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Aggiornato: 5 hours 18 min fa

Si muore di lavoro come 50 anni fa

Mer, 16/01/2019 - 12:27

"La tragedia della Lamina ebbe un impatto mediatico rilevante e fece scoprire che anche nella Milano produttiva, la città del futuro che guarda all’Europa, si lavora ancora come nel secolo scorso”. A dirlo, davanti ai cancelli della fabbrica in via Rho, è Roberta Turi, segretario generale della Fiom di Milano, ai microfoni di RadioArticolo1 nello speciale "Il lavoro che uccide". “Quattro lavoratori, nel 2018, sono morti soffocati come topi in un forno - continua -. Sembra incredibile, ma ancora una volta secondo l'indagine la responsabilità è a carico dell’azienda, che non aveva valutato correttamente i rischi di un gas, l’argon, che si è dimostrato letale”. 

Per questo la Fiom Milano si costituirà parte civile nel processo in corso. Ma è evidente che il problema è più diffuso: “Il 2018 è iniziato con la tragedia della Lamina, e si è concluso con un 10% di morti sul lavoro in più. Sono stati oltre 50 in provincia di Milano, e oltre 1000 in Italia, 3 al giorno”. Nonostante questo, fa notare la Turi, il governo va in direzione opposta: “Invece di mettere in campo nuovi investimenti sulla sicurezza, nella manovra è entrato un provvedimento che taglia i premi che le aziende pagano all’Inail. Questo produrrà un impatto negativo, perchè si traduce in meno soldi che erano dedicati alla formazione in materia di salute e sicurezza. Senza contare il precariato dilagante che peggiora la situazione. Anche per questo il 9 febbraio scenderemo in piazza con Cgil, Cisl e Uil contro la legge di bilancio”. 

La strage della Lamina, però, non ha cambiato la vita solo alle famiglie delle vittime, ma anche a chi è sopravvissuto. “Due degli operai che ancora lavorano in azienda - racconta il segretario della Fiom milanese - hanno rischiato di morire per salvare i loro colleghi e sono ancora sconvolti. Per questo abbiamo raccolto le loro testimonianze in un documentario che presenteremo il 31 gennaio in una grande assemblea dei metalmeccanici che abbiamo voluto intitolare ‘Mai più’. Perché tragedie come questa devono essere un monito, per farci reagire con maggior coraggio”. “Con la consapevolezza – ripete Turi - che il più grande ostacolo su questo tema è proprio l’atteggiamento delle imprese, che continuano a vedere la sicurezza dei lavoratori solo come un costo”.

A parlare è poi Pasquale Arcamone, lavoratore della Lamina che era in servizio nel giorno della tragedia, un anno fa, dove persero la vita quattro lavoratori. "Tutti i giorni i nostri pensieri vanno ai colleghi che non ci sono più - dice -. Lo ricordo bene perché quel giorno ero di turno in azienda. Dopo la tragedia - poi - è stato un anno pieno di solidarietà tra noi, ci siamo aiutati l'uno con l'altro e siamo riusciti ad andare avanti migliorandoci a vicenda, sia dal lato lavorativo sia da quello umano. In azienda già eravamo una famiglia, dopo la strage è aumentata la solidarietà tra di noi, le persone si sono unite ulteriormente. Anche la sicurezza è aumentata, si vigila con maggiore attenzione. Da parte dell'impresa, comunque, c'è stata vicinanza e trasparenza dopo ciò che avvenuto".

L'anno scorso è stato drammatico per gli incidenti sul lavoro, conferma Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio indipendente sui morti sul lavoro, con un aumento del 10% di vittime rispetto al 2017. Senza contare i morti in itinere. Il settore più colpito è quello dell’agricoltura: “L’anno scorso si sono registrate 139 persone schiacciate da un trattore. L’agricoltura contribuisce per il 33% sui dati globali”. A seguire c’è l’edilizia, l’autotrasporto e l’industria. “L’industria – continua Soricelli – registra percentualmente dati inferiori, anche se restano molti gli incidenti. Perché il sindacato nella grandi aziende è più presente e fa azione di contrasto”. Il problema resta con i lavoratori in appalto, “figli di un dio minore, meno tutelati”. “Pochi giorni fa – conclude – a Taranto, è morto un lavoratore in appalto, che si è schiantato contro un albero mentre tornava a casa dopo 12 ore consecutive di turno. E’ stato ritrovato da un passante alle 4 di mattina.”

"Il 2018 è stato caratterizzato da una lieve ripresa economica, ma oggi c'è un rischio nuovo di recessione. In coincidenza con la ripresa sono però ripartiti gli infortuni". Così il segretario confederale della Cgil, Franco Martini. "In altre parole - spiega - la ripresa non è stata colta come occasione per introdurre all'interno del sistema produttivo la necessaria innovazione. C'è stato invece il tentativo di agganciarsi a un ipotetico rilancio proponendo i vecchi modelli produttivi. Basti pensare che la tipologia degli infortuni mortali è lo stesso di cinquanta anni fa, per esempio cadute dall'alto in edilizia e ribaltamento di trattori di agricoltura. In mezzo secolo non è cambiato niente". La parziale ripresa, insomma, "non è stata sfruttata dall'economia per cambiare modello di lavoro".

