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Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
Aggiornato: 5 hours 10 min fa

«Qui c'è l'alta borghesia, là i figli dei poveri»

Mer, 15/01/2020 - 16:38

In un plesso studiano i ragazzi “dell'alta borghesia” assieme ai figli “di colf e badanti che lavorano per le loro famiglie”, mentre nella sede che si trova “nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario” ci sono gli alunni di “estrazione sociale medio-bassa”. A dare notizia della descrizione classista presente sul sito dell’Istituto comprensivo di via Trionfale di Roma è stato oggi il quotidiano Leggo. La notizia ha generato indignazione da più parti. “La scuola è un luogo educativo e inclusivo, non può avere categorizzazioni superficiali e inutili”, sottolinea il presidente dell’Associazione dei presidi del Lazio, Mario Rusconi: “Non si possono evidenziare eventuali differenziazioni socio-culturali degli alunni iscritti poiché, tra l'altro, oltre a dare una cattiva rappresentazione di se stessa agli occhi di chi legge, corre anche il rischio di originare idee o forme classiste”.

Netta condanna anche dal mondo sindacale: “È inaccettabile che ancora nel 2020 si facciano differenziazioni in base al rango socio-economico” commenta dichiara il segretario generale della Flc Cgil di Roma e Lazio Alessandro Tatarella. Il sindacato dei lavoratori della conoscenza ritiene “intollerabile che un’istituzione della Repubblica come la scuola alimenti e perpetri distinzioni in ordine di classe, tradendo il proprio ruolo pedagogico, inclusivo e di rimozione delle disparità per dare a tutte e tutti le stesse opportunità sociali. La scuola ha il compito di trasmettere i valori dell’uguaglianza, di abbattere le divisioni socio economiche e culturali, dare a tutte e tutti pari possibilità per un’istruzione di qualità”.

"Il periodo delle iscrizioni dovrebbe essere un momento di riflessione pedagogica finalizzato alla crescita umana di ogni alunna e di ogni alunno, non la caccia spudorata al miglior prodotto sul mercato". Così la Flc Cgil nazionale, in una nota. L'episodio della scuola romana che fornisce sul suo sito, nella sezione dedicata alla presentazione dell’Istituto, elementi di dettaglio sulle caratteristiche economico-sociali della platea scolastica "è l’esempio lampante di ciò a cui può portare la cattiva gestione dei dati al fine di trasformare l’orientamento scolastico in una ricerca di affermazione sul mercato dell'istruzione, conseguenza di una deleteria cultura liberista".

In particolare, prosegue il sindacato, "riteniamo che il sistema di Scuole in Chiaro, dove compaiono anche i dati delle prove Invalsi ed il Rav non sia un aiuto per le famiglie, ma la forma più perversa e deleteria di benchmarking. Le scuole, tutte le scuole, devono essere luoghi di inclusione sociale, culturale e pedagogica. Per questo chiediamo alla ministra Lucia Azzolina di aggiungere un punto al suo decalogo sulle priorità da affrontare da subito: la gestione del Sistema nazionale di valutazione".

La Flc "continua ad esprimere in ogni sede la sua contrarietà alle graduatorie di scuole ed all’uso distorto dei dati delle prove Invalsi e del Rav, strumenti di autodiagnosi, non di mercato". La ministra, da parte sua, "apra subito un confronto con le parti sindacali, a partire dalla gestione e dagli indirizzi del Miur, e, nel merito, apra un confronto anche sul Sistema nazionale di valutazione, sulle sue finalità e sulle sue modalità di attuazione: attualmente è un sistema alla deriva, che deve essere ripensato per offrire indicazioni di investimento per il miglioramento, non giudizi parziali che servono soltanto a segnare ulteriori diseguaglianze". Come sindacato, infine, "abbiamo già aperto un dibattito al nostro interno che stiamo per portare in tutte le scuole del Paese, perché il tema della valutazione del sistema scolastico sia frutto di una cultura del progresso e non dell'esclusione".

Servizi pulizia: 16 gennaio è sciopero a Cagliari

Mer, 15/01/2020 - 15:59

Sciopero e mobilitazione domani, 16 gennaio - dalle 10 alle 13, davanti alla sede del rettorato in via Università a Cagliari - dei 270 lavoratori dei servizi in appalto di pulizia dei locali dell’Università, del Comune e del Tribunale di Cagliari, dell’Autorità portuale, dell’Argea e delle scuole della Sardegna (ex lavoratori socialmente utili), che ormai da tempo non ricevono gli stipendi con regolarità.

“Nonostante le nostre sollecitazioni – hanno detto Nella Milazzo (Filcams Cgil) e Monica Porcedda (Fisascat Cisl) –, la società cooperativa che gestisce i servizi continua a non rispettare leggi e norme contrattuali, così come il Cns, il consorzio aggiudicatario dell’appalto, non interviene per ripristinare le regole”. I sindacati hanno chiesto più volte alle committenti di revocare l’affidamento dell’appalto, ma solo alcune, come Comune e Autorità portuale, hanno mostrato disponibilità a risolvere il problema.

Nel frattempo, denunciano ancora le segretarie di Filcams e Fisascat, “non sono stati pagati gli stipendi di dicembre e in alcuni servizi la tredicesima; a questo s'aggiungono continue irregolarità nel godimento di ferie e permessi, con ulteriori disagi per i lavoratori”.

 

Whirpool: sindacati, se il governo non fa nulla si mobiliteranno i lavoratori

Mer, 15/01/2020 - 15:48
"Il ministero dello Sviluppo economico mantenga gli impegni assunti verso i lavoratori e confermi la convocazione del tavolo Whirlpool per il 20 gennaio, così come aveva a suo tempo promesso. Se non lo farà, saranno i lavoratori a mobilitarsi con iniziative nazionali in tutto il gruppo, per richiamare governo e impresa alle loro responsabilità.   Dopo l’ultimo incontro di dicembre, il ministro Patuanelli si era impegnato a fare tutto ciò che poteva per risolvere la vertenza, a insediare un tavolo tecnico che apprestasse gli strumenti idonei e a riconvocare le parti il giorno 20 gennaio. Da allora, però, tutto tace e non è arrivata nemmeno la conferma della convocazione". Così Fiom, Fim e Uilm, in un comunicato unitario.   "Se qualcuno spera che a Napoli, come negli altri stabilimenti Whirlpool, vinca la rassegnazione, sbaglia clamorosamente: i lavoratori non possono e non vogliono accettare né la chiusura di Napoli né il progressivo disimpegno della multinazionale dal nostro Paese. Il governo usi i propri poteri per indurre Whirlpool a rispettare gli impegni, assunti a suo tempo con sindacato e istituzioni. Se serve, vari nuove norme, poiché preservare fabbriche, uffici e centri ricerca è l’unico modo per difendere i cittadini che vivono di lavoro e per salvaguardare l'economia reale", concludono le tre sigle di categoria.

