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Aggiornato: 5 hours 26 min fa

Gli appuntamenti dal 14 al 20 gennaio

Lun, 14/01/2019 - 08:17

Si tiene a Rimini da oggi 14 gennaio al 16, l’VIII Congresso Nazionale della Federconsumatori dal titolo “Un presente che è già futuro”. Nel corso delle tre giornate di lavori sono previsti gli interventi di Massimo Cacciari, Maurizio Franzini economista della Sapienza di Roma, Annalisa D’Orazio, dell’ufficio di presidenza dell’Agcom. Il 15 gennaio tavola rotonda sul tema “L’Italia delle Emergenze” con la partecipazione di Susanna Camusso segretario generale della Cgil. La relazione introduttiva del presidente Emilio Viafora si tiene oggi alle 15.20.

E’ stato lo scrittore e storico Alessandro Barbero, docente all'Università del Piemonte Orientale, a inaugurare l’edizione di quest’anno dei “Dialoghi con la modernità”, l'iniziativa promossa da Cgil, Centro documentazione Adriano Massazza Gal e Auser, che invita a riflettere sui grandi temi dell'attualità nel corso di una serie di “lectio magistralis” condotte da esperti nel salone della Camera del Lavoro di Torino. Dopo gli incontri del 26 novembre e del 3 dicembre oggi Rocco Sciarrone, docente di Sociologia, parlerà di “La mafia al Nord”, mentre Anna Di Bartolomeo, ricercatrice di Filosofia, interverrà su “Ci stanno rubando il posto? Immigrati e mercato del lavoro” il 21 gennaio.

Sempre oggi, 14 gennaio, è in corso lo sciopero nazionale di 24 ore di tutto il settore dell’autotrasporto merci. A motivare la protesta è la discussione nel Parlamento europeo delle modifiche proposte dalla Commissione al Regolamento 561 del 2006, contenute nel cosiddetto “pacchetto mobilità” varato il 31 maggio scorso. Misure che, a giudizio dei sindacati, peggioreranno notevolmente il lavoro dei conducenti professionisti di camion e pullman. Confermato anche lo sciopero nazionale del 21 gennaio del trasporto pubblico locale e noleggio pullman.

Prima il licenziamento a ridosso di Natale, poi tre settimane di silenzio. Adesso, finalmente, la convocazione di un incontro con l’azienda. Si svolgerà oggi pomeriggio il vertice tra la Hammond Power Solutions di Marnate (Varese), società attiva nella produzione di trasformatori ad alta tensione, e i sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl. Sul tavolo la decisione della multinazionale canadese, annunciata il 18 dicembre scorso, di chiudere l’impianto entro il prossimo marzo, procedendo al licenziamento dei 40 dipendenti.

L'assemblea dei lavoratori impegnati sul cantiere Bolognetta-Lercara, sull'asse della Palermo-Agrigento, ha proclamato lo stato di agitazione. I 130 edili sono rientrati in cantiere dopo il periodo di ferie obbligare per una ripresa operativa a scartamento ridotto: mancano materiali e approvvigionamenti e il lavoro non procede. Oggi, in assenza di risposte da parte del presidente della cooperativa Cmc e dal  consorzio Integra, i sindacati decideranno se  intensificare le azioni di protesta. Il 16 gennaio presso il Mise, è previsto un incontro generale sulla vertenza Cmc.

Sempre oggi, a conclusione del ciclo di iniziative promosse in occasione del settantesimo anniversario della Costituzione italiana, la Cgil e la Fondazione Di Vittorio organizzano il seminario dal titolo "Lavoro, diritti, modello sociale: dalla Costituzione le sfide per il futuro", dalle ore 15 alle 17 presso la sede nazionale della Cgil (Sala Santi). Le relazioni saranno di Adolfo Pepe ed Edmondo Montali (Fdv); Carlo Smuraglia (Presidente emerito dell’Anpi). Conclude Susanna Camusso (Segretario generale della Cgil).

Domani, martedì 15 gennaio, è invece sciopero alla Reset di Palermo. Cgil, Cisl, Uil, Asia-Uiltrasporti e Cisal incrociano le braccia, dopo che il comune di Palermo ha lasciato cadere nel vuoto la richiesta di incontro per discutere dei problemi della società consortile. I sindacati chiedono il rispetto degli accordi contrattuali, ma anche garanzie sulle risorse programmate per il 2019.

Sempre domani, martedì 15, continua la mobilitazione nel gruppo Enegineering. Il 22 novembre scorso il Coordinamento Engineering ha deciso di distribuire 8 ore di sciopero in pacchetti di due ore in entrata. Dopo le giornate di martedì 4 e 18 dicembre dello scorso anno, sarà stop anche martedì 15 e martedì 29 gennaio. Lo sciopero sarà preceduto da assemblee informative e presìdi sindacali davanti a ciascuna sede.

Il V Congresso Agenquadri si terrà questa settimana, a Milano,  il 16 e 17 gennaio, presso il Salone Giuseppe di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano. Tema del Congresso è “LavoroFuturo”, con una serie di tavole rotonde che toccheranno i temi “Professional e manager nell’era digitale: cambia il lavoro dei quadri”, “LavoroFuturo: professionalità, tecnologia, ambiente e territorio”. Al Congresso parteciperanno delegati di tutte le categorie; fra gli ospiti saranno presenti Elena Lattuada, segretario Cgil Lombardia, Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro di Milano, Maria Grazia Gabrielli della Filcams, Maurizio Landini e Susanna Camusso.

Continuano poi le iniziative legate alla sperimentazione di nuovi luoghi e linguaggi che la Cgil di Monza e Brianza sta percorrendo a partire dall'inaugurazione di 'Officina Giovani' spazio di coworking  con 15 postazioni che la locale Camera del Lavoro ha destinato ai giovani under 30. Mercoledì 16 gennaio al via CineOfficina, cineforum che punta a sollecitare formazione, informazione e confronto sui temi di più stretta attualità. È “Respirare normalmente” è il primo film in cartellone, una pellicola prodotta nel 2018 tra Islanda, Svezia e Belgio che mette in scena la vita di due donne: una madre islandese e una richiedente asilo della Guinea Bissau. Appuntamento a Monza, in via Monte Oliveto, 10 a partire dalle ore 20:30.

Dal 10 al 17 gennaio il salone congressi “Gianfranco Federico”, al primo piano della sede Cgil di via Toledo 353 a Napoli, sta ospitando la mostra per immagini sulle leggi razziali “Un giorno per la Memoria”. L’esposizione si concluderà giovedì 17 gennaio alle ore 16, con un incontro con il presidente nazionale dell’Anpi, Carla Federica Nespolo.

Per “Musica al Lavoro”, la kermesse di musica e parole al salone Nelson Mandela di Piacenza organizzata da Camera del Lavoro e Arci provinciale, il 17 gennaio è in programma “L’incanto di Fabrizio De André - Nel segno di Faber”. Un omaggio al cantautore a venti anni dalla scomparsa.

Dal 12 novembre scorso fino al 7 marzo, l'Associazione professionale Proteo Fare Sapere Roma e Lazio, in collaborazione con la Flc Cgil Roma e Lazio, l'Anpi e l'Igs, sta organizzando il corso di formazione “Antonio Gramsci e il principio educativo”. Le sette giornate di incontro si tengono presso la Libreria Todo modo e la Casa della Memoria di Roma. Il 18 gennaio dalle 15.00 alle 18.00 ci sarà la lezione “Gramsci dirigente politico e la sua idea di scuola”, la terrà Alexander Höbel, docente dell’Università Federico II di Napoli.

Si terrà a Roma, sempre venerdì 18 gennaio (ore 10), la presentazione della prima edizione del rapporto sulla contrattazione decentrata, presso la sede della Cgil nazionale (Corso D'Italia 25 - Sala Santi). L'iniziativa si aprirà con una breve presentazione a cura di Nicoletta Brachini, Beppe De Sario e Salvo Leonardi, a cui seguirà una tavola rotonda alla quale, tra gli altri, parteciperanno Fulvio Fammoni, Presidente della Fondazione Di Vittorio, Franco Martini, segretario confederale Cgil, Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl, Tiziano Treu, Presidente del Cnel e Susanna Camusso, Segretario generale Cgil. Per le ore 12 è fissata la conferenza stampa.

Venerdì, 18 gennaio, al Nuovo Cinema Palazzo a Roma è anche prevista l’inizitaiva organizzatda dall’Anpi dal titolo “Memoria del passato e narrazioni del presente: alcuni protagonisti raccontano vecchie e nuove forme di fascismo e razzismo”. Le voci narranti saranno quelle di Moni Ovadia, attore musicista scrittore, Ella Anthony, rifugiata e mediatrice linguistica, Sebastiano Secci, presidente circolo "Mario Mieli'". Gli intermezzi musicali saranno a cura di Lucilla Galeazzi.

