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Filt Cgil, per autisti, driver e rider nel rinnovo risposte su diritti e retribuzioni

5 hours 30 min назад

“Contrastare incursioni a livello europeo che portano deregolamentazione, valorizzare la professione anche sul versante economico e retributivo e renderla attrattiva, dare risposte adeguate ai tempi reali di impegno e intervenire con la formazione continua per seguire l'innovazione tecnologica”. Lo afferma il segretario nazionale della Filt Cgil Michele De Rose sulla trattativa per il rinnovo del contratto nazionale logistica, trasporto merci e spedizione, spiegando che “sono gli obiettivi sindacali presentati oggi per il personale viaggiante, autisti di mezzi pesanti, driver e rider in occasione del nuovo incontro”.

“Per quanto attiene ai driver – prosegue il dirigente nazionale della Filt Cgil – occorre affrontare il tema dell’intensità dei ritmi lavorativi e dell'impatto dell'e-commerce. Per i rider ribadire il rapporto di lavoro subordinato, valorizzando la contrattazione di secondo livello. Per il proseguimento della trattativa – conclude De Rose – a ritmo serrato è stato condiviso un calendario di incontri, di due giorni consecutivi ognuno, fino a marzo prossimo”.

Fincantieri, firmata la proroga dell'integrativo

5 hours 33 min назад

In data odierna si sono incontrati Fim, Fiom, Uilm nazionali e l’esecutivo del coordinamento sindacale con Fincantieri. In coerenza con la discussione fatta nel coordinamento unitario del 29, è stata raggiunta l’intesa con l'azienda per prorogare gli effetti del contratto integrativo e del trattamento fiscale per l’anno 2020. Lo riferisce una nota sindacale.

“Nel contempo – scrivono le sigle –, l’incontro di oggi ha posto all’attenzione dell’azienda le tematiche inerenti a: appalti, smart working, miglioramento dei servizi welfare, assistenza sanitaria integrativa, verifica della flessibilità oraria e della banca ore solidale, nonché dei carichi di lavoro dei cantieri e delle controllate per l’anno 2020. Rispetto alle tematiche di cui sopra si è concordato di iniziare il percorso a partire dal tema degli appalti con l’incontro, già calendarizzato, per il 23 gennaio prossimo”.

Inoltre, vista l’applicazione da parte di Fincantieri dell’art. 4 sezione III del ccnl (non sovrapposizione dei cicli di contrattazione), le parti, “verificato lo stato di avanzamento della trattativa per il rinnovo del ccnl metalmeccanici, hanno convenuto di incontrarsi entro il mese di settembre 2020 per valutare una ulteriore proroga”.

 

Cgil: avviare tavoli interministeriali per tutelare lavoratori pulizie

5 hours 46 min назад

“Un testo che recepisce alcune delle nostre proposte, ma non garantisce una risposta occupazionale per tutti i 16 mila lavoratori coinvolti negli appalti delle pulizie delle scuole statali. Chiediamo che vengano avviati tavoli di confronto interministeriali per trovare una soluzione”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta il disegno di legge di conversione del cosiddetto decreto scuola approvato martedì scorso alla Camera. Ora in via di definizione le norme che regoleranno il processo di internalizzazione.
 
“I posti disponibili – spiega – sono notevolmente inferiori rispetto al personale oggi occupato negli appalti, migliaia di lavoratori non hanno i requisiti per l’internalizzazione, alcuni potranno essere recuperati in una selezione successiva, ma vanno trovate risposte di carattere occupazionale e reddituale per tutti”. Per la segretaria confederale “un’operazione positiva, come quella della internalizzazione, non può essere fatta a discapito di una parte dei lavoratori attualmente occupati, ma deve accompagnarsi a contestuali misure di continuità di reddito e di lavoro per tutti”.
 
“La proroga delle procedure, che sposta l’inizio del processo al 1° marzo, deve quindi consentire – prosegue Scacchetti – l’avvio dei tavoli di confronto interministeriali, finora negati nonostante le nostre richieste”. “Il 10 dicembre a Roma, nel corso del primo dei tre appuntamenti nazionali di mobilitazione unitaria, dedicato alle troppe vertenze aperte, si sentirà forte anche la voce di questi lavoratori e queste lavoratrici”, conclude la dirigente sindacale.

Basilicata, Cgil: bene Franceschini su museo Matera e sovrintendenza archivistica

5 hours 53 min назад

“A distanza di meno di tre mesi da quando il ministro Bonisoli, con un colpo di mano, aveva tentato di cancellare parte degli uffici statali del ministero dei Beni culturali in Basilicata, non solo possiamo dire che il pericolo è rientrato, ma che la situazione si è diametralmente capovolta a vantaggio della nostra regione. Il nuovo regolamento di organizzazione a firma del ministro Franceschini che istituisce il nuovo Museo autonomo a Matera, nato dall’accorpamento del Museo nazionale d’Arte Medioevale e Moderna di Palazzo Lanfranchi con il Museo Archeologico nazionale Domenico Ridola, è un’operazione strategica per il ruolo che Matera e la nostra regione può assumere oltre il 2019”, così in una nota Angelo Summa, segretario generale Cgil Basilicata.

Per Summa “altro grande risultato per la nostra regione è il ritorno della Soprintendenza Archivistica in Basilicata che attualmente è accorpata con la Puglia con sede a Bari. Non dobbiamo tuttavia abbassare la guardia. Resta prioritaria per la Cgil la questione degli organici. Le nuove strutture dovranno prevedere una dotazione organica adeguata che possa garantirne il funzionamento. Già oggi gli uffici del Mibact lucani soffrono di una forte carenza di personale e già oggi sono previste decine di pensionamenti”.

“Affinché le sedi lucane del Mibact possano essere messe nelle condizioni di operare correttamente e quindi offrire un servizio adeguato all’utenza, diventa imprescindibile e inderogabile l’avvio di un piano assunzionale straordinario, un’occasione unica per creare nuovi posti di lavoro per i nostri giovani”, conclude la nota.

