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Aggiornato: 5 hours 50 min fa

Fillea-Filt, prosegue lavoro su sicurezza nei cantieri stradali

Ven, 14/06/2019 - 09:06

“Entro fine mese si riuniscono i ministeri e le parti istituzionali competenti in materia per riprendere il lavoro avviato con il tavolo tecnico presso il ministero del Lavoro sulla sicurezza 
nei cantieri stradali in presenza di traffico, in particolare sulla raccolta e analisi dei dati, ma in generale c'è l'impegno di tutte le parti a dare corso agli impegni più generali assunti al tavolo tripartito e attivato presso il ministero del Lavoro e riportati nel documento finale”. A dirlo sono Fillea e Filt Cgil su quanto emerso nel corso dell’iniziativa “Più sicurezza sul lavoro, Più sicurezza per la viabilità. L’infortunio stradale non è sempre un incidente”, che si è tenuta giovedì 13 giugno a Roma alla presenza dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali, dei ministeri del Lavoro e dei Trasporti, della Polizia stradale, dell’Inail e del Coordinamento Salute e sicurezza delle Regioni.

“Il nuovo testo del decreto ministeriale sulla sicurezza nei cantieri stradali in presenza di traffico - sostengono Fillea e Filt - avrà successo se tutti i soggetti, gestori, istituzioni, imprese, lo rispetteranno e se vigileranno sulla corretta applicazione. L'iniziativa ha rappresentato un nuovo passo in avanti sulla strada ancora lunga da fare. Bisogna infatti lavorare congiuntamente sulla qualificazione delle imprese e sulla filiera degli appalti dove si registrano il maggior numero di infortuni, sulla raccolta e analisi dei dati, sulla reale consistenza degli infortuni del settore, troppo spesso catalogati come generici incidenti stradali, sulla formazione che deve essere di qualità, sulla contrattazione di filiera e sull'applicazione dei contratti nazionali di riferimento dei settori interessati (edilizia e trasporti). L'obiettivo comune di tutti è abbattere gli incidenti mortali e ridurre drasticamente gli infortuni”.

RadioArticolo1, i programmi di venerdì 14 giugno

Ven, 14/06/2019 - 09:02

RadioArticolo1, i programmi di venerdì 14 giugno:

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con Davide Colella
  • ore 10:00 - Work in news - Cambiare la società. Con Luca Gabrielli, Cgil Arezzo - Storie di ordinaria precarietà. Parla Rossella Marinucci, Cgil Macerata - No al ddl Pillon.  Interviene Marcella Magistro, Cgil Messina. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 10:30 - Speciale - Futuro per l’industria. In diretta da Napoli la manifestazione per lo sciopero generale dei metalmeccanici. Interventi dei delegati Fim, Fiom e Uil. Conclusioni di Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil. Collegamenti con Milano e Firenze
  • ore 13:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 15:00 - Lavoro pubblico - No deportazioni, no licenziamenti. A Bologna il sindacato si mobilita contro la chiusura dell'hub di via Mattei. Interviene Marica Prandini, funzionaria Fp Cgil provinciale - Donne poliziotte, tra vita e lavoro. Con Massimiliano Prestini, responsabile Fp Cgil Pol Pen ore 15:30 - Elleservizi - Sempre al tuo fianco. Il bilancio dell'attività dello sportello della Cgil di Vicenza dedicato alle vittime di molestie, mobbing e discriminazioni sul lavoro, a sei mesi dalla sua apertura. Interviene Marina Bergamin, responsabile politiche di genere della Camera del lavoro
  • ore 15:45 - Senioradio - La nuova solidarietà, Il sindacato dei pensionati della Cgil sperimenta alleanze inedite per rispondere meglio alle domande sociali del territorio. Interviene Ernesto Rocchi, segretario generale dello Spi Cgil di Roma e del Lazio
  • ore 16:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
    ore 16:05 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato
  • ore 16:30 - Ellemondo - Il mappamondo del lavoro
  • ore 17:00 - Jailhouse rock, storie di musica, carcere e lavoro. A cura di Susanna Marietti e Patrizio Gonnella, associazione Antigone
  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

Tre cortei, tre questioni: lavoro, salario, diritti

Ven, 14/06/2019 - 07:55

Sono partiti poco prima delle ore 10 i tre grandi cortei di Milano, Firenze e Napoli, organizzati oggi (venerdì 14 giugno) da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil per lo sciopero nazionale di otto ore dei metalmeccanici. A determinare la protesta sono la sempre maggiore incertezza sul futuro vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore dell’occupazione, l'aumento degli infortuni e degli incidenti mortali. Lavoro e investimenti devono essere rimessi al centro dell’agenda politica, scandiscono le organizzazioni delle tute blu, ricordando alcuni numeri impietosi: 160 tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo economico (erano 138 a gennaio), da 80 a 280 mila i lavoratori che rischiano di perdere il posto (secondo l’esito delle vertenze), aumento in aprile del 78 per cento dell’utilizzo della cassa integrazione (rispetto all'anno prima).

LA GIORNATA
"Oggi tutti i metalmeccanici scioperano per rimettere al centro del dibattito di questo paese il lavoro, il lavoro industriale. In questi anni di assenza totale di politiche industriali, abbiamo perso moltissima della capacità produttiva installata" . A dirlo è la segretaria generale della Fiom Cgil Francesca Re David, partecipando al corteo di Napoli, che è aperto dagli operai della Whirlpool. "C'è la desertificazione, soprattutto al Sud", ha aggiunto: "L'Italia è diventata terra di scorribande delle multinazionali. Con un impoverimento del lavoro aumentano le morti sul lavoro, aumenta la precarietà e i salari sono bassi. Se non si riparte dal lavoro, il Paese si ferma".

