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Aggiornato: 5 hours 20 min fa

Slc Cgil Sicilia, Maurizio Rosso coordinatore regionale

Mar, 15/01/2019 - 16:47

Maurizio Rosso, 59 anni, di Palermo, è il nuovo coordinatore regionale della Slc Cgil, sindacato dei lavoratori della comunicazione. E’ stato eletto oggi con 23 voti a favore e 4 contrari. Subentra a Davide Foti.  “Impegno per l’inclusione dei tanti precari del comparto, attenzione alle vertenze nelle grandi aziende come Tim e Poste italiane ma anche al settore della produzione culturale, con riferimento a cinema e teatri”: sono questi i campi in cui l’azione sindacale della Slc, ha detto Rosso,” si intensificherà alla ricerca di soluzioni concrete e immediate.”

Sindacati: sconcertante rischio legionella in cittadella giudiziaria

Mar, 15/01/2019 - 16:21

"Piazzale Clodio a rischio legionella. I fatti emersi nelle ultime ore nella cittadella giudiziaria di Roma sono sconcertanti, con grave rischio di contaminazioni microbiologiche registrato a seguito di una verifica degli impianti di climatizzazione in uso presso la cittadella giudiziaria romana". È quanto affermano in una nota Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, Confsal Unsa e Confintesa Fp, nel denunciare "una situazione incredibile che mette al centro la mancanza di serie e adeguate programmazioni dei cicli manutentivi e per la quale oggi si registra un grave rischio di malattie infettive i cui effetti sull'apparato respiratorio posso arrivare ad essere irreversibili".

Per questo i sindacati invocano "l'adozione di misure urgentissime al fine di tutelare la salute dei lavoratori e dei cittadini, ma non basta: occorre che gli Uffici giudiziari, la cui condizione logistica è spesso oltre il limite della decenza, come più volte segnalato su tutto il territorio nazionale, siano luoghi sicuri e dotati di ogni misura atta a prevenire rischi per la salute di chi vi opera e di chi fruisce dei servizi giudiziari. Quanto avvenuto a Roma denota invece una situazione di decadimento strutturale, frutto di politiche sbagliate di tagli ai bilanci  di cui oggi si pagano i costi pesantissimi che mettono in discussione persino la salute di lavoratori e utenti, oltre che l'efficacia del servizio".

Per tale motivo, aggiungono, "servono oggi investimenti straordinari per la messa in sicurezza degli Uffici Giudiziari e una politica di corretta applicazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro. La giustizia, per essere il luogo di garanzia dei diritti dei cittadini, deve garantire anzitutto quelli dei suoi lavoratori e deve promuovere la cultura della prevenzione e della sicurezza, cultura oggi del tutto sconosciuta per chi lavora in questo settore", concludono  Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, Confsal Unsa e Confintesa Fp.

Inca Cgil Calabria: Luigi Scarnati nuovo responsabile regionale

Mar, 15/01/2019 - 15:24

Proposto dal segretario della Cgil Calabria, e approvato con il consenso di tutto il Comitato direttivo regionale, da stamattina è Luigi Scarnati il nuovo coordinatore regionale del patronato Inca Calabria.

"Questo incarico è per me una nuova sfida, che affronterò con rinnovato impegno ma con la stessa dedizione che ha caratterizzato il mio lavoro di questi anni all’interno dell’organizzazione sindacale. Sarà tra i miei principali obiettivi quello di lavorare in sinergia con tutte le categorie, per fare in modo di ampliare le tutele dei lavoratori e rilanciare in Calabria il welfare contrattuale. Sono conscio che ciò richiederà un maggiore sforzo ed azioni nuove per essere all’altezza anche del nuovo contesto in cui si trova il Paese, e per questo sin da subito mi metterò all’opera per questo nuovo compito che mi è stato affidato", ha commentato il neoeletto.

 

Il programma del XVIII congresso Cgil

Mar, 15/01/2019 - 14:51

MARTEDÌ 22 GENNAIO

08:30 Registrazione dei delegati e delle delegate

10:00 Apertura dei lavori: Gigia Bucci, segretario generale Cgil Bari. Elezione del presidente e della presidenza del congresso

10:45 Saluto di Antonio De Caro, sindaco di Bari

11:00 Relazione di Susanna Camusso

12:15 Elezioni commissioni: verifica poteri, politica, elettorale, statuto

12:30 Interventi di saluto: Carla Nespolo, presidente nazionale Anpi; Anna Maria Furlan, segretaria generale Cisl; Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil

13:15 Sospensione dei lavori

15:00 Ripresa dei lavori - Dibattito

15:30 Interventi di saluto: Rudy De Leeuw, presidente Confederazione europea dei sindacati: Ayuba Wabba, presidente Confederazione sindacale internazionale

19:00 Sospensione dei lavori

21:30 Teatro Showville: “Il mondo non sarà più come prima”. Opera teatrale di Silvia Luzzi e Marco Consentino sulle lotte operaie del 1969

MERCOLEDÌ 23 GENNAIO

09:00 Ripresa dei lavori - Dibattito

12:00 Presentazione del libro “Un morto ogni tanto” di Paolo Borrometi. Partecipano: Rosy Bindi, Paolo Borrometi, Susanna Camusso, Michele Emiliano. Modera Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia

13:15 Sospensione dei lavori

15:00 Ripresa dei lavori - Dibattito

17:30 Lectio magistralis di Rosy Bindi: “40° anniversario della riforma sanitaria”

