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Aggiornato: 5 hours 52 min fa

Etiopia, la nuova fabbrica del mondo

Gio, 13/06/2019 - 12:35

Il 7 marzo migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore tessile e dell'abbigliamento hanno scioperato nella più grande zona industriale dell'Etiopia, Hawassa, chiedendo salari migliori, condizioni di lavoro sicure e uno stop alle molestie sessuali. Non erano rappresentati da un sindacato, perché negli ultimi due anni il management ha impedito la sindacalizzazione nel parco industriale.

L'organizing nel settore tessile e dell'abbigliamento in Etiopia

La Federazione dei lavoratori tessili Iftlgwu, affiliata all'IndustriALL Global Union, è andata a sbattere contro un muro nei suoi tentativi di organizzarsi ad Hawassa, nonostante la Costituzione dell’Etiopia e le leggi sul lavoro prevedano la libertà di associazione.

L'Etiopia è cresciuta rapidamente negli ultimi anni, passando da un'economia agricola a un'economia industrializzata. Il Paese ha ora uno dei più alti tassi di crescita dell'Africa subsahariana. Zone industriali come Hawassa fanno parte del piano del governo per la creazione di posti di lavoro. Usando la leva di bassi salari e altri benefit, la Commissione etiope per gli investimenti sta attirando fondi nel Paese. Il governo ha creato l'Istituto etiope per lo sviluppo dell'industria tessile e sono state costruite zone industriali in tutto il Paese per promuovere le manifatture leggere. La più grande è Hawassa, con un potenziale di oltre 60.000 lavoratori su due turni. Si prevede che genererà 1 miliardo di dollari di esportazioni.

Questo approccio statale allo sviluppo mira a ridurre la disoccupazione, soprattutto tra i giovani. Con una popolazione in crescita e oltre 105 milioni di abitanti, e due milioni di giovani che entrano ogni anno nel mercato del lavoro, il Paese ha bisogno di creare occupazione.

I marchi globali di abbigliamento e i rivenditori al dettaglio hanno individuato nell'Etiopia e nel Kenya i paesi in cui procurarsi le merci nei prossimi cinque anni, principalmente a causa dell'aumento dei costi nei paesi in cui tradizionalmente hanno prodotto finora, come la Cina e il Vietnam. Le fabbriche delle zone industriali riforniscono grandi marchi e rivenditori tra cui Adidas, Marks & Spencer, H&M, Primark, JC Penny, Phillips-Van Heusen, Tesco, Inditex, Tchibo, Kik, VF Corporation, Schöffel, Walmart, Ober Mayer, George (Asda), Levi Strauss e Hugo Boss.

Chi ci guadagna?

I lavoratori etiopi sono quelli che ci rimettono. Negare l'accesso ai sindacati implica che i salari resteranno bassi e che i diritti dei lavoratori, compresi la salute e la sicurezza e la contrattazione collettiva, sono limitati.

Il settore tessile e dell'abbigliamento in Etiopia ha il volto di una giovane donna. Ma ad Hawassa il sindacato non è in grado di mobilitarsi per i diritti delle lavoratrici, contro le molestie sessuali, per le tutele alla maternità e per l'assistenza all'infanzia. Un altro problema è l'alloggio: molte donne sono costrette a condividere una stanza, a volte con più di quattro colleghe. Un recente studio condotto da MyWage (una società di analisi sul mercato del lavoro globale) e dalla Confederazione dei sindacati etiopi (Cetu), con il sostegno di Fnv Mondiaal, ha concluso che un lavoratore tessile ha bisogno di almeno 4.130 Birr (146 dollari) al mese per sopravvivere, e i lavoratori con famiglie necessitano di una cifra ancora più alta. Eppure il 92,5 per cento dei lavoratori guadagna meno del minimo sufficiente per vivere, e l'8 per cento percepisce meno di 35 dollari. L'indagine, in cui sono stati intervistati 1.052 lavoratori di 52 fabbriche, è stata condotta ad Addis Abeba, Oromia e Hawassa.

Il salario minimo e il salario di sussistenza sono al centro di una campagna dell'Iftlgwu, affiliata al Cetu. Con gli attuali salari la maggior parte dei lavoratori fa fatica a far quadrare i conti e non emerge dalla soglia della povertà. Un'economia a bassi salari non cambierà il tenore di vita dei lavoratori, né porrà fine alla povertà.

Il governo dell’Etiopia promuove l'“armonia industriale”, ma i sindacati ribattono che un’armonia può essere raggiunta solo attraverso un dialogo sociale inclusivo. Per raggiungere questo obiettivo, l'Iftlgwu sta lavorando con il Cetu, l'Organizzazione internazionale del lavoro, Fnv Mondiaal, la Friedrich Ebert Stiftung, IndustriALL e altri partner in varie iniziative che includono lo sviluppo di un profilo sindacale nella contrattazione collettiva e nel dialogo sociale.

L'Iftlgwu sta promuovendo la formazione in materia di contrattazione collettiva come parte della campagna per un salario di sussistenza. La formazione dei delegati sindacali nel settore tessile e dell'abbigliamento ha l'obiettivo di portare la lotta per i diritti dei lavoratori in ogni singola fabbrica.

Le donne devono alzare la voce

I sindacati etiopici rappresentano solo una piccola parte della forza lavoro. Solo il 10 per cento della forza lavoro del Paese, che conta oltre 44 milioni di lavoratori, è impiegata nel settore privato e la legge non consente ai lavoratori del settore pubblico di organizzarsi. Oltre alla bassa sindacalizzazione, vi è una scarsa rappresentanza delle lavoratrici all'interno delle organizzazioni.

Anche se più del 90 per cento della forza lavoro nelle tessiture e nell'abbigliamento è composto da donne, la leadership sindacale continua ad essere dominata dagli uomini. L'Iftlgwu si sta spendendo per raggiungere l'uguaglianza di genere e sta tenendo seminari di formazione come parte della strategia.

Per l'Iftlgwu è fondamentale limitare lo sfruttamento delle lavoratrici nelle fabbriche, sostenendo le donne del settore. Un recente workshop a cui hanno partecipato 19 delegate sindacali dell'Iftlgwu, con il sostegno dell'ufficio regionale IndustriALL per l'Africa subsahariana e della Fnv Mondiaal, si è posto l'obiettivo di aumentare la partecipazione delle donne nei ruoli dirigenziali all'interno dei sindacati.

Una delle partecipanti al seminario, Gelane Senbetu, membro del consiglio delle donne della fabbrica di Kanoria, a Bishoftu, afferma che è importante che le donne comprendano le leggi sul lavoro e il contesto della contrattazione collettiva in Etiopia. “Workshop come questi – spiega – sono vitali perché si concentrano su come essere attivamente coinvolte nel lavoro sindacale. Possiamo discutere liberamente questioni chiave come la contrattazione collettiva e come promuovere gli interessi delle donne nei luoghi di lavoro. La formazione ci ha insegnato molto sotto il profilo giuridico e ha rafforzato la capacità dei consigli femminili di affrontare i problemi delle donne”.

Una politica industriale sostenibile per il settore tessile e dell'abbigliamento

Stando alla strategia di crescita del governo, il principale vantaggio competitivo dell'Etiopia è il basso costo del lavoro. Secondo questa impostazione, la creazione di posti di lavoro ridurrà la povertà in un settore ad alta intensità di manodopera. Per sostenere l'industrializzazione, il governo sta sviluppando le infrastrutture. Si stanno costruendo strade, si stanno rinnovando e ampliando aeroporti e ferrovie e si produce energia a basso costo. Le politiche economiche mirano anche a migliorare i servizi sociali, compresi gli alloggi, la sanità e l'istruzione.