Giuseppina è una lavoratrice della #Whirlpool, insieme alle sue compagne è in sciopero e oggi a #Napoli apre il corteo per lo #ScioperoMetalmeccanici #14giugno2019 #FuturoXIndustria@RedavidF @cgilnazionale @CgilCampania @Cgil_Napoli @fiomnet pic.twitter.com/klCnzUBOqx

— rassegna.it (@rassegna_it) 14 giugno 2019

La Whirlpool di Napoli, prosegue Re David, "è l'emblema di questa giornata. Le multinazionali delocalizzano, chiudono, ma noi pretendiamo il rispetto degli accordi firmati poco tempo fa: la fabbrica deve rimanere aperta". Situazione critica quella del Mezzogiorno, che è "stato abbandonato ancora più del resto del Paese. Le aziende vanno e vengono come gli pare: solo in Italia è possibile far questo, in Francia e Germania i governi non lo consentono. L'Italia già da sola è piccola, un'Italia a metà è condannata tutta a non avere vie d'uscita".

LE MANIFESTAZIONI
Milano, Firenze e Napoli, queste le tre città delle manifestazioni. A Milano il corteo sfila da Porta Venezia fino a piazza del Duomo, dove è previsto l'intervento del segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli (con contributi musicali di Cisco dei Modena City Ramblers). A Firenze la manifestazione parte da piazza Cavalleggeri per arrivare a piazza della Santissima Annunziata, dove si tiene il comizio del segretario generale Uilm Uil Rocco Palombella (con esibizione dal palco del cantante e pianista Antonio Sorgentone). A Napoli la dimostrazione inizia in piazza Mancini per concludersi in piazza Matteotti, dove parla la segretaria generale Fiom Cgil Francesca Re David (con interventi dell’attrice Rosalia Porcaro). Allo sciopero partecipano anche i segretari generali della Cgil Maurizio Landini (presente a Milano, assieme all'ex segretario Susanna Camusso), della Cisl Annamaria Furlan (a Firenze, dove sono presenti anche la vicesegretaria generale e il segretario confederale Cgil Gianna Fracassi e Roberto Ghiselli) e della Uil Carmelo Barbagallo. Le manifestazioni saranno seguite in diretta da RadioArticolo1 a partire dalle ore 10.30.

LE MOTIVAZIONI DELLO SCIOPERO GENERALE
“Il governo e le imprese non possono scaricare sui lavoratori la nuova crisi che stiamo vivendo: per affrontare la situazione sono necessari investimenti pubblici e privati per l'innovazione, le competenze, l'ecosostenibilità, l'occupazione, la prevenzione e la salvaguardia di salute e sicurezza”, scrivono Fiom, Fim e Uilm nazionali, avvertendo che “per rilanciare il mercato interno è indispensabile aumentare i salari, ridurre la tassazione, garantire lo stato sociale”. Al governo i sindacati chiedono di “adottare politiche mirate a contrastare delocalizzazioni e le chiusure di stabilimenti, a partire dal Mezzogiorno, ancora una volta duramente colpito dalla crisi, e a sostenere i buoni motivi per attrarre gli investimenti industriali”.

Fiom, Fim e Uilm rimarcano pure l’esigenza di “rafforzare i vincoli della responsabilità sociale delle imprese verso i lavoratori e il territorio” e di “investire per creare occupazione per i giovani disoccupati, attraverso il consolidamento di alcuni settori in cui il nostro paese ha una leadership, e incentivi per l’ecosostenibilità del nostro sistema industriale”. Le politiche pubbliche, concludono le tre sigle, devono concentrarsi “su ciò che crea lavoro, sulla qualità e la dignità del lavoro, e in questo contesto misure come il reddito di cittadinanza non possono essere sostitutive di questo impegno, soprattutto non possono essere il solo strumento di lotta alla povertà”.

Ex Mercatone Uno, sindacati: cig subito e tavolo al Mise

Gio, 13/06/2019 - 18:06

Cassa integrazione subito, alle stesse condizioni contrattuali individuali precedenti, e prospettive per il lavoro per i 1.860 dipendenti dei 55 punti vendita ex Mercatone Uno, in fallimento, acquisiti da Shernon Holding. E’ quanto sollecitato dai sindacati nazionali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs che invitano il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ad aprire subito il tavolo di confronto sul futuro di Mercatone Uno "perché le lavoratrici e i lavoratori hanno bisogno di prospettive certe".

Le tre sigle stigmatizzano l'aver appreso attraverso una nota stampa delle dimissioni rassegnate dai Commissari straordinari. Le organizzazioni avevano già indicato al Mise la necessità di affrontare la complicata fase che si è aperta dopo il fallimento di Shernon Holding, mediante un confronto costante e continuo, con “impegno, trasparenza e un forte segno di discontinuità rispetto al passato”. Il Mise ha intanto aperto la procedura per la selezione dei nuovi commissari attraverso un invito alla presentazione delle candidature con scadenza 14 giugno; a questa data saranno trascorsi 20 giorni dalla dichiarazione di fallimento ed i lavoratori non possono più aspettare, affondano i sindacati, e attendono "certezze a partire dalla continuità del proprio reddito". 

Inoltre "è necessario che la commissione nominata dal ministro svolga con carattere di urgenza la procedura per arrivare a selezionare i nuovi Commissari", insistono i sindacati: "La condizione di 1.860 lavoratrici e lavoratori, incluso l’indotto, insieme alla situazione dei clienti e dei fornitori di Shernon Holding – concludono le tre sigle - ha carattere prioritario per rispondere all’emergenza ed ai disagi che attanagliano i lavoratori ogni giorno di più". 

Sciopero metalmeccanici, delegazione Cgil Roma e Lazio a Napoli

Gio, 13/06/2019 - 18:02

Venerdì 14 giugno, "in occasione della giornata di sciopero nazionale dei metalmeccanici, la Cgil di Roma e del Lazio sfilerà al fianco dei lavoratori con una propria delegazione alla manifestazione che si svolgerà a Napoli, in contemporanea con quella di Firenze e di Milano, per sostenere le legittime rivendicazioni del settore e chiedere al governo e alle imprese un cambio di passo e politiche che parlino di lavoro, salari, sicurezza e diritti". Così, in una nota, Roberto Iovino, segretario della Cgil di Roma e del Lazio.

