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Rassegna.it - lavoro, politica ed economia sociale
Aggiornato: 5 hours 29 min fa

Fisac Salerno, Pierluigi Sessa nuovo segretario generale

Ven, 11/01/2019 - 13:41

Pierluigi Sessa è il nuovo segretario generale della Fisac Cgil di Salerno, prende il posto di Michele Cervone. Pierluigi Sessa ha ricoperto per anni il ruolo di componente della segreteria provinciale e regionale della Fisac. “Antifascismo e antirazzismo saranno al centro della mia agenda politica e del mio agire quotidiano” , ha dichiarato il neo segretario: “Credo occorra concentrare ogni nostra azione per difendere i principi costituzionali messi duramente a prova dal governo. Confermando l’ottimo lavoro nella conduzione della categoria, ribadisco il mio intento di proseguire nella conferma del percorso fin qui intrapreso”.

Coop Olinda (Mantova), indetto stato d'agitazione

Ven, 11/01/2019 - 13:34

Proclamato lo stato di agitazione del personale della Cooperativa Olinda (attiva nel settore dell’accoglienza ai migranti) di Medole (Mantova). A divulgare la notizia, con articolo a firma di Tiziana Altea, è "PubblicAzione", il periodico d'informazione della Fp Cgil Lombardia. “Così abbiamo deciso, con la Fisascat Cgil, e le lavoratrici e i lavoratori nell’assemblea di giovedì 3 gennaio” racconta Magda Tomasini, segretaria della Fp Cgil Mantova. Quali sono le ragioni di questa protesta? “Sono diverse. Dagli stipendi non pagati di novembre, salvo per una piccola quota, ai rimborsi chilometrici da dare agli operatori per le spese da loro già sostenute. Non ultima, la documentazione che abbiamo richiesto come condizione a monte per far riaprire il confronto sulla possibile attivazione del fondo integrativo salariale, dopo che la cooperativa sociale lo scorso dicembre aveva avviato una procedura di licenziamento collettivo per 31 dei 133 dipendenti e la cessione di ramo d’azienda dei servizi educativi, coinvolgendo altri 47 lavoratori, procedure poi ritirate su richiesta dei sindacati. Tuttavia la Coop Olinda si trincera dietro un buco di oltre 470 mila euro nel 2018, per il quale appunto avrebbe chiuso una ventina di suoi centri sparsi tra Mantova, Brescia e Verona. A maggior ragione per il brutto contesto che si sta determinando nel paese in materia, non siamo per nulla tranquilli”. Quali azioni di protesta metterete in campo? “Stop al lavoro straordinario o supplementare, stop a prestazioni esterne senza che ci sia l’erogazione anticipata delle spese da sostenere e quindi stop all’uso del proprio mezzo per svolgere le attività. È una lotta due volte necessaria: difendere i lavoratori significa difendere i diritti, anche delle persone che li vedono garantiti attraverso i servizi”.

Cancro e lavoro, se a pesare sono le diseguaglianze sociali

Ven, 11/01/2019 - 11:51

I tumori legati al lavoro costano tra 270 e 610 miliardi l'anno nei 28 Paesi dell’Unione europea. Lo rivela il libro appena pubblicato dall’Istituto sindacale europeo (Etui), “Cancro e lavoro-Capire i tumori professionali e adottare le misure per eliminarli” (https://www.etui.org/Publications2/Books/Cancer-and-work-understanding-occupational-cancers-and-taking-action-to-eliminate-them). I tumori occupazionali sono la principale causa di morte per i lavoratori nelle società industrializzate e, ogni anno, più di 100 mila persone vengono uccise da esposizione ad agenti cancerogeni nell’ambiente di lavoro. Secondo recenti stime, la quota di tumori di origine professionale rappresenta l’8% di tutti i nuovi casi di cancro (da 6 a 12% per gli uomini e dal 3 al 7% per le donne).

“Questi tumori sono moralmente inaccettabili, poiché potrebbero facilmente essere evitati attraverso misure di prevenzione adeguate”, afferma Laurent Vogel, ricercatore senior presso l'Etui e curatore del libro. “I tumori sono anche fonte di ingiustizie”, sostiene dal canto suo Tony Musu, cofirmatario dell’opera. “L'esposizione ad agenti cancerogeni durante il lavoro – prosegue – è causa di grandi disuguaglianze sociali di salute in Europa, ma anche nel resto del mondo. Gli operai o il personale infermieristico sono molto più esposti a tumori professionali degli ingegneri o dei bancari. Di fatto, la mappatura socio-professionale per i diversi tipi di tumore, mette in evidenza le disuguaglianze sociali”.

Il legame tra il cancro e le condizioni di lavoro è ampiamente riconosciuto e descritto nella letteratura scientifica da più di due secoli. Si è riscontrato che sono diverse centinaia le sostanze cancerogene presenti nei luoghi di lavoro. I livelli di esposizione a tali fattori nocivi sono una fonte importante di disuguaglianze sociali nella salute. In particolare, il rischio per una persona di aver diagnosticato un cancro professionale varia notevolmente a seconda della posizione che occupa nella scala sociale: tanto per esser chiari, per un addetto alla manutenzione o per un operaio edile è più alto di quello dei dirigenti della loro azienda.