Il settore tessile e dell'abbigliamento etiopico ha beneficiato di un canale preferenziale nell'ambito dell'African Growth and Opportunity Act degli Stati Uniti, nonché del regime di esenzione da dazi doganali e dell'accordo Everithing But Arms. Inoltre, sono stati stipulati accordi bilaterali con la Cina e l'India per promuovere il settore.

Il governo sta promuovendo la coltivazione del cotone, anche se la produzione non è cresciuta. La filiera dal cotone all'indumento comprende la coltivazione e la raccolta del cotone, la sgranatura, la filatura, la tessitura o la maglieria, la produzione di indumenti, i metodi tradizionali di produzione a telaio a mano e la logistica. Questa filiera è dominata dalle aziende di abbigliamento.

Ma cosa significa per gli operai la particolare attenzione data al settore tessile e dell'abbigliamento? Cosa significa per l'organizing dei sindacati? Finora i benefici attesi, compresi il trasferimento di competenze e di tecnologia, non si sono concretizzati. I sindacati sono preoccupati che il Paese replichi gli errori commessi da altre economie a basso salario, e che saboti la sindacalizzazione.

L'aumento degli iscritti è un problema che affrontiamo quotidianamente – commenta il presidente dell'Iftlgwu, Mesfin Adenew –. Non saremo scoraggiati da datori di lavoro e istituzioni statali ostili che ci negano l'accesso alle fabbriche e alle zone industriali. Avere un gran numero di lavoratori non sindacalizzati significa che c'è molto potenziale nel tesseramento, e stiamo lavorando con partner locali e internazionali per vincere la sfida”.

(Titolo originale: PROFILE: Organizing in the garment and textile sector in Ethiopia, pubblicato su «Global Worker», N. 1, maggio 2019. Traduzione a cura di Davide Orecchio)

Alitalia: Filt, preoccupati da mancanza chiarezza governo

Gio, 13/06/2019 - 12:19

“Su Alitalia è preoccupante che non capiamo qual è la reale posizione del governo”. Lo afferma il segretario nazionale Filt, Fabrizio Cuscito, evidenziando che, “secondo il Mise, siamo in una settimana cruciale in cui dovremo fare delle scelte; secondo il ministro dei Trasporti, se ci fosse una proroga, non sarebbe assolutamente un problema; secondo il ministro dell’Interno, si chiude nelle prossime ore e Atlantia è il partner naturale e, infine, secondo il premier Conte, per Alitalia il governo sta alla finestra, se arrivano offerte verranno tutte valutate, ma quello che preme è rilanciare il sistema del turismo per far ripartire il Paese in tutti i settori”.

“La realtà è che il governo – prosegue l'esponente Filt –, dopo aver promesso una sede di confronto permanente, non convoca i rappresentanti dei lavoratori da ormai quattro mesi. Inoltre, cominciano a circolare insistentemente voci su presunte migliaia di esuberi e siamo arrivati praticamente alla vigilia della nuova scadenza senza certezze, con una nuova offerta su cui non sappiamo nulla e con il serio rischio che si replichi l’esperienza dei capitani coraggiosi, rallentando, ancora di più, il raggiungimento di una soluzione che, per noi, deve essere di sviluppo e senza sacrifici per i lavoratori”.

 

Cgil Napoli, Mezzogiorno cruciale per l'Italia

Gio, 13/06/2019 - 11:40

“Siamo lieti di ospitare questa importante iniziativa, nella convinzione profonda che, nel pieno rispetto dei ruoli e delle funzioni di un Mezzogiorno che resta plurale, con tante soggettività economiche e sociali, Napoli abbia comunque un ruolo particolare. Se non altro per la sua storia, per la sua centralità, per la sua dimensione, sociale ed economica, senza la quale è difficile immaginare qualsiasi processo di crescita. Una crescita che nel mondo, in Europa non a caso, è sempre trainata dai grandi processi di riconversione, rilancio produttivo, economico, sociale, urbanistico delle grandi città. È importante ospitare a Napoli la riflessione di questa alleanza, che salutiamo con grande favore, di soggetti anch'essi plurali, che però hanno un denominatore comune, che è l'attenzione ai temi del Mezzogiorno, che per il nostro Paese sono temi cruciali”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella, aprendo il convegno “Il coccodrillo si è affogato. Mezzogiorno al bivio”, promosso dall’Alleanza degli istituti meridionalisti nella sede della Cgil partenopea.

“Il Mezzogiorno è scomparso da troppo tempo. È scomparso dal dibattito, è scomparso dall'attenzione dei riflettori, ma soprattutto è scomparso dalla costruzione di provvedimenti, d'interventi concreti che fossero capaci di fare del Mezzogiorno quello che il Mezzogiorno deve essere: una delle due gambe sulle quali il nostro Paese deve camminare. Continuiamo a saltellare. La crescita del Paese sarà sempre dimezzata fino a quando metà del Paese non crescerà. E fino a quando si pensa d'intervenire con strumenti uguali su condizioni diseguali, quello che appare come un provvedimento di eguaglianza, eguaglianza non è. Allarga solo le distanze. Ma qui si è fatto addirittura peggio. Si è intervenuto nel corso della crisi nel primo ventennio del nuovo secolo con strumenti che addirittura sono stati diseguali, a scapito della parte meno forte del Paese. Ciò vale sia in tema d'investimenti fissi lordi sia in tema di trasferimenti correnti, con meccanismi perequativi distorti, con meccanismi di scelta politica delle priorità d'intervento (penso soprattutto al terreno delle infrastrutture delle città), che hanno fortemente penalizzato il Mezzogiorno e i suoi cittadini. Basta vedere i diritti che la Costituzione riconosce uguali e che invece oggi, nella fruizione materiale, sono profondamente differenti fra le diverse aree del Paese, se parliamo di diritto alla salute, all'istruzione, tutela dell'infanzia o degli anziani”, ha precisato il dirigente sindacale.   

“Quindi – ha aggiunto l'esponente Cgil –, noi partiamo da una condizione nella quale il Mezzogiorno non solo è scomparso dalla scena politica nazionale, ma in questa scomparsa si è consumato un ennesimo danno a svantaggio del Mezzogiorno. Quindi, tutto quello che è utile per accendere i riflettori, anche in termini di analisi, conoscenza, ricerca, è assolutamente importante e fondamentale. Perciò, il plauso per tale iniziativa non è formale, ma sostanziale. Noi pensiamo, anche con il concorso del nostro istituto, alla possibilità di sviluppare un'interlocuzione che penso possa essere proficua e articolata. Oggi abbiamo di fronte una sfida fondamentale, ed è su questa situazione che ho rapidamente descritto, facilmente evidenziata dai dati che conoscete meglio di me, che dobbiamo agire”.