"Le scelte dell'esecutivo in materia, in un momento di forte contrazione della produzione industriale e in mancanza di investimenti adeguati, - continua Iovino - rischiano infatti di incidere su un quadro economico e sociale già fortemente compromesso. I recenti dati dell'Istat sulla produzione industriale confermano per Roma e per il Lazio la perdurante stagnazione economica del settore industriale in corso da 10 anni, con interi settori ormai in sconfinamento nella crisi produttiva come automotive e industria alimentare. I dati del Lazio sull’occupazione (il 56,6% dei contratti cessati nel 2018 aveva una durata max di 30 gg), sugli ammortizzatori sociali (periodo Genn/Apr 2018/2019 segna + 850mila ore di CIG Ordinaria e + 5 milioni ore di CIG Straordinaria) e sulla capacità di utilizzo degli impianti industriali (- 32% rispetto al periodo pre-crisi) avvallano questa analisi".

"Nel Lazio - chiarisce Iovino - occorrono, nel breve periodo, interventi strutturali, a partire dall' incentivazione di  accordi di filiera per le forniture alle grandi imprese multinazionali con particolare attenzione alle aree di crisi, politiche per la costruzione di una solida ed estesa armatura regionale di medie imprese attraverso un utilizzo più incisivo dei fondi ministeriali della Nuova Sabatini, iniziative integrate d’incentivazione regionale per la contrattazione territoriale per lo sviluppo, intervenendo sui costi di produzione settoriali (energia e logistica), e per quella di secondo livello aziendale sull’innovazione produttiva e sulla sostenibilità ambientale, anche attraverso lo strumento dei finanziamenti europei. In questo contesto l'industria 4.0 si è dimostrata un’opportunità solo per poche e grandi aziende, mentre dovrebbe essere un volano per fare dell’innovazione la leva per uno sviluppo e un’occupazione di qualità".

"Aspettiamo ancora - conclude - che l’Unità di Sviluppo, presentata dalla Regione Lazio ormai più di un mese fa, venga tirata fuori dai cassetti degli assessorati competenti e approvata quanto prima per dare un utile servizio alle imprese e ai lavoratori e tentare di prevenire, per quanto possibile, un aggravamento della crisi economica che le manifestazioni di oggi stanno evidenziando con forza e a cui nessuna istituzione, da quelle nazionali a quelle locali, può restare indifferente".

Mercatone uno: sindacati, si registrano nuove difficoltà

Gio, 13/06/2019 - 17:39

Cresce la preoccupazione dei sindacati sulla vicenda Mercatone Uno. A venti giorni dal fallimento di Shernon holding srl, che ha coinvolto 1.800 lavoratori, dei quali 150 nelle Marche, si registrano nuove difficoltà. Nei giorni scorsi, l’autorizzazione al ritorno in amministrazione straordinaria, rilasciata dal Tribunale di Bologna, aveva fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti i lavoratori che, dal 25 maggio scorso, sono privi di ogni certezza, senza nemmeno una copertura economica con gli ammortizzatori sociali. Proprio lo scorso martedì, da un comunicato, sono state rese note le dimissioni dei commissari straordinari.

Per Joice Moscatello, segretario generale Filcams Cgil Marche, Marco Paialunga, segretario regionale Fisascat Cisl e Fabrizio Bontà, segretario regionale Uiltucs, “anche se era necessario un segno di discontinuità rispetto alla gestione precedente, sarebbe stato necessario chiudere tutti i passaggi, incluso l’accordo di cassa integrazione straordinaria”.

Insomma, “il timore è che la ricerca di nuovi commissari in questo momento possa ritardare i tempi e la richiesta di cigs”. In tal senso, “le rassicurazioni del ministro sulla concessione degli ammortizzatori sociali sono insufficienti, occorre agire in fretta e in modo concreto. Per questo, continueremo la mobilitazione”, concludono le tre sigle regionali di categoria.  

Trasporti, Filt: ad assenza interlocuzione con Governo rispondiamo con proposte e mobilitazione

Gio, 13/06/2019 - 17:10

“Il settore dei trasporti vive in tutti gli ambiti criticità enormi, aggravate dall’assoluta assenza di scelte da parte del Governo di fronte alle grandi trasformazioni in atto”. È quanto sostiene il segretario generale della Filt Cgil Stefano Malorgio, riferendo che “come sindacato confederale dei trasporti unitariamente abbiamo deciso di riunire il prossimo 26 Giugno, a Roma, il nostro gruppo dirigente per varare il documento 'Rimettiamo in moto il Paese'”.

“Una piattaforma - prosegue il dirigente nazionale della Filt - che contiene proposte per il lavoro e per l’intero sistema, indirizzate ad un Governo che, per la prima volta nella storia recente, non ha mai convocato le organizzazioni sindacali per una discussione complessiva. Una situazione inedita - afferma infine Malorgio - alla quale intendiamo rispondere con una mobilitazione unitaria di tutti i lavoratori dei trasporti, nei modi e nelle forme che definiremo assieme il 26”.

Contratto energia e petrolio: parte la mobilitazione

Gio, 13/06/2019 - 16:45

A seguito degli incontri con le controparti dei giorni scorsi, i sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil "hanno proclamato la mobilitazione dopo aver registrato un ingiustificato irrigidimento sulla determinazione degli aumenti salariali". È quanto si apprende da una nota. Le aziende non hanno riconosciuto le norme condivise e prassi consolidate previste dell’accordo di Cgil, Cisl, Uil con Confindustria del 9 marzo 2018. Le rappresentanze sindacali hanno indetto immediatamente lo stato di agitazione, la sospensione degli straordinari per tutto il settore e un pacchetto di 8 ore di sciopero.

Stamani (13 giugno) a Roma si è riunita l’assemblea nazionale dei delegati e delle strutture sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil per una valutazione complessiva sull'andamento della trattativa per il rinnovo del ccnl energia e petrolio scaduto, lo ricordiamo, il 31 dicembre scorso.

I sindacati "hanno ritenuto grave e inaccettabile il comportamento mantenuto dalle parti datoriali al tavolo della trattativa teso – insistono i sindacati – a protrarre ingiustificatamente la conclusione del rinnovo del contratto del settore, non riconoscendo le norme condivise e le prassi consolidate previste dall'accordo interconfederale", disconoscendo dunque il modello contrattuale proprio del settore e che ha contraddistinto il rinnovo precedente.