Veneto, 9/12 assemblea dei delegati Cgil, Cisl e Uil

6 hours 29 min назад

Lunedì 9 dicembre 2019 all'auditorium padiglione Giovanni Rama (Ospedale dell'Angelo, via Paccagnella 11 - Mestre) si svolgerà l’assemblea regionale veneta dei delegati dei lavoratori per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. All'appuntamento parteciperanno i delegati alla sicurezza aziendale e territoriali provenienti da tutto il Veneto. Due gli argomenti all'ordine del giorno: una analisi aggiornata delle problematiche relative agli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali e la verifica dello stato di attuazione del Piano strategico per la sicurezza e la salute sul lavoro deliberato dalla Regione Veneto a luglio 2018 dopo un confronto con le organizzazioni sindacali, che prevedeva una serie di azioni a partire dal potenziamento degli Spisal.

I lavori dell'assemblea (inizio ore 9,30), prevedono una introduzione a cura di Gerardo Colamarco, segretario generale di Uil Veneto, gli interventi dei delegati alla sicurezza di aziende di diversi settori, arricchiti da un contributo di Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto, mentre le conclusioni sono affidate a Gianfranco Refosco, segretario generale Cisl Veneto. L’iniziativa ha come obiettivo riportare al centro dell’agenda politica regionale quella che – a tutt’oggi – rappresenta un’emergenza sociale e una rilevante criticità del sistema produttivo veneto, in particolare rilanciando la piena e concreta attuazione degli impegni sottoscritti da Regione e parti sociali.

Il lavoro degli stranieri in Veneto

6 hours 37 min назад

Stranieri in Veneto: una componente in crescita che riequilibra il calo demografico e che offre forza lavoro impiegata in mansioni faticose e in settori specifici (turismo, costruzioni, logistica, servizi personali) producendo un valore aggiunto pari al 9,8% del pil regionale. Ma come la presenza nel mondo del lavoro di manodopera immigrata pone al sindacato la necessità di sviluppare buone prassi di contrattazione che favoriscano l’integrazione e l’inclusione? E come contrastare invece quei fenomeni di illegalità e di sfruttamento della manodopera (caporalato, dumping contrattuale) che sono presenti nelle nostre campagne o nelle catene dei subappalti. come emerge ormai con una inquietante frequenza dalle indagini di forze dell’ordine ed ispettorati?

Ne parlerà la Cgil regionale in un convegno (“migrazioni, quali opportunità per lo sviluppo economico e sociale del Veneto”) in programma per il 10 dicembre (ore 9,30) a Mestre, al Centro culturale Candiani (sala conferenze). Alla relazione di Silvana Fanelli (segreteria Cgil) e alla presentazione di un focus sull’immigrazione in Veneto da parte di Enrico di Pasquale (Fondazione Moressa) seguiranno interventi di sindacalisti e delegati che racconteranno esperienze e trarranno valutazioni sulle azioni da mettere in campo sia sul piano lavorativo che sociale. Un particolare contributo verrà dato da Anna Maria Bilato, dell’Inca Veneto, mentre le conclusioni sono affidate a Giuseppe Massafra della segreteria nazionale della Cgil.

Nel Veneto gli immigrati sono più di 500.000 (pari al 10,2% della popolazione) e negli ultimi cinque anni vi sono state 100.000 naturalizzazioni. I nuovi permessi riguardano nella stragrande maggioranza i ricongiungimenti familiari, indice di una volontà di chi arriva nel nostro territorio di restare e di integrarsi, mentre sono calati drasticamente i permessi di lavoro (poco più di 2.000 in un anno, includendo anche gli stagionali). E’ questo un punto critico anche a fronte delle richieste di manodopera da parte delle imprese artigiane e agricole della regione, da cui non sono mancati gli appelli anche nei mesi scorsi. Nel corso dell’incontro saranno forniti dati sul lavoro degli immigrati in Veneto (composizione percentuale nei principali settori di occupazione), oltre che sul loro apporto all’economia regionale e fattori demografici.

Esuberi Almaviva a Palermo, si cercano soluzioni

6 hours 58 min назад

Nuovo appuntamento a Roma per la vertenza Almaviva Contact. Il ministero del Lavoro, infatti, ha convocato il tavolo con azienda e sindacati per lunedì 9 dicembre. Un appuntamento che arriva dopo gli incontri del 25 settembre e del 6 novembre, e che sarà decisivo per conoscere il futuro della sede palermitana del colosso dei call center. Attualmente sono 2.552 i lavoratori che usufruiscono fino al 31 marzo prossimo della cassa integrazione in deroga al 35 per cento: un accordo che per ora ha scongiurato i 1.600 esuberi annunciati (su 2.800 lavoratori complessivi), causati dal drastico taglio dei volumi, oltre il 50 per cento, da parte dei principali committenti Tim e Wind-Tre.

Il governo, intanto, ha condotto una serie di incontri con l’obiettivo di verificare l’esistenza delle condizioni necessarie ad assicurare stabilità occupazionale e sostenibilità economica al sito di Palermo, scongiurando una crisi che mette a rischio la sopravvivenza stessa del sito produttivo. Mercoledì 4 dicembre, ad esempio, si è tenuta una riunione nella sede romana della società, cui hanno partecipato i committenti Tim e Wind e i sottosegretari Stanislao Di Piazza (Lavoro) e Alessandra Todde (Sviluppo economico). La condizione essenziale è riportare il lavoro a Palermo, richiamando i volumi gestiti fuori dal territorio nazionale e con tariffe coerenti con i costi del lavoro in Italia. L’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, ha annunciato un piano di rientro dei call center Tim in Italia. Un elemento di novità che fa ben sperare.

“Dobbiamo ottenere dall'azienda il rispetto delle tariffe minime sul salario stabilite dalla legge per i dipendenti del settore, oltre a misure che salvaguardino i posti di lavoro”, spiega Massimiliano Fiduccia, segretario della Slc Cgil di Palermo e Rsu di Almaviva. “Il comparto, che specialmente al Sud dà lavoro a tantissime persone, è in piena crisi”, continua l’esponente sindacale, evidenziando che è stato spostato all'estero, principalmente in Albania e Romania per il basso costo del lavoro, già il 60 per cento dei volumi di traffico. “Per questo motivo occorre un piano industriale per l’intero settore”, conclude Fiduccia: “È necessario prevedere la riqualificazione degli addetti perché, grazie all'innovazione tecnologica, anche il servizio di assistenza si è evoluto e servono nuove e più specifiche professionalità”.