Quindi un passaggio sulla legge di bilancio, che su questo tema procede all'indietro: "La revisione dei premi delle aziende, presente nella manovra del governo, non compensa l'intervento per le imprese con uno analogo a favore delle prestazioni e soprattutto della ricerca, un aspetto fondamentale che è attualmente trascurato. Gli infortuni sono anche malattie professionali - a suo avviso -, in tal senso il messaggio sbagliato che arriva dal governo è che continuare ad intervenire in una direzione unica, manca tutto il  resto. Si tratta di una misura squilibrata, oggi ci sono troppe malattie professionali che non hanno ancora il dovuto riconoscimento".

(a cura di Emanuele Di Nicola e Carlo Ruggiero)

 

 

L'Italia non è un Paese per mamme lavoratrici

Mer, 16/01/2019 - 12:23

"L’Inps ha comunicato ufficialmente in questi giorni l’abolizione del voucher baby sitter/contributo asilo nido, che negli anni scorsi aveva incontrato il crescente interesse delle mamme per poter tornare al lavoro, dopo la maternità obbligatoria". A dirlo è la Cgil di Modena, sottolineando che "nel 2017 erano stati erogati 8.100 contributi per un valore di 29,4 milioni". Oltre all’abolizione del voucher, nella legge di bilancio 2019 sono stati cancellati gli sgravi contributivi, previsti per il triennio 2016-2018, che andavano a favore del fondo per la contrattazione di secondo livello per la promozione di misure volte alla conciliazione di vita privata e lavoro, come lo smart working e il part time.

"L’abolizione di queste due misure - prosegue la struttura sindacale - è certamente un danno per le mamme che vogliono tornare al lavoro, poiché riduce i mezzi di sostegno e va in direzione opposta all’indicazione dell’Unione Europa che negli obiettivi strategici delinea come prioritaria anche la conciliazione dei tempi di vita e lavoro a sostegno della genitorialità".

La legge di bilancio comprende anche il rinnovo di altri sostegni come il bonus nido e il bonus bebè, fino alla possibilità di avere un terreno demaniale a chi mette al mondo il terzo figlio, ma ad avviso della Cgil "non sono strumenti che hanno la stessa efficacia, soprattutto non hanno al centro la finalità del sostegno alle donne per poter tornare alla loro vita professionale. Inoltre, anche le aziende virtuose che sono propense a politiche di conciliazione famiglia-lavoro non avranno alcuno strumento a livello di contrattazione aziendale".

In conclusione, la Cgil di Modena definisce "controverso" il provvedimento che consente di mandare a lavorare fino al nono mese di gravidanza, perché "da strumento di flessibilità potrebbe facilmente trasformarsi in una forma di ricatto per le donne, obbligandole ad andare a lavorare in situazione di difficoltà".

Unica Filt, regolamentare sistema delle app

Mer, 16/01/2019 - 12:19

"Abbiamo presentato una richiesta per la regolamentazione delle app. Occorre regolamentare le app, sia per i taxi sia per i noleggio con conducente (Ncc), che per altri servizi come il car sharing e il car pooling, servizi che non possono essere lasciati al libero mercato". A dirlo è la Unica Filt Cgil nel corso dell'audizione di oggi (mercoledì 16 gennaio) sul decreto Ncc di fronte alla Commissione Trasporti della Camera. "Stiamo discutendo e parlando di una proposta di miglioramento e di aggiornamento di una legge, la 21 del 1992, che per noi rimane un caposaldo che permette al Paese di avere un servizio pubblico non di linea non subalterno ma collaterale", ha spiegato il sindacato. Per Unica Fitl-Cgil, "la confusione normativa va a vantaggio delle multinazionali che non sono portatrici di servizio pubblico, ma solo soggetti che vendono corse senza responsabilità, portando di fatto l'utente cittadino a non essere garantito in nessuna maniera". 

Consorzio Colis (Cagliari), 17 gennaio presidio

Mer, 16/01/2019 - 12:15

Giovedì 17 gennaio, dalle 10, davanti alla sede dell’assessorato regionale alla sanità in via Roma, ci sarà il presidio dei lavoratori del consorzio Colis che rischiano il licenziamento dal 1° febbraio, dopo vent’anni di attività, a causa di un cambio d’appalto. La protesta, organizzata da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil Sardegna, è legata alla vertenza avviata da mesi per salvaguardare i posti di lavoro - i primi licenziamenti saranno venti – e garantire qualità ed efficienza del servizio di lavaggio e sterilizzazione di dispositivi medici per ospedali e strutture sanitarie.
 