Se si confrontano i fondi impiegati nella ricerca e nello studio, rispettivamente, dei fattori genetici e dei fattori professionali che causano il cancro, possiamo vedere che per i primi si spendono notevoli risorse, mentre per i secondi la cifra è ridotta alle briciole, fanno notare i ricercatori. In un articolo pubblicato nel 2018, Aaron Blair e Lin Fritschi sottolineano che nelle principali cinque riviste scientifiche dedicate al cancro, il numero di articoli relativi ai tumori professionali è sceso drasticamente, da circa 80 a 90 per anno dal 1991 al 2003 a circa 30 fino al 2009.

La pubblicazione del libro è il risultato di oltre vent’anni di collaborazione tra i ricercatori Etui di diverse discipline e le reti sindacali. Esso giunge in un momento particolarmente importante, in quanto il processo di revisione dell’acquis europeo nella prevenzione dei tumori legati al lavoro, dopo un lungo periodo di paralisi, è stato fatto rivivere nel maggio nel 2016 con nuove proposte normative per la limitazione del rischio.

L’opera non pretende di essere un’analisi esaustiva di tutti i fattori che vi vengono menzionati, ma esamina piuttosto la situazione attuale, gli esempi pratici di azioni preventive e legislative e il problema della visibilità dei tumori professionali, in particolare nell’ambito dei sistemi d’indennizzo delle malattie professionali. Il suo obiettivo è quello di alimentare il più possibile il dibattito in corso e promuovere la discussione di una strategia ambiziosa per eliminare i tumori legati al lavoro.

Al via Bookciak, Azione!, il premio per video ispirati a libri

Ven, 11/01/2019 - 11:40

Sono aperte le iscrizioni per partecipare al premio Bookciak, Azione!, evento di pre-apertura delle Giornate degli autori al Festival di Venezia 2019. L'iniziativa, realizzata con Sngci e Spi Cgil, si svolgerà il 27 agosto alla villa degli Autori al Lido di Venezia.

"Una grande festa alla vigilia della 76esima Mostra del cinema (dal 28 agosto al 7 settembre) - si legge nella presentazione - insieme ai giornalisti accreditati al festival e agli addetti ai lavori, durante la quale saranno proiettati i bookciak vincitori: video di massimo 3 minuti ispirati a romanzi, graphic novel e quest‘anno anche poesie. Perché quello dei bookciak è un formato del tutto innovativo e sperimentale che, diversamente dai book trailer, punta ad esaltare gli aspetti emotivi e visionari del testo, avvicinandosi ai territori della videoarte".

Bookciak, Azione!, diretto da Gabriella Gallozzi, nasce per offrire ai giovani filmmaker una importante vetrina come il Festival di Venezia. La partecipazione è gratuita e aperta a concorrenti di non oltre 35 anni. A scegliere i vincitori sarà la giuria permanente del premio composta dalla regista Wilma Labate, dalla critica cinematografica Teresa Marchesi e dal produttore indipendente Gianluca Arcopinto. Al loro fianco sarà un/una presidente di giuria che sarà annunciato nei prossimi mesi. Nelle precedenti edizioni si sono avvicendati Ugo GregorettiCitto MaselliEttore ScolaGabriele SalvatoresAscanio CelestiniDaniele Vicari e Lidia Ravera.

Due saranno le sezioni speciali anche quest’anno. Una ad hoc aperta alle detenute del liceo artistico statale Enzo Rossi presente nella casa circondariale femminile di Rebibbia a Roma. E la terza edizione di Memory Ciak, sezione dedicata alla memoria e realizzata in collaborazione con LiberEtà, casa editrice dello Spi Cgil, con l‘obiettivo di mettere a confronto le generazioni sui temi del lavoro e dell‘impegno sociale e civile. Qui tutti i dettagli.

Ccnl sanità privata, 21 gennaio presidio a Lecco

Ven, 11/01/2019 - 10:09

Presidio lunedì 21 gennaio a Lecco, alle ore 8 di fronte alla Clinica Mangioni, dei lavoratori della sanità privata per sollecitare il rinnovo contrattuale, atteso ormai da ben 12 anni. "La sanità lombarda non adegua al costo della vita il salario dei suoi lavoratori, che svolgono un'attività di primo piano sul nostro territorio", spiegano Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl territoriali: "Realtà importanti come l'associazione La Nostra Famiglia, la Clinica Mangioni, svolgono tutti i giorni attività di servizio al cittadino con soldi pubblici, che nonostante siano sicuramente ben spesi, non bastano a coprire i sacrosanti adeguamenti salariali che oramai da 12 anni sono negati ai lavoratori della sanità privata". I sindacati chiedono che "le realtà della sanità privata non vengano più viste dalla Regione come agenzie interinali dei servizi pubblici, ma come un servizio complementare e con la stessa dignità della sanità pubblica, come previsto dalla legge regionale 23, dignità che non può che passare dagli aumenti salariali (con i dovuti arretrati) dei lavoratori del settore privato". E, in conclusione, sollecitano "parti datoriali e Regione Lombardia a impegnarsi fin d'ora a sbloccare il tavolo di trattativa e ad assicurare le risorse che servono per garantire quella dignità da lavoro che tutte le donne e gli uomini della sanità privata rivendicano".