Gucci, arriva la firma sull'integrativo

7 hours 48 min назад

È stata sottoscritta oggi (giovedì 5 dicembre) a Firenze l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale per i negozi Gucci in Italia. L'intesa è una ulteriore tappa nel percorso delle relazioni sindacali nella realtà del lusso che in questi anni ha visto un forte crescita dei risultati e dei fatturati, con un conseguente aumento anche dell'occupazione nei punti vendita.

Proprio il personale assunto negli ultimi anni sarà destinatario di importanti interventi di adeguamento delle retribuzioni, mentre per tutta la platea si introduce un nuovo sistema di classificazione delle professionalità, frutto di un lavoro di studio sulle competenze e i mestieri svolti nei negozi.

A questo sistema si collega un innovativo sistema di valutazione, composto in parte da parametri oggettivi, al quale sono collegati, in caso di raggiungimento degli obiettivi individuali, incrementi della retribuzione che possono andare dal 1% al 4%. Introdotti avanzamenti anche nella parte normativa, già profondamente arricchita con il contratto del 2016: ferie solidali per i lavoratori in difficoltà, un aumento del pacchetto welfare che porterà a 500 euro annui a regime, maggiori possibilità per l'utilizzo del welfare.

Soddisfazione da parte della Filcams Cgil, che ha lavorato per il raggiungimento dell'intesa ma che sottolinea come il lavoro da fare sia ancora molto: “La crescita dell'azienda – osserva il sindacato – ha portato a un aumento dello stress e dei carichi nei punti vendita, e l'ipotesi di accordo da delle prime risposte in chiave redistributiva.

Ma sarà necessario continuare a lavorare nei prossimi mesi per individuare soluzioni che migliorino il clima e il benessere aziendale. Inoltre nei prossimi sei mesi dovrà essere rivisto il sistema di salario variabile, che per la delegazione sindacale deve essere rafforzato come strumento di equa redistribuzione dei risultati”.

Incidente alla Cnh di Jesi, ferito un operaio

8 hours 29 sec назад

È ricoverato all’ospedale di Torrette di Ancona un operaio della Chn di Jesi, rimasto gravemente ferito a causa di un incidente sul lavoro avvenuto nel pomeriggio di ieri (4 dicembre) mentre stava effettuando operazioni di collaudo di un trattore. “È l’ennesimo infortunio che si aggiunge a una lunga lista di episodi accaduti negli ultimi tempi, questa volta si è evitata la tragedia solo per un caso fortuito”, commentano in una nota Fim, Fiom e Uilm provinciali, ricordando che insieme alle Rsa dello stabilimento da tempo denunciano all’azienda problemi legati alla sicurezza.

Ormai non passa settimana – spiegano i sindacati – senza incidenti. Questa situazione non è più accettabile. Ora saranno gli organi competenti ad accertare le responsabilità dirette. Noi, tuttavia, non possiamo più aspettare: vi è una necessità non più rimandabile, bisogna agire per rimettere lo stabilimento nelle condizioni di garantire la sicurezza di tutti i lavortatori e lavoratrici”.

Quando gli incidenti si susseguono troppo frequentemente in diversi reparti – osservano le tre sigle – è chiaro che qualcosa non funziona, che il sistema della prevenzione, i controlli, la formazione e i ritmi di lavoro evidenziano un buco nell’organizzazione. Allora, è necessario ragionare su come agire per individuare soluzioni efficaci e strumenti da mettere in campo per garantire la massima sicurezza sulle postazioni di lavoro”.

I sindacati chiedono all’azienda di mettere in campo da subito un percorso condiviso per riportare lo stabilimento a garantire la massima sicurezza, investendo più risorse in questo settore: “Noi siamo da sempre disponibili a un confronto. Qualora la proprietà non dimostri la volontà di cambiare marcia, continueremo con la mobilizzazione come abbiamo sempre fatto negli ultimi tempi”.

Ups: Filt, sottoscritto accordo per riconoscere ccnl Logistica

8 hours 29 min назад

“Sottoscritto un importante accordo nazionale, che rende uguali le condizioni di lavoro fra dipendenti diretti e dipendenti degli appalti e della distribuzione”. Lo riferisce la Filt Cgil, in merito all’intesa che riguarda tutti i lavoratori del corriere Ups, commentando che “la solidarietà si fa soprattutto quando si contratta”.

“Nel merito – spiega il sindacato –, attraverso l’accordo si creano meccanismi partecipati di controllo e s'introduce la piena applicazione della clausola sociale e il contratto nazionale Logistica, trasporto merci e spedizione diventa l’unico applicato nell'intera filiera della produzione del servizio di trasporto e movimentazione delle merci Ups”.

 

Centrale A2a (Messina), 6 dicembre sciopero indotto

11 hours 29 sec назад

Sciopero di due ore venerdì 6 dicembre dei 150 dipendenti dell’indotto della Centrale elettrica A2a di San Filippo del Mela (Messina). A motivare la protesta di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, la mancata riassunzione, promessa in sede istituzionale, di otto lavoratori licenziati ad aprile. “In questi mesi – spiegano i sindacati – abbiamo assistito a un peggioramento della qualità dell'occupazione, causato dall'utilizzo da parte delle aziende dell’indotto di tipologie contrattuali estremamente precarie (contratti di somministrazione, contratti a tempo determinato e ‘distacchi a comando’), che rendono più ricattabili e isolati i lavoratori”.

Fp Venezia, 16 dicembre due presìdi a ospedali

11 hours 15 min назад

Per lunedì 16 dicembre la Fp Cgil Venezia ha indetto due presìdi, a partire dalle ore 9, davanti agli ospedali di Mirano e Dolo. A motivare la protesta, i termini del nuovo bando per il trasporto sanitario. “Vogliamo risposte concrete dall’Usl 3 in termini di garanzie dei posti di lavoro e di qualità dei servizi al cittadino”, spiega Italia Scattolin (Fp Cgil): “La preoccupazione dei lavoratori è evidente. Parliamo di operatori che hanno dato il massimo e che ora non sanno cosa potrà accadere in futuro. Durante i presìdi verrà fatto anche un volantinaggio per informare i colleghi di lavoro, i malati e la cittadinanza”.