“Mi soffermo sui rischi – ha continuato il sindacalista –, che su tale situazione incombono in termini di prospettive. Sul terreno economico, i rischi sono forti e gravi, nel momento in cui un Paese fortemente indebitato si approccia al confronto con l'Unione europea, mettendo a rischio una delle poche risorse che ancora arrivano nel Sud – i fondi strutturali –, e soprattutto attivando meccanismi che finiscono con il penalizzare ulteriormente i cittadini del Mezzogiorno. In particolare, è evidente che ci troviamo di fronte a un quadro in cui le scelte di politica economica che si stanno ipotizzando finiranno con il penalizzare ulteriormente questa parte del Paese. Se si applicasse la flat tax, come la immaginano sui redditi da lavoratori dipendenti, oltreché sulle partite Iva, per una semplice ragione economica, i maggiori vantaggi andrebbero in capo a chi ha redditi medi più alti”.

“La crisi che abbiamo attraversato – rileva Schiavella – non ha prodotto solo una riduzione complessiva dei valori economici, ma anche un aumento forte delle diseguaglianze. Tanto più le diseguaglianze sono aumentate, tanto più la crisi è stata forte, perché c'è un rapporto stretto fra diseguaglianze e crescita economica. Tanto è maggiore la diseguaglianza, tanto è minore la crescita economica. La prima diseguaglianza da colmare è proprio quella tra Nord e Sud del Paese. Ma sapendo che anche all'interno delle stesse aree esistono diseguaglianze forti, che vanno colmate attraverso politiche adeguate, che hanno bisogno di investimenti sulla coesione sociale. Qui tocchiamo un altro punto di enorme gravità. Quello di una riduzione dei trasferimenti complessivi a danno dei Comuni e, in particolare, dei Comuni del Mezzogiorno, con meccanismi distorti che non tengono conto del bisogno, ma della spesa storica. E questo genera una situazione di grave disagio. Al di là del giudizio sulla qualità amministrativa dei Comuni interessati, c'è un dato oggettivo da cui non possiamo discostarci: il livello di frontiera nella costruzione di politiche d'integrazione e coesione sociale, che è proprio dei Comuni, è quello maggiormente penalizzato dalle politiche di riduzione dei trasferimenti”.

“L'ultimo elemento di riflessione – ha detto ancora il leader della Cgil partenopea – riguarda la prospettiva che abbiamo di fronte in termini di assetto dei poteri all'interno del nostro apparato istituzionale. L'attuale declinazione del Titolo V della Costituzione ci mette di fronte a rischi che si stanno concretizzando nei progetti di autonomia differenziata fortemente voluti, non a caso, dalle Regioni chiave del Paese: Lombardia, Veneto e, seppur con forme diverse, Emilia Romagna. Quei progetti sono devastanti per la tenuta del Paese, tanto più se letti insieme al quadro che ho provato a descrivere in termini di prospettiva e al quadro economico e sociale che la crisi ci ha consegnato, dove il Mezzogiorno esce più povero e con una crescita più lenta di quella di altre parti del Paese. Quel progetto è un progetto devastante, non solo perché ripropone una logica di divisione, separazione e chiusura a scapito delle Regioni, oggi più deboli, ma pensare di inseguirlo su quello stesso terreno da parte delle Regioni meridionali è una follia altrettanto grande; al contrario, andrebbe costruito un fronte per fermare e arginare quel progetto, non per lasciare immutate le cose, perché le cose, come stanno oggi, non stanno bene. Il Titolo V genera confusione, attribuisce alle Regioni compiti che starebbero bene in capo allo Stato centrale: aeroporti, energia, grandi reti non possono essere delegate alle Regioni. Così come le Regioni sono nate per essere strumento di legislazione e programmazione, non enti di gestione e invece sono sempre più diventati enti gestori, a scapito dei governi di prossimità, che sono stati del tutto azzerati. Abbiamo bisogno di una redistribuzione organica e unitaria, come architettura istituzionale. Quindi, un no all'autonomia differenziata, per rivendicare un cambiamento verso un organico progetto di riorganizzazione delle funzioni fra Stato centrale, Regioni e governi di prossimità, dentro i quali debbono avere un ruolo specifico speciale, sul terreno istituzionale, dei poteri e delle autonomie, le città metropolitane che in Italia sono tre: Milano, Roma e Napoli. O abbiamo il coraggio di approfondire sul terreno del dibattito, della discussione accademica, istituzionale questa nostra idea, giusta o sbagliata che sia, per riorganizzare questa nostra architettura, oppure rischiamo di fare una battaglia puramente difensiva, che sul piano dello scenario e delle forze in campo rischia di vederci o inseguire l'avversario sul suo terreno o, peggio ancora, star fermi e soccombere”.

“Spero – ha concluso Schiavella – che da momenti come questi, dove possiamo permetterci qualche libertà in più, anche nell'esposizione delle nostre rispettive posizioni, nascano stimoli, energie e idee, per fare quello di cui il Sud ha bisogno per tornare al centro delle politiche del Paese, per tornare a essere una questione nazionale, come abbiamo più volte detto, e non una questione che riguarda regioni, istituzioni e cittadini del Mezzogiorno”.

Landini: «Governo distratto, pronti allo sciopero generale»

Gio, 13/06/2019 - 10:44

“Lo sciopero generale? Non escludiamo nulla, decideremo insieme a Cisl e Uil”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini risponde a una delle domande di un'intervista pubblicata oggi, 13 giugno, dal Corriere della sera.

Nel caso, però, non sarebbe una manifestazione contro Salvini: “Lo sciopero - ha detto Landini - non è mai contro qualcuno ma per qualcosa e le nostre richieste sono tante. Certo, è vero che stiamo vivendo una fase di grandi diseguaglianze sociali e quindi pericolosa per la democrazia”.

Intanto domani è il giorno dello stop unitario dei metalmeccanici, “per chiedere nuove politiche industriali, più sicurezza, più occupazione, più salario. E sta dentro il quadro di mobilitazione deciso il 9 febbraio scorso con Cisl e Uil. La piattaforma è precisa: chiediamo un piano di investimenti pubblici nelle infrastrutture materiali e sociali, una riforma fiscale vera che riduca la tassazione sul lavoro e sui pensionati. Chiediamo tante altre cose ma finora il governo non ci ha ascoltato».

Se l'esecutivo dovesse continuare a non confrontarsi con i sindacati e proseguire sulla linea pericolosa tenuta in questi mesi, quindi Landini non esclude di tornare in piazza: “Lo valuteremo con Cisl e Uil. In tutte le proteste che ci sono state dal 9 febbraio in poi, lavoratori, giovani e pensionati hanno aderito e riempito le piazze. “Noi chiediamo alle imprese di investire - continua il segretario generale Cgil - ma chiediamo anche al governo di creare le condizioni perché le imprese lo possano fare. Sono dieci anni che le condizioni di vita e di lavoro degli italiani stanno peggiorando. Tutti gli esecutivi degli ultimi dieci anni hanno le loro responsabilità. Ma il governo Conte, che si era presentato come quello del cambiamento, peggiora addirittura il rapporto con l'Europa”.

Sulla sua proposta di un sindacato unitario dei lavoratori, mettendo insieme Cgil, Cisl e Uil, Landini ha infine chiarito: “Il sindacato unitario non è una cosa che si fa a tavolino con una riunione. È un processo democratico e di partecipazione. Siamo davanti a una piattaforma unitaria del sindacato su tutti i temi rilevanti, dal pubblico impiego alla sanità, dalle pensioni agli investimenti. C'è una mobilitazione che ha determinato un terreno comune, che è il modo migliore per sviluppare un'azione unitaria. Un'azione che non si costruisce solo dall'alto ma anche dal basso, a partire dai luoghi di lavoro. Il percorso è lungo, ma mi sembra evidente che i primi passi siano stati fatti”.