GIOVEDÌ 24 GENNAIO

09:00 Ripresa dei lavori - Adempimenti conclusivi

Votazioni: emendamenti allo statuto, emendamenti ai documenti congressuali, ordini del giorno, documento conclusivo

Elezioni: Collegio Statutario, Comitato di garanzia nazionale, Comitati di garanzia interregionali, Sindaci revisori. Proclamazione dei risultati relativi all’elezione del Comitato direttivo nazionale e dell’Assemblea generale nazionale

13:15 Sospensione lavori

15:00 Convocazione dell’Assemblea generale della Cgil per l’elezione del segretario generale

VENERDÌ 25 GENNAIO

10:00 Ripresa dei lavori

Il saluto della Cgil a Susanna Camusso

12:00 Intervento di chiusura del segretario generale della Cgil

Fca, Fiom Modena: il piano industriale va rafforzato

Mar, 15/01/2019 - 13:38

"In merito alle dichiarazioni rilasciate ieri a Detroit dal ceo di Fca, Mike Manley, sul piano industriale del Gruppo, mi preme in particolare commentare la dichiarazione relativa all’adeguamento del piano industriale illustrato, in relazione all’introduzione in Italia dell’ecotassa sulle autovetture annunciata dal governo. È molto preoccupante la dichiarazione di rivedere al ribasso il piano industriale nel suo complesso, sia in termini di investimenti che di volumi, se verrà introdotta l’ecotassa. Invece, quel piano va rafforzato e ampliato se vogliamo dare un futuro al settore dell’automobile in Italia, e quindi non vanno tenuti sotto scacco i lavoratori e il loro il futuro per dirimere una questione tra azienda e governo". Così Cesare Pizzolla, segretario Fiom Cgil Modena.

"L’impatto del piano industriale su Modena sarà uno dei primi banchi di prova a metà del prossimo mese, quando ci troveremo di fronte alla scadenza del contratto di solidarietà in essere in Maserati Auto, dove oggi è aperto per tutti gli operai in produzione e gli indiretti di produzione (impiegati), con la produzione totalmente ferma da alcune settimane. Sulla base delle prospettive che emergeranno in quell’incontro, la Fiom è pronta a mobilitarsi confrontandosi come sempre con i lavoratori, poiché come abbiamo ribadito il piano industriale presentato non risolve i dubbi e le preoccupazioni più volte sollevati dalla Fiom sul futuro dello stabilimento Maserati a Modena", conclude il dirigente sindacale. 

Fillea: il governo colpisce i lavori gravosi come gli edili

Mar, 15/01/2019 - 11:15

“Trentotto anni di contributi (e 62 anni di età) per accedere all’uscita a ‘quota 100’ per i prossimi tre anni, così come trentasei anni di contributi per accedere all’Ape social sono traguardi irraggiungibili per il 99% degli operai edili italiani. Lo abbiamo denunciato con il governo precedente e continuiamo a farlo con questo”. Lo afferma Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, che prosegue: “Anzi, guardando alla platea di ‘quota 100’, di fatto ne restano fuori proprio coloro che svolgono lavori gravosi e discontinui, insieme a donne, giovani e lavoratori meridionali, cioè i più deboli”.

“Continuiamo a chiedere, insieme a Cgil, Cisl e Uil, una vera modifica della legge Fornero che permetta uscite flessibili senza penalizzazioni, riconoscendo che i lavori non sono tutti uguali. E non lo dice il sindacato ‘di parte’, ma le statistiche ufficiali: chi svolge lavori gravosi ha un'aspettativa di vita inferiore fino a 7 anni rispetto a un impiegato. Un operaio edile a 65 anni – continua Genovesi – ha mediamente tra i 27 e i 31 anni di contributi, conosce il ricatto del lavoro nero ed è obbligato a stare sulle impalcature, a rischio della propria vita, fino quasi ai 70 anni”.

Molto più utile, invece di “quota 100”, sarebbe riconoscere la condizione di lavoratore gravoso con uscite flessibili o, se proprio si vuole avviare un cambio di tendenza, rifinanziare l’Ape social (e non usare solo i residui 2018) garantendone l’accesso a chi ha almeno 30 anni di contributi o 63 di età, confermando come condizione solo gli ultimi 7 su 10 svolti in cantiere. Ed è per queste ragioni, prosegue il sindacalista, “che nel recente ccnl dell’edilizia abbiamo creato un Fondo nazionale per il ricambio generazionale, perché è giusto che i nonni facciano i nonni e i nipoti possano trovare un lavoro. Ma serve un chiaro cambio di rotta politico, oltre le esigenze elettorali e oltre la propaganda in vista delle prossime elezioni europee. Anche per questo saremo in piazza il prossimo 9 febbraio a Roma a sostegno della piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil e saremo per le vie di Roma, come sindacato unitario delle costruzioni, il prossimo 15 marzo per chiedere una politica di rilancio per il nostro settore e di tutela per i nostri lavoratori” conclude il leader degli edili Cgil.