Sabato 19 gennaio, a Napoli, presso il Palazzo Serra di Cassano, Via Monte di Dio 14, ore 9.45, è prevista l'iniziativa organizzata dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici dal titolo "Xenos, lo straniero e le voci della città – Tavola rotonda 'Lo straniero fra noi'", a cui partecipa il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra.

Radioarticolo1, i programmi di lunedì 14 gennaio

Lun, 14/01/2019 - 07:36

Lunedì 14 gennaio 2019

  • ore 09:00 - Voltapagina - Rassegna stampa del lavoro. Con Giorgio Sbordoni

  • ore 10:00 - Work in news - Sulle tasche dei pensionati. Con Pierluigi Cetti, Spi Cgil Brescia – LavoroFuturo. Interviene Paolo Terranova, Agenquadri - L'agenda della settimana. Parla Carlo Ruggiero, Rassegna sindacale

  • ore 10:30 – Piazza del lavoro - Rom, sinti, camminanti, ma li chiamano zingari. Parla Giorgio Bezzecchi consulente del Consiglio di Europa per Romact. A cura di Simona Ciaramitaro

  • ore 11:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

  • ore 11:05 – Speciale - Verso il XVIII congresso della Cgil - La nascita del sindacato in Italia. Interviene Fabrizio Loreto, storico

  • ore 11:30 - Elleesse - Cartellino rosso. Polemiche per la finale di supercoppa italiana in Arabia Saudita. Intervengono Giorgio Beretta, Rete Disarmo, e Vittorio Di Trapani, Usigrai. A cura di Stefano Milani

  • ore 12:00 - Gierreesse - Giornale Radio Sociale

  • ore 12:05 - Elleradio - Mobility package: strade poco sicure in Europa? Intervengono David Sassoli, vicepresidente Parlamento europeo; Roberto Parrillo, Sindacato europeo trasporti; Leo Cafuoti, autotrasportatore. In studio Elisa Gigliarelli, Filt Cgil e Domenico D'Ercole, Filt Cgil. A cura di Stefano Iucci

  • ore 13:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

  • ore 15:00 - Speciale - Lavoro, diritti, modello sociale: dalla Costituzione le sfide per il futuro. Relazioni di: Adolfo Pepe, Fondazione Di Vittorio "Il contributo delle Sinistre alla Costituente"; Edmondo Montali, Fondazione Di Vittorio, Il contributo dei Cattolici alla Costituente"; Carlo Smuraglia, presidente emerito Anpi "L'attualità della Costituzione". Conclude Susanna Camusso, segretario generale Cgil. Coordina Carlo Ghezzi, segretario generale Fondazione Di Vittorio

  • 17:00 - Ellecult - Tempi Moderni. Il lavoro in 3D - ll lato oscuro del potere. Con Emanuele Di Nicola, Rassegna. A cura di Antonia Fama

  • ore 17:30 - Scaffale lavoro - Le donne di Scampia. Lavorare per migliorare la realtà. L’inchiesta di Elisabetta Ranieri e Giada Valdannini, menzione speciale dell'ultima edizione del Premio Marco Rossi. A cura di Emiliano Sbaraglia

  • ore 18:00 - Gierreelle - Giornale Radio del Lavoro

Hammond ne licenzia 40: «Rompiamo il silenzio»

Lun, 14/01/2019 - 07:31

Si svolgerà nel pomeriggio di oggi, lunedì 14 gennaio, il vertice tra la Hammond Power Solutions di Marnate (Varese), società attiva nella produzione di trasformatori ad alta tensione, e i sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl. Sul tavolo la decisione della multinazionale canadese, annunciata il 18 dicembre scorso, di chiudere l’impianto entro il prossimo marzo, procedendo al conseguente licenziamento dei 40 dipendenti proprio sotto le feste natalizie. 

La decisione, motivata dalla proprietà con un cambio di strategia aziendale (la fuoriuscita dal mercato italiano e, in prospettiva, da quello europeo) e comunicata direttamente dall’amministratore delegato della società Bill Hammond, è fortemente avversata dai sindacati. “L’incontro è un primo passo che attendevamo da tempo”, spiegano Rino Pezone (Fiom Cgil) e Ilaria Campagner (Fim Cisl): “Finalmente potremo avere maggiori informazioni rispetto al silenzio che è calato sulla vicenda da parte dell'azienda. Il nostro impegno e quello di salvaguardare l'occupazione dei lavoratori”.

Rino Pezone e Ilaria Campagner sottolineano che dalla ripresa delle attività dopo la pausa natalizia “si lavora a ritmi ridotti. Fin tanto che non si comprenderanno le strategie aziendali, a parte la chiusura del ramo d'azienda europea, annunciata prima alla Borsa canadese e poi ai dipendenti qui in Italia”. In conclusione, i responsabili territoriali di Fiom e Fim ricordano che “tutto è accaduto in modo veloce e inatteso. Dopo le assunzioni il giorno precedente, gli auguri e la volontà di modificare il contratto di lavoro in modo migliorativo, è arrivata la doccia gelata. Ma non si cancella un'impresa tirando una riga, come se fosse una mera voce di un elenco. Qui ci sono persone con famiglie, ma c'è anche la storia di un'azienda presente sul territorio da 40 anni”.

La Costituzione, un modello per il futuro

Lun, 14/01/2019 - 07:00

Si svolgerà oggi 14 gennaio alle 15.00, nella sala Santi della sede di Corso d'Italia della Cgil a Roma, il seminario conclusivo delle iniziative per il 70° anniversario della promulgazione della Carta. "Lavoro, diritti, modello sociale: dalla Costituzione le sfide per il futuro" è il titolo scelto per l'iniziativa organizzata da Fondazione Di Vittorio e Cgil. Le relazioni saranno tenute da Adolfo Pepe, Edmondo Montali e Carlo Smuraglia, mentre  le conclusioni saranno affiidate a Susanna Camusso. L'incontro sarà moderato da Carlo Ghezzi

Tre grandi culture – quella socialista, cattolica e comunista – 70 anni fa compresero, in clima di guerra fredda, che per costruire l’Italia del futuro, quella che usciva dalle macerie del fascismo e della guerra mondiale, occorreva firmare un patto di altissimo valore che avesse al centro l’uomo inteso come lavoratore, cittadino e membro partecipe di una comunità forte e solidale. Nacque così la Costituzione italiana. E fa un certo effetto, oggi, osservare come in epoca post-ideologica le forze politiche attuali, in un continuo e incessante litigio di piccolissimo cabotaggio, non riescano a darsi un orizzonte comune, una prospettiva per un paese sempre più illividito e rancoroso.

Nessuna delle tre grandi forze politiche che scrissero la Carta (Dc, Pci e Psi), è sopravvissuta al crollo post 89; sopravvive per fortuna, seppur subendo attacchi o, nel migliore dei casi, rimanendo ignorata e anche calpestata, la Costituzione. “Ed è un bene che sia così perché questo testo rappresenta ancora un baluardo, un garanzia fondamentale per tutti i cittadini”, spiega Edmondo Montali, ricercatore della Fondazione Di Vittorio che, insieme alla Cgil, ha organizzato il seminario. “Questo appuntamento – spiega lo storico – arriva alla fine delle iniziative che abbiamo organizzato per il settantesimo anniversario della promulga della Costituzione che entrò in vigore il 1° gennaio del 2018. Abbiamo svolto un percorso di studi e riflessioni per provare a capire quanto quel testo sia sentito ancora come ‘nostro’, quanto quel patto di convivenza ancora incida sulla vita politica attuale e quanto sia tenuto in conto dalle attuali forze politiche. Su questo ultimo aspetto, come ci mostra la cronaca politica quotidiana, purtroppo non si può essere ottimisti”.

Peserà anche il fatto che nessuna di quelle tre forze politiche esiste più: sono state tutte travolte dalla storia…

Montali Sì, questo è il nodo centrale. Noi parliamo della Costituzione come del testo che sancisce i fondamenti del nostro stare insieme, ma i grandi partiti di massa che furono capaci di raggiungere un così alto compromesso oggi non ci sono più e questo è un problema, perché è venuta meno la cultura che ha espresso questo valore. L’intero impianto della Carta immagina un modo di stare insieme che la politica attuale ha sempre più difficoltà a tradurre. Non è possibile immaginare due cose così distanti come la politica degli ultimi anni e la nostra Costituzione.

Questa tua riflessione però potrebbe dar ragione a chi sostiene che la Carta va cambiata.

Montali Credo che questo sia un falso problema.

Quindi la Costituzione è intoccabile per te?