"Appare, inoltre, incomprensibile e ingiustificata – continuano – la richiesta di procedere a un'ulteriore verifica economica, relativa al triennio precedente. La sottoscrizione del verbale di accordo del 3 giugno 2019 ha infatti concluso definitivamente ogni possibile verifica economica relativa al ccnl 2016 – 2018". Il comportamento di Confindustria Energia "è inaccettabile e non condivisibile anche alla luce dei positivi andamenti economici che già dal 2017 in questo settore stanno registrando e confermando la loro positività per tutto il prossimo triennio".

L’assemblea quindi ha conferito il mandato alle segreterie nazionali di Filctem, Femca, Uiltec ad avviare immediatamente le procedure previste dalla legge per la mobilitazione generale dei lavoratori, prevedendo l'immediata sospensione di ogni rapporto negoziale con le imprese, l'attivazione immediata dello stato di agitazione con la sospensione di ogni forma di straordinario e un pacchetto 8 ore di sciopero.

Crs4: Fiom-Rsu Cagliari, situazione insostenibile

Gio, 13/06/2019 - 16:33

Anche i lavoratori del Crs4 partecipano allo sciopero nazionale di otto ore, proclamato per domani, 14 giugno, da Fiom, Fim e Uilm, per richiamare l’attenzione sul futuro delle attività industriali e sull’esigenza di una politica che rilanci le produzioni e difenda il lavoro. A tali motivazioni, Fiom Cagliari, Rsu e lavoratori del Crs4 sommano la protesta contro la mancata trasformazione dei contratti di ricercatori e tecnologi da tempo determinato a indeterminato.

"Una situazione ormai insostenibile, che viola il contratto collettivo e le norme sul lavoro a tempo, oltre a mettere a rischio la stessa operatività del centro di ricerca, le cui attività sono basate, per il 50%, proprio sul lavoro dei precari storici, alcuni operanti da più di dieci anni", osserva il sindacato.

La protesta dei lavoratori aveva portato all'approvazione di una delibera della precedente giunta regionale, volta a stabilizzare l'organico, sulla base di un fabbisogno di personale che avrebbero dovuto stilare i vertici del Centro e di Sardegna Ricerche.

“A distanza di quasi sei mesi e nonostante le ripetute sollecitazioni da parte nostra – denuncia la Fiom –, questo piano, inspiegabilmente, non è stato prodotto e le conseguenze rischiano di essere deleterie per il futuro del Crs4, sia per i contenziosi legali con i propri lavoratori sia per le controversie con le aziende coinvolte in progetti di ricerca condivisi, nel caso in cui risultasse inadempiente per mancanza di personale”.

L’auspicio è che si rimedi nei tempi più stretti a tale situazione di vera e propria emergenza: “Vogliamo sia garantita la prosecuzione delle importanti attività che il Crs4 svolge – concludono Fiom e Rsu –, e che siano preservate le professionalità esistenti, attraverso l'assunzione dei lavoratori che hanno maturato il diritto alla stabilizzazione”.

Appalti, «no allo sblocca cantieri, sì al modello Toscana»

Gio, 13/06/2019 - 16:29

No allo Sblocca Cantieri del governo e alle modifiche al Codice degli appalti, sì alla valorizzazione del modello toscano di gestione e contrattazione sugli appalti pubblici: è il messaggio che lancia la Cgil Toscana al termine del convegno “Declinare l’inclusività - La contrattazione d'anticipo come strumento”, che si è svolto stamani a Pisa (Auditorium Maccarrone).

Nello Sblocca Cantieri e nelle modifiche al Codice degli appalti, la Cgil Toscana ritiene “pericolose” le iniziative del governo sul settore degli appalti pubblici in quanto “si rischia un arretramento sui diritti e le tutele dei lavoratori, sulla qualità dei lavori e dei servizi, sulla legalità e la trasparenza”. Per questo la Cgil, a livello nazionale, in varie iniziative in queste settimane ha manifestato a tutela di qualità, legalità, trasparenza, controlli nel settore.

In questo quadro, e per contrastare queste derive, la Cgil Toscana intende difendere e semmai potenziare il modello toscano di gestione degli appalti pubblici. “Un modello fatto di dialogo, contrattazione tra imprenditori, Regione, parti sociali, enti locali. Un modello e anche un metodo che ha dato buoni risultati, come ad esempio nel protocollo d'intesa, siglato nello scorso gennaio, per la qualità del lavoro e per la valorizzazione della ‘buona impresa’ negli appalti pubblici di lavori, forniture e servizi. Protocollo che ha preceduto la legge regionale 18 che ne ha raccolto vari contenuti. E citiamo, come esempio virtuoso, anche il buon esito della gara di Estar per i servizi sanitari che ha riguardato oltre 3 mila lavoratori”, dice la Cgil Toscana, che lancia un appello alla politica e alla società civile: “Invitiamo a leggere bene i contenuti dello Sblocca Cantieri e delle modifiche al Codice degli appalti, serve costruire una rete di contrasto perché in ballo ci sono questioni fondamentali come la sicurezza sul lavoro, la qualità dei servizi, il rischio di infiltrazioni della malavita”.

Liguria, seimila occupati in meno e cinquemila disoccupati in più

Gio, 13/06/2019 - 16:16

L’Istat ha pubblicato i dati sull’occupazione relativa al primo trimestre 2019. I dati, elaborati da Marco De Silva, responsabile ufficio economico Cgil Liguria, illustrano un mercato del lavoro in sofferenza: gli occupati, pari a 596.121 unità sono in calo di 5.606 unità (-0,9 per cento) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (601.727). Per quanto riguarda gli occupati la Liguria si muove in controtendenza sia rispetto al Nord-Ovest, sia rispetto alla media nazionale (+1,2 per cento e +0,6 per cento). Ad avere la peggio sono le donne, che calano del 2 per cento con 5.224 occupate in meno, contro il dato dei maschi che subiscono un calo meno evidente con -381 unità. Rispetto alla composizione degli occupati, ossia la somma dei lavoratori dipendenti più i lavoratori autonomi, si può evidenziare ancora un elemento di criticità con il pesante calo dei dipendenti (-8.906 mila unità) rispetto agli autonomi che aumentano di 3.300 addetti.