Piombino: «Massima attenzione alle acciaierie»

Mer, 15/01/2020 - 15:30

Il 31 dicembre 2020 andrà in scadenza la delibera dell’Autorità per l’energia, inerente le agevolazione alle imprese a forte consumo energetico: "Se il governo non riconsidererà e prorogherà tali agevolazioni, sarà a rischio gran parte della produzione siderurgica italiana da forno elettrico". Lo afferma Francesca Re David, segretaria generale Fiom.

La dirigente sindacale, il 14 gennaio a Piombino per l'assemblea generale provinciale della categoria dei metalmeccanici, tenutasi presso il centro giovani De Andrè, ritiene perciò - in una logica di governo delle politiche industriali - "che il governo debba garantire un prezzo dell'energia che sia compatibile con quello di altri Paesi europei. In un quadro di crisi generalizzata della siderurgia italiana, dove Taranto è il punto più evidente delle difficoltà del settore, scegliamo tale sfondo per mettere a fuoco le criticità di Piombino. L'energia è un fattore critico e cruciale per il futuro progetto di Piombino, come per tutte le aziende siderurgiche a forte consumo energetico".

La presenza della segretaria nazionale è stata anche l'occasione per fare una valutazione complessiva dei comparti produttivi seguiti che evidenziano, in ogni testimonianza delle Rsu, due punti di particolare sofferenza: componentistica auto, il settore più radicato nel capoluogo della provincia, ha visto sparire in pochi anni importanti e significativi insediamenti produttivi di centinaia di posti di lavoro. Invece, resistono, non senza criticità e sofferenze di profondità di ordini, le realtà in cui sono presenti i centri di ricerca e sviluppo.

"Con l'arrivo di Liberty in Magona, guidata da un management locale motivato, si respira un'aria carica di opportunità, certamente tutte da verificare. A più di un anno dall'arrivo di Jindal - sebbene sia innegabile l'aspetto positivo della rimessa in marcia dei treni di laminazione per riconquistare la clientela -, è altrettanto innegabile l'incertezza dei tempi e delle reali intenzioni della proprietà della realizzazione delle aree fusorie e acciaieria, senza le quali anche gli attuali impianti non hanno ragione economica di sopravvivere", aggiunge Re David.

"Produrre in perdita, utilizzando dei semiprodotti costosi che dipendono da altre realtà produttive, rappresenta certamente un investimento necessario per riconquistare la clientela: il prezzo di tutto ciò, però, è pagato anche dagli impianti e dai lavoratori. Una condizione insostenibile e inaccettabile oltre i tempi definiti. La richiesta - ad oggi caduta nel vuoto - di un confronto plenario sotto la guida del ministero è quanto mai urgente. In assenza di risposte la Fiom, a tutti i livelli della categoria e in sintonia con le altre sigle sindacali, è pronta a manifestare tutto il proprio dissenso per questa inaccettabile condizione", conclude la leader sindacale.

Incidente mortale ad Ancona, non abbassare la guardia

Mer, 15/01/2020 - 15:10

I sindacati degli edili di Ancona esprimono profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore che ha perso la vita nel cantiere del nuovo Ospedale di Ancona Sud-Inrca nella mattina di mercoledì 15 gennaio.

“Dopo Lucca e Milano siamo al terzo infortunio mortale nei cantieri da inizio dell'anno e al primo nelle Marche – scrivono Filca, Fillea e Feneal –. Da inizio 2020 sono già 18 le morti bianche in Italia, numeri inquietanti che purtroppo seguono i trend occupazionali. Un bollettino che sembra essere quello di una guerra e non quello di un paese civile che vuole ripartire”.

I sindacati annunciano che chiederanno un incontro “per comprendere e far luce sulle dinamiche dell’incidente sia alla committenza pubblica sia al consorzio d’impresa che sta realizzando l’opera, tracciare le responsabilità o le eventuali omissioni: non è possibile accettare che in una grande opera pubblica o in un cantiere si continui a perdere la vita, specialmente nelle Marche, che negli ultimi anni e nei prossimi, sono investite da un importante impegno infrastrutturale e dalla ricostruzione post sisma anche in relazione ai futuri cantieri di edilizia sanitaria”. “Ci aspettiamo – concludono – che tutti gli organi competenti, le istituzioni e la magistratura, in tempi brevi, possano fare chiarezza su quanto avvenuto”.

Cgil: «Le Città metropolitane grandi assenti»

Mer, 15/01/2020 - 14:17

“Nel dibattito in corso sulla cosiddetta autonomia differenziata c’è un grande assente: la Città metropolitana”. Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio, di Napoli e di Milano. “Mentre sono sempre più evidenti i ruoli economici e sociali che le città svolgono nel trainare lo sviluppo e nel guidare le trasformazioni tecnologiche – continua la nota –, in tutte le ipotesi in campo in materia di assetti istituzionali si ripropone una visione parziale, priva di ogni organicità e sempre centrata su un ruolo ipertrofico delle Regioni. Ciò, oltre al rischio che abbiamo con forza denunciato di mettere a repentaglio l’unicità del Paese e l’universalità effettiva nella fruizione di fondamentali diritti costituzionali, ne presenta un altro, altrettanto pericoloso, quello di una visione centralistica del ruolo regionale senza alcuno spazio per i governi di prossimità. Fra questi governi di prossimità, in particolare, va invece assolutamente riempito il vuoto che riguarda le Città metropolitane, ridefinendo in primo luogo lo stesso concetto di Città metropolitana in termini coerenti alla loro effettiva struttura e dimensione e quindi limitandone l’individuazione alle sole realtà di Milano, Roma e Napoli”.

Pur nella loro diversità, continua il sindacato, “queste città hanno infatti specifiche esigenze di governo nel quadro di un organico e compiuto disegno di assetto istituzionale. È infatti nelle città che, più che altrove, si manifestano con più evidenza i problemi derivanti dalle trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche generando sia diseguaglianze sempre crescenti e da colmare, sia opportunità che, per essere colte, hanno bisogno di adeguati livelli di governo e di partecipazione democratica”.

Questa esigenza, “colta anche recentemente da un'apprezzabile presa di posizione dei sindaci metropolitani di Milano, Roma e Napoli”, deve per la Cgil “vivere nell’attuale dibattito politico-istituzionale, ma deve orientare anche la nostra riflessione politico-organizzativa affinché le sfide di una nuova rafforzata e più incisiva rappresentanza sociale che i contesti urbani pongono al sindacato sia raccolta e vinta”.