RadioArticolo1, i programmi di giovedì 13 giugno

Gio, 13/06/2019 - 10:22

RadioArticolo1, i programmi di giovedì 13 giugno:

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con Davide Colella
  • ore 10:00 - Work in news - Ok lavoro. Con Valentina Fragassi, Cgil Lecce - Nuova sede a Ponte San Pietro. Interviene Marco Toscano, Cgil Bergamo - Esperienze di solidarietà. Andreina Albano, Io accolgo. A cura di Patrizia Pallara
  • ore 10:30 - Spazio Filcams - Lotta alla ‘ndrangheta: al via la campagna “Caffè corretto”. Con Giuseppe Valentino, Calabria - Camst, vince la democrazia sindacale. Interviene Vincenzo Mauriello, Bologna. A cura di Maurizio Minnucci
  • ore 11:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 11:05 - Italia Parla - Per salvare Roma bastano più risorse? Con Natale Di Cola, Cgil Lazio
  • ore 11:30 - Elleesse - Tavolata senza muri. Con Gianfranco Cattai, Focsiv; Sandro Bobba, Lvia; Michele Giongrandi, Cope. A cura di Stefano Milani
  • ore 12:00 - Gierreesse - Giornale radio sociale
  • ore 12:05 - Elleradio - Compagni di viaggio. Diritti e tutele per chi lavora o studia all’estero. Con Maurizio Rodorigo, Inca Cgil UK; testimonianze da Berlino, Londra, Parigi, Bruxelles di Sara Bruni, Edoardo Panico, Elena Mandozzi e Alessandra Giannessi. In studio Andrea Malpassi, Itaca
  • ore 13:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro
  • ore 15:00 - Piazza del lavoro - Se i cambiamenti ci travolgono. Interviene Marina Calloni, docente di Filosofia politica e sociale Università Milano-Bicocca. A cura di Simona Ciaramitaro
  • ore 15:30 - Speciale - La sicurezza vive di democrazia. La nostra Carta Costituzionale è la garanzia più alta. Partecipano Giuseppe Massafra, segretario Cgil, Giovanni Maria Flick, presidente emerito Corte Costituzionale; Andrea Ronchi, avvocato consulente legale Coordinamento immigrazione Cgil; Mariarosaria Guglielmi, segretaria generale Magistratura Democratica; Giuseppe Tiani, segretario generale Siap; Daniele Tissone, segretario generale Silp. Conclude Maurizio Landini, segretario generale Cgil
  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

Tempa Rossa: Cgil Basilicata-Potenza, subito incontro

Gio, 13/06/2019 - 10:05

“No alla deregulation, sì alla trasparenza e al rispetto delle norme: prima di tutto la tutela dell’ambiente e della salute. Tutto il contrario di quello che si sta verificando a Tempa Rossa. Già una decina di giorni fa in un comunicato stampa chiedevamo alla Regione e alla Total risposte rapide e concrete, ancora rimaste inevase”. A dirlo sono il segretario generale della Cgil Basilicata Angelo Summa e il segretario della Camera del lavoro di Potenza Emanuele De Nicola: “Cresce sempre più la tensione tra i lavoratori, anche a seguito della posizione del Cipe che ha deciso di non prorogare la dichiarazione di pubblica utilità per le attività di sviluppo del progetto”.

I due esponenti sindacali rilevano che “sono passati ormai diversi mesi dall’inizio della discussione tra Regione Basilicata, Total, Cgil, Cisl e Uil e i sindaci dell’area della concessione Total per la definizione di un protocollo di sito che affrontasse le problematiche connesse al passaggio dalla costruzione del Centro oli di Tempa Rossa  alla sua messa in esercizio con l’avvio delle attività estrattive”. Summa e De Nicola registrano però “una mancanza totale di trasparenza sugli appalti e sull’occupazione con il rischio concreto, disattendendo gli accordi e gli impegni di Total di novembre 2018, di un peggioramento dei livelli di sicurezza dei lavoratori e l’esclusione della manodopera locale nei cambi di appalto”. E chiedono, in conclusione, nuovamente “alla Regione Basilicata un incontro urgente per fare chiarezza sulle questioni già espresse”.

Tagli al trasporto pubblico, sciopero in Lombardia

Gio, 13/06/2019 - 07:55

Sciopero di quattro ore oggi (giovedì 13 giugno) dei dipendenti del trasporto pubblico locale della Lombardia. A motivare la protesta, indetta da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, sono le forti preoccupazioni per i tagli ai finanziamenti al settore, che nella regione valgono 52 milioni di euro (300 milioni a livello nazionale), e le possibili ricadute sull'occupazione. Lo stop si terrà nella mattinata, con diverse modalità secondo i territori: a Milano è previsto dalle 8.45 alle 12.45, a Brescia dalle 9.40 alle 13.40, a Como dalle 10 alle 14, a Mantova dalle 9 alle 12, a Varese dalle 5.30 alle 6 e dalle 8.45 alle 12.15.

I sindacati si mobilitano, anzitutto, per “la condizione di grave incertezza circa le risorse da destinare al settore del trasporto pubblico locale a seguito del congelamento dei finanziamenti nazionali al comparto operato con la legge di bilancio 2019”. Ma ad allarmare Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti è anche “la mancanza di garanzie circa la clausola di salvaguardia occupazionale e di mantenimento dell’attuale qualità del servizio agli utenti, garantito attraverso la contrattazione di secondo livello”.

Il 19 marzo scorso Cgil, Cisl, Uil e le segreterie Filt, Fit, Uilt avevano richiesto un incontro all’assessorato competente della Regione, senza avere alcun riscontro in merito. “Un mancato incontro che peggiora lo stato di incertezza del settore e aumenta la preoccupazione dei lavoratori”, affermano i segretari generali di Filt Cgil (Luca Stanzione), Fit Cisl (Giovanni Abimelech) e Uiltrasporti (Enore Facchini) della Lombardia. “Il presidente della Regione Fontana si è limitato a darci rassicurazioni circa il fatto che le risorse ci sono”, aggiungono i tre esponenti sindacali: “Occorre invece aprire un tavolo che affronti nel dettaglio la situazione economica e finanziaria del settore, soprattutto dia garanzie circa la clausola di salvaguardia occupazionale e il mantenimento della contrattazione di secondo livello, esigibili attraverso i testi dei bandi di gara”.

“Il congelamento dei finanziamenti nazionali potrebbe portare alla diminuzione di 300 milioni di euro in tutto il Paese, 52 milioni in Lombardia e 3 milioni in meno nella provincia di Bergamo”, spiegano i responsabili territoriali di Filt Cgil (Marco Sala), Fit Cisl (Antonio Scaini) e Uiltrasporti (Giacomo Ricciardi). “Si tratta di una misura che rischia di compromettere diversi posti di lavoro, ma anche l’attuazione della riforma prevista dalla legge regionale del 2012: ci chiediamo come sia possibile incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico a fronte di tagli che mettono a rischio la tenuta del sistema per com’è attualmente”, aggiungono i responsabili bergamaschi: “La protesta, però, è stata proclamata anche per la mancanza di garanzie riguardo la clausola di salvaguardia occupazionale che entra in gioco nel caso dei bandi e per il mantenimento della qualità del servizio per gli utenti”.