“I posti di lavoro persi sono dovuti soprattutto a una contrazione della componente femminile che si concentra tra le lavoratrici dipendenti nel settore dei servizi – spiega De Silva –. La crescita del lavoro autonomo è comprensibile, almeno in parte, se ci si riferisce al traino della flat tax per le partite IVA”.

L’Istat ha rilasciato anche i dati sui settori che segnalano il trend negativo del comparto dei servizi, che cala del 2,4 per cento con 11.414 occupati in meno, mentre si assiste a una sostanziale tenuta dell’industria (+1,6 per cento) e anche delle costruzioni, e si registra un balzo in avanti dell'agricoltura (+54 per cento); male il commercio-turismo che perde il 3,3 per cento degli occupati rispetto a 12 mesi fa.

Ultima nota dolente i disoccupati, che sono in aumento di 5.406 unità e che superano per la prima volta dal 2010 quota 80 mila (+7,2 per cento rispetto al primo trimestre 2018). Per De Silva “la Liguria nel 1° trimestre 2019 con l’11,8% ha il tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale, peraltro in calo, pari all’11,1 per cento; anche in questo caso a pagare sono quasi esclusivamente le donne, con oltre 7.000 disoccupate in più rispetto all’anno precedente”. 

Per Federico Vesigna, segretario generale Cgil Liguria, i campanelli di allarme ci sono tutti: “Purtroppo quello che temevamo è puntualmente successo: anche sul fronte lavoro esiste un prima e un dopo crollo Ponte Morandi. La fragile ripresa dell’occupazione dei primi 9 mesi del 2018 si è bruscamente fermata e nel primo trimestre di quest’anno si registra una pesante battuta d’arresto. La Liguria torna sotto la soglia fisiologica dei 600 mila occupati e la disoccupazione schizza sopra la media nazionale. A preoccupare – continua Vesigna – è il crollo degli occupati nei servizi, commercio e turismo da un lato e sistema della portualità ligure dall’altro. Il crollo del Ponte ha evidenziato il deficit infrastrutturale della nostra regione e non è con le sole risorse del decreto Genova che risolleveremo le sorti del suo destino produttivo. Anche sul turismo le difficoltà preesistevano al crollo del ponte ed è solo con la destagionalizzazione dell’offerta turistica che si possono migliorare le perfomance del settore. Ecco perché la Regione deve riappropriarsi del ruolo di programmazione per non rischiare, come accaduto nel comparto del commercio, di rincorrere chiusure di esercizi e licenziamenti. Per attrarre investitori e far uscire la Liguria dall’isolamento occorrono nuove ed efficaci infrastrutture, ma non basta. Non è un problema di disponibilità di aree o il costo del lavoro: serve un nuovo modello di sviluppo e la differenza la può fare la qualità del sistema dei servizi”.

Whirlpool: Cgil Napoli, la strada è ancora lunga e complessa

Gio, 13/06/2019 - 16:11

 L'incontro di ieri "è stato ancora interlocutorio, anche se lascia intravedere uno spiraglio". Lo afferma il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella, in merito all'incontro che si è tenuto al Mise sul destino della Whirlpool di via Argine. "Al netto della 'coreografia' delle ore che hanno preceduto l'incontro - precisa Schiavella - quello che concretamente resta sono tre elementi importanti, ciò che abbiamo sempre chiesto: piena vigenza dell'accordo di ottobre e degli attuali livelli di occupazione, mantenimento del sito produttivo napoletano e non disimpegno di Whirlpool. Nel prossimo incontro misureremo cosa significhino realmente e concretamente questi impegni". 

"Noi sappiamo - conclude - che la strada da fare è ancora lunga e complessa ma una cosa è certa: la Whirlpool sappia che i lavoratori, le organizzazioni sindacali e le istituzioni, in un fronte che deve restare compatto, non arretreranno dalle loro posizioni, perché i lavoratori, Napoli e il Mezzogiorno non possono perdere questa battaglia".
 

Perché non si trovano più i bagnini

Gio, 13/06/2019 - 15:29

In su e in giù per il Paese, Toscana compresa, ci sono imprenditori che offrono lavoro, ma non trovano chi raccoglie la loro offerta. Vediamo di non fare di tutta l’erba un fascio. Intanto, distinguiamo i casi di chi cerca professionalità, saperi che il mercato del lavoro non offre, e in questo caso la colpa è di una scuola, complessivamente intesa, che non crea le competenze necessarie. Poi ci sono i casi dei lavori stagionali, in cui le competenze si possono anche acquisire sul campo, e qui, credo, c'entri molto il quantum che viene offerto.

È complicato chiedere a un giovane, o meno giovane, che non sia proprio alla fame, di farsi il mazzo per tre-quattro mesi, per portare a casa qualche spicciolo. Questo succede se si è assunti con un contratto di apprendistato. Ci sono giovani che vanno all’estero - ne conosco, a fare i camerieri e gli addetti al piano, perché guadagnano significativamente di più. E che dire delle decine di migliaia di giovani che ogni anno lasciano l’Italia, perché non vedono qui il loro futuro. Meglio scappare subito, piuttosto che attendere che arrivi l’occasione buona, e nel frattempo tirare avanti, facendo il bagnino da giugno ad ottobre. In aggiunta, non dobbiamo dimenticare che i giovani sono una minoranza in un Paese fatto per vecchi.

Rifiutano il lavoro o vogliono lavorare al nero, perché così prendono il reddito di cittadinanza? Chiedono di lavorare al nero, in modo da non far crescere il reddito familiare, con le conseguenze negative del caso? Può anche darsi, ma nessuno ci racconti che la propensione al lavoro nero in Italia sia frutto di un provvedimento di legge, che data qualche settimana, o di un sistema fiscale che andrebbe certamente cambiato. Non sono i lavoratori che vogliono lavorare al nero. Per il nero, per favore, chiedete ai datori di lavoro.

Insomma, per spiegare la mancanza dei bagnini, va analizzata la situazione complessiva del Paese, ponendo l’attenzione ai livelli dei salari in Italia, che oggi sono più bassi di quelli di dieci anni fa.