"Il 9 gennaio l’Ats ha ufficializzato l’affidamento dell’appalto a un’impresa di Chieti, che si dovrebbe occupare del servizio per la Assl di Sassari fuori dai confini regionali, sottraendolo - con tutte le incognite che ciò comporta - alle attuali maestranze impegnate in Sardegna, in particolare a Macchiareddu. Se questa decisione non fosse revocata, le conseguenze sarebbero nefaste, non solo per i venti lavoratori, ma probabilmente anche per lo stesso servizio, visto che in venti giorni non è per nulla chiaro come potrà essere organizzata e garantita la fornitura di camici, divise, lenzuola, kit sterili per cinque ospedali e ottanta strutture territoriali. Per tali ragioni, le categorie hanno proclamato lo stato di agitazione e chiesto un incontro urgente all’assessore alla Sanità e al direttore Ats Moirano", hanno detto i sindacati.

Incidenti sul lavoro, muore operaio a Padova

Mer, 16/01/2019 - 12:12

E' rimasto schiacciato fra due mezzi durante delle operazioni di movimentazione all'interno dello stabilimento della Ferrau spa a Selvazzano Dentro (Padova), dove lavorava da 15 anni. L'incidente mortale sul lavoro è avvenuto pomeriggio di martedì 15 gennaio; la vittima è Georgiev Peycho, 56 anni, operaio metalmeccanico con mansione di autista, originario della Bulgaria. L'uomo lascia la moglie e due figli grandi, dipendenti anche loro della ditta Ferrau. "Con la morte di Georgiev sono saliti a 21 i decessi sul posto di lavoro in questi primi 15 giorni del 2019 in Italia", commenta la Fiom Cgil padobana: "Un conto indecente per un Paese che dovrebbe, dopo l'ecatombe dello scorso anno, dare assoluta priorità ai temi della sicurezza sul lavoro". La Fiom esprime vicinanza e offre pieno sostegno "alla famiglia di Georgiev e a tutti i lavoratori della Ferrau, che dovranno affrontare le conseguenze di questa immensa tragedia". Per il segretario generale Loris Scarpa "non è possibile che incidenti del genere accadano ancora. Andare al lavoro ormai è come andare in guerra, ogni giorno la conta dei morti aumenta in maniera esponenziale, ed è questa la vera emergenza nel nostro Paese".

Fiom: Industria Italiana Autobus e Blutec non pagano gli stipendi

Mer, 16/01/2019 - 11:02

Sono in corso oggi gli scioperi negli stabilimenti Blutec "per il mancato pagamento degli stipendi da parte della proprietà, che non ha fornito nessuna informazione in merito". Lo dichiara in una nota Michele De Palma, segretario nazionale Fiom Cgil e responsabile automotive. " Stessa situazione - spiega - riguarda i lavoratori di Industria Italiana Autobus di Bologna e di Flumeri (Avellino), che non hanno ricevuto i salari, e in queste ore stanno organizzando iniziative di protesta.È inaccettabile quello che sta accadendo. Sono diversi mesi che la Fiom, con gli altri sindacati, manifesta insieme ai lavoratori per avere informazioni chiare sul futuro degli stabilimenti Blutec e Industria Italiana Autobus. Il peggioramento delle due vertenze è sotto gli occhi di tutti, è a rischio il processo di reindustrializzazione e rioccupazione per circa 1500 lavoratrici e lavoratori".

Per questo, aggiunge, "ribadiamo la richiesta al ministro dello Sviluppo economico di intervenire e convocare con urgenza le due aziende per affrontare i problemi. La Fiom sosterrà tutte le iniziative dei lavoratori per chiedere il rispetto degli accordi, il pagamento delle spettanze e il ritorno al lavoro per tutti”.

Bomba Sorbillo, solidarietà da Cgil Napoli

Mer, 16/01/2019 - 10:25

"Solidarietà a Gino Sorbillo per l'attentato subito dal suo locale. Colpito un simbolo della crescita della città, una bomba non fermerà il suo impegno sul fronte sociale". E' il testo del tweet lanciato dalla Cgil di Napoli in segno di solidarietà a Gino Sorbillo.

Mobility package, 18 gennaio presidio a Bologna

Mer, 16/01/2019 - 10:21

Venerdì 18 gennaio si tiene a Bologna, alle ore 12 davanti alla Prefettura (piazza Roosevelt), un presidio organizzato da Filt Cgil Emilia-Romagna e Bologna, Fit Cisl area metropolitana bolognese, Uiltrasporti, Faisa-Cisal e Ugl. La protesta dei sindacati dei trasporti bolognesi anticipa lo sciopero nazionale in programma per lunedì prossimo, 21 gennaio, finalizzato a porre l’attenzione sulle nuovo regolamento europeo previsto dal cosiddetto Mobility package, che "se così approvato - spiega un comunicato - peggiorerà in maniera significativa le condizioni di lavoro degli addetti al trasporto pubblico locale extraurbano e del noleggio con conducente".

Fca, 17 gennaio incontro con azienda su piattaforma

Mer, 16/01/2019 - 10:18

E' fissato per giovedì 17 gennaio a Torino, alle ore 14 presso l'Unione degli industriali (in via Manfredo Fanti 17), l'incontro con le direzioni aziendali dei gruppi industriali Fca, Cnh Industrial e Ferrari per discutere dei contenuti della piattaforma. Alla guida della delegazione della Fiom Cgil, il segretario nazionale e responsabile automotive Michele De Palma. Parteciperanno all'incontro i segretari territoriali, le delegati e i delegati degli stabilimenti.