Forte l’agitazione anche in Brianza. “Il taglio delle risorse da destinare al trasporto pubblico, pari al 30 per cento in meno, oltre a destare preoccupazioni sul piano occupazionale, si tradurrà in una riduzione delle corse per i cittadini”, illustra la segretaria generale della Filt Cgil Monza e Brianza Sara Tripodi. “Chiediamo alle amministrazioni comunali e ai cittadini di supportare la protesta del personale: manifestare a tagli effettuati sarà troppo tardi, bisogna agire subito”, conclude l’esponente sindacale, evidenziando anche che “dal prossimo settembre c'è il rischio concreto di veder diminuire anche le corse scolastiche” e che “di questo passo alle gare d'appalto del 2020 si sancirà la desertificazione del territorio e il suo isolamento dalle altre province lombarde”.

Whirlpool, incontro interlocutorio

Mer, 12/06/2019 - 19:46

"E' stato un incontro interlocutorio in cui il governo e le organizzazioni sindacali hanno ribadito che Whirlpool deve rispettare l’accordo di ottobre 2018 e non deve disimpegnarsi da Napoli. L’azienda si è resa disponibile ad entrare nel merito di un confronto più approfondito a partire dalla prossima settimana e dalle posizioni ribadite dalle organizzazioni sindacali e dal governo: nessuna chiusura del sito produttivo e rispetto dell’accordo siglato ad ottobre con l’impegno della Whirlpool nello stabilimento di Napoli. Domani (13 giugno, ndr) pomeriggio alle 15 assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici nello stabilimento di via Argine a Napoli con le segreterie di Fim, Fiom e Uilm Napoli e Campania". Lo scrivono in una nota Fiom Campania e Fiom Napoli al termine dell'incontro al Ministero dello Sviluppo Economico.

Ripartiamo dal Mezzogiorno per unire l'intero Paese

Mer, 12/06/2019 - 19:32

Da un anno a questa parte l’Italia registra un generale peggioramento degli indicatori economici, e attraversa una fase di sostanziale stagnazione, complice la congiuntura internazionale ma con un differenziale di crescita rispetto alla Ue tale da indicare chiaramente come le politiche del governo non stanno andando nella giusta direzione e minacciano piuttosto di riportarci indietro di anni. All’interno di questo quadro nazionale si corre il rischio, come già avvenuto durante la crisi economica, di mettere in secondo piano una delle ragioni strutturali per cui facciamo fatica a rialzarci: il divario di sviluppo enorme tra le diverse aree del Paese, ed in particolare tra il Mezzogiorno e il Nord.

A distanza di un oltre un anno dall’inizio della nuova legislatura dobbiamo constatare come il Sud sia stato ancora una volta relegato ai margini del dibattito pubblico e dell’iniziativa di governo. Le poche politiche specifiche messe in campo si limitano alla conferma di alcuni strumenti introdotti in precedenza, prevalentemente incentivi alle imprese di natura fiscale, mentre si riducono ancora le risorse destinate agli investimenti e alla coesione. In legge di bilancio sono state ulteriormente dilazionate nel tempo le risorse del Fondo sviluppo e coesione, fermo a una percentuale di impiego ridicola, appena mezzo miliardo, neanche il 2% del totale disponibile.

Manca una visione complessiva delle esigenze di sviluppo dei territori e sembra ridursi tutto ad un tentativo di migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse europee, come confermano anche le recenti dichiarazioni del ministro Tria, annunciando un “piano per il Sud” di cui al momento non c’è traccia e che appare coincidere quanto a tempistiche e risorse dichiarate con l’avvio della nuova programmazione dei Fondi europei.

Programmare ed utilizzare bene le risorse europee per la coesione è indispensabile ma non sufficiente, in assenza di adeguate politiche ordinarie. Le Regioni del Sud ricevono ogni anno oltre un miliardo in meno di risorse ordinarie rispetto a quanto dovrebbero in percentuale alla popolazione, il tasso di disoccupazione è il triplo del Nord e il doppio del Centro: 18,5% contro 6,6% e 9,6%, l’inattività è al 45,5% contro una media nazionale del 34,3% (dati Istat riferiti al 2018) e mancano ancora 300 mila occupati rispetto al periodo pre-crisi.

Al netto delle differenze interne alle differenti aree del Mezzogiorno, che pure esistono in misura rilevante, questi dati aggregati dovrebbero da soli suggerire l’urgenza di interventi strutturali che puntino alla ripresa degli investimenti pubblici, anche come leva per quelli privati, e alla creazione di buona occupazione.

L’altro aspetto grave della condizione occupazionale nel Mezzogiorno infatti, al di là del dato quantitativo, è che è esploso il lavoro povero, sotto retribuito e irregolare. Le retribuzioni orarie nette dei lavoratori dipendenti sono aumentate al Nord tra l’1,5 e il 2% e si sono ridotte al Sud di quasi un punto e mezzo percentuale nel periodo 2008-2017. Anche a fronte di un aumento relativo degli occupati, infatti, non si è registrata una corrispondente riduzione della povertà, mentre una parte consistente dei nuovi contratti attivati, in linea col dato nazionale, è rappresentata da part-time involontari.

A fronte di un quadro già di per sé abbastanza fosco, che vede invertirsi anche i timidi segnali di ripresa degli anni scorsi, anziché moltiplicare gli sforzi per colmare il divario territoriale è emersa nell’iniziativa governativa l’ipotesi del regionalismo differenziato, che per i tratti assunti si sta configurando come una vera e propria minaccia alla coesione e all’unità sostanziale del nostro Paese.

Già oggi la mancanza di uniformità nell’accesso ai servizi, istruzione e sanità in primis, costituisce una grave ferita sociale: in molte aree del Mezzogiorno il tasso di abbandono scolastico supera il 20%, il doppio del Nord, e quasi il 50% degli adulti residenti nel meridione ha bassi livelli di istruzione; solo il 5,4% dei bambini usufruisce di servizi per l’infanzia contro il 17% del Centro-Nord, mentre il fenomeno delle migrazioni sanitarie verso i poli di attrazione del Centro-Nord è in costante aumento.

La garanzia piena dei diritti essenziali dei cittadini non può essere tema demandato alle singole Regioni, in mancanza di leggi di principio, livelli essenziali delle prestazioni e meccanismi efficaci di perequazione delle risorse, posto che questo rappresenta anche un elemento essenziale di sviluppo nazionale: l’infrastrutturazione sociale dei territori è una precondizione per garantire la convergenza del Sud.

Occorre ribaltare la logica di divisione e particolarismo che sembra animare le politiche del governo, a dispetto della retorica nazionalista, e tornare a considerare il Mezzogiorno una leva fondamentale per lo sviluppo del Paese, un’opportunità di crescita sostenibile che può trovare fondamento, tra le altre cose, nei vantaggi localizzativi di un’area che è affacciata sul Mediterraneo e potrebbe intercettarne i nuovi flussi commerciali.

Da questo punto di vista il ritardo nell’implementazione operativa delle Zes, e la mancanza di un piano complessivo di investimenti ad esse connesse, è un deficit da colmare quanto prima, tanto a livello di governo centrale quanto di quelli regionali, evitando anche in questo caso quelle logiche di campanile e concorrenza interna che impediscono una strategia nazionale compiuta sul sistema della portualità e conducono all’annacquamento sostanziale di questo strumento, con le Zone logistiche semplificate e l’ipotesi di estensione ai porti del Centro-Nord anche delle residue prerogative di vantaggio pensate per le Zes meridionali.