Mirko Lami è segretario Cgil Toscana

Un nuovo fronte per l'accoglienza

Gio, 13/06/2019 - 15:21

Quarantadue tra associazioni, enti e sindacati, tutti riuniti sotto il simbolo della emergency blankett, la coperta termica che rappresenta il primo atto di accoglienza per i migranti sbarcati sulle coste italiane. Così è stata presentata oggi (13 giugno), in un'affollata conferenza stampa all'Hotel delle nazioni, la campagna “Io accolgo”, nata per “dare una risposta forte e unitaria alle politiche sempre più restrittive adottate dal governo e dal parlamento nei confronti dei richiedenti asilo e dei migranti”. Politiche che, per quest'ampio fronte di organizzazioni della società civile, violano i principi affermati dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali e producono conseguenze negative sull’intera società italiana. E che inoltre costringono al silenzio una “maggioranza silenziosa” di cittadini, che vorrebbero accogliere ma sono soffocati dalla “narrazione” a senso unico dei media istituzionali.

Dopo un Flash mob in Piazza di Spagna, grazie al quale il giallo elettrico delle coperte ha invaso la scalinata di Trinità dei Monti, la campagna è stata quindi illustrata nel dettaglio ai giornalisti. Gli obiettivi sono sostanzialmente quattro: dare voce e visibilità ai tanti cittadini che condividono i valori dell’accoglienza e della solidarietà; cercare di ridurre il danno rispetto all’impatto del decreto Sicurezza, promuovendo reti territoriali di prossimità e mobilitando il maggior numero possibile di enti pubblici e del privato sociale; promuovere il protagonismo dei migranti, affinché abbiano voce e visibilità in quanto soggetti attivi della battaglia per un’Italia solidale e accogliente; e avviare un dialogo con quei cittadini che non sposano esplicitamente le politiche anti-migranti, ma non riescono nemmeno a contrapporre una visione diversa. Per far ciò si invitano tutti a esporre dai propri balconi le coperte termiche, proprio per dare “visibilità all'orgoglio di essere accoglienti”.   

Durante l'incontro si sono sono state raccontate esperienze concrete di inclusione, molto spesso poco conosciute al grande pubblico. Si è partiti con la storia di Elena, un'insegnante di Ostia che ha deciso di ospitare a casa sua un giovane migrante della Sierra Leone, Ibrahim, attraverso il progetto della Ong RefugeeWelcome. “Sono un'italiana che esercita i propri diritti - ha detto - e mette in atto i doveri contenuti dalla Costituzione. Ho voluto ospitare un giovane perché ho un figlio suo coetaneo, e saranno loro, insieme, a costruire il futuro di questo Paese”. Barry, invece, è un mediatore culturale che sta pagando lo scotto di essere in Italia garzie a un permesso di soggiorno per motivi umanitari, oggi messo in discussione dal decreto Slavini. “Sono rimasto fuori dal sistema di accoglienza pubblica - ha raccontato - ma nonostante tutto non voglio abbandonare il Paese, resto qui nelle difficoltà. Ormai p casa mia.” Alin invece è una ragazza siriana, ed è arrivata in tutta sicurezza e legalità, in aereo, grazie a un corridoio umanitario messo in atto dalla Federazione delle chiese evangeliche italiane. Oggi fa la mediatrice culturale per i migranti come lei, che sempre più spesso però arrivano per vie ben più tortuose: “I corridoi umanitari sono sempre di meno, e questo spinge chi parte nelle grinfie dei trafficanti”. 

Durante la conferenza, poi, si sono presentati i ragazzi del Conngi, il Coordinamento nazionale nuove generazioni italiane, un nuovo soggetto nato recentemente come “risposta alla cecità politica che fatica a riconoscere e valorizzare la pluralità italiana”:“Siamo 4.2000 giovani presneti in 13 regioni e originari di 41 paesi nel mondo. E siamo italiani.” Poi le testimonianze dei rappresentanti dell'associazione Saltamuri, di EropAsilo e della rete dei mediatori interculturali. Infine è stata la volta dei sindacati. Tra i promotori della campagna “Io accolgo” ci sono Cgil e la Uil, che hanno testimoniato come il progressivo smantellamento del sistema di accoglienza italiano stia mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, creando una vera e propria bomba sociale che coinvolge tanto i migranti quanto gli italiani.  

Il nostro reportage a puntate: Saluzzo Catania
Ventimiglia Ferrara Matera | Gioia Tauro

La lista dei promotori: A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Aoi, Arci, Asgi, Casa della Carita’, Cefa, Centro Astalli, Cgil, Ciac, Ciai, Cir, Cnca, Comunita’ di S.Egidio, Conggi, Ero Straniero, EuropAsilo, Federazione Chiese Evangeliche in Italia – Fcei, Focsiv, Fondazione Finanza Etica, Fondazione Migrantes, Gruppo Abele, Ics Trieste, Intersos, Legambiente, Link-coordinamento universitario, Lunaria, Medici Senza Frontiere, Naim, Oxfam, Rainbow4Africa, ReCoSol, Refugees Welcome Italia, Rete della Conoscenza, Rete Studenti Medi, SaltaMuri, Save the Children Italia, Uil, Unione degli studenti, Unione degli universitari, Unire. 

Scarica il manifesto della campagna (pdf)
 

Auchan/Sma: Filcams Lombardia, da Conad vogliamo risposte

Gio, 13/06/2019 - 15:20

"Vogliamo sapere il destino dei dipendenti, vogliamo garanzie sul loro futuro lavorativo, vogliamo risposte chiare e oneste". A dirlo è Elvira Miriello (Filcams Cgil Lombardia), in vista del prossimo incontro al ministero per lo Sviluppo economico di giovedì 20 giugno, dove il consorzio Conad dovrà illustrare il piano commerciale per Auchan/Sma. Secondo il sindacato, nel primo incontro del 28 maggio scorso erano emersi "elementi di preoccupazione: non è stato un incontro produttivo, anche solo annunciare che la cessione di quote da Auchan/Sma alla Bdc (società nata ad hoc per quest'operazione, con due azionisti: Conad e Mincione) avverrà a luglio, dopo che l'Antitrust avrà dato il suo parere sull'operazione, non dà nessun elemento di chiarezza e di tranquillità". In Lombardia, Auchan/Sma è presente con la sede di Rozzano (800 dipendenti), due depositi a Truccazzano e Chiari (oltre 200 impiegati tra diretti e indiretti), e i punti vendita che occupano circa 3 mila persone.

