgenza di “investimenti significativi in materia di riqualificazione dei lavoratori, in tutti i settori e a tutti i livelli”. Cosa ancora più importante, come si diceva sopra, “i lavoratori devono diventare alfabetizzati all'IA, devono cioè essere in grado di comprendere il ruolo dell'IA e il suo impatto sul loro lavoro. Questo – precisa lo studio – implica imparare a lavorare con l'IA e anticipare e visualizzare come l'IA trasformerà carriere e ruoli in un'azienda”.

Una simile alfabetizzazione IA richiede “competenze informatiche, l’attitudine a comprendere, elaborare e manipolare dati (con la consapevolezza delle limitazioni del caso), l’identificazione e la soluzione dei problemi legati all'IA”. Richiede un “pensiero logico e computazionale, e in generale l'acquisizione della capacità di vivere ed evolvere in un nuovo mondo”.

Sembra quasi che, di fronte all’insorgere di supermacchine e superintelligenze artificiali, uomini e donne, lavoratrici e lavoratori, saranno chiamati anche loro a “superarsi”, applicando a sé stessi una prerogativa in cui finora la specie umana ha primeggiato: l’evoluzione e l’adattamento.

Sul piano delle relazioni industriali, una chiave sindacale per governare tutto questo “movimento” sarà, precisa sempre l’Etui, “l’integrazione nei contratti collettivi delle disposizioni relative allo sviluppo dell'alfabetizzazione IA per i lavoratori”.

Insomma, l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un'opportunità per promuovere il dialogo sociale e la partecipazione dei lavoratori. Ma non sarà un quadro un po’ troppo ottimistico? Va bene non farsi prendere da disperazioni distopiche, ma nemmeno da esaltazione utopistica… Al riguardo, ad ogni modo, Ponce Del Castillo “pensa positivo”, e spiega a rassegna come il dialogo sociale e la contrattazione siano “una necessità urgente. I lavoratori devono negoziare accordi con i datori di lavoro sull'applicazione delle tecnologie, su quali tecnologie vengono scelte e per quali compiti, e anche capire quali posti di lavoro e mansioni vengono sostituiti o creati. Un'altra opportunità è quella di negoziare le future possibilità di lavoro, esaminando quali nuovi posti di lavoro possiamo aspettarci che vengano creati”.

Potrebbe andare a finire molto male?

Torniamo per un momento allo scenario Matrix. Macchine al governo. Computer che prendono il comando. I cosiddetti rischi legati all’IA (evidente eufemismo). “Alla domanda sul futuro dell'IA – leggiamo nello studio Etui – 550 esperti di alto livello hanno condiviso il seguente parere:

c'è il 50% di probabilità che l'intelligenza meccanica di alto livello (definita come un livello di intelligenza tale che una macchina possa svolgere la maggior parte delle professioni umane almeno quanto un essere umano medio) esisterà entro il 2040-2050, fino a raggiungere il 90% di probabilità entro il 2075, con sistemi che dovrebbero passare a un livello di superintelligenza entro meno di 30 anni. Interrogato sull'impatto potenziale di una tale evoluzione, circa uno su tre degli specialisti ha indicato che tale impatto si rivelerà ‘cattivo’ o ‘estremamente cattivo’ per l'umanità”.

Errori di calcolo, criminalità informatica, sistemi superintelligenti che prendono il controllo e si trasformano in minacce esistenziali per l’umanità, equilibrio tra autonomia e controllo e uso potenziale dell'IA per minare i diritti dei lavoratori: l’elenco dei pericoli non è breve. Nel meno nocivo degli scenari, l’intelligenza artificiale diventa l’ennesimo strumento contundente nelle mani del capitale, e non è il caso di augurarselo. Nel mondo del lavoro – ammonisce l’Etui – “le preoccupazioni sono ovvie e si riferiscono a come il lavoro può cambiare o addirittura scomparire se sostituito da un sistema di IA. Anche quando queste situazioni estreme siano evitate, lavorare in un ambiente in cui sono presenti sistemi di IA aumenta il rischio di uso improprio o abuso, in particolare nei casi di monitoraggio e sorveglianza sul posto di lavoro o in pratiche discriminatorie come il punteggio o il profiling. In questo caso, la gestione dei dati è fondamentale e la distinzione tra dati personali e non personali è essenziale”.