Serve, soprattutto, dare una nuova centralità alle politiche di coesione e di sviluppo del Mezzogiorno con una strategia e una visione complessiva che Cgil, Cisl e Uil hanno declinato unitariamente nella Piattaforma in vista della legge di bilancio. Con quel documento rivendichiamo investimenti pubblici nelle infrastrutture sociali, sanità, servizi sociali e istruzione; un piano di investimenti su opere infrastrutturali per connettere efficacemente territori e persone da e tra le diverse aree del Mezzogiorno; un rafforzamento delle amministrazioni pubbliche in termini di personale e competenze con un piano straordinario di assunzioni che ecceda il solo turn-over; interventi per la prevenzione, manutenzione e la messa in sicurezza; un nuovo modello di governance delle politiche industriali e di sviluppo per programmare e coordinare efficacemente gli interventi; misure per stimolare l’innovazione, la crescita dimensionale e l’accesso al credito del sistema produttivo meridionale, la messa in rete sinergica nei territori e nei grandi obiettivi strategici delle reti di ricerca pubbliche e private e un reale cambio di passo sulle Zone economiche speciali; una vera lotta al lavoro irregolare e alla criminalità.

È proprio su queste priorità, sulla necessità di rilanciare investimenti e occupazione di qualità, che il sindacato ha costruito unitariamente la manifestazione nazionale del 22 giugno a Reggio Calabria; una mobilitazione nazionale nel Sud, nella convinzione che proprio dal Mezzogiorno si deve ripartire per unire il Paese e rivendicare la centralità del lavoro come leva per contrastare le profonde diseguaglianze sociali, economiche e territoriali che attraversano l’Italia.

Jacopo Dionisio è responsabile Politiche per il Mezzogiorno e la coesione territoriale Cgil nazionale

Ast Terni: Fiom, accordo su investimenti e produzione

Mer, 12/06/2019 - 18:56

“È stato sottoscritto un verbale di accordo che registra degli avanzamenti nel confronto con Ast di Terni. I punti di intesa raggiunti sono sugli investimenti (60 milioni nel periodo 2018-20), sulla produzione di un milione di tonnellate di acciaio liquido e sull'aumento del 12% delle produzioni laminate a freddo. In merito all'occupazione, gli organici rimangono sostanzialmente invariati nella vigenza dell'accordo, con uscite volontarie e incentivate, e contestuale stabilizzazione dei contratti in somministrazione". Lo dichiara Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom Cgil.

"Al verbale, è stata allegata una dichiarazione dei sindacati sulla necessità che Ast assuma una piena responsabilità sociale nei confronti dell'insieme della forza lavoro, e quindi anche in quella impiegata nelle lavorazioni in appalto. Contemporaneamente, si avvia il confronto sull'integrativo aziendale, con l'impegno di giungere a un accordo entro il 28 giugno", prosegue il dirigente sindacale.

"Il verbale d'intesa, sottoscritto oggi, sarà portato alla valutazione dell'assemblea dei lavoratori, a partire dalla prossima settimana. Si tratta di un'intesa che risente dell'incertezza, rispetto agli assetti definitivi della capogruppo Thyssen, dopo la mancata fusione con Tata Steel, che dovrebbero avere comunque ricadute di assestamento e di sviluppo del ruolo strategico che il sito ternano assume per il gruppo stesso e per la produzione dell'acciaio in Italia. Quindi, non si tratta di un piano industriale di medio o lungo periodo, ma di linee guida che governano la transizione verso le scelte definitive di Thyssen”, conclude il sindacalista.

Tempa Rossa: Cgil Basilicata-Potenza, risposte rapide e concrete

Mer, 12/06/2019 - 18:24

"No alla deregulation, sì alla trasparenza e al rispetto delle norme: prima di tutto la tutela dell’ambiente e della salute. Tutto il contrario di quello che si sta verificando a Tempa Rossa. Già una decina di giorni fa, in un comunicato, chiedevamo alla Regione e alla Total risposte rapide e concrete, ancora rimaste inevase. Cresce sempre più la tensione tra i lavoratori, anche a seguito della posizione del Cipe, che ha deciso di non prorogare la dichiarazione di pubblica utilità per le attività di sviluppo del progetto". Così il segreteraio generale Cgil Basilicata, Angelo Summa, e il segretario Cdl Potenza, Emanuele De Nicola, in un comunicato congiunto.

"Sono passati ormai diversi mesi, dall’inizio della discussione tra Regione Basilicata, Total, Cgil, Cisl e Uil e i sindaci dell’area della concessione Total per la definizione  di un protocollo di sito, che affrontasse le problematiche connesse al passaggio dalla costruzione del centro oli di Tempa Rossa alla sua messa in esercizio, con l’avvio delle attività estrattive. Registriamo una mancanza totale di trasparenza sugli appalti e sull’occupazione, con il rischio concreto, disattendendo gli accordi e gli impegni di Total del novembre 2018, di un peggioramento dei livelli di sicurezza dei lavoratori e l’esclusione della manodopera locale nei cambi di appalto. Pertanto, chiediamo nuovamente alla Giunta regionale un incontro urgente per fare chiarezza sulle questioni già espresse", concludono i due dirigenti sindacali.

Iveco Defence: Fiom, incontro positivo per i lavoratori

Mer, 12/06/2019 - 18:05

"Nell’incontro odierno, alla presenza del consigliere del ministro della Difesa e il vicecapo di gabinetto del Mise, è stato annunciato il raggiungimento dell’intesa fra i rispettivi ministeri per la programmazione di un investimento di 7 miliardi sino al 2032. Il budget servirà all’acquisto di 156 Vbm, per una spesa di un miliardo e 500 milioni e per l’acquisto di 64 centauro 2, per una spesa di 740 milioni. Così Michele De Palma, segretario nazionale Fiom, e Cinzia Turello, segretaria Fiom Bolzano, che hanno rilasciato una dichiarazione congiunta.

"L’ad di Iveco Defence ha dichiarato che è essenziale la programmazione annuale degli stanziamenti per l’avvio della produzione. Ciò permetterà il richiamo in stabilimento dei lavoratori ad oggi distaccati e, come affermato dal responsabile delle risorse umane di Cnh Industrial, l’interruzione della cassa integrazione ordinaria a luglio, con una previsione sul 2019 di un massimo 20/30 giorni di Cigo. Valutiamo positivamente per i lavoratori le determinazioni raggiunte dai ministeri della Difesa e dello Sviluppo economico. Queste consentono alla direzione aziendale di programmare il rientro al lavoro delle maestranze e garantire l’occupazione e la professionalità per i prossimi anni", hanno concluso i due dirigenti sindacali.

Ghiselli (Cgil), interessante e condivisibile relazione annuale Covip

Mer, 12/06/2019 - 17:41

 “Garantire una sostenibilità sociale, e non solo economica del nostro sistema previdenziale; garantire anche in futuro una gestione oculata ed efficace dei Fondi di previdenza negoziali e ampliare le loro adesioni soprattutto a giovani, donne, lavoratori delle piccole imprese, attraverso una rete territoriale animata dalle parti sociali. Questi alcuni dei punti contenuti nella relazione annuale Covip che troviamo interessanti e condivisibili”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli in merito alla relazione sull'attività svolta nel 2018 dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione diffusa oggi dal presidente, Mario Padula.