Montali Certo che no. Tutte le Costituzioni, anche le migliori, sono aggiornabili. Non sono tavole della legge di origine divina che devono rimanere immutabili in eterno. Il problema è sempre lo stesso: come si vuole cambiare la Carta. Se si intende stravolgerne i princìpi, sono assolutamente contrario; se invece pensiamo a mutamenti che possano attuarla meglio di quanto non sia stato fatti finora, allora ben vengano. Il paradosso è che nel nostro paese la questione fondamentale che riguarda la Costituzione è l’opposto di ciò che normalmente si indica: la sua applicazione è stata scarsa, e se non fosse stato così, oggi probabilmente non si avvertirebbe tutta questa esigenza di intervenire.

In quali parti secondo te non è stata attuata a sufficienza?

Montali Penso innanzitutto al lavoro. Di solito ci si limita un po’ scolasticamente a citare l’articolo 1, ma questa è una lettura riduttiva. I costituenti costruirono un dettato che ruota integralmente attorno alla cultura del lavoro. L’intera articolazione della Carta ci dice che il lavoro rappresenta la condizione essenziale attraverso la quale la persona non solo  sviluppa sé stessa, ma accede a tutti i diritti di cittadinanza. I concetti di piena occupazione, il dovere dello Stato di intervenire per impedire gli ostacoli economici che si frappongono al benessere delle persone, la progressività del sistema fiscale, il diritto alla casa e molto altro hanno il loro perno nella persona intesa come lavoratore. L’intero terzo titolo dimostra chiaramente come gli articoli che riguardano i diritti dei lavoratori siano qualitativamente e quantitativamente più importanti di quelli che riguardano le imprese o in generale le libertà economiche. Direi, anzi, che quando si parla delle imprese, lo si fa soprattutto per fissare dei limiti alla loro libertà d’azione. Insisto, tutta la struttura economica del paese, secondo i nostri Costituenti, deve ruotare intorno al lavoro. Direi che non c’è nulla di più distante da quello che oggi fa la politica oggi.

Direi che su questo terreno le mancanze purtroppo non sono imputabili alle sole forze politiche attuali.

Montali Hai ragione. C’è stato un lento processo di smottamento che è andato di pari passo con la progressiva affermazione – culturale ancora prima che politica – del neoliberalismo. L’obiettivo è chiaro: la destrutturazione di una Costituzione progressista e garantista fondata sull’idea che la struttura economica del paese debba essere a supporto della persona e del lavoro e non il contrario.

Però, insisto, questi ritardi nella piena valorizzazione dell’elemento lavoro come fondante della comunità ci sono stati anche nel passato.

Montali Senza dubbio. Però vanno fatte alcune considerazioni. Nel dopo guerra l’Italia era in macerie; andava ricostruito il tessuto economico anche a vantaggio di tutti: qualche lentezza nella traduzione di tutti i grandi princìpi del lavoro poteva avere un senso in un’ottica, appunto, che guardava al futuro. Insomma, era evidente che si trattava di un percorso in progress che negli anni ha portato alla costruzione del welfare, allo Statuto dei lavoratori, al sistema sanitario nazionale e che andava nella direzione che avevano in mente i costituenti. A un certo punto questo progetto si è interrotto: la politica ha cominciato a perseguire un progetto del tutto alternativo a questo. Questo progetto aveva al suo centro non più il lavoratore ma l’individuo e l’impresa. In questa situazione bisogna decidere da che parte stare: io continuo a ritenere che la Costituzione rappresenti ancora una grande garanzia per chi voglia costruire una società più giusta.

Quando è iniziato questo processo “controrifomistico” secondo te?

Montali Penso alla fine degli anni Settanta, con la prima grande crisi del capitalismo postbellico e l’affermazione dalla scuola di Chicago, quando hanno progressivamente guadagnato spazio culture che hanno visto nella Costituzione un ostacolo da superare. Di qui pressioni per cambiarla intervenendo su parte sempre più consistenti del testo e con procedure sempre più discutibili.

In che senso?

Montali  Intendo senza passare da un’assemblea costituente – con l’eccezione forse del tentativo della Bicamerale – ma solo a partire da iniziative politiche se non addirittura del governo stesso.

Nel seminario che avete organizzato i diversi relatori parleranno del contributo alla Carta delle sinistre e dei cattolici. Cosa avevano in comune culture così distanti per tanti aspetti?

Montali Partirei, in via generale, dal fatto che alla base c’era un comune impianto umanistico che aveva l’uomo al suo centro. S’incontravano però anche su importanti temi specifici. Per esempio sulla sfiducia che cattolici, socialisti e comunisti mostravano verso un mercato lasciato a se stesso, senza il bisogno di un intervento forte dello Stato per renderlo equo. Poi certo le articolazioni erano diverse, c’era chi pensava alle nazionalizzazioni e chi alla programmazione. Ma quell’idea di base era comune e infatti il fine della Costituzione che venne fuori da quell’incontro non era per così dire “economico”, ma piuttosto quello di sviluppare la dignità della persona.

Anche sul tema del lavoro il sentire era affine, tutto sommato…

Montali Sì e anche su quello strettamente legato della rappresentanza del lavoro. Per questo la Carta non è fondata sull’individuo, ma sulla persona che per esprimersi ha bisogno, appunto, di agire all’interno di formazioni collettive e sociali. Pensiero già presente nella dottrina sociale della Chiesa e nel dibattito culturale degli anni 30 su un uomo umanesimo, sulla scia dei lavori di Maritain e Mounier.

Anche se poi, come sappiamo bene, non tutto fu affatto pacifico…

Montali Certo che no e di esempi se ne possono fare tanti.  Le differenze erano spesso enormi, ma riuscirono a essere composte in cui compromesso alto che rendesse possibile lo stare insieme. E così abbiamo sancito un Stato pienamente laico, ma poi l’articolo 7 assume il concordato. O, ancora, come dimenticare i confronti anche aspri tra La Pira e Basso su chi, tra lo Stato e la persona, avesse la precedenza? Nel 1931 Pio XI con la Quadragesimo anno scagliava un nuovo atto di accusa pesantissimo contro il marxismo (il comunismo ha una "natura empia e ingiusta”), reiterato nella Divini Redemptoris del 1937 (dove il comunismo è definito come "intrinsecamente perverso"); nel 1949, poi, Pio XII addirittura scomunicò i comunisti. Ma nonostante questo clima, quasi negli stessi anni comunisti, socialisti e cattolici stavano intorno a un tavolo a dialogare e trovare punti di contatto.

Sembra incredibile che in un periodo di identità così forti e conflittuali (comunisti e socialisti, ad esempio, erano stati estromessi dal governo) si riuscisse a trovare un accordo mentre oggi, in epoca post-ideologica e liquida, assistiamo a una continua litigiosità tra le forze politiche su qualsiasi questione.

Montali La prima risposta è che è proprio quando le identità sono più deboli che le rigidità e le polarizzazioni aumentano, mentre diminuisce la capacità di cedere qualcosa sul terreno del confronto. Però forse questa affermazione si può in parte correggere. Siamo sicuri che le ideologie siano davvero finite? A me pare che non sia così e che la questione sia un’altra: è rimasta in piedi una sola ideologia, quello neoliberista, e “noi” non abbiamo trovato le armi giuste per affrontarla. All’epoca della Costituente le ideologie erano tre, tutte molto forti, e dunque il contrasto era certamente anche aspro ma determinava un confronto di alto livello che alla fine seppe trovare i giusti equilibri.

Si ferma l'autotrasporto, non si gioca con la sicurezza

Lun, 14/01/2019 - 06:52

“No alla modifica dei tempi di guida e riposo, sì alla sicurezza stradale”: sono le parole d'ordine dello sciopero di 24 ore, indetto da Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, che va in scena oggi, 14 gennaio, per tutto il settore dell’autotrasporto merci. A motivare la protesta è la discussione nel Parlamento europeo delle modifiche (proposte dalla Commissione) al Regolamento 561 del 2006, contenute nel cosiddetto “pacchetto mobilità” varato il 31 maggio scorso, comprendenti misure che, a giudizio dei sindacati, peggioreranno notevolmente il lavoro dei conducenti professionisti di camion e pullman (questi ultimi sciopereranno il 21 gennaio).

“Dobbiamo fermare ogni modifica del Regolamento 561/06, perché il rischio che corrono i conducenti di mezzi pesanti è quello di vedere peggiorate le proprie condizioni di vita e lavoro”, spiegano i sindacati: “La modifica del Regolamento prevede, infatti, la possibilità di distribuire in modo squilibrato i tempi di guida e riposo, con la concentrazione del riposo lungo nella quarta settimana, determinando perciò un allungamento dei tempi di lavoro nelle prime tre settimane”.