Caporalato, 14 arresti in Basilicata

Mer, 16/01/2019 - 09:23

Stamattina, 16 gennaio, il nucleo tutela del lavoro dei Carabinieri ha smantellato un’organizzazione criminale operante in Basilicata, arrestando 14 persone con l'accusa di caporalato. "Una notizia che ci lascia basiti, ma non sorpresi - commentano in una nota la Flai Cgil nazionale e della Basilicata - I fatti di questa mattina dimostrano la connivenza delle imprese, che per trarre maggior profitto sfruttano forza lavoro senza l’applicazione di alcuna norma circa orari, salari, accoglienza. Adesso attendiamo gli sviluppi delle indagini ma continuiamo ad affermare con forza: basta caporalato, in tutte le sue espressioni di inciviltà diffusa".

"Poco più di un anno fa - si ricorda nella nota - abbiamo firmato, insieme a Cisl e Uil, un accordo che, se collegato alla recente approvazione delle legge nazionale contro il caporalato, permette di ripristinare la legalità in un settore produttivo di fondamentale importanza per la Basilicata".

"La Flai nazionale e della Basilicata, insieme alla Cgil Basilicata - continua la nota - sono impegnate da tempo in una lotta senza quartiere all'illegalità diffusa, che ancora permea il sistema del lavoro nell'ambito agricolo in Basilicata. Ritmi sfiancanti di 10-12 ore al giorno, spesso in nero, in condizioni atmosferiche e climatiche usuranti, senza il riposo settimanale, senza il rispetto della normativa sulle pause, per poi immettere nel mercato corrente il prodotto con un maggiore guadagno per lo stesso titolare dell’azienda". 

"Chiediamo ancora una volta la piena applicazione della legge 199 contro il caporalato - aggiunge la Flai - che non ha funzionato come si immaginava, perché non è stata applicata fino in fondo. In parte per responsabilità politica, in larga parte per responsabilità del sistema delle imprese che era chiamato a collaborare nel costruire risposte al bisogno di un trasporto e un collocamento pubblico per superare il ricatto di intermediari senza scrupoli". 

Presidio Farmacap, no alla privatizzazione

Mer, 16/01/2019 - 09:22

"No alla privatizzazione di Farmacap". Questo lo slogan del presidio della Filcams di Roma e Lazio in corso oggi (mercoledì 16 gennaio) nella Capitale. L'appuntamento è sotto la sede Farmacap alle ore 8.30 (in via Ostiense 131). "Chiediamo - spiega un comunicato sindacale - che Farmacap rimanga pubblica, che a fronte dei sei anni di commissariamento venga nominato un Cda e un direttore generale, che ci sia un rilancio dell'azienda da parte del Comune di Roma senza nessuna privatizzazione".

PRESIDIO FARMACAP !

È in corso sotto la sede di Farmacap - via Ostiense 131, Roma - il presidio dei lavoratori e delle lavoratrici che operano all'interno delle farmacie comunali Farmacap.
No alla PRIVATIZZAZIONE.#SiamoDoveSei#Farmacap pic.twitter.com/GKtgkZzABR

— Filcams CGIL Roma Lazio (@EFilcams) 16 gennaio 2019

Gazzetta del Mezzogiorno, indetti tre giorni di sciopero

Mer, 16/01/2019 - 09:09

Sciopero fino a giovedì 17 gennaio dei giornalisti della Gazzetta Del Mezzogiorno, quotidiano di Bari. "Da settimane i lavoratori della Gazzetta del Mezzogiorno sono impegnati in una vertenza quanto mai complicata", spiega il Comitato di redazione: "La confisca della Edisud Spa, società che edita il giornale, disposta dal Tribunale di Catania nell'ambito di un procedimento della Procura siciliana, ha amplificato le difficoltà di una situazione finanziaria ed economica già difficile. Dallo scorso novembre lavoriamo senza percepire lo stipendio, fatto salvo un piccolo acconto del 40 per cento. Lo abbiamo fatto con grande spirito di sacrificio e con il solo obiettivo di continuare a garantire alle comunità pugliese e lucana il diritto a informarsi, sancito dalla Costituzione. Per questo nostro sacrificio non abbiamo mai ricevuto una sola parola di ringraziamento e incoraggiamento dai nostri datori di lavoro e dalla loro dirigenza".

I giornalisti del quotidiano rilevano la mancanza di interlocuzione con i due amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Catania e il direttore generale dell'azienda. "Se lo fanno - aggiunge il comunicato -, non forniscono le informazioni richieste, e in ogni caso non ci fanno sapere se, quando e in quale misura il nostro lavoro verrà retribuito. Un silenzio assordante, specie perché proviene da rappresentanti dello Stato, tali sono infatti gli amministratori giudiziari". Nelle scorse settimane, i lavoratori hanno inviato anche una lettera aperta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a proposito della crisi del giornale del vuoto di informazione che si determinerebbe nel Mezzogiorno se la Gazzetta non fosse più pubblicata.