Camusso: siamo noi l’antidoto agli egoismi

Gio, 10/01/2019 - 19:50

“Quando un Paese si frantuma, quando cresce la contrapposizione tra chiunque, come se fosse sempre colpa l’uno dell’altro, dobbiamo osservare che siamo di fronte a profondi egoismi da contrastare con forza. Lo vediamo nelle politiche del governo che non aiutano i giovani, come anche nelle nuove idee di federalismo. Un processo che l’esecutivo sta portando avanti nel silenzio di tanti, e non è la prima volta che la destra dà risposte secessioniste. Eppure c’è una parola che a volte pensiamo cancellata e invece vive in gran parte dei nostri militanti: la solidarietà”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso nel suo intervento al congresso dello Spi in corso al Lingotto di Torino. Tra i tanti egoismi da contrastare nel Paese, ha ricordato Camusso, c’è anche quello della chiusura dei porti, una decisone che non ha trovato adeguato contrasto nel Paese: “Dobbiamo essere grati al sindaco Orlando che ha avuto il merito di rompere l’ipocrisia e dichiarare che siamo di fronte a una legge anticostituzionale; noi saremo al fianco di tutti i sindaci che non smantellano il sistema Sprar. E speriamo che il nostro congresso – ha aggiunto – sia l’occasione per sottolineare la consapevolezza collettiva che ci serve per mobilitare le coscienze e impedire che nel silenzio si determini la secessione”, perché un paese egoista è “l’opposto del nostro principio di confederalità”.

Netta la critica al reddito di cittadinanza: “Non troverò mai ragioni perché un senzatetto debba ricevere un sostegno inferiore rispetto a chi è proprietario di casa o ha un mutuo, è davvero un moralismo inaccettabile, come lo è l’obbligo di dover convivere sotto lo stesso tetto per le coppie che si erano separate, cosa che metterà in grande difficoltà le donne vittime di violenze”. In generale, dunque, sono tante le ragioni per rilanciare la manifestazione del prossimo 9 febbraio insieme a Cisl e Uil: “Ci è chiarissimo il fatto che questa manovra decide di indebitare il Paese per 50 miliardi perché vuole dare riposte elettorali, ma questa decisone porterà pane e acqua per tutti” e su questo “dobbiamo continuare a parlare con i lavoratori e i pensionati, perché saranno loro a pagare il conto più salato”. Per fortuna, aggiunge, “le tante cose fatte in questi anni ci consentono di presentarci nei luoghi di lavoro per spiegare che il governo sta facendo danni per i lavoratori e per il loro futuro”. 

Questo compito, però, è reso arduo dal clima generale di disintermediazione cavalcato dall’esecutivo stesso, “che fa passaggio in più, arrivando sino a negare l’idea della rappresentanza dei soggetti sociali, qualunque essi siano, che riguardino il lavoro, il volontariato o il mondo delle imprese. Ma la democrazia non si consuma solo nelle scadenze elettorali, vive anche nella rappresentanza”. In tutto questo, ha osservato Camusso, “voglio ricordare che la Cgil non ha fatto sconti al governo sin dal primo momento, mettendo subito in discussone l’idea che si basasse su un contratto, una prima torsione delle regole”. Su questa linea il sindacato vuole impegnarsi attivamente in vista delle europee di maggio: “Non sarà una campagna elettorale tradizionale, lo ribadiremo con i lavoratori di tutto il continente: l’Europa può essere ancora il più grande strumento per difendere il multilateralismo, dobbiamo contrastare la strada del nazionalismo e dell’autarchia imboccata dal nostro governo. Siamo tra fondatori dell’Unione, non possiamo immaginare di chiudere i confini”.

Nella seconda parte del suo discorso arrivano i riferimenti al percorso congressuale. “Ci dobbiamo domandare – ha detto – se diventiamo federazione e non confederazione. Questo è il primo congresso nella storia della Spi che non sarà concluso da un rappresentate confederale. Dobbiamo quindi interrogarci su quali sono le ragioni, perché ogni volta che si decide di essere un po’ più autosufficienti, si va verso in nuovo corporativismo. Serve invece un punto di sintesi per superare questi rischi”. Parlando del suo futuro personale, Camusso ha aggiunto che non lascerà la Cgil dopo questi otto anni: “ In molti mi hanno chiesto di restare, io mi metto a disposizione ma sarà il gruppo dirigente a decidere. E quando andrà in pensione – ha aggiunto – sarò felice di iscrivermi allo Spi, sono certa che mi accoglierete”. Il segretario generale ha poi definito il percorso di questo 18° congresso lungo, importante e partecipato: "Molti dicono che arriviamo stanchi. Tutto vero, ma per la prima volta sono per difendere il nostro modello che ha coinvolto circa 20 mila fra delegati e componenti di lega. Come sempre, un percorso straordinario che ha approvato il documento ‘Lavoro è’ con il 98 per cento. Un risultato figlio del processo di unità della nostra organizzazione”.  

“In Cgil – ha quindi sottolineato – non c’è stata alcuna alterazione delle regole. E avere passato del tempo a interrogarsi su dove fosse la violazione ha fatto del male, perché ha delegittimato un gruppo dirigente. Noi le regole le abbiamo, nessuno ha intenzione di violarle”, ha osservato la dirigente sindacale. “Nel direttivo della Cgil la proposta del nuovo segretario è stata unitaria e non divisiva. Adesso bisogna continuare a lavorare per trovare una soluzione unitaria per il congresso nazionale di Bari perché vedo il rischio che si passi da un documento unitario alla ricerca di cose che ci differenziano per giustificare la presenza di più candidature. Il pluralismo è essenziale, ma vedo crescere troppi 'io' e 'mio' rispetto a 'noi' e alla Cgil, bisogna rafforzare la dimensione del noi”. Il luogo per discutere “è la segretaria, cercando le soluzioni. Certo, è legittimo non condividere una proposta, ma lo sfogo solo dell’io non ci fa bene. Nel cercare dimensione unitaria – ha concluso – non disfiamo ciò che abbiamo prodotto con il documento ‘Il Lavoro è’, quella passione dei militanti che l’hanno discusso e votato. Quello è il nostro patrimonio collettivo, una dimensione che conosce solo il plurale, non il singolare”.