Lamina, verso il processo un anno dopo la strage

Mar, 15/01/2019 - 11:07

È passato un anno dalla tragedia alla Lamina di Milano, in cui persero la vita quattro lavoratori. "Abbiamo appreso dagli organi di stampa che, dopo la conclusione delle indagini della procura di Milano a fine luglio, è stato notificato il rinvio a giudizio per omicidio colposo plurimo, a carico del legale rappresentante dell'azienda. I Pm gli contestano di non aver valutato il rischio di mancanza totale di ossigeno che può produrre l'utilizzo del gas argon che veniva usato per le lavorazioni a caldo, e di non aver predisposto le necessarie procedure di sicurezza". Lo afferma la Fiom Milano, in una nota. A febbraio dovrebbe iniziare il processo.
 
Nel 2018, oltre 700 persone sono morte sul lavoro, senza contare gli incidenti mortali in itinere, con i quali la terribile cifra di chi è uscito da casa una mattina per recarsi al lavoro e non è più tornato è di 1.450. A Milano e provincia hanno perso la vita oltre 50 lavoratori.

In tale quadro, che indica il drammatico peggioramento delle condizioni di lavoro, uno degli emendamenti presentati  alla manovra finanziaria prevede la riduzione dei premi assicurativi che le imprese pagano all’Inail, fondi che verrebbero sottratti alla formazione in materia di sicurezza e di tutela della salute nei luoghi di lavoro: è vergognoso.

Nell’anniversario della strage alla Lamina, per la quale, secondo le conclusioni dell’inchiesta della Procura della Repubblica, l’azienda ha pesantissime responsabilità, "noi vogliamo ricordare Arrigo, Giancarlo, Giuseppe e Marco, intensificando il nostro impegno nei luoghi di lavoro, sul territorio e nelle sedi preposte perché il lavoro sicuro diventi la norma e non l’eccezione".

Il 31 gennaio si svolgerà in Camera del lavoro di Milano un'assemblea che coinvolgerà tutti i delegati sindacali e rappresentanti per la sicurezza nei luoghi di lavoro metalmeccanici. Quel giorno verrà proiettato un documentario dal titolo 'Mai più!', che, partendo dalla tragedia della Lamina, propone una riflessione collettiva sul dramma dei morti sul lavoro.

ARCHIVIO La tragedia | Nessun errore umano
Il lavoro che uccide, speciale RadioArticolo1

Cgil Napoli: chiude la mostra sulle leggi razziali

Mar, 15/01/2019 - 11:00

Giovedì 17 gennaio, alle ore 16, presso il salone “Gianfranco Federico’” nella sede Cgil di via Toledo, 353, a Napoli, è in programma un incontro d'inizio anno promosso dall'Anpi con gli iscritti e i democratici antifascisti, alla presenza del responsabile area Sud dell'Anpi, Vincenzo Calò, e della presidente nazionale, la senatrice Carla Nespolo. All'iniziativa, che conclude l’esposizione della mostra per immagini sulle leggi razziali “Un giorno per la memoria”, interverranno Luigi Nuzzi, presidente sezione Anpi Cgil di Napoli, Antonio Amoretti, presidente Cp Anpi di Napoli, Vincenzo Calò, responsabile area Sud dell'Anpi, Walter Schiavella, segretario generale della Camera del lavoro metropolitana di Napoli, Carla Nespolo presidente nazionale Anpi.

La mostra per immagini sulle leggi razziali “Un giorno per la memoria”, allestita a cura della Camera del lavoro di Napoli e realizzata dalla sezione Anpi della Cgil nazionale “Adele Bei”, in collaborazione con lo Spi e la Cgil nazionali, è visitabile sino al 17 gennaio, dalle 15 alle 18. Durante l’orario di visita della mostra presso la Cgil è possibile richiedere l’iscrizione all’Anpi di Napoli.

Lavoro che uccide, lo speciale RadioArticolo1

Mar, 15/01/2019 - 10:55

Sono tre, in media, gli incidenti mortali ogni giorno in Italia, è costante il segno più davanti al totale dei decessi e degli infortuni sui luoghi di lavoro, così come la carenza dei controlli e il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza. Questi saranno i filoni su cui si svilupperà lo speciale di RadioArticolo1 in programma mercoledì 16 gennaio, a un anno dalla tragedia della Lamina.

Sono previsti collegamenti in diretta, testimonianze e schede su alcune delle ultime drammatiche vicende luttuose che hanno segnato il mondo del lavoro: oltre alla Lamina, le Acciaierie venete, il porto di Genova, il macrolotto di Prato, il crollo dell’opificio tessile di Barletta, solo per ricordarne alcuni.

Ma sarà anche l’occasione per una panoramica sui mestieri più pericolosi, come guidare trattori o lavorare nelle cave, negli altiforni, su strade e autostrade. E ancora svolgere le mansioni in edilizia, sui ponteggi o nelle escavazioni, pulire le cisterne, o essere impegnati nell’autotrasporto, nei lavori domestici o come magazzinieri.

La trasmissione sarà intervallata da interventi e riflessioni di responsabili ed esperti, chiamati ad analizzare la situazione, evidenziare le criticità e avanzare proposte per invertire le tendenze tante volte denunciate. La sicurezza dei lavoratori non è un costo ma un valore, una questione di dignità e di civiltà.

Lo speciale avrà inizio alle ore 10.00 per concludersi alle ore 14.00. A Roma, oltre che sul sito radioarticolo1.it, sarà possibile seguire la trasmissione sui 97.700 della modulazione di frequenza.