RadioArticolo1, i programmi di mercoledì 16 gennaio

Mer, 16/01/2019 - 08:45

RadioArticolo1, i programmi di mercoledì 16 gennaio:

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con Altero Frigerio
  • ore 10:00 - Speciale - Stop al lavoro che uccide. Lavorare per vivere, non morire per lavorare. Le grandi tragedie, i mestieri più pericolosi, la sicurezza che manca. Testimonianze, collegamenti, interviste, proposte
  • ore 15:00 - Consumeradio - Vendita auto, cartello sul credito. Con Raffaella Grisafi, Konsumer Italia - NotInMyTank. Parla Andrea Poggio, Legambiente - Adsl e fibra: meglio cambiare. Interviene Mario Rasimelli, Facile.it. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 15:30 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato
  • ore 15:35 - Ellemondo - Brexit, quanto sarà dura. Interviene Andrea Malpassi, responsabile Osservatorio Inca Cgil
  • ore 15:50 - Senioradio - L'inganno in rete. Fake news, anziani e social network. Ecco cosa sta cambiando. Interviene Nadio Delai, presidente Ermeneia
  • ore 16:00 - Gierresse - Giornale radio sociale
  • ore 16:05 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato 
  • ore 17:00 - Ellecult - Daltrocanto. Il lavoro in musica e parole. Sentimento estero. Partire per lavorare è ancora il tema su cui torna Lo Stato Sociale nella canzone scelta come colonna sonora del film Attenti al gorilla. In studio Maurizio Minnucci, Rassegna. A cura di Antonia Fama
  • ore 17:30 - Scaffale lavoro - Il lavoro che serve. Persone nell'industria 4.0. Con Annalisa Magone e Tatiana Mazali. A cura di Emiliano Sbaraglia 

Guido Rossa: Mattarella a Genova il 23 gennaio

Mer, 16/01/2019 - 07:46

In occasione dei 40 anni dalla morte di Guido Rossa, operaio Italsider e sindacalista della Cgil ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà a Genova. Secondo quanto si apprende da fonti interne allo stabilimento Ilva, il Capo dello Stato è atteso il 23 gennaio alle 11.30 nella fabbrica di Cornigliano, dove si terrà la commemorazione di Rossa.

Nasce Apiqa, la Cgil guarda al lavoro del futuro

Mer, 16/01/2019 - 06:50

“LavoroFuturo”: questo il titolo scelto per il V congresso di Agenquadri che si svolge a Milano, nella sede della Camera del lavoro, tra il 16 e il 17 gennaio e che si apre con la relazione introduttiva del presidente Paolo Terranova. Del tema si discuterà – oltre che nel dibattito congressuale – anche in due tavole rotonde: “Professional e manager nell’era digitale: cambia il lavoro dei quadri” e “LavoroFuturo: professionalità, tecnologia, ambiente e territorio”. Prevista anche una relazione di Annalisa Murgia dell’Università degli Studi di Milano e di Paolo Borghi, University of Leeds dal titolo “Erc project – Seizing the Hybrid Areas of work by Re-presenting self- Employment”. Al congresso parteciperanno delegate e delegati di tutte le categorie. Tra gli ospiti saranno presenti Elena Lattuada, segretario generale della Cgil Lombardia, Massimo Bonini, segretario generale della Camera del lavoro di Milano, Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams, Maurizio Landini, segretario confederale Cgil, e Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.

Il programma
Il documento congressuale

Un congresso particolare, questo, che segna un importante passaggio nella storia della Cgil. Agenquadri, infatti, si trasforma e diventa Apiqa. La nuova associazione – che si costituirà nel corso dell'assise – raccoglierà e porterà ancora più avanti l’eredità di Agenquadri, nata vent’anni fa da un’intuizione all’epoca non scontata: quella di dare spazio di rappresentanza a quadri, alte professionalità e professionisti. “Agenquadri è nata nel 1994. Da qualche anno era stata licenziata la legge che definiva la figura del quadro – spiega Paolo Terranova –. L’idea era quella, viste le novità, di tenere unito tutto il mondo del lavoro. Per questo all’epoca si pensò a una struttura di tipo nuovo in casa Cgil, trasversale alle categorie tradizionali, che rafforzasse la presenza, appunto, dei quadri. ‘Far sentire la voce dei quadri, anche se sono pochi’, si diceva allora. D’altro canto, portare i quadri all’interno dell’organizzazione aveva anche una funzione strategica, quella di avere informazioni dall’interno delle aziende da parte di figure apicali. Uno ‘strumento’ importante per l’azione sindacale”.

Per quale motivo Agenquadri diventa ora Apiqa?

Terranova Va detto che Agenquadri in questi anni non è rimasta ferma. Già nel 2010 l’associazione ha allargato la platea al lavoro autonomo non dipendente, in particolare ai consulenti. Non a caso, una serie di funzioni aziendali prima svolte dai quadri a un certo punto cominciavano a essere affidate a consulenti esterni.