L’estensione dei tempi di guida e dell’impegno settimanale impatterà in modo diretto sulla vita degli autotrasportatori, dando inoltre ai datori di lavoro una maggiore flessibilità nell'organizzare gli orari dei conducenti. Per i sindacati nazionali e per l’European transport workers’ federation (il sindacato europeo dei trasporti, che rappresenta cinque milioni di lavoratori e oltre 200 organizzazioni di 41 paesi), l’eventuale approvazione significa “più fatica, meno concentrazione e più difficoltà di recupero. E significa meno sicurezza per i lavoratori, per i passeggeri e per tutti gli utenti della strada”.

.@GiuliaGuida1 domani scioperiamo perchè siano assicurate e non peggiorate condizioni di vita, lavoro e sicurezza dei conducenti di mezzi pesanti. Modifica tempi guida e riposo può avere effetti diretti sul lavoro con conseguenze anche per utenti della strada #MobilityPackage pic.twitter.com/uhmXZ7tSCi

— Filt Cgil Nazionale (@FiltCgil) 13 gennaio 2019

“Negli ultimi due anni - spiega la segretaria nazionale della Filt Cgil Giulia Guida - abbiamo messo in campo tante iniziative con presidi, manifestazioni e scioperi e siamo riusciti ad ottenere, anche coinvolgendo i parlamentari europei, miglioramenti alle iniziali proposte europee, compreso il recente nulla di fatto in Commissione Trasporti, ma non basta perché dobbiamo avere garanzia certa, prossimamente ad esprimersi sarà il Parlamento Europeo, che siano assicurate e non peggiorate le condizioni di vita, di lavoro e di sicurezza dei conducenti di mezzi pesanti. Una squilibrata distribuzione dei tempi di guida e di riposo - afferma infine Guida - può avere effetti diretti sul lavoro con il rischio di avere meno concentrazione alla guida con conseguenze per il lavoratore ma anche per gli utenti della strada”.

“L’iter parlamentare mobility package - proseguono le organizzazioni sindacali - adesso passa alla seduta plenaria del Consiglio che dovrebbe riunirsi entro fine gennaio. Inoltre il 22 gennaio la Commissione Trasporti voterà la proposta di modifica del regolamento europeo 1073/09 che riguarda la liberalizzazione del trasporto pubblico locale superiore ai 100 chilometri. È opportuno - affermano infine  - tenere alta l’attenzione affinché il Parlamento europeo non adotti misure che siano contro la sicurezza dei lavoratori e degli utenti della strada”.

 

La Finanziaria di Sánchez alla sfida del Parlamento

Ven, 11/01/2019 - 18:31

Tre mesi dopo la firma dell’accordo tra Pedro Sánchez e Pablo Iglesias del documento sulle misure di politica economica e sociale su cui centrare i contenuti della manovra di bilancio per quest’anno, il governo spagnolo ha approvato questo venerdì il ddl di legge finanziaria 2019 per portarlo in Parlamento già al principio della prossima settimana.

Lo fa all’inizio di un anno tra i più complessi della storia democratica spagnola: alla vigilia della formazione del governo andaluso che vedrà per la prima volta alla guida della giunta autonoma il Partido Popular e Ciudadanos con il sostegno dell’estrema destra di Vox, a poche settimane dall’inizio del processo giudiziario nei confronti della leadership indipendentista catalana e a pochi mesi dalla celebrazione di elezioni europee, municipali e delle autonomie, forse anche di quelle politiche. Lo fa proprio per questo insieme di cose, nonostante ad oggi non ci siano ancora i numeri per farla passare, provando a rimanere in carica il più possibile, perché un troppo ravvicinato ritorno alle urne, senza risultati concreti, potrebbe mettere ali al blocco reazionario.

Una finanziaria “per riscattare i diritti maltrattati dal precedente governo e per blindare i diritti e le libertà che si cominciano a mettere in questione”, dice presentando il ddl la portavoce del governo Isabel Celaá, in chiaro riferimento alla propaganda di Vox che vorrebbe abolire le leggi contro la violenza sessuale e per i diritti delle persone LGTB, azzerare lo Stato delle Autonomie, espellere decine di migliaia di migranti dal territorio spagnolo e cancellare la legge sulla memoria storica. Perciò sono previste più risorse per proteggere le donne dalla violenza sessuale, per il sistema territoriale definito nella Costituzione; perciò, afferma, è una legge di bilancio solida, per l’equilibrio e la convivenza.

Una finanziaria che si dipana secondo “il principio della prudenza”, spiega  la ministra dell’Economia Nadia María Calviño, che assume una crescita del Pil del 2,2%, in linea con le previsioni degli organismi nazionali e internazionali e un obiettivo di deficit inferiore di cinque decimi a quello che aveva annunciato il governo tre mesi fa, approvato dalla Camera dalla maggioranza che aveva fatto fuori Mariano Rajoy e bocciato dalle destre al Senato e ora pari all’1,3%.

Una manovra di bilancio che porterà ad una riduzione dell’occupazione di oltre 800.000 unità, (dal 15,5% al 14%) e il rapporto debito su Pil al 95,8%, con un aumento delle entrate pari all’8,3% rispetto al 2018 e una crescita della spesa in politiche sociali pari al 6,4%, tanto che ora la spesa sociale rappresenta il 57% del bilancio. “Il messaggio che vogliamo lanciare, dice la ministra, è il mantenimento dell’impegno con i limiti di bilancio imposti dall’Unione europea ma in un sentiero di crescita sostenibile. E l’impegno con i cittadini  nel realizzare uno sforzo molto importante per ridurre la diseguaglianza”.

Sono ben 5,6 miliardi le entrate che vengono dalle nuove misure fiscali, perché “scommettiamo su una fiscalità giusta e progressiva”, afferma la ministra del Tesoro e delle Finanze María Jesús Montero, illustrando i capitoli delle entrate e delle spese. Nuove entrate o modifica di quelle attuali, tra cui l’aumento di due punti di Irpef sopra i 130.000 euro e di quattro punti sopra i 300.000 euro; l’aumento delle imposte sulle società e la loro riduzione invece per le piccole e medie imprese, l’aumento dell’imposta sul patrimonio (+1%), l’imposta sulle transazioni finanziarie, quella su alcuni servizi digitali e le nuove misure di fiscalità ecologica. Mentre si riduce l’Iva sui prodotti di igiene femminile, sui servizi veterinari e sul libro elettronico.

È già stato approvato l’aumento a 900 euro del salario minimo interprofessionale nella riunione del governo del 21 dicembre a Barcellona. Nella Finanziaria la spesa privilegia le pensioni (+6,1%), la legge sul sostegno alla dipendenza (+59%), il sistema scolastico (+5,9%), la politica per la casa (+41%), il sussidio alla disoccupazione (+4%), la cultura (+9,7%), la lotta alla povertà infantile, le politiche contro la violenza di genere (+20 milioni), la memoria storica (+15 milioni), l’elevamento del permesso di paternità (da 5 a 8 settimane), il finanziamento territoriale e comunale. A questo proposito, la ministra conferma che l’investimento in Catalogna sarà attorno al 18%, in linea col contributo del Pil catalano al reddito complessivo dell’economia spagnola, come prevede l’Estatut, anche se nessun governo lo ha fin qui applicato. Non sono invece presenti le misure sulla riforma del mercato elettrico e la limitazione degli affitti che Podemos rivendica, perché già contenuti nell’accordo di tre mesi fa e che la ministra dice si realizzeranno nel corso dell’anno.

Ora tocca al Parlamento approvarla, perché diventi legge ed eserciti i suoi effetti sull’economia e sulla coesione sociale. Ma il consenso della maggioranza che portò Sánchez alla Moncloa è ancora tutto da definire: i partiti indipendentisti catalani chiedono un gesto al governo socialista per un confronto vero che porti alla soluzione del conflitto. 

Reddito cittadinanza, il giudizio della Cgil è negativo

Ven, 11/01/2019 - 18:15

“Una misura complicata nell'accesso e con forti elementi di iniquità, quasi esclusivamente improntata all'inserimento lavorativo. Non combatte la povertà perché non affronta tale condizione nella sua complessità attraverso i necessari interventi multidisciplinari, sottrae la presa in carico dei beneficiari al Servizio Sociale Professionale dei Comuni, e non crea occupazione. Nei confronti dei cittadini stranieri è gravemente discriminatoria”. Questo in estrema sintesi il giudizio espresso dalla Cgil Nazionale in merito al Reddito di cittadinanza, misura avanzata dal Governo nella legge di Bilancio 2019. 

“Misure di sostegno economico o di contrasto all’esclusione sociale - prosegue la Confederazione - sono inefficienti se non precedute e accompagnate da investimenti volti a creare lavoro stabile e di qualità e se non si investe nelle infrastrutture materiali ed immateriali del Paese”. Per la Cgil il provvedimento proposto dall’Esecutivo “non è equo” perché, spiega “i criteri di accesso reddituali e patrimoniali danneggiano innanzitutto le famiglie più numerose e con minori”. “Inoltre - aggiunge - è insopportabile l’idea che qualunque misura di sostegno ai soggetti più deboli debba trasformarsi in un sistema di incentivazione per altri, come ad esempio per le imprese o per i soggetti accreditati”. 