Abbiamo chiesto a Ponce Del Castillo quale sia, secondo lei, il rischio maggiore o più probabile: la perdita di posti di lavoro o il controllo di sistemi superintelligenti che, a loro volta, non sono controllati da esseri umani? Ed ecco la risposta della ricercatrice: “Stiamo già vivendo alcune tendenze. Una tendenza è la riduzione del personale, in quanto i sistemi automatizzati sono più redditizi degli esseri umani, che richiedono stipendi. Un'altra tendenza sono i modelli di business basati sui dati. I sistemi superintelligenti o autonomi sono ancora lontani, ma non possiamo ignorare il fatto che nel mondo esistono potenti aziende in grado di posizionarsi tra l'IA e i dati e le decisioni individuali. Il che potrebbe portare a uno scenario in cui l'IA o qualche sistema superintelligente alla fine avrà un'ultima parola sulla vita delle persone. I sindacati devono tenere questo aspetto nel loro radar”.

Privacy e algoritmi: avanti popolo

Tutto si può fare, tranne che restare in attesa passiva. Torniamo allo studio. Al rischio di ripeterci, ricapitoliamo quanto scritto sopra: “I lavoratori devono sapere come vengono raccolti, conservati, trattati, diffusi ed eventualmente venduti i loro dati personali e come possono essere utilizzati (potenzialmente contro di loro) i dati relativi al loro comportamento sul lavoro. In altre parole, i lavoratori e gli individui che lavorano in ecosistemi complessi devono diventare ‘attenti alla privacy’. Ciò – spiega sempre l’Etui – dovrebbe essere garantito da contratti collettivi che in alcuni casi stanno già iniziando ad adattarsi ai cambiamenti digitali. In futuro questi accordi dovrebbero includere clausole relative alla sorveglianza, alla geolocalizzazione dei profili comportamentali, alla verifica umana dei processi che utilizzano l'IA”.

Questo approccio, però, “protegge solo i lavoratori organizzati, non quelli che lavorano tramite piattaforme online, i cosiddetti gig workers. In questo caso la rappresentanza dei lavoratori deve essere ripensata in modo che la loro voce possa essere ascoltata”.

Quanto al “processo decisionale algoritmico”, fenomeno che riguarda già il presente di milioni di lavoratori dalla logistica ai servizi, “la preoccupazione è che gli algoritmi saranno sempre più integrati nei processi decisionali, senza alcun intervento umano. In questo tipo di contesto, i lavoratori devono essere in grado di comprendere come è stata presa una decisione automatizzata e, in caso di decisioni false, parziali o dannose, devono essere in grado di contestarle”. C’è chi sostiene che questa opacità debba essere contrastata seguendo le indicazioni date dal movimento del codice aperto: il codice, la parte più "trasparente" dell'algoritmo, dovrebbe essere accessibile, sostengono. Altri si concentrano sull’importanza dei dati forniti all’algoritmo.

Per l’Etui “la scelta delle opzioni di cui sopra non è la posta in gioco principale; è piuttosto la capacità dell'individuo interessato di dare un senso ad una decisione ed eventualmente di contestarla. Per fare questo, il codice e i dati sono importanti, ma anche altre informazioni (da dove provengono i dati, la loro accuratezza, completezza e possibili distorsioni) sono molto utili".

Cgil, Cisl e Uil: dal ministro nessuna risposta su ccnl e assunzioni

Mer, 20/03/2019 - 17:20

"Nei confronti dei dipendenti pubblici non c'è alcuna risposta sul rinnovo dei contratti e sulle assunzioni dal ministro Bongiorno". Così i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco, commentano un'intervista della titolare del dicastero della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, aggiungendo che: "Rimaniamo sconcertati di fronte alle dichiarazioni del ministro, che sembra ignorare la gravità dei problemi che coinvolgono le  pubbliche amministrazioni".