Fp Cgil Cagliari: no a chiusura centro salute mentale Isili

ср, 04/12/2019 - 17:16

“Siamo nettamente contrari e ci opporremo con forza a ogni ipotesi di chiusura del centro di salute mentale di Isili, unico riferimento aperto sulle 24 ore in un territorio, quello del Sarcidano Barbagia di Seulo, già duramente penalizzato dalla riduzione di servizi sanitari”: è la presa di posizione del segretario Fp Cgil Cagliari, Nicola Cabras, estesa anche alla più ampia e complessa situazione del presidio ospedaliero San Giuseppe di Isili che, dopo la chiusura dei reparti di ostetricia e ginecologia, subisce oggi la perdita della chirurgia (accorpata a Muravera) e il depotenziamento dei servizi di radiologia e farmacia.

L’appello del sindacato va all’Ats e alla Regione Sardegna, affinché fermino immediatamente questa deriva, che rischia di minare il diritto alla salute per l’intero territorio e i suoi cittadini, abbandonati in aree fortemente penalizzare dalla carenza di servizi, senza alcuna possibilità di sopperire alle mancanze del sistema pubblico.

“Anzichè costruire i servizi territoriali, si procede a smantellare quelli ospedalieri, senza offrire alcuna alternativa ai cittadini”, ha sostenuto ancora il dirigente sindacale, sottolineando che “il personale in pensione ormai non viene sostituito e vengono così a mancare le professionalità necessarie al loro buon funzionamento. Ci saremo aspettati che si rafforzasse l’esperienza consolidata fatta ad Isili, con l’apertura sulle 24 ore di tutti i centri di salute mentale del dipartimento di Cagliari, per offrire un servizio adeguato agli utenti e un sollievo alle famiglie che non hanno nei nostri territori alcun sostegno, nonostante la loro condizione di grande disagio”.

Filt: bene stop alla tassa sui container

ср, 04/12/2019 - 17:03

“È un provvedimento che andava assolutamente rimosso per il bene della portualità e del trasporto delle merci del Paese”. Lo affermano i segretari nazionali della Filt Cgil Natale Colombo e Michele De Rose, in merito all’emendamento al Dl Fisco che avrebbe istituito un contributo sui container sbarcati e imbarcati nei porti italiani, aggiungendo “bene aver provveduto alla cancellazione e da parte nostra abbiamo sostenuto chi, in questa fase di revisione, ha dimostrato di avere gli stessi nostri obiettivi, a difesa dei porti e dell’autotrasporto”.

Secondo Natale Colombo: “l’emendamento era un chiaro segnale che l’importanza della portualità del Paese e le sue criticità non sono ben chiare. Un settore che, invece di essere sostenuto per favorirne sviluppo ed occupazione, avrebbe continuato ad essere terreno di conquista per appesantirne ulteriormente la fiscalità diretta ed indiretta. I nostri porti e le aziende che vi insistono già contribuiscono pesantemente ad arricchire le casse dello Stato. La portualità italiana ha un valore vero che va salvaguardato e rafforzato anche attraverso il completamento degli strumenti legislativi vigenti piuttosto che essere continuamente oggetto di provvedimenti capestro”.

“Questo ulteriore appesantimento delle tasse, se fosse stato approvato - sostiene infine Michele De Rose - rischiava di compromette fortemente anche la tenuta delle aziende di autotrasporto in quanto le possibili ricadute, considerando gli ulteriori costi che si sarebbero abbattuti sull’import e l’export delle merci, non si limitavano alle sole imprese portuali”.

Grave incidente nel porto di Livorno

ср, 04/12/2019 - 16:49

Un incidente sul lavoro è avvenuto intorno alle 4,15 nel porto di Livorno: la vittima è un marittimo che lavorava a bordo della nave Valle di Nervion. Un'imbarcazione di costruzione recente, risalente 2004, adibita a trasporti petrolchimici e lunga 175 metri. Il lavoratore ha riportato una grave ferita ad una mano ed è stato trasportato d'urgenza prima presso l'ospedale di Pisa, poi trasferito a Firenze.

A commentare l'accaduto sono Patrizia Villa, della segreteria confederale Cgil provincia di Livorno con delega alla sicurezza, e Agostino Salza, segreteria Filt Cgil provincia di Livorno: "Non abbiamo notizie certe sullo stato di salute e stiamo cercando di contattarlo per offrire il nostro sostegno - spiegano i sindacalisti -. Pare che comunque l'arto sarà salvato. L'ambulanza chiamata immediatamente ha impiegato circa mezz'ora-quaranta minuti prima di intervenire (e certo non è una responsabilità del personale del pronto soccorso)".

L'incidente è avvenuto in un orario nel quale il traffico è molto ridotto e il ponte aperto, quindi transitabile. "Se fosse avvenuto di giorno e in momenti di intenso traffico si sarebbero ulteriormente dilatati i tempi, con grave rischio per la salute e la sopravvivenza di questo lavoratore, ma vale per tutti".

Nell'esprimere la vicinanza al marittimo e alla famiglia, i sindacati ribadiscono le richieste che stanno avanzando "da tempo". In particolare, chiedono che venga predisposto un punto di primo soccorso 24 ore in porto anche in considerazione del traffico passeggeri e delle interferenze gravissime fra merci e passeggeri; un presidio antincendio data la presenza di tante attività ad alto rischio. "Come in ogni porto che si rispetti che voglia trasmettere sicurezza a chi ci transita - spiegano -. Ogni volta pare che la richiesta venga condivisa e ogni volta resta lettera morta, pare principalmente per problemi economici. Ribadiamo invece che la vita e la sicurezza sono al primo posto nella scala dei valori, da qualunque angolatura si voglia leggere".

I sindacalisti quindi concludono: "Siamo stanchi di ripetere le stesse cose, ogni costruzione diventa inutile se resta sulla carta e non diventa fatto. Quanto ancora dovremo aspettare?".