In merito alla pensione di cittadinanza, ossia il Reddito per gli over 65, la Confederazione chiarisce che “non rappresenta in alcun modo una misura che innalzerà le pensioni minime o le pensioni sociali”. “Infine - conclude la Cgil - l’impostazione del decreto sottende un intollerabile approccio punitivo della condizione di disagio economico, reso evidente dagli obblighi di accettazione di un posto di lavoro a centinaia di chilometri da casa, senza tenere adeguatamente conto delle differenti situazioni, oltre che dalle sanzioni previste”.

Foodora: Filt, sentenza Torino valorizza nostra scelta

Ven, 11/01/2019 - 18:00

“Un’ottima notizia per una sentenza che valorizza la nostra scelta di aver inquadrato per la prima volta in un contratto nazionale la figura del rider”. Così la Filt Cgil nazionale, alla luce del ricorso, accolto in appello a Torino, di cinque ex dipendenti di Foodora, a cui viene riconosciuta la retribuzione stabilita per dipendenti del Ccnl logistica, trasporto merci e spedizioni. “Ora - sottolinea la Filt Cgil - serve proseguire e concretizzare il percorso di inclusione dei rider nel Ccnl della Logistica, proteggendo e valorizzando il loro lavoro”.

«La multinazionale Jindal si prende gioco di noi»

Ven, 11/01/2019 - 17:24

L'azienda non si presenta al tavolo ma si collega via Skype e non con dirigenti di primo piano, ma con un portavoce. Il risultato è che l'atteso incontro di oggi sulla vertenza Treofan con la multinazionale Jindal presso il Mise ha prodotto solo ulteriore rabbia tra i lavoratori e tra i sindacati. 

"Per la seconda volta dopo l'incontro di martedì dobbiamo registrare una interlocuzione sterile, attraverso un filtro di seconde linee dell'azienda, senza alcuna possibilità di decidere - lamentano in una nota i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil - Oggi ci attendevamo risposte concrete e positive rispetto alla ripartenza immediata dello stabilimento di Battipaglia, invece con amarezza abbiamo appreso che la Treofan/Jindal sta ancora valutando il portfolio e che per effetto di questo al momento non sono ancora in grado di fornire notizie sulla ripartenza del sito".

Un atteggiamento inaccettabile per le organizzazioni sindacali e anche per lo stesso governo, come testimoniano le parole del cice capo di gabinetto Giorgio Sorial che ha espresso "il forte disappunto del Governo per l'assenza oggi del management al ministero e per la mancanza di parole chiare sul futuro dello stabilimento campano e dei lavoratori coinvolti". 

A preoccupare sindacati ed esecutivo è soprattutto il grande problema di tenuta sociale a Battipaglia, dove i lavoratori sono in attesa di conoscere il loro futuro dal 18 dicembre, data in cui si è deciso di non far più arrivare le materie prime, costringendoli al presidio permanente di fronte alla fabbrica da oltre 20 giorni.

"Tutto ciò profuma quasi come una sfida, alla dignità dei lavoratori e del nostro paese", affermano i sindacati che si dicono pronti ad intensificare la mobilitazione, continuando il presidio permanente a Battipaglia e promuovendo, insieme a Cgil, Cisl e Uil di Salerno, una manifestazione da tenere nei prossimi giorni, con la mobilitazione ed il coinvolgimento di tutto il territorio. Inoltre, i sindacati non escludono una manifestazione con presidio presso l’ambasciata indiana a Roma (la multinazionale Jindal è indiana). 

Quota 100: Flc, il governo rischia di penalizzare l'istruzione

Ven, 11/01/2019 - 17:21

“Il governo rinvia l’emanazione del decreto su 'quota 100' e persevera nell’errore di escludere il sindacato da qualsiasi confronto di merito, vanificando così un’opportunità determinante per evitare soluzioni pasticciate". Così Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil, commenta le anticipazioni relative al provvedimento in discussione e i suoi riflessi sui lavoratori dei settori della conoscenza. "Come trapela da fonti di stampa e da dichiarazioni di ministri e sottosegretari - continua Sinopoli - il provvedimento presenta una inaccettabile e ingiustificata differenziazione tra i lavoratori pubblici e il resto del mondo del lavoro. Sembra infatti che la finestra di uscita per i lavoratori pubblici, rispetto alla data di maturazione del requisito 100, venga spostata avanti di sei mesi contro i tre degli altri lavoratori. Quindi, per quanto riguarda la scuola, se ci saranno ulteriori rinvii, si corre il rischio di penalizzare migliaia di lavoratori che, a causa della tempistica ristretta e delle specifiche esigenze del calendario scolastico, non potranno occupare i posti lasciati liberi dal personale docente e Ata beneficiario della quota 100".

"Per un assurdo tentennamento, il governo rischia un pasticcio con una penalizzazione del personale della scuola che sarebbe inaccettabile e contro la quale - avverte Sinopoli -, ci mobiliteremo". Vi è poi l’altra grave vessazione  legata all’erogazione del Tfr/Tfs per i dipendenti pubblici, prosegue: "Per poterlo anticipare, stando a quanto affermato da autorevoli esponenti del governo, si dovrà ricorrere ad un prestito bancario, con gli interessi parzialmente a carico dello Stato. Insomma per aver i propri soldi il lavoratore dovrà accendere un mutuo (un autentico paradosso), le cui modalità non potranno essere a costo zero per il lavoratore e per lo Stato. Possibile che si dimentichi che le liquidazioni sono un diritto maturato in decenni di lavoro?”.

“Se a ciò aggiungiamo gli interventi regressivi in legge di bilancio, insufficienti per i settori dell’istruzione e della conoscenza, il blocco dell’indicizzazione delle pensioni che sarebbe dovuto scattare all’inizio di quest’anno e l’assenza di risorse sufficienti per i rinnovi dei contratti pubblici, risulta chiara l’assoluta disattenzione del governo a guida M5S-Lega rispetto al mondo del lavoro, dei lavoratori nel settore della formazione e dei pensionati".

"Se non ci saranno segnali nuovi alle richieste sindacali, la mobilitazione si renderà necessaria. La Flc sarà parte attiva delle lotte che la Cgil sta mettendo in campo insieme alle altre confederazioni sindacali - conclude Sinopoli - a partire dalla manifestazione già fissata per il 9 febbraio”.

Perugia, camionista muore sul lavoro

Ven, 11/01/2019 - 17:08

L'autista di un autocarro è morto oggi, 11 gennaio, in seguito a un incidente avvenuto lungo la strada statale 318 "di Valfabbrica" nella zona dello svincolo di Casacastalda, in provincia di Perugia. "Registriamo purtroppo l’ennesima vittima sul lavoro - commenta in una nota la Filt Cgil dell'Umbria - e ci stringiamo attorno alla famiglia del camionista deceduto nel tragico schianto, un incidente che ha coinvolto più mezzi, anche pesanti".

"Noi non vogliamo rassegnarci a questo stato di cose - continua la Filt umbra - Vogliamo invece rilanciare il tema affinchè le istituzioni e la politica se ne facciano carico pienamente, ponendo questa piaga in cima all’agenda politica del paese. Non è possibile infatti che, proprio nei giorni in cui il parlamento europeo si accinge a votare il "Mobility Package", pacchetto di norme che prevede il taglio dei tempi di riposo degli autisti (sia camionisti che conducenti di pullman), assistiamo inermi a tragiche morti come quella odierna". 

Secondo la Filt Cgil, il “Mobility Package" rischia di "peggiorare gravemente le condizioni di sicurezza di autisti e utenti della strada", e questa è una delle ragioni dello sciopero dell’autotrasporto proclamato per il giorno 14 gennaio dalle 00.00 alle 24.00. Sciopero contro una misura che il sindacato non esita a definire "scellerata", perché "portatrice di più fatica, meno concentrazione e meno sicurezza per tutti". 

"Con il nostro sciopero - afferma Marco Bizzarri, segretario generale della Filt Cgil dell'Umbria - chiediamo pertanto a tutti i parlamentari europei del nostro Paese di votare contro queste misure, e che ci si faccia invece carico di quella che appare sempre più come una strage silenziosa: le morti sul lavoro".

Acque agitate in Ast: tre ore di sciopero

Ven, 11/01/2019 - 16:28

Braccia incrociate per tre ore e presidio davanti all'ingresso del Tubificio il prossimo 16 gennaio: lo hanno deciso Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl, Usb ed Rsu di Ast Terni in risposta alle scelte di politica industriale che la multinazionale ThyssenKrupp sta mettendo in campo.