Pubblico, «bene il tavolo, ma servono i fatti» 

Mer, 15/01/2020 - 14:09

"Bene l'apertura di Fabiana Dadone ai sindacati per discutere della situazione del pubblico impiego, ma il tempo passa e i lavoratori sono in attesa di risposte. Per questo proseguiremo con assemblee e iniziative di mobilitazione e saremo disposti a intensificare l'azione sindacale se non riceveremo a breve un riscontro concreto su assunzioni, risorse e contratti". Così Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa dopo le dichiarazioni della ministra della P.a sull'apertura di un tavolo con i sindacati a inizio febbraio.

"La Pubblica amministrazione sta assistendo a un vero e proprio esodo di lavoratori, dovuto al blocco delle assunzioni degli ultimi anni e all'introduzione di Quota 100 che vanno a incidere su un personale con un'eta' media molto elevata - fanno sapere le categorie di Cgil Cisl e Uil dei servizi pubblici - e basti pensare che l'età media è di  circa 51 anni e i dipendenti sotto i 30 anni di eta' rappresentano appena il 2,8% del totale. Le uscite previste per i prossimi due anni sono di circa 500 mila persone. È quindi necessario procedere con un nuovo piano straordinario di assunzioni che non garantisca solo il ricambio generazionale ma che intensifichi i servizi pubblici, con un 30% di assunzioni oltre il numero di pensionamenti previsti".

"Abbiamo già annunciato le prossime mobilitazioni - concludono i segretari generali delle quattro categorie Serena Sorrentino (Fp Cgil), Maurizio Petriccioli (Cisl Fp), Michelangelo Librandi (Uil Fpl) e Nicola Turco (Uil Pa) - quella dei dipendenti delle Agenzie fiscali, prevista per i prossimi 23 gennaio e 6 febbraio, e lo stato di agitazione dei 5 mila lavoratori dell'Inl. Saranno solo le prime di una serie di iniziative sindacali che metteremo in campo se non riceveremo un serio e immediato riscontro per intervenire su risorse, assunzioni e contratti nel pubblico impiego".

Spi Puglia: «Piantiamo il futuro»

Mer, 15/01/2020 - 12:36

Per contrastare i cambiamenti climatici ognuno è chiamato a fare la propria parte. Lo Spi di Puglia cerca di dare l’esempio, con un ideale abbraccio tra generazioni. Il sindacato dei pensionati della Cgil ha lanciato l’iniziativa ‘Piantiamo il futuro. Dagli anziani 1.000 alberi per l’ambiente’: un migliaio di alberi d’olivo saranno piantati nell’arco di un mese su tutto il territorio regionale. Lunedì 14 gennaio lo Spi ha piantato gli arbusti insieme agli alunni del I, II e III Polo didattico a Nardò, accompagnati dagli insegnanti e dagli assessori comunali all’Ambiente, Cosimo Natalizio, e all’Istruzione, Bernadetta Marini. L’iniziativa è stata poi bissata oggi a Veglie, nella scuola primaria ‘Aldo Moro’, alla presenza del presidente del Consiglio comunale, Luca Cacciatore.

Nel Salento la campagna è partita il 21 novembre, in occasione della Festa degli alberi, nelle scuole di Collepasso. Già coinvolta una decina di comuni della provincia di Lecce. Tutti gli eventi sono organizzati dallo Spi in collaborazione con le amministrazioni comunali e gli istituti scolastici.

“L’iniziativa vuole avvicinare le generazioni nel segno della ecosostenibilità e della difesa dell’ambiente. Anche a Nardò e Veglie abbiamo percepito un grande e rincuorante entusiasmo dei bambini nell’accettare il nostro dono. Per stare bene dobbiamo impegnarci a cambiare le nostre abitudini, dall’alimentazione all’uso degli oggetti. Se ognuno farà la propria parte quotidianamente, tutti insieme potremo raggiungere grandi traguardi anche sul versante della tutela dell’ambiente – ha detto la segretaria generale dello Spi Cgil Lecce, Fernanda Cosi –. Gli alberi sono messi a dimora da studenti e anziani nei cortili delle scuole e nelle case di riposo. Abbiamo scelto gli ulivi perché rappresentano l’identità dei pugliesi, simbolo di integrazione fra le comunità del Mediterraneo e di pace, oltreché per la loro funzione nella mitigazione dei cambiamenti climatici”.

 

Cgil: solidarietà a Maria Grazia Mazzola

Mer, 15/01/2020 - 12:01

 

“Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà a Maria Grazia Mazzola, giornalista del Tg1, vittima di un’aggressione mentre svolgeva nel 2018 in territorio pugliese un’inchiesta giornalistica”. Così il segretario confederale della Cgil, Giuseppe Massafra in una nota nel giorno che precede l’avvio, presso il Tribunale di Bari, dell’udienza preliminare per quei fatti nei confronti di Monica Laera, già condannata in via definitiva per associazione mafiosa.

“Una vicenda - prosegue - che ci ricorda l’importanza del giornalismo nella lotta contro ogni forma di illegalità, e la necessità di tutelare e dare sostegno ai tanti giornalisti che ogni giorno inseguendo la verità, ricostruendo vicende e fatti per informare i cittadini, rischiano la vita e subiscono minacce e aggressioni”.

“Un allarme che spesso viene sottovalutato e che si leva solo davanti ai fatti più terribili, agli attentati, agli omicidi. Eppure - ricorda il segretario confederale della Cgil - la cronaca ci riferisce spesso delle piccole e grandi intimidazioni ai danni di reporter che se non collegati a grandi testate faticano a difendersi e a difendere le proprie inchieste. Per questo oggi - conclude Massafra - cogliamo l’occasione per ricordare l’importanza dell’attività giornalistica e anche quella di una stampa libera, pluralista, al servizio dell’informazione e dei cittadini, in quanto presidio fondamentale di legalità”.

Truffa a Messina, «cambiare il sistema»

Mer, 15/01/2020 - 11:03

Un'indagine della direzione distrettuale antimafia di Messina ha scoperchiato una colossale truffa per drenaggio illecito di oltre 10 milioni di euro di risorse pubbliche destinate all’agricoltura e ha portato a 94 arresti tra esponenti della mafia dei Nebrodi e colletti bianchi.

“Gli arresti portano alla luce una truffa frutto anche delle distorsioni del sistema, che di fatto finora non ha garantito che le risorse europee producessero sviluppo, ma solo arricchimenti illeciti”. Lo scrivono in una nota congiunta il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, e il segretario nazionale Cgil, Giuseppe Massafra.

“Un’operazione importante e meritoria - osservano - ma che non basta a eliminare un sistema criminoso ampio come dimostrato, e che gode di appoggi e accondiscenze”. I due esponenti della Cgil rilevano “il contributo dato nel risultato di oggi dal protocollo voluto dall’ex presidente del parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci , che se esteso aiuterebbe ulteriormente nel contrasto alle attività criminose dei clan”.