"Ad oggi – aggiungono i dirigenti sindacali –, il ministro  ha convocato due riunioni assembleari in cui, infastidita e spazientita, ha concesso sette minuti ad ogni organizzazione per parlare, non dando poi alcun riscontro alle questioni poste. Questo non è il modo giusto di confrontarsi con Cgil, Cisl e Uil, che rappresentano milioni di lavoratori e lavoratrici". Inoltre, proseguono, "il ministro sta presentando l'ennesima riforma, dopo aver dichiarato di non volerlo fare, senza alcun confronto. Dalle impronte digitali all'attacco al ruolo della contrattazione, dall'annuncio dello sblocco del turn over, per poi bloccarlo, di fatto, fino al 2020 nella legge di Bilancio, e non cancellando le norme che impediscono di assumere in sanità. In più, la riforma dei concorsi è, a dir poco, folle e nella legge di Bilancio, per ora, vediamo solo l'elemento perequativo e l'Indennità di vacanza contrattuale".

I segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa fanno poi sapere di aver chiesto "un incontro come Cgil Cisl e Uil e non ci è stato dato riscontro: abbiamo costruito una piattaforma rivendicativa che promuove soluzioni per l'occupazione, il rinnovo dei contratti e il miglioramento dei servizi. Ma non staremo fermi. Ci sembra assurdo che mentre alcuni esponenti del Governo aprono al confronto su lavoro e pensioni, per il pubblico impiego la porta sia chiusa al confronto e si prosegua con un trattamento differenziato fra lavoro privato e lavoro pubblico". Nel nostro paese, continuano, "occorrono 600 mila nuove assunzioni nelle Pa solo per coprire i posti che si libereranno con quota 100 e pensionamenti ordinari. Questa è una priorità assoluta, un'occasione per i giovani, una risposta ai cittadini, un'opportunità di modernizzare le pubbliche amministrazioni e dare ristoro al personale che ha carichi di lavoro troppo alti".

"Cgil, Cisl e Uil si muoveranno nei prossimi mesi con una grande manifestazione sindacale – spiegano i quattro dirigenti sindacali –, con l'obiettivo di raggiungere risultati concreti per i lavoratori. Siamo 'per' e non 'contro' il cambiamento, ma vogliamo sia orientato ai lavoratori e non alla logica punitiva che abbiamo già cancellato nel recente passato e non permetteremo che torni a prendere piede nelle amministrazioni. Non vogliamo gendarmi che impongono direttive sotto il controllo della politica, ma bravi dirigenti che valorizzino le professionalità dei lavoratori, così come vogliamo sia la contrattazione a stabilire i criteri su cui basare la valutazione, definire obiettivi di produttività, disciplinare il trattamento salariale accessorio e migliorare l'organizzazione del lavoro".

Infine, "forse il ministro Bongiorno non sa che, mentre lei parla d'impronte digitali, il personale subisce aggressioni, spesso ci sono uffici che hanno un unico computer funzionante che il personale usa a rotazione, mancano i toner o addirittura la carta, così come nei luoghi di lavoro pubblici non ci sono, troppo spesso, neanche le più banali norme di tutela sulla salute e sicurezza. Forse il ministro dovrebbe fare un giro con i delegati sindacali negli uffici per comprendere l'ordine delle priorità. Ci dichiariamo disponibili, accetti la sfida, venga a vedere come si lavora e poi costruisca con noi un progetto vero di rilancio del sistema pubblico, anziché rimproverare il sindacato di non applaudire abbastanza. Rifiutiamo una narrazione surreale del lavoro pubblico, basata sugli sbagli di pochi, mentre vogliamo restituire dignità alle tante persone che nelle pa operano con abnegazione e professionalità nell'interesse del Paese", concludono le sigle di categoria, che, fanno sapere, hanno già scritto al ministro per chiedere un tavolo permanente su occupazione e contratti.

 

Sciopero alla British Council, adesione al 90%

Mer, 20/03/2019 - 17:15

È stata di oltre il 90% l’adesione dei dipendenti del British Council allo sciopero delle tre sedi di Milano, Napoli e Roma, contro la minaccia di 19 licenziamenti da parte dell'istituto. Ne dà notizia la Flc Cgil nazionale. Lo sciopero di oggi, 20 marzo, è inserito all’interno di una mobilitazione che prevede l’astensione dal lavoro anche per l’intera giornata del 28 marzo e del 6 aprile.