Fiom-Fim-Uilm Milano, problema salariale è irrisolto

Gio, 13/06/2019 - 14:41

“I dati con il segno meno della produzione industriale, il progressivo impoverimento del territorio provocato dalle delocalizzazioni e dalla chiusura di aziende, il sistematico utilizzo dei licenziamenti, l’aumento della precarietà, ci parlano di una fase che rischia di peggiorare la già pesante condizione economica e sociale di milioni di uomini e donne”. Questa l’analisi di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil di Milano, in vista dello sciopero generale dei metalmeccanici di venerdì 14 giugno: “Le scelte del sistema delle imprese e degli ultimi governi non vanno nella giusta direzione e, in alcuni casi, producono ulteriori danni. È il caso, ad esempio, della liberalizzazione dei subappalti o dei tagli alle risorse Inail previste per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Anche a Milano e provincia, come nel resto del Paese, sono tanti le lavoratrici e i lavoratori che rischiano il licenziamento o pagano pesantemente le scelte unilaterali delle imprese. “Eclatante è la situazione del settore delle telecomunicazioni, che vede i lavoratori di Sirti in contratto di solidarietà per scongiurare 883 licenziamenti, così come nel comparto della produzione di elettrodomestici: anche le operaie e gli operai della Electrolux di Solaro, infatti, sono in contratto di solidarietà e il futuro della Whirlpool è molto incerto”, spiegano i segretari generali provinciali di Fiom (Roberta Turi), Fim (Christian Gambarelli) e Uilm (Vittorio Sarti): “Non va meglio nell'informatica, con la Dxc Technology che vuole ridurre la presenza in Italia e delocalizzare in paesi con il costo del lavoro più basso, così come la Xerox che ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 98 lavoratori o la Fujitsu Italia che intende abbandonare il paese e chiudere tutte le sedi”.

Brutte notizie anche dal settore dell’energia, con la storica Breda Energia che ha messo i lavoratori in cassa integrazione ordinaria, così come la Negri Bossi di Cologno Monzese, mentre i 94 lavoratori e lavoratrici della Menfi (produzione di pentole e coperchi) potrebbero perdere il lavoro perché l'azienda rischia il fallimento. Alla Igv Group di Vignate, che produce cabine per ascensori, sta per scadere la cassa straordinaria e a rischio ci sono 165 posti di lavoro, mentre alla Bitron, che occupa 77 lavoratori, in forse c’è la permanenza del sito di Cormano.

Nelle aziende che non dichiarano esuberi non sono pochi i casi di disdetta degli accordi di secondo livello, come in Italtel o in Imq, e anche in quelle che fanno utili si registra una tendenziale indisponibilità a discutere di premi di risultato e redistribuzione di salario (tra queste, la Engineering, la Ntt Data, la Almaviva, la Oracle, la De Lucchi, la Accenture, l'Ibm). “C'è un problema salariale irrisolto – concludono Turi, Gambarelli e Sarti – e le aziende non stanno rispettando quanto era previsto con la sottoscrizione dell'ultimo ccnl dei metalmeccanici, che prevedeva che la ricchezza andasse redistribuita in azienda con il meccanismo del premio di risultato. In realtà il grosso dei profitti sono stati redistribuiti soprattutto tra i dirigenti, e i livelli più bassi sono rimasti fuori. Chi guadagnava poco guadagna sempre meno e non c'è stata alcuna estensione della contrattazione”.

Marche, crescono i disoccupati nel primo trimestre

Gio, 13/06/2019 - 14:10

Marche, primo trimestre 2019: tornano a crescere i disoccupati. È quanto emerge dai dati forniti dell’Istat questa mattina ed elaborati dall’Ires Cgil Marche. Nelle Marche, il numero degli occupati è a 636 mila unità, ovvero 8 mila occupati in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con una diminuzione però pari all’ 1,7% rispetto al IV trimestre del 2018. Complessivamente il numero degli occupati perduti dal 2008 ad oggi, ammontano ancora ad oltre 16 mila.

Il tasso di disoccupazione si attesta al 9,1%, stabile rispetto al primo trimestre del 2018.  Più marcata la crescita della disoccupazione maschile (+1,3%) ed in netta dimunuzione quella femminile (-1,8%). Il tasso di disoccupazione registrato rimane comunque stabile per effetto dell’aumento delle forze lavoro, diversamente dalla diminuzione che si registra a livello nazionale (-0,5%) e nel centro Italia (-0,2%).

Crescono i disoccupati in numero assoluto, passando dai 63.122 del primo trimestre 2018 ai quasi 64mila del 2019, con un preoccupante +1,4%. Se confrontati ai dati del IV trimestre del 2018 il numero di disoccupati aumenta del 9,4%.  Si registra anche una consistente diminuzione degli inattivi (-13mila) rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, cioè di persone che decidono di tornare a ricercare un lavoro.

Così Giuseppe Santarelli, segretario della Cgil Marche: “Questi dati confermano le difficoltà delle Marche, dopo una brevissima parentesi negli ultimi due trimestri del 2018, ad agganciare la ripresa e quindi ad avere miglioramento occupazionale. Tornano a galla enormi problemi strutturali nel Paese e nella regione; a confermarlo sono i dati della cassa integrazione che riprende a crescere e quelli della diminuzione della produzione industriale. Avevamo notato troppo trionfalismo nei commenti di inizio anno; senza politiche industriali di investimenti mirate e senza una politica economica espansiva non  ci potranno essere effetti benefici sull’occupazione. La regione  - conclude il sindacalista - ha bisogno di lavoro di qualità e stabile, si deve smettere di pensare che il lavoro si crea incentivando le imprese sulle assunzioni. La storia recente insegna che tanto denaro pubblico è stato dilapidato senza produrre buona occupazione”.

Docomo Digital: 13-14 giugno, proclamato sciopero contro 23 licenziamenti

Gio, 13/06/2019 - 13:21

Docomo Digital (Firenze, azienda Ict, di proprietà della giapponese Ntt Docomo): i lavoratori in assemblea hanno decretato lo sciopero per oggi e domani, 13 e 14 giugno, e chiedono l'apertura di un tavolo di crisi con le istituzioni cittadine.