Tra le distorsioni da eliminare, per la Cgil, c'è quella che consente l’assegnazione delle risorse sulla base del possesso della terra, piuttosto che di progetti. “Lo Stato - aggiungono - si deve reimposserare del suo territorio, censendo tutti i terreni demaniali e, attuando il progetto di “Banca della terra”, con l’affidamento a fini produttivi a cooperative e aziende fatte da giovani”. Mannino e Massafra dicono che “all’immobilismo di un sistema che, come dimostrato non produce sviluppo ma favorisce la mafia, che abilmente si insinua nei meandri di procedure che hanno falle per fare razzia di risorse pubbliche nell’assenza di controlli adeguati, occorre sostituire un sistema pubblico dinamico che indirizza le risorse verso la creazione di attività produttive e di lavoro. Bene dunque l’azione repressiva- osservano Mannino e Massafra - ma non sufficiente”.

Per liberare realmente il territorio ed eliminare il silenzio, l’accondiscendenza e la paura di chi subisce questo sistema, “serve un segnale forte da parte delle istituzioni pubbliche in termini progettuali e di rilancio dell’occupazione”. Dalla Cgil viene un appello alla società civile a mobilitarsi per ottenere dalle istituzioni le misure necessarie “a estromettere definitivamente la mafia dal sistema economico e sociale siciliano, incentivando anche la fiducia delle popolazioni che subiscono la vessazione di una mafia che non lascia al territorio nulla, ma depreda anzi le risorse che potrebbero produrre sviluppo e lavoro”.

Spea, sciopero e presidio a Roma

Mer, 15/01/2020 - 10:46

Sciopero di otto ore alla Spea, società del Gruppo Atlantia, e presidio a Roma sotto la sede di Aspi, domani 16 gennaio, a partire dalle 10. Ad annunciarlo sono Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, che si dicono molto preoccupati per il futuro occupazionale di 700 lavoratrici e lavoratori.

I sindacati aggiungono di aver già richiesto un incontro, sia ad Atlantia che ad Aspi, per avere chiarimenti in merito al piano di salvaguardia occupazionale previsto nei precedenti incontri. “All’indomani delle inchieste giudiziarie che avevano coinvolto tutto il gruppo ed in particolare Spea Engineering - spiegano - si era aperto un tavolo in cui il Gruppo Atlantia aveva delineato un percorso di salvaguardia occupazionale di tutte le maestranze. Un processo che, stando alle dichiarazioni iniziali, si sarebbe dovuto già concludere ma che invece sembra esser stato messo in discussione nell’ultimo consiglio di amministrazione Aspi del 9 gennaio scorso, con la decisione di istituire una business unit interna alla stessa Aspi per la progettazione e la direzione lavori. Una novità – aggiungono i sindacati – che non è stata assolutamente discussa al tavolo sindacale ma che, così come è formulata, sta creando sgomento tra i 700 lavoratori di Spea”.

“Garantire la sicurezza delle infrastrutture e la viabilità dei cittadini è l’obiettivo primario di ogni concessionario - continuano -, ma se tale sistema mostra delle criticità, la prima responsabilità deve assumersela il gruppo dirigente di Aspi insieme ai management delle varie società coinvolte. Non accetteremo operazioni di lifting societario che, invece, finirebbero per scaricare tali responsabilità solamente sui lavoratori.”

“Riponiamo nella magistratura la nostra completa fiducia – continua la nota - affinché si arrivi quanto prima ad accertare ogni responsabilità, e invitiamo la politica a valutare la complessità della vertenza nel merito, evitando facili approcci propagandistici, per le conseguenze che ogni decisione potrebbe avere su migliaia di lavoratori e sull’intero sistema Paese. Altresì siamo convinti che lo stesso impegno dovrà guidare il nuovo management, da poco nominato alla guida delle società del Gruppo Atlantia, da cui ci aspettiamo un immediato chiarimento sul percorso da intraprendere per garantire l’occupazione dei 700 lavoratori - concludono - salvaguardando un patrimonio professionale altamente specializzato, che rappresenta un’eccellenza non solo per l’azienda ma per tutto il Paese.”

Oltre un pensionato su tre è sotto i 1.000 euro lordi

Mer, 15/01/2020 - 10:33

Il 36,3 per cento dei pensionati riceve ogni mese un assegno di meno di 1.000 euro lordi, e il 12,2 per cento non supera i 500 euro. Uno su quattro (24,7 per cento) si colloca, invece, nella fascia di reddito superiore ai 2.000 euro. A dirlo è l’Istat che, in base a dati del 2018, definisce “ampia la disuguaglianza di reddito”: al quinto con redditi pensionistici più alti va infatti quasi la metà della spesa complessiva (42,4%).  A rischio povertà risulta il 15,9 per cento delle famiglie con pensionati.


fonte Istat

Nel 2018 i pensionati sono circa 16 milioni, per un numero complessivo di trattamenti erogati pari a poco meno di 23 milioni. La spesa totale pensionistica (inclusa la componente assistenziale) nello stesso anno ha raggiunto i 293 miliardi di euro (+2,2% su variazione annuale). “Il peso relativo della spesa pensionistica sul Pil – conclude l’istituto – si attesta al 16,6%, valore appena più alto rispetto al 2017 (16,5%), segnando un'interruzione del trend decrescente osservato nel triennio precedente”.

Fondazione Scarpari (Mantova), indetto stato d'agitazione

Mer, 15/01/2020 - 09:49

Indetto lo stato d’agitazione, con il blocco degli straordinari e del lavoro supplementare, dei dipendenti della Casa di riposo Fondazione Scarpari Forattini di Schivenoglia (Mantova). A motivare la protesta la decisione unilaterale della Fondazione (comunicata il 6 dicembre scorso) di cambiare il contratto nazionale, applicato a 22 lavoratrici, da quello pubblico delle Funzioni locali a quello privato Uneba, a partire dal 1° gennaio 2020.

“Respingiamo con forza e in maniera unanime un'azione datoriale che viola i diritti acquisiti dalle lavoratrici nel corso degli anni”, spiega Elena Giusti (Fp Cgil): “Tanto più che non c'era ragione di attaccare la loro posizione e cambiare il contratto in questo momento. Si tratta di situazioni contrattuali in esaurimento, poiché ai nuovi assunti viene applicato dal 2005, dopo che la legge regionale ha disposto che le Ipab dovevano trasformarsi in enti di diritto privato, il contratto Uneba”.

La Agrex non paga, vertice e presidio in Regione

Mer, 15/01/2020 - 09:06

Secondo incontro oggi (mercoledì 8 gennaio) a Venezia, presso la sede della Regione Veneto, sulla difficile situazione della Agrex di Villafranca Padovana (Padova). Un primo vertice tra azienda e Fiom Cgil si era già tenuto lunedì 13 gennaio, sempre presso l’unità di crisi istituita dalla Direzione Lavoro regionale, con un presidio dei circa 40 lavoratori dell’azienda produttrice di molitori e macchine agricole. Oggetto della discussione, il mancato versamento degli stipendi e, più in generale, le prospettive della società. In quella sede la proprietà, rappresentata da Fernando Zaramella, aveva assicurato l’immediato saldo della prima mensilità mancante, quella di novembre.