“Il piano industriale proposto non è accettabile - scrivono i sindacati in un volantino distribuito oggi all'uscita dalla fabbrica - perché è un piano di riduzione ed indebolimento: diminuiscono i volumi prodotti, che andranno sotto un milione di tonnellate annue, così come la forza lavoro (obiettivo 2300 dipendenti); nessuna garanzia per i contratti somministrati; entità degli investimenti sufficiente solo al mantenimento dello status quo; poca trasparenza sul sistema organizzativo delle attività dirette ed indirette; nessuna chiarezza sul sistema degli appalti a partire dal progetto scorie ed ambiente”. 

Secondo i sindacati a questo punto "è necessario accelerare i tempi dell’incontro già chiesto al governo, al fine di far prendere degli impegni precisi a ThyssenKrupp su Terni", per contrastare "l’indebolimento industriale di Terni nelle sue diverse articolazioni". "È dirimente - aggiungono i rappresentanti delle tute blu ternane - valorizzare la strategicità delle produzioni ternane con politiche ed azioni concrete e non semplicemente con spot ed annunci".

C'è poi la questione della contrattazione aziendale: per i sindacati è "assurdo il fatto che con 98 milioni di utile non ci sia la volontà di redistribuire". “Gli utili che Ast ha ottenuto nel biennio passato - scrivono nel volantino Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl, Usb e Rsu di Ast - sono anche frutto del sacrificio dei lavoratori che in Ast hanno operato e continuano ad operare, inoltre la redistribuzione deve riguardare l’insieme delle maestranze e non soltanto 'pochi eletti' come avvenuto in questi anni ad opera unilaterale dell’azienda”.

Da qui una prima iniziativa di mobilitazione: sciopero mercoledì 16 gennaio dalle ore 11 alle ore 14 di tutti i lavoratori del sito e degli appalti, con presidio alla portineria del Tubificio.

Pedretti confermato alla guida dello Spi

Ven, 11/01/2019 - 16:24

Ivan Pedretti è stato confermato alla guida dello Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil. Ad eleggerlo, con il 90% dei consensi, l’assemblea generale che si è riunita in conclusione dei lavori del congresso nazionale che si è tenuto dal 9 all’11 gennaio al Lingotto di Torino e a cui hanno partecipato oltre 700 delegati e delegate provenienti da tutta Italia. “Evitiamo di arrivare a Bari divisi e di fare la conta”, ha detto Pedretti chiudendo il congresso in vista di quello della Cgil nazionale che si terrà dal 22 al 25 gennaio a Bari. “La democrazia – ha continuato – ci può aiutare. Non dobbiamo avere paura. Chi si candida a governare la Cgil deve poterla guardare in faccia. Ai due candidati dico ‘provateci’ perché è utile per tutti. C’è ancora uno spazio per arrivare a una soluzione unitaria e io sono per ricercarla”. “Cara Susanna – ha esordito il dirigente sindacale nel suo discorso prima del voto finale –, sono proprio d'accordo: la Cgil, lo Spi, devono avere uno sguardo lungo, la capacità di capire i processi di cambiamento, le trasformazioni, e provare a governare e tutelare al meglio la rappresentanza di lavoratori, lavoratrici, pensionate e pensionati. E spero, auspico, che faremo un grande sforzo per rappresentare le nuove generazioni, coloro che non hanno avuto la possibilità, come l'abbiamo avuta noi, di poterci organizzare e stare in un collettivo dove costruire proposte e azioni, ribellandoci ai poteri costituiti”. 

Nella parte iniziale del suo discorso durato una quarantina di minuti, aperto nel ricordo di Fabrizio De André, Pedretti si è soffermato a lungo sul ruolo del sindacato nella società: “Lo ha sempre avuto nei cambiamenti: a volte ha saputo interpretarli, persino guidarli, altre volte ha dovuto difendersi. Lo ha fatto però sempre con la grande capacità di stare insieme e dare una risposta collettiva ai bisogni delle persone. Oggi è più difficile, ho provato a dirlo anche nella relazione: la fabbrica non è più quella di ieri. Ma è sul territorio che ci dobbiamo misurare, per capire come i cambiamenti incidono sulla vita delle persone in carne e ossa”. La Carta dei diritti della Cgil resta un punto essenziale, “ma non può stare depositata in Parlamento e basta”, aggiunge: “Bisogna riprendere la sua azione, deve diventare un soggetto di discussione vera anche con Cisl e Uil, perché parliamo dei diritti di milioni di persone e noi quell’obiettivo lo dobbiamo raggiungere”. A fianco ad essa, però, “deve esserci anche una risposta di tutela dei diritti delle persone anziane che rappresentano gran parte della società: questo deve entrare nella testa e nel corpo vivo della nostra organizzazione: è un tema generale, non soltanto dei pensionati. C’è bisogno di una Cgil forte, unita, che faccia dell’innovazione la sua idea di fondo, chiedendo ai lavoratori forti di sostenere un’azione solidale per i più deboli, perché quello che sta succedendo in questo Paese è davvero la verticalizzazione corporativa. Ma la Cgil e la sua confederalità così si indeboliscono, perciò bisogna guardare a un’idea larga della sua organizzazione, e aprire una discussone profonda sul ruolo verticale e confederale”. 

In una società siffatta, dove le protezioni sociali per i giovani, le donne e gli anziani, sono messe seriamente in discussione, "l’unica via – ha sottolineato l'esponente dello Spi – è proporre un welfare universale. La salute è di tutti, non si può separare tra un territorio e l’altro. L'operazione messa in piedi della Lega prima, e sostenuta oggi persino dal M5s, di rafforzamento del potere della territorialità, è foriera delle divisioni. Ma anche la locomotiva di Milano può incepparsi se il Paese si rompe, è un tema di tutti". La divisione indebolisce la democrazia, "perciò c'è bisogno ancora dell’ossigeno della democrazia di mandato, partecipata, del ruolo dei soggetti intermedi, altrimenti un Paese altrimenti non sta in piedi. Noi dobbiamo sostenere con forza questo obiettivo e la prima cosa da fare è discutere con i nostri rappresentati, provare a litigare con loro, anche se qualcuno ci fischierà. Non è una questione ideologica, ma di merito: quota 100 non è la riforma della Fornero, dobbiamo spiegarlo ai lavoratori. Perché se io dico che va bene, sto avallando un’azione di disuguaglianza sociale che lascia fuori le donne e i giovani con carriere discontinue". Tra i temi toccati e ribaditi, c'è anche la sollecitazione a "guardare avanti per un’idea di un nuovo sindacalismo unitario confederale. È possibile farlo, bisogna provarci – insiste Pedretti –, anche in virtù del cambiamento politico e sociale straordinario che stiamo vivendo. La manifestazione unitaria del 9 febbraio sarà una prima grande iniziativa per aprire una fase nuova e lo Spi sarà presente con tutta la sua forza, perché quello è uno spazio di innovazione". Così come con forza il sindacato deve stare sul territorio, "come abbiamo fatto per esempio aiutando le persone colpite dal terremoto".

Infine, il passaggio sulle questioni interne. "Il sindacato dei pensionati – ha osservato – in questi tempi è messo sotto attacco, quindi bisogna provare a difenderlo. Se qualcuno vuole scioglierlo, apriamo una discussione e io sarò pronto a spiegare il perché sarebbe una tragedia per la Cgil. La dimostrazione è che la Ig Metall in Germania non è diventata più forte inglobando i pensionati, e nello stesso tempo ha lasciato la tutela delle persone anziane in mano solo alla politica. L’identità confederale deve invece essere rafforzata e noi lo stiamo facendo, abbiamo il compito di far conoscere la nostra storia ai tanti che si iscrivono al sindacato dei pensionati senza conoscere la Cgil". Quanto alla disputa per la segreteria generale del dopo Camusso, "io non ho mai fatto un nome. Nelle sedi ufficiali si rispettano le regole, sarà l’assemblea generale a decidere: ognuno voterà per le sue ragioni e convinzioni, ma non drammatizziamo questa situazione, la democrazia ci può aiutare. Per questo mi piacciono i congressi in cui si discute liberamente di posizioni politiche. Sicuramente faremo un segretario generale, non dobbiamo avere paura dei percorsi democratici, usiamoli al meglio. Evitiamo però di arrivare divisi, alla conta. Sono convinto che possiamo farcela, Proviamoci fino in fondo. E il segretario che uscirà a Bari, sarà il segretario di tutti, me compreso”.

 

 

LEGGI ANCHE Camusso: siamo noi antidoto agli egoismi
La relazione di apertura
SPECIALE CONGRESSO CGIL

La settimana del lavoro

Ven, 11/01/2019 - 16:12

Cgil, Cisl e Uil scendono in piazza a Roma sabato 9 febbraio per cambiare le scelte del governo e sostenere la piattaforma unitaria votata dai lavoratori. La manifestazione è stata proclamata mercoledì scorso dai sindacati.