Forte partecipazione ai presìdi organizzati dalla Flc Cgil a Roma, davanti alla sede del British Council e a Milano, in via Croce Rossa. La procedura di licenziamento collettivo è stata avviata il 20 febbraio scorso e a seguito di essa la Flc nazionale ha chiesto l’avvio del confronto previsto dalla legge, iniziato il 28 febbraio e tuttora in corso.

Durante l’incontro tra parte sindacale e parte datoriale svolto nella sede romana del British Council in contemporanea con la protesta in piazza delle lavoratrici e lavoratori in sciopero, la delegazione sindacale ha chiesto il ritiro complessivo dei licenziamenti mettendo in campo soluzioni diversificate per offrire opportunità di lavoro nelle nuove posizioni individuate nel piano industriale al personale dichiarato in esubero e la ricollocazione in posizioni fungibili. La Flc ha chiesto, inoltre, un significativo aumento degli incentivi all’esodo rispetto a quanto offerto dal British Council nell’incontro dell’11 marzo scorso.

“Abbiamo riscontrato la disponibilità del British Council a valutare le proposte avanzate e ne verificheremo l'esito nei prossimi incontri in vista dello sciopero del 28 marzo – conclude la nota –. Esprimiamo grande soddisfazione per la partecipazione convinta del personale allo sciopero e ai presidi e ringrazia i lavoratori e le lavoratrici non coinvolti nella procedura di licenziamento per la solidarietà espressa attivamente”.

Forza Nuova a Prato. Sindacati: «È contro la Costituzione»

Mer, 20/03/2019 - 17:01

Sconcertati e molto preoccupati della decisione del comitato dell’ordine pubblico di Prato che non ha trovato nulla in contrario a che in città si svolga una manifestazione fascista nell’anniversario della fondazione dei fasci di combattimento, nonostante la forte contrarietà del sindaco della città e di una arco vastissimo di forze politiche e sociali. Così in una nota unitaria Cgil, Cisl e Uil Toscana.

Per i sindacati, la manifestazione "doveva essere vietata perché contraria alle norme e allo spirito della nostra Carta costituzionale. Con il loro nulla osta, prefetto e questore si assumono una grande responsabilità, alla loro responsabilità avrebbero dovuto pensare prima di appellarsi a quella di tutti gli altri". "Di certo, la responsabilità dei confederali non mancherà, saremo in tanti con le nostre bandiere alle 14.30 del 23 marzo in piazza della Carceri a Prato alla manifestazione antifascista, pacifica, popolare, perché tutti sappiano che fascisti, xenofobi, sovranisti, razzisti, violenti, non sono i benvenuti nella nostra città e in Toscana".

“L'apologia del fascismo va condannata senza se e senza ma. Non assisteremo senza reagire a una chiara operazione di sdoganamento del fascismo e del razzismo. Saremo in piazza a Prato sabato prossimo, insieme ai lavoratori e alle lavoratrici che credono nei valori democratici del Paese”. Lo dichiarano in una nota unitaria i segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil, Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello e Ivana Veronese, in merito alla decisione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica di Prato di autorizzare per sabato 23 marzo la manifestazione di Forza Nuova nella città toscana.

Per i tre dirigenti sindacali, “non esiste il fascismo 'buono', ma esiste una lettura della storia che parla di terrore e di leggi razziali; di soppressione della libertà nelle sue varie declinazioni; di negazione della dignità umana; di aggressione al mondo del lavoro e al sindacato, alle realtà sociali e alle associazioni collegate ai bisogni e ai diritti essenziali dei cittadini. Una stagione buia, che ha soffocato i valori centrali della democrazia, come la partecipazione, il diritto all’emancipazione e alla manifestazione di idee”. “Chi s'ispira a questo – concludono i tre dirigenti sindacali – è contro la nostra Costituzione ed è in netto contrasto con la nostra visione di società plurale, tollerante, solidale e democratica”.