"Solo due giorni fa, era stato annunciato lo stato di agitazione per dire no alla procedura di licenziamento del 25% dei lavoratori, 20 su 80. Nell’incontro di ieri tra sindacato e azienda, è emerso che i tre contratti a termine, presenti in azienda, non rientreranno nella procedura, ma alla loro naturale scadenza saranno cessati senza possibilità di ulteriore assunzione; quindi, in sostanza, i licenziamenti diventano 23 su 81 dipendenti, quasi il 30%. E va considerato anche il fatto che ci sono stati tre licenziamenti con rito Fornero a fine 2018 e cinque uscite, più o meno incentivate, da gennaio ad aprile. Il taglio, insomma, è veramente pesante", afferma Gianni Filindassi, della Filcams Firenze.

"Rsu e organizzazione sindacale, anche visti i bilanci degli ultimi anni, in calo, ma sempre con segno positivo, ritengono irricevibile la proposta dell'azienda di ridurre di tre unità gli esuberi e non hanno nessuna disponibilità ad accettare l'apertura della cassa integrazione straordinaria, né sottoscrivono la possibilità per i lavoratori di ridursi l'orario a part time. Inoltre, sono presenti in azienda alcune figure professionali in appalto da ditte esterne, mansioni che potrebbero essere svolte da personale Docomo. Abbiamo richiamato l'azienda a una responsabilità sociale d'impresa, sancìta dalla Costituzione, ma che non abbiamo riscontrato", aggiunge il sindacalista.

Manital, stipendi in ritardo: il 14 giugno è sciopero

Gio, 13/06/2019 - 13:00

"Domani, venerdì 14 giugno, tutti i lavoratori del consorzio Manital saranno in sciopero per quattro ore, poiché da più di un anno sono costretti a subire, spesso in maniea anche pesante, continui ritardi nel pagamento degli stipendi. Il consorzio Manital (che conta oltre 100 addetti) si occupa, nella nostra regione, di pulizie dei treni e delle stazioni ferroviarie, a seguito di gare vinte con ribassi, a nostro modo di vedere eccessivi, anche del 40%". È quanto affemano in una nota unitaria Filt, Fit e UilTrasporti Toscana.

"A maggio, le aziende del consorzio hanno comunicato che ci sarebbe stato l'ennesimo ritardo nel pagamento degli stipendi, e hanno garantito che gli stessi sarebbero stati erogati il giorno 30, invece che il giorno 20, termine ultimo per i pagamenti espressi dal contratto nazionale. Purtroppo, il 30 maggio gli stipendi non sono arrivati, lasciando i lavoratori e le loro famiglie senza soldi e con gli impegni da pagare".

I sindacati sono intervenuti in più occasioni, sia a livello territoriale che nazionale, per tutelare i lavoratori, anche nei confronti delle committenze che hanno la piena responsabilità e l'interesse alla corretta applicazione delle norme e alla pulizia di treni e stazioni. Le sigle di categoria affermano "di voler continuare la loro lotta, finchè non verrà trovata una soluzione definitiva al regolare pagamento degli stipendi".

Pronto soccorso Campania, Fp Cgil chiede interventi eccezionali

Gio, 13/06/2019 - 12:37

“Ogni anno, con l'avvicinarsi del periodo estivo, negli ospedali della Campania si acuiscono le difficoltà nell’assicurare un'adeguata turnazione nei Pronto soccorso e nei servizi del sistema integrato di emergenza sanitaria. Il ripresentarsi ciclico di tale criticità è la risultante di diversi fattori, nazionali e locali: una dotazione organica sottodimensionata rispetto al carico di lavoro, un numero di specialisti in emergenza inferiore alla reale richiesta, una rigida organizzazione del lavoro negli ospedali e soprattutto l’assenza di governo e di programmazione per affrontare per tempo la cronica carenza di personale”. A denunciarlo in una nota, Fp Cgil Campania e area metropolitana di Napoli, Fp Cgil medici e i dirigenti Ssn della Campania.
 
“Il 7 giugno scorso la Regione Campania ha emanato una circolare che invita i direttori generali a utilizzare istituti contrattuali già in essere, ma senza incrementare le risorse previste per le prestazioni aggiuntive. Una circolare inutile – sostengono le organizzazioni sindacali di categoria –, perché, sebbene si certifichi la carenza di personale, la soluzione che si adotta non produrrà gli effetti attesi e farà ricadere sempre sui soliti professionisti dell'emergenza la risoluzione del problema: oltre il danno, la beffa. Tutti ignorano, o fanno finta d'ignorare, che esiste un problema drammatico nel garantire i livelli di assistenza in emergenza, cui bisogna fornire in tempi rapidissimi una risposta, nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini. Per questi motivi, ci saremmo attesi una nota più incisiva, ma la Regione ha deciso di non decidere".
 
"Stante la cronica carenza di personale per garantire i turni in Pronto soccorso adeguati al carico di lavoro – è la proposta delle sigle di categoria –, bisogna trovare una soluzione contrattuale equilibrata per tutti, una soluzione temporanea, ma urgente, che deve coinvolgere l’intero ospedale, anche attraverso la parziale riduzione dell’attività di elezione, al fine di scongiurare drammatiche ripercussioni assistenziali e di ordine pubblico. Purtroppo, la circolare regionale non produrrà alcun effetto pratico; non si può pensare di utilizzare gli ordini di servizio per governare la attività in Pronto soccorso, bisogna reclutare personale da altri reparti in maniera temporanea, ma urgente e favorire il deflusso dei pazienti stabilizzati, in attesa di ricovero, nei reparti".
 
"A fronte di una situazione eccezionale di estrema gravità, che mette in serio pericolo il diritto alla vita e il benessere psico-fisico, sia dei cittadini che degli operatori, ci vogliono interventi straordinari ed efficaci. Per tali motivi – conclude Fp Cgil Campania –, ci si attende una risposta in tempi brevi dalla Regione e dalla struttura commissariale: basta note pilatesche, servono interventi eccezionali”.