La Confederazione di corso d’Italia continua nella fase finale del suo percorso congressuale. Lo Spi tiene l’assise a Torino. “Il futuro del Paese passa per i pensionati”, così nella relazione d’apertura il segretario generale Ivan Pedretti. L’intervento del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: siamo noi l’antidoto agli egoismi. Anche il Silp Cgil si è ritrovato a congresso, la relazione del segretario Daniele Tissone: il decreto sicurezza è solo propaganda. Qui lo speciale di Rassegna Sindacale sul congresso della Cgil, in continuo aggiornamento.

I beffati del decreto dignità. Di fronte al rischio di contenzioso legale le imprese non rinnovano i contratti precari e sostituiscono i lavoratori: una nuova inchiesta di Rassegna e RadioArticolo1. Sul tema parla il segretario confederale della Cgil, Tania Scacchetti: “Una legge piena di paradossi”.

L’Istat diffonde le cifre provvisorie per il mese di novembre: crescono solo gli occupati ultracinquantenni e calano tutte le altre fasce di età. “Sul lavoro il Paese è fermo”, questo il commento della Cgil.

Nelle cronache italiane si torna a parlare di banche, con l’intervento del governo gialloverde per salvare Carige. L’aggregazione è l’unica strada possibile, secondo la Fisac, che sottolinea la necessità di rilanciare l’azienda.

Accordi, scioperi e vertenze
Credito cooperativo, firmato il rinnovo del contratto nazionale. Al via la mobilitazione degli edili: i sindacati di categoria annunciano una serie di iniziative per chiedere il rilancio del settore. Prosegue la protesta contro il mobility package: le sigle dei trasporti confermano gli scioperi del 14 e 21 gennaio. Svolta positiva per Jp Industries: l’azienda è salva, ora serve il rilancio. Resta in bilico il futuro della Pernigotti, la proprietà chiude sulla vendita del marchio. Il caso Frama: licenziati dopo il pranzo di Natale. La vertenza Treofan: no all'ennesima fuga col bottino.

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ANALISI, OPINIONI E APPROFONDIMENTI

Cancro e lavoro, se a pesare sono le diseguaglianze sociali
di Diego Alhaique

Il caso / Vigili del fuoco a Salvini: meno selfie e più fatti
di Fabrizio Ricci

Se la cittadinanza diventa precaria
di Laura Ronchetti, Eticaeconomia

Inchiesta / I beffati del decreto dignità
di Stefano Iucci

Inchiesta / La solitudine dei rider
di Maurizio Minnucci
 

Sanremo: Slc, per Baglioni epurazione da governo illiberale

Ven, 11/01/2019 - 15:52

"E così a Claudio Baglioni esprimere la propria opinione è costato una sequela di insulti e la garanzia che non gli sarà più affidata la direzione artistica del festival di Sanremo. Almeno finché Teresa De Santis sarà alla direzione di Rai1. È la promessa fatta pubblicamente ai cittadini italiani dalla stessa neodirettrice." Così commenta Emanuela Bizi, della segreteria nazionale Slc Cgil.

"Una promessa, di cui non sentivamo il bisogno e, soprattutto, una promessa che sembra più una minaccia per chiunque si azzardi a esprimere pubblicamente perplessità sulle scelte fatte da questo governo. Il cambiamento precipita così nel buco nero della vecchia epurazione e anche in Rai questo esecutivo svela  il suo tratto illiberale", continua la dirigente sindacale.

"A Claudio Baglioni, auguriamo di lavorare serenamente alla creazione del festival di Sanremo e lo ringraziamo per aver ricordato a tutti che muri e porti chiusi non garantiscono il benessere di nessun cittadino e di nessuna nazione. A lui e a 60 milioni di Italiani auguriamo di poter continuare serenamente a esprimere la propria opinione e a loro, noi di Slc Cgil, promettiamo di continuare a batterci per questo", conclude la sindacalista.

 

Sardegna, dai sindacati 7 domande a Di Maio

Ven, 11/01/2019 - 15:45

I segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil della Sardegna, Mario Carrus, Giovanni Carta e Francesca Ticca, scrivono al ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio in occasione della sua visita in Sardegna, prevista per domani, in vista delle elezioni regionali e delle suppletive della Camera.

I sindacati pongono al ministri sette quesiti su energia e sviluppo per la Sardegna. "Una delle ragioni più importanti che rendono difficile il rilancio industriale e lo sviluppo di nuove attività produttive è legata allo squilibrio delle dotazioni infrastrutturali e di servizi di cui soffre la nostra Isola, in particolare per quanto attiene alla mancanza del metano, che causa un notevole aggravio di costi per le imprese e le famiglie. La Regione – si legge - ha ormai definito il piano per la metanizzazione attraverso l'utilizzo del Gnl, stoccato in depositi costieri, rigassificato in appositi terminali e distribuito nei 38 bacini, connessi in rete. Questo piano è stato approvato con un'intesa Stato-Regione nel 2016  in modo da equiparare la Sardegna al resto del Paese" .

Per tenere in condizione di stabilità e sicurezza economica il sistema energetico dell'Isola è “indispensabile disporre del metano come combustibile di transizione e di un cronoprogramma compatibile con gli investimenti necessari a realizzare da un lato la metanizzazione, dall'altro la riconversione delle attuali centrali termoelettriche", spiegano Carrus, Carta e Ticca.

Sono sette i punti sui quali i sindacati chiedono chiarezza a Di Maio: "Cosa significano le modifiche alla Sen (Strategia energetica nazionale, ndr) introdotte dalla Piec (Piano energia e clima, ndr) rispetto alla rete di connessione, ai rigassificatori, all'approvvigionamento dei bacini, alla regolazione tariffaria della metanizzazione in Sardegna? In che modo verrà garantito il riequilibrio del sistema energetico regionale dopo il 2025, sotto il profilo della stabilità, della sicurezza e della certezza dei costi?” 

“Nella Piec - scrivono al terzo punto - si fa riferimento a un approvvigionamento attraverso navi bettoline e autocisterne criogeniche: è stato valutato e qual è l'impatto tecnico, economico e ambientale di questa ipotesi? ". "La Piec - proseguono con il quarto quesito - prevede o no i rigassificatori e la rete di connessione dei 38 bacini di distribuzione di gas, esistenti e in costruzione, su cui vi sono già progetti in fase avanzata? Con quale soluzione si garantirà a imprese e cittadini sardi di disporre del metano a condizioni di prezzo e di accesso equivalenti al resto d'Italia? La cogenerazione di energia elettrica e termica è funzionale alla realizzazione di importanti accordi su progetti industriali che impegnano risorse pubbliche e private, in particolare a Porto Torres (chimica verde) e Portoscuso (Eurallumina, Portovesme e Sider Alloys): in che modo si pensa di alimentare le centrali, in assenza del carbone?" .

Settima ed ultima domanda a Di Maio riguarda il confronto coni sindacati stessi: "A tale proposito, quando intende promuovere il tavolo di confronto già chiesto e sollecitato dalla Regione sulla chimica verde a Porto Torres? Riteniamo importante poterci confrontare con lei sui temi dell'assetto del sistema energetico e sullo sviluppo industriale della nostra regione, e perciò le chiediamo di voler convocare in tempi brevi un apposito incontro con le nostre Organizzazioni sindacali regionali e nazionali".

Sanità privata: Fp, ok odg Lazio, ora tutela lavoratori

Ven, 11/01/2019 - 15:16

Dopo gli emendamenti recepiti nella legge di Stabilità regionale, è stato approvato oggi in Consiglio regionale un ordine del giorno sulla sanità privata, affinché si intraprendano tutte le azioni necessarie ad arrivare in tempi brevi al rinnovo del contratto nazionale, per introdurre maggiori regole nel sistema dell’accreditamento e più trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche.

“Prosegue – commentano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Natale di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini –, grazie a una lunga mobilitazione che da luglio scorso ha portato i lavoratori in piazza, fino al partecipatissimo sciopero del 14 dicembre, il percorso istituzionale che impegna la Regione Lazio sui punti indicati nella petizione rivolta al presidente Zingaretti, su cui abbiamo raccolto le firme di  oltre 10.000 lavoratrici e lavoratori. L’odg dà una chiara indicazione politica sia a sostenere la prosecuzione delle trattative sul rinnovo del contratto, fermo da oltre 10 anni, sia a procedere a una rivisitazione delle regole sulla gestione economica e finanziaria delle strutture. Come da anni denunciamo, dietro a presunte crisi aziendali le proprietà delle strutture mascherano spesso azioni unilaterali che penalizzano i lavoratori su diritti, tutele e condizioni di lavoro, mettendo a rischio gli stessi i livelli occupazionali".