Si è spenta la partigiana Tina Costa, antifascista dalla nascita

Mer, 20/03/2019 - 16:47

"Ci ha lasciati oggi Tina Costa. Classe 1925 e antifascista fin dalla nascita. Coraggiosa staffetta partigiana ha rischiato la propria vita per consegnare borse, aiuti e viveri ai combattenti della Linea Gotica. Tina ha portato avanti con straordinario impegno la sua militanza politica e antifascista ed è stata sempre accanto ai lavoratori e ai pensionati nelle loro battaglie. Abbiamo avuto il privilegio di incontrarla spesso sulla nostra strada. Non la dimenticheremo". Così in una nota lo Spi Cgil nazionale esprime il suo cordoglio per la scomparsa della partigiana.

"Tina Costa, la partigiana Tina Costa, la nostra amatissima Tina, ci ha lasciato e il risveglio di noi tutti, oggi, non poteva essere peggiore", aggiunge la segreteria della Cgil di Roma e del Lazio: "Con coraggio, con fermezza, con l'esempio costante ci ha spronato a tenere sempre la schiena dritta, ci ha insegnato il valore profondo della libertà. Ci mancherà il suo sorriso. Ci mancheranno la sua forza, la sua intelligenza, l'entusiasmo e la passione che infondeva in tutte le battaglie che abbiamo condiviso in questi anni, in nome dell'antifascismo e in difesa della Costituzione. Al figlio Sergio e alla sua famiglia esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza".

Anche la Cgil nazionale si stringe al cordoglio dell’Anpi e della famiglia per la scomparsa di Tina Costa: "Combattente per indole, oltre ad avere nel cuore la lotta per i diritti civili e sociali, Tina ha fatto conoscere ai più giovani i valori della Resistenza e dell’Antifascismo, non perdendo mai l’occasione di dare il suo contributo.
La salutiamo con grande affetto e gratitudine per tutto ciò che ha rappresentato la sua storia".

Si è spenta la partigiana Tina Costa, antifascista dalla nascita

Mer, 20/03/2019 - 16:47

"Ci ha lasciati oggi Tina Costa. Classe 1925 e antifascista fin dalla nascita. Coraggiosa staffetta partigiana ha rischiato la propria vita per consegnare borse, aiuti e viveri ai combattenti della Linea Gotica. Tina ha portato avanti con straordinario impegno la sua militanza politica e antifascista ed è stata sempre accanto ai lavoratori e ai pensionati nelle loro battaglie. Abbiamo avuto il privilegio di incontrarla spesso sulla nostra strada. Non la dimenticheremo". Così in una nota lo Spi Cgil nazionale esprime il suo cordoglio per la scomparsa della partigiana.

"Tina Costa, la partigiana Tina Costa, la nostra amatissima Tina, ci ha lasciato e il risveglio di noi tutti, oggi, non poteva essere peggiore", aggiunge la segreteria della Cgil di Roma e del Lazio: "Con coraggio, con fermezza, con l'esempio costante ci ha spronato a tenere sempre la schiena dritta, ci ha insegnato il valore profondo della libertà. Ci mancherà il suo sorriso. Ci mancheranno la sua forza, la sua intelligenza, l'entusiasmo e la passione che infondeva in tutte le battaglie che abbiamo condiviso in questi anni, in nome dell'antifascismo e in difesa della Costituzione. Al figlio Sergio e alla sua famiglia esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza".

Anche la Cgil nazionale si stringe al cordoglio dell’Anpi e della famiglia per la scomparsa di Tina Costa: "Combattente per indole, oltre ad avere nel cuore la lotta per i diritti civili e sociali, Tina ha fatto conoscere ai più giovani i valori della Resistenza e dell’Antifascismo, non perdendo mai l’occasione di dare il suo contributo.
La salutiamo con grande affetto e gratitudine per tutto ciò che ha rappresentato la sua storia".

Anziani nel centro storico di Perugia: solo il 13% è soddisfatto

Mer, 20/03/2019 - 16:37

"Conoscere le componenti principali della vita delle persone anziane significa conoscere il territorio e una parte importante delle sue complessità. Conoscere i loro bisogni significa dar voce a cittadini che hanno contribuito e contribuiscono ancora con il loro lavoro e la loro vita in generale, allo sviluppo del Paese e in particolare del territorio dove vivono”: parte da questa premessa lo studio sugli “Anziani nel centro storico di Perugia”, frutto della collaborazione tra il sindacato dei pensionati, Lega Spi Cgil di Perugia, e l’Università degli Studi di Perugia, che è stato presentato oggi, mercoledì 20 marzo, presso la sala dei Notari di Perugia, con la partecipazione del segretario dello Spi Cgil nazionale, Raffaele Atti.