Ma il versamento non c’è stato. “Nonostante le rassicurazioni, il pagamento non è stato effettuato”, commenta la Fiom padovana: “I dirigenti della Agrex dovranno spiegare le motivazioni per questa ennesima mancanza di rispetto e di correttezza nei confronti di tutti coloro che sono coinvolti nella vertenza”. Sale dunque la preoccupazione dei lavoratori (che anche oggi saranno in presidio davanti alla sede della Regione), che sono ancora in attesa degli stipendi di novembre e della tredicesima (mentre la deadline per l’accredito dei compensi di dicembre scade proprio oggi), per i quali è già stato richiesto l'intervento del Tribunale che in settimana dovrebbe dare una risposta sulle ingiunzioni di pagamento.

Varata la «finanziaria della Esquerda»

Mer, 15/01/2020 - 07:35

Ha passato la prima prova del fuoco il governo portoghese del socialista António Costa: lo scorso 10 gennaio l'Assembleia da República ha approvato la legge finanziaria per il 2020 con il solo voto del partito socialista (Ps), il voto contrario delle destre – i conservatori del Psd, i democristiani del Cds, i liberali di Il e l’estrema destra di Chega – e l’astensione del resto dei partiti progressisti del Bloco de Esquerda, dei comunisti del Pcp, dei verdi del Pev, di Livre (una scissione del Bloco) e del partito ecologista Pan (più tre deputati del Psd della zona di Madeira).

“Una manovra di bilancio di continuità e di progresso che affronta le quattro sfide strategiche del cambio climatico, della demografia, della transizione digitale e delle diseguaglianze”, diceva Costa avviando il dibattito parlamentare. Per una legislatura iniziata con le elezioni dello scorso 6 ottobre che ha premiato la politica della cosiddetta geringonça, dando la vittoria netta ai socialisti, senza però portarli alla maggioranza assoluta parlamentare (108 seggi su 116). E l’esecutivo che si è costituito una ventina di giorni dopo è un monocolore socialista di minoranza che governerà con accordi puntuali con ciascuna delle forze progressiste.

La finanziaria del 2020 promuove “più investimenti, la qualità dei servizi pubblici, il miglioramento dei redditi e una maggiore giustizia sociale che ci permette di proseguire sul cammino dell’equilibrio di bilancio e della riduzione del debito”. La novità più significativa da un punto di vista dell’equilibrio dei conti pubblici, infatti, è che questa finanziaria presenta un saldo di bilancio positivo dello 0,2 per cento sul Pil, il primo della storia democratica portoghese, e l’obiettivo di arrivare a un rapporto debito su Pil del 100 per cento entro la fine della legislatura.

“Generare deficit e aumentare il debito, compromettendo il futuro del Paese, non è di sinistra”, sosteneva il ministro del Tesoro e delle finanze Mário Centeno introducendo la seconda giornata di dibattito. L’artefice del “miracolo economico” portoghese degli ultimi quattro anni, con la crescita degli investimenti in termini reali del 28 per cento, le esportazioni incrementatesi del 21 per cento, il debito pubblico sceso dal 130 nel 2015 al 118 per cento nel 2019, la riduzione della disoccupazione di oltre la metà con la creazione di 350 mila nuovi posti di lavoro e i salari cresciuti dal 2015 al 2019 del 28 per cento. Dimostrando così che poteva gestirsi una politica virtuosa di bilancio senza gravarne la popolazione dei costi e compromettere perciò la coesione sociale.

“È la finanziaria della lettera E”, illustrava Centeno. La E di “Equilibrio” dei conti pubblici; di “Economia”, che ha avuto un’evoluzione negli ultimi anni senza confronti in Europa; di “Estabilidade”, stabilità finanziaria, di bilancio, politica e sociale; di “Empresas”, imprese, con condizioni di finanziamento favorevoli; di “Emprego”, occupazione e aumento dei salari. È perciò la finanziaria della “Esquerda”, della sinistra.

La manovra di bilancio per il 2020 prevede una crescita del Pil dell’1,9 per cento, uguale a quella dell’anno scorso (le previsioni del Banco de Portugal sono dell’1,7). Per quanto riguarda la manovra tributaria, la finanziaria promuove una maggiore giustizia fiscale, aumentando il minimo esente in modo che oltre 30 mila famiglie con redditi più bassi siano esenti dall'imposta sui redditi delle persone fisiche: nel complesso, le famiglie portoghesi pagheranno 50 milioni di euro in meno nel 2020 in termini d’imposta sul reddito. Mentre è prevista l’introduzione di una misura specifica per favorire l'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro: una “Irpef giovani”, con esenzioni pari rispettivamente al 30, 20 e 10 per cento nei primi tre anni di reddito del lavoro dipendente, per giovani di età compresa tra i 18 e i 26 anni di età.

Nella finanziaria figurano: il rafforzamento di tutte le prestazioni sociali, oltre 1 miliardo e 100 milioni di euro per ridurre le diseguaglianze sociali e la povertà; la crescita della spesa per il servizio sanitario nazionale pari a 4 miliardi e 600 milioni di euro; l’aumento degli investimenti pubblici per 700 milioni di euro, in particolare nei settori dei trasporti, della rete scolastica, della salute e della casa; l’incremento dell’occupazione e dei salari nella pubblica amministrazione; la rivalutazione delle pensioni in termini reali superiore all'inflazione per due milioni di pensionati e il rafforzamento del complemento di solidarietà per gli anziani in condizioni di povertà; l’incremento continuato e graduale del Reddito minimo interprofessionale, il cui valore nel 2020 arriverà a 635 euro mensili.

Stato d'agitazione per Almaviva, Palermo si mobilita

Mer, 15/01/2020 - 06:45

Riparte a Palermo la mobilitazione dei lavoratori di Almaviva Contact. Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni hanno proclamato lo stato di agitazione dei 2.800 dipendenti, dopo il drastico taglio dei volumi di traffico dei principali committenti del colosso dei call center, quali Tim, Wind-Tre e Sky. A cui la società ha reagito annunciando una “ristrutturazione inevitabile”. Per oggi (mercoledì 15 gennaio) è prevista nel capoluogo siciliano una conferenza stampa (appuntamento alle ore 11 all'Hotel Plaza Opera, in via Nicolò Gallo) indetta dai sindacati per comunicare “le iniziative e le azioni di lotta da intraprendere non più procrastinabili”. Assemblee, intanto, sono state programmate per giovedì 16, venerdì 17 e lunedì 20 gennaio, all'ordine del giorno c'è proprio la mobilitazione di settore.