Ddl concretezza: Cgil, non è una vera riforma

Mer, 12/06/2019 - 17:38

“Una legge che non servirà a rendere più efficiente la pubblica amministrazione. È solo una politica di controllo ossessivo e di mera verifica della presenza, e non una vera riforma”. A dirlo è la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti, commentando il via libera del Senato al cosiddetto ddl concretezza: “Si preferisce continuare con la propaganda, anche su semplificazione e velocizzazione delle assunzioni, senza confronto con le organizzazioni sindacali".

Per l'esponente sindacale Il ministro Bongiorno dovrebbe "avviare un ragionamento serio con chi rappresenta milioni di lavoratori, e affrontare le vere cause che oggi impoveriscono la pubblica amministrazione, di conseguenza i servizi ai cittadini, a partire dall'emorragia che nei prossimi mesi coinvolgerà i dipendenti pubblici per il raggiungimento dei requisiti di pensionamento”. Scacchetti, in conclusione, ribadisce "le rivendicazioni che lo scorso 8 giugno, insieme a migliaia di lavoratrici e lavoratori, abbiamo portato in piazza: un piano straordinario di assunzioni, l’avvio del rinnovo dei contratti nazionali e la valorizzazione del personale, attraverso investimenti in innovazione e formazione”.

Manital, Filcams-Cgil: garantire pagamento stipendi e continuità del servizio

Mer, 12/06/2019 - 17:33

Da giorni, le lavoratrici e i lavoratori Manital scioperano per richiedere il pagamento regolare delle retribuzioni, ad oggi, ferme al mese di aprile. Gli incontri di ieri presso la Prefettura di Torino e di oggi a Roma con le segreterie nazionali non hanno risolto la situazione e il gruppo ha dichiarato di non riuscire a pagare gli stipendi entro il 15 giugno. Purtroppo, stamattina durante lo svolgimento del presidio sindacale, presso lo stabilimento Fpt-Iveco, una lavoratrice in sciopero è stata investita e seriamente ferita da un’auto di passaggio. Esprimendo gli auguri di pronta guarigione alla compagna che ha subito l’incidente e totale solidarietà a tutti coloro che fanno sciopero, chiediamo alle aziende committenti di assumersi le proprie responsabilità, intervenendo prontamente nei confronti di Manital per garantire il pagamento delle retribuzioni e la continuità del servizio. Continueremo a promuovere tutte le iniziative di lotta e le azioni legali, al fine di tutelare i diritti e gli stipendi - già poveri - delle lavoratrici e dei lavoratori di questi appalti". Così Filcams e Cgil di Torino in un comunicato congiunto.

Cgil: condono contanti è favore a evasori e a organizzazioni criminali

Mer, 12/06/2019 - 17:33

“Condonare i contanti chiusi nelle cassette di sicurezza, la cui provenienza è sicuramente illecita, oltre a rappresentare un favore agli evasori è pericoloso poiché può facilitare il lavoro alle organizzazioni criminali e mafiose che potrebbero così ‘ripulire’ i proventi delle loro attività illegali”. Così i segretari confederali della Cgil Gianna Fracassi e Giuseppe Massafra commentano le ipotesi avanzate in queste ore. “Dopo la rottamazione delle cartelle fiscali, con la quale lo Stato ha rinunciato a 17mld di euro, si ipotizzano nuove misure che non combattono l'evasione fiscale e l'economia sommersa. Duole constatare - aggiungono in conclusione Fracassi e Massafra - che per recuperare risorse, in un Paese in cui il gettito da economia sommersa ed evasione ammonta a circa 120mld di euro all'anno, vengano premiati anziché colpiti i responsabili di questa somma ingiustizia”.

Dipendenti Giustizia, 28 giugno sciopero nazionale

Mer, 12/06/2019 - 17:21

"Proclamiamo lo sciopero dei dipendenti della giustizia per venerdì 28 giugno. La situazione è drammatica: ci sono gravissime carenze di personale e nel 2021 ci sarà un vuoto di organico pari al 50 per cento". A dirlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa, annunciando lo stop nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori dell'amministrazione giudiziaria: "Il personale in servizio è anziano, demotivato e pagato meno di tutti gli altri lavoratori pubblici. Si sta mettendo a serio rischio l'apertura degli uffici giudiziari".

I sindacati rilevano di aver chiesto "più volte al ministro Bonafede di agire su due piani: un programma di assunzioni, e non quella manciata annunciata solo per rabbonire l'opinione pubblica; la valorizzazione del personale in servizio, attraverso il rispetto degli accordi presi nel 2017 che prevedono progressioni giuridiche ed economiche per tutto il personale. Nulla è stato realizzato, il ministro ha fatto orecchi da mercante". Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa così concludono: "Noi non ci stiamo. In ballo non ci sono solo i diritti sacrosanti dei lavoratori, ma la funzionalità di uno dei servizi più importanti dello Stato".

Un morto a Malpensa, sciopero il 13 giugno

Mer, 12/06/2019 - 17:20

“Domani (13 giugno) sciopero nazionale di un’ora nell’arco delle 24 ore di tutto il settore del trasporto merci e logistica, con modalità decise a livello territoriale”. Lo riferisce il segretario nazionale della Filt Cgil, Michele De Rose, in merito all’iniziativa unitaria con Fit Cisl e Uiltrasporti, a seguito dell’incidente mortale sul lavoro che ha coinvolto un operaio all’interno del magazzino di Dhl Express di Malpensa, esprimendo “cordoglio e vicinanza alla famiglia e ai colleghi della vittima”.

“Siamo di fronte - denuncia il dirigente nazionale della Filt Cgil - ad un vero e proprio bollettino di guerra con 3 morti sul lavoro in 3 giorni solo nel settore dei trasporti. Una situazione divenuta ormai insostenibile. Per queste ragioni - sottolinea infine De Rose - non è più rinviabile l’apertura di una sede di confronto istituzionale, convocata congiuntamente dai Ministeri del Lavoro e dei Trasporti, che coinvolga le parti sociali e che metta all’ordine del giorno la sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Metalmeccanici, lo sciopero si moltiplica per tre

Mer, 12/06/2019 - 17:14

Milano, Firenze, Napoli: i lavoratori metalmeccanici sciopereranno in tutta Italia venerdì 14 giugno con tre grandi manifestazioni in contemporanea, per chiedere al governo e alle imprese di mettere al centro il lavoro, i salari, i diritti. La decisione di Fim Fiom Uilm di indire uno sciopero di 8 ore è determinata dalla sempre maggiore incertezza sul futuro vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore del lavoro, l'aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro. Lavoro e investimenti devono essere rimessi al centro dell’agenda politica, scandiscono le organizzazioni delle tute blu.