Lo studio, elaborato dalla professoressa Mariella Ursini, docente di Welfare, valutazione e partecipazione della facoltà di Scienze politiche, ha raccolto le opinioni di 257 residenti, di età compresa fra 65 e 92 anni. Obiettivo della ricerca: evidenziare gli aspetti più significativi della vita nel centro storico degli oltre 2.000 anziani che ci vivono (circa il 20% dei 10.000 residenti). "Scopo principale – si legge nell’introduzione della ricerca – è quello di riflettere sulle problematiche più evidenti e più sentite, sui miglioramenti possibili per la vita di tutti e in particolare della popolazione anziana, ma lo studio si propone anche il compito di evidenziare gli aspetti positivi, perché proprio questi possono rappresentare un punto di partenza per una qualità di vita soddisfacente”.

“Il sindacato ha come compito statutario la difesa dei diritti delle persone – ha detto Luciano Campani, segretario della Lega Spi Cgil di Perugia – e questa ricerca può rappresentare uno strumento importante per rilanciare la contrattazione sociale con le pubbliche amministrazioni, in particolare con il Comune di Perugia, al fine di trovare soluzioni condivise e migliorare le condizioni di vita delle persone, intervenendo sul sostegno ai redditi, sul trasporto pubblico, sulle politiche sociali, sull’invecchiamento attivo, sulla vivibilità della nostra città, etc.”. Il dirigente sindacale ha ricordato come il confronto con l’attuale amministrazione del Comune di Perugia sia partito per poi fermarsi però soltanto ai titoli. “Noi oggi chiediamo che la contrattazione con il Comune capoluogo riprenda subito dopo le elezioni, qualsiasi sia la giunta che governerà la città”.

“Un lavoro importante, che Cgil e Spi hanno realizzato in sinergia con l’università, permette prima di tutto di conoscere meglio una realtà importante, come quella del centro storico – ha detto Filippo Ciavaglia, segretario generale Cgil Perugia –. Ma crediamo che questo studio, che oggi mettiamo a disposizione, sia importante soprattutto per le istituzioni pubbliche, a partire dal Comune, il cui centro storico è senza dubbio in crisi e necessita d'interventi significativi“.

Ma qual è il giudizio complessivo che le persone anziane danno sui vari aspetti della qualità di vita nel centro storico? A questa domanda, il 58% circa degli intervistati ha risposto che si vive abbastanza bene, mancano alcune cose, ma ci sono altri aspetti positivi che compensano, mentre il 26% esprime un giudizio nettamente negativo (non si vive bene, perché ci sono molte cose che dovrebbero essere migliorate) e solo il 13% è soddisfatto e afferma che vivere in centro è molto soddisfacente, perché c’è una buona qualità della vita.

Pulizie delle scuole, presidio davanti al Tar del Lazio

Mer, 20/03/2019 - 16:26

Si terrà domani (21 marzo) alle ore 9 a Latina, davanti alla sede del Tar del Lazio in via Andrea Doria, un presidio dei lavoratori impiegati negli appalti delle pulizie delle scuole di Frosinone e Latina. “Il sit-in si svolge nel giorno in cui la camera di consiglio si esprimerà sull'ennesimo ricorso della società Ma.Ca, mirato solo a bloccare la sua uscita dall'appalto, nonostante continui a non pagare stipendi e contributi”, spiegano in una nota Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti di Frosinone e Latina.

“La manifestazione – prosegue la nota – non intende in nessun alcun modo intervenire sulla completa e insindacabile autonomia di giudizio della magistratura, ma sottolineare e far sentire a gran voce il profondo disagio e la disperazione dei lavoratori, penalizzati da una vertenza che sembra non avere fine e che si è trasformata in una vera e propria emergenza sociale. Una manifestazione per i diritti, la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, la trasparenza e la legalità negli appalti, il corretto utilizzo del denaro dei contribuenti”.