La crisi è iniziata con il taglio della commessa di Tim e Wind-Tre, cui di recente si è aggiunto quello di Sky: il 19 dicembre scorso, con la nota di pianificazione per i primi tre mesi del 2020, la piattaforma televisiva ha annunciato la riduzione dei propri volumi di traffico del 36 per cento (rispetto alla media dell’ultimo trimestre del 2019). Attualmente sono 2.552 i lavoratori che usufruiscono fino al 31 marzo prossimo della cassa integrazione in deroga al 35 per cento: un accordo che per ora ha scongiurato i 1.600 esuberi annunciati (pari al 57 per cento del personale) dopo la perdita delle commesse dei gestori telefonici. Al tavolo di crisi attivato presso il ministero Tim si è detta disponibile a riportare alcune commesse nel nostro Paese, mentre Wind-Tre vorrebbe vincolare il possibile ritorno in Italia dei volumi dall'estero con un progetto di defiscalizzazione delle chiamate che rientrano e con il pagamento del servizio clienti per alcune tipologie di chiamate.

Venerdì 10 gennaio si è tenuto a Palermo (presso la sede di Sicindustria) un incontro tra sindacati e azienda, che però non ha portato ad alcuna soluzione positiva. Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Tlc e Rsu aziendali hanno ritenuto “insostenibili” le ricadute che arriverebbero dal prosieguo dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali dal 1° aprile. In particolare, i sindacati hanno chiesto che siano condivise in ambito nazionale e “spalmate equamente su tutti i lavoratori”. Per le organizzazioni è “inaccettabile sottoporre i lavoratori a tali perdite economiche e contestualmente rilevare sui siti web internazionali la ricerca di personale da destinare alle attività di Sky in Albania, lavoro che fino a pochi giorni fa veniva assicurato al sito palermitano di Almaviva”.

Da parte propria, Almaviva ha sottolineato che “pur comprendendo le motivazioni che la muovono, l’odierna posizione di difficoltà rappresentata dalle organizzazioni sindacali ad attivare nel medio periodo un percorso sostenuto da specifici ammortizzatori sociali necessari a fronteggiare la gravissima realtà degli esuberi strutturali, percorso indirizzato al tavolo istituzionale riunito negli ultimi mesi, in assenza di strumenti diversi, rende allo stato impercorribili soluzioni alternative alla ristrutturazione del centro”. L’azienda, infine, ha rimarcato di aver sempre “condotto, sostenuto e condiviso, fino a oggi e in tutte le sedi, ogni iniziativa e confronto utile ad assicurare le indispensabili condizioni di stabilità occupazionale e di sostenibilità economica per il centro produttivo di Palermo, colpito dal drastico taglio dei volumi di attività deciso, e confermato, ancora negli ultimi giorni, da alcuni dei principali committenti”.

Interlocutorio era stato anche il vertice romano di mercoledì 8 gennaio, presso la sede del ministero del Lavoro. Da segnalare, però, una novità: il tavolo di crisi istituito presso il dicastero è diventato permanente, come hanno espressamente detto i rappresentanti del governo presenti all'incontro. L’esecutivo, inoltre, ha assicurato che entro gennaio sarà convocato il tavolo di settore che dovrebbe portare le risposte necessarie e le misure strutturali a sostegno del comparto. Riguardo al summit, una nota ministeriale ha evidenziato che il management di Almaviva “ha manifestato l’esigenza che sia avviato un confronto con le organizzazioni sindacali per condividere il ricorso ad ammortizzatori sociali conservativi, per il periodo necessario a superare l’attuale riduzione dei volumi di traffico”, quegli ammortizzatori le cui ricadute sono state definite “insostenibili” dai sindacati.

Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil sono tornate a chiedere regole certe per il comparto, un ammortizzatore strutturale, il pagamento dei servizi e la defiscalizzazione sui volumi di traffico rientrati in Italia. La richiesta ad Almaviva è di “non far precipitare la situazione con l’apertura di procedure di ristrutturazione e di continuare a utilizzare il sostegno dell’ammortizzatore nell’attesa di un intervento strutturale anche sotto il profilo della riconversione, in quanto il settore è, comunque, sovradimensionato. Il reshoring dei volumi è la misura che deve dare l’ossigeno per avviare il necessario percorso di riconversione per il quale necessitano tempo e risorse economiche”.

Per il segretario generale della Slc Cgil palermitana Maurizio Rosso, se non si mettono “a fuoco, come base, tre-quattro regole fondamentali, non cambierà mai nulla, e questo settore sarà sempre precario, vivrà sempre nel terrore. Questa di Sky è solo l’ultima tegola”. Rosso evidenzia la necessità di “far rispettare le tariffe contrattuali, che sono fondamentali” e di una severa “lotta alle delocalizzazioni: c’è un enorme traffico fuori dalla comunità europea”. Per il segretario Slc “questo potrebbe diventare il settore principe dei servizi, con livelli occupazionali destinati a crescere. Ma senza stabilire delle regole non si potrà mai cambiare nulla, così questo comparto non ha dove andare”.

Maurizio Rosso evidenzia che “il costo del lavoro di un call center non può essere inferiore a 0,55 centesimi al minuto, invece ancora si fanno appalti a 0,36 centesimi al minuto, così non si possono pagare nemmeno i lavoratori. Se il governo non fa rispettare questo limite, non c’è speranza. Sono anni che diciamo queste cose, ma da parte delle istituzioni non c’è alcun impegno”. Per l’esponente sindacale “bisognerebbe anche creare un fondo strutturato dedicato al settore, in modo da poterci difendere, da poter creare i presupposti per una sua trasformazione. In questo comparto lavorano quasi 100 mila persone, oggi il rischio è che scompaia del tutto”. La soluzione, conclude Rosso, è che “il governo imponga a questi colossi di rispettare contratti e tariffe, facendo nello stesso tempo una lotta feroce alle delocalizzazioni”.

(mt)

Pensioni, il Fondo integrativo non è una risposta a giovani e donne

Mar, 14/01/2020 - 18:10

“È un grosso abbaglio pensare che la risposta previdenziale per giovani precari e donne possa essere un Fondo previdenziale integrativo pubblico a capitalizzazione”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli commenta quanto affermato oggi dal Presidente dell'Inps, Pasquale Tridico in audizione alla Commissione Lavoro della Camera. “Chi ha un lavoro povero o precario - osserva il dirigente sindacale - non è nelle condizioni di versare contributi sufficienti per costruirsi una pensione pubblica, figuriamoci se avrà mai le disponibilità finanziarie per fare versamenti aggiuntivi per un Fondo integrativo”. 

“Dare una prospettiva dignitosa a questi lavoratori rappresenta una nostra priorità. Lo si può fare - prosegue Ghiselli - rafforzando la previdenza pubblica e valorizzando le posizioni previdenziali così da permettere anche ai giovani e alle donne occupati nelle attività più svantaggiate di avere una pensione dignitosa, quella che noi chiamiamo ‘pensione contributiva di garanzia’”.