Bologna, economia e lavoro hanno bisogno di aiuto

ср, 04/12/2019 - 15:54

(Pubblichiamo l’introduzione alla tredicesima edizione dell’Osservatorio sull'economia e il lavoro nella città metropolitana di Bologna. La ricerca, a cura dell'Ires Emilia Romagna, analizza le tendenze dell'economia e il lavoro nell'area metropolitana bolognese, ed è stata presentata il 4 ottobre dalla Cgil di Bologna).

Siamo arrivati alla tredicesima edizione dell’Osservatorio sull'economia e il lavoro nella Città Metropolitana di Bologna. Questo ci permette di avere la fotografia dei mutamenti economici, produttivi e delle ricadute sociali che abbiamo avuto nella realtà in cui operiamo ogni giorno, della quale però spesso facciamo fatica ad avere un quadro complessivo. Molte volte, nella nostra quotidianità non riusciamo a leggere i mutamenti strutturali che stanno avvenendo e che producono effetti a breve e media scadenza.

Questa ricerca, insieme alle precedenti, è un utile strumento di lettura dei mutamenti sociali ed economici che sono avvenuti e che devono orientare la nostra azione sindacale, sia di categoria che confederale.

Questa edizione è particolarmente importante, perché analizza il 2018 e i primi due trimestri del 2019. Il 2018 risulta essere un anno positivo ma si evidenzia come un anno di passaggio, come già si nota nell'ultimo trimestre dello stesso anno con dati anche contraddittori che vanno letti con la dovuta attenzione. Il forte aumento delle esportazioni ci ricorda che Bologna è un territorio con delle eccellenze, che hanno attratto investimenti esteri orientati a sviluppare prodotti di qualità destinati al mercato internazionale. Contemporaneamente, però, le aziende di subfornitura integrate con il sistema produttivo tedesco, in forte rallentamento, stanno subendo una pressione negativa sulla propria produzione e tenuta del fatturato.

Volgendo lo sguardo al 2019, il dato complessivo della manifattura relativo al primo semestre fa intravedere segnali negativi, anche sul fronte dell'occupazione. Dato che si evidenzia sia dal saldo negativo, tra avviamenti e cessazioni di contratti subordinati, sia dal contemporaneo aumento della cassa integrazione.

I primi dati del 2019 nel comparto servizi evidenziano anche in questo caso una forte decelerazione della crescita e una relativa stabilità occupazionale. Lo stesso turismo, che negli anni precedenti ha avuto un boom molto rilevante, continua a crescere con meno intensità ma non in termini occupazionali. Continua inoltre l'andamento negativo del commercio all'ingrosso e al dettaglio. Queste prime avvisaglie ci fanno dire che il rallentamento può portare nel 2020 ad una possibile contrazione occupazionale. Ovviamente questo ci deve fare riflettere sui possibili strumenti e le possibili azioni che ci permettono di tutelare i livelli occupazionali e mantenere le conoscenze e le capacità del lavoro.

Ricordiamo che ci troviamo dinanzi a un forte restringimento degli ammortizzatori sociali, dovuto al Jobs Act del 2015, e soprattutto che l'occupazione nei servizi e nelle aziende non coperte dagli ammortizzatori sociali si è ampliata in maniera considerevole. È quindi urgente un intervento legislativo nazionale e/o regionale che estenda gli ammortizzatori, e noi pensiamo che un provvedimento di istituzione della cassa in deroga sia urgentissimo per affrontare i processi che abbiamo di fronte in modo da tutelare l'occupazione dell'insieme dei lavoratori. La tenuta del nostro sistema produttivo e della coesione sociale impone un intervento in questa direzione.

Il secondo elemento che ci deve fare riflettere è che la crescita sostenuta degli anni precedenti, se ha portato a un aumento dell'occupazione, non trova riscontro nell'ambito di un corrispondente aumento delle ore lavorate. Questo è dovuto alla composizione da una parte della qualità dell'occupazione e alla forte crescita del comparto servizi e dall'altra all'aumento crescente negli anni del lavoro precario (che ha raggiunto il 18% della forza lavoro) e all'aumento del part time involontario.

Insomma, una quota significativa della ricchezza prodotta non è andata al lavoro. Quali strumenti possiamo mettere in campo per rendere più equa e giusta la distribuzione del reddito nel nostro territorio? Quali politiche locali e quale contrattazione sociale e territoriale per affrontare un elemento di polarizzazione in cui la condizione (sempre più marcatamente diseguale) dei lavoratori dipende sempre di più dalla sua collocazione della filiera produttiva? Una prima risposta è stata il recente protocollo appalti firmato tra il Comune di Bologna, Cgil-Cisl-Uil e le associazioni imprenditoriali del territorio. Quel protocollo, oltre ad una sacrosanta tutela occupazionale e normativa dei lavoratori degli appalti, aspetto non secondario di una politica orientata alla qualità del lavoro e dei servizi, ha alcuni punti innovativi che riguardano le diseguaglianze. Si è deciso di avviare una collaborazione con il “forum contro le diseguaglianze” per attuare forme di appalto innovative, che contribuiscano a combattere le diseguaglianze e a fare crescere il lavoro buono e dignitoso. Su questo terreno saremo impegnati a sperimentare soluzioni innovative.

Altro terreno di impegno che le organizzazioni sindacali mettono in campo, chiedendo alle associazioni imprenditoriali di fare la propria parte, è quello strettamente sindacale di una contrattazione che abbia forti elementi di inclusività (il che riguarda ogni tipologia contrattuale) e che si orienti sul sito e sulle filiere. Allargare i diritti e rendere meno diseguale la condizioni dei lavoratori significa mettere in campo una contrattazione di secondo livello che guarda a forti elementi di confederalità e di intreccio con le categorie con elementi di innovazione molto forti. Questo processo e questa consapevolezza si sta diffondendo nel nostro quadro attivo, come dimostra la prima ricerca sulla contrattazione di secondo livello nel nostro territorio. Su questa strada dobbiamo imprimere un’accelerazione anche nei prossimi mesi. A giugno 2020 la Camera del Lavoro di Bologna discuterà dei risultati raggiunti e della strada ancora da fare con la seconda ricerca della contrattazione che è in corso di elaborazione.