 

Industria Italiana Autobus, non c’è accordo sulla cigs

Gio, 10/01/2019 - 19:04

Nulla di fatto per Industria Italiana Autobus. “Il lungo confronto di oggi al ministero del Lavoro è stato fallimentare. La direzione aziendale ha prospettato per lo stabilimento di Flumeri, in provincia di Avellino, una richiesta di cassa integrazione straordinaria per soli 3 mesi. La Fiom, insieme a tutte le organizzazioni sindacali, ha chiesto la proroga per 12 mesi per la riorganizzazione dello stabilimento al fine di realizzare il piano industriale e la rioccupazione di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori". Lo dichiarano in una nota congiunta Michele De Palma, segretario nazionale Fiom Cgil e Giuseppe Morsa, segretario generale Fiom Avellino.

"La situazione è peggiorata dal fatto che sono anche a rischio le retribuzioni per i lavoratori, sia di Flumeri sia di Bologna", proseguono i due dirigenti Fiom. Il ministero del Lavoro al termine dell’incontro ha preso l’impegno a convocare un nuovo tavolo al più presto. "Abbiamo chiesto la convocazione urgente di un tavolo presso il ministero dello Sviluppo Economico - spiegano i sindacati -per la presentazione del piano industriale per il rilancio degli stabilimenti di Flumeri e di Bologna, e per avere chiarimenti sull’assetto societario. L’ipotesi alla quale, secondo quanto comunicato al tavolo, si starebbe lavorando è l’ingresso di Invitalia, la progressiva riduzione delle quote societarie dell’azienda turca Karsan e la permanenza di Leonardo".

Nel corso dell’incontro si è discusso in particolare delle condizioni dello stabilimento di Flumeri. L’azienda ha evidenziato che sono necessari interventi strutturali per mettere in sicurezza lo stabilimento e servono investimenti per l’ammodernamento dell’impiantistica ormai obsoleta. L’obiettivo produttivo più urgente è la realizzazione di 23 autobus per adempiere alla commessa del Comune di Genova. Complessivamente l’azienda ha calcolato che sono stati persi 400 autobus, tra Bologna e Flumeri. "Una perdita enorme", commenta i rappresentanti della Fiom, che proseguono: " Sono ormai 7 anni che le lavoratrici e i lavoratori di Industria Italiana Autobus di Bologna e Flumeri attendono un piano per la reindustrializzazione e la rioccupazione. In attesa della convocazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico per la definizione dei nuovi assetti proprietari e degli ammortizzatori sociali necessari, domani si svolgerà un’assemblea nello stabilimento di Flumeri”. 

Atac, sindacati: risultato positivo grazie a sacrifici lavoratori

Gio, 10/01/2019 - 18:26

"Esprimiamo soddisfazione per il voto favorevole dell'oltre 70% dei creditori al Piano Concordatario per salvare l'Atac". Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio, la Cisl di Roma Capitale Rieti, la Uil del Lazio insieme a Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti Lazio. "Questo risultato - continua - è stato possibile solo grazie ai sacrifici dei lavoratori e delle lavoratrici che per primi hanno investito la loro responsabilità accettando e attuando le nuove disposizioni lavorative contenute nel piano industriale relativo la procedura concorsuale". 

"Ora diventa imprescindibile guardare al futuro - continuano i sindacati - delineando un nuovo piano di investimenti e definendo il modello di governance più idoneo per il rilancio e la virtuosa amministrazione di un’azienda di trasporto pubblico. Rimangono aperte le questioni inerenti la quotidiana interazione operativa tra azienda e lavoratori e gli investimenti immediati di cui superficie e struttura metropolitana necessitano per il sostentamento ed il miglioramento del servizio offerto ai cittadini".

"Riteniamo che, alla luce dei recenti sviluppi, l’azienda non possa più evadere questi temi e debba dare risposte chiare e fattive al fine di risolvere le criticità più volte evidenziate dalle organizzazioni sindacali a partire dalla sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici e dagli standard qualitativi delle strutture aziendali", concludono i sindacati. 

Mobility package, confermati gli scioperi del 14 e 21 gennaio

Gio, 10/01/2019 - 18:00

“Confermati gli scioperi nazionali del 14 e 21 gennaio, rispettivamente dei lavoratori del trasporto merci e logistica e del trasporto pubblico locale e noleggio pullman”. Lo riferiscono unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Fna, spiegando che “pur registrando una moderata soddisfazione per le misure non approvate dalla commissione Trasporti del Parlamento europeo sui tre pilastri del mobility package, che riteniamo sarebbero devastanti per le condizioni di lavoro e sicurezza, il quadro resta molto negativo con profonde divisioni tra delegazioni nazionali e gruppi politici”.

“L’iter parlamentare mobility package - proseguono le organizzazioni sindacali - adesso passa alla seduta plenaria del Consiglio che dovrebbe riunirsi entro fine gennaio. Inoltre il 22 gennaio la Commissione Trasporti voterà la proposta di modifica del regolamento europeo 1073/09 che riguarda la liberalizzazione del trasporto pubblico locale superiore ai 100 chilometri. È opportuno - affermano infine  - tenere alta l’attenzione affinché il Parlamento europeo non adotti misure che siano contro la sicurezza dei lavoratori e degli utenti della strada”.