“Anche l’idea di un Fondo integrativo pubblico, concorrente con i Fondi negoziali, la riteniamo sbagliata perché - spiega - la funzione dell’Inps non è quella di gestire risorse nel mercato finanziario. I Fondi negoziali esistenti, che hanno dato in questi anni ottimi risultati nella gestione delle risorse dei lavoratori, stanno cercando di realizzare maggiori investimenti nell’economia reale italiana, anche in collaborazione con la Cassa depositi e Prestiti, in una logica prudenziale e socialmente responsabile”.

Inoltre, la Confederazione commenta i dati illustrati dal Presidente dell’Inps su Quota 100: “le nostre previsioni erano corrette. 150mila pensioni pagate con Quota 100 nel 2019 confermano pienamente le stime elaborate già nell’aprile scorso dall’Osservatorio sulla previdenza della Cgil” ricorda il responsabile previdenza pubblica della Cgil nazionale, Ezio Cigna. “Avremo quindi un risparmio considerevole rispetto alle risorse stanziate in legge di Bilancio. Nel triennio - rileva - verranno risparmiati 9mld e 615mln (2mld 258mln nel 2019; 3mld 924mln nel 2020; 3mld e 432mln nel 2021). Un risparmio che sarà generato da una platea inferiore rispetto a quella preventiva dal Governo, solo il 35%, ossia 341.266 anziché 973mila persone”. “Quota 100 - conclude il segretario confederale Roberto Ghiselli - oltre ad essere una misura a termine, che non ha modificato strutturalmente la legge Fornero, è comunque una misura parziale e insufficiente e lascia completamente aperta l’esigenza di arrivare al più presto ad una vera riforma del sistema previdenziale, utilizzando anche le importanti risorse risparmiate”.

Sicilia: Fillea e Filt, su bretella A19 disagi insostenibili

Mar, 14/01/2020 - 17:10

“Un incidente come quello avvenuto sulla bretella dell’A19 con conseguente blocco della circolazione e code di ore, la dice tutta sulla fragilità delle infrastrutture siciliane. Ci chiediamo cosa sarebbe successo se in queste ore oltre ai Tir ad essere bloccati ci fossero anche mezzi di soccorso”. Lo dicono in una nota congiunta i segretari generali della Fillea e della Filt siciliane, Mario Ridulfo e Fanco Spanò. “ Il sistemi viario e autostradale- aggiungono- necessitano di interventi urgenti da parte dei governi nazionale e regionale- spendendo le risorse disponibili, prevedendone altre se necessario e soprattutto accelerando i tempi dei lavoro. È infatti inconcepibile - concludono - che chi vive e lavora in Sicilia debba avere questi disagi, questa precarietà, questa incertezza”.

Fp: su assunzioni e sovraffollamento da ministero impegni insufficienti

Mar, 14/01/2020 - 16:31

"Sulle assunzioni di personale e sul contrasto al sovraffollamento detentivo, gli impegni assunti dal ministro della Giustizia sono assolutamente insufficienti". Ad affermarlo è la Funzione pubblica Cgil, aggiungendo che: "Le 1.300 assunzioni di poliziotti penitenziari effettuate nel 2019 e le 754 previste nel 2020 sono una goccia nel mare rispetto alla carenza di organico del corpo. Così come le 50 assunzioni di funzionari giuridico pedagogici non danno il sollievo necessario agli enormi carichi di lavoro che tali figure professionali devono sopportare ogni giorno".

Al momento, prosegue il sindacato, "non solo mancano circa 4.000 Poliziotti per completare la dotazione organica, ma ogni anno se ne perdono circa 1.300 tra pensionamenti e passaggi al ruolo civile per motivi di salute, quindi la carenza rischia di aumentare nei prossimi anni. Stesso discorso vale per il personale delle funzioni centrali, dove rispetto ad una dotazione organica di 5.034 unità, ne sono presenti solo 4.340 tra educatori, contabili, professionalità tecniche e amministrative, a far fronte ad un  costante aumento dei detenuti".

Per la Fp Cgil "servono ulteriori risorse per un piano straordinario di assunzioni e, soprattutto, la risposta al sovraffollamento di detenuti non può essere l'incremento dei posti detentivi, ma un serio investimento nell'esecuzione penale esterna, che consenta di assumere personale, in particolare assistenti sociali, e di poter aumentare il ricorso alle misure alternative per i soggetti con scarsa pericolosità sociale. Rispetto ai problemi di natura psichiatrica e psicologica che si registrano nelle carceri riteniamo che sia necessario implementare la presenza di psicologi negli istituti penitenziari, cominciando a ragionare anche su una stabilizzazione di quelle figure professionali che già collaborano nelle carceri, per far fronte al crescente numero di detenuti con patologie di questo tipo e anche ai problemi di stress correlato al lavoro che colpiscono il personale che vi opera ed oggi è abbandonato al suo destino dal datore di lavoro che dovrebbe tutelare la sua salute", conclude.

Viaggio nell’Ilva degli operai che resistono

Mar, 14/01/2020 - 16:20

Lungo le strade che portano all’acciaieria più grande d’Europa i bar si riempiono degli operai che vanno a montare o di quelli che smontano, un fiume carsico silenzioso che vive sulla propria pelle un conflitto il cui scenario cambia in continuazione rendendo difficile non solo immaginare le prospettive, ma anche vivere la quotidianità del lavoro. I lavoratori dell’ex Ilva sono migliaia e si spostano da tutta la provincia e anche da fuori, la loro presenza alimenta una buona parte dell’economia del territorio, anche quella che non è direttamente legata all’acciaio, ma è quasi data per scontata. Solo loro, però, portano sulle spalle il peso reale dell’incertezza, e ogni parola pubblica pronunciata sull’argomento è una piccola crepa nell’equilibrio precario della loro esistenza.

Ogni giorno devo trovare le motivazioni anche per gli operai del reparto – ci racconta Martino Santoro, impiegato del magazzino –. Bisogna fare un po’ gli psicologi, non è facile”. Il senso di precarietà si manifesta con la mancanza di pezzi di ricambio, di viti, bulloni: “Ogni giorno dobbiamo trovare il modo di arrangiarci per alimentare la linea di produzione e le otto ore lavorative. I mezzi che usiamo, i carrelli, sono a noleggio, due sono fermi”. Le cose vanno così da quando c’è l’amministrazione straordinaria: “Lo Stato non ha mosso un chiodo”, continua Santoro, “la gente è esasperata e questa esasperazione aumenta la voglia di accettare gli incentivi ad andare via”. “Una volta – ricorda Santoro – si diceva che l’operaio Ilva va in fabbrica a riposarsi. La colpa è nostra, anche, che abbiamo permesso che questo avvenisse. In tutti i posti di lavoro ci sono quelli che hanno voglia di lavorare e chi invece no. Io ho voglia di fare, di darmi da fare, perché penso che il nostro lavoro abbia ancora senso. Ma se non ho i mezzi per lavorare al meglio, che faccio? È la situazione in cui mi ritrovo”.

