L’azienda ha illustrato il Piano di trasformazione industriale del sito di Agrate Brianza, articolato in due fasi e la FIOM chiede garanzie indipendenti dal Chips Act e tempi certi per la ricollocazione dei lavoratori.
Prendiamo atto della conferma del ruolo strategico di Agrate e dell’impegno a gestire la trasformazione senza ricorso a esuberi o azioni unilaterali.
Restano tuttavia aperte questioni che la FIOM ha posto con forza e che ritiene dirimenti:
- lo sviluppo del sito di Agrate deve essere garantito anche in assenza delle risorse del Chips Act. Non è accettabile che la seconda fase del piano (2028-2034), e con essa il futuro industriale e occupazionale del sito, resti subordinata all’ottenimento di sussidi pubblici non ancora certi;
- l’azienda deve assumersi un impegno che non scarichi sui lavoratori l’incertezza legata a fattori esterni alla contrattazione;
- i tempi tecnici tra la dismissione degli impianti esistenti e l’avvio dei nuovi non sono compatibili con una piena ricollocazione di tutti i lavoratori coinvolti. Il disallineamento temporale tra la chiusura di AG8/EWS e la disponibilità delle nuove infrastrutture (realizzabili solo tra il 2028 e il 2030) crea una “zona grigia” di molti mesi in cui il personale rischia di restare privo di collocazione produttiva.
La FIOM chiede che questo intervallo sia gestito con strumenti concreti (formazione anticipata, mantenimento del reddito, garanzie sul rientro) e non con la sola prospettiva degli strumenti di uscita già previsti. Resta inoltre la necessità di garanzie vincolanti e sindacalmente esigibili sui livelli occupazionali, non affidate a dichiarazioni di intenti.
La FIOM chiede che il confronto prosegua nella definizione di un accordo che risponda a questi nodi, a tutela di tutti i lavoratori del sito di Agrate Brianza.