Ifi Santhià, continua lo stato di agitazione 

Mar, 15/01/2019 - 09:57

La Fiom Cgil Vercelli Valsesia, insieme ai lavoratori radunati in assemblea, ha deciso un percorso che lascia ancora spazio all’Azienda Ifi di Santhià nel recuperare una situazione che, dal punto di vista sociale, chiede giustizia. 

“Sebbene i lavoratori, senza salario, si trovino in seria difficoltà e non siano più in grado di sostenere la situazione – afferma il sindacato –, non hanno intenzione di barattare la loro dignità in cambio di semplici promesse. Per questo i dipendenti della Ifi hanno chiesto all’azienda di saldare almeno quanto rimasto della retribuzione di novembre 2018 e la 13a mensilità, come previsto dai contratti collettivi”. 

Raggiunto il risultato, da quel momento in poi, ci sarebbe poi la disponibilità “sia a riprendere le produzioni, sia a tornare ai tavoli delle trattative per tutte le altre pendenze”. 

Se queste condizioni non verranno messe in atto entro il 16 gennaio, si aggiungerà la richiesta di versamento della mensilità di dicembre. A oggi l’azienda ha comunicato la sola disponibilità a erogare – entro la data del 18 gennaio – il saldo del mese di novembre 2018 e la 13a mensilità. Condizione, per la Fiom, “non sufficiente per eliminare il disagio che ogni famiglia dei 130 dipendenti sta vivendo”, e annuncia: “Nella giornata di domani, 15 gennaio, sarà effettuato un presidio presso la prefettura di Vercelli dalle ore 9 e verrà chiesta udienza al prefetto per fare in modo che – insieme alle Istituzioni – si trovi una soluzione a questo disagio”.

Terni, 3 giorni di sciopero alla Ilserv

Mar, 15/01/2019 - 09:43

Tre giorni consecutivi di sciopero alla Ilserv di Terni, dal 16 al 18 gennaio. Lo hanno proclamato le Rsu dell'azienda di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti, denunciando il protrarsi “della condizione di incertezza e indeterminazione per il futuro dei lavoratori”, in particolar modo per quelli coinvolti negli appalti in scadenza dopo l’assegnazione del recupero scorie alla società Finlandese Tapojarvi-oy.

È infatti dal mese di agosto che i sindacati attendono risposte chiare e certe. “In questi mesi abbiamo ascoltato in continuazione annunci e promesse da parte di Ast”, denunciano le Rsu.

I lavoratori sono coinvolti in un cambio di appalto che scade questo mese, senza ancora conoscere eventuali proroghe e il Metal recovery, e senza certezze. “Il tempo ormai è scaduto – affermano i sindacati –. Vogliamo conoscere il piano e il progetto, per salvaguardare tutti i livelli occupazionali e contrattuali”.

Dopo la conclusione delle assemblee, quindi, le Rsu di Ilserv dichiarano l'avvio della mobilitazione, che durerà “finché non si saranno chiarite una volta per tutte le prospettive dei suddetti appalti”.

Il primo pacchetto di scioperi prevede per il 16 gennaio l’adesione allo sciopero della Ast, dalle 11.00 alle 14.00, e dalle 14.00 alle 17.00, con un presidio al Tubificio di Terni. Il 17 e 18 gennaio ci saranno poi 8 ore di sciopero per ogni turno di lavoro per i lavoratori dei reparti Global service, Metal recovery e Trasporto siviere.

Integrativo fermo da dieci anni: stop alla Engineering

Mar, 15/01/2019 - 07:50

Per i 10.500 addetti di Engineering Ingegneria Informatica, l'anno si apre così come si era chiuso: all'insegna degli scioperi. Oggi (martedì 15 gennaio) si fermano per la prima delle due giornate nazionali di protesta già indette. Da dieci anni la società (che ha sedi in numerose città italiane, oltre che all’estero) aumenta i ricavi e la redditività, ma non intende discutere di incrementi economici ai lavoratori. Da qui la decisione di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil di proclamare quattro ore di sciopero (di cui le prime due oggi e le prossime due martedì 29 gennaio) e la sospensione delle prestazioni straordinarie. Quello odierno è solo l'ultimo di una serie di scioperi, che ha visto i dipendenti fermarsi il 25 settembre, il 19 ottobre, il 4 e il 18 dicembre.

“Anno nuovo, storia vecchia, nulla è cambiato", afferma Fabrizio Fiscella, Rsu Fiom Cgil Palermo: "L'azienda non intende rinnovare il contratto integrativo, fermo al 2009. E ai silenzi, ma anche alle dichiarazioni dell'amministratore delegato Paolo Pandozy, che ha parlato di un contratto a costo zero, i dipendenti replicano con iniziative di protesta dichiarate su tutte le sedi nazionali”. Il sindacato sottolinea come tra il 2009 e il 2018 Engineering abbia ormai consolidato la propria crescita: è in stato di salute, fa utili, i ricavi sono passati da 700 mila a un miliardo di euro, il valore dell’Ebitda è passato da 80 a 123 milioni di euro, i dipendenti sono cresciuti da 7 mila a 10.500 unità.