Incertezza e malcontento. Le cose non procedono come da premesse pre e post elettorali”, osserva Giuseppe Leone, delegato Filctem Cgil, tecnico di produzione dal 2003 della centrale elettrica che serve l’acciaieria: “Nessuna promessa riguardante manutenzione e innovazione è stata mantenuta e ora arriviamo pure all’assurdo che ai lavoratori viene negata la bottiglietta d’acqua, perché i fornitori non danno più nulla a credito, ma vogliono essere pagati subito”.

Ma non basta: “Mancano le forniture delle cose minute per fare ripristini e messa in sicurezza – prosegue Leone –, perché i fornitori non si fidano più”. L’acciaieria viene alimentata da sei turbine, le quali producono, ognuna di loro, 160 megawattore a regime. Fino al 2012 si producevano 1000 megawattore giornaliere, ora invece meno della metà. Delle sei turbine, o gruppi, come vengono chiamati nella centrale elettrica, due sono fermi da tempo e vengono letteralmente cannibalizzati per i pezzi di ricambio: “I due gruppi sono fermi dal 2015, perché non si riusciva a fare manutenzione, e la si appaltava all’esterno. La contrazione del mercato dell’acciaio impatta anche da noi, perché producendo di meno serve meno energia elettrica”. Ma quello che inquieta è l’impatto sulla sicurezza: “Cerchiamo di passare le otto ore in sicurezza – osserva Leone –, sperando che vada tutto bene”. Chiediamo se dipende anche dal clima della discussione pubblica che, accusando apertamente l’acciaieria di uccidere letteralmente le persone, indirettamente può produrre anche un senso di responsabilità anche per chi ci lavora, creando un corto circuito terribile: “Qui da noi non vengono fatti investimenti almeno dal 2008 e il lavoratore, che fa il suo dovere giornalmente, e non altro, è parte di questo investimento. C’è un accanimento che non condivido. Ma noi non ci sentiamo né in colpa, né ci vergogniamo del lavoro che facciamo perché la responsabilità è di chi conduce lo stabilimento e non dei lavoratori”.

Molti hanno una cattiva opinione su di noi, o per ignoranza o perché sono imboccati da chi diffonde certe idee – lamenta Michele Stanziale, un altro lavoratore della centrale energetica dal 2003 –. Prendono per oro colato le informazioni che circolano su Facebook, ma molto spesso non sanno nemmeno che caspita di lavoro facciamo”. I social, per loro natura, tagliano con l’accetta le sfumature e riducono la complessità a una vicenda da tifo da stadio, con due curve contrapposte. C’è chi si lascia trascinare dai capipopolo, non sempre mossi da principi trasparenti. Basti pensare che l’acciaieria alimenta le campagne elettorali da sempre, anche semplicemente dal punto di vista narrativo. Ma nella reductio a unum del discorso pubblico da social network, i molteplici livelli della complessità si fondono in un unico grande pasticcio, spingendo sullo sfondo sfocato il lavoro.

Se dal mio monoblocco per un guasto imprevedibile produco cinque minuti di fumo nero, immediatamente mi trovo le foto su Facebook, o sui vari siti e blog, come se stessimo appestando l’aria da chissà quanto tempo – continua Stanziale –, quando in realtà sono solo pochi minuti. È vero, in quel momento sto inquinando, ma spesso anche per le emissioni siamo ampiamente nei margini. Solo che l’impianto per un momento ha funzionato male. Come quando in auto, per un cambio sbagliato, si vede lo sbuffo di smog. Ma nessuno punta il dito contro l’automobilista assassino. Invece noi siamo additati come i responsabili dell’inquinamento, anche se facciamo il nostro lavoro”. Anche se ci sono riduzioni delle manutenzioni, come già detto, i lavoratori si industriano per risolvere i problemi, ma “ci sono persone che è come se avessero la benda sugli occhi”. Il lavoratore racconta: “Qualche giorno fa un collega ha condiviso sul proprio profilo un post vecchio, che ha ricevuto molti like, ma nessuno si è reso conto che era datato, con dati vecchi e superati. È quello contro cui combattiamo ogni giorno, al di là dei giochi di potere che si fanno ai piani alti”. In centrale, però, sulla sicurezza non si scherza: “Anche se sono diminuiti i soldi e si risparmia su tutto, per noi la sicurezza è il primo pensiero, perché veniamo da un’azienda che l’ha sempre messa al primo posto. Eravamo il fiore all’occhiello dell’Ilva e lo siamo tuttora, ma venendo meno le manutenzioni, dobbiamo metterci più del nostro”, spiega con un certo orgoglio Stanziale.

I più critici però non vogliono comparire col loro nome: “Sai che succede, no? Le ritorsioni…”, ammette un operaio addetto alle spedizioni. Di che tipo non si sa, ma secondo il loro racconto possono accadere anche se si appartiene a un sindacato piuttosto che a un altro. Stati d’animo e informazioni si nutrono a vicenda, la testimonianza di malcontento non sfocia in una richiesta di stare a casa senza lavorare, ma che si mantenga fede alle promesse fatte, investimenti e sicurezza, il miglioramento delle condizioni di lavoro. Le informazioni passano nelle chat, sui social network. I comunicati sindacali sono precisi, ma sono più efficaci i memi, le sintesi grafiche che colpiscono emotivamente, o i video. WhatsApp è l’assemblea permanente, e per ottenere l’attenzione sono necessari contenuti semplici, polarizzanti. La vulgata che circola dice che “la verità è che Conte si è fatto sottomettere da un’azienda straniera, che ha preso l’Ilva solo per il pacchetto clienti. Loro dicono che ci sono gli esuberi, ma hanno intenzione solo di affidare il lavoro agli esterni, come già stanno facendo al porto”, continua il lavoratore.

L’incertezza lavorativa si sostanzia nella quotidianità, alimentando tensioni e malumori. Un ingegnere addetto alla gestione dei controlli, che preferisce restare anonimo, dopo qualche mese di cassa integrazione ha deciso di andare via, dopo dieci anni in acciaieria: “Non voglio più avere a che fare con i miei ex colleghi”, ci racconta, “la situazione si era fatta invivibile e c’erano tensioni anche nei rapporti tra un ufficio e l’altro”.

Confusione e mancanza di prospettive, come perdersi nel deserto senza una bussola e una mappa, ma con le spalle appesantite dalla quotidianità. Nella più grande acciaieria d’Europa, circondata da un territorio apparentemente ostile, è il senso di responsabilità dei lavoratori a tenere in marcia gli impianti.