Sempre sul piano della contrattazione, una rilevanza decisiva la assumono le trasformazioni dell'innovazione, in particolare quelle che vengono denominate industria 4.0. La lettura di questi mutamenti e la contrattazione di anticipo delle trasformazioni possono permettere alle organizzazioni sindacali di orientare l'innovazione e non di subirla nelle ricadute. La formazione continua durante tutta la vita lavorativa è una frontiera imprescindibile per evitare future esclusioni e marginalizzazioni di fette sempre più consistenti di lavoratori.

Per concludere, molto lavoro è stato fatto in passato. Vorrei ricordare il nuovo piano strategico metropolitano, il percorso di inclusione lavorativa di “insieme per il lavoro”, i nuovi progetti per il rinnovamento infrastrutturale, che hanno permesso al nostro territorio di essere una zona con indici positivi, rispetto alle altre zone italiane. Ma le tendenze in campo ci dicono che i problemi di coesione sociale e le contraddizioni del nostro sviluppo hanno bisogno di una rinnovata azione istituzionale, sindacale e datoriale che, nell'ambito delle proprie distinte responsabilità, crei le condizioni per una società più giusta e più uguale. Il futuro dipende da noi, dalla nostra consapevolezza e dalle azioni che metteremo in campo. Questa ricerca che presentiamo è lo specchio della nostra realtà ed è lo stimolo a tutti i soggetti del nostro territorio per creare assieme la città metropolitana del futuro, che dipende in maniera prevalente dalle scelte e dal lavoro che facciamo oggi.

Giacomo Stagni, segreteria Camera del Lavoro metropolitana di Bologna

Sindacati: su edilizia residenziale pubblica passi avanti, ma restano punti d'ombra

ср, 04/12/2019 - 12:40

Sull'edilizia residenziale pubblica “sono stati compiuti passi avanti, ma restano ancora punti d'ombra”. Lo affermano Cgil, Cisl e Uil Veneto, Sunia, Sicet, Uniat regionali, scrivendo alla commissione consiliare che domani esaminerà il nuovo testo varato dalla giunta. I sindacati chiedono modifiche “in particolare riguardo ai canoni di locazione, ai nuclei familiari più disagiati, alle tutele per anziani e disabili nelle procedure di mobilità”. Sostengono inoltre “l'urgenza di un incremento degli alloggi disponibili”.

“Il canone di locazione – si legge nel testo inviato – deve essere ricalcolato attraverso una revisione dei parametri di valutazione degli immobili, anche tenendo conto dello stato di conservazione e del loro valore reale; vanno introdotte specifiche franchigie sul patrimonio complessivo dei nuclei familiari; deve essere garantita la sostenibilità del canone, superando l’incidenza degli oneri indiretti, tenendo conto del peso delle spese condominiali e prevedendo un tetto massimo e un’adeguata progressività degli eventuali aumenti”.

“Per i nuclei familiari più disagiati, economicamente non in grado di sostenere i costi complessivi, deve attivarsi la copertura del Fondo di solidarietà, con criteri e procedure certe. Nelle procedure di mobilità vanno introdotte tutele certe per garantire che i nuclei familiari con anziani, disabili e persone non autosufficienti non possano essere sradicati dal loro contesto di vita sociale e territoriale”.

Le sigle aggiungono: “Ribadiamo infine che l'intervento prioritario e più strutturale rimane quello dell'incremento dell'offerta complessiva di alloggi disponibili, per dare gradualmente risposta alle 14 mila richieste ancora inevase e alla crescente e sempre più diversificata domanda di edilizia residenziale pubblica”.

“La disponibilità di un’abitazione, la possibilità di sostenerne i costi è una condizione che va garantita a tutti ed è uno dei principali fattori di contrasto alla povertà assoluta e relativa. Per questo – concludono – sollecitiamo la Regione a definire e finanziare adeguatamente un Piano straordinario e pluriennale di investimenti per la manutenzione straordinaria e il recupero delle 4.000 case popolari sfitte e oggi non utilizzabili e per la costruzione di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica da destinarsi a canone sociale”.

Anziani, Funzione pubblica Cgil Valle d'Aosta: "Bene lo stand by"

ср, 04/12/2019 - 12:14

Il 2 dicembre è stata una giornata importante nel Consiglio regionale della Valle d'Aosta per il futuro dei servizi rivolti agli anziani. Il testo condiviso, approvato, impegna il governo regionale a presentare entro 180 giorni, sentita la commissione consiliare competente, una proposta di legge di riorganizzazione complessiva dei servizi agli anziani. Inoltre la mozione impegna il governo e l’assessore, nella riorganizzazione complessiva dell’assistenza agli anziani, a condividere e a coinvolgere tutti i soggetti interessati in un eventuale progetto di trasferimento.

“Siamo soddisfatti dello stand by nel procedere al trasferimento dei posti letto dalla Rsa J. B. Festaz alla microcomunità di Variney. Su cui ribadiamo il nostro assoluto dissenso – scandisce Igor De Belli, segretario generale Funzione pubblica Cgil Valle d'Aosta –. Anche perché non abbiamo capito fino in fondo il motivo che abbia indotto l'assessorato regionale alla Sanità a prendere quel tipo di decisione. Si proceda quindi a progettare, nel suo complesso, una riforma di servizi rivolta agli anziani. Su questa direzione deve andare l'assessorato. Anche perché è sotto gli occhi di tutti lo stato attuale del sistema sanitario e socio-assistenziale valdostano”. Conclude De Belli: “La nostra organizzazione sindacale è stata l'unica a manifestare da subito perplessità. Ora, dopo il testo condiviso, approvato ieri, iniziamo ad avere delle speranze, affinché si faccia un netto dietrofront in merito al trasferimento dei posti letto dalla Rsa J. B. Festaz alla microcomunità di Variney. È arrivato il momento che i nostri consiglieri regionali comincino seriamente ad andare nella direzione di creare un sistema assistenziale efficiente, perché ne va del futuro di tutta la comunità valdostana. Da parte nostra c'è stata e ci sarà sempre la volontà di dare input costruttivi. Gli utenti delle microcomunità (nonché le lavoratrici e i lavoratori che vi ruotano intorno) non sono numeri, ma persone e meritano rispetto”.