Mentre i sette bus diretti a Roma per il nuovo incontro tra sindacati ed azienda erano già in moto nel piazzale dello stabilimento Whirlpool di via Argine a Napoli, sulle scale d’ingresso agli uffici i segretari generali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Campania hanno incontrato i giornalisti per illustrare i dettagli e le motivazioni dello sciopero generale dei metalmeccanici che vedrà in Napoli una delle tre tappe nazionali. La segretaria generale della Fiom Cgil nazionale, Francesca Re David, terrà il comizio finale in piazza Matteotti, dove terminerà il corteo in partenza alle 9:00 da piazza Mancini, che prevede la presenza di oltre 10mila metalmeccanici da tutto il Mezzogiorno e sarà aperto proprio dagli operai della Whirlpool. “Lo sciopero di venerdì - ha affermato il segretario generale della Fiom Campania, Massimiliano Guglielmi - è importantissimo per il Sud. La vertenza Whirlpool ha assunto una valenza più generale per la difesa del lavoro nel Mezzogiorno. Gli operai di via Argine apriranno il corteo e dopo di loro ci saranno tutte le delegazioni del Sud”. Nel capoluogo partenopeo confluiranno i lavoratori di Campania, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

A Firenze confluiranno anche i lavoratori di Emilia Romagna, Liguria, Marche e Umbria. In Toscana, sottolineano i sindacati, sono oltre 80 mila gli addetti all'industria metalmeccanica, ci sono crisi pesanti ancora aperte, come Aferpi, Kme, e Bekaert, e sono necessari ulteriori ammortizzatori sociali per far fronte alla crisi. A Firenze la manifestazione partirà da piazza Cavalleggeri alle 9.30 per arrivare a piazza SS. Annunziata dove è previsto l'intervento conclusivo di Rocco Palombella, segretario nazionale della Uilm.

“Tre piazze, Milano, Firenze, Napoli, saranno invase da migliaia di metalmeccanici di Fim, Fiom, Uilm di tutt'Italia che sciopereranno per rivendicare, da questo governo, che vengano rimesse in primo piano l'industria, il lavoro e l'equità sociale". Lo ricorda il segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli, che interverrà a Milano. "Gli investimenti industriali stanno rallentando, l'industria manifatturiera frena e tantissime aziende continuano a soffrire. 160 tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo Economico, a gennaio erano 138 e il numero dei lavoratori che rischiano di perdere il lavoro, a seconda della piega che prenderanno le vertenze, va dagli 80.000 ai 280.000, contemporaneamente stanno aumentano gli incidenti e le morti sul lavoro, di oggi l'ennesimo incidente mortale", spiega Bentivogli, aggiungendo che "ad aprile l'utilizzo della cassa integrazione e' aumentato del 78% rispetto all'anno prima e del 79% sul mese di marzo". "Di questo passo il 2019 rischia di contare un milione di ore di cassa integrazione che coinciderebbero con un crollo della produzione industriale, con un impoverimento produttivo, con il continuo aumento del debito pubblico e con la riesplosione dello spread. Se queste sono le premesse a meta' anno, il 2019 non sara' un 'anno bellissimo’. Il Governo deve invertire rotta - chiede Bentivogli -, puntare su lavoro e sugli investimenti industriali, altrimenti perderemo le occasioni per restare competitivi nel mercato globale con prodotti ad alto contenuto innovativo consolidare l'occupazione, stabilizzare i lavoratori precari e migliorare la produttivita', vero dramma del Paese e unica leva per liberare gli investimenti delle imprese e far crescere i salari".

Una manovra ingiusta, iniqua e regressiva

Mer, 12/06/2019 - 17:10

“La Commissione europea ci ha chiesto di rafforzare la lotta all’evasione fiscale, d’incentivare l’uso del pagamento elettronico e abbassare la soglia per i pagamenti in contanti. Noi facciamo tutto il contrario con la pace fiscale e i 17 miliardi condonati ai cittadini che non pagano le tasse. Non solo, il ministro Salvini ha già annunciato una nuova rottamazione da 15 miliardi e un’altra pace fiscale per chi ha le cassette di sicurezza in banca per finanziare la flat tax. Ma allora i 30 miliardi della prossima manovra, richiesta dall’Ue, dove li troviamo? E le nuove entrate che dovrebbero servire a sanare il bilancio da dove le prendiamo? Pensiamo che per far tornare i conti debbano crescere domanda e Pil e le risorse vadano investite per generare maggior crescita e maggior lavoro, riducendo le tasse a lavoratori e pensionati”. È quanto ha detto Riccardo Sanna, coordinatore area politiche per lo sviluppo Cgil nazionale, oggi ai microfoni di Italia Parla, la rubrica di RadioArticolo1.

“Così facendo, il governo rischia di fare un favore enorme all’economia criminale e illegale, tra pace fiscale, condoni e sostanziale riduzione delle tasse ai più abbienti che hanno i redditi più alti. Un’operazione del genere, non solo non fa bene al Paese e ai conti pubblici né rilancia la domanda interna, ma è pure incoerente rispetto alla politica dell’esecutivo, perché fuori linea con la Costituzione. In ogni caso, la flat tax è per definizione un’imposta regressiva, ingiusta e iniqua, perché togliendo ulteriori detrazioni e deduzioni peggiora le cose, soprattutto per lavoratori e pensionati, ossia la platea assai ampia che sta sotto la soglia dei 26.000 euro, che si ritroverebbero a dover pagare più tasse rispetto ad oggi”, ha rilevato il sindacalista.

 

"Oltretutto, alla fine entreranno meno soldi nelle casse dello Stato e ci saranno nuovi tagli al welfare, come ha già annunciato il ministro Tria. Ma crediamo si vada a incidere sempre sul Servizio sanitario nazionale, di nuovo sotto attacco, in assoluta continuità con i governi precedenti. Insomma, se passasse la riforma fiscale come l’ha immaginata Salvini, si otterrebbe l’aumento delle diseguaglianze, anziché una loro riduzione, dal lato della redistribuzione dei carichi fiscali e della diminuzione ulteriore dei servizi pubblici, e il calo delle entrate erariali. Insomma, un disastro totale!” ha osservato il dirigente sindacale.   

“La piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil sul fisco parte dalla necessità di una riforma organica del sistema fiscale, che metta mano a tutte le fasce di reddito, aliquote, detrazioni, agevolazioni, assegni al nucleo familiare. In pratica, tutte le possibili misure del sistema che oggi non funzionano e che potrebbero essere tranquillamente aggiustate a parità di risorse. Da un lato, poi proponiamo un’imponente lotta all’evasione fiscale, con strumenti efficacissimi, suggeriti dalla stessa Commissione Ue. E poi abbiamo una serie di proposte per alleviare il carico fiscale di lavoratori e pensionati, a partire dall’aumento delle detrazioni, che porterebbero benefici medi di 120-130 euro al mese, e risolverebbero le iniquità prodotte dallo stesso bonus degli 80 euro, che ha innescato distorsioni importanti nel sistema fiscale. Tutto ciò, genererebbe una maggiore domanda, una maggiore spesa e di conseguenza si otterrebbe un’inflazione controllata che aiuta ad aggiustare i conti pubblici, con nuove entrate per le casse dello Stato”, ha aggiunto l’esponente Cgil.

“Infine, la Cgil ritiene fondamentale immaginare un’imposizione sulle ricchezze superiori al milione netto, senza mutui e senza passività, che con una percentuale progressiva potrebbero dare un piccolo aiuto, in questo caso, non per aggiustare i conti o per alleviare il carico fiscale, ma per far ripartire l’economia. Una specie di contributo di solidarietà, in pratica. Peraltro, una tassazione dei grandi patrimoni esiste già in una decina di Paesi dell’Unione, e nel nostro caso non possiamo neanche chiamarla patrimoniale, perché non si applica a tutti, ma fa ancora appello al principio di progressività”, ha concluso Sanna.