Il segretario generale della Fiom palermitana, Angela Biondi, evidenzia che "l'azienda continua a crescere: fattura oggi oltre un miliardo di euro e acquisisce società di anno in anno. Il contratto di secondo livello è un investimento per i suoi dipendenti, tra i principali fattori di successo". Biondi ricorda anche che "il sondaggio lanciato dall’azienda nel febbraio 2018, nel quale sono stati chiamati a esprimersi i lavoratori, ha evidenziato un forte malcontento sulla questione del salario". Un'azienda come la Engineering, riconosciuta "come un colosso del settore, non può non redistribuire parte della sue risorse ai lavoratori, che contribuiscono a renderla leader sul mercato nella trasformazione digitale e nella ricerca sul software”. Per queste ragioni, conclude Biondi, i dipendenti ritengono "inaccettabile l’atteggiamento dell’azienda e rivendicano i loro diritti, chiedendo l’immediata apertura di un tavolo per la trattativa”.

Scacchetti (Cgil), misura sbagliata e avvilente

Mar, 15/01/2019 - 07:36

"Una misura sbagliata perché risponde a un'ottica prettamente lavoristica. Si dà per scontato che basta trovare un lavoro per uscire da una situazione di disagio. Un lavoro purché sia, tra l'altro, se è vero che gli unici criteri di congruità su cui il governo si sofferma sono quelli che riguardano la distanza in termini di chilometri e quella in termini di tempo. Un po' avvilente, come prospettiva, oltreché punitiva per i beneficiari". A dirlo è il segretario confederale della Cgil Tania Scacchetti, in una conversazione con il quotidiano Il Foglio. "Che tipo di lavoro stiamo incentivando?", si chiede l'esponente sindacale: "Da un lato si dice di voler combattere la precarietà, dall'altro nella manovra non s'inserisce alcuna misura per premiare il lavoro di qualità. Neppure nella bozza del reddito c'è chiarezza su questo aspetto". Per Scacchetti c'è il rischio di considerare "congrua" anche un'offerta di lavoro stagionale e mal retribuito, parimenti c'è "un problema enorme rispetto alla scarsità di dotazioni infrastrutturali dei Centri per l'impiego. Si parla di un'unificazione delle piattaforme digitali: un'impresa che non è stata possibile concludere in quattro anni, ci si illude ora di risolverla in tre mesi".

Il segretario confederale Cgil evidenzia che "il problema del reddito di cittadinanza è più generale, e consiste nel fatto che non prevede adeguate misure per combattere la povertà nella sua multidimensionalità: a una mamma sola con tre figli non basta certo trovare un lavoro. Bisogna attivarsi, in questi casi, con le strutture dei servizi sociali, quelle che fanno per lo più capo ai Comuni. Nel Reddito di inclusione (Rei) del precedente governo c'era un'adeguata attenzione a queste strutture, non c'erano però risorse sufficienti. Sarebbe stato molto più utile, ora, ripartire da lì e aumentare i finanziamenti e dunque la platea". Ci sono poi, dice Scacchetti, "problemi connessi alla scarsa attenzione riservata a famiglie numerose e con minori, oltreché all'evidente discriminazione nei confronti dei cittadini stranieri. II requisito dei dieci anni di residenza sul territorio italiano è certamente iniquo, e probabilmente anche incostituzionale".

Infine, altri due aspetti critici. "Il primo - conclude l'esponente sindacale - riguarda gli sgravi fiscali alle imprese che assumono i beneficiari. E' la solita logica degli incentivi a breve termine, che si sono già dimostrati inefficaci al rilancio dell'occupazione stabile nel medio e lungo periodo". Il secondo è l'obbligo delle otto ore di servizi da rendere ai Comuni di residenza: "Un requisito che responsabilizza il cittadino, si dice. E va bene. Ma è anche uno strumento che introduce il rischio di lavoro gratuito, dunque di compressione dei salari e dei diritti: se un sindaco ha a disposizione una persona che svolge certi servizi di fatto gratis, perché dovrebbe rivolgersi a personale più qualificato? Si finirebbe con una contrattazione al ribasso, e non sarebbe accettabile".

Petrolchimico Brindisi: Cgil, tutelare lavoratori degli appalti

Mar, 15/01/2019 - 07:22

"Non è più tollerabile che a ogni cambio d'appalto il committente di turno faccia ricorso ad alchimie burocratiche, che nascondono debolezze sostanziali, per avere appalti al massimo ribasso, colpendo duramente i diritti dei lavoratori". A dirlo sono Cgil e Fiom Cgil di Brindisi, denunciando il sistema degli appalti per le manutenzioni nel petrolchimico: "Nell'ultimo periodo, ad esempio, si è assistito a una forte escalation di infortuni sul lavoro. Questo perché la sicurezza nei cantieri ha un costo ingente, che porta le aziende affidatarie degli appalti a 'risparmiare' sulla vita dei propri operai e, quindi, la legge 81 del 2008 viene applicata poco e male". Cgil e Fiom rimarcano anche che "le gare non contengono quasi mai clausole di salvaguardia del personale: i grandi committenti, sebbene le parti sociali lo abbiano chiesto più volte, non hanno avuto la sensibilità di tutelare il personale storico. E migliaia di operai, incardinati negli appalti dei grandi poli industriali, tutti dipendenti dall'indotto, sono in attesa di conoscere se, con le nuove gare, saranno assunti, e se si, a quali condizioni".