Obiettivo una legge sulla rappresentanza

ср, 04/12/2019 - 11:54

Una delle tre giornate di mobilitazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil, in programma il 10, 12 e 17 dicembre, sarà dedicata alla contrattazione, alla rappresentanza, al contrasto al fenomeno dei contratti pirata, ai rinnovi contrattuali in corso, che riguardano nove milioni di addetti del settore privato e oltre quattro milioni e mezzo di dipendenti pubblici. L’argomento è stato oggetto dell’intervista a Ivana Galli, segretaria confederale Cgil, oggi a RadioArticolo1.

 

 

“Quando parliamo di contratti, parliamo anche di diritti, di salario, un tema centrale, perché le buste paga dei lavoratori si sono di molto impoverite negli ultimi anni. Quindi, con la nostra mobilitazione, in particolare quella del 12 dicembre, vogliamo rimettere al centro proprio la questione salariale, affrontando anche la questione del dumping, legata non tanto al salario, quanto soprattutto ai diritti. Perciò, dobbiamo ripartire con una grande stagione di rinnovi per evitare che quasi 14 milioni di lavoratori siano senza copertura contrattuale, soprattutto in un momento di crisi profonda e di stagnazione nel Paese, con difficoltà quotidiane crescenti per le famiglie Italiane. È in momenti difficili come questi che il contratto firmato fa qualità, fa la differenza per il mondo del lavoro e per le sigle sindacali”, ha affermato la sindacalista.

“Stando ai dati del Cnel, in Italia abbiamo 885 contratti, meno di un quarto riguarda più di diecimila lavoratori, circa la metà è in attesa di un rinnovo. Non sono numeri normali da Paese normale, perché solo 220 dei contratti registrati sono stati sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil. Vi è una proliferazione di contratti e accordi che abbassano i diritti, i salari, la qualità del lavoro, tutte le indennità previste dal ccnl; in un una parola, fanno dumping. Alla fine, il peso di questi contratti pirata è molto più basso dei contratti sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil. Su questo, bisogna fare chiarezza e intervenire, affinchè il datore di lavoro non scelga il contratto più vantaggioso per lui, che si traduce in meno diritti e tutele per i lavoratori. Fra l’altro, negli ultimi tempi, stiamo assistendo a un’aggressione importante da parte di associazioni e sindacati che stanno facendo dare la disdetta ai ccnl sottoscritti dai confederali, per applicare contratti pirata all’atto della scadenza. Si crea così una disomogeneità e diversità a seconda del territorio, delle vere e proprie gabbie salariali”, ha rilevato la dirigente sindacale.

“Per quanto concerne la rappresentanza, abbiamo sottoscritto le convenzioni che riguardano le imprese associate a Confindustria e Confapi, e stiamo proseguendo per arrivare ad accordi con le altre associazioni datoriali che possono sottoscrivere un contratto nazionale in base a criteri che misurano gli iscritti, comparando il dato elettorale, i rinnovi delle Rsu. L’obiettivo è definire un ccnl leader, di riferimento, che farà la differenza della qualità dei contratti che si rinnoveranno. Noi crediamo che bisogna partire da qui, per poi arrivare a una vera e propria legge sulla rappresentanza, che prendendo a riferimento il Testo unico, le convenzioni e gli accordi che sono stati sottoscritti, vada a definire quali sono le organizzazioni maggiormente rappresentative, certificate, che possono sottoscrivere un contratto nazionale. Non si può pensare che nel nostro Paese si consenta alle imprese di applicare un contratto alla carta, ma soprattutto di precarizzare e introdurre delle gabbie salariali attraverso la sottoscrizione di contratti da parte di associazioni che non hanno la rappresentanza certificata. Dobbiamo arrivare necessariamente a una legge che dia titolarità all’organizzazione nel sottoscrivere un accordo, con percorsi di validazione delle piattaforme in andata e anche delle intese che si raggiungono, con la partecipazione dei lavoratori all’iter che porta a siglare un contratto nazionale. Il fine è creare un’autentica democrazia della rappresentanza in questo Paese”, ha concluso l’esponente Cgil.

Sostenibilità ed economia circolare, un’opportunità per il territorio

ср, 04/12/2019 - 11:52

Reindustrializzare vecchi siti industriali giova all’economia, rimette in circolo energie produttive, crea lavoro. Ma, se lo si fa in un’ottica ecocompatibile, significa molto di più. Significa rigenerare i territori e contribuire fattivamente alla creazione di un nuovo modello di sviluppo. Il tessuto sociale, in questo modo, non sarà più qualcosa di separato dal mondo produttivo: industria, agricoltura, ambiente, università, scuola, istituzioni, cittadini consumatori e lavoratori sono chiamati a collaborare insieme per costruire un futuro migliore, che è poi anche un antidoto efficace contro i populismi che rischiano di mettere a repentaglio le nostre democrazie. Insomma: non ci possono essere un’uscita dalla crisi e una maggiore stabilità se non si ricreano solide radici di sviluppo sostenibile dell’industria nei territori con il coinvolgimento delle comunità locali.

La parola che indica con precisione questa idea di sviluppo è “bioeconomia” intesa, appunto, come rigenerazione territoriale. Una leva per riconnettere economia e società, superando l’attuale modello basato sulla finanziarizzazione, la produzione di quantità abnormi di beni e servizi, senza radici, senza preoccuparsi dell’ambiente, per arrivare invece a una sempre maggiore valorizzazione delle diversità territoriali, della qualità e dell’origine dei prodotti, combinando tradizione e innovazione.

Un’idea di questo tipo presuppone anche un diverso approccio alla tecnologia. Oggi essa viene sempre più spesso considerata – e non sempre a torto – come responsabile del degrado ambientale che affligge il pianeta, dei nefasti cambiamenti climatici, di un’ideologia del consumo usa e getta che produce scarti e rifiuti. La bioeconomia si fonda invece su un’idea praticamente opposta di tecnologia.

Tra i pionieri della bioeconomia c’è sicuramente Novamont, leader nello sviluppo e nella produzione di bioplastiche e biochemical attraverso l’integrazione di chimica, ambiente e agricoltura. Il modello Novamont si basa fondamentalmente su tre pilastri: la creazione di infrastrutture di bioeconomia, lo sviluppo di filiere agricole integrate e i prodotti intesi come soluzioni.