“Sulla sanità privata accreditata – proseguono i dirigenti sindacali –, si regge poco meno della metà dei servizi sanitari del Lazio. La trasparenza nella gestione delle risorse e il controllo dei bilanci deve essere la regola, e non potrebbe essere altrimenti, dato che si tratta di risorse pubbliche. Così come deve esserci un quadro omogeneo dei sistemi di accreditamento e deve essere uno solo il contratto applicato ai lavoratori nelle strutture, aspetto su cui già in legge di bilancio regionale si era intervenuti, per un fermo contrasto al precariato e al dumping causato dall’applicazione di contratti pirata”.

Concludono i tre sindacalisti: “Ora ci aspettiamo che la commissione sanità e gli assessorati competenti ci convochino per andare avanti con atti concreti sugli impegni presi. Rimaniamo perplessi di fronte all’astensione dei consiglieri del gruppo M5s, su un tema che riguarda da vicino il livello dei servizi alla salute dei cittadini di Roma, città da loro stessi amministrata, e di tutto il Lazio, oltre che la tutela del lavoro, la legalità e la trasparenza, che vada verso un maggiore controllo del pubblico sull’imprenditoria privata che investe - e fa profitto - nei servizi sanitari”.

 

Mobility package, confermato lo sciopero

Ven, 11/01/2019 - 14:46

Sarà sciopero per il Mobility package, contro la modifica dei tempi di guida e riposo, per la sicurezza stradale, per il divieto totale del riposo in cabina. È stata infatti confermata la mobilitazione dei lavoratori dipendenti del settore dell’autotrasporto merci che incroceranno le braccia lunedì 14 gennaio (dalle ore 00.00 alle ore 24.00).

Al Parlamento europeo sono in discussione le modifiche (proposte dalla Commissione) al Regolamento 561 del 2006, contenute nel cosiddetto “Pacchetto mobilità” (Mobility package) varato il 31 maggio scorso. A giudizio dei sindacati alcune misure peggioreranno notevolmente il lavoro dei conducenti professionisti di camion e pullman.

 “Pur registrando una moderata soddisfazione per le misure non approvate (il 10 gennaio ndr) dalla Commissione trasporti del Parlamento europeo sui tre pilastri del Mobility Package che riteniamo sarebbero devastanti per le condizioni di lavoro e sicurezza, il quadro resta molto negativo con profonde divisioni tra delegazioni nazionali e gruppi politici” hanno commentato i rappresentanti di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa-Cisal e Ugl Fna.

La Commissione Trasporti del Parlamento Ue a dicembre aveva deciso di rivotare il 10 gennaio in merito a delicati aspetti del pacchetto, dai tempi di guida e di riposo, al tachigrafo.  La decisione faceva seguito all'accordo su questi temi raggiunto nel Consiglio dell'Unione europea.

Con lo sciopero ora i siindacati speraanodi bloccare ogni modifica del Regolamento. In particolare, spiegano, il passaggio in cui “si prevede la possibilità di distribuire in modo squilibrato i tempi di guida e riposo, con la concentrazione del riposo lungo nella quarta settimana determinando perciò un allungamento dei tempi di lavoro nelle prime tre settimane. Una distribuzione squilibrata dei tempi di guida e di riposo significa produrre conseguenze in modo diretto sulle condizioni di lavoro: più fatica, meno concentrazione, più difficoltà di recupero. Significa meno sicurezza per i lavoratori e per tutti gli utenti della strada”.

 L’iter parlamentare del Mobility Package passerà alla seduta plenaria del Consiglio che dovrebbe riunirsi entro fine gennaio. Inoltre il 22 gennaio la Commissione trasporti voterà la proposta di modifica del Regolamento Europeo 1073/09 che riguarda la liberalizzazione del trasporto pubblico locale superiore ai 100 chilometri. Anche in vista di questo appuntamento è stato proclamato uno sciopero di quel settore che si terrà la vigilia, cioè il 21 gennaio.

Magneti Marelli, Fiom primo sindacato a Bari

Ven, 11/01/2019 - 14:07

La Fiom è il primo sindacato nelle elezioni per il rinnovo degli Rls alla Magneti Marelli di Bari. La sigla dei metalmeccanici Cgil ha ottenuto il 42%, per un totale di 362 voti conseguiti, ed ha quindi eletto 4 componenti Rls su 8. In particolare, la composizione degli 8 Rls è la seguente: Fiom 4, Uilm 2, Fim 1, Fismic 1.

"È un risultato importante, che rende merito all'impegno di questi anni dei delegati della Fiom, che hanno gestito una fase complicata, a partire dall'utilizzo degli ammortizzatori sociali fino agli investimenti per il motore elettrico. È un riconoscimento da parte delle lavoratrici e dei lavoratori della Magneti Marelli di Bari che rinnovano la fiducia verso la Fiom, che nei prossimi mesi dovrà affrontare sfide complesse, a partire dalla negoziazione per il rinnovo del Ccsl". Lo dichiarano in una nota congiunta Michele De Palma, segretario nazionale Fiom, responsabile automotive, e Saverio Gramegna, segretario generale Fiom di Bari.  

"In questi giorni, nello stabilimento di Bari si sta utilizzando la cassa integrazione ordinaria, che però non è stata firmata dalla Fiom. Riteniamo indispensabile che Fca utilizzi le tecnologie dell'elettrico di Magneti Marelli, non solo per salvaguardare l'occupazione, ma per implementarla. Questa è la sfida che vogliamo affrontare con i lavoratori nel prossimo futuro. Fca non può non tenere conto della rappresentatività della Fiom”, concludono i due dirigenti sindacali. 
 

Cgil-Filt Calabria, porto Gioia Tauro è vertenza nazionale

Ven, 11/01/2019 - 14:05

"La vertenza Gioia Tauro ritorni alla presidenza del Consiglio e il governo assuma impegni certi per il futuro del porto". A chiederlo sono il segretario generale della Cgil Calabria Angelo Sposato e il segretario regionale della Filt Cgil Nino Costantino, in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. "La situazione del porto di Gioia Tauro è gravissima", scrivono i due sindacalisti: "I container movimentati sono diminuiti del 6 per cento nel 2018 e dell'11 per cento nel 2017. Nel corso del 2016 per frenare questa drammatica situazione si era convenuto col ministro dei Trasporti di portare la vertenza sul tavolo della presidenza del Consiglio per dare più forza alle soluzioni e più autorevolezza nel confronto con armatore e terminalista".

Sposato e Costantino evidenziano che "alcuni risultati quel tavolo li aveva raggiunti: finanziamento e tempi di realizzazione del gateway e del bacino di carenaggio seguiti, dal punto di vista tecnico, dall'Autorità portuale e dal commissario Agostinelli, oltre che la costituzione dell'Agenzia di lavoro portuale che riguardava anche i porti di Taranto e Cagliari. Sul bacino di carenaggio ci sono ancora ritardi. Ma soprattutto, la proposta sostenuta con forza dalla nostra organizzazione di costituzione di una Zona economica speciale che sostenesse adeguatamente il necessario processo di crescita industriale senza il quale non si avrà per il futuro né sviluppo né nuova occupazione. Notiamo, però, con crescente preoccupazione, una situazione di confusione e incertezza nell'azione del governo che potrebbe portare al tracollo il porto di Gioia Tauro".

Sposato e Costantino ricordano che "il 18 dicembre c'è stata all'Autorità portuale la visita del ministro Toninelli che ha incontrato anche le organizzazioni sindacali che hanno rappresentato preoccupazione e avanzato proposte. Non sappiamo, però, se il governo ha avviato una discussione con Msc e con Aponte per capire i motivi per cui ancora non sono stati concretizzati gli impegni assunti di aumentare i volumi fino a 40 mila teus. E non sappiamo ancora se il ministro ha discusso con il terminalista dei motivi che hanno portato a non mantenere gli impegni sugli investimenti sulla banchina e sulle gru".

I due esponenti sindacali calabresi evidenziano che "proprio negli ultimi mesi del 2018 si sono movimentati solo 28 mila container a settimana, un dato assolutamente inferiore a un anno e mezzo fa, quando, alla fine di sei anni di cassa integrazione, si era dichiarata la crisi del porto. Tutto ciò nel mentre il gruppo Eurogate sposta investimenti consistenti a Cipro e i cinesi fanno altrettanto in Grecia. E' necessario, quindi, che Gioia Tauro sia considerata dal governo vertenza nazionale e ritorni autorevolmente al tavolo della presidenza del Consiglio, anche perché lo scontro fra terminalista e Msc, entrambi proprietari al 50 per cento di Mct, si ripercuote non solo sui traffici, ma evidentemente sul futuro dell'infrastruttura proprio nel momento in cui si è dato vita alla Zona economica speciale".