RadioArticolo1, i programmi di martedì 15 gennaio

Mar, 15/01/2019 - 07:15

RadioArticolo1, i programmi di martedì 15 gennaio:

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con Giorgio Sbordoni
  • ore 10:00 - Work in news - Ex Bredamenarinibus, quale futuro? Interviene Maurizio Lunghi, Cgil Bologna - Piano del lavoro 2019. Con Fabrizio Zannotti, Cgil Livorno - Benvenuti a casa vostra. Parla Pasquale Cifani, Coop. Di Vittorio. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 10:30 - Fare Flai - Giustizia è fatta. A Torino una sentenza dà ragione ai lavoratori stagionali della Caffarel. Interviene Alberto Revel, segretario generale Flai Cgil provinciale - La battaglia dei forestali in Sicilia. Con Alfio Mannino, segretario generale Flai Cgil regionale
  • ore 11.00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 11:05 - Italia Parla - 
  • ore 11:30 - Elleesse - Il dovere di accogliere. Con Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, e Carmelo Chianura, Arci Lecce. A cura di Stefano Milani
  • ore 12:00 - Gierreesse - Giornale Radio Sociale
  • ore 12:05 - Elleradio - Vertenze in primo piano. Intervengono Elisa Gigliarelli, Filt; Rino Pezone, Fiom Varese; Massimiliano Catini, coordinatore rsu Fiom Ast; Marianna Formica, Filctem Terni; Antonio Apadula, Filctem Salerno; Patricia Lupi, segreteria Fiom Milano. A cura di Giorgio Sbordoni
  •  ore 13:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 15:30 - Speciale - VIII Congresso Federconsumatori. Un presente che è già futuro
    Relazione del presidente Emilio Viafora
  • ore 15:00 - Consumeradio - Indennizzi per i risparmiatori. Con Marco Gagliardi, Movimento consumatori - Cosa minaccia l'extravergine? Interviene Marco Oreggia, Flos Olei - Tari: benefit tax o patrimoniale occulta? Parla Tiziana Toto, Cittadinanzattiva. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 15:30 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato
  • ore 15:35 - Elleservizi - Lavoro di notte. Interviene Marco Bottazzi, coordinatore medico legale Inca Cgil. A cura di Giorgio Sbordoni
  • ore 15:45 - Memoradio - Censire. Discriminare. Depredare. Gli ebrei italiani e i provvedimenti antiebraici. Con il professor Emanuele Edallo;  Monica di Barbora, moderatrice dell'incontro. A cura di Emiliano Sbaraglia
  • ore 16:00 - Gierreelle - Giornale radio del Lavoro
  • ore 16:05 - Tuttolavoro - Quotidiano di economia e sindacato - 
  • ore 17:00 - Ellecult - Cinema, diritti e sindacato in tour. Con Irene Dionisio, direttrice artistica - Officina giovani, a Monza lavoro e cultura. Interviene Matteo Villa, Nidil. A cura di Antonia Fama
  • ore 17:30 - Piazza del lavoro - Un mondo alla rovescia. Con Silvana Cappuccio, politiche internazionali Cgil, e Luca De Fraia, ActionAid Italia. A cura di Simona Ciaramitaro
  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

Negozi chiusi e 135 esuberi: il caso Unicoop Tirreno

Mar, 15/01/2019 - 06:50

Il 15 febbraio si chiude, e 135 lavoratori resteranno a casa. Sono i dipendenti Unicoop Tirreno di quattro punti vendita del Sud del Lazio, da tempo impegnati in una battaglia per il mantenimento dell’occupazione. Una vertenza molto difficile, iniziata quattro mesi fa, che malgrado i diversi incontri che si sono succeduti finora non ha trovato soluzione. È ciò che Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil si augurano accada oggi (martedì 15 gennaio), nel corso del vertice a Roma, presso il ministero dello Sviluppo economico.

L’ultimo summit, risalente al 3 gennaio scorso, ha deluso le aspettative. La cooperativa di consumo ha ribadito la propria posizione: venuta meno la possibilità di cessione dei negozi (a manifestare interesse era stata la Conad), che avrebbe consentito di recuperare circa sette milioni di euro in termini di liquidità, Unicoop ha riproposto il piano di ristrutturazione aziendale, consistente nella chiusura dal 15 febbraio prossimo dei punti vendita di Pomezia (via Cavour), Velletri, Frosinone e Aprilia e nel ridimensionamento di quelli di Colleferro, Pomezia (via del Mare) e Genzano. Il piano prevede anche il riconoscimento di 5 mila euro netti per chi accetterà il trasferimento presso i negozi della rete toscana e di 20 mila per chi sottoscriverà il verbale di conciliazione e formalizzerà le proprie dimissioni.

Il progetto di riorganizzazione è giudicato “del tutto insufficiente” dai sindacati, che rilevano come esso tenda a scaricare sui lavoratori i costi della crisi aziendale, nel contempo non offrendo alcuna garanzia da un punto di vista gestionale. Filcams, Fisascat e Uiltucs, dunque, chiedono a Unicoop Tirreno la verifica delle condizioni economiche dei punti vendita interessati da chiusure e ridimensionamenti, allo scopo di esplorare altre strade per ricondurre progressivamente all'equilibrio il bilancio economico dei negozi. In ultimo, c’è anche la questione del rinnovo del contratto integrativo, vecchio ormai di ben 12 anni, dal valore complessivo di circa 10 milioni all'anno: l’azienda ha annunciato di volerlo ridiscutere, e anche su questo punto i sindacati si attendono aperture e non chiusure.