Lavoratrice Ataf aggredita. Cgil: sciopero negato, gravissimo

Gio, 10/01/2019 - 17:38

Oggi a Firenze si è verificato l’ennesimo episodio di aggressione ai danni di un lavoratore Ataf, nello specifico una collega verificatrice, che colpita da una passeggera sprovvista di regolare titolo di viaggio, ha riportato una contusione al viso ed è stata assistita al Pronto Soccorso, ove ha ricevuto una prognosi di 5 giorni. Lo riferisce una nota delle Rsu e della Filt Cgil fiorentina.

"Come avevamo annunciato il 24 dicembre, ancora nell’immediatezza della precedente aggressione, ci siamo prontamente attivati per la proclamazione di uno sciopero simbolico, che avevamo stabilito di due ore, per la mattina dell’11 gennaio 2019, così come stabilisce la legge 146/90 all’articolo 2 comma 7. Tuttavia la Commissione di garanzia sullo sciopero, una volta contattata in merito, ci ha negato la possibilità di scioperare, motivando il loro diniego con la giustificazione che, per loro “non si tratta di un fatto gravemente lesivo dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”; per cui, chiedendoci se, a loro giudizio, debba scapparci il morto prima che si possa indire uno sciopero per le aggressioni, pur in totale disaccordo con tale giudizio, secondo noi miope e totalmente indifferente alle numerose aggressioni che si stanno da mesi susseguendo ai danni dei lavoratori di Ataf, ci vediamo costretti a rinunciare all’azione di protesta programmata per domani, questo nell’ottica di non voler esporre i lavoratori a possibili sanzioni da parte della Commissione di Garanzia; “becchi”, come recita un noto detto fiorentino, ma non “bastonati”, o per lo meno non da chi dovrebbe tutelare anche i lavoratori; “buscarne” dagli utenti, invece, ci è parso di capire per loro non sia grave".

Il sindacato quindi prosegue: "Siccome invece per noi è grave che un lavoratore debba rischiare in questo modo nello svolgimento della sua professione, abbiamo consultato i nostri legali ed abbiamo dato loro mandato di interpellare la Commissione di Garanzia su come far valere legalmente il diritto che la legge 146/90 ci riconosce all’articolo 2 comma 7; nel frattempo stiamo muovendoci per organizzare altre iniziative in merito. Augurandoci che sia Ataf gestioni, sia Comune, Città metropolitana e Regione Toscana agiscano costituendosi parte civile contro chi ha aggredito la nostra collega, auspichiamo anche che a livello nazionale si proceda nel legiferare affinché siano previste aggravanti specifiche per chi si renda colpevole dell’aggressione di un incaricato di pubblico servizio nello svolgimento delle sue funzioni", conclude la nota.

Basilicata, Tar boccia elezioni 26/5. Summa (Cgil): ripristinata democrazia

Gio, 10/01/2019 - 17:10

"La sentenza del Tar che ha accolto il ricorso contro la decisione della Giunta regionale di votare il 26 maggio, in concomitanza con le Europee, conferma quanto da noi sostenuto. Vengono così ripristinate la democrazia e la legalità e viene finalmente restituito ai lucani il diritto di esprimere il proprio voto, costituzionalmente garantito". Lo afferma, in una nota, Angelo Summa, segretario generale della Cgil Basilicata. "La decisione di procrastinare la data del voto regionale al 26 maggio prossimo - sostiene Summa - andava ben al di là di ogni ragionevole ipotesi e sarebbe stata una scelta sbagliata, che avrebbe minato profondamente la tenuta dei principi democratici che sorreggono il nostro assetto istituzionale. Quando la funzione politica si allontana dal perseguimento dell’interesse generale e mette se stessa al centro della sua azione, muovendosi al di fuori ed al di là di quello che dovrebbe significare essere al servizio dei cittadini, si sceglie deliberatamente di segnare una frattura ancor più profonda tra cittadini e istituzioni senza contare le tante criticità che attraversano la Basilicata, dallo  spopolamento alla povertà, alla crisi della  sanità, e allo stallo a cui l’avrebbe costretta la scelta del 26 maggio", conclude il dirigente sindacale. 

Circhi, animali maltrattati e lavoratori in nero

Gio, 10/01/2019 - 16:49

"Il dibattito sulla presenza degli animali negli spettacoli circensi è profondamente sbagliato e riduttivo: ovviamente anche questo settore si evolve, esiste un circo con gli animali e un circo contemporaneo che rinuncia ad essi, portando al centro l’uomo artista e creando, tramite una regia e una sceneggiatura, veri e propri spettacoli." Così commenta Emanuela Bizi, di Slc Cgil nazionale, in occasione della notizia dei controlli riguardante il Circo Orfei a Brescia. 

"Crediamo che una tale discussione sia sbagliata, perché pensare di cancellare con un colpo di spugna il circo tradizionale non è ovviamente possibile, ma lo è altrettanto pensare che anche che questo circo debba rimanere cosi com’è e che gli animali non debbano essere adeguatamente tutelati. La stessa legge per lo spettacolo disciplina il graduale superamento degli animali nei circhi, anche se ad oggi, nonostante le dichiarazioni autorevoli, i decreti attuativi sono scaduti e non prorogati."

"Invece scarsa se non inesistente attenzione viene posta nei confronti dei lavoratori che operano nei circhi - prosegue la sindacalista. Apprendiamo che un’ispezione dei carabinieri forestali di Brescia al Circo Davide Orfei  ha rilevato non soltanto una cattiva condizione per gli animali, ma anche per i lavoratori in nero (così come sono emersi recentemente altri casi di disagio per gli animali). Ovviamente seguiranno tutti gli accertamenti e contestazioni del caso."