“Gli oltre 700 lavoratori coinvolti, in gran parte donne – continua la nota – stanno vivendo un'odissea senza fine. Pochi giorni fa avevamo appreso con molta soddisfazione l’emanazione del decreto del ministero dell’Istruzione di aggiudicazione della gara ponte a nuovo affidatario e nella mattinata di venerdì 15 marzo era previsto al ministero del Lavoro l’incontro per formalizzare il cambio di appalto".

"A poche ore dall’incontro, però, è arrivata l’ennesima sospensiva cautelare degli atti amministrativi da parte del presidente della sezione distaccata di Latina del Tar del Lazio che, rispetto a un nuovo ricorso presentato da Ma.Ca. lo scorso 8 marzo, pur non pronunciandosi nel merito, di fatto interrompe di nuovo tutte le procedure di cambio di appalto in corso, permettendo ad aziende pesantemente inadempienti di rimanere nell’appalto”.

Blutec, preoccupazioni per lo stabilimento di Tito Scalo

Mer, 20/03/2019 - 16:02

Oggi si è svolto l'incontro sindacale con la direzione MA e la Rsu di stabilimento della Ingegneria Italia insieme alle segreterie regionali di Fim e Fiom Basilicata per avere garanzie e conferma degli impegni sottoscritti negli incontri precedenti tra Ma, Ingegneria Italia (ex Blutec) e le organizzazioni sindacali sui temi occupazionali e produttivi rigurdanti il sito produttivo di Tito Scalo (Potenza).

“Durante l'incontro – riferiscono i sindacati – l'azienda MA ha mantenuto l'impegno e l'interesse di quanto sottoscritto il 18 gennaio e il 20 febbraio scorsi”. Le recenti vicende giudiziari che hanno coinvolto i dirigenti della Blutec, con l'accusa di malversazione ai danni dello Stato, hanno sospeso le procedure avviate tra Ma e Ingegneria Italia ex Blutec. Pertanto il sindacato chiederà al giudice delegato alla procedura di convocare urgentemente un tavolo sindacale con le parti per riavviare la trattativa.

“Ieri – prosegue la nota sindacale – lo stabilimento si è fermato per la terza volta nel giro di quattro mesi a causa dell’assenza di energia elettrica. Una situazione insostenibile soprattutto alla luce della condizione giudiziaria in cui verte la Blutec”.

Per questo motivo il sindacato “metterà in campo tutte le azioni necessarie per dare risposte concrete a tutti i lavoratori che vivono oggi in uno stato di smarrimento e abbandono totale per responsabilità aziendali della Ingegneria Italia ex Blutec, a partire dalla continuità produttiva del sito, pendenze economiche e garanzie occupazionali per tutti i lavoratori. Si ribadisce anche l'importanza della convocazione al Mise, richiesta dalle segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm, tuttora inevasa”.

Manifestazione fascista a Prato. Lo sconcerto di Cgil, Cisl e Uil

Mer, 20/03/2019 - 15:58

Sconcertati e molto preoccupati della decisione del comitato dell’ordine pubblico di Prato che non ha trovato nulla in contrario a che in città si svolga una manifestazione fascista nell’anniversario della fondazione dei fasci di combattimento, nonostante la forte contrarietà del sindaco della città e di una arco vastissimo di forze politiche e sociali. Così in una nota Cgil, Cisl e Uil Toscana.

Per i sindacati la manifestazione "doveva essere vietata perché contraria alle norme e allo spirito della nostra Carta Costituzionale. Prefetto e Questore con il loro nulla osta si assumono una grande responsabilità, alla loro responsabilità avrebbero dovuto pensare prima di appellarsi a quella di tutti gli altri". "La responsabilità di Cgil Cisl Uil di certo non mancherà, saremo in tanti con le nostre bandiere alla alle 14.30 del 23 marzo in Piazza della Carceri a Prato alla manifestazione antifascista, pacifica, popolare perché tutti sappiano che fascisti, xenofobi, sovranisti, razzisti, violenti, non sono i benvenuti nella città di Prato e in Toscana".