“L'impressione è che Unicoop Tirreno voglia rompere il tavolo delle trattative”, commenta il segretario generale della Filcams Cgil di Latina e Frosinone Giovanni Gioia: “La prospettiva profilata nell'incontro del 3 gennaio scorso è inaccettabile. Ai dipendenti non resterebbe che cedere al ricatto: accettare un ricollocamento in punti vendita lontani o licenziarsi e accettare gli incentivi messi a disposizione”. Per l’esponente sindacale è necessario anzitutto “chiarire bene prima l'ammontare degli incentivi e quanti lavoratori potranno essere ricollocati, prendendosi anche il tempo necessario per ragionare su tutte le ipotesi. Se Unicoop forzerà la mano, dovrà assumersi le proprie responsabilità e non potrà esserci alcun accordo”.

Fca: Fiom, mobilitazione se azienda blocca investimenti

Lun, 14/01/2019 - 18:05

“L'amministratore delegato di Fca da Detroit ha valutato positivamente la vendita di Magneti Marelli, i risultati finanziari per proprietà e azionisti, ma poi ha dichiarato che sono in discussione piano d?investimenti, industriale e occupazionale in Italia. Queste dichiarazioni mettono a rischio l'occupazione per i lavoratori degli stabilimenti italiani, che da anni sono in cassa integrazione, perché i piani industriali dichiarati non sono stati realizzati". Lo dichiara in una nota Michele De Palma, segretario nazionale Fiom Cgil e responsabile automotive.

"Avevamo ritenuto il piano presentato dal nuovo amministratore delegato, importante, ma in ritardo nella svolta ibrida ed elettrica, e vista la mancanza di nuovi modelli Maserati e di auto di massa, non avrebbe certamente risolto il problema della piena occupazione in poco tempo. Alla luce dell'andamento negativo del mercato dell'auto, della riduzione dei volumi prodotti da Fca già nel 2018 in Italia, delle normative su emissioni e incentivi alla vendita, della scadenza degli ammortizzatori sociali negli stabilimenti, a partire dal polo torinese (Mirafiori e Grugliasco) e di Pomigliano d'Arco e Nola, ritieniamo indispensabile l'apertura di un confronto per mettere in atto tutte le azioni utili a impedire il rischio di chiusura di interi stabilimenti", continua il dirigente sindacale.

"La Fiom chiede alle altre organizzazioni sindacali l'avvio di un confronto unitario, e invita il governo alla convocazione di un tavolo. In assenza di garanzie per i lavoratori, decideremo nelle assemblee le iniziative da dover tenere per scongiurare i rischi sul futuro degli stabilimenti italiani”, conclude il sindacalista.

 

Anas: Filt, serve chiarezza sul futuro

Lun, 14/01/2019 - 18:03

"Quale sarà il progetto industriale, dove sarà allocata l'azienda, a seguito dell'annunciata uscita dal gruppo Ferrovie dello Stato e con quali risorse ne sarà garantita l'autonomia". È quanto ha affermato la segretaria nazionale della Filt Cgil Cristina Settimelli, in occasione dell'incontro di oggi (lunedì 14 gennaio) al ministero dei Trasporti con il ministro Toninelli su Anas, aggiungendo che "la mancanza di informazioni sulla nuova collocazione di Anas e di certezza sulle tempistiche può determinare difficoltà nella gestione e nella realizzazione del piano industriale, nonché preoccupazione tra i lavoratori".
In conclusione, Settimelli ha evidenziato che "serve attenzione sul tema degli appalti, strettamente connesso alla legalità, ed è necessario assicurare la piena attuazione del piano occupazionale, anche in relazione all'ampliamento della rete viaria in gestione".

Camusso, ipotesi governo sottrae risorse a lavoratori

Lun, 14/01/2019 - 17:47

Far slittare l'erogazione del Tfr degli statali o, in caso di anticipo bancario, far pagare parte degli interessi ai lavoratori del pubblico impiego, "mi paiono ambedue sottrazione di risorse che sono già proprietà dei lavoratori". A dirlo è il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, secondo quanto riportano le agenzie di stampa, a proposito del nodo del Tfr degli statali che andranno in pensione con quota 100. "Mi pare assolutamente evidente - spiega l'esponente sindacale - che non si può sostenere che la liquidazione venga erogata dopo cinque, sei, addirittura sette anni, né si può sostenere che, se la fai anticipare dalle banche, sia il lavoratore a pagare gli interessi". In conclusione, Camusso afferma che "tra il testo che abbiamo visto circolare e le dichiarazioni del ministro della Funzione pubblica ci sono già sei mesi di differenza su quando per i lavoratori pubblici si potrà accedere, e c'è inoltre molta differenza sul tema assunzioni".

Lavoriamo meno, non lavoriamo tutti

Lun, 14/01/2019 - 16:58

Il 2018 è stato l'anno del sorpasso. Il totale degli occupati in Italia è tornato sugli stessi livelli di prima della crisi. Ne ha dato conto Istat nelle sue rilevazioni, in particolare in quella relativa al secondo trimestre 2018, che rappresenta il momento esatto del sorpasso. In realtà in alcune delle regioni italiane questo traguardo era stato raggiunto già da tempo. In Emilia-Romagna con due anni d'anticipo, nel secondo trimestre del 2016. La stessa cosa in Lombardia; altre regioni del centro e del nord c'erano arrivate anche prima. Viceversa, nel Sud la sola Sardegna ha centrato l'obiettivo e l'ha fatto proprio nell'ultima rilevazione trimestrale, quella riferita al terzo trimestre 2018.