"Abbiamo diverse volte chiesto all’Ente Nazionale Circhi aderente all’AGIS di sottoscrivere un contratto nazionale per regolare le attività lavorative nel comparto, che gode, anche se in modo minore, di contributi del Fondo dello Spettacolo. Ma abbiamo sempre ottenuto risposte negative."

"L'Ente Circhi intende mantenere i lavoratori in una situazione grigia, dove le scorrettezze sono la regola? conclude Bizi. Solo questo può giustificare l’indisponibilità a sottoscrivere un contratto. Questi lavoratori devono ottenere condizioni dignitose e solo un Contratto nazionale che sappia guardare alle particolari condizioni di questo settore può far si che questo succeda."

Policlinico Umberto I Roma, sciopero il 1° febbraio

Gio, 10/01/2019 - 16:28

Proclamato oggi lo sciopero di tutto il personale del Policlinico Umberto I di Roma, per l’intera giornata del 1° febbraio. Dopo lo stato di agitazione indetto il 19 dicembre 2018, trascorsi i tempi per il tentativo di conciliazione, Fp Cgil, Cisl e Uil comunicano oggi la data dello sciopero, che riguarderà l’intera platea di lavoratori e lavoratrici del Policlinico Umberto I di Roma, ovvero il personale non dirigente del comparto e gli addetti della cooperativa Osa.

“A seguito della partecipata assemblea dello scorso 8 gennaio – dichiarano i segretari generali regionali di categoria di Cgil, Cisl e Uil, Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini –, è accaduto un ulteriore, gravissimo fatto: la rimozione dalle aree esterne dell’ospedale di tutte le bandiere simbolo della vertenza in corso. Non sappiamo chi possa aver rimosso le bandiere, ma il gesto, profondamente antidemocratico, si inserisce in un contesto di totale chiusura al confronto su questioni vitali per lavoratrici e lavoratori, e mostra una totale mancanza di rispetto e attenzione per ciò che li riguarda. È troppo”.

“La mobilitazione in corso – proseguono i dirigenti sindacali – incrocia due grandi aspetti, entrambi frutto di una modalità di gestione, ormai consueta al Policlinico, che non si cura né di risolvere le complessive criticità organizzative né di utilizzare correttamente i luoghi deputati a trattare su diritti, tutele e condizioni di lavoro, non rispettando gli accordi sottoscritti. Da una parte, il rischio di blocco del salario accessorio e lo stallo delle trattative per il rinnovo del contratto decentrato, dentro cui rientrano anche i complessivi aspetti organizzativi; dall’altra, i rischi sul futuro occupazionale dei 700 lavoratori esternalizzati della cooperativa Osa. Nonostante si rischi il blocco del salario e il posto di lavoro - con la conseguente crisi per intere famiglie -, tutti i lavoratori garantiscono ogni giorno, fianco a fianco, i servizi pubblici alla salute, tenendo in vita funzioni essenziali del nosocomio”.

“Non è più tollerabile – concludono i tre sindacalisti – l’atteggiamento della direzione, rivelatasi inadeguata e arrogante quanto le precedenti, che non rispetta né riconosce il valore del lavoro, né dà seguito agli impegni presi. Il 1° febbraio tutto il personale sarà in sciopero: è fondamentale che si sappia - anche per i conseguenti disagi che subiranno i cittadini - quali sono le motivazioni di uno sciopero che pare, a meno di improvvisi quanto concreti cambi di rotta, inevitabile. Ora ci aspettiamo che la Regione Lazio renda concreta la disponibilità annunciata a risolvere la vertenza. Tutta la politica intervenga per sbloccare una situazione che mette seriamente a rischio la prosecuzione delle attività e l’investimento per il rilancio di un fondamentale presidio pubblico per la salute e la ricerca, una volta eccellenza non solo per questa città e questa regione, ma per l’intero Paese”.

Ponte Morandi, sindacati: positivo incontro con sub commissario

Gio, 10/01/2019 - 16:15

Si è svolto in un clima fattivo e di collaborazione l’incontro a Genova tra le segreterie nazionali dei sindacati Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, e Ugo Ballerini, sub commissario per la ricostruzione del ponte Morandi, interessato dal drammatico crollo del 14 agosto scorso. Al centro dell’incontro, chiesto dai sindacati, la predisposizione del cantiere per la ricostruzione del viadotto Polcevera dell’autostrada A10.

“Tra i temi affrontati oggi – dichiarano i segretari nazionali Mauro Franzolini, Stefano Macale e Antonio Di Franco – ci sono la sicurezza sul lavoro nei cantieri della ricostruzione e l’applicazione del contratto edile ai lavoratori impiegati, per evitare il fenomeno del dumping contrattuale. Inoltre, abbiamo ottenuto la disponibilità del sub commissario per quanto riguarda il percorso di formazione per la ricollocazione dei lavoratori che hanno subito danni per il crollo del ponte, che potrà essere gestita anche dal sistema bilaterale edile".

Nel corso del prossimo incontro, già fissato per mercoledì 30 gennaio, si entrerà nel dettaglio dei temi, per giungere poi alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa. Il nuovo ponte, secondo quanto comunicato da Salini Impregilo e Fincantieri, che si occuperanno della ricostruzione, verrà realizzato in dodici mesi: "Ci auguriamo davvero che i tempi siano rispettati – rilevano i dirigenti sindacali –, ma bisogna assolutamente evitare che la celerità dei lavori abbia conseguenze sulla sicurezza e sull'incolumità dei lavoratori impegnati”.