E ora Apiqa…

Terranova È un passo ulteriore. Oggi la necessità di tenere insieme il mondo del lavoro è molto più forte che nel passato ed è esplosa sia verso il basso con il precariato “povero”, sia verso l’alto, con il lavoro autonomo di seconda generazione e altamente specializzato. Nella prospettiva inclusiva segnata dalla Carta dei diritti universali del lavoro, quindi, è indispensabile tenere insieme la parte più “bassa” e quella più “apicale” del mercato del lavoro. Anche perché ormai forti polarità sono presenti anche tra i professionisti e i quadri. Non tanto rispetto ai guadagni, quanto al sapere: tra chi sa e chi non sa o sa meno. Ed è questo sapere – che non è solo competenza tecnica, ma anche relazionale – che garantisce la continuità nel mercato del lavoro. Ripeto: la garanzia della tenuta di un impianto solidaristico passa per forza dalla capacità di tenere insieme in una logica inclusiva tutto il lavoro e Apiqa rappresenta, da questo punto di vista, una sfida importante.

Un compito di rappresentanza, essenzialmente…

Terranova Certamente. Tra l’altro i quadri e le figure alte ormai cambiano spesso lavoro e altrettanto spesso categorie di riferimento. Quindi, una struttura di tipo trasversale, e perciò confederale, come Apiqa può svolgere un lavoro di raccordo e connessione molto importante.

Apiqa, però, non farà solo rappresentanza, nelle vostre intenzioni…

Terranova Proprio così. Apiqa svolgerà anche un ruolo di supporto all’elaborazione delle analisi e delle proposte confederali, in particolare sui temi del cambiamento, dell’innovazione tecnologica, dell’organizzazione del lavoro e dell’impresa. È un ruolo che informalmente già svolgeva Agenquadri, ma che Apiqa assumerà valorizzando ruolo e partecipazione dei quadri, dei professionisti e delle alte professionalità.

Crisi Cmc, cantieri prossimi alla paralisi

Mer, 16/01/2019 - 06:50

La crisi della Cooperativa muratori e cementisti (Cmc) di Ravenna, dal 7 dicembre scorso in concordato preventivo per la ristrutturazione del debito societario, rischia di travolgere tutto. Sotto osservazione, in particolare, sono i cantieri siciliani, da cui dipendono 70 aziende appaltatrici e fornitori dell’isola e che vantano crediti da più di un anno, per lavori già effettuati, per quasi 50 milioni di euro. Aziende e fornitori che si sono riuniti in un Comitato, chiedendo ad Anas e governo di adottare una procedura straordinaria e far subentrare queste imprese al posto della Cmc. Una situazione esplosiva, che oggi (mercoledì 16 gennaio) viene affrontata a Roma, presso il ministero dello Sviluppo economico, in un incontro cui partecipano anche i sindacati, l’Anas e la Regione Sicilia.

La Cmc è il quarto gruppo italiano per dimensione nel settore delle costruzioni: ha 1.800 dipendenti in Italia e complessivamente 7 mila nel mondo (il 70 per cento del fatturato annuo deriva da commesse estere). Venerdì 7 dicembre il tribunale di Ravenna ha ammesso Cmc alla procedura di concordato preventivo con riserva. Entro la prima settimana di febbraio la società dovrà presentare la proposta di concordato, mentre i tre commissari giudiziali (Antonio Gaiani, Luca Mandrioli e Andrea Ferri) nominati dal tribunale vigileranno sulle attività della Cooperativa. Una situazione provocata da un forte indebitamento (pari a 1,8 miliardi di euro) e dal calo di volumi produttivi, margine operativo netto, disponibilità liquida e utile netto.

“Tutelare l'occupazione ed evitare il blocco di opere strategiche”, questa la richiesta di Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl nazionali, avanzata il 9 gennaio scorso nel corso di un vertice con la direzione generale dell’Anas. I sindacati hanno affermato “la necessità di salvaguardare l'occupazione”, sottolineando che “la crisi del gruppo ravennate non può comportare, oltre all'incertezza per le migliaia di addetti del gruppo, il blocco di opere strategiche per lo sviluppo delle regioni interessate e per la sicurezza stradale dei cittadini”. Fillea, Feneal e Filca hanno poi chiesto all’Anas “di contribuire a trovare soluzioni per il completamento dei cantieri”. Dall’incontro di oggi i sindacati si attendono “risposte in merito al pagamento degli stipendi correnti e alla possibilità concreta di dare un futuro all'intero perimetro occupazionale della Cooperativa, e a quelle opere e a quei lavoratori che oggi vivono in un clima di incertezza che non può durare oltre”.

Tornando alla situazione siciliana, attualmente la Cmc gestisce i tre appalti più importanti in corso nell’isola: il cantiere della Bolognetta-Lercara (che interessa un tratto della Strada statale 121 Palermo-Agrigento), il primo lotto della Strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta e il cantiere della metropolitana di Catania (svolto dalla Cooperativa per conto della Ferrovia Circumetnea). Da lunedì 14 gennaio è scattato lo stato di agitazione, con sospensione della reperibilità e dei turni di straordinario, dei 130 lavoratori della Bolognetta-Lercara. “La crisi della Cmc sta provocando una situazione di stallo, non abbiamo più alcuna indicazione”, spiegano i segretari palermitani di Fillea Cgil (Francesco Piastra), Feneal Uil (Ignazio Baudo) e Filca Cisl (Filippo Ancona): “Abbiamo incontrato la direzione dei lavori e non c'è stata fornita alcuna notizia sul pagamento delle mensilità arretrate né sul rientro a regime del cantiere”.