Anche se i numeri totali alla fine si assomigliano, nel confronto con il periodo pre-crisi cambia molto però la composizione di quella popolazione occupata: crolla la percentuale di indipendenti e aumenta quasi nella stessa dimensione la quota dei lavoratori dipendenti a termine; calano i maschi e aumentano le femmine; calano molto i giovani e crescono i più anziani, dai 45 anni in su. Cresce moltissimo infine la quota dei lavoratori part-time, che nel volgere di 10 anni passano in Italia dal 13,6% del totale (anno 2007) al 18,7% (anno 2017). In una regione particolarmente sviluppata, come l'Emilia-Romagna, l'exploit è ancora più evidente: dal 12,9% al 18,8%. Ma anche in molte regioni del Sud, a partire dalla Puglia e dalla Sicilia, la crescita è imponente. Quest'ultimo dato ci introduce a un tema spesso sottovalutato quando si parla di mercato del lavoro: anche se gli occupati sono tornati all'incirca ai valori pre-crisi, non è affatto così per la quantità di lavoro, ovvero per le ore lavorate.

Per approfondire meglio questo punto dobbiamo però fare riferimento a un'altra serie di dati Istat: non più quella, sin qui utilizzata, frutto della rilevazione campionaria sulle forze di lavoro, bensì quella che deriva dai conti economici nazionali e territoriali. Cambia la base di riferimento, che non sono più i residenti in un determinato territorio, ma le attività economiche in esso insediate: in tal modo questi dati offrono una stima non solo degli occupati, compresi quelli irregolari, ma anche delle unità di lavoro, delle posizioni lavorative e delle ore lavorate nel corso di ciascun anno. Ebbene, la serie storica relativa agli occupati conferma che nel 2017 eravamo già su valori molto prossimi a quelli del 2007: appena inferiori (-0,7%) a livello nazionale; appena superiori (+0,8%) in Emilia-Romagna. Ma le ore lavorate restavano, in un caso e nell'altro, ancora molto al di sotto dei valori del 2007. A questo proposito l'ultimo dato disponibile è quello relativo al 2016: -7,1% in Italia e    -6,6% in Emilia-Romagna. Se in Italia nel 2007 si lavoravano mediamente in un anno 227 giornate di 8 ore (227 e mezza in Emilia-Romagna), nel 2016 se ne lavoravano mediamente 215, cioè 12 in meno (in ER 213, quindi 14 e mezza in meno).

In occasione della recente presentazione del 6° rapporto di Ires Emilia-Romagna sull’economia e il lavoro in regione, abbiamo utilizzato il grafico sottostante, che ben rappresenta quanto è avvenuto. Indicizzando i valori assoluti sulla base di un’equiparazione a 100 del valore dell’anno 2000, assunto come iniziale, e seguendo l’andamento anno per anno, si nota appunto come dall’avvio della crisi (anno 2008) si determini un progressivo forte scostamento, misurabile infine nel 2016 in circa 9 punti percentuali. Qualcosa di molto simile è accaduto anche a livello nazionale.

Chi lavora, quindi, lavora mediamente per meno tempo che in passato. Tutti ricordano il glorioso slogan “lavorare meno, lavorare tutti”. Aldilà del fatto che non sono certo tutti a lavorare, perché lo stock di disoccupati accumulato negli anni della crisi è ben lungi dall’essere smaltito, si potrebbe comunque considerare positivamente questa relativa riduzione degli orari medi di lavoro? Almeno due argomenti inducono a dare una risposta negativa a questa domanda. Il primo riguarda il fatto che l'esplosione registrata negli ultimi anni ha riguardato non tutto il lavoro part-time, ma esclusivamente quello involontario, svolto cioè da chi in realtà aspirerebbe ad un lavoro a tempo pieno. È così oggi per oltre il 60% dei lavoratori a tempo parziale. Anche in questo caso un'immagine grafica può dare una rappresentazione efficace di quanto è avvenuto, in particolare dal 2008 in avanti. Il secondo argomento che induce a dare una lettura non positiva della avvenuta riduzione dell'orario medio di lavoro riguarda il fatto che mentre avveniva questa forte crescita del part-time involontario, non crescevano affatto le retribuzioni orarie. Sempre rielaborando i dati Istat della contabilità nazionale emerge che dal 2008 al 2017 le retribuzioni interne lorde per ora lavorata da occupato dipendente sono cresciute di 10,8 punti percentuali, mentre nello stesso periodo i prezzi al consumo misurati dall'indice Ipca medio annuo sono cresciuti del 12,1%.

Quindi in pratica le retribuzioni medie orarie non solo non sono cresciute, ma sono anzi leggermente calate e in questo quadro la riduzione d'orario non può che essersi accompagnata a una, anche maggiore, riduzione salariale. Una tendenza confermata dal fatto che tra i settori maggiormente cresciuti in questi anni dal punto di vista occupazionale ce ne sono diversi nei quali sono molto diffusi lavori a bassa qualificazione e a bassa retribuzione: alberghi, ristoranti, trasporto e magazzinaggio, servizi alla persona, ecc. Qualcosa di certo molto lontano dalle aspettative di chi pronunciava il celebre slogan prima richiamato, ma oggi è questa la tendenza reale con la quale occorre fare i conti.

Giuliano Guietti è presidente dell’Ires Emilia Romagna