Il sub commissario Ballerini è stato nominato, insieme a Piero Floreani, come vice del commissario Marco Bucci, sindaco di Genova. La realizzazione del ponte seguirà il progetto di Renzo Piano, che prevede una travata continua di lunghezza totale pari a 1.100 metri, costituita da 20 campate.

Amnesty International Roma, firmato primo integrativo per 45 lavoratori

Gio, 10/01/2019 - 16:07

"È stato sottoscritto il primo contratto integrativo per i 45 lavoratori della onlus Amnesty International, con sede a Roma". Così, in un comunicato, la Filcams di Roma centro ovest litoranea.

"Fra le tante novità che miglioreranno la vita lavorativa dei dipendenti – continua la nota – vanno segnalate la nuova sperimentazione oraria (una sola timbratura in entrata e un minor controllo), sulla base di una reciproca fiducia tra responsabile e addetti, il mantenimento della retribuzione totale per quanto riguarda la carenza malattia, lo stesso numero di permessi maturati indipendentemente dalla data di assunzione, maggiore attenzione al tema della genitorialità".

"Inoltre, verranno aumentati i giorni di congedo di paternità, riconosciute 16 ore retribuite per le assemblee sindacali, maggiorati del 30% i permessi sindacali per le rappresentanze sindacali, privilegiati i contratti di lavoro subordinato in caso di nuove assunzioni. E ancora, sarà prolungata l’aspettativa post partum e per programmi di sviluppo e sostegno dei neogenitori, inserito il congedo matrimoniale per le unioni civili, introdotto un premio di risultato e sperimentazione del lavoro agile (smart working) su richiesta volontaria. Infine, sono stati concordati la clausola di ultrattività in caso di mancato rinnovo alla scadenza e una serie di incontri periodici per valutare l'applicazione del contratto integrativo", aggiunge la sigla Cgil del commercio e terziario.

"Un risultato importante – conclude il sindacato – che aumenta diritti e benefit per i lavoratori e le lavoratrici di Amnesty International di Roma".

Vertenza Frama, nulla di fatto da incontro con azienda

Gio, 10/01/2019 - 15:40

L’incontro fra Fiom Cgil e Fim Cisl con la direzione aziendale della Frama Action di Novi di Modena, ha fatto registrare ancora distanze abissali tra le parti.  "L’azienda continua a sostenere l’improcrastinabilità della chiusura aziendale, e ha cominciato a mettere sul tavolo anche qualche incentivo per risolvere i rapporti di lavoro. I sindacati Fio /Cgil e Fim Cisl hanno invece ribattuto la necessità di considerare prioritaria  la continuità dell’apertura aziendale, andando oltre la dead line del 7 marzo", si legge in una nota della Fiom di Modena.

I sindacati inoltreranno la lettera con la richiesta di incontro alle istituzioni – comune, provincia e regione – affinché il prossimo incontro con l’azienda possa vedere la partecipazione anche dei rappresentanti delle istituzioni locali. L’assemblea dei lavoratori ha confermato di continuare con il presidio davanti all’azienda. 

Medici, Fp Cgil: governo chiuda subito su rinnovo contratto

Gio, 10/01/2019 - 14:49

"Il governo chiuda subito il contratto di tutti i Dirigenti del Servizio sanitario nazionale". A chiederlo è la Fp Cgil nazionale in un ordine del giorno approvato oggi all'unanimità dal Comitato direttivo che fa chiarezza sull'emendamento 687 della legge di Bilancio che modifica l'accordo quadro del 2016 sulle aree contrattali del pubblico impiego e soprattutto richiama il governo alle sue responsabilità.

"Siamo preoccupati - si legge nell'ordine del giorno - per quanto accaduto con l'inserimento nella legge di Bilancio del comma 687, che di fatto modifica unilateralmente l'accordo quadro sottoscritto nel 2016 dalle organizzazioni sindacali confederali per la definizione delle aree contrattuali del pubblico impiego. Una norma irrispettosa delle prerogative sindacali che, inoltre, rischia di far retrocedere al punto di partenza la contrattazione faticosamente portata avanti in questi mesi dai sindacati dei medici e dei dirigenti sanitari, annullando di colpo i sacrifici di centinaia di migliaia di professionisti che da mesi protestano contro l'ingiustificato blocco contrattuale che si perpetua da 11 anni".

"Pur guardando con favore al reinserimento della Dirigenza Tpa nel contratto della Dirigenza Medica e Sanitaria - prosegue l'Odg della Fp Cgil -, ribadiamo come questo non debba in alcun modo determinare un ulteriore rallentamento nelle trattative che dopo tre scioperi e numerosi sit-in in tutti i territori avevano finalmente registrato un'apertura delle Regioni volta a chiudere rapidamente anche questo contratto. Una soluzione è a portata di mano: il Ministro della Funzione Pubblica dia mandato ad Aran per convocare rapidamente le parti e procedere ad un'immediata e puntuale integrazione dell'attuale accordo quadro, consentendo per questa via la rapida conclusione del confronto per il rinnovo del Contratto della Dirigenza del Ssn, un accordo che per noi deve essere in grado di cogliere e valorizzare tutte le diverse specificità professionali ricomprese in quest'area contrattuale. Per tutti questi motivi sosteniamo lo sciopero del prossimo 25 gennaio, impegnando tutte le strutture al massimo sforzo per la riuscita della mobilitazione unitaria", conclude.