I sindacati territoriali rilevano anche che “l'ingovernabilità del cantiere, oltre alle difficoltà operative e al mancato rispetto dei diritti dei dipendenti, genera un rischio per la viabilità. La tensione tra i lavoratori è massima, si sfiora la disperazione”. Più in generale, Piastra, Baudo e Ancona rimarcano che “la situazione che si profila in Sicilia, con il disimpegno per la realizzazione d’importanti infrastrutture, è davvero grave. Constatiamo con rammarico la mancanza di segnali di dialogo: rispetto al ruolo della Cooperativa, e al peso che ha nel movimento cooperativistico, non ci saremmo aspettati un atteggiamento così insensibile”.

Lunedì 14 gennaio, intanto, si è costituito presso uno studio notarile di Caltanissetta il “Comitato delle imprese creditrici del gruppo Cmc di Ravenna per le opere pubbliche in Sicilia”. Le 70 aziende, che vantano crediti per 50 milioni di euro, chiedono al governo, alla Regione Sicilia e all'Anas, di “adottare una procedura straordinaria, simile a quella scelta dal ministero dello Sviluppo economico per la ripresa dei lavori della Siracusa-Gela, e far subentrare le imprese affidatarie e subaffidatarie nell'esecuzione degli appalti in Sicilia assegnati dall'Anas al general contractor Cmc”. Obiettivo dell’iniziativa, spiegano i proponenti, è “la prosecuzione dei cantieri e di evitare che opere di collegamento strategiche per lo sviluppo dell'isola diventino le ennesime incompiute”. Le aziende, infine, denunciano “una gravissima condizione finanziaria che porterà le imprese impegnate con Cmc a chiudere se non riceveranno al più presto le somme dovute, con la conseguente perdita del lavoro per circa 2 mila dipendenti”.

Concessioni autostradali: lavoro dimenticato

Mar, 15/01/2019 - 17:53

“Un incontro urgente sulle concessioni autostradali”. Lo chiedono unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità e Trasporti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, spiegando che “nella discussione in atto sulle concessioni autostradali c’è la totale assenza del fattore lavoro, nonostante le migliaia di lavoratrici e lavoratori che operano quotidianamente nelle società concessionarie e nelle aziende dell’indotto”.

“È inoltre opportuno - aggiungono le organizzazioni sindacali - riprendere una discussione seria rispetto agli standard qualitativi e di sicurezza garantiti attualmente all’utenza da parte delle società concessionarie, compresa la garanzia di un presidio fisico permanente H24 in tutti i caselli autostradali della rete, a fronte delle politiche tariffarie in atto”.

“Da parte nostra, al di là degli annunci, - proseguono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl Viabilità e Trasporti - ribadiamo la necessità di effettuare una discussione seria circa le ricadute che eventuali determinazioni, in materia di assetto e condizioni di assegnazione delle concessioni, potrebbero avere sulla forza lavoro del settore. Ci riferiamo in particolare alle garanzie di carattere occupazionale necessarie a fronte di eventuali subentri nelle stesse concessioni, ma anche in riferimento alle maestranze delle aziende appaltatrici”.

“Infine - evidenziano le organizzazioni sindacali - va detto chiaramente che eventuali ipotesi relative al superamento dell’attuale sistema di riscossione dei pedaggi con la rimozione dei caselli autostradali, oltre a determinare notevoli problemi di sicurezza e controllo del territorio, comporterebbe alcune migliaia di esuberi tra gli addetti del settore”.

Protestano i lavoratori a progetto di Almaviva

Mar, 15/01/2019 - 17:22

Mentre a Roma si terrà un importante appuntamento al Mise sul tema dei co.co.co nei call center, i lavoratori a progetto di Almaviva Catania che si occupano dell’outbound, organizzeranno una presidio di protesta di fronte la prefettura del capoluogo etneo, giovedì 17 gennaio alle ore ore 10. ​

La manifestazione è organizzata da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom e Ugl e per quanto sia locale, assume una valenza nazionale perché è proprio Catania la città con il numero più alto di lavoratori che devono fare i conti con una situazione definita "insostenibile" dai sindacati con compensi che, in alcuni casi e su alcune commesse, non solo sono al di sotto della soglia di povertà, ma addirittura della dignità: meno  di 200 euro dopo un mese di lavoro, seppure part time a 4 ore.

“I contratti di collaborazione degli operatori outbound dei call center non sono semplicemente dei contratti precari, ma sono tra i più precari in assoluto”, spiegano lavoratori e sindacati. "Nei call center - si legge in una nota - chi riceve le chiamate (inbound) ha un contratto da lavoratore subordinato a tempo determinato o indeterminato e il lavoro é regolamento dal Ccnl nazionale delle telecomunicazioni, ma chi effettua le chiamate (outbound) ha un particolare contratto parasubordinato da co.co.co. che é regolamentato da un accordo collettivo nazionale (ACN)".