Una bioeconomia circolare, proprio perché fortemente legata al territorio, non può non partire dai tanti siti deindustrializzati che esistono nel nostro paese. Le fabbriche dismesse vengono generalmente considerate un problema da risolvere: le bonifiche costano tanto e sono anche impegnative dal punto di vista industriale in tutte le complesse fasi delle dismissioni. La sfida, all’opposto, è quella di considerarle un’occasione. Non più cattedrali nel deserto, ma infrastrutture di bioeconomia, bioraffinerie integrate nel territorio e tra loro interconnesse: veri e propri semi, punti di partenza di nuove filiere, partnership e alleanze.

Ogni impianto rappresenta, insomma, un’occasione per ragionare insieme alle comunità locali su come collaborare alla creazione di un progetto di accelerazione che, partendo da quanto già costruito, spinga tutta la filiera moltiplicandone le ricadute. Ad oggi Novamont ha “riattivato” 6 siti – tutti tra loro interconnessi –, con 4 tecnologie proprietarie e una serie di impianti di servizio fortemente innovativi, a loro volta in grado di produrre nuovi prodotti. Particolarmente interessanti, per sviluppi e implicazioni, sono due casi di successo: quello di Mater-Biotech e di Mater-Biopolymer.

Con un investimento di oltre 100 milioni di euro, lo stabilimento Mater-Biotech di Bottrighe (Rovigo) – inaugurato il 30 settembre del 2016 – è il primo impianto industriale al mondo dedicato alla produzione di 1.4 biobutandiolo (Bdo) da materie prime rinnovabili. L’impianto è nato dalla riconversione di un sito abbandonato.

l sito produce 30.000 tonnellate l’anno di Bdo a basso impatto, con un risparmio di oltre il 50% di emissioni di CO2. La produzione, infatti, è “bio”: nel senso che Novamont, grazie a una tecnologia sviluppata in partnership con Genomatica, società di innovazione nella bioingegneria con sede in California, ha messo a punto una piattaforma biotecnologica che, partendo da zuccheri attraverso l’azione di batteri di tipo escherichia-coli (e.coli) opportunamente ingegnerizzati, li trasforma in biobutandiolo.

L’1.4 biobutandiolo è un composto importante, usato sia come solvente che per la produzione di bioplastiche, fibre elastiche e poliuretani. In particolare è componente fondamentale per la produzione della quarta generazione del Mater-Bi, bioplastica biodegradabile e compostabile realizzata a partire da risorse rinnovabili. Il mercato del biobutandiolo vale 1,5 milioni di tonnellate per circa 3,5 miliardi di euro l’anno, e si stima che nel 2020 raggiungerà 2,7 milioni di tonnellate con un valore di oltre 6,5 miliardi di euro. Ad accrescere il profilo della sostenibilità ambientale del biobutandiolo sta anche l’efficienza energetica dell’impianto, concepito per riutilizzare i sottoprodotti della lavorazione per il fabbisogno energetico dell’impianto stesso, ottimizzando così il ciclo di vita dell’intero processo.

Ovviamente, il tutto sempre nell’ottica di quell’economia circolare di cui abbiamo parlato: il sito veneto rappresenta infatti un’importante occasione per moltiplicare le opportunità della filiera delle bioplastiche e dei biochemical, per nuove idee imprenditoriali, per la creazione di posti di lavoro e per un futuro a maggiore sostenibilità ambientale e sociale.

Altro caso di rilievo è quello dell’impianto Mater–Biopolymer di Patrica, in provincia di Frosinone, inaugurato il 19 ottobre 2018. Anche in questo caso lo stabilimento nasce da una riconversione, quella dell’ex impianto Mossi & Ghisolfi, dedicato alla produzione di Pet, e anche in questo caso si è scelta la strada dell’innovazione e della sostenibilità. Le diverse sezioni dell’impianto sono state infatti rigenerate, modificate e in alcuni casi totalmente rinnovate, applicando le tecnologie sviluppate da Novamont. Si tratta di tecnologie in grado di utilizzare le materie prime della filiera Novamont – biobutandiolo e acido azelaico, monomeri bio-based – per la produzione di biopoliesteri Origo-Bi attraverso un processo sempre più sostenibile e costantemente orientato alla riduzione delle emissioni. I biopolisteri Origo-Bi entrano nel processo di realizzazione della famiglia di bioplastiche compostabili Mater-Bi, migliorandone le performance tecniche e ambientali.

Lo scorso novembre, poi, un ampliamento del sito ha permesso di affiancare alla produzione di Origo-Bi quella delle bioplastiche compostabili Mater-Bi (tradizionalmente realizzate nel sito di Terni), permettendo così un incremento di 40 mila tonnellate della capacità produttiva. Una risposta alla forte crescita della domanda di manufatti biodegradabili e compostabili che si sta determinando grazie all’aumento della sensibilità ambientale dei consumatori e allo sviluppo di normative improntate a promuoverne l’utilizzo in determinati settori e applicazioni.

Lo stabilimento laziale è dotato, inoltre, di un complesso sistema di utility che permette di minimizzare i costi e gli sprechi attraverso il recupero degli scarti e dei co-prodotti, in un’ottica di economia circolare e sostenibilità. L’approccio alla valorizzazione dei co-prodotti ha consentito di sviluppare un processo per l’ottenimento di tetraidrofurano (Thf), un intermedio chimico strategico per l’industria chimica e farmaceutica.

L’impianto costituisce un tassello nel modello di bioraffineria integrata nei territori. Ha una capacità produttiva di 100 mila tonnellate l’anno di Origo-Bi, insiste su una superficie totale di 140.000 mq e occupa circa 90 dipendenti. A questo dato va però aggiunta l’occupazione indiretta necessaria per il suo funzionamento (manutenzione, movimentazione materiali eccetera) e quella indotta.

Notevoli anche i risultati dal punto di vista dell’impatto ambientale: la riconversione della seconda linea di produzione e il recupero del Thf consentono di ridurre notevolmente le emissioni di CO2 per un ammontare di circa 246.000 tonnellate di emissioni equivalente l’anno.