«I numeri della manovra sembrano eterodiretti»

Gio, 10/01/2019 - 14:37

Il 2018 si è chiuso con l'approvazione di una legge di bilancio per lo più più volte, ma oggi si può finalmente avere un quadro generale più o meno compiuto, anche se incerto, delle cifre contenute nel testo. “C'è un deficit nominale al 2%, che è interamente utilizzato per disattivare le cosiddette clausole di salvaguardia, le clausole legate all'aumento dell'Iva delle accise qualora non non si fossero fatti tagli corrispondenti”, ha spiegato Roberto Romano, docente dell'Università di Bergamo, ai microfoni di RadioArticolo1.

“Ci sono 12 miliardi a disposizione – ha continuato Romano –, le risorse aggiuntive sono destinate alla riforma previdenziale e per il cosiddetto reddito di cittadinanza. La manovra economica sostanzialmente è tutta qui”. Il resto è “a margine di questo pacchetto”. Ora è necessario capire se la manovra potrà essere modificata, “se i numeri siano o meno efficaci e corretti”, e se non siano “in alcuni casi eterodiretti”. Perché sul deficit al 2% il docente ha delle perplessità, così come ha delle perplessità “sulle norme che stanno attuando con un decreto legge che non trova nessuna giustificazione”.

Nella prima bozza della manovra, in effetti, si proponeva alla Ue un deficit al 2,4%, la maggior parte del quale veniva utilizzata per la riforma previdenziale e per il reddito di cittadinanza. “In effetti utilizzando gli ipotetici 15 miliardi a disposizione per i due provvedimenti il deficit quadrava – spiega Romano –. Ma quei soldi sono comunque dei fondi che necessitano di un provvedimento di legge per essere spesi, mentre il denaro non speso diventa automaticamente risparmio”. Quel risparmio, a detta del docente, era già stato previsto per coprire alcune spese, mentre con il deficit al 2%, ora è necessario comprimere la spesa.

C'è poi il tema fiscale, che tra flat tax e cedolare secca mette da parte ancor più da parte il tema della progressività. ”È un problema annoso – ha continuato Romano –, perché è veramente da molto tempo che il fisco italiano tecnicamente non può più distribuire il carico tributario. D'altronde abbiamo solo un'imposta progressiva, l'Irpef, ed è pagata all' 80-85% dal lavoro dipendente”. Tutti gli altri redditi, “e con questa manovra è stata esacerbata la situazione”, sono soggetti a una imposta sostitutiva. C'è, insomma, “un problema strutturale molto serio”. “Bisognerebbe riscrivere le regole tra cittadini e governo per creare un fisco in cui tutti pagano sulla base delle proprie capacità contributive”, ma pure su questo fronte, “questo governo ha fatto anche peggio degli altri”. Per Romano l'esecutivo giallo-verde non fa nulla per opporsi al fatto che “il mondo del lavoro si sobbarca tutto l'onere finanziario dello Stato, mentre i redditi più ricchi sono interessati solo da imposte proporzionali”. Tutto ciò “non ha giustificazione né tecnica, né economica e persino nemmeno etica”.

Fp Cgil Parma, eletta la nuova segreteria

Gio, 10/01/2019 - 14:36

Nella tarda mattinata di oggi, è stata eletta dall'assemblea generale della Fp Cgil di Parma, riunitasi nel salone Trentin della Cdl locale, la nuova segreteria della categoria, che comprende tutti i comparti del lavoro pubblico.

Il nuovo gruppo dirigente, votato pressochè all'unanimità (dei 48 presenti, sui 61 aventi diritto al voto, 47 si sono espressi a favore e 1 si è astenuto), composto da quattro donne e un uomo: Rosalba Calandra Checco (segretario generale), Francesca Balestrieri, Silvia Sartori, Monica Marvasi e Ruggero Manzotti.

Caporalato, nel Lazio protocollo tra Regione, sindacati e associazioni datoriali

Gio, 10/01/2019 - 13:57

“Il Protocollo 'Per un lavoro di qualità in agricoltura', sottoscritto a Latina tra Regione Lazio, sindacati e associazioni datoriali, rappresenta un tassello importante nel contrasto al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento nel settore agricolo”. Lo dichiara Ivana Galli, segretaria generale Flai Cgil. 

“Il Protocollo si pone l’obiettivo di un piano di intervento a 360 gradi contro lavoro nero e sfruttamento in tutta la Regione Lazio e mostra l’attenzione della Regione su un tema così scottante.  Aspetto importante è che si sia previsto di iniziare la sperimentazione sul territorio di Latina, area dall’alta vocazione agricola e con un alto numero di lavoratori anche stranieri, troppo spesso costretti a condizioni di lavoro poco dignitose e non rispettose di leggi e contratti. Si parte, tra gli altri, dai temi cruciali del trasporto, degli alloggi e del collocamento con il coinvolgimento dei Centri per l’impiego e promuovendo azioni sinergiche con le articolazioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità”. 

“Questo Protocollo – conclude Galli - può essere esportato e preso ad esempio anche da altre Regioni e lo poniamo all’attenzione del ministro Centinaio, che ci auguriamo di incontrare quanto prima, per discutere dei temi legati all’agricoltura e del contrasto al caporalato, nonché di come attuare in tutte le sue parti la Legge 199/2016, cui fa correttamente riferimento anche il Protocollo della Regione Lazio”.