"Nel tempo questi contratti di collaborazione, permessi dalla legge, si sono però trasformati in un lavoro a cottimo - continuano i sindacati catanesi - Nel tempo, infatti, il fisso garantito che corrisponde all’80% di quanto percepito dai dipendenti, è stato eluso grazie ad una precisa strategia di conteggio dell’effettivo orario di lavoro. A seguito di questi comportamenti aziendali, l’ACN è stato ulteriormente modificato a tutela dei lavoratori, ma ciò nonostante - spiegano i rappresentanti sindacali - ad oggi Almaviva non ha mutato la sua posizione introducendo astrusi meccanismi di calcolato che di fatto non hanno portato alcun cambiamento sulla determinazione del compenso minimo garantito”.

Camusso sul governo: «Bilancio molto deficitario»

Mar, 15/01/2019 - 17:13

Il bilancio dei primi sei mesi di governo Conte è "molto deficitario". Lo ha dichiarato all'Agi Susanna Camusso, a margine del congresso di Federconsumatori in svolgimento a Rimini. "Abbiamo visto una legge di bilancio che non ha al centro il tema degli investimenti, un decreto sicurezza che è all'insegna della costruzione dell'odio e di ulteriori emergenze invece che la soluzione dei problemi".

Il giudizio di Camusso è negativo anche sul decreto Di Maio: "Doveva dare risposte sul terreno della precarietà e invece ha determinato norme pasticciate e non di effettiva stabilizzazione del lavoro" ha aggiunto. 

Sanità in ginocchio: mancano 7 mila medici

Mar, 15/01/2019 - 16:48

Sono professionisti della salute, garantiscono uno dei diritti fondamentali dell’uomo, il loro mestiere è quello di prendersi cura. Eppure vivono una situazione paradossale: le assunzioni sono bloccate, il personale medico è ridotto all’osso e il contratto che dovrebbe tutelarli e permettergli di svolgere il proprio lavoro con dignità è bloccato da ben undici anni. Stiamo parlando di 130 mila medici, veterinari e sanitari che ogni giorno con professionalità garantiscono il diritto di ognuno di noi a stare in buona salute. E se non si inverte immediatamente la tendenza, la situazione è destinata a diventare ancor più drammatica. Sono infatti pochissimi i giovani specialisti che si affacciano al mondo della medicina. Nel giro di qualche anno, dunque, la carenza di personale sarà sempre più consistente e preoccupante, i servizi sempre meno efficienti e le liste d’attesa sempre più lunghe, a scapito non solo di un lavoro ben svolto ma anche della salute di tutti.

Per queste ragioni da mesi i medici stanno scendendo in piazza, a far sentire la propria voce, ad avanzare le proprie legittime rivendicazioni. E continueranno a farlo con un sit-in, giovedì 17 gennaio, di fronte al ministero della Pubblica amministrazione e con due scioperi nazionali in cui il personale medico, veterinario e sanitario interromperà le proprie attività lavorative per ben 24 ore, nella giornata di venerdì 25 gennaio e ancora a febbraio, in data ancora da stabilirsi.

Ma quali sono, nello specifico, le loro richieste? Una su tutte, il contratto fermo dal 2008, che interessa una platea di 130 mila persone, l’unico della sanità non ancora rinnovato. Altro punto fondamentale è lo sblocco delle assunzioni, a partire da tutto il personale precario. Si conta oggi una carenza di ben 7 mila medici. Un quadro che è destinato a peggiorare se non ci si muove immediatamente invertendo questa cattiva tendenza: si stima che, in prospettiva, si arriverà a breve a una carenza di 25 mila medici; dato che non tiene conto degli effetti di quota 100. Per lo sblocco delle assunzioni è necessario però prima di tutto sbloccare il tetto di spesa massimo stabilito per il personale sanitario, introdotto nel 2010 dal governo Berlusconi e fissato al dato 2004 ridotto dell’1,4%.

Infine, l'altra importante rivendicazione che tiene in piedi la mobilitazione degli ultimi mesi è la gravissima carenza di specialisti nel mondo della medicina. Quattro in particolare i settori in crisi: ginecologia, pediatria, anestesia e rianimazione e, naturalmente, emergenza-urgenza. In particolare, la carenza di specialisti in emergenza-urgenza porterà sempre più a una grave criticità nei pronto soccorso. Sono ben 3 mila gli specialisti che oggi dovrebbero far ingresso nel mondo della medicina per colmare queste carenze, ma il governo ne ha finanziati solo 900.

La riduzione di personale e di specialisti ha portato nei casi peggiori alla necessità di chiudere degli ospedali di comunità dove non c’era più copertura per i pronto soccorso: è quello che è accaduto in Veneto, e che rischia di succedere a Parma. Ma per invertire la rotta e dare seguito a ognuna delle richieste dei medici, è necessario, prima di tutto, investire adeguatamente sul sistema sanitario nazionale. Negli ultimi anni, infatti, la sanità non è stata valorizzata come si doveva, anzi, la spesa sanitaria è scesa dall’8% al 